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Giornata mondiale dei diritti umani: 10 storie sui diritti purtroppo ancora negati

Published in: Costume & Società

Nel corso degli ultimi anni vi abbiamo raccontato diverse storie che vedono al centro i diritti negati nei confronti dei lavoratori, delle donne, dei braccianti, degli operai e dei bambini. Siamo di fronte ad una situazione davvero tragica e la speranza è che la giornata di oggi possa portare ad una riflessione.

Ecco 10 storie per riflettere, che purtroppo ancora oggi vedono al centro la negazione dei diritti umani.

1) Amazon e lo sfruttamento dei lavoratori

Proprio in questi giorni è scoppiato lo scandalo Amazon, a ridosso del Black Friday, quando un'inchiesta del quotidiano Mirror ha fatto emergere le condizioni in cui lavorano i dipendenti del colosso. Si lavora anche per dieci ore consecutive, 30 secondi è il tempo massimo  per imballare un pacchetto, ogni spostamento è controllato dalle telecamere e c’è anche chi finisce per addormentarsi in piedi per la stanchezza. 

Leggi anche: AMAZON, TUTTA LA VERITÀ SULLE TERRIBILI CONDIZIONI DI LAVORO (VIDEO)

2) Change Your Shoes (PETIZIONE)

Purtroppo la produzione di calzature nel mondo nasconde ancora un grave sfruttamento dei diritti umani, con lavoratori-schiavi che operano in condizioni miserabili e senza il rispetto di alcun diritto, senza contare le ulteriori conseguenze negative per l’ambiente. La campagna Change Your Shoes racconta tutto ciò e propone un cambiamento. 13.606 persone hanno chiesto a 26 marchi europei delle calzature di fare un passo avanti, chiedendo di comunicare chi produce le loro scarpe, di cessare di mettere a rischio la vita dei loro lavoratori e lavoratrici. In Italia, la petizione è stata consegnata a Prada, che finora non ha fornito alcuna risposta in merito alle diverse richieste di trasparenza.

Leggi anche: DA DOVE PROVENGONO LE NOSTRE SCARPE? LA PETIZIONE PER CHIEDERLO AI GRANDI MARCHI

3) Le prostitute sfruttate nei campi di concentramento

Dovevano avere al massimo 25 anni, erano obbligate al silenzio e a presentarsi con addosso una divisa dove sopra c’era cucito il loro numero. Nel campo di concentramento di Auschwitz succedeva anche questo: alcune ‘prescelte’ diventavano prostitute, vivevano in case di tolleranza all’interno dei campi di concentramento.

Leggi anche: LA STORIA DIMENTICATA DELLE DONNE DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO COSTRETTE A PROSTITUIRSI

4) Indigeni dell’Etiopia sfrattati

La vita delle popolazioni indigene in Etiopia è davvero difficile, dato che spesso subiscono repressioni brutali e reinsediamenti forzati per fare posto a piantagioni industriali, dighe e grandi opere. Queste popolazioni vengono considerate senza valore, alla stregua di oggetti da spostare da una parte all’altra come in un trasloco. È ora di dire basta.

Leggi anche: INDIGENI DELL'ETIOPIA: SFRATTI FORZATI PER FAR SPAZIO A PIANTAGIONI INDUSTRIALI E DIGHE

5) Indios mutilati dalle lobby brasiliane

Gli Indios Gamela sono stati mutilati, pugnalati e colpiti con i machete dalla lobby dell’agribusiness brasiliana. Gli agricoltori armati di machete li hanno attaccati e feriti secondo quanto ha denunciato Survival International. L’attacco è stato una rappresaglia contra la campagna dei Gamela, volta a recuperare una piccola parte del loro territorio.

Leggi anche: INDIOS MUTILATI CON I MACHETE: LA VIOLENZA INAUDITA DELLA LOBBY DELL’AGRIBUSINESS BRASILIANA

6) La strage degli albini africani

A causa di assurde credenze, dal 2014 ben 69 persone affette albinismo sono state attaccate in Malawi e almeno 18 di esse sono morte secondo quanto rivelato da Amnesty International. Negli ultimi anni, in Malawi sono aumentati gli attacchi contro le persone albine, ricercate per le loro parti del corpo, perché, a causa di superstizioni è diffusa la convinzione che abbiano poteri magici e che portino fortuna, proprio per l’assenza di pigmenti. 

Leggi anche: CACCIA AGLI ALBINI AFRICANI: FERMIAMO QUESTA STRAGE SILENZIOSA (PETIZIONE E VIDEO)

7) Genocidio in Birmania

Storie che non vorremmo mai raccontarvi, raccapriccianti, storie diambini decapitati e di violenze senza fine. In Myanmar (o Birmania) gli scontri tra i ribelli della minoranza musulmana rohingya e le forze di sicurezza birmane hanno coinvolto anche i più piccoli. Si parla di decapitazioni di bambini, vittime innocenti della guerriglia iniziata lo scorso 25 agosto. Atrocità confermate da vari rapporti tra cui quello di Save the children.

Leggi anche: GENOCIDIO IN BIRMANIA, DECAPITATI ANCHE BAMBINI

8) Una schiavitù chiamata caporalato

Purtroppo le storie sono tante: bambini rumeni che raccolgono arance, africani morti di freddo in baraccopoli e ghetti, dopo giornate di lavoro massacrante sui campi di pomodori. La raccolta dei prodotti agricoli sempre più spesso è sinonimo di grave sfruttamento.

Leggi anche: CAPORALATO, SFRUTTAMENTO E SCHIAVITÙ IN AGRICOLTURA: ORA SARANNO PUNITE ANCHE LE AZIENDE (#FILIERASPORCA)

9) Villaggio del Natale in Cina

Gran parte delle decorazioni di Natale in vendita in tutto il mondo provengono purtroppo da un villaggio operaio cinese dove lo sfruttamento e l’inquinamento sono le prime regole. I lavoratori sono sottopagati ed esposti a sostanze pericolose per la salute in continuazione. Le mascherine che indossano per coprire la bocca non bastano di certo a proteggerli.

Leggi anche: IL VILLAGGIO CINESE DOVE SI FABBRICA IL NOSTRO INQUINANTE NATALE, SFRUTTANDO I LAVORATORI (FOTO)

10) Multinazionali del cioccolato

È il momento di fare finalmente chiarezza sulle multinazionali del cioccolato e sul loro eventuale coinvolgimento nello sfruttamento del lavoro minorile che potrebbe essere presente all’interno delle piantagioni di cacao, come evidenziato già nel 2010 dal documentario “The Dark Side of Chocolate”. La speranza è che la Giornata mondiale dei diritti umani sia un’occasione per riflettere.

Leggi anche: 9 MULTINAZIONALI DEL CIOCCOLATO CHE SFRUTTANO I BAMBINI E LI TRATTANO COME SCHIAVI

 

Consulta qui la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Marta Albè

Fonte foto: Hunfeihandel

Leggi anche:

Il cioccolato amaro al sapore di schiavitù e di sfruttamento minorile
6 multinazionali coinvolte nello schiavismo e nello sfruttamento del lavoro minorile
I 10 Paesi del mondo dove si sfruttano di più persone e bambini

 

Giornata mondiale dei diritti umani: 10 storie sui diritti purtroppo ancora negati

Published in: Costume & Società

Nel corso degli ultimi anni vi abbiamo raccontato diverse storie che vedono al centro i diritti negati nei confronti dei lavoratori, delle donne, dei braccianti, degli operai e dei bambini. Siamo di fronte ad una situazione davvero tragica e la speranza è che la giornata di oggi possa portare ad una riflessione.

Ecco 10 storie per riflettere, che purtroppo ancora oggi vedono al centro la negazione dei diritti umani.

1) Amazon e lo sfruttamento dei lavoratori

Proprio in questi giorni è scoppiato lo scandalo Amazon, a ridosso del Black Friday, quando un'inchiesta del quotidiano Mirror ha fatto emergere le condizioni in cui lavorano i dipendenti del colosso. Si lavora anche per dieci ore consecutive, 30 secondi è il tempo massimo  per imballare un pacchetto, ogni spostamento è controllato dalle telecamere e c’è anche chi finisce per addormentarsi in piedi per la stanchezza. 

Leggi anche: AMAZON, TUTTA LA VERITÀ SULLE TERRIBILI CONDIZIONI DI LAVORO (VIDEO)

2) Change Your Shoes (PETIZIONE)

Purtroppo la produzione di calzature nel mondo nasconde ancora un grave sfruttamento dei diritti umani, con lavoratori-schiavi che operano in condizioni miserabili e senza il rispetto di alcun diritto, senza contare le ulteriori conseguenze negative per l’ambiente. La campagna Change Your Shoes racconta tutto ciò e propone un cambiamento. 13.606 persone hanno chiesto a 26 marchi europei delle calzature di fare un passo avanti, chiedendo di comunicare chi produce le loro scarpe, di cessare di mettere a rischio la vita dei loro lavoratori e lavoratrici. In Italia, la petizione è stata consegnata a Prada, che finora non ha fornito alcuna risposta in merito alle diverse richieste di trasparenza.

Leggi anche: DA DOVE PROVENGONO LE NOSTRE SCARPE? LA PETIZIONE PER CHIEDERLO AI GRANDI MARCHI

3) Tribù minacciate dal petrolio

Una strada petrolifera illegale e i piani del Governo per la ricerca e l’estrazione di petrolio minacciano la foresta amazzonica e le tribù incontattate che abitano questi luoghi fondamentali per il nostro Pianeta, che dovrebbero risultare incontaminati ma che purtroppo continuano a subire gravi soprusi da parte dell’uomo.

Leggi anche: YASUNI: QUELLA STRADA PETROLIFERA ILLEGALE CHE MINACCIA LE TRIBÙ INCONTATTATE E LA FORESTA AMAZZONICA (PETIZIONE)

4) Indigeni dell’Etiopia sfrattati

La vita delle popolazioni indigene in Etiopia è davvero difficile, dato che spesso subiscono repressioni brutali e reinsediamenti forzati per fare posto a piantagioni industriali, dighe e grandi opere. Queste popolazioni vengono considerate senza valore, alla stregua di oggetti da spostare da una parte all’altra come in un trasloco. È ora di dire basta.

Leggi anche: INDIGENI DELL'ETIOPIA: SFRATTI FORZATI PER FAR SPAZIO A PIANTAGIONI INDUSTRIALI E DIGHE

5) L’oro del diavolo

Il reportage “The Devil’s Gold” (L’oro del diavolo) mostra lo sfruttamento dei minatori indonesiani, lavoratori invisibili che operano presso il cratere vulcanico di Kawah Ijen, al cui interno si trova lo zolfo. Proprio lo zolfo è l’oro del diavolo, che sono costretti a raccogliere e trasportare per guadagnarsi da vivere in condizioni di pericolo indicibili.

Leggi anche: THE DEVIL’S GOLD: LE FOTO CHE SVELANO IL DRAMMATICO SFRUTTAMENTO DEI MINATORI DI ZOLFO IN INDONESIA (FOTO)

6) La strage degli albini africani

A causa di assurde credenze, dal 2014 ben 69 persone affette albinismo sono state attaccate in Malawi e almeno 18 di esse sono morte secondo quanto rivelato da Amnesty International. Negli ultimi anni, in Malawi sono aumentati gli attacchi contro le persone albine, ricercate per le loro parti del corpo, perché, a causa di superstizioni è diffusa la convinzione che abbiano poteri magici e che portino fortuna, proprio per l’assenza di pigmenti. 

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7) Genocidio in Birmania

Storie che non vorremmo mai raccontarvi, raccapriccianti, storie diambini decapitati e di violenze senza fine. In Myanmar (o Birmania) gli scontri tra i ribelli della minoranza musulmana rohingya e le forze di sicurezza birmane hanno coinvolto anche i più piccoli. Si parla di decapitazioni di bambini, vittime innocenti della guerriglia iniziata lo scorso 25 agosto. Atrocità confermate da vari rapporti tra cui quello di Save the children.

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8) Una schiavitù chiamata caporalato

Purtroppo le storie sono tante: bambini rumeni che raccolgono arance, africani morti di freddo in baraccopoli e ghetti, dopo giornate di lavoro massacrante sui campi di pomodori. La raccolta dei prodotti agricoli sempre più spesso è sinonimo di grave sfruttamento.

Leggi anche: CAPORALATO, SFRUTTAMENTO E SCHIAVITÙ IN AGRICOLTURA: ORA SARANNO PUNITE ANCHE LE AZIENDE (#FILIERASPORCA)

9) Villaggio del Natale in Cina

Gran parte delle decorazioni di Natale in vendita in tutto il mondo provengono purtroppo da un villaggio operaio cinese dove lo sfruttamento e l’inquinamento sono le prime regole. I lavoratori sono sottopagati ed esposti a sostanze pericolose per la salute in continuazione. Le mascherine che indossano per coprire la bocca non bastano di certo a proteggerli.

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10) Multinazionali del cioccolato

È il momento di fare finalmente chiarezza sulle multinazionali del cioccolato e sul loro eventuale coinvolgimento nello sfruttamento del lavoro minorile che potrebbe essere presente all’interno delle piantagioni di cacao, come evidenziato già nel 2010 dal documentario “The Dark Side of Chocolate”. La speranza è che la Giornata mondiale dei diritti umani sia un’occasione per riflettere.

Leggi anche: 9 MULTINAZIONALI DEL CIOCCOLATO CHE SFRUTTANO I BAMBINI E LI TRATTANO COME SCHIAVI

 

Consulta qui la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Marta Albè

Fonte foto: Hunfeihandel

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Il cioccolato amaro al sapore di schiavitù e di sfruttamento minorile
6 multinazionali coinvolte nello schiavismo e nello sfruttamento del lavoro minorile
I 10 Paesi del mondo dove si sfruttano di più persone e bambini

 

Ossana, ecco il paese con più presepi che abitanti

Published in: Trentino Alto Adige

Questo nel Val di Sole, a una decina di chilometri dalle stazioni di Marilleva Tonale Peio e Madonna di Campiglio, è probabilmente l'unico Comune in Italia a essere in grado di esporre una quantità di rappresentazioni della Natività più numerosa dei suoi stessi abitanti, raggiungendo il suo personale record: centinaia di presepi realizzati lungo un percorso tra le vie più suggestive del paese e nel Castello di San Michele.

A dare un contributo significativo è stata senza dubbio la donazione della propria collezione privata di presepi da parte di un cittadino veneto appassionato recentemente scomparso: un patrimonio inestimabile, per quantità e varietà, composto da 760 opere che saranno visitabili presso la Casa degli Affreschi.

All'esterno, esposti in varie corti e tra gli scorci più affascinanti di Ossana, altri 130 presepi di grandi dimensioni e, in molti casi, ad altezza naturale. E tutti i sabati di dicembre dalle 14 alle 18 (e nei giorni dal 23 dicembre al 7 gennaio dalle 16.30 alle 18.30), sarà organizzato anche nella Chiesa di San Vigilio un presepe in movimento con scene di vita quotidiana di alcuni decenni fa. Il primato viene celebrato nella 18esima edizione dell’iniziativa, che coinvolgerà tutto il paese fino al 7 gennaio.

Per i visitatori, è in programma un “percorso guidato”: l’inizio e la fine del sentiero sono contraddistinti da due mercatini di Natale. Il primo è allestito nella Piazza Centrale del paese, l’altro al Castello di San Michele, risalente al 12° secolo. Nelle decine di casette in legno troverete soltanto prodotti di artigianato locale e ed eccellenze gastronomiche trentine.

L'edizione di quest'anno prevede un'altra novità per i visitatori: i più piccoli possono infatti incontrare Babbo Natale nella sua casa, allestita nella “Cort dei Mantoani”. Un luogo incantato nel quale i bambini possono sognare a occhi aperti, tra pacchi dono, personaggi incantati e la slitta in legno usata per consegnare i regali. Inoltre, durante le festività natalizie (dal 23 al 31 dicembre e il 4 gennaio dalle 14.30 alle 19.30), gli elfi aspettano i bambini per coinvolgerli in laboratori manuali. 

A completare il programma una serie di concerti di musica sacra, canti popolari, canzoni natalizie e spettacoli itineranti organizzati nei luoghi più suggestivi del borgo di Ossana.

Leggi anche:

I Villaggi di Babbo Natale in Italia da non perdere

Il vero significato del natale

Qui trovate il calendario completo.

Germana Carillo

L'Islanda elegge una donna ambientalista di 41 anni come Primo Ministro

Published in: Ambiente

Ex ministro dell'istruzione e ambientalista dichiarata, si è impegnata a fare in modo che l'Islanda sia carbon neutral entro il 2040. Essendo il quarto ministro islandese in soli due anni, Jakobsdottir guiderà il paese in un momento in cui la politica nazionale deve riacquistare la fiducia dei cittadini.

I due governi precedenti infatti sono caduti a causa di altrettanti scandali. Il primo dopo l'inchiesta sui Panama Papers. Il primo ministro Sigmundur Gunnlaugsson nel 2016 era stato accusato di aver nascosto milioni di dollari di investimenti nelle banche del Paese e si è dimesso.

L'altro scandalo è emerso lo scorso settembre. Il primo ministro Bjarni Benediktsson ha rassegnato le proprie dimissioni dopo che il padre era stato coinvolto in uno scandalo pedofilia.

La nuova premier Katrin Jakobsdottir non è un volto nuovo della politica pur essendo giovane ma promette di costruire dei ponti, cercando di far dialogare le varie parti politiche e mettendo d'accordo sia gli elettori di destra che quelli di sinistra.

"Poiché questa coalizione comprende partiti da sinistra a destra, il loro lavoro sarà più sulla gestione del sistema che su cambiamenti rivoluzionari" è stato il commento di Eva H. Onnudottir, scienziata politica dell'Università dell'Islanda.

Da quando ha formato la sua coalizione di governo, la Sinistra Verde di Jakobsdottir ha già fatto passi coraggiosi per affermare il suo ambientalismo. Invece di nominare un membro del parlamento, i Verdi di sinistra hanno scelto Guðmundur Ingi Guðbrandsson, attivista ambientale e CEO di Landvernd, la più grande ONG ambientalista dell'Islanda, a ricoprire il ruolo di Ministro dell'Ambiente.

Dal canto suo, Katrin Jakobsdottir è spesso citata dai sondaggi d'opinione come uno dei politici più fidati e apprezzati dell'Islanda, una popolarità che supera di gran lunga quella del suo partito.

Si è già fatta portavoce di una campagna per impegnarsi a ripristinare i sussidi sociali e per la neutralità del carbonio. Inoltre è impegnata nel diffondere l'uguaglianza di genere e ha promesso ulteriori misure per contrastare i cambiamenti climatici.

LEGGI anche:

Curiosità

È la seconda premier donna dell'Islanda, dopo Johanna Sigurdardottir, nel 2009. L'Islanda vanta anche il primo presidente della Repubblica donna eletto direttamente al mondo, Vigdis Finnbogadottir, che ha prestato servizio dal 1980 al 1996.

Francesca Mancuso

L'Islanda elegge una donna ambientalista di 41 anni come Primo Ministro

Published in: Costume & Società

Ex ministro dell'istruzione e ambientalista dichiarata, si è impegnata a fare in modo che l'Islanda sia carbon neutral entro il 2040. Essendo il quarto ministro islandese in soli due anni, Jakobsdottir guiderà il paese in un momento in cui la politica nazionale deve riacquistare la fiducia dei cittadini.

I due governi precedenti infatti sono caduti a causa di altrettanti scandali. Il primo dopo l'inchiesta sui Panama Papers. Il primo ministro Sigmundur Gunnlaugsson nel 2016 era stato accusato di aver nascosto milioni di dollari di investimenti nelle banche del Paese e si è dimesso.

L'altro scandalo è emerso lo scorso settembre. Il primo ministro Bjarni Benediktsson ha rassegnato le proprie dimissioni dopo che il padre era stato coinvolto in uno scandalo pedofilia.

La nuova premier Katrin Jakobsdottir non è un volto nuovo della politica pur essendo giovane ma promette di costruire dei ponti, cercando di far dialogare le varie parti politiche e mettendo d'accordo sia gli elettori di destra che quelli di sinistra.

"Poiché questa coalizione comprende partiti da sinistra a destra, il loro lavoro sarà più sulla gestione del sistema che su cambiamenti rivoluzionari" è stato il commento di Eva H. Onnudottir, scienziata politica dell'Università dell'Islanda.

Da quando ha formato la sua coalizione di governo, la Sinistra Verde di Jakobsdottir ha già fatto passi coraggiosi per affermare il suo ambientalismo. Invece di nominare un membro del parlamento, i Verdi di sinistra hanno scelto Guðmundur Ingi Guðbrandsson, attivista ambientale e CEO di Landvernd, la più grande ONG ambientalista dell'Islanda, a ricoprire il ruolo di Ministro dell'Ambiente.

Dal canto suo, Katrin Jakobsdottir è spesso citata dai sondaggi d'opinione come uno dei politici più fidati e apprezzati dell'Islanda, una popolarità che supera di gran lunga quella del suo partito.

Si è già fatta portavoce di una campagna per impegnarsi a ripristinare i sussidi sociali e per la neutralità del carbonio. Inoltre è impegnata nel diffondere l'uguaglianza di genere e ha promesso ulteriori misure per contrastare i cambiamenti climatici.

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È la seconda premier donna dell'Islanda, dopo Johanna Sigurdardottir, nel 2009. L'Islanda vanta anche il primo presidente della Repubblica donna eletto direttamente al mondo, Vigdis Finnbogadottir, che ha prestato servizio dal 1980 al 1996.

Francesca Mancuso

L'Islanda elegge una donna ambientalista di 41 anni come Primo Ministro

Published in: Costume & Società

Ex ministro dell'istruzione e ambientalista dichiarata, si è impegnata a fare in modo che l'Islanda sia carbon neutral entro il 2040. Essendo il quarto ministro islandese in soli due anni, Jakobsdottir guiderà il paese in un momento in cui la politica nazionale deve riacquistare la fiducia dei cittadini.

I due governi precedenti infatti sono caduti a causa di altrettanti scandali. Il primo dopo l'inchiesta sui Panama Papers. Il primo ministro Sigmundur Gunnlaugsson nel 2016 era stato accusato di aver nascosto milioni di dollari di investimenti nelle banche del Paese e si è dimesso.

L'altro scandalo è emerso lo scorso settembre. Il primo ministro Bjarni Benediktsson ha rassegnato le proprie dimissioni dopo che il padre era stato coinvolto in uno scandalo pedofilia.

La nuova premier Katrin Jakobsdottir non è un volto nuovo della politica pur essendo giovane ma promette di costruire dei ponti, cercando di far dialogare le varie parti politiche e mettendo d'accordo sia gli elettori di destra che quelli di sinistra.

"Poiché questa coalizione comprende partiti da sinistra a destra, il loro lavoro sarà più sulla gestione del sistema che su cambiamenti rivoluzionari" è stato il commento di Eva H. Onnudottir, scienziata politica dell'Università dell'Islanda.

Da quando ha formato la sua coalizione di governo, la Sinistra Verde di Jakobsdottir ha già fatto passi coraggiosi per affermare il suo ambientalismo. Invece di nominare un membro del parlamento, i Verdi di sinistra hanno scelto Guðmundur Ingi Guðbrandsson, attivista ambientale e CEO di Landvernd, la più grande ONG ambientalista dell'Islanda, a ricoprire il ruolo di Ministro dell'Ambiente.

Dal canto suo, Katrin Jakobsdottir è spesso citata dai sondaggi d'opinione come uno dei politici più fidati e apprezzati dell'Islanda, una popolarità che supera di gran lunga quella del suo partito.

Si è già fatta portavoce di una campagna per impegnarsi a ripristinare i sussidi sociali e per la neutralità del carbonio. Inoltre è impegnata nel diffondere l'uguaglianza di genere e ha promesso ulteriori misure per contrastare i cambiamenti climatici.

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Curiosità

È la seconda premier donna dell'Islanda, dopo Johanna Sigurdardottir, nel 2009. L'Islanda vanta anche il primo presidente della Repubblica donna eletto direttamente al mondo, Vigdis Finnbogadottir, che ha prestato servizio dal 1980 al 1996.

Francesca Mancuso

Portogallo, ecco il Paese europeo migliore dove trasferirsi

Published in: Vivere

A essere convinto di cotanto splendore è il rapporto Expat Insider 2017, elaborato da InterNations . Ora al suo quarto anno, Expat Insider è uno dei più grandi sondaggi che offre un’analisi approfondita della vita degli espatriati in tutto il mondo. Più di 12.500 intervistati che rappresentano 166 nazionalità e vivono in 188 paesi o territori hanno risposto alle domande, fornendo una visione unica di ciò che significa essere un “expat” nel 2017.

La classifica si basa su 65 destinazioni e sul modo in cui questi paesi sono stati valutati dai residenti stranieri. Per queste valutazioni, sono stati esaminati più di 40 fattori individuali che influenzano l’esperienza di un expat di vivere in un paese straniero, dalla vita familiare alle finanze (qualità della vita, facilità di insediamento, lavoro all’estero, vita familiare, finanza personale e costo della vita). 

L'indagine

Il risultato è stato chiaro. Qui, a due passi dalla vecchia ambizione di nome “Spagna” e meraviglioso affaccio sull’Atlantico, secondo questa classifica l’indice della qualità della vita (Quality of Life Index) è notevolmente aumentato. Il Portogallo è uno dei “biggest winners”, essendo riuscito a migliorare la sua posizione complessiva di 23 posti e conquistando il primo posto in questo indice. Mentre il vincitore dello scorso anno, Taiwan, riesce ancora a conquistare il secondo posto, per la prima volta in quattro anni, il Messico non è più in numero nell’indice della “Facilità di insediamento”. Proprio come nella top 3 mondiale, è stato battuto al primo posto dal Baharain e seguito a ruota da Costa Rica al terzo posto.

Ma, leggendo il rapporto, si nota come il paese sia presente in varie aree. Per cominciare, gli espatriati qui sono i benvenuti (94%) (il Portogallo è al primo posto in questa categoria).

Il Portogallo è anche il numero uno quando si parla di cordialità e di sentirsi i benvenuti. In effetti, l'88% generalmente concorda sul fatto che è facile stabilirsi in questo Paese, mentre solo il 75% ha dato a questo fattore una valutazione positiva nel 2016. Un expat apprezza le “persone gentili, il clima piacevole e il cibo, così come i bei posti da visitare”. La simpatia popolare è infatti sottolineata dal 94% degli intervistati.

In generale:

  • il 93% degli intervistati è soddisfatto della vita che conduce in Portogallo
  • il 29% afferma di essere davvero contento
  • l’89% si sente generalmente felice
  • il 95% è soddisfatto delle relazioni create (76% nel 2016)
  • il 74% afferma che è stato facile adattarsi alla cultura locale
  • il 75% considera anche la sicurezza un fattore che fa la differenza, così come il diritto alla salute accessibile davvero a tutti

Portogallo prima scelta, dunque, per chi vuol cambiare vita? Perché no, da un’indagine dell’anno scorso emerse anche che le leggi locali favoriscono di molto l’ingresso di professionisti qualificati come medici, informatici e ingegneri, ma anche, udite udite, di pensionati che, se prendono la residenza fiscale, una casa in affitto e restano in Portogallo per almeno 183 giorni in un anno, non pagano tasse sulla pensione per un periodo di 10 anni.

Pronti a partire?

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Germana Carillo

La street art del Banksy francese per riflettere sulla nostra società

Published in: Arte e Cultura


Classe ’79, Dran così come Banksy e l’italiano Blu di certo non le manda a dire e nella sua street art si scaglia pubblicamente contro ogni forma di potere. In tutta la Francia i suoi graffiti affrontano temi importanti.

Dalla dipendenza da internet alle molestie sessuali, dalla precarietà della vita fino all’indifferenza nei confronti degli esseri umani. Il suo tocco geniale sta nel fatto che non dipinge direttamente sui muri ma sui cartoni.

Ci si ritrova in un attimo in un mondo in cui una bambina dà da mangiare a una giostrina a forma di cavallo perché probabilmente non ne ha mai visto uno in vita sua, in cui un bambino alla fermata del bus sembra già un uomo stanco e sopraffatto dai problemi quotidiani.

Ecco alcune delle sue opere più significative:

  Altre bellissime forme di street art: Dominella Trunfio Foto

La street art del Banksy francese per riflettere sulla nostra società

Published in: Arte e Cultura


Classe ’79, Dran così come Banksy e l’italiano Blu di certo non le manda a dire e nella sua street art si scaglia pubblicamente contro ogni forma di potere. In tutta la Francia i suoi graffiti affrontano temi importanti.

Dalla dipendenza da internet alle molestie sessuali, dalla precarietà della vita fino all’indifferenza nei confronti degli esseri umani. Il suo tocco geniale sta nel fatto che non dipinge direttamente sui muri ma sui cartoni.

Ci si ritrova in un attimo in un mondo in cui una bambina dà da mangiare a una giostrina a forma di cavallo perché probabilmente non ne ha mai visto uno in vita sua, in cui un bambino alla fermata del bus sembra già un uomo stanco e sopraffatto dai problemi quotidiani.

Ecco alcune delle sue opere più significative:

  Altre bellissime forme di street art: Dominella Trunfio Foto

Ecco la canzone di Natale perfetta (parola degli scienziati)

Published in: Arte e Cultura

Esistono tanti brani musicali nati in occasione delle festività negli anni passati e spesso diventati grandi successi (pensate ad esempio alle canzoni di Michael Bublè). Probabilmente però non ci siamo mai soffermati a pensare ai reali motivi per i quali questi brani siano generalmente tanto amati. Quello di cui non ci rendiamo conto, ad un ascolto distratto e inesperto, è che dietro alle parole, melodie e suoni ci sono alcuni elementi chiave che potrebbero aver aiutato queste canzoni a salire in cima alle classifiche durante le festività.

Ad interessarsi a questo argomento è stata anche la scienza che ha voluto identificare quali possano essere gli elementi fondamentali per creare la perfetta musica di Natale aiutando così i cantautori a comporre nuovi pezzi di successo adatti alle festività.

Il musicologo Joe Bennett, vice presidente degli affari accademici del Boston Conservatory di Berklee, ha svolto delle ricerche approfondite sulla psicologia della scrittura di canzoni e proprio a lui è stato chiesto di dare una mano per un progetto di ricerca commerciale che sarebbe stato utilizzato per creare un nuovo brano musicale adatto alle festività natalizie.

Per centrare il suo obiettivo, Bennett ha studiato le oltre 200 canzoni più popolari su Spotify durante la settimana di Natale del 2016. Di ciascuna il ricercatore ha analizzato la chiave musicale, il tempo, il tema lirico e le caratteristiche del cantante che le ha portate al successo stilando la seguente classifica delle 10 migliori canzoni:

  • "All I Want for Christmas Is You" Mariah Carey
  • "Last Christmas" Wham!
  • "Fairytale of New York" The Pogues (feat. Kirsty MacColl)
  • "Merry Christmas Everyone" Shakin' Stevens
  • "It's the Most Wonderful Time of the Year" Andy Williams
  • "Do They Know It's Christmas?" Band Aid
  • "It's Beginning To Look A Lot Like Christmas" Michael Bublé
  • "I Wish It Could Be Christmas" Everyday Wizzard
  • "Step Into Christmas" Elton John
  • "Wonderful Christmas time" Paul McCartney

Lo studioso ha scoperto che i brani di Natale più popolari venivano cantati in una tonalità maggiore con un tempo medio di 115 battiti al minuto. Per quanto riguarda i contenuti, invece, si faceva riferimento a Babbo Natale, alla neve, alla casa e a sentimenti come amore e pace. Non mancavano poi i suoni di campane o il rumore della slitta che porta i regali.

In base ai risultati dello studio, i cantautori Harriet Green e Steve Anderson hanno scritto un nuovo canto natalizio. Si tratta del brano “Love's Not Just For Christmas” registrato dalla London Community Gospel Choir che potete ascoltare nel seguente video:

Cantare tra l'altro, e non solo le canzoni di Natale, ci fa molto bene. A questo proposito leggi anche:

Il nuovo brano nato dall'unione tra musica e scienza è stato lanciato su YouTube e può essere scaricato da Spotify. Indubbiamente orecchiabile e in perfetto stile natalizio, vi piace?

Francesca Biagioli

Ecco la canzone di Natale perfetta (parola degli scienziati)

Published in: Arte e Cultura

Esistono tanti brani musicali nati in occasione delle festività negli anni passati e spesso diventati grandi successi (pensate ad esempio alle canzoni di Michael Bublè). Probabilmente però non ci siamo mai soffermati a pensare ai reali motivi per i quali questi brani siano generalmente tanto amati. Quello di cui non ci rendiamo conto, ad un ascolto distratto e inesperto, è che dietro alle parole, melodie e suoni ci sono alcuni elementi chiave che potrebbero aver aiutato queste canzoni a salire in cima alle classifiche durante le festività.

Ad interessarsi a questo argomento è stata anche la scienza che ha voluto identificare quali possano essere gli elementi fondamentali per creare la perfetta musica di Natale aiutando così i cantautori a comporre nuovi pezzi di successo adatti alle festività.

Il musicologo Joe Bennett, vice presidente degli affari accademici del Boston Conservatory di Berklee, ha svolto delle ricerche approfondite sulla psicologia della scrittura di canzoni e proprio a lui è stato chiesto di dare una mano per un progetto di ricerca commerciale che sarebbe stato utilizzato per creare un nuovo brano musicale adatto alle festività natalizie.

Per centrare il suo obiettivo, Bennett ha studiato le oltre 200 canzoni più popolari su Spotify durante la settimana di Natale del 2016. Di ciascuna il ricercatore ha analizzato la chiave musicale, il tempo, il tema lirico e le caratteristiche del cantante che le ha portate al successo stilando la seguente classifica delle 10 migliori canzoni:

  • "All I Want for Christmas Is You" Mariah Carey
  • "Last Christmas" Wham!
  • "Fairytale of New York" The Pogues (feat. Kirsty MacColl)
  • "Merry Christmas Everyone" Shakin' Stevens
  • "It's the Most Wonderful Time of the Year" Andy Williams
  • "Do They Know It's Christmas?" Band Aid
  • "It's Beginning To Look A Lot Like Christmas" Michael Bublé
  • "I Wish It Could Be Christmas" Everyday Wizzard
  • "Step Into Christmas" Elton John
  • "Wonderful Christmas time" Paul McCartney

Lo studioso ha scoperto che i brani di Natale più popolari venivano cantati in una tonalità maggiore con un tempo medio di 115 battiti al minuto. Per quanto riguarda i contenuti, invece, si faceva riferimento a Babbo Natale, alla neve, alla casa e a sentimenti come amore e pace. Non mancavano poi i suoni di campane o il rumore della slitta che porta i regali.

In base ai risultati dello studio, i cantautori Harriet Green e Steve Anderson hanno scritto un nuovo canto natalizio. Si tratta del brano “Love's Not Just For Christmas” registrato dalla London Community Gospel Choir che potete ascoltare nel seguente video:

Cantare tra l'altro, e non solo le canzoni di Natale, ci fa molto bene. A questo proposito leggi anche:

Il nuovo brano nato dall'unione tra musica e scienza è stato lanciato su YouTube e può essere scaricato da Spotify. Indubbiamente orecchiabile e in perfetto stile natalizio, vi piace?

Francesca Biagioli

Attento alle nuove valvole termostatiche, ci fanno spendere anche a termosifoni spenti

Published in: Risparmio energetico

La vicenda ha scatenato l'allarme visto che anche altre persone, inconsapevolmente, potrebbero aver pagato senza aver utilizzato i termosifoni.

Dal 2016, le valvole termostatiche sono obbligatorie nei condomini con sistema di riscaldamento centralizzato per favorire il risparmio energetico. Esse permettono infatti di aprire e chiudere la circolazione dell’acqua calda nel termosifone e consentono di mantenere costante la temperatura impostata concentrando il calore negli ambienti più frequentati. In questo modo si riducono gli sprechi. Oltre alle valvole il sistema presenta anche dei ripartitori di calore.

Ecco cos'è accaduto a Franco Lodigiani. L'uomo ha segnalato un problema proprio con i ripartitori, delle piccole scatolette attaccate ai radiatori. Questi rilevatori sono obbligatori per legge insieme alle valvole termostatiche,

“Lo scorso anno, a settembre 2016, – scrive il signor Lodigiani – i ripartitori sono stati applicati anche nei nostri appartamenti. A fine stagione, dopo il passaggio del tecnico addetto al prelievo e all’azzeramento dei contatori, verifico sugli strumenti stessi che la procedura sia andata a buon fine e che riportino il valore zero predisposto per la nuova stagione. Tutto perfetto”.

Fino qui nulla di strano.

Poco dopo, a fine settembre, il signor Lodigiani per scrupolo controlla il contatore, prima di accendere il riscaldamento. Scopre così che i ripartitori di calore riportavano già 315 scatti, che

“rappresentano le frazioni di consumo calcolate in base al consumo medio del condominio”.

Facendo un rapporto tra l’ammontare di scatti consumati complessivamente nell’ultima stagione invernale e il costo delle bollette per il riscaldamento, l'uomo è giunto alla conclusione che questi 315 scatti erano stati erroneamente calcolati e corrispondevano a circa 30 euro.

Ma è davvero possibile spendere 30 euro senza accorgersene e a causa di questa anomalia?

Dopo aver contattato l'amministratore di condominio visto che i ripartitori nei mesi estivi non dovevano essere in funzione, l'uomo ha consultato anche l’installatore ricevendo come risposta la certezza di essere rimborsato a chiusura esercizio 2017/2018.

“Mi chiedo a questo punto se questo comportamento anomalo sia imputabile solo al modello installato nei nostri appartamenti oppure riguardi tutti i ripartitori. Se così fosse, ci sarebbe da preoccuparsi” dice.

Franco Pozzoni, Presidente di Cna installazione impianti Lombardia, ha confermato che si tratta di una cosa normale visto che il rilevatore tiene traccia della differenza di calore del radiatore rispetto all’ambiente.

“Se ho un radiatore che è irraggiato dal sole durante l’estate, e si scalda la piastra d’acciaio, questa diventa calda rispetto all’ambiente, il ripartitore comincia a conteggiare”. Secondo il Salvagente, basta una differenza di temperatura di 3-4 gradi tra radiatore e ambiente circostante per far partire il conteggio degli scatti. Una vera e propria assurdità.

LEGGI anche:

Che fare dunque se ci si trova in una situazione di questo tipo? E' bene far presente all’amministratore o alla ditta responsabile dei termoimpianti la non regolarità della ripartizione delle spese, e chiedere il rimborso. Molti cittadini, pur non sapendolo, saranno in questa situazione.

Francesca Mancuso

Attento alle nuove valvole termostatiche, ci fanno spendere anche a termosifoni spenti

Published in: Risparmio energetico

La vicenda ha scatenato l'allarme visto che anche altre persone, inconsapevolmente, potrebbero aver pagato senza aver utilizzato i termosifoni.

Dal 2016, le valvole termostatiche sono obbligatorie nei condomini con sistema di riscaldamento centralizzato per favorire il risparmio energetico. Esse permettono infatti di aprire e chiudere la circolazione dell’acqua calda nel termosifone e consentono di mantenere costante la temperatura impostata concentrando il calore negli ambienti più frequentati. In questo modo si riducono gli sprechi. Oltre alle valvole il sistema presenta anche dei ripartitori di calore.

Ecco cos'è accaduto a Franco Lodigiani. L'uomo ha segnalato un problema proprio con i ripartitori, delle piccole scatolette attaccate ai radiatori. Questi rilevatori sono obbligatori per legge insieme alle valvole termostatiche,

“Lo scorso anno, a settembre 2016, – scrive il signor Lodigiani – i ripartitori sono stati applicati anche nei nostri appartamenti. A fine stagione, dopo il passaggio del tecnico addetto al prelievo e all’azzeramento dei contatori, verifico sugli strumenti stessi che la procedura sia andata a buon fine e che riportino il valore zero predisposto per la nuova stagione. Tutto perfetto”.

Fino qui nulla di strano.

Poco dopo, a fine settembre, il signor Lodigiani per scrupolo controlla il contatore, prima di accendere il riscaldamento. Scopre così che i ripartitori di calore riportavano già 315 scatti, che

“rappresentano le frazioni di consumo calcolate in base al consumo medio del condominio”.

Facendo un rapporto tra l’ammontare di scatti consumati complessivamente nell’ultima stagione invernale e il costo delle bollette per il riscaldamento, l'uomo è giunto alla conclusione che questi 315 scatti erano stati erroneamente calcolati e corrispondevano a circa 30 euro.

Ma è davvero possibile spendere 30 euro senza accorgersene e a causa di questa anomalia?

Dopo aver contattato l'amministratore di condominio visto che i ripartitori nei mesi estivi non dovevano essere in funzione, l'uomo ha consultato anche l’installatore ricevendo come risposta la certezza di essere rimborsato a chiusura esercizio 2017/2018.

“Mi chiedo a questo punto se questo comportamento anomalo sia imputabile solo al modello installato nei nostri appartamenti oppure riguardi tutti i ripartitori. Se così fosse, ci sarebbe da preoccuparsi” dice.

Franco Pozzoni, Presidente di Cna installazione impianti Lombardia, ha confermato che si tratta di una cosa normale visto che il rilevatore tiene traccia della differenza di calore del radiatore rispetto all’ambiente.

“Se ho un radiatore che è irraggiato dal sole durante l’estate, e si scalda la piastra d’acciaio, questa diventa calda rispetto all’ambiente, il ripartitore comincia a conteggiare”. Secondo il Salvagente, basta una differenza di temperatura di 3-4 gradi tra radiatore e ambiente circostante per far partire il conteggio degli scatti. Una vera e propria assurdità.

LEGGI anche:

Che fare dunque se ci si trova in una situazione di questo tipo? E' bene far presente all’amministratore o alla ditta responsabile dei termoimpianti la non regolarità della ripartizione delle spese, e chiedere il rimborso. Molti cittadini, pur non sapendolo, saranno in questa situazione.

Francesca Mancuso

Napoli, per Natale torna il Giocattolo Sospeso: come partecipare e i negozi aderenti

Published in: Regali di Natale

Con il “Giocattolo sospeso”, insomma, si regalano giocattoli ai bimbi meno fortunati: chiunque acquisti un giocattolo ha la possibilità di lasciarne un altro nel negozio per chi ha difficoltà ad acquistarlo, che potrà andare in quel negozio a ritirarlo e far felici i propri bambini.

L’iniziativa fu lanciata l’anno scorso e già nel 2016 riscosse un grande successo permettendo, grazie alla generosità di centinaia di cittadini napoletani e non, la raccolta di circa 1000 giocattoli "sospesi" che sono stati consegnati nel periodo natalizio o distribuiti ad associazioni che da anni lavorano con i bambini su tutto il territorio cittadino: da Secondigliano a Barra, dalla Sanità a Pianura.

Le regole per partecipare al Giocattolo sospeso

Rispetto all’edizione dello scorso anno sono cambiate alcune modalità per avere i giochi. Il Comune di Napoli ha infatti creato un vero e proprio “codice etico” che i negozi dovranno rispettare:

  • chi fa la donazione, ritirerà uno scontrino fiscale
  • nello stesso momento il negoziante prenderà nota, in un apposito registro, del nominativo del donatore, della data di acquisto, del numero seriale dello scontrino e del modello di giocattolo prescelto
  • le persone che lo richiederanno potranno ritirare il dono consegnando copia del proprio documento d’identità in corso di validità al negoziante
  • il negoziante rilascerà uno scontrino fiscale con importo pari a zero o ricevuta fiscale recante la dicitura “corrispettivo non pagato” e conserverà le copie dei documenti di identità di coloro che beneficiano del dono, per un successivo riscontro
  • il controllo sul corretto svolgimento dell'iniziativa sarà assicurato dalla Polizia Locale del Comune di Napoli
I negozi aderenti all’iniziativa

Junior Giocattoli, via Pisciscelli 25
Casa mia, via Cilea 115
Natullo toys , via Nazionale 52
Natullo toys, Corso Garibaldi 301
Natullo toys, via A. Ranieri 51
Leonetti, via Toledo 350
Leonetti, via Crispi 82
La Girandola giocattoli, via Toledo 400
La Girandola giocattoli, via E.Nicolardi 158-162
Gerardi e Fortura, viale Kennedy 119
Baby bendrew, via Kerbaker 100/102
Arcobaleno Toys, Viale Colli Aminei 72
Arcobalocchi giocattoli, Via Pasquale del Torto 45
Bibi, libreria dei ragazzi, Via Raimondo di Sangro di San Severo n.6
Giochi in legno, idee regali e carillon, Via Montesanto 58
Imaginarium Napoli, Via Chiaia 137

Germana Carillo

Napoli, per Natale torna il Giocattolo Sospeso: come partecipare e i negozi aderenti

Published in: Regali di Natale

Con il “Giocattolo sospeso”, insomma, si regalano giocattoli ai bimbi meno fortunati: chiunque acquisti un giocattolo ha la possibilità di lasciarne un altro nel negozio per chi ha difficoltà ad acquistarlo, che potrà andare in quel negozio a ritirarlo e far felici i propri bambini.

L’iniziativa fu lanciata l’anno scorso e già nel 2016 riscosse un grande successo permettendo, grazie alla generosità di centinaia di cittadini napoletani e non, la raccolta di circa 1000 giocattoli "sospesi" che sono stati consegnati nel periodo natalizio o distribuiti ad associazioni che da anni lavorano con i bambini su tutto il territorio cittadino: da Secondigliano a Barra, dalla Sanità a Pianura.

Le regole per partecipare al Giocattolo sospeso

Rispetto all’edizione dello scorso anno sono cambiate alcune modalità per avere i giochi. Il Comune di Napoli ha infatti creato un vero e proprio “codice etico” che i negozi dovranno rispettare:

  • chi fa la donazione, ritirerà uno scontrino fiscale
  • nello stesso momento il negoziante prenderà nota, in un apposito registro, del nominativo del donatore, della data di acquisto, del numero seriale dello scontrino e del modello di giocattolo prescelto
  • le persone che lo richiederanno potranno ritirare il dono consegnando copia del proprio documento d’identità in corso di validità al negoziante
  • il negoziante rilascerà uno scontrino fiscale con importo pari a zero o ricevuta fiscale recante la dicitura “corrispettivo non pagato” e conserverà le copie dei documenti di identità di coloro che beneficiano del dono, per un successivo riscontro
  • il controllo sul corretto svolgimento dell'iniziativa sarà assicurato dalla Polizia Locale del Comune di Napoli
I negozi aderenti all’iniziativa

Junior Giocattoli, via Pisciscelli 25
Casa mia, via Cilea 115
Natullo toys , via Nazionale 52
Natullo toys, Corso Garibaldi 301
Natullo toys, via A. Ranieri 51
Leonetti, via Toledo 350
Leonetti, via Crispi 82
La Girandola giocattoli, via Toledo 400
La Girandola giocattoli, via E.Nicolardi 158-162
Gerardi e Fortura, viale Kennedy 119
Baby bendrew, via Kerbaker 100/102
Arcobaleno Toys, Viale Colli Aminei 72
Arcobalocchi giocattoli, Via Pasquale del Torto 45
Bibi, libreria dei ragazzi, Via Raimondo di Sangro di San Severo n.6
Giochi in legno, idee regali e carillon, Via Montesanto 58
Imaginarium Napoli, Via Chiaia 137

Germana Carillo

Dieta del kiwi: come funziona, menu settimanale, cosa mangiare e controindicazioni

Published in: Dieta

Il kiwi è un frutto ricco di proprietà noto soprattutto per il suo alto contenuto in vitamina C e per la presenza di fibre che lo rendono un rimedio naturale spesso consigliato in caso di stipsi. Non tutti sanno però che questo frutto è diventato anche protagonista di una popolare dieta.

Dieta del kiwi, come funziona

La dieta del kiwi sfrutta le potenzialità diuretiche e disintossicanti di questo frutto che è tra l’altro un alimento antiossidante, a basso contenuto calorico e dall’effetto lassativo.

Sostanzialmente questo regime alimentare propone di affiancare ad una classica dieta ipocalorica il consumo di kiwi che si aggiungono ad ogni pasto (o quasi) interi oppure sotto forma di frullato o macedonia.

Può essere consigliata alle persone che vogliono perdere qualche chilo (2-3) in maniera veloce, ad esempio dopo i periodi di festività per rimettersi in forma in poco tempo. La dieta del kiwi va seguita per soli 7 giorni ma oltre a stare attenti all’alimentazione è fondamentale anche bere molta acqua per favorire l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

Dieta del kiwi, cosa mangiare

Chi segue la dieta del kiwi può mangiare alimenti leggeri come carne e formaggi magri, pesce, pane e pasta integrale, verdura, frutta e yogurt magro. Contemporaneamene però si devono consumare molti kiwi.

Questo frutto può essere aggiunto ad esempio a delle macedonie, allo yogurt, ai cereali per la colazione ma ci sono anche ricette salate in cui si unisce il kiwi a delle insalate esotiche o addirittura a dei primi piatti. Si tratta infatti di un ingrediente versatile, per chi sa come utilizzarlo.

Per quanto riguarda i condimenti, la dieta del kiwi consente l’utilizzo di due cucchiai di olio extra vergine d’oliva al giorno.

Dieta del kiwi, schema settimanale

Vi proponiamo un menù settimanale della dieta del kiwi a titolo esemplificativo. Come sempre vi consigliamo infatti di rivolgervi ad un esperto che vi proporrà la dieta più adatta alle vostre esigenze.

LUNEDI’

Colazione: 3 kiwi, 2 fette biscottate con marmellata senza zucchero, tè verde
Pranzo: risotto ai funghi o con altri condimenti leggeri, insalatona e kiwi
Cena: zuppa di legumi, verdure miste e kiwi

MARTEDI’

Colazione: yogurt magro con 2 kiwi a pezzi
Pranzo: pasta integrale al sugo con parmigiano e verdure, un kiwi
Cena: carne magra con verdure grigliate e kiwi

MERCOLEDI’

Colazione: 3 kiwi, 2 fette biscottate con marmellata senza zucchero, tè verde
Pranzo: pasta al pesto, gamberetti e insalata, un kiwi
Cena: formaggio magro (ad esempio ricotta) con verdure di stagione, pane integrale e un kiwi

GIOVEDI’

Colazione: macedonia di frutta con 2 kiwi e tè verde
Pranzo: insalata di cereali con verdure miste, un kiwi
Cena: vellutata di verdure di stagione più un affettato magro e un kiwi

VENERDI

Colazione: latte scremato con cereali integrali e 2 kiwi
Pranzo: spaghetti o pasta di riso con verdure, fesa di tacchino, un kiwi
Cena: pesce alla piastra con contorno di verdure, pane integrale e kiwi

SABATO

Colazione: 3 kiwi, 2 fette biscottate con marmellata senza zucchero, tè verde
Pranzo: insalatona con verdure e formaggio, pane integrale, un kiwi
Cena: bresaola e rughetta con pane integrale e kiwi

DOMENICA

Colazione: yogurt magro con due kiwi, un infuso
Pranzo: pasta al tonno, verdure di stagione, un kiwi
Cena: passato di verdura con crostini di pane integrale e kiwi

Tutti gli spuntini possono essere fatti con kiwi freschi oppure con un frullato di kiwi fatto sul momento, altri succhi di frutta, fette biscottate, yogurt magro o gallette di riso.

Dieta del kiwi, controindicazioni

La dieta del kiwi non ha particolari controindicazioni se non che è una dieta lampo che promette un dimagrimento tanto rapido quanto fugace. C’è da dire in realtà che non tutti gli intestini tollerano bene in frutto così ricco di fibre come il kiwi che in caso si segua questo regime alimentare si consuma in grandi quantità nel corso di tutta la giornata. Possono dunque comparire alcuni fastidiosi sintomi gastrointestinali.

Ricordiamo inoltre che il consumo di kiwi è in generale sconsigliato a chi soffre di colite, diverticoli, morbo di Crohn in fase acuta o rettocolite ulcerosa. Se avete qualsiasi tipo di patologia evitate questa come altre diete fai da te e rivolgetevi ad un nutrizionista.

Dieta del kiwi, il parere della nutrizionista

Abbiamo chiesto a Enrica Bovio, biologa nutrizionista e biologa molecolare, un parere sulla dieta del kiwi. Ecco cosa ci ha detto:

“Il kiwi è un frutto di piccole dimensioni, con una densità energetica bassa, ricco di vitamina C e con un buon contenuto di fibre, necessarie per raggiungere il quantitativo giornaliero consigliato e per ottenere così dei benefici per l’apparato digerente”.

Perché la dieta del kiwi attira le persone?

“Perché, come molte diete di tendenza, promette un rapido calo di peso se si segue questo genere di alimentazione per una settimana o poco più. Indubbiamente la possibilità che un simile regime alimentare funzioni è alta perché si tratta di una dieta ipocalorica che funzionerebbe anche senza la necessità di inserire dei kiwi in tutti i pasti. Le diete del kiwi esaminate sono quindi ipocaloriche, troppo ricche di carboidrati semplici e povere di carboidrati complessi”.

Queste diete funzionano davvero? Si è realmente più magri dopo una settimana?

“In realtà no perché in un intervallo di tempo così breve si perde peso ma non massa grassa”.

I chili persi sono mantenuti una volta terminata la dieta?

“No, appena si conclude la dieta si riacquista il peso perso e non vorrete più mangiare kiwi per qualche mese, garantito”.

Consiglieresti questo tipo di dieta?

“No, come non consiglierei tutti i regimi alimentari che puntano su alimenti miracolosi (dieta delle uova, del riso, del limone) perché non educano a un’alimentazione corretta e otterrete sempre il solito risultato, perdere peso velocemente e riacquistarlo altrettanto velocemente. La dieta deve essere concepita come uno stile di vita e non come una restrizione di qualche settimana. Se si impara ad alimentarsi in modo corretto è possibile dimagrire, anche se più lentamente, ma in modo sano e risulterà più facile mantenere i chili persi nel tempo. Se desiderate migliorare la vostra alimentazione e il vostro stile di vita parlatene con i professionisti della nutrizione, medici e biologi, che sapranno sicuramente consigliarvi al meglio”.

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Francesca Biagioli

Dieta del kiwi: come funziona, menu settimanale, cosa mangiare e controindicazioni

Published in: Dieta

Il kiwi è un frutto ricco di proprietà noto soprattutto per il suo alto contenuto in vitamina C e per la presenza di fibre che lo rendono un rimedio naturale spesso consigliato in caso di stipsi. Non tutti sanno però che questo frutto è diventato anche protagonista di una popolare dieta.

Dieta del kiwi, come funziona

La dieta del kiwi sfrutta le potenzialità diuretiche e disintossicanti di questo frutto che è tra l’altro un alimento antiossidante, a basso contenuto calorico e dall’effetto lassativo.

Sostanzialmente questo regime alimentare propone di affiancare ad una classica dieta ipocalorica il consumo di kiwi che si aggiungono ad ogni pasto (o quasi) interi oppure sotto forma di frullato o macedonia.

Può essere consigliata alle persone che vogliono perdere qualche chilo (2-3) in maniera veloce, ad esempio dopo i periodi di festività per rimettersi in forma in poco tempo. La dieta del kiwi va seguita per soli 7 giorni ma oltre a stare attenti all’alimentazione è fondamentale anche bere molta acqua per favorire l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

Dieta del kiwi, cosa mangiare

Chi segue la dieta del kiwi può mangiare alimenti leggeri come carne e formaggi magri, pesce, pane e pasta integrale, verdura, frutta e yogurt magro. Contemporaneamene però si devono consumare molti kiwi.

Questo frutto può essere aggiunto ad esempio a delle macedonie, allo yogurt, ai cereali per la colazione ma ci sono anche ricette salate in cui si unisce il kiwi a delle insalate esotiche o addirittura a dei primi piatti. Si tratta infatti di un ingrediente versatile, per chi sa come utilizzarlo.

Per quanto riguarda i condimenti, la dieta del kiwi consente l’utilizzo di due cucchiai di olio extra vergine d’oliva al giorno.

Dieta del kiwi, schema settimanale

Vi proponiamo un menù settimanale della dieta del kiwi a titolo esemplificativo. Come sempre vi consigliamo infatti di rivolgervi ad un esperto che vi proporrà la dieta più adatta alle vostre esigenze.

LUNEDI’

Colazione: 3 kiwi, 2 fette biscottate con marmellata senza zucchero, tè verde
Pranzo: risotto ai funghi o con altri condimenti leggeri, insalatona e kiwi
Cena: zuppa di legumi, verdure miste e kiwi

MARTEDI’

Colazione: yogurt magro con 2 kiwi a pezzi
Pranzo: pasta integrale al sugo con parmigiano e verdure, un kiwi
Cena: carne magra con verdure grigliate e kiwi

MERCOLEDI’

Colazione: 3 kiwi, 2 fette biscottate con marmellata senza zucchero, tè verde
Pranzo: pasta al pesto, gamberetti e insalata, un kiwi
Cena: formaggio magro (ad esempio ricotta) con verdure di stagione, pane integrale e un kiwi

GIOVEDI’

Colazione: macedonia di frutta con 2 kiwi e tè verde
Pranzo: insalata di cereali con verdure miste, un kiwi
Cena: vellutata di verdure di stagione più un affettato magro e un kiwi

VENERDI

Colazione: latte scremato con cereali integrali e 2 kiwi
Pranzo: spaghetti o pasta di riso con verdure, fesa di tacchino, un kiwi
Cena: pesce alla piastra con contorno di verdure, pane integrale e kiwi

SABATO

Colazione: 3 kiwi, 2 fette biscottate con marmellata senza zucchero, tè verde
Pranzo: insalatona con verdure e formaggio, pane integrale, un kiwi
Cena: bresaola e rughetta con pane integrale e kiwi

DOMENICA

Colazione: yogurt magro con due kiwi, un infuso
Pranzo: pasta al tonno, verdure di stagione, un kiwi
Cena: passato di verdura con crostini di pane integrale e kiwi

Tutti gli spuntini possono essere fatti con kiwi freschi oppure con un frullato di kiwi fatto sul momento, altri succhi di frutta, fette biscottate, yogurt magro o gallette di riso.

Dieta del kiwi, controindicazioni

La dieta del kiwi non ha particolari controindicazioni se non che è una dieta lampo che promette un dimagrimento tanto rapido quanto fugace. C’è da dire in realtà che non tutti gli intestini tollerano bene in frutto così ricco di fibre come il kiwi che in caso si segua questo regime alimentare si consuma in grandi quantità nel corso di tutta la giornata. Possono dunque comparire alcuni fastidiosi sintomi gastrointestinali.

Ricordiamo inoltre che il consumo di kiwi è in generale sconsigliato a chi soffre di colite, diverticoli, morbo di Crohn in fase acuta o rettocolite ulcerosa. Se avete qualsiasi tipo di patologia evitate questa come altre diete fai da te e rivolgetevi ad un nutrizionista.

Dieta del kiwi, il parere della nutrizionista

Abbiamo chiesto a Enrica Bovio, biologa nutrizionista e biologa molecolare, un parere sulla dieta del kiwi. Ecco cosa ci ha detto:

“Il kiwi è un frutto di piccole dimensioni, con una densità energetica bassa, ricco di vitamina C e con un buon contenuto di fibre, necessarie per raggiungere il quantitativo giornaliero consigliato e per ottenere così dei benefici per l’apparato digerente”.

Perché la dieta del kiwi attira le persone?

“Perché, come molte diete di tendenza, promette un rapido calo di peso se si segue questo genere di alimentazione per una settimana o poco più. Indubbiamente la possibilità che un simile regime alimentare funzioni è alta perché si tratta di una dieta ipocalorica che funzionerebbe anche senza la necessità di inserire dei kiwi in tutti i pasti. Le diete del kiwi esaminate sono quindi ipocaloriche, troppo ricche di carboidrati semplici e povere di carboidrati complessi”.

Queste diete funzionano davvero? Si è realmente più magri dopo una settimana?

“In realtà no perché in un intervallo di tempo così breve si perde peso ma non massa grassa”.

I chili persi sono mantenuti una volta terminata la dieta?

“No, appena si conclude la dieta si riacquista il peso perso e non vorrete più mangiare kiwi per qualche mese, garantito”.

Consiglieresti questo tipo di dieta?

“No, come non consiglierei tutti i regimi alimentari che puntano su alimenti miracolosi (dieta delle uova, del riso, del limone) perché non educano a un’alimentazione corretta e otterrete sempre il solito risultato, perdere peso velocemente e riacquistarlo altrettanto velocemente. La dieta deve essere concepita come uno stile di vita e non come una restrizione di qualche settimana. Se si impara ad alimentarsi in modo corretto è possibile dimagrire, anche se più lentamente, ma in modo sano e risulterà più facile mantenere i chili persi nel tempo. Se desiderate migliorare la vostra alimentazione e il vostro stile di vita parlatene con i professionisti della nutrizione, medici e biologi, che sapranno sicuramente consigliarvi al meglio”.

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Francesca Biagioli

La Pizza e l'Arte del Pizzaiuolo Napoletano finalmente Patrimonio dell'Umanità #pizzaunesco

Published in: Altri alimenti

Il riconoscimento arriva da parte del Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, che si è riunito nei giorni scorsi sull’isola di Jeju, in Corea del Sud, tenendo conto dei requisiti previsti dalla relativa Convenzione del 2003: identificazione del bene da parte di comunità, gruppi e, in alcuni casi da individui, come parte del loro patrimonio culturale; trasmissione di generazione in generazione e continua nuova creazione in risposta all’ambiente e al contesto sociale e storico; idoneità a fornire alla comunità un senso di identità e continuità e a promuovere il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.

Per l’Unesco, “il know how culinario legato alla produzione della pizza, comprendente gesti, canzoni, espressioni visive, gergo locale, capacità di maneggiare l'impasto della pizza, di esibirsi e condividere, è un indiscutibile patrimonio culturale”.

Una bellissima conquista per l’ “Arte tradizionale dei pizzaiuoli napoletani”, che sin dal primo momento è stata sostenuta dalla società civile e da numerose Istituzioni, grazie anche ad una straordinaria campagna di raccolta firme aperta a tutti i cittadini del mondo (hanno firmato circa 2 milioni di persone in oltre 100 Paesi). Si tratta dell’ottavo riconoscimento italiano nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Unesco ed è la terza iscrizione nazionale nell’ambito della tradizione enogastronomica (dopo la “Dieta Mediterranea”, bene transnazionale iscritto nel 2013, e “La vite ad alberello di Pantelleria” iscritta nel 2014). Con questa iscrizione l’Italia raggiunge il Giappone, che finora deteneva il primato con tre iscrizioni enogastronomiche.

L'Antica Pizzeria da Michele, a due passi dalla stazione centrale di Napoli

Il processo per il riconoscimento – ricorda la Coldiretti – è iniziato nel marzo 2010 per arrivare alla presentazione della candidatura ufficiale da parte della Commissione Nazionale Italiana Unesco nel marzo 2015 e poi ripresentata il 4 marzo 2016, quando il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco deliberò all’unanimità di ricandidare per l’anno 2017 nella Lista dei Patrimoni immateriali dell’Umanità dell’Unesco “L’Arte tradizionale dei pizzaiuoli napoletani”. Un risultato ottenuto anche grazie alla grande mobilitazione per Expo di Coldiretti, Fondazione UniVerde, e Associazione Pizzaiuoli Napoletani con il coinvolgimento delle delegazioni dei Paesi partecipanti all’esposizione universale di Milano. Poi tra i momenti più significativi per arrivare al risultato è stata l’entrata dell’Italia nel Guinness World Record con l’impresa della “Pizza più lunga del mondo” realizzata il 18 maggio 2016 a Napoli, giorno in cui 5 forni a legna appositamente progettati e costruiti per l’occasione, riuscirono a cuocere 1853,88 metri di pizza.

 

The art of Neapolitan 'Pizzaiuolo' just inscribed on the Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity. Congratulations, #Italy! #IntangibleHeritage #12COMhttps://t.co/z6xL98TZk4 pic.twitter.com/HmANxOadG7

— UNESCO (@UNESCO) 7 dicembre 2017 Pizza e non solo

Accanto al patrimonio culturale immateriale, l’Unesco ha riconosciuto nel corso degli anni anche un elenco di siti, e proprio l’Italia è lo stato che ne vanta il maggior numero a livello mondiale. Significativamente però – evidenzia Coldiretti -, gli ultimi elementi, ad essere inseriti negli elenchi, dallo Zibibbo di Pantelleria alla Dieta Mediterranea, fanno riferimento al patrimonio agroalimentare made in Italy, a testimonianza della sempre maggiore importanza attribuita all’alimentazione.

Leggi anche:

Le 10 migliori pizzerie di Napoli (secondo i locali)

Pizza napoletana patrimonio dell'Umanità: all'Unesco arrivano 200mila firme (#pizzaunesco)

Non a caso il 2018 cibo è stato proclamato l’anno internazionale del cibo italiano nel mondo.

Germana Carillo

La Pizza e l'Arte del Pizzaiuolo Napoletano finalmente Patrimonio dell'Umanità #pizzaunesco

Published in: Altri alimenti

Il riconoscimento arriva da parte del Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, che si è riunito nei giorni scorsi sull’isola di Jeju, in Corea del Sud, tenendo conto dei requisiti previsti dalla relativa Convenzione del 2003: identificazione del bene da parte di comunità, gruppi e, in alcuni casi da individui, come parte del loro patrimonio culturale; trasmissione di generazione in generazione e continua nuova creazione in risposta all’ambiente e al contesto sociale e storico; idoneità a fornire alla comunità un senso di identità e continuità e a promuovere il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.

Per l’Unesco, “il know how culinario legato alla produzione della pizza, comprendente gesti, canzoni, espressioni visive, gergo locale, capacità di maneggiare l'impasto della pizza, di esibirsi e condividere, è un indiscutibile patrimonio culturale”.

Una bellissima conquista per l’ “Arte tradizionale dei pizzaiuoli napoletani”, che sin dal primo momento è stata sostenuta dalla società civile e da numerose Istituzioni, grazie anche ad una straordinaria campagna di raccolta firme aperta a tutti i cittadini del mondo (hanno firmato circa 2 milioni di persone in oltre 100 Paesi). Si tratta dell’ottavo riconoscimento italiano nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Unesco ed è la terza iscrizione nazionale nell’ambito della tradizione enogastronomica (dopo la “Dieta Mediterranea”, bene transnazionale iscritto nel 2013, e “La vite ad alberello di Pantelleria” iscritta nel 2014). Con questa iscrizione l’Italia raggiunge il Giappone, che finora deteneva il primato con tre iscrizioni enogastronomiche.

L'Antica Pizzeria da Michele, a due passi dalla stazione centrale di Napoli

Il processo per il riconoscimento – ricorda la Coldiretti – è iniziato nel marzo 2010 per arrivare alla presentazione della candidatura ufficiale da parte della Commissione Nazionale Italiana Unesco nel marzo 2015 e poi ripresentata il 4 marzo 2016, quando il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco deliberò all’unanimità di ricandidare per l’anno 2017 nella Lista dei Patrimoni immateriali dell’Umanità dell’Unesco “L’Arte tradizionale dei pizzaiuoli napoletani”. Un risultato ottenuto anche grazie alla grande mobilitazione per Expo di Coldiretti, Fondazione UniVerde, e Associazione Pizzaiuoli Napoletani con il coinvolgimento delle delegazioni dei Paesi partecipanti all’esposizione universale di Milano. Poi tra i momenti più significativi per arrivare al risultato è stata l’entrata dell’Italia nel Guinness World Record con l’impresa della “Pizza più lunga del mondo” realizzata il 18 maggio 2016 a Napoli, giorno in cui 5 forni a legna appositamente progettati e costruiti per l’occasione, riuscirono a cuocere 1853,88 metri di pizza.

 

The art of Neapolitan 'Pizzaiuolo' just inscribed on the Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity. Congratulations, #Italy! #IntangibleHeritage #12COMhttps://t.co/z6xL98TZk4 pic.twitter.com/HmANxOadG7

— UNESCO (@UNESCO) 7 dicembre 2017 Pizza e non solo

Accanto al patrimonio culturale immateriale, l’Unesco ha riconosciuto nel corso degli anni anche un elenco di siti, e proprio l’Italia è lo stato che ne vanta il maggior numero a livello mondiale. Significativamente però – evidenzia Coldiretti -, gli ultimi elementi, ad essere inseriti negli elenchi, dallo Zibibbo di Pantelleria alla Dieta Mediterranea, fanno riferimento al patrimonio agroalimentare made in Italy, a testimonianza della sempre maggiore importanza attribuita all’alimentazione.

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Non a caso il 2018 cibo è stato proclamato l’anno internazionale del cibo italiano nel mondo.

Germana Carillo

Amigurumi: l'arte giapponese di realizzare i giocattoli all'uncinetto

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Anche se inizialmente non sembra facilissima, la tecnica degli amugurumi richiede solo un po' di pratica. Elefantini, orsetti, dolcetti, ma anche oggetti a tema natalizio come renne, alberi di Natale e molto altro sono molto amati.

Come si lavora con l'amigurumi

Anche se le forme diverse, alla base vi è sempre una lavorazione circolare, che permette all'oggetto creato di avere una forma tridimensionale. Essendo imbottiti, bisogna fare particolarmente attenzione a stringere molto i punti per evitare che l'imbottitura fuoriesca.

Materiali

I materiali consigliati e più utilizzato sono la lana o un filato sintetico, più elastico rispetto al cotone. Occorre poi un uncinetto numero 3, un ago da lana e delle forbici piccole.

I punti

Chi lavora all'uncinetto lo troverà piuttosto semplice. Basta conoscere i principali punti, soprattutto il crochet, la maglia bassa e il punto catenella.

Anche se i metodi per iniziare un lavoro di amigurumi sono tante, per chi è alle prime armi, è consigliato cominciare con due catenelle, prendendo ogni volta entrambe le maglie. Così si ottiene la lavorazione in tondo. In questo caso occorre fare delle catenelle e chiuderle a cerchio realizzando una maglia bassissima. In questo modo, si forma un piccolo anello all'interno del quale si potrà lavorare.

Tuttavia, per chi è già abile, è consigliato utilizzare la tecnica del cerchio magico, fondamentale per imparare a lavorare in tondo. Infatti, al contrario della doppia catenella questa tipologia di lavorazione permette di avere punti più stretti e ravvicinati.

La differenza principale tra le due lavorazioni è che con il cerchio magico si può facilmente regolare il diametro dell’anello centrale, fino a farlo quasi scomparire, a differenza della catenella chiusa a cerchio.

Istruzioni per la Realizzazione del Cerchio Magico

A spiegarlo bene questa tecnica è il blog LunadeiCreativi:

  1. Arrotolare il filo due volte sull' indice della mano sinistra, facendo passare il secondo filo dietro al primo: chiameremo 1º filo quello più vicino all’unghia e 2º filo quello più vicino al palmo della mano. Poi bisogna passare l’uncinetto sotto il 1° filo e tirare fuori il 2°. Così +è stata creata un’asola. A questo punto si riprende il filo e si passa nell’asola. Il risultato è la prima maglia bassa.
  2. Togliere il dito dal cerchio e lavorare a maglia bassa all’interno dell’anello, facendo il numero di maglie che ti servono.
  3. Infine, tirando il filo d’inizio del lavoro, si potrà stringere l’anello iniziale fino a farlo scomparire!

Di seguito il videotutorial:

Gli schemi da seguire

Pronte a cimentarvi in questa nuova avventura creativa? Ecco una serie di tutorial e schemi, in ordine di difficoltà.

Scimmietta: livello semplice

Si parte dalla scimmietta che è il più semplice oggetto da realizzare visto che ha delle forme più lineari.

 

Clicca qui per lo schema gratuito. Di seguito il videotutorial:

Koala: livello intermedio

Si passa poi al koala. Leggermente più complesso, questo animaletto è di sicuro effetto.

Clicca qui per lo schema gratuito. Di seguito il videotutorial:

Leone: livello avanzato

Dopo aver preso la mano con questa tecnica, si può realizzare il leone, che richiede una maggiore praticità.

Clicca qui per lo schema gratuito. Di seguito il videotutorial:

Oltre a questi, esistono tantissimi animali e oggetti da realizzare. Su Pinterest sono tanti gli schemi gratuiti messi a disposizione. Per lo schema dell'orsetto clicca qui

Foto

Qui lo schema per questa graziosa lumachina, la zampetta e la coccinella.

Qui potete trovare tanti schemi a pagamento per realizzare gli amigurumi, inoltre è possibile trovare anche molti libri a cui ispirarsi dedicati agli amiguri con schemi e tutorial gratuiti. 

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Su Amazon potete trovare tanti libri sugli amigurumi. Se non sapete lavorare all'uncinetto, su Etsy troverete tante creazioni artiginali.

Francesca Mancuso

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