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eBfolding, la bici a pedalata assistita che si piega 

Published in: Bici

Le soluzioni in commercio sono svariate. L'ultima arriva da Askoll, azienda vicentina, che ha ideato eBfolding, un'e-bike compatta che una volta chiusa occupa davvero uno spazio ridotto, paragonabile a quello di un bagaglio a mano. Inoltre, è molto veloce e facile da aprire grazie allo snodo centrale di cui è dotata e al manubrio pieghevole.

Caratteristiche tecniche

Pesa solo 19 kg, monta ruote da 20" ma è resistente. Può raggiungere una velocità massima pari a 25 km/h e ha un’autonomia con una sola carica pari a 70 Km, sufficienti a coprire le distanze all'interno delle città.

Spiega Askoll che eBfolding è dotata anche di un computer di bordo che dà informazioni su velocità e autonomia e permette di selezionare anche il livello di assistenza del motore, scegliendone 4 + la modalità di accompagnamento e partenza in salita.

Tempi e costi per la ricarica

Quanto tempo impiega a ricaricarsi? Per passare da 0 al 100% ha bisogno di cinque ore. Basta collegara a una qualsiasi presa elettrica. La spesa per una ricarica è di circa 0,05€.

“Veloce, comoda, pulita. La bicicletta si conferma il mezzo preferito per spostarsi all’interno delle grandi città e il 'bike to work' - l’abitudine di raggiungere il posto di lavoro in bici - si sta affermando sempre più come nuovo trend” dice Askoll.

I costi? eBfolding è disponibile ad un prezzo di 1.090,00 €.

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Francesca Mancuso

Questo muschio è capace di eliminare l'arsenico dall’acqua potabile

Published in: Acqua

L’arsenico è un elemento nocivo per la salute: studi condotti in popolazioni con esposizioni croniche hanno dimostrato effetti negativi sul sistema riproduttivo, neurologico, cardiovascolare e respiratorio.

L’arsenico è stato inoltre classificato dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) come cancerogeno per l’uomo (tipo 1). In particolare tumori del polmone, della cute e della vescica sono risultati associati ad una esposizione ad arsenico per via inalatoria o attraverso l’acqua potabile. Un problema quindi molto serio.

Nella parte settentrionale della Svezia l’acqua delle zone minerarie contiene spesso questo elemento. Nel 2004 l’uso di composti di arsenico nei prodotti di legno è stato vietato, ma l’elemento raggiunge ancora terra e acqua a causa delle attività estrattive. Ciò accade perché il terreno e il substrato roccioso in alcune parti del Paese scandinavo contengono naturalmente arsenico.

Di conseguenza, l’acqua potabile e quella utilizzata per l’irrigazione delle colture contengono anche elevati livelli del contaminante, che viene assorbito dalle piante e alla fine finisce nel cibo che mangiamo. In Svezia questo vale per il grano, gli ortaggi a radice, le verdure a foglia verde, ecc.

Foto: Maria Greger, Università di Stoccolma 

Il problema comunque è mondiale. E anche in Italia è piuttosto sentito, tanto che nel 2010 il Governo dichiarò lo stato di emergenza per la concentrazione di arsenico nelle acque potabili superiore ai limiti di legge (decreto legislativo n. 31/2001) in alcuni comuni del Lazio. Ma nonostante questo, dopo tre deroghe, nel 2014 l’Unione Europea avviò una procedura di infrazione contro il nostro Paese proprio per la contaminazione dell’acqua da arsenico.

Questi risultati dunque, sono sotto l’occhio di tutta Europa. “I nostri esperimenti dimostrano che il muschio ha una capacità molto elevata di rimuovere l'arsenico – spiega Arifin Sandhi, coautore della ricerca – È necessario non più di un’ora per rimuovere l’80% dell’arsenico da un contenitore d’acqua. A quel punto, il livello è così basso da non essere più dannoso per le persone”.

Per rendere il metodo di purificazione su larga scala, i ricercatori stanno mettendo a punto un sistema di zone umide a base vegetale dove fa crescere il muschio, in modo che questo incontri l’acqua prima che diventi potabile o per irrigazione. Sperando che si possa estendere a tutte le zone del mondo dove persiste la problematica.

Il lavoro è stato pubblicato su Environmental Pollution.

Per altre informazioni sul problema dell’arsenico in Italia leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto di copertina: Arifin Sandhi, Università di Stoccolma

Foresta polacca di Białowieża: il disboscamento è illegale anche per l'Ue

Published in: Natura & Biodiversità

Una vicenda che purtroppo va avanti da anni ma adesso arriva quelle che associazioni come il WWF hanno definito una vittoria storica.

“La sentenza rappresenta una chiara vittoria per la fauna selvatica europea. La natura non può essere ignorata e nemmeno la legge dell’UE. Ora il ministro dell’Ambiente polacco Kowalczyk deve ritirare le decisioni che hanno dato il via libera ad una intensa opera di disboscamento. Il suo compito è quello di proteggere la fauna selvatica di Białowieża e garantirne la sopravvivenza per le generazioni future” ha detto Andreas Baumueller a Capo delle settore Risorse Naturali dell’Ufficio delle politiche europee del WWF.

Bialowieza è una delle ultime foreste vergini superstiti. Con una superficie di 1500 chilometri incarna ciò che è rimasto della vegetazione che anni fa e per più di 10mila anni si estendeva su tutta l'Europa. Purtroppo però il bostrico, un piccolo ma pericoloso coleottero, ha attaccato centinaia di alberi, soprattutto gli abeti rossi.

C'è chi ritiene che il ministero dell’Ambiente di Varsavia abbia cavalcato l'inda, facendo abbattere 188mila metri cubi di foresta in dieci anni non per curare gli alberi ma per impadronirsi di un’area protetta. Per questo, le proteste contro la deforestazione di Białowieża vanno avanti da anni.

Anche l'Europa è scesa in campo con ammonizioni, minacce di sanzioni e adesso la sentenza della Corte di giustizia che potrebbe mettere la parola fine a questo scempio.

Nel febbraio 2018, l’avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione europea ha emesso un parere confermando che il disboscamento della foresta era illegale.

La foresta di Bialowieża è protetta dalle direttive sulla natura dell'UE ed è stata classificata sia come patrimonio mondiale dell'UNESCO sia come sito UE Natura 2000 per via dei suoi processi naturali non modificati dall’uomo e della biodiversità. Ospita infatti la più grande popolazione di bisonti europei, insieme a linci, lupi e alberi secolari. Nonostante ciò, Jan Szyszko l'ex ministro dell'Ambiente polacco aveva deciso di consentire il disboscamento triplicando la quantità di tagli permessi nel distretto forestale di Białowieża nel 2016.

Adesso però la Corte ha stabilito che la decisione viola le leggi sulla natura dell’UE. Il WWF ha invitato l’attuale ministro polacco per l'Ambiente Henryk Kowalczyk ad applicare immediatamente la sentenza.

“La decisione è un chiaro segnale per tutti i responsabili delle decisioni che l’apertura di siti del patrimonio mondiale per attività distruttive e insostenibili non è accettabile, per le persone, le istituzioni e il pianeta e che le leggi dell'UE che proteggono questi siti non possono essere ignorate” dice l'associazione.

Incrociamo le dita.

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Francesca Mancuso

Come pulire con il limone: 10 usi e ricette

Published in: Detergenza

Lo sappiamo ormai da tempo che una delle più grandi sfide per vivere uno stile di vita eco-sostenibile parte proprio dalla pulizia della nostra abitazione. Spesso ancora a nostra insaputa, molti detersivi per l’igiene domestica sono pericolosamente tossici, oltre che inquinanti per il pianeta.

Va da sé, quindi, che scegliere prodotti che troviamo in natura è la soluzione migliore, non fosse altro che tutte le alternative fai-da-te che abbiamo a disposizione ci fanno anche ridurre drasticamente le spese. Tutti vantaggi, insomma, che è utile prendere in considerazione.

Avete bisogno di lucidare i rubinetti, pulire il forno o dare nuova luce alla biancheria? Ecco come i limoni possono ricorrere in vostro aiuto.

10 modi per usare il limone nelle pulizie domestiche:

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Disincrostare le tubature ed eliminare cattivi odori

Per eliminare residui di cibo e altre sostanze organiche dai rubinetti che con il tempo cominciano anche a diffondere un brutto odore, basterà spremere un limone direttamente dentro ai buchi.
Oppure, in alternativa, preparate una soluzione di bicarbonato di sodio, sale e limone, che faciliterà la pulizia delle tubature e previene i cattivi odori. Versate il composto nello scarico e poi versate subito sopra dell’acqua bollente e il gioco è fatto.

Pulire i taglieri

Le proprietà antibatteriche del succo di limone lo rendono un ottimo detergente per le superfici su cui prepariamo il cibo. Il succo di limone pulisce naturalmente senza lasciare residui chimici e senza mai contaminare gli alimenti.

La tecnica seguente è un modo sicuro per pulire e deodorare naturalmente soprattutto i taglieri in legno:
cospargete sul tagliere due cucchiai di sale grosso, poi strofinateci mezzo limone. Lasciate riposare la miscela di sale e limone per cinque minuti. Quindi risciacquate e lasciate asciugare.

Pulire il microonde

Vapore e limone combinazione perfetta! Se l’interno del vostro microonde è sporco di grasso e ci sono parecchi schizzi di cibo, la combinazione di limone e vapore sgrassa, rimuove la sporcizia ed elimina odori sgradevoli.
Versate mezza tazza di acqua in una ciotola media che sia adatta al microonde, spremete mezzo limone e mettete la ciotola nel microonde. Impostate il timer per tre minuti per far bollire l'acqua, poi lasciate riposare per altri cinque minuti e pulite l’interno del microonde con un panno.

Dare lucentezza ai tessuti e rimuovere le macchie

Il succo di limone è un efficace agente sbiancante completamente naturale. Funziona bene anche con macchie di ruggine e sudore. L’acido citrico in esso contenuto aiuta a rimuovere le macchie e ad illuminare il tessuto, ma è bene evitarlo sui tessuti colorati e sulla seta.

Il limone sui tessuti:

  • Spruzzate una miscela di acqua e limone sulle aree bianche delle scarpe da tennis e mettetele al sole
    Immergete la biancheria in una miscela di mezzo bicchiere di succo di limone, 1 tazza di bicarbonato di sodio e un litro di acqua calda per un leggero trattamento sbiancante. Lasciare riposare per trenta minuti prima di lavarlo normalmente
  • Applicate una quantità generosa di succo di limone sulle macchie di inchiostro sui vestiti il più presto possibile, quindi lavare con acqua fredda
  • Per le fastidiosissime macchie che si formano all’altezza delle ascelle, mescolate 3 parti di succo di limone e 1 parte di acqua. Applicate sulle macchie e lavate normalmente
  • Aggiungete mezza tazza di acqua ossigenata e un quarto di tazza di succo di limone ai bianchi durante il ciclo di ammollo per ravvivarli e mantenerli freschi.

Leggi anche: Acqua ossigenata: 10 interessanti utilizzi per la casa e la persona

Deodorare il frigo

Con tutti i cibi che mettiamo nel nostro frigorifero (e talvolta dimentichiamo!), possiamo dar luogo ad odori davvero sgradevoli.

Utilizzate dapprima un detergente multiuso creato con le bucce di agrumi, poi versate un po’ di bicarbonato di sodio in una piccola ciotola in cui aggiungere 8 gocce di olio essenziale di limone e mettetelo su uno scaffale o nella porta del frigorifero scoperto.

Pulire la caffettiera e la teiera

Un composto di acqua e limone è l’ideale per pulire le teiere e le caffettiere: un metodo naturale che non altererà nemmeno il sapore finale del caffè.

Caricate il serbatoio della moka di acqua, 3 cucchiaini di sale e spremete mezzo limone. Accendete il fuoco come se voleste fare un caffè e vedrete che la macchinetta uscirà perfetta, senza più residui di calcare (Fonte).

Restituire lucentezza a rame, ottone, alluminio e superfici metalliche

Tutto ciò che dovrebbe brillare, tornerà a luce propria proprio con il limone, perfetto per pulire le superfici metalliche e per eliminare ruggine e calcare.

Basterà strofinare la metà di un limone sulla superficie da detergere e far brillare e poi asciugarla con un telo di cotone.

Eliminare cattivi odori dalle mani

Aglio, cipolle e pesce. Se sono due giorni che cucinate, le vostre mani saranno state messe a dura prova. Basterà strofinarle con la metà di un limone, per poi sciacquarle e asciugarle. Questa operazione rafforzerà anche le unghie.

Tenere lontani gli insetti

Un metodo green per allontanare gli insetti? Il limone! La sua acidità non piace ai piccoli sgraditi ospiti.
Quello che vi serve fare è tenere delle fettine di scorza di limone vicino a finestre, porte o piccoli fori nelle pareti di casa. Inoltre, lavare periodicamente il pavimento con acqua, aceto e limone per scongiurare fastidiose invasioni di formiche.

Il limone può essere utile anche contro le punture di zanzare: se siete stati punti, strofinate un po’ di limone sulla zona interessate per lenire gonfiori e pruriti.

Leggi anche: Pesticidi naturali e fai-da-te per annientare gli ospiti sgraditi del tuo giardino

Per pelle, capelli e denti

Prima di andare a letto e dopo esservi struccate, immergete un batuffolo di cotone nel succo di limone e tamponate il viso oppure strofinate direttamente le scorze di limone sul viso e risciacquate. Ciò servirà a tonificare la pelle ma anche ad eliminare eventuali brufoli.

Per dare lucentezza ai capelli, invece, dopo averli lavati, versate sulla testa il succo di due limoni, massaggiate delicatamente il cuoio capelluto e risciacquate. Le proprietà astringenti del limone contribuiranno a riequilibrare la produzione di sebo, per cui è consigliato per i capelli grassi.

Quanto ai denti, il limone è un buon aiuto contro le macchie gialle provocate dal fumo e dal caffè, ma attenzione: basta usarlo una volta la mese, per non intaccare lo smalto. Versate del succo di limone in un bicchierino, aggiungete un cucchiaio di bicarbonato, imbevete lo spazzolino e sfregate sui denti.

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Germana Carillo

Assegno di ricollocazione: slitta a maggio, il sistema non è operativo

Published in: Lavoro & Ufficio

Slitta quindi di un mese la partenza del sistema (rispetto alla precedente data, il 3 aprile) per problemi di adeguamento del sistema informatico da parte dei patronati.

La nuova data non è stata specificata, ma si parla di un generico "Maggio 2018".

Che cos'è l'assegno  di ricollocazione

Ricordiamo che l’articolo 23 del Decreto Legislativo 14 settembre 2015 n. 150 introduce una misura di politica attiva, denominata assegno di ricollocazione, per i percettori della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) la cui durata di disoccupazione eccede i quattro mesi, spendibile al fine di ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro.

A coloro che ne facciano richiesta al centro per l’impiego presso cui hanno sottoscritto il patto di servizio, è quindi riconosciuto l’assegno individuale di ricollocazione, graduato in funzione del profilo personale di occupabilità, spendibile presso i centri per l’impiego o presso i servizi accreditati.

Il servizio è richiesto, a pena di decadenza dallo stato di disoccupazione e dalla prestazione a sostegno del reddito, entro due mesi dalla data di rilascio dell’assegno e ha una durata di sei mesi, prorogabile per altri sei nel caso non sia stato consumato l’intero ammontare dell’assegno.

Il servizio di assistenza alla ricollocazione prevede:

  • l’affiancamento di un tutor al soggetto destinatario dell’assegno;
  • un programma di ricerca intensiva della nuova occupazione e la relativa area, con eventuale percorso di riqualificazione professionale mirata a sbocchi occupazionali esistenti nell’area stessa;
  • l’assunzione dell’onere del destinatario dell’assegno di svolgere le attività individuate dal tutor e di accettare una offerta di lavoro congrua;
  • l’obbligo per il soggetto erogatore del servizio di comunicare al centro per l’impiego e all’Anpal il rifiuto ingiustificato, da parte della persona interessata, di svolgere una delle attività proposte nell’ambito del servizio, o di una offerta di lavoro congrua;
  • la sospensione del servizio nel caso di assunzione in prova, o a termine,con eventuale ripresa del servizio stesso dopo l’eventuale conclusionedel rapporto entro il termine di sei mesi.

Per ottenere assistenza nella risoluzione di eventuali problemi legati all'utilizzo del sistema è disponibile un servizio di supporto all'indirizzo di posta elettronica info@anpal.gov.it o al numero 800.00.00.39.

Roberta Ragni

Finalmente Barilla dice no al grano canadese con glifosato

Published in: Alimentazione & Salute


Una scelta comunicata dal direttore degli acquisti di Barilla, Emilio Ferrari, che ha sottolineato che “al momento Barilla non ha firmato nessun contratto per l’importazione del grano dal Canada”, specificando che sebbene “sia una sorta di suicidio dire che la pasta è avvelenata dal glifosato, questo è l’approccio che abbiamo ora. È molto difficile cambiare l’opinione pubblica”.

Avevamo già parlato di micotossine e glifosato nella pasta e dell’indagine a campione fatta da Il Salvagente che metteva sotto accusa alcune delle più note marche italiane (sebbene le tracce non superavano i limiti). Sottolineiamo che da questo campionamento, la Barilla ne usciva pulita, e  accanto a glifosato c’era scritto: assente.

Tuttavia, da qualche tempo, i consumatori iniziano ad essere più consapevoli, leggono le etichette e si informano sulla possibile cancerogenicità dell’erbicida più conosciuto al mondo, che ricordiamo è vietato nella produzione di grano duro in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada e in altri Paesi. 

“In una situazione in cui un pacco di pasta su sette prodotto in Italia è fatto con grano canadese, si tratta di una svolta storica della principale industria pastaia del mondo che risponde alle sollecitazioni che vengono dai consumatori che chiedono garanzie di sicurezza alimentare”, spiega Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti. 

La Barilla adesso annuncia che “ha aggiornato i parametri qualitativi per questa materia prima strategica e chiede ai produttori di grano duro di tutti i Paesi di non usare il glifosato prima del raccolto” come avviene in Canada che fino allo scorso anno era il principale fornitore straniero dell’Italia. 

Importazioni di grano canadese in calo

C’è da dire comunque che le importazioni di grano duro dal Canada erano già crollate del 39,5% nel 2017, per via appunto dell’entrata in vigore del decreto con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano impiegato. La Barilla adesso, ha investito 240 milioni di euro in progetti che coinvolgono 5mila imprese agricole italiane che coltivano una superficie di circa 65 mila ettari “con un incremento del 40% dei volumi di grano duro italiano nei prossimi tre anni. Il tutto va a sostenere l’economia italiana e l’occupazione contro la delocalizzazione. 

"Nel mondo – evidenzia la Coldiretti – l’Italia detiene il primato sulla produzione di pasta con 3,2 milioni di tonnellate all’anno davanti a Usa, Turchia, Brasile e Russia. Ma è proprio sui mercati mondiali che si avvertono i primi campanelli di allarme visto che, in controtendenza rispetto all’andamento del Made in Italy all’estero che ha superato la storica cifra di 41 miliardi di euro, si riducono invece le esportazioni italiane di pasta che nel 2017 hanno fatto segnare un preoccupante calo in valore".

Si tratta degli effetti della rapida moltiplicazione di impianti di produzione all’estero, dagli Stati Uniti al Messico, dalla Francia alla Russia, dalla Grecia alla Turchia, dalla Germania alla Svezia. 

“Ora ci sono le condizioni per frenare i pesanti effetti della delocalizzazione che dopo aver colpito la coltivazione del grano sta interessando la trasformazione industriale con pesanti conseguenze economiche ed occupazionali”.

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Dominella Trunfio

Plastica, un materiale dalle mille potenzialità se correttamente riciclato

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Plastica, simbolo di benessere e modernità

Durante la tavola rotonda “Industria, estetica, design, sfida ambientale: il valore sociale della plastica”, è stata presentata un’inedita ricerca del Censis per Corepla sulla percezione degli italiani nei confronti della plastica e il suo valore sociale, nonché il suo valore d'uso. Si scopre un’analogia con gli anni del miracolo economico, quando la plastica rappresentava il nuovo benessere e la conquista della modernità. Impossibile non citare parole come “formica”, “nylon” o “terital”, diventate metonimie. In quegli anni la plastica si afferma nel quotidiano come incarnazione di una più alta qualità della vita quotidiana e collettiva, come conquista di massa del benessere e democratizzazione dei consumi. Poi materiali come il metallo e il legno l'hanno scalzata, anche per via della costante accusa (peraltro non sempre fondata, come vedremo) di essere un materiale più inquinante.

Oggi, secondo dati Censis, per il 96,6% degli italiani la plastica è fondamentale in almeno un ambito tra quelli considerati (imballaggi, conservazione degli alimenti, articoli per la casa, high tech, sanità, igiene e cosmesi, sport, design, arredamento, vestiario, accessori per la moda). Soltanto il 3,4% la considera un materiale da eliminare assolutamente.

 

Il valore sociale della plastica dipende quindi dall'altissimo valore d'uso che le attribuiscono gli italiani e di una serie svariata di funzioni che la plastica può svolgere in più aspetti della vita quotidiana. Colpiscono i dati relativi ai giovani, straordinariamente pragmatici nel riconoscere la plastica fondamentale, con punte più elevate rispetto alle altre classi di età per high tech e sanità.

 

 

Utile, versatile e riciclabile

“Utile” è il primo aggettivo che la plastica evoca nell’immaginario degli italiani (22,1% degli intervistati). A seguire, “versatile” e “riciclabile” (14,9% e 13,9%).

Riemerge quindi quella percezione della plastica come qualcosa che ha effettivamente cambiato la vita, un materiale dagli utilizzi molteplici, un materiale smart che in sé riesce a contenere anche la soluzione al problema più grande che genera, quello dell’inquinamento. Come? Grazie al fatto che l’inquinamento da plastica si genera soltanto nel momento in cui la plastica viene abbandonata e non avviata verso la filiera del riciclo.

La plastica non inquina

Sembrerebbe una frase non corretta, eppure è così. La plastica in sé non è inquinante, lo è quando siamo in presenza di comportamenti non corretti da parte del cittadino, che non la conferisce nell’apposito contenitore e la disperde nell’ambiente con conseguenze  a lungo termine anche drammatiche.

È sicuramente questo uno dei risvolti più interessanti emersi durante l’evento di Milano, in cui più volte si è sottolineato come i cittadini italiani conoscano a pieno i vantaggi del riciclo a livello di riduzione del volume di rifiuti prodotti (51,9%), risparmio energetico (47,4%), riduzione dell’utilizzo di materie prime (46,2%), impulso all’innovazione (21,9%). Tutto ciò è confermato dai dati presentati da Corepla.

I dati Corepla sulla situazione italiana

I dati Corepla mostrano come gli italiani ormai abbiano piena consapevolezza dell’esistenza e dell’importanza del riciclo. Nel 2017 sono state raccolte 1.074.000 tonnellate (+11,7% rispetto al 2016).

Il Sud migliora le performance e spiccano dati sul riciclo come quello della Campania (19,9, a livelli della Lombardia con il 19,2). Nel 2017 sono 310 i milioni di euro riconosciuti da Corepla ai Comuni o ai loro operatori delegati, a copertura dei maggiori oneri sostenuti per l’effettuazione dei servizi di raccolta differenziata degli imballaggi in plastica.

Sul podio delle regioni più virtuose troviamo Sardegna e Valle d’Aosta, con quasi 25 kg/ab/anno. Il riciclo degli imballaggi in plastica derivanti da raccolta differenziata è stato nel 2017 di oltre 562.000 tonnellate.

I dati Corepla mostrano come gli italiani ormai abbiano piena consapevolezza dell’esistenza e dell’importanza del riciclo. Nel 2017 sono state raccolte 1.074.000 tonnellate (+11,7% rispetto al 2016). Il Sud migliora le performance e spiccano dati sul riciclo come quello della Campania (19,9, a livelli della Lombardia con il 19,2).

Nel 2017 sono 310 i milioni di euro riconosciuti da Corepla ai Comuni o ai loro operatori delegati, a copertura dei maggiori oneri sostenuti per l’effettuazione dei servizi di raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Sul podio delle regioni più virtuose troviamo Sardegna e Valle d’Aosta, con quasi 25 kg/ab/anno. Il riciclo degli imballaggi in plastica derivanti da raccolta differenziata è stato nel 2017 di oltre 562.000 tonnellate.C’è però un 40% di imballaggi che non acquisisce un valore, non viene avviata a riciclo, va cioè in termovalorizzazione o diventa carburante per cementifici. 

“Per aumentare il valore sociale della plastica bisogna vincere la sfida ambientale”, dice il presidente del Consorzio Antonello Ciotti. Ecco allora la sfida di Corepla al 2020: azzerare questa percentuale nel giro di 2 anni. Una sfida che passa per una Call for Ideas lanciata per coinvolgere dal basso chiunque possa portare idee innovative per risolvere al meglio la questione.

Gli italiani sono ormai a conoscenza della possibilità di riciclo: il 96,4% si dichiara consapevole, soltanto il 3,6% non ne è a conoscenza. Non solo. Per il 74% il riciclo è una grande occasione per sfruttare la poliedricità di questo materiale.

Innescare il cambiamento: esportare il “buon gusto italiano” e progettare meglio i packaging

Emerge fortemente il ruolo delle istituzioni – soprattutto locali – e dell’informazione rispetto ai comportamenti più o meno virtuosi del cittadino. Ma emerge allo stesso tempo anche il ruolo incisivo che il cittadino stesso, dal basso, in veste di consumatore informato può ricoprire per innescare il cambiamento.

Sono infatti le grandi aziende che dettano il passo, le multinazionali, che possono fare la differenza innovando e trasformando il modo di progettare il packaging dei loro prodotti. Inutile sottolineare come spesso il cittadino si ritrovi alle prese con confezioni multimateriale e faccia fatica sia a separare le varie parti che a capire in quale frazione vadano poi conferite.

Emerge fortemente il ruolo delle istituzioni – soprattutto locali – e dell’informazione rispetto ai comportamenti più o meno virtuosi del cittadino. Ma emerge allo stesso tempo anche il ruolo incisivo che il cittadino stesso, dal basso, in veste di consumatore informato può ricoprire per innescare il cambiamento.

Sono infatti le grandi aziende che dettano il passo, le multinazionali, che possono fare la differenza innovando e trasformando il modo di progettare il packaging dei loro prodotti. Inutile sottolineare come spesso il cittadino si ritrovi alle prese con confezioni multimateriale e faccia fatica sia a separare le varie parti che a capire in quale frazione vadano poi conferite.

Coca Cola, durante l’appuntamento di Milano, ha riassunto il proprio operato negli anni e il passaggio dalla bottiglia di vetro a quella di plastica, con vantaggi indubbi ma anche problematiche da risolvere: se la plastica, infatti, è più leggera e meno ingombrante, non consente però di conservare il prodotto per lo stesso tempo, di conseguenza le scadenze impresse sulle bottiglie hanno dovuto accorciarsi.

 

Tutta la filiera ha dovuto adattarsi al cambiamento. Giangiacomo Pierini, Direttore Relazioni Istituzionali e Comunicazione Coca-Cola HBC Italia, spiega così il lavoro svolto negli anni: “Come azienda abbiamo introdotto le bottiglie in PET nei primi anni 80, scegliendo un materiale da subito riciclabile al 100%.

La plastica non è oggi sostituibile: è leggera, versatile e garantisce la massima sicurezza al consumatore, oltre ad aver un ridotto impatto ambientale rispetto ad altri materiali d’imballaggio. Negli anni abbiamo investito in tecnologia con bottiglie il 40% più leggere rispetto all’inizio evitandone sprechi, oltre ad aver introdotto PET di origine vegetale e PET riciclato.

Infine, insieme ai Consorzi, abbiamo attivato progetti di formazione che ricordano l’importanza del riciclo, una responsabilità che non può che essere condivisa”.

D’altra parte, scegliere modalità di produzione e materiali sostenibili è oggi per le aziende non soltanto una questione di storytelling e pubblicità, quanto un vantaggio: a lungo termine il successo di un prodotto dipenderà sempre più dalla reputazione; e quella reputazione dipende fortemente da quanta attenzione per l’ambiente l’azienda riserva nel confezionamento dei propri prodotti.

In più, scegliere materiali come la plastica è anche economicamente più sostenibile (basti pensare, nel caso della Coca Cola, al rischio di rompere le bottiglie di vetro in tutte le fasi che vanno dalla produzione alla distribuzione).

Case history interessante anche quella di Mario Luca Giusti, che con la sua azienda produce oggetti in plastica che evocano le eleganti stoviglie di cristallo – costose e sicuramente meno colorate e allegre – di una volta.

In questo caso, la plastica mostra la sua utilità estrema nel mondo del design e il connubio perfetto tra creatività e versatilità.

Fonte foto

 

L’esperienza di quest’azienda ha dato il La per parlare di Made in Italy e di come l’Italia potrebbe esportare da subito non soltanto la capacità di riciclare e riutilizzare, ma anche una delle sue caratteristiche inimitabili: l’amore per il buon gusto, per il bello, un amore e un’inclinazione che oggi indissolubilmente si legano con l’impiego di materiali smart, facili da utilizzare, economici ed eco-friendly. Proprio come la plastica.

 

 

 

Schizofrenia: scoperta l'area del cervello dove ha origine

Published in: Mente & Emozioni

Una malattia cronica, grave e invalidante che colpisce il cervello: la schizofrenia è una delle patologie psichiatriche più diffuse. Subdola, perché la maggior parte dei pazienti affetti mostra i sintomi soltanto in tarda adolescenza, della schizofrenia si è sempre pensato trovasse origine nella corteccia frontale del cervello che controlla le attività più complesse. Ma ora una ricerca ribalta le convinzioni degli scienziati, aprendo la strada a cure più mirate.

I ricercatori del Centro per i sistemi di neuroscienze e cognitivi (Cncs) dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Lit) a Rovereto, infatti, in un nuovo studio avrebbero identificato la “culla” della schizofrenia in altre aree, più lontane rispetto alla parte più evoluta del cervello.

Una scoperta che contraddice la teoria finora più accreditata, secondo la quale le allucinazioni e le alterazioni della percezione che caratterizzano questa patologia nascono nella corteccia frontale, in quell’area del cervello che controlla le funzioni primarie elevate come il linguaggio e la programmazione di azioni.

Cos’è la schizofrenia e come si manifesta

Si tratta di una patologia cronica che colpisce indistintamente uomini e donne di tutti i ceti sociali e che riguarda il cervello. La parola schizofrenia deriva dal greco e indica una “mente separata”, cioè una separazione dalla realtà: un individuo schizofrenico sostiene di sentire voci che altri non sentono, è convinto che gli altri leggano i suoi pensieri o che complottino di fargli del male, è capace di stare seduto per ore senza muoversi né parlare.

Può inoltre fare discorsi senza senso, essere incapace di avere cura di sé e avere compromesse anche alcune delle funzioni più evolute dell’essere umano, come ad esempio la percezione, la memoria, l’attenzione, l’apprendimento e le emozioni.

Quanto ai sintomi, questi si distinguono in positivi, negativi e cognitivi. Tra i primi rientrano le allucinazioni, le manie o i disordini del movimento. I sintomi “negativi” sono invece il disturbo delle normali emozioni e del comportamento, come il parlare monotono senza muovere la faccia o la mancanza di piacere nella vita di ogni giorno (sintomi difficili da riconoscere perché possono essere scambiati per depressione).

Ad oggi, questa malattia in Italia colpisce circa 250mila persone e porta a una drastica diminuzione dell'aspettativa di vita rispetto alla popolazione generale. Una condizione che riguarda circa 3,5 milioni di persone in Europa e circa 24 milioni a livello mondiale, secondo i dati dell'Oms. La riduzione dell'aspettativa di vita va da 10 a 22,5 anni.

Lo studio

Gli studiosi italiani hanno confrontato le immagini dell’attività del cervello rilevate con la tecnica della risonanza magnetica funzionale in 94 persone sane e in 94 affetta da schizofrenia.

Dalle analisi, hanno evidenziato che le aree della corteccia frontale non sono alterate, ma che piuttosto ci sono delle alterazioni della percezione iniziale del segnale che si riflettono sulle funzioni cognitive superiori e le alterano.

Per Cécile Bordier, autrice dello studio, ciò stabilisce che “la comunicazione è già alterata ad un livello molto basso dell’elaborazione del segnale”.

Una scoperta importante, questa, che gli scienziati salutano come il primo passo per programmare terapie farmacologiche più mirate. 

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Germana Carillo

Plumcake salato con asparagi e pomodori secchi, ricetta senza burro

Published in: Ricette

Preparazione anglosassone solitamente dolce, il plumcake deve il suo nome all'utilizzo di frutta secca negli impasti, in particolare le prugne, plum , appunto,in inglese. Negli anni si sono poi diffuse diverse varianti anche in versione salata o senza il burro.

Nel nostro plumcake salato l'olio di girasole e l'acqua non fanno rimpiangere l'assenza del burro, garantendo una consistenza soffice e una fragrante per almeno un paio di giorni. Asparagi e pomodorini secchi donano sapore e colore alla pietanza finale, assolutamente da provare.

Ingredienti
  • 300 gr di asparagi
  • 100 gr di pomodori secchi
  • 1 spicchio d'aglio
  • sale q.b.
  • 150 gr di farina 1
  • 150 gr di farina 2
  • 10 gr di sale
  • 15 gr di lievito istantaneo per torte salate
  • 3 uova
  • 50 gr di olio di semi di girasole
  • 100 gr di acqua
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  • Tempo Preparazione:
    60 minuti
  • Tempo Cottura:
    40 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare il plumcake salato con asparagi e pomodori secchi: procedimento
  • Ammorbidire i pomodori in acqua tiepida e tagliarli a pezzettini,
  • pulire e sciacquare gli asparagi e tagliarli a pezzi,
  • pulire ed affettare anche l'aglio e metterlo in una padella insieme all'olio, agli asparagi e ai pomodori,
  • rosolare, coprire d'acqua, regolare di sale e cuocere fino ad ammorbire gli asparagi e consumare quasi del tutto l'acqua di cottura, a cottura ultimata far raffreddare.
  • Mescolare le farine in una ciotola insieme ai dieci grammi di sale e al lievito,
  • in una terrina montare le uova, con l'olio e l'acqua,
  • incorporare agli ingredienti secchi quelli liquidi e a seguire mescolare anche gli asparagi e i pomodori.
  • Versare l'impasto nello stampo foderato con carta forno e cuocere in forno caldo a 180° per circa quaranta minuti, passata la prima mezz'ora di cottura è possibile fare la prova stecchino,
  • a cottura ultimata sfornare e far raffreddare prima di servire.
Come conservare il plumcake salato con asparagi e pomodori secchi:

Il plumcake salato con asparagi e pomodori secchi è possibile conservarlo in appositi contenitori ermetici per un paio di giorni.

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Ilaria Zizza

Fucilati per strada: la strage dei cani in Marocco in vista dei Mondiali 2026 (PETIZIONE)

Published in: Cani, Gatti & co.

Sono immagini crudeli e drammatiche quelle che circolano in queste ore sui social network dove viene mostrato il massacro di cani. E’ successo nelle strade di Taghazout, un paese del Sud del Marocco e ancora ad Aourir e nella famosa Agadir, secondo quanto denuncia, l’italiana Stray Dogs International Project, l’associazione che da tempo nel Paese ha avviato un progetto di convivenza pacifica tra uomini e randagi della zona. 

“Persone armate di fucili, incaricate di compiere un massacro di cani, hanno proceduto a un abbattimento indiscriminato in alcuni paesi del sud del Marocco, uccidendo e ferendo anche cani già sterilizzati e castrati. Tutto è avvenuto sotto gli occhi di turisti spaventati per quanto stava accadendo”, scrivono.

La loro colpa? Quella di non essere graditi qualora il Marocco dovesse ospitare i Mondiali di calcio nel 2026, non  a caso questa mattanza corrisponde alla visita dei funzionari Fifa che ha lo scopo di capire se il Marocco può battere la triade Stati Uniti/Messico/Canada e diventare quindi il Paese ufficiale. La stessa identica cosa era successa a Sochi nelle Olimpiadi del 2014 e ancora agli Europei del 2012 in Ucraina. Anche in passato, a pagarne le spese sono stati centinaia di cani. 

In Marocco il tutto appare più paradossale, perché proprio qui Stray Dogs International Project con il l lavoro degli educatori cinofili Clara Caspani e Lorenzo Niccolini, era stato dimostrato che la convivenza con i randagi non solo è possibile, ma è anche ben riuscita.

 A denunciare questo sterminio ci sono anche altre associazioni locali come Le coeur sur la patte che, sostenuta anche dalla Fondazione Brigitte Bardot, lavora da molto tempo su questo territorio e nel 2016 ha firmato una convenzione con le istituzioni locali, per promuovere vaccinazioni e sterilizzazioni.

Cosa puoi fare tu

Sono state lanciate due petizioni on line, una indirizzata al re de Marocco e l’altra rivolta al Ministro degli Interni e al Capo del Governo per cercare di fermare questo inutile massacro, contribuisci anche tu, firmandole.

Stop the killing of stray dogs in Aourir/Tamraght/Taghazout: FIRMA QUI

MAROC - STOP AU MASSACRE DES CHIENS ERRANTS: FIRMA QUI

Una strage senza fine:

Dominella Trunfio

Sconto RC auto per i guidatori virtuosi: requisiti e come ottenerlo

Published in: Auto

Pubblicato il 10 aprile scorso in Gazzetta Ufficiale, il Regolamento taglia i costi dell'assicurazione per l'auto. Lo sconto è applicato al premio di tariffa al netto delle imposte e del contributo al Servizio Sanitario Nazionale ed è pari ad una percentuale calcolata preventivamente.

Tra 3 mesi, a partire dal 10 luglio, dunque chi rinnoverà la propria RC auto, in presenza di alcuni requisiti, usufruirà automaticamente di una riduzione dei costi.

Secondo quanto previsto dalla nuova norma, gli sconti obbligatori sono di due tipi: il primo, su proposta dell’impresa e previa accettazione degli assicurati, spetta in presenza di una delle tre condizioni:

  • ispezione preventiva del veicolo, a spese dell’assicuratore;
  • installazione o presenza sul veicolo di meccanismi elettronici che ne registrano l’attività, quali la scatola  nera o equivalenti;
  • installazione o presenza sul veicolo di meccanismi elettronici che impediscono l’avvio del motore in caso di tasso alcolemico del guidatore superiore ai limiti di legge per la conduzione di veicoli a motore (c.d. “alcolock”).

Il secondo sconto aggiuntivo invece spetta a chi, negli ultimi quattro anni, non hanno provocato sinistri con responsabilità esclusiva o principale o paritaria (e che quindi, nel periodo di osservazione, abbiano raggiunto nel complesso una quota di responsabilità minoritaria - non superiore al 49%). A due condizioni: deve aver installato o deve installare meccanismi elettronici come la scatola nera o equivalenti e deve risiedere nelle province a maggiore tasso di sinistrosità e con premio medio più elevato, individuate dall’IVASS.

Di seguito la lista delle province a maggiore tasso di sinistrosità:

  • Bari
  • Barletta-Andria-Trani
  • Benevento
  • Bologna
  • Brindisi
  • Caserta
  • Catania
  • Catanzaro
  • Crotone
  • Firenze
  • Foggia
  • Genova
  • La Spezia
  • Latina
  • Livorno
  • Lucca
  • Massa-Carrara
  • Messina
  • Napoli
  • Palermo
  • Pisa
  • Pistoia
  • Prato
  • Reggio Calabria
  • Rimini
  • Roma
  • Salerno
  • Taranto
  • Vibo Valentia

Chi risiede in queste province ed è in possesso dei requisiti elencati avrà dunque diritto allo sconto, che sarà determinato durante la stipula della nuova assicurazione.

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Francesca Mancuso

Liridi, arrivano le stelle cadenti di primavera: come e quando ammirarle

Published in: Universo

Il loro arrivo, come di consueto, è atteso per il 22 aprile, quando le Liridi raggiungeranno il picco di visibilità.

Queste meteore sono note fin dall'antichità. Le prime testimonianze risalgono alla cultura cinese vari secoli prima di Cristo, circa 2700 anni fa, nel 687 aC.

Meteore millenarie, la cui origine va fatta risalire alla cometa C/1861 G1 o Thatcher, che ha un periodo di oltre 400 anni. La cometa fu scoperta il 5 aprile 1861 da A. E. Thatcher, da cui prese il nome.

I frammenti della cometa incontrano ogni anno in questo periodo l'atmosfera terrestre, creando bellissime meteore. In alcuni casi sono state osservate 3-5 meteore al minuto. Le Liridi devono il loro nome alla costellazione della Lira in cui si trova il loro radiante. In un certo senso sembrano arrivare direttamente dalla stella Vega, la più luminosa della costellazione. A volte possono apparire molto grandi ma si tratta di minuscole particelle e detriti. Quando la Terra attraversa il percorso orbitale della cometa Thatcher ogni anno ad aprile, i detriti si scontrano con l'atmosfera del nostro pianeta ad una velocità di 109.600 km/h. L'attrito ne provoca la vaporizzazione, creando così le spettacolari strisce di colore nel cielo.

Dove e quando guardare

Quest'anno le condizioni per ammirare al meglio lo spettacolo ci sono tutte. Il radiante, ossia il punto da cui hanno origine, sarà osservabile per tutta la notte. Inoltre, la luna è al primo quarto quindi sarà solo parzialmente visibile. Alle 2.30 circa del mattino tramonterà lasciando il cielo completamente al buio. Condizioni perfette per osservare le meteore.

Le notti migliori sono quelle del 21 e del 22 aprile, ma avremo la possibilità di ammirare le Liridi anche in quelle immediatamente precedenti e successive, anche se in minor numero.

Le Liridi sono famose per la loro velocità e la luminosità. Con le migliori condizioni, è possibile vederne anche 100 all'ora anche se la media è di circa 30. Spesso si lasciano dietro lunghe code luminose visibili per diversi secondi.

Si comincia attorno alle 22, quando la costellazione della Lira apparirà sull'orizzone nord-orientale.

La mappa che segue mostra il cielo attorno alle 00.30 del 22 aprile, quando la luna ormai sarà prossima al tramonto e si troverà dalla parte opposta rispetto alle meteore.

La Nasa consiglia

“Trova una zona ben lontana dalla città o dai lampioni. Vieni preparato con un sacco a pelo, una coperta o una sedia da giardino. Sdraiati sulla schiena con i piedi rivolti verso est e guarda in alto, osservando il più possibile il cielo. Dopo circa 30 minuti al buio, i tuoi occhi si adatteranno e inizierai a vedere le meteore” raccomanda la Nasa.

Non perdete lo spettacolo!

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Francesca Mancuso

Felicità: aumenta se si fa sport con costanza

Published in: Sport & Tempo Libero

 Se da una parte il “troppo sport” può risultare dannoso e, di contro, un’eccessiva sedentarietà è pericolosa per la salute, una via di mezzo per stare bene ed essere anche felici dipenderebbe non tanto dal tempo dedicato allo sport quanto dalla costanza, oltre che dall’età.

Lo dicono i ricercatori dell’Università del Michigan che hanno pubblicato una ricerca sul Journal of Happiness Study analizzando 23 studi già esistenti basati su un’alta quantità di dati e una vasta gamma di campioni provenienti da vari Paesi.

Dai risultati è emerso che le probabilità di essere felici sono del 52% maggiori tra chi è molto attivo e si riducono a quasi il 30% per chi lo è meno, scendendo sempre di più con l’aumentare della sedentarietà. Nulla cambia a seconda dello sport, quello che serve sono solo regolarità e costanza per stimolare nel cervello la produzione di endorfine e serotonina.

In ogni caso, anche un’attività moderata fa la differenza: non solo fa bene al cuore ma, se si è anziani, basterebbero 10 minuti di attività fisica in una settimana perché l’umore migliori. Secondo le ricerche, inoltre, se chi è sopravvissuto al cancro si dedica anche per breve tempo ad attività aerobica e a stretching, ne riguadagna di salute e buonumore.

Un elemento da non dimenticare è, infine, anche il peso: dai dati dell’indagine emerge infatti anche che, rispetto ai giovani che non praticano attività fisica, quelli che la fanno una volta a settimana hanno probabilità più alte di 1,4 volte di essere felici se sono normopeso e di 1,5 volte se sono in sovrappeso.

Esagerare invece non porta ad alcun risultato: secondo gli studiosi, è utile non superare la soglia massima dei 15/300 minuti di esercizio settimanale, oltre la quale non sono state registrate incidenze significative in termini di miglioramento di umore.

Allenatevi il giusto, quindi, senza strapazzarvi e senza esagerare. Basteranno pochi minuti di corsa, non necessariamente in palestra, per guardare la vita in maniera decisamente più rosea!

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Germana Carillo

10 piante utili lungo il cammino per gli escursionisti

Published in: Eco-Turismo

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Che ci si avventuri in un itinerario turistico oppure in una vera e propria escursione su sentieri o percorsi già tracciati, ci capiterà sempre di trovare sulla strada una fitta e variegata vegetazione. Un tripudio naturale di alberi, piante e fiori incontaminati che se riconosciuti, potranno rivelarsi utili durante il nostro trekking.  

Soprattutto in primavera quando torna la voglia di mettersi gli scarponcini e perdersi tra boschi e colline. Lungo il tragitto si incontrano tantissime piante ed erbe che se riconosciute possono essere utili nel viaggio a piedi: si possono trovare, infatti, erbe utili per curarsi, per digerire, per  rilassarsi o riprendere energia, ma anche tante piante da cucinare lungo il viaggio o una volta giunti a casa. 

La Compagnia dei Cammini, l’associazione di turismo sostenibile dedita al cammino, ci regala un piccolo vademecum tratto dal libro "L'Arte del Camminare" (Edizioni Ediciclo) di Luca Gianotti, delle piante utili per i camminanti.

Piantaggine contro le zanzare

E’ un’erba molto diffusa sui prati che può aver foglie lanceolate o foglie più arrotondate, ma la caratteristica principale per riconoscerla sono le cinque venature molto incise. L’utilizzo che pochi conoscono è contro il fastidio di una puntura d’insetto: dopo esser stati punti occorre sfregarsi la puntura con una foglia, in modo che il suo succo inumidisca la pelle: in pochi secondi il prurito si attenua, con maggiore efficacia di tanti antistaminici chimici! Probabilmente grazie al mucillatannino, la piantaggine ha doti fortemente cicatrizzanti, tanto che le foglie tritate e poste a contatto con una ferita favoriscono una rapida guarigione e bloccano le emorragie. 

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Salvia per lavarsi i denti

La salvia cresce spontaneamente nella macchia mediterranea, la specie più nota è la Salvia officinalis. La foglia un po’ abrasiva della salvia, se sfregata sui denti è un ottimo sostituto del dentifricio, pulisce e lucida lo smalto e rinfresca l’alito. Come tisana è usata per calmare i dolori di stomaco, è digestiva, diuretica e balsamica.

Leggi anche: Salvia: proprietà benefiche e utilizzi

Elicriso per le scottature

Come spiega la Compagnia dei cammini, l'elicriso ha un buon profumo, timidi fiorellini gialli e foglie argentate. Dalle dune vicino al mare alla media montagna, cresce sempre sui versanti caldi e soleggiati. La pianta ha proprietà antiossidanti, antibatteriche e antifungine, è astringente e dà sollievo alla pelle arrossata e screpolata. Per le scottature solari o gli eczemi, si può preparare un decotto e applicarlo sulla parte interessata con una garza, per circa un quarto d’ora. 

Leggi anche: Elicriso: proprieta', benefici e utilizzi

Ferula, il bastone del viaggiatore

In luoghi mediterranei cresce un’ombrellifera che molti scambiano per il finocchio selvatico, ma che non profuma assolutamente: è la ferula, pianta bassa che mette un fiore su un lungo bastone, simile a una canna. Quando si secca il bastone diventa leggero e resistente ed è perfetto per aiutare il camminatore: averne due è un ottimo sostituto dei bastoncini da trekking, ed è perfino più leggero. 

Artemisia, rinvigorente

E’ un’erba con foglie grandi e argentate che cresce dappertutto, spesso la si trova sui bordi delle strade. Ha un odore forte e pungente, strano all’olfatto, poi pian piano molto piacevole. Il nome scientifico è Artemisia Absinthium,  con le cui foglie veniva fatto l’Assenzio, la droga di Boudelaire.

E’ la perfetta erba del viaggiatore, perché tenerne sempre un ciuffo in mano o in tasca, e annusarlo ogni tanto, dà tono ed energia. Ed è piacevole. Altre erbe utili allo stesso scopo sono il timo e il rosmarino, di cui possiamo anche mangiare qualche fogliolina carica dei principi attivi e degli oli essenziali. Oppure, possiamo preparare una tisana (con timo o rosmarino, mai con l’artemisia!).

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Erba barona, un'ottima tisana

Si tratta di un timo (Thymus herba-barona) che profuma di limone e cresce solo in luoghi molto assolati sulle montagne del Mediterraneo. E’ una piccola piantina, strisciante. Si deve raccogliere facendo attenzione a non togliere le radici, anche perché vi trovereste i rametti sporchi di terra, più difficili da pulire per fare un infuso: raccogliere solo le piccole foglie è molto lungo, quindi è più semplice prendere i rametti.

Dopo averli bolliti per qualche minuto si ottiene un infuso dal gusto ottimo; in montagna è molto corroborante, alle sera dopo una camminata. Tonifica, fa bene alle vie respiratorie (tosse, espettorante), ma va bene anche come una piccola coccola, per un momento di riflessione. E il timolo, di cui è ricca, è un ottimo antibatterico (per problemi intestinali).

Finocchietto per la digestione

Questa ombrellifera può raggiungere anche i due metri di altezza e la si riconosce da piante simili per l’odore caratteristico. Vien subito voglia di mangiarne i teneri germogli verdi che si trovano all’apice della pianta. Fatelo senza esitazione. Rinfresca e aiuta la digestione, è utilizzato per chi ha difficoltà digestive, aerofagia, vomito e nell'allattamento per ridurre le coliche d'aria nei bambini.

Si può fare una tisana utilizzando i semi. Combatte i processi fermentativi dell'intestino crasso e quindi diminuisce il gas intestinale e riduce il dolore della sindrome da colon irritabile. Anche in cucina è fantastico!

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Orapo, che bontà!

L’orapo, o “buonenrico”, o spinacio selvatico, è una prelibatezza che in Abruzzo conoscono bene. Crescono vicino agli stazzi, agli ovili, dove ci sono presenze significative di animali al pascolo, perché prediligono terreni ricchi di nitrati. Ha foglie triangolari ed è facilmente riconoscibile per una polvere che rimane nelle mani. Si raccolgono le foglie verdi, e si cuociono in poca acqua. Si può utilizzare per arricchire qualsiasi ricetta, ma soprattutto per frittate e nelle zuppe, per esempio con i fagioli.  

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Portulaca in insalata

Voglia di insalata? Raccogliete portulaca, tarassaco, ortica, parietaria, cicorie di campo, asparagi e pungitopo, aglio selvatico perchè a seconda dei luoghi le erbe da mangiare, cotte o crude, sono centinaia. Una delle attività collaterali a cui un camminatore può dedicare tempo ed energie è quella di informarsi dagli anziani del luogo e farsi insegnare quali erbe (ma anche frutti e funghi) raccolgono, assistere alla raccolta e alla loro preparazione.

C’è tanto da imparare, in ogni parte del mondo, su erbe, erbette, e piccoli frutti! Anche i fiori si possono mangiare, in insalata o da soli. Provate ad assaggiare una viola, a inizio stagione, la prima che vedete, come fosse un rito. Sceglietene una, prima annusatela, poi mettetela in bocca come fosse una caramella, sentendone il delicato sapore sul palato. Dolce. Infine masticatela, la viola vi metterà gioia, e ripartirete a camminare più felici.

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Erbe profumate

Maggiorana, santoreggia, timo, origano, rosmarino, salvia, menta, nepitella, se incontrate in una valletta secondaria, fuori sentiero, sono più buone. Una piccola pausa, per raccoglierne quanto basta, senza esagerare, per condire la cena della sera o per riportarne un po’ a casa.

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Dominella Trunfio

I migliori amici sono quelli con cui condividi tutto, persino le onde cerebrali

Published in: Mente & Emozioni

Non è solo un'idea romantica, un'illusione dei sensi, una suggestione empatica: tant'è che, alla fine, lo ha dimostrato anche la scienza. In pratica si è scoperto che i cervelli di due persone molto amiche reagiscono proprio allo stesso modo, attivano le medesime aree cerebrali, mostrano uguali picchi e cali di attenzione, una identica elaborazione del meccanismo di ricompensa e del vissuto di noia.

Gli studiosi in realtà da tempo avevano già riscontrato, grazie alla ricerca, che le relazioni sociali più strette, come le amicizie, in genere si sviluppano più facilmente tra persone che si somigliano per una o più caratteristiche come l'età, la razza, la religione, lo status socioeconomico, il livello di istruzione, l'orientamento politico, l'ottimismo e così via. Ma ora i dati che emergono dalle scansioni cerebrali (dei soggetti che hanno partecipato allo studio) forniscono informazioni nuove, suggeriscono un legame ben più profondo e “strutturale”: alla prova dei fatti, anche su argomenti differenti, la risposta neurale di due amici è infatti uguale o comunque molto simile, congruente.

"Sono rimasto impressionato dalla straordinaria intensità della somiglianza delle rilevazioni che si ritrova tra persone che sono amiche", ha affermato Carolyn Parkinson, dell'Università della California, che con i colleghi Thalia Wheatley e Adam M. Kleinbaum del Dartmouth College, ha da poco pubblicato il suo lavoro “Risposte neurali simili predicono l'amicizia” sulla rivista scientifica Nature Communications. 

L'amicizia insomma è qualcosa di più di semplici interessi condivisi, molto ma molto ma molto di più di un contatto o mille condivisioni sui social; si avvicina – secondo Nicholas Christakis, biosociologo dell'Università di Yale – ad una sorta di “chimica”. Come in amore, come per ogni relazione.

Da un punto di vista “non ordinario” non si tratta ovviamente di nulla di nuovo: a ben vedere la “chimica” è il risultato fisico, pratico, osservabile di un collegamento, di una sintonia che avviene o non avviene prima a livello animico e dei corpi sottili in genere, che si traduce in un “riconoscersi”, per poter camminare, condividere oppure no esperienze in questa vita. Ecco perchè, sempre la scienza, ha evidenziato come l'amicizia pur essendo “impegnativa” - cioè richiede tempo, pensieri ed azioni dedicati (come si legge nel Piccolo Principe: "è il tempo che si è perduto per una persona a determinare la sua importanza") – è necessaria per il benessere.

Chi non ha amici (e questo vale non solo per gli uomini ma anche per molte specie animali non umane) vive male, con effetti negativi su fisico ed emotività pari a quelli determinati da situazioni come la disoccupazione, la mancanza di attività fisica, l'obesità, il fumo. Non solo: uno studio di un paio d'anni fa della dottoressa Christakis ha dimostrato che chi ha legami sociali forti (affetti, amicizie, buone relazioni consolidate, reti di contatti) presenta più facilmente una bassa concentrazione di fibrinogeno, una proteina presente nell'infiammazione cronica che si ritiene favorisca il manifestarsi di molti disturbi.

E se la ricerca scientifica sta cercando una ragione "nella materia" per spiegare questo risultato, a livello simbolico, psicosomatico, spirituale il collegamento è chiaro: l'infiammazione rivela uno stato di sofferenza, di allontanamento dalla natura del Sè, dai propri scopi autentici di vita. L'amicizia fornisce un supporto nella condivisione, alleggerisce il peso; supporta, rafforza la bellezza dell'altro, dà energia. Non a caso è una delle molteplici modulazioni dell'amore: l'unico nutrimento e rimedio - da produrre e da ricevere - di cui, guardando all'essenziale per il "cuore", abbiamo davvero bisogno.

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Anna Maria Cebrelli

La storia del cane per ciechi allontanato dalla scuola che sta indignando l'Italia

Published in: Costume & Società

A raccontare la triste storia con una lettera indirizzata all'Unione Sarda è stato Francesco Santoro, non vedente che lavora come centralinista presso l'istituto scolastico. A scuola Francesco accoglie il signor Gabriele, accompagnato dal cane guida, che chiedeva “un’informazione di tipo amministrativo” racconta l'uomo.

È successo però che mentre il centralinista forniva le informazioni richieste, è arrivato il vice-preside, che secondo quanto detto dall'uomo, ha invitato Gabriele, il suo cane e la donna che lo accompagnava a lasciare la scuola perché

“la presenza del cane stesso, notoriamente provvisto di peli, poteva causare problemi di allergie agli studenti”.

Nonostante il signor Gabriele abbia informato il vice-preside che la legge gli consente di far entrare il cane ovunque sostenendo anche di essere in possesso del libretto sanitario sulla salute dell’animale, il centralinista ha portato con se i due visitatori in cortile

“per evitare inutili sceneggiate da chi chiaramente ha dimostrato l’assoluta ignoranza della legge”.

Ma oltre a lavorare come centralinista presso la scuola di Alghero, Francesco Santoro è anche il presidente Provinciale dell'Uici, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Sassari.

Santoro lì per lì ha deciso di non ribattere al vicepreside ma non è rimasto a guardare e ha deciso di rendere noto l'episodio.

“Parlare di inclusione e integrazione è, per quello che mi riguarda, già una forma di esclusione, perché mi sento uomo, cittadino e lavoratore esattamente uguale a quelli che hanno la fortuna di essere chiamati normodotati. Pertanto, mi auguro anche a nome dei ciechi e ipovedenti che rappresento in questa provincia, che questo episodio aiuti le istituzioni a capire quanto sia importante la parola 'rispetto' attraverso la comprensione delle diversità, sorgente e linfa dell’avvicinamento e del dialogo tra le persone con particolare attenzione al mondo dell’educazione scolastica”.

Una storia che non avremmo mai voluto raccontarvi.

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Francesca Mancuso

Caffè: il futuro è nelle capsule compostabili

Published in: Eco-spesa

Le statistiche riportano che la popolazione mondiale consuma oltre 2 miliardi di caffè in tazza al dì. Al gorgoglio domestico della moka preferisce sempre di più le capsule, che promettono un espresso buono come al bar. Non a caso, le macchine a capsula spopolano negli USA e in Europa, con un mercato di gran lunga maggiore rispetto alle classiche macchinette a caffè macinato. Notizia allarmante per gli ambientalisti che conoscono il destino delle capsule tradizionali. E scelgono un’alternativa: le capsule compostabili.

Capsule tradizionali vs Capsule compostabili

Il contenitore tradizionale del caffè in capsule non è riciclabile. Finisce nelle discariche e negli inceneritori con un potenziale impatto sull’ambiente. Questo perché è composto da plastica, alluminio e sedimenti organici di caffè: una combinazione che rende molto difficile lo smaltimento corretto.

Per fortuna ci sono produttori attenti come Caffè Vergnano, che da anni realizza capsule compostabili al 100%, in vendita sul coffee shop online dell’azienda. Sono le prime capsule certificate “OK COMPOST” da Vinçotte e sono compatibili con le macchine per caffè a marchio Nespresso, oltre che con le macchine Èspresso1882 TRÈ.  E sono completamente biodegradabili.

In pratica, una volta preparata la nostra tazza di caffè, non dobbiamo far altro che gettare la capsula nell’umido. Così inizierà il suo viaggio verso il centro di compostaggio.

Pochi mesi dopo, tornerà a nuova vita come fertilizzante naturale. Ma l’innovazione non finisce qui.

Anche il packaging è stato concepito in maniera eco-friendly. Ogni sua parte è riciclabile: la scatola va nella carta, l’incarto nella plastica e la capsula nell’organico. Facile, no?

Niente di tutto questo è a discapito del gusto. Le capsule ecologiche preservano l’aroma e la bontà delle rinomate miscele Caffè Vergnano. Sono realizzate infatti con poliesteri biodegradabili (in parte ottenuti da fonti rinnovabili) e con un polimero in grado di sopportare alte temperature e pressione, così da garantire una prestazione ottimale durante la fase di estrazione del caffè.

Il risultato? Un espresso eccellente, buono per l’ambiente e per il palato.

 

Insomma, una buona notizia per i consumatori più sensibili che comunque vogliono iniziare la giornata con un po’ di carburante in più. La scelta è vasta e adatta proprio a tutti: Arabica, Cremoso, Intenso, Lungo intenso, Macchiato.

Da non dimenticare il decaffeinato, per chi volesse solo deliziarsi con un aroma ricco e gustoso.

Un occhio di riguardo per l’ambiente, senza rinunciare alla qualità e continuando a seguire le tendenze di mercato. Ricordiamoci che l’alternativa è sempre possibile: scegliamo una spesa più consapevole.

Scoperto per caso dagli scienziati l'enzima "mangia-plastica"

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Bottiglie di plastica realizzate in polietilene tereftalato (PET) che persiste per centinaia di anni nell'ambiente potrebbero “scomparire” grazie a questo enzima, accidentalmente mutato nel corso di uno studio mirato a determinare la sua struttura. L’”errore” ha portato ad un altro enzima che appare ottimo nel digerire questo “eterno” materiale.

La ricerca non è comunque nata completamente per caso. Infatti John McGeehan, professore presso l'Università di Portsmouth e Gregg Beckham del National Renewable Energy Laboratory avevano determinato la struttura cristallina della PETase, un enzima scoperto di recente che appariva in grado di digerire, ovvero distruggere e “mangiare”, il PET, e stavano utilizzando queste informazioni 3D per capire questo meccanismo.

Comunque, nel corso degli esperimenti, i ricercatori hanno inavvertitamente ingegnerizzato l’enzima, trasformandolo in un altro migliore allo scopo e stanno ora lavorando per ottimizzarlo ulteriormente in modo da consentirne l'uso industriale come digestore di materie plastiche.

"I colpi di fortuna giocano spesso un ruolo significativo nella ricerca scientifica di base - spiega McGeehan - e la nostra ricerca non fa eccezione (come nel caso della scoperta degli antibiotici, avvenuta per puro caso, N.d.R.) - Sebbene il miglioramento sia modesto, questa scoperta inaspettata suggerisce che c'è spazio per migliorare ulteriormente questi enzimi, avvicinandoci a una soluzione di riciclo per la montagna di plastica in continua crescita”.

Gli allarmi degli esperti sulla plastica dispersa, d’altronde, continuano. Secondo recenti stime gli oceani potrebbero contenere addirittura più bottiglie di plastica che pesci nel 2050. Un disastro completamente creato da noi e al quale abbiamo il dovere di trovare una soluzione.

L’enzima ottenuto nel corso di questa ricerca può essere una speranza. "Il processo di ingegneria è molto simile a quello degli enzimi attualmente utilizzati nei detergenti per il lavaggio biologico e nella produzione di biocarburanti – continua McGeehan - La tecnologia esiste e ci sono ottime possibilità che nei prossimi anni si ottenga un processo industriale che trasformi il PET e potenzialmente altri materiali come PEF, PLA e PBS nei loro “mattoni originali”, in modo che possano essere riciclati in modo sostenibile”.

La ricerca per ora è “su scala laboratorio” ovvero si limita ad esperimenti su poco materiale ed in ambiente non reale. Comunque un passo in avanti inaspettato che ci lascia ben sperare. D’altronde si sa, non tutti i mali vengono per nuocere.

Il lavoro è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Roberta De Carolis

Foto: David Jones via UoP News

Più vacanze per tutti: la proposta di legge per ripristinare le festività "perdute"

Published in: Costume & Società

I tre senatori hanno presentato una proposta di legge per riportare in vita le festività soppresse 40 anni fa dalla legge n. 54 del 1977. Non è la prima volta, se ne parla già da tempo. Anche nel 2013 venne fatta una simile proposta caduta poi nel vuoto.

Secondo i tre senatori, ripristinare le 5 festività soppresse sarebbe un

“ un omaggio alle persone credenti che possono così celebrare nuovamente le ricorrenze religiose, e un giusto riconoscimento dei valori cristiani. È però anche un omaggio per i non credenti che possono dedicare le giornate alle attività di tempo libero. Queste ricorrenze sono state festeggiate in Italia fino al 1977, anno in cui per legge i giorni della loro celebrazione – insieme a quelli di altre festività – hanno cessato di essere festivi”.

È certo che cinque giorni di vacanza in più all'anno farebbero piacere a tutti, religiosi e non. In base a quanto previsto dal disegno di legge, le festività da reintrodurre sono:

  • il 19 marzo, San Giuseppe e festa del papà.
  • l’Ascensione, 40 giorni dopo Pasqua (quest'anno il 10 maggio)
  • la Pentecoste, il primo lunedì 50 giorni dopo Pasqua (domenica 20 maggio)
  • il Corpus Domini, 60 giorni dopo Pasqua (domenica 3 giugno).

In aggiunta a queste, il disegno di legge vorrebbe esternere anche la festa dei santi patroni di Roma Pietro e Paolo a tutto il territorio nazionale, il 29 giugno.

Ad eccezione del 29 giugno, i giorni indicati nella proposta dei tre membri del partito popolare sudtirolese erano tutti festa nazionale fino al 1977, quando vennero cancellati per legge insieme all'Epifania, poi ripristinata.

In questo caso, secondo i senatori, festeggiare i Santi Pietro e Paolo solo a Roma come patroni, “come si fa attualmente, sembra un po’ riduttivo”.

Non sappiamo ancora se il disegno di legge andrà avanti, ma sotto sotto lo speriamo tutti.

Per il testo integrale del disegno di legge clicca qui

Francesca Mancuso

GRABtree: la foresta della memoria per ricordare i nostri cari con gli alberi

Published in: Ambiente

E’ il progetto GRABtree ideato da Legambiente, A3Paesaggio e GRAB+, la rete di cittadini a associazioni che ha disegnato e conquistato il finanziamento MIT/MIBACT per la realizzazione della ciclovia Grande Raccordo Anulare delle Bici di Roma.

“I AM A TREE è un progetto di forestazione urbana che chiama in gioco lo spazio dedicato al culto dei morti immaginando, in un futuro non troppo lontano, che ognuno di noi possa andare a trovare chi ci ha lasciato, in un parco invece che in un cimitero.  E’ un progetto per ogni grande città dove la carenza di spazio, la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, insieme al diffondersi della cremazione, impongo di ripensare ai luoghi della tradizione attraverso un nuovo linguaggio architettonico e paesaggistico: a Roma siamo riusciti a unire il GRAB, che si candida a essere la più bella ciclovia al mondo, a un’area di 60 ettari dove convivono orti urbani, frutteti e vigneti insieme ad un parco archeologico e a sette boschi sacri”, spiega Consuelo Fabriani, architetto paesaggista e titolare dello studio A3Paesaggio che ha ideato il progetto I AM A TREE –.

GRABtree si estende per 60 ettari, dove è prevista la piantagione di 3.590 alberi che costeggeranno il tracciato del GRAB e ospiterà un lago e un ninfeo, orti urbani, vigneti e un giardino dei frutti dimenticati, un teatro e uno skatepark, una caffetteria e due velostazioni. 

L’area di intervento è l’enorme rettangolo incastrato tra il tronchetto di penetrazione urbana dell’autostrada A24 e la ferrovia Roma-Napoli e Roma-Sulmona con le stazioni Prenestina e Serenissima (che delimitano i due lati lunghi) nonché dal cimitero monumentale del Verano e Casal Bertone e da via Grotta di Gregna (la coppia di fianchi stretti). Un'area attualmente abbandonata e altamente degradata, tra discariche abusive e baracoppoli illegali.

In questo territorio, esito degli scavi Tav realizzati a partire dal 1997, sono venute alla luce 2.200 tombe della più imponente necropoli di età imperiale nota al mondo che potrebbe così diventare fruibile (dopo il ritrovamento è stata rinterrata in attesa di tempi migliori) e costituire il cuore archeologico di GRABtree insieme ad altri resti monumentali ritrovati nelle vicinanze: un tratto in basolato di 160 metri dell’antica via Collatina in perfetto stato di conservazione e una estesa fullonica, sorta di grande lavanderia dell’epoca.



La dove c’era l’antica necropoli, quindi, potrebbe sorgere il sepolcreto del nuovo millennio. Peccato che i fondi per realizzare il parco sono fermi e inutilizzati, sebbene a disposizione del Comune di Roma. Più di 6,3 milioni di euro (6.336.400 per la precisione) che RFI-Rete Ferroviaria Italiana (subentrata a Tav) potrebbe rendere disponibili qualora il parco diventasse finalmente concreto. 

Ci auguriamo di vedere presto un parco per commemorare i defunti, vivibile per coloro che restano, a Roma così come in altre città italiane.

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Roberta Ragni

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