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Sunions: la nuova cipolla che non ti fa piangere quando la tagli

Published in: Altri alimenti

Sono stati scienziati e agricoltori a lavorare per decenni alla realizzazione di una cipolla buona e che non fa piangere. Il nuovo ortaggio, risultato di un naturale programma di incroci attuato negli Stati Uniti a partire dagli anni ’80, è stato chiamato Sunions e promette di essere una cipolla dolce e delicata, più piccola e croccante delle tradizionali e che non lascia quel retrogusto forte e pungente. Naturalmente quello per cui si distingue è soprattutto il fatto che non irrita in alcun modo gli occhi nel momento in cui si taglia.

Per chi non lo sapesse quando tagliamo le normali cipolle permettiamo che queste rilascino un composto volatile, l’allinasi e dei gas che formano acido solforico quando vengono a contatto con l'acqua presente negli occhi creando irritazione e stimolando la produzione di lacrime (naturale difesa del nostro corpo alle sostanze esterne potenzialmente dannose). Generalmente più le cipolle sono vecchie e maggiormente si piange. La nuova cipolla invece abbassa considerevolmente la presenza del composto volatile incriminato. 

È interessante notare che, anche se i Sunions sono stati commercializzati come le prime cipolle senza lacrime al mondo, in realtà nel 2015 la società giapponese House Foods Group aveva creato già una cipolla che non faceva piangere eliminando artificialmente i composti che questi ortaggi rilasciano nel momento in cui vengono tagliati. Tuttavia in quel caso le cipolle erano state irradiate e questo particolare aveva indubbiamente tenuto lontani molti consumatori. Stavolta invece l’innovativa cipolla è stata realizzata senza apportare alcuna modifica genetica.

Attualmente le cipolle Sunions vengono prodotte solo a Washington e nel Nevada e anche se la vendita è iniziata a livello nazionale negli Stati Uniti già da dicembre, sono ancora relativamente poco disponibili sugli scaffali dei negozi e nei supermercati. Tuttavia la società che le produce (che poi è la Bayer) ha in programma di espandere a breve la diffusione dell’ortaggio nel Regno Unito.

Ne avevamo davvero bisogno? La nuova cipolla che non fa piangere arriverà anche alle nostre latitudini? Nel frattempo ecco dei semplici trucchetti per sbucciare le tradizionali cipolle evitando di piangere:

Francesca Biagioli
Foto: iheartsunions

Il segreto per combattere l'insonnia? Scrivere una lista delle cose da fare

Published in: Salute & Benessere

E' quanto rivela uno studio della Baylor University pubblicato sul Journal of Experimental Psychology

I partecipanti, 57 studenti universitari, sono stati suddivisi in 2 gruppi, di cui uno doveva dedicare 5 minuti allo scrivere i compiti imminenti prima di mettersi a dormire. Il secondo, invece, doveva compilare una lista dei compiti svolti durante la giornata che si stava concludendo.

“Ci sono due scuole di pensiero su questo – spiega l'autore Michael K. Scullin – una sostiene che scrivere elenchi sul futuro porterebbe a una maggiore preoccupazione per le attività non ancora completate, ritardando il sonno; l’altra invece sostiene che le liste delle attività completate non provocano ansia. L'ipotesi alternativa è che scrivere una lista di cose da fare 'scarica' quei pensieri e riduce le preoccupazioni".

Agli studenti è stato detto che potevano andare a letto alle 22:30 e sono stati tenuti in un ambiente controllato, senza apparecchi tecnologici. Semplicemente luci spente e.. a nanna.

Leggi anche: Insonnia: 10 cose che accadono al corpo quando non si dorme abbastanza

"La maggior parte delle persone passa in rassegna le cose da fare nella loro mente, così abbiamo voluto capire se l'atto di scriverle potesse contrastare le difficoltà notturne nell'addormentarsi".

Così è stato, anche se ora questi risultati dovrebbero essere confermati da un'indagine con un campione più ampio.

Nel dubbio, tentar non nuoce. Se hai difficoltà ad addormentarti e soffri di insonnia, prova a scrivere una lista delle cose da fare.

E sogni d'oro.

Roberta Ragni

 

 

Sostanze cancerogene nel pesce: allarme dopo il disastro della petroliera Sanchi

Published in: Ambiente

Non si conoscono ancora a fondo gli effetti dello sversamento di condensato e di altre sostanze inquinanti, avvenute sia dopo lo scontro della petroliera Sanchi con la nave cargo CF Crystal al largo delle coste della Cina, sia a seguito del suo affondamento.

La petroliera che trasportava 136.000 tonnellate di condensato è affondata lo scorso week end dopo quasi due settimane dall'incidente.

Il peggiore disastro degli ultimi decenni ha prodotto due pennacchi visibili che coprono quasi 100 chilometri quadrati sulla superficie del Mar Cinese orientale, ma gli esperti di catastrofi marittime dicono che questa è solo la punta dell'iceberg e che probabilmente milioni di pesci saranno già stati contaminati da agenti cancerogeni.

L'entità dell'inquinamento non è chiara perché il condensato non forma una chiazza nera come accade col petrolio greggio, è meno visibile e più solubile, ciò significa che ha un impatto maggiore perché è difficile contenerlo.

La State Oceanic Administration ha prelevato dei campioni di acqua da 19 siti di sversamento e ha scoperto che l'acqua di 5 di essi conteneva tracce di petrolio a livelli superiori agli standard.

Da una parte c'è chi sostiene che il condensato sia evaporato quasi tutto bruciando al momento dell'impatto. Lo sostiene Edward Overton, docente di scienze ambientali della Louisiana State University che ha minimizzato le preoccupazioni, assicurando che i residui saranno minimi e che i danni ambientali non saranno significativi.

Altri scienziati temono però che possano verificarsi altre fuoriuscite pericolose dal relitto affondato - dove il petrolio non può evaporare o bruciare – avvelenando la fauna marina.

Cina e Giappone sono stati criticati per essere stati lenti nel valutare l'impatto ambientale, suggerendo che la loro disputa sul confine marittimo avrebbe complicato la risposta.

Sulla base delle simulazioni, il National Oceanography Centre di Southampton prevede che il pennacchio potrebbe raggiungere il Giappone entro un mese. Altri rapporti hanno suggerito che potrebbe raggiungere anche l'isola di Jeju in Corea del Sud.

"Finché non ci sarà una chiara guida sul monitoraggio, eviterei di mangiare pesce che potrebbe essere passato attraverso questa zona perché potrebbe essere contaminato", ha detto Simon Boxall dell'Università di Southampton. "Cina e Giappone devono sedersi insieme, riconoscere di avere un problema e mettere al primo posto la sicurezza pubblica".

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L'affondamento della Sanchi è la più grande fuoriuscita di petroliere dal 1991. Adesso bisognerà capire quali saranno gli effetti sull'ambiente e sulla popolazione.

Francesca Mancuso

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Dall'Università di Bolzano ecco come riciclare la polvere di caffè delle capsule

Published in: Riciclo e Riuso

È così che alla Facoltà di Scienze e Tecnologie il team di ricerca in Scienze e Tecnologie alimentari, coordinato dal prof. Matteo Scampicchio, ha realizzato uno studio che punta a ridurre i rifiuti prodotti dall’uso di capsule e cialde. 

“Mai una pausa caffè fu tanto proficua. Mentre tra colleghi sorseggiavamo il nostro espresso ottenuto con una macchinetta come quelle che ora vanno di moda sia negli uffici che nelle case, abbiamo scherzato sul senso di colpa indotto dalla mole di packaging che, caffè dopo caffè, occorre smaltire”, afferma il prof. Scampicchio, “allora, quasi come sfida, ci siamo chiesti se, oltre a riciclare l’alluminio o la plastica, sia possibile recuperare anche le cialde esauste”.

Come sappiamo, e abbiamo scritto negli anni passati, esistono già progetti di recycling o di creazione di capsule compostabili. Ma nessuno finora aveva pensato è come reimpiegare la polvere di caffè esausta, una volta preparato il caffè espresso.

Così il team ha svuotato dieci chilogrammi di cialde di scarto della macchinetta dell’ufficio e ne ha travasato il contenuto nel reattore dell’impianto a CO2 supercritica presente presso i laboratori di Unibz.

 

“L’anidride carbonica funziona da solvente e fluisce nella matrice attirando e portando con sé le sostanze affini. Queste, nello stadio finale vengono separate dalla CO2, che ritorna a uno stato gassoso”, spiega la ricercatrice Giovanna Ferrentino. Il procedimento di recupero delle cialde usate potrebbe essere sfruttato su larga scala per ottenere, come in laboratorio, sia antiossidanti che lipidi, sostanze utili per l’industria alimentare per sostituire, ad esempio, l’olio di palma".

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I fondi del caffe' sono una miniera di antiossidanti

 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista statunitense Journal of Thermal Analysis and Calorimetry.

Roberta Ragni

 

Olio di palma: l'Efsa aumenta la dose giornaliera tollerabile ma conferma danni e cancerogenicità

Published in: Alimentazione & Salute

In un comunicato l’EFSA, European Food Safety Autority, annuncia di aver aggiornato i limiti di sicurezza espressi nel parere scientifico fornito nel 2016 riguardo al 3-MCPD, una sostanza considerata potenzialmente pericolosa in particolare per il sistema riproduttivo maschile e per il benessere dei reni. 

L’autorità europea ha voluto rivalutare con un parere scientifico più aggiornato il potenziale rischio per i consumatori dell’assunzione del 3-MCPD, un “contaminante da processo” che si forma durante la lavorazione di materie prime vegetali poiché servono alte temperature per ottenere la raffinazione. Alla fine del processo queste sostanze rimangono nei cibi (ad esempio quelli dove è presente olio di palma) e quindi entrano nel nostro corpo. E’ chiaro dunque come un organismo che si occupa di sicurezza alimentare si preoccupi di valutare gli eventuali rischi di un’assunzione, sia pure a piccole dosi ma a lungo termine, di eventuali sostanze pericolose. 

Cosa è emerso nell’ultimo parere scientifico? I rischi del 3-MCPD non sono stati smentiti, ciò che è cambiato è semplicemente la dose giornaliera tollerabile che da 0,8 microgrammi è diventata di 2 microgrammi per chilo di peso corporeo. Di fatto quindi si abbassa la soglia di rischio per la salute nell’assunzione di tracce di questa sostanza o, se preferite, si alza il livello di sicurezza precedente.

Si considerano dunque pressoché privi di rischio i livelli di consumo di 3-MCPD tramite gli alimenti per la maggior parte dei consumatori ad eccezione di quelli più giovani. Da valutare potenziali problemi solo nel caso di neonati nutriti esclusivamente con latte artificiale, prodotto che in quanto a contaminanti potrebbe superare, anche se di poco, i limiti di sicurezza fissati.

Come ha dichiarato Christer Hogstrand, che ha presieduto il gruppo di lavoro che ha prodotto il precedente e l’attuale parere scientifico, il valore di riferimento da non superare è stato di nuovo preso in considerazione in quanto:

"L'EFSA ha deciso di rivedere la propria valutazione dopo che il comitato congiunto FAO-OMS di esperti sugli additivi delle Nazioni Unite [JECFA] ha stabilito un diverso livello di sicurezza (dose giornaliera tollerabile o DGT)".

La variazione è dovuta anche al metodo di calcolo utilizzato per stabilire la dose da non superare che in questo aggiornamento è cambiato. I livelli di sicurezza fissati dall'EFSA sono comunque più elevati rispetto a quelli stabiliti da OMS e FAO che si attestano in 4 microgrammi per chilo.

Confermata invece la cancerogenicità e la genotossicità (ovvero la capacità di danneggiare il DNA) di altre sostanze che si producono durante il processo di raffinazione dell’olio di palma e di altri oli: i GE. Su questi contaminanti la Commissione europea sta ultimando una nuova legislazione che servirà a regolamentarne e ridurne i livelli negli alimenti.

Ma i contaminati sono solo uno dei tanti problemi legati al consumo e alla produzione dell’olio di palma. Se vuoi approfondire l’argomento leggi anche:

Francesca Biagioli

La strada della morte che minaccia le tribù incontattate del Perù

Published in: Ambiente

Una strada pericolosa nel cuore della foresta amazzonica, che minaccia di distruggere alcuni dei popoli indigeni più vulnerabili del pianeta, tra le regioni di Ucayali e Madre de Dios, nella Frontiera Incontattata.

Nonostante questa regione, a cavallo tra Brasile e Perù, ospiti il maggior numero di popoli incontattati del pianeta, la costruzione ha ricevuto l'ok dal Congresso e ora è in attesa di ottenere l’approvazione presidenziale. 

Il disegno di legge 1123-2016-CR, che “riconosce come priorità nazionale la costruzione di strade nelle aree di frontiera”, è stato approvato dal Congresso alla fine del 2017, tra irregolarità inquietanti.

Il Ministero della Cultura, il Ministero dell’Ambiente, le organizzazioni indigene peruviane AIDESEP e FENAMAD e le comunità indigene hanno espresso il proprio dissenso rispetto alla legge. Sostengono che violi i diritti dei popoli incontattati e affermano che è giuridicamente inattuabile perché attraverserebbe territori che sono inaccessibili per garantire la protezione delle tribù incontattate.

Il presidente di FENAMAD, Julio Cusurichi Palacios, è fermo nell’affermare che “l’interesse economico non può essere superiore a quello per la vita umana”.

Anche la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni ha espresso la propria opposizione al progetto:

"Questa legge potrebbe avere conseguenze irreversibili per la sopravvivenza di questi gruppi […] Esperienze passate, in cui la costruzione di strade o attività simili hanno portato a un contatto forzato, hanno causato impatti irreversibili, come lo sterminio fisico e culturale dei popoli indigeni in isolamento”.

"Sul lato peruviano della Frontiera Incontattata ci sono riserve, territori indigeni e parchi nazionali volti a proteggere i popoli incontattati. Ma non è abbastanza: il governo peruviano deve includere tutte queste zone in un’unica area protetta e inaccessibile. I popoli indigeni incontattati sono i più vulnerabili del pianeta. Se le loro terre non saranno protette rischiano la catastofe", ricorda Survival International.

L'associazione chiede ora che Papa Francesco, in occasione della sua visita in Perù, condanni questo disegno di legge aberrante, che mette a rischio la sopravvivenza di alcuni dei popoli più vulnerabili del pianeta.

Roberta Ragni

Photo cover ©Johan Wildhagen/Survival

In Cina la torre che purifica l'aria dallo smog più alta del mondo

Published in: Ambiente

Siamo in Cina, nella provincia di Shaanxi. Qui questa torre di purificazione ha contribuito notevolmente a ridurre i livelli di smog come suggeriscono i risultati preliminari.

L'inquinamento atmosferico in Cina è un problema molto grave, ancor più che nel resto del mondo. Per questo il paese, che finora è stato uno dei più grandi inquinatori a livello globale, sta cercando di correre ai ripari su vari fronti, dalla mobilità alla produzione di energie rinnovabili.

La torre è stata costruita a Xian ed è in fase di sperimentazione da parte dei ricercatori dell'Istituto di Ambiente della Terra dell'Accademia delle Scienze cinese. Il progetto della Xian smog tower è stato lanciato dall'Accademia nel 2015 e la costruzione è stata completata l'anno scorso nel distretto di Chang'an. Lo scopo del progetto era quello di trovare un metodo efficace, a basso costo e a basso impatto ambientale per rimuovere artificialmente gli inquinanti dall'atmosfera.

Numeri alla mano, il capo della ricerca, Cao Junji, sostiene che i miglioramenti nella qualità dell'aria sono stati osservati nella città che si trovano in un'area di 10 chilometri quadrati negli ultimi mesi e la torre è riuscita a produrre più di 10 milioni di metri cubi di aria pulita al giorno dal suo avvio. Inoltre, secondo lo scienziato nei giorni in cui i livelli di inquinamento atmosferico erano gravi la torre è stata in grado di ridurre lo smog a livelli moderati.

Il sistema funziona attraverso un sistema di serre che coprono una superficie pari alla metà di un campo da calcio attorno alla base della torre.

L'aria inquinata viene aspirata nelle serre e riscaldata dall'energia solare. A quel punto, l'aria calda sale attraverso la torre e passa attraverso più strati di filtri di pulizia.

"La torre non ha pari in termini di dimensioni, i risultati sono piuttosto incoraggianti", dice Cao.

Xian, capoluogo della provincia dello Shaanxi, in inverno deve fare i conti con forti livelli di inquinamento causati principalmente dal riscaldamento basato sul carbone.

Gli operatori della torre dicono, tuttavia, che il sistema funziona anche nei mesi freddi in quanto i rivestimenti delle serre consentono al vetro di assorbire la radiazione solare con un'efficienza molto elevata.

La squadra di Cao ha installato oltre una dozzina di stazioni di monitoraggio dell'inquinamento nell'area per testare l'impatto della torre. Il PM2,5 - le particelle fini nello smog ritenute più dannose per la salute - è diminuiti del 15% durante i mesi in cui i livelli erano più elevati.

Si tratta di risultati preliminari visto che il test è ancora in corso. Il team prevede di rilasciare dati più dettagliati a marzo con una valutazione scientifica completa delle prestazioni complessive della struttura.

E la popolazione sembra apprezzare. Diversi cittadini hanno confermato al South China Morning Post di aver notato la differenza da quando la torre ha iniziato a funzionare. Il gestore di un ristorante che si trova a circa 1 km dalla struttura ha detto di aver notato un miglioramento della qualità dell'aria quest'inverno, anche se in precedenza non era a conoscenza dello scopo della torre.

LEGGI anche:

Una delle tante soluzioni adottate per ridurre gli inquinanti anche se sarebbe meglio evitarne la produzione, ad esempio scegliendo le fonti rinnovabili in alternativa al carbone.

Francesca Mancuso

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Ecco perché non bisognerebbe mai trattenere uno starnuto

Published in: Salute & Benessere

Probabilmente non ci avete mai pensato ma trattenere uno starnuto può avere delle conseguenze inaspettate. Come ricorda un articolo, pubblicato sulla rivista BMJ Case Reports in seguito ad un evento accaduto in Gran Bretagna, la pressione dell’aria che dovrebbe uscire ma non lo fa potrebbe creare danni a gola e timpani. 

E’ proprio quello che è accaduto ad un uomo inglese giunto al pronto soccorso con una situazione davvero insolita: gonfiore al collo, problemi di deglutizione, tono della voce cambiato e altri sintomi tutti dovuti al semplice fatto di aver trattenuto uno starnuto. L’uomo aveva avvertito anche una sorta di scoppio all’interno della gola.

Cosa era avvenuto? A causa delle bolle d’aria e della pressione che si era creata nella zona poiché lo sternuto non aveva avuto la possibilità di scaricarsi all’esterno si era formata una parziale lacerazione della faringe. I medici raccontano che si sentivano proprio i suoni delle bolle d’aria che all’interno del collo dell’uomo creavano degli scoppiettii.

Lo sfortunato paziente è stato prontamente intubato, alimentato con il sondino, gli sono stati somministrati antibiotici e una settimana più tardi era fuori dall’ospedale anche se per la guarigione completa c’è voluto più tempo. Questo in quanto la lacerazione era piccola e non si è reso necessario un intervento chirurgico.

Il curioso caso rappresenta indubbiamente un’eventualità rara ma comunque da considerare per evitare che anche un semplice sternuto possa complicarci la vita ed avere effetti collaterali. Gli esperti dell’ospedale Universitario di Leicester, che si sono trovati ad affrontare il caso, ricordano che tapparsi naso e bocca impedendo ad uno starnuto di fuoriuscire può non solo provocare problemi alla faringe ma anche andare a lacerare un timpano e addirittura provocare un aneurisma (scoppio di un vaso sanguigno nel cervello). Per capire come mai possono insorgere dei problemi basta pensare al fatto che la velocità di uno starnuto può arrivare ad oltre 160 km/h.

Insomma lasciamo i nostri starnuti liberi di uscire spontaneamente, tra l’altro la cosa è così liberatoria... Ricordiamoci però ovviamente di mettere sempre le mani davanti al viso o di aiutarci con un fazzoletto in modo da evitare la diffusione di virus e batteri.

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Francesca Biagioli

Pendolaria, Italia a due velocità: le 10 linee ferroviarie peggiori

Published in: Trasporti

Nel 2017 il numero dei pendolari che usa il servizio ferroviario regionale è aumentato con una crescita di 11mila passeggeri al giorno (+0,4% rispetto al 2016), mentre il numero di persone che ogni giorno si sposta con le metropolitane nelle sette città in cui è presente il servizio (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania) ha visto un aumento di 22mila viaggiatori giornalieri (+0,6% rispetto al 2016, stesso trend in positivo come tra 2016 e 2015).

Nel dettaglio, a usare il treno regionale sono 2milioni e 841mila i passeggeri mentre a usare la metro sono 2milioni e 672mila. In più, 40mila persone viaggiano sugli intercity e 170mila tra Frecce ed Italo. Lo rivela il nuovo rapporto annuale Pendolaria, condotto da Legambiente.

Se l'alta velocità cresce con un'ampia offerta di treni tra Salerno, Roma, Firenze, Bologna, Milano, Torino e Venezia e un aumento dell’offerta in meno di 11 anni pari al 435%, il trasporto regionale è difficile a causa della riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-15,5 dal 2010 al 2016) con un calo del 40% dei passeggeri e la diminuzione dei collegamenti regionali (-6,5% dal 2010 al 2016).

Le peggiori linee ferroviarie d'Italia

La maglia nera spetta alla Roma-Lido di Ostia, una linea suburbana gestita da Atac, con disagi e disservizi che hanno portato a un calo del 45% dei passeggeri, passati da 100.000 tra studenti e lavoratori negli scorsi anni a 55.000. Non va meglio alla Circumvesuviana: sulle tre storiche linee suburbane di Napoli dal 2010 al 2016 c'è stato un calo dell’offerta di treni del 30%. La chiusura di 1.323 chilometri di linee ferroviarie ha messo in difficoltà il Molise dove non esiste più un collegamento ferroviario con il mare: sono scomparsi i treni che dal 1882 collegavano Campobasso con l’Adriatico e con Termoli.

1) Roma-Lido

2) Circumvesuviana

3) Reggio Calabria-Taranto

4) Verona - Rovigo

5) Brescia - Casalmaggiore

6) Agrigento - Palermo

7) Settimo Torinese – Pont Canavese

8) Campobasso - Roma

9) Genova – Savona - Ventimiglia

10) Bari – Corato Barletta

Le regioni in cui i trasporti crescono

Dove si investe, il numero dei pendolari cresce così come la voglia di spostarsi in treno. È accaduto in Lombardia si è raggiunta quota 735.000 passeggeri ogni giorno sui treni regionali (con un +3,1% nel 2017 e +24% dal 2009 ad oggi) e in Friuli Venezia Giulia dove si è passati da 13mila a 21.500 i viaggiatori con un aumento del +38%.

Bene anche l'Abruzzo con un aumento dei pendolari del 5,3%, l’Emilia Romagna che tocca quota 205.000 (erano 106.500 nel 2010), il Trentino che ha quasi raddoppiato il numero di pendolari, passando da 13.000 a 26.400, l'Alto Adige da 19.900 a 31.400, la Puglia da 80.000 a 150.000.

“Cambiare e migliorare la situazione che vivono ogni giorno milioni di pendolari è una sfida possibile e deve diventare una priorità, non solo per ridurre differenze e recuperare ritardi, ma perché è un grande investimento per il futuro del Paese. Occorre porsi l’obiettivo al 2030 di raddoppiare il numero di persone che ogni giorno in Italia prende treni regionali e metropolitane, per farle passare da 5,5 a 10 milioni. Si tratta di una sfida alla portata di un Paese come l’Italia, che produce vantaggi in termini ambientali e positive ricadute occupazionali, legate sia alla costruzione e manutenzione del parco rotabile che alla gestione della mobilità” ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente.

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Secondo Legambiente, sono poche le Regioni che hanno investito risorse proprie per potenziare il servizio e devitare i tagli, e tante quelle che non investono alcuna risorsa aggiuntiva per migliorare il servizio.

E voi, vi spostate in treno o in metro?

Francesca Mancuso

Scoperta in Messico la grotta sommersa più lunga del mondo, custode dei segreti dei Maya

Published in: Sud America

Si trova a a Tulum e unisce Sac Actun (263 chilometri) con il Dos Ojos (83 km), due tratti dove per quasi un anno, sommozzatori hanno lavorato facendo immersioni subacquee e ricerche. Seguendo le regole della speleologia il sistema Sac Actun, più lungo per dimensioni, ha ora assorbito il Dos Ojos.

Il team del Great Maya Aquifer Project (GAM) ha scoperto, dunque, un passaggio naturale che unisce due caverne che finora venivano considerate indipendenti. Angoli remoti della terra e non facilmente attraversabili, in alcuni tratti i sub sono riusciti a passare solo dopo aver tolto le bombole di ossigeno.

Secondo Guillermo de Anda, direttore del progetto GAM e archeologo subacqueo questa scoperta potrebbe adesso aiutare a comprendere meglio la civiltà dei Maya prima dei conquistadores spagnoli.

“Lo studio dei cunicoli sotterranei collegati e dei cenote potrebbe ad esempio aiutare a capire rituali e usi dei grandi insediamenti pre-ispanici che conosciamo. Questa enorme caverna rappresenta il più importante sito archeologico sommerso del mondo, in quanto custodisce al suo interno più di un centinaio di contesti archeologici differenti, dai primi coloni d’America alla fauna estinta passando, naturalmente, per la cultura Maya”, dice Guillermo de Anda alla Reuters.

Foto: HANDOUT / Reuters

L'apertura del collegamento dei due sistemi di grotte è avvenuta il 10 gennaio, ma c’è chi inseguiva questa connessione da quasi 15 anni. Come il direttore dell'Exploration Progetto Maya Robert Schmittner, che spiega che questa mappatura è solo l’inizio di una nuova era della speleologia.

Secondo il Quintana Roo Speleological Survey, solo nel nord di Quintana Roo ci sono 358 sistemi di grotte sommerse, che rappresentano circa 1400 chilometri di passaggi di acqua dolce allagati.

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Adesso, il passo successivo sarà quello di analizzare la qualità dell’acqua, studiare la biodiversità, insomma un labirinto tutto da scoprire, soprattutto perché la penisola dello Yucatan è costellata dalle meraviglie del popolo Maya.

Dominella Trunfio

Nayak, il papà che costruito da solo la strada per far andare i figli a scuola

Published in: Buone pratiche & Case-History

 La sua storia sta facendo il giro del mondo e dimostra ancora una volta, che un padre è disposto a tutto pur di rendere meno dura la vita ai propri bambini, soprattutto se devono scalare una montagna per arrivare a sedersi tra i banchi di scuola.

Jalandhar Nayak ha 45 anni ed è un fruttivendolo che vive nello Stato di Orissa, tra valli e colline. I suoi figli erano costretti ogni giorno a camminare sulle pietre, con il rischio di farsi male e ancor peggio cadere da una roccia.

Convinto che l’educazione sia fondamentale, Nayak ha così deciso di mettersi a lavoro con piccone, zappa e scalpello per limare rocce e creare un percorso meno impervio tra il piccolo villaggio di Gumsahi e la scuola di Phulbani.

L’obiettivo finale è collegare tutti gli otto chilometri, ma già l’uomo è a metà del suo percorso: in due anni, ha scavato per 8 otto al giorno per eliminare lo sperone di roccia che costringeva i suoi tre figli a camminare per oltre tre ore.

Nayak è diventato una sorta di eroe popolare e finalmente ha ottenuto un riconoscimento da parte del governo locale. Non solo è stato stipendiato per aver creato metà del percorso, ma come spiega il fruttivendolo in un’intervista rilasciata alla tv locale News World Odisha, il governatore ha promesso il sostegno nella costruzione della strada rimanente.

“I miei bambini avevano difficoltà a camminare sulle pietre, li avevo visti spesso inciampare. Ma andare a scuola è importante, io non ho avuto questa possibilità, ma non volevo la stessa sorte per loro”, spiega ancora nell’intervista.

Bambini coraggiosi:

Una storia che tocca il cuore, ma che fa riflettere anche sulla povertà di alcune zone del mondo, dove la mancanza di infrastrutture crea disagio e allontana dalla cultura dello sviluppo. Proprio in questi giorni, vi abbiamo parlato di un altro piccolo eroe, Ice Boy, il bambino cinese che percorre ogni mattina quasi 5 km a piedi sotto la neve a -9°C per raggiungere la sua scuola. Ha soltanto 8 anni e la sua vicenda ha commosso tutto il mondo. 

Dominella Trunfio

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La Norvegia vieta gli allevamenti da pellicce: tutti chiusi entro il 2025

Published in: Animali

 Ed è una decisione davvero epocale, considerando che nel paese nordeuropeo ci sono oltre duecento allevamenti dove ogni anno trovano la morte 610mila visioni e 150mila volpi. I dati sono quelli del ministero dell’Agricoltura che sottolinea che attualmente la Norvegia è uno dei più importanti produttori europei.

Così dopo Regno Unito, Austria, Paesi Bassi, Germania, Repubblica ceca e altri paesi, adesso il governo di minoranza di destra è riuscito a varare una legge che salverà gli animali da un’inutile morte.

A portare avanti la battaglia è stata Erna Solberg, ma il tutto è frutto di un’alleanza tra il Partito dei conservatori, il Partito del progresso e il Partito liberale di centro-destra, quest'ultimo ha nel suo programma, anche la difesa dei diritti degli animali e dell’ambiente in generale.

Una volta fissata la compensazione economica per le aziende agricole interessate dal provvedimento, il piano sarà votato dal Parlamento norvegese, ma sarà solo una formalità visto che sette dei nove partiti hanno già ufficializzato il loro si alla proposta.

Dura la reazione dei allevatori che per voce di Guri Wormdahl, responsabile dell’associazione degli allevamenti, fanno sapere il loro disappunto per una decisione che “costerà posti di lavori”. Esultano, invece ambientalisti e animalisti.

"Siamo felici, finalmente viene fermato un business crudele e fuori dal tempo, in un mondo di crescente sensibilità dei consumatori all'esigenza di rispettare le specie animali e la natura in generale"afferma la leader del gruppo Noah, Siri Martinsen.

Ricordiamo che tanti brand dell’alta moda hanno già detto no alle pellicce, da quest’anno nelle sfilate di Gucci non vedremo più visone, volpe, zibellino, karakul noto come Swakara, agnello Persiano o Astrakhan, coniglio, opossum e molti altri animali appositamente allevati o catturati. Hugo Boss e Armani avevano già sposato la causa fur free.

Dell’orrore che si cela dietro agli allevamenti ne abbiamo più volpe parlato, lo scorso agosto un’indagine del gruppo finlandese Oikeutta Eläimille mostrava immagini spaventose di volpi geneticamente modificate per avere più pelle del normale. Animali rinchiusi in minuscole gabbie, privati della loro libertà e utilizzati come merce nell’azienda della moda del lusso.

Wow! Animal rights organisation @NOAHAktiv announced that #Norway is introducing a total ban on fur farming. This is truly a massive victory for animals! Congratulations Norwegians! In 2017 @mariannethieme spoke at NOAH's #antifur march in #Oslo: https://t.co/42pzG9eky2

— PartyfortheAnimals (@Party4Animals) 16 gennaio 2018

La verità sulle pellicce:


Accanto alle volpi, ci sono visoni, conigli, zibellini etc, ma per fortuna il cambiamento è già in corso: sono sempre di meno coloro che scelgono pellicce vere e il rispetto verso gli animali è più radicato nelle persone. Dall’altro i grandi nomi della moda stanno attuando politiche di responsabilità sociale che vanno proprio in questa direzione.

Dominella Trunfio

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Zuppa di farro e broccoli

Published in: Ricette

Da preparare con fresca verdura di stagione, la zuppa di farro e broccoli si prepara in meno di quarantacinque minuti e può essere anche cucinata in anticipo; in questo modo si potrà organizzare al meglio il proprio tempo libero e all'ora dei pasti basterà semplicemente riscaldarla prima di servirla.

Ingredienti
  • 200 gr di farro
  • 500 gr di broccoli
  • 300 gr di patate
  • 3 pomodorini maturi
  • 1 carota
  • 1 cipolla rossa
  • sale q.b.
  • acqua q.b.
  • olio evo q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    25 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la zuppa di farro e broccoli: procedimento

 

  • Sciacquare il farro sotto l'acqua corrente,
  • sbucciare la cipolla e la carota, tagliarle finemente e metterle in una pentola capiente insieme all'olio,
  • lavare i broccoli, tagliarli in cimette e tagliare in piccoli pezzi il loro gambo,
  • pelare le patate e tagliarle a cubetti di egual misura,
  • rosolare appena la cipolla e la carota ed aggiungere anche i broccoli e le patate,
  • rosolare ancora mescolando,
  • quindi aggiunere il farro, coprire d'acqua e regolare di sale,
  • portare a bollore e cuocere per circa venti/venticinque minuti mescolando spesso,
  • a cottura ultimata impiattare e servire la zuppa di farro e broccoli ben calda.
Come conservare la zuppa di farro e broccoli:

La zuppa di farro e broccoli, una volta fredda, potrà essere riposta in contenitori ermetici e potrà essere conservata in frigorifero per un paio di giorni.

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Ilaria Zizza

Città Sant'Angelo, uno dei migliori posti al mondo in cui vivere secondo Forbes

Published in: Città

Incredibile per chi non conosce questo piccolo comune di circa 15mila abitanti, situato in provincia di Pescara.

"Con una bella costa, quella adriatica fiancheggiata da caffè sulla spiaggia, montagne per lo sci e vigneti ondulati, l'Abruzzo è un angolo di paradiso ed è il segreto meglio custodito d'Italia. È anche la regione più ricca di questa parte d'Italia ed è un luogo in cui piccole città storiche stanno lavorando duramente per attirare investimenti per salvare le loro strade storicamente significative ma quasi deserte" spiega Forbers.

Tutto ciò vale ancora di più per la splendida Città Sant'Angelo, ricca di chiese storiche, un museo di arte contemporanea ma soprattutto un luogo in cui la qualità della vita è alta e i costi sono accessibili.

"L'Abruzzo ha tutto ciò che offre la Toscana e molto altro ad un costo minimo" ha spiegato a Forbes Kathleen Peddicord, editore di Live and Invest Overseas.

Qui una coppia potrebbe vivere tranquillamente con 1400 dollari al mese o meno, incluso l'affitto, pari a 1100 euro. Cifre impensabili per chi abita nelle grandi città del centro-nord, dove tali cifre sono a volte insufficienti a pagare l'affitto.

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Certamente numerose altre cittadine italiane e piccoli borghi offrono una buona qualità della vita ma Città Sant'Angelo ha conquistato la rivista Forbes, che l'ha piazzata al 6° posto nella sua classifica delle 10 città del mondo in cui si vive meglio.

Ecco le altre:

1° posto: Lisbona

Secondo Peddicord, Lisbona ma in generale un po' tutto il Portogallo offrono un costo della vita competitivo tra i più bassi dell'Europa occidentale, grazie a una "situazione fiscale invidiabile" e ottime occasioni immobiliari.

2° posto: Cali, Colombia

Una bella città, calda di giorno e fresca la sera, con palme imponenti lungo ampi viali, strade alberate e molti parchi e spazi verdi. E gli abitanti (Caleños) sono educati e amichevoli.

3° posto: Santo Domingo, Repubblica Dominicana

La Repubblica Dominicana ha una delle economie in più rapida crescita dell'America Latina e la sua capitale, Santo Domingo, è un bel posto in cui vivere con strade vivaci ma non caotiche e splendide bellezze naturali.

4° posto: San Pedro, Ambergris Caye, Belize

Un vero e proprio angolo di paradiso. Questa minuscola isola del Belize è ricca e oltre ad offrire spiagge di sabbia bianca e soffice e mare cristallino, permette di vivere con cifre paragonabili a quelle di una grande città italiana. La sua economia è fiorente.

5° posto: Saint-Chinian, Francia

La Provenza è famosa ma ostosa. Un'alternativa low cost ma altrettanto bella è la Linguadoca, in cui si trova Saint-Chinian, il "paese di campagna francese per eccellenza in cui la vita di tutti i giorni è simile a quella del film Disney La bella e la bestia". Qui è possibile vivere senza auto, grazie all'eccellente servizio di treni e autobus. Un luogo lontano dal caos ma a due passi dalla Spagna e a sole 3 ore di treno da Parigi. La città è nota per l'industria del vino in crescita.

7° posto: Lubiana, Slovenia

A Lubiana si vive con meno di mille euro al mese. Una città moderna ma che è riuscita a conservare il fascino delle piccole città. Ogni giorno gli agricoltori locali portano i loro prodotti al mercato.

8° posto: Playa del Carmen, Messico

Questa piccola città di mare sulla Riviera Maya del Messico era un tempo un tranquillo villaggio di pescatori. Oggi ospita oltre 10.000 stranieri, è una delle aree più sicure del paese, l'economia è stabile e i posti di lavoro sono abbondanti.

9° posto: Bali, Indonesia

È considerata una delle isole tropicali più belle del mondo. I templi balinesi adornano anche i villaggi più piccoli, la gente del posto è amichevole e serena. A fare da cornice paesaggi da cartolina, eventi culturali, ottimo cibo di strada a prezzi irrisori. In particolare, il posto migliore in cui vivere secondo Forbes è la piccola città di Sanur, sobborgo della più grande Denpasar. "Tranquilla e rilassata, Sanur sembra lontano dalla folla di turisti che si riversano a Bali per le vacanze e la luna di miele". A Bali, una coppia può vivere molto bene con circa $ 1.671 al mese, circa 1300 euro.

10° posto: Da Nang, Vietnam

Nang è la terza città più grande del Vietnam, ma secondo Peddicord, sembra uscita da un vecchio film, pieno di raffinatezza retrò. Qui l'economia è in ascesa e  il costo della vita è accessibile.

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Se state davvero pensando di cambiare vita, non avete che da scegliere.

Francesca Mancuso

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Allattare al seno oltre i sei mesi dimezza il rischio di diabete nelle mamme

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Nutrire il proprio bambino al seno ridurrebbe il rischio di diabete per tutta la vita. E’ questo il risultato ottenuto dallo studio condotto da un team di ricerca dell'Università della California e pubblicato sulla rivista medica "Journal of the American Medical Association" (JAMA). 

Entrando più nello specifico, le donne che allattano per almeno sei mesi hanno un rischio ridotto del 47% di sviluppare il diabete durante la loro vita. Quelle che comunque hanno allattato al seno, ma lo hanno fatto per meno di sei mesi, hanno visto invece ridotto il rischio di diabete del 25%.

Per arrivare a sottolineare questo nuovo aspetto positivo dell’allattamento al seno, gli esperti hanno preso a campione 1200 donne tra i 18 e i 30 anni, comprese 615 nere americane (coinvolte in quanto generalmente più propense al diabete e che allattano meno). Tutte avevano partecipato ad osservazioni mediche tra il 1985 e il 2015. 

Così ha commentato Erica Gunderson, autrice principale dello studio:

"Abbiamo trovato un legame molto forte tra la durata dell'allattamento al seno e il rischio ridotto di sviluppare il diabete di tipo 2 dopo aver preso in considerazione tutti i fattori predisponenti per questa malattia. L'incidenza del diabete è diminuita gradualmente con l'aumentare della durata dell'allattamento al seno, indipendentemente dalla razza, dal diabete gestazionale, dallo stile di vita, dalle dimensioni corporee e da altri fattori di rischio metabolici misurati prima della gravidanza"

Le ragioni per cui l’allattamento al seno offre questo vantaggio alle donne non sono ancora del tutto chiare. Gli scienziati ritengono che alla base vi siano motivi biologici. E’ noto ad esempio il fatto che l'allattamento stimola gli ormoni che controllano i livelli di insulina nel sangue e abbassa la glicemia.

Nutrire il bambino al seno, inoltre, provoca contrazioni che aiutano l'utero a tornare alle sue dimensioni normali dopo il parto e provoca un dispendio energetico aggiuntivo al giorno di circa 200 calorie. Infine, questa modalità di nutrizione, costringe il corpo a sfruttare le riserve di grasso situate sui glutei, fianchi e cosce fornite dal nostro intelligente organismo proprio a tale scopo. Per tutti questi motivi l'allattamento può aiutare anche la mamma a tornare in forma dopo la gravidanza.

Altri vantaggi molto importanti che gli esperti continuano a sottolineare e che tutte le donne dovrebbero conoscere sono che l’allattamento al seno riduce il rischio di cancro al seno del 30% per le donne che allattano per almeno un anno e per il cancro alle ovaie del 25% per le donne che allattano per almeno due mesi. Le donne che allattano al seno per sei mesi sarebbero anche protette dal rischio di pressione alta nei decenni a venire.

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Alla luce di tutti i vantaggi che offre, è chiaro che l’allattamento al seno dovrebbe essere il più possibile favorito e incoraggiato in tutto il mondo.

Francesca Biagioli

Global Teacher Prize 2018: chi è Lorella Carimali, l'unica italiana finalista al Nobel per l'insegnamento

Published in: Arte e Cultura

Già eletta dal Miur nel 2017 tra i dieci migliori professori italiani, oggi Lorella è finalista al Nobel dell’insegnamento, dove 50 insegnanti scelti tra più di 40mila candidati di 173 Paesi si contendono il premio di un milione di dollari da spendere in progetti scolastici.

Global Teacher Prize del 2015 furono due italiani, Daniela Boscolo e Daniele Manni a essere in nomination, nel 2016 fu Barbara Riccardi e nel 2017 Armando Persico.

Cos’è il Global Teacher Prize

Il Global Teacher Prize è un premio di 1 milione di dollari offerto ogni anno a un insegnante “eccezionale” che sia stato in grado di dare un eccellente contributo alla professione.

Il premio serve a sottolineare l’importanza degli educatori e il fatto che, in tutto il mondo, i loro sforzi meritano di essere riconosciuti e celebrati. Di contro, col Global Teacher Prize si tenta di riconoscere proprio l’impatto che i migliori insegnanti possono avere non solo sui loro studenti ma sulle comunità che li circondano e sulle generazioni future.

Perché gli insegnanti? La mancanza di istruzione è spesso la causa scatenante di molte questioni sociali, politiche, economiche e di salute affrontate oggi dal mondo. “Crediamo che l’istruzione abbia il potere di ridurre povertà, pregiudizi e conflitti”, si legge dal sito, che pone l’attenzione sullo status degli insegnanti nelle culture di tutto il mondo per il futuro globale.

Chi è Lorella Carimali

Docente di Matematica e Fisica presso Liceo Scientifico Vittorio Veneto di Milano, Lorella Carimali ha fatto della sua professione una missione. Per lei la matematica è cosa possibile per tutti, basta creatività, allenamento e metodo.

Certo, ha dalla sua il fatto di aver amato la bellezza della matematica sin dalla scuola elementare, anche prima di aver acquisito tutti gli strumenti. Ha scelto di insegnare piuttosto che essere assunta in una delle tante aziende che le avevano offerto un posto, per trasmettere la sua passione e unire il suo impegno sociale con la professionalità.

Il suo approccio didattico innovativo ha prodotto risultati eccellenti in esperimenti e in classe, in particolare con studenti che, dopo essere stati "delusi" da un altro insegnante, hanno ottenuto risultati che hanno fatto notizia sui giornali. Qui dai noi, il Ministro dell’Istruzione ha riconosciuto Lorella come uno dei dieci migliori insegnanti italiani per il suo approccio e il suo successo con studenti che avevano precedentemente “lottato” con la matematica.

Il suo modello di apprendimento utilizza anche il teatro, le attività drammatiche ed esercizi di problem solving. Lei lo chiama “tirocinio cognitivo” che punta a concentrarsi sulla capacità di pensare matematicamente, sviluppando e applicando abilità come l’intuizione e l’immaginazione. Esplorando come i team arrivano alle soluzioni, aiuta gli studenti a capire i propri processi mentali e a capire che gli errori sono semplicemente una possibilità in più di fare meglio. La sua visione delle classi come comunità aiuta a costruire un senso di fiducia e responsabilità, e si estende oltre la scuola, con alcuni alunni che tornano a insegnare le sue classi attuali.

E allora forza Lorella!

Germana Carillo

#Terremoto di magnitudo 3.9 in Friuli: epicentro al confine Italia-Slovenia

Published in: Ambiente

Alle ore 11:22:20 (UTC +01:00) ora italiana, la scossa si è verificata con coordinate geografiche (lat, lon) 46.31, 13.57, ad una profondità di 5 km.

L'ipocentro particolarmente superficiale ha fatto sì che la scossa sia stata avvertita anche a distanza significativa, da Trieste a Lubiana.

Non si hanno al momento notizie di danni a cose o persone, intanto è stata attivata dalla Sala Operativa Regionale #SOR la procedura di compilazione schede risentimento sismico da parte dei volontari.

Molte le chiamate ai Vigili del Fuoco, dalle zone in cui il sisma è stato maggiormente avvertito: Udine, Pordenone, Tarvisio, Gorizia.   Per restare aggiornati seguite l'hahstag #terremoti su Twitter: !function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)?'http':'https';if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+"://platform.twitter.com/widgets.js";fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,"script","twitter-wjs");

Nella lavastoviglie una miriade di batteri e funghi. Come tenerla pulita

Published in: Salute & Benessere

È questa la conclusione cui sono giunti gli studiosi dell’Università di Lubiana (Slovenia), dell’Università di Copenaghen (Danimarca) e dell’Università di Gand (Belgio), che hanno dimostrato che elettrodomestici come le lavastoviglie ospitano una miriade di microrganismi, pericolosi sì ma soprattutto per persone con un sistema immunitario già debilitato.

Di fatto, la ricerca vuole mostrare come i biofilm - , ossia le “aggregazioni complesse di microrganismi” - formati sulle guarnizioni in gomma nelle lavastoviglie siano in grado di ospitare diversi microbioti.

Lo studio

Diretti dal microbiologo Prem Krishnan Raghupathi, gli studiosi hanno preso in esame le guarnizioni in gomma di 24 lavastoviglie, scoprendo un microbioma piuttosto robusto in ognuna di esse. La sopravvivenza e la varietà dei microorganismi erano legate a diversi fattori come il pH, la temperatura elevata, i detersivi, le elevate concentrazioni di cloruro di sodio (NaCl) e la potenza dell’acqua durante i cicli di lavaggio.

Ebbene, i ricercatori hanno scovato parecchie colonie di batteri e funghi anche all’occasione patogeni, ma generalmente – a detta degli studiosi – dai rischi per la salute estremamente bassi o nulli. Tra i batteri sono stati trovati quelli dei generi Pseudomonas, Escherichia e Acinetobacter, mentre tra i funghi citano la Candida, Cryptococcus e Rhodotorula. Specialmente quelli del genere Candida, responsabili delle infezioni ai danni di pelle e mucose, sono stati trovati nel 100% delle lavastoviglie.

I funghi, secondo i ricercatori, entrerebbero per lo più tramite l’acqua del rubinetto, mentre i batteri potrebbero venire dal cibo contaminato. Questi microorganismi prosperano e si diffondono in special modo nel momento in cui la lavastoviglie emette aria calda e al suo interno c’è grossa umidità. Per questo gli scienziati suggeriscono di aprire l’elettrodomestico solo al termine del ciclo di lavaggio e quando è fredda per evitare dispersioni.

Come pulire la lavastoviglie

Per il resto, ricordatevi che anche la lavastoviglie, va curata e pulita regolarmente, non fosse altro che una sua costante manutenzione consente di tenerci lontano da eventuali riparazioni periodiche.

Ricordatevi di pulire giornalmente il filtro e gli interni: smontate i pezzi che si possono smontare e sciacquate sotto l’acqua corrente. Nel caso fossero otturati, pulite i fori del passaggio dell’acqua con uno stuzzicadenti o con un panno umido imbevuto di aceto.

Almeno una volta al mese fate un lavaggio a vuoto con un litro di aceto di mele, per sgrassare tutto, compresi scarico e tubature, e pulite con una spugna imbevuta di aceto le guarnizioni. Per sgrassare ulteriormente le stoviglie, infine, mettete ad ogni lavaggio un mezzo limone (togliete i semi!), che conferirà anche un buon profumo di pulito.ù

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Germana Carillo

Verme nella Coca Cola, ricoverata 12enne ad Andria

Published in: Mangiare

Una brutta sorpresa per la piccola, tenuta sotto osservazione. I medici hanno fatto sapere che ad un primo esame macroscopico del verme, la situazione non dovrebbe essere preoccupante.

La lattina è stata sequestrata dalla polizia locale che, con l'ufficio igiene di Andria e il Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione della Puglia sta cercando di individuare il lotto di Coca Cola per risalire alla provenienza.

Il campione sarà inviato all'istituto zooprofilattico di Foggia per analisi più approfondite.

Dall'ospedale fanno sapere che le condizioni di salute della piccola sono buone.

"La bambina sta bene viene tenuta in osservazione solo per precauzione. Non ha avuto né vomito, né diarrea o altri sintomi che possano allarmarci, resterà per qualche ora in ospedale" ha detto il responsabile del presidio ospedaliero Stefano Porziotta

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Al momento non si sa altro sulla vicenda. E' possibile che data l'alta corrosività della coca cola, il verme si trovasse sopra la lattina o anche all'interno del bicchiere. Al momento tutto queste sono solo supposizioni, in attesa che la vicenda sia meglio chiarita dalle autorità.

Un motivo in più per tenersi lontani dalla Coca Cola...

Francesca Mancuso

HIIT: come funziona, benefici e controindicazioni dell’allenamento ad alta intensità che si fa in soli 20 minuti (VIDEO)

Published in: Sport & Tempo Libero

HIIT, cos’è e come funziona

La sigla HIIT è l’acronimo di High Intensity Interval Training (Allenamento a intervalli ad alta intensità) e fa parte degli Interval Training, ovvero particolari allenamenti fitness dove si alternano periodi brevi, appunto ad alta intensità di lavoro, con momenti di recupero attivo.

Si tratta quindi di una forma di esercizio molto "forte" che permette di bruciare parecchie calorie e sudare ma generalmente solo per un massimo di 20 minuti a sessione. Questo programma di cardiofitness non prevede infatti la necessità di sessioni da 40-60 minuti (come spesso accade invece in altri tipi di allenamenti) ma è molto più rapido anche se intenso.

La breve durata è senza dubbio uno dei punti di forza dell'HIIT la cui sessione può essere anche solo di pochi minuti. Questa si svolge seguendo il seguente schema:

  • Riscaldamento
  • 6-10 ripetizioni di esercizi ad alta intensità intervallati da recupero attivo
  • Defaticamento (lungo come il riscaldamento)

Cosa si intende per recupero attivo? Che in realtà non si sta mai fermi ma il “riposo” avviene praticando esercizi più leggeri, ad esempio una camminata, utili ad eliminare l’acido lattico che si è formato nei momenti di allenamento più intensi.

C’è da dire comunque che durata, numero delle ripetizioni e tempo di recupero possono variare a seconda dei risultati che si vogliono ottenere e del tipo di allenamento a cui ci si intende sottoporre.
In ogni caso comunque, poiché si tratta di un allenamento cardio, le sessioni di HIIT sono pensate in modo tale che la frequenza cardiaca sia variabile tra l’elevato e il moderato all’interno di ogni lezione.

Nelle fasi ad alta intensità si sfrutta il metabolismo anaerobico durante il quale si utilizzano soprattutto carboidrati. Nelle fasi a moderata o bassa intensità si utilizza invece il metabolismo aerobico o ossidativo che si serve maggiormente dei lipidi.

HIIT, esercizi tipo

La parte in cui è prevista una frequenza cardiaca elevata, e dunque un allenamento più intenso, prevede l’alternanza tra diversi esercizi: corsa, piegamenti, salti, affondi e molto altro. Come già detto invece il recupero attivo viene fatto attraverso esercizi più soft.

La lezione può svolgersi a corpo libero al chiuso o all’aperto ma in alcuni casi si utilizzano anche gli strumenti e i macchinari presenti nelle palestre come tapis roulant, cyclette, stepper, ecc.

Per capire meglio di cosa si tratta potete guardare i seguenti video che riprendono alcune sessioni di HIIT. Sono puramente esemplificativi e, se non siete certi di godere di ottima salute, vi sconsigliamo di replicare l’allenamento da soli in casa (vedi più in basso le avvertenze).


  HIIT, benefici

Questo tipo di allenamento offre diversi benefici, alcuni dei quali confermati anche da studi scientifici.

  • Migliora la performance aerobica: uno studio condotto dalla McMaster University in Canada ha mostrato come 2,5 ore di HIIT equivalgano a 10 ore e mezza di allenamento di resistenza. I risultati ottenuti evidenziano cambiamenti biochimici muscolari e miglioramenti della performance aerobica. 
  • Aumenta il metabolismo e fa bruciare calorie: questo tipo di allenamento è in grado di aumentare il tasso metabolico a riposo nelle 24 ore successive e il consumo calorico è favorito sia durante la sessione che nelle ore immediatamente dopo.
  • Limita la perdita muscolare e rafforza: grazie al tipo di esercizi proposti in cui si intervalla attività anaerobica e aerobica, viene a limitarsi la perdita muscolare e di massa magra (cosa che invece avviene in altri tipi di allenamento). Praticare HIIT aiuta a rafforzare i muscoli aumentando forza e resistenza.
  • Stimola le endorfine: si tratta di un allenamento veloce e ritmato che stimola il rilascio delle endorfine e che dunque favorisce il buonumore.
  • Rafforza cuore e circolazione: grazie all’alternanza tra frequenza cardiaca elevata e moderata, l’HIIT se ben praticato e senza esagerare rafforza il sistema cardiovascolare.
Avvertenze e controindicazioni

E’ sconsigliato praticare l’HIIT ogni giorno, è necessario infatti che il corpo abbia almeno una giornata di recupero tra una sezione e l’altra. Se si sperimenta per la prima volta è bene iniziare gradualmente impiegando anche diverse settimane prima di arrivare ai livelli di intensità richiesti.

E’ chiaro poi che prima di avvicinarsi ad un allenamento del genere è bene sapere di poterlo fare. Vi ricordiamo infatti che l’intensità di lavoro richiesta è molto alta e per questo viene generalmente sconsigliato a chi è in sovrappeso, ha avuto un infortunio o è di base molto sedentario. Prima di iniziare con l’HIIT verificate il vostro stato di salute con il medico che, se è tutto apposto e dopo aver effettuato anche un ecocardiogramma, vi rilascerà l’opportuno certificato per potervi allenare.

Avete mai provato questo tipo di allenamento? Che ne pensate?

Per conoscere altri tipi di fitness e allenamento leggi anche:

Francesca Biagioli

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