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Burro chiarificato: la ricetta passo passo per autoprodurre il ghee

Published in: Ricette

Il burro chiarificato potrebbe essere definito un "grasso puro" perché, con un semplice e antico processo di lavorazione, viene separato dall'acqua e dalla componente proteica (caseina) oltre che del lattosio, presenti nel classico burro. In virtù di questo, una volta preparato, è possibile conservarlo in frigorifero per diversi mesi in quanto, privato dell'acqua, non è più soggetto ad attacchi batterici.

Da utilizzare, ad esempio, per preparare la torta Sacher o il tortino al cioccolato dal cuore morbido, il burro chiarificato ha una consistenza più mordida rispetto al classico panetto e, se utilizzato in sostituzione del classico burro, bisognerà impiegarne solitamente il 20% in meno.

Ingredienti
  • 250 gr di burro
  • 1 barattolo di vetro a chiusura ermetica
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  • Tempo Preparazione:
    5 minuti
  • Tempo Cottura:
    30 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    tempo di raffreddamento
  • Dosi:
    per 250 gr di burro chiarificato
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare il burro chiarificato: procedimento

 

  • Prendere il burro, tagliarlo in pezzi e metterlo in una pentola dal fondo spesso,
    farlo sciogliere a bagnomaria e in conseguenza, in superficie, si noterà la formazione di una schiumetta bianca.
  • Quando il burro si sarà sciolto del tutto, smuovere un po' la pentola in modo da far cadere sul fondo della stessa la caseina bloccata nelle particelle d'aria,
  • quindi spegnere il fuoco e con una schiumarola eliminare via la parte bianca,
  • rivestire ora un imbuto con della garza sterile e versare al suo interno il burro senza però far cadere anche le caseine.
  • Una volta travasato, lasciar raffreddare il burro chiarificato a temperatura ambiente quindi chiudere i vasetti e ripoli in frigorifero per farlo solidificare.
Come conservare il burro chiarificato:

Il burro chiarificato dovrà sempre essere messo in vasetti di vetro con chiusura ermetica e potrà essere conservato in frigorifero per diversi mesi.

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Ilaria Zizza

Francia: approvata in via definitiva la legge che vieta i cellulari in classe. E in Italia?

Niente cellulari a scuola. In Francia viene approvato in via definitiva il divieto dei cellulari nelle scuole che da settembre vieteranno di portare gli smartphone in classe. Una legge che incontrava il già effettivo divieto in molte scuole francesi, quasi la metà, dell’uso del cellulare nel proprio regolamento interno. Ma la misura non riguarda gli studenti delle scuole superiori.

L’Assemblea nazionale ha di fatto votato il divieto dei telefoni cellulari nelle scuole elementari (école) e alle medie (collége) a partire già dal prossimo anno scolastico.

Il Parlamento ha così dato il via libera definitivo al divieto di utilizzo dei cellulari nelle scuole fino ai 14-15 anni di età.

La decisione riguarderà ogni dispositivo dotato di connessione (cellulare, tablet, orologio) e praticamente tutti gli studenti, fatta eccezione di quelli frequentanti le superiori, i ragazzi con handicap e “per utilizzi pedagogici”.

L’uso dei telefoni cellulari, a volte una fonte di conflitto già nelle famiglie, sta diventando più comune nelle aule e nei parchi giochi. Secondo un'analisi del Centro di ricerca per lo studio e l'osservazione delle condizioni di vita (Credoc), in Francia nel 2015 più di otto adolescenti su dieci hanno ricevuto uno smartphone, rispetto ai due su dieci del 2011. La tendenza sta prendendo piede anche nelle scuole elementari, dove gli studenti iniziano a avere un cellulare già dal quarto anno, quando iniziano ad andare a scuola da soli.

In teoria, un “codice di istruzione” francese (Code de l’éducation) specifica che il telefono è vietato “durante qualsiasi attività didattica e nei luoghi previsti dal regolamento interno” di ciascun istituto, in genere i centri di documentazione e informazione, i corridoi, la mensa e il campo giochi.

“Ma è estremamente difficile far rispettare questa regola”, dice Valérie Sipahimalani, insegnante e vice segretario generale dell'Unione nazionale degli insegnanti delle scuole secondarie (SNES-FSU), in particolare a causa del numero di supervisori che tendono a diminuire.

Ecco allora che la misura proposta da Macron nella campagna elettorale ha ottenuto il via libera definitivo.

Cosa accade in Italia

Gli episodi di bullismo che ogni giorno siamo costretti a vedere quasi in diretta dalle scuole ci dicono che da noi (anche) l’uso del cellulare in classe da parte degli studenti non ha delle regole ferree.

Se fino a poco tempo fa, una circolare del 2007 del ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni di allora dettava il divieto dell’uso di simili dispositivi nelle aule, perché “dovere specifico, per ciascuno studente, non utilizzare il telefono cellulare, o altri dispositivi elettronici, durante lo svolgimento delle attività didattiche” e prevedeva, in caso di violazione, “l'irrogazione delle sanzioni disciplinari appositamente individuate da ciascuna istituzione scolastica”, il governo Gentiloni, nella persona dell’ex ministra Fedeli, dopo qualche anno ha sostanzialmente rimosso questo veto. Per cui, ad oggi, si autorizza l’uso di smartphone e tablet solo a scopo didattico, non per chiamate o messaggi, e per regolarlo sono state diramate nel gennaio scorso delle precise linee guida.

Lo smartphone è "uno strumento che facilita l’apprendimento", si è detto, sostenendo che, se lo studente è guidato da un insegnante e da genitori consapevoli, "può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico".

Il rischio che però gli studenti eludano la sorveglianza dei professori durante le lezioni e utilizzare i cellulari per scopi che vanno ben al di là della didattica, ahinoi, c'è e si vede. Alcune scuole, italiane e non, tentano di porre dei paletti  e farsi delle proprie regole interne, ma quello che ai noi sembra è che forse questo non basta.

Voi cosa pensate? Sareste favorevoli a una misura più netta come quella di Macron nelle nostre scuole?

Leggi anche:

Germana Carillo

Francia: approvata in via definitiva la legge che vieta i cellulari in classe. E in Italia?

Published in: App e Smartphone

L’Assemblea nazionale ha di fatto votato il divieto dei telefoni cellulari nelle scuole elementari (école) e alle medie (collége) a partire già dal prossimo anno scolastico.

Il Parlamento ha così dato il via libera definitivo al divieto di utilizzo dei cellulari nelle scuole fino ai 14-15 anni di età.

La decisione riguarderà ogni dispositivo dotato di connessione (cellulare, tablet, orologio) e praticamente tutti gli studenti, fatta eccezione di quelli frequentanti le superiori, i ragazzi con handicap e “per utilizzi pedagogici”.

L’uso dei telefoni cellulari, a volte una fonte di conflitto già nelle famiglie, sta diventando più comune nelle aule e nei parchi giochi. Secondo un'analisi del Centro di ricerca per lo studio e l'osservazione delle condizioni di vita (Credoc), in Francia nel 2015 più di otto adolescenti su dieci hanno ricevuto uno smartphone, rispetto ai due su dieci del 2011. La tendenza sta prendendo piede anche nelle scuole elementari, dove gli studenti iniziano a avere un cellulare già dal quarto anno, quando iniziano ad andare a scuola da soli.

In teoria, un “codice di istruzione” francese (Code de l’éducation) specifica che il telefono è vietato “durante qualsiasi attività didattica e nei luoghi previsti dal regolamento interno” di ciascun istituto, in genere i centri di documentazione e informazione, i corridoi, la mensa e il campo giochi.

“Ma è estremamente difficile far rispettare questa regola”, dice Valérie Sipahimalani, insegnante e vice segretario generale dell'Unione nazionale degli insegnanti delle scuole secondarie (SNES-FSU), in particolare a causa del numero di supervisori che tendono a diminuire.

Ecco allora che la misura proposta da Macron nella campagna elettorale ha ottenuto il via libera definitivo.

Cosa accade in Italia

Gli episodi di bullismo che ogni giorno siamo costretti a vedere quasi in diretta dalle scuole ci dicono che da noi (anche) l’uso del cellulare in classe da parte degli studenti non ha delle regole ferree.

Se fino a poco tempo fa, una circolare del 2007 del ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni di allora dettava il divieto dell’uso di simili dispositivi nelle aule, perché “dovere specifico, per ciascuno studente, non utilizzare il telefono cellulare, o altri dispositivi elettronici, durante lo svolgimento delle attività didattiche” e prevedeva, in caso di violazione, “l'irrogazione delle sanzioni disciplinari appositamente individuate da ciascuna istituzione scolastica”, il governo Gentiloni, nella persona dell’ex ministra Fedeli, dopo qualche anno ha sostanzialmente rimosso questo veto. Per cui, ad oggi, si autorizza l’uso di smartphone e tablet solo a scopo didattico, non per chiamate o messaggi, e per regolarlo sono state diramate nel gennaio scorso delle precise linee guida.

Lo smartphone è "uno strumento che facilita l’apprendimento", si è detto, sostenendo che, se lo studente è guidato da un insegnante e da genitori consapevoli, "può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico".

Il rischio che però gli studenti eludano la sorveglianza dei professori durante le lezioni e utilizzare i cellulari per scopi che vanno ben al di là della didattica, ahinoi, c'è e si vede. Alcune scuole, italiane e non, tentano di porre dei paletti  e farsi delle proprie regole interne, ma quello che ai noi sembra è che forse questo non basta.

Voi cosa pensate? Sareste favorevoli a una misura più netta come quella di Macron nelle nostre scuole?

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Germana Carillo

Lapponia: caldo anomalo e le renne fanno il bagno nel mar Baltico

Published in: Ambiente

Siamo abituati a vedere le renne tra la neve, soprattutto nella zona litoranea di Rovaniemi, dove ha casa Babbo Natale, ma il caldo anomalo che da oltre due settimane sta interessando la Finlandia, ha costretto tutti a refrigerarsi in mare.

E così spuntano queste curiose foto postate su Facebook dove finlandesi e renne fanno insieme il bagno.

Secondo 3bmeteo, le temperature si aggirano dai 28 ai 34 gradi di massima e non solo nella "meridionale" Helsinky ma anche molto più a nord, in Lapponia.

“Un caldo cosi insistente che persino la temperatura del Mar Baltico è salita di diversi grandi arrivando a toccare sulle sponde i 22.5°. Qui ci troviamo nella zona litorale di Rovaniemi 66° di latitudine nord, poco sotto il circolo polare artico dove le massime sono arrivate fino a 30°”, scrive il sito.

Ma in generale tutto il nord Europa soffre il caldo. In Scandinavia migliaia di ettari di foresta sono stati rasi al suolo dagli incendi e la situazione non è migliore in Svezia. Il perché lo spiega il rapporto “Attribution of the 2018 heat in northern Europe” del World Weather Attribution che analizza il collegamento tra le temperature più elevate registrate finora nel Nord Europa e il cambiamento climatico.

“Questo fenomeno nell’Artico non ha precedenti e il cambiamento climatico ha generalmente aumentato di due volte le probabilità dell’ondata di caldo attuale - spiega il francese Robert Vautard, del CNRS commentando il rapporto - Il mondo sta diventando più caldo, il problema è che non stiamo prendendo le misure giuste. Parliamo del cambiamento climatico piuttosto che fare qualcosa contro di esso”.

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Dominella Trunfio

Foto

Microplastiche: rinvenute fino a duemila tonnellate nelle spiagge italiane

Published in: Ambiente

A dare precisi dettagli è un nuovo studio del dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa pubblicato su Environmental Science and Technology, rivista dell’American Chemical Society, che ha voluto definire un modello analitico relativo alla distribuzione dei vari tipi di microplastiche sulle spiagge italiane.

Dopo la scoperta shock di Greenpeace di microplastiche in pesci e animali del Tirreno, quindi, non si arrestano le notizie di un nuovo devastante inquinamento che ci riguarda sempre più da vicino.

I ricercatori dell’Università di Pisa, guidati dal professore Valter Castelvetro, hanno analizzato la sabbia nei pressi delle foci dei fumi Arno e Serchio, per determinare la quantità dei frammenti di plastica inferiori ai 2 millimetri.
Quel che è emersa è la presenza di grossissime quantità di materiale polimerico parzialmente degradato, fino a 5-10 grammi per metro quadro di spiaggia, derivante per lo più da imballaggi e da oggetti monouso abbandonati o portati dal mare: le analisi hanno mostrato fino a 30 mg di microplastiche in 1 chilogrammo di sabbia, cifra corrispondente a circa 5,5 g di microframmenti nei primi 10 cm di spessore di un metro quadrato di spiaggia.

Che plastica troviamo sulle nostre spiagge?

Per lo più poliolefine, di cui sono fatti ad esempio gran parte degli imballaggi alimentari, e di polistirene, una plastica rigida ed economica usata anche per i contenitori dei CD o i rasoi usa e getta. Questi residui variamente degradati sono stati ritrovati in quantità diversa a seconda della distanza dal mare, più concentrati nella zona interna e dunale per effetto della progressiva accumulazione rispetto alla linea della battigia.

Da questi primi dati raccolti, il team stima che la quantità di microplastiche sulle spiagge italiane possa essere pari a 1.000/2.000 tonnellate.

“Uno dei principali rischi – spiega Castelvetro – è che le microplastiche agiscano da collettori di sostanze inquinanti anche altamente tossiche come pesticidi e idrocarburi policiclici aromatici. Per questo motivo sono necessarie nuove ricerche per valutare quale possa essere l’effetto di questa forma di inquinamento altamente pervasiva e, stando ai primi risultati, assai più massiccia di quanto non si credesse”.

Che fine fanno queste microplastiche?

La ricerca pisana fa il paio con una recente pubblicazione della Commissione Europea, dalla quale è chiaro che le minuscole particelle di plastica possono essere ingerite da zooplancton, invertebrati e piccoli pesci, “entrando così nella catena alimentare”.

Come accade? “Semplice” se si considera che ogni anno, in tutto il mondo, sono prodotti più di 300 milioni di tonnellate di plastica, metà del quale è “usa e getta”. Di questi, almeno 8 milioni di tonnellate finiscono nei nostri oceani.

E non c’è da strabiliarsi se tra il 69 e l’81% di microplastiche che si trovano nell’ambiente marino provengono dalla degradazione incompleta di oggetti e dai prodotti usa e getta, dai tessili sintetici e dalle attrezzature per la pesca. Ma anche dall’introduzione delle cosiddette microsfere, o microbeads, di alcuni prodotti di uso comune, come quelli per l’igiene personale e industriale.

E quanto agli additivi (stabilizzanti, plastificanti, ritardanti di fiamma e pigmenti), sui 150 milioni di tonnellate di plastica negli oceani ne sono stimati circa 23 milioni di tonnellate.

Eppure, non sono ancora stati realizzati studi volti a valutare l’impatto delle micro e nano plastiche sulla nostra salute. Cioè, pare “improbabile che l’ingestione di microplastiche di per sé sia un rischio oggettivo per la salute umana”, si evince dal documento.

Così, anche se è chiaro che alcuni additivi o contaminanti organici sono tossici e che le microplastiche possono agire come mezzo di trasporto per inquinanti, specie invasive e agenti patogeni come il bisfenolo (BPA), alcuni ftalati, pesticidi e sostanze chimiche dannose per il sistema endocrino, allo stato attuale, abbiamo quello che la Commissione europea definisce un “gap di conoscenza”.

Non ci sono, in pratica, informazioni precise sui livelli di microplastiche primarie che entrano nelle acque reflue europee o nelle acque superficiali e sul potenziale impatto ambientale di tutti i tipi di microplastiche e dei loro additivi. Non ci sono ancora sufficienti informazioni sull’assorbimento microplastico nell’uomo e l’effetto dell’accumulo dopo l’inalazione e l’ingestione.

“Le informazioni limitate disponibili mancano di comparabilità, a causa dell’assenza di metodi standardizzati per l’esecuzione del rischio valutazione dell’impatto sulla salute”, si denuncia nel documento della Commissione.

Quel che per ora si sa è che l’Agenzia per la Sicurezza Alimentare europea ha posto un limite di migrazione totale di 10 mg / dm2 per additivi all’interno di materie plastiche destinate all’imballaggio, con un limite di migrazione pari allo 0,01 mg / kg per alcune sostanze chimiche pericolose, come indicato dalla Direttiva 2007/19/CE. Per un adulto di circa 60 kg che più o meno consuma 3 chili tra alimenti e liquidi al giorno, l’esposizione a singole sostanze dall’imballaggio alimentare potrebbe arrivare a 250 μg / kg di peso corporeo ogni giorno.

Un rapido calcolo per capire quanto siamo a rischio.

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Germana Carillo

Marte, che spettacolo! Mai così vicino e luminoso negli ultimi 15 anni

Published in: Universo

L'avvicinamento con la Terra era già cominciato con l'opposizione del pianeta rosso al Sole che lo aveva avvicinato alla Terra, come è stato possibile ammirare anche durante l'eclissi del 27 luglio scorso. Ma il vero spettacolo che riserva Marte è proprio stasera che i due pianeti si avvicineranno ancora di più durante le loro orbite intorno al sole a causa di un fenomeno, noto come opposizione perielica. Non accadeva da 15 anni, dal 2003. Stanotte, il pianeta rosso raggiungerà il punto più vicino al sole nella sua orbita. Quello di 15 anni fa, venne considerato l'approccio più vicino degli ultimi 60.000 anni (56,1 milioni di km di distanza) record che dovrebbe durare fino all'anno 2287.

Una luce arancione brillante nel cielo notturno

“Marte sarà facilmente visibile ad occhio nudo, sarà difficile non vederlo: assomiglierà a un faro arancione di luce brillante che sorge a sud-est dopo il tramonto. Sarà molto più luminoso di qualsiasi stella, più luminoso di Giove, luminoso quasi come Venere. E lo vedrai ogni notte per i prossimi mesi” ha detto Dean Regas, astronomo dell'Osservatorio di Cincinnati.

Perché la distanza minima tra Marte e Terra continua a cambiare?

Se Marte e la Terra avessero esattamente le stesse orbite circolari, la distanza minima tra loro, che è di circa 54,55 milioni di km, rimarrebbe sempre la stessa. Tuttavia, poiché entrambi seguono orbite ellittiche o di forma ovale, la distanza varia in base alla posizione sull'orbita stessa. Anche altri fattori contribuiscono ai cambiamenti. Ad esempio, alcuni pianeti del sistema solare, Giove in particolare, esercitano un forte effetto sulla forma dell'orbita di Marte.

Occhio alle bufale marziane

Non lasciamoci ingannare dalle false notizie. Dal 2003 circola questa leggenda metropolitana tramite e-mail e social media ogni volta che Marte si prepara a un approccio ravvicinato. Il messaggio, completamente falso, è che Marte sarà grande come la Luna nel nostro cielo notturno. 

Per fortuna non sarà così. Se fosse vero, spiega la Nasa, la nostra vita sulla Terra sarebbe gravemente in pericolo date le forze gravitazionali esercitate.

Prepariamoci comunque ad ammirare uno spettacolo mozzafiato.

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Marte: 20 cose da sapere sul Pianeta rosso

Francesca Mancuso

Addio a Dylan, il labrador sul carrellino che aveva commosso il web

Published in: Cani, Gatti & co.

C’eravamo affezionati tutti a quel cagnolone color crema che era finito su Facebook dopo un video ‘rubato’. Affetto da artrosi e con problemi respiratori, Dylan non riusciva più a camminare e abbaiare, ma il suo proprietario Tonino Vitale aveva fatto creare da un fabbro un carrellino ad hoc e ogni giorno lo portava in giro accudendolo con amore.

Le immagini della sua passeggiata per le strade di Vibo Valentia, in Calabria erano arrivate al cuore di migliaia di persone, tant’è che solo un paio di giorni fa, Alessandro Ortolan, il cosiddetto mago dei carrellini, ne aveva consegnato uno a Dylan.

Ma purtroppo il labrador ha assaporato poco questa nuova libertà. A dare la notizia della sua scomparsa è stato Victor Vitale, figlio di Tonino, su Facebook:

“Dylan, la fine di questa fiabesca storia l’hai voluta scrivere tu. A te il carrellino non serviva per darti una vita migliore per la tua vecchiaia ma solo per regalarti la tua ultima camminata qui con noi. Ti abbiamo amato e siamo stati amati da te incondizionatamente. Ci mancherai!!! Adesso vai e corri tra le praterie del paradiso… un giorno amico mio correremo di nuovo insieme".

Qualche giorno fa, Tonino aveva detto:

“Credo che sia normale amare i propri amici a quattro zampe, soprattutto nei momenti in cui hanno più bisogno di noi, gli anormali sono coloro che li trattano come fossero dei giocattoli e che una volta cresciuti, li buttano via.Se tutto questo clamore può servire per sensibilizzare ad amare gli animali ben venga, per me Dylan è come un figlio, una persona di famiglia”.

Parole bellissime che di certo accompagneranno Dylan verso il ponte dell'arcobaleno dove finalmente sarà libero di correre di nuovo.

Testo e foto Dominella Trunfio

Frutta e Verdura di Stagione: la spesa di Agosto

Published in: di stagione

Tanto attese queste vacanze estive sono finalmente arrivate, e che c’è di più piacevole se non gustare una bella fetta di anguria dopo la siesta pomeridiana o assaporare un buonissimo e salutare piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino per cena al ritorno da una faticosa e rovente giornata al mare?

LEGGI anche: Anguria: proprietà e benefici e come gustarla al meglio

E allora vediamo cosa possiamo trovare sui banchi del mercato in questo caldo e ozioso mese di Agosto

VERDURA Peperoni

Una particolarità del Peperone è che risulta essere molto ricco di Vitamina C, e molto poco calorico. Difficile da digerire ( soprattutto se non spellato) ha però proprietà antiossidanti con effetti benefici sulla salute, essendo un ottima prevenzione contro l’invecchiamento precoce, contro tumori e malattie cardiovascolari.

Dalle diverse varietà, una tra le più particolari è certamente il peperoncino, dal sapore piccante, e dalle molteplici proprietà disinfettanti, antibatteriche e soprattutto afrodisiache.

Ravanelli

Croccanti e dal sapore piccante, i rossi Ravanelli aggiungono quel gusto in più ad insalate e piatti freddi. Fantastici da bere, in un cocktail analcolico insieme a pomodori e lattuga, i ravanelli contengono un buon livello di Vitamina C.

Dalle proprietà calmanti era usato dagli antichi romani come rimedio per l’insonnia. Ideale da coltivare negli orti domestici, questo ortaggio ha inoltre proprietà diuretiche e depurative ed è un ottimo alleato per la nostra pelle, se frullati e stesi come maschera sul nostro viso, i ravanelli, ci aiutano infatti ad eliminare le fastidiose macchie che possono formarsi dopo la tintarella estiva.

E ancora nel vostro cesto delle verdure per questo mese potreste mettere:

  • rucola
  • rabarbaro
  • patate novelle
  • barbabietole
  • carote
  • sedano
  • piselli
  • pomodori
  • cetrioli
  • lattuga
  • zucchine
  • melanzane
  • fagiolini
FRUTTA Anguria

Fresca e dissetante, l’Anguria è la regina del nostro cesto di frutta del mese di Agosto. Sotto forma di sorbetto ma anche semplicemente tagliata a fette, l’anguria (o cocomero) è ottima per concludere una leggera cenetta estiva.

Questo frutto, dalla polpa rossa e carnosa arricchita da semini neri o bianchi, contiene per il per il 90% acqua, con pochissime calorie è dunque consigliata nelle diete ipocaloriche, ovviamente senza esagerare. Paragonabile ad un elisir di lunga vita, per le sue proprietà antiossidanti, l’anguria è veramente uno dei piaceri di questa calda e colorata estate.

Fichi

Come spuntino di metà mattina, magari dentro una bella fetta di pizza bianca, i Fichi grazie alla loro consistenza e al dolcissimo sapore ci danno la carica giusta per affrontare le lunghe giornate di Agosto. Tecnicamente frutto unico in realtà, il fico, contiene 1.000 piccoli frutti considerati generalmente i semi.

Dalle moltissime varietà, i fichi più comuni sono però quelli a buccia verde e nera. Molto ricco di sali minerali, questo frutto è però uno dei più dolci con il suo elevato contenuto calorico (74 kcal per 100 g). Dall’effetto lassativo, se consumati in abbondanza, il fico è una buona fonte di potassio, di ferro oltre che di A, B e C e di fibre.

More

Da Agosto ad inizio Settembre, le More così dolci e succose ci fanno leccare letteralmente i baffi se mangiate come dessert, spolverate con un po’ di zucchero di canna o ancor meglio ricoperte di morbida crema. Ricchissime di antiossidanti, di vitamina C, sono un’ottima prevenzione contro i tumori.

LEGGI anche: Mese di agosto: semina, raccolto e lavori nell'orto

Dall’elevato contenuto di fibre, grazie alla elevata quantità di semini, le more hanno anche proprietà depurative, diuretiche, antireumatiche e ci aiutano a combattere le malattie cardiovascolari mantenendo pulite ed elastiche le arterie, poiché contribuiscono ad eliminare il colesterolo "cattivo" dal sangue. La raccolta di more selvatiche, per buonissime marmellate fatte in case, potrebbe essere una buona scusa per armarsi di secchiello, e prepararsi ad una bella escursione campagnola.

Per tutto il mese di Agosto possiamo ancora trovare:

  • fragole
  • kiwi
  • pere
  • ciliege
  • nespole
  • prugne
  • melone
  • albicocche
  • pesche

Gloria Mastrantonio

Mese di agosto: semina, raccolto e lavori nell'orto

Published in: Orto & Giardino

Ecco come organizzare al meglio semine, trapianti e raccolti anche facendo riferimento al calendario lunare.

Cosa seminare in agosto

In agosto potranno essere seminati carciofi, bietole, cicoria, cavoli, indivia, lattuga, fagioli, finocchi, carote, cipolle, prezzemolo, scarola, spinaci, zucchine, ravanelli, rape e rucola.

Cicoria, bietole, carote, fagioli, finocchi, carciofi, rucola e lattuga potranno essere raccolti nei mesi di ottobre e novembre.

Per quanto riguarda le carote e le lattughe, si dovrebbero scegliere le varietà autunnali per la semina.

Gli spinaci possono essere seminati a partire dalla fine di agosto al fine di poterli raccogliere durante l'autunno. Il prezzemolo potrà invece essere raccolto in primavera, mentre i finocchi fruttificheranno entro la fine di novembre.

Consigli per la semina

La semina, per ottenere un raccolto di maggiore successo, dovrebbe essere sempre effettuata all'interno di semenzai, che possono essere ottenuti bucherellando il fondo di bicchierini o piccoli contenitori di plastica (i vasetti dello yogurt sono perfetti per questo scopo).

Ogni vasetto dovrà essere innaffiato preferibilmente utilizzando un contenitore per l'acqua dotato di spray, in modo da ottenere una corretta umidità degli strati di terra più superficiali, dove si trovano i semi. Questo metodo di semina vi consentirà di selezionare le piantine più resistenti e di organizzare meglio gli spazi a vostra disposizione, sia che abbiate a disposizione un orto vero e proprio, sia che decidiate di trasferire le vostre piantine in semplici vasi.

Leggi anche: 10 consigli per l'orto e il giardino in estate

La rucola può anche essere seminata direttamente in vasi rettangolari o in cassette di legno di cui ricoprire il fondo con uno strato di tessuto impermeabile, facendo attenzione a distanziare bene i semi l'uno dall'altro.

Il raccolto del mese di agosto

Come già preannunciato, il raccolto del mese di agosto è molto ricco. A seconda di ciò che avete seminato nei mesi precedenti, potrete raccogliere:

angurie,

basilico,

barbabietole rosse,

biete,

broccoletti,

cetrioli,

cipolle,

fagioli,

melanzane,

zucchine,

zucche estive,

peperoni,

pomodori

sedano.

Varietà da trapiantare in agosto

Per quanto riguarda il trapianto, nel mese di agosto, a seconda di quanto seminato in precedenza all'interno dei semenzai, potrete approfittare del vostro tempo a disposizione per occuparvi del trapianto di: carciofi, barbabietole, cavolo broccolo, cavolo cappuccio, cavolfiore, cavolo verza, cicoria, sedano e sedano rapa.

I lavori nell'orto secondo il calendario lunare

Luna crescente

Approfittate dei giorni di luna crescente per il raccolto di pomodori, peperoni, zucchine, cetrioli, fagioli e barbabietole, oltre che per la semina di lattuga e spinaci. Essi saranno i momenti ideali anche per la raccolta delle erbe officinali.

Avremo luna crescente dall' 1 al 6 agosto e dal 22 al 31 agosto 2018

 

Luna calante

Quando la luna è calante, si consiglia di procedere alla raccolta delle cipolle, alla semina di biete, finocchi e cavolo cappuccio ed al trapianto dei porri, oltre che alla cimatura di pomodori, cetrioli, meloni e angurie. I giorni di luna calante sono anche il periodo ideale per estirpare le erbacce, affinché ricrescano più lentamente.

La luna calante dall'8 al 20 agosto 2018

La luna nuova sarà il 21 agosto mentre la luna piena il 7 agosto 2018

Buona crescita a tutt*

Marta Albè

TolfArte 2018: tutto pronto per il più importante festival degli artisti di strada in Italia

Published in: Eventi & Iniziative

Si terrà dal 2 al 5 agosto la XIV edizione di TolfArte, il Festival Internazionale dell’Arte di Strada e dell'Artigianato Artistico che per un lungo week end invaderà le strade di Tolfa, un delizioso borgo in provincia di Roma, con 300 artisti e oltre 140 spettacoli a ingresso gratuito.

Gemellato con il Kulturisten festival di Nesodden, in Norvegia, TolfArte è nato nel 2005 da un’idea geniale di un gruppo di giovani di Tolfa appassionati di musica, cultura ed arte.

Di anno in anno, TolfArte è cresciuto molto, tanto da diventare un festival di riferimento nel calendario nazionale ed internazionale e per gli eventi del settore, con varie e interessanti sezioni – arti performative, artigianato artistico, TolfArte kids – e un insieme di attività che coinvolgono il pubblico a tutto tondo.

Negli anni ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui “Miglior Festival emergente d’Italia” dalla Rete dei Festival (2011), il Patrocinio Ufficiale di EXPO MILANO 2015, il riconoscimento di “Best practice” da parte del network mondiale Cittaslow International (2015) e quello di “Buona pratica in ambito culturale” della Regione Lazio (2017).
Il programma come sempre tiene conto di tutti i gusti e di tutte le arti: dal circo al teatro, dalla musica all’arte figurativa, passando per le installazioni e l’artigianato artistico.

Anche quest’anno torna il Minifestival di Arte di Strada “TolfArte Kids”, interamente dedicato ai bambini, che si terrà dal venerdì alla domenica nella Villa Comunale Parco Fondazione CARICIV, tra yoga, arti circensi, improvvisazione teatrale, body percussion, esperimenti scientifici e informatica creativa per i piccoli ospiti.

Tra le principali novità Spazio Ludobus, allestito da Officine Sinergiche, una sorta di contenitore itinerante con giochi e strumenti e la Compagnia Circo Bipolar, con uno spettacolo di circo contemporaneo che unirà il teatro di strada e le arti circensi.

La sezione di Arte Visiva, inoltre, anche per questa edizione coinvolgerà il suggestivo Palazzo Buttaoni. Tra gli artisti espositori: Lucrezia Testa Iannilli, Sergio Storace, Giampaolo Addari, Manuel Ugarte, Paulina X Miranda.

Novità di quest’anno è il Blink Circus, un piccolo tendone da circo per 10 spettatori alla volta, contenente la galleria d’arte più piccola del mondo e altre 7 installazioni contenenti fotografie surrealiste, da osservare con lenti di ingrandimento.

Tutto il programma 2018 è consultabile sul sito www.tolfarte.it.

Germana Carillo
Fonte foto

Plastica, incide anche sullo sviluppo dei genitali maschili

Published in: Salute & Benessere

A lanciare l’allarme sono due ricercatori australiani, Andrew Pask e Mark Green, dell’Università di Melbourne, che hanno rivelato i rischi che la plastica potrebbe comportare sulla salute degli uomini a causa delle sostanze chimiche presenti in questo materiale.

E così, se già tempo fa fu chiaro da una ricerca che le dimensioni del pene, ahinoi, risentono dell’inquinamento, anche la plastica in sé, secondo gli esperti, avrebbe come uno dei principali effetti negativi proprio la riduzione dei genitali maschili.

E non solo: ftalati, BPA, atrazina (un erbicida) e parabeni (usati in dentifrici e prodotti di bellezza) sono anche la causa di un aumento del numero di bambini maschi che nascono con difetti genitali.

I ricercatori hanno basato le loro scoperte su alcune osservazioni e sull’analisi di dati umani che mostrano che i tassi di ipospadia (una patologia per cui il canale uretrale è più corto rispetto al normale e la sua apertura non risiede nella punta del pene) sono aumentati due volte in Australia.

“L’esposizione a queste sostanze chimiche è il problema riproduttivo numero uno per gli uomini”, afferma Andrew Pask.

Pask e Green non sono stati i primi ricercatori a trovare correlazioni tra abuso di plastica e problemi di salute degli uomini. Nel 2014 uno studio condotto dall’Università svedese di Karlstad mostrò gli effetti degli ftalati sui giovani maschi e un significativo accorciamento della distanza tra ano e pene: i neonati esposti a ftalati già nel periodo prenatale sono nati con peni più piccoli e spazi anogenitali inferiori. 

Così come nel 2015 un piccolo studio francese scoprì un legame non poco rilevante tra l'esposizione a sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino durante la gravidanza e l'ipospadia.

Insomma è chiaro che, se c'era ancora bisogno di confermarlo, le materie plastiche possono rilasciare sostanze chimiche che possono interferire anche con gli ormoni sessuali umani. L'esposizione ad esse può causare problemi riproduttivi che si ripeteranno e si aggraveranno di generazione in generazione. Quanto male ci stiamo facendo?

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Germana Carillo

Decathlon richiama due bici pieghevoli B'twin perché poco sicure: i modelli interessati

Published in: Bici

Le squadre B’twin, infatti, avrebbero constatato che durante l’utilizzo il telaio può rompersi in corrispondenza della cerniera. È per questo motivo che si è deciso di procedere al richiamo delle bici BFold vendute dal 2013 al 2016.

Chi, quindi, si trova in possesso uno di questi due modelli acquistati tra il 1° gennaio 2013 e il 31 dicembre 2016 è invitato a non utilizzarlo più e a recarsi in uno dei punti vendita Decathlon per una sostituzione o per un rimborso.

“Nel rispetto della nostra politica di qualità e di sicurezza, e sempre all'ascolto dei nostri clienti – si legge nella nota – le squadre Decathlon hanno costatato che durante l’utilizzo il telaio pieghevole può rompersi in corrispondenza della cerniera. È per questo motivo che abbiamo deciso di procedere al richiamo delle biciclette BFOLD 700 e BFOLD 500 coinvolte”.

Se avete uno di questi modelli, andate in uno dei negozi Decathlon a vostra scelta per procedere alla sostituzione della bicicletta con una conforme. Nel caso in cui la sostituzione non corrisponda alle vostre aspettative, tutto l’importo del prodotto potrà essere rimborsato.

Il Servizio Clienti è a disposizione per ulteriori informazioni sul sito decathlon.it oppure telefonicamente al numero 039 5979702.

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Germana Carillo

SoluBag: il sacchetto cileno che si disintegra in cinque minuti a contatto con l'acqua

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Oceani soffocati dalla plastica e soluzioni sempre più innovative per porre un freno all’inquinamento che distrugge interi ecosistemi e uccide pesci, tartarughe e uccelli.

Questo sacchetto che al tatto sembra simile a quello di plastica monouso, in realtà è stato realizzato da SoluBag con il calcare e ciò gli permette di sciogliersi nell’acqua in appena cinque minuti senza rilasciare sostanze nocive.
Attualmente ci sono due versioni, una che si scioglie in acqua fredda e si chiama ‘basic’, l’altra invece, la ‘premium’ è simile ad un sacchetto in tela e si scioglie in acqua calda.

''Il nostro prodotto non ha impatto sull'ambiente la differenza tra la plastica tradizionale e questa prodotta da noi è che la prima resterà in natura per centinaia di anni, da 150 a 500, la nostra solo 5 minuti'', dice il direttore dell'azienda Roberto Astert Boettcher in un'intervista alla tv Canal 13.

"Tutti i nostri prodotti sono realizzati con un materiale che si disintegra a contatto con l'acqua, che è al 100% amico dell'ambiente e non lascia contaminanti", si legge sul sito dell'azienda.

Il Cile sul profilo plastica è all’avanguardia, è stato tra i primi a Paesi a vietare i sacchetti monouso di plastica. La rivoluzionaria borsa invece dovrebbe essere commercializzata già ad ottobre e i costi non dovrebbero essere diversi da quelli attuali.

E anche in Italia ne avremmo proprio bisogno visto che i nostri mari sono invasi dalle microplastiche. Non è una novità che la loro presenza nelle nostre acque marine superficiali è paragonabile ai livelli presenti nei vortici oceanici del nord Pacifico, con i picchi più alti nelle acque di Portici (Napoli) ma anche in aree marine protette come le Isole Tremiti (Foggia).

Questo materiale green, dunque, che non ha bisogno di anni per essere smaltito, potrebbe dare un contributo decisivo alla lotta alla plastica, proprio come stanno facendo loro:

Dominella Trunfio

 

 

Fotovoltaico:  ecco i pannelli a imbuto grandi quanto un libro in grado di alimentare tutta la casa

Published in: Energie rinnovabili

Pannelli che potremmo definire “a imbuto” saranno così “perfetti”, promettono gli scienziati, da incanalare l’energia della cella limitando le dispersioni e quindi rendendo il guadagno di energia in uscita (elettrica) nettamente superiore ai sistemi tradizionali.

Non solo: il sistema a imbuto sarà utilizzato anche per convogliare l’energia nelle batterie di stoccaggio. In questo modo anche questa sarà decisamente superiore e si potrà intervenire con maggiore efficienza e sicurezza nei periodi di illuminazione inferiori, limitando l’intermittenza.

E in tutto questo ci si aspetta anche un notevole guadagno in termini di spazio: i pannelli saranno infatti non più grandi di un libro e potranno quindi essere trasportati più agevolmente di quanto avvenga oggi, nonché immagazzinati più facilmente a fine vita in attesa di strategie di recupero dei materiali.

“È come versare un liquido in un contenitore, poiché sappiamo che è molto più efficiente se usiamo un imbuto – spiega Adolfo De Sanctis, autore principale del lavoro - Tuttavia, tali canalizzazioni di carica non possono essere realizzate con semiconduttori convenzionali e solo la recente scoperta di materiali atomicamente sottili ha permesso questa scoperta”.

In altre parole l’”imbuto” avviene perché si “costringe” la carica a stare in uno spazio molto ristretto, ma questa alta densità può essere raggiunta solo con materiali particolari, dove gli “spazi vuoti” sono pochi e limitati.

I ricercatori hanno quindi usato il disolfuro di afnio, un semiconduttore costituito da un elemento centrale, l’afnio, noto per la sua distribuzione elettronica intorno al nucleo particolarmente “affollata”, e sono riusciti a sviluppare una tecnica per “incanalare” la carica elettrica su un chip, e in particolare su un’area specifica, dove l’efficienza di conversione dell’energia risultava maggiore.

Mentre le attuali celle solari sono in grado di convertire in energia elettrica circa il 20% dell'energia ricevuta dal Sole, la nuova tecnica ha il potenziale per convertire circa il 60%, ovvero tre volte tanto. E in uno spazio decisamente inferiore. Addio fossili?

Il lavoro è stato pubblicato su Nature Communications.

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Roberta De Carolis

Foto: Università di Exeter 

I lupi tornano in Friuli: nata una cucciolata dopo quasi un secolo (VIDEO)

Published in: Animali

La specie era scomparsa in regione e l’ultimo lupo abbattuto risale appunto agli inizi del Novecento nella zona del Comelico, ma ecco che c’è stato un ritorno. Dai diversi video ripresi dalle fototrappole si vede che i cuccioli sono in tutto sei.

Si vede tutta la famiglia riunita nelle bellissime immagini di Andrea Vendramin, responsabile per il gruppo di Wildlife dell'Università di Udine e membro dell'associazione il Villaggio degli orsi, coordinato dal Stefano Filacorda, nell’ambito delle ricerche su lupo e sciacallo nella destra Tagliamento.

Il 19 maggio scorso era stata avvistata una lupa gravida proveniente probabilmente da un branco della Lessinia, mentre il maschio, come spiega Vendramin, era stato segnalato nel 2015-2016 nella provincia di Treviso.

Guardate che meraviglia in queste immagini:

Da anni l’Università di Udine in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, il Corpo Forestale Regionale porta avanti l’attività di monitoraggio della specie. Nel 2016 c’era stato un primo avvistamento, ma solo nel 2017 si è avuta la conferma della formazione di una coppia stabile.

Qualche tempo fa, i meravigliosi lupi erano tornati a popolare la zona Pratoni del Vivaro nel Parco regionale dei Castelli romani.

Dunque, finalmente una buona notizia dopo tante altre negative. Il meraviglioso lupo è da sempre vittima della superstizione popolare e non è raro trovare esemplari impiccati, lo scorso anno poi chi non ricorda il famigerato piano lupi che ne voleva l’abbattimento di numerosi?

In realtà la specie non è ancora al sicuro, per questo continua la sinergia tra associazioni animaliste ed ente parco che ne promuove il ripopolamento.

 

Purtroppo il lupo non è al sicuro:

Dominella Trunfio

 

Stick di zucchine in pastella {ricetta vegan}

Published in: Ricette

La pastella vegan è fatta con farina di tipo 1 e acqua; le zucchine invece, nostrane e ben sode, dovranno essere tagliate molto finemente: se non avete tempo o pazienza per cimentarvi con il coltello, potrete aiutarvi con il cutter a spirale che si utilizza per preparare gli spaghetti di carote, in questo caso però fate attenzione ai tempi di cottura perchè saranno molto sottili e potrebbero bruciarsi.

Ingredienti
  • 660 gr di zucchine
  • 340 gr di acqua
  • 200 gr di farina 1
  • 1 pizzico di sale
  • 1 L di olio di semi di girasole
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  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    10 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare gli stick di zucchine in pastella: procedimento
  • Mettere la farina in una ciotola capiente, aggiungere il sale e versare al suo interno anche l'acqua e mescolare contemporaneamente con una forchetta in modo così da non far formare eventuali grumi,
  • lavare ora le zucchine e spuntarle, quindi tagliarle finemente a striscioline sottili.
  • Mettere le zucchine appena tagliate nella pastella e mescolare tutto in modo da ricoprirle con il composto,
  • friggerle in olio bollente avendo cura d'immergerle nell'olio una alla volta evitando così che possano attaccarsi fra di loro,
  • quando saranno dorate toglierle dall'olio e metterle su carta da cucina per far assorbire eventuale olio in eccesso,
  • servire quindi gli stick di zucchine in pastella subito.

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Ilaria Zizza

Crema solare: qual è la giusta dose da applicare? Facciamo chiarezza sul fattore di protezione SPF

Published in: Salute & Benessere

La maggior parte di noi usa la crema solare in modo sbagliato e questo potrebbe danneggiare gravemente la pelle. A volte, infatti, non basta spalmarsela qua e là frettolosamente ed esporsi poi al sole: il passaggio della crema solare sul nostro corpo deve seguire precise regole e osservare determinati crismi, pena una scottatura da brividi oppure noie a più lungo termine. Ma cosa sono ancora le cose da sapere sui raggi del sole e sulle creme solari?

Se la protezione durante l’esposizione al sole è fondamentale per evitare gli effetti nocivi e dannosi delle radiazioni ultraviolette, molti di noi la applicano in maniera errata. Da cosa derivano questi errori?

Secondo un nuovo studio del King's College di Londra, in media le persone ricevono solo il 40% della protezione SPF offerta da un corretto dosaggio del prodotto. Ciò vuol dire che il fattore di protezione risulta essere meno della metà di quello indicato sulla confezione.

I raggi UVA, UVB e UVC

Quel che non tutti conoscono è la differenza tra i diversi tipi di raggi ultravioletti. Caratterizzati dalla loro lunghezza d’onda, sono distinti in raggi UVC (con una lunghezza d’onda tra 100 e 280 nanometri); raggi UVB (tra 280 e 320 nm) e UVA (da 320 a 400 nm). I raggi UVC vengono filtrati dallo strato d’ozono e non raggiungono la superficie terrestre.

Gli UVB (circa il 5% della radiazione totale UV), hanno forte carica energetica e per questo sono piuttosto aggressivi e stimolano l’abbronzatura.Sono in parte trattenuti dalla fascia di ozono, dalla troposfera e dalle nuvole, ma nel momento in cui colpiscono l’organismo non superano l’epidermide. La loro intensità è influenzata da diversi parametri come la stagione, l’ora del giorno, la latitudine e l’altitudine.

Gli UVA (circa il 95% dei raggi UV) vengono trattenuti molto poco dall’atmosfera e dalle nuvole, per cui risultano più penetranti e, se non provocano ustioni e non abbronzano realmente, sono in grado di penetrare fino al derma, accelerano i processi di invecchiamento della cute. Diversamente da quella degli UVB, l’intensità degli UVA che raggiungono la superficie terrestre è costante durante l’anno: è per questo che le creme protettive andrebbero applicate non soltanto nei mesi estivi, ma ogniqualvolta ci si espone alla luce del sole.

Cos’è che abbronza allora?

Gli UVA provocano una ossidazione della melanina già in nostra “dotazione”, per cui conferiscono alla pelle una colorazione di brevissima, che in estate compare già dopo poche ore dalla prima esposizione. Solo se ci si continua ad esporre con regolarità, a conferire una vera e propria abbronzatura sono gli UVB, che stimolano la proliferazione dei melanosomi, organuli responsabili della produzione di melanina.

Secondo il National Cancer Institute, il tasso di nuovi casi di melanoma tra gli adulti americani è triplicato in quarant’anni. Complice una diagnosi più dettagliata, non va in ogni caso dimenticato che la protezione solare va sempre usata e che le ore più vulnerabili sono quelle tra le 11 e le 16.

L’SPF, il fattore di protezione solare

L’SPF, il Sun Protection Factor, fu introdotto negli anni '60 e per decenni la protezione SPF 30 sembrava più che sufficiente per prevenire le scottature superficiali. Oggi ci sono molte più “fasce” di protezione.

In buona sostanza, la valutazione SPF indica quante volte l’esposizione UVB di una persona sarà ridotta una volta applicata la protezione solare. Ad esempio, se occorrono 15 minuti al sole perché la pelle si bruci, spalmare una SPF 15 “allunga” l’effetto per 15 volte, il che significa che ci vogliono tre ore e 45 minuti perché la pelle abbia lo stesso effetto. Una crema solare con indice SPF 100 significa che la stessa persona sarebbe protetta per più di 24 ore. Qui trovate un nostro interessante articoloo su uno studio che dimostrerebbe l’efficacia delle creme solari 100+.

Tuttavia, l’efficacia della protezione solare dipende in larga misura dall’applicazione corretta del prodotto e la maggior parte di noi ne utilizza troppo poco.

In generale, è necessario applicare circa 2 mg di crema solare per centimetro quadrato per godere di tutti i benefici protettivi. Una quantità che corrisponde a circa il doppio di quella che in realtà le persone applicano in genere sulla loro pelle, secondo Antony Young, un professore di fotobiologia sperimentale al King’s College di Londra. In effetti, già un precedente studio aveva rilevato che la grande maggioranza delle persone applica solo un terzo del dosaggio raccomandato per la protezione solare.

Lo studio

Gli studiosi londinesi guidati da Young sono partiti dall’assunto che quando mettiamo la protezione solare non badiamo alle quantità e, in più, in molte parti del corpo la crema nemmeno arriva. Ed è così che è stato stimato che una crema solare con fattore di protezione 50 offre al massimo il 40% della protezione che dovrebbe.

È per questo che bisognerebbe utilizzare protezioni più elevate e per dimostrare ciò i ricercatori hanno chiesto a 16 volontari di sottoporsi a bagni di raggi UV con differenti gradi di protezione (0,75 mg, 1,3 mg e 2 mg per centimetro quadrato), per simulare l’esposizione al sole in una sola volta unica o in cinque giorni. Da piccole biopsie dei tessuti dei partecipanti è emerso che i danni al DNA sono stati molto elevati anche con una bassa dose di raggi ultravioletti. Inoltre, chi per cinque giorni consecutivi si è protetto con dosi da 2 mg per centimetro quadrato ha subito un danno significativamente inferiore rispetto a chi si è esposto per una sola volta ai raggi UV ma con una bassa dose di protezione.

Conclusione? La quantità di crema solare applicata fa una grande differenza: il gruppo ripetutamente esposto ai raggi ha avuto un notevole danno al Dna nelle aree che non hanno ricevuto la protezione solare. Questi danni, però, si sono ridotti quando la crema solare è stata applicata con uno spessore di 0,75 mg per ogni centimetro quadrato e si sono ridotti ancora di più quando sono stati applicati 2mg per centimetro quadrato, anche con dosi di raggi Uv più elevati.

“Questa ricerca dimostra perché è così importante scegliere un SPF di 30 o più”, spiega Nina Goad della British Association of Dermatologists. “Anche se una crema con fattore di protezione 15 ben applicata offre la giusta protezione dal cancro, a causa del modo in cui la mettiamo è meglio affidarsi a quelle con 30 o più”.

La conclusione, quindi, è semplice e valida per tutti (adulti e bambini di qualsiasi fototipo): non dimenticate mai di usare la protezione solare e assicuratevi di applicare la giusta quantità.

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Germana Carillo

Festa di Santiago: l'atroce tradizione di staccare il collo a oche, anatre e galline appese a una corda

Published in: Animali

Succede a El Carpio de Tajo, un comune spagnolo situato nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia dove ogni anno bambini e adulti a cavallo si sfidano dando luogo a un aberrante spettacolo.

Oche, anatre e galline vengono appese per le zampe con una lunga corda tesa nella piazza del mercato. La ‘tradizione’ vuole che chi riesce per primo a strappargli il collo, vince un trofeo.

Allo spettacolo partecipano proprio tutti, anche i bambini. Al via si parte al galoppo su un cavallo e si punta la sfortunata creatura che trova la morte certa. Ma agli improvvisati cavalieri questo non importa, per loro è divertente uccidere un animale in maniera così insensata e crudele.

     

Una pratica che si unisce a tante altre. E se da un lato, molte città stanno abbandonando la corrida, lo stesso non si può dire di altre usanze spagnole. A Coria, ad esempio, una folla di persone insegue dei tori attraverso le strade per lanciare loro delle freccette negli occhi; a Fuenlabrade, vicino Madrid, tori e mucche vengono picchiati, pugnalati, per poi morire per dissanguamento. A marzo a Salas de los Infantes galline e tacchini vengono presi a bastonate da ragazzi, a cui sono bendati gli occhi. A dicembre a Notilla del Palancar le galline vengono lapidate.

Una lunga serie di orrori che vengono giustificati sotto il nome di tradizioni, ma cosa ci sia di bello ad uccidere così delle creature innocenti, è ancora tutto da capire.

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Dominella Trunfio

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Addio Kaos: avvelenato il cane eroe di Amatrice che aveva salvato molte vite dopo il sisma

Published in: Cani, Gatti & co.

Un eroe, un angelo a quattro zampe che non si era risparmiato neanche per un secondo. Kaos aveva lavorato, cercato, scavato giorno e notte ad Amatrice, Norcia e Campotosto.

Nel 2016, il suo contributo dopo il sisma nel Centro Italia, era stato fondamentale, ma adesso Kaos non c’è più. Il pastore tedesco di poco più di tre anni è stato trovato morto in una parte nascosta del giardino della sua casa di Sant’Eusanio Forconese, comune a pochi chilometri dall’Aquila.

Il proprietario Fabiano Ettore aveva lanciato l’allarme della sua scomparsa, ma il ritrovamento del cane è stato tutt’altro che felice.

“Dalle condizioni in cui è stato trovato l'animale al 99% la morte sarebbe riconducile ad un crudele avvelenamento. Non ho parole, non riesco a comprendere un atto così orribile”, dice l’addestratore aquilano.

Secondo Ettorre l’animale:

“Era vivo almeno fino alle due del mattino, perché a quell’ora l’ho sentito abbaiare. Per Kaos tenevo la porta di casa sempre aperta”.

Ecco il suo amaro sfogo su Facebook:

“Ciao amico mio !!!!! Hai lasciato un vuoto incolmabile per mano di una persona meschina .. continua il tuo lavoro lassù continua a cercare dispersi, a salvare vite umane... Non provare odio per chi ti ha fatto ciò, anzi se un domani avrà bisogno aiutalo sii superiore e quanto ti guarderà negli occhi e vedrà che sei tu il suo Salvatore morirà lentamente da solo.... Kaos ne abbiamo.viste tante ... aiutati tanti e tanti non ci siamo riusciti... hai lavorato giorno e notte, quando è servito non ti sei mai risparmiato .. sei stato un amico fedele abbiamo condiviso e diviso casa.. divano .. tutto .. corri amico mio corri non ti fermare un giorno ci abbracceremo nuovamente”.

Sulla vicenda è stata aperta un’indagine, ma non è la prima volta che raccontiamo di reati contro gli animali. Così mentre sale la rabbia e l’indignazione da parte del mondo animalista, la questione dell’inasprimento della pena contro chi si macchia di maltrattamenti e crimini contro gli animali, torna nuovamente d’attualità.

I carabinieri forestali stanno indagando sulla morte di Kaos.

“Non usciva mai di casa - spiega ancora Ettorre - quando mi sono svegliato non l'ho trovato in giardino. Ho subito pensato a un rapimento, poi la terribile scoperta”.

Addio Kaos e perdonaci se puoi.

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Dominella Trunfio

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Xylella: i pesticidi ci uccideranno. Intervista all'oncologo Giuseppe Serravezza

Published in: Interviste

Uno studio, che ha analizzato le matrici ambientali nell'area, ha evidenziato una preoccupante contaminazione di tutte le matrici ambientali, soprattutto del suolo, anche dove l'incidenza dei tumori è più bassa. Questo perché i tumori di oggi sono dovuti alle contaminazioni del suolo di 20, 30 o 40 anni prima. Il lavoro pone una seria allerta sul futuro, in una zona ora avvelenata anche dai trattamenti fitosanitari anti Xylella.

Il lavoro, condotto nell'ambito del progetto GENEO, ha analizzato le matrici ambientali (aria, acqua, e suolo) di 32 comuni del Salento e contemporaneamente ha effettuato uno studio epidemiologico sul tasso di incidenza (e mortalità) di tumore, cercando di evidenziare una correlazione tra le contaminazioni e i morti di cancro. Ma i risultati sono stati del tutto inattesi.

Per saperne di più, abbiamo intervitato Giuseppe Serravezza, Direttore dell'Unità Complessa di Oncologia del Sud Salento e Responsabile Scientifico della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) di Lecce, che ha preso parte alla ricerca.

Una situazione sanitaria preoccupante

"Stiamo monitorando un problema epidemiologico molto serio da un quarto di secolo. Specialmente nel Salento, contro tutte le attese, registravamo una situazione sanitaria molto preoccupante. E incomprensibile apparentemente, perché nell'area non insistono grossi impianti industriali ad alto tasso di inquinamento e di impatto ambientale rilevante. Ci sono piccole realtà, al massimo un cementificio un po' più grande, ma distante dalle problematiche ambientali di Brindisi e Taranto".

Con queste parole iniziano le spiegazioni (e le allerte) dell'oncologo, che per primo non si aspettava i risultati del lavoro.

"Notammo che a Lecce si moriva di più di cancro rispetto a Brindisi e Taranto. E i dati venivano confermati, anzi, in trend crescente. Ma abbiamo comunque impiegato 20 anni a far ammettere anche alle amministrazioni pubbliche una situazione sanitaria così importante. Varie cause sono state ipotizzate: il CNR sostiene che tramite i venti tutto quello che viene immesso in atmosfera dalle ciminiere di Taranto o dagli impianti chimici di Brindisi, per un fenomeno ad ombrello, finisce nel basso Salento".

"Da uno studio condotto da noi (progetto GENEO), che ha analizzato le matrici ambientali, è emerso che in 32 comuni esiste una contaminazione del suolo a livelli preoccupanti, determinata da cancerogeni come arsenico, berillio, vanadio, trovati anche nelle province di Brindisi e Taranto. Accanto a questo abbiamo rilevato che, in controtendenza su quanto avviene nel nord Italia e nel nord Europa dove le curve di incidenza e mortalità per cancro tendono a scendere, nel nostro Meridione, quasi risparmiato dal fenomeno fino a 20 anni fa, tali curve sono addirittura impennate".

Foto: Progetto GENEO  Una contaminazione del suolo che non fa ben sperare per il futuro

Tutto faceva presagire dunque che la contaminazione da cancerogeni fosse correlata ai malati di cancro, ma così non è.

"Lo studio GENEO, appena terminato, mirava a determinare se esistesse una correlazione tra i dati epidemiologici, ovvero il numero di malati/morti per cancro e lo stato di contaminazione del suolo in tutti i comuni campione, anche perché questo avrebbe potuto spiegare anche le eventuali cause. Abbiamo condotto lo studio in modo molto rigoroso, includendo nello studio i comuni con il più basso tasso di incidenza della malattia, attendendoci in questo caso uno stato di contaminazione del suolo migliore. Ma questa correlazione non è stata confermata".

In altre parole, anche dove i morti e i malati erano in numero inferiore, la contaminazione non era molto diversa. Ma perché?

"Il problema è che molti dei morti che registriamo oggi con gli studi epidemiologici sono frutto delle esposizioni di 20, 30 e anche 40 anni prima. Questo perché i processi di cancerogenesi, soprattutto dei tumori solidi, sono lunghissimi. Per questo si può anche studiare lo stato di contaminazione del suolo dei comuni della provincia di Lecce, ma non si può spiegare il tasso di mortalità per cancro di oggi".

Perché allora questi studi sono importanti?

"Lo studio suggerisce una previsione di quello che sarà lo stato di salute degli abitanti tra 20, 30, 40 anni. Il messaggio alle amministrazioni deve essere questo: è inutile fare indagini epidemiologiche oggi, ma un'analisi rigorosissima dell'esposizione oggi per non essere costretti a contare i morti domani. Trovare gli inquinanti significa trovare la causa e significa poterla rimuovere in modo da salvare migliaia di vite umane. Non dobbiamo tanto contare i morti oggi, ma controllare e risanare le matrici ambientali acqua, aria e suolo. E soprattutto il suolo, che è la memoria storica di quello che si è accumulato negli anni e nei decenni. L'aria è passeggera, ma anche gli inquinanti presenti nell'aria poi finiscono nel suolo".

Allerta pesticidi anti Xylella: stanno avvelenando ulteriormente la zona

Dalle parole dello scienziato, se da un lato emergono dati preoccupanti, dall'altro si evincono anche ottimi spunti per il futuro. Ricorrere ai ripari oggi potrebbe salvare moltissime vite umane domani. Purtroppo però la tendenza non sembra questa, visto che, accanto alle solite (e discutibili) pratiche umane non rispettose dell'ambiente, attualmente il Salento è devastato dai trattamenti fitosanitari che mirano a combattere la Xylella, il pericoloso batterio che sta distruggendo gli ulivi della regione.

2 trattamenti in primavera-estate, 2 in autunno, per un totale di 4 irrogazioni di pesticidi obbligatori che, oltre a non essere ammessi in agricoltura biologica, si sono rivelati pericolosi per le api, aggiungendo preoccupazione per un intero ecosistema. Ma tutto questo serve? O peggiorerà le cose? Anche su questo ci ha risposto Serravezza.

"Ci siamo occupati anche della vicenda pesticidi che si stanno usando in massa per distruggere il batterio della Xylella. Io sono un medico e se devo amputare un braccio o una gamba per salvare una vita umana, lo faccio. Così come per salvare i miei 30 alberi di ulivo io farei qualunque cosa. Se avessi la dimostrazione che 4 irrorazioni con i neonicotinoidi servisse a salvare gli alberi sarei folle a oppormi. Tra l'altro sono 50 anni che buttiamo chimica nelle nostra campagne. Ma non esiste alcuna prova che questo serva. Nessun dato oggettivo nè pratico, eppure se ne sono tentate tutte. E non esiste soprattutto alcun dato scientifico. Non capisco il senso di questa cosa".

Un senso che a questo punto non capiamo neppure noi, anche perché, purtroppo, non sono molecole innocue neppure per noi, come lo stesso scienziato ci conferma. "Conosciamo bene l'impatto che tali pratiche avranno: peggioreranno lo stato di contaminazione del suolo e delle acque che è già grave e preoccupante".

"Dovremmo avere tanta umiltà"

La scienza non è perfetta, è fatta di uomini e da uomini, che per loro natura sono limitati.

"Io non ho la risposta, ma so che, di fronte ai dubbi e alle incertezze che la scienza mostra, bisogna sospendere il giudizio e stare attenti a non fare danni. E se diamo tempo a Madre Natura - spesso lo vediamo anche con gli esseri umani - lei aggiusta la cose da sè" aggiunge alla fine l'oncologo.

"Su molte malattie non abbiamo strumenti oggettivi validi, e in questo caso quello che dobbiamo fare è supportare gli organismi nell'attesa che riescano a fabbricare loro stessi gli strumenti che noi non riusciamo a garantire. Abbiamo avuto una malattia funginea che ha ammazzato agrumeti un po' ovunque in Sicilia e in Calabria, e si è tentato di tutto per riuscire a fermarla ma niente. Da due anni è cambiato tutto: la natura ha risposto in un modo che non riusciamo a capire perché le nostre conoscenze sono limitate. Dovremmo avete tanta umiltà. Ma questo, purtroppo, non sta avvenendo. Ma Madre Natura, nonostante noi, è riuscita a volte a rimettere tutto in uno stato di sostenibilità" conclude Serravezza.

Umiltà, questa sconosciuta. La cui assenza ci sta uccidendo.

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