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High Seroconversion Rates in Trypanosoma Cruzi Chronic Infection Treated with Benznidazole in People Under 16 Years in Guatemala

Medici Senza Frontiere - feed -

Title: High Seroconversion Rates in Trypanosoma Cruzi Chronic Infection Treated with Benznidazole in People Under 16 Years in Guatemala Authors: Brum-Soares, L; Cubides, JC; Burgos, I; Monroy, C; Castillo, L; González, S; Viñas, PA; Urrutia, PP Abstract: Geographical, epidemiological, and environmental differences associated with therapeutic response to Chagas etiological treatment have been previously discussed. This study describes high seroconversion rates 72 months after benznidazole treatment in patients under 16 years from a project implemented by Doctors without Borders in Guatemala.

Addio chilogrammo? Come cambieranno le unità di misura dal 2019

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Published in: Costume & Società

Attualmente, le unità di misura sono stabilite dal Sistema Internazionale, adottato nel 1961 nell’ambito dell'11°Conferenza generale di pesi e misure. Un passo in avanti rispetto alla Convenzione del Metro del 1875.

Oggi il Sistema Internazionale è adottato da quasi tutti i Paesi del mondo ed è affidato al Bureau international des poids et mesures (bipm) con sede a Sèvres, in Francia.

Ma è necessario un aggiornamento. Rassegnamoci. Il nostro chilo di troppo resterà tale e un kg peserà sempre un kg. Cosa cambia allora?

Gli scienziati hanno bisogno di uno strumento di misurazione del peso ancora più preciso del cilindro di platino-iridio, attualmente conservato a Parigi.

Molti di noi forse non sanno che il kg è definito come la massa di un particolare cilindro di altezza e diametro pari a 0,039 m di una lega di platino-iridio depositato presso l'Ufficio internazionale dei pesi e delle misure a Sèvres, in Francia, chiamato anche prototipo internazionale.

Tra un anno esatto, a novembre del 2018, si svolgerà il congresso ufficiale per ridefinire le misure, che diventeranno ufficiali a maggio del 2019.

Ciò che cambierà è che a definire i pesi non saranno le attuali definizioni astratte, ma una serie di costanti della fisica.

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Si tratta della più grande ridefinizione del Sistema Internazionale delle unità di misura dalla sua fondazione. A cambiare, oltre al chilogrammo, saranno anche l’ampere, che misura la corrente elettrica, il kelvin, che misura la temperatura, e la mole, che misura la quantità di sostanza.

Francesca Mancuso

Settimana per l'energia 2017: al via all'insegna dell'economia circolare e della green economy

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Published in: Eventi & Iniziative

Sono 16 gli eventi pronti a seguire il tema principale della manifestazione: “Economia circolare e sharing economy: il Presente per un Futuro sostenibile”.

Due tematiche che rappresentano a loro volta due sistemi economici innovativi da proporre con forza alle imprese, ai professionisti, alle istituzioni, ma anche ai cittadini. Dei profondi cambiamenti di cui dobbiamo farci portavoce e che portano insieme ad essi interessanti opportunità in un’ottica di sostenibilità ecologica, economica e sociale.

Si fa sempre più insistente, infatti, anche alla luce degli ultimi dati sull'inquinamento, un passaggio dall’attuale modello di “economia lineare”, caratterizzata dalla produzione di “scarti” e rifiuti, al nuovo modello di “economia circolare”, che prevede il riuso e il riciclo di beni, risorse e avanzi di lavorazione.

Questo nuovo modello ben si coniuga con la sharing economy, nell'ottica degli organizzatori della Settimana per l'energia, la nuova forma di economia collaborativa che sta venendo avanti anche nel nostro Paese e che propone forme di consumo basate sulla condivisione e sull’uso comune di beni e risorse. 

La novità della Settimana per l’energia 2017 sta nell’allargamento dei confini della manifestazione a una portata regionale: è stata infatti coinvolta anche Confartigianato Lombardia, la federazione regionale di Confartigianato e, in più, tutto il Sistema regionale delle Associazioni aderenti a Confartigianato Lombardia collaborerà all’iniziativa. Saranno 7 gli eventi organizzati in altre province grazie all’impegno delle Confartigianato di Milano-Monza, Brescia, Varese, Lodi, Lecco e Como, compreso un evento fuori regione organizzato a Novara da Confartigianato Imprese Piemonte Orientale.

A questo link trovate tutti gli eventi della Settimana.

Germana Carillo

Depressione post partum: le mamme che partoriscono in inverno e in primavera sono meno a rischio

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Published in: Speciale bambini

Noto da tempo, ma ancora oggi non completamente conosciuto e accettato, è il fenomeno della depressione che subentra in alcune neomamme poco tempo dopo il parto, complice lo scombussolamento ormonale, le difficoltà di ritrovare il proprio equilibrio in famiglia, gli scarsi aiuti, il tanto tempo trascorso da sola con il bebè, il poco tempo da dedicare a se stessa, ecc.

Il fenomeno, noto anche con il nome di baby blues, sembra però essere più frequente nelle mamme che partoriscono in autunno o in estate piuttosto che in quelle che stringono tra le braccia per la prima volta il proprio bambino in inverno o  in primavera. Questi i risultati di una ricerca, condotta presso il Brigham & Women Hospital di Boston, che ha analizzato i registri medici relativi a 20.169 donne che hanno partorito tra giugno 2015 e agosto 2017. Sul totale, 817 donne (il 4,1%) ha sofferto di depressione post-partum.

Si sfata dunque il mito che le temperature rigide e le giornate più corte possano favorire un umore basso e soprattutto una scarsa vita sociale. Al contrario i ricercatori ritengono che gli amici e la famiglia abbiano maggiori probabilità di vedersi e aiutare la neomamma, sia a livello concreto che psicologico, quando il tempo è più freddo. L’inverno è una stagione in cui, indipendentemente dalle nuove nascite, si trascorre molto tempo in casa e si invitano più spesso familiari e amici.

Al contrario gli impegni sociali di solito prendono il sopravvento nei mesi estivi e le neomamme potrebbero sentirsi intrappolate in casa non potendo trascorrere molto tempo fuori come magari desidererebbero. La primavera in questo senso è ancora una stagione intermedia che può favorire le uscite ma anche la vita sociale delle mamme alle prese con un neonato.

Come ha dichiarato il dottor Jie Zhou a capo della ricerca:

"La letteratura ha collegato la depressione postpartum alla vitamina D. Il suo deposito può esaurirsi in pochi mesi senza una corretta integrazione o esposizione al sole".

I ricercatori hanno scoperto anche altri fattori che influenzano la depressione postnatale quali: la durata della gravidanza, aver fatto o meno l’epidurale e l’indice di massa corporea (BMI). Le donne che hanno partorito prematuramente hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione, lo stesso vale per le donne più in carne. Anche non aver fatto l’epidurale durante il parto aumenterebbe il rischio.

C’è da dire che comunque circa il 10% delle donne sperimenta un certo grado di ansia o depressione dopo la nascita. I sintomi includono tristezza, irrequietezza e mancanza di concentrazione. I ricercatori sono convinti che la depressione postnatale in genere proviene da una combinazione di cambiamenti ormonali, adeguamenti psicologici alla maternità e stanchezza. E in che modo influisce la stagione di nascita?

“L'influenza della stagione sull'incidenza della depressione postnatale può essere dovuta a una maggiore cura e ad un supporto psicologico da parte di altre persone in condizioni climatiche difficili”

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Diciamo che con il sostegno della famiglia e, al bisogno con l'aiuto di un professionista, ogni donna può superare un iniziale momento di difficoltà e prendersi cura al meglio del nuovo arrivato e di se stessa (indipendentemente dalla stagione!).

Francesca Biagioli

Andy Warhol: a Palermo la mostra che celebra l'artista della Pop art

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Published in: Arte e Cultura

 Un allestimento suggestivo per la mostra ‘Andy Warhol. L’Arte di essere famosi’ che celebra lo straordinario artista grazie al lavoro della Rosini Gutman Collection che mette insieme il percorso artistico e quello iconografico dello strepitoso artista.

Dal Gold Book, realizzato da Warhol per la Bodley Gallery di New York al libro di ricette di Suzie Farkfurt, Wild Raspberries, realizzato con l’aiuto della madre Giulia Warhola.

Ancora, non mancano i soggetti più famosi degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, dal mito di Marilyn Monroe al fascino di Liz Taylor, dalle storiche bottiglie di Coca Cola alle leggendarie lattine di Zuppa Campbell's fino ad arrivare a Flowers, Mao, Mick Jagger, Liza Minnelli, Joseph Beuys e Ladies and Gentlemen.

Tutto con l’obiettivo di far conoscere Andy Warhol secondo una prospettiva diversa, focalizzando l’attenzione sulle opere che rappresentano di più la sua sfera intima sia dal punto di vista intellettuale che artistico.

Fra le opere inedite provenienti dalla Rosini Gutman Andy Warhol Collection ci sono gli “Space Fruits”, di cui Warhol stesso descrive la realizzazione nei suoi diari, a dieci anni dall’attentato subito per mano della femminista Valerie Solanas. In mostra anche una serie di “Dollars Bills” di varie misure e poi ancora “Fish”, “Candy Box”, “Drag Queen”, “Kiku”, “Dress” e “Campbell Box”, oltre a molte cover discografiche, numeri di Interview, la rivista fondata da Warhol a New York ed altri oggetti divenuti opere d’arte dopo essere passati dalle sue mani.

La mostra ha già toccato città come Montecarlo, Lugano, Andorra, Barcellona, Spoleto, Trieste, Cordoba, Palma de Maiorca, Pescara, Taipei e Kaohsiung nella Repubblica di Taiwan, San Marino, Ascoli Piceno, Aosta, Bologna, Dusseldorf, adesso l’appuntamento è a Parlemo, capitale della cultura 2017.

In mostra a Palazzo Sant’Elia anche le immagini di alcuni documenti personali di Andy Warhol: dal passaporto ad una delle sue prime pagelle, il foglio di ricovero ospedaliero dopo l’attentato, alcuni strumenti di lavoro e diversi preziosi libri, come l’“Index Book”, firmati dallo stesso Warhol. 

Altre mostre da non perdere: 

Mostra Warhol, orari e biglietti

Orari: da martedì a venerdì 9.30/18.30. Sabato e domenica dalle 10 alle 19 (weekend de Le Vie dei Tesori). Chiuso il lunedì.

Dal 30 ottobre, la mostra resterà aperta dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30. Il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Chiuso il lunedì.

Biglietti

Intero € 6,00

Ridotto: € 5,00: over 65, gruppi (minimo 15 persone).

€ 3,00: scolaresche e nel periodo delle Vie dei Tesori

Dominella Trunfio

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Fori nelle orecchie (e piercing) che prudono o emanano cattivo odore? Cause e rimedi

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Published in: Salute & Benessere

Buchi alle orecchie e piercing sono di gran moda e nella maggior parte dei casi non creano alcun tipo di problema.  Spesso i disagi che coinvolgono i fori nelle orecchie e i piercing compaiono all’inizio, poco dopo averli fatti, molto più rara invece l'eventualità che sorgano dei problemi più avanti, in questo caso la situazione coglie decisamente di sorpresa. Possiamo trovarci alle prese ad esempio con un insolito prurito o con il fatto che dalla zona in cui abbiamo indosso i nostri orecchini o piercing fuoriesca cattivo odore.

Questa situazione può avere origine da diverse cause. In alcuni casi, soprattutto se si hanno orecchini o piercing da molto tempo, può trattarsi semplicemente di una reazione al materiale con cui sono realizzati questi oggetti. Ci sono infatti persone sensibili a determinati metalli, ad esempio il nichel, che possono veder comparire in seguito ad una reazione allergica rossori, pruriti e altri fastidi. Meglio in questo caso scegliere orecchini e piercing di acciaio inossidabile o realizzati con altri materiali ipoallergenici.

In altri casi a scatenare il problema sono le cellule morte e gli oli naturali della nostra pelle che si mescolano e si vanno ad attaccare sul foro. Cosa fare in questi casi? Esistono delle soluzioni naturali che si possono usare sia per risolvere il problema insorto che per prevenirne la comparsa.

Acqua calda

Un sistema è quello di eliminare orecchini e piercing e lasciare scorrere l'acqua calda attraverso i fori. È inoltre possibile utilizzare un sapone antibatterico per disinfettare un po’ la zona e sbarazzarsi delle cellule morte che lì si sono depositate.

Acqua e sale

Se è in corso una piccola infezione all'interno o intorno ai fori dell'orecchio o che riguarda un piercing, si può cercare di disinfettare la zona mescolando del sale fino (1/4 di cucchiaino) insieme a dell’acqua distillata (230 ml). Con una garza di cotone imbevuta di questa soluzione tamponate leggermente l’area infetta. Si può poi asciugare la zona con un'altra garza di cotone asciutta.

Se il foro o il piercing è nuovo

Se il buco che prude o emana cattivo odore è fatto da poco, avere un po’ di arrossamento è normale dato che la zona sta cercando di guarire. Per quanto riguarda i piercing la maggior parte degli esperti consiglia di pulirlo, per varie settimane dopo la realizzazione, con una soluzione di acqua e sale marino o fisiologica 2 o 3 volte al giorno.

In alcuni casi, soprattutto se la zona si gonfia e si forma una sorta di anello rosso, siamo di fronte ad un’infezione. In questo caso il foro va trattato con attenzione, è importante dunque:

  • avere sempre le mani ben pulite prima di toccare la zona ed evitare di grattarsi o strofinarsi troppo
  • dormire sempre su lenzuola e federe pulite
  • assicurarsi che l'orecchino si adatti correttamente. Se infatti è troppo stretto o troppo lento questo può contribuire ad irritare la pelle
  • usare un sapone liquido neutro e acqua calda per pulire la zona una volta al giorno. Da evitare tutti i saponi e i prodotti aggressivi tra cui alcool e perossido di idrogeno. 
  • disinfettare orecchini o piercing prima di rimetterli. Se vi è stata un'infezione prima di rimettere i propri gioielli è bene disinfettarli immergendoli qualche minuto in acqua calda e sapone antibatterico. Asciugateli con una garza o con dei tovaglioli di carta prima di rindossarli.

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Chiedete sempre al professionista che vi ha fatto i buchi alle orecchie e soprattutto in caso di piercing le buone regole per evitare infezioni che potrebbero ad esempio variare leggermente a seconda della zona in cui si trova il foro.

Se, nonostante le accortezze e la curata igiene, notate un'infezione che non si riesce a superare in poco tempo è bene contattare un esperto e farsi vedere quanto prima dal proprio medico.

Francesca Biagioli

L'inquinamento uccide più di guerre, disastri e carestie

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Published in: Ambiente

A fornire questo quadro è una ricerca condotta da circa 40 scienziati internazionali che si sono avvalsi dei dati dello studio Global Burden of Disease dell’Istituto per le Metrici e la Valutazione della Salute all’Università di Washington, pubblicata sulla rivista medica The Lancet.

Secondo lo studio si stimano in 4,6 trilioni di dollari i danni provocati. L'inquinamento atmosferico, quello provocato da smog, particolato nell'aria e uso domestico di combustibili fossili, è responsabile di 6,5 milioni di morti all’anno (in gran parte per malattie cardiovascolari e respiratorie); l’inquinamento idrico di 1,8 milioni di decessi annui, dovuti a infezioni gastrointestinali, parassiti e diarrea; mentre l’inquinamento legato all'ambiente di lavoro, dovuto soprattutto a tossine e sostanze chimiche, 0,8 milioni di morti annui (soprattutto per tumori). Senza dimenticare l’inquinamento da piombo che causa mezzo milione di morti dovute a ipertensione, insufficienza renale e malattie cardiovascolari.

La Commission on Pollution and Health è un progetto biennale che ha coinvolto oltre 40 autori di vari paesi del mondo. Dai del Global Burden of Disease è emerso che la maggior parte dei decessi si colloca nel Sud del mondo in cui in media ogni 4 morti è collegabile all'inquinamento, specie in paesi come India (che da sola conta 2,5 milioni di morti da inquinamento in un anno) e Cina (1,8 milioni).

Le forme di inquinamento associate allo sviluppo industriale come l’inquinamento atmosferico ambientale (ozono compreso), l'inquinamento chimico, occupazionale e del suolo fanno sempre più vittime: si è passati da 4,3 milioni nel 1990 a 5,5 milioni nel 2015.

“L'inquinamento è molto di più che un problema ambientale, è una minaccia profonda e pervasiva che affligge molti aspetti della salute umana e del benessere. Merita attenzione da parte dei leader di tutto il mondo, della società civile, dei professionisti della salute, delle persone”, spiega il co-direttore della Commissione Philip Landrigan, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai. 4

E quanto all’economia? Non pensate che su questo fronte ce la si passi liscia: i costi delle vittime e delle malattie da inquinamento sono pari all'1,3% del Pil nei paesi a basso reddito e allo 0,5% nei paesi ricchi (in media globalmente allo 0,13% del PIL). I costi più strettamente sanitari provocati dall’inquinamento sono pari al 7% della spesa sanitaria annua nei paesi a medio reddito, e all'1,7% della spesa nei paesi ricchi.

Sull'inquinamento potrebbero interessarti anche: 

Soluzioni? L’inquinamento può essere eliminato o almeno ridotto drasticamente. Non aspettiamo che chi dovere faccia il suo compito (che speriamo sia efficace e tempestivo), anche noi nel nostro piccolo possiamo contribuire di molto fare qualcosa di positivo per il nostro Pianeta. Riducete gli sprechi, scegliete mezzi alternativi all’auto, insegnate ai vostri figli il vero valore dell’ambiente!

Germana Carillo

Uccisa e legata a un sasso: grave atto di bracconaggio contro una tartaruga

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Published in: Animali

Gaetana, è questo il nome dato alla tartaruga dai volontari WWF che l’avevano curata, era una femmina adulta lunga 73 centimetri, larga 66,5 centimetri e con un peso di 51,9 chilogrammi. Era stata recuperata nei pressi del Parco Cimini a Taranto il 9 gennaio del 2017 ed era stata subito presa in cura dal personale dell’Oasi WWF di Policoro.

Una volta ristabilita la caretta caretta era stata liberata a Parco Cimino il 10 aprile scorso. Una nuova vita in mare per lei. Ma purtroppo il suo ritorno in mare è durato solo pochi mesi.

Sabato il suo corpo è stato ritrovato da una pattuglia dell’associazione Arpec Puglia, che ha avvistato i volontari del WWF di Taranto.

Il raccapricciante ritrovamento è apparso subito come una vera e propria esecuzione. Ciò ha fatto scattare l'allerta tra le autorità competenti: Carabinieri, Guardia Costiera, ASL ed Aeronautica (la tartaruga è stata infatti rinvenuta presso la S.V.T.A.M. Scuola (Scuola Volontari di Truppa dell’Aeronautica Militare di Taranto) sono accorsi immediatamente sul posto. Il magistrato ha disposto l’avvio di indagini approfondite per individuare l’autore di questo gesto così meschino e brutale.

“Il WWF che con il suo ufficio legale ha già avviato tutti gli approfondimenti per valutare una eventuale costituzione di parte civile contro chi si è macchiato di questo orribile crimine di natura chiede alle autorità competenti di fare piena luce su quanto accaduto individuando al più presto l’autore di questo gesto raccapricciante. Il WWF chiede inoltre alle istituzioni di Taranto un impegno straordinario di sorveglianza contro la pesca illegale all’interno del Mar Piccolo dove la pesca con le reti è vietata oltre che un tavolo permanente sulla salvaguardia del Mar Piccolo” fa sapere l'associazione.

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Immagini troppo tristi, difficili anche da guardare. Una violenza immotivata che deve essere punita duramente.

Francesca Mancuso

Vacche al pascolo o sempre nella stalla? Il consumatore ha il diritto di saperlo in etichetta (petizione)

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Published in: Animali

In Italia, la maggior parte delle vacche sono allevate nelle stalle e il pascolo non lo vedono mai, neanche in cartolina. Ciò chiaramente ha grandi ripercussioni sul loro benessere e sulla loro alimentazione, ma non solo gli allevatori virtuosi sono penalizzati dal fatto che non vi sia alcuna etichetta in tal senso.

Un’etichetta che andrebbe riformulata al più presto e in cui venga specificato il metodo di allevamento per i prodotti lattiero-caseari.

"Sembra che l’’Italia sia una terra senza animali che non hanno accesso al pascolo e trascorrono tutta la loro vita in capannoni chiusi. Questo vale anche per le eccellenze del Made in Italy e persino per una parte dei prodotti certificati bio” dice Philip Lymbery, ceo di CIWF, nel capitolo dedicato all’Italia del suo ultimo libro, Dead Zone.

Parole confermate anche da Paolo Carnemolla, presidente di Federbio:

“Anche le vacche allevate per produrre le eccellenze italiane come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano vivono esclusivamente nelle stalle e purtroppo, persino quelle allevate in sistemi biologici non hanno sempre l’accesso al pascolo garantito”.

Secondo CIWF, la Pianura Padana è l’area a maggiore vocazione per l’allevamento intensivo, con una densità di animali che è ai primi posti nel mondo e questo ha avuto impatti molto negativi sull’ambiente. L’azoto proveniente dalla deiezioni finisce nelle acque del Po e provoca fenomeni di fioriture algali e di mancanza di ossigeno nell’acqua, fino al delta del fiume.

Ma non solo, parliamo ancora di agricoltura intensiva e di pesticidi. Nel nostro Paese, il 50% dei cereali coltivati è destinato agli animali e proviene da monocolture che fanno largo uso di pesticidi. Coltivazioni che non sarebbero intensive se le vacche fossero lasciate libere al pascolo.

La petizione

Secondo CIWF i consumatori hanno il diritto di poter conoscere il metodo di allevamento dei diversi prodotti di origine animale. In questo senso, come dicevamo, per i prodotti lattiero caseari, in Italia, non esiste nessun tipo di etichettatura, né obbligatoria, né volontaria.

Vi abbiamo raccontato qui gli orrori degli allevamenti intensivi:

Per questo si chiede al Ministro dell’Agricoltura che sia resa disponibile al più presto un’etichettatura.

“E’ ora che anche in Italia sia data ai consumatori la possibilità di riconoscere alle vacche la possibilità effettiva di pascolare, un’attività fondamentale per la loro natura di erbivori ruminanti, senza la quale non si può parlare di benessere animale, né di sostenibilità”, dichiara Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia Onlus

FIRMA QUI LA PETIZIONE

Dominella Trunfio

Foto: CIWF ITALIA

I cibi più pericolosi e contaminati, la black list di Coldiretti

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Published in: Alimentazione & Salute

Dal pesce spagnolo ai pistacchi turchi, Coldiretti ha presentato la “Classifica dei cibi più pericolosi” al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, stilata sulla base delle rilevazioni dell’ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo (RASFF), che registra gli allarmi per rischi alimentari verificati nell’Unione Europea nel 2016.

Il pesce spada e il tonno dalla Spagna è per esempio inquinato da metalli pesanti, gli integratori e i cibi dietetici hanno ingredienti non autorizzati dagli Stati Uniti e le arachidi dalla Cina sono piene di aflatossine cancerogene, la “black list” dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute è bella zeppa e per nulla confortante.

“Sono 2.925 – dicono da Coldiretti – gli allarmi scattati nell’Unione Europea con la Turchia che è il paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi (276), seguita dalla Cina (256) e dall’India (194), dagli Stati Uniti (176) e dalla Spagna (171). Si tratta di Paesi con un fiorente scambio commerciale con l’Italia che riguarda anche i prodotti più a rischio”.

Secondo i dati Coldiretti, nel 2016 sono stati importati dalla Spagna in Italia 167 milioni di chili di pesce in aumento del 5% nel primo semestre del 2017, mentre sono quasi 2 milioni i chili di pistacchi che nel 2016 sono arrivati dalla Turchia che ha esportato in Italia anche quasi 3 milioni di fichi secchi e 25,6 milioni di chili di nocciole che rientrano nella lista nera per elevata rischiosità.

Per numero di allarmi fatti scattare nel 2016 al quarto posto della classifica ci sono i peperoni turchi che contengono pesticidi oltre i limiti consentiti, mentre preoccupante è la situazione della frutta secca, come i pistacchi provenienti dall’Iran e i fichi secchi dalla Turchia, che sono rispettivamente al quinto e sesto posto, entrambi fuori norma per la presenza di aflatossine, cancerogene per l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Seguono in classifica le carni di pollo provenienti dalla Polonia, che sono state oggetto di allarme per contaminazioni microbiologiche oltre i limiti di legge, in particolare di salmonella. All’ottavo posto si posizionano ancora prodotti contaminati da aflatossine, le nocciole provenienti dalla Turchia, le arachidi statunitensi con lo stesso problema di sicurezza alimentare, che ritroviamo ancora nei pistacchi dalla Turchia e nel peperoncino dall’India. A seguire altri prodotti, aggiunge la Coldiretti, “sono stati tra quelli più segnalati, come per le albicocche essiccate dalla Turchia per contenuto eccessivo di solfiti, la noce moscata dall’Indonesia, per aflatossine e le carni di pollo dai Paesi bassi, per contaminazioni microbiologiche”.

"L’agricoltura italiana - continua la Coldiretti - è la più green d’Europa con 292 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli Ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5%), quota inferiore di 3,2 volte alla media UE (1,7%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (5,6%)".

Sulle infezioni e intossicazioni alimentari puoi leggere anche:

Ecco i cibi più pericolosi:
  • Pesce dalla Spagna per metalli pesanti in eccesso (mercurio e cadmio)
  • Dietetici/integratori da USA per ingredienti e novel food non autorizzati
  • Arachidi dalla Cina per aflatossine oltre i limiti
  • Peperoni dalla Turchia per pesticidi oltre i limiti
  • Pistacchi dall’Iran per aflatossine oltre i limiti
  • Fichi secchi dalla Turchia per aflatossine oltre i limiti
  • Carni di pollo dalla Polonia contaminazioni microbiologiche (salmonella)
  • Nocciole dalla Turchia per aflatossine oltre i limiti
  • Arachidi dagli USA per aflatossine oltre i limiti
  • Pistacchi dalla Turchia per aflatossine oltre i limiti
  • Peperoncino dall’India per aflatossine e salmonella oltre i limiti
  • Albicocche secche da Turchia per solfiti oltre i limiti
  • Noce moscata da Indonesia per aflatossine oltre i limiti, certificato sanitario carente
  • Carni di pollo dai Paesi Bassi per contaminazioni microbiologiche

Germana Carillo

10 Combinazioni alimentari che sarebbe meglio evitare

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Published in: Alimentazione & Salute

Sono diverse le teorie alimentari secondo cui alcuni cibi mal si spostano con altri, vi sono ad esempio le convinzioni di William Hay, ideatore della dieta dissociata ma anche gli insegnamenti della tradizione ayurvedica secondo cui è importante fare attenzione a non mescolare tra di loro determinati alimenti. Se vogliamo creare un pasto sano, bilanciato, facilmente digeribile e assimilabile dal nostro corpo dovremmo tenere conto di alcune regole. Ad esempio quella di non unire insieme diversi tipi di proteine, frutta acida e frutta dolce, carboidrati e proteine, ecc. Le teorie sono molte e non sempre convergenti su tutti i punti.

Gli effetti collaterali che possono comparire in caso di errate combinazioni alimentari sono pancia gonfia, flautolenza, indigestione, problemi digestivi e altro. Imparare a combinare bene gli altrimenti tra di loro può aiutare non solo ad evitare tutto questo ma anche ad assorbire meglio i vari nutrienti contenuti nel cibo e ridurre il carico glicemico.

Vediamo adesso alcuni alimenti che spesso erroneamente utilizziamo insieme:

Pomodoro e cetriolo

Quando prepariamo delle insalatone, soprattutto nel periodo estivo, spesso uniamo insieme pomodori e cetrioli. Il pomodoro è ricco di vitamina C ma il cetriolo contiene un enzima che interferisce con l’assorbimento di questa vitamina e dunque rende più difficile il lavoro per il tratto digestivo rischiando di minimizzarne i benefici.

Tè e latte

Si tratta di una tradizione inglese ma anche molti di noi sono soliti consumare mattina o pomeriggio una tazza di tè nero con un po’ di latte. Come ha spiegato la BBC, il tè può essere utile per la pressione sanguigna e la salute cardiovascolare, tuttavia la caseina contenuta nel latte blocca questi benefici nel momento in cui viene digerita insieme ai principi attivi del tè. 

Carne e uova

In alcune ricette carne e uova si combinano insieme ma in questo modo il piatto diventa davvero troppo ricco in proteine ed è facile superare la quantità giornaliera raccomandata. Meglio evitare l’accostamento anche per non appesantire troppo la digestione.

Yogurt e frutta

La combinazione tra latticini e altri alimenti è in generale difficile perché il nostro stomaco digerisce le diverse tipologie di alimenti con ritmi diversi. Nel caso della frutta, poi, la situazione si aggrava in quanto gli acidi in essa contenuti interferiscono con la digestione dei prodotti caseari.

Banana e latte

Un bel frullato di banana è uno spuntino sano? Non tutti la pensano così. Secondo l’ayurveda la combinazione tra latte e banana è una delle meno compatibili a causa dei diversi tempi di digestione tra i due alimenti, consumarli insieme può modificare la flora intestinale producendo tossine e causando la comparsa di raffreddore, tosse o allergie.

Anguria e derivati del latte

All'interno di particolari insalate è possibile trovare insieme l’anguria con alcuni tipi di formaggi (ad esempio la feta). Se anche può piacere questo accostamento, sicuramente il nostro stomaco non gradirà. Secondo i principi ayurvedici il latte ha bisogno di molto più tempo rispetto all’anguria per essere digerito. Così mentre il frutto passa subito dallo stomaco all’intestino, il latte contenuto nel formaggio tenderà invece a rimanere indigerito.

Pane e formaggio

Un altro accostamento molto comune è quello che vede insieme pane e formaggio. In realtà questi due alimenti consumati contemporaneamente sono molto pesanti per lo stomaco in quanto proteine e amidi hanno diversi tempi di digestione. A farne la spesa sono soprattutto gli amidi che rimangono indigesti e tendono a fermentare.

Prosciutto e melone

Molti nutrizionisti sono concordi sul fatto che la frutta non andrebbe consumata dopo i pasti ma solamente tra di essi come spuntino o comunque a stomaco vuoto. Come ci aveva spiegato in un altro articolo il dottor Alessandro Targhetta, medico, omeopata ed esperto in intolleranze alimentari, la frutta mal si combina in particolare con le proteine animali. Decisamente da evitare dunque l’accostamento tra prosciutto e melone.

Mozzarella e pomodoro

Stesso discorso per mozzarella e pomodoro, accostamento particolarmente apprezzato nella nostra cucina con il quale si realizzano primi piatti ma anche secondi come la famosa caprese. Non tutti sanno infatti che il pomodoro è in realtà un frutto e dunque anch’esso mal si sposa con i prodotti di origine animale.

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Lasagne

Le lasagne sono un primo piatto che si compone generalmente di pasta all’uovo, sugo di pomodoro (o ragù), mozzarella e parmigiano, anche se ne esistono diverse varianti. Questa combinazione di alimenti non è raccomandata per molti dei motivi sopraindicati, in primis per il fatto che i latticini mal si combinano con altre categorie alimentari, così come il pomodoro. Il nostro corpo dovrà lavorare davvero molto per digerire carboidrati e proteine animali combinate con l’acido del pomodoro.

Francesca Biagioli

Londra introduce la super tassa per le auto inquinanti: più di 20 sterline per circolare in centro

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Published in: Città

Londra può di certo permetterselo visto che vanta una capillare rete di metrò e un trasporto pubblico efficiente. Da oggi chi accederà in centro con la propria automobile, un vecchio modello alimentato a benzina e diesel sarà soggetto a pagare una tassa di 10 sterline, che aggiunte alla precedente già in vigore dal 2003 a pari a 11,50 sterline (la cosiddetta Congestion Charge), ha il potere di scoraggiare chi non usa il trasporto pubblico per spostarsi.

La nuova tassa è stata introdotta nel tentativo di migliorare la qualità dell'aria nella capitale inglese, dove i limiti sulla qualità dell'aria vengono regolarmente superati.

“I veicoli più vecchi che accedono al centro di Londra devono ora soddisfare i requisiti minimi di emissione o pagare una tassa extra giornaliera, da aggiungere alla Congestion Charge. La T-Charge (conosciuta ufficialmente come Emission Supplement) opera nella zona della Congestion Charge ed è parte del nostro impegno per aiutare a ripulire l'aria inquinata di Londra” si legge sul sito ufficiale.

Il sindaco, Sadiq Khan, ha spiegato di essere pronto ad adottare misure urgenti per aiutare a ripulire l'aria inquinata di Londra.

“La sconvolgente crisi sanitaria pubblica di Londra, con migliaia di morti premature causate all'inquinamento atmosferico, deve essere affrontata”, ha detto.

Secondo il Primo cittadino, l'introduzione della nuova tassa è un altro passo importante per incoraggiare gli automobilisti ad abbandonare i veicoli inquinanti.

“Londra ha ora le regole più severe del mondo con veicoli più vecchi e più inquinanti che pagano fino a 21,50 sterline al giorno per guidare nel centro della città. Questo è il momento di alzarsi e di aderire alla battaglia per eliminare l'aria inquinata che siamo costretti a respirare”.

La tassa sarà applicata ai veicoli Pre-Euro 4 nella zona che copre tutto il centro di Londra a sud della stazione di King's Cross, ad est di Hyde Park, a ovest della London Tower e a nord di Elephant and Castle.

I veicoli pre-Euro 4 sono quelli immatricolati prima del 2006, ma Transport for London suggerisce che chiunque abbia un veicolo registrato prima del 2008 controlli il livello di emissioni.

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Entro il 2020, inoltre, il governo cittadino punta ad applicare ulteriori tassi anche ai mezzi pesanti come autobus, pullman e camion mentre dal 2021 verrà estesa l'area in cui non sarà possibile circolare se non con auto ecologiche.

Francesca Mancuso

Bimbi al nido meno intelligenti? Una ricerca da prendere con le pinze

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Published in: Speciale bambini

Significa che secondo una ricerca dell’Università di Bologna presentata all’ultimo convegno dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute dell’infanzia e dell’adolescenza Paidòss, i figli culturalmente ed economicamente più favoriti a casa avrebbero un ambiente talmente stimolante che al nido prima dei due anni patirebbero di più perdendo addirittura punti sul QI. Viceversa, i bimbi che arrivano da situazioni più gravi guadagnano all’asilo una crescita migliore.

I conti tornano? Non proprio. Non era meglio l’assunto che al nido tutti i bimbi, tutti, poveri e ricchi, non fanno altro che imparare a giocare con gli altri (tutti uguali tra loro), a relazionarsi, migliorando il proprio carattere e ricevendo un’educazione completa?

Cosa che, ahinoi, quasi mai avviene nelle case dove, si voglia o no, il rapporto è quasi sempre di uno a uno: bimbo con mamma, bimbo con tata, bimbo con nonna...

Lo studio – La ricerca bolognese parte proprio da questa ipotesi: al di sotto dei due anni quello che stimola maggiormente i piccoli è il rapporto con gli adulti, non quello con i pari. Per questo motivo i bambini che restano con nonni o con la baby sitter sarebbero più intelligenti: perché hanno tutti per loro degli adulti "dedicati".

L’indagine è stata condotta da Margherita Fort, Andrea Ichino e Giulio Zanella del dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna su circa 500 famiglie che tra il 2001 e il 2005 avevano avviato la richiesta di iscrizione del proprio figlio a uno degli asili nido pubblici di Bologna. I ricercatori hanno raccolto i dati di circa 7mila bimbi e si sono poi concentrati su quelli che in graduatoria erano sopra o sotto la linea di demarcazione indicata dal numero di posti disponibili, al fine di avere un campione omogeneo per reddito e condizioni socioeconomiche (le graduatorie si stilano tenendo innanzitutto conto del reddito familiare, della situazione lavorativa dei genitori, di situazioni di disagio o disabilità: in pratica, le famiglie che presentano domanda di ammissione al nido sono inserite ogni anno in una graduatoria costruita in base a un indice che riflette caratteristiche familiari come presenza di bambini disabili, famiglie prese in carico da assistenti sociali, famiglie monoparentali, famiglie con due genitori lavoratori, il reddito e la ricchezza netta della famiglia).

Quando i bimbi del campione hanno compiuto 8/13 anni gli studiosi hanno contattato di nuovo le famiglie e hanno sottoposto i ragazzi alla misurazione dell’indice di massa corporea, a test per il QI, test di personalità e per la valutazione di disturbi comportamentali. Dai risultati è emerso che chi aveva frequentato il nido da piccolo aveva un QI inferiore di 5 punti rispetto ai coetanei accuditi da un adulto, ma comunque un’intelligenza brillante visto che il quoziente medio era risultato pari a 116, contro un valore di 100 della media nazionale. Di contro, i bimbi che invece avevano frequentato il nido avevano una probabilità più bassa di sovrappeso o di obesità, molto probabilmente perché – a differenza dei nonni! – a scuola si pianifica un menù con una dieta bilanciata sensibilizzando le famiglie circa l’importanza di una corretta alimentazione.

“Il nostro campione ha incluso famiglie benestanti – spiega Giulio Zanella – con tutti e due i genitori che lavoravano e un reddito medio di circa 80mila euro annui. I figli di queste coppie sono molto stimolati e non possono essere paragonati ai primi in graduatoria, che arrivano da contesti svantaggiati. Quando l’ambiente familiare è stimolante, per lo sviluppo cognitivo del bimbo è più importante l'interazione uno a uno con l'adulto. Quelle con i coetanei sono invece pressoché nulle”.

Sugli asili nido puoi leggere anche:

Il problema qual è? Secondo i ricercatori soltanto nel rapporto numerico tra adulti e bambini nei nidi che in Italia non è sufficientemente alto. Se da una buona parte è vero – anche se per legge ai nidi devono esserci 1 maestra ogni 7 bambini – ci sentiamo di dire che è altrettanto vero che non ci piacciono differenze di sorta: abbienti e meno abbienti ogni bimbo è uguale all’altro e non ci va di sconfessare il fior fiore di ricerche precedenti per cui educare i bambini (anche) in ambienti esclusivamente dedicati al gioco al di fuori del ristrettissimo contesto casalingo giova a genitori e pargoli. Sempre.

Germana Carillo

Perde tutto nel terremoto messicano e si inventa una stireria in strada

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Published in: Costume & Società

Il 19 settembre 2017, in Messico era tornata la paura, ad appena 12 giorni dopo un altro sisma di magnitudo 8.2. La popolazione sconvolta da un nuovo terremoto 7.1 e tantissimi morti, mentre il paese ricordava l’anniversario del sisma del 1985 a causa del quale morirono almeno seimila persone.

Tra i tanti messicani che hanno perso familiari, casa e lavoro c’è anche Enrique Alcántara, un uomo sessantenne che da oltre 10 anni lavorava in una lavanderia e stireria a secco di Colonia Narvarte, un edificio completamente distrutto dal terremoto.

Nonostante la grave perdita. Alcàntara non si è arreso e ha chiesto il sostegno dei cittadini per continuare a lavorare, spiegando in un video le sue difficoltà e la sua voglia di riscatto. Nel frattempo che il governo messicano provveda alla ricostruzione, lui si è inventato un lavoro in strada.

Él es Don Enrique Alcántara del edificio colapsado ubicado en Concepción Beistegui #1534 esq Yácatas, Col. Narvarte. ¡Sumemos esfuerzos! RT pic.twitter.com/pofEO1n25Y

— MONTSE (@Monse8080) 9 ottobre 2017

 O meglio continua a fare ciò che faceva prima, ma non avendo un tetto sulla testa, lo fa per le vie della città. Uno dei suoi vicini gli ha regalato un ferro da stiro, lui con l’asse in spalla si sposta e rimane a disposizione di chi vuole farsi stirare un capo d’abbigliamento.

La corrente elettrica viene di volta in volta offerta dai commercianti della zona che raccolgono i vestiti e li portano da Alcàntara che così facendo, non si perde d’animo e continua a svolgere la sua attività anche come forma antidepressiva.

Del terribile terremoto in Messico ne avevamo parlato qui: 

Erique purtroppo è solo una delle tante vittime che si trovano ad affrontare dei disagi simili, per questo i più fortunati, cercano di contribuire in ogni modo affinché tutti, possano tornare alla serenità affettiva ed economica.

Dominella Trunfio

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Pasta con cime di rapa e noci

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Published in: Ricette

Il sapore deciso delle cime di rapa viene addolcito dalla sapidità del basilico e del grana senza aggiunta di caglio animale, la pasta con cime di rapa e noci può però tranquillamente diventare un piatto vegano se al posto del formaggio vegetale viene utilizzato un lievito in scaglie.

Ingredienti
  • 700 gr di cime di rapa
  • 30 gr di basilico
  • 1 cipolla rossa
  • 60 gr di noci sgusciate
  • 60 gr di grana vegatale
  • olio evo q.b.
  • sale q.b.
  • acqua q.b.
  • 320 gr di pasta
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  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    45 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare la pasta con cime di rapa e noci: procedimento
 
  • Lavare e pulire le cime di rapa e lavare anche il basilico,
  • sbucciare la cipolla, tagliarla finemente ed unirla insieme all'olio in una padella capiente,
  • soffriggere appena, quindi unire le cime di rapa e il basilico,
  • continuare a soffriggere e coprire poi con acqua, 
  • regolare di sale e cuocere mescolando di sovente fin quando l'acqua di cottura non si consumerà del tutto.
  • Trasferire quindi le verdure in un robot di cucina e tritarle insieme alle noci e al formaggio ottenendo quindi una purea,
  • porre la purea di rape nella pentola utilizzata per la loro cottura, aggiugere un po' d'acqua e cuocere ulteriormente per qualche minuto.
  • Nel frattempo cuocere la pasta in acqua bollente salata,
  • quando la pasta sarà al dente scolarla e mantecarla con il condimento,
  • impiattare e servire subito.

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Ilaria Zizza

Isola delle Femmine, il magnifico angolo di paradiso palermitano in vendita sul web

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Published in: Sicilia

E’ quasi un piccolo giallo quello che ruota attorno all’Isola delle Femmine in vendita sul sito dell’agenzia immobiliare Romolini di Arezzo. Quattro fratelli si dichiarano proprietari dell’isolotto di 15 ettari fin dal 1600 e assicurano di avere i documenti pronti a dimostrarlo.

Di altro parere è il sindaco convinto che la vendita sia solo una provocazione, perché sull’isolotto c’è un vincolo assoluto, per cui chi la comprerà potrà soltanto guardarla.

Si legge nell’annuncio:

“A breve distanza dalla costa della Sicilia (300 m) in uno dei mari più belli d’Italia, quest’isola di 15 ettari è perfetta per chi è alla ricerca di un luogo in cui vivere in tutta tranquillità. I resti della vecchia torre di guardia (494 mq) torreggiano sull’isola e potrebbero costituire il punto di partenza di un’abitazione o di un potenziale centro turistico. Completa l’isola una piccola cala sabbiosa ideale sia come spiaggia che come punto di attracco per le navi”.

Che sia uno scenario magnifico non vi è alcun dubbio, tant’è che più volte è stato set cinematografico e di alcuni sceneggiati tv e infatti, gli acquirenti sono già tantissimi, visto che l’annuncio ha fatto in poco tempo il giro del web.

Gli esperti del settore assicurano che il prezzo non sia neanche esagerato per un’isola siciliana a completa disposizione. Ma la vendita ha scatenato le polemiche e l’ira del primo cittadino Stefano Bologna che controbatte il fatto che l’Isola delle Femmine è una riserva naturale integrale per decreto della Regione Sicilia, nonché area marina protetta affidata fin dal 1998 in gestione alla Lipu, la Lega italiana protezione uccelli: anche ipotizzando un passaggio di proprietà, l’unico uso che se ne potrebbe fare è di riserva integrale ambientale.

A quanto pare, dunque, si può comprare ma non toccare, perché qualsiasi lavoro di ristrutturazione potrebbe essere sottoposto a vincolo paesaggistico. Tutto il territorio è incorniciato dalla macchia mediterranea e intorno all’isola ruota anche una leggenda.

“Leggenda vuole che un tempo tredici ragazze turche, colpevoli di crimini molto gravi, furono caricate dai parenti su una nave poi lasciata alla deriva. Una tempesta scagliò la nave su un piccolo isolotto, dove le ragazze vissero per sette lunghi anni in solitudine. Quando le famiglie, pentitesi del loro gesto, ritrovarono le figlie, decisero di non tornare in patria ma di fondare un piccolo paese di fronte all’isola, chiamandolo Capaci (Cca-paci, ovvero qui la pace). L’isola di fronte fu rinominata Isola delle Femmine”, si legge sul sito dell’annuncio.

Sull’isola sono presenti dei resti di epoca romana, probabilmente risalenti al periodo successivo la seconda guerra punica, sotto forma di vasche in pietra e calcestruzzo, la Torre, la principale attrazione è stata costruita nel XVI secolo come parte di un progetto di difesa della Sicilia contro gli attacchi delle navi barbaresche per mano dell’architetto fiorentino Camillo Camilliani.

“La torre è attualmente in stato molto degradato, anche a seguito dei pesanti danni riportati durante lo sbarco anglo-americano in Sicilia nell’ambito dell’Operazione Husky nel 1943. Dopo il conflitto, la torre non è mai stata sottoposta a restauro e l’incuria ha contribuito all’ulteriore degrado della torre”, si legge ancora.

Altre meraviglie in vendita:

Ma attenzione, l’edificio è ricostruibile rispettando la cubatura originale. Insomma vincoli su vincoli, ne vale la pena?

Dominella Trunfio

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Cimici asiatiche: rimedi naturali e come arginare l'invasione delle marmorate cinesi

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Published in: Orto & Giardino

È così da un paio di anni: oltre alle comuni cimici autoctone di un verde chiaro, si sono aggiunti questi nuovi insetti, di colore più scuro, che tra l’altro sono molto dannosi per le colture.

Durante l’autunno le cimici asiatiche vanno in cerca di un luogo caldo, come le case, dove possono intrufolarsi anche a migliaia e anche tra i panni stesi o tra gli interstizi delle finestre. Sono assolutamente innocue per l’uomo, ma molto fastidiose e, ahinoi, molto dannose per l’agricoltura, per cui sarebbe utile trovare il miglior metodo per allontanarle.

Cosa sono le cimici asiatiche e i danni che provocano

A differenza della cimice verde (Nezara viridula) tipica delle nostre zone, la cimice asiatica (Halyomorpha halys), ha un colore più scuro e maculato, con zampe e antenne più lunghe. Originaria della Cina, del Giappone e del Taiwan, la cimice asiatica sarebbe stata accidentalmente introdotta negli Stati Uniti con i primi esemplari esaminati nel settembre del 1998. In Italia il primo esemplare è stato rinvenuto in provincia di Modena nel settembre 2012.

Ad oggi, la cimice asiatica è da noi tristemente famosa perché in grado di distruggere i raccolti nei frutteti, negli orti e le coltivazioni di soia e di mais nel nord Italia. Halymorpha halys è infatti un insetto infestante altamente polifago che può causare danni alla frutticoltura (soprattutto alle Rosaceae) e all'orticoltura (soprattutto alle Fabaceae). Si tratta di un insetto che per nutrirsi buca i tegumenti della pianta ospite con l’apparato boccale modificato. Una modalità di alimentazione che comporta tra le altre cose la formazione di fossette o di “aree necrotiche” sulla superficie esterna dei frutti, la punteggiatura delle foglie, la perdita dei semi e l’eventuale trasmissione di fitopatogeni .

Gli adulti sono lunghi poco meno di 2 centimetri e hanno la tipica forma a scudo delle altre cimici. Hanno varie tonalità di bruno sulla parte superiore e le zampe sono marroni con piccole chiazze bianche o strisce. Lo sbocco delle ghiandole odorifere è sul lato inferiore del torace, tra la prima e la seconda coppia di zampe, e sulla superficie dorsale dell’addome: se schiacciata, la cimice asiatica emette un odore più forte e sgradevole rispetto a quella verde.

Nei luoghi di origine, si ha una sola generazione in un anno, in altre parti anche quattro. Le femmine si accoppiano più volte di seguito e depositano tra 100 e 500 uova, con una media di circa 250 uova. Il tempo di sviluppo degli esemplari adulti varia a seconda della temperatura e della dieta.

I rimedi naturali per tenere lontane le cimici asiatiche da casa

Il clima caldo, le piogge che non arrivano e la presenza di una fitta vegetazione sono tutti fattori che favoriscono la proliferazione delle cimici asiatiche.

Per evitare che questi insetti entrino in casa basta qualche piccola accortezza:

  • mettere delle zanzariere o delle reti anti-insetto alle finestre, attorno ai comignoli dei camini non in uso e sulle prese d’aria
  • sigillare crepe e fessure
  • raccogliere manualmente gli insetti
  • usare uno spray all’aglio. Si sa che l’aglio è uno degli antiparassitari naturali più efficaci per proteggere dagli insetti orto e piante in vaso. Potreste piantare un bulbo d'aglio nei vasi del vostro orto sul balcone o nell'orto piantare delle file di bulbi d'aglio tra un'aiuola e l'altra
  • preparare un decotto all’artemisia. Si tratta di un rimedio dell'agricoltura naturale così come anche il decotto di cipolla, il macerato d'ortica e il decotto di tanaceto
  • usare reti per la copertura delle coltivazioni e tessuto non tessuto per riparare le piante
  • spray al sapone di Marsiglia, da spruzzare di tanto in tanto sulle piante come repellente per le cimici e per gli afidi
  • controllare il bucato, perché capita non di rado che le cimici si nascondano tra i panni stesi all’esterno

Leggi anche: Rimedi naturali per tenere lontano gli insetti: la guida

Come arginare l’invasione delle cimici asiatiche

Avere cura dell’orto e delle coltivazioni è la prima fondamentale regola. Sappiate infatti che già la presenza di afidi e cocciniglie potrebbe richiamare la cimice asiatica.

Messi da parte gli insetticidi che risultano poco efficaci e possono essere solo dannosi per la nostra salute (oltre che per l’ambiente), se non c’è un’infestazione vera e propria e ci sono solo pochi esemplari di cimice asiatica sulle coltivazioni, si può utilizzare una soluzione liquida di acqua e sapone di Marsiglia.

Tra i prodotti ammessi in agricoltura biologica contro le cimici asiatiche si possono utilizzare:

Su fertilizzanti e agricoltura bio puoi leggere anche:

Ricordatevi, inoltre, che le cimici raccolte non dovete liberarle all'esterno, per evitare che si annidino altrove e che la primavera successiva ritornino in campagna a danneggiare nuovamente le coltivazioni.

Germana Carillo

 

Inquinamento: non esistono livelli "sicuri". Ci si ammala e si muore, questa è la certezza

Il Cambiamento - feed -

Mah...dovevamo aspettare di sentircelo dire dal New York Times che ha spiegato ai lettori uno studio del New England Journal of Medicine. Fatto sta che è ormai stra-certo che non esistono livelli "sicuri" o "non sicuri" di inquinamento. Anche a livelli definiti "sicuri" dalla legge si muore; lo dimostrano i dati riferiti a 60 milioni di persone esaminate.

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