GreenMe

La Commissione europea ha autorizzato 5 nuovi OGM per alimenti e mangimi

La Commissione europea ha autorizzato l’uso di cinque organismi geneticamente modificati per alimenti e mangimi all’interno dell’Ue. Si tratta di due nuove licenze per altrettante varietà di mais e di tre rinnovi di autorizzazione, due di mais e una di barbabietola.

Via libera a cinque organismi geneticamente modificati (Ogm) per l’uso di alimenti e mangimi. Come si vede dalla loro sigla (MON) il mais è un prodotto della Monsanto, principale produttore mondiale di Ogm e una delle aziende più controverse della storia per la produzione di pesticidi, dal glifosato al dicamba.

L'ok non riguarda piante Ogm destinate alla coltivazioni ma si tratta di

due nuove autorizzazioni:

  • mais MON 87427 x MON 89034 x NK603
  • mais 1507 x 59122 x MON 810 x NK603

e il rinnovo di 3 autorizzazioni esistenti:

  • mais DAS-59122-7
  • mais GA21
  • barbabietola da zucchero H7-1

La Commissione spiega:

“Tutti questi organismi geneticamente modificati hanno subito una procedura di autorizzazione completa, compresa una valutazione scientifica favorevole da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa)”.

Ricordando che:

“Tutti gli Stati membri avevano il diritto di esprimere un’opinione in seno al comitato permanente e successivamente al comitato per i ricorsi, e il risultato è che la Commissione europea ha il sostegno legale degli Stati membri per procedere”.

Le autorizzazioni sono valide per 10 anni e tutti i prodotti di questi organismi geneticamente modificati saranno soggetti alle rigide regole di etichettatura e tracciabilità dell’Ue, ma la loro presenza deve essere indicata in etichetta qualora essi superino lo 0,9%del prodotto confezionato.

Cosa sono gli ogm? Sono Organismi Geneticamente Modificati, il cui Dna è stato variato tramite operazioni di ingegneria genetica. Oggi moltissimi alimenti lo sono: dal mais alla soia. Ciò porta con sé numerosi aspetti negativi: dall’insorgere di nuove allergie alla riduzione della biodiversità. Senza contare l’aumento dell’utilizzo dei pesticidi e la conseguente resistenza agli antibiotici.

Purtroppo ormai le multinazionali ne fanno largo uso: gli ogm sono perfetti all’esterno, crescono velocemente e permettono quindi maggiori guadagni. Negli ultimi anni, la crescente diffusione di colture geneticamente modificate ha comportato un sensibile aumento nell'impiego di diserbanti, a causa di erbacce divenute sempre più resistenti.

Leggi anche:

Dominella Trunfio

Lemuri, i mammiferi più minacciati d'estinzione del Pianeta. L'allarme dell'IUCN

I lemuri sono il gruppo di mammiferi più minacciato del pianeta: quasi tutte le specie infatti, circa il 95%, sono a rischio estinzione e per questo inserite nella ‘Lista Rossa’ dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Ed è solo colpa nostra.

I lemuri sono primati con muso appuntito e lunga coda che vivono solo in Madagascar, dove subiscono da troppo tempo la distruzione della foresta pluviale, l’agricoltura non regolamentata, il disboscamento e l’estrazione mineraria: troppe attività umane incontrollate per loro letteralmente rovinose, alle quali si aggiunge anche la caccia per fini commerciali.

Su un totale di 111 specie e sottospecie di lemuri, 105 sono minacciati, dichiara la IUCN, che aveva rilasciato il suo primo aggiornamento sulla popolazione di lemuri già nel 2012. Una delle specie identificata come “in pericolo critico” è il lemure sportivo del nord, di cui si pensa siano rimasti solo 50 individui. E già nel 2016 si temeva che scomparissero tutti del tutto.

“Questa è senza dubbio la minaccia più pesante che si sta registrando tra tutti i grandi gruppi di mammiferi e tra tutti i grandi gruppi di vertebrati” spiega a questo proposito Russ Mittermeier della commissione per la sopravvivenza delle specie dello IUCN.

Gli fa eco Christoph Schwitzer, direttore della conservazione presso la Bristol Zoological Society, che sottolinea come tra le tendenze più preoccupanti ci sia un “aumento del livello di caccia ai lemuri, inclusa quella commerciale su larga scala". Lo scienziato ha descritto la caccia come “diversa da tutto ciò che abbiamo visto prima in Madagascar”.

I lemuri si aggiungono dunque alla tristissima lista di animali che rischiano di scomparire, quasi sempre per colpa nostra, tra cui le “novità” appena precedenti erano la volpe volante delle Mauritius, l’Albero Aquilaria malaccensis e i Lombrichi giapponesi.

Il Madagascar è una delle nazioni con maggiore biodiversità al mondo, ma purtroppo la massiccia presenza umana sta riducendo un modo terribile questo incredibile patrimonio. Lo IUCN sta lanciando un importante piano d’azione per la conservazione dei lemuri, in modo da aiutare a preservare i primati in via di estinzione.

Basterà?

Leggi anche:

Roberta De Carolis

Come lavare il costume: trucchi e consigli per non farlo rovinare

Come vanno lavati i costumi da bagno? E quali sono gli errori da evitare per trovarli intatti l'anno prossimo?

Rossi, bianchi, a pois, a strisce, di cotone, di lycra, di nylon. Intero o a due pezzi, un costume che ci calzi a pennello è il must delle vacanze estive e sceglierne uno adeguato per noi e per il nostro fisico (se quello super sgambato non fa per voi girate alla larga, suvvia…) è di fondamentale importanza. Così come anche lavarlo bene e tenerlo ben conservato in vista dell’anno prossimo. Ma come si lavano i costumi da bagno in modo da conservarli intatti di anno in anno?

Quel che va detto è che, innanzitutto, il costume va almeno sciacquato ogni volta che tornate dal mare o dalla piscina. Un po’ di acqua corrente eliminerà le ultime tracce di sale, di sabbia o di cloro ed è già un buon passo avanti per tenerlo come nuovo.

Ma, come tutti i capi d’abbigliamento che si rispettino (in questo caso, poi, è a diretto contatto con le parti intime per cui non si scherza), anche il costume da bagno va lavato a fondo con una certa frequenza, tenendo a mente che i materiali di cui è fatto generalmente sono nylon o lycra, facilmente deteriorabili con detersivi, calore, muffa o risciacqui non sufficienti.

Ecco alcuni consigli pratici per detergere il costume senza rovinarlo.

Come lavare il costume da bagno 1. Evitare la lavatrice e andare di gomito

Proprio per i materiali di cui sono fatti, i costumi da bagno non amano molto la lavatrice (nel caso però scegliate questo tipo di lavaggio, leggete sempre prima le etichette e mettete il costume nel sacchettino degli intimi). Meglio un delicato lavaggio a mano, che preserverà anche le numerose decorazioni che solitamente li invadono…

2. In ammollo!

Lasciate il vostro costume in ammollo in acqua tiepida con un cucchiaio di bicarbonato per una ventina di minuti. Questo comincerà ad ammorbidire lo sporco e a cacciarlo via.

3. Sapone di Marsiglia e aceto

Dopo la fase di ammollo, basterà strofinare le zone più sporche con il sapone di Marsiglia e poi risciacquare con acqua fredda e aceto che, oltre ad essere un ottimo disinfettante e ammorbidente, servirà a ravvivare i colori e a preservare gli elastici (più soggetti a usura).

Leggi anche: Come scegliere e riconoscere il vero sapone di Marsiglia (e dove trovarlo)

Come pulire il costume pieno di sabbia

A volte la sabbia, soprattutto quella finissima, è vera e propria nemica dei costumi, capace com’è di infilarsi in qualunque tipo di fibra di cui essi sono fatti.

Se non bastano un bel getto di acqua corrente fredda, un buon strofinio e una spazzolata finale, c’è chi ricorre anche in questo caso al bicarbonato di sodio. Dopo aver eliminato la sabbia superficiale rivoltando il costume, cospargetelo con del bicarbonato e inseritelo in un sacchetto di plastica. Chiudete e agitate: in questo modo la granulosità del bicarbonato svolgerà un’azione abrasiva che così leverà via i granelli di sabbia più facilmente. In seguito, strofinate punto per punto tutto il costume con un lembo di asciugamano asciutto, poi mettetelo in ammollo per una decina di minuti.

Altro metodo infallibile può essere l’aspirapolvere: azionatela, non alla massima potenza, facendola aderire al costume così da risucchiare i granelli di sabbia. Dopo procedete col normale lavaggio.

Lavare il costume dopo la piscina

Se è in piscina che andate, ricordate che i costumi da bagno bianchi sono particolarmente sensibili al cloro e diventeranno facilmente gialli, perché il cloro consuma le fibre bianche.

In generale, un po’ come al mare, prima di ritornare a casa è bene già farsi una bella risciacquata con tanto di costume sotto acqua dolce. In seguito, dopo ogni utilizzo del costume in piscina, lavatelo a mano con un detergente delicato o sapone di Marsiglia.

Come smacchiare il costume da sangue, unto e crema solare

Contro macchie evidenti di creme, sudore o sangue, in genere valgono le stesse istruzioni per gli indumenti più delicati.

Leggi anche: Macchie: 10 trucchi e rimedi per rimuovere le più difficili

Anche nel caso dei costumi da bagno, potrebbe essere necessario pretrattare le macchie. All’occorrenza, Soluzioni di casa consiglia di creare a casa uno spray con:

  • un quarto di tazza di glicerina e 10 gocce di olio essenziale di arancio amaro
  • oppure mezza tazza di acqua e un quarto di tazza di sapone liquido di Marsiglia

Dopo averli pretrattati, le macchie dai costumi andranno via più facilmente:

  • olio solare: basterà qualche goccia di detersivo per i piatti, strofinare delicatamente e risciacquare abbondantemente
  • crema solare: inumidite la zona sporca con acqua fredda e strofinate delicatamente con sapone di Marsiglia. Poi coprite con bicarbonato di sodio e lasciatelo assorbire. Dopo qualche ora risciacquate abbondantemente
  • sangue: nel caso di sangue fresco, vi basterà fare subito una bella risciacquata. Per le macchie più resistenti, invece, potreste applicare un impasto fatto a casa di acqua fredda e amido di mais in parti uguali, lasciandolo agire per circa mezz’ora prima di procedere con il lavaggio
Come conservare i costumi da bagno come nuovi, 5 cose da sapere
  • Una volta lavati i costumi, non stendeteli alla luce diretta del sole, che può lasciare segni sul tessuto e far sbiadire i colori
  • Sappiate che nelle stazioni termali e nelle piscine riscaldate le sostanze chimiche in esse disciolte possono ridurre la durata del vostro costume
  • Evitate di usare lo stesso costume da bagno più di una volta in 24 ore, solo un’alternanza di costumi eviterà che si allarghino o perdano elasticità
  • Nelle vasche idromassaggio, le temperature estreme sbiadiscono e allargano il costume
  • Fate attenzione a dove vi sedete: i bordi delle piscine, per esempio, sono ruvidi, il che può rovinare il costume. Meglio sedersi su un asciugamano, anche per una questione di igiene intima

Leggi anche

Germana Carillo

Triangolo delle Bermuda: trovata finalmente la causa delle misteriose sparizioni di aerei e navi?

Il mistero sulle sparizioni di navi e aerei nel Triangolo delle Bermuda è stato risolto, almeno secondo gli scienziati: la causa sarebbe legata a eventi naturali.

I ricercatori dell'Università di Southampton sostengono che le sparizioni sono dovute a onde alte 30 metri scatenate da tempeste provenienti da ogni direzione. Come sappiamo il Triangolo delle Bermuda è un luogo di non ritorno, un tratto di oceano di circa 500mila chilometri, situato tra Florida, Porto Rico e Bermuda.

75 aerei e centinaia di navi sono scomparse misteriosamente qui, per questo l’area è protagonista di diverse leggende, tanto da essere soprannominata anche Triangolo del Diavolo o Triangolo maledetto.

Negli anni, sono state avanzate diverse teorie per spiegare le cause di tali catastrofi. C’è chi parla di forze paranormali, di interferenze elettromagnetiche che rompono le bussole, maltempo, forti correnti del Golfo o grandi depositi sottomarini di metano. Ma adesso c’è una nuova teoria.

Perché nel Triangolo delle Bermuda spariscono navi e aerei?

Tramite esperimenti in laboratorio, i ricercatori hanno ricreato enormi onde di tempesta. In pratica, è stato realizzato un modello della USS Cyclops, una nave a carbone scomparsa proprio in quel tratto nel 1918 di cui non è mai stato trovato né il relitto né i 306 membri dell’equipaggio.

Grazie a questa simulazione, il team è arrivato alla conclusione ha scoperto che l'imbarcazione è stata probabilmente sommersa da onde altre 30 metri.

"Ci sono tempeste a sud e a nord, che si uniscono. E se si aggiungono quelle dalla Florida, ci può essere una formazione potenzialmente mortale di onde anomale. Abbiamo misurato onde superiori a 30 metri", spiega Simon Boxall, dell'Università di Southampton.

Foto

Foto

Foto

In tutti questi anni si sono susseguite varie spiegazioni sulle cause che hanno portato a diventare quell'area un vero e proprio buco nero.

La nascita delle leggende sul Triangolo delle Bermuda si deve a storie come quella del Volo 19: nel 1945 cinque aerosiluranti statunitensi scomparvero inspiegabilmente in quell’area. Anche l’aereo di salvataggio inviato per cercarli scomparve.

Uno degli ultimi eventi misteriosi del Triangolo delle Bermuda è avvenuto nel 2015, quando El Faro, una nave mercantile con 33 persone a bordo, scompare in quell’area.

La nuova spiegazione è stata illustrata nel documentario 'The Bermuda Triangle Enygma'. Gli scienziati ritengono che la sfortunata imbarcazione che dovesse imbattersi in questo genere di onda gigante potrebbe affondare nell’arco di due o tre minuti, senza lasciare traccia.

Leggi anche:

Dragon hole: scoperta in Cina la voragine più profonda del mondo (VIDEO)

Dominella Trunfio

Famaco con sangue infetto: l'Aifa ritira lotto di Intratect

L’Agenzia italiana del farmaco, ha disposto il ritiro del medicinale Intratect perché potrebbe contenere plasma infetto. Il provvedimento è stato disposto a seguito della comunicazione della stessa ditta BIOTESTPHARMA, rappresentata in Italia da BIOTEST ITALIA SRL.

Ecco cosa la motivazione del ritiro e il lotto interessato:

Si trasmette il provvedimento dell’AIFA concernente il ritiro del medicinale INTRATECT, lotto n. B791468 scadenza 28/02/2021. Il ritiro è stato disposto a seguito della comunicazione della stessa ditta BIOTEST PHARMA, rappresentata in Italia da BIOTEST ITALIA SRL, di aver ricevuto informazione relativa ad un donatore di plasma tedesco con diagnosi di malattia di Creutzfeld-Jakob, le cui donazioni di sangue sono confluite in emoderivati BIOTEST PHARMA destinati anche al mercato italiano.

Intratect è un farmaco a base del principio attivo Immunoglobulina Umana Normale Per Uso Endovenoso, appartenente alla categoria degli Immunoglobuline umane normali e nello specifico Immunoglobuline, umane normali. E' commercializzato in Italia dall'azienda Biotest Italia S.r.l.

Può essere prescritto con Ricetta OSP - medicinali soggetti a prescrizione medica limitativa, utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero o in struttura ad esso assimilabile. Serve per la terapia e cura di varie malattie e patologie come Sclerosi Multipla, sindromi da immunodeficienza primaria con compromissione della produzione anticorpale ipogammaglobulinemia e infezioni batteriche ricorrenti in pazienti con leucemia linfocitica cronica, AIDS congenito con infezioni batteriche ricorrenti, sindrome di Guillain Barré e malattia di Kawasaki.

Dominella Trunfio

Dimmi come dormi e ti dirò chi sei

Il linguaggio del corpo può dirci tante cose anche mentre dormiamo. Questo simpatico test promette di svelare qualcosa in più della tua personalità che emerge dal modo in cui riposi.

Qual è la posizione migliore per dormire? Il modo in cui dormiamo è fondamentale per riuscire a riposare bene e la posizione da scegliere può cambiare anche in base al nostro stato di salute e non soltanto per la comodità.

Sebbene il nostro corpo sia a riposo, molte funzioni rimangono attive mentre dormiamo. È come se tutto si stesse preparando per iniziare un nuovo giorno. La nostra mente non è "disattivata" affatto.

I test della personalità ci aiutano a comprendere le nostre emozioni e come ci rapportiamo con gli altri. Per farlo questo bastano pochi minuti e nessun impegno. Come ribadiamo sempre, i test non hanno in tasca la verità assoluta, sono dei semplici giochi e come tali vanno presi.

Basta rispondere alla domanda: in quale posizione dormi? Dopo l'immagine troverai le soluzioni.

 

 

SUL LATO DESTRO

Se dormi sul lato destro, sei una persona entusiasta. Hai sempre nuove idee e progetti, e questo si vede anche nel mondo in cui dormi. Pensi continuamente al futuro, ma dovresti cercare di assaporare il presente, altrimenti rischi di non essere mai soddisfatto.

SUL LATO SINISTRO

Se dormi sul lato sinistro, sei una persona sensibile e forse, a volte, un po' nostalgica. Tendi a rimpiangere il passato e perfino a idealizzarlo, ma devi imparare a lasciarti andare e incoraggiarti a buttarti in nuovi progetti e nuove emozioni. Il passato è importante, ma la vita va avanti.

SPAPARANZATO CON LA BOCCA IN SU

Sei una persona che di recente ha avuto preoccupazioni, ora le cose stanno andando meglio per te, quindi ti senti libero di lasciarti andare. Anche il tuo corpo si vuole liberare dalle angosce, godersi la vita e lo dimostra anche il modo in cui dormi.

DI LATO QUASI IN LINEA RETTA

Se dormi in linea retta, come se fossi un blocco, probabilmente sei teso per qualcosa. Un problema a lavoro, in famiglia, nella coppia e questo influenza il tuo modo di dormire. Prova a rilassarti prima di andare a letto in modo che nulla di ciò che ti preoccupa influenzi i tuoi sogni.

NELLA POSIZIONE DI UN BAMBINO

Sei una persona che ha bisogno di essere costantemente protetta. Spesso percepisci l'esterno come una minaccia o un problema. Prenderti cura di te è qualcosa di positivo ma non farlo diventare un ossessione: quello che ruota attorno non è catastrofico, forse stai esagerando un po'.

A FACCIA IN SU

Se dormi a faccia in su, sei una persona sempre attenta e costantemente vigile. Il tuo modo di dormire dimostra che, sei pronto a scattare. Ma devi stare attento, visto che tendi a controllare ciò che succede, ma ti concentri poco su te stesso. Non perdere di vista i tuoi limiti.

SOTTOSOPRA

Se dormi sottosopra, tendi ad essere una persona un po' sfuggente e timida. A volte potresti vergognarti di dire ciò che pensi o hai paura di ciò che potrà dire la gente. Affidati a te stesso, al tuo istinto, lasciati andare. Potrebbe essere difficile, ma è la strada giusta da intraprendere!

Vi siete ritrovati in qualche profilo?

Altri simpatici test:

Dominella Trunfio

Non portate via la sabbia dalla Sardegna: l'appello dell'ambasciata di Berlino ai turisti tedeschi

In Sardegna comincia a essere un serio problema l’abitudine dei turisti di portarsi via della sabbia come ricordo. Interviene anche l’ambasciata tedesca

“Lasciate la sabbia per favore, dove deve stare”. Contro la raccolta selvaggia della sabbia dai nostri litoranei interviene anche l’ambasciata di Berlino che proprio ai tedeschi lancia un monito: non prendete sabbia, pietre e conchiglie come souvenir della Sardegna.

La pena potrebbe essere di svariate centinaia di euro ma, quel che è peggio, si mettono in linea una serie di problemi ambientali non di poco conto.

Così, dopo le prime multe per i visitatori sorpresi a portar via sabbia da alcune spiagge sarde, anche l’ambasciata di Berlino via Facebook avverte i turisti tedeschi: “Non rubate la sabbia dalla Sardegna, si tratta di un grave danno ambientale e quindi vietato per legge”.

Una questione importantissima, se si pensa che solo nell’estate dell’anno scorso e soltanto ad Alghero è stata sequestrata sabbia per due quintali.

Sono ormai alcuni mesi che il corpo forestale della Sardegna ha intensificato i controlli sulle spiagge, mentre diversi Comuni hanno emanato decreti con sanzioni abbastanza salate. Vietato stendere i teli direttamente sulla sabbia per non portare via i granelli, per esempio, come disposto a Stintino sulla spiaggia de La Pelosa.

Multe salate anche a coloro che portano i Suv e le altre vetture direttamente sugli arenili in special modo quelli con le dune. La Forestale ha attivato il numero pubblico 1515 per segnalare i furti di sabbia.

Leggi anche:

Germana Carillo

Pioggia di stelle cadenti: ad agosto le Perseidi più belle e brillanti che mai

Le Perseidi, si sa, sono spettacolari: ma le stelle cadenti più belle dell’anno in questo 2018 ci stupiranno ancora di più. Complice l’assenza della Luna, attendiamo una pioggia di meteore con frequenza anche di 60-100 all’ora. Prepariamo tanti desideri per le notti più romantiche dell’anno.

Tradizionalmente associate alla notte di San Lorenzo, il 10 agosto, le Perseidi sono ormai da diversi anni più frequenti l’11 o anche il 12 del mese (pur essendo attive dal 24 luglio al 17 agosto). Per questo 2018, in particolare, il picco è atteso proprio la notte del 12.

E quest’anno, proprio in quei giorni, il nostro satellite vivrà il minimo di luminosità (l’11 agosto completamente assente dal cielo boreale). Una coincidenza rara, che ci fa sperare in uno spettacolo irripetibile (almeno fino alla prossima assenza di Luna negli stessi giorni).

Cosa sono le Perseidi

Le Perseidi sono meteore costituite dai detriti spaziali dalla cometa Swift-Tuttle, e prendono il loro nome dalla costellazione di Perseo, da dove sembra che la pioggia scaturisca. Ogni anno, dal 17 luglio al 24 agosto, il nostro pianeta Terra attraversa il percorso orbitale della cometa, i cui frammenti entrano nella nostra atmosfera superiore a circa 210.000 km all’ora, illuminando le nostri notti romantiche di agosto.

Come spiegato da EarthSky, la cometa Swift-Tuttle ha un’orbita molto eccentrica (compiendo un giro attorno alla nostra stella ogni 133 anni), ed è per questo che viene a trovarsi fuori anche dall’orbita di Plutone (il pianeta più lontano del Sistema Solare) quando è più distante dal sole e persino all’interno dell’orbita terrestre quando è più vicina.

E ogni volta che passa nella parte interna del sistema solare, la nostra stella la riscalda e ne ammorbidisce i ghiacci, provocando il rilascio di nuovo materiale (e gli spettacoli in cielo). L’ultima volta che la Swift-Tuttle raggiunse il perielio, ovvero il punto più vicino al sole fu nel dicembre del 1992 e la prossima volta sarà a luglio 2126.

Perché quest’anno le Perseidi saranno particolarmente spettacolari

Le Perseidi sono sempre piuttosto brillanti e frequenti, fino a 60-100 all’ora (ovvero più di una al minuto). Non a caso sono note per essere le stelle cadenti più belle (e attese) dell’anno. Ma quest’anno ci aiuterà anche la Luna a rendere tutto più speciale.

Infatti il nostro satellite raggiungerà il minimo di luminosità proprio l’11 agosto e il 12, quando è atteso il picco delle meteore, sarà visibile per appena il 3% (nella mappa il cielo del 12 agosto intorno alle 21). Basterà quindi allontanarsi dalle luci di città per attendere uno vero e proprio show.

“La Luna è molto favorevole alle Perseidi quest’anno – spiega a questo proposito Bill Cooke della Nasa - e questo renderà lo sciame la migliore pioggia di stelle cadenti del 2018 per coloro che vogliono uscire e ammirarle”. Tra l’altro queste meteore potrebbero essere anche particolarmente brillanti, regalandoci indimenticabili bolidi.

Prepariamo tanti desideri!

Roberta De Carolis

Foto di copertina: Ken Christison via Earth Sky

Vegetable Maths Master: l’app messa a punto dagli scienziati per far mangiare verdure ai bambini

I bimbi non mangiano verdure? Ecco la nuova “app game” dedicata ai bambini di età compresa tra i 3 e i 7 anni messa a punto da alcuni ricercatori inglesi.

A volte ce le inventiamo proprio tutte, dalle ricette dove sono nascosti spinaci e bietole ad aeroplani di ogni ordine e forma. Ma la questione delle verdure vs bambini rimarrà irrisolta anche per le generazioni a venire, ne siamo certi. Come far mangiare le verdure ai piccoli?

Vista la naturale propensione dei bimbi di oggi verso i dispostivi tecnologici, gli inglesi si sono inventati un’app che, promettono, farà loro mangiare verdure senza più una lagna. Alcuni ricercatori hanno infatti sviluppato una nuova applicazione per bambini che mira a farli mangiare in modo più sano e a provare più verdure a tavola.

Si tratta della “Vegetable Maths Masters”, una “app game” dedicata ai bambini di età compresa tra i 3 e i 7 anni: dei veri e propri giochi di matematica con cui i bambini possono contare le verdure, disegnare numeri con verdure, aggiungere / sottrarre verdure e fare moltiplicazioni e divisioni. E non solo: per giocare, i bambini devono scegliere un personaggio, come un orsacchiotto o un coniglio, da nutrirlo con ortaggi a go go. Il loro personaggio è felice e animato soltanto quando mangia le verdure, fornendo un feedback verbale positivo.

Per la messa a punto della nuova “app game”, il team di psicologi delle Università di Aston, Loughborough e De Montfort, in collaborazione con la British Psychological Society, hanno effettuato alcune interviste a genitori, bambini e insegnanti per discutere le loro opinioni su alcune strategie per supportare l’introduzione delle verdure anche all’interno di veri e propri percorsi educativi. E si sono poi basati su alcune ricerche psicologiche che suggeriscono che i bambini si sentirebbero meno stanchi delle verdure e più desiderosi di assaggiarle se sono ripetutamente “esposti” a uno stile alimentare fatto per lo più di ortaggi e frutta. La dieta di tutti in famiglia, quindi, continua ad essere il pilastro fondamentale.

Qui trovate l'applicazione da scaricare. Si tratta di una versione inglese, ma potrebbe esserci utile anche per allenarci anche con la lingua! 

Non più 1000 e una ricette da preparare con i nostri bambini e portarle a tavola insieme? Beh, noi speriamo ancora di sì! E serve serviranno i nostri consigli e tutte le idee per far mangiare le verdure ai nostri bambini.

Leggi anche

Germana Carillo

Dieta crash: uno stile alimentare rigoroso renderebbe reversibile il diabete di tipo 2. Lo studio

Una dieta molto rigida per risolvere i problemi derivanti da un diabete di tipo 2. Arriva dalla Gran Bretagna la conferma che una “crash diet” sarebbe un aiuto per far ripartire la produzione di insulina nel pancreas e invertire così il diabete.

Le Università di Newcastle e Glasgow, infatti, hanno dimostrato quanto il diabete di tipo 2 sia praticamente reversibile e che quattro mesi di dieta crash - radicale - consentono ad alcune persone affette da diabete di abbandonare le loro medicine e riportare lo zucchero nel sangue a livelli nella norma.

In pratica, le “cellule beta” nel pancreas che producono insulina possono essere riprogrammate: le cellule che iniziano a funzionare male quando sono circondate da grasso, sono a volte in grado di recuperare quando le persone perdono una notevole quantità di peso.

Lo studio è stato condotto su 298 persone e dalle loro analisi i ricercatori inglesi hanno rilevato che il 46% di coloro che hanno seguito una dieta ferrea ha invertito il diabete sostituendo il cibo con frullati e zuppe per un totale di non più di 800 calorie al giorno.

Ma perché il regime ha funzionato per alcuni e non per altri? Per scoprirlo gli studiosi hanno misurato il grasso del fegato e del pancreas, effettuando contemporaneamente altri test metabolici.

La differenza che hanno trovato è che le persone che hanno invertito il diabete avrebbero avuto la capacità di “riavviare” le loro cellule beta, mentre sembrava che le cellule delle altri pazienti rimasti con il diabete avessero superato un punto di non ritorno.

“Questi risultati aprono una finestra drammatica sul nostro corpo, permettendoci di vedere esattamente cosa succede quando si passa dall’avere il diabete di tipo 2 ad essere in buona salute - dice il professor Roy Taylor, autore principale dello studio e già noto per sostenere la tesi del "Lose the weight and lose the diabetes", cioè di una sostanziale perdita di peso che rende il diabete reversibile. La conoscenza della reversibilità del diabete di tipo 2, in definitiva dovuta alla ridifferenziazione delle cellule beta pancreatiche, porterà a un ulteriore lavoro mirato per migliorare la comprensione di questo processo”.

I risultati confermano la teoria secondo cui una parte fondamentale del superamento del diabete deriva dalla riduzione del grasso interno nel pancreas, dove si trovano le cellule beta. Ma i ricercatori non sanno ancora perché le cellule beta abbiano maggiori probabilità di recuperare in alcune persone rispetto ad altre, o come identificare quelle che hanno maggiori probabilità di andare in remissione.

Intanto la dieta continua ad essere l'unica arma vincente contro una patologia che solo in Italia è quasi raddoppiata negli ultimi trent’anni.

Leggi anche

Germana Carillo

Tiberis, ecco la nuova spiaggia di Roma sul Tevere, ma slitta l'inaugurazione

Si chiamerà Tiberis la nuova spiaggia di Roma, ma l’inaugurazione prevista per questa sera slitta per ‘condizioni meteo avverse’ ed è rinviata a da data da destinarsi.

Il 23 luglio il Campidoglio aveva annunciato la sua apertura promettendo una spiaggia simile a quelle lungo la Senna, da lì però era iniziata una lunga polemica perché erano stati molti coloro che avevano parlato di ‘paragone azzardato’.

Come sarà questa spiaggia? Sicuramente di dimensioni più contenute rispetto a quelle europee, circa un ettaro che prenderà solo metà della banchina recentemente bonificata sotto Lungotevere Dante. Vi si accede dalla rampa utilizzata come ingresso per la navigazione sul fiume.

La sabbia è stata portata a metà luglio per i futuri campi da beach volley, mentre le palme dovrebbero arrivare tra poco per ricreare una sorta di oasi esotica in città. Dietro ci sarebbe l’idea di rendere fruibile il Tevere spesso vittima di degrado e incuria.

Ma i romani che speravano di andarci entro l’estate ancora non possono gioire visto che dal Campidoglio non è stata ancora ufficializzata una nuova data. I pessimisti parlano di una ghost beach, cioè una spiaggia fantasma perché se inaugurata troppo tardi rimarrà solo una neo opera poco fruibile.

I cantieri sono stati top secret, si intravedono comunque alberelli in vaso e dei bagni chimici. Diciamo che per adesso quel che certo è che l’unico bagno che si potrà fare sarà quello di sole, di sicuro non nel Tevere.

LEGGI anche: 

Emergenza idrica a Roma: berremo l'acqua del Tevere?

Dominella Trunfio

Foto Paolo Rizzo/Ag.Toiati

Ecco la più antica biblioteca della Germania. Conteneva oltre 20mila pergamene

I resti di un’antica biblioteca risalente a 1.800 anni fa sono stati rinvenuti nel centro di Colonia. La biblioteca, che fu costruita dai Romani, avrebbe ospitato fino a 20mila pergamene e ad oggi risulta essere la più antica della Germania.

Le pareti della biblioteca, probabilmente alta due piani, furono scoperte per la prima volta nel 2017 durante uno scavo sul terreno di una chiesa protestante - la chiesa di Antoniter - in quella che oggi è una moderna area commerciale nella città di Colonia. Il resto è stato poi scoperto dopo ulteriori lavori di scavo sul terreno.

Secondo gli archeologi, si tratta di un edificio romano risalente al periodo compreso tra il 150 e il 200 d.C., paragonabile alla biblioteca di Efeso, che doveva sorgere nell’area del foro, come dettava la tradizione urbanistica latina. Alcune nicchie lungo le pareti sono rimaste intatte e servivano probabilmente a conservare i rotoli di pergamena.

"Risale alla metà del secondo secolo ed è almeno la prima biblioteca in Germania, e forse nelle province del nord-ovest romano", hanno detto gli archeologi. "Forse ci sono molte città romane che hanno biblioteche, ma non sono state scavate. Se avessimo appena trovato le basi, non avremmo saputo che era una biblioteca. Era perché aveva muri, con le nicchie, che potevamo dire. "

“Ci è voluto un po’ di tempo per abbinare i paralleli e le nicchie che potevamo vedere erano troppo piccole per contenere delle statue. Quello che sembrato è piuttosto un armadio per le pergamene”, spiega Dirk Schmitz del museo romano-germanico di Colonia.

Non è chiaro il numero di pergamene che la biblioteca avrebbe contenuto, ma Schmitz stima intorno alle 20mila copie.

 

Colonia, antica capitale della provincia romana della Germania Inferiore e sede militare regionale, è l’unica città della Germania con una storia che risale a 2mila anni fa e il museo Römisch-Germanische ospita oltre 10 milioni di oggetti rinvenuti. Oggi, questa scoperta conferma la vita già culturalmente vivace di una grande città.

Leggi anche

Germana Carillo
Foto: Hi-flyFoto/Roman-Germanic Museum of Cologne

Loukoumaki, il cagnolino sopravvissuto miracolosamente all'incendio che ha devastato la Grecia (VIDEO)

Si è salvato nascondendosi in un barbecue. Un piccolo miracolo dopo l’incendio che ha devastato l’Attica in Grecia causando la morte di 91 persone. Ma per questo cane la storia per fortuna è a lieto fine.

Per riparasi dalle fiamme si era nascosto in un forno da barbecue in un bosco nell'area di Mati, la cittadina di mare devastata dagli incendi in Grecia lo scorso 23 giugno.

Il cane era così spaventato che per convincerlo a uscire ci sono volute due ore e mezza. Si era accucciato in fondo, tutto ricoperto di cenere e polvere, assieme ad un altro cagnolino anche lui salvo. Al momento non si sa chi sia il proprietario dei due cani.

Il video è stato pubblicato su Facebook da Artemis Kyriakopoulou la donna che ha trovato il cane.

“Era ferito, con ustioni, ed era affamato, lo abbiamo portato da un veterinario e ora sta meglio”, ha scritto la donna nel post.

Il cagnolino ribattezzato Loukoumakis è stato curato e si sta lentamente riprendendo. Intanto continuano le indagini per appurare la natura degli incendi.

Sono centinaia gli animali feriti salvati nelle zone colpite dai roghi, in particolare a Mati e nella località di Kineta. A una settimana dagli incendi, sono più di 350 quelli trovati nelle due aree.

Dominella Trunfio

Ecco chi erano i primi abitanti di Stonehenge

I primi abitanti di Stonehenge? Sicuramente provenivano dal Galles. A stabilirlo è un nuovo studio che ha esaminato i resti di ossa carbonizzati trovati all’interno del sito megalitico.

Quando parliamo di Stonehenge facciamo spesso riferimento al mistero della struttura monolitica pensando soprattutto alla provenienza delle materie prime.

Adesso i ricercatori dell'Università di Oxford in collaborazione con università di Parigi e Bruxelles, hanno dimostrato che gli uomini cremati a Stonehenge provenivano dalla stessa regione del Galles, lontana 150 chilometri, da cui arrivano le pietre utilizzate nelle costruzioni.

Come sono arrivati alla scoperta?

Il team ha analizzato i resti di ossa carbonizzate, frutto di una cremazione, trovati nelle sepolture risalenti a 5mila anni fa intorno a Stonehenge arrivando alla conclusione che gli abitanti provenivano dal Galles.

Una scoperta pubblicata sulla rivista Nature Scientific Reports che avvalora ancora di più la testi della provenienza delle pietre usate nella prima fase di Stonehenge, le cosiddette blustone, importate dalle Preseli Hills, nel Galles.

Il team ha chiesto il permesso di Historic England e English Heritage per analizzare le ossa del cranio cremate appartenenti a 25 individui. Il test ha previsto l'estrazione degli isotopi dello stronzio che possono rivelare dove le persone hanno trascorso gli ultimi anni della loro vita dall'osso cremato.

Come sappiamo Stonehenge è stato usato come luogo di cremazione e di sepoltura. I test sono stati condotti su frammenti di teschi ritrovati nei "fori di Aubrey", un cerchio di 56 fosse al di fuori dell’attuale cerchio di pietra.

Foto

Prima si pensava che i pozzi contenessero pali di legno, ma scavi recenti hanno trovato schegge di bluestone. Una delle ipotesi è che le buche ospitassero il primo cerchio di massi, che poi sono stati ripetutamente riordinati per secoli.

Come si legge nello studio, le prime ossa sono state datate intorno al 3mila a.C. e coprono un arco di tempo di circa 500 anni. Secondo gli archeologi che hanno condotto la ricerca “la varietà di date fa sorgere la possibilità che per secoli le persone potessero essere portate a Stonehenge per essere sepolte con le pietre”.

Leggi anche:

Dominella Trunfio

La plastica: emette gas serra se esposta al sole. Lo studio che lo conferma

I danni della plastica non finiscono solo negli oceani, ma invadono anche l'atmosfera: il materiale esposto al sole emetterebbe infatti gas a effetto serra. Questa l’inquietante conclusione a cui è arrivato uno studio condotto presso l’Università delle Hawaii. Quindi non solo non si degrada per centinaia e anche migliaia di anni, ma quando succede danneggia ancora di più l’ambiente. E l’allarme è ancora più grave se si pensa al riscaldamento globale.

La produzione in serie di materie plastiche è iniziata quasi 70 anni fa e si prevede che il ritmo raddoppierà nei prossimi due decenni (con previsioni disastrose), nonostante le campagne ambientaliste e le allerte degli scienziati, che vanno dall’“eternità dei materiali”, alla formazione di sostanze chimiche a loro associate, che influiscono negativamente sugli organismi e sugli ecosistemi.

I ricercatori dell’Università delle Hawaii non si sono accontentati di quello che era già (tristemente) noto e hanno voluto indagare ancora. Hanno dunque esposto alla luce solare le plastiche più comuni, tra le quali policarbonato, acrilico, polipropilene, polietilene tereftalato, polistirolo, polietilene, materiali utilizzati per la conservazione di alimenti, tessuti e materiali da costruzione.

Tutte le materie plastiche più comuni emettono gas a effetto serra se esposte alla luce solare

E i risultati sono stati inaspettati quanto deprimenti: tutte emettevano noti gas a effetto serra (metano ed etilene), che contribuiscono all’aumento della temperatura sulla terra. Un disastro anche se si pensa che (solo per citare un esempio) il polietilene, il polimero sintetico più prodotto e scartato a livello globale, è risultato essere il più prolifico emettitore di entrambi i gas.

In particolare il team ha scoperto che il tasso di emissione dei gas di pellet vergini di polietilene aumentava nel corso di un esperimento di 212 giorni e che i loro detriti trovati nell’oceano emettevano gas a effetto serra quando esposti alla luce solare. E non solo: dopo l’esposizione l’emissione proseguiva anche senza la presenza di luce solare diretta.

212 giorni sono un tempo molto lungo? In realtà per i tempi delle plastiche è nullo: il polietilene, infatti, è stato (ed è ancora in diverse parti del mondo) il materiale più usato per i sacchetti della spesa e il suo tempo di degradazione nell’ambiente può variare dai 100 ai 1000 anni.

I ricercatori hanno poi dimostrato che le microplastiche (particelle di materiale plastico più piccole di un millimetro fino a livello micrometrico), vengono infine prodotte nell’ambiente e possono ulteriormente accelerare la produzione di gas.

“Attribuiamo alla foto-degradazione della plastica l’aumento delle emissioni di gas serra con il tempo dei pellet vergini, così come la formazione di uno strato superficiale contrassegnato da fratture e micro-fessurazioni – spiega Sarah-Jeanne Royer, autrice principale dello studio – Con il tempo, questi difetti aumentano la superficie disponibile per ulteriore degradazione foto-chimica e quindi contribuiscono ad accelerare il tasso di produzione di gas”.

Un processo disastroso che si autoalimenta

Tecnicamente si può dire che il processo è autocatalitico, ovvero si autoalimenta da solo mentre va avanti: la luce iniziale induce un processo di degradazione che provoca una serie di fenomeni tra cui la produzione di fessure e difetti all’interno del materiale.

Quando questo accade è come se ci fosse “più plastica disponibile” per ulteriore degradazione perché se un tratto prima era liscio e poi diventa “rugoso” la superficie di contatto luce-plastica aumenta. E non se ne esce più.

Allarme cambiamenti climatici

Un disastro globale ancora più preoccupante se si pensa all’aumento della temperatura sul pianeta. Anche in questo caso il fenomeno è tristemente autocatalitico: la temperatura aumenta, la plastica si degrada ed emette gas che contribuiscono ad aumentarla ulteriormente.

“La plastica rappresenta una fonte di gas traccia rilevanti per il clima che si prevede peggiorerà con la produzione e l’accumulo del materiale nell’ambiente – spiega preoccupato David Karl, autore senior dello studio - Questa fonte non è ancora prevista per la valutazione dei cicli globali di metano ed etilene e potrebbe essere significativa”.

I gas serra influenzano direttamente i cambiamenti climatici in generale, perché dal riscaldamento globale deriva anche l’innalzamento del livello del mare, la salute degli ecosistemi sulla terra e nell’oceano e le tempeste, che aumentano le inondazioni, la siccità e l’erosione.

Fortunatamente qualcosa si sta muovendo per cercare di riparare a questo disastro, come l’idea di Boyan Slat di ripulire gli oceani con un pac-man gigante, ma non basta. Di quante e quali prove abbiamo bisogno per capire che dobbiamo fermarci?

Il lavoro è stato pubblicato su PLOs One.

Sui danni della plastica leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto: Università delle Hawaii 

Cheesecake al caffè variegata al cioccolato, ricetta senza cottura e senza zuccheri aggiunti

Cheesecake al caffè variegata al cioccolato, ecco la ricetta passo passo per preparare un dolce senza cottura fresco e goloso da servire a fine pasto o all'ora della merenda. Genuina e gustosa, questa torta si prepara senza colla di pesce, addensanti e senza zuccheri aggiunti.

Una base saporita, fatta con biscotti secchi, burro e una bagna al caffè, sostiene una farcitura soda e vellutata preparata con formaggio spalmabile, panna montata, caffè e cioccolato fondente extra. Il tutto si assembla facilmente ma, come da ricetta originale, anche la nostra cheesecake al caffè dovrà riposare qualche ora in frigorifero prima di essere servita.

Essendoci il caffè, questo dolce non è adatto ai bambini, anche se potete, in caso utilizzare del decaffeinato oppure preparare per loro una cheesecake alla frutta come ad esempio una cheesecake alle fragole o una cheesecake al limone.

Ingredienti
  • 230 gr di biscotti secchi
  • 125 gr di burro
  • 5 ml di caffè
  • 10 ml di acqua
  • 350 gr di formaggio spalmabile
  • 250 ml di panna fresca da montare
  • 20 gr di cioccolato fondente extra
  • 15 gr di caffè
googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1498149132762-1'); });
  • Tempo Preparazione:
    90 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    4 ore circa
  • Dosi:
    per 6 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la cheesecake al caffè: procedimento

 

  • Tritare in un mixer i biscotti fino a polverizzarli e nel frattempo sciogliere il burro,
    versare il burro nel robot da cucina e amalgamarlo alla polvere di biscotti.
  • Foderare con della carta forno uno stampo con fondo estraibile o con anello a cerniera, mettere al suo interno il composto di biscotti e burro e livellarlo compattandolo e andando a così coprire tutto il perimetro della tortiera, quindi riporre in frigorifero per circa mezz'ora.
  • Trascorso il tempo di riposo preparare la bagna mescolando insieme l'acqua con i cinque millilitri di caffè, quindi prendere lo stampo e inumidire la base di biscotti con la bagna appena preparata, tamponandola semplicemene con un pennello da cucina, rimettere in frigorifero e attendere un'altra mezz'ora.
  • Preparare ora la farcia lavorando insieme il formaggio spalmabile con il caffè, montare quindi la panna, e amalgamarla delicatamene al formaggio e al cioccolato spezzettato grossolanamente con un coltello,
  • farcire quindi la base di biscotti con il composto appena preparato, livellarlo con una spatola,
  • se si vorrà decorarlo in superficie basterà mettere da parte un po' di composto, trasferirlo in una sac-a-poche con bocchetta a stella e fare con questa dei riccioli sulla superficie del dolce,
  • cospargere con ulteriore cioccolato e riporre in frigorifero per almeno quattro ore.
  • Trascorse le quali la cheesecake al caffè variegata al cioccolato potrà essere servita.
Come conservare la cheesecake al caffè variegata al cioccolato:

La cheesecake al caffè variegata al cioccolato dovrà essere riposta sempre in frigorifero, coperta da pellicola alimentare, e dovrà essere consumata entro un paio di giorni.

N.B.

Se se preferisce aggiungere del dolcificante al dolce si potrà lavorare con il formaggio spalmabile 50 gr circa di zucchero di canna a velo.

Potrebbero interessarvi anche altre:

Ilaria Zizza

Dimmi quale maschera scegli e ti dirò chi sei

I test della personalità ci aiutano a comprendere le nostre emozioni e come ci rapportiamo con gli altri. Scegli una di queste maschere e scoprirai qualcosa in più del tuo modo di essere.

Un test curioso che svela un lato del proprio carattere, magari quello nascosto che non si sapeva di avere. Per farlo bastano pochi minuti e nessun impegno. Come ribadiamo sempre, i test non hanno in tasca la verità assoluta, sono dei semplici giochi e come tali vanno presi.

Basta scegliere una di queste maschere e vedere il profilo al quale corrispondono. Dopo l'immagine troverai le soluzioni.

 

1) PERSONA POSITIVA

Se hai scelto la prima maschera, sei una persona che cerca di vedere sempre il lato positivo delle cose. Non è sempre facile, ma questo non ti impedisce di provarci. Il tuo ottimismo ti aiuta ad affrontare i momenti difficili. Ma a volte, puoi allontanarti un po' dalla realtà, perché tendi ad essere sognatore. La tua grande sfida? Avere i piedi per terra senza perdere la visione positiva delle cose.

2) PERSONA COMBATTIVA

Se hai scelto la seconda maschera, vedi la vita come un campo di battaglia che non esiti ad affrontare. Questo ti aiuta a superare gli ostacoli e in generale a raggiungere i tuoi obiettivi. Il problema è che a volte, puoi sentirti molto stanco e anche un po' solo nelle tue battaglie. La tua sfida? Imparare a rilassarti e ritagliarti del tempo del tempo per divertirti.

3) PERSONA AVVENTUROSA

Se hai scelto la terza maschera sei una persona avventurosa. Ami che la vita ed è per questo che vuoi sempre vivere nuove esperienze. A volte, questo può portarti ad essere fuori dagli schemi. Ti interessa vivere con intensità ma a volte, trascuri il tuo mondo interiore. La sfida? Coltiva ​​il tuo io, senza perdere la tua energia.

4) PERSONA ANSIOSA

Se hai scelto la quarta opzione, è possibile che la vita ti generi un po' di ansia. Sei una persona molto attiva e laboriosa, fai sempre qualcosa e, in generale, le cose ti riescono bene. Però tendi a stressarsi perché vuoi fare tutto nel migliore dei modi. La sfida? Capire che non sei superman.

5) PERSONA CONTEMPLATIVA

Se hai scelto la quinta maschera, hai un atteggiamento contemplativo. Sei una persona che analizza molto le cose, ed è per questo che prima di prendere una decisione ci metti davvero un bel po'. Questo ti rende molto ragionevole, ma a volte può farti perdere la capacità di agire. La tua grande sfida? Buttarti!

6) PERSONA SOTTOMESSA

Se hai scelto la sesta maschera, hai un atteggiamento un po' sottomesso nei confronti della vita. Non ti piace generare discordia e di solito mantieni un profilo basso. Cerchi di evitare argomenti perché ti danno fastidio le polemiche e fuggi sempre da tutti i conflitti. Il problema è che poi hai difficoltà a imporre la tua voce quando hai davvero bisogno di qualcuno che ti aiuti e capisca. La sfida? Non avere paura di dire ciò che pensi.

Vi siete ritrovati in qualche profilo?

Altri simpatici test:

Dominella Trunfio

Come le creme solari possono danneggiare l’ambiente marino: l’altra faccia della protezione dai raggi UV

Le creme solari possono danneggiare gli embrioni del pesce zebra. Da una ricerca condotta presso l’Hong Kong Baptist University in collaborazione con altri centri di ricerca e il Ministero dell’Agricoltura cinesi emerge che l’utilizzo prolungato dei filtri UV può essere pericoloso per l’ambiente marino, inibendo la riproduzione di questa specie ittica.

L’indagine è stata condotta prima nelle acque della città di Shenzhen, nel sud-est della Cina, dove i ricercatori hanno trovato livelli elevati di prodotti chimici per la protezione solare. Solo successivamente le analisi hanno dimostrato che quei prodotti possono influenzare lo sviluppo degli embrioni del Danio rerio Hamilton, comunemente noto come pesce zebra, un piccolo pesce d’acqua dolce appartenente alla famiglia Cyprinidae.

In particolare i ricercatori, guidati da Kelvin Sze-Yin Leung hanno determinato i livelli di nove filtri UV comuni nelle acque superficiali della città, che è in rapida crescita con più di 20 spiagge ricreative popolari, e hanno trovato sette di loro praticamente ovunque, comprese spiagge pubbliche, un porto e, sorprendentemente, un bacino idrico e acqua del rubinetto, dimostrando l’onnipresenza dei prodotti dovuta ad un ciclo delle acque completamente compromesso.

Successivamente il team si è trasferito in laboratorio, dove ha allevato il pesce zebra, organismo modello comune, alimentandolo con gamberetti di salamoia esposti a tre delle sostanze chimiche più diffuse, da sole o in miscele. I risultati hanno dimostrato che, anche se il pesce adulto non ha avuto problemi visibili, la prole ha mostrato anomalie.

I dati sono stati particolarmente evidenti per esposizioni a lungo termine (47 giorni) e livelli elevati di sostanze chimiche (superiori a quelli che potrebbero verificarsi nell’ambiente reale.) Ma gli effetti di diversi filtri e miscele di filtri UV si verificavano in modi a volte imprevedibili, suggerendo la necessità di ulteriori studi per determinare in che modo queste sostanze chimiche influiscono sui sistemi viventi.

Foto: Environmental Environment & Technology

Proteggersi dai raggi UV è una necessità non solo estetica (per evitare arrossamenti), ma soprattutto di salute. L’esposizione a queste radiazioni infatti – ormai è dimostrato – può favorire l’insorgenza di melanomi cutanei, ovvero tumori maligni della pelle molto pericolosi se non trattati nelle fasi iniziali, nonché accelerare i processi di invecchiamento.

Ma se sulla Terra arriva un sole sempre più “malato” è comunque per colpa nostra. Le attività umane infatti hanno indebolito la naturale protezione, a causa dell’emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti che hanno portato alla sua rarefazione, rendendola meno efficace nella sua azione di filtro.

Per riparare ai danni che noi stessi ci procuriamo, i produttori hanno quindi aggiunto filtri ultravioletti (UV) a molti prodotti per la cura personale, non solo le creme solari propriamente dette, ma anche idratanti e trucco. E non tutti sono prodotti così salutari per noi, nè per l'ambiente.

I filtri UV sono sostanze chimiche che assorbono le radiazioni UV impedendo che ad assorbirle sia la nostra pelle, ma come tutte le sostanze chimiche c'è l'altra faccia della medaglia. Come sempre, meglio rivolgersi a prodotti biologici, come creme solari con filtri minerali, per evitare danni all'ambiente.

Nel 2015 l'Environmental Working Group aveva pubblicato una classifica che bocciava i prodotti solari peggiori ed eleggeva i migliori, ricordando che purtroppo l'80% delle creme solari in vendita negli Usa (ma la classifica comprende marchi presenti anche in Italia) non funziona o contiene ingredienti preoccupanti e valutando positivamente i filtri minerali per la protezione solare.

Ma la prima vera decisione pro ambiente è arrivata solo molto recentemente, quando le Hawaii hanno vietato le creme solari dannose per l'ambiente. In particolare la norma, approvata definitivamente il 5 luglio, vieta la vendita e la distribuzione di filtri solari contenenti oxybenzone o octinoxate, che possono essere letali per le larve di corallo

La scoperta odierna non suona quindi così "strana". D'altronde gli scienziati avevano rilevato queste sostanze nell’ambiente già nel passato, ma la maggior parte degli studi aveva concluso che i singoli prodotti chimici per la protezione solare non erano presenti a livelli sufficientemente elevati da danneggiare persone o animali.

Il team guidato da Leung si è invece chiesto se le combinazioni di filtri UV potessero essere più dannose dei singoli composti con potenziali (e pericolosi) avere effetti a lungo termine che gli studi precedenti non avevano considerato. E purtroppo i loro dubbi sono stati confermati, anche se sono necessari ulteriori approfondimenti prima di giungere a conclusioni definitive.

Il lavoro, finanziato da Shenzhen Science, Technology and Innovation Commission, National Natural Science Foundation of China e Hong Kong Baptist University è stato pubblicato su Environmental Environment & Technology.

Leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto di copertina: Medical News Today 

Insalata di riso in barattolo con lupini [ricetta vegan]

Insalata di riso in barattolo con lupini, la ricetta (vegan) per preparare un fresco primo piatto estivo in pratiche monoporzioni. Da consumare nella pausa pranzo lavorativa o magari anche sotto l'ombrellone, questo piatto preparato con ortaggi di stagione è nutrizionalmente completo e anche molto saporito.

Peperoni dolci, cipolle di Tropea, basilico, riso e lupini, vanno a comporre gli strati di questa coloratissima insalata, che, come sempre, dovrà essere invasata in barattoli di vetro con chiusura ermetica.

Come per tutte le insalate in barattolo si dovrà stratificarla partendo dall'olio e dagli ingredienti più pesanti e, prima di consumarla, si dovrà poi capovolgerla per condirla a dovere. Allora, siete pronti a prepararla? Dovrete cuocere solo il riso, quindi con questo caldo è l'ideale!

Ingredienti
  • 400 gr di riso
  • 240 gr di peperoni
  • 240 gr di cipolla di Tropea
  • 30 foglie di basilico
  • 240 gr di lupini già sgusciati
  • 4 barattoli
googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1498149132762-1'); });
  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    10 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare l'insalata di riso in barattolo con lupini: procedimento

 

  • Lavare i peperoni, recidere il picciolo e svuotarli internamente, quindi tagliarli a fettine sottili,
    sbucciare la cipolla e affettarla sottilmente,
  • lessare il riso in abbondante acqua bollente salata e a cottura scolarlo e farlo raffreddare sotto il getto d'acqua corrente,
  • mettere quindi sul fondo del barattolo l'olio, e si gradisce un pizzico di sale, e stratificare con il riso, i peperoni, i lupini e le cipolle e in fine inserire il basilico lavato e spezzettato con le mani;
  • chiudere quindi con il tappo e
  • conservare in frigorifero fino al momento di servire.

Ti potrebbero interessare altre:

Ilaria Zizza

Dieta anti-afa: i cibi che raffreddano il corpo secondo l'Ayurveda

Quali sono i principi dell’Ayurveda per contrastare l’afa anche a tavola? Ecco come, seguendo i dettami della medicina alternativa indiana, si può comporre una vera e propria dieta anti-afa

Stanchi e spossati da questa ondata di caldo eccezionale? Ricordatevi che anche e soprattutto il vostro stile alimentare può contribuire a farvi sentire più o meno caldo. Se di base è sempre utile mangiare cibi freschi e ricchi d’acqua per reidratarsi, esiste anche un metodo super alternativo per sconfiggere l’afa a tavola ed è quello di cercare i cibi in grado di rinfrescare il corpo secondo l’Ayurveda. Quali sono? E quali sono gli alimenti che invece d’estate vanno evitati?

Il potere di guarigione dell’Ayurveda è ormai ben documentato. Definita anche “scienza della vita”, l'Ayurveda mira a raggiungere uno sviluppo olistico della mente, del corpo e dell’anima: il pensiero ottimistico, l’esercizio fisico regolare e le tecniche yoga di meditazione e respirazione possono portare ad ottenere un corpo calmo e uno stato mentale equilibrato.

Così, anche il nostro stile alimentare ha un ruolo significativo nella vita e ha il potere di guarire se si seguono i principi giusti. Per l’Ayurveda, per esempio, è molto importante conoscere e comprendere la propria costituzione fisica, perché è l’elemento che detta le linee guida dell’alimentazione e dello stile di vita in generale. Il principio “Dravya guna karma vignan”, lo studio delle sostanze e le sue proprietà (cibi e farmaci), governa proprio l’interazione tra ciò che noi mangiamo e la nostra natura psicofisica.

In Ayurveda nutrirsi è una delle tre azioni che l’uomo compie durante la giornata, insieme con attività e riposo e, per esempio, molta importanza si dà al cibo caldo e al cibo freddo.

Cosa significa cibo caldo e freddo secondo l’Ayurveda?

Due sono le accezioni che in genere si danno: in base alla temperatura fisica del prodotto alimentare e, più importante dal punto di vista ayurvedico, in base alla natura interna dell’alimento che avrebbe effetti diversi sui tre tipi di corpo (vata,  pitta e kapha) classificati nell’Ayurveda.

Leggi anche: Vata, Pitta o Kapha: qual è il tuo Dosha?

La classificazione del cibo come caldo e freddo e le sue caratteristiche innate è indicata come “Virya”: in buona sostanza, l’Ayurveda cerca di valutare se un particolare alimento ha un effetto di raffreddamento o di riscaldamento all’interno del nostro corpo, il che, a sua volta, ha un impatto sul nostro metabolismo e digestione.

Parlando della temperatura esterna del cibo, i cibi appena cotti potrebbero essere interpretati erroneamente come “caldi” e alimenti come il gelato come cibo “freddo”. Tuttavia, in termini ayurvedici, il gelato occupa piuttosto un posto nella categoria di alimenti “caldi”. Sembra ironico? Eppure, secondo l’Ayurveda, non esiste una correlazione diretta tra la temperatura fisica di un particolare alimento e la sua natura interna ma, in generale, i cibi sono sostanze (Dravya) che hanno determinate caratteristiche o qualità e determinate proprietà (Guna) che svolgono diverse funzioni (Karma) incidenti direttamente sul nostro benessere per prevenire, ristabilire un equilibrio o curare.

Dieta anti-afa, come scegliere gli alimenti dell’estate con l’Ayurveda

L’Ayurveda lo fa tramite i gusti (Rasa), che agiscono sul nostro stato fisico e mentale. Secondo i Rasa, in estate sono da privilegiare:

  • Dolce - (Madhura, acqua e terra): di qualità pesante e umida, energia fredda (Virya), azione anabolica, nutritiva, calmante
  • Astringente - (Kashaya, aria e terra): di qualità pesante e asciutta, energia calda, azione catabolica, curativa, purificante, capace di inibire le secrezioni

Mentre sono da evitare:

  • Piccante - (Katu, fuoco e aria): di qualità leggera e asciutta, energia molto calda, azione catabolica, digestiva, disintossicante, purificante
  • Salato - (Lavana, acqua e fuoco): di qualità pesante e umida, energia moderatamente calda, dall'azione digestiva e stimolante
  • Aspro/acido - (Amla, fuoco e terra): di qualità leggera e umida, energia calda, con un'azione stimolante e digestiva

E' invece da assumere in piccole dosi per un’azione purificante il gusto amaro - Tikta (aria e spazio), di qualità pesante e asciutta, energia molto calda, purificante, tonificante, disintossicante e diuretica.

Quindi, secondo l'Ayurveda:

I cibi che in estate svolgono un’azione rinfrescante:
  • cereali
  • verdure, come lattuga, cetrioli, zucchine, prezzemolo, germogli, ravanelli, sedano
  • frutta, come fico, mango, melone, prugna, anguria, ananas e fragole mature
  • legumi, come soia (tofu, latte di soia e altri derivati), piselli, lenticchie rosse
  • formaggi freschi, non stagionati
  • olio e condimenti: olio di oliva, di cocco, di soia (da evitare gli oli di sesamo e girasole)
  • spezie, come coriandolo, foglie di curry, finocchio, cardamomo, cumino, foglie di Neem, vaniglia e curcuma, zenzero in polvere, origano

Quanto agli alimenti di origine animale, sarebbe meglio non mangiarne l’assunzione, ma se proprio non si riesce a farne a meno preferire pollo, tacchino, pesci leggeri e di piccole dimensioni. Da evitare molluschi e crostacei.

I cibi caldi secondo l’Ayurveda

Ecco una lista di cibi definiti "caldi" secondo i principi ayurvedici:

1. Cipolle, pepe nero, aglio, zenzero fresco e cibi piccanti 

2. Patate, broccoli, spinaci e fagioli 

3. Ortaggi a radice come carote, ravanelli o rape  

4. Frutta come mele, arance e mango  

5. Spezie come ajwain, senape e hing (asafetida) 

6. Erbe come basilico, timo e origano

Leggi anche

Germana Carillo

Pagine