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La natura non soddisferà più le esigenze dell’intera popolazione: ecco gli scenari peggiori

Tra circa trent’anni, più della metà della popolazione del pianeta dovrà fare i conti con una natura gravemente ferita.

Un recente studio ha modellato gli scenari futuri possibili tenendo conto della disponibilità di acqua potabile, dell’erosione costiera e della diminuzione degli insetti preposti all’impollinazione, evidenziando come la capacità della natura di soddisfare le nostre esigenze stia diminuendo, soprattutto dove il legame tra sopravvivenza dell’uomo e natura è più forte.

I ricercatori hanno cercato di predire quale sarà la situazione nel 2050, tenendo conto della crescita demografica e dei diversi fattori che stanno peggiorando le condizioni dell’ambiente, come lo sfruttamento del suolo, la deforestazione e il continuo sviluppo dell’agricoltura, l’urbanizzazione accelerata o i cambiamenti climatici.

Infine, hanno applicato il loro modello scenari diversi, confrontando le conseguenze che si avrebbero se le società continuassero a fare affidamento sui combustibili fossili e se invece puntassero alle energie rinnovabili e allo sviluppo sostenibile.

Il lavoro, pubblicato su Science, ha concluso che nello scenario peggiore, fino a 5 miliardi di persone dovranno affrontare un maggiore inquinamento idrico, carenza di suoli per l’agricoltura e un’impollinazione insufficiente per garantire i raccolti.

Le conseguenze saranno più gravi per le popolazioni in Africa e in Asia. Quasi 2,5 miliardi di persone nell’Asia orientale e meridionale e un altro miliardo in Africa vedranno ridursi la qualità delle loro acque.

I rischi costieri saranno invece concentrati nell’Asia meridionale e settentrionale e a fare i conti con i maggiori problemi legati alla mancata impollinazione naturale saranno gli abitanti del sud-est asiatico e dell’Africa, ma la situazione sarà molto grave anche in Europa e in America Latina, dove le persone colpite potrebbero avvicinarsi a 900 milioni.

La continua perdita di natura rappresenta una minaccia gravissima, ma adottare un modello di sviluppo sostenibile potrebbe ridurre da tre a dieci volte il numero di persone colpite dal deterioramento degli ecosistemi.

Tuttavia, anche nella migliore delle ipotesi, tra 30 anni circa 500 milioni di coloro che vivono nelle zone costiere saranno soggetti a maggiori rischi legati all’erosione e alle inondazioni.

La soluzione, con tutta probabilità, non arriverà dal progresso tecnologico che consente di impollinare le colture senza insetti, depurare l’acqua dall’azoto o costruire barriere per proteggere le coste.

Queste misure non permetteranno di risolvere il problema poiché non svolgono tutte le funzioni che invece la natura svolge. La vegetazione lungo i fiumi o ai bordi dei laghi, ad esempio, contribuisce sia alla ritenzione di azoto sia a proteggere la costa e inoltre ospita animali, depura l’aria, immette acqua in atmosfera: tutte queste funzioni non possono essere implementate in una barriera costruita dall’uomo.

Inoltre, a subire maggiormente le conseguenze dell’impoverimento della natura, saranno paesi in via di sviluppo dove è impossibile l’uso di soluzioni tecnologiche, poiché troppo costose e impegnative.

La soluzione più realistica individuata dai ricercatori sembra quella di fare tesoro delle informazioni messe a disposizione da studi come questo e impegnarsi seriamente nella conservazione della natura e della biodiversità.
Per evitare lo scenario peggiore occorre adottare modelli di sviluppo che ci portino verso un futuro equo e sostenibile.

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Tatiana Maselli

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Abueland: le ironiche illustrazioni che descrivono ‘La sindrome del nonno schiavo’

Se un tempo i nonni andavano in pensione per rilassarsi dopo tanti anni di lavoro, oggi la loro condizione è decisamente cambiata, impegnati come sono ad aiutare i figli nell’impegnativa gestione dei nipoti.

Condizione a cui l’illustratrice Joly Navarro Rognoni ha dato un nome, la sindrome del nonno schiavo, dedicando allo scottante e attuale tema alcune illustrazioni che, con ironia, descrivono la difficoltà di molti anziani di conciliare la cura dei nipoti con la propria vita personale.

Le vignette dedicate all’argomento, che denunciano la difficoltà di essere nonni oggi, fanno parte del progetto “Abueland“, così descritto:

Abueland sono vignette per ridere e riflettere. Abueland è il ritratto del momento sociale in cui viviamo rispetto alla genitorialità e in cui recitano i nostri padri e le nostre madri. Abueland sono conversazioni nel parco, gite scolastiche, vacanze estive, i giorni in cui i nostri figli si ammalano e non possiamo smettere di lavorare.

Nelle vignette i nonni volano dove necessario per fornire il loro prezioso aiuto, partecipano a corsi di Yoga con i nipoti, frequentano piscine per imparare a nuotare circondati dai marmocchi, insomma, sono ovunque ci sia bisogno, a dispetto della fatica.

Un progetto personale che nasce, come spiega l’illustratrice, con l’intenzione di far riconoscere il ruolo svolto dai nonni, far riflettere e mettere in luce i modelli genitoriali attuali:

Abueland è un progetto personale nato con tre intenzioni: Rendi visibile e riconosci il ruolo che le nonne e i nonni svolgono ora nella cura delle nostre creature. Rifletti , dall’umorismo, sulla benedetta conciliazione e sul valore delle cure. Descrive gli attuali modelli genitoriali e contrasta con i modelli dominanti delle generazioni passate.

In un video l’illustratrice rivela di essersi accorta di questo problema dopo la nascita del secondo figlio, e di aver cominciato a notarlo ascoltando le lamentele dei nonni al parco, desiderosi di mettersi a disposizione per i figli, ma al tempo stesso sfiniti da questo duro lavoro.

Una critica nei confronti di un intero modello sociale, dato che i genitori stessi sono spesso ingabbiati in situazioni lavorative che tolgono spazio alla famiglia, costringendo i nonni a svolgere un ruolo che non gli compete. E l’illustratrice conclude:

“Il messaggio è diretto: prendiamo più cura dei nostri nonni “.

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Laura De Rosa

Photo Credit: Jolylustra

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Mamma malata di cancro: le organizzano il Natale anticipato per permetterle di festeggiarlo un’ultima volta

Quella che vi stiamo per raccontare è una storia molto dolorosa e commovente, ma – prima di ogni altra cosa – si tratta di una storia d’amore che vi farà emozionare.

Helen Robinson è una donna di 46 anni, mamma di ben sette figli. Helen, lo scorso anno, è stata operata al seno per via di un cancro, che, purtroppo, si è ripresentato, diffondendosi nei polmoni.

La donna, oggi, è in fin di vita, le restano pochi giorni e il marito Stephen, 49 anni, ha deciso di fare un gesto d’amore per la sua amata e per i suoi figli più piccoli, Ellie, Sophie e Jessica, rispettivamente di 13, 10 e 8 anni: sta organizzando il Natale in anticipo di oltre due mesi, per far sì che la donna possa festeggiarlo con i figlioletti nell’hospice dove è ricoverata, a Wirral, Merseyside, Inghilterra.

L’uomo, dunque, sta raccogliendo disperatamente fondi per poter festeggiare in anticipo l’ultimo Natale della sua amata Helen insieme ai loro ragazzi. Non solo: Stephen sta raccogliendo fondi anche per il funerale della moglie, la quale si è aggravata rapidamente, ha difficoltà a camminare e presto se ne andrà per sempre. Ecco le parole dell’uomo:

“La notizia è stata devastante per tutti noi. Stiamo insieme dalla scuola e siamo sposati da tantissimi anni. Helen ha educato così bene i bambini ed è il tipo di persona che farebbe di tutto per aiutare gli altri. Ho pianto molte volte perché siamo stati insieme da quando eravamo giovani. È l’amore della mia vita e non so proprio cosa farò».

«Sto facendo del mio meglio per risparmiare quanti più soldi possibili per regalare ad Helen e alle nostre bambine un felice Natale insieme alla loro mamma. Voglio che almeno sorridano in quel giorno speciale perché al momento piangono in continuazione ed è straziante”

La sua pagina GoFundMe ha già raccolto più di £ 2.600 per Helen, che qualche tempo fa ha istituito il programma Trauma Teddies, vale a dire peluche dati alla polizia per conservarli nelle auto di servizio e donarli ai bambini trovati sulle scene di un crimine.

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Basilio Petruzza

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Lidl richiama latte parzialmente scremato per rischio microbiologico: lotti e marca

Nuova allerta nel settore alimentare, con il ritiro delle confezioni di latte parzialmente scremato a marchio Milbona.

Lidl ha infatti disposto il richiamo di quattro lotti di latte parzialmente scremato pastorizzato omogeneizzato Milbona.

Il ritiro si è reso necessario poiché in seguito ai controlli di routine effettuati nello stabilimento tedesco in cui il latte viene confezionato, è emersa la non conformità microbiologica in alcune confezioni.

I lotti richiamati hanno scadenza 14/10/2019, 15/10/2019, 18/10/2019 e 20/10/2019 e sono venduti in confezioni da un litro.

Chi avesse acquistato il latte richiamato è invitato a non consumarlo e a riconsegnarlo nel punto vendita LIDL per il rimborso, anche senza scontrino.

In caso di dubbi o necessità di ulteriori informazioni, Lid Italia mette a disposizione il numero verde 800 480048 per rispondere alle domande dei clienti.

Tatiana Maselli

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15 ottobre: oggi è la giornata della consapevolezza sulla perdita perinatale e infantile

Oggi 15 Ottobre, come ogni anno si celebra il Babyloss Awareness Day italiano, la giornata della consapevolezza sulla perdita perinatale e infantile, con una serie di eventi a tema in tutto il paese.

La giornata, portata in Italia nel 2007 da CiaoLapo onlus, nasce per aiutare i genitori ad affrontare il lutto perinatale, per diffondere consapevolezza sull’argomento spesso taciuto, e migliorare la conoscenza, ricordando al tempo stesso tutti i bambini mai nati o scomparsi prematuramente: nati morti, morti nel pancione o subito dopo il parto, o ancora in culla a causa della SIDS.

Della morte perinatale e infantile si parla ancora troppo poco, così come delle cure da destinare ai genitori o delle ricerche mediche e psicologiche a tema, nonostante non sia affatto un evento raro. Basti pensare che riguarda oltre 5 milioni di famiglie ogni anno in tutto il mondo e in Italia circa 2 mila genitori l’anno.

Avere una rete di sostegno in ospedale e sul territorio per queste famiglie è molto importante ma perché questo accada, è fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica e far conoscere il problema, ragione per cui è stata istituita questa giornata.

Il tema del 2019

Il tema scelto per il 2019 è la conoscenza che protegge e gli hashtag di riferimento per condividere storie e immagini sono #laconoscenzacheprotegge #ChiamalocolSuoNome #illuttoperinataleè.

L’intento è chiaro: promuovere la conoscenza medica, psicologica e psicosociale della corretta informazione perché solo attraverso di essa è possibile essere realmente d’aiuto alle persone che ne hanno bisogno.

Eventi in tutta Italia

Ecco alcuni degli eventi previsti in Italia:

  • a Bologna ritrovo in piazza Maggiore alle 17:30 per far incontrare le famiglie e creare una cerimonia simbolica;
  • a Novara CiaoLapo organizza presso Il Broletto un banchetto informativo, lancio dei palloncini e onda di luce;
  • A Firenze a partire dalle 19 di oggi verrà illuminata di rosa e azzurro Porta San Niccolò;
  • il Polo Museale della Sardegna aderisce all’iniziativa illuminando le terme centrali dell’Area archeologica di Turris Libisonis a Porto Torres (SS), due statue di Mont’e Prama al Museo archeologico nazionale di Cagliari e il portale d’accesso della Cittadella dei Musei a Cagliari;
  • A Varese il Gruppo Melograno Gallarate organizza oggi dalle 16 alle 20 l’iniziativa “Uscire dal silenzio” durante la quale sono previsti banchetti informativi, punti di ascolto, decorazione di farfalle dedicate ai propri bambini, letture di brani e laboratori;
  • a Roma Ciaolapo in collaborazione con Nomination svolge il Babyloss 2019 presso il Nomination Store in Via Frattina 114 dalle ore 16. L’evento prevede fra le altre cose una passeggiata di consapevolezza;
  • nelle piazze di varie città di tutto il mondo alle 19:00 è prevista l’iniziativa “Onda di luce, la “wave of light”, con centinaia di candele accese. Per partecipare basta accendere una candela alle 19 locali e mantenerla accesa per un’ora, in questo modo tutto il mondo verrà attraversato da un’onda di luce, un fuso orario dopo l’altro, unendo migliaia di persone accomunate da un lutto.

Babyloss ha inoltre lanciato un progetto social “Mettiamoci la faccia: il lutto perinatale è…”, dedicato alla raccolta di libere testimonianze sull’argomento sotto forma di fotocartelli.

Per verificare se sono previste iniziative a tema nella vostra città, è sufficiente cercare su facebook la pagina di CiaoLapo regionale.

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Laura De Rosa

Photo Credit: Facebook

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Zoo in Cina: incollano un cestino sul carapace di una tartaruga e la usano come tiro al bersaglio

Una tartaruga africana chiusa in un recinto sporco, con un cestino in vimini incollato sul carapace e utilizzata per raccogliere le monetine lanciate dai turisti.
Succede allo zoo di Nanning, in Cina: la triste immagine della testuggine usata come contenitore vivente per le offerte è stata scattata da un visitatore durante la festa nazionale del Paese, occasione per molte famiglie di recarsi con i figli negli zoo e nei parchi giochi.

Secondo una credenza popolare, centrare il bersaglio con una moneta porterebbe fortuna e allontanerebbe gli spiriti maligni, poco importa se le monete potrebbero colpire e ferire la povera tartaruga o se l’animale scambiasse il denaro per cibo.

Le fotografie scattate dall’utente “Tea-tia” e pubblicate su un Social Network simile a Twitter sono fortunatamente diventate virali, tanto da attirare l’attenzione della polizia postale cinese e del National Forestry Bureau, che ora stanno indagando sull’accaduto.

Nel frattempo, i proprietari della struttura non hanno rilasciato dichiarazioni in merito al trattamento ignobile riservato alla tartaruga.

Purtroppo all’interno degli zoo questi fatti sono all’ordine del giorno: gli animali sono visti semplicemente come oggetti utili a far divertire i visitatori e non vengono rispettati come esseri viventi capaci di sentimenti, emozioni e dolore.

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Tatiana Maselli

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Un esercito di tarantole in calore terrorizza San Francisco: è colpa delle temperature più alte della media

A San Francisco, le temperature sopra la media stanno prolungando la stagione dell’amore per le tarantole e gli abitanti della città si trovano a dover fare i conti con migliaia di tarantole in cerca di un compagno.

L’invasione sta spaventando adulti e bambini, terrorizzati dai frequenti incontri con questi grandi ragni sia all’aperto sia all’interno delle abitazioni.

Gli esperti però assicurano che non c’è alcun bisogno di avere paura delle tarantole, poiché si tratta di animali innocui e addirittura utili per l’uomo.

Sebbene possano incutere timore e in alcuni casi ribrezzo, le tarantole non sono pericolose: nonostante la loro cattiva reputazione, il morso di una tarantola non è più doloroso di quello di una vespa e il veleno non è in grado di uccidere un uomo.

Le associazioni animaliste pregano di non uccidere le tarantole, poiché si tratta di una specie molto utile e già minacciata.

Le tarantole infatti, cibandosi di migliaia di insetti, difendono in modo naturale le coltivazioni dalla minaccia dei parassiti, garantendo un buon raccolto.

Senza i preziosi ragni, probabilmente saremmo costretti a utilizzare molti più insetticidi in agricoltura o rassegnarci a vedere le colture divorate dagli insetti.

#Tarantula mating season is running longer in the #BayArea this year. Have you seen any yet? https://t.co/nxQlmvOhq8 pic.twitter.com/opXa5EZVVn

— 981thebreeze (@981thebreeze) October 14, 2019

Le tarantole affrontano già numerose minacce, in primis con la distruzione del loro habitat causata dall’uomo. In secondo luogo le tarantole vengono predate da una vespa che le paralizza con il proprio morso e le consuma mentre sono ancora vive.

Il numero delle tarantole si sta dunque riducendo in modo preoccupante e, vista la loro importanza per la nostra sopravvivenza, andrebbero tutelate e salvaguardate.

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Tatiana Maselli

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Allerta meteo in Liguria: paura per il torrente Valpolcevera, allagamenti e scuole chiuse

Peggiorano le condizioni meteo in Liguria. Nella giornata di ieri l’Arpa ha emanato l’allerta meteo per temporali in tutte le province della regione. Nel comunicato dell’ente si legge che è allerta arancione su tutta la regione, escluso il ponente, fino alle 14 di oggi.

A preoccupare maggiormente sono le condizioni del Valpolcevera, torrente che da ponente a levante abbraccia il nucleo storico della città di Genova e sfocia nel mar Ligure. La prima zona a fare i conti con l’ondata di pioggia è stato il sottopassaggio di Brin, a Certosa che ha causato una paralisi del traffico nella cittadina ligure sin dalle prime ore del mattino.

Il torrente inoltre ha creato diversi piccoli allagamenti nelle zone limitrofe, sebbene fortunatamente per ora non sia a rischio esondazione. Altre segnalazioni di problemi riguardano tra San Quirico e Pontedecimo dove ponti e acqua alta stanno preoccupando la cittadinanza sul lato sinistro del torrente. Da segnalare anche problemi nella zona bassa tra Fegino e Borzoli, dove si sono venuti a creare laghi nella zona della piazza De Calboli.

Le altre zone della città

La pioggia nella notte ha creato altre problematiche in altre zone della città. A Pegli, stando ai dati Arpal in aggiornamento, sono caduti in sei ore 176 millimetri di acqua, con la massima cumulata oraria di 81,4 millimetri intorno alle 5. A Forino il record sulle sei ore, con una cumulata pari a 212,4 millimetri. Ritardi e segnalazioni anche alla stazione dei treni di Vesima con Trenitalia che informa

“forti rallentamenti tra Voltri e Cogoleto a causa sede ferroviaria allagata e conseguente guasto agli impianti di circolazione”.

Per tutta la durata dell’allerta sarà attiva la sala di emergenza della Protezione Civile del Comune di Genova e sarà attivo il numero verde della Protezione Civile del Comune di Genova 800177797.

Scuole chiuse a Genova

Infine il Comune di Genova questa mattina, ha disposto scuole chiuse nel ponente genovese, di ogni ordine e grado, asili nido compresi, pubbliche e private, nel tratto di territorio compreso da Cornigliano a Voltri. Chiusa anche di Villa Sanguineti a Trasta e il nido d’infanzia Villa Capitini.

Foto copertina: RaiNews.it

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In arrivo le stelle cadenti d’autunno: come e quando ammirare le Orionidi

Sono le stelle cadenti d’autunno e stanno per illuminare il firmamento: occhi al cielo la prossima settimana, il picco delle Orionidi è il 23 ottobre. La Luna sarà poco luminosa e calante, arrecando poco disturbo. Da non perdere!

Come spiega l’UAI, le Orionidi sono originate da particelle perse dalla cometa Halley (che ci ha “fatto visita” l’ultima volta nel 1986) durante vecchi passaggi vicino al Sole e non hanno, in realtà, un unico massimo, ma una serie di variazioni della frequenza soprattutto tra il 18 e il 23 ottobre. Con un po’ di fortuna, potremmo vedere tra le 10 e le 30 meteore all’ora. La fascia oraria migliore sarà dalla mezzanotte fino alle 3.30 circa.

Il loro nome deriva dal radiante, ovvero dal punto dove sembrano originarsi, localizzato nella costellazione di Orione, facile da individuare sull’orizzonte a Est per la caratteristica ‘Cintura’, ovvero l’insieme di tre stelle, praticamente allineate su una stessa retta, al centro della costellazione (la stella principale è Sirio, identificata nella mappa che mostra il cielo del 23 ottobre all’1 circa).

Ma attenzione: le Orionidi, avverte EarthSky, sono meteore estremamente veloci, viaggiando nell’atmosfera a 66 chilometri al secondo (più di 237 mila chilometri orari) e anche piuttosto deboli. Comunque una  buona parte di loro lascia scie persistenti (tracce di gas ionizzati) che durano per alcuni secondi dopo che la stessa meteora è in realtà sparita (ma i desideri valgono lo stesso!). Inoltre, a volte, possono essere eccezionalmente luminose e spezzarsi in frammenti ancora visibili.

Foto: EarthSky

Tutti pronti? Lo spettacolo vale qualche ora in meno di sonno.

Roberta De Carolis

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Rischio cancerogeno, nuovo inchiostro per tatuaggi ritirato dal Ministero

Nuovo inchiostro per tatuaggi richiamato e ritirato dal mercato dal Ministero della Salute per la presenza di sostanze cancerogene sopra i limiti consentiti.

In particolare il pigmento ritirato è quello LIME GREEN a marchio INTENZE , lotto SS274.

L’inchiostro è stato prodotto negli Stati Uniti e distribuito dalla ditta 151SRLS di Torino. Il campionamento in cui sono stati riscontrati valori sopra i limiti è stato effettuato dall’Arpa Piemonte in collaborazione con i servizi di igiene e sanità pubblica di alcune Asl Piemontesi. Il Campione è stato prelevato presso BUONA SORTE TATTOO Club di Torino.

Dalle analisi è emersa la presenza di :

  • ANISIDINA (CAS 90-04-0) pari a 3 mg/kg
  • TOLUIDINA (CAS 95-53-4) pari a 21 mg/kg

Queste ammine aromatiche non devono essere presenti per legge in quanto classificate con l’indicazione di pericolo H350 (ovvero cancerogene).

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Meteo, da domani torna il maltempo con nubifragi ed eventi estremi soprattutto in Liguria

L’Autunno torna a bussare prepotentemente all porta della nostra Penisola dopo una settimana di sole e temperature praticamente estive. Da domani, martedì e nel week end sono previsti infatti nubifragi, temporali ed eventi estremi soprattutto al nord ovest. E’ allerta arancione in Liguria.

Dopo l’ottobrata e la parantesi di sole e caldo, l’autunno torna a riprendersi la scena. Da domani e in particolare nel prossimo week end, sono previsti, infatti, fenomeni temporaleschi anche di forte intensità, in particolare nel nord-ovest: in Liguria è scattata l’allerta arancione e in molti paesi in provincia di Genova e La Spezia è stata emessa l’ordinanza di scuole chiuse.

Colpa di due perturbazioni fredde provenienti dall’Atlantico che andrebbero a scalfire l’alta pressione che si era formata sull’Italia. Anche le temperature subiranno un calo, soprattutto nel fine settimana. Come riporta 3bmeteo.com, infatti, da domani peggiora al nord con piogge e rovesci temporaleschi sulla Liguria. Gli acquazzoni si sposteranno anche al centro , su Sardegna e regioni tirreniche, in particolar modo sulla Toscana e, in serata, su Lazio, Campania e Sicilia meridionale. Asciutto sulle Regioni Adriatiche e al Sud.

https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/meteo-italia—perturbazione-in-arrivo–prime-piogge-al-nordovest-e-toscana-274538

AVVISO #meteo #Sardegna
Rovesci e temporali in arrivo martedì, le zone più a rischio #maltempohttps://t.co/E7R8i8vyub

— 3B Meteo (@3BMeteo) October 14, 2019

Allerta meteo in Liguria

Nella Regione Liguria l’Arpal ha emanato un’allerta meteo per temporali già dalle 18:00 di oggi fino alle 18 di domani. Allerta che diventa arancione dalle 22 di questa sera.

[14/10 – 12h00] #AllertaMeteoLIG

Allerta meteo per temporali e piogge diffuse dalle 18 di oggi, lunedì 14 ottobre, su tutta la Regione

ZONA A
GIALLA dalle 18 di oggi alle 15 di domani sui bacini piccoli e medi

(1 di 3) pic.twitter.com/fiQJW2SytW

— Regione Liguria (@RegLiguria) October 14, 2019

[14/10-18h00] #AllertaMeteoLIG

Entra in vigore l'allerta GIALLA per temporali e piogge diffuse su tutti i bacini piccoli e medi della Liguria.
Alle 22 scatterà il livello ARANCIONE secondo il dettaglio pic.twitter.com/IZUGcXxaCV

— Regione Liguria (@RegLiguria) October 14, 2019

La perturbazione non riuscirà tuttavia a raggiugnere il resto del Paese che rimarrà soleggiato o poco nuvoloso con temperature ancora sopra la media, come riporta ilmeteo.it. Almeno fino al week end quando invece cambierà tutto sull’intera Penisola.

 

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Faraglioni di Capri candidati a Patrimonio Mondiale Unesco per preservarli dall’inquinamento e dall’incuria

I Faraglioni di Capri potrebbero diventare Patrimonio Mondiale dell’Unesco, la proposta arriva dal presidente di Federalberghi Sergio Gargiulo, che spera così di preservarli dall’inquinamento, dall’incuria e dall’indisciplinato traffico marittimo, come riportato nel comunicato stampa condiviso sulla sua pagina facebook:

“Salvaguardare i Faraglioni dell’Isola di Capri e l’area marina circostante dall’incuria e dall’inquinamento ambientale causato dalla continua presenza ravvicinata di natanti che spesso transitano in prossimità anche a velocità elevate. E far si che questa diventi l’occasione per affrontare più in generale il problema del notevole ed indisciplinato traffico marittimo davanti alle coste dell’isola.”

COMUNICATO STAMPASERGIO GARGIULO (FEDERALBERGHI ISOLA DI CAPRI)CANDIDIAMO I FARAGLIONI AL PATRIMONIO MONDIALE…

Pubblicato da Sergio Gargiulo su Lunedì 14 ottobre 2019

Gargiulo spiega che le premesse per far riconoscere i Faraglioni come Patrimonio Unesco ci sono tutte, considerate le regole dettate dall’organizzazione internazionale che promuove il patrimonio artistico e culturale a livello mondiale, come spiega il comunicato stampa:

Riteniamo che i Faraglioni di Capri e forse anche qualche altro elemento naturale dell’isola, come ad esempio l’Arco Naturale, se non tutta l’isola stessa così come è accaduto per le Eolie, rispondano in pieno ai requisiti richiesti per l’iscrizione nelle Liste dell’UNESCO. Per bellezza, patrimonio e stile di vita Capri è riconosciuta a livello universale.”

E intende coinvolgere nel progetto di candidatura istituzioni locali, associazioni imprenditoriali e culturali, e tutti gli amici di Capri sparsi per il mondo.

Sarebbe davvero bello se la proposta venisse accolta visto che, fra le altre cose, potrebbe aiutare a salvaguardare meglio queste meraviglie naturali proteggendole dall’inquinamento e da chi non dimostra il dovuto rispetto.

I tre picchi rocciosi famosi in tutto il mondo, identificati come Faraglione di Terra, perché unito alla terraferma, Faraglione di Mezzo, con una splendida galleria naturale lunga 60 metri, e Faraglione di Fuori, con i suoi 104 metri di altezza, meritano sicuramente questo importante riconoscimento e tutta la nostra attenzione.

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Laura De Rosa

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La suggestiva Via dell’Amore nelle Cinque Terre riaprirà nel 2023

La via dell’Amore, il percorso a picco sul mare più romantico delle Cinque Terre, riaprirà nel 2023. Il sentiero fu realizzato negli anni 20, durante la costruzione della ferrovia e collega per quasi un chilometro Riomaggiore e Manarola.
Il nome ufficiale è 592-1 (SVA2) ed è un tratto di passeggiata compresa nel più lungo sentiero Azzurro che parte dal borgo di Monterosso e termina a Manarola.

I sentieri che collegano le Cinque Terre sono un gioiello della Liguria: i cinque borghi sono infatti connessi da una rete di percorsi da fare a piedi, immersi nella natura e caratterizzati da panorami mozzafiato tra mare e montagna.

La via dell’Amore è un tratto piuttosto breve e semplice di questa rete di sentieri, ma davvero molto suggestivo poiché consente di passeggiare lungo la scogliera a picco sul mare, costeggiando la splendida vegetazione mediterranea, e di raggiungere il mare attraverso una scalinata ricavata nella roccia.

Dal 2012 la via è purtroppo inaccessibile, a causa di una frana che ha provocato il ferimento di quattro turiste australiane e reso il percorso inagibile.

Da allora solo i primi duecento metri del sentiero sono praticabili,partendo dalla stazione dei treni di Manarola, ma grazie agli interventi di messa in sicurezza, dal 2023 sarà nuovamente possibile percorrere questo suggestivo tratto di passeggiata.

È stato infatti presentato il progetto di fattibilità per la riapertura della via dell’Amore: un intervento che richiederà ventotto mesi di lavori e un investimento pari a 12 milioni di euro. Le opere saranno finanziate grazie a fondi regionali e al sostegno economico del Ministero dell’Ambiente e del Mibac.

I lavori di consolidamento prevedono la messa in sicurezza delle pareti rocciose poste sopra e sotto il sentiero, nonché l’ampliamento della galleria artificiale per altri 80 metri.

“La via dell’amore è un simbolo su cui vengono investiti soldi di tutti i liguri. È inaccettabile che uno dei simboli del territorio conosciuto in tutto il mondo non fosse più accessibile” ha commentato il governatore Giovanni Toti.

“Per noi è una sfida come lo è stata per questa regione quella del ponte Morandi, una riapertura attesa da tutto il mondo”, ha aggiunto Donatella Bianchi, presidentessa del parco delle Cinque Terre.

Noi, come tutti, aspettiamo con ansia la riapertura al pubblico della Via dell’Amore, una delle passeggiate più belle del nostro Paese.

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Tatiana Maselli

Photo credit: Cinque Terre

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Verdure fresche dalla confezione delle lattine di birra: l’idea di questo birrificio argentino per ‘piantarla’ con i rifiuti

Cerveza Patagonia, il più grande birrificio artigianale argentino, ha trovato il modo di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente del suo packaging. Cosa si è inventato? Una versione ecologica della sua confezione da sei unità realizzata con carta da piantare.

Il birrificio sud americano ha lanciato ufficialmente un packaging innovativo da piantare e non da buttare. Si tratta dell’Eco Pack che ha semi vivi nella sua composizione.

Una volta bevute le birre, al momento di dover smaltire la confezione, questa si può suddividere in più pezzi, piantare e annaffiare in modo tale da completare il suo ciclo naturale e permettendo così alle piantine di verdura di crescere.

Ovviamente l’imballaggio per essere piantabile, oltre che dotato all’interno di semi, deve essere  realizzato (come avviene in questo caso) con carta biodegradabile al 100% e stampato con inchiostro atossico e a base d’acqua. In questo modo la confezione non è nociva per l’ambiente e neppure per i semi che contiene.

Il materiale è il risultato di una partnership tra Cerveza Patagonia e Papel Semente, società specializzata nella produzione semi-artigianale di questo tipo di prodotto attraverso il riciclaggio della carta, con certificazione Green Seal da parte dell’Istituto Chico Mendes.

L’originale packaging fa parte di un impegno più grande del birrificio. Come ha dichiarato Richard Lee, responsabile della sostenibilità di Cervejaria Ambev (di cui Cerveza Patagonia fa parte):

“Ridurre gli imballaggi o smaltirli correttamente è una delle nostre principali preoccupazioni. Pertanto, abbiamo cercato di ridurre la quantità di imballaggi sul mercato concentrando i nostri sforzi sull’aumento della quantità di imballaggi a rendere e riciclati. Uno dei nostri obiettivi sociali e ambientali è che entro il 2025, il 100% dei nostri prodotti sarà in imballaggi a rendere o realizzati principalmente con materiale riciclato”

Per il momento la confezione in carta piantabile è disponibile solo presso i Refugios Patagonia, ossia i bar di marca ufficiali presenti in varie zone del Sud America. Con la speranza che il Bio pack venga adottato da sempre più marchi di bionda.

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Francesca Biagioli

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Come le compagnie petrolifere stanno martoriando le terre degli indigeni Mapuche in Patagonia

Le compagnie petrolifere stanno portando via terre, salute e identità agli indigeni della Patagonia ma negano di avere responsabilità

La spettacolare vista panoramica data dalle formazioni rocciose nella Patagonia argentina è rovinata dai numerosi pozzi di estrazione di petrolio e gas del giacimento di Vaca muerta, fonte di inquinamento e di problemi di salute grave per le popolazioni indigene che vivono in quelle terre.

A Vaca muerta 20 aziende possiedono un totale di 36 concessioni su un’area di circa 8.500 chilometri quadrati. La compagnia petrolifera argentina YPF guida il gruppo con 23 aree, di cui 16 operative, in collaborazione con la società americana Chevron.

Un mese fa, uno dei pozzi presenti nella provincia di Neuquén è esploso e ha continuato a bruciare per ben 24 giorni: il violento incendio è stato spento solo lo scorso lunedì.

Incendio en Loma La Lata: buscan colocar una válvula para "ahogar" el pozo y apagar el fuego https://t.co/8Fw0MfmSzT pic.twitter.com/LV0CqZrmBJ

— Vaca Muerta News (@VacaMuertaNews) October 7, 2019

Incidenti di questo tipo si verificano regolarmente a Vaca Muerta, uno dei maggiori serbatoi di petrolio e gas del Pianeta, dove dal 2011 sono sorti quasi 2000 pozzi di perforazione. Solo nel 2018 si sono verificati 934 incidenti in 95 pozzi: esplosioni, incendi e fuoriuscite di gas e petrolio provocano inquinamento del suolo, delle acque e dell’aria che sta peggiorando drammaticamente le condizioni di salute delle popolazioni indigene e del bestiame.

I problemi che gli indigeni si trovano ad affrontare vengono ignorati dai governi, che vedono nel giacimento la salvezza economica del Paese, in grado di trasformare l’Argentina in una potenza mondiale, ma secondo l’ambientalista Maristella Svampa, la promessa che Vaca Muerta trasformi l’Argentina in una nuova Arabia Saudita è un mito, come quella di El Dorado:

“È l’illusione magica di una ricchezza improvvisa”, ha detto Svampa.

Per la comunità di Campo Maripe, che comprende circa 140 indigeni Mapuche, Vaca Muerta non ha portato loro ricchezza, ma solo discriminazione, espropriazione delle terre e problemi di salute per loro e per gli animali.

“Le compagnie petrolifere sono entrate nella nostra terra senza il nostro permesso” – afferma Mabel Campo Maripe, indigena 52enne – “Hanno perforato circa 400 pozzi contaminando tutto. Hanno scavato buche vicino ai pozzi dove hanno scaricato i rifiuti senza alcun trattamento e hanno gettato rocce su di essi per coprirli. Abbiamo perso la nostra terra migliore. “

Le compagnie petrolifere hanno infatti costruito centinaia di pozzi negli ultimi sette anni sull’altopiano di Loma Campana, dove per un secolo la comunità indigena ha abitato, coltivato e portato il bestiame a pascolare.
La zona ora è priva di alberi a fare ombra in una terra che d’estate raggiunge i 40°C e non c’è più erba per la sussistenza degli animali.
Le attività estrattive hanno anche determinato gravi problemi di salute per gli animali e per le persone.

“Abbiamo avuto capre nate senza mascelle, senza bocca.” ha raccontato Mabel.”Una delle nostre sorelle e suo marito sono morti di cancro nel 2017. Il fracking ha colpito le nostre ossa, che vengono decalcificate. Ho un impianto in titanio nella colonna vertebrale e anche una mia sorella ne ha bisogno. Mio fratello Albino ha subito un’operazione al braccio a causa della perdita ossea.
L’anno scorso, il nipote di un’altra sorella è nato con l’intestino fuori dal corpo. Lo hanno dovuto operare”

Poi ci sono i mal di testa permanenti e l’odore di benzina che nei giorni caldi e ventosi invade i campi.

Nel 2014, gli indigeni iniziato a bloccare la strada di accesso utilizzata dai camion delle compagnie petrolifere per raggiungere l’altopiano di Loma Campana.

“Prima abbiamo bloccato la strada per due settimane, poi per 48 giorni e poi ancora per altri 48 giorni”, ricorda Mabel.

Gli indigeni sono arrivati a occupare anche gli uffici di YPF a Neuquén e questo ha portato al raggiungimento di un accordo con il quale è stato istituito un comitato speciale di esperti per determinare l’esistenza dei diritti della comunità su 17mila ettari di terreno a Loma Campana.

“Siamo stati in grado di determinare che la comunità di Campo Maripe ha occupato la terra continuamente almeno dal 1927, quando hanno iniziato a pagare i diritti dei pascoli al governo nazionale”, ha detto Jorgelina Villarreal, un’antropologa che fa parte del comitato. “Abbiamo trovato documenti governativi, persino una mappa dell’esercito, che mostrano che sono stati i primi coloni registrati di Loma Campana.”

Nel 2015 le autorità hanno rifiutato le conclusioni del comitato: l’allora presidente Jorge Sapag dichiarò che il rapporto non era riuscito a dimostrare che la comunità vivesse lì nel 17°, 18° e 19° secolo, dunque le rivendicazioni degli indigeni sull’altopiano non erano valide.

Forte delle dichiarazioni di Sapag, la YPF nega i diritti dei Mapuche su Loma Campana:

“Campo Maripe non ha mai abitato l’ampia terra per la quale rivendicano” – ha affermato un portavoce della YPF – “ Le loro case e le attività culturali o produttive sono a diversi chilometri da YPF e dalle operazioni di Chevron.
Tuttavia, la comunità afferma ancora che dovrebbero avere dei diritti sulle terre in cui operano YPF e Chevron. “

Le compagnie petrolifere negano poi che il loro lavoro contamini l’acqua perché l’estrazione avviene a 3000 metri sotto terra, mentre le falde acquifere sono a una profondità di soli 200 metri.

Per quanto riguarda i problemi di salute e i casi di cancro, disturbi respiratori e lesioni cutanee denunciati dagli indigeni, YPF non vede alcuna correlazione con la propria attività e ha dichiarato che:

“In YPF ci impegniamo a operare con i più alti standard. L’eccellenza operativa è fondamentale e lavoriamo in modo permanente per migliorare e implementare soluzioni che minimizzino i potenziali impatti che la nostra attività potrebbe generare.
“Nel caso speciale di Loma Campana, l’area che gestiamo in collaborazione con Chevron, nessun incidente di alcun tipo è stato registrato dall’inizio delle operazioni nel 2013”

Non la pensano così le associazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace, preccupate per le fuoriscite di gas e petrolio nel terreno e per le particelle volatili che si disperdono nell’aria dalle montagne di migliaia di metri cubi di rifiuti prodotti dalle compagnie petrolifere.

Vaca Muerta deve ancora dimostrare la sua redditività economica: il paese ha speso finora migliaia di dollari per attirare investitori e per il momento le attività di estrazione rappresentano una perdita economica per l’Argentina.

Oltre ai costi in denaro, a pagare il prezzo più alto sono i Mapuche:

“Come Mapuches, non stiamo combattendo solo per noi stessi o per la nostra comunità”, afferma Albino Campo Maripe. “Vogliamo che i nostri figli e nipoti sappiano che abbiamo combattuto per qualcosa che appartiene a tutti. L’acqua è vita. Ogni pianta è vita. L’avidità dei governi sta uccidendo il mondo. Il mondo non finirà. Stiamo per estinguerci, perché ci stiamo uccidendo “.

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Tatiana Maselli

Photo credit: Vaca muerta news

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La California vieta la vendita di tutti i prodotti in pelliccia e dice stop agli animali nei circhi

Dopo il divieto di catturare e allevare a scopo commerciale animali destinati a diventare pellicce, ora la California firma la #AB44, una delle leggi più stringenti a difesa dei diritti degli animali.

E grazie a questo passo in avanti, nel paese, dal primo gennaio 2023, non si potranno più vendere, distribuire, donare né produrre prodotti nuovi in pelliccia mentre nei circhi sarà vietato l’impiego di tigri, elefanti e altri animali.

È il primo stato degli USA a farlo e ad annunciare la svolta è stato il governatore Gavin Newsom:

“Ho appena firmato la #AB44, una delle leggi più stringenti a difesa dei diritti degli animali rendendo la California il primo stato a vietare le vendite di nuove pellicce. Ho anche firmato un pacchetto di norme importanti per mettere fine al crudele destino di molti animali”.

I just signed #AB44 — one of the strongest animal rights laws in US History — making California the first state in the nation to ban new fur sales.

Also signed a package of important bills that will bring an end to the cruel treatment of many animals across our state. https://t.co/xvHfBt3Jz5

— Gavin Newsom (@GavinNewsom) October 12, 2019

Il disegno di legge, redatto da Laura Friedman, si applica a tutti i nuovi capi di abbigliamento, e anche a borse, scarpe, portachiavi, cappelli e altri oggetti realizzati in pelliccia, e prevede elevate sanzioni per chi lo viola. Sono invece escluse la pelle bovina e il montone nonché pellicce utilizzate a fini religiosi e dalle tribù dei nativi americani.

La Friedman ha commentato la #AB44 con queste parole:

“Oggi CA ha fatto la storia – # AB44 è stato firmato per legge! Dopo decenni di sforzi da parte dei sostenitori del benessere degli animali, siamo ora il primo stato nella nazione a vietare la pelliccia. CA non ha spazio per il trattamento disumano e insostenibile degli animali. Ora che altri stati seguano il nostro esempio.”

Today CA made history – #AB44 was signed into law! After decades of efforts from animal welfare advocates, we are now the first state in the nation to ban fur. CA has no place for the inhumane & unsustainable treatment of animals. Now for other states to follow in our legacy. pic.twitter.com/1WVtz517ig

— Laura Friedman (@laurafriedman43) October 12, 2019

Non solo, Newsom ha firmato anche altre norme volte a salvaguardare la vita degli animali:

  • la SB 313 per vietare l’uso di orsi, tigri, elefanti, scimmie e altri animali selvatici nei circhi;
  • la AB 1254 per proibire la caccia, la cattura o l’uccisione di gatti selvatici in California fino al 2025, data dopo la quale sarà possibile rilasciare licenze limitate;
  • la AB 128 per proteggere i cavalli selvaggi e domestici della California dal massacro;
  • la AB 1260 che aggiunge altri tipi di animali, come iguana, scinco, caimano, ippopotamo e tre tipi di lucertole, al divieto di importazione e commercio di animali morti e parti di animali morti.

Insomma, un’ottima svolta che speriamo sia di esempio ad altri stati.

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Laura De Rosa

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Il ponte di Da Vinci mai costruito: una rivoluzione architettonica mancata

Leonardo da Vinci ha anticipato i tempi in qualsiasi settore, dall’arte all’anatomia all’ingegneria e le sue opere destano stupore ancora oggi dopo cinque secoli dalla loro pubblicazione.

L’ennesima conferma al genio di da Vinci arriva dai giovani ricercatori del MIT che hanno riprodotto in 3d uno dei progetti di Leonardo, dimostrando come l’opera avrebbe potuto rappresentare una rivoluzione architettonica, se fosse stata costruita.

Si tratta di un ponte, un lavoro che era stato commissionato dal sultano dell’Impero ottomano Baiazid II. Il ponte avrebbe dovuto collegare Istanbul, allora Costantinopoli, con la vicina città di Galata: sarebbe stato il ponte più lungo del mondo, ben 218 metri, e dal design innovativo.

All’epoca i ponti in muratura erano generalmente lunghi dieci volte meno ed erano composti da numerosi archi. Un ponte lungo più di 200 metri avrebbe richiesto circa dieci campate, mentre quello progettato da da Vinci sarebbe stato costruito a campata unica.

Leonardo non ha indicato quale materiale usare, ma secondo i ricercatori del MIT il ponte avrebbe dovuto essere in pietra e si sarebbe sostenuto solo grazie alla forza di gravità, senza malta o cerniere, come i ponti romani.

La struttura sarebbe risultata stabile grazie a un gioco di incastri e agli ampi appoggi a “Y” e avrebbe resistito anche ai terremoti, frequenti in quella zona.

Un progetto davvero ambizioso dell’epoca che però il sultano respinse, preferendo una soluzione convenzionale.

Da Vinci non ha dunque ottenuto il lavoro, ma un gruppo di studenti del MIT ha deciso di capire se il ponte avrebbe potuto funzionare o meno.

Per testare il progetto, i ricercatori del MIT hanno stampato 126 blocchi in 3D e assemblato un modello in scala 1 a 500, lungo circa 80 centimetri.

Tolti i supporti necessari alla costruzione, non solo il ponte è rimasto in piedi “faciendo di sé spalle a sé medesimo”, come voleva Leonardo, ma ha resistito anche alle simulazioni d un evento sismico, confermando la validità del progetto.

Oggi il design di Leonardo non sarebbe utile, poiché i materiali che usiamo sono diversi, ma se il progetto fosse stato approvato all’epoca avrebbe rappresentato una vera e propria rivoluzione. Non sappiamo se Leonardo fosse consapevole della grandiosità del suo progetto, ma per avere un ponte fisso che collegasse le due sponde di Istanbul sul Corno d’oro, si è dovuto aspettare oltre tre secoli, a dimostrazione di quanto le idee di da Vinci fossero troppo avanti per il periodo.

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Tatiana Maselli

Photo cretit: MIT News

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I ghiacciai del Monte Bianco oggi e 100 anni fa. Il confronto è impressionante

Ecco come sono cambiati i ghiacciai del Monte Bianco in un secolo. L’impressionante confronto tra vecchie e nuove immagini

Alcune fotografie aeree scattate a distanza di un secolo ci mostrano i cambiamenti che hanno subito i ghiacciai del Monte Bianco. Il confronto tra vecchie e nuove immagini è davvero impressionante.

Vi abbiamo da poco parlato della situazione del ghiacciaio Planpincieux (sempre sul Monte Bianco), adesso due ricercatrici dell’Università di Dundee in Scozia, Kieran Baxter e Alice Watterson, hanno scattato alcune foto ai 3 ghiacciai presenti sul versante francese della montagna più alta d’Europa. Esattamente le stesse che, 100 anni prima (nel 1919), aveva realizzato il pilota e fotografo svizzero, Walter Mittelholzer,  sorvolando la vetta a bordo di un biplano.

Le foto del prima e del dopo sono state messe a confronto per vedere quali modifiche hanno subito i ghiacciai in questo lasso di tempo. Come potete vedere, la situazione non è certo rosea.

Le ricercatrici scozzesi hanno realizzato gli scatti sorvolando il Monte Bianco nell’agosto scorso . Ma l’impresa non è stata per niente facile, per ottenere le immagini del ghiacciaio dei Bossons, la Mer de Glace e il ghiacciaio d’Argentiere sul versante francese, hanno dovuto infatti utilizzare una particolare tecnica, (monoplotting), per arrivare a triangolare con precisione la posizione della fotocamera nello spazio aereo.

Anche a vista le esperte si sono rese conto della perdita di ghiaccio rispetto al passato ma questa è state decisamente più chiara una volta confrontate le immagini nuove con quelle di un secolo fa.

Come ha dichiarato la dottoressa Baxter:

“La portata della perdita di ghiaccio è stata subito evidente quando siamo arrivati in quota ma è solo mettendo le foto una accanto all’altra che i cambiamenti degli ultimi cento anni sono diventati visibili. E’ un’esperienza che toglie il fiato e spezza il cuore, soprattutto sapendo che lo scioglimento ha accelerato in maniera massiccia negli ultimi decenni”.

In seguito a questa esperienza il commento amaro delle ricercatrici è stato il seguente:

“A meno che non riduciamo drasticamente la nostra dipendenza dai combustibili fossili, rimarrà poco ghiaccio da fotografare tra altri cento anni”

Come sappiamo i ghiacciai si stanno sciogliendo in maniera molto veloce in tutto il mondo: vi abbiamo parlato della Groenlandia, del Monte Rosa, dell’Alaska e anche del cosiddetto Terzo Polo. Insomma, una situazione davvero critica e uno scenario molto preoccupante per tutti noi!

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Francesca Biagioli

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La pista ciclabile luminescente più lunga del mondo è italiana e si trova in Campania

L’oasi naturale dei Laghi Nabi è già di per sé un luogo bellissimo in cui godere del contatto con la natura. Adesso c’è un motivo in più per visitarla, qui si trova la pista ciclabile luminescente più lunga del mondo.

Immaginate di pedalare immersi nella natura sotto un cielo stellato e sopra pietre luminose che vi fanno sentire come se foste all’interno di un quadro impressionista. E’ questa più o meno la sensazione di chi percorre la pista ciclabile luminescente che si trova presso i Laghi Nabi, in provincia di Caserta.

L’ingegnosa opera è frutto del lavoro di una azienda italiana produttrice di applicazioni fotoluminescenti, Lucedentro, che ha puntato tutto su ecosostenibilità e risparmio energetico fornendo l’innovativo materiale utile a realizzare questa pista luminescente lunga 1,5 chilometri.

Si tratta di sassolini di vetro borosilicato di recupero, uniti a fosfori evoluti con l’aggiunta di terre rare (europio e disprosio). Cosa ha di speciale? Questo materiale è in grado di raccogliere la luce del sole durante la giornata utilizzandola poi dopo il tramonto e trasformandola, per circa 8 ore, in un percorso luccicante verde e azzurro. Un modo ecologico ma davvero spettacolare di illuminare la pista che in questo modo ha un bassissimo impatto ambientale su flora e fauna dell’oasi.

400.000 piccoli sassi (del diametro di 8-15 millimetri) luminescenti sono incastonati lungo tutto il percorso e creano giochi di luce davvero suggestivi.

La pista si trova perfettamente integrata all’interno di un’oasi tutta pensata a livello architettonico e paesaggistico per essere ecosostenibile ma allo stesso tempo chic e ricercata.

Questa è stata realizzata nelle ex cave di sabbia del Litorale Domizio ed è parte un’opera di recupero e valorizzazione del territorio che, tra le altre cose, ha previsto la creazione di strutture ricettive che si sposano bene con l’ambiente. Sono state realizzate quindi tende e lodge rimovibili che compongono il primo glamping del Sud Italia.

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Francesca Biagioli

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Quali sono i cibi più pericolosi che importiamo in Italia? La black list di Coldiretti

Dall’inizio dell’anno a oggi in Italia è stato segnalato un allarme alimentare al giorno e la maggior parte dei cibi pericolosi per la nostra salute provengono dall’estero.

Secondo i dati diffusi da Coldiretti al Forum Internazionale dell’agroalimentare a Cernobbio, nel 2019 sono state presentate 281 notifiche all’Unione Europea; di queste, l’84% hanno riguardato prodotti alimentari importati da altri paesi comunitari ed extracomunitari.

Tra i cibi importati più rischiosi per la salute troviamo il tonno e il pescespada spagnoli che contengono mercurio, ma anche lo sgombro francese, responsabile di infestazioni da Anisakis, un pericoloso parassita.

Dalla Cina abbiamo poi importato diversi alimenti contaminati da metalli pesanti, come nichel, manganese e cromo e da altre sostanza pericolose per la salute, tra cui la formaldeide: si tratta di composti ceduti da utensili e materiali che vengono in contatto con gli alimenti.

Nella classifica dei cibi più pericolosi anche la frutta a guscio e la frutta secca importate da Turchia, Egitto e Stati Uniti da cui abbiamo acquistato pistacchi, arachidi e mandorle contaminati da aflatossine.
Nel corso degli ultimi nove mesi le allerte alimentari hanno riguardato anche carni e molluschi contaminati da agenti patogeni e provenienti da Spagna, Polonia e Ungheria.

Di seguito, la classifica completa dei prodotti alimentari più pericolosi importati in Italia, frutto dell’elaborazione dei dati provenienti dal sistema di allerta Rapido (Rassf) effettuata da Coldiretti:

  1. Pesce dalla Spagna soprattutto per presenza di mercurio
  2. Pesce dalla Francia principalmente per Anisakis
  3. Alimenti importati dalla Cina per presenza metalli ceduti da materiali a contatto con il cibo
  4. Pistacchi dalla Turchia per presenza di aflatossine
  5. Arachidi dall’Egitto per presenza di aflatossine (9)
  6. Cozze dalla Spagna principalmente per contaminazione da Escherichia coli
  7. Carni avicole dalla Polonia contaminate da Salmonella
  8. Pistacchi dagli USA per presenza di aflatossine
  9. Carni avicole dall’Ungheria contaminate da Salmonella
  10. Mandorle dagli USA per presenza di aflatossine

Sempre secondo i dati Rassf, i dieci paesi principali da cui abbiamo acquistato alimenti pericolosi sono la Spagna, con 54 casi segnalati, seguita dalla Cina con 28 notifiche e poi da Turchia (22), Francia (21), Stati Uniti (13), Polonia (11), Egitto (9), Argentina (7), Brasile (6) e Ungheria (6).

Secondo Coldiretti da questi risultati emerge una maggiore garanzia di sicurezza dei prodotti nazionali, con una più alta incidenza di rischi rilevati negli alimenti importati.

“Sugli alimenti importati è stata individuata una presenza irregolare di residui chimici più che doppia rispetto a quelli Made in Italy con i pericoli che si moltiplicano per gli ortaggi stranieri venduti in Italia che sono quasi cinque volte piu’ pericolosi di quelli nazionali, secondo l’ultimo report del ministero della Salute sul “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti” pubblicato in agosto 2019. Su circa 11.500 i campioni di alimenti (ortofrutta, cereali, olio, vino, baby food e altri prodotti) analizzati per verificare la presenza di residui di prodotti fitosanitari appena lo 0,9% dei campioni di origine nazionale è risultato irregolare ma la percentuale sale al 2% se si considerano solo gli alimenti di importazioni e tra questi il record negativo è fatto segnare dagli ortaggi dall’estero con il 5,9%” sottolinea Coldiretti.

“Una preoccupazione viene anche per l’elevato numero di allarmi alimentari che riguardano Paesi come l’Argentina ed il Brasile che fanno parte del gruppo dei MERCOSUR con i quali l’Unione Europea ha siglato accordi di libero scambio per agevolare proprio le importazioni di riso, agrumi e carne” ha aggiunto Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, sottolineando che anche per queste ragioni l’Italia non dovrebbe ratificare l’accordo commerciale.

Dai risultati di questa analisi, secondo Coldiretti emerge l’importanza di una corretta informazione riguardo ai prodotti alimentari in commercio: le etichette dovrebbero riportare obbligatoriamente le indicazioni relative alla provenienza del cibo che acquistiamo, così che i consumatori possano sapere da dove arriva il cibo che intendono comprare e indirizzare le loro scelte su prodotti italiani, che offrono maggiori garanzie di sicurezza.

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Tatiana Maselli

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