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Fontina DOP con Escherichia Coli: il lotto ritirato dal Ministero della salute

Published in: Allerte alimentari

Quest'ultimo è un batterio fecale, presente nel nostro intestino, ma alcuni ceppi sono responsabili di infezioni. Il prodotto contaminato e per questo ritirato dal mercato dal Ministero è quello del marchio Terre d'Italia.

A produrlo è la Cooperativa Produttori Latte e Fontina Soc. Coop. a r.l, con sede a Saint-Christophe (AO).

La fontina oggetto di richiamo è contraddistinta dal numero di lotto L171, peso preimballato di 250 gr circa e data di scadenza 19-08-2018.

Il Ministero della salute evidenzia il "rischio microbiologico per presenza di escherichia coli STEC".

Controllate il lotto e se avete acquistato questo prodotto evitate di consumarlo. Riportatelo presso il punto vendita per ottenere un cambio o un rimborso.

Per informazioni è possibile contattare il produttore al numero 335 1357783.

Escherichia coli

Un batterio che di tanto in tanto torna a far parlare di se, soprattutto perché la presenza di alcuni ceppi viene rilevata negli alimenti. Alcuni causano disturbi gastrointestinali. I sintomi si manifestano dopo 12-72 ore, sotto forma di crampi, diarrea e vomito.

Francesca Mancuso

Questi comuni additivi presenti negli alimenti possono essere dannosi per i bambini, parola dei pediatri

Published in: Speciale bambini

Si tratta di sostanze presenti nei coloranti alimentari, nei conservanti e nei materiali di imballaggio, particolarmente dannose per la salute dei piccoli. Alla luce di questo, i medici dell'American Academy of Pediatrics (AAP) richiedono riforme urgenti per limitare gli additivi alimentari negli Stati Uniti.

Un numero sempre maggiore di studi suggerisce che alcuni additivi  possono interferire con gli ormoni, la crescita e lo sviluppo di un bambino. Alcuni possono favorire il rischio di obesità infantile, le cui percentuali sono triplicate dagli anni '70 negli Usa.

Oltreoceano poi è consentito l'uso di oltre 10.000 additivi per conservare, impacchettare o modificare il gusto, l'aspetto, la consistenza o i nutrienti degli alimenti. Molti sono stati approvati per la prima volta durante gli anni '50 e circa 1.000 additivi sono stati utilizzati con un processo di designazione "generalmente riconosciuto come sicuro" che non richiede l'approvazione della Food and Drug Administration.

"Ci sono dei punti deboli critici nell'attuale processo normativo degli additivi alimentari, che non fa abbastanza per garantire che tutte le sostanze chimiche aggiunte agli alimenti siano abbastanza sicure da far parte della dieta di una famiglia", ha detto il Dr. Leonardo Trasande, autore principale dello studio. "Come pediatri, siamo particolarmente preoccupati per le significative lacune nei dati sugli effetti sulla salute di molte di queste sostanze chimiche su lattanti e bambini".

Alcuni additivi vengono inseriti direttamente negli alimenti, mentre altri "indiretti" possono includere sostanze chimiche provenienti da plastica, colle, coloranti, carta, cartone e diversi tipi di rivestimenti utilizzati per la lavorazione e il confezionamento.

Ecco gli additivi più preoccupanti:

  1. I bisfenoli, come il BPA, usati per indurire i contenitori di plastica e le lattine di metallo, possono agire come estrogeni nel corpo e modificare i tempi della pubertà, diminuire la fertilità, aumentare il grasso corporeo e influenzare il sistema nervoso e immunitario.
  2. Gli ftalati, che rendono più flessibile la plastica utilizzata nella produzione alimentare industriale, possono influenzare lo sviluppo genitale maschile, aumentare l'obesità infantile e contribuire alle malattie cardiovascolari. Nel 2017, la Consumer Product Safety Commission ha vietato l'uso di alcuni ftalati in prodotti per l'infanzia come anelli da dentizione.
  3. I prodotti chimici perfluoroalchilici (PFC), utilizzati negli imballaggi alimentari di carta e cartone resistenti ai grassi, possono ridurre l'immunità, il peso alla nascita e la fertilità. La ricerca mostra anche che i PFC possono influenzare il sistema tiroideo, la digestione, il controllo muscolare, lo sviluppo del cervello e la resistenza ossea.
  4. Il perclorato, aggiunto ad alcune confezioni di cibo per controllare l'elettricità statica, è noto per influenzare la funzione della tiroide, lo sviluppo e la crescita del cervello nella prima infanzia.
  5. I coloranti alimentari artificiali, fin troppo comuni nei prodotti per bambini, possono essere associati a sintomi più evidenti di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD). Gli studi citati nel rapporto hanno prove sufficienti per dimostrare che la riduzione dei coloranti alimentari artificiali dalla loro dieta mitigava i sintomi di ADHD.
  6. I nitrati/nitriti sono usati per conservare il cibo e migliorare il colore, specialmente nelle carni trattate e lavorate. Queste sostanze chimiche possono interferire con la produzione di ormoni tiroidei e la capacità del sangue di fornire ossigeno al corpo. Nitrati e nitriti sono stati associati anche a tumori del sistema nervoso e gastrointestinale.

Gli effetti potenzialmente dannosi degli additivi alimentari sono di particolare interesse per i bambini, perché essi sono più sensibili alle esposizioni chimiche oltre al fatto che sono ancora in crescita e in via di sviluppo.

"I prodotti chimici che influiscono sul sistema endocrino, ad esempio, possono avere effetti duraturi su un bambino poiché gli ormoni coordinano funzioni complesse in tutto il corpo", ha detto il dott. Trasande. 

Tra le sue raccomandazioni, l'AAP richiede un processo di designazione "generalmente riconosciuto come sicuro" più rigoroso e trasparente, con nuovi requisiti per i test di tossicità prima dell'immissione sul mercato e il riesame dei prodotti chimici precedentemente approvati.

Come ridurre l'esposizione agli additivi alimentari pericolosi

Secondo i medici dell' American Academy of Pediatrics è possibile ridurre l'esposizione a queste sostanze con piccole accortezze, valide sia per i bambini che per gli adulti:

  • acquistare frutta e verdura fresca, soprattutto a km0 e meno carni lavorate, specialmente durante la gravidanza;
  • visto che il calore può causare il passaggio di BPA e ftalati dalle materie plastiche al cibo, evitare di cuocere al microonde alimenti o bevande in plastica. Se non è adatta, evitare di mettere la plastica nella lavastoviglie:
  • utilizzare alternative alla plastica, come vetro o acciaio inossidabile;
  • evitare la plastica con codici di riciclaggio 3 (ftalati), 6 (stirene) e 7 (bisfenoli) a meno che non siano etichettati come "biobased" o "greenware".
  • lavarsi accuratamente le mani prima e dopo aver toccato il cibo e lavare bene frutta e verdura da consumare con la buccia.

Piccole accortezze che possiamo mettere in atto tutti i giorni, fin da subito, per allontanare dalla tavola dei nostri bambini queste sostanze tanto dannose quanto comuni.

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Francesca Mancuso

Vermi congelati nel permafrost di 42.000 anni fa tornano in vita

Published in: Animali

Una serie di campioni di sedimenti di permafrost negli ultimi 40.000 anni sono stati recentemente scongelati per riportare in vita i nematodi. Dopo poche settimane dallo scongelamento, i vermi hanno iniziato a muoversi e a mangiare, stabilendo un record per il periodo in cui un animale può sopravvivere alla conservazione criogenica.

L'esperimento

Un team di biologi russi ha scovato più di 300 campioni di terreno ghiacciato di epoche e luoghi diversi in tutto l'Artico. Alcuni sono stati portati presso i laboratori di Mosca. I ricercatori hanno così scoperto che nei campioni prelevati in zone remote della Russia nord-orientale erano presenti nematodi di due generi diversi, che essi hanno inserito nelle piastre di Petri con un mezzo nutritivo. Dopo diverse settimane a 20°, i vermi hanno iniziato a mostrare gradualmente segni di vita.

Alcuni di essi - appartenenti al genere Panagrolaimus - sono stati trovati a 30 metri di profondità in quella che un tempo era stata una tana congelata circa 32.000 anni fa.

Altri vermi, del genere Plectus, sono stati trovati in un campione prelevato a una profondità di circa 3,5 metri. La datazione al carbonio è stata utilizzata per determinare l'età. Il risultato ha parlato chiaro: i vermi risalgono a circa 42.000 anni fa.

Anche se la contaminazione non può essere esclusa, secondo i ricercatori è abbastanza improbabile. Una scoperta eccezionale visto solitamente i vermi non scavano fino a queste profondità del permafrost. Inoltre, lo scongelamento stagionale è limitato a circa 80 centimetri e non c'è stato alcun accenno di scongelamento oltre 1,5 metri quando l'area era più calda, circa 9000 anni fa. E' probabile che questi vermi si siano davvero risvegliati da un pisolino incredibilmente lungo.

Rianimare gli organismi antichi non è di per sé una novità. Nel 2000, gli scienziati lo hanno fatto con spore di batteri di Bacillus nascosti all'interno di cristalli di sale vecchi di 250 milioni di anni.

     

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Più resistenti dei tardigradi

I nematodi sono notoriamente creature resistenti, così come i loro parenti stretti, gli orsi d'acqua o tardigradi, in grado di vivere in condizioni estreme, di riparare i danni del loro DNA e di produrre un materiale vetrificante. Ma neanche gli orsi d'acqua sono arrivati a tanto, a sopravvivere così a lungo nel ghiaccio.

I risvolti oscuri della scoperta

Se da una parte il ritorno in vita dei nematodi permetterà agli scienziati di saperne di più sui meccanismi biochimici che queste creature usano per limitare i danni del ghiaccio e bloccare le devastazioni dell'ossidazione sul DNA nel corso dei millenni, dall'altra a preoccupare è il fatto che lo scioglimento del permafrost potrebbe rilasciare agenti patogeni bloccati per decine di migliaia di anni.

È improbabile che i nematodi possano essere pericolosi per noi ma la loro sopravvivenza è la prova che una vasta gamma di organismi - dai batteri agli animali, dalle piante ai funghi - possano potenzialmente tornare in vita dopo una lunga assenza.

Un motivo in più per contrastare lo scioglimento dei ghiacci, legato a doppio filo ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale.

La ricerca è stata pubblicata su Doklady Biological Sciences.

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Francesca Mancuso

Street art, in Cile il primo circuito di murales accessibili ai non vedenti

Published in: Arte e Cultura

Una piastra tattile con la descrizione delle opere in braile e un’applicazione elettronica che permette alle persone non vedenti o ipovedenti di accedere a sei murales installati a Barrio Lastarria, una delle zone più turistiche di Santiago in Cile.

Il circuito copre diversi isolati comprende opere come "Il giocatore Palín" da Francisco Maturana, "Ganza" di Javier Barriga e ancora "La debuttante", del famoso artista cileno Roberto Matta, situato all'ingresso del Museo delle Arti Visive (MAVI).

In pratica su un lato del murale è stata installata una lastra tattile che rappresenta una traduzione in scala del lavoro degli artisti, insieme a una descrizione in braile. L’iniziativa Manos a la pared abbatte quindi ogni ostacolo, ma chi pensa che siano uno strumento utile solo alle persone con problemi visivi, si sbaglia.

 

"Questi pezzi tattili ci permettono di percepire il lavoro sotto un altro punto di vista, per questo sono utili a tutti, danno in poche parole la possibilità di avere un'altra prospettiva", dice Cecilia Bravo, direttore esecutivo di MAVI.

In Cile, secondo il II studio nazionale, il 16,7% della popolazione si trova in una situazione di disabilità, pari a circa 2,8 milioni di persone. Il 47,3% di loro dichiara difficoltà visive gravi o estreme.

 

"Le persone con disabilità hanno gli stessi diritti degli altri cittadini, non solo sul piano del lavoro, ma anche su quello della cultura e gli eventi in città", dice Javiera Pérez, del National Disability Service.

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Dominella Trunfio

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Curcuma preziosa anche per il glaucoma: presto un collirio a base di curcumina

Published in: Salute & Benessere

Un merito accertato dagli scienziati dell’University College e dell’Imperial College di Londra, che, in uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, hanno confermato che la curcuma può anche aiutare a trattare un gruppo di condizioni oculari che danneggia i nervi ottici causando perdita della vista.

Una spezia dalle fantastiche proprietà, quindi, che agisce come disintossicante e come cicatrizzante, è un’alleata per la mente, diminuisce il rischio di incorrere nelle malattie cardiovascolari e può essere considerata un antinfiammatorio naturale tanto da elevarsi anche al ruolo di cura contro parodontite e artrite reumatoide.

La ricerca ha dimostrato che somministrare la curcumina - il componente bioattivo della curcuma - direttamente nella parte posteriore dell’occhio usando gocce oculari può ridurre la perdita di cellule retiniche, che è noto per essere un segno precoce di un glaucoma.

“La curcumina è un composto eccitante che si è dimostrato promettente nel rilevare e trattare la neurodegenerazione implicata in numerose condizioni dell'occhio e del cervello, dal glaucoma alla malattia di Alzheimer, quindi somministrarlo facilmente in colliri può finire per aiutare milioni di persone”, ha affermato l'autrice Francesca Cordeiro del Britain's University College di Londra.

Ma, poiché la curcumina ha scarsa solubilità, non si dissolve facilmente e viene assorbita nel flusso sanguigno, la somministrazione orale è difficile. È per questo che i ricercatori hanno pensato all’introduzione della curcumina nel collirio, in modo da aumentare la solubilità del composto di quasi 400 mila volte senza effetti collaterali.

Oltre ad essere una spezia molto versatile in cucina, la curcuma si conferma essere potente rimedio naturale.

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Germana Carillo

Meravigliosa curcuma, utile anche contro il glaucoma

Psoriasi: la dieta mediterranea riduce l'infiammazione. Il nuovo studio

Published in: Alimentazione & Salute

A confermarlo è uno studio dell’Hospital Mondor di Creteil, in Francia, e pubblicato da JAMA Dermatology, secondo cui una dieta caratterizzata da un’alta percentuale di frutta, verdura, cereali, pesce, olio extra vergine di oliva, sarebbe in grado di ridurre al minimo l’infiammazione sistemica cronica grazie alle proprietà anti-infiammatorie di questi alimenti.

La psoriasi, si sa, è un fastidioso disturbo della cute che colpisce molte persone e che può generare problemi di tipo relazionale, ansie e a volte anche depressione. Un suo rapporto con il cibo non è mai stato del tutto chiarito, anche se in genere si consiglia una dieta corretta priva di alcool e superalcolici e di alimenti ricchi in acido arachidonico (una sostanza che ha potere infiammatorio all’interno del nostro organismo), tra questi: salumi, carne rossa, burro, uova, panna e altri alimenti di origine animale. Anche togliendo latte e latticini alcuni notano un miglioramento delle condizioni.

Lo studio

Celine Phan, che ha coordinato le ricerche, e i suoi colleghi hanno svolto un grande studio sulla salute in Francia, raccogliendo informazioni sullo stile alimentare di 158.361 volontari per due anni. I ricercatori hanno inviato a tutti i partecipanti allo studio un link a un questionario online sulla psoriasi. Dei 35.735 che hanno compilato il questionario, 3.557 hanno riferito di avere la psoriasi, di 878 in forma grave.

Insieme alle informazioni sul consumo di cibo, lo studio ha anche raccolto dati su stili di vita e fattori di salute, come sesso, età, abitudine al fumo, indice di massa corporea (BMI), livelli di attività fisica, malattie cardiovascolari e sintomi della depressione.

Si sono poi valutate le abitudini alimentari dei volontari che seguivano una dieta mediterranea, già nota per essere associata a un minor rischio di infiammazione sistemica cronica e, dopo aver preso in considerazione altri fattori di stile di vita e di salute che possono aumentare il rischio di psoriasi, i ricercatori hanno scoperto che una particolare gravità della malattia era meno probabile nelle persone le cui abitudini alimentari erano più simili alla dieta mediterranea.

Rispetto a coloro che seguivano poco i principi della dieta mediterranea, infatti, quelli che più la seguivano avevano il 22% in meno di probabilità di soffrire di una psoriasi grave e quelli che seguivano moderatamente una dieta mediterranea avevano il 29% in meno di probabilità di avere psoriasi grave.

Un ulteriore punto a favore alla dieta mediterranea quindi? Pare proprio di sì. Se, effettivamente, la dieta mediterranea nel 2010 è diventata Patrimonio dell'Unesco ci sarà un motivo.

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Germana Carillo

La Colombia produrrà cacao senza deforestazione, è la prima dell'America Latina a farlo

Published in: Agricoltura

Il governo colombiano - insieme alle due principali compagnie di cacao del paese, Casa Luker e Compañía Nacional de Chocolates e alla National Cocoa Federation - si è impegnato a produrre cacao "pacifico" e senza in alcun modo danneggiare le foreste. Entro il 2020, eliminerà la deforestazione dall'intera filiera.

La Colombia ha aderito all'iniziativa Cocoa and Forests, uno sforzo globale per garantire cacao privo di deforestazione. L'impegno sarà sostenuto dal World Resources Institute (WRI) e dall'Iniziativa per il commercio sostenibile (IDH).

I governi del Ghana e della Costa d'Avorio, responsabili del 60% della produzione di cacao a livello mondiale, sono stati i primi due governi a firmare e ad attuare l'accordo nel 2017. Oggi, la Colombia diventa il primo paese dell'America Latina ad aderire all'"Iniziativa per il cacao, le foreste e la pace", sottolineando anche il ruolo del cacao nel promuovere lo storico processo di pace, grazie alla possibilità di fornire occupazione agli agricoltori e alle comunità precedentemente coinvolte nei conflitti.

Il settore del cacao colombiano sta crescendo rapidamente. Questa coltura è stata identificata come una priorità per la crescita agricola, sia per il consumo interno che per l'esportazione internazionale. La maggior parte della produzione di cacao della Colombia ha le caratteristiche del cacao "Fino de Aroma", classificazione molto apprezzata nel mercato internazionale.

"La Colombia è orgogliosa della qualità del cacao che produce, così come del suo contributo alla crescita economica, all'occupazione rurale, alla deforestazione e al ripristino della terra degradata", ha dichiarato Juan Guillermo Zuluaga, ministro dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale colombiano.

La deforestazione della Colombia è aumentata rapidamente dalla conclusione del processo di pace, visto che aree remote delle campagne - una volta off-limits - hanno visto una rapida espansione dell'agricoltura e del bestiame, con una conseguente speculazione sul territorio.

Secondo i dati del Global Forest Watch e del National Meteorological Institute (IDEAM), il paese dell'America Latina ha visto un aumento del 46% della perdita di copertura degli alberi nel 2017, il doppio di quella del periodo che va dl 2001 al 2015, ma per fortuna sta prendendo dei provvedimenti significativi per invertire questa tendenza. Ad esempio, il governo ha annullato un importante progetto autostradale che collega Venezuela ed Ecuador, ha demolito diverse strade illegali e ha lanciato l'iniziativa "Cintura verde" per proteggere e ripristinare un corridoio forestale di 9,2 milioni di ettari.

La Colombia si è impegnata a ripristinare 1 milione di ettari di terreni degradati nel suo piano di sviluppo nazionale.

"Il ripristino non solo contribuisce alla mitigazione dei cambiamenti climatici, ma offre anche una vasta gamma di benefici, tra cui il benessere rurale e l'occupazione, una maggiore sicurezza alimentare, conservazione del suolo e dell'acqua, protezione della biodiversità e resilienza ai cambiamenti climatici" si legge sul sito dell'iniziativa.

"Il governo della Colombia sta facendo tutto il possibile per ridurre gli alti tassi di deforestazione che hanno seguito il processo di pace. Con il sostegno della comunità internazionale e delle imprese responsabili, il mio paese sta compiendo notevoli progressi verso il rispetto degli impegni presi per porre fine alla deforestazione. Il cacao è una parte fondamentale di questo sforzo", ha affermato Luis Gilberto Murillo, ministro colombiano dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile.

Richard Scobey, presidente della World Cocoa Foundation, ha aggiunto:

"La WCF si congratula con il governo colombiano e le altre parti interessate per il loro impegno a porre fine alla deforestazione legata al cacao in Colombia. Siamo lieti di sostenere questa iniziativa e, insieme ai nostri membri nel settore globale del cioccolato e del cacao, resteremo un partner fidato per garantire la sostenibilità del cacao, la salute del pianeta e la prosperità dei coltivatori di cacao in tutto il mondo".

Brava Colombia! Che possa essere d'esempio per altri paesi del mondo!

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Francesca Mancuso

Gas radon: cos’è e dove si trova il killer silenzioso che provoca tumore ai polmoni

Published in: Ambiente

A lanciare l’allarme sono i geologi che, alla conferenza stampa “Radon rischio geologico dalla terra un pericolo invisibile per la salute: quanti lo conoscono?”, hanno voluto porre l’attenzione su un tema poco trattato dai media ma che dovrebbe essere più divulgato, dal momento che l’esposizione della popolazione a questo gas presente nell’aria può essere davvero pericolosa.

L’Istituto Superiore di Sanità ha infatti stimato che in Italia l’esposizione al radon è responsabile di circa 3200 casi di tumore polmonare all’anno..

“Il CNG già dal 2016, con l’istituzione di un apposito tavolo sul problema radon, ha voluto focalizzare l’attenzione sui rischi, ma soprattutto sulla natura del problema. L’origine tipicamente geologica del radon è data dalle concentrazioni naturali di uranio e radio contenute nelle rocce e nei terreni”, spiega Vincenzo Giovine, vicepresidente e coordinatore della commissione ambiente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

L’esperto ha fatto riferimento anche ad uno studio che l’Arpa ha condotto basandosi sui dati della regione Lazio, da quale è emerso che le province con una più alta concentrazione di radon sono Viterbo e Frosinone.

Cos’è il radon

Il radon è un gas nobile radioattivo naturale derivato dal decadimento dell’uranio. Si trova in natura in piccole quantità nel suolo e nelle rocce. Poiché è un gas radioattivo, può risultare cancerogeno se inalato, in quanto emettitore di particelle alfa.

Si tratta, quindi, di un agente cancerogeno (l’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso l’Iarc, l’ha classificato nel Gruppo 1, come fumo e amianto), la cui esposizione nei luoghi chiusi aumenta il rischio di contrarre un tumore polmonare, ma l’entità del rischio dipende dalla concentrazione di radon a cui è esposti e dalla durata dell’esposizione. In ogni caso, a parità di condizioni di esposizione al radon, i fumatori sono più a rischio dei non fumatori.

Per la maggior parte, il radon che viene inalato è espirato per la quasi totalità prima che decada (una piccola quantità va nei polmoni, nel sangue e negli altri organi), mentre i prodotti di decadimento inalati, per lo più attaccati al particolato, vanno a finire sulle pareti dell’apparato respiratorio e da qui alle cellule dei bronchi. Quindi il radon funziona un po’ come “trasportatore” dei suoi prodotti di decadimento, che sono i principali responsabili del danno biologico (Fonte).

Dove si trova il radon

La principale fonte di questo gas è il terreno, ma altre fonti possono essere anche materiali da costruzione, specie se di origine vulcanica (tufo o i graniti) e l’acqua. Da queste fonti il gas quale fuoriesce e si disperde nell’ambiente, accumulandosi in locali chiusi. Qui diventa pericoloso. Il radon quindi si può trovare nelle abitazioni, nelle scuole e nei luoghi di lavoro.

E non solo: ci sono ospedali che producono il radon per uso terapeutico, attraverso un pompaggio del suo gas da una sorgente di radio e immagazzinandolo in piccoli tubi. Infine, nonostante la pericolosità , in Italia si usa anche procedere alla sua inalazione a scopi terapeutici per le vie respiratorie, soprattutto nei centri termali.

Ricapitolando, la presenza del radon può essere più elevata:

  • nelle abitazioni costruite su terreni granitici o vulcanici o ricchi di tufo
  • negli edifici le cui fondazioni poggiano direttamente sul terreno
  • nei locali comunicanti direttamente con cantine o seminterrati tramite botole o scale
  • nelle costruzioni in cui sono state utilizzate argille contenenti alluminio, granito, tufo, porfido, basalto, pietre laviche, pozzolane o cementi di origine pozzolanica, gessi chimici, ceramiche o cementi prodotti con scorie di alto forno
Cosa fare per ridurre il rischio radon?

Se si è fumatori è necessario smettere di fumare, perché è ormai chiaro che il rischio di tumore polmonare connesso all’esposizione al radon è molto più alto per i fumatori. Inoltre, è utile misurare la concentrazione di radon nella propria abitazione (la scheda dell’Iss su come si misura è molto interessante) e, soprattutto nel caso risultasse elevata, bisognerebbe procedere a ridurla con specifiche azioni di risanamento.

È consigliabile poi una ventilazione frequente degli ambienti ed evitare di fumare nei luoghi chiusi.

Gli interventi più radicali invece sono:

  • sigillatura di crepe e fessure
  • depressurizzazione del terreno
  • aspirazione dell’aria interna
  • pressurizzazione dell’edificio
  • ventilazione del vespaio
  • impermeabilizzazione del pavimento

Nel caso della costruzione di nuovi edifici, è bene accertarsi che siano state prese misure adatte a evitare l’ingresso del radon, come la predisposizione di vespai areati, di pavimenti galleggianti e l’isolamento di cantine e seminterrati.

Il documento

Il Consiglio Nazionale dei Geologi vuole sottoporre all’attenzione delle forze politiche un documento che rimanda alla nuova direttiva che prevede di stabilire dei valori di riferimento sui limiti per l’esposizione al radon.

Si fa riferimento alla nuova Direttiva 2013/59/Euratom che prevede l’introduzione di livelli riferimento inferiori a 300 Bq/m3, a quelli indicati dalla normativa italiana per gli ambienti di lavoro, nei quali vige ancora il Decreto legislativo 26/05/00 che stabilisce un limite di 500 Bq/m3. Sono valori di molto superiori a quelli proposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che piuttosto raccomanda un limite medio di riferimento pari a 100 Bq/m3. Per quanto riguarda le abitazioni, in Italia fino per ora non esiste una normativa specifica di riferimento.

Per questo motivo, i geologi spingono affinché si proceda "celermente alla riduzione dei valori di esposizione della popolazione e dei lavoratori".

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Germana Carillo

6 specie che stanno per essere sacrificate a favore dell'industria del petrolio e del gas

Published in: Animali

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Secondo le nuove proposte, la protezione verrebbe limitata alle specie designate come "minacciate" (un livello inferiore a rischio di estinzione), considerano i costi economici prima di difendere una specie e dando meno importanza alle minacce a lungo termine come i cambiamenti climatici.

Dal canto suo, l'amministrazione Trump si è resa celebre anche per altre soluzioni a svantaggio dell'ambiente. Il presidente ha cancellato gran parte del Bears Ears National Monument, area protetta dello Utah e ha già ordinato la riduzione del 47% del Grand Staircase-Escalante, due importanti parchi. Con una sola firma, ha proclamato un ridimensionamento di due monumenti nazionali non più soggetti a tutela ambientale ma liberi di essere sfruttati per l'estrazione di petrolio e gas.

Più di 1.600 specie sono in pericolo di estinzione ma 6 in particolare potrebbero esserlo ancora di più a causa delle modifiche dell'Endangered Species Act, per favorire le multinazionali delle fossili:

Orso polare

L'orso polare - e altre specie artiche minacciate - affrontano forse il maggior rischio nell'approccio proposto da Trump. Gli animali resterebbero in balia degli effetti dei cambiamenti climatici se i loro territori fossero messi nelle mani delle lobby del petrolio.

Gallo della salvia

Una splendida creatura, che vive negli Usa e in Canada. Cosa c'entra con petrolio e gas? La maggior parte di questi uccelli vive in aree protette e in aree pubbliche in attesa di essere cedute ai petrolieri. (Foto in copertina)

Lupo grigio

Da quando è stato reintrodotto nel parco nazionale di Yellowstone nel 1995, il lupo si è diffuso in tutto il nord degli Stati Uniti. Ma secondo la proposta di modifica dell'Esa, la protezione verrebbe eliminata e insieme anche la possibilità di reintrodurre il lupo grigio messicano a sud-ovest del paese.

Delta smelt

Un pesce che vive nel delta di alcuni fiumi americani e che nella lista rossa dell'Iucn è classificato come fortemente a rischio perché la popolazione è diminuita di oltre il 90 percento negli ultimi 10 anni (tre generazioni hanno circa 3 anni) e il declino è ancora in corso. Mentre l'ecosistema del delta del San Joaquin-Sacramento in California settentrionale è stato sostituito da fattorie e argini, gli habitat di questi animali sono svaniti. Secondo le modifiche dell'Esa, il pesce riceverà meno protezione.

Salmone argentato

Foto: Smithsonian Institution

È una specie di pesce osseo marino e d'acqua dolce appartenente alla famiglia salmonidae. Il riscaldamento delle acque, la distruzione degli habitat e l'irrigazione agricola hanno fatto precipitare le popolazioni di salmone nel nord-ovest, e le nuove regole di Trump potrebbero ostacolare qualsiasi ripresa. Nel bacino del fiume Klamath, ad esempio, i legislatori devono negoziare con gli agricoltori la quantità di acqua da inviare a valle durante gli anni di siccità.

Orso grizzly

Circa 700 orsi vivono nella regione di Yellowstone, altri 1.100 si trovano vicino al parco nazionale del ghiacciaio. Ma quelli che vivono nei pressi delle North Cascades di Washington potrebbero avere una vita difficile. Si prospetta un taglio dei finanziamenti per lo sforzo di tutela.

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Francesca Mancuso

La vita è semplice: il discorso di un contadino che vi cambierà la giornata

Published in: Mente & Emozioni

Jon Jandai è un contadino e un costruttore thailandese, i suoi insegnamenti hanno ormai fatto il giro del mondo.

L’uomo parte da un concetto molto elementare: ‘La vita è semplice e divertente’.

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La vita è semplice

Ecco il discorso di Jon Jandai.

La vita è semplice e divertente. Non l’ho sempre pensata così. Quand’ero a Bangkok pensavo che la vita fosse dura e molto complessa.Sono nato in un villaggio molto povero nel nord-est della Thailandia e quand’ero bambino tutto era facile e spontaneo. Poi arrivò la televisione e da quel momento le persone intorno a me cambiarono. Improvvisamente iniziarono a dirmi: tu sei povero, devi inseguire il successo nella vita. Devi andare a Bangkok per avere successo.

Mi sentivo a disagio, mi sono sentito povero. Dovevo andare a Bangkok. Non è stato molto divertente. Mi hanno detto che dovevo studiare e lavorare duramente. Mi dicevano che era la cosa giusta da fare e poi potevo avere successo.

Ho lavorato duramente, 8 ore al giorno, ma potevo mangiare solo spaghetti e riso con verdure. E stavo in un posto davvero brutto, dormivo in una piccola stanza con tante altre persone e faceva caldissimo.

Ho iniziato a farmi delle domande: se lavoro così tanto perché la mia vita è così dura? Forse c’è qualcosa di sbagliato perché produco ogni giorno tante cose ma la qualità della mia vita diminuisce.

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Mi sembrava tutto così complicato

Ho provato a studiare, a frequentare l’Università ma era difficile per me, non solo perché mi annoiavo ma anche perché le conoscenze erano distruttive, non costruttive. Volevano ingegneri perché gli servivano per distruggere montagne o costruire dighe o ricoprire di cemento la natura. E se frequenti l’università di Agraria ti insegnano ad avvelenare e intossicare la terra e l’acqua. Una continua distruzione, nessuna creazione.

Mi sembrava tutto così complicato. La vita era dura ed io mi sentivo molto deluso. Mi chiedevo: perché devo stare a Bangkok?

Pensavo a quando ero un bambino: nel mio villaggio nessuno lavorava otto ore al giorno, si lavorava due ore al giorno per due mesi all’anno. Si piantava il riso per un mese e si raccoglieva il riso per un mese. Nei dieci mesi successivi ognuno aveva il proprio tempo libero. Ecco perché in Thailandia ci sono così tanti festival: una volta tutti avevano un sacco di tempo libero.

Quando ero piccolo ricordo che ogni persona aveva tanto tempo libero. Ancora oggi in alcune zone del Laos è così: dopo pranzo tutti fanno un pisolino e quando si svegliano chiacchierano del più e del meno con gli altri. La gente aveva un sacco di tempo una volta e così ognuno aveva il tempo di stare solo con se stesso. E così aveva il tempo di capirsi. E se guardi dentro di te, capisci cosa vuoi nella vita.

La maggior parte delle persone vuole essere felice

La maggior parte delle persone vuole essere felice. Vuole l’amore, godersi la vita. La gente vede molta bellezza nella vita e la esprime in modi diversi. Un tempo c’era chi intagliava il manico del suo coltello per renderlo bellissimo o chi intrecciava i vimini per creare un cesto meraviglioso. Oggi non è più così. Oggi si compra continuamente e si produce solo plastica.

Ho deciso di lasciare l’università e di tornare a casa e riprendere a vivere come vivevo da bambino. Sono tornato a lavorare due mesi all’anno: in questo periodo di tempo raccoglievo due tonnellate di riso e in tutta la mia famiglia, ben sei persone, mangiavamo meno di mezza tonnellata di riso all’anno! Quindi potevamo vendere il riso per guadagnare qualche soldo.

Poi ho creato due laghetti con dei pesci, quindi potevo pescare tutto l’anno. Poi un orticello, passavo 15 minuti al giorno a prendermene cura e avevo 30 tipi di verdure diverse a disposizione. Sei persone non potevano mangiare tutto ciò che producevo, quindi vendevo il resto al mercato. Così avevamo un reddito.

Ho pensato: così la vita è semplice. Perché sono dovuto andare a Bangkok per sette anni a lavorare duramente mangiando poco o nulla mentre qui con due mesi di lavoro all’anno e 15 minuti al giorno nell’orto posso sfamare sei persone?

Prima pensavo che le persone stupide come me non potessero avere successo perché c’erano persone molto più intelligenti. Eppure mi resi conto che le persone più intelligenti di me studiavano e dovevano lavorare per 30 anni per poter acquistare una casa. Io che non avevo neanche finito l’università, come potevo avere una casa? Mi sembrava impossibile con un livello di istruzione così basso.

Ho fatto un passo indietro

Ma poi mi sono detto: la vita è facile. E allora la casa l’ho costruita personalmente: ho lavorato cinque giorni alla settimana per due ore al giorno, dalle cinque alle sette di mattina. In tre mesi mi sono fatto la casa mentre un amico molto più intelligente di me ha acquistato una casa già pronta ma si è dovuto indebitare per 30 anni. Quindi, facciamo un paragone: entrambi abbiamo una casa ma io ho 29 anni e 10 mesi di tempo libero più di lui.

La vita è facile perché non ho mai pensato che potessi costruire una casa e invece ho scoperto che è facile. Ho iniziato a farlo ogni anno, almeno una nuova casa all’anno. Oggi non ho molti soldi ma ho molte case. Il mio unico problema è: stanotte in quale casa andrò a dormire?

Tutti possono costruire una casa, è semplice. I bambini di 13 anni dopo scuola possono mettersi per un paio di ore e costruire i mattoni. Persino i bambini possono costruire una casa! Se non ci credete, provateci e lo scoprirete da voi.
A Bangkok volevo vestirmi come una star del cinema perché mi dispiaceva sembrare povero. Così lavoravo per un mese intero solo per potermi permettere un paio di jeans. Quando li indossai, mi girai a sinistra, poi a destra, e mi guardai allo specchio: la persona che vedevo riflessa ero sempre io. Un paio di pantaloni costosi non può cambiarti la vita.

Mi sentii pazzo: perché li avevo comprati? Avevo speso un mese della mia vita per averli, ma non aveva senso. Da quel giorno, per i vent’anni successivi non ho più acquistato alcun indumento: tutti i vestiti che ho sono scarti di altre persone che non li usano più. Ho tonnellate di vestiti. La vita è facile. Prima di comprare qualcosa dovremmo chiederci: lo stiamo comprando perché ci piace o lo stiamo comprando perché ci serve?

Quando mi ammalerò cosa farò?

Questa la domanda più difficile all’inizio. Ero molto spaventato perché pensavo che essendo povero non avrei avuto la possibilità di curarmi. Poi iniziai a rifletterci. Di solito la malattia è una cosa positiva, non negativa. È il modo in cui il nostro corpo ci dice che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato. È per questo che ci ammaliamo. Così quando mi ammalavo mi chiedevo semplicemente: cosa ho sbagliato? Ho imparato ad utilizzare l’acqua e i prodotti della terra per curarmi. Ho imparato ad ascoltare il mio corpo e prevenire la malattia.

E voglio dire una cosa: io ho ottenuto il cibo, una casa, i vestiti e le medicine da solo ma dovrebbero essere a disposizione di tutti. Dovrebbero essere un diritto di ogni essere umano. Come possiamo definire “civile” la nostra società se non garantiamo a tutti cibo, casa, vestiti e medicine?

Mi sono sentito libero

Quando mi sono reso conto che la vita è facile, mi sono sentito libero. Ho sentito la libertà, quella vera. Non dovevo più preoccuparmi di niente, potevo fare ciò che volevo. Ero libero. Prima avevo moltissima paura, vedevo ostacoli ovunque. Ora, invece, penso che se fossi l’ultima persona sulla terra non avrei bisogno di nient’altro: posso contare su me stesso.

Dobbiamo insegnare alle persone che la vita è facile. Perché cresciamo convinti che debba essere dura e complicata, sempre e comunque. In realtà è facile ma non lo sappiamo perché non facciamo altro che complicarla.

Dovremmo imparare a semplificare, a stare insieme agli altri. Perché ci è stato insegnato a disconnetterci dalle altre persone e contare solo sul denaro. Ci viene detto che i soldi sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno, quindi non ci parliamo più, non stiamo più insieme.

Per essere felici dobbiamo tornare indietro. Dobbiamo ritrovare la connessione con la terra, con le persone, con il nostro corpo e la nostra mente. Possiamo essere felici. La vita è facile.

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Dominella Trunfio

Foto cover

Confettura di pomodori datterini

Published in: Ricette

La preparazione di questa marmellata di pomodori è davvero molto semplice: basterà far macerare i pomodori datterini con dello zucchero per poi cuocerli dolcemente fino a far addensare il tutto. Per la riuscita di questa preparazione casalinga è opportuno sanificare anzitempo i barattoli di vetro, che ricordiamo, dovranno avere le capsule nuove; per maggiori chiarimenti è opporturno leggere il nostro tutorial su come sterilizzare i barattoli per le conserve fatte in casa.
La scelta dei pomodori è un altro aspetto degno di nota, questi infatti dovranno essere rigorosamente freschi e di stagione, possibilmente nostrani e a Km zero.

Una volta pronta, la confettura di pomodorini dovrà essere conservata in dispensa, dopo l'apertura però andrà riposta in frigorifero per un massimo di due/tre giorni e, per evitare sprechi alimentari, vi esortiamo ad utilizzare dei piccoli barattoli in modo da riuscire a consumarla a stretto giro.

Ingredienti
  • 500 gr di pomodori datterini
  • 180 gr di zucchero integrale di canna
  • 3 barattoli da 15 cl sanificati
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  • Tempo Preparazione:
    1100 minuti
  • Tempo Cottura:
    90 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 3 barattoli da 15 cl
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la confettura di pomodorini datterini: procedimento

 

  • Lavare accuratamente i pomodori, tagliarli a pezzettini, mescolarli in una ciotola capiente insieme allo zucchero e lasciar macerare per un paio d'ore mescolando ogni tanto,
  • mettere tutto in una pentola dal fondo spesso e cuocere a fuoco dolce mescolando ogni tanto per circa novanta minuti,
  • la confettura di pomodorini datterini sarà comunqne pronta quando, mescolandola, non si allergherà più sul fondo della pentola,
  • a cottura ultimata riempire con la confettura i barattoli in precedenza sanificati,
  • chiuderli avvitandoli con le capsule e procedere con la pastorizzarione.
Come conservare la confettura di pomodori datterini:

La confettura di pomodori datterini dotrà essere riposta in dispensa al riparo dalla luce solare; una volta aperta dovrà essere conservata in frigorifero e dovrà essere consumata entro un paio di giorni.

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Ilaria Zizza

Un altro cane abbandonato in un'auto sotto il sole: vivo per miracolo

Published in: Cani

Ad attirare l’attenzione dei passanti sono stati i guaiti del cane che, costretto, in quella gabbia di fuoco, già cominciava a perdere le forze.

Dopo l’orribile notizia di Mia, il cane gettato in mare con un sasso al collo, un’altra terribile scena si è rivelata davanti agli occhi increduli di chi ha un po’ di cuore, che subito ha allertato i volontari della sezione salernitana della Lega Nazionale per la Difesa del Cane.

In seguito, una pattuglia dei carabinieri, vista la gravità della situazione, non ha pensato un attimo a spaccare il vetro per liberare il dolce meticcio.

Il cane è stato subito rifocillato e portato da un veterinario per il controllo di dovere. La sua temperatura corporea raggiungeva i 41 gradi. Era quasi sul punto di morte, quindi, dal momento che in un'auto sotto al sole la temperatura interna cresce in maniera esponenziale rispetto a quella esterna e che, mentre gli esseri umani, in condizioni di caldo estremo, iniziano a sudare, gli animali, cani compresi, non provvisti di ghiandole sudoripare, vanno rapidamente incontro a un colpo di calore e alla morte.

Il proprietario è stato denunciato per maltrattamento di animali.

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Germana Carillo
Fonte foto

Falso pvc nelle scarpe dei bambini: veniva ricavato dai rifiuti da carta da parati

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Un'indagine dei carabinieri forestali di Milano, Pavia e Lodi ha portato all'arresto di 9 persone e alla denuncia di altre 12. Sono nove in tutto le società sequestrate: Nuova Cartaria Natale, Immobiliare Natale area 2 e area 3, Area Nicas srl, Ri-Maflow, Altieri A. srl, Impianto Porcelli, Impianto Polirecuperi, Piemonte Recuperi.

Arrestate nove persone, denunciate altre 12 e sequestrati oltre due milioni di euro in conti correnti e 12 automezzi. Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, è anche emerso un caso di estorsione a mano armata e l’incendio colposo di un capannone di rifiuti.

I fatti

Le indagini erano iniziate nel 2016 con il sequestro a Voghera di due capannoni delle ditte Recology e Gibiemme 2000 contenenti rifiuti a rischio incendio.

I sequestri hanno riguardato anche aree dedicate alla gestione dei rifiuti in maniera abusiva e divenute poi vere discariche come quella di via Campazzino, nel Parco Agricolo Sud Milano. Un ulteriore capannone è stato individuato all'interno del complesso autogestito Ri-Maflow a Trezzano sul Naviglio.

Grazie agli accertamenti fatti dal Corpo forestale dello Stato, in quel caso la procura di Pavia aveva aperto un fascicolo per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. L'indagine è poi passata alla Dda di Milano che ha attivato il nucleo per le investigazioni di polizia ambientale (NIPAAF) dei carabinieri di Milano e Pavia.

Rifiuti stipati in capannoni

I rifiuti invece di essere smaltiti regolarmente venivano stipati in modo irregolare in capannoni. Fra i rifiuti più pericolosi c'era in particolare la carta da parati: piuttosto che separare le diverse componenti, negli impianti sequestrati veniva macinata per realizzare un "falso PVC" venduto poi in Italia ed all'estero (in Messico e in Turchia) come materia prima nell'industria della plastica.

Dal prodotto nascevano poi suole di scarpe e stivali per bambini. Ma non solo, le operazioni di triturazione poi, sempre effettuate in luoghi nascosti ed abusivi, causavano inquinamento idrico, per la mancanza di apparati di scarico, e rischio incendio, per la mancanza di sistemi adeguati come accaduto in un caso.

Il materiale cartaceo che ne risultava dopo lo sminuzzamento veniva ulteriormente smaltito nascondendolo in altre tipologie di rifiuti oppure inserendolo in balle di carta e cartone idonei al recupero. Il profitto ottenuto dalle condotte illecite descritte è stato calcolato dagli investigatori in circa 2 milioni e 100 mila euro.

Purtroppo non si conoscono i nomi dei marchi di scarpe coinvolti.

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Ecomafie 2018: boom di arresti, mai così tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti

 

Dominella Trunfio

Lago di Bracciano: il tribunale conferma lo stop ai prelievi di Acea

Published in: Ambiente

Il Lago di Bracciano, patrimonio di biodiversità che, in termini di flora, è la maggiore di tutti i laghi Europei, è da tempo minacciato a causa di condizioni climatiche avverse (nel 2017 si sono registrati dei massimi storici di siccità), nonché da copiosi prelievi da parte di Acea che nel tempo ha usato lo specchio d’acqua come risorsa per l’approvvigionamento idrico della Capitale.

Ma si era esagerato, oggettivamente. Ancora nel corso del mese di aprile di quest’anno l’acqua era ancora più di 1 metro e mezzo sotto il livello “di guardia” e l’estate è comunque un periodo di minori piogge.

L’anno scorso la municipalizzata, nel picco massimo di siccità (che spinsero la Regione Lazio a chiedere lo stato di calamità naturale), era arrivata a prelevare fino 1300 litri al secondo, ben al di sopra della capacità di resistenza dello specchio d’acqua, che non ha affluenti e che quindi può ricaricarsi solo con le acque piovane (con tempi di ricarica di sei mesi).

Per questo alla fine, dopo qualche proroga e “qualche tentativo di compromesso” era arrivato lo stop definitivo, al fine di scongiurare la rovina irreversibile di un intero ecosistema. Che, lo ricordiamo, è così “ben fatto” da rendere le acque particolarmente pure, in quanto depurate naturalmente dalle sue acque sottomarine.

In altre parole Acea gradiva molto prelevare da Bracciano perché la potabilizzazione era più semplice (e meno costosa), ma così facendo stava mettendo a rischio le stesse piante che facevano questo importante (e naturale) lavoro.

E, cosa ancora più grave, la società ha agito ai limiti delle sue possibilità. “Acea usa il lago di Bracciano come fornitura ordinaria di acqua, cosa che nella concessione non è contemplata”, ci aveva detto Enrico Stronati, Presidente dell’Associazione ‘Progetto Comune’ che si batte per la difesa del lago. Se non si vuole parlare di abuso, quanto meno di discutibile interpretazione, dunque.

“Erano infatti previste una serie di infrastrutture che non sono poi mai state realizzate. È questo il problema. Una di queste misure era chiaramente la chiusura del ciclo delle acque, cioè strategie per far sì che l’acqua proveniente dall’anello fognario del lago non sia scaricata in mare, come accade adesso”. E alle quali ora si tenta di ricorrere con un impianto di potabilizzazione delle acque del Tevere che costerà più di 12 milioni di euro.

Nonostante tutto, la municipalizzata non ha accettato in silenzio la delibera della Regione Lazio, che la obbliga a chiedere l’autorizzazione della Regione per eventuali captazioni in futuro, cessandole comunque “allorquando il livello dell’acqua scende sotto la quota minima di m 161,90 s.l.m” (ampiamente e tristemente superata in negativo).

Lo scorso 23 febbraio ha quindi presentato un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche chiedendo l’annullamento del provvedimento, pur sostenendo che non era intenzione della società riprendere le captazioni, a meno di emergenze come l’eventuale rottura temporanea di altri importanti acquedotti come il Peschiera‐Capore o il Marcio.

Ma fortunatamente anche questa porta sembra chiusa per sempre perché il Tribunale, che ci aveva già annunciato al telefono l’imminente arrivo della sentenza, ha detto no.

Basterà?

Sulla vicenda del Lago di Bracciano leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto di copertina: lago di Bracciano nell'estate del 2017, quando è arrivato il primo stop ai prelievi (Roberta De Carolis)

AAA cercansi assaggiatori di cioccolato alla Ferrero, l'offerta di lavoro che fa gola a tutti (o quasi)

Published in: Lavoro & Ufficio

Non si tratta di una novità. Gli assaggiatori di professione esistono da tempo ma finora Ferrero si era affidata ai propri dipendenti interni. Adesso invece, tramite la sua società di R&S, punta su persone esterne. La speranza è quella di trovare migliori competenze?

No, visto che non è richiesta alcuna conoscenza specifica né requisiti particolari. Anzi. Ciò che la società offre a 90 "giudici sensoriali", secondo quanto si legge nell'annuncio, è un part time di 2 ore per 2 giorni a settimana, dopo aver seguito un corso di formazione che partirà il 30 settembre:

"Ricerchiamo per Soremartec Italia Srl persone a cui piacerebbe imparare a gustare cacao, granella di nocciole e altri prodotti semilavorati dolci. Un corso di formazione retribuito (con inizio a settembre e della durata di 3 mesi) avrà l’obiettivo di educare il senso dell’olfatto e del gusto e migliorare la capacità di esprimere a parole ciò che si percepirà con gli assaggi dei prodotti semilavorati. Al termine del corso, i candidati ritenuti idonei saranno assunti con un contratto in somministrazione duraturo nel tempo con un impegno part time di due giorni alla settimana di 2 ore" recita l'annuncio.

Non si tratta di una novità. Già in passato vi erano stati annunci in cui si ricercavano assaggiatori di cacao. Due anni fa, l'Università di Pisa era a caccia di persone il cui compito era mangiare 40 grammi di cioccolata al giorno per due mesi, non una cioccolata qualunque ma la Toscolata, fondente di alta qualità, realizzata con prodotti toscani e arricchita con antiossidanti.

Tuttavia, mentre in quell'occasione si trattava di uno studio a fini scientifici, quella di Nutella sembra più che altro una strategia di marketing forse per ritrovare consensi o ancora per far dimenticare olio di palma e annessi.

A poco è servito il parziale cambio della ricetta in alcuni paesi (meno nocciole, più zucchero): la famosa crema ha addirittura fatto infuriare alcuni consumatori. Ad accorgersi del cambiamento era stata per prima l'Hamburg Consumer Protection Center, un’associazione di consumatori tedesca che aveva notato un colore differente della crema. In Italia, la ricetta era rimasta pressoché invariata.

Siamo certi che la proposta di lavoro farà gola a tanti, nonostante tutto. E voi che ne pensate?

Qui l'annuncio

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Francesca Mancuso

Scoperta nuova specie di squalo che sembra un alieno

Published in: Animali

Lo hanno soprannominato veramente ET a causa degli occhi giganti, ma in realtà questa nuova e affascinante specie di squalo vive sulla Terra ed è stata ribattezzata Squalus Clarkae, dal nome della pioniera della biologia marina Eugenie Clark. In precedenza si pensava facesse parte della famiglia dello Squalus mitsukurii del Giappone, ma il test del DNA ha dimostrato essere una nuova specie.

Un esemplare vive proprio nel mare nel Golfo del Messico. Ma non si esclude che possano esserci altri esemplari altrove. Quello che è certo è che non è una specie già nota.

“Gli squali di acque profonde sono tutti modellati da pressioni evolutive simili, quindi finiscono per somigliare molto - ha spiegato a questo proposito Toby Daly-Engel, coautore del lavoro - Quindi ci affidiamo al DNA per sapere per quanto tempo una specie è stata “evolutivamente sola” e quanto sia diversa ora”.

Foto: Mar Alliance via Florida Institute of Technology  

Il curioso squalo è lungo circa 80 centimetri, quindi anche meno dei suoi simili (in media 3-5 metri, ma in alcuni casi lunghi anche 7) e vive nelle acque profonde al largo del Golfo del Messico. Quindi, per ora, nessun allarme per noi, mentre invece qualche allarme c’è per lui a causa nostra. Gli studiosi hanno infatti dimostrato che la sua presenza è già stata negativamente influenzata dalla pesca.

“Questo tipo di ricerca è essenziale per la conservazione e la gestione degli squali, che attualmente affrontano una moltitudine di minacce, dalla pesca eccessiva e catture accidentali, al commercio globale delle pinne - ha aggiunto infatti Pfleger, altro coautore - Molte attività di pesca in tutto il mondo stanno iniziando ad operare in acque sempre più profonde e, sfortunatamente, si sa molto meno delle creature che vivono nelle profondità”.

Insomma vogliamo arrivare anche lì. Stiamo svuotando gli oceani e quindi andiamo negli abissi. Senza sapere nemmeno cosa c’è davvero, come vivono gli abitanti e di cosa hanno bisogno. Ricerche come questa quindi, oltre farci scoprire quanto è immensa la natura, possono essere molto utili nel definire le strategie di conservazione anche se, chiaramente, il tutto dovrebbe partire dall’astensione da certi comportamenti di per sé dannosi per l’ambiente.

Foto: Mar Alliance 

Il primo studio è stato pubblicato su Marine Biodiversity e poi aggiornato con i nuovi dettagli su Biotaxa.

Sugli squali leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto di copertina: Mar Alliance 

Pasta fatta in casa: ravioli ripieni di fagiolini

Published in: Ricette

L'impasto è realizzato con farina 1 e farina di mais integrale in modo da rendere la pasta più leggera grazie anche ad una quantità minore di uova utilizzate. Il ripieno è stato tagliato grossolanamente con un coltello, ma se lo preferite, potrete sminuzzarlo finemente o ridurlo in una purea con l'ausilio di un mixer.

I ravioli ripieni di fagiolini, dopo una breve cottura in acqua bollente salata, dovranno essere raffreddati sotto il getto d'acqua corrente e poi successivamente conditi, in modo così da servire un pasto freddo; se preferite invece servirli ancora caldi potrete condirli con un classico sugo di pomodoro fresco.

Ingredienti
  • 300 gr di fagiolini
  • 1 spicchio d'aglio
  • 30 gr di mandorle
  • 500 gr di farina 1
  • 100 gr di farina di mais integrale
  • 100 gr di acqua
  • 4 uova
  • 4 pomodori a grappolo
  • 6 foglie di basilico
  • sale q.b.
  • olio evo q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    60 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    5 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i ravioli ripieni di fagiolini: procedimento

 

  • Lavare e pulire i fagiolini, quindi cuocerli in acqua bollente e a cottura ultimata scolarli tenendo però da parte l'acqua di cottura.
  • In una ciotola o su una spianatoia mescolare le due farine, aggiungere le uova e l'acqua e impastare fino ad ottenere un impasto non appiccicoso,
  • avvolgerlo nella pellicola alimentare e nel frattempo tagliare i fagiolini e le mandorle e mescolarli insieme all'olio e al sale,
  • con una sfogliatrice, o se si preferisce con un mattarello, spianare la sfoglia ottenendo uno spessore di un millimetro,
  • tagliarla in rettangoli e su essa adagiare un po' di farcia, coprire con altra sfoglia e premere con i polpastrelli intorno al ripieno in modo così da sigillare i bordi,
  • con una rotella dentellata o un coltello rifilare i bordi,
  • adagiare i ravioli sul piano di lavoro leggermente infarinato e nel frattempo
  • lavare i pomodori e il basilico, tagliare i pomodori in piccoli pezzi e spezzettare il basilico, qiuindi condirli con olio e sale,
  • riportare a bollore l'acqua di cottura dei fagiolini, allungandola con altra acqua se necessario, e cuocere al suo interno i ravioli per quattro minuti circa,
  • a cottura ultimata scolare e raffreddare sotto l'acqua corrente,
  • condire con i pomodori in precedenza preparati e servire subito.

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Ilaria Zizza

Tracce di latte vaccino nelle bevande vegetali OraSì: com'è potuto succedere? I lotti ritirati

Published in: Allerte alimentari

A renderlo noto sono state le due catene di negozi, che hanno ritiriato le due bevande vegetali dagli scaffali dei propri punti vendita per la presenza del latte, potenzialmente pericoloso per i soggetti allergici.

Il richiamo riguarda in particolare quelle del marchio OraSì di Unigrà con sede a Conselice (RA). Le bevande alla noce ritirate sono caratterizzate dai numeri di lotto 8019 e 8038 con date di scadenza 16/10/2018 e 04/11/2018, mentre le bevande alla nocciola ritirate sono contraddistinte dal lotto numero 8142, con data di scadenza 17/05/2019.

Le due bevande sono state ritirare da Cooperative Consorzio Nord-Ovest, Coop Alleanza, 3.0, Unicoop Firenze e Coop Tirreno, il ritiro è valido solo per alcuni punti vendita del territorio nazionale. 

Il ritiro per i punti vendita Simply al momento riguarda solo la bevanda alla noce.

"Il richiamo è rivolto alle persone allergiche al latte e derivati che sono invitate a non consumare il prodotto e riportarlo al punto vendita. Per le altre persone il prodotto può essere consumato" si legge sul sito di Coop.

Aggiunge inoltre OraSì con un post su Facebook che il richiamo riguarda anche il latte di soia al Cacao con lotto 8018 e scadenza 15/10/2018.

Da una parte l'azienda rassicura i consumatori non allergici, ma dall'altro ci siamo chiesti come possa essere finito del latte di origine animale nelle bevande vegetali. La spiegazione è semplice: OraSì è un marchio di Unigrà, azienda che per sua stessa definizione

"opera nel settore della trasformazione e vendita di oli e grassi alimentari, margarine e semilavorati destinati alla produzione alimentare, in particolare dolciaria".

Tra i suoi prodotti troviamo infatti anche strutto, creme e dessert, prodotti di gelateria di derivazione animale, ma anche olio di palma, un aspetto non di poco conto per chi sceglie di consumare bevande vegetali per motivi etici.

Per eventuali informazioni è possibile contattare [email protected] – tel 335-8302484.

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Francesca Mancuso

Cirmolo: tutte le proprietà e gli usi per valorizzare i benefici del pino cembro

Published in: Eco fai-da-te

Gli altoatesini, e tutta la gente che di montagna vive, lo sanno da generazioni, anche perché da sempre lavorano il suo legno, particolarmente morbido e tenero, che rientra a pieno titolo nell’artigianato delle Dolomiti. Letti, mobili, rivestimenti per stufe, cassapanche, giocattoli, sfere. Tutto in Alto Adige (ma il cembro cresce anche nel resto del Trentino, nel Cuneese, in Val d’Aosta e tra le valli torinesi) ha il profumo e il colore di questo arbusto.

Per quanto riguarda l'Alto Adige, dal 2004 nella Provincia di Bolzano esiste il Gruppo di Certificazione PEFC Südtiroler Bauernbund, che riunisce la maggior parte dei proprietari forestali a livello provinciale. Oltre alle foreste, esistono anche aziende (segherie, commercianti di legname, falegnamerie, distillerie di oli essenziali forestali) certificate secondo lo schema PEFC.

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Cos’è il pino cembro

Anche detto cirmolo o zirmo, il Pinus cembra L. è un albero sempreverde aghifoglie del genere Pinus, alto fino a 25 metri con chioma cilindrico-conica. La corteccia è grigiastra, sottile e liscia con tracce di resina nelle parti giovani, mentre nelle parti adulte appare rugosa.

Cresce a partire dai 1200 metri di quota fino al limite superiore dei boschi di conifere subalpini, trovando condizioni ottimali tra i 1600 e i 2100 metri di altitudine. Si tratta di una specie longeva, il che vuol dire che può arrivare anche oltre i 300 anni, quando raggiunge la piena maturità, con diametri del fusto superiori a 40 centimetri. I cinque aghi distinguono questo pino dagli altri presenti nelle stesse zone.

La curiosità

Non avendo ala ed essendo pesanti, strano modo hanno i semi di pino cembro per diffondersi: non per il vento, ma grazie al lavoro della Nocciolaia, un corvide che da settembre estrae i semi dai coni e li nasconde nel terreno per farne scorte alimentari. E ci sono volte in cui la Nocciolaia dimentica dove ha posizionato i semi, che hanno così tutto il tempo per germogliare.

Usi del pino cembro

Il cirmolo e il suo legno è utilizzato soprattutto negli arredi e per le sculture artigianali (sono molto note quelle della Val Gardena), per usi alimentari (immancabili i pinoli nello strudel!) e per prodotti cosmetici naturali.

Inoltre è usato nei rimboschimenti di protezione e negli interventi di recupero ambientale e consolidamento di versante, è usato nei parchi come arbusto ornamentale, soprattutto dove il clima è temperato o freddo, e sotto forma di olio essenziale o di corteccia (famosissimi i cuscini). 

Benefici del pino cembro

Se viene chiamato “Albero del sonno” ci sarà un motivo. Questo pino avrebbe infatti proprietà altamente rilassanti, così come sarebbe anche in grado di alleviare i dolori muscolari. Il suo profumo aiuta inoltre a decongestionare le vie respiratorie. Tutte caratteristiche già ben note agli antichi Romani, che ne sfruttavano le capacità balsamiche, terapeutiche e antibatteriche, tanto da attribuire al cirmolo l’epiteto di “regina delle Alpi”.

Anche studi scientifici hanno poi confermato quanto il pino cembro (che contiene vitamina C, resina, trementina, pinosilvina) abbia effetti positivi sul benessere psicofisico e sulla salute dell’uomo: tra le sue proprietà ci sarebbero anche le capacità di migliorare la circolazione sanguigna, regolarizzare il battito cardiaco e di stimolare la mente e il corpo.

Ricapitolando, ecco tutti benefici del pino cembro:

1. Favorisce il sonno

Il pino cembro viene consigliato spesso nei casi di insonnia o di sonno agitato e può andar bene anche per la nanna dei i bambini, che nei primi anni di vita hanno un ritmo sonno-veglia decisamente meno costante. Per questo motivo, basta una goccia di olio essenziale di pino cembro su un batuffolo di cotone e metterlo vicino al letto del bambino, evitando il contatto diretto

2. Rilassa

Avete mai provato a entrare in una stanza arredata con il legno di pino cembro? Il profumo che emana grazie ai suoi oli essenziali e i toni che dona infondono una sensazione di tranquillità e di equilibrio in tutto l’ambiente. Allo stesso modo, versate poche gocce di olio essenziale in un bagno caldo e ne sentirete subito i benefici. Rallenta, inoltre, il battito cardiaco

3. Allevia i dolori muscolari

Contro dolori muscolari, stiramenti o contusioni, fate un mix di olio di sesamo e di oli essenziali di cembro e di timo e massaggiate sulla parte interessata

4. Espettorante

Dal prezioso effetto balsamico, l’olio di cirmolo può essere usato anche per preparare dei suffumigi versandone poche gocce in acqua molto calda

5. Antitarmico

Allo stato fresco, il pino cembro protegge anche da tarme e scarafaggi

6. Aiuta l’intestino

Come i pinoli del pino comune, anche quelli del pino cembro sono ricchi di grassi buoni, proteine, fibre, amminoacidi, vitamine e sali minerali. Sono molto utili per intestino e stomaco

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Germana Carillo

Ecco come la presenza e le coccole della mamma favoriscono lo sviluppo cerebrale del bambino

Published in: Speciale bambini

 A dirlo sono i ricercatori del Nathan Kline Institute di Orangeburg, negli Stati Uniti, che in una ricerca hanno mostrato una connessione diretta tra la cura materna e la produzione del neurotrasmettitore serotonina, due fattori noti per essere coinvolti in modo cruciale nello sviluppo del cervello.

La presenza di una madre e le sue attenzioni, cioè, possono avere effetti immediati e a lungo termine sul cervello in via di sviluppo del suo bambino modulando il sistema di serotonina, nota soprattutto per essere l’ormone responsabile del buonumore: più serotonina abbiamo in circolo, maggiore sarà il nostro grado di appagamento, soddisfazione e benessere psicofisico.

Via libera a sdolcinati approcci col nostro piccolo (ma anche in famiglia in generale), quindi: d’altronde, le coccole erano già note per essere capaci di una chiara traccia nei geni dei piccoli, influenzando la loro crescita. Inoltre già un'altra ricerca aveva della Washington University aveva dimostrato come alimentare i propri bambini in età prescolare con tanto tanto amore garantirebbeo loro una crescità più robusta in strutture celebrali connesse con apprendimento, memoria e risposta allo stress.

In questo studio, registrando in modalità wireless l’attività cerebrale durante l’interazione con la madre, gli studiosi guidati da Catia Teixeira hanno fornito prove di una connessione diretta tra la cura materna e la serotonina del neurotrasmettitore. La presenza della madre aumenterebbe l’attività nella corteccia prefrontale dei più piccoli, una regione del cervello in via di sviluppo ricca di recettori della serotonina. Il blocco di questi recettori sarebbe in grado di neutralizzare di contro questo effetto.

Il risultato? Pare scontato, ma il contatto materno, così come il sistema di serotonina, è il più importante “regolatore dell’attività neuronale nel cervello in via di sviluppo”. In mancanza della mamma e del suo calore, il cervello "deraglia" nel vero senso della parola, con più difficoltà nel percorso della crescita.

Senza mamma non si cantano messe: prendetelo, coccolatelo, tenetelo in braccio e, soprattutto, siate presenti!

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Germana Carillo

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