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Baratto 2.0: il cambio merce pubblicitario nell’era digitale

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Ancora prima che si sviluppasse la moneta, il baratto era la modalità più frequente per scambiare delle merci. Con l’ideazione della moneta e con lo sviluppo del capitalismo si potrebbe pensare che il baratto sia diventato obsoleto. Invece non è così! Nell’era digitale il baratto, con le dovute modifiche e variazioni, è tornato in voga per varie evalide ragioni.

Come e perché nasce la nuova formula di baratto, conosciuta con il nome di cambio merce pubblicitario. La definizione deriva dalla traduzione dell’espressione inglese media barter trading (letteralmente barter=baratto, trading=commercio, scambio). Già nel 1929, per sopravvivere alla drammatica crisi economica che colpì gli Stati Uniti e che ebbe ripercussioni mondiali, numerose associazioni utilizzarono il barter trading per incrementare i profitti e far ripartire l’economia senza toccare la scarsa liquidità di denaro a disposizione. Utilizzare il barter trading ha il notevole vantaggio di non dover ricorrere all’impiego di moneta per gli scambi commerciali, soprattutto in caso di iperinflazione o stagnazione dei mercati.

Il baratto tradizionalmente inteso prevede(va) lo scambio di merci fra due soggetti generalmente in un unico momento. La grande innovazione del media barter trading riguarda il numero dei soggetti coinvolti, almeno tre, e la possibilità di maturare debiti e crediti da saldare o spendere in un momento successivo. Il cambio merce pubblicitario è uno scambio di merci in cambio di servizi all’interno di un circuito.

Sono sempre più numerose le aziende che utilizzano la pubblicità per sponsorizzare e far conoscere il proprio brand e i propri prodotti. La spesa annuale per la pubblicità è una voce piuttosto importante nel bilancio annuale di un’azienda e il cambio merci pubblicitario consente di contenere questi i costi con innumerevoli vantaggi per tutte le parti in causa.

Vediamo come. Un’impresa, piuttosto che attingere alla propria liquidità per finanziare le campagne pubblicitarie e di marketing, paga con le merci o i servizi che produce. Ad offrire il servizio di pubblicità e ricevere come corrispettivo le merci è la cosiddetta barter company, che si occuperà successivamente di immettere in circuiti estranei a quelli tradizionali, cioè circuiti in cui si opera esclusivamente in barter trading, le merci ricevute per i servizi pubblicitari offerti. Per vendere i prodotti o i servizi ricevuti in cambio di prestazioni pubblicitarie, sono nati gli adv store, che li vendono a prezzi competitivi dopo averli acquisiti dalle barter companies.

Un’idea innovativa che rivede un concetto antichissimo, quello del baratto. Si tratta di un’idea vincente proprio perché tutti i soggetti coinvolti ne guadagnano. Le imprese possono finanziare la propria pubblicità senza spendere denaro, ma utilizzando stock di prodotti rimasti in magazzino (con l’ulteriore vantaggio di esaurire eventuali scorte rimaste invendute) o offrendo i propri servizi.

Le barter companies, esperte di strategie di marketing, ricevono prodotti in cambio del loro servizio di pubblicità. Gli adv stores acquistano a prezzi competitivi le merci o i servizi dalle barter companies e possono a loro volta rivenderli a prezzi vantaggiosi soltanto agli iscritti.

Il vantaggio per i tesserati consiste nella possibilità di acquistare prodotti ai migliori prezzi sul mercato, reale e online.

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Qual è il personaggio pubblico più attento al bene del prossimo e alla solidarietà sociale? Ce lo dice un sondaggio

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Nel corso del mese di gennaio, i City Angels hanno svolto un sondaggio sugli italiani, volto a conoscere, ad avviso di questi ultimi, qual è il personaggio pubblico che si adopera in misura maggiore per il bene del prossimo e per la solidarietà sociale.

La ricerca, effettuata con la consulenza del Prof. Renato Mannheimer, è stata realizzata tramite Internet, intervistando con questo strumento un campione della popolazione di tutto il Paese, proporzionato per genere, età e collocazione geografica.

Le indicazioni degli intervistati si sono dirette verso un’ampia e molto articolata pluralità di persone, una circostanza, questa, favorita dal fatto che il quesito era posto in modo “aperto” e che quindi ogni interpellato poteva dare l’indicazione che preferiva. Sono stati indicati più di 40 diversi personaggi, dalle caratteristiche più varie. Il che mostra come la percezione di “chi fa del bene” sia orientata su una larga gamma di individui.

Anche se non sono pochi, quasi uno su cinque, gli intervistati così pessimisti da essere portati a rispondere: “non c’è nessuno che si impegna per gli altri” (17%), si tratta di una quota rilevante del campione, che non trova evidentemente tracce di solidarietà nella nostra società. Un’affermazione molto triste, che contrasta però con la realtà percepita dalla maggioranza dei rispondenti a questo sondaggio.

Tra questi ultimi, la graduatoria delle risposte vede una netta prevalenza della figura del Pontefice, Papa Francesco, che raccoglie in assoluto la maggioranza relativa di citazioni. Escludendo dal computo coloro che non hanno dato nessuna indicazione, si tratta di poco meno di un quinto delle risposte complessive (18%), il Papa è dunque la figura che spesso viene per prima alla mente quando si parla del bene e della solidarietà. Un risultato molto significativo che mostra, tra l’altro, come la capacità comunicativa del Pontefice sia fortemente efficace e raggiunga molte persone.

Segue, nella graduatoria delle indicazioni, però a una certa distanza, con poco meno della metà delle citazioni ottenute dal Pontefice, Gino Strada (8%), il fondatore e l’anima di Emergency, la cui notorietà appare comunque molto elevata. E, anche in questo caso, la capacità di comunicazione e di impatto sulla pubblica opinione.

Ancora, subito dopo in questa classifica di citazioni, si trova Angelina Jolie (7%), la cui fama è largamente diffusa anche nel nostro paese e che ha saputo anche da noi consolidare la sua reputazione di benefattrice.

Successivamente, con un numero però sensibilmente inferiore di indicazioni, si trovano tanti altri personaggi, come Don Ciotti, ma anche Bill Gates o Emma Bonino, e protagonisti dello spettacolo come, ad esempio, Renzo Arbore, Lorella Cuccarini, Lino Banfi e tanti altri.

Insomma, anziché indicare solo pochi nominativi, gli italiani individuano molte persone note come intente a fare del bene e a pensare agli altri. Un dato confortante, che suggerisce come la solidarietà sociale sia percepita come un fenomeno piuttosto diffuso anche all’interno dei “famosi”.

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11 “campioni” di solidarietà premiati a Milano dai City Angels

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Un riconoscimento a coloro che si sono distinti mettendosi al servizio della comunità diventando un esempio positivo per l’opinione pubblica. Questo l’obiettivo del Premio “Il Campione” istituito dal fondatore e presidente dei City Angels Mario Furlan (seduto al centro nella foto).

Agli 11 “campioni” che si sono impegnati in prima linea nell’ambito del sociale, della legalità e del civismo è stato assegnato il premio “Il Campione”, una statuetta che rappresenta la sagoma di un uomo con un grande cuore in mano. La statuetta è stata realizzata dai detenuti del carcere di Bollate che lavorano nella cooperativa sociale “Il passo”, che si batte per il loro reinserimento sociale.

Durante la cerimonia, condotta da Jo Squillo sono stati premiati, per l’impresa sociale, Michela Jesurum, che dalla sua società di marketing ha creato uno spin off no profit, Energie Sociali Jesurum Lab, per far fare del bene alle aziende con iniziative sociali. Per il coraggio, Andrea Caschetto, l’ambasciatore del sorriso, giovane di Ragusa, operato di tumore al cervello a 15 anni, e che da anni viaggia nel mondo per portare un messaggio di pace e speranza.

Per le emergenze, Marcello Mancini, fondatore e titolare di Performance Strategies, azienda leader nella formazione. In occasione del terremoto nel Centro Italia, ha creato un’organizzazione senza scopo di lucro, DireFare, che ha coinvolto per due giorni nel teatro di Ascoli Piceno i protagonisti della formazione italiana al fine di raccogliere fondi per i terremotati. DireFare è poi diventata un’organizzazione permanente, pronta a entrare in azione, e fornire il suo aiuto, in occasione di qualsiasi cataclisma.

Campionessa per la lotta alla violenza di genere, Stefania Bartoccetti, fondatrice dell’Associazione di Volontariato Telefono Donna, che tramite l’ascolto telefonico offre il suo aiuto alle donne e alle famiglie in difficoltà, affrontando i più disparati tipi di disagio.

Campione per i giovani, Gianpietro Ghidini, padre di Emanuele, 16enne che alle due di notte del 23 novembre 2013, in seguito all’assunzione di una pasticca di Lsd, si suicida gettandosi nel fiume Chiese, a pochi passi da casa. In quello stesso fiume dove, in passato, aveva liberato un pesciolino rosso. Da allora gira l’Italia per mettere in guardia i giovani sul rischio della droga, grazie alla Fondazione Pesciolinorosso.

Per lo sport è stato premiato il progetto Freedom Rugby, creato dall’Associazione Sportiva Rugby Milano e dall’Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria di Milano. Con questo progetto, nato 10 anni fa, grazie al gioco i giovani detenuti imparano a gestire l’aggressività e a rispettare le regole e gli avversari. Ha ritirato il premio Valerio Savino, allenatore della squadra e responsabile del progetto.

Premiata anche la Fondazione Ferrero di Alba, per l’economia, anima solidale della nota azienda dolciaria. La Fondazione offre agli Anziani Ferrero (persone che hanno lavorato almeno 25 anni in azienda) un programma di attività creative, ricreative, sociali e solidali, cui si accompagnano servizi di assistenza sociale e sanitaria. Alcuni di questi programmi sono aperti a tutti gli anziani di Alba. Inoltre, promuove iniziative culturali e artistiche nella città e aiuta l’asilo locale, oltre a sostenere ricerche scientifiche e dottorati di ricerca. Ha ritirato il premio Nunzio Pulvirenti, Vicepresidente della Fondazione Ferrero.

Premiata per la lotta allo spreco ha ritirato il premio Alberto Piccardo, Presidente di Recup, associazione milanese che recupera il cibo avanzato nei mercati e lo dona agli anziani poveri.

Un premio anche per il rispetto, a Maria Beatrice Benvenuti, 24enne romana, primo arbitro donna del rugby professionistico, per questo presa di mira da un ambiente ancora maschilista.

Infine, per il superamento della disabilità, Gaetano Fuso, malato di Sla, ha dato vita al progetto “Io Posso”, supportato dall’associazione 2HE, che promuove iniziative tese a consentire, a chi è affetto da disabilità, di migliorare la propria qualità di vita, soddisfare i propri bisogni, realizzare le proprie aspirazioni e desideri. “Io Posso” ha centrato il primo obiettivo del suo ambizioso progetto, realizzando la «Terrazza “Tutti al mare!”», un accesso al mare attrezzato per ospitare disabili motori, sorto nella splendida cornice salentina di San Foca (Marina di Melendugno, Lecce).

All’interno del Premio “Il Campione”, è stato conferito anche il premio “Campione della gente”, realizzato in collaborazione con Coop Lombardia e scelto dai cittadini tra una rosa di dieci candidati. Il vincitore è Pasquale Longhi, medico neurochirurgo in pensione che, con l’Ambulatorio Polispecialistico di Medicina solidale “San Ludovico da Casoria”, offre un punto di riferimento a chi si trova nel bisogno e necessita di consulenze mediche gratuite, farmaci, o anche solo di un incoraggiamento.

Sempre nell’ambito de “Il Campione” è stato assegnato il premio “Il Campioncino”, un riconoscimento attribuito a giovani che si sono distinti per gesti di solidarietà o iniziative atte a sensibilizzare la comunità sull’impegno civico e sociale. Quest’anno il premio è stato conferito a due scuole: il Liceo Scientifico Giulio Casiraghi di Cinisello Balsamo, che ha portato avanti un progetto di rigenerazione dei beni comuni della città, e l’Istituto Marcora di Inveruno, che nel 2017 ha dato vita a progetto di Alternanza Scuola Lavoro “Energia per la vita”, il cui obiettivo primario è stato la realizzazione di un impianto fotovoltaico e la trivellazione di un pozzo per l’approvvigionamento di acqua ad Archer’s Post, in Kenya.

Durante la cerimonia è stato anche presentato il sondaggio di Renato Mannheimer sui 10 personaggi pubblici che secondo gli italiani si adoperano maggiormente per il bene del prossimo. Al primo posto, con distacco, Papa Francesco, seguito da Gino Strada di Emergency e dall’attrice Angelina Jolie.

I vincitori sono stati selezionati da una giuria formata dai direttori e giornalisti di 17 organi d’informazione: Affaritaliani.it, Ansa, Avvenire, Corriere della Sera, Famiglia Cristiana, Il Giornale, Il Giorno, La Gazzetta dello Sport, La Repubblica, La Stampa, Leggo, Libero, Metro, Radio Lombardia, Tgcom24, Tgr Rai e Wikimedia Italia.

Chi sono i City Angels

Onlus costituita da volontari di strada d’emergenza, i City Angels nascono a Milano nel 1994 su iniziativa del docente universitario di Motivazione e crescita personale Mario Furlan. Gli Angeli sono impegnati nell’assistenza e aiuto a emarginati, senzatetto, immigrati, tossicodipendenti, disabili e anziani, nonché nella prevenzione e contrasto della criminalità da strada, in collaborazione con le forze dell’ordine. Oggi i City Angels sono presenti in 16 città italiane: Milano, Roma, Torino, Cagliari, Messina, Brescia, Bergamo, Modena, Parma, Rimini, Monza, Novara, Lecce, Como, Varese, Campomarino (Cambobasso), con oltre 500 volontari, di cui la metà donne. L’età media dei volontari è dai 20 ai 40 anni, con punte fino ai 70. L’età minima è 18 anni. Dal 2014 i City Angels sono presenti anche a Lugano, in Svizzera. Ogni anno, in media, gli Angeli distribuiscono ai senzatetto oltre tre milioni di pasti e novecento mila capi d’abbigliamento, coperte e sacchi a pelo. Inoltre, accompagnano annualmente oltre 4mila persone con il servizio scorta, rivolto principalmente alle donne, e intervengono in centinaia di casi di aggressioni, scippi, risse.

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Niente è più potente di un’idea quando è arrivato il suo momento [VIDEO]

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“Desideriamo ispirarti attraverso la visione di un mondo migliore”. E’ la mission di questa testata, da qualche anno a questa parte, a cui abbiamo dovuto aggiungere “dal 2001″, giusto perché non si confondesse con l’omonima e recente iniziativa del Corriere della Sera (e su questo dedicheremo certamente un approfondimento).

Ma le “buone notizie” esistono? E soprattutto cosa intendiamo per “buone notizie”? Abbiamo iniziato 16 anni fa con l’idea di proporre ai lettori un’alternativa alla mole di notizie negative e scoraggianti che, ancora oggi, dominano su tutti i mass-media.

Da oggi non vogliamo più parlare di buone notizie, ma di giornalismo costruttivo perché la nuova domanda che dobbiamo farci è un’altra.

Che impatto avranno nella tua giornata le notizie che leggerai oggi? Non distinguiamo più, quindi, le cattive notizie da quelle buone, tutte soggette al giudizio, diverso, di ciascuno di noi. Distinguiamo piuttosto le notizie che lasciano il lettore senza speranza, senza visione del futuro, senza soluzione, e con un senso di impotenza, rabbia e frustrazione, e le notizie che riportano i fatti in modo oggettivo e con un approccio che esplora chi e come altre comunità, paesi, governi, organizzazioni, persone, hanno trovato una soluzione al problema, al fatto che ci si limita a descrivere per quello che è.

Un nuovo giornalismo è possibile se si adotta un orientamento proiettato verso il futuro, con l’obiettivo di generare ispirazione e fiducia, se il giornalista si pone come facilitatore rispondendo a domande come “Cosa faremo dopo questo fatto? Quale soluzione potremmo adottare per evitare che accada di nuovo? Come è stato risolto problema altrove? Quali sono state le best practise nel passato?”, con la curiosità e lo spirito anche che anche il giornalismo investigativo si è sempre posto, ma che ha svolto finora il lavoro del giudice alla ricerca di vittime e colpevoli per lasciarci alla fine con un inutile pugno di mosche e tanta indignazione.

Secondo un sondaggio del Reuters Institute svolto nel 2017 (Reuters Digital News Report 2017)

il 48% degli intervistati ha dichiarato di non seguire più le notizie perché hanno un impatto negativo sul loro umore

Il secondo motivo per cui gli utenti non si informano più è che non credono più alle notizie (il 38% del campione)

Ecco dunque un’altra conseguenza del modo di fare informazione oggi: la perdita di credibilità verso la professione giornalistica. Secondo un sondaggio che viene condotto ogni anno in Danimarca, la fiducia del pubblico nella professione del giornalista è in fondo alla scala insieme ai tassisti, gli agenti immobiliari, i venditori di auto e i politici (fonte Constructive Institute). E non è un problema solo nord-europeo.

Che sia giunto dunque anche per i media il tempo di cambiare? Come disse Victor Hugo:

“Niente è più potente di un’idea quando è arrivato il suo momento”

 

Editoriale di Silvio Malvolti, fondatore di BuoneNotizie.it 

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Il Festival del Giornalismo Locale giunge alla II edizione. L’ideatore di BuoneNotizie.it premiato per il progetto editoriale

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Il Festival del Giornalismo locale giunge alla sua seconda edizione. Si svolgerà dal 25 al 27 gennaio 2018 nella bella cornice del Bellavista Club di Gallipoli organizzato da Caroli Hotels e da Piazzasalento, giornale diretto da Fernando D’Aprile con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia, della Provincia di Lecce e del Comune di Gallipoli.

In un settore editoriale in crisi, l’informazione locale apre nuovi possibili panorami, in cui intrecciare una professione sempre più complessa e articolata con i nuovi strumenti della comunicazione, come il citizen journalism e i social media. Mai come oggi c’è bisogno di giornalisti e giornalismo, interlocutori e intermediatori sempre più preparati e raffinati in mezzo ad una rivoluzione che dura da una decina di anni e ancora non si è assestata. Una rivoluzione che combatte e si adatta ogni giorno con la forza ridondante del web e dei social tra fake news, hate speeches, blog e viralità.

Di questo e altri temi, punta ad occuparsi Figilo (questo il nome in breve del Festival) un momento di incontro, confronto e crescita dedicato ai giornalisti, agli operatori della comunicazione e agli studenti. Obiettivi da raggiungere attraverso tre giornate di incontri e dibattiti con noti direttori e giornalisti delle principali testate locali e non, docenti universitari e responsabili della comunicazione istituzionale, presentazioni di libri, che riuniscono il mondo del giornalismo, dei media e della comunicazione, anche con ironia ed autoironia, e momenti di riflessione e discussione.

Nel pomeriggio del 26 riceveranno i Premi Figilo 2018:  Simona Rolandi, conduttrice di Rai Sport (Premio Donna di Sport), Adelmo Gaetani (Premio alla Carriera), Oronzo Russo (Premio 50 anni di attività giornalistica) e Silvio Malvolti, ideatore del progetto editoriale “Buone Notizie” (Premio per il Progetto Editoriale).

Il Bellavista Club di Gallipoli dove si terrà l’evento

Da segnalare gli interventi del presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia Piero Ricci, del direttore di Telenorba Vincenzo Magistà, della criminologa Roberta Bruzzone (che il 26 gennaio alle ore 16, insieme allo staff, comunicherà in esclusiva ai cronisti di nera particolari inediti sul caso di Roberta Martucci, la ragazza di Ugento scomparsa nel 1999 oltre ad altre novità), del caporedattore del Tgr Puglia Attilio Romita, di uno degli autori de il Lercio.it Patrizio Smiraglia e dei docenti dell’Università del Salento Fabio Pollice e Stefano Cristante. E ancora: il direttore di Telerama Giuseppe Vernaleone, l’ex-presidente dell’Ordine dei Giornalisti Valentino Losito, i giornalisti di Nuovo Quotidiano di Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno e Corriere del Mezzogiorno Vincenzo Maruccio, Tonio Tondo e Antonio Della Rocca, il direttore del Centro di Documentazione Giornalistica Andrea Lanzillo, gli autori del volume La Giovane Italia Paolo Ghisoni e Luca Brivio, il giornalista digitale della Gazzetta dello Sport Lino Garbellini, il direttore di Salentosport.net Marco Montagna e la redattrice di Lecceprima.it Valentina Murrieri.

L’evento si arricchisce di due incontri formativi accreditati presso l’Ordine dei Giornalisti che saranno tenuti dal giornalista Elio Donno e dal docente universitario e sociologo Luigi Spedicato.

Parteciperanno ai dibattiti gruppi di studenti provenienti da alcuni istituti superiori.

Il programma dell’evento è disponibile sul sito dell’evento www.figilo.info.

 

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Milano Robot, un’altra opera della scienza medica made in Italy

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Lo chiamano strumento antropomorfo. E’ uno strumento chirurgico robotizzato che ha un diametro di tre centimetri, entra nell’organismo attraverso orifizi naturali e asporta i tumori dell’addome senza lasciare cicatrici. Ha tutta l’aria di un transformer, sembra un gioco per bambini. E’ munito di due braccia, due occhi con visione stereoscopica e diversi strumenti operativi, come un coltellino svizzero.

L’inventore è Antonello Forgione, medico dell’Ospedale di Niguarda di Milano, avellinese, lunga esperienza in Francia e in Italia. Molta parte della sua vita la trascorre in sala operatoria. E da questa lunga esperienza è nato il primo suo intervento chirurgico manuale, asportando un tumore all’addome senza lasciare alcuna cicatrice. Comincia così a maturare nella mente di Forgione l’invenzione di Milano Robot.

In un convegno di medicina, a Milano, incontrò Louis Jauvtis, ingegnere meccanico di Boston che vive a Bienne, nei pressi di Basilea, dove risiede la grande tradizione svizzera della micromeccanica d’orologeria di precisione. Era il 2009. Nacque in questo modo il sodalizio fra i due e, su iniziativa del chirurgo italiano, prese corpo la messa in moto di una èquipe medica internazionale di 50 specialisti per mettere a punto questo nuovo strumento della chirurgia.

Il Dott. Antonello Forgione, medico chirurgo e inventore del prototipo Milano Robot, esercita a Milano presso l’ospedale Niguarda ed è specializzato nel trattamento di malattie dell’apparato digerente mediante tecniche mininvasive laparoscopiche

Ci lavorano, oltre all’inventore Forgione, due gruppi, uno composto da undici chirurghi di diverse nazionalità, medical advisor e l’altro, ingegneristico, a cui partecipano sei figure chiave del processo di fabbricazione del robot. A costoro si affianca un terzo gruppo composto da altri professionisti: fiscalisti, esperti di brevetti e di dispositivi biomedicali, avvocati, esperti di amministrazione e contabilità. La società ha due sedi. La sede fisica è a Milano mentre quella operativa è posizionata a Tel Aviv, in un edificio di un socio imprenditore israeliano.

Fin qui la storia di un medico scienziato – inventore, fondatore amministratore della società che gestisce l’opera – che inventa un robot che potrà avere in futuro applicazioni in altri settori della chirurgia. Ma si apre anche il capitolo delle amarezze che hanno portato il nostro medico a dover ricorrere a investitori cinesi, giapponesi e alcuni italiani, per far vivere la sua importante invenzione. Tutte le porte italiane per trovare sostegno finanziario e professionale gli venivano sistematicamente chiuse. In Italia un processo finanziario e tecnico per realizzare un’opera come Milano Robot, insieme alle università, impiega sette anni. In Israele l’opera, con il contributo del mondo privato, si realizza in due anni. “Nell’ambito della robotica chirurgica si deve agire con tempestività”, sostiene Antonello Forgione. “Il pubblico è troppo lento e il privato non coglie certe esigenze di cooperazione per essere protagonisti dei processi innovativi che riguardano la qualità della nostra vita”.

Il prototipo di Milano Robot, brevettato negli USA e nella Unione Europea, è in fase di avanzamento e la sua applicazione operatoria è prevista fra tre anni, giusto il tempo per completare i percorsi internazionali di certificazione.

Franz Foti

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Jeff Bezos annuncia un fondo da 33 milioni di dollari per i “sognatori”

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Jeff Bezos, insieme a sua moglie MacKenzie, ha annunciato venerdì scorso che erogherà una donazione da 33 milioni di dollari al più grande programma di borse di studio degli USA denominato “Dreamers”, un gruppo di immigranti privi di documenti arrivati negli Stati Uniti da bambini.

La donazione del CEO di Amazon al programma darà a “1.000 diplomati immigrati delle scuole superiori statunitensi l’opportunità di andare al college”, ha dichiarato sul sito web del fondo.

I beneficiari dovranno avere lo status di Deferred Action for Childhood Arrivals, noto anche come DACA, un programma dell’era di Obama che protegge coloro che sono stati portati negli Stati Uniti illegalmente quando erano minorenni. Il programma aiuta approssimativamente 700.000 Dreamers, ma l’amministrazione Trump lo sta gradualmente eliminando. C’è stato un ritardo di sei mesi per i beneficiari nel 2017 e il Dipartimento per la sicurezza interna consentirà la scadenza dei permessi rilasciati in precedenza a partire dal 5 marzo.

Bezos ha anche spiegato perché questa causa sta particolarmente a cuore a lui e sua moglie, sottolineando che il suo padre adottivo era un immigrato fuggito da Cuba. “Mio padre è venuto negli Stati Uniti quando aveva 16 anni come parte dell’operazione Pedro Pan”, ha detto Bezos. “È atterrato in questo Paese da solo e non era in grado di parlare inglese. Con tanta grinta e determinazione – e l’aiuto di alcune organizzazioni in Delaware – mio padre è diventato un cittadino eccezionale, ed è molto riconoscente al Paese che lo ha accolto in tanti modi. MacKenzie e io siamo onorati di poter aiutare i Sognatori di oggi finanziando queste borse di studio”.

Il CEO di Amazon Jeff Bezos e sua moglie MacKenzie (Photo by Greg Doherty/Patrick McMullan via Getty Image)

L’annuncio di Bezos arriva dopo che il presidente Donald Trump ha fatto commenti offensivi sui gruppi di immigrati, definendo le loro rispettive terre di origine “paesi di merda”.

Candy Marshall, presidente di TheDream.US, ha dichiarato nel comunicato che la concessione della famiglia Bezos “è una ottima opportunità per gli studenti immigrati in un momento in cui alcuni di loro si chiedono se dovrebbero restare negli Stati Uniti. Invitiamo chiunque abbia dei dubbi su ciò che stiamo facendo per questi studenti ad incontrarli di persona”.

Fonte: HuffingtonPost.com

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Non importa quante volte cadi, ma quante volte ti rialzi

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I siti web dedicati al betting, compresi quelli per le scommesse in Italia, sono pieni zeppi di dati. In qualche caso, dietro una mole impressionante di numeri che dovrebbe aiutare il giocatore a fare le scelte meno rischiose, si nascondono storie di campioni davvero inimmaginabili.

A Vincent Thomas Lombardi, allenatore di football americano vincitore di sei titoli NFL e due finali del Super Bowl, e a cui piace ricordare che…

“non importa quante volte cadi, ma quante volte ti rialzi”,

 

…uno come Cristiano Ronaldo sarebbe piaciuto davvero molto. Giocatore fra i più vincenti, a titolo personale e di squadra, nella storia del calcio moderno. Eppure se con una macchina del tempo tornassimo indietro di qualche anno ci troveremmo di fronte a un Cristiano Ronaldo dalla vita tutt’altro che facile e dal destino tutt’altro che segnato.

A raccontarlo fu la stessa madre del calciatore portoghese, Maria Dolores dos Santos Aveiro, in un’intervista rilasciata quando suo figlio calcava i campi inglesi. Quello che oggi è uno fra gli sportivi più vincenti e pagati al mondo perse il padre per problemi legati alla dipendenza dall’alcol, quando era poco più che ventenne. A José Dinis, questo il nome dell’uomo, Cristiano era ed è legatissimo. Come dimostra la foto postata qualche mese fa sui social network e che lo ritrae assieme ai figli, davanti a un’immagine del padre: “Sarai sempre con noi” le parole che accompagnano lo scatto.

Ma la prematura scomparsa del padre non è l’unica difficoltà che il destino ha messo sulla sua strada. Nel 2014, al termine della finale di Champions League giocata a Lisbona all’Estádio da Luz fra i due club di Madrid, in molti si chiesero chi fosse quel ragazzo cui il portoghese aveva donato la propria maglia. Molte le leggende che fioccarono nelle ore immediatamente successive al trionfo.

Ma la storia che nei giorni seguenti diventò nota, tassello dopo tassello, finì con lo svelare un aspetto della vita privata di Cristiano Ronaldo sconosciuto a gran parte di tifosi e media. La sera prima del match Cristiano e il fratello maggiore Hugo avevano stretto un patto: se uno avesse vinto il più importante trofeo riservato ai club europei, l’altro avrebbe fatto di tutto per sconfiggere la dipendenza dall’alcol.

Perché dopo i problemi legati alla droga, fra l’altro raccontati dalla stessa Dolores Aveiro nell’intervista ai media inglesi, erano subentrati anche quelli col bere.

Ed è stata proprio la conoscenza diretta dei problemi e dei danni causati da droga e alcol a tenere lontano il campionedalle cattive abitudini.

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Pattinare sul ghiaccio può renderti più ottimista. Ecco perché…

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Ogni tanto qualche ricerca ci stupisce dimostrando come certi elementi abbiano proprietà straordinarie, oppure come svolgere certe attività darebbero benefici sorprendenti. Hai presente? Cose del tipo Cioccolato e cacao mantengono giovane il cervello” oppure “Mangiare e non ingrassare, possibile secondo una ricerca britannica“…

Ma c’è qualcosa di positivo in queste notizie apparentemente assurde: possiamo inventare le nostre “sorprendenti scoperte personali” e divertirci a dare in giro queste buone notizie. Ad esempio, ieri, dopo circa 20 anni, ho provato per la seconda volta in vita mia a pattinare sul ghiaccio, ovviamente con risultati molto scarsi…

Eppure mentre provavo timidamente a mettere un piede davanti all’altro, senza cadere, mi sono ricordato di una cosa straordinaria: ogni volta che iniziamo una cosa nuova siamo imbranati e goffi… eppure con un po’ di impegno e passione possiamo imparare a fare cose che non immaginiamo: credere di poter sempre imparare cose nuove è l’essenza dell’ottimismo!

Così mi sono inventato la mia “sorprendente scoperta personale”: pattinare sul ghiaccio rende ottimisti! Oggi e per tutta la settimana, mentre sei al lavoro, in casa o con la tua famiglia… se c’è qualcosa che ti riesce difficile, se ti senti “imbranato” in quello che fai, ricordati di questo articolo e inventa per te stesso una “sorprendente scoperta personale”. Poi divertiti a dare in giro la tua “buona notizia”.

Le persone non hanno sempre bisogno di scoprire novità straordinarie: alle volte è importante anche solo ricordarci di verità straordinariamente semplici ma dimenticate.

Se vuoi approfondire, scarica il mio ebook “Un Amico Ottimista!” Intanto… buon inizio di settimana! A lunedì prossimo.

Sebastiano Todero

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Falso mito n.3: Bitcoin spazzerà via le banche. Sai qual è il primo?

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Ormai è sulla bocca di tutti. Bitcoin e le altre criptovalute sono una rivoluzione tecnologica e finanziaria senza precedenti e tutti ne parlano. Anche chi non è del mestiere. Per questo motivo si è venuto a creare un terreno fertile anche per truffe e raggiri, che è bene saper riconoscere, informandosi e soprattutto formandosi. Sì, perché non è detto che le informazioni che girano on-line siano affidabili: meglio farsi un’idea propria attraverso lo studio e documentandosi il più possibile e tenere così lontane le chiacchiere da bar.

Bitcoin è una moneta digitale ad altissima tecnologia (VERO) che spazzerà via le banche (FALSO). Ma sapresti dire con sicurezza se le seguenti affermazioni siano vere o false?

– Bitcoin è una moneta digitale nata per essere usata dalle persone, senza passare dalle banche.

– E’ uno strumento di speculazione, ma anche una valuta spendibile in molti e-commerce.

– A differenza di bonifici e carte di credito, le transazioni sono istantanee, economiche, sicure.

– Di contro non sono regolamentati, hanno forti oscillazioni e ci sono molte fregature on-line. Quindi non sostituirà facilmente il denaro tradizionale e le banche.

Questa moneta rappresenta un’opportunità enorme, ed è bene essere molto bene informati prima di prendere fregature […]

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Come risparmiare in modo facile 1378€ in 52 settimane

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E’ il momento dei buoni propositi, dei piani, dei progetti per un anno nuovo di zecca. No, non sto per scrivere l’oroscopo segno per segno, anche se so benissimo che pur non credendoci una sbirciatina l’avresti data. Quello che ti propongo è una piccola sfida: dura 52 settimane, un anno intero e, se la farai […]

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Stanchi di tutte le cattive notizie del 2017? Ecco quelle buone che vi siete persi

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Un giovane studente ha deciso di ribellarsi a tutte le news negative dell’anno, proponendo su Twitter una carrellata di buone notizie.

Stanchi delle cattive notizie del 2017? Non siete gli unici. Jacob Atkins, studente della University of Iowa, non ne poteva più delle news negative riportate dai media: così ha deciso di pubblicare sul suo account Twitter una carrellata di buone notizie dell’anno, che forse ci sono sfuggite o sono passate inosservate. Post dopo post, l’obiettivo del giovane è quello di convincere gli altri utenti che del 2017, in fondo, non tutto è da buttare…

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Le 99 cose migliori che sono successe nel 2017

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Nel 2017 abbiamo avuto l’impressione che i media e la stampa internazionale avessero colto tutti i problemi del mondo e nessuna delle soluzioni. In realtà, quest’anno sul nostro pianeta le cose non sono andate così male come sembra: se siete preoccupati per le sorti dell’umanità, ecco le 99 cose migliori dell’anno appena trascorso…

 

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Quanto FERMENTO nelle PENE… abbiamo intervistato Oliviero Toscani. Ecco i suoi buoni propositi per l’anno nuovo

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Abbiamo incontrato Oliviero Toscani, immaginatore, fotografo di fama mondiale, artista controverso e discusso. Cavallo di razza italiana al cento per cento. Una vita al massimo, sempre. Amante del rischio (nell’arte) ci rivela una buona dose di ottimismo nei momenti di crisi perché, il fermento creativo è come la fenice… 

intervista di Valentina Marchioni

“Sig. Toscani è veramente un “momento di pene” questo?

Cosa intende per pene? L’organo genitale maschile?

Non proprio, ma se vuole…

Ma no! Scherza? “Momenti di pene” sono momenti di gran cambiamento.
Anzi, le dirò di più sono momenti bellissimi, di grande fermento.
Questi momenti qui, sono quelli in cui la spinta creativa ha delle enormi potenzialità evolutive.

Com’è ottimista…

Certo. Ma lei lo sa che chi più odia più ama? O tutto o niente.
La bellezza è ovunque: anche nella tragedia, nelle difficoltà. Bisogna saperla vedere.

Sì, però le persone tendono a ricordare più facilmente il male subìto piuttosto che il bene. Questo perché il male tende ad imprimere nella nostra coscienza un marchio più netto di quanto faccia il bene. E’ d’accordo?

Ma…“Male, bene… Sono categorie su cui non mi piace ragionare. Hanno un’accezione morale che non esiste. Sono imposizioni religiose, culturali. Viviamo schiacciati da queste imposizioni. Questo è male. Non si fa. Conformarsi: questo è il problema. Tutti vogliono essere accettati e ottenere consenso. E invece bisogna cominciare a organizzare la vita sull’emozione e non sull’economia. Bisognerebbe lavorare per il piacere di fare il proprio lavoro e invece tutti odiano il proprio lavoro. E’ vergognoso.

Ma secondo lei esiste un’estetica del male? E una del Bene?

Ma certo: è una questione di fascino.

Cioè?

Il “male” ha un’estetica più interessante, ma l’arte è e deve restare al di sopra di ogni cosa. Insomma, io credo che il bene ed il male siano, come ho già detto categorie morali. Imposizioni. Se noi fossimo liberi di fare quello che vogliamo, saremmo tutti in galera. Prenda per esempio la caduta delle torri gemelle dell’11 settembre. Una tragedia. Ma che fascino… Nessun opera d’arte è al di sopra di quell’immagine… E’ una questione di fascino.

Ma allora, cos’è la bellezza secondo un Immaginatore?

La bellezza è emozione e sorpresa. Punto. Sta ovunque si possa trovare una di queste due dimensioni.

C’è ancora spazio per le buone notizie? 

Assolutamente. Anche perché buono e cattivo è tutto relativo. Insomma, tutte le notizie sono belle per qualcuno e brutte per qualcun altro. Certo, poi tenga presente che l’Italia è un paese di merda…

E quindi?

E quindi, in Italia sono sempre pronti tutti a vedere solo i difetti, a criticare. Perché la mediocrità ha bisogno di consenso, ma il consenso porta mediocrità.

Oltre ad essere un immaginatore lei è un artista…

Perché dice oltre? Essere un artista è la conseguenza dell’essere un immaginatore. Io sono uno perché sono anche l’altro. Non c’è oltre.

Va bene. Lei è un immaginatore, un artista che nella propria vita ha, a sua detta, seguito spesso (e volentieri) l’istinto…
Sì, sì. Mi sono fidato del mio istinto perché l’arte è rischio. Se non rischi non hai speranza. Solo i cretini non rischiano.

…e seguendo l’istinto ha colto l’opportunità di entrare nella giunta comunale di Salemi, in veste di Assessore alla Cultura: partendo da quella che è stata la sua esperienza, cosa pensa possa insegnare l’arte alla politica?

(ride)… Ahi, ahi… Guardi, onestamente, l’arte ha tutto da insegnare alla politica. L’immaginazione, il rischio, l’estetica, ciò che è bello. Peccato però che i politici in Italia siano (in generale) delle persone mediocri, in cui prevale con forza solo l’istinto a delinquere. Persone mediocri. Basta che arrivi il primo comico di talento e prende voti.

Quindi la politica non ha nulla da all’arte? 

Lei sa cos’è lo “zero”?

Il numero?

Ecco sì, il numero! Lo zero non ha alcun angolo. Chi è zero non ha nulla da insegnare o da dare perché non ha angoli. Ha capito?

Penso proprio di sì…torniamo all’idea di consenso…. allora come è riuscito a trovare un compromesso tra la politica sempre alla ricerca di consenso e l’arte che, come sostiene lei, dovrebbe evitarlo per non produrre mediocrità?

E di fatti non l’ho trovato! Me ne sono andato via praticamente subito. Non si poteva lavorare. Il problema è che tutti cercano consenso. Ma il consenso produce mediocrità. Le grandi idee in questo paese non passano. L’Italia non è ancora pronta per il nuovo.

Lei ha spesso prestato la sua creatività ad un impegno sociale. Penso a mostre come Razza Umana (sulle diverse morfologie e condizioni), progetti come Nuovo Paesaggio Italiano (con prof. Settis e FAI) e a pubblicazioni come S.Anna di Stazzema (sull’eccidio SS). In fin dei conti lei pensa che la creatività salverà il mondo…

…ma la creatività è una conseguenza di un’azione culturale. Tutti i progetti che lei ha citato. Bellissimi eh, ma sono stati un calvario.
Sono stati, come li definisco io uno splendido fallimento. Più una cosa è facile e meno sarà criticata, ma questo perché ciò che è facile è stupido. Il paese è schiavo del conformismo e di convenzioni che certo non aiutano la creatività. Ma l’arte è un’altra cosa: se c’è una strada, l’artista bisogna che la eviti. Bisogna andare dove non c’è niente.

Quest’anno compie 75 anni: è tempo di bilancio o è ancora indeciso su quel che farà da grande?

Eh, io direi che è tempo d sbilanci. Ovvero, non c’è più tanto tempo e sento di non aver fatto ancora niente. Ho ancora moltissime cose da fare. Guardi, anzi, le dico che morirò lavorando!

Avrei pensato che volesse “morire elegante”!

No, quelli sono i milanesi…

Buoni propositi per il 2018?

Lavorare, lavorare, lavorare!

Intervista pubblicata originariamente sul n.4 del digital magazine per tablet BuoneNotizieMAG

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Anna Muzychuk, perdere per vincere tutto

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Anna Muzychuk ha 27 anni ed è la campionessa del mondo di scacchi. Nei prossimi giorni perderà i suoi due titoli – rapid e blitz – per essersi rifiutata di partecipare ai Mondiali di Scacchi che si tengono in Arabia Saudita dal 26 al 30 dicembre. “Non voglio portare l’abaya (la tunica d’ordinanza in alcuni Paesi musulmani) e non voglio sentirmi una creatura di seconda categoria” ha scritto sul suo profilo, annunciando il boicottaggio della…

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La domanda più utile che puoi farti quando ti perdi nei pensieri negativi

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Sei mai salito a bordo di un treno e renderti conto un’ora dopo che hai preso quello sbagliato e che non stai andando verso la tua destinazione? Ma il treno è già partito e sta viaggiando troppo velocemente perché tu possa saltare. Se potessi usare il freno di emergenza in quella situazione, forse lo faresti.

Nella vita saliamo sul treno sbagliato ogni giorno. È come se nella nostra mente ci fossero centinaia di piccoli cloni di noi stessi che corrono intorno a una stazione ferroviaria alla ricerca di un treno su cui salire. E molti di loro si imbarcano sui treni sbagliati perché non sanno quale sia la loro destinazione.

Nella vita saltiamo ogni giorno almeno un paio di volte su un pensiero negativo e inutile. E questo ci sta. Ma il problema è che molti di noi, come i nostri piccoli cloni, non hanno una direzione precisa verso cui andare. Senza questa, non puoi vivere una vita appagante e fare un bel viaggio.

I valori personali sono ciò che dà una direzione alla nostra vita. Gli obiettivi sono le destinazioni lungo la strada che percorrerai verso quella direzione. Quindi, qual è la missione della tua vita? Per cosa vorresti essere ricordato?

La migliore domanda che puoi porti quando ti accorgi di essere salito sul treno dei pensieri negativi è: questo pensiero mi aiuta ad arrivare dove desidero?

Per rispondere a questa domanda, devi però prima sapere dove vuoi andare. Devi conoscere la direzione che vuoi prendere e gli obiettivi a cui stai lavorando. Puoi anche chiederti: questo pensiero mi aiuta ad andare verso una direzione che mi aiuti a raggiungere i miei obiettivi e a vivere in accordo con i miei valori?

Molto spesso la risposta è no. Le nostre menti possono giocare brutti scherzi. Non prendere troppo sul serio la tua mente perché fa solo il suo lavoro: produrre pensieri e treni. E solo tu puoi scegliere su quale treno salire a bordo.

Articolo originale di Anna Hlavsova pubblicato su Medium.com

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I Tesori d’Italia raccontati da BuoneNotizie.it

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“Cambiare il mondo dell’informazione per cambiare la visione del mondo” è diventata ormai una sorta di missione personale per Silvio Malvolti e BuoneNotizie.it. Una visione e un progetto che hanno trovato pieno accoglimento e condivisione in chi di missione ne ha un’altra, quella di Riccardo D’Urso e Tesori d’Italia Magazine, che intende restituire visibilità al nostro Patrimonio artistico, culturale e artigianale offrendo agli italiani strumenti validi per la promozione e lo sviluppo del nostro territorio.

Oggi Tesori d’Italia e Buone Notizie.it si sono stretti la mano per una partnership mediatica che servirà a diffondere in tutto il Paese l’eco della comunicazione positiva, delle attività di valorizzazione del nostro Paese e del giornalismo costruttivo di cui Silvio Malvolti, “Tesoro d’Italia” che ha inaugurato la rubrica dedicata ai personaggi italiani, è pioniere e convinto promotore.

Una partnership che porterà agli utenti dei rispettivi siti web le notizie, i personaggi e le iniziative che ci restituiranno la fiducia su quanto il nostro sia davvero un Paese meraviglioso, pieno di talenti, di opportunità, di eccellenze che tutto il mondo ci invidia.

Patrocinato dalle più prestigiose istituzioni governative italiane e ora supportato da una business community italo-giapponese, il nuovo progetto editoriale di Tesori d’Italia si compone di un nuovo portale web www.tesoriditaliamagazine.it, di una omonima rivista trimestrale cartacea e di un motore di ricerca cartografico a questa collegato www.italiamappe.it.

Con 70.000 utenti unici al mese all’attivo (dati dicembre 2017) e una distribuzione digitale nazionale e internazionale, il magazine punta a 500.000 visitatori entro la metà del 2018, 40.000 copie cartacee in doppia lingua distribuite in Italia e in Giappone e una distribuzione digitale globale.

Tesori d’Italia Magazine intende restituire visibilità al nostro Patrimonio artistico, culturale e artigianale offrendo agli italiani strumenti validi con cui operare direttamente in loco per la promozione e lo sviluppo del territorio, attraverso una rete di collaboratori e di corrispondenti in tutta Italia che agiscono da ambasciatori del made in Italy e che possa affiancare i Comuni e le associazioni nelle iniziative di promozione territoriale, dando visibilità nazionale e internazionale.

Non è solo un magazine: è un sistema integrato che agisce concretamente sul territorio per comunicare l’Italia e attrarre l’interesse delle grandi realtà nazionali e internazionali verso tutte quelle figure ed iniziative eccellenti cui spesso non si dà voce e che rappresentano la linfa vitale del Bel Paese.

L’Italia è una fabbrica instancabile di piccoli grandi successi. Creatività, passione, intraprendenza: i Tesori sono gli italiani stessi. Studiare, lavorare e viaggiare all’estero deve restare un modo per accrescere e affinare le proprie capacità professionali, non una necessità dovuta all’impossibilità di realizzarsi nel proprio Paese.

 

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Brindare all’anno nuovo negli USA

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Capodanno negli Stati Uniti: tante soluzioni quanti Stati 

Chi trascorre le festività natalizie negli Stati Uniti dovrà porsi anche questo problema: cosa fare a Capodanno? Le occasioni sono moltissime e davvero stuzzicanti. La scelta del luogo dove passare l’ultima notte di dicembre dovrà essere soggetta a numerose considerazioni, sia di gusto che legate al tipo di viaggio che si è organizzato. Un San Silvestro da passare con la famiglia potrebbe avere aspettative diverse rispetto a uno progettato con una comitiva di amici. L’America, ad ogni modo, offre una soluzione giusta per ogni esigenza.

– Chi è in cerca di un’esperienza del tutto diversa può optare per una meta suggestiva come le Hawaii e realizzare così il sogno di brindare al nuovo anno direttamente sulla spiaggia.

– Gli amanti dello shopping e del clima invernale preferiranno senz’altro la Grande Mela. La notte di Capodanno a New York ci si riunisce tradizionalmente nell’iconica piazza di Times Square ma la città offre molte altre soluzioni tutte da scoprire.

– Per chi preferisce la West Coast la soluzione è senz’altro rappresentata da Los Angeles. La notte di San Silvestro potrà essere passata tanto in riva al mare quanto in una delle molte discoteche della città animate da dj set tra i migliori al mondo.

– Un’altra meta davvero particolare è il Nevada e, nello specifico, Las Vegas. Le luci dei casinò sono l’ideale per salutare l’anno nuovo.

San Francisco è il luogo perfetto per gli amanti degli spettacoli pirotecnici. Vedere il Golden Gate Bridge illuminato dai fuochi d’artificio è un’esperienza davvero molto suggestiva.

– Una città ricca di di attrazioni, divertimenti e interessata da un clima molto mite durante il mese di dicembre è Miami, in Florida. Feste in spiaggia e lungo le strade si alternano a eventi organizzati in locali rinomati e sofisticati.

Chi è in cerca di tradizioni e storia, invece, ha due opzioni: la prima è rappresentata da New Orleans, uno degli agglomerati urbani più antichi e misteriosi di tutto il territorio statunitense. La notte potrà essere passata cantando e ballando in Bourbon Street. La seconda è Boston, la rigorosa metropoli del New England dove è possibile ammirare numerose mostre dedicate alle sculture realizzate con il ghiaccio.

Cosa bisogna fare prima di partire per gli USA

L’idea di festeggiare il Capodanno negli USA è davvero molto invitante, ma prima di valutare i pro e i contro delle mete sopra elencate e correre ad acquistare un volo conveniente, occorre fare molta attenzione a quelli che sono i documenti necessari per poter entrare negli Stati Uniti. Il solo passaporto, infatti, non basta. È necessario essere in possesso di una speciale autorizzazione che si richiede online, l’Esta. Questo vero e proprio visto USA può essere ottenuto rispondendo in maniera coerente e sincera ad una serie di domande. Una volta ottenuto è valido due anni e consente di viaggiare nei territori statunitensi e soggiornarvi come turisti per non più di 90 giorni.

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Da contabile a campione del mondo di poker

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Nel nostro Paese esistono, per lo più, sei differenti tipologie di cognomi. Ci sono quelli che derivano da luoghi come città o regioni. Altri che sono legati agli antenati, sia dal lato paterno che quello materno. Qualcuno che richiama singolari caratteristiche fisiche. Per concludere, ci sono quelli che hanno a che fare con le attività lavorative.

Sarà anche per questo che i latini erano soliti utilizzare la locuzione “nomen omen” che, tradotta in italiano, suona più o meno così: “il nome è un presagio”, “un nome, un destino”. E il primo vincitore delle World Series of Poker proveniente da un torneo online non poteva che chiamarsi… “creatore di danaro”.

Perché quella che vogliamo raccontare nelle prossime righe è la storia di Christopher Bryan Moneymaker, cittadino statunitense nato ad Atlanta, nello stato della Georgia, nel 1975 e che prima di raggiungere i trent’anni, contro ogni pronostico della vigilia, sbancò il più importante torneo di poker a livello mondiale.

Ma cosa centra la storia dei cognomi? “Elementary, my dear Watson”, risponderebbe un noto personaggio della letteratura anglosassone, tanto per rimanere in tema. Se proviamo a prendere il cognome dell’inaspettato trionfatore, Moneymaker, e inserirlo in uno dei tanti traduttori online, ci ritroviamo di fronte alla dicitura… creatore di denaro.

Il tutto, come raccontano le numerose storie sull’allora contabile di 28 anni, ebbe inizio da un torneo di poker online il cui costo di iscrizione ammontava a poco più di 39 dollari americani. Giocata dopo giocata, Moneymaker si ritrovò ai tavoli verdi del Casinò Binion’s Horseshoe di Las Vegas, nel Nevada, assieme ad altri 838 player accomunati dallo stesso obiettivo: conquistare il titolo di migliore al mondo. E così il 24 maggio del 2003, dopo l’ultima mano di carte, poté festeggiare sollevando al cielo un assegno da ben 2,5 milioni di dollari.

Alla prova dei fatti, oltre 64 mila volte la cifra originariamente investita. La vittoria di questo sconosciuto contabile della Georgia diede vita a quello che, nei mesi successivi, sarebbe stato ribattezzato come l’effetto Moneymaker: vale a dire la crescita esponenziale dei giocatori di poker online. D’altronde il messaggio principale che era passato dalla XXXIV edizione delle World Series of Poker era questo: tutti possono vincere, non solo i professionisti.

A far crescere nel tempo il volume d’affari e il numero di giocatori del poker virtuale sono poi intervenuti i miglioramenti tecnologici. Dalla prima poker room con in palio soldi veri, gennaio 1998, sono trascorsi solamente venti anni. Eppure sembra passato un secolo da quando un ingegnere statunitense, tale Randy Blumer, mise a punto un software per giocare a poker restando seduti davanti al proprio computer. E viene quasi da ridere nel pensare che gli allora modem a 56K obbligavano i giocatori ad attendere quindici minuti fra l’avvio del download e l’installazione completa del programma.

Oggi con reti internet sempre più veloci e siti internet sempre più accattivanti (ci sono pure le poker room live con veri croupier) i numeri mostrano il segno più. E chissà che il prossimo vincitore delle World Series of Poker non possa venire dall’Italia? Stando a quanto riporta un noto sito web, nel nostro Paese ci sono oltre 800 famiglie che nel proprio cognome contengono la parola “denaro”.

In una di queste famiglie potrebbe già esserci chi s’è avvicinato al gioco di carte più famoso al mondo sfruttando una delle tante promozioni oppure leggendo una delle tante guide online sulle poker room autorizzate AAMS, per esempio www.parttimepoker.com/recensione-del-sito-planetwin365-e-codice-promozionale.

Stando agli ultimi dati resi noti dall’Agimeg, l’Agenzia Giornalistica sul Mercato del Gioco, nei primi undici mesi del 2017 per il poker a torneo nella versione online sono stati spesi in Italia 75,7 milioni di euro (nel solo mese di novembre 7,17); mentre nello stesso periodo, gennaio-novembre 2017, per il poker cash online la spesa ammonta a 63,8 milioni di euro (5,8 nel penultimo mese dell’anno).

E molta attesa, sul fronte giocatori e operatori del settore, c’è riguardo al progetto di liquidità condivisa. La scorsa estate, difatti, quattro Paesi (Italia e Francia, Spagna e Portogallo) hanno firmato un’intesa per creare delle sale da gioco dove i player potranno sfidarsi in partite di caratura internazionale.

I giocatori italiani di poker, infatti, hanno sempre frequentato casinò e sale da gioco online targate “.it”.  Con l’avvento della liquidità condivisa i player potranno sedersi attorno a dei tavoli verdi col suffisso “.eu”. E’ vero che molto deve esser ancora fatto. Che ci potrebbe essere un ritardo nell’attuazione del progetto. Inizialmente i rumors indicavano fine 2017-inizio 2018, adesso al contrario non ci son date certe. Ma l’allargamento del mercato potrebbe avere un effetto positivo sull’intero settore. I giocatori italiani potranno infatti confrontarsi con quelli degli altri paesi. Gli operatori avranno una platea di utenti molto più ampia. Le stesse amministrazioni pubbliche potranno veder crescere il volume delle entrate.

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