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Scrub piedi: 12 ricette fai-da-te per esfoliare e defaticare

Published in: Cosmesi

A fine giornata siete stanchi e stressati? Cosa c'è di meglio di uno scrub per i piedi? Una parte molto importante del nostro corpo, che ha bisogno di particolari attenzioni. Quando facciamo un massaggio ai piedi, automaticamente aiutiamo il nostro corpo a liberarci dallo stress. Allo stesso modo, lo scrub rilassa e riduce la sensazione di stanchezza. Non servono prodotti costosi, bastano una serie di oli essenziali e alcuni ingredienti che possiamo facilmente trovare nella nostra dispensa.

Dopo una giornata trascorsa fuori casa, magari dopo lunghe ore in piedi e con le scarpe chiuse, i nostri piedi hanno proprio bisogno di una coccola. Concediamoci qualche minuto per rilassarci, non occorrono ore. Possiamo farlo la sera, prima di andare a dormire o meglio nel fine settimana quando abbiamo più tempo a disposizione.

Alcuni oli essenziali hanno note proprietà lenitive. Tra questi ci sono sicuramente l'olio di menta piperita, l'olio di rosmarino, l'olio essenziale di lavanda e il Tea Tree Oil.

Per realizzare ottimi scrub per i piedi, basta cercare in cucina, tra gli ingredienti che usiamo quotidianamente tra cui zucchero, miele, latte e limone. È inoltre possibile utilizzare sali da bagno, molto utili se dobbiamo rimuovere la pelle morta e levigarla.

Scopriamo quali sono allora i 10 scrub fai-da-te che possiamo preparare in casa:

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Scrub menta e zucchero

L'effetto rinfrescante e calmante dell'olio di menta piperita è noto da tempo. Allevia inoltre i dolori muscolari se applicato localmente. Lo zucchero è uno scrub eccellente usato da secoli per rimuovere la pelle morta e renderla morbida. Per preparare questo scrub, utilizziamo una tazzina di zucchero semolato, aggiungiamone mezza di olio d'oliva e 4-5 gocce di olio essenziale di menta piperita, mescolando bene. Se abbiamo a disposizione le foglie di menta fresche, possiamo aggiungerle tritate. Una volta pronto, strofiniamolo delicatamente sui piedi per 15 minuti con movimenti circolari e sciacquiamo con acqua tiepida.

Scrub e pediluvio alla menta e sale marino

Questo scrub ammorbidisce la pelle dura rilasciando un profumo fresco. Occorre una tazzina di sale, 1/3 di tazzina di olio d'oliva o di mandorle, un cucchiaio di menta piperita, 6 gocce di olio essenziale di menta piperita e acqua salata calda (ne occorrono circa 3 litri per il pediluvio). In una ciotola, mescolare tutti gli ingredienti tranne l'acqua salata. Immergere i piedi nell'acqua per 10-15 minuti, successivamente massaggiare il composto sui piedi per 5 minuti e risciacquare.

Scrub zucchero di canna e olio di cocco

Contro i talloni secchi e screpolati, questo scrub è realizzato mescolando due tazze di zucchero di canna, ½ tazza di olio di cocco e un pizzico di olio di menta piperita. Strofinare il composto in piedi e lasciare riposare per alcuni minuti. Risciacquare e asciugare. 

Scrub eucalipto e zucchero di canna  

L'olio di eucalipto è rinomato per le sue proprietà antisettiche, antinfiammatorie e antibatteriche. Prendiamo una tazzina di zucchero di canna, mezza di olio di semi d'uva (o altro olio vegetale come avocado, lino o oliva) e 2-3 gocce di olio di eucalipto. Se a disposizione, possiamo aggiungere anche petali di rosa tritati. Applichiamo il tutto per qualche minuto e risciacquiamo.

Scrub zucchero, lavanda e cocco

Con questo scrub a base di olio di lavanda, otterremo un effetto calmante perché l'olio è in grado di eliminare la tensione nervosa e il dolore muscolare, migliorando anche la circolazione sanguigna. Prendiamo una tazza di zucchero bianco, mezza tazza di olio di cocco e 2-3 gocce di olio di lavanda. Mescoliamo il tutto e applichiamolo sui piedi.

Scrub al bicarbonato di sodio

Dopo una lunga giornata, per lenire i piedi e ridurre la pelle opaca basta immergerli in un delicato bagno a base di di bicarbonato di sodio. Sciogliiamo tre cucchiai di bicarbonato di sodio in una bacinella d'acqua calda. Inoltre possiamo preparare uno scrub per un'esfoliazione più profonda soprattutto dei talloni, mischiando, fino a creare una pasta, tre parti di bicarbonato di sodio e una d'acqua. E' possibile aggiungere anche uno o due cucchiai di miele. Il composto potrà essere utilizzato anche per trattare calli e duroni sulle mani.

Scrub ai fondi di caffè

Preziosi fondi di caffè. Ormai abbiamo imparato a utilizzarli sia per le pulizie domestiche che per il giardino. Possono essere molto utili anche per la bellezza e la salute dei piedi diventando uno scrub facile da preparare. Mescoliamo la stessa quantità di fondi di caffè e zucchero ammorbidendo con un cucchiaio di olio d'oliva o olio di cocco. Per chi non è vegano, è possibile aggiungere anche il miele. Strofiniamo la pasta umida sulla pelle e risciacquiamo per bene.

Scrub fiocchi di avena e olio di mandorle dolci

Un ottimo rimedio per i talloni secchi e screpolati visto che idrata in profondità. Per preparare questo scrub uniamo ¼ tazza di fiocchi d'avena, ¼ tazza di zucchero di canna, 4 cucchiai di olio di mandorle dolci, 2 cucchiai di miele e 3 gocce di olio essenziale di menta piperita. Massaggiamo i piedi con lo scrub con movimenti decisi e risciacquiamo con acqua tiepida.

Scrub sali di Epsom, cocco e limone

Uno scrub nutriente che si prepara mescolando mezza tazza di sale di Epsom, zucchero e olio di cocco. Poi si aggiunge un cucchiaio di miele e 5 gocce di olio essenziale di limone o, in alternativa, mezzo bicchiere di succo di limone. Bagnare i piedi e applicare lo scrub. Risciacquare e asciugare. Idratare con una buona crema naturale.

Scrub allo zucchero di canna

I grani molli e fini dello zucchero di canna si sciolgono abbastanza facilmente in acqua calda. Questo lo rende un ingrediente ideale per esfoliare delicatamente i piedi asciutti. Aggiungendo poi dell'olio si possono reidratare i piedi e bloccare l'umidità per ore. Mescoliamo ½ tazza di zucchero di canna, ¼ di tazza di qualsiasi olio liquido (come olio di oliva, di mandorle, evitando oli semi-solidi come il cocco, più difficili da miscelare) e ¼ di petali di fiori profumati. Mescolare il tutto e sfregare sui piedi per un minuto. Dopo il risciacquo, il risultato sarà una pelle morbida e levigata. L'eventuale scrub rimasto può essere conservato in frigo in un barattolo chiuso per una settimana.

Scrub zucchero, cocco e scorze di arancia

Mescolare parti uguali di latte intero e acqua calda (aggiungendo abbastanza liquido da coprire i piedi) in una bacinella per il pediluvio. Lasciarli immersi per 10-15 minuti o finché l'acqua non sarà più calda. Mescolare parti uguali di zucchero di canna e bianco con olio di cocco fino a formare una pasta densa. Aggiungere scorze di arancia essiccate. Strofinare sui piedi, soprattutto sui talloni e sulle zone callose. Lavarli e idratarli con olio di cocco. Per ottenere una maggiore idratazione, coprire con calze di cotone per un'ora o meglio per tutta la notte.

Scrub all'olio di rosmarino e caffè

L'olio essenziale di rosmarino è comunemente usato nei trattamenti di bellezza per via delle sue proprietà antimicrobiche e per la capacità di combattere la secchezza della pelle.Prendiamo una tazzina di caffè macinato, aggiungiamone mezza di olio d'oliva e 3-4 gocce di olio essenziale di rosmarino. Strofiniamo delicatamente per circa 20 minuti e poi laviamo con acqua tiepida.

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Francesca Mancuso

Earth Day: 5 modi per rendere sempre attuale la Giornata della Terra

Published in: Eventi & Iniziative

La prima Giornata della Terra ebbe luogo il 22 aprile 1970 per ribadire la necessità di necessità di tutelare le risorse naturali. Di anno in anno le iniziative si sono moltiplicate coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone e di Paesi.

Edizione dopo edizione, l'Earth Day ci ha fatto riflettere su alcuni temi tra cui i cambiamenti climatici, la distruzione degli ecosistemi, l'inquinamento di acqua e suolo, l' estinzione di specie animali e vegetali e l'esaurimento delle risorse non rinnovabili.

Tante le soluzioni proposte negli anni dall’Earth Day per aiutare il Pianeta, dalla riduzione dei rifiuti al divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, fino allo stop alla deforestazione e alla maggiore diffusione delle energie rinnovabili rispetto alle fonti fossili.

Numerose saranno le iniziative in programma per l'edizione 2018, a partire dal consueto concerto per la Terra: sul Palco della Terrazza del Pincio, si esibiranno dalle 19.30 le cantanti Elodie e Chiara Galiazzo, il rapper romano Briga e la Social Band di Radio Due con Frances Alina Ascione e con la partecipazione di Andrea Perroni. Max Paiella animerà il Villaggio per LaTerra. Quest'ultimo, a Roma, organizza una serie di eventi per grandi e piccoli dal 21 al 25 aprile 2018.

Per scoprire gli eventi in programma in tutta Italia clicca qui

Degna di nota anche l'iniziativa di Adidas che in occasione della Giornata della Terra ha prodotto delle speciali maglie in Parley Ocean Plastic ™, un materiale riciclato realizzato fatto con la plastica trovata sulle spiagge e dalle comunità costiere. Durante questo week end le indosseranno i giocatori delle 23 squadre della Major League Soccer, il massimo campionato di calcio di Usa e Canada.

Scopriamo 5 modi per rendere sempre attuale la Giornata della Terra, non solo oggi.

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Organizza una pulizia

Non possiamo sperare di ripulire l'intero pianeta, ma possiamo cominciare dalla zona in cui viviamo. Raduniamo un gruppo di amici, parenti e vicini di casa. Armiamoci di guanti e di sacchi per la spazzatura facendo attenzione a differenziare i rifiuti e prendiamo di mira un'area. Che sia un parco, una spiaggia o il cortile sotto casa. Rimbocchiamoci le maniche e ripuliamolo. La pulizia sarà una buona occasione per restituire qualcosa alla comunità ma permetterà anche di mostrare ai giovani l'importanza di ridurre gli sprechi. Una volta conclusa la giornata, si potranno concordare altri appuntamenti di pulizia.

Intanto Greenpeace ha lanciato una petizione, già sottoscritta da oltre un milione di persone per chiedere ai grandi marchi come Coca-Cola, Pepsi, Nestlé, Unilever, Procter & Gamble, McDonald’s e Starbucks di ridurre l’utilizzo di contenitori e imballaggi in plastica monouso.

“La plastica soffoca i nostri mari. Sono necessarie azioni urgenti da parte delle grandi aziende che continuano a produrre, vendere e utilizzare la plastica anche se non necessaria contribuendo, in modo sostanziale, a generare la grave situazione attuale. Per anni ci è stato detto che riciclare è la soluzione, tuttavia i numeri evidenziano che il riciclo da solo non basta a risolvere il problema e proteggere i mari del Pianeta dall’inquinamento da plastica” spiega Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Per firmare la petizione clicca qui

Attrezza un contenitore per il compost

Il compostaggio favorisce un sistema alimentare circolare che trasforma gli scarti (e altri materiali organici, come i tovaglioli di carta) in terreno rigenerativo e sano. Per questo può essere molto utile posizionare uno degli appositi contenitori per il compost.

Per approfondire: Compost domestico: 5 modi per trasformare i rifiuti organici in terra concimata

Riduci gli sprechi alimentari

Molti ancora non sanno che gli avanzi di cibo che gettiamo rilasciano un dannoso gas serra, il metano, mentre si decompongono in discarica. La Giornata della Terra è un ottimo momento per iniziare a ridurre gli sprechi a tavola cercando di trattare il problema dei rifiuti alla radice. Secondo i dati di Spreco Zero, ogni anno solo in Italia finiscono nella spazzatura 36,92 kg di alimenti ancora buoni da mangiare, pari a 250 € per ogni cittadino. In totale, buttiamo via 2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno. Per azzerare questi numeri basta fare una spesa intelligente, accompagnata da un piano/menu settimanale inserendo nella lista della spesa solo ciò che serve per la settimana.

Per approfondire: Giornata nazionale contro lo spreco alimentare: 5 consigli per ridurlo e risparmiare

Visita il parco nazionale più vicino

Un viaggio in un parco in occasione Giornata della Terra è un'occasione per riavvicinarci alla Natura, mostrandoci la sua infinita bellezza.

Per approfondire: Ville e giardini: i 10 Parchi più belli d'Italia

Cura l'orto e coinvolgi anche i bambini

Non è affatto banale. L'amore per il pianeta passa anche per la cura della terra e dei suoi frutti. Insegnarlo ai bambini è come gettare un seme, nella speranza che possa germogliare in futuro. Armatevi degli attrezzi necessari, non abbiate paura di far sporcare i bambini e chiedete loro di aiutarvi a travasare una pianta o a seminarne una. Spiegate loro il perché di ogni gesto, fateli innamorare della Natura, a partire dai fiori, dalle preziose “erbacce”. Non lo dimenticheranno.

Per approfondire: I bambini intelligenti si arrampicano sugli alberi e corrono sotto la pioggia

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Francesca Mancuso

Uccisa Olivia Arevalo Lomas, leader dei popoli indigeni del Perù

Published in: Costume & Società

Sono sempre più sotto attacco i leader che si battono per le comunità indigene. Centonovantasette è il numero degli attivisti ambientalisti uccisi nel mondo nel 2017 secondo la ong Global Witness in collaborazione con The Guardian. 
Uomini e donne massacrati solo per aver combattuto contro le multinazionali e i governi corrotti. Solo qualche giorno fa, vi avevamo parlato di un’altra esecuzione in piena regola, quella di Marielle Franco, nota militante per i diritti umani che durante una delle sue lotte aveva denunciato la polizia militare.

Insegnante e leader Shipibo, Olivia Arevalo Lomas è stata uccisa giovedì 19 aprile a mezzogiorno vicino alla comunità interculturale 'Victoria Gracia ', situato a venti minuti dalla città di Yarinacocha, Ucayali. 

Cinque colpi di pistola le hanno trafitto il petto, secondo quanto riferito su facebook dalla Federazione delle comunità native di Ucayali e Affluentes (FECONAU) che insieme ad altre organizzazioni ha condannato l’attacco chiedendo garanzie da parte dello Stato per i leader delle popolazioni indigene, che devono affrontare continue minacce di morte da parte di criminali.

"La nostra riconosciuta sorella shipibo-Konibo Olivia arévalo lomas è stata uccisa con cinque colpi al cuore da sconosciuti", dice la nota. "Facciamo un richiamo nazionale e internazionale affinché lo stato peruviano dia garanzie di sicurezza per gli altri leader indigeni del popolo shipibo konibo che oggi affrontano minacce di morte e persecuzioni".

Guarda uno degli ultimi video dell'attivista:


Anche il ministero della Cultura ha condannato l'omicidio della saggia indigena Olivia Arévalo e ha riferito che darà tutto il sostegno necessario alla comunità Shipibo-Konibo, chiarendo che si è già al lavoro per individuare i responsabili. Ciò che rimane certo è che la situazione degli indigeni dell’Amazzonia è sempre più preoccupante per chi ha come mission quella di difendere terre ancestrali e popoli indigeni e la natura, dal saccheggio incontrollato di risorse.

Vi avevamo parlato di tanti attivisti uccisi:

Dominella Trunfio

Torte salate: crostata di ricotta e asparagi

Published in: Ricette

La dolcezza della ricotta esalta la sapidità degli asparagi e dei cipollotti creando così un piatto primaverile davvero gustoso, da servire come antipasto in un buffet o come secondo piatto.

La pasta briseè utilizzata per prepararla è senza burro e con ingredienti meno raffinati.

 
Ingredienti
  • 200 gr di asparagi
  • 250 gr di ricotta
  • 200 gr di cipollotti
  • olio evo q.b.
  • sale q.b.
  • 1 panetto di pasta brisée all'olio
  • Tempo Preparazione:
    30 minuti
  • Tempo Cottura:
    60 minuti
  • Tempo Riposo:
    15 minuti
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la torta salata con asparagi, ricotta e cipollotti: procedimento
  • Pulire i cipollotti e tagliarli finemente, lavare e pulire gli asparagi e tagliarli a pezzettini,
  • mettere tutto in una padella insieme ad un filo d'olio, rosolare appena, coprire d'acqua, regolare di sale e cuocere fino a far ammorbidire gli ingredienti e a consumare l'acqua di cottura, quindi far raffreddare.
  • Quando il condimento sarà freddo mescolarlo con la ricotta,
  • spianare la pasta brisée con un matterello, rivestire con questa una pirofila e farcirla con la ricotta appena preparata, rifilare i bordi e decorarla in superficie con la pasta eventualmente avanzata,
  • cuocere in forno caldo a 180° per circa un'ora,
  • quindi sfornare e far riposare quindici minuti circa prima di porzionare.
Come conservare la torta salata con asparagi, ricotta e cipollotti:

Qualora dovesse avanzare, è possibile coprire la torta salata con della pellicola alimentare, conservarla in frigorifero e consumarla entro il giorno successivo.

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Ilaria Zizza

Listeria nel salame italiano: maxi ritiro in vari paesi europei

Published in: Allerte alimentari

Si tratta della cosiddetta “spianata romana”, un salame speziato caratterizzato da una forma schiacciata e allungata. Il prodotto, su segnalazione dell'Italia, è stato ritirato dalle vendita per la presenza del batterio Listeria monocytogenes, che può dare origine alla listeriosi.

Il salame è stato ritirato dai seguenti paesi: Bulgaria, Germania, Moldavia, Polonia, Romania e dall'Italia.

Al momento non si conosce il nome del produttore e il lotto o i lotti oggetto di richiamo. Sicuramente, nelle prossime ore anche il Ministero della salute italiano renderà note queste informazioni.

Listeriosi

Consumare il prodotto può essere rischioso perché si può contrarre la listeriosi che può assumere diverse forme, dalla gastroenterite acuta febbrile tipica che si presenta poche ore dopo il consumo dell'alimento contaminato dal batterio a quella invasiva o sistemica, che può provocare problemi più seri.

Particolarmente a rischio le donne in gravidanza che di solito manifestano una sindrome simile a quella influenzale con febbre e altri sintomi non specifici, come fatica e dolori. Le infezioni contratte in gravidanza possono comportare serie conseguenze sul feto. Pericolosa anche per gli adulti immunodepressi e gli anziani, nei quali la listeriosi può causare meningiti, encefaliti e gravi setticemie.

Francesca Mancuso

Natale di Roma: centro storico pedonale, concerti e musei gratis

Published in: Eventi & Iniziative

Da venerdì a domenica, Roma festeggerà la propria nascita, avvenuta il 21 aprile 753 aC. Quel giorno, secondo la leggenda narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe fondato la città. La data al 21 aprile è legata a una serie di calcoli astrologici.

Da domani 20 aprile si partirà con le visita guidata Il Pleistocene senza “limiti” sia in LIS che con la visita tattile sensoriale. Aperta anche la Cappella dei Conservatori presso i Musei Capitolini.

Via le auto dal centro storico

La maggior parte degli aventi avrà luogo durante il fine settimana del 21 e 22 aprile con il culmine domenica con una festa all’aria aperta, durante la quale parte del centro storico sarà interdetta al traffico, regalando la città a turisti e pedoni.

È la zona che va dalla Bocca della Verità a via Petroselli, tra il Vico Jugario e largo Amerigo Petrucci, pedonalizzata per l’occasione. Qui si potrà assistere a spettacoli, concerti e teatro di strada. Una grande isola pedonale in cui verranno allestiti quattro palcoscenici dove si svolgeranno esibizioni live gratuite curate dall'Auditorium Parco della Musica, dal Teatro dell'Opera, dal Teatro di Roma e dal Maxxi.

Una festa diffusa, tra spettacolo e teatro di strada

“Percorrendo via Petroselli si può compiere un viaggio tra i mille volti di Roma, da quella antica di Plauto a quella immaginata da Shakespeare, da quella del Novecento, con omaggi a Sordi e Flaiano, a quella del Belli, fino alla Roma contemporanea, tra musiche popolari e giovani talenti musicali” spiega il Comune.

Una festa diffusa, com'è stata definita, in cui dalle 14.30 alle 20 la strada diventerà un grande teatro a cielo aperto, con concerti di musica (tra cui l'Orchestraccia e il Coro di voci bianche del Teatro dell’Opera di Roma) e spettacoli teatrali.

Riapre il Roseto

Sabato 21 aprile riaprirà al pubblico anche il Roseto comunale, ai piedi dell’Aventino dove si potranno ammirare oltre mille varietà di rose botaniche, antiche e moderne provenienti da tutto il mondo. In occasione dei festeggiamenti per il Natale di Roma, l’ingresso sarà e gratuito.

Musei gratis

Sabato i Musei comunali e i Viaggi nell’antica Roma di Piero Angela e Paco Lanciano saranno gratuiti per tutti, mentre il Museo dell’Ara Pacis riserva una promozione speciale ai cittadini romani sia per venerdì 20 che per sabato 21.

Ecco tutte le mostre gratuite:

Museo di roma

Canaletto 1697-1768

Musei capitolini

Il tesoro di antichità. Winckelmann e il museo capitolino nella roma del settecento

Mercati di traiano – museo dei fori imperiali

Traiano. Costruire l’impero, creare l’europa

Museo dell’ara pacis

Magnum manifesto. Guardare il mondo e raccontarlo in fotografia

Galleria d’arte moderna di roma capitale

Roma città moderna. Da nathan al sessantotto

Centrale montemartini

Egizi etruschi. Da eugene berman allo scarabeo dorato

Museo carlo bilotti aranciera di villa borghese

Gianni asdrubali “lo spazio impossibile”

Matteo negri navigator roma

Musei di villa torlonia

Casino dei principi - disegni smisurati del ’900 italiano

Casina delle civette - soglie di luce. Opere di pietro gentili dal 1970 al 2000

Museo di roma in trastevere

Babele – gloria argelés

La famiglia in italia

Museo napoleonico

Giovanni gasparro. I papi di napoleone

Museo delle mura

Intra/extra moenia

Museo pietro canonica a villa borghese

Landon metz

Museo di zoologia

Museo di zoologia … diverso per natura

Per il programma completo clicca qui

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Francesca Mancuso

Fotovoltaico: in arrivo i pannelli solari ibridi che producono energia anche quando piove

Published in: Energie rinnovabili

Il fotovoltaico è una delle più promettenti alternative alle fonti fossili, ma ha il limite dell’intermittenza: ovvero la produzione di elettricità è dipendente dal tempo atmosferico. Diversi sistemi di accumulo dell’energia sono stati sviluppati per produrre energia anche in assenza della fonte primaria, il sole. Tuttavia queste batterie pongono poi dei problemi ambientali legati al loro smaltimento.

Il sistema sviluppato dall’Università cinese mira a “risolvere il problema alla radice”, rendendo i pannelli sempre attivi. I ricercatori hanno infatti usato un nano-generatore triboelettrico, ovvero un dispositivo costruito da polimeri in grado di produrre cariche elettriche dall’energia meccanica o dall’attrito sviluppato dalle gocce di pioggia.

La tecnologia sfrutta dunque l’effetto triboelettrico, fenomeno della fisica che consiste nel trasferimento di cariche elettriche tra due corpi di materiale diverso (di cui almeno uno isolante) quando vengono strofinati fra loro, o anche messi a contatto e allontanati.

Foto: American Chemical Society’s Nano

Nella vita di tutti i giorni l’effetto è visibile solo strofinando i materiali. È esperienza abbastanza comune (nonché classico esperimento che viene proposto nella scuole medie e superiori) che una bacchetta di vetro o di plastica, strofinata contro un panno, riesce poi per qualche secondo ad attirare su di sè pezzetti di carta leggeri, in quanto lo strofinio l’ha caricata elettricamente.

Ma nel mondo microscopico il fenomeno avviene anche solo tramite contatto e allontanamento. Per questo quando cadono gocce di pioggia sulla superficie di questi speciali pannelli il generatore sviluppa potenza elettrica dalla compressione e dalla forza sviluppata dal contatto pioggia-pannello.

“Le celle solari, anche se dispositivi promettenti per convertire la luce in elettricità, hanno prestazioni drammaticamente ridotte nei giorni di pioggia – scrivono gli autori della ricerca – Qui proponiamo un sistema di produzione di energia che integra una cella solare e un dispositivo triboelettrico (TENG), progettato per realizzare la generazione di energia sia dalla luce del sole che dalle gocce di pioggia”.

I limiti? Per ora l’unico tecnico, che appare insormontabile, è l’impossibilità di far funzionare i due sistemi contemporaneamente, quindi i pannelli non produrranno energia nei rari casi in cui piove ma c’è anche il sole.

Ma a parte l’inconveniente che appare comunque trascurabile vista la rarità della condizione atmosferica “pioggia in presenza di sole”, è chiaro comunque che il progetto è nella fase di sviluppo concettuale, quindi ancora lontano dalle applicazioni su larga scala. Ma credendoci (e investendo) i risultati arrivano.

Il lavoro è stato pubblicato su American Chemical Society’s Nano.

Per approfondimenti sulle tecnologie legate al fotovoltaico leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto di copertina: terra2024 / 123RF Archivio Fotografico

Siero per capelli fai-da-te alle erbe per averli morbidi e setosi tutto l'anno

Published in: Cosmesi

Cura dei capelli vera e propria missione! Al pari delle altre parti del corpo, anche la nostra chioma necessita delle giuste attenzioni. Che li abbiate corti o lunghi, che siano lisci o ricci, poco importa: ciò che serve è sapere che i capelli, in estate come in inverno, hanno bisogno di essere coccolati e protetti. Come fare, allora, per avere una capigliatura morbida come la seta e, soprattutto, sana? Mai pensato a fare a casa un siero a base di erbe con oli vegetali e oli essenziali?

Di fatto, se non hanno la giusta attenzione, il sole, il freddo, il caldo o il cloro della piscina, ma anche gli shampoo frequenti non sempre con prodotti giusti e l’aria condizionata, trasformano i nostri capelli in zazzere che non hanno più forma.

Si possono seccare e indebolire in un attimo ed è per questo che la loro cura non va mai persa di vista. E non è vero che è un’impresa possibile soltanto per coloro che frequentano i saloni di bellezza, anzi! Fare a casa un siero per capelli a base di erbe, per esempio, è divertente ed efficace, per non parlare di tutti gli additivi chimici che si evitano.

Perché usare un siero per capelli?

L’uso quotidiano di un siero per capelli a base di erbe ha molti vantaggi: oltre a rendere la chioma semplicemente più bella, i sieri aiutano ad idratarla maggiormente, a prevenirne la rottura e a favorire un sano equilibrio nella produzione di olio naturale dei nostri capelli.

Anche se non se ne ha l’esigenza, è possibile usare un siero tutti i giorni, durante l’inverno o dopo un bagno in mare o in piscina. Via libera allora! Strofinate un paio di gocce nel palmo delle mani e poi massaggiate il fusto del capello, evitando di passare l’olio direttamente sul cuoio capelluto (perché potrebbe rendere i capelli più grassi).

I principali ingredienti da usare per il siero per capelli fai-da-te

Olio di jojoba (Simmondsia chinensis)

Anche se l’olio di jojoba è indicato come “olio”, sarebbe più corretto definirlo “cera liquida”. L’olio di Jojoba ha una moltitudine di applicazioni ben note nella cura della pelle, ma può anche essere usata anche per i capelli. In questo siero per capelli a base di erbe fai-da-te, il jojoba è l’olio di base primario: grazie alle sue proprietà, aumenta l'idratazione dei capelli, aiuta a prevenire la rottura e favorisce il ripristino dei capelli danneggiati.

Olio di Argan (Argania spinosa)

C’è una ragione per cui l'olio di argan è anche conosciuto come “oro liquido”, “oro verde”, “l’olio dalle 100 virtù” e “olio miracoloso”, ricco com’è di vitamina E, fitosteroli e antiossidanti. Tutti composti che gli conferiscono qualità nutritive e idratanti.

Olio di vitamina E

Integrare la vitamina E è una pratica comune per avere capelli, pelle e unghie sani, ma lo sapevate che potete anche usare l'olio di vitamina E per avere i capelli morbidi e setosi? Al di fuori della nostra cuticola si trova uno strato protettivo di grasso che può essere rimosso da shampoo aggressivi o altri prodotti per i capelli, facendo perdere ai capelli la sua lucentezza. La vitamina E può aiutare a ripristinare questo strato di grasso protettivo, riportando capelli lucidi e setosi. L’aggiunta di olio di vitamina E al siero per capelli a base di erbe fai-da-te, infine, può anche aiutare a prolungare leggermente la durata di conservazione.

Rosmarino (Rosmarinus officinalis)

L’olio essenziale di rosmarino rinforza i capelli e aggiunge un elemento calmante, stimolante e aromatico. Il rosmarino è noto per aiutare a stimolare la crescita dei capelli quando massaggiato nel cuoio capelluto, ma quando applicato al resto delle nostre ciocche, può anche aiutare a rafforzare i capelli per prevenire ulteriori rotture.

Calendula (Calendula officinalis)

Tipicamente noto per le sue potenti qualità rigenerative dei tessuti, l’olio infuso di Calendula ha anche una forte proprietà emolliente che aiuta a creare capelli morbidi, setosi e lucenti. Attenzione a usarne una piccola quantità, perché l’infuso di Calendula potrebbe schiarire il colore dei capelli.

Centella asiatica

Nella pratica ayurvedica tradizionale, la Centella asiatica è infusa nell’olio e poi massaggiata tra i capelli per sostenerne la crescita e creare lucentezza. Usandola localmente in un siero per capelli fatto in casa, può aiutare ad aumentare la circolazione e prevenire la perdita di capelli, specialmente quando è legata allo stress.

La ricetta per il siero fai-da-te alle erbe

Pronte allora? I materiali che vi servono per creare a casa un siero per i capelli sono: una bottiglia di vetro, una pentola, un canovaccio e un vaso in vetro piccolo con coperchio.

Gli ingredienti

3 cucchiai di olio di jojoba
1 cucchiaio di olio di argan
25 gocce di olio di vitamina E
un pizzico di petali di rosa essiccati
10-15 gocce di olio essenziale di rosmarino
Circa mezzo cucchiaio di centella asiatica essiccata
Circa mezzo cucchiaio di calendula essiccata

Il procedimento

Mettete centella e calendula in un barattolo di vetro a prova di calore, quindi coprite con olio di jojoba fino a coprire completamente e chiudete il coperchio. Piegate un canovaccio e posizionateo sul fondo di una pentola, per evitare che il  barattolo si riscaldi troppo velocemente e si crepi. Poi riempite la pentola di acqua finché non raggiunge almeno metà barattolo e lasciate che le erbe infondano nell'olio durante la notte (o per circa 6-10 ore).

Trascorso questo tempo, mettete a bollire l'acqua, dopodiché lasciate che barattolo si raffreddi a temperatura ambiente.

A questo punto, filtrate le erbe e versate l'olio in una bottiglia di vetro. Aggiungete l'olio di vitamina E, l'olio essenziale di rosmarino e i petali di rosa essiccati, quindi riempite il resto della bottiglia con l'olio di argan.

Infine, per utilizzare il siero fai-da-te, strofinate 5-10 gocce nelle mani e poi lisciate i capelli umidi o asciutti. Avrete preso una chioma morbidissima!

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Germana Carillo

Deodorante per ambiente fai da te con soli 3 ingredienti naturali

Published in: Detergenza

Questa ricetta che vi proponiamo è facilmente realizzabile, in breve tempo e con ingredienti naturali al 100%. Con acqua demineralizzata, alcool per liquori e qualche goccia di olio essenziale a piacere, come ad esempio geranio e rosa o limone e arancio, potrete realizzare un fantastico detergente deodorante per ambienti.

Ingredienti
  • 200 ml di acqua demineralizzata
  • 50 ml di alcool per liquori
  • 15/20 gocce di olio essenziale a piacere
Prepazione

Beh, è facile: unire gli ingredienti, mescolarli e versare in un contenitore con dosatore, per spruzzare nell'ambiente comodamente all'occorrenza.

Questa ricetta è stata condivisa da Simona Scazzuso sul nostro gruppo Facebook. Volete condividere anche voi le vostre creazioni per vederle pubblicate su Greenme.it? Veniteci a trovare e postatele su Sarò buon* con la Terra: Risparmio, Riciclo, Rispetto e Autoproduco

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Centinaia di mamme polpo con le loro uova, adorabili (e in pericolo)

Published in: Animali

Stavano studiando un tratto di un fondale vulcanico, quando hanno avvistato un gruppo di polpi Muusoctopus e nello specifico di mamme che custodivano gelosamente le loro uova. Cosa c’è di strano? I polpi vivono e si riproducono in acqua fredda, quindi solo pensare che queste meravigliose creature potessero trovarsi e addirittura schiudersi, in uno sperone sott’acqua che però emana calore, sembrava quasi impossibile.

Per questo i ricercatori dopo l’avvistamento hanno dirottato lo studio proprio sulle mamme polpo e sul loro modo di riprodursi. Il cosiddetto polpo viola stava a Dorado, una zona rocciosa si lava indurita e proveniente da un vulcano sottomarino che si trova a ovest del Costa Rica.

L’obiettivo iniziale degli esperti era quello di raccogliere campioni dei fluidi caldi che trasudano dalle crepe delle rocce vulcaniche, ma un'immersione ha portato a questo incontro fortuito e tutto ha preso una svolta completamente diversa.

Le mamme polpo erano nascoste tra le pieghe delle rocce e stavano raggruppate, anche un centinaio alla volta, in una zona dove si pensava che non potessero riuscire a sopravvivere a causa della temperatura alta dell’acqua. Uno spettacolo sicuramente suggestivo e tenero, che mostra quanto lo spirito materno sia spiccato anche nelle creature marine.

"Quando ho visto le foto per la prima volta, ho pensato 'No, non dovrebbero essere lì! Non in profondità e non così tanti”, ha detto il coautore dello studio Janet Voight, curatore associato di zoologia presso il Field Museum of Natural History di Chicago.

I polipi come dicevano si riproducono in acque fredde e avrebbero problemi a respirare in aree calde come spiega la National Science Foundation (NSF), che ha finanziato la ricerca.

On #EarthWeek, scientists have announced a deep #ocean discovery: a giant group of octopus moms where no octopus should survive. https://t.co/DJNsoAQ1yS pic.twitter.com/zv1baI7IAt

— National Science Foundation (@NSF) 17 aprile 2018

Ma perché c'erano così tanti polpi insieme, che solitamente non vivono neanche in gruppo? È altamente improbabile che siano stati attratti dalla zona perché quello non è un posto adatto per deporre le uova, spiegano gli scienziati. Per questo motivo adesso si cercherà di rispondere a questa e a tante altre domande, resta di fatto che una mamma che custodisce i propri figli resta un'immagine straordinaria.

Dominella Trunfio

Foto: PHIL TORRES E GEOFF WHEAT

Le notifiche dello smartphone creano dipendenza come gli oppioidi

Published in: App e Smartphone

Guardi e riguardi lo schermo manco fosse un film con Brad Pitt, sblocchi continuamente la schermata con la stessa foga con cui ingolleresti una tavoletta di cioccolato alle nocciole, tamburelli con le dita in modalità piccolo nerd stressato in attesa che arrivi un segnale. Ebbene, quel segnale si chiama “notifica” e ne abbiamo una certa dipendenza che a paragone gli oppioidi ci fanno un baffo.

Suonerie e vibrazioni: in un'ondata di autentica “digital addiction” sono quelle le nuove dipendenze al giorno d’oggi. Non basta essere sempre connessi, ciò che potrebbe mancarci come l’area è proprio quello smanettamento continuo che ci metterebbe in pace (ed è solo un’illusione!) con il mondo.

È quanto emerge da un sondaggio condotto su 135 studenti dall’Università di San Francisco in cui è stato scoperto che chi utilizzava continuamente i telefonini aveva più spiccati livelli di senso di isolamento, depressione e ansia. Nei momenti di studio o mentre frequentavano lezioni, quegli studenti erano portati a guardare costantemente i loro smartphone, in quello che gli scienziati definiscono “semi-tasking”, che fa svolgere più compiti simultaneamente ma con un risultato dimezzato rispetto a quanto si otterrebbe focalizzandosi su uno alla volta.

“La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro che acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore”, spiega Erik Peper , primo autore dello studio. 

Tutto ciò è la conseguenza della sostituzione dei rapporti faccia a faccia con qualche forma di comunicazione dove il linguaggio del corpo è praticamente escluso e quindi non può essere più interpretato. E non solo: push e notifiche, spiegano i ricercatori, “ci fanno sentire obbligati a guardarli” mettendo in modo gli stessi percorsi neuronali che una volta ci avvisavano di un pericolo imminente, come l’attacco di un predatore.

“Ma ora siamo dirottati, dagli stessi meccanismi che una volta ci proteggevano, verso le informazioni più banali”, conclude Peper. Infatti, le innate risposte biologiche al pericolo vengono manipolate per ottenere “più occhiate, più clic, più soldi”.

Come disintossicarci allora? “Così come possiamo metterci a dieta, possiamo allenarci ad essere meno dipendenti dai dispositivi”, chiosano i ricercatori.

Releghiamo a specifici momenti della giornata il controllo di e-mail e social e cominciamo a disattivare le notifiche push. Riprendiamoci il nostro tempo e, soprattutto, riguadagniamo la bellezza del tempo speso a tu per tu con gli altri.

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Germana Carillo

Il caffè riduce il rischio di diabete di tipo 2. La nuova conferma

Published in: Alimentazione & Salute

È questo il dato che emerge da un nuovo documento di revisione per cui la seconda bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua potrebbe essere un alleato nella lotta al diabete di tipo 2.

Una conclusione che in buona sostanza accoglie e conferma le analisi dell’Oms che nel 2016 rimosse proprio il caffè dalla lista dei possibili cancerogeni

Ora, questa nuova review, pubblicata sulla base di un’indagine di 30 studi su una popolazione di 1,2 milioni di persone, ha stabilito che il pericolo di sviluppare il diabete di tipo 2 diminuirebbe rispettivamente del 7% in caso di caffè con caffeina e del 6% in caso di caffè decaffeinato per ogni tazzina consumata in una giornata.

Ciò equivarrebbe a bere dalle 3 alle massimo 5 tazzine al giorno grazie alle quali, secondo gli esperti, la riduzione del rischio di incorrere nella patologia si attesterebbe intorno al 30-35%.

Per arrivare a questo risultato, gli studiosi hanno esaminato i meccanismi biochimici che caratterizzano il caffè constatando che, grazie alle sue proprietà antiossidanti, la bevanda sarebbe in grado di ridurre lo stress ossidativo, che può portare a diverse disfunzioni cardiovascolari, metaboliche e renali e all’insorgenza di diabete di tipo 2. E non solo: il documento mette in evidenza anche quelle ricerche che dimostrano come con un consumo regolare di caffè si riducano i livelli dei marcatori pro-infiammatori e di conseguenza l’infiammazione cronica di basso grado, collegata a disturbi cardiovascolari e metabolici, proprio come il diabete di tipo 2.

Un’ulteriore conferma, quindi, a sostegno di tutti gli altri studi che avevano dimostrato come 3-5 tazzine al giorno di caffè possano inibire l’insorgere di una serie di patologie come il tumore al fegato e all’endometrio. La bevanda, infine, riduce fino al 27% il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer ed è stata sempre apprezzata per i numerosi benefici per la salute, tra cui la riduzione del rischio di morte precoce.

È bene sempre e comunque, tuttavia, non abusare di questa bevanda e scegliere preferibilmente caffè biologico, possibilmente proveniente dal commercio equo e solidale. Ma soprattutto prenderlo senza zucchero. Infine, se siete soliti consumare il decaffeinato, accertatevi che nel processo di rimozione della caffeina, che ha luogo prima della tostatura dei chicchi, siano usati esclusivamente solventi naturali e non sostanze chimiche.

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Germana Carillo

La foresta amazzonica ha gli stessi diritti di un uomo: storica sentenza della Corte Suprema

Published in: Ambiente

Per questo, al governo colombiano è stato intimato di agire in fretta per proteggere la foresta pluviale amazzonica. I giudici della Suprema Corte del paese sostengono che lo stato non abbia fatto abbastanza per affrontare la distruzione di questo prezioso polmone verde.

Per questo, hanno fatto sì che l'Amazzonia acquisisse gli stessi diritti legali di un essere umano, ordinando piani d'azione da elaborare entro quattro mesi.

La sentenza arriva dopo che un gruppo di 25 cittadini di età compresa tra i 7 e i 26 anni ha fatto causa allo stato per rivendicare i loro diritti costituzionali alla vita, al cibo e all'acqua, violati dalla deforestazione.

Di fatto, la Corte ha chiesto alle autorità di proteggere l'Amazzonia colombiana dalla deforestazione, dando ragione al gruppo di bambini e giovani che, accompagnati da Dejusticia, hanno citato in giudizio lo Stato per non aver garantito i loro diritti alla vita e all'ambiente.

“La sentenza ribadisce l'importanza di proteggere i diritti delle generazioni future e dichiara persino l'Amazzonia soggetto di diritti” ha affermato la ricercatrice Camila Bustos.

“È chiaro che nonostante i numerosi impegni internazionali, lo stato colombiano non abbia affrontato in modo efficiente il problema della deforestazione in Amazzonia”, sostengono i giudici.

La foresta pluviale della Colombia copre un'area grande all'incirca quanto Germania e Inghilterra. Tuttavia, l'agricoltura, la produzione di cocaina, l'estrazione illegale e il disboscamento ne stanno seriamente mettendo a rischio l'esistenza.

Il tasso di deforestazione è aumentato del 44% tra il 2015 e il 2016 e secondo la Corte è responsabile di danni "imminenti e gravi" sia nei confronti dei bambini che degli adulti.

La deforestazione è una fonte chiave di emissioni di gas serra e di conseguenza dei cambiamenti climatici, che danneggiano gli ecosistemi e le fonti d'acqua e porta al degrado del suolo.

"Senza un ambiente sano, gli esseri viventi in generale non saranno in grado di sopravvivere, per non parlare di salvaguardare quei diritti per i nostri figli o per le generazioni future”, prosegue la sentenza.

La decisione della Corte crea così un importante precedente riguardo ai cambiamenti climatici ordinando alla Presidenza e ai Ministeri dell'Ambiente di costruire un "patto intergenerazionale per la vita dell'Amazzonia colombiana", con la partecipazione delle comunità colpite e delle organizzazioni scientifiche.

Un'iniziativa importante, non solo perché è partita dai giovani e dal basso, ma per essere riuscita a tutelare uno dei più importanti polmoni verdi della Terra.

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Francesca Mancuso

Gordon Ramsay, svolta vegan? Il famoso chef lo annuncia su Twitter

Published in: Costume & Società

Un po’ di scetticismo è lecito, anche se non è mai troppo tardi per cambiare. Ma questa svolta arriva a pochi giorni dall’apertura del Gordon Ramsay Street Pizza, un nuovo locale a Londra dove compare, per la prima volta, un cibo vegetariano: una pizza a base di melanzane, pinoli tostati e pesto di aglio selvatico e pomodoro.

E proprio postando su Twitter la foto della pizza, lo chef britannico, famoso per i programmi televisivi come Hell’s Kitchen e Masterchef, da sempre onnivoro e contro vegani e vegetariani, scrive:

 “Voglio dare un’opportunità alla dieta vegana. Si, ragazzi, avete capito bene”.

Going to give this #vegan thing a try ... Yes guys you heard that right. Gx pic.twitter.com/iJZb8WMlH8

— Gordon Ramsay (@GordonRamsay) 16 aprile 2018

A dirla tutta, anche vedendo la foto della pizza, la nostra mente vola... sarà mica come quella di Cracco? 16 euro per una rivisitazione della più famosa Margherita? (Comunque sia, noi tifiamo sempre per la pizza italiana).

Ramsay: io? Allergico ai vegani

E sarebbe proprio un gran cambiamento perché se frughiamo nel passato di Ramsay troviamo solo e soltanto invettive contro chi sceglieva un tipo di alimentazione diversa. Chi non ricorda ad esempio cosa disse a Cheryl, la cantante di Girl’s Aloud durante il programma televisivo dello chef “The F Word? Vi rinfreschiamo la memoria: “Non hai ricevuto il messaggio? I vegetariani non sono i benvenuti qui”.

E ancora, qualche anno fa diceva che ‘avrebbe fulminato i suoi figli se un giorno sarebbero diventati vegetariani’. Nel 2016, una fan chiedeva allo chef se fosse allergico a qualcosa. ‘Ai vegani’, rispondeva solerte.

Vegans https://t.co/l2YTQkSfTT

— Gordon Ramsay (@GordonRamsay) 22 febbraio 2016

Ma senza andare troppo lontano appena un mese fa, il mondo veg si era scatenato contro Ramsay che davanti a un piatto di lasagne vegetali aveva detto: 

“Sono un membro della PETA!. Persone che mangiano gustosi animali”

I’m a member of PETA ! People eating tasty animals...... https://t.co/t9xCuVWDtq

— Gordon Ramsay (@GordonRamsay) 2 febbraio 2018

Insomma, cosa ne pensate?

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Dominella Trunfio

Le case low cost realizzate con la stampa 3D in meno di un giorno

Published in: Bioedilizia e Bioarchitettura

La costruzione si trova in piazza Beccaria, nel cuore dell'angolo milanese che questa settimana sarà dedicato alla moda. La costruzione si chiama 3D HOUSING 05 ed è stata progettata da Massimiliano Locatelli | CLS Architetti, in collaborazione con Italcementi Heidelberg Cement Group, Arup e Cybe.

Realizzata direttamente sul posto, 3D HOUSING 05 è progettata con un nuovo linguaggio architettonico sviluppato grazie a una tecnologia rivoluzionaria. Tramite la stratificazione del calcestruzzo viene generato uno schema, una superficie su cui le piante rampicanti possono crescere spontaneamente, raggiungendo il tetto fino a trasformarlo in un giardino urbano.

La casa è composta da una zona giorno, una zona notte, una cucina, un bagno e una terrazza sul tetto. Gli interni sono stati progettati con riferimento agli archetipi del passato, cercando di coniugarle le moderne tecnologie.

“3D HOUSING 05 stabilisce un dialogo con il contesto, interpretando i cambiamenti economici, umani, sociali e produttivi nel mondo contemporaneo” spiegano gli architetti.

Il materiale da costruzione di base utilizzato è il calcestruzzo composito che è stato associato ad altri materiali altrettanto resistenti e “senza tempo”: l'ottone delle cornici delle finestre, il marmo dei sanitari, l'intonaco levigato per le finiture delle pareti, i fogli di ottone lucido per un cucina industriale reinterpretata.

Ma non si tratta dell'unica soluzione di questo tipo. Di recente in Texas è stata presentata IconBuild, una rivoluzionaria casa di 75 mq realizzata in sole 24 ore al costo di circa 3-4mila euro.

Iconbuild potrebbe essere una risposta concreta all'emergenza abitativa nel mondo. Secondo i piani, l'anno prossimo verrà costruita una piccola comunità composta da circa 100 case per i residenti in El Salvador. La società ha collaborato con New Story, un'organizzazione senza scopo di lucro che ha investito in soluzioni abitative in ambito internazionale.

“Stiamo costruendo case per comunità ad Haiti, in El Salvador e in Bolivia”, ha detto Alexandria Lafci, co-fondatrice di New Story.

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Realizzata con una speciale stampante chiamata Vulcan, Icon punta a offrire un riparo a chi non ce l'ha. Secondo gli ideatori, può stampare un'intera casa per 10.000 dollari ma attualmente si sta lavorando per ridurre i costi e realizzare la casa con 3-4000 dollari. Iconbuild ha un soggiorno, una camera da letto, un bagno e un portico.

Soluzioni abitative di veloce realizzazione e low cost, particolarmente adatte anche alle situazioni di emergenza.

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Francesca Mancuso

Le scarpe vegan fatte con i funghi: ecosostenibili e 100% cruelty free

Published in: Mode e Abbigliamento

La moda diventa etica e sono tanti i brand che ascoltano le esigenze dei nuovi consumatori che ogni giorno fanno scelte più consapevoli che rispettano l’ambiente e gli animali. Vi avevamo già parlato di Muskin, la pelle vegetale estratta dal cappello del fungo che può essere lavorata in modo del tutto simile a quella animale tranne per la concia, che è completamente vegetale, in modo da ottenere dei prodotti di pelletteria adatti ai vegani. 

Un’alternativa alla pelle di origine animale per chi per scelta, preferisce acquistare prodotti cruelty-free per quanto riguarda le scarpe, gli accessori e l’abbigliamento. Ricordiamo poi che il tutto è atossico e che la pelle può essere utilizzata senza problemi per realizzare manufatti che sono a diretto contatto con l’epidermide. 

Lo sa bene Nat-2 con le sue sneakers realizzate con funghi, una ecospugna composta da bottiglie di plastica riciclate, una soletta interna in sughero e la suola in gomma naturale. L’idea porta la firma della designer berlinese Nina Fabert creatrice del marchio Zvnder e del materiale prodotto tramite la lavorazione di Fomes Fomentarius, nome latino del Fungo dell’esca, specie non commestibile che cresce sui tronchi di latifoglie. 

 

C’ è poi Sebastian Thies, che disegna le sneakers nel suo aspetto vintage e che vengono poi realizzate attraverso un lungo processo a mano con materiale organico, vegano, senza glutine e senza sostanze chimiche. Il fungo è inoltre antisettico e anti-batterico.

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Dominella Trunfio

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Toby, il gatto che percorre 20 km per tornare a casa. Ma i proprietari non lo vogliono più

Published in: Cani, Gatti & co.

Ha camminato per 20 chilometri fino alla sua vecchia casa. Ma per lui non c'è stato nessun lieto fine.

Quando è arrivato, il suo cuore è stato spezzato. La famiglia, invece di riconoscere la sua enorme fedeltà e il suo grande gesto di amore, decide di portarlo al gattile locale.

Non contenti, chiedono al personale persino di praticarli l'eutanasia.

"Il rifugio ci ha chiamato per sapere se potevamo prenderlo e aiutarlo a trovare una nuova famiglia. Ovviamente abbiamo detto di sì! Se lui è disposto a camminare per 12 chilometri per salvarsi la vita, come potremmo noi non percorrerne appena uno per salvarlo?", spiega su Facebook l'assoicaizone SPCA di Wake County.

Per fortuna, il 16 aprile scorso, questo dolce micio ha trovato una nuova famiglia perfetta. Vive con altri 2 gatti e finalmente saprà cosa significa avere una famiglia amorevole.

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Roberta Ragni

Foto: Jenny Winston Photography/SPCA of Wake County

Friselle: la ricetta per fare in casa le originali frise salentine

Published in: Lievito madre

L'origine certa della friseddhra, termine Leccese per indicarle, non è noto, ma si presume però che si siano diffuse al tempo dei crociati. Per la sua forma, ma anche per la sua difficoltà di deperimento, divenne infatti il "pane dei crociati"; con il tempo la frisella divenne "il cibo dei pescatori" che l'ammollavano nell'acqua del mare e la condivano spremendoci sopra dei pomodori freshi.

Preparata ancora oggi con prodotti del territorio, la frisa salentina viene impastata con grano duro, con grano arso o con farine integrali; il passaggio sacro è la "sponzatura", ossia l'immersione della frisa in acqua per un tempo che varia a seconda dei propri gusti personali: meno si bagna è più resterà croccante. A seguire la frisa dovrà essere "cunzata" cioè condita, gli ingredienti classici sono i pomodori, il sale, l'olio extra vergine d'oliva e l'origano, ma è possibile utilizzare anche peperoni grigliati o melanzane sott'olio.

In Salento è possibile acquistarle in ogni forno, e si trovano friseddhre di diverse dimensioni, con o senza buco. Riprodurle in casa è davvero semplice anche se un po' lungo: si prepara la pasta e, al termine della lievitazione, si formano delle ciambelle, si attende una nuova lievitazione e ,a seguire, si procede con una pre-cottura. Poi con un sapiente rituale si spaccano con uno spago - un tempo veniva usato un filo di ferro non zincato -  ottenendo così la friseddhra te subbra e la friseddhra te sutta (la frisa di sopra, più bombata e la frisa di sotto, più schiacciata), a seguire si procede con una lenta e delicata biscottatura.

Ingredienti googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1498149132762-1'); });
  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    80 minuti
  • Tempo Riposo:
    17 ore di lievitazione
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare le frise Salentine: procedimento
  • Sciogliere il lievito madre nell'acqua,
  • incorporare le farine ed impastare,
  • a seguire aggiungere l'olio ed in fine anche il sale,
  • porre l'impasto in una ciotola, coprirlo con pellicola alimentare a contatto e lasciarlo lievitare fino al suo raddoppio,
  • quindi riprenderlo ed aiutandosi con un velo di farina aggiuntiva impastarlo nuovamente e dividerlo in pezzi di egual grammatura,
  • far scorrere sul piano di lavoro ogni pezzo d'impasto fino a formare dei cilindri stretti e lunghi, unire l'estremità e formare così delle ciambelle,
  • e riporle in una teglia foderata con carta forno, per ottenere delle frise più alte metterle in una teglia stretta abbastanza vicine fra loro e separate con carta forno altrimenti disporle distanti fra loro,
  • coprire con la pellicola alimentare ed attendere nuovamente il raddoppio,
  • terminata anche la seconda lievitazione cuocerle in forno caldo a 180° per dodici minuti,
  • quindi sfornarle ed abbassare la temperatura del forno a 170°
  • e facendo attenzione a non scottarsi inciderle con un coltello lungo il loro perimetro, proprio come se si dovesse aprire un panino,
  • a seguire infilare nella fessura creata lo spago,
  • incrociare i suoi lembi e stringerli come fosse un cappio dividendo così la frisa in due parti.
  • Mettere le frise di sopra e di sotto nelle teglie foderate con carta forno,
  • infornare e cuocerle per venti minuti a 170°,
  • poi abbassare a 140° e cuocere per altri quaranta minuti o fino a doratura.
  • Al termine delle cottura le frise dovranno risultare biscottate,
  • una volta fredde protranno essere immerse in acqua e poi condite a piacere.
Una curiosità:

Le frise si servono in tavola scondite, la tavola si apparecchia con una ciotola piena d'acqua e con gli ingredienti da utilizzare; ogni commensale immerge la frisa nell'acqua e poi la condisce nel proprio piatto.

Come conservare le frise:

Le frise potranno essere conservate in sacchetti di plastica alimentare o in barattoli ermetici e riposte in dispensa per due/tre mesi.

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Ilaria Zizza

Tutta la verità sui bangla market, che hanno rimpiazzato le frutterie italiane

Published in: Eco-spesa


Un rapporto condotto per conto di Terra! onlus che analizza il perché, negli ultimi anni, si è assistito a un vero e proprio boom a Roma, e non solo, di negozi di ortofrutta gestiti da stranieri soprattutto asiatici.

Già nel 2016 erano 1432, nel 2017, 1622. Numeri che vanno a discapito di botteghe di quartiere e su cui aleggia il dubbio di un controllo criminale e quello del racket. C’è chi li ha ribattezzati banglamarket, chi ormai li considera un punto di riferimento perché è possibile trovare tutto a qualsiasi ora grazie al Salva Italia di Monti che permette di allungare l’orario di lavoro delle attività commercialo.

Secondo il rapporto, nel 2017, 33 frutterie romane hanno chiuso, ma sono state sostituite da quelle gestite da stranieri che guadagnano circa 1500 euro, una cifra modesta per un italiano. Per questo motivo i negozi diventano la prima forma di investimento delle comunità straniere, tra cui svettano gli egiziani, seguiti dai bengalesi e i rumeni. 

“Negli ultimi due decenni Roma, come molte altre importanti città italiane, ha visto esplodere il numero dei piccoli esercizi commerciali gestiti da egiziani e bengalesi. Un fenomeno legato ai mutamenti socioeconomici che hanno interessato la nostra penisola e gran parte del mondo occidentale, provocando importanti trasformazioni nel settore del commercio agroalimentare al dettaglio”, scrivono i due autori nel rapporto.

L’ombra del racket e dell’usura

La vendita al dettaglio, oltre a costituire una forma di reddito sostanziale, è diventata anche un collante sociale per molti di questi gruppi, che faticano a trovare altri luoghi di aggregazione con persone provenienti dai loro stessi Paesi di origine. Talvolta l’ombra del racket e dell’usura si allunga su queste attività. 

Come confermato dall’Osservatorio per la legalità e la sicurezza della Regione Lazio, sono state formulate molte e diverse ipotesi sull’infiltrazione criminale negli affari degli stranieri, ma non è mai emerso nulla di certo. Tuttavia, quel che ci è sembrato più interessante indagare con questa ricerca, che integra e approfondisce alcuni aspetti sfiorati dal rapporto “Magna Roma”, è il legame fra cambio delle abitudini alimentari, precarizzazione del lavoro e liberalizzazione del commercio. 

Tutte queste dinamiche, unite ai flussi migratori, sono all’origine del proliferare di negozi al dettaglio gestiti da stranieri, e contribuiscono ad incidere sulla qualità del cibo che portiamo in tavola ogni giorno.

Come funziona la filiera

Secondo il rapporto a Roma il 42% delle nuove imprese commerciali è rappresentato dai banglamarket che in molti casi fungono sia da sede di lavoro che da abitazione che da centro di aggregazione della comunità.

Andiamo ai numeri. Servono circa 15mila euro per avviare un negozio, mentre il 20/24% del totale delle rimesse viene spedito alle famiglie che sono rimaste nel paese d’origine. Da dove arrivano i prodotti? Su Roma, il 90% del fresco da Guidonia e il 10% da Fondi, vengono organizzati degli acquisti collettivi, c’è un indotto fatto di autotrasportatori che smistano ai punti vendita, incassando da ognuno 5 euro. Per gli alcolici l’approvvigionamento avviene invece ai supermercati. 

Si legge nel rapporto che ad esempio, nelle zone di San Lorenzo e Pigneto - i quartieri della movida per eccellenza e della gentrificazione selvaggia, attraversati quotidianamente da migliaia di giovani studenti e lavoratori - i negozianti bengalesi vendono prevalentemente bibite ed alcolici. 

Sfruttano le offerte della Grande distribuzione per le bevande gassate e l’acqua e sporadicamente si riforniscono al mercato rionale di Piazza Vittorio: quattro o cinque cassette di ortofrutta con patate, cipolle, pomodori, insalata, radici di zenzero e spicchi d’aglio, assediati da flaconi di shampoo e saponi, conserve di ogni tipo e bottiglie di vino. In questo caso, la verdura è da considerarsi un “prodotto civetta” dal prezzo infinitamente basso, che attira il consumatore. 

Il cliente, cioè, entra attirato dalle cassette esposte all’esterno, su cui svettano targhette con prezzi stracciati (0.99 centesimi), ma acquista soprattutto bibite e prodotti casalinghi. Invece nel quartiere Trieste, nella zona nord di Roma, abitato soprattutto da famiglie, frutta e verdura di una qualità nettamente superiore predominano sugli scaffali e sui banconi dei minimarket. Qui il prezzo della merce è superiore ed oscilla da negozio a negozio. 

"Negli ultimi anni la qualità e la selezione è migliorata, ma gli utili non sono alti. Un commerciante bengalese è contento se entrano 50-60 euro al giorno, quindi sui 1.500 euro al mese. Se un italiano invece non ha un utile di 3.000 euro al mese, chiude, perché con 1.500 euro non potrebbe mai vivere", afferma Batchu intervistato dai giornalisti.

Ma la qualità?

Sul fronte dei prodotti, Terra! ha scoperto che la qualità sta migliorando, specialmente nei quartieri più benestanti: se negli anni 2000, con il primo fiorire di frutterie egiziane, la merce in vendita era di terza categoria (stock misti), oggi la scelta è più accurata e risponde meglio alla domanda della clientela. 

Quel che ancora manca praticamente ovunque è però la trasparenza: in quasi tutti i negozi non si ritrovano le etichette che certificano la provenienza dei prodotti.

Da dove arrivino questi prodotti? E' impossibile capirlo.

 

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Dominella Trunfio

Ecco cos'hanno scoperto gli scienziati mettendo i calzini puzzolenti davanti alle zanzare

Published in: Salute & Benessere

Ironia a parte, l'esperimento è serio e lo studio cerca di fare luce su questi meccanismi per cercare di ridurre il numero di bambini colpiti dalla malaria.

I ricercatori hanno scoperto che i piccoli infettati dal parassita del Plasmodium malariae producevano particolari odori tramite la pelle che li rendevano più attraenti per le zanzare rispetto ai bambini non infetti.

Lo studio, condotto da ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine, Wageningen University & Research, Rothamsted Research, International Center of Insect Physiology ed Ecology e Cardiff University, ha identificato per la prima volta questa impronta chimica unica, aprendo la possibilità di sviluppare un sistema per attirare le zanzare lontano dalle popolazioni umane.

La ricerca ha esaminato un gruppo di studenti nel Kenya occidentale dando loro un paio di calzini da indossare durante la notte. In questo modo avrebbero avuto il tempo di assorbire il loro odore corporeo. I ricercatori hanno scoperto che le zanzare Anopheles erano molto più attratte dalle calze dei bambini con la malaria ed erano meno interessate alle calze portate dai piccoli che erano stati curati dall'infezione. Inoltre è stato scoperto che i bambini con qualsiasi stadio di infezione da malaria erano più attraenti per la zanzara.

Quest'ultima è la principale responsabile della trasmissione della malaria nell'Africa sub-sahariana.

La fase successiva dell'esperimento è stata progettata per comprendere il meccanismo alla base di questa maggiore attrattiva. Sono stati raccolti campioni di odori di 56 bambini kenyoti e allo stesso tempo i ricercatori hanno individuato il numero di parassiti della malaria che ciascun bambino aveva nel sangue.

I campioni sono stati analizzati mediante gascromatografia, un metodo che separa e quantifica diversi composti, per rivelare le differenze in base al numero di parassiti. Oltre ad analizzare le sostanze chimichepresenti nei campioni di odore dei piedi, è stata testata la risposta delle zanzare Anopheles collegando le loro antenne - il "naso" - ai microelettrodi che misuravano la risposta delle cellule nervose, dicendo ai ricercatori quali sostanze chimiche fossero importanti per gli animali.

Questa sequenza di esperimenti ha mostrato che diversi composti noti anche come aldeidi, venivano rilevati dalla zanzara e prodotti in quantità maggiori dai bambini con la malaria rispetto a quelli non infetti. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che i bambini infetti con una maggiore densità di parassiti della malaria nel sangue emettevano una quantità maggiore di aldeidi, creando un odore più forte.

La dottoressa Ailie Robinson, che ha lavorato a questo progetto per il suo dottorato di ricerca alla London School of Hygiene & Tropical Medicine, ha spiegato:

“È la prima volta che viene studiato l'odore della pelle delle persone infette dalla malaria. Abbiamo dimostrato che in esse la produzione di sostanze chimiche volatili chiave da parte della pelle è alterata e questo nuovo odore 'infetto' sembra essere più attraente per le zanzare”.

Il professor James Logan, ricercatore senior della London School of Hygiene & Tropical Medicine, ha aggiunto:

“Questi innovativi risultati saranno fondamentali per lo sviluppo della nostra ricerca sulla malaria. Il prossimo passo sarà capire come i parassiti cambiano l'odore, a livello molecolare, e sviluppare nuove esche per le zanzare”.

La ricerca è stata pubblicata su Pnas.

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Francesca Mancuso

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