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Fukushima: picchi di radioattività oltre i livelli di sicurezza nel punto dove dovrebbero partire le Oimpiadi 2020

Le prossime Olimpiadi del 2020 in Giappone? Probabilmente poco sicure. Stando ad alcuni dati di Greenpeace, sarebbe stato fatto davvero poco dal governo nipponico in fatto di decontaminazione e, anzi, si registrerebbero picchi di radioattività oltre i limiti nell’area del J-Village, il complesso sportivo da cui partirà la staffetta della torcia olimpica.

Il J-Village ospita uno stadio da 5mila posti, 11 campi da calcio, una palestra, una piscina, un hotel e un centro conferenze. Si trova a circa 20 chilometri a sud della centrale nucleare ora disabilitata. Secondo il report dell’associazione ambientalista i livelli di radiazione attorno al campo sarebbero di oltre 1.700 volte superiori rispetto al terribile terremoto e tsunami del 2011 che ha scatenato il disastro nucleare di Fukushima Daiichi.

I livelli di radiazione nel complesso hanno raggiunto i 71 microsievert all’ora nei punti caldi.

Punti con livelli così elevati di radioattività possono essere riscontrati nell’area chiusa intorno a Fukushima, la cosiddetta Area 3, ma non dovrebbero essere presenti in aree aperte al pubblico. E invece sono stati rilevati in un luogo che è stato al centro di un vasto programma di decontaminazione, nonché punto di partenza per la staffetta della torcia olimpica per i Giochi di Tokyo 2020“,ha dichiarato Kazue Suzuki, della campagna Energia di Greenpeace Giappone.

Dati alla mano, a metà novembre Greepeace ha inviato una lettera al ministro dell’Ambiente giapponese Koizumi per chiedere misure immediate di decontaminazione e assicurare la sicurezza nell’area dello stadio di Fukushima.

Di fatto, livelli così elevati di radioattività possono essere riscontrati nell’area chiusa intorno a Fukushima, la cosiddetta Area 3, ma non dovrebbero essere presenti in aree aperte al pubblico.

I lavori di decontaminazione

In risposta al rapporto, il Ministero dell’Ambiente giapponese avrebbe dichiarato di aver condotto ulteriori lavori di decontaminazione e di migliorare il monitoraggio delle radiazioni nella zona del campo.

La radiazione è stata trovata in un angolo di un parcheggio adiacente al J-Villageha detto il vice consigliere del Ministero dell’Ambiente giapponese, Kishiko Yokoyama. La la Tokyo Electric Power Company sta studiando perché l’alto livello di radiazione è stato trovato in quel punto“, aggiungendo che il governo migliorerà il monitoraggio dei livelli di radiazione allo stadio per garantire la sicurezza di atleti e spettatori.

Il Giappone ospiterà le Olimpiadi estive del 2020 a Tokyo dal 24 luglio al 9 agosto del prossimo anno. Speriamo che per allora il rischio sarà stato del tutto eliminato.

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3milioni di nuovi alberi, la svolta green della Città metropolitana di Napoli

Dal Vesuvio alla costiera sorrentina, passando per il capoluogo partenopeo: 3 milioni di nuovi alberi ripopoleranno l’area metropolitana di Napoli per contrastare i cambiamenti climatici. Finalmente alberi e verde in una zona densamente popolata e nuova vita a due anni di distanza dai rovinosi incendi sul Vesuvio.

La città metropolitana di Napoli ha deliberato nei mesi scorsi con dichiarazione simbolica lo stato di Emergenza climatica e ambientale e approvato il programma “Ossigeno bene comune”, OBC, un vero e proprio piano strategico a difesa dell’ambiente. L’idea ora è piantare 3milioni di alberi ovunque.

L’iniziativa ha già assegnato fondi ai Comuni per riforestare le aree del Vesuvio e del Faito devastate dagli incendi dell’estate del 2017, ai quali si aggiunge parte  del Piano Strategico Metropolitano, ed altri consistenti fondi si aggiungeranno fino al 2021:  le risorse con cui l’Area Metropolitana sta realizzando la sua “Strategia degli alberi”.

OBCafferma il Sindaco de Magistris – è un visionario atto di responsabilità che nasce dalle scadenze ineludibili segnalate dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite: abbiamo 11 anni, fino al 2030, per limitare l’incremento del riscaldamento globale a 1,5 gradi. Il superamento di questa soglia ci metterebbe di fronte a cambiamenti climatici ancora più radicali di quelli che stanno interessando il pianeta. Ma la scadenza definitiva è il 2050: se entro quella data non azzereremo la produzione di CO2, causa dell’effetto serra, la terra non sarà più la stessa. Inondazioni, estinzioni di insetti e di animali, migrazioni di massa, carestie dovute alla siccità, bombe di calore nelle metropoli si possono ancora evitare: ma occorre agire ora“.

E in effetti, la piantumazione, la creazione di piccole foreste, nuovi filari di alberi e cinture verdi e l’aumento di spazi alberati all’interno delle aree urbane e periurbane non può che innescare un percorso virtuoso che può cambiare la qualità della vita e la percezione del paesaggio. Gli alberi sono linfa vitale, ben vengano progetti come questo.

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Dal bonus bebè all’assegno unico per ciascun figlio, cosa cambierà nel 2020

Assegno universale per i figli: verrà attivato nel 2020 per tutti i nuovi nati o adottati, mentre diventerà strutturale solo dal 2021 per tutti i figli, dalla nascita all’età adulta. È quanto dichiara la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, in audizione davanti le Commissioni riunite Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali della Camera.

Col cosiddetto Family act, è in particolare confermato l’assegno di natalità corrisposto per 12 mesi che viene esteso a tutti i nuovi nati o adottati nel 2020 e che rappresenterebbe “un primo embrione dell’assegno universale, strutturale e continuativo per ciascun figlio che vogliamo costituire e rendere operativo a partire dal 2021”.

Quello degli asili nido è un altro punto essenziale: con la manovra finanziaria 2020 si rende strutturale la misura del bonus nido, mentre parallelamente si stanzieranno risorse per la costruzione di nuovi asili nido in tutto il Paese. Ma andiamo per gradi.

Assegno unico per ciascun figlio dal 2021, come cambia il bonus bebè nel 2020

Non siamo riusciti a mettere in campo un assegno per tutti i figli, cosa che faremo dal 2021, perché siamo persone responsabili: una misura di questo tipo ha necessità di una strutturazione e di una riorganizzazione in maniera fiscale e di contributi alle famiglie che non può rischiare di andare a essere fatta in modo approssimativo”, dice la Bonetti.

Il bonus bebè diventa un assegno universale natalità che andrà a tutti i nuovi nati: mentre la legge di bilancio precedente prevedeva 80 euro per le famiglie con meno di 25 mila euro di Isee, ora si garantirebbero 120 euro per le famiglie che vanno dai 7 ai 40 mila di Isee e 160 euro alle famiglie sotto i 7 mila euro di Isee.

Asili nido

Il fondo asili nido, che prima era di 1500 euro, è stato raddoppiato per il 60% delle famiglie e sarà di 3 mila euro annui.

Bonus mamma domani 2020

Prorogata anche questa misura, già in vigore nel 2019. Si tratta di un aiuto economico destinato alle mamme per affrontare le spese di diagnostica durante la gravidanza o per l’acquisto di prodotti per la prima infanzia durante i primi mesi del nascituro.

Il bonus mamma domani può essere richiesto dalle donne in stato di gravidanza che partoriscono o che hanno partorito nel corso dell’anno corrente e che soddisfino i seguenti requisiti: cittadine comunitarie o di origine italiana che abbiano comunque residenza in Italia; donne con cittadinanza non comunitaria, ma che siano rifugiate politiche o sotto protezione sussidiaria; cittadine non comunitarie ma con permesso di soggiorno UE per lungo periodo.

Il bonus vale 800 euro (da conferire una volta, in un’unica soluzione) e può essere erogato solo quando si presenta una delle condizioni seguenti: il settimo mese di gravidanza è già stato compiuto; la donna ha partorito, anche prima dell’ottavo mese di gestazione; si procede per adozione nazionale o internazionale di un minore; si verifica un affidamento preadottivo nazionale o internazionale.

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Famiglia di cani murati vivi in un casolare da 15 giorni dal proprietario senza acqua, né cibo

Un’intera famiglia di cani è stata trovata murata viva in un casolare diroccato a Lugo di Grezzana, in provincia di Verona.

A dare l’allarme un passante che ha sentito abbaiare e piangere i cani all’interno del casolare. L’uomo ha avvisato una conoscente che fortunatamente ha contattato Lav Verona.

I volontari sono intervenuti immediatamente e, giunti sul posto, la situazione che si sono trovati davanti è stata a dir poco agghiacciante: una mamma cane con i suoi tre cuccioli sono stati murati vivi dal proprietario degli animali, ovviamente senza né acqua né cibo, lasciati lì a morire di stenti da ben quindici giorni.

All’esterno del casolare, un maremmano terrorizzato, probabilmente il padre dei cuccioli, era stato chiuso in un recinto perché gli toccasse la medesima sorte.

Se Lav non fosse intervenuta, i cani sarebbero sicuramente morti nel peggiore dei modi: di sete, di fame e di freddo, dopo chissà quanti giorni di agonia.

I volontari di Lav hanno raccontato come sia stato straziante vedere i cagnolini accovacciati sul corpo della mamma, che è poi risultata in gravissime condizioni.

“I cani sono stati portati al canile sanitario e affidati alle cure dei veterinari. Gravissima, la mamma è stata subito sottoposta a potente reidratazione” ha spiegato Lav Verona sulla pagina Facebook.
“Speriamo che la povera mamma sopravviva, anche per poter conoscere nella sua vita delle brave persone che le facciano dimenticare le indicibili sofferenze subite. L’impegno continuo a causa di maltrattamenti di animali ci porta ad assistere ad atti di violenza che ci lasciano sconvolti e amareggiati. Proprio per questo motivo contando sulle nostre forze, sul sostegno concreto dei cittadini e sull’appoggio delle forze dell’ ordine andiamo avanti ,senza se e senza ma, convinti, come siamo , che il rispetto degli animali sia una grande battaglia di civiltà” hanno aggiunto i portavoce dell’associazione.

È veramente difficile comprendere cosa possa portare un uomo a compiere un gesto tanto crudele verso animali innocenti e capaci di provare dolore e sofferenza, per altro senza mai avere il minimo ripensamento per quindici lunghi giorni.

Lav ha fatto sapere che farà tutto il possibile perché il responsabile risponda a livello giudiziario del suo ignobile gesto.

COMUNICATO 5 dicembre 2019Ieri LAV VERONA è stata chiamata per un intervento a Lugo di Grezzana. Come si evince dall'…

Pubblicato da LAV Verona su Giovedì 5 dicembre 2019

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Roma è l’ultima città europea in cui trasferirsi nel 2020 (e penultima nel mondo)

Dov’è che una persona è più propensa a trasferirsi? Sicuramente non Italia, men che meno a Roma o a Milano, considerate le peggiori città europee dove piantare radici nel 2020. Se sono ben 5 le città asiatiche che dominano i sogni dei più, le due nostre metropoli si uniscono a Kuwait City in fondo a una disastrosa scala di preferenze.

A dirlo è Expat Insider, il sondaggio che ogni anno rivela le migliori e le peggiori destinazioni per vivere e lavorare nel 2019 e in cui più di 20mila intervistati hanno condiviso le loro opinioni sulla vita degli espatriati in 64 destinazioni di tutto il mondo.

Roma, dunque, preceduta da Milano, rappresenta la peggiore città europea nella quale trasferirsi nel 2020. Il dato emerge da una classifica delle 82 più grandi metropoli mondiali, diffusa a sua volta da InterNations, la più grande comunità di espatriati del mondo.

Il motivo? Le due città italiane sono state classificate in un’indagine sui migliori luoghi del mondo per la vita degli espatriati: ebbene, qui si lamentano bassi salari, scarsa soddisfazione lavorativa e un clima politico che sta diventando più ostile proprio agli stranieri.

Roma, ultima città europea

I fattori presi in considerazione sono nello specifico cinque

  • qualità della vita
  • procedure per ottenere la residenza
  • vita lavorativa
  • vitto e alloggio
  • costo della vita

Roma viene penalizzata soprattutto dal contesto lavorativo che offre. Un expat su tre è insoddisfatto del suo attuale lavoro, mentre il 67% è non trova soddisfazione nelle opportunità di lavoro (la media a livello globale è del 27%). Meno della metà degli intervistati si dichiara soddisfatto della propria situazione economica: solo il 44%. Inoltre, risulta troppo alto il costo della vita, che viene comparato agli stipendi, mentre al trasporto pubblico dice no al 63% degli intervistati. Gli unici fattori che non sono oggetto di lamentela sono il clima e il cibo.

Oltre a Roma e Milano, in classifica altre grandi città non vengono riconosciute come particolarmente appetibili per un trasferimento: Parigi è 78esima, New York, 74esima. Le città europee ideali per espatriare sono invece Lisbona, Barcellona, L’Aia e Basilea.

Come gli stranieri vedono l’Italia

Con la sua “economia in difficoltà” e “nessuna prospettiva“, come la descrive un espatriato russo, l’Italia ha toccato il fondo per lavorare all’estero nel 2019 (64esima su 64 paesi).

Meno di uno su cinque espatriati (16%) valuta positivamente l’economia italiana (contro il 63% a livello globale), mentre il 39% si preoccupa della sicurezza del lavoro (contro il 21% a livello globale). La metà degli intervistati (50%) è inoltre insoddisfatta delle prospettive di carriera (contro il 24% a livello globale) e un terzo (33%) è generalmente insoddisfatto del proprio lavoro (contro il 19% in tutto il mondo).

L’Italia si colloca anche tra i 3 paesi in basso nell’indice delle finanze personali (62esimo posto), con il 33% degli espatriati preoccupati per la loro situazione finanziaria (contro il 18% a livello globale). Mentre l’85% degli espatriati apprezza il bel tempo e il clima (contro il 61% a livello globale), l’Italia si comporta ancora mediocremente in termini di qualità della vita complessiva (49esimo posto) a causa dei suoi risultati per la vita digitale (57 esimo posto) e della stabilità politica del paese (58esimo posto). In effetti, il 48% degli espatriati non è soddisfatto di quest’ultimo fattore, rispetto al solo 17% degli espatriati in tutto il mondo.

Anche gli espatriati hanno difficoltà a stabilirsi nel Paese (56 esimo posto) e due terzi (67%) trovano difficile vivere lì senza parlare la lingua locale (contro il 40% a livello globale).

Come a dire, abbiamo il clima mite e il buon cibo, ma per il resto da noi è difficile campare…

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Solo in Italia 20.000 morti per colpa del clima. Mezzo milione nel mondo. Il report shock

Ondate di calore estremo, siccità, inondazioni e altri eventi meteorologici estremi causati dai cambiamenti climatici hanno ucciso circa 500.000 persone in tutto il mondo negli ultimi 20 anni.

I dati allarmanti sul numero di vittime provocato dalla crisi climatica provengono dal Climate Risk Index, rapporto elaborato da Germanwatch e presentato a Madrid in occasione della Cop25: oltre 12.000 eventi meteorologici estremi hanno causato la morte di mezzo milione di persone e danni economici per circa 3,54 trilioni di dollari.

Il maggior numero di morti causate da eventi estremi è stato registrato nei paesi più poveri e vulnerabili: l’India è in assoluto il paese in cui si sono verificati il maggior numero di vittime e le più alte  perdite economiche e sette dei dieci paesi più colpiti nell’ultimo ventennio sono paesi in via di sviluppo come Puerto Rico, Myanmar e Haiti.

“Coloro che sono meno responsabili del problema, sono quelli che soffrono di più. Questo è inaccettabile”, ha dichiarato Renato Redentor Constantino, direttore esecutivo dell’Institute for Climate and Sustainable Cities.

I cambiamenti climatici riguardano però tutto il Pianeta e i loro effetti minacciano anche i paesi più ricchi. Paesi industrializzati come la Germania e il Giappone nel 2018 sono stati colpiti duramente da ondate di calore e siccità.

“L’indice di rischio climatico mostra che i cambiamenti climatici hanno impatti disastrosi soprattutto per i paesi poveri, ma causa anche danni sempre più gravi in ​​paesi industrializzati come il Giappone o la Germania
Paesi come Haiti, Filippine e Pakistan sono ripetutamente colpiti da eventi meteorologici estremi e non hanno tempo per riprendersi completamente.
Ciò sottolinea l’importanza di meccanismi di sostegno finanziario affidabili per i paesi poveri come questi non solo nell’adattamento ai cambiamenti climatici, ma anche per affrontare il le perdite e i danni da esso indotti”, ha spiegato David Eckstein di Germanwatch.

Per quanto riguarda l’Italia, nel complesso risulta al 26° posto in classifica per numero e gravità degli eventi meteorologici eccezionali registrati tra il 1999 e il 2008.
Tali eventi hanno provocato 19.947 morti in vent’anni, oltre a perdite economiche quantificate in 32,92 miliardi di dollari.
Il nostro paese si piazza dunque al 26° posto in classifica per numero di eventi meteo estremi, al 18° per quanto riguarda le perdite economiche e al sesto posto nel mondo per numero di vittime riconducibili a tali eventi.

“Il vertice sul clima deve affrontare la mancanza di finanziamenti per aiutare le persone e i paesi più poveri a far fronte alle perdite e ai danni. I paesi più poveri sono colpiti più duramente dagli impatti dei cambiamenti climatici perché mancano della capacità finanziaria e tecnica di affrontare le perdite e danni
La conferenza sul clima deve pertanto portare a decisioni per determinare periodicamente le esigenze di sostegno dei paesi vulnerabili per i danni futuri. Inoltre la COP25 deve decidere le misure necessarie per offrire risorse finanziarie affidabili per soddisfare tali esigenze.
Occorre rafforzare le misure che permettano l’adattamento ai cambiamenti climatici” ha sottolineato Laura Schaefer di Germanwatch.

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Terrawash, palle e ozonizzatori, le alternative ai detersivi per la lavatrice non inquinano ma neppure lavano

In uno dei suoi ultimi test, la rivista Altroconsumo ha voluto valutare l’efficacia di due soluzioni alternative ed ecologiche ai tradizionali detersivi per la lavatrice. I risultati però non sono stati quelli sperati da chi ha a cuore l’ambiente.

Tante persone sensibili alle tematiche ambientali si avvicinano ad alcune alternative ecologiche per la pulizia della casa e per la lavatrice. Ma sono tutte affidabili e funzionano davvero?

Altroconsumo  stavolta ha testato due prodotti per la lavatrice che promettono di lavare ed igienizzare senza la controindicazione di generare inquinamento.

Tempo fa andavano di moda le ecoball, che la rivista aveva già smascherato come una vera e propria truffa (in alcuni casi contenevano addirittura detersivo), e anche noi già nel lontano 2009 vi avevamo parlato della bufala della Biowashball, una sfera con all’interno ceramica naturale, che si diceva avesse il potere di lavare senza l’uso dei detersivi.

Adesso sotto il mirino sono finiti:

  • Ozonizzatori: ossia quegli apparecchi che immettono ozono nell’acqua della lavatrice. Sono praticamente delle scatole che si attaccano al tubo di carico della lavatrice e che, collegati poi ad una presa elettrica, sono in grado di produrre ozono che viene infine introdotto nell’acqua di lavaggio.

  • Terrawash: sacchetto che contiene palline di magnesio da inserire nel cestello della lavatrice ad ogni lavaggio.

I risultati

I laboratori di Altroconsumo hanno confrontato il grado di pulizia di questi prodotti testandoli su 14 tipi di macchie differenti, poi hanno ripetuto l’esperimento utilizzando solo acqua e infine un detersivo liquido universale.

Non si sono accontentati di una sola prova, ma hanno ripetuto l’esperimento ben 6 volte!

I risultati? Pessimi! Al contrario di quanto pubblicizzato, questi prodotti non garantiscono affatto buoni risultati. Sia Terrawash che gli ozonizzatori non sono assolutamente in grado di sostituire i detersivi: lavare i panni utilizzandoli equivale ad un lavaggio con acqua, e a volte, è anche peggio.

Nello specifico, l’ozonizzatore (che ricordiamo può costare dai 200 fino ai 1000 euro) secondo il test è praticamente inutile. Si lava in realtà con sola acqua.

Con Terrawash, invece, alcune macchie si sono leggermente scolorite, il risultato ottenuto non è comunque paragonabile a quello che si ottiene con con un detersivo ma, anche in questo caso, a quello con sola acqua. Però c’è di più, secondo Altroconsumo, Terrawash nei confronti di alcuni tipi di macchie (come quelle di pomodoro, erba, tè e fondotinta) sarebbe addirittura peggiore della sola acqua!

Non è la prima volta che un test smaschera alcuni di questi prodotti alternativi, già un altro test de Il Salvagente aveva posizionato agli ultimi posti della sua classifica i sacchetti di magnesio TerraWash ma anche le famose noci lavatutto.

Conclusione? Meglio scegliere un buon detersivo (ecologico) per la lavatrice o realizzarlo da soli in casa con ingredienti naturali.

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Benedetta PIlato, la quattordicenne italiana che ha conquistato la medaglia d’oro agli Europei di nuoto

Quattordici anni e talento da vendere. Benedetta Pilato vince la medaglia d’oro agli Europei in vasca corta nei 50metri rana battendo il nuovo record mondiale e anche quello italiano. L’atleta ha nuotato in 29”32, il secondo posto va a un’altra azzurra Martina Carraro 29”60, mentre il bronzo all’irlandese Mona Mc Sharry.

A luglio scorso, Benedetta Pilato aveva conquistato la medaglia d’argento nei Campionati del Mondo di Corea, adesso a Glasgow sbaraglia tutti, migliorando di ben 9 centesimi.
Nata a Taranto nel 2005, sta in vasca da quando aveva appena due anni. Frequenta il secondo anno del Liceo Scientifico e si alterna tra studio e sport, ammettendo di non amare i social o forse di non avere il tempo di utilizzarli troppo.

Quello di Benedetta Pilato, è il settimo tempo della storia e come precocità, ha battuto anche la super campionessa Federica Pellegrini. A fine gara, la baby azzurra ha commentato:

“Sono felicissima. Questa è la mia prima medaglia d’oro e ho pianto per aver raggiunto finalmente il gradino più alto del podio”.

E non nega una certa ansia da prestazione:

“C’erano tante aspettative e questo un po’ ha pesato psicologicamente. Ora cercherò di divertirmi di più e di viverla con più tranquillità”.

Nelle altre gare, gli azzurri si sono fatti valere: bronzo nei 400 misti di Ilaria Cusinato e nei 400 stile libero con Gabriele Detti. Terzo gradino del podio anche per Fabio Scozzoli nei 50 rana maschili e nella staffetta 4×50 sl di Federico Bocchia, Marco Orsi, Giovanni Izzo e Alessandro Miressi, superati solo da Russia e Polonia.

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L’albero di Natale fatto all’uncinetto conquista le piazze italiane (e non). Ecco dove è possibile ammirarlo

Vi ricordate il coloratissimo albero di Natale interamente realizzato all’uncinetto che l’anno scorso era stato installato con grande successo a Trivento (CB)? Ebbene torna anche quest’anno ma stavolta si potrà ammirare anche in altre località italiane (e non).

Lo scorso Natale Trivento è diventato un paese famoso in tutto il mondo grazie all’originale albero qui realizzato da un gruppo di donne del paese, guidate da Lucia Santorelli. Si tratta dell’albero fatto all’uncinetto, la cui fama ha varcato il confine nazionale suscitando l’interesse e l’apprezzamento dei creativi di ogni nazionalità.

Sempre grazie alla Santorelli, è stata ideata quest’anno l’iniziativa ‘Un filo che Unisce da Trivento A…’ che prevede che l’albero venga realizzato non solo, ancora una volta, a Trivento ma, grazie a 36 alberi gemelli, anche in altre 33 località italiane e 3 estere: Genk (Belgio), Mora (Svezia) e Nova Prata, Rio Grande do Sul (Brasile).

Della realizzazione dell’albero si stanno occupando tantissime associazioni ma anche singole persone appassionate di lavori fai da te e in particolare di uncinetto, unite in una speciale comunità in cui le parole chiave sono creatività e manualità.

In occasione del Natale 2019, l’originale albero verrà esposto in 4 località della Puglia. Precisamente a Barletta, Lucera, Meledugno e Poggio Imperiale si potrà ammirare quest’albero, considerato il più bello del 2018, alto ben 6 metri e formato da più di 1300 granny square.

A Poggio Imperiale è già stato inaugurato, mentre a Barletta si potrà ammirare dal 6 dicembre presso l’Associazione Culturale ‘Imparare a Creare’. A Lucera, invece, l’appuntamento è per il 7 dicembre in Piazza Duomo e infine a Meledugno la festa di accensione è prevista per il 13 dicembre in piazza Sandro Pertini.

Tra le altre città o paesi dove è prevista la realizzazione dell’albero fatto di uncinetto ci sono: Palestrina, Casteltermini, Oderzo, Susa, Pentone, Cavriago, Ceccano, Tivoli (villa Adriana), Telese Terme, Miglianico, Caponago, Varano e Consuma.

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Cancro al seno: attenzione alle tinte per capelli permanenti e ai prodotti liscianti. Lo studio su 45mila donne

Molte tinture per colorare i capelli e diversi prodotti chimici a effetto lisciante contengono sostanze cancerogene e che interferiscono con il sistema endocrino e il loro utilizzo può aumentare il rischio di sviluppare il cancro al seno.

Non è la prima volta che i ricercatori indagano sul potenziale cancerogeno delle tinte e dei prodotti liscianti per i capelli e oggi un nuovo studio prospettico di corte ha confermato l’associazione tra prodotti per i capelli e rischio di cancro al seno in donne di diverse etnie.

La ricerca è stata condotta sui dati raccolti da oltre 45mila donne sane di età compresa tra i 35 e i 74 anni e coinvolte nel “Sisters Study”, uno studio portato avanti sulle sorelle delle donne colpite da tumore al seno.

Le partecipanti, arruolate tra il 2003 e il 2009, hanno risposto a questionari che includevano domande sull’eventuale uso di prodotti per capelli nei dodici mesi precedenti all’inizio dello studio.

Le donne sono state poi monitorate nel tempo e quasi 3000 si sono ammalate di cancro al seno. Di queste, il 55% aveva utilizzato tinte coloranti, permanenti o effettuato trattamenti chimici liscianti per 5 o 8 settimane nei mesi precedenti all’insorgenza della malattia.

L’uso di questi prodotti, soprattutto se frequente, ha determinato rischi maggiori per le donne di colore rispetto alle donne bianche. Per quanto riguarda le tinte per capelli, queste possono aumentare le probabilità di ammalarsi di tumore al seno del 45% nelle donne afroamericane e del 7% nelle donne bianche.

Nelle donne, sia bianche sia di colore, che hanno invece utilizzato trattamenti chimici per lisciare i capelli, la probabilità di sviluppare un cancro alla mammella è risultata superiore del 30% rispetto alle donne che non ricorrono a tali trattamenti

Lo studio ha dunque concluso che l’applicazione di tinture permanenti e di prodotti liscianti possono svolgere un ruolo nella cancerogenesi mammaria.

Non è invece emersa alcuna associazione significative tra l’insorgenza del tumore al seno e l’applicazione di tinte semipermanenti e temporanee.

Meglio dunque evitare di ricorrere a trattamenti chimici liscianti e, se vogliamo coprire i capelli bianchi o cambiare colore di capelli, scegliere prodotti naturali o tinture temporanee.

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‘Questo Natale vivilo come un bambino’, lo spot di questa ferramenta vi farà davvero emozionare

Il regalo più bello che puoi farti per questo Natale è di vivere le festività come se fossi un bambino. Con la semplicità, l’innocenza e la bellezza della scoperta. E’ il messaggio dello spot natalizio di un negozio di ferramenta del Galles, realizzato con appena 100 sterline a dimostrazione, che non c’è bisogno di costruire sceneggiature complesse, per arrivare al cuore degli utenti.
Il video del Hafod Hardware, con sede a Rhayader, Powys, in Galles, ha lanciato lo slogan “Be A Kid This Christmas”, ovvero questo ‘Natale vivilo come un bambino’ e ha già raccolto migliaia di visualizzazioni e recensioni positive.

Come ogni anno, siamo bombardati dalla pubblicità consumistica, il messaggio è sempre lo stesso: comprare, comprare, comprare. Ma c’è chi pensa anche alle emozioni, come questo negozio di ferramenta a conduzione familiare che, nel suo cortometraggio, mostra le quattro generazioni della famiglia di Hafod Hardware, mentre segue Arthur Jones, di appena due anni, che va a lavorare.

Dietro non c’è nessuna agenzia pubblicitaria stellare, ma il risultato è emozionante. La giornata inizia con Arthur che si sveglia, fa colazione e poi esce per andare a lavoro. Cammina appena, ma si mette subito all’opera. Aggiusta, sistema i prodotti negli scaffali, incarta i regali, addobba l’albero di Natale. Poi a fine giornata chiude il negozio e quello che succede mentre prende un albero di Natale, vi lascerà a bocca aperta.

Il video ha già fatto il giro del mondo. Il proprietario Thomas Lewis Jones ha ricevuto centinaia di messaggi e telefonate dopo la pubblicazione. Il motivo? E’ molto semplice. Queste immagini che potrebbero apparire forse banali, ci fanno entrare dentro la storia. Arthur può essere ognuno di noi, per vivere così un Natale più intenso, meno concentrato sulle futilità e sui regali. Quel bambino è felice. E’ felice di alzarsi la mattina, di fare colazione, di aggiustare una scopa, di spazzare il pavimento e di servire i clienti alla cassa.

There’s some of the white stuff forecasted for tonight in parts of Wales. Are you prepared? We are!

Pubblicato da Hafod Hardware su Mercoledì 13 novembre 2019

Da quando si sveglia a quando chiude il negozio, mantiene sempre un atteggiamento allegro e positivo. E ci coinvolge fino in fondo, facendoci riflettere su quanto tempo passiamo ad essere arrabbiati e annoiati. Ecco perché, senza tralasciare la canzone Forever Young che ci invita a rimanere sempre giovani al di là dell’aspetto anagrafico, lo slogan è quello di lasciarci alle spalle le cose negative e di affrontare la vita e non solo il Natale, con gli occhi di un bambino, tornando a sorprenderci delle piccole cose.

Ma non solo, coinvolgendo tutte le generazioni, lo spot rilancia anche il senso della famiglia, la bellezza di mandare avanti un’attività aperta nel 1895. Ogni tassello è importante, ognuno fa la sua parte, dal più grande al più piccolo. E noi consumatori, scegliendo i piccoli negozi e non le multinazionali, contribuiamo al loro sostegno e far crescere queste famiglie

E allora, cari lettori, noi per questo Natale vi auguriamo proprio questo: tornate bambini e riscoprite la gioia della semplicità.

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Tulsi: proprietà e tutto quello che c’è da sapere sul basilico sacro indiano

Proprietà, uso, controindicazioni e leggende sul Tulsi, il basilico sacro indiano che cresce spontaneamente sull’Himalaya

Il Tulsi è una varietà di basilico utilizzata come spezia, rimedio medicinale e pianta sacra. Scopriamo tutto quello che c’è da sapere su questa piccola e potente pianta aromatica spontanea.

Tulsi, caratteristiche e origine del basilico sacro

Il Tulsi è una pianta suffruticosa perenne appartenente dalla famiglia delle Lamiaceae, la stessa del basilico cui il Tulsi somiglia in parte nell’aspetto.

Chiamato anche basilico sacro, il nome scientifico di questa pianta è Ocimum tenuiflorum ma i testi riportano anche il nome botanico Ocimum sanctum con cui si indicano anche altre specie simili e varietà colturali. In Hindi il basilico sacro è noto come Tulsi, che diventa Tulasi in Sanscito.

La pianta cresce spontaneamente sulle montagne dell’Himalaya a un’altitudine di duemila metri e si trova molto facilmente nei giardini e nei cortili delle abitazioni nei luoghi di origine.

È possibile coltivare il Tulsi anche da noi: nelle regioni in cui il clima è più caldo e umido, il basilico sacro riesce a vivere all’esterno durante i mesi estivi, mentre d’inverno necessita di essere posto al riparo e di speciali luci da pianta.
Come qualsiasi altra pianta, non è detto che il Tulsi produca le stesse sostanze fuori dal proprio habitat e che abbia le stesse poprietà terapeutiche.

Perché il Tulsi è considerato sacro

In India e in Nepal il tulsi riveste il duplice ruolo di pianta sacra e medicinale. Secondo la religione induista, infatti, il Tulsi è una pianta sacra al Dio Vishnu e alle sue rincarnazioni: un antico mito narra che ogni anno il Dio si unirebbe alla pianta in matrimonio, durante l’equinozio di autunno.

Il basilico sacro incarna Lakshmi, sposa di Vishnu, dea delle bellezza, della prosperità, della fortuna e della fertilità.
Per questo motivo, nei pressi dei templi vengono venduti rami di Tulsi da utilizzare nei riti di benedizione e in quelli dedicati ai defunti.

Proprietà del Tulsi per la salute e controindicazioni

Dal punto di vista medicinale, il tulsi è considerato un rimedio efficace per diversi disturbi.
Il basilico sacro contiene composti attivi come olio essenziale, acido ursolico e flavonoidi, tra cui apigenina e leutolina, cui sono attribuite le sue proprietà.

La medicina ayurvedica attribuisce al basilico sacro proprietà antinfiammatorie, antibatteriche, antiossidanti, digestive, espettoranti e antistress e suggerisce una dose giornaliera da uno a due grammi di droga essiccata.

Il Tulsi ha inoltre azione ipoglicemizzante e ipocolesterolemizzante: la sua assunzione è in grado dunque di ridurre i livelli di glicemia e di colesterolo ematici.
Il basilico sacro è considerata una droga sicura e non presenta particolari effetti collaterali.

Quando e come utilizzare il Tulsi

Le foglie tritate del basilico sacro  unite al miele, sono utilizzate per la cura dei malanni di stagione tra cui raffreddore, tosse, bronchite e per abbassare la febbre.

L’infuso ottenuto sempre dalle foglie viene invece somministrato insieme allo zenzero per curare il mal di stomaco e la nausea, anche nei bambini.

Dalla radice del Tulsi si ottiene invece una pasta da applicare sulle punture di insetti per lenire dolore, prurito e arrossamento, nonché come antidoto contro il morso di serpenti e scorpioni

L’olio essenziale ricavato per distillazione dalle foglie del basilico sacro ha poi azione disinfettante ed è in grado di allontanare zanzare e altri insetti.

Grazie alle proprietà antiossidanti, antisettiche e purificanti, le foglie di Tulsi sono utilizzate anche nel settore cosmetico per formulare creme, saponi e oli. I cosmetici a base di Tulsi sono particolarmente indicati in caso di acne, eccesso di sebo e irritazioni della pelle.

Oltre a vantare un antico impiego come pianta medicinale il Tulsi è utilizzato anche come spezia in alcune cucine dell’estremo oriente, specie in Thailandia.

Le piante di basilico sacro possono essere acquistate nei vivai più forniti mentre le foglie essiccate si trovano facilmente in tutte le erboristerie. Le foglie di Tulsi si utilizzano per preparare infusi e oli aromatici.

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Fonti:
Botanica farmaceutica, Maugini – Bini – Lippi, Piccin
Fitoterapia, Capasso – Grandolini – Izzo, Springer

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Il parrucchiere dal cuore d’oro che taglia i capelli gratis alle mamme dei bimbi ricoverati

A Napoli c’è un parrucchiere molto speciale, si chiama Roberto Esposito e taglia i capelli gratis alle mamme dei bambini ricoverati all’ospedale Pausilipon.

Vi raccontiamo spesso brutte storie ma ci piace altrettanto segnalare gesti di solidarietà, amore verso gli altri e gentilezza. E’ questo il caso di un parrucchiere del centro storico di Napoli che, dopo aver vissuto in prima persona la spiacevole esperienza di avere il proprio figlio ricoverato in ospedale, ha deciso di mettere la propria arte al servizio delle mamme che si trovano nella stessa situazione.

Cosa fa? Regala taglio e messa in piega, oltre che sorrisi. Per realizzare questo suo progetto però ha impiegato 2 anni, il tempo necessario ad avere i permessi utili ad esercitare, sia pur per pochissimo tempo, la sua professione all’interno dell’ospedale (la burocrazia non si ferma neppure di fronte alla solidarietà!).

“È una pura casualità che l’autorizzazione per realizzare il sogno che cullo da due anni sia arrivata all’inizio del mese di dicembre. In realtà, la motivazione che mi ha spinto a donare un sorriso e un nuovo look alle mamme dei bambini ricoverati al Pausilipon è molto più profonda e sentita e nulla ha a che vedere con il desiderio di fare una buona azione in vista del Natale” ha dichiarato Roberto Esposito

Al momento si è trattato di una singola giornata. Il parrucchiere, accompagnato da una sua collaboratrice, ha trascorso l’intero pomeriggio di lunedì 2 dicembre tagliando e sistemando i capelli delle mamme dei piccoli pazienti dell’ospedale pediatrico di via Posillipo ma, come ha dichiarato:

“Mi auguro che possa diventare un appuntamento fisso, da ripetere in più occasioni durante l’anno. Negli ospedali pediatrici, per fortuna, ci sono tantissime associazioni e gruppi di volontari che donano un sorriso ai bambini, ma raramente ci si ricorda dei genitori e si fa qualcosa per alleviare l’angoscia e il dolore che covano dentro”

Esposito spera inoltre che il suo gesto venga replicato da altri colleghi a Napoli e non solo. Che si crei insomma una rete di solidarietà nei confronti delle famiglie dei piccoli guerrieri che si trovano in ospedale.

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“Brutti ci inquinate tanto e i bimbi muoiono”: il commovente disegno contro l’Ilva di una bimba di 8 anni

Ciminiere che fumano sotto un cielo nero: così vede il proprio quartiere una bambina del rione Tamburi di Taranto, nei pressi dell’Ilva.

Una bambina di soli sette anni ha ritratto la dura realtà in cui è costretta a vivere riportando sul suo commovente disegno un appello condiviso da molti tarantini: “Vogliamo che l’Ilva chiuda”.

La piccola frequenta la scuola Deledda, chiusa per mesi proprio a causa dell’inquinamento provocato dall’acciaieria e dalla sua casa vede ogni giorno quel mostro che impedisce a lei e ai suoi concittadini di vivere in una città sicura.

Oltre al disegno, la bambina ha riportato anche le sue riflessioni:

“Io penso che Taranto è troppo inquinata, che deve migliorare. Noi non vogliamo che ci tolgono la scuola Deledda-De Carolis. Vergognatevi per tutto quello che ha fatto l’Ilva, gli altri bambini stanno in ospedale per colpa dell’Ilva brutta. Ecco perché dovete vergognarvi tanto.
I bambini sono in ospedale malati e muoiono. Vogliamo parco giochi, boschi.
Brutti, ci inquinate tanto. Vogliamo spazi verdi, ecco cosa penso di Taranto”, ha scritto la piccola.

La mamma della bambina, da sempre in prima linea contro l’inquinamento e l’emergenza sanitaria e ambientale della città, spera che lo Stato capisca che Taranto non ne può più:

“Una soluzione va trovata subito per garantire un futuro alle nuove generazioni. Mia figlia è stanca e stufa di sentir parlare solo di Ilva e ha voluto esprimere il suo stato d’animo. Mi ha detto: da grande voglio fare la pediatra per aiutare i bimbi di Taranto”, ha spiegato la donna.

Anche il papà della piccola è favorevole alla chiusura e alla riconversione dell’acciaieria poiché nonostante lavori all’Ilva, il diritto alla vita e alla salute deve essere messo al primo posto.

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Macachi alle terme: le scimmie giapponesi combattono il freddo e lo stress immergendosi nelle sorgenti calde

Le terme non piacciono solo agli umani, ma a quanto pare anche ai macachi giapponesi che durante i rigidi inverni, si immergono nelle sorgenti calde naturali del Joshinetsu Kogen National Park, un parco naturale dove questi primati vivono liberi e si rilassano.

Situato nella prefettura giapponese di Nagano, questo parco si trova a circa 850metri di altitudine, qui gli inverni sono veramente freddi e la neve molto abbondante. Così, i macachi che vivono qui da secoli, nonostante siano conosciuti come le scimmie delle nevi, sguazzano nelle sorgenti bollenti, tanto beati da fare invidia. Secondo una ricerca pubblicata qualche tempo fa, da un team di ricercatori, guidato da Rafaela Takeshita dell’Università di Kyoto su Primates, il bagno in sorgente è un vero e proprio toccasana, non solo per il freddo.

Le scimmie delle nevi di fatto, non si immergono solo per il bisogno di scaldarsi, ma anche per superare lo stress dovuto alle rigide temperature. I ricercatori hanno dimostrato, infatti, che non solo, i macachi hanno benefici da rilassamento, ma che le sorgenti calde possono aiutare le femmine nella riproduzione della specie.

L’acqua raggiunge i 40 gradi, ma questo non sembra scalfire più di tanto i macachi che sembrano invece godere a pieno dell’alta temperatura. E’ stato osservato il comportamento di 12 macachi giapponesi femmine adulte durante la stagione della nascita (da aprile a giugno) e la stagione degli amori invernali (da ottobre a dicembre). Senza scendere nei parametri tecnici, emerge che questi primati, usano il bagno termale per la termoregolazione durante l’inverno e che a predominare in acqua, sono le femmine che hanno una sorta di pass privilegiato per immergersi.

Misurando i livelli di glucocorticoidi – ormoni la cui concentrazione nel corpo è più alta in caso di stress – presenti nelle feci dei macachi prima e dopo i bagni nelle piscine, si è arrivati alla conclusione che questi animali sono meno stressati subito dopo il bagno.

“Questo indica che, come negli esseri umani, la sorgente di acqua calda ha un effetto di riduzione dello stress nelle scimmie della neve. Questa abitudine unica di fare il bagno termale dimostra come la flessibilità comportamentale possa aiutare a contrastare lo stress del clima freddo, con probabili implicazioni per la riproduzione e la sopravvivenza”, afferma Takeshita.

Il parco naturale dove le scimmie vivono in libertà è una vera e propria riserva che oggi ospita tantissimi primati. Negli anni Cinquanta, a causa della costruzione di numerose stazioni sciistiche avevano perso buona parte del loro habitat naturale, ma grazie al parco oggi sono fuori dal pericolo e prevalentemente lontane dagli esseri umani, anche se è possibile visitare tutta la zona. A tal proposito un altro studio ha dimostrato che non c’è correlazione tra il numero dei visitatori del parco e lo stress per le scimmie. I primati appaiono fortunatamente  indifferenti alla presenza umana. Ricordiamo che i macachi non sono gli unici a usare stratagemmi per sopravvivere all’inverno, avevamo parlato già di pinguini, lucertole e perfino orsi polari.

Certo quello di questi macachi, lo invidiamo un po’ tutti!

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In questa immagine c’è un bambino, lo vedi? Solo il 25% ci riesce

In questa immagine c’è un bambino, riesci a vederlo? All’apparenza sembra una normale foto che ritrae un uomo e una donna abbracciati sulla riva di un lago. Ci sono un paesaggio romantico e un albero che incornicia la coppia di innamorati.

Un’immagine che potrebbe essere come tante altre, ma in realtà non lo è perché in essa è contenuta una sfida visiva che in tanti, hanno definito difficile da decifrare. Che ci crediate o no, in questa immagine si nasconde un bambino e il vostro compito è proprio quello di trovarlo in una manciata di secondi.

Guarda la foto e conta fino a cinque. Lo vedi?

Se l’hai trovato, di certo andrai ad alzare la media perché finora i creatori di questa illusione ottica giurano che solo il 25% delle persone è in grado di vedere un bambino nell’immagine.

Le illusioni ottiche servono per esercitare i neuroni del nostro cervello e migliorare l’acuità visiva. Anche se questo potrebbe sembrare un giochino sciocco, in realtà è sempre bene allenarci con sfide che ci fanno pensare e analizzare. Se passati questi 5 secondi ancora non riesci prova a cambiare prospettiva. E guarda l’immagine nel suo insieme. Piccolo suggerimento: i piedi sono all’inizio dei rami dell’albero e il naso alla fine. Ora lo vedi?

Applica la tua capacità di concentrarti al massimo e risolvi l’enigma. Buon divertimento!

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WaterHouse, il progetto per ottenere acqua potabile dall’aria in Namibia e Mozambico

Dopo la sperimentazione in una scuola in Namibia, il sistema in grado di estrarre acqua potabile dal vapore acqueo atmosferico sarà esportato in Mozambico

WaterHouse è un sistema innovativo grazie al quale è possibile estrarre acqua potabile dal vapore acqueo presente nell’aria. Al contrario da quanto avviene con l’acqua prelevata da pozzi o da altre fonti, l’acqua ottenuta dall’aria non necessita di particolari trattamenti ed è immediatamente pronta per essere utilizzata.
La WaterHouse produce infatti acqua bisterile che viene mineralizzata dalla stessa macchina e resa subito potabile.

Presentato nella Sala dei Caduti di Nassirya nel Palazzo del Senato alla fine dello scorso novembre, il progetto WaterHouse è partito un anno fa in Namibia all’interno di un ampio lavoro di riqualificazione per le scuole.
In Namibia è stato registrato un forte abbandono scolastico dovuto alla mancanza di condizioni igieniche accettabili all’interno delle scuole.
Per questo motivo, la fondazione Humacoo e la società tecnologica SEAS water solution hanno avviato un progetto diviso in tre fasi, con lo scopo di migliorare tali condizioni e favorire l’insegnamento e l’apprendimento.

Durante la prima fase sono state analizzate le condizioni ambientali per rilevare eventuali criticità nei siti di intervento e provvedere all’installazione di nuovi bagni per un processo di sanificazione e miglioramento delle condizioni igieniche e di vita all’interno del complesso scolastico.

La seconda fase ha puntato a innalzare il grado di istruzione e delle potenzialità future per gli studenti, attraverso la creazione di laboratori informatici.

L’ultimo step è stato incentrato al miglioramento delle condizioni di vita e di prevenzione sanitaria all’interno dell’istituto.
Grazie alla tecnologia sviluppata da SEAS, si è provveduto all’installazione di un sistema integrato per la produzione di acqua potabile ottenuta dall’aria.

Questo sistema ha permesso di produrre 2500 litri di acqua al giorno destinati a 515 persone tra studenti e personale scolastico e ora la WaterHouse può essere esportata in Mozambico.

Il sistema capace di convertire il vapore acqueo presente in atmosfera in acqua potabile sarà infatti installato nel centro di Maputo il prossimo marzo e, nella fase di sperimentazione sarà possibile produrre fino a mille litri di acqua al giorno grazie all’umidità ambientale media del 70%.

In Mozambico, più della metà della popolazione soffre la sete ed è altissimo il rischio di contrarre malattie mortali da acqua contaminata e a causa delle scarse condizioni igieniche.

L’acqua prodotta da WaterHouse sarà venduta a un prezzo pari a un terzo rispetto alla media di mercato e l’eccedenza verrà prelevata e distribuita quotidianamente alle persone meno abbienti.

Dopo l’esperimento in Namibia, grazie a WaterHouse sarà possibile garantire l’accesso a una fonte sicura di acqua potabile anche migliaia di cittadini mozambicani.

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Carenza di Vitamina D, che cos’è e come contrastarla

Cos’è la carenza di Vitamina D, e perché quasi metà della popolazione italiana ne soffre, come si può riconoscere e quindi prevenire.

Quando ci ammaliamo spesso, ci viene consigliato di integrarci con della Vitamina C, che in effetti è un antiossidante naturale molto efficace per ridurre gli effetti di influenze o infezioni delle vie aeree in atto. Quello che in pochi sanno, è che la Vitamina D ci può aiutare ed evitare l’influenza e le infezioni batteriche o virali a priori, perché rinforza le nostre naturali difese.

Questa Vitamina viene sintetizzata attraverso la pelle, grazie ai raggi solari. Ecco perché in autunno e in inverno, quando trascorriamo quasi tutto il tempo in ambienti chiusi come ad esempio la casa, il luogo di lavoro, la palestra e il supermercato, il nostro sistema immunitario può indebolirsi e ci ammaliamo con più facilità: siamo probabilmente carenti in Vitamina D! Fra poco in questo articolo presenteremo tutti i sintomi tipici di una carenza di Vitamina D.

Secondo l’OMS (l’Organizzazione Mondiale per la Salute) dovremmo esporci alla luce solare per almeno una mezz’ora al giorno, per non incorrere in una sua carenza.
Nelle stagioni più fredde, se trascorriamo troppo poco tempo all’aria aperta, può essere utile integrare questa vitamina. A meno che non siamo dei grandi consumatori di olio di fegato di merluzzo, carne di fegato, tuorlo d’uovo e funghi: questi alimenti ne sono infatti delle ottime fonti!

Se così non fosse, il consiglio è quello di utilizzare un integratore di Vitamina D naturale: secondo gli studi scientifici[1] infatti, le vitamine sintetiche (quelle prodotte in laboratorio) non sono biodisponibili e quindi efficaci quanto le vitamine naturali. Un fonte di Vitamina D naturale è il lichene (prodotto dall’associazione di un fungo e un’alga) e si trova in qualche integratore naturale di Vitamina D e K di alta qualità.

Vitamina D3 e K2

Un’altra precauzione importante è quella di assumere sempre la Vitamina D solo in combinazione con la vitamina K. Sai perché? La vitamina D favorisce l’assorbimento del calcio a livello intestinale, ecco perché una sua integrazione è particolarmente utile per mantenere ossa e denti forti a tutte le età.

Integrando però solo la Vitamina D, il calcio può depositarsi in vari distretti del tuo organismo, anche nelle arterie.  Assumendo questa vitamina con la vitamina K, questo pericolo è evitato: la vitamina K indirizza il calcio solo dove serve, quindi verso l’apparato osseo, evitando calcificazioni altrove.

Ora sai che per avere ossa e denti forti, l’integrazione migliore è quella di vitamine D3 e K2 Naturali insieme. Un buon integratore che le contiene conservate in vetro scuro di grado farmaceutico è DKE + Magnesio, prodotto da Salugea. È venduto in farmacia e online, sul sito del produttore diretto (salugea.com).

Le forme più biodisponibili di queste vitamine sono la D3 e la K2 naturali: ciò significa che sono assimilate velocemente dal nostro organismo, con maggiore efficacia.

A cosa serve la Vitamina D?

La Vitamina D ha anche la funzione di ormone, nel nostro organismo. Oltre ad essere indispensabile per il buon funzionamento del nostro sistema immunitario, aiuta anche a mantenere sotto controllo i livelli di glicemia nel sangue.

La Vitamina D inoltre regola l’assorbimento intestinale del calcio e del fosforo, fissa il calcio nelle ossa e partecipa attivamente al processo di ricambio del tessuto osseo. Questo tessuto infatti invecchia e si ricambia continuamente. La Vitamina D è indispensabile in questo processo di demolizione e rigenerazione del tessuto osseo.

Infine, secondo uno studio egiziano[2] la vitamina D aumenterebbe il numero dei follicoli piliferi e di conseguenza la quantità di capelli: un altro ottimo motivo per evitarne una sua carenza!

Sintomi di una carenza di Vitamina D

I sintomi più frequenti di una carenza di Vitamina D sono:

  • Debolezza cronica, Malumore
  • Problemi o dolori osteoarticolari
  • Infezioni ricorrenti
  • Lentezza nella guarigione
  • Malassorbimento del calcio
  • Denti facilmente soggetti alle carie
  • Fragilità ossea
  • Confusione mentale, Cefalea

La carenza di Vitamina D è riscontrabile con una semplice analisi del sangue, che puoi richiedere al tuo medico di base.

Solo in presenza di una forte carenza di Vitamina D, l’organismo può andare incontro a una forte debilitazione, diventando più soggetto ad infezioni e infiammazioni.

Chi dovrebbe integrare la Vitamina D

È necessario sapere che secondo una stima dell’Associazione Medici Endocrinologi[3], più del 50% della popolazione italiana è carente in Vitamina D durante la stagione invernale. Praticamente un individuo su due!

Un’integrazione di Vitamina D è particolarmente consigliata per:

  • Chi ha un sistema immunitario debilitato
  • Chi ha problema di fragilità ossea
  • Le donne in menopausa (a causa delle variazioni ormonali tipiche della menopausa, le ossa tendono a perdere calcio, indebolendosi, ed aumenta il rischio di osteoporosi)
  • Le donne con ciclo mestruale irregolare o doloroso (dismenorrea)
  • Imprenditori, professionisti e studenti spesso sotto stress per impegni di lavoro/studio
  • Chi sente la necessità di migliorare il tono dell’umore
  • Tutti gli anziani che vogliono mantenere ossa forti anche in terza età
  • Chi si espone solo raramente alla luce solare

Vi consigliamo di assumere Vitamine D e K naturali per cicli di tre mesi, due o tre volte all’anno, a seconda delle tue particolari necessità e di quanto tempo trascorri solitamente all’aria aperta.

[1] Int J Vitam Nutr Res. 1999 Mar;69(2):92-5. Relative bioavailabilities of natural and synthetic vitamin E formulations containing mixed tocopherols in human subjects. Chopra RK, Bhagavan HN.

[2] Skin Pharmacol Physiol. 2013;26(2):101-7. Epub 2013 Feb 20. Serum ferritin and vitamin d in female hair loss: do they play a role? Rasheed H, Mahgoub D, Hegazy R, El-Komy M, Abdel Hay R, Hamid MA, Hamdy E.

[3] Italian Association of Clinical Endocrinologists (AME) and Italian Chapter of the American Association of Clinical Endocrinologists (AACE) Position Statement: Clinical Management of Vitamin D Deficiency in Adults by Roberto Cesareo, Roberto Attanasio 2, Marco Caputo, Roberto Castello, Iacopo Chiodini, Alberto Falchetti, Rinaldo Guglielmi, Enrico Papini, Assunta Santonati, Alfredo Scillitani, Vincenzo Toscano, Vincenzo Triggiani, Fabio Vescini, Michele Zini and On behalf of AME and Italian AACE Chapter

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25mila bambini prematuri in più: i cambiamenti climatici aumentano anche il rischio di parto pretermine

La gravidanza è un periodo particolarmente delicato per le donne che, durante i 9 mesi, per assicurare il benessere del bimbo in arrivo, devono prestare attenzione a tutta una serie di piccole cose, dall’alimentazione alla salute. Perché incinta, si sa, anche una semplice influenza va tenuta sott’occhio.

E ora, a complicare la situazione, ci si mette l’esposizione alle alte temperature dovute ai cambiamenti climatici che, secondo uno studio pubblicato su Nature Climate Change, aumenta il rischio di partorire in anticipo rispetto alle scadenze, a tutto svantaggio dei nascituri, più esposti in questo caso a problemi di vario genere.

Lo studio ha preso in esame 56 milioni di nascite negli Usa dal 1969 al 1988, e ha scoperto che circa 25.000 bambini all’anno erano nati precocemente a causa del clima imprevedibilmente caldo. Difatti nei periodi in cui le temperature toccavano i 32,2° centigradi o più, il numero di nuovi nati aumentava, accorciando le gravidanza fino a 2 settimane.

Un tempo che può sembrare breve e quindi superfluo, ma che secondo gli studiosi influisce sui bambini aumentando le probabilità di sviluppare problemi respiratori, pressione alta e condizioni neurologiche.

Perché succede? Perché il calore, secondo gli studiosi, probabilmente aumenta i livelli di ossitocina nel corpo, ormone rilasciato durante il travaglio e il parto, e provoca stress cardiovascolare o perdita di sonno nelle donne incinte, innescando il travaglio precoce.

Secondo uno degli autori, Alan Barreca, un modo semplice per risolvere il problema potrebbe essere l’utilizzo dell’aria condizionata, tuttavia essa non è disponibile ovunque perché molte persone nel mondo non vi hanno accesso. Senza contare che contribuisce alle emissioni, creando un altro problema che a sua volta si riversa sul clima, in un circolo vizioso senza fine.

Dato che la situazione del riscaldamento globale non sta migliorando, secondo questo studio le nascite precoci nei prossimi anni potrebbero aumentare, stimando una media annuale di 42.000 bambini. E secondo gli stessi autori entro la fine del secolo, negli USA, nascerà pretermine un bambino su cento.

Ulteriore, ennesimo, motivo per intervenire e cambiare rotta al più presto!

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Abbiamo perso 10milioni di alveari in soli 5 anni e la colpa è nostra

Dati che fanno rabbrividire: negli ultimi cinque anni, nel mondo sono scomparsi 10 milioni di alveari. Quasi 2milioni l’anno e 200mila solo in Italia. Le api sono gli esseri viventi più importanti della Terra, eppure sono a pieno titolo tra le specie a rischio estinzione.

Una moria che va avanti da tempo. Accanto alle cause naturali, ci sono aumento della temperatura, diffusione di parassiti, senza dimenticare l’uso di pesticidi, molti dei quali, nonostante i divieti, continuano a contaminare i campi europei con gravissime conseguenze non solo su api, ma anche su farfalle e altri insetti.

A rischio c’è la loro sopravvivenza, ma anche la sicurezza alimentare globale, perché dal loro ruolo di impollinatori dipende il 70% della produzione agricola mondiale, quindi del cibo che portiamo a tavola. L’allarme è stato lanciato dall’Assemblea nazionale de ‘La Spesa in Campagna’ di CiaAgricoltori.

“Se non si interviene subito e in maniera integrata, presto le varietà di miele, così come ortaggi e frutta, saranno sempre più scarsi, o non disponibili, in primis nei mercati contadini dove gli agricoltori portano ogni giorno tipicità e biodiversità – ha spiegato il presidente nazionale de ‘La Spesa in Campagna’, Matteo Antonelli-. Bisognerà comprare a prezzi più alti per avere prodotti di qualità e stare sempre più attenti alla provenienza”.

Non solo miele, insomma: dal lavoro delle api dipendono prodotti come mele, pere, ciliegie, albicocche, meloni, pomodori, zucchine, carote, cipolle, per un totale di 90 delle 115 principali coltivazioni mondiali.

Di fatto, è da loro che deriva la riproduzione del mondo vegetale e questo ci permette, per esempio, di respirare, visto l’enorme contributo al ricambio di ossigeno che deriva dalla fotosintesi clorofilliana delle piante.

Ma non solo, le api sono delle vere e proprie sentinelle dello stato di salute dell’ambiente, sono infatti estremamente sensibili alle molecole chimiche: muoiono se vengono a contatto con molte di esse. La loro decimazione, non fa che confermare il disastro che scaturisce dall’uso intensivo di pesticidi e dall’inquinamento in generale.

Un ruolo insostituibile, insomma, ma minacciato dai cambiamenti climatici. Solo nel 2019 la produzione nazionale di miele di acacia e agrumi ha fatto registrare una contrazione del 41%, con una perdita in termini economici di circa 73 milioni di euro. E questo nonostante gli oltre 50mila apicoltori italiani che curano 1,1 milione di alveari sparsi nelle campagne italiane che hanno concentrato i loro sforzi per salvare le api.

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