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 L'editore inglese che ha lasciato 170milioni di euro per la creazione di un'immenso bosco aperto a tutti

Felix Dennis:una vita eccentrica e fuori dagli schemi, ma l’aspetto sicuramente più singolare di tutta la sua storia è quello che nel suo testamento ha lasciato quasi 170milioni di euro per la creazione di un immenso bosco.

L’editore inglese della rivista Swingin’ London «Oz» che negli anni ‘70 e ‘80 aveva costruito un impero pubblicando periodici di automobilismo, computer, giardinaggio, ciclismo, fitness, occulto e hobby vari: 30 titoli per un totale di 2,5 milioni di copie al mese, non aveva mai nascosto di aver bruciato più di cento milioni di euro tra donne, alcol e droga.

Quanto ci sia vero in questa storia nessuno lo sa, ciò che invece è certo è che in vita aveva piantato più di un milione di alberi creando un immenso bosco nei pressi della sua casa di Dorsington, non lontano dalla Stratford-upon-Avon di Shakespeare, a circa 140 km da Londra.

Ma non solo, dopo la sua morte prematura, nel suo testamento ha lasciato ben 170milioni di euro per piantare ancora alberi e creare un bosco ancora più folto, di oltre 100 km quadrati.

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Tutto ciò perché Felix Dennis aveva sempre amato gli alberi e ne traeva una gioia infinita nel vederli piantati. Oggi la Heart of England Forest, la fondazione finanziata dalla vendita della sua casa editrice è già una consolidata realtà.

Il 1 novembre comincerà la tree planting season che avrà come obiettivo quello di raggiungere i dieci milioni di alberi. Il bosco, come per volere dell’editore, è aperto a tutti gratuitamente, sia ai visitatori e sia a chi come volontario vuole dare una mano nella piantumazione.

E’ possibile infatti collaborare al progetto piantando personalmente un albero o lasciando una piccola donazione per intitolare quell’albero a una persona alla quale si vuole bene.

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Tra le volontà dell’editore anche quella che dal suo bosco non si potrà tagliare neanche un singolo albero perché ogni singola quercia o betulla deve essere conservata per le future generazioni.

La foresta deve essere aperta a tutti,amava ripetere, rendendo possibile la visita di habitat protetti di animali. Gli alberi piantati saranno soprattutto querce e frassini, ma anche aceri, ciliegi, noccioli.

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Dominella Trunfio

Foto cover: GEOFF PUGH

Repellenti per zanzare e insetti: scatta obbligo di etichettatura e autorizzazione del ministero per tutti i prodotti in commercio

Sicurezza ed efficacia dei repellenti per le zanzare dovranno essere opportunatamente siglati con un numero di registrazione. Prima della vendita, cioè, il Ministero della Salute dovrà catalogarli e autorizzarli, proprio come accade per i presidi medici. E' 

Ciò significherà che il prodotto sarà stato testato e messo in commercio solo dopo che il Ministero della Salute abbia appurato che non esistano effetti nocivi per l'uomo o per l’ambiente, se usato secondo le indicazioni riportate in etichetta. Lo stesso principio varrà anche per i repellenti a base di estratti vegetali: quelli registrati attualmente in commercio sono a base di eucalipto e geraniolo. Anche per loro bisognerà controllare sull’etichetta che si tratti di un prodotto registrato come PMC o Biocida.

A stabilire che i prodotti repellenti per gli insetti potranno esser venduti solo previa registrazione e autorizzazione è stato il Dipartimento generale dei Farmaci e dei Dispositivi Medici per “garantire la sicurezza e l'efficacia del prodotto”.

La presenza del numero di autorizzazione garantirà che i prodotti siano stati sottoposti a valutazione ministeriale.

"Tutti i prodotti - dicono dal dicastero - che vantano in etichetta un'azione di protezione dagli insetti e dalle punture di insetti, quali ad esempio zanzare, tafani, pappataci, o un'azione mirata ad allontanare gli insetti o renderli innocui nei confronti dell'uomo, sono classificabili come prodotti repellenti e sono posti in commercio solo dopo aver ottenuto una specifica autorizzazione alla commercializzazione da parte del ministero della Salute".

Nel momento dell’acquisto, quindi, state attenti a:

  • scegliere prodotti a base di principi attivi ad azione repellente che siano stati registrati come Presidi Medico Chirurgici (PMC) presso il Ministero della Salute o come Biocidi secondo il regolamento (UE) n. 528/2012
  • leggere attentamente in etichetta contro quali specie di insetti il prodotto è stato testato ed è efficace, solitamente i repellenti non sono efficaci contro pulci e pidocchi
  • fare attenzione se si è allergici o sensibili al principio attivo o a qualche eccipiente. In caso di reazione allergica lavare subito la parte esposta al principio attivo e contattare il proprio medico curante
  • non acquistare gli stessi prodotti per animali o piante, per i quali esistono prodotti appositi
Come usare i repellenti?

Quali precauzioni bisogna seguire quando si utilizza un repellente? Ecco i consigli del Ministero della Salute:

  • applicare i repellenti solo sulla pelle esposta e/o sull’ abbigliamento (come indicato sull’etichetta del prodotto) e solo nella quantità necessaria
  • non applicare i repellenti sulla pelle sotto i vestiti
  • non usare mai repellenti su tagli, ferite o pelle irritata né su occhi o bocca e con parsimonia intorno alle orecchie
  • quando si utilizzano spray repellenti, non spruzzare direttamente sul viso ma applicarli con le mani
  • non permettere ai bambini di maneggiare o spruzzare il prodotto
  • quando la protezione dagli insetti non è più necessaria, lavare la pelle trattata con acqua e sapone

Detto ciò, contro le zanzare e altri insetti possiamo ricorrere anche una serie infinita di rimedi naturali. Le zanzare, per esempio, si possono tenere lontane utilizzando gli oli essenziali, mentre, se passiamo molto tempo in giardino o in terrazzo, cerchiamo di arricchire gli spazi con alcune piante che contribuiscono a tenere lontani gli insetti, mentre qui trovate i migliori antizanzare per bambini.

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Germana Carillo

I repellenti antizanzare dovranno essere autorizzati dal Ministero. I consigli per acquistarli

Medaglia Fields: dopo 44 anni un italiano vince il Nobel della matematica. Complimenti Alessio Figalli

Trentaquattro anni, romano e professore ordinario al Politecnico di Zurigo: Alessio Figalli conquista la medaglia Fields, il cosiddetto Nobel della matematica. Era da 44 anni che un italiano non saliva nell’olimpo dei numeri.

L’ultimo italiano era stato Bombieri, adesso a trionfare è Figalli grazie ai “suoi contributi al trasporto ottimale, alla teoria delle equazioni derivate parziali e alla probabilità”.

La medaglia Fields è il più importante riconoscimento per i matematici e viene assegnato ogni quattro anni a quattro matematici che non abbiano superato i 40 anni di età. L'annuncio è stato dato a Rio de Janeiro, in apertura del Congresso internazionale dei matematici, in programma fino al 9 agosto.

"Questo premio mi dà tantissima gioia, è qualcosa di cosi grande che mi risulta difficile credere di averlo ricevuto", ha detto all'ANSA Alessio Figalli commentando l'assegnazione della medaglia Fields. Il riconoscimento, della portata di un Nobel, "è un grande stimolo per il futuro, che mi motiverà a continuare a lavorare nei miei settori di ricerca per cercare di produrre studi di altissimo livello".

Da studente a professore ordinario

Figalli ha al suo attivo 140 pubblicazioni, è nato a Roma il 2 aprile 1984, dove ha studiato al liceo classico Vivona; nel 2002 è stato ammesso alla Scuola Normale di Pisa, dove si è laureato in meno di quattro anni, contro i cinque previsti dal piano di studio, seguito da Luigi Ambrosio, docente di Analisi matematica, con il quale ha conseguito il dottorato di ricerca nell'ottobre 2007, in un solo anno, svolgendo il secondo semestre del corso di perfezionamento presso l'École Normale Supérieure di Lione.

Nel 2008 ha avuto la docenza all'École Polytechnique di Parigi e nel 2009 nell'Università del Texas ad Austin, dove nel 2011 è diventato professore ordinario. Dal 2016 insegna nel Politecnico di Zurigo.

La medaglia Fields è il coronamento di una serie di importanti riconoscimenti scientifici, come quello della Società Europea di Matematica (2012), la Stampacchia Gold Medal (2015), l'O'Donnel Award in Science conferito dall'Accademia di Medicina, Ingegneria e Scienza del Texas (2016), il Premio Feltrinelli Giovani dell'Accademia dei Lincei (2017). E oggi è professore ordinario a Zurigo.

"Sono orgoglioso che un ricercatore del Politecnico di Zurigo abbia ottenuto uno dei riconoscimenti accademici più prestigiosi", ha detto il presidente del Politecnico di Zurigo, Lino Guzzella.

Complimenti a questo talento italiano!

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Dominella Trunfio

Foto: Afp

Plastica in mare: l'esilarante video di Casa Surace e Greenpeace per sensibilizzare con ironia

Plastica a mare: intervengono anche i simpatici ragazzi di Casa Surace che, in collaborazione con Greenpeace, rivolgono agli italiani una serie di importanti questioni ambientali in maniera ironica

Non usare la plastica non è una questione di educazione ma di sapore”. Chi poteva citare una simile e ovvia locuzione se non la divertentissima nonnina di Casa Surace, uno dei canali YouTube più amati dai giovani per i video ispirati ai più classici confronti tra Nord e Sud.

In collaborazione con Greenpeace, i giovanissimi attori dall’inconfondibile accento meridionale (tranne uno) hanno deciso di spiegare in maniera semplice semplice come ridurre l’utilizzo della plastica soprattutto sulle spiagge.

In un video di 5 minuti (vedi sotto), uno ad uno illustrano nella simpatica maniera che li caratterizza come si può fare tranquillamente a meno degli oggetti in plastica, bicchieri, piatti, posate o cannucce, che vengono utilizzati soltanto per pochi minuti, ma che in realtà hanno un impatto devastante e duraturo sull’ambiente.

“Siamo molto contenti della collaborazione con Casa Surace, il loro video risponde con semplicità e intelligenza ai dubbi più comuni sulla plastica monouso, e dimostra come sia possibile sostituirla nella nostra vita quotidiana – dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia. Nonostante infatti si parli sempre più spesso dell’inquinamento da plastica usa e getta, c’è bisogno di soluzioni, anche semplici, che evitino un peggioramento del fenomeno”.

E allora, se è chiaro che uno del Sud propone lo zito al posto della cannuccia (metà, perché l’altra metà deve andare a finire necessariamente nel sugo), è altrettanto evidente che la pasta e patate della nonna non va assolutamente mangiata con una forchetta di plastica. Sarebbe un sacrilegio, oltre che impossibile…

Ecco allora alcune delle più divertenti battute di Casa Surace per Greenpeace contro l’abuso degli oggetti in plastica:

#1 Le cannucce: “Volevo dire una cosa ai ragazzi del nord, a noi ci fa piacere che usate i boccacci nei locali, è anche una soddisfazione per noi, ma a questo punto levate pure le cannucce da mezzo. Hai mai visto uno bere la conserva con la cannuccia, si blocca!”

#2 I ragazzi: “Allora un consiglio per voi ragazzi: è inutile che andate in spiaggia vi mettete in posa con i muscoli, con i pettorali e poi mangiate con la forchetta e col piattino? Con le mani! In spiaggia si mangia con le mani! Maccheroni, il melone, la lasagna, ma come ve la mangiate con la forchetta e col piattino? Voi cominciate a mangiare con le mani, poi vi faccio vedere come arrivano le ragazze”

#9 Il caffè: “Ragazzi ve lo dico, eh: non provate a dire che il bicchierino di plastica mantiene il calore del caffè, perché ogni volta che lo versi si deforma così tanto che diventa una concolina e devo bere tipo giapponese. E poi prova a mettere nel bicchiere di plastica il caffè di nonna, che lo tiene 25 minuti sul fuoco: è lava, nin è caffè. Quello non esce dalla macchinetta, erutta”

#11 L’evoluzione: “Ragazzi poi non vi lamentate che trovate gli squali, i calamari giganti, le anaconde, i serpenti nel mare. E come mai? E buttate le carte sporche di lasagna e di panini prosciutto e mozzarella quello è chiaro che vanno là. Tu stai facendo l’aperitivo sul bagnasciuga! Ragazzi è scienza, mica lo dico io, è la teoria dell’evoluzione di Darwin: perché l’uomo è nato dall’acqua? Perché i dinosauri lasciavano le buste sporche sul bagnasciuga. E si sono estinti!”

#13 il Supesantos: “Allora ragazzi l’immondizia sulla spiaggia è come il SuperSantos, tale e quale: l’ultimo che la tocca la va a prendere”

Guardate qui il video:

Il villaggio africano dove uomo e coccodrilli vivono in armonia messo a rischio dal turismo

C’è un villaggio in Africa dove gli abitanti vivono in armonia con i coccodrilli, in uno stato di simbiosi perché gli enormi rettili, sono considerati sacri.

Sono i predatori più pericolosi del Pianeta eppure a Bazoulé, in Burkina Faso, da generazioni gli abitanti convivono tranquillamente con loro.

Bazoulé è un villaggio di 20mila persone, ovvero i discendenti dei guerrieri Mossis, qui i coccodrilli vivono in libertà ed entrano ed escono dalle case, vengono nutriti e c’è addirittura chi nuota accanto a loro. Fortunatamente non siamo allo zoo e neanche in un parco acquatico, la convivenza è pacifica nel rispetto dei ruoli, anche se questa situazione sicuramente anomala sta iniziando ad attirare i turisti.

I coccodrilli sono considerati sacri per via di una leggenda che narra che, durante una gravissima siccità tra il XIV e il XV secolo, un gruppo di questi grandi rettili abbia guidato le donne del villaggio fino a una sorgente ancora sconosciuta agli esseri umani e abbia quindi salvato dalla sete gli abitanti.

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Se sia vero meno alla fine poco importa, ciò che c’è di reale è il fatto che i coccodrilli sono considerati dei totem sacri, una sorte di protettori perché sono visti come l’anima degli antenati.

A loro è dedicata perfino una festa, la Koom Lakré, che si tiene a fine ottobre. In questa occasione gli abitanti fanno dei voti e chiedono ai grandi rettili di esaudire i loro desideri in materia di buona salute, di prosperità e di bontà dei raccolti.

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Purtroppo però come dicevamo, il villaggio nonostante non sia proprio facilissimo da raggiungere, si sta trasformando in un’ attrazione turistica. Ai turisti viene data un’esca ( una gallina intera) per dare da mangiare ai coccodrilli e farsi la foto con i rettili.  

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C’è poi chi ci si siede addirittura sopra. Il prezzo dell'ingresso al sito dei "Coccodrilli Sacri" è di 1000 franchi centrafricani cioè 1,5 euro. Se l’economia locale gioisce, lo stesso sicuramente non possiamo dire di questi animali che vengono disturbati.

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L’equilibrio naturale perfetto che si era creato rischia di essere distrutto dal turismo, dagli attacchi dei gruppi islamici e dal riscaldamento globale che sta portando forte siccità.

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Dominella Trunfio

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Cani in spiaggia: tutto quello che c'è da sapere su permessi, divieti e sanzioni

Cani in spiaggia? Si, no, forse. Chi decide di portare al mare il proprio amico a quattro zampe deve fare i conti con regole, cartelli e sanzioni, il tutto perché non c’è una legge statale specifica in materia, ma spetta alle Regioni e ai comuni stabilire limiti, permessi ed eventuali divieti.

Fortunatamente cresce il numero delle spiagge dove i nostri cani vengono coccolati a dovere, ma esiste ancora tanta confusione sul fatto di poterli sempre portare con noi. Per questo, noi consigliamo sempre prima di partire, di informarvi bene sulla struttura o la spiaggia in cui passerete le vacanze, onde evitare spiacevoli inconvenienti.

Ma perché esiste tanta confusione? Diciamo innanzitutto che portare Fido in spiaggia è possibile a meno che non sia espressamente vietato da un’ordinanza comunale. Facciamo un po’ di chiarezza.

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Cani in spiaggia: cosa dice la legge?

Non esiste una legge nazionale che regoli l’accesso degli animali sul demanio marittimo, quindi a meno che non ci sia un divieto comunale e/o della locale capitaneria vale la regola generale dei luoghi pubblici: i cani con noi ma con guinzaglio ed eventuale museruola.
Per essere ancora più chiari, quindi, ogni comune può liberalmente decidere l’ingresso dei cani sulle spiagge o il bagno in mare.

C’è un divieto? Verificate se è legale!

I cartelli di divieto di balneazione per gli animali spuntano ovunque, sebbene basterebbe a tale proposito far rispettare la normativa vigente che obbliga i proprietari a tenere al guinzaglio i propri animali ed a raccoglierne le deiezioni. Ma attenzione: non tutti i divieti sono legali e regolamentati.

Per essere legale, il cartello di divieto deve:

  • contenere gli estremi dell’ordinanza emessa e la scadenza della stessa,
  • l’ordinanza deve essere firmata dal sindaco, da un assessore delegato o da altra figura competente,
  • deve contenere le motivazioni che hanno indotto il comune a vietare la spiaggia ai cani e deve prevedere una scadenza,
  • deve essere stata pubblicata all’albo pretorio del comune e se ne deve poter trovare nell’albo online, sul sito di ciascun comune.


Ma non solo, l’ordinanza deve essere motivata. Il Tar del Lazio si è espresso più volte su questo punto stabilendo che:

“Solo una congrua motivazione che giustifichi tale scelta da parte della pubblica amministrazione, potrebbe legittimare un’ordinanza restrittiva e dovrebbe anche specificare quali cautele di comportamento siano necessarie per la tutela dell’igiene delle spiagge o l’incolumità dei bagnanti. La scelta di vietare l’ingresso agli animali sulle spiagge destinate alla libera balneazione, non deve risultare irragionevole e illogica, né irrazionale e sproporzionata”.

Cani negli stabilimenti balneari

Le spiagge private e gli stabilimenti balneari possono decidere di accogliere gli animali ma devono seguire una serie di prescrizioni:

  • la zona dedicata agli animali deve essere recintata e attrezzata dove l’animale possa bere, essere lavato e deve avere un apposito percorso per essere raggiunta,
  • i proprietari di animali devono rilasciare una dichiarazione in cui affermano che l’animale è vaccinato e devono munirsi di libretto sanitario.
Cani in spiaggia: non per tutti i cani valgono le stesse regole

Dai divieti in spiaggia sono esclusi:

  • i cani guida per i non vedenti
  • quelli brevettati dal salvataggio al guinzaglio
Buon senso e..buona educazione!

Il rispetto vale per tutti. Molte persone non amano la compagnia degli animali, non è una colpa, il proprietario del cane è anche il suo custode per cui risponde penalmente e civilmente dei guai commessi da Fido. Molti comuni prevedono multe salate per i trasgressioni dei divieti che possono arrivare anche ai 3mila euro.

Ci sono tantissime spiagge italiane che accolgono i nostri cani a braccia aperte, ve ne segnaliamo alcune:

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Dominella Trunfio

La casa verde: pannelli solari e pozzi geotermici

Utilizzare le energie rinnovabili per soddisfare il fabbisogno della propria abitazione. Una scelta importante, che fa bene sia al portafoglio che all'ambiente. Ormai esistono numerose soluzioni anche più accessibili economicamente rispetto al passato, che permettono di tagliare le bollette dell'energia.

Scegliere di passare alle rinnovabili, ad esempio optando per l'installazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica e per il geotermico per la produzione di acqua calda e riscaldamento, garantisce un doppio risparmio: da una parte, nonostante la spesa iniziale, nel corso di qualche anno si risparmia sulla bolletta dell'energia, in alcuni casi staccandosi completamente dalla rete con le batterie. Dall'altra, evitare le fonti fossili, sostituendole da quelle pulite, riduce la produzione di emissioni inquinanti, nocive per l'ambiente e per la nostra salute.

Il fotovoltaico, uno dei sistemi più diffusi, garantisce la produzione di energia elettrica sfruttando la luce solare. Il geotermico offre la possibilità di produrre, oltre all'acqua calda per il riscaldamento invernale e per gli usi sanitari, anche acqua fredda per raffrescare durante l’estate. E i costi di esercizio, in quest'ultimo caso, sono addirittura inferiori di circa il 60% rispetto a un sistema di riscaldamento con caldaia a metano.

Per questo sono ormai in tanti a sceglierli, soprattutto per le nuove costruzioni. Sistemi preziosi, dunque. Ma come tutelarsi da malfunzionamenti o furti? Una soluzione potrebbe essere assicurare gli impianti. Ad esempio Reale Mutua offre una serie di polizze, dedicate alla casa, ai suoi abitanti e anche ai sistemi che producono energia pulita.

Due sono le possibilità messe a disposizione dal gruppo assicurativo. Casamia permette di proteggere non solo la casa, i beni e gli arredi da furti o da danni causati ai vicini, ma anche eventuali danni che i figli ed eventuali animali domestici possono arrecare agli altri, anche all'esterno dell’abitazione.

Nel caso in cui si vogliano assicurare i propri impianti fotovoltaici, eolici o solari termici, Reale Mutua offre la polizza assicurativa Ecologica Reale, specifica per i sistemi che sfruttano le rinnovabili. Essa può essere sottoscritta da privati, imprese e agriturismi e tutela in caso di danni all'impianto causati da eventi accidentali, sia diretti (come per esempio la rottura dell'impianto), sia indiretti (per esempio la mancata erogazione di energia causata dalla rottura). Inoltre garantisce l’assicurato in caso di danni provocati a terzi a seguito di un fatto accidentale derivante dalla proprietà o dalla conduzione dell’impianto.

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La casa verde: pannelli solari e pozzi geotermici

Utilizzare le energie rinnovabili per soddisfare il fabbisogno della propria abitazione. Una scelta importante, che fa bene sia al portafoglio che all'ambiente. Ormai esistono numerose soluzioni anche più accessibili economicamente rispetto al passato, che permettono di tagliare le bollette dell'energia.

Scegliere di passare alle rinnovabili, ad esempio optando per l'installazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica e per il geotermico per la produzione di acqua calda e riscaldamento, garantisce un doppio risparmio: da una parte, nonostante la spesa iniziale, nel corso di qualche anno si risparmia sulla bolletta dell'energia, in alcuni casi staccandosi completamente dalla rete con le batterie. Dall'altra, evitare le fonti fossili, sostituendole da quelle pulite, riduce la produzione di emissioni inquinanti, nocive per l'ambiente e per la nostra salute.

Il fotovoltaico, uno dei sistemi più diffusi, garantisce la produzione di energia elettrica sfruttando la luce solare. Il geotermico offre la possibilità di produrre, oltre all'acqua calda per il riscaldamento invernale e per gli usi sanitari, anche acqua fredda per raffrescare durante l’estate. E i costi di esercizio, in quest'ultimo caso, sono addirittura inferiori di circa il 60% rispetto a un sistema di riscaldamento con caldaia a metano.

Per questo sono ormai in tanti a sceglierli, soprattutto per le nuove costruzioni. Sistemi preziosi, dunque. Ma come tutelarsi da malfunzionamenti o furti? Una soluzione potrebbe essere assicurare gli impianti. Ad esempio Reale Mutua offre una serie di polizze, dedicate alla casa, ai suoi abitanti e anche ai sistemi che producono energia pulita.

Due sono le possibilità messe a disposizione dal gruppo assicurativo. Casamia permette di proteggere non solo la casa, i beni e gli arredi da furti o da danni causati ai vicini, ma anche eventuali danni che i figli ed eventuali animali domestici possono arrecare agli altri, anche all'esterno dell’abitazione.

Nel caso in cui si vogliano assicurare i propri impianti fotovoltaici, eolici o solari termici, Reale Mutua offre la polizza assicurativa Ecologica Reale, specifica per i sistemi che sfruttano le rinnovabili. Essa può essere sottoscritta da privati, imprese e agriturismi e tutela in caso di danni all'impianto causati da eventi accidentali, sia diretti (come per esempio la rottura dell'impianto), sia indiretti (per esempio la mancata erogazione di energia causata dalla rottura). Inoltre garantisce l’assicurato in caso di danni provocati a terzi a seguito di un fatto accidentale derivante dalla proprietà o dalla conduzione dell’impianto.

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Tumore al pancreas: come il cannabidiolo triplica le possibilità di sopravvivenza

Cancro al pancreas e cannabidiolo: la molecola della cannabis sarebbe in grado di triplicare la sopravvivenza di chi è affetto da uno dei tumori più aggressivi. Se coadiuvato con farmaci chemioterapici, infatti, il CBD potrebbe dare nuove speranze in ambito medico.

Secondo un nuovo studio della Queen Mary University di Londra, una determinata combinazione di farmaci sarebbe in grado di bloccare una proteina chiamata GPR55, rallentando la crescita delle cellule tumorali pancreatiche.

Si apre così un nuovo fronte sull’utilizzo terapeutico della cannabis. Il cannabidiolo è una delle componenti presenti nella pianta della Cannabis sativa, non è un composto psicoattivo come il THC o delta-9-tetraidrocannabinolo, che, invece è alla base degli effetti antidolorifici ed euforizzanti. Al contrario, il CBD è già noto nella sperimentazione scientifica come antiossidante e antinfiammatorio, ma anche efficace contro la schizofrenia, il disturbo d’ansia sociale e la depressione.

Negli esperimenti, gli studiosi hanno somministrato contemporaneamente CBD e un farmaco chemioterapico comune, la Gemcitabina, rilevando una sopravvivenza media di 56 giorni, contro i 23,5 giorni di sola chemioterapia.
Il CBD è già approvato per l’uso in clinica e in più i ricercatori aggiungono che il CBD è anche noto per migliorare gli effetti collaterali della chemioterapia, tra cui nausea, diarrea, vomito, il che significa che potrebbe anche dare una marcia in più alla qualità della vita dei pazienti sottoposti a chemio.

Anche se la ricerca al momento è sui topi, lascia ben sperare: secondo i ricercatori, se questi effetti si riproducono nell’uomo, il cannabidiolo potrebbe essere utilizzato nelle cliniche oncologiche anche immediatamente, senza dover aspettare che le autorità approvino un nuovo farmaco.

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Germana Carillo

Goat Yoga: cosa si nasconde dietro allo yoga con le capre

Goat Yoga è la tendenza a fare determinati esercizi di meditazione in compagnia delle capre. Può sembrare rilassante e tenero, ma cosa nasconde realmente? 

Goat Yoga, ovvero l’arte di rilassarsi in compagnia delle caprette. Un autentico intrattenimento con animali che ha preso piede negli States. Ma una domanda sorge spontanea: non si tratta di sfruttamento? Lo yoga con le capre e con le bestiole in generale non nasconde una forma di violenza?

Insomma, se uno dei principi fondamentali dello yoga è lo “ahimsa”, ossia “non fare danni”, il ricorso alle capre potrebbe considerarsi un vero tipo di abuso se solo si considera, per esempio, che i cuccioli – quelli utilizzati per lo yoga – diventano rapidamente adulti e che quindi i centri, i cosiddetti “Petting zoos” (gli "zoo delle coccole") devono sostituirli spesso.

Si paventa, dunque, l’ombra degli allevamenti intensivi e un ciclo crudele di riproduzione, abbandono e uccisione sfrenato. Non male per una sessione di yoga...

Da dove vengono le caprette? Vengono sfruttate? Cosa succede dopo, quando non sono carine e abbastanza piccole da salire sulle spalle della gente? Vengono mandate al macello?

Una rapida ricerca su Google sullo “Goat Yoga” vi farà venir fuori una serie di fattorie, soprattutto a stelle e strisce, nelle quali sono pronti a invitarvi a venir mordicchiati dalle caprette, comodamente appollaiate sulla vostra schiena mentre vi date al karma, e una lista lunga così di benefici terapeutici e rilassanti.

In pochi, pochissimi, sono coloro che piuttosto fanno vedere l’altra faccia della medaglia. È dei mesi scorsi la notizia di un “Petting zoo” del Nuovo Galles del Sud, in Australia, sul quale attualmente penderebbero 10 copi di accusa per crudeltà e maltrattamenti dopo che alcuni dei suoi animali sono stati trovati disidratati e malnutriti e hanno sviluppato diarrea e infezioni.

Oltre a consentire l’abbandono e l’abuso che si verificano spesso nei petting zoo, l’utilizzo delle capre per lo yoga contribuisce anche a un ciclo di riproduzione e uccisione infinito e crudele. I cuccioli diventano rapidamente capre adulte, quindi per lo yoga vanno sostituite e, dato che in Australia esiste un piccolo mercato per la carne di capra, i maschi vengono spesso uccisi non appena diventano troppo grandi per essere utilizzati nei petting zoo mentre, se di razza utilizzata per il latte, le femmine finiscono nel settore lattiero-caseario dove saranno forzatamente impregnate più e più volte e i loro piccoli traumaticamente strappati dalle madri.

Fonte

La tendenza della Goat Yoga può sembrare carina, ma le capre sono animali intelligenti e curiosi, noti per essere pazienti, non sono oggetti per selfie. E come la mettiamo con le loro feci? Alcuni esperti hanno indicato anche che a mettersi supini su un prato con caprette tutt’attorno vuol dire mettersi in mezzo a un focolaio di agenti patogeni, tra cui E-coli e salmonella, dal momento che l’area che circonda la recinzione di un animale può essere piena di batteri.

Una sessione di yoga con caprette, insomma, non è poi così divertente e non è nemmeno etico, per cui se cercate qualcosa di appagante per corpo e mente che vi consenta di interagire con gli animali ma di non danneggiarli direttamente o indirettamente, avete mai pensato di fare volontariato per loro?

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Germana Carillo

Vodafone: multa di 800 mila euro per telemarketing aggressivo. Contattavano anche chi aveva negato il consenso

Se dico no significa no e questo vale anche per la telefonate promozionali: il Garante della Privacy ha multato Vodafone per aver contattato con vari mezzi (chiamate, sms) anche chi aveva espressamente dichiarato di non voler essere raggiunto. La compagnia telefonica dovrà dunque pagare un’ammenda amministrativa di circa 800 mila euro. 

Milioni le telefonate e gli sms inviati illecitamente, segnalati da altrettanti utenti stanchi di essere disturbati senza il loro consenso. A seguito delle dovute indagini il Garante ha verificato la sussistenza delle proteste: ha quindi deciso la multa e ha vietato a Vodafone, che ora dovrà verificare le modalità con cui acquisisce il consenso dagli interessati, di proseguire le azioni di telemarketing senza la verifica esplicita del consenso.

Non solo: ha anche prescritto alla società di adottare immediatamente tutte le misure tecnico-organizzative volte a registrare al momento e in modo inequivocabile l’opposizione al trattamento, nonché a prevenire i contatti commerciali indesiderati.

“Grazie alle verifiche ispettive effettuate e alla documentazione richiesta alla società – si legge sul sito del Garante, che già era intervenuto a riguardo – l’Autorità ha potuto accertare che, nel corso dei 18 mesi presi in considerazione per l’indagine, sono state effettuate nell’interesse di Vodafone fino a 2 milioni di telefonate promozionali e inviati circa 22 milioni di sms senza un valido consenso degli interessati”.

Un’accusa piuttosto pesante, oltretutto “ad ampio raggio”. “Le anomalie e i trattamenti illeciti rilevati riguardano sia clienti attuali, sia quelli potenziali, sia quanti avevano cambiato compagnia – spiega infatti l’Autorità - Le offerte commerciali indesiderate venivano rivolte ad utenti che non avevano fornito il consenso al trattamento dei propri dati personali per finalità di marketing, ma anche a coloro che avevano espressamente chiesto di non essere più disturbati o di veder cancellati i propri contatti dai database di Vodafone e dei call center coinvolti”.

Sembra comunque che la compagnia avesse messo in campo una serie di misure per mettersi in regola. Ma nonostante questo l’Autorità ha deciso poi per la multa di 800 mila euro, ritenendo che le violazioni commesse fossero di maggiore gravità rispetto ad analoghi precedenti.

Infatti si parla di un elevatissimo numero di contatti realizzati in meno di due anni tra l’altro utilizzando banche dati di particolare rilevanza e dimensioni, e di molteplici canali di contatto (telefono fisso, mobile, sms) che hanno reso le campagne promozionali particolarmente invasive. A questo si aggiungono le dimensioni della compagnia, il cui impatto sui consumatori è tutt’altro che trascurabile.

La decisione è stata presa in virtù del ‘Trattamento di dati relativi a utenze telefoniche per finalità di marketingdell’8 marzo 2018.

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Roberta De Carolis

Ghiaccioli al cocomero fatti in casa senza zuccheri aggiunti

Ghiaccioli al cocomero, ecco la ricetta per prepararli in casa senza zuccheri aggiunti. Rinfrescanti e anche belli da vedere, questi ghiaccioli fatti in casa sono la merenda perfetta da consumare in questi giorni di gran caldo.

La polpa dell' anguria, gustosa e zuccherina, è stata unita a dei kiwi in modo così da riproporre anche visivamente il grande frutto estivo. Aggiungendo uno strato di acqua e limone, potrete creare anche la parte bianca della buccia.

Per preparare i nostri ghiaccioli al cocomero vi occoreranno un robot da cucina, dei bicchierini di yogurt e dei bastoncini in legno.

Ingredienti
  • 500 gr di cocomero
  • 8 gr di succo di limone
  • 35 ml di succo di limone (opzionale)
  • 40 ml di acqua (opzionale)
  • 400 gr di kiwi
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  • Tempo Preparazione:
    120 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    tempo di congelamento
  • Dosi:
    per 6 ghiaccioli al cocomero
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i ghiaccioli al cocomero: procedimento
  • Privare il cocomero della buccia e dei semi interni, quindi tagliarlo a pezzi e tritarlo in un robot da cucina fino ad ottenere una purea grossolona, mescolarla agli 8 gr di succo di limone e
  • versarla nei bicchierini fino a 3/4 della loro capacità e riporre in freezer.
  • Quando la polpa del cocomero si sarà ghiacciata potrete aggiungere dell'acqua e limone versandone un po' in ogni bicchiere, tenendo presente però che dovrà rimanere lo spazio per la parte verde,
  • coprire quindi con della carta stagnola, infilare i bastoncini e riporre quindi in freezer per ghiacciare.
  • Quando i ghiaccioli saranno completamente ghiacciati, preparare i kiwi sbucciandoli e tritandoli nel mixer,
  • riprendere quindi i ghiaccioli e mettere la polpa in ogni bicchiere, coprire nuovamente con la carta argentata e riporre in frezeer fino a completo congelamento.
  • Una volta congelati i ghiaccioli al cococomero potranno essere serviti.

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Ilaria Zizza

Pinguini reali: la più grande colonia al mondo ha perso il 90% degli esemplari

La Riserva naturale nazionale delle Terre australi e antartiche francesi è un luogo sconfinato che ospita la più grande colonia di pinguini reali del mondo ora in serio pericolo di estinzione. Ma ai ricercatori non è chiaro il motivo.

La più grande colonia mondiale di pinguini reali, ospitata nella Riserva naturale nazionale delle Terre australi e antartiche francesi, si è ridotta notevolmente. Utilizzando immagini satellitari ad alta risoluzione, alcuni ricercatori hanno rilevato una riduzione dell’88% delle dimensioni della colonia di pinguini, situata sull’isola di Cochons, nell’arcipelago di Îles Crozet. Le cause del collasso della colonia rimangono un mistero, ma non si escludono i fattori ambientali.

Conosciuta sin dagli anni ‘60, la colonia dei pinguini reali (Aptenodytes patagonicus) sull'Île aux Cochons, nell’Oceano Indiano meridionale, aveva la particolarità di essere la più grande colonia mondiale di pinguini reali e la seconda più grande colonia di tutti i pinguini. Tuttavia, a causa di un forte isolamento e della inaccessibilità dei luoghi, nessuna nuova stima delle sue dimensioni è stata fatta negli ultimi decenni.

L’ultima spedizione di scienziati risale, infatti, al 1982, ma ora il team del Centro di studi biologici di Chizé, in Francia, ha utilizzato in una nuova ricerca delle immagini satellitari ad alta risoluzione per misurare i cambiamenti delle dimensioni della colonia.
Negli anni ’80 la colonia contava ben 500mila coppie riproduttive e consisteva in oltre 2 milioni di pinguini. Per calcolare l'area occupata dalla colonia in momenti diversi tra il 1960 e il presente, i ricercatori hanno studiato i cambiamenti nei suoi contorni nel corso degli anni e hanno ahinoi scoperto che la colonia si è ridotta.

Le fotografie scattate da un elicottero durante la spedizione circumpolare antartica confermano che la popolazione di pinguini della colonia è praticamente precipitata, ma qual è il motivo di un simile disastro ecologico?

Ebbene, il primo pensiero va, manco a dirlo, ai fattori ambientali. I dati mostrano che il declino iniziò alla fine degli anni ‘90, in coincidenza con un grande evento climatico nell’Oceano Antartico, relativo a El Niño. Questo evento interessò, anche se temporaneamente, le capacità di procurarsi del cibo di un’altra colonia a 100 km da Île aux Cochons, facendola diminuire. Lo stesso processo, secondo gli studiosi, può essere responsabile del destino della colonia Île aux Cochons.

Le sue dimensioni possono anche essere soggette a effetti dipendenti dalla densità: cioè, più grande è la popolazione, più feroce è la competizione tra individui, rallentando così la crescita di tutti i membri del gruppo. Le ripercussioni della mancanza di cibo sono quindi amplificate e possono innescare un rapido e senza precedenti calo dei numeri, specialmente in seguito a eventi climatici gravi come quello della fine degli anni ’90.

Una malattia è un’altra ipotesi al vaglio: il cosiddetto “colera aviarie” sta attualmente devastando popolazioni di uccelli marini su altre isole dell’Oceano Indiano, come l’albatro dell'Île Amsterdam e i pinguini dell’isola di Marion.

Tuttavia, concludono gli esperti francesi, nessuna di queste possibilità sembra offrire una spiegazione plausibile e soddisfacente per un declino così importante come quello osservato su Île aux Cochons.

Staremo ad aspettare altri studi sul campo, intanto non ci resta che assistere a un altro ennesima perdita per il pianeta Terra.

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Germana Carillo
Photo credit

Kaos: il cane di Amatrice sarebbe morto per un infarto (e non per avvelenamento)

Sarebbe morto per un infarto e non per avvelenamento, ma ancora è tutto da capire. Parliamo di Kaos il pastore tedesco di Amatrice che in questi giorni, ha commosso il popolo del web con la sua scomparsa.

 A dare la notizia della morte era stato il suo addestratore Fabiano Ettorre su Facebook, che scriveva:

“Ciao amico mio !!!!! Hai lasciato un vuoto incolmabile per mano di una persona meschina .. continua il tuo lavoro lassù continua a cercare dispersi, a salvare vite umane... Non provare odio per chi ti ha fatto ciò, anzi se un domani avrà bisogno aiutalo sii superiore e quanto ti guarderà negli occhi e vedrà che sei tu il suo Salvatore morirà lentamente da solo.... Kaos ne abbiamo. viste tante ... aiutati tanti e tanti non ci siamo riusciti... hai lavorato giorno e notte, quando è servito non ti sei mai risparmiato .. sei stato un amico fedele abbiamo condiviso e diviso casa.. divano .. tutto .. corri amico mio corri non ti fermare un giorno ci abbracceremo nuovamente”.

Ettore a più riprese parlava di avvelenamento, ma adesso la morte di Kaos si tinge di giallo perché come riporta il Messaggero il pastore tedesco sarebbe morto a causa di un infarto. A stabilirlo sono i primi risultati dell’autopsia anche se manca ancora l'ufficialità, con l'esito dell'esame tossicologico, che arriverà tra un paio di mesi.

La carcassa del cane è stata esaminata all'Istituto zooprofilattico di Teramo. Anche i carabinieri forestali di Assergi (L'Aquila), che per primi hanno ispezionato il giardino dove il cane è stato trovato privo di vita, non hanno trovato tracce di esche avvelenate, anche se l'ipotesi avvelenamento non può ancora essere esclusa.

"Vogliono mettere tutto a tacere - dice - Vedrete, diranno che è caduto dal balcone. Non ci credo a questa buffonata. Credo invece che vista la grande risonanza qualcuno tenterà di mettere a tacere la storia. Hanno sequestrato la salma di Kaos in un batter d'occhio e, poi, dopo 48 ore, è stato imposto il silenzio assoluto".

Ma chiosa:

"Quando l'ho visto riverso ho pensato subito all'avvelenamento, senza farmi condizionare dal dolore che stavo provando. Ci ho riflettuto con attenzione e razionalità. Su Facebook posso scrivere ciò che voglio, anche d'istinto o di rabbia, ma dopo ho sempre parlato di presunto avvelenamento per il 99 per cento delle possibilità".

Il mistero rimane, ma c’è chi mette anche in dubbio che Kaos sia stato un eroe durante il terremoto di Amatrice. Di certo per adesso c’è solo la sua morte.

Leggi anche:

Addio Kaos: avvelenato il cane eroe di Amatrice che aveva salvato molte vite dopo il sisma

Dominella Trunfio

Aria condizionata in auto: quanto carburante consuma? Trucchi per risparmiare

Caldo, afa e viaggi in auto: alzi il dito chi non accende l’aria condizionata non appena mette piede nell’abitacolo. Finestrini chiusi e climatizzatore a go go per scongiurare la calura infernale di fuori. Ma vi siete mai chiesti quanto carburante in più faccia consumare l’aria condizionata in macchina e quale impatto ambientale possa avere?

Non tutti, infatti, sanno che è proprio il condizionatore il sistema che richiede il maggior consumo di energia per funzionare, con le dovute differenze tra auto tradizionali, auto ibride e auto elettriche e numerose altre variabili, come le dimensioni dell’abitacolo, la temperatura esterna e quella interna che si vuole ottenere, l’insolazione diretta e l’efficienza dello stesso sistema di condizionamento.

Una ricerca del National Renewable Energy Laboratory (NREL ) degli Stati Uniti ha fornito chiari dettagli in merito, calcolando che mediamente la potenza necessaria per l’aria condizionata in auto è paragonabile a quella richiesta per far procedere una macchina alla velocità di circa 56 km orari, parlando di un motore tradizionale, con 400 W che implicano una riduzione dell’efficienza pari a circa 0,4 km/L.

Secondo la ricerca, gli americani, che in media utilizzano la loro auto per circa 249 ore all’anno e consumano 235 litri di carburante solo per l’aria condizionata, potrebbero arrivare a un risparmio di circa 6 miliardi di dollari ogni anno se non azionassero l’aria condizionata.

Inoltre, gli studiosi aggiungono anche i 12,7 litri derivati dal peso dei componenti stessi. Consumi non irrilevanti, tanto che il nuovo regolamento statunitense (Supplemental Federal Test Procedure o SFTP) prevede l’uso dell’aria condizionata nei test di controllo delle emissioni.

Quanto agli altri tipi di autovetture, dalla NREL è stato calcolato un impatto maggiore sulle auto elettriche, tanto che un sistema di condizionamento al massimo (picco di 3mila W) è in grado di ridurre l’autonomia del 36%. Quando si utilizza invece un sistema sui 1000 W, la flessione del range è pari al 16%. Impatto è ancora maggiore per le auto ibride: con sistema di aria condizionata al massimo e richiesta di 3mila W si aumentano i consumi del 57%, mentre scendono al 16% se si parla di un condizionamento che impatta per 1000 W.

Va da sé, dunque, che è molto importante anche l’intensità e lo conferma un altro studio condotto da ricercatori di Singapore che attestano che, passando da 20°C a 24°C nell'abitacolo, si riducono i consumi del 22% (valori calcolati alle temperature di Singapore).

Come ridurre i consumi derivati dall'uso dell'aria condizionata?

Allo studio ci sono diversi fattori, tra cui anche il materiale con cui si realizzano i parabrezza, ma noi intanto possiamo già fare qualcosa:

  • quanto a un viaggio, se tempi, ferie e organizzazione familiare lo consentono, partite nelle tarde ore della giornata, verso sera, quando il sole è già verso il tramonto;
  • azionate il pulsante di ricircolo dell’aria, in modo da evitare di far uscire almeno in parte l’aria fredda
  • valutate se può essere sufficiente far entrare l’aria senza raffreddarla;
  • tenete i finestrini chiusi;
  • tenete a mente che l’efficienza del sistema di condizionamento diminuisce all’aumentare della velocità dell’automobile, poiché la maggior parte degli apparecchi è costruita per funzionare meglio a un basso numero di giri del motore;
  • alcuni studiosi propongono la possibilità di installare un deumidificatore che, soprattutto nei paesi tropicali, potrebbe migliorare l’efficienza dei condizionatori;

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Germana Carillo

Kaos: il cane di Amatrice sarebbe morto per un infarto (e non per avvelenamento)

Published in: Cani, Gatti & co.

 A dare la notizia della morte era stato il suo addestratore Fabiano Ettorre su Facebook, che scriveva:

“Ciao amico mio !!!!! Hai lasciato un vuoto incolmabile per mano di una persona meschina .. continua il tuo lavoro lassù continua a cercare dispersi, a salvare vite umane... Non provare odio per chi ti ha fatto ciò, anzi se un domani avrà bisogno aiutalo sii superiore e quanto ti guarderà negli occhi e vedrà che sei tu il suo Salvatore morirà lentamente da solo.... Kaos ne abbiamo. viste tante ... aiutati tanti e tanti non ci siamo riusciti... hai lavorato giorno e notte, quando è servito non ti sei mai risparmiato .. sei stato un amico fedele abbiamo condiviso e diviso casa.. divano .. tutto .. corri amico mio corri non ti fermare un giorno ci abbracceremo nuovamente”.

Ettore a più riprese parlava di avvelenamento, ma adesso la morte di Kaos si tinge di giallo perché come riporta il Messaggero il pastore tedesco sarebbe morto a causa di un infarto. A stabilirlo sono i primi risultati dell’autopsia anche se manca ancora l'ufficialità, con l'esito dell'esame tossicologico, che arriverà tra un paio di mesi.

La carcassa del cane è stata esaminata all'Istituto zooprofilattico di Teramo. Anche i carabinieri forestali di Assergi (L'Aquila), che per primi hanno ispezionato il giardino dove il cane è stato trovato privo di vita, non hanno trovato tracce di esche avvelenate, anche se l'ipotesi avvelenamento non può ancora essere esclusa.

"Vogliono mettere tutto a tacere - dice - Vedrete, diranno che è caduto dal balcone. Non ci credo a questa buffonata. Credo invece che vista la grande risonanza qualcuno tenterà di mettere a tacere la storia. Hanno sequestrato la salma di Kaos in un batter d'occhio e, poi, dopo 48 ore, è stato imposto il silenzio assoluto".

Ma chiosa:

"Quando l'ho visto riverso ho pensato subito all'avvelenamento, senza farmi condizionare dal dolore che stavo provando. Ci ho riflettuto con attenzione e razionalità. Su Facebook posso scrivere ciò che voglio, anche d'istinto o di rabbia, ma dopo ho sempre parlato di presunto avvelenamento per il 99 per cento delle possibilità".

Il mistero rimane, ma c’è chi mette anche in dubbio che Kaos sia stato un eroe durante il terremoto di Amatrice. Di certo per adesso c’è solo la sua morte.

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Addio Kaos: avvelenato il cane eroe di Amatrice che aveva salvato molte vite dopo il sisma

Dominella Trunfio

Stop alle domeniche gratis nei musei, dopo l'estate si cambia registro

Dopo l’estate, stop all’obbligo delle domeniche gratuite nei musei. Posizione chiara quella del ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli che non mette d’accordo proprio tutti. “Andava bene come lancio pubblicitario, ma adesso basta”.

Domenica 5 agosto, oltre 480 tra musei,siti archeologici e monumenti in tutta Italia saranno gratis per una giornata dedicata alla scoperta del patrimonio culturale nazionale, ma potrebbe essere una delle ultime volte.

Secondo il ministro Bonisoli:

“L'iniziativa andava bene come lancio pubblicitario, ma proseguire significa andare in una direzione che non piace a nessuno, perché le domeniche gratuite non tengono conto né della stagionalità, né dell'afflusso nelle diverse aree geografiche”.

 E’ il decreto 27 giugno 2014, n. 94, in vigore dal 1° luglio 2014 a stabilire che ogni prima domenica del mese non si paga il biglietto per visitare monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali dello Stato.

Adesso il ministro precisa: "Se vogliono aprire i musei gratis una domenica non c'è niente di male ma se diventa obbligatorio farla, allora non va bene". Quindi si perde l’obbligatorietà, ma si lascia la discrezione ai direttori dei singoli musei di decidere in libertà.

Ma secondo Bonisoli, sarebbero stati proprio i direttori a chiederne il superamento. “Magari le gratuità aumenteranno, però in modo intelligente”.

Una decisione che come dicevamo ha portato con sé numerose polemiche. In primis quella dell’ex ministro Franceschini che nel 2014 aveva lanciato l’iniziativa.

"Bonisoli ci ripensi. Le cose giuste e che funzionano non hanno colore. Non faccia pagare un desiderio di discontinuità politica alla cultura e agli italiani", è l'appello dell’ex ministro.

Ed effettivamente i numeri parlano chiaro: circa 13,5 milioni di persone hanno usufruito dell'ingresso gratuito nei musei statali una domenica al mese, fino al luglio di quest'anno. La media è stata di 350 mila visitatori ogni domenica. Gli incassi nella passata gestione del dicastero sono comunque aumentati del 50%, a dimostrazione che gli ingressi gratuiti non hanno inciso negativamente sulle entrate.

Ma Bonisoli per adesso non fa marcia indietro ma chiosa: “Resta l'impegno del ministero per favorire l'accesso più ampio possibile ai musei, indipendentemente dalle condizioni economiche dei visitatori”.

Voi cosa ne pensate?

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Mic, la carta che dà accesso gratuito ai musei civici di Roma per 1 anno

 

Dominella Trunfio

Pinguini reali: la più grande colonia al mondo ha perso il 90% degli esemplari

Published in: Animali

Conosciuta sin dagli anni ‘60, la colonia dei pinguini reali (Aptenodytes patagonicus) sull'Île aux Cochons, nell’Oceano Indiano meridionale, aveva la particolarità di essere la più grande colonia mondiale di pinguini reali e la seconda più grande colonia di tutti i pinguini. Tuttavia, a causa di un forte isolamento e della inaccessibilità dei luoghi, nessuna nuova stima delle sue dimensioni è stata fatta negli ultimi decenni.

L’ultima spedizione di scienziati risale, infatti, al 1982, ma ora il team del Centro di studi biologici di Chizé, in Francia, ha utilizzato in una nuova ricerca delle immagini satellitari ad alta risoluzione per misurare i cambiamenti delle dimensioni della colonia.
Negli anni ’80 la colonia contava ben 500mila coppie riproduttive e consisteva in oltre 2 milioni di pinguini. Per calcolare l'area occupata dalla colonia in momenti diversi tra il 1960 e il presente, i ricercatori hanno studiato i cambiamenti nei suoi contorni nel corso degli anni e hanno ahinoi scoperto che la colonia si è ridotta.

Le fotografie scattate da un elicottero durante la spedizione circumpolare antartica confermano che la popolazione di pinguini della colonia è praticamente precipitata, ma qual è il motivo di un simile disastro ecologico?

Ebbene, il primo pensiero va, manco a dirlo, ai fattori ambientali. I dati mostrano che il declino iniziò alla fine degli anni ‘90, in coincidenza con un grande evento climatico nell’Oceano Antartico, relativo a El Niño. Questo evento interessò, anche se temporaneamente, le capacità di procurarsi del cibo di un’altra colonia a 100 km da Île aux Cochons, facendola diminuire. Lo stesso processo, secondo gli studiosi, può essere responsabile del destino della colonia Île aux Cochons.

Le sue dimensioni possono anche essere soggette a effetti dipendenti dalla densità: cioè, più grande è la popolazione, più feroce è la competizione tra individui, rallentando così la crescita di tutti i membri del gruppo. Le ripercussioni della mancanza di cibo sono quindi amplificate e possono innescare un rapido e senza precedenti calo dei numeri, specialmente in seguito a eventi climatici gravi come quello della fine degli anni ’90.

Una malattia è un’altra ipotesi al vaglio: il cosiddetto “colera aviarie” sta attualmente devastando popolazioni di uccelli marini su altre isole dell’Oceano Indiano, come l’albatro dell'Île Amsterdam e i pinguini dell’isola di Marion.

Tuttavia, concludono gli esperti francesi, nessuna di queste possibilità sembra offrire una spiegazione plausibile e soddisfacente per un declino così importante come quello osservato su Île aux Cochons.

Staremo ad aspettare altri studi sul campo, intanto non ci resta che assistere a un altro ennesima perdita per il pianeta Terra.

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Germana Carillo
Photo credit

Ghiaccioli al cocomero fatti in casa senza zuccheri aggiunti

Published in: Ricette

La polpa dell' anguria, gustosa e zuccherina, è stata unita a dei kiwi in modo così da riproporre anche visivamente il grande frutto estivo. Aggiungendo uno strato di acqua e limone, potrete creare anche la parte bianca della buccia.

Per preparare i nostri ghiaccioli al cocomero vi occoreranno un robot da cucina, dei bicchierini di yogurt e dei bastoncini in legno.

Ingredienti
  • 500 gr di cocomero
  • 8 gr di succo di limone
  • 35 ml di succo di limone (opzionale)
  • 40 ml di acqua (opzionale)
  • 400 gr di kiwi
googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1498149132762-1'); });
  • Tempo Preparazione:
    120 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    tempo di congelamento
  • Dosi:
    per 6 ghiaccioli al cocomero
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i ghiaccioli al cocomero: procedimento
  • Privare il cocomero della buccia e dei semi interni, quindi tagliarlo a pezzi e tritarlo in un robot da cucina fino ad ottenere una purea grossolona, mescolarla agli 8 gr di succo di limone e
  • versarla nei bicchierini fino a 3/4 della loro capacità e riporre in freezer.
  • Quando la polpa del cocomero si sarà ghiacciata potrete aggiungere dell'acqua e limone versandone un po' in ogni bicchiere, tenendo presente però che dovrà rimanere lo spazio per la parte verde,
  • coprire quindi con della carta stagnola, infilare i bastoncini e riporre quindi in freezer per ghiacciare.
  • Quando i ghiaccioli saranno completamente ghiacciati, preparare i kiwi sbucciandoli e tritandoli nel mixer,
  • riprendere quindi i ghiaccioli e mettere la polpa in ogni bicchiere, coprire nuovamente con la carta argentata e riporre in frezeer fino a completo congelamento.
  • Una volta congelati i ghiaccioli al cococomero potranno essere serviti.

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Ilaria Zizza

Aria condizionata in auto: quanto carburante consuma? Trucchi per risparmiare

Published in: Auto

Non tutti, infatti, sanno che è proprio il condizionatore il sistema che richiede il maggior consumo di energia per funzionare, con le dovute differenze tra auto tradizionali, auto ibride e auto elettriche e numerose altre variabili, come le dimensioni dell’abitacolo, la temperatura esterna e quella interna che si vuole ottenere, l’insolazione diretta e l’efficienza dello stesso sistema di condizionamento.

Una ricerca del National Renewable Energy Laboratory (NREL ) degli Stati Uniti ha fornito chiari dettagli in merito, calcolando che mediamente la potenza necessaria per l’aria condizionata in auto è paragonabile a quella richiesta per far procedere una macchina alla velocità di circa 56 km orari, parlando di un motore tradizionale, con 400 W che implicano una riduzione dell’efficienza pari a circa 0,4 km/L.

Secondo la ricerca, gli americani, che in media utilizzano la loro auto per circa 249 ore all’anno e consumano 235 litri di carburante solo per l’aria condizionata, potrebbero arrivare a un risparmio di circa 6 miliardi di dollari ogni anno se non azionassero l’aria condizionata.

Inoltre, gli studiosi aggiungono anche i 12,7 litri derivati dal peso dei componenti stessi. Consumi non irrilevanti, tanto che il nuovo regolamento statunitense (Supplemental Federal Test Procedure o SFTP) prevede l’uso dell’aria condizionata nei test di controllo delle emissioni.

Quanto agli altri tipi di autovetture, dalla NREL è stato calcolato un impatto maggiore sulle auto elettriche, tanto che un sistema di condizionamento al massimo (picco di 3mila W) è in grado di ridurre l’autonomia del 36%. Quando si utilizza invece un sistema sui 1000 W, la flessione del range è pari al 16%. Impatto è ancora maggiore per le auto ibride: con sistema di aria condizionata al massimo e richiesta di 3mila W si aumentano i consumi del 57%, mentre scendono al 16% se si parla di un condizionamento che impatta per 1000 W.

Va da sé, dunque, che è molto importante anche l’intensità e lo conferma un altro studio condotto da ricercatori di Singapore che attestano che, passando da 20°C a 24°C nell'abitacolo, si riducono i consumi del 22% (valori calcolati alle temperature di Singapore).

Come ridurre i consumi derivati dall'uso dell'aria condizionata?

Allo studio ci sono diversi fattori, tra cui anche il materiale con cui si realizzano i parabrezza, ma noi intanto possiamo già fare qualcosa:

  • quanto a un viaggio, se tempi, ferie e organizzazione familiare lo consentono, partite nelle tarde ore della giornata, verso sera, quando il sole è già verso il tramonto;
  • azionate il pulsante di ricircolo dell’aria, in modo da evitare di far uscire almeno in parte l’aria fredda
  • valutate se può essere sufficiente far entrare l’aria senza raffreddarla;
  • tenete i finestrini chiusi;
  • tenete a mente che l’efficienza del sistema di condizionamento diminuisce all’aumentare della velocità dell’automobile, poiché la maggior parte degli apparecchi è costruita per funzionare meglio a un basso numero di giri del motore;
  • alcuni studiosi propongono la possibilità di installare un deumidificatore che, soprattutto nei paesi tropicali, potrebbe migliorare l’efficienza dei condizionatori;

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Germana Carillo

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