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Le ragazze italiane conquistano le Olimpiadi di matematica: 4 medaglie e 1 menzione

Published in: Speciale bambini

Si sono concluse lo scorso sabato a Firenze le EGMO, European Girls’ Mathematical Olympiad 2018, che quest'anno si sono svolte nel capoluogo toscano. Giunte alla settima edizione, le Olimpiadi sono state ospitate per la prima volta in Italia, organizzate dal Ministero dell’Istruzione e dall’Unione Matematica Italiana. Vi hanno preso parte le ragazze delle scuole secondarie di II grado.

E il debutto non poteva finire in maniera migliore. L’edizione 2018 dell’EGMO è stata da primato, con 196 concorrenti provenienti da tutta Europa e da molti altri Paesi del mondo ma, per la prima volta, anche da Australia, Canada, Bolivia, Mongolia e Perù (la squadra con l’età media più bassa).

Mercoledì e giovedì si sono svolte le prove, che hanno visto la squadra italiana distinguersi in una competizione a base di problemi rompicapo, algebra astratta, teoremi di geometria, combinatoria e teoria dei numeri.

Le vincitrici italiane delle Olimpiadi Europee Femminili 2018

Una vecchia conoscenza delle olimpiadi, Maria Chiara Ricciuti di Asti, ha conquistato il bronzo. Lo aveva fatto anche lo scorso anno. Altra medaglia di bronzo è andata a Linda Friso di Padova. Anche Linda lo scorso anno aveva fatto parlare di se ottenendo una menzione d’onore. Maria Chiara e Linda sono infatti alla loro terza partecipazione all’EGMO, le due “veterane” della squadra italiana.

Al debutto internazionale invece Giorgia  Benassi di Carrara e Maria Bevilacqua di Avellino, che hanno conquistato un altro bronzo. Infine, menzione d’onore a Sabrina Botticchio di Brescia che ha ottenuto un punteggio pieno in uno dei problemi.

Oltre alle gare individuali di mercoledì e giovedì, sabato si è tenuta in via sperimentale una gara a squadre di nazionalità miste. L’Italia, assieme alla Lituania, si è classificata al quarto posto, dietro Stati Uniti e Ucraina, Polonia e Israele, Messico e Perù.

“Il risultato raggiunto dalle nostre ragazze è per noi motivo di orgoglio. Voglio complimentarmi con le nostre campionesse per essere riuscite ad affermarsi in una competizione così impegnativa”, ha detto la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli. “A loro chiediamo di continuare in questo percorso e di tenere alto il testimone. Chiediamo di continuare ad essere un esempio. Con il loro impegno e la loro passione hanno dimostrato concretamente che la matematica e le discipline scientifiche non hanno nulla a che fare con il genere, che non c’è niente che una ragazza non possa fare se studia, va a fondo, si impegna”.

La prossima edizione delle Olimpiadi si terrà a Kiev, in Ucraina. Siamo certi che le giovani matematiche italiane ci regaleranno altre medaglie.

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Francesca Mancuso

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Gli amanti dei dolci ingrassano meno. Il segreto in un gene

Published in: Alimentazione & Salute

È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Exeter, nel Regno Unito, che ha evidenziato la variazione di un gene, il cosiddetto “FGF21”, legata proprio alla passione per i dolci.

Già nel 2013, la variante genetica del gene FGF21 - un allele presente nel 20% della popolazione europea - si scoprì essere legata a una maggiore propensione per i cibi ricchi di carboidrati (zuccheri), come pasta, pane, alcol e dolci. Per questo motivo, gli scienziati della Scuola Medica dell’università inglese hanno deciso di indagare a fondo sugli effetti delle diverse varianti di questo gene, aprendo la strada alla eventuale messa a punto farmaci in grado di contrastare diabete e obesità.

Analizzando i dati di 500mila cittadini britannici inclusi nella UK Biobank, un database volto a incentivare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento di determinate malattie fornendo dati per la ricerca basata sulla popolazione, i ricercatori hanno scovato molte associazioni tra la presenza del gene e lo stato di salute delle persone.

“Siamo rimasti sorpresi dal fatto che la versione del gene associata al consumo di più zucchero sia associata a una riduzione del grasso corporeo”, afferma Timothy Frayling, un genetista molecolare dell’Università di Exeter e primo autore dello studio che ha esaminato, tra i parametri messi nel mirino, soprattutto il peso, la pressione sanguigna, la distribuzione del grasso corporeo. Il dato che ha stupito di più è stato proprio il minor grasso corporeo in presenza della variante genetica comune di FGF21, quella di tipo A.

“Ciò contrasta con l'attuale percezione che mangiare zucchero fa male alla salute. Può ridurre il grasso corporeo perché lo stesso allele comporta anche un minor consumo di proteine e grassi nella dieta”, ha aggiunto Frayling.

Ma questi non sono gli unici dati rilevati dai ricercatori. L’ormone FGF21, che è prodotto principalmente nel fegato, ha molteplici funzioni: agisce sull’ipotalamo del cervello per sopprimere l’assunzione di zucchero e alcool, stimola l’aggiornamento del glucosio da parte delle cellule adipose e agisce come un sensibilizzatore dell’insulina. L’analisi ha dimostrato che, sebbene la “versione A” del gene FGF21 porti a un maggiore consumo di zuccheri e alcol, essa è da associare anche a una pressione sanguigna più alta e a un rapporto vita-fianchi più alto.

In pratica, anche se si registra una minor percentuale di grasso corporeo, quello rilevato si concentra soprattutto nella parte addominale invece che su glutei, cosce e fianchi, e potrebbe essere dunque anche più dannoso per la salute. Inoltre, seppur di poco, chi presenta questa variante genetica ha in media una pressione sanguigna più elevata.

Che scopo ha allora questo studio? Senz’altro, dicono gli autori, è utile a scoprire alcuni aspetti genetici e biologici dell’obesità, partendo proprio dall'analisi delle diverse varianti di FGF21. Noi intanto? Non esageriamo con gli zuccheri e prestiamo sempre e comunque attenzione alla nostra dieta. Ricordatevi che un regime alimentare equilibrato è fondamentale per non incappare in problemi di salute.

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Germana Carillo

Riso venere con crema di asparagi e fave fresche

Published in: Ricette

Questa varietà di riso nero è coltivata nella nostra penisola, in pianura padana ed è ricca di sali mirali, povera di sodio e ad essa vengono attribuite anche proprietà afrodiasiche, da qui quindi il riferimento del suo nome alla Dea dell'amore.

E' possibile preparare questa ricetta suddividendo in diversi momenti le varie fasi di cottura. Il riso venere con crema di asparagi e fave può essere servito sia caldo che a temperatura ambiente.

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  • Tempo Preparazione:
    10 minuti
  • Tempo Cottura:
    40 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare il riso venere con crema di asparagi e fave: procedimento
  • Sciacquare e pulire gli asparagi;
  • sbucciare l'aglio,
  • tagliare a pezzi gli asparagi e tenere da parte le punte,
  • mettere i gambi appena tagliati in una padella con l'aglio e l'olio, rosolare, coprire d'acqua e cuocere fin quando gli asparagi non diverranno morbidi,
  • a cottura ultimata scolarli con una schiumarola e metterli in un un robot da cucina per farne una purea, quindi regolare di sale e tenere da parte.
  • Nella padella di cottura aggiungere ora il riso, tostarlo insieme alle punte degli asparagi, regolare di sale,coprire d'acqua e portare a cottura mescolando di sovente ed aggiungendo altra acqua qualora occorresse,
  • nel frattempo sgranare le fave.
  • Quando il riso sarà cotto e si sarà quindi consumata l'acqua di cottura,
  • si potrà impiattare la pientanza servendo ad esempio il riso su un letto di crema di asparagi guarnendo poi con le fave e le punte di asparagi, oppure si potrà mescolare la crema con il riso, le punte e le fave.

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Ilaria Zizza

Investito e ucciso il lupo disabile del parco di Castel di Guido

Published in: Animali

I lupi continuano ad essere in pericolo e sempre più spesso siamo costretti a raccontarvi di episodi macabri; dopo il lupo ucciso e appeso alla fermata dell’autobus, questa volta a morire è un piccolo esemplare disabile.

E’ successo nella mattinata di martedì 10 Aprile, quando all’Oasi Lipu Castel di Guido è giunta la segnalazione del rinvenimento di un lupo senza vita.

“Appena giunti sul posto, non abbiamo potuto fare altro che constatare il decesso dell’animale, che si è rivelato ben presto essere il giovane lupo più debole della famiglia. Al grande dispiacere per la morte dell’animale si è subito aggiunta la rabbia per le evidenti cause NON NATURALI del decesso”, scrive DeLorenzis sulla pagina Facebook dell’associazione.

Ben presto, infatti, si è arrivati alla verità: il lupo è morto a causa di un trauma da impatto probabilmente a seguito di un investimento. 

“Abbiamo prontamente avvertito gli organi competenti (CC forestale, ASL territoriale Roma1) con i quali abbiamo cercato di ricostruire la dinamica dell’accaduto. In seguito il corpo dell’animale è stato recuperato dall’ASL e trasferito all’IZS di competenza per le necessarie analisi necroscopiche e genetiche. I primi risultati degli esami autoptici hanno confermato il decesso per un forte trauma contusivo per probabile investimento”, continua.

Da qui chiaramente l’Oasi Lipu ha fatto qualche considerazione.

“Difficile credere che sia stato un incidente privo di intenzionalità. Appare infatti poco credibile che su una strada sterrata dove la velocità è fortemente inibita dal fondo accidentato, peraltro lungo un rettilinio che garantisce una visione di profondità, non sia stato possibile evitare un animale che, per le sue condizioni fisiche di disabilità, si muoveva molto lentamente. A rafforzare questa ipotesi l'assenza di segni di frenata sul terreno fangoso, dove invece erano ben leggibili le impronte degli pneumatici”.

Ma non solo, l’investimento probabilmente è avvenuto nelle ore notturne e all’alba e questo secondo l’associazione solleva ancora una volta  ‘il grave problema di gestione della fruibilità nell’Azienda Agricola Castel di Guido’.

“I vari accessi carrozzabili nella proprietà dell'Azienda infatti sono formalmente inibiti al transito di mezzi non autorizzati anche attraverso l'esistenza di cancelli e sbarre. Sistematicamente in questi anni e ultimamente in modo continuativo da oltre 6 mesi però, i vari accessi restano completamente aperti, favorendo l'intrusione senza controllo di chiunque”, scrive ancora la responsabile. 

“Come abbiamo innumerevoli volte documentato, informandone anche le forze dell'ordine, i transiti soprattutto notturni molto spesso coincidono con scorribande di bracconieri e non si può certo escludere che questa volta qualcuno di questi criminali abbia utilizzato la sua macchina come mezzo di caccia piuttosto che il fucile, accanendosi tra le altre cose sull' elemento più fragile del branco che non ha avuto nemmeno la possibilità di usare la fuga come difesa”.

Qualunque siano state le dinamiche purtroppo rimane solo un’unica verità, ancora una volta gli animali sono vittime della mano dell’uomo. Quel piccolo lupo disabile accudito e protetto dal branco, è stato ucciso barbaramente e senza alcun motivo.

 “Tutto questo corrisponde da una parte la truce CRUDELTA' di alcuni appartenenti alla specie umana e dall'altra l'INDIFFERENZA di chi ha la responsabilità di gestire un territorio tanto prezioso datogli in affidamento”.

Come sappiamo uccidere un lupo costituisce un reato, per questo l'associazione ha avvertito gli organi competenti e sporto denuncia contro ignoti.

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Dominella Trunfio

Il lavoro da sogno che ti fa vivere su un'isola della Cornovaglia con un castello medievale

Published in: Lavoro & Ufficio

Situata nella Mount's Bay, nella zona occidentale della Cornovaglia, in Inghilterra, l'isola si trova di fronte alla cittadina di Marazion con cui è collegata tramite traghetto. Sicuramente lo avrete già notato. St. Michael's Mount somiglia molto, non solo per via del nome, alla bellissima Mont Saint-Michel della Normandia, in Francia, ogni anno meta di turisti vista l'eccezionale ampiezza delle maree (circa 14 metri di dislivello) che letteralmente isola la località.

E la somiglianza è tutt'altro che casuale. Anche l'isola inglese, come quella francese, è un luogo dedicato all'arcangelo Michele, che secondo la leggenda sarebbe apparso nel 495. Successivamente venne costruita l'abbazia che ne porta il nome poi sostituita nel XVI secolo dalla fortezza oggi ancora presente.

Luoghi da sogno, mete molto amate dai turisti. L'anno scorso, l'isola inglese ha ricevuto qualcosa come 350.000 visitatori. St. Michael's Mount è una delle attrazioni iconiche della Cornovaglia.

Per questo, è alla ricerca di un responsabile in grado di guidare e motivare un team per raggiungere i più alti standard di esperienza del visitatore.

“Lavorando con la marea e il meteo, sarai un pianificatore logistico organizzato e lungimirante che vive di sfide e dell'avventura di lavorare in un luogo così unico. Con la responsabilità del viaggio dei visitatori dai parcheggi al castello e la gestione di oltre 30 impiegati stagionali, sarai un abile multitasker con eccezionali capacità organizzative” si legge nell'annuncio.

Il compenso va da 24.000 a 29.000 sterline (27.000-33.000 euro circa) ed è offerto anche l'alloggio sull'isola.

“Giganti, sirene, miracoli e altro hanno lasciato la loro impronta. Tutto quello che devi fare è mettere piede sull'isola, guardare e ascoltare. Chissà cosa scoprirai” si legge sul sito ufficiale.

Siete pronti a farlo? Qui tutti i requisiti richiesti

Per candidarvi occorre compilare il modulo di richiesta sottostante e inviarlo a caroline.cutmore@stmichaelsmount.co.uk

Se siete interessati fate presto, c'è tempo solo fino a domani mattina alle 9.

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Francesca Mancuso

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Salviamo il Ginkgo biloba di Roma strozzato da una grata

Published in: Natura & Biodiversità

E’ stato condannato a morire dopo una lunga agonia? Ci auguriamo di no, anche se fino adesso le voci dei cittadini  e quella di Antimo Palumbo, storico degli alberi e presidente dell'associazione Adea Amici degli alberi che da tempo preme su un cambiamento, sono rimaste inascoltate.

Il Ginkgo biloba che vedete in queste immagini è stretto in una grata che lo deteriora rendendo difficile la sua sopravvivenza. 

“Gli amministratori (coloro che tra un po' festeggeranno la festa degli alberi, mi chiedo con che faccia potranno farlo,sic.) sono latitanti. Anche dopo avere girato un video ormai qualche anno fa,pubblicato numerosi post nel nostro gruppo, inviato su suggerimento di un'amica (per la serie pensiamo positivo) una mail disperata all'assistente del responsabile di turno "la prego faccia qualcosa" (vedrai vedrai lui è bravo ti risponde e farà qualcosa) quell'albero sta lentamente morendo strozzato da una grata di ferro. Povero”, scrive Palumbo su Facebook.

Come sappiamo il Ginkgo biloba  era l'albero preferito da Goethe, uno dei primi a rinascere dopo la bomba di Hiroshima, un albero preistorico (reperti fossili sono stati trovati in rocce del Giurassico e del Cretaceo). 

“I quotidiani romani (ormai questo è un dato sotto gli occhi di tutti) parlano degli alberi solo quando questi cadono. Un albero che muore strozzato con una morte crudele non è argomento per i giornali della capitale. Così magari tra qualche tempo (spero il più tardi possibile) potremo leggere gli articoli sul Ginkgo biloba caduto (o ancora peggio tagliato) in via Laurentina. A questo punto non ci rimane che pregare per le sorti di un albero (che ha resistito alla bomba di Hiroshima ma sta soccombendo a Roma grazie a degli amministratori ignoranti) accumulando nei neuroni della nostra memoria altra rabbia e tristezza per aver compreso chi sono questi amministratori, coloro che oggi stanno governando le sorti della nostra città. . Povero Ginkgo, povera Roma e poveri romani”, chiosa Palumbo.

 

Questo il video girato ad aprile di due anni fa:

Cosa puoi fare tu per salvarlo

Lo scorso anno sembrava che qualcuno si fosse interessato alla questione, ma poi non è stato fatto nulla, per questo l’associazione invita tutti a creare un tam tam mediatico.

Chiunque passi vicino all’albero deve scattare una foto del tronco e della grata che lo imprigiona e inviarla alla mail dell'assessorato all'Ambiente di Roma, assessorato.ambiente@comune.roma.it

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Dominella Trunfio

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Forest Bathing e non solo: in Trentino luoghi e percorsi per guarire con la natura

Published in: Trentino Alto Adige

Proprio così. Perché in Trentino, con i suoi più di mille alberi per ogni abitante e con un terzo del suo territorio inserito in parchi naturali e in aree protette, non ci si può non coccolare in mezzo a un mondo verde e gigantesco, nel sapore più ancestrale di un benessere che viene da Madre Terra.

È per mille motivi, dunque, che il Trentino è il luogo ideale per ritrovare il proprio equilibrio psicofisico, grazie a pratiche come il Forest Bathing, lezioni di meditazione o camminate a piedi nudi. Ovviamente qui nulla è lasciato al caso: percorsi appositi sono stati creati per vivere immersioni e passeggiate nel migliore dei modi possibili, così come non manca l’offerta di hotel e agriturismi con tanto di arredi o camere rivestite in legno di cirmolo.

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Il Forest Bathing, guarire nelle foreste Bosco © Foto Trentino - Pillowlab

Letteralmente “bagno nella foresta”, il Forest Bathingsi ispira allo Shinrin-yoku, la pratica di guarigione giapponese che segue un unico scopo: trarre giovamento dall’atmosfera che dona la foresta, attraverso una vera e propria immersione nel verde, per godere dei benefici che la natura dà alla nostra salute.

Se in Giappone è uso comune prescrivere ai pazienti un “bagno nella foresta” un motivo ci sarà! Passeggiare tra gli alberi riduce lo stress, rafforza il sistema immunitario e fa ritrovare il buonumore e tutte le energie necessarie. In più, contribuisce a diminuire la pressione arteriosa e i battiti cardiaci, oltre ad alleviare gli stati depressivi.

Tutti in Trentino, quindi, dove, soprattutto in estate, molte piante benefiche, come faggi e betulle, si trovano al massimo del loro sviluppo fogliare. Ma anche le essenze di conifere come pini e abeti sono in grado di apportare benefici balsamici, soprattutto al sistema respiratorio.

© Parco Arciducale di Arco

Il primo percorso dedicato al Forest Bathing in Trentino sarà inaugurato a giugno 2018 a Fai della Paganella in una splendida faggeta. Nel frattempo è possibile provare l’esperienza in modo autonomo oppure abbinare l’esperienza a un pacchetto degli hotel del benessere Vitanova, che propongono le Settimane del Benessere:

Una vacanza “Digital Detox” all'Alpenrose, Pejo

Un Naturhotel all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, dove il segnale del cellulare e le reti Wi-Fi sono scarsissimi. Unico rumore è quello del ruscello, per un riposo davvero “disintossicante” privo di radiazioni elettromagnetiche.

Natural Detox all’Hotel Rabbi, Rabbi

Ogni giorno un’attività Natural Detox per rigenerare corpo e mente: boscoterapia con abbraccio degli alberi, respirazione alla cascata del Ragaiolo sul ponte sospeso, camminata a piedi nudi nel percorso Kneipp di Valorz, nordic walking alle Cascate di Saent, ginnastica del risveglio, stretching dei meridiani, peeling alpino nel bagno turco…

Trekking del Benessere al Pineta, Pineta hotels nature wellness Resort, Coredo

Muoviti, ricaricati, esplora, rigenerati, le parole chiave per questa vacanza all’insegna del benessere del corpo nella Valle di Non.

Camminare a piedi nudi © Barefoot - Foto M. Gasparin

Migliora equilibrio e postura, riattiva la microcircolazione, rafforza i muscoli, riduce il gonfiore alle gambe, mette in pace con il mondo: il Barefooting, ossia l’arte di camminare a piedi scalzi, è una miscela esplosiva di benefici. Figuriamoci se fatto tra le soleggiate montagne del Trentino!

Qui si può provare il barefootwalking con l’aiuto degli operatori dei Parchi naturali, ma anche in autonomia in percorsi costruiti appositamente, dove si può camminare su diversi terreni naturali, sempre immersi nei boschi, respirando le essenze di legni e fiori.

A Moena, in Val di Fassa, sul percorso posturale-sensoriale creato da Tom Perry, il famoso alpinista scalzo, si può camminare su muschi, felci, sabbie, acqua e corteccia d’abete. Al Parco di Paneveggio Pale di San Martino sarà Andrea Bianchi a farvi passeggiare senza scarpe tra le piante secolari di Villa Welsperg.

Barefoot © Foto Trentino - Pillowlab

Ma il Trentino è anche sinonimo di percorso Kneipp all’aperto che, in Val di Sole, sfrutta i principi salutari dell’idroterapia grazie alle acque del rio Valorz da cui si alimenta, arricchito di materiali naturali come ciottoli, erba, corteccia e legno. Infine, anche l’Hotel Cavallino Lovely di Andalo propone unasettimana di vacanza all’insegna del benessere all’aria aperta, che include anche yoga e passeggiate a piedi nudi.

Relax con il legno di cirmolo © Chalet Alpenrose - camera in cirmolo

Il Pino cembro, o cirmolo, che cresce tra i 1800 e i 2000 metri, è il re delle foreste trentine. La sua essenza, profumata e unica, è utilizzata da secoli per rivestire le camere da letto o per creare mobili pregiati. E, di volta in volta, anche hotel, chalet e garnì, ne hanno fatto un elemento fondamentale per regalare agli ospiti dei soggiorni indimenticabili.

Perché è così favoloso il pino cembro? Per la sua essenza dalle strabilianti proprietà benefiche: sarebbe ormai certo che ha potere rilassante, allontana lo stress, abbassa la frequenza dei battiti cardiaci, concilia il sonno, possiede proprietà antibatteriche ed è indicata a chi soffre di allergie.

© Chalet Fogajard - camera in cirmolo

Diversi sono gli alberghi e le strutture ricettive che in Trentino offrono camere e suite speciali con rivestimenti in legno di cirmolo. C’è solo l’imbarazzo della scelta!

Yoga in alta quota © Rifugio Roda di Vael - Yoga sulle Dolomiti

Sulle Dolomiti respirare, meditare e rigenerarsi è un’esperienza che non bisogna lasciarsi sfuggire. Qui, tra queste vette, lo yoga si trasforma nell’attività ideale per completare tutto il vostro percorso di rilassamento. Mente e corpo serenamente ricongiunti all’aperto in Trentino: cosa si vuole di più?

© visitfiemme.it Foto orlerimages

All’Hotel Vioz di Pejo la signora Edi è pronta a farvi scoprire le tecniche di rilassamento e meditazione yoga, utili anche per affrontare la montagna. Al Brunet The DolomitesResort, lo Yogafitness®, innovativo programma di allenamento, riunisce le discipline contraddistinte da uno stretto rapporto tra mente e corpo e le attività di fitness che vengono proposte quotidianamente nelle palestre, mentre all’hotel Azalea di Cavalese, in Val di Fiemme, la maestra Denise vi guiderà in un rigenerante weekend di benessere en plein air, tra yoga, passeggiate e oli essenziali. E, più in alto di tutti, il Rifugio Roda di Vael, situato sulla Sella del Ciampaz a quota 2283 m s.l.m., offre un esclusivo weekend per ritrovare benessere fisico, equilibrio mentale ed energia, nel cuore del Catinaccio-Dolomiti.

Buon relax!

Germana Carillo

Foto cover: Barefoot © Foto Trentino - Pillowlab

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Albania: le 10 più belle spiagge del Sud (costa ionica)

Published in: Spiagge

Montagne a picco sul mare, natura incontaminata e acqua del mare cristallina, non a caso negli ultimi anni, per via delle sue spiagge l’Albania è diventata una delle mete più gettonate.

Vi abbiamo parlato delle spiagge più belle della costa adriatica, adesso tocca a quella ionica che a detta di molti è anche quella più turistica, perché accanto a mare e sole ci sono anche tanti suggestivi luoghi e paesi fantasma da visitare.

Di spiagge albanesi ce ne sono tantissime e sarebbe stato impossibile fare un elenco di tutte, ne abbiamo scelte dieci: ecco le spiagge più belle della costa ionica albanese.

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Ksamil

Ksamil è stata ribattezzata come la perla dello Ionio e sorge davanti all’isola di Corfù e a pochi chilometri dal confine greco. Da qui è veramente facile raggiungere Saranda, la Rimini dell’Albania. In questa spiaggia della costa ionica si trovano isolette raggiungibili con una nuotata o un giro in barca, lasciandovi alle spalle il Parco Nazionale di Butrinto, tra i più bei parchi archeologici dei Balcani, patrimonio dell’umanità Unesco.

Karaburun

Anche lo scenario di Karaburun è spettacolare perché offre tanti angoli nascosti. Accanto al litorale che circonda Valona, terza città del paese, troviamo il Parco Marino Nazionale. Da non perdere la baia di Grama, nascosta tra le pareti rocciose. A Karaburun, l’acqua è cristallina e ci sono molte calette isolate dai ciottoli bianchi. 

Porto Palermo

Porto Palermo è una piccola penisola sormontata da una roccaforte costruita da Ali Pasha di Tepeleni, politico e governatore di numerosi territori europei dell’impero ottomano, in onore della moglie, durante il 19esimo secolo. Questa spiaggia albanese è il luogo ideale per chi ama la natura selvaggia e non a caso viene spesso utilizzata come set cinematografico. Merita di sicuro una tappa per via del suo mare, ma anche del castello visitabile. 

Dhërmi

Una delle spiagge della costa ionica albanese più famose e quindi più affollata è quella di  Dhërmi, frequentata da locali e turisti attratti dalle sue meravigliose e pulite acque blu. Durante il tragitto incontrerete tantissimi bunker disseminati durante il periodo comunistaa causa dell’ossessione del dittatore Hoxha di un’eventuale invasione militare nel paese.

Borsh

Borsh è la spiaggia più lunga della costa ionica albanese, conta infatti ben tre chilometri di costa ed è il luogo ideale per chi vuole relax. La spiaggia è circondata da una natura lussureggiante composta per lo più da ulivi e agrumi. Chi ama passeggiare può farlo nel lungomare, chi invece dopo un tuffo vuole andare alla scoperta dell’arte bizantina può visitare il villaggio omonimo e il castello. 

Himare

Mare limpido e azzurro sono le caratteristiche della spiaggia di Himare che negli ultimi anni è diventato un luogo molto turistico. Qui troverete sassi per la maggior parte piccoli e tondeggianti e un accesso al mare graduale. Ci sono baie, ma anche tante strutture ricettive. La vera chicca è l'antica città fantasma sulla cima della collina, dove si possono ammirare le rovine del castello di Himare.

Palasa 

Palasa è una spiaggia libera e si trova dopo LLogora , nel sud di Valona, è un bellissimo tratto di costa solitario e incontaminato, dove difficilmente troverete strutture ricettive. Per questo è amata da chi vuole tenersi alla larga dal turismo di massa e chi da chi preferisce il contatto con la natura.

Qeparo

A Qeparo, la spiaggia di ciottoli ha invece un fondale sabbioso in acqua, è sicuramente un luogo rilassante, ma anche ricco di storia. A pochi passi c’è il vecchio paese oggi fantasma tra vicoli stretti e case in pietra. Certo per arrivarci bisogna fare una bella scarpinata, ma ne vale la pena.JalëJalë si trova in un piccolo golfo e ha un litorale fatto di ciottoli bianchi. Circondata da bar e ristoranti, è una spiaggia molto turistica ed affollata. Il mare azzurro con il suo accesso graduale è ideale per i bambini.

Gjipe

Gjipe  è una delle spiagge più selvagge dell’Albania, raggiungibile con una camminata di circa 30 minuti sotto il sole su un sentiero di terra rossa lungo 1,5 km, che scende giù per le montagne. Acqua pulita e color smeraldo, Gjipe è incastonata tra le scogliere rocciose e durante la giornata, grazie alla luce del sole, cambia colore.

Vuno

La spiaggia di Vuno è incastonata tra le montagne dei litorali di Gjipe e Jalë e vanta uno splendido villaggio di casette in pietre. Qui il tempo sembra essersi fermato, la natura è incontaminata e la zona non è affollatissima, non avrete così il rischio di non sapere dove stendere il vostro telo. 

 

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Dominella Trunfio

La preghiera è la via del cuore, se troviamo il coraggio di darle retta

Published in: Mente & Emozioni

C'è sempre, “dietro”, un obiettivo, diretto, chiaro: una produzione, un evento, una situazione spiacevole da eliminare e una positiva, desiderata, ambita, da ottenere. Oppure – al contrario - non si prega, ritenendola un'attività inutile, frutto di credenze e superstizioni, un mero rifugio consolatorio davanti alle avversità, espressione di debolezza che si realizza nel chiedere a qualcun altro di fare quello che non siamo capaci di realizzare noi; in ogni caso inutile.

Ma è davvero così?

Forse il punto da cui ripartire, per considerare la preghiera, come spiega Fausto Carotenuto – studioso di Scienza dello Spirito e fondatore di Coscienze in Rete - è un altro:

La preghiera è la via del cuore; se troviamo il coraggio di dargli retta - ci spinge in un’altra direzione: la sua profonda saggezza interiore sa che nei momenti difficili rivolgersi al Cielo non è una perdita di tempo, non è un vacuo fantasticare ma per indagare sul suo valore bisogna partire, almeno come ipotesi, dall'idea che dietro alle apparenze materiali esista un mondo spirituale (e poi fare delle prove, vedere il risultato; se rifiutiamo l'idea in partenza come superstizione o se non proviamo nelle condizioni giuste non sapremo mai se è una realtà oppure no). Di questo mondo noi siamo parte come gocce di divinità inserite in un complesso meccanismo cosmico, in un lungo percorso evolutivo e di crescita in cui siamo assistiti – in vari modi – dall'intelligenza universale e da esseri che, nella scala evolutiva spirituale, sono più avanti di noi (le grandi guide dell'umanità e poi gli angeli). Ed ecco allora che – in questo scenario - il senso, autentico, della preghiera diventa un altro: stabilire un ponte con il mondo spirituale, metterci in collegamento con i cari che ci hanno lasciato e vivono nella nostra vera Casa, aumentare la nostra frequenza vibratoria e rafforzare le parti amorevoli della nostra anima”.

Tornare lì, in quello spazio originario, permette – tra le altre cose – di ritrovare il senso di quello che capita anche là dove la “ragione”, la cultura materialista, i pensieri e le comprensioni razionali non sanno dare risposte credibili; anche là dove resta solo dolore incomprensibile, depressione, assenza di speranza. Allora la preghiera diventa “strumento potente e al tempo stesso delicato della nostra coscienza, capace di incidere nella nostra realtà interiore, in quella degli altri, nell'ambiente intorno a noi”.

Va da sé che l'atto del formulare la preghiera da solo non basti. “Come” lo facciamo determina la differenza, come spiega Fausto Carotenuto nel suo piccolo ma ricco libro “La preghiera”, per le Edizioni Il Ternario: al di là di una preghiera fatta sul momento, davanti ad una situazione od un pensiero che può sorgere in qualunque situazione, è importante entrare in una condizione di “silenzio”, “fuori dal mare e dal fragore delle sensazioni e dei pensieri ordinari che avvolgono l'io, per poter scendere nella propria interiorità, nella “stanza segreta”.

Allora si potranno formulare con maggiore forza le proprie “richieste”: una preghiera del cuore, che corrisponde ad un abbandono nelle braccia della Madre Celeste; una preghiera del cuore e della mente (ma, in questo caso, la mente può indirizzarla verso azioni/soluzioni per il bene o guidate dall'egoismo, dalla ricerca del mero interesse personale) oppure una preghiera cosciente (“è quella giusta e utile nella nostra epoca – precisa Carotenuto – perchè ci consente di crescere in modo più rapido e affrontare le sfide pressanti cui è chiamata la nostra interiorità”).

La preghiera cosciente può essere: semplice presenza in uno stato meditativo; libero pensiero, formulato spontaneamente oppure può interpretare, vivere, risentire il significato autentico delle parole che la tradizione ci ha tramandato. Carotenuto nel suo libro “traduce” l'articolato insegnamento esoterico che si cela nel “segno della croce” e nelle nostre preghiere più note come il Padre Nostro, il Gloria, l'Ave Maria, l'Angelo di Dio e l'Eterno Riposo. Recitarle, dopo, non sarà più la stessa cosa.

Va bene il pregare. E così sia. Ma se poi non produce i risultati aspettati (e come dimostra la ricerca scientifica, molte volte funziona ma forse ancora più spesso non funziona o quantomeno i risultati sono controversi)? La verità è che – dal punto di vista della funzione della preghiera - questo tipo di domanda e osservazione sono fuori contesto. Non che ci sia di che stupirsi: siamo abituati a misurare le nostre azioni in termini di azione/reazione, costi e benefici rispetto ai desiderata del nostro ego, a quello che ci piace o non piace, di cui abbiamo o no voglia. E la scienza attuale è la capofila di questo tipo di atteggiamento.

La preghiera ci chiede invece di spostarci di visione. Ci porta in un'altra realtà, in un altro linguaggio e sfida: quella della nostra crescita spirituale.

Osservando quello che succedo dopo che abbiamo pregato, non ci sembra affatto di essere stati esauditi e allora perdiamo fiducia in questo strumento – osserva Fausto Carotenuto - ma la verità è che se venissero esaudite questo rallenterebbe la nostra crescita”.

Immaginiamo una coppia di genitori che porta il figlioletto in gita, al laghetto. Guardando il cielo si rendono conto che sta arrivando un temporale: sanno, grazie alla loro esperienza in generale e per la conoscenza del posto che il laghetto, con la pioggia, è soggetto a piene improvvise e pericolose e quindi è bene non restare in quel posto. Il bambino ovviamente non lo sa e vuole fermarsi al laghetto a giocare ancora un po', prega e supplica i genitori. Mamma e papà non potranno esaudire la sua preghiera perché non farebbero il suo bene, lo portano via subito anche se il bambino comincia a piangere e pensare che siano proprio cattivi: “questo è spesso il nostro rapporto con il mondo spirituale: quando ci sembra che le nostre preghiere non vengano ascoltate è perché l'esaudirle ci farebbe del male, rallenterebbe o bloccherebbe la nostra crescita”. Ma, naturalmente, le preghiere vengono anche esaudite: succede quando questo è utile per noi (da un punto di vista spirituale, prima che “umano”), quando preghiamo nella direzione giusta introducendo – nella vita che ci circonda – delle aspirazioni, delle volontà, degli elementi costruttivi per il bene di tutti, frutto della nostra creatività individuale.

Pregare apre ad un modo diverso di stare nella vita, tra Cielo e Terra; è entrare in relazione, prima di ottenere: ed è da lì che tutto può cambiare.

Anna Maria Cebrelli

Bere più di 5 bicchieri di vino o birra a settimana riduce la vita di 4 anni

Published in: Alimentazione & Salute

Finanziato in parte dalla British Heart Foundation, lo studio dimostra che l'abuso di alcol è associato a un più alto rischio di ictus, aneurisma, insufficienza cardiaca e morte.

La ricerca ha confrontato le abitudini di consumo e lo stato di salute di oltre 600.000 persone in 19 paesi in tutto il mondo tenendo conto anche di fattori come età, fumo, eventuale presenza di diabete, livello di istruzione e occupazione.

Il limite massimo di sicurezza del bere è di circa cinque bicchieri a settimana (100 g di alcol puro, poco più di cinque pinte di birra 4% o 5 bicchieri da 175 ml di vino 13%).

Superando questo limite, ci si aspetta una minore aspettativa di vita. Ad esempio, il consumo di 10 o più bevande a settimana è stato collegato a uno o due anni di speranza di vita più breve mentre 18 o più drink a settimana accorcerebbero la nostra vita di 4-5 anni.

La ricerca, pubblicata su Lancet, sostiene le linee guida recentemente ridotte del Regno Unito, che dal 2016 raccomandano sia agli uomini che alle donne di non bere più di 14 unità di alcol ogni settimana, pari a circa sei pinte di birra o sei bicchieri di vino.

Tuttavia, lo studio condotto a livello globale ha implicazioni anche per i paesi di tutto il mondo, dove le linee guida sull'alcol variano notevolmente.

Gli autori sostengono che i loro risultati mettono in discussione la convinzione diffusa che bere moderatamente sia salutare per l'apparato cardiocircolatorio. I ricercatori hanno esaminato l'associazione tra il consumo di alcol e diversi tipi di malattie cardiovascolari confermando l'associazione tra l'alcol e un più alto rischio di ictus, insufficienza cardiaca, aneurisma aortico fatale, malattia ipertensiva fatale e insufficienza cardiaca.

Lo studio si è concentrato sugli attuali bevitori ma ha utilizzato il consumo di alcol auto-riferito e si è basato su dati osservativi, quindi secondo gli scienziati non si possono trarre conclusioni definitive causa-effetto.

La dott.ssa Angela Wood, dell'Università di Cambridge, autore principale dello studio, ha spiegato:

“Se consumi alcolici, bere meno può aiutarti a vivere più a lungo e ridurre il rischio di diverse condizioni cardiovascolari. Il consumo di alcol è associato a un rischio leggermente inferiore di attacchi cardiaci non fatali, ma questo deve essere bilanciato con il rischio più elevato associato ad altre gravi - e potenzialmente mortali - malattie cardiovascolari”.

Il consiglio è sempre la moderazione.

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Francesca Mancuso

Tutti i record dell'energia solare nel 2017

Published in: Energie rinnovabili

Numeri che solo qualche tempo fa non erano nemmeno ipotizzabili, contro le aspettative del passato, che vedevano nelle rinnovabili delle fonti di energia poco promettenti a causa degli alti costi di produzione e manutenzione, che rendevano il guadagno non paragonabile a quello delle fonti fossili.

Una politica di investimenti e di ricerca oggi ha permesso tutto questo. Investimenti che sono cresciuti del 18% fino a toccare i 130 miliardi di euro, e che sommati a tutti quelli rivolti al solare dal 2004 raggiungono la cifra da capogiro di 2,4 mila miliardi di euro.

Costi in calo

Il rapporto sui trend globali dell'investimento nel settore delle energie rinnovabili 2018, pubblicato da United Nations Environment Programme (UNEP) e Bloomberg New Energy Finance, individua nei costi in calo dell’elettricità prodotta dal solare e in parte anche dall’eolico il traino di questi incredibili numeri, che fanno ben sperare per il futuro.

"La straordinaria ondata di investimenti nel settore dell'energia solare mostra come sta cambiando la mappa energetica globale e, cosa più importante, quali sono i benefici economici di un tale cambiamento - spiega Erik Solheim, Executive Director dell’UNEP - Gli investimenti nelle energie rinnovabili offrono più posti di lavoro, di migliore qualità e con retribuzioni maggiori. Energia pulita significa anche meno inquinamento, e quindi un crescita più sana e sostenibile”.

Energia pulita significa crescita sana e sostenibile

Un tale livello di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili corrisponde infatti, tanto per citare un numero, a circa 1,8 gigatonnellate di emissioni di anidride carbonica evitate, approssimativamente equivalenti a quelle prodotte dall'intero sistema di trasporto degli Stati Uniti, un Paese che non sembra, purtroppo, credere più in questo necessario cambiamento.

La potenza trainante di tutto questo si è rivelata la Cina, che ha installato solo nel 2017 53 gigawatt, più della metà del totale mondiale. Comunque si sono registrati forti aumenti degli investimenti anche in Australia (+ 147%), Messico (+ 810%) e Svezia (+ 127%).

E l’Italia?

Purtroppo il nostro Paese non si allinea al trend. Nello stesso 2017, infatti, si è registrato un calo delle rinnovabili pari al 7%, per la prima volta dopo molti anni. Il risultato, riferito ai primi 6 mesi dello scorso anno, ha impensierito molti esperti, che hanno formulato diverse ipotesi tecniche, come la scarsa piovosità che ha influito negativamente sull’idroelettrico.

È certo comunque che i nostri investimenti nel settore non brillino ed è oggettivo che le rinnovabili non siano la priorità per il nostro Paese, che continua a fare “regali” alle fossili. Comunque, la strategia energetica nazionale 2025-2030 promette un’Italia (almeno) senza carbone.

Il dato mondiale non può che incoraggiarci: costi in calo guidati da investimenti finalizzati ad una ricerca mirata nel settore. E su i numeri di energia. In barba a chi ancora non ci crede.

Per altre informazioni sui record delle rinnovabili leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto: petkov / 123RF Archivio Fotografico

Acqua contaminata in mare: sequestrato impianto nucleare in Basilicata

Published in: Ambiente

Dopo una serie di indagini da parte dalla Procura distrettuale di Potenza condotte dai Carabinieri del Noe, le vasche di raccolta delle acque di falda e le condotte di scarico a mare dell'impianto di Sogin sono state immediatamente sequestrate, insieme a quelle dell’adiacente impianto “ex Magnox” in area Enea.

Contestati i reati di inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti.

Sogin è la società che si sta occupando del cosiddetto decommissioning (smantellamento) degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Oltre alle quattro centrali nucleari italiane di Trino (VC), Caorso (PC), Latina e Garigliano (CE) e all’impianto FN di Bosco Marengo (AL), Sogin gestisce il decommissioning degli ex impianti di ricerca Enea Eurex di Saluggia (VC), Opec e Ipu di Casaccia (RM) e Itrec di Rotondella (MT).

Tutto è iniziato quando è stato riscontrato un grave stato di inquinamento ambientale causato nella falda acquifera sottostante il sito Enea -Sogin. Nelle acque sono stati rilevati cromo esavalente e tricloroetilene, sostanze pericolose e cancerogene, utilizzate per il riprocessamento, ossia il trattamento delle barre di uranio/torio stoccate nel sito dell'Itrec.

Gli inquirenti hanno accertato “una grave ed illecita attività di scarico a mare dell’acqua contaminata, che non veniva in alcun modo trattata. In particolare, le acque contaminate, attraverso una condotta, partivano dal sito in questione e, dopo avere percorso alcuni chilometri, si immettevano direttamente nel mare Jonio”.

Secondo le accuse, dunque, le acque finivano in mare senza subire alcun trattamento finendo in mare. Gli effetti sulla salute della fauna marina, e indirettamente quelli sull'uomo, non sono ancora noti ma di certo la presenza di sostanze cancerogene è tutt'altro che rassicurante.

Per questo la Procura ha disposto l'immediato sequestro delle vasche, per evitare ulteriori conseguenze sia per l'ambiente che per la salute pubblica.

“Il sequestro preventivo – fa sapere il Procuratore Capo Francesco Curcio- non bloccherà in alcun modo le attività di decommissionamento del sito nucleare, che, pertanto, potranno e dovranno normalmente proseguire ma obbligherà i responsabili dei siti sotto la diretta vigilanza della Procura ad adottare le indispensabili misure a tutela dell’ambiente e della salute pubblica che fino ad oggi non erano state prese”.

Nucleare pulito, neanche durante il decommissionamento...

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Francesca Mancuso

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Come dimagrire e restare in forma senza seguire una dieta

Published in: Dieta

Per dimagrire senza seguire una dieta bisogna saper ascoltare per prima cosa i bisogni del proprio corpo, dunque mangiare cibo nutriente e genuino, muoversi quotidianamente, riposare, ecc.

Fare dei cambiamenti nel proprio stile di vita può essere la soluzione non solo per sentirsi bene ma anche per perdere peso. Ecco allora alcuni suggerimenti e trucchi che potete mettere subito in pratica:

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Iniziare sempre un pasto con un bicchiere d'acqua e un’insalata

Se ci manteniamo ben idratati ci sentiamo anche più pieni, il che ovviamente aiuta a mangiare di meno. Ottimo lo stratagemma di iniziare ogni pasto con un bel bicchiere d’acqua, seguito magari da della verdura cruda (ad esempio un’insalata).

Camminare di più

Anche se non si fa una vera e propria attività fisica, ci si può sforzare di muoversi e camminare di più. Fate quindi le scale evitando gli ascensori, concedetevi più pause dai lavori al pc, parcheggiate un po’ più lontano la macchina dal punto in cui dovete andare, ecc.

Attenzione alle porzioni

Un errore che spesso si fa è quello di eccedere con le porzioni durante i pasti o gli spuntini. Meglio allora misurarle prima oppure utilizzare piatti più piccoli per evitare la sovralimentazione.

Cioccolato fondente come dessert

Se vi viene voglia di un dolcetto, evitate biscotti o altri snack e procuratevi invece qualche quadretto di cioccolato fondente, decisamente più sano oltre che gustoso. Tra l'altro una ricerca di qualche anno fa ha dimostrato che mangiare con moderazione cioccolato fondente aiuta a mantenere il peso forma, in particolare riducendo il grasso nelle diverse parti del corpo, soprattutto sulla zona addominale.

No alle bibite caloriche

Attenzione anche alle calorie “vuote” che si assumere tramite bibite come succhi di frutta, vino, alcoolici o peggio ancora bevande gassate. Prediligete piuttosto le tisane o le acque aromatizzate preparate con ingredienti naturali.  

Spuntini proteici e ricchi di fibre

Gli spuntini sono molto importanti per non arrivare ai pasti troppo affamati e quindi esagerare. Meglio evitare patatine e cracker, orientandosi invece su cibi proteici e ricchi di fibre come può essere la frutta secca.

Mangiare una cena leggera e sul presto

Spesso si sottovaluta l’importanza di consumare una cena leggera e sul presto ai fini del dimagrimento. Mangiare  troppo tardi o eccessivamente dopo il tramonto, infatti, può causare problemi di digestione e sonno incidendo negativamente sul metabolismo e facendo ingrassare.

Riposare di più

La mancanza di sonno può far mangiare di più durante il giorno e non avere abbastanza energia. Assicurati quindi un riposo di 7-8 ore per notte.

Fare vita sociale

Fare vita sociale può aiutare a dimagrire. Non si intende vedersi per un aperitivo o per abbuffarsi a cena ma piuttosto andare a ballare insieme, incontrarsi per giocare a pallone, una passeggiata oppure una mattinata in bicicletta.

Scegli un esercizio fisico che ti piace veramente

L’attività fisica quando non è piacevole ma forzata non dà grandi risultati. Scegli allora un tipo di allenamento che ti piaccia veramente che sia una passeggiata nel parco, in bicicletta, lo yoga, le arti marziali, ecc.

Voi che trucchi utilizzate per mantenervi in forma?

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Francesca Biagioli

Asciugamani elettrici ad aria calda, ecco perché sarebbe meglio evitarli

Published in: Salute & Benessere

Un nuovo studio, infatti, dimostra che gli asciugamani ad aria calda sporcherebbero le mani stesse dei batteri e spore batteriche che circolano nei bagni e provenienti dalle minuscole goccioline di acqua diffuse dagli sciacquoni dei servizi igienici.

Per lo studio, i ricercatori hanno condotto indagini microbiche sui bagni dell’Università del Connecticut per scoprire se questo tipo di macchine assorbono microbi e poi li espellono. I risultati, seppure grossolani come ammettono gli scienziati, non sono per niente piacevoli.

“Il ciclo completo va così: quando si tira lo sciacquone di un gabinetto che non ha un coperchio, la turbolenza del flusso invia particelle fecali nell’aria, dove si librano in una nuvola miasmica. Quando gli essiccatori si accendono, fanno girare queste particelle, le riscaldano e le ‘spruzzano’ sulle mani umide e su altre superfici umide dove i loro batteri possono prosperare”, spiega la ricerca.

I ricercatori americani sono giunti a questa conclusione dopo aver posto delle piastre sterili nei bagni dell’ateneo. Se non venivano azionati gli asciugamani elettrici, dopo 18 ore sulle piastre sterili era cresciuta al massimo una colonia batterica. Ma era sufficiente azionarli anche solo per 30 secondi per far comparire, nello stesso arco di tempo, da 18 a 60 colonie in media a seconda dei bagni, fino a un massimo di 254.

Si tratta di germi che andavano dall’Escherichia Coli allo Stafilococco aureo, resistente alla meticillina antibiotica e che può portare a sepsi o a polmonite, fino al Clostridium difficile, che causa diarrea e può portare a grave disidratazione. L’aggiunta riduceva di 4 volte la diffusione di spore, ma non la impediva.

Dal canto loro, aziende come la Dyson Airblade – che seguirebbero protocolli certificati per il contenimento della diffusione batterica – gridano all’allarmismo provocato dall’industria delle salviette. Sarà, ma vista l’igiene scarsissima dei bagni pubblici qualche dubbio comunque ci viene.

Come fare allora nel caso ci troviamo in un bagno in cui vanno tutti? Apparecchi elettrici e panni di carta saranno gli unici mezzi a disposizione, ma se non vogliamo usare né gli uni né le altre? A meno che non portiamo (anche) un piccolo asciugamano in borsa, basterà scuotere le mani vigorosamente dopo averle lavate e strappare un singolo tovagliolo in modo da completare l’asciugatura.

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Germana Carillo

Tirreno Power: 26 rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario della centrale di Vado Ligure

Published in: Ambiente

Manager ed ex manager della società saranno processati per disastro ambientale e sanitario colposo. Il processo alla centrale avrà inizio l'11 dicembre prossimo.

Tra i rinviati a giudizio anche Giovanni Gosio, direttore generale di Tirreno Power dal 2003 al 2014, e Massimo Orlandi, presidente del Cda in vari periodi e membro del Comitato di Gestione.

Il 17 giugno 2015 l'inchiesta aveva portato al coinvolgimento di 86 indagati, tra cui anche politici e amministratori locali. Precedentemente, nel 2014, la centrale di Vado Ligure, era stata sequestrata per presunte violazione delle Aia. Allora, la procura indagò anche su oltre 400 morti sospette tra il 2000 e il 2007 per malattie respiratorie e cardiovascolari.

Secondo i magistrati, in dieci anni l'inquinamento della centrale a carbone aveva provocato 440 morti e 1700 ricoveri per un costo sociale per lo Stato tra i 770 e gli 860 milioni. “Oltre a 450 bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d'asma, tra il 2005 e il 2012”.

“Il rinvio a giudizio è un passaggio obbligato dopo un decennio di indagini e imputazioni che si sono progressivamente alleggerite. Il processo sarà l’occasione per fare finalmente chiarezza su una vicenda in cui alcuni consulenti tecnici della procura sono i medesimi che avevano chiesto la chiusura dell’impianto a carbone e le cui metodologie sono già state sconfessate in altre sentenze. Tirreno Power ha sempre rispettato scrupolosamente tutte le leggi che regolavano l’esercizio della centrale alimentata a carbone e tutti i limiti di emissione, fatto non contestato dalla stessa accusa. Le rilevazioni ufficiali dimostrano che i contributi delle emissioni della centrale nell’ambiente erano irrilevanti e infatti ad anni di distanza dalla chiusura dell’impianto a carbone i dati della qualità dell’aria non si sono modificati” si difende Tirreno Power con un comunicato pubblicato oggi.

Il processo vedrà come parti civili anche 6 alcune associazioni come Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana, oltre al Ministero dell'Ambiente, inizierà il prossimo 11 dicembre.

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Francesca Mancuso

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Tree in the Bottle: arriva anche in Italia lo shampoo bio con il flacone che si pianta una volta finito

Published in: Cosmesi

Questo innovativo packaging adottato dall'azienda O'right sbarcata da poco anche in Italia e non a caso chiamato “Tree in the bottle” dice addio alla plastica con flaconi  e bottiglie realizzate a partire dagli scarti vegetali, non solo compostabili al 100%, ma che contengono un seme al loro interno per far nascere una piantina di acacia o di caffè (a seconda della linea) una volta messi nel terreno.

Lo shampoo e gli altri prodotti

Questa linea di prodotti professionali da parrucchiere O’Bright (brand nato Taiwan e ispirato alla cultura green locale), di cui fiore all’occhiello è proprio questo shampoo, è completamente biologica e con ottimo INCI, senza  ingredienti inquinanti e potenzialmente dannosi per la salute come:

  • Parabeni
  • Formaldeide
  • Coloranti
  • Ftalati
  • DEA
  • Sulfati
  • Ossido di Etilene
  • Ormoni ambientali

Si basano invece su principi attivi naturali e agenti schiumogeni organici come amminoacidi e glucosidi. Le sostanze vegetali utilizzate sono estratte con processi industriali a ridotto impatto ambientale e che non necessitano uso di conservanti.

Lo shampoo “Tree in the Bottle” è disponibile in diverse varianti tra cui Green Tea, Goji Berry e Golden Rose, ideali per diversi tipi di capelli: fini, colorati, danneggiati, ecc. 

Non mancano anche le certificazioni ambientali di questo e degli altri prodotti, ottenute grazie ai packaging 100% biodegradabili, alla produzione con energia pulita e a zero emissioni di carbonio. Spicca anche la presenza del coniglietto che testimonia che le formule non sono testate sugli animali.

La bottiglia

La bottiglia in cui è racchiuso lo shampoo si ispira in tutto e per tutto alla natura sia nella composizione che nella decorazione. E’ realizzata con amido di frutta e verdura, ovvero materiali completamente biodegradabili, ed è chiusa con un originale tappo in bambù Moso taiwanese.

La vera sorpresa si trova però sul fondo dove sono posizionati dei semi di acacia di Taiwan. Quindi, una volta consumato tutto lo shampoo, possiamo piantare la bottiglia nella terra e, con un po’ di pazienza, potremmo veder crescere un bellissimo albero!

Sarà la bottiglia stessa a fornire nutrimento alla pianta che cresce, una volta che si è completamente decomposta. Questa si disgrega in circa 6 mesi/1 anno, calcolate dunque bene il tempo massimo per consumare i prodotti all’interno.

L’innovativa confezione è stata anche premiata con prestigiosi riconoscimenti come il Red Dot Award (2013, 2014 e 2017) e il Good Design Award (2015).

Esiste anche un’altra bottiglia innovativa dello stesso marchio prodotta da fondi di caffe 100% riciclati. Si evita dunque qualsiasi tipo di spreco, realizzando bottiglie 100% compostabile e dall’inconfondibile e naturale color caffè. Anche questa confezione si può mettere in terra e piantare (sul fondo ci sono i semi di caffè). In condizioni di terreno e ambientali favorevoli potremmo veder nascere la nostra piantina! 

Da sottolineare tra l’altro, sempre con un occhio alla sostenibilità ambientale, che la sede di O’right è alimentata con il 100% di energia rinnovabile e ha un sistema di riciclo dell’acqua in grado di filtrare quella piovana. Un eco edificio in grado di risparmiare energia e ridurre le emissioni di CO2.

Dove trovare i prodotti

Il Tree in the Bottle e gli altri prodotti della linea O'right  sono arrivati da poco in Italia. Potete trovarli nei parrucchieri più green attenti agli Inci dei prodotti e all’ambiente, ma anche direttamente online sul sito italiano ufficiale del marchio.

Per conoscere altri originali prodotti che si piantano leggi anche:

Francesca Biagioli

FORMULA E: alla griglia di partenza! Domani al via la tappa romana dell'E-Prix

Published in: Auto

Un percorso lungo 2,7 Km, uno dei più lunghi dell’intero mondiale. 19 giri da 1 minuto e 21 secondi che saranno percorsi da 20 vetture elettriche di potenza assolutamente paragonabile ad un’automobile con motore a scoppio. Da 0 a 100 in 2,9 secondi, massima potenza 200kw e in gara 180kw, velocità massima 225km/h. La capacità della batteria è di 28KWh che purtroppo ad oggi non è ancora sufficiente per percorre l’intero percorso. Ecco perché ci sarà un pit stop obbligatorio per tutti i piloti per cambiare macchina. Ma il miglioramento è sempre dietro l'angolo: infatti, per la stagione 2018-2019, dovrebbe cambiare la tecnologia delle batterie tale da garantirne l'efficienza per l'intera gara.

Il campionato di quest'anno terminerà a Montreal. Le gare ancora da affrontare dopo Roma, saranno Parigi, Berlino, Zurigo e News York.

Curiosità sulla Formula E

I piloti della Formula E possono ricevere un importante vantaggio dagli spettatori. Si chiama Fan Boost, un meccanismo che permette di votare il pilota che si preferisce attraverso il sito dedicato. I tre piloti che otterranno il maggior numero di like riceveranno un incremento di prestazioni che possono utilizzare durante la gara.

Leonardo Di Caprio è stato sempre in prima linea come sostenitore delle tematiche ambientali e lo è anche in questo caso! È infatti il co-fondatore del team Venturi che correrà sabato.

Pochi giorni fa, il 12 aprile per l'esattezza, Papa Francesco ha dato la sua benedizione alla gara romana della Formula E. L'incontro si è svolto presso la residenza di Santa Marta e ha visto la partecipazione del fondatore e CEO della Formula E, Alejandro Agag, accompagnato dal Presidente ACI, Angelo Sticchi Damiani e da alcuni piloti.

Infine, nel 2016 la formula E è sbarcata anche nell’Artico. Al fine di porre l’attenzione sul cambiamento climatico e lo scioglimento delle calotte polari, il pilota Lucas Di Grassi (in foto) ha guidato con la sua auto su un ghiacciaio al polo nord, in Groenlandia.

Lucas De Grassi -Team Audi Sport ABT

Daniel Abt - Team Audi Sport ABT

Come vedere l'E-prizx?

Nel sito ufficiale della Formula E i biglietti sono attulamente terminati. È però possibile lasciare la propria email per essere avvertiti di eventuali altri biglietti in vendita. Basta cliccare qui.

Sarà però possibile vedere le qualifiche e la gara dell’E-Prix in diretta televisiva Mediaset sui canali Italia 1 e Italia 2.

La logistica green della Formula E

Ma chi trasporta queste auto in giro per il Mondo nelle varie tappe? Anche la logistica della Formula E cerca di essere il meno impattante possibile. Grazie all'impegno di DHL, partnersh logistico e tra i promotori dell'iniziativa, le 40 auto elettriche vengono "traghettate" nei 5 continenti insieme ai pezzi di ricambio, all’attrezzatura per le trasmissioni televisive e a tutte le infrastrutture per l’allestimento dei circuiti nel modo più sostenibile possibile e nel pieno impegno assunto dal gruppo.

"Il coinvolgimento della nostra azienda, sia come partner ufficiale sia come provider di logistica, in questa manifestazione sportiva, conferma l’impegno preso dal Gruppo DHL durante la conferenza sul clima di Parigi del 2015 (COP21) per un obiettivo di Zero Emission entro il 2050” afferma Mario Ziniamministratore delegato DHL Global Forwarding Italia.L'impegno di DHL verso le tematiche ambientali è visibile anche dai suoi progetti interni. Ha infatti lanciato go green, l’ambizioso progetto per raggiungere il livello zero emissioni entro il 2050.

Da sinistra: M. Zini (DHL), A. Nobis (DHL), R. Bisignani (Formula E)

La partnership con DHL ci ha permesso di ottimizzare pienamente lo spirito sostenibile che ci caratterizza, queste le parole di Renato Bisignani, Direttore della comunicazione di Formula E.

La formula E non è una semplice gara automobilistica, ma fa da banco di prova per le novità nell’ambito elettrico e permette ai player della mobilità di sperimentare e perfezionare la progettazione dei veicoli elettrici che saranno poi venduti al grande pubblico.

Visita il sito dell Formula E per restare aggiornato sulle novità

Vai sul sito del comune di Roma per scoprire i cambiamenti della viabilità

Borotalco cancerogeno non solo per le ovaie. Johnson & Johnson, maxirisarcimento al primo uomo

Published in: Cosmesi

Mentre le altre accuse e i diversi indennizzi milionari che in questi anni la multinazionale produttrice del talco più famoso al mondo è stata costretta a risarcire, riguardavano la causalità con tumori e neoplasie alle ovaie nelle donne,  stavolta ad essere risarcito sarà il 46enne Stephen Lanzo, che nel 2016 intentò causa all’azienda dopo la diagnosi del mesotelioma, un tumore aggressivo e mortale che colpisce il rivestimento dei polmoni in genere collegato a una costante vicinanza all’amianto (il talco è in effetti un minerale che si trova spesso vicino alle miniere di amianto).

Anche se non esiste ancora la certezza assoluta che il borotalco possa essere cancerogeno, si moltiplicano i casi in cui il legame tra patologie e utilizzo prolungato della famosissima polvere assorbente è più che confermato.

Questa volta, la multinazionale Johnson & Johnson e il suo fornitore Imerys Talc dovranno sborsare 80 milioni di dollari (circa 65 milioni di euro) a singor Lanzo, del New Jersey. Si tratta di un tipo di cancro che colpisce il rivestimento di alcuni organi che, in questo caso, sarebbe stato provocato dal borotalco che Lanzo avrebbe usato per oltre 30 anni. E non solo: all’investitore finanziario sono stati infatti riconosciuti anche i danni punitivi – quello assegnati per punire azioni non etiche o negligenti – che hanno così portato il totale dell’indennizzo a 117 milioni di dollari (95 milioni di euro), il 70% dei quali dovrà essere pagato dalla Johnson & Johnson e il restante 30% dalla Imerys Talc.

Stando ai legali di Lanzo, entrambe le compagnie sapevano che i prodotti in commercio erano contaminati da amianto, ma non hanno fatto nulla per avvertire o eliminare il pericolo. Come riporta la Cnn, tutte e due le aziende hanno annunciato che presenteranno ricorso, affermando di aver effettuato test approfonditi per assicurarsi che i prodotti non siano contaminati.

Nulla di nuovo sotto il sole, soprattutto perché sono anni che la Johnson&Johnson è al centro di polemiche da parte dei consumatori, principalmente per l’uso di diossano e di formaldeide, elementi probabilmente cancerogeni per l’uomo, ma anche per l’uso dello stesso talco, minerale naturale composto di magnesio, silicio, ossigeno e idrogeno. Già nel 2013, una ricerca americana aveva dimostrato che le donne che usano regolarmente la polvere di talco aumentano il loro rischio di sviluppare il cancro ovarico di quasi un quarto.

Ricerche cui sono seguite diverse cause: nel 2016 Jackie Fox, figlio di Marvin Salter, donna morta per un cancro alle ovaie, ha combattuto e vinto una causa da circa 65milioni di euro (72milioni di dollari) contro la nta multinazionale; nel 2017 anche Lois Slemp vince un risarcimento di più di 110 milioni di dollari, sempre per un tumore collegato dai giudici all’uso costante della polvere Johnson & Johnson.

Non sono questi gli unici casi in cui la multinazionale è accusata per le sostanze contenute nei suoi prodotti. In totale è stata costretta a pagare quasi 200 milioni di dollari dopo denunce simili e ci sono, soltanto negli Usa, circa 2 mila denunce ancora da vagliare pervenute alle varie corti di giustizia.

Troppe coincidenze? Il borotalco provoca o no il cancro? Probabilmente è questa una verità che le aziende non ammetteranno mai, sovrapponendo ricorsi su ricorsi. Intanto noi vogliamo stare sicuri e possiamo contare su un bel po’ di alternative naturali.

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Germana Carillo

Nonno Italo si laurea in filosofia a 82 anni

Published in: Buone pratiche & Case-History

Una storia toccante la sua. Italo Spinelli, residente a Modena ed ex meccanico di trattori della Fiat, durante la esistenza non si è mai risparmiato passando da un'occupazione all'altra, lavorando alacremente e condividendo la sua vita con l'amata Angela.

Ma nel 2014 la moglie scompare. Disorientato, Italo sceglie di reagire studiando, imparando.

“I primi giorni sono stati terribili, ero devastato. Avevo bisogno di risposte, e di trovare un modo per andare avanti. Che cosa ci aspetta dopo la morte?” racconta Italo.

Non importa l'età se si ha voglia di mettersi in gioco e di interrogarsi sul senso della vita. Così inizia gli studi e decide di iscriversi alla facoltà di filosofia.

Non senza sacrifici visto che viaggia da Finale Emilia a Macerata, prendendo treni su treni e trascorrendo ore in ateneo ma seguendo anche dei corsi online.

Con 35 esami dati nell’arco di tre anni e mezzo, Italo si laurea rimanendo in corso e dimostrando anche in questo modo l'amore per la sua Angela. La sua votazione finale è 92 su 110.

“Pascal mi ha dato la risposta perfetta per quanto riguarda l’anima perché ha ragione: alla fine conviene credere, e passare con fede i nostri anni. Ma trovo affini anche Gardner, il primo filosofo che ho studiato dopo la morte di mia moglie, o di Tommaso d’Aquino, che cercava di dimostrare scientificamente l’immortalità dell’anima” sono le sue parole.

“Un esempio per tutti di impegno e passione. Che emozione al momento della proclamazione! Grazie a Italo Spinelli” si legge sulla pagina Facebook dell'Università di Macerata.

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Francesca Mancuso

Pane di quinoa: la ricetta (senza glutine) con lievito madre

Published in: Lievito madre

La quinoa è una pianta erbacea che cresce sulle Ande, e dalla macinatura a pietra dei suoi chicchi si ottiene una farina che è naturalmente priva di glutine. Ha un alto potere proteico ed è ricca di sali minerali, vitamine e carboidrati a basso indice glicemico.

Il pane di quinoa vi conquisterà sicuramente per la sua consistenza, ma anche per il suo gusto molto particolare dato dalla saponina che si consiglia di bilanciare con alimenti dalla sapidità dolciastra. La sua preparione è assai semplice, basterà mescolare gli ingredienti in una ciotola, trasferirli successivamente in uno stampo per plum-cake ed attendere poi pazientemente la lievitazione. Come già specificato, questa pietanza è senza glutine, ma se è destinata a persone celiache o intolleranti al glutine, dovrete assicurarvi di non contaminare l'impasto e di utilizzare una pasta madre gluten free.

Ingredienti
  • 130 gr di pasta madre
  • 6 gr di sale
  • 20 ml di olio evo
  • 350 gr di farina di quinoa
  • 60 gr di semi di lino
  • 450 gr di acqua
  • olio evo aggiuntivo q.b.
  • semi di lino aggiuntivi q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    25 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    50 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    12 ore di lievitazione
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare il pane di quinoa: procedimento
  • Mettere i semi di lino in ammollo per dieci/quindici minuti in una ciotola contente duecentocinquanta grammi di acqua per far si che si crei un gel che vada a sostituire in un certo qual modo l'assenza della maglia glutinica,
  • nel frattempo sciogliere la pasta madre nei duecento grammi di acqua restante e a seguire incorporare l'olio,
  • aggiungere quindi la farina e mescolarla con gli ingredienti liquidi,
  • a seguire versare al suo interno i semi di lino e continuare a mescolare,
  • in ultimo incorporare anche il sale.
  • Foderare lo stampo con della carta forno e versare al suo interno il composto, livellarlo delicatamente, coprirlo con della pellicola alimentare e farlo lievitare fino al suo raddoppio mettendolo lontano da correnti d'aria (preferibilmente nel forno spento con lo sportello chiuso),
  • a lievitazione terminata spennellarlo in superficie con dell'olio aggiuntivo e cospargerlo con ulteriori semi di lino,
  • cuocere in forno caldo a 190° per circa quarantacinque minuti (per verificare la cottura si potrà fare la prova stecchino)
  • a cottura ultimata sfornare, sformare e far raffreddare il pane di quinoa su una gratella.
Come conservare il pane di quinoa:

Il pane di quinoa potrà essere conservato in sacchetti di carta alimentare per due/tre giorni.

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Ilaria Zizza

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