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Marte, c'è un lago sotterraneo con acqua liquida: la scoperta tutta italiana (VIDEO)

Published in: Universo

Quest'ultima osserva Marte da vicino da circa 15 anni, dal 2003. Per la prima volta abbiamo la prova che sotto la superficie di Marte ci sia dell’acqua allo stato liquido. Secondo i dati forniti da MARSIS, probabilmente si tratta di acqua salata, individuata alla profondità di 1.5 km e con una temperatura al di sotto di 0°C.

I sali, probabilmente simili a quelli che la sonda della NASA Phoenix ha trovato nel ghiaccio della zona circumpolare nord, funzionano come una sorta di “antigelo”, permettendo all'acqua di rimanere allo stato liquido nonostante le basse temperature.

A dimostrarlo è stato un team di ricerca tutto italiano, formato dagli scienziati dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), e dai ricercatori delle Università degli studi Roma Tre, Università degli studi D’Annunzio, La Sapienza di Roma e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

La scoperta di MARSIS

MARSIS è un radar sounder, in altre parole è in grado di penetrare nel terreno marziano fino a 4 o 5 km di profondità. Proprio per questa sua capacità, è l’unico strumento in grado di risolvere il dilemma e trovare l’acqua liquida nel sottosuolo. Da circa 12 anni  sonda le calotte polari del Pianeta Rosso in cerca di tracce d'acqua sotto forma di eco.

Negli ultimi anni, si è soffermato nella regione del Planum Australe. I ricercatori hanno analizzato i dati che il radar aveva acquisito tra il maggio 2012 ed il dicembre 2015.

“Questi risultati indicano che ci troviamo probabilmente in presenza di un lago subglaciale, simile ai laghi presenti al di sotto dei ghiacci antartici, relativamente esteso e con una profondità certamente superiore alla possibilità di penetrazione delle frequenze usate da MARSIS. In alternativa potrebbe trattarsi di un acquifero profondo nel quale l’acqua liquida riempie i pori e le fratture della roccia. Non siamo attualmente in grado di stimare con precisione la profondità del lago, ovvero dove si trova il fondo del lago o la base dell'acquifero, ma possiamo senza dubbio affermare che sia come minimo dell’ordine di qualche metro" ha spiegato Elena Pettinelli, responsabile del Laboratorio di Fisica Applicata alla Terra ed i Pianeti dell’Università Roma Tre e co-investigatore di MARSIS.

Forse la vita...

Lasonda Viking della NASA nel 1976 aveva già accertato che sulla superficie di Marte in passato vi fossero mari, laghi e fiumi.

“Il grande dilemma era quindi quello di dove sia finita tutta quell’acqua. Buona parte di questa è stata portata via dal vento solare, che spazzò quella che mano a mano si vaporizzava dalla superficie degli specchi d’acqua. Un’altra significativa porzione è depositata sotto forma di ghiaccio nelle calotte, soprattutto quella nord, e negli strati prossimi alla superficie o è legata al terreno nel permafrost. Ma una parte doveva essere rimasta intrappolata nelle profondità e potrebbe ancora trovarsi allo stato liquido” ha spiegato Roberto Orosei dell’INAF, primo autore dell’articolo.

Le implicazioni potrebbero essere importanti. La presenza di acqua, sali, rocce e protezione dalla radiazione cosmica, secondo gli scienziati, sono ingredienti che potrebbero far pensare anche ad una nicchia biologica. I ricercatori pensano che potrebbero esserci altre zone con condizioni favorevoli alla presenza di acqua in profondità su Marte.

Un mese di luglio "stellare" per il Pianeta Rosso, che in questi giorni è al massimo della sua visibilità.

Lo studio è stato pubblicato su Science.

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Francesca Mancuso

Foto cover: Inaf

Monopattini elettrici in condivisione: a Torino parte la sperimentazione

Published in: Trasporti

Dopo il lancio negli States, la start-up americana LimeBike ha deciso di puntare anche sull’Europa con i suoi monopattini elettrici in condivisione. E come Parigi, Brema, Berlino, Francoforte e Zurigo, Torino sarà la prima città per l’Italia in cui l’azienda avvierà la sperimentazione.

Non solo car-sharing, bike-sharing e presto anche scooter-sharing, che arriverà a settembre, il capoluogo piemontese si conferma aperto ad ogni alternativa sostenibile.

I Lime-S, il nome dei monopattini elettrici a noleggio, sono gli stessi utilizzati a Parigi, con un motore che permette di raggiungere i 34 chilometri orari e ha un’autonomia di 32 chilometri. L’amministrazione della Appendino ha per ora richiesto il blocco della velocità a 15 km/orari.

Il servizio inizierà con 300 monopattini che potranno essere noleggiati nella zona del centro di Torino e dovrebbero essere a disposizione dal mattino fino alla sera e non è al momento previsto l’utilizzo nelle ore notturne, perché, per evitare vandalismo o furti, l’azienda provvederà alla loro rimozione.

Come funzionerà il servizio dei monopattini a noleggio

Avrà una logica molto simile a quello delle bici in affitto e delle e le auto in “free-floating” (flusso libero).

Si dovrà scaricare una app sullo smartphone e con questa scansionare il Qr Code che si trova sui mezzi. Ancora da definire dove possono essere utilizzati e le tariffe. I costi potrebbero aggirarsi sulla cifra di 1 euro a noleggio più 15 centesimi per ogni minuto di utilizzo. Soltanto i maggiorenni muniti di patente potranno noleggiare i monopattini.

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Germana Carillo

Da Caivano a San Vitaliano: la nuova guerra dei rifiuti, a colpi di roghi tossici

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Meno di un mese fa, il 1° luglio a San Vitaliano, un altro rogo aveva interessato gli stabilimenti dell’azienda di trattamento rifiuti del Comune, in cui erano presenti carta, plastica e alluminio, scatenando l'allarme diossina.

Ancora incendi nella terra dei fuochi

La storia sembra ripetersi. Ieri, la struttura della Di Gennaro Spa che si occupa del recupero di rifiuti è andata in fiamme. Al suo interno erano presenti grandi quantità di carta e plastica da imballaggio. Nel giro di pochi minuti l'aria è diventata irrespirabile.Una coltre di fumo si è alzata su tutta la zona ed era visibile anche a chilometri di distanza. I residenti si sono barricati in casa. 

Nonostante l'intervento dei vigili del fuoco e degli uomini del nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Napoli, le fiamme non sono ancora state domate.

Il Responsabile Ambiente del Comune di Caivano ha chiesto alle persone di chiudere porte e finestre e di non accendere l’aria condizionata per le diossine sprigionate nell’area dal rogo. 

Al momento è stato aperto un fascicolo di indagine conoscitiva dalla Procura di Napoli Nord, con delega ai carabinieri della compagnia di Casoria.

Non è escluso che possa trattarsi di un incendio doloso ma solo dopo il completo spegnimento si potrà valutare la situazione.

Il Ministro Costa suona la carica: più controlli

Per il Ministro, quasi 300 roghi in due anni in tutta Italia sono un numero impressionante che non può essere considerato casuale.

"L'’ennesimo rogo tossico a un impianto di stoccaggio. Ancora una volta migliaia di cittadini ostaggio del fumo e della paura. Anche se nel mio recente passato mi sono occupato in prima persona di roghi tossici, ogni volta che vedo queste immagini a me fa male come se fosse la prima volta. Voglio precisare che fin da subito mi sono messo in contatto con la prefettura e le forze dell’ordine e i cittadini, giustamente allarmati, mi stanno inviando foto, video e aggiornamenti costanti" sono le parole del Ministro dell'ambiente Sergio Costa che assicura interventi immediati. "Come sapete da appena una settimana è partita la macchina organizzativa per rendere questi siti sorvegliati speciali in base alla decisione del ministero dell’Interno presa su nostra richiesta e sollecitazione. Ma bisogna fare uno sforzo in più. Chiedo a tutte le Prefetture d'Italia di accelerare i tempi, considerate le temperature elevate di questo periodo, affinchè questi siti diventino sorvegliati speciali il prima possibile. Sto lavorando dal primo giorno per ridurre questi fenomeni. Non lasceremo solo nessuno".

La paura dei residenti

Una di quelle cose a cui mai ci si dovrebbe abituare eppure ormai i residenti lo stanno facendo. Vivono nella paura che i veleni possano intossicare l'aria che respirano.

"Care mammemale, stasera sono triste, triste perché la mia terra, la terra dei fuochi brucia maledettamente e con essa brucia il futuro dei miei figli, un odore acre pervade l'aria che respiriamo, costretto a chiuderci in casa, sono stanca, stanca di gridare la mia rabbia inascoltata, perdonatemi lo sfogo" scrive una mamma su Facebook.

Legambiente: "Non è più una coincidenza"

"Un incendio è un incendio, due incendi sono una coincidenza, ma tre incendi fanno una prova. C’è puzza di bruciato dietro l’escalation di incendi sospetti che nell’ultima settimana stanno colpendo impianti di gestione e stoccaggio dei rifiuti in Campania" sono le parole di Stefano Ciafani e Mariateresa Imparato, presidente nazionale e regionale di Legambiente.

A loro avviso qualcosa non torna. Per questo invocano tempi brevi per individuare un possibile filo conduttore tra tutti questi casi.

"Bisogna fare al più presto chiarezza e qualora emergessero sospetti sull’origine dolosa di questi incendi, chiediamo alla magistratura e alle forze dell’ordine di applicare i nuovi delitti ambientali del codice penale, inseriti grazie alla legge sugli ecoreati".

L'ennesimo disastro ambientale, una tragedia che colpisce migliaia di persone. E temiamo che non sarà l'ultima.

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Francesca Mancuso

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Granita alla cannabis: ad Alassio la prima al mondo. Cercasi il nome più adatto

Published in: Altri alimenti

Dove si trova?

Alla gelateria Perlecò, di cui avevamo già parlato per il suo gelato Fior di cannabis, ai fiori di canapa. L'idea, a dire il vero, è venuta dai clienti stessi, che già da tempo chiedevano di voler gustare questa specialità.

"Per accontentarli abbiamo cominciato a fare qualche prova e ora che siamo arrivati ad un risultato ottimale siamo pronti per proporre al mondo anche la prima granita alla cannabis" raccontano entusiasti i proprietari della gelateria.

Che tipo di canapa c'è nella granita?

Si tratta di canapa industriale, quindi senza THC e senza alcun effetto 'stupefacente'. La canapa, infatti, ha decine e decine di usi utilissimi e troppo spesso dimenticati. Tra questi, quello alimentare, anche sotto forma di semi, farina e olio.

Dove assaggiarla?

A breve, ovvero il 28, 29 e 30 settembre, la gelateria sarà ospite del Salone Internazionale della Canapa di Milano, dove sarà presentata anche questa nuova deflagrante e fresca novità. Oltre che, ovviamente, nella gelateria di Alassio, in via Torino 46.

AAA. cercasi nome per la granita di cannabis

La granita alla cannabis non ha ancora un nome, la gelateria chiede a tutti noi di suggerire il nome più adatto.

Qui la pagina facebook a cui scrivere.

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Roberta Ragni

Cosa si nasconde dietro ai prezzi bassi dei discount (e come strozzano l'agricoltura italiana)

Published in: Agricoltura

Secondo quanto denunciato dall’associazione Terra!, Eurospin avrebbe acquisito 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro a 31,5 centesimi l’una tramite un’asta online al doppio ribasso. Un prezzo considerato insostenibile da molti produttori e trasformatori.

Come funziona l’asta online al ribasso

Il meccanismo delle aste, lanciate dal discount, consiste nell’assegnare il contratto di fornitura all’azienda che offre il prezzo inferiore dopo due gare, in cui la base d’asta della seconda è il prezzo minore raggiunto durante la prima. Un meccanismo che costringe le industrie di trasformazione del pomodoroad una forte competizione, al punto da spingerli a vendere sottocosto un prodotto che sovente non è ancora stato acquistato dalla parte agricola.

In questo modo, prima della stagione di raccolta, i supermercati decidono il prezzo del pomodoro e di altri prodotti alimentari: tutta la contrattazione che segue tra industriali e agricoltori è destinata a muoversi entro questi parametri, spesso con possibilità di margine estremamente ridotte.

Quali sono le conseguenze?

“Le aste al doppio ribasso della Grande distribuzione costringono i fornitori ad un gioco d’azzardo senza vincitori. Una pratica sleale che deve essere vietata per legge, perché impoverisce tutta la filiera agroalimentare. Sui campi di tutta Italia denunciamo da anni lo sfruttamento del lavoro e il caporalato, ma per evitarli è necessario anche intervenire a monte della filiera, dove i potenti gruppi della distribuzione determinano la sorte di chi produce il cibo”, spiegano dichiarano Fabio Ciconte, direttore di Terra! e Ivana Galli, segretaria Generale della Flai CGIL.

I numeri dei discount

Secondo l’Autorità garante della concorrenza, in Italia la GDO catalizza il 72% degli acquisti alimentari: poche grandi aziende governano il settore, saturando il mercato della distribuzione e occupando una posizione di potere nei confronti degli altri comparti, come l’industria e l’agricoltura. La pressione sui fornitori si esercita tramite l’imposizione di sconti fuori contratto, promozioni decise unilateralmente, contributi per il posizionamento sugli scaffali o per l’apertura di nuovi punti vendita.

Ma la più preoccupante fra le pratiche di compressione del prezzo è l’asta on line al doppio ribasso. Utilizzata da alcune insegne come Eurospin, consiste nell’assegnare il contratto di fornitura all’azienda che offre il prezzo inferiore dopo due gare, in cui la base d’asta della seconda è il prezzo minore raggiunto durante la prima.

Eppure, lo scorso anno, con la campagna #ASTEnetevi, Terra!, Flai CGIL e l’associazione daSud avevano ottenuto un Protocollo contro le aste al doppio ribasso e la trasparenza di filiera, sottoscritto da Ministero delle Politiche agricole e forestali, Federdistribuzione e Conad, che impegnava la GDO a bandire tale modalità di acquisto. Tuttavia alcuni gruppi – tra cui Eurospin – non hanno voluto abbandonare una pratica sleale e dal forte impatto economico sull’intera catena produttiva.

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Dominella Trunfio

Il fiume Lambro è verde fosforescente: ecco perché e chi è il colpevole

Published in: Ambiente

Martedì sera, l’acqua del Lambro si è trasformata in un sentiero verde a causa del rilascio in fognatura, di fluoresceina, un colorante che al contatto con i raggi ultravioletti emette un'intensa fluorescenza di colore giallo-verde.

Colpevole trovato. Sarebbero stati i coloranti di a tingere di verde le acque del Lambro, che martedì sera sono diventate di uno strano, e fluorescente, verde.

Secondo gli accertamenti effettuati da Brianzacque, la società pubblica che gestisce il servizio idrico a Monza, "nonostante il forte impatto visivo si tratta di un composto privo di tossicità".

Ma da dove viene questo composto? I colpevoli sarebbero i coloranti di un'azienda farmaceutica della Brianza. Lo sversamento è stato segnalato alle autorità competenti e il colore del fiume dovrebbe ritornare normale nei prossimi giorni.

Cosa era successo

Martedì sera, diversi cittadini di Cologno Monzese avevano segnalato la strana colorazione ai vigili del fuoco. Sul posto erano intervenuti i pompieri di Milano con il nucleo Nbcr, oltre alla protezione civile.
Secondo Legambiente Lombardia, gli enti preposti ai controlli confermano che lo scarico è avvenuto subito a nord di Milano, nella rete fognaria. Purtroppo è solo uno degli episodi di sversamenti riscontrati ultimamente nei fiumi lombardi.

“Il periodo estivo e l'allentamento dell'attività di controllo, infatti, sono un'occasione ghiotta per chi vuole disfarsi illegalmente di sostanze e prodotti derivanti da attività produttive, magari accumulate nei periodi di maggiore attività, o stipate negli scantinati da cittadini poco attenti all'ambiente”, scrive l’associazione.

Ma non è la prima volta che accade.

“L'evento richiama, purtroppo, alla memoria lo sversamento di idrocarburi di Villasanta del 2010 – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Fortunatamente, in questo caso, pare si tratti di un prodotto apparentemente innocuo. L'allarme e il timore di vedere compromesso l'ecosistema fluviale è grande. Chiediamo di non abbassare la guardia: qualcosa infatti, non funziona nella macchina dei controlli e dei presidi del sistema depurativo se ci ritroviamo a parlare di scarichi impropri ad ogni estate!”.

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Dominella Trunfio

Luna Rossa: come armonizzare la nostra energia con l'eclissi totale

Published in: Mente & Emozioni

Eclissi lunare, come trarre energia da questo spettacolo

L’eclissi lunare può essere l’occasione giusta per fare un po’ di pulizia emozionale, ovvero per scacciare via ciò che non funziona nella nostra vita e i nostri tormenti emotivi. Per farlo, siediti in un luogo tranquillo e accendi tre candele concentrandosi su ogni desiderio emotivo.

Nella prima candela focalizza ciò che vuoi eliminare perché ti fa stare male o vuoi modificare, nella seconda i punti di forza della tua vita e nella terza quello che cerchi veramente. Fai un introspezione riflettendo sulla tua umiltà e su quanto sei disposto a perdonare gli altri. Medita osservando la luna e sigilla il tuo rituale con un olio essenziale da mettere su polsi, fronte, dietro le orecchie e l’ombelico.

Eclissi lunare, quando e a che ora sarà

Come dicevamo, la Luna diventerà rossa per 103 minuti e e sarà l’eclissi totale più lunga del secolo. In pratica, il 27 luglio la Terra si troverà tra il Sole e la Luna e proietterà sul satellite un cono d’ombra. La fase di totalità sarà tra le 21.30 e le 23.13, mentre il massimo dell’eclissi è previsto alle 22.22. Lo spettacolo si concluderà all’1.30 della notte del 28 luglio. In Italia il fenomeno sarà visibile quasi nella sua interezza. Si vedrà bene anche in Asia, Australia, Africa, Sud America e Medio Oriente.

Per saperne di più: Eclissi totale: la terra al buio per quasi 2 ore. La luna rossa del secolo, minuto per minuto

Eclissi lunare, come vederla?

L’eclissi lunare (tempo permettendo) si può osservare in tutta sicurezza, gli occhiali protettivi sono raccomandati per quella solare, per la Luna non servono visto che la luminosità è meno intensa. L’eclissi coinciderà anche con l’opposizione di Marte per cui il cielo notturno brillerà intensamente.

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Dominella Trunfio

Il bellissimo olmo che cresce sull'arco delle rovine di Putzar

Published in: Germania

Putzar è una frazione del comune di Boldekow nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Nel 1550 il cortigiano Ulrich von Schwerin fece costruire una casa colonica oggi chiamata Ulrichsbau (ovvero l'edificio di Ulrich).

Suo figlio, Joachim von Schwerin, aggiunse un nuovo palazzo a due piani, il Joachimsbau (ovvero l'edificio di Joachim), situato ad angolo retto rispetto a quello più vecchio. Nel XVIII secolo, l' Ulrichsbau fu abbandonato dopo un lungo periodo di inattività, nel 1785, l'allora inquilino, Heinrich Christoph Schröder, fece demolire il piano superiore. L'altro edificio era ancora in uso e fu ampliato nel 1753 quando fu aggiunto un terzo piano.

Come spiega Gtshaeuser.de, dopo il 1840, il parco fu ridisegnato da Maximilian von Schwerin-Putzar con dei viali di tigli e frassini, mentre il cortile di fronte alla casa venne progettato nel 1862 da Ferdinand Jühlke e un decennio più tardi, il Joachimsbau divenne residenza dei conti von Schwerin-Putzar che ne furono proprietari fino al 1945.

Ma la villa fu espropriata e abbandonata. Per tanto tempo fu rifugio di guerra. Nel 1990, è stato aggiunto un tetto di protezione e il parco paesaggistico è stato restaurato sotto la guida dell'architetto dei giardini e paesaggista Stefan Pulkenat.

 

A fare da custode a queste rovine c’è un antichissimo olmo che cresce sopra un arco, ma è supportato da un terreno posteriore. L’olmo ciliato (Ulmus laevis) è la memoria di questo edificio e dimostrazione della forza della natura. 

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Dominella Trunfio

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Boyan Slat: ecco come funziona il pac-man gigante che divorerà i rifiuti in plastica negli oceani (VIDEO)

Published in: Come è andata a finire?

L’ingegnoso sistema, inventato 5 anni fa da uno Slat 19enne, è oggi un tubo galleggiante lungo 600 metri dotato di una sorta di “rastrello” di 3 metri attaccato all’interno in grado di catturare i rifiuti, proprio come il videogioco pac-man degli anni ’80 raccoglieva tutti i numerosi puntini disseminati ordinatamente all’interno di un labirinto. Con la differenza che questa è la realtà e che potrebbe cambiare il destino dei nostri mari.

Il sistema di cattura ha subito diverse modifiche dal 2013: alcuni prototipi precedenti, per esempio, presentavano una piattaforma ancorata e una barriera galleggiante a forma di V che “radunava” passivamente la plastica con il vento e le correnti oceaniche. Ma i test hanno dimostrato che i venti, le onde e le correnti erano più “pesanti” per il sistema di quanto si pensasse all’inizio.

Per questo Slat ha riprogettato la nuova apparecchiatura senza ancoraggio. “Sia la plastica che il sistema vengono trasportati dalla corrente – si legge sul sito della compagnia - Tuttavia, il vento e le onde spingono solo l’apparecchio, poiché il galleggiante si trova appena sopra la superficie dell’acqua, mentre la plastica si trova soprattutto al di sotto. Pertanto il sistema si muove più velocemente, consentendo la cattura dei rifiuti”.

Il congegno è inoltre dotato di luci ad energia solare, sistemi anti-collisione, sensori, telecamere e antenne satellitari, quindi può comunicare la sua posizione in ogni momento. La plastica catturata verrà raccolta da una nave con cicli di qualche mese. I rifiuti verranno quindi smistati per essere riciclati, ove possibile in modo da ottenere nuovi prodotti.

Ocean CleanUp Array sarà ufficialmente il primo sistema automatizzato per la raccolta della plastica negli oceani ed è opera dell’ingegno (e della buona volontà) di un adolescente. Quando si vuole, si può.

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Roberta De Carolis

Questa non è una zebra. Lo zoo egiziano che ha dipinto un asino in bianco e nero

Published in: Animali

Non è la prima volta che succede, già nel 2009 nella Striscia di Gaza, due asini erano stati dipinti per somigliare a delle zebre. Adesso tocca al parco zoo municipale del Cairo dove un visitatore è rimasto colpito dall’aspetto singolare della zebra presente (purtroppo non l'unica). 

Siamo contrari agli zoo, inutile ribadirlo, ma ancor di più quando siamo costretti a dare queste notizie assurde che vorremmo tanto fossero delle bufale, ma in realtà non lo sono. 

Ecco cosa è successo. Il 21 luglio, Mahmoud A. Sarhani, uno studente del Cairo aveva visitato lo zoo da poco aperto e aveva pubblicato sulla propria pagina Facebook la foto di una zebra che a suo dire era molto strana. Non solo l'animale aveva orecchie troppo lunghe, ma aveva anche delle strane macchie di pittura sul lato della testa. 

Guardandola da vicino, il ragazzo si è poi accorto che la pseudo zebra aveva una criniera atipica, per non parlare della coda. Da lì il dubbio che l’animale fosse in realtà un asino dipinto per somigliare all’animale della Savana.

Sfortunatamente per i gestori dello zoo, complice il caldo, la pittura sul povero asino si è scolorita, rivelando il vero colore. La foto di Mahmoud è diventata rapidamente virale sui social media, ricevendo oltre 10mila condivisioni e l’indignazione del popolo del web.

Quindi non solo un animale costretto a vivere in uno zoo, ma pure privato della sua natura e ridicolizzato in maniera meschina. Anche i media locali hanno confermato la storia, cosa diversa per Mohamed Sultan, il direttore del parco International Gardens, che ha smentito categoricamente. Ma queste foto non lasciano dubbi.

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Dominella Trunfio

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Di che colore sono i cerchi? L'illusione ottica che sta confondendo il web

Published in: Mente & Emozioni

E’ l’illusione ottica del momento, quella creata da David Novick, un professore di pedagogia ingegneristica dell'Università del Texas a El Paso, che rapidamente è diventata virata sui social.

L’immagine si chiama "Confetti" e secondo il suo autore funziona perché il nostro cervello è programmato per completare i colori negli spazi vuoti, quindi automaticamente lo spazio tra le strisce assume una parte della tonalità di esse. Sembra uno scioglilingua complicato, in realtà si appella all’effetto conosciuto come completamento del colore.
In pratica, per farla breve: l’inquadratura in primo piano colora i cerchi nella nostra mente. L'ennesima magia del nostro cervello. L'immagine è partita da Reddit, ma in pochissimo tempo ha fatto il giro del web.

Secondo Michael Bach , uno degli esperti del settore e professore all'Università di Friburgo in Germania, la nostra percezione è influenzata dal colore vicino.

Ma c’è un trucco per far sparire l’illusione ottica. Provate a guardarla più da vicino portando il vostro naso vicinissimo allo schermo. Ci siete riusciti?
"Poiché l'illusione che si rifà a Munker dipende dal completamento del colore, l'aumento della distanza tra le strisce fa sparire l'illusione. Ecco perché ingrandendo l’illusione vedrete i punti dello stesso colore”. ha detto Novick.

Dilettatevi anche con queste illusioni:

Dominella Trunfio

Birra al glifosato: ecco le marche in Italia che contengono tracce di pesticidi

Published in: Altri alimenti

A mettere nero su bianco, come ricorderete, è il mensile francese 60 Millions de Consommateurs, che ha analizzato decine di bottiglie a caccia di glifosato e di altri pesticidi. E Il Salvagente, la rivista nostrana dedicata ai consumatori, nell’approfondimento di questa settimana ha proposto i risultati relativi a 28 delle 45 birre analizzate dai francesi, selezionandole in base alla reperibilità sugli scaffali di vendita in Italia.

Quel che è emerso è che il glifosato, probabile cancerogeno secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, è presente in 25 campioni tra quelli esaminati, mentre non mancano nemmeno altri antiparassitari come i fungicidi boscalid, ftalimmide e folpet, che sono sì sotto i limiti di legge, ma cosa accade se andiamo a valutare l’ “effetto cocktail”?

L’ascesa della birra

Complici una cultura sempre più ampia del bere e la diffusione di ottime produzioni artigianali di alta qualità, come racconta nel reportage de Il Salvagente la storia del successo di Birradamare, la birra si sta rapidamente affermando come valida alternativa al vino, riducendo di anno in anno la forbice che nelle statistiche la separa dal prodotto dell’uva.

In Italia si bevono in media 33 litri di vino a persona durante l’arco di un anno, mentre la birra – con 31,5 litri consumati per persona – si stabilizza immediatamente al di sotto.

Lo studio francese

La rivista francese ha portato in laboratorio 45 birre, di cui 39 lager e 6 blanche, per ricercare 250 molecole. Le marche sono più che note anche da noi, si va dalla Corona alla Carlsberg, alla Leffe alla Stella Artois.

Ebbene, dalle analisi sono emerse tracce di glifosato in 25 campioni: il pesticida che secondo la Iarc è un probabile cancerogeno si conferma uno dei più utilizzati in agricoltura.

Nel nostro approfondito articolo tutti i dati e le informazioni.

Ma, d’altro canto, non è nemmeno la prima volta che le analisi trovano glifosato nelle birre. Ad aprile gli austriaci di Konsument ne hanno quantificato i residui in 7 campioni su 13. Non c’è solo l’erbicida nelle birre analizzate, ma 3 campioni testati su 4 (34 su 45) mostrano anche residui di antiparassitari, anche se ad essere state rilevate sono “solo” 3 fungicidi (boscalid, ftalimmide e folpet) in quantità al di sotto dei limiti consentiti nella materia prima. Ma come la mettiamo con l’effetto sinergico?

Molti istituti di ricerca hanno nel tempo cercato di porre l’attenzione sul cosiddetto effetto cocktail, ovvero sugli effetti sulla salute dell’uomo derivante dall’esposizione continuata e a basse dosi di più pesticidi insieme. Se, infatti, e l’effetto sulla salute dei singoli pesticidi è ormai assodato, poco o nulla si sa sull’effetto sinergico delle diverse sostanze contemporaneamente presenti in molti alimenti di uso quotidiano.

Il test de Il Salvagente

La rivista ha proposto i risultati di prodotti venduti in Italia e tiene presente solo il numero di pesticidi trovati in ciascun campione e la loro concentrazione.

Tracce di glifosato, al centro di una querelle scientifica dal 2015 quando la Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms, lo ha inserito nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene” (gruppo 2A), sono state evidenziate in 16 birre: le quantità vanno da 0,62 microgrammi della birra 8.6 ai 9,23 microgrammi della birra Affligem. Non esistono valori limite per la birra ma può essere utile sapere che quelli
per l’acqua sono pari a 0,1 microgrammi per litro.

Quanto agli altri pesticidi, tra le 247 molecole ricercate, le analisi ne hanno evidenziato con più frequenza tre:
il folpet, il ftalimmide e boscalid. Il primo è un fungicida tossico per gli organismi acquatici e sospetto cancerogeno per l’uomo. Il ftalimmide è un metabolita del folpet frequentemente utilizzato nella colture di orzo. Il boscalid, infine, è
un fungicida della classe del piridin-carbossammidi.

Tutto nella norma, quindi, ma, come dicevamo, il problema rimane quello di un possibile effetto cocktail. Una ricerca dell’Istituto francese per la ricerca agricola ha preso in esame l’azione di un mix di sei pesticidi comunemente presenti nella dieta (thiacloprid, chlorpyrifos, boscalid, captan, thiofanate, ziram) molto usati anche in Italia e presenti nelle nostre falde acquifere. Una miscela che, secondo le analisi, comporterebbe gravi alterazioni metaboliche, in particolare “steatosi epatica, tendenza all’obesità, intolleranza al glucosio con effetto diabetogeno e alterazione del microbiota intestinale”.

Cosa consigliano gli esperti? Non bere troppo e di affidarsi ai prodotti artigianali, magari integrali e non pastorizzati, anche perché, ricordiamocelo, si tratta di una bevanda alcolica!

Germana Carillo

La birra che inganna: davvero la bibita dell’estate è immune dai pesticidi?

Lo spot delle Poste sui Buoni e Libretti inganna i risparmiatori. Segnalato all'antritrust da altroconsumo

Published in: Consumare

Lo spot reso noto di recente da Poste Italiane punta a smentire una serie di luoghi comuni che circolano sui classici prodotti per il risparmio. Tra questi il fatto che i buoni postali fossero convenienti solo per piccoli risparmi o che il capitale rischiasse di essere "bloccato" e non più fruibile in caso di bisogno.

Secondo lo spot di Poste non è affatto così. Ma Altroconsumo non è poi così d'accordo e spiega perché è pubblicità ingannevole. Tre sono i punti oggetto di attacco.

1. Buoni sì, ma non per tutti

Secondo quanto recitato dalla voce nello spot, i "Buoni e libretti adatti solo a piccoli risparmi invece sono ottimi per ogni investimento". Per Altroconsumo:

"Il tasso nominale annuo di un libretto ordinario è dello 0,01% lordo; è colpito da ritenuta fiscale del 26% e da un’imposta di bollo annua di 34,20 euro se la giacenza media supera i 5000 euro. A conti fatti il tasso netto è dello 0,0074%: praticamente nullo".

Di conseguenza, se si superano i 5000 euro di giacenza media annua e si paga l’imposta di bollo, il capitale verrebbe addirittura eroso nel corso del tempo. Di fatto, potrebbe essere un investimento a costo e rendimento quasi nullo solo per piccole somme, non un prodotto redditizio per ogni tipo di investimento.

2. Denaro bloccato? Se non vuoi perdere gli interessi sì

Il secondo aspetto ingannevole sottolineato da Altroconsumo riguarda un altro luogo comune che lo spot voleva confutare ossia che investendo nei prodotti postali non si può disporre dei propri soldi per tutto il periodo dell'investimento.

Lo spot recita: "Ti dicono denaro bloccato invece è sempre disponibile".

Vero, ma solo in parte, accusa Altroconsumo, sottolineando che il denaro è sì disponibile sempre ma solo se si è disposti a perdere gli interessi che sono riconosciuti solo dopo un certo periodo di tempo dalla sottoscrizione.

"Se si decide di rimborsare i buoni prima di un certo periodo dalla sottoscrizione non sono previsti interessi. E questa è una grossa limitazione (si scelgono i buoni per avere un interesse anche perché gli oneri fiscali possono ridurre il capitale investito)".

3. Capitale che cresce: non sempre

Il capitale cresce, vero, ma solo in alcuni casi. Lo spot recita: "Ti dicono capitale che perde valore invece cresce nel tempo". Secondo Altroconsumo, anche questo non è proprio vero. Infatti, tenendo conto degli oneri fiscali, in alcuni casi la crescita di valore nel tempo non c’è.

"Infatti nel video pubblicitario c’è anche scritto 'salvo oneri di natura fiscale' che però incidono enormemente sul rendimento dei prodotti postali e come abbiamo visto sopra possono anche portare a una perdita di valore. Se ad esempio lasci sul libretto ordinario 6.000 euro per 5 anni, ipotizzando il tasso netto dello 0,0074% e il bollo di 34,20 euro (applicato se la giacenza media annua è superiore ai 5.000 euro), dopo 5 anni ti ritroverai sul libretto solo 5.831,20 euro, perdendo così ben 168 euro" spiega.

Ecco il video:

A prescindere dalla segnalazione di Altroconsumo al Garante, facciamo sempre attenzione quando decidiamo di mettere a frutto i nostri risparmi.

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Francesca Mancuso

Pomodori ripieni di riso e fagiolini

Published in: Ricette

I pomodori ripieni sono un must della stagione estiva; piatto diffuso in tutta la nostra penisola può essere preparato in tantissimi modi. In questa ricetta, il riso è stato in precedenza cotto insieme alla polpa dei pomodori e ai fagiolini, in questo modo ha assorbito la loro sapidità conferendo così a questa pietanza un gusto davvero intenso.

Se seguite una dieta vegana, potrete sostituire il formaggio vegetale con del lievito alimentare in scaglie.

Ingredienti
  • 1 Kg di pomodori a grappolo
  • 150 gr di fagiolini
  • 1 spicchio d'aglio
  • 150 gr di riso
  • 1 foglia di basilico
  • grana vegetale q.b.
  • olio evo q.b.
  • sale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    30 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    30 minuti
  • Tempo Riposo:
    10 minuti
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i pomodori ripieni di riso e fagiolini: procedimento

 

  • Lavare i pomodori, recidere la calotta superiore e, con l'ausilio di un coltello e un cucchiaino, svuotarli internamente tenendo da parte la polpa estratta, quindi metterli a testa in giù in modo da far sgocciolare un po' d'acqua in essi contenuta,
  • lavare e pulire i fagiolini, tagliarli a pezzettini e metterli in una pentola capiente con la polpa di pomodoro e un filo d'olio aggiungere anche il basilico lavato e spezzettato, quindi pulire l'aglio, tagliarlo finemente e aggiungerlo nella padella,
  • iniziare a cuocere e aggiungere in fine anche il riso, tostare, quindi coprire d'acqua e regolare di sale,
  • e portare a cottura mescolando spesso e aggiungendo altra acqua qualora occorresse,
  • quando il riso sarà cotto farlo intiepidire, mescolarlo con il formaggio e con questo composto riempire i pomodori,
  • ungere il fondo di una pirofila, adagiare al suo interno i pomodori e le calottine in precedenza recise e cuocere in forno caldo a 200° per circa trenta minuti,
  • a cottura ultimata sfornare e far riposare per almeno dieci minuti prima di servire.
  • I pomodori ripieni di riso e fagiolini potranno comunque essere serviti sia tiepidi che a temperatura ambiente.
Come conservare i pomodori ripieni di riso e fagiolini:

Qualora dovessero avanzare, è possibile conservare i pomodori ripieni di riso e fagiolini in frigorifero per un massimo di due giorni all'interno di appositi contenitori ermetici.

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Ilaria Zizza

Squalene nei cosmetici: rossetti, fondotinta e creme solari all'olio di squalo

Published in: Cosmesi

Ogni anno milioni di esemplari di squalo capo piatto (Hexanchus griseus) vengono barbaramente uccisi per finanziare l’industria cosmetica. Squali che sono elencati come specie a rischio dall'Unione internazionale per la conservazione della natura.

Un metodo di cattura orribile che avviene nei paesi tropicali dove i pescatori uccidono gli squali per il loro fegato che contiene un olio chiamato squalene e che viene utilizzato poi in creme solari, rossetti, fondotinta, nelle lozioni e in altri prodotti della cosmetica.

Lo squalene è paradossalmente molto economico e serve per rendere il prodotto più emolliente, non a caso il 90% di questo olio estratto viene venduto nell’industria dei prodotti per la bellezza. A dirlo è un report del 2012 compilato da BLOOM, una no profit francese che lavora per la conservazione degli oceani.

Andriana Matsangou, portavoce della compagnia britannico-olandese Unilever, spiega che l’azienda “usa solo squalene derivato da fonti vegetali per non ricorrere a quello che proviene dalle varie specie di squali”.

Anche il portavoce de L’Oréal, Alexander Habib, dice che la compagnia francese ha smesso di usare lo squalene derivato dagli squali 10 anni fa, e che da allora L’Oréal ha “implementato misure severe per controllare l’origine dello squalene dei propri fornitori”.

Squalene, controlla l'inci!

Lo squalene può avere un bollino rosso nel biodizionario proprio per questo motivo: perché può essere di origine animale.

Nei cosmetici certificati di origine vegetale, invece, il bollino è verde. 

Non è necessario uccidere gli squali per poter avere questa preziosa sostanza naturale.

 Lo squalene è presente, infatti, nell’olio extra vergine di oliva, nell’olio di germe di grano, nellell'olio di amaranto, nell’olio di argan o nell’olio di girasole, da cui si estrae per distillazione molecolare.

Foto

Su 60 specie pescate per l’olio, sono 26 gli squali considerati esemplari vulnerabili dalla Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Sebbene le organizzazioni chiedano controlli più severi, la pesca continua. Nel 2006 l’Unione Europea ha imposto limiti severi sulla pesca di queste specie nell’Atlantico Nord-orientale, ma pochi paesi ne hanno seguito l’esempio.

Noi possiamo fare la differenza, scegliendo prodotti che non contengano un ingrediente derivato dall'uccisione di creature innocenti, anche perché le alternative già esistono.

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Dominella Trunfio

In Olanda si sperimenta il viagra su donne incinte, morti 11 feti

Published in: Salute & Benessere

Quel che pensavano i ricercatori era che il Viagra potesse aiutare i feti nella crescita, perfezionando l’irrorazione del sangue verso la placenta grazie al suo effetto dilatatore sui vasi. Ma così non è stato. Qualcosa è andato storto e ora 11 sono morti per problemi polmonari.

La ricerca era iniziata nel 2015 e avrebbe dovuto proseguire fino al 2020 con la partecipazione di 350 pazienti puerpere. Ora è stata interrotta, nel momento in cui un comitato indipendente che sovrintende la ricerca ha collegato i decessi.

Il test veniva condotto in 10 ospedali ad Amsterdam e in altre città, finora su un totale di 93 donne, e lo scopo era quello di porre una soluzione al problema dell’insufficienza placentare (causata d ipertensione, età avanzata, presenza di una gravidanza gemellare), che al momento non ha terapie possibili. Tutto tramite il sildenafil, il principio attivo del Viagra, per aiutare lo sviluppo proprio della placenta.

Il sospetto è che l’innalzamento della pressione sanguigna indotta dalla pillola abbia avuto come effetto collaterale quello di portare troppo ossigeno nei polmoni dei piccoli, danneggiandoli e in alcuni casi portandoli al decesso.

In un’intervista alla testata olandese De Volkskrant, il responsabile della ricerca, il ginecologo Wessel Ganzevoort, dice essere scioccato. “Pensavamo di poter dimostrare un effetto positivo sulla crescita del bambino e invece è accaduto l’opposto, l’ultima cosa che volevamo era far del male ai pazienti”, ha affermato, spiegando che questo tragico epilogo è già stato comunicato a un team di ricercatori canadesi per condurre uno studio analogo.

Germana Carillo

Glifosato: l'85% degli assorbenti interni contiene tracce del pesticida

Published in: Cosmesi

"L'85% di tutti i campioni è risultato positivo al glifosato e il 62% all'AMPA, che è il metabolita ambientale, ma nel caso del cotone e della garza di cotone sterile la percentuale era del 100%", afferma il dott. Damian Marino, ricercatore capo dello studio.

Il glifosato invade il mondo, l’erbicida considerato potenzialmente cancerogeno e su cui si discute da tempo per i possibili rischi legati all’infertilità, si trova anche nei tamponi assorbenti e nelle garze sterili. A stabilirlo è Damian Marino dell’Università argentina di La Plata assieme al suo team.

Secondo Medardo Avila Vazquez, presidente del terzo congresso nazionale dei medici tenutosi a Buenos Aires (National Congress of Doctors for Fumigated Communities):

“I risultati di questa ricerca sono molto seri e preoccupanti, se si usa cotone o garze medicali sulle ferite o per l’igiene personale, si pensa che siano prodotti sterili, e invece sono contaminati da sostanze cancerogene”.

Ma perché c’è glifosato in prodotti che dovrebbero garantirci la massima sicurezza?

“La maggior parte della produzione mondiale di cotone avviene in piantagioni geneticamente modificate, con sementi e piante resistenti al glifosato. Il cotone viene irrorato quando la capsula è aperta e il glifosato penetra direttamente nelle fibre”.

Il glifosato è l'ingrediente chiave del colosso della biotecnologia Monsanto's Roundup , le colture di soia e mais statunitensi sono state geneticamente modificate per resistere all'applicazione dell'erbicida. Si Stima che tra il 1992 e il 2012 sono stati spruzzati 2,6 miliardi di chili di diserbante.

L’obiettivo di questa ricerca non mirava a stabilire la presenza di glifosato, ma a verificare il raggio di azione degli irroramenti aerei che avvengono nelle piantagioni, per cui la scoperta è stata vista in modo allarmante.

Così mentre Monsanto sostiene la sicurezza del suo prodotto, sempre più spesso parliamo di prodotti contaminati. Un rapporto del 2013 di Women's Voices for the Earth ha illustrato come l'industria dei prodotti al femminile contengono sostanze chimiche non regolamentate e potenzialmente dannose, tra cui conservanti, pesticidi, profumi e coloranti.

Purtroppo, quindi, oltre che nella pasta, birra e in molti prodotti che mangiamo ogni giorno, il glifosato si trova anche in quei prodotti intimi che dovrebbero garantirci sicurezza. per fortuna le alternative ci sono: tamponi biologici o coppette mestruali.

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Dominella Trunfio

Il caldo ci fa impazzire ed è fatale: 80 morti in Giappone, classificato come disastro naturale

Published in: Ambiente

A due settimane dall'inizio di questa violenta ondata di calore, sono almeno 80 le persone morte e migliaia quelle portate al pronto soccorso, mentre le autorità hanno sollecitato i cittadini a rimanere in casa per evitare gli effetti delle temperature superiori a 40° C in alcune aree.

Le temperature si sono avvicinate a 40° C ieri in molte città ma il record è stato lunedì quando, a Kumagaya, a nord-ovest della capitale, la colonnina di mercurio ha raggiunto 41,1° superando il record storico del paese.

Fino a oggi, infatti la temperatura massima registrata in Giappone era stata 41° il 12 agosto 2013 nella città di Ekawasaki. A Tokyo la media attuale è di 35° C.

#Japan #heatwave sees new maximum temperature records, including 41.1°C in Kumagaya and 40.8°C in Oume, both near Tokyo, says Japan Meteorological Agency. pic.twitter.com/glgQCory9U

— WMO | OMM (@WMO) 23 luglio 2018

I dati preliminari del governo avevano parlato di 65 morti dal 16 al 22 luglio. Altre 22.647 persone sono state inviate agli ospedali con sintomi da colpo di calore. Tuttavia, ieri l'agenzia per la gestione degli incendi e dei disastri ha fornito un nuovo bilancio: 80 persone sono morte per il caldo dall'inizio di luglio e oltre 35.000 sono state ricoverate in ospedale. Il governo sta valutando di estendere le vacanze estive delle scuole.

"Le temperature record stanno continuando in tutto il paese e le misure di emergenza per proteggere gli studenti e il loro benessere sono diventati un problema" ha detto il segretario di gabinetto Yoshihide Suga.

L'ondata di caldo in corso "è fatale e la riconosciamo come un disastro naturale", ha riferito un portavoce dell'agenzia meteorologica.

L'utilizzo dell'aria condizionata è chiaramente molto elevato e sta facendo addirittura salire i prezzi sulla Borsa dell'energia elettrica del Giappone, portandoli al massimo rispetto agli ultimi cinque 5 anni.

E non è ancora finita. Secondo l'agenzia meteorologica giapponese, le temperature continueranno a essere elevate, attorno ai 35 gradi e più anche ad agosto.

Japan #heatwave. A glance at some new records set today. WMO is updating its roundup of extreme July weather. pic.twitter.com/F5Xx4e2gxm

— WMO | OMM (@WMO) 23 luglio 2018 Temperature più elevate e aumento dei suicidi

Il caldo, si sa, fa male alla salute, non solo a quella fisica. Un nuovo studio ha ipotizzato che estati come questa, con temperature sempre più elevate, potrebbero avere gravi conseguenze sulla salute mentale. 

I ricercatori dell'Università di Stanford hanno trovato una forte correlazione tra clima caldo e aumento dei suicidi. Lo studio, pubblicato su Nature Climate Change, ha rilevato che per ogni centesimo di aumento di temperatura media mensile, i tassi di suicidio salgono dell'1,4% negli Stati Uniti e del 2,3% in Messico, aggiungendo il suicidio all'elenco delle conseguenze mortali legate ai cambiamenti climatici.

Secondo lo studio, l'aumento della temperatura previsto fino al 2050 potrebbe portare a ulteriori 21.000 suicidi negli Stati Uniti e in Messico.

"Quando si parla di cambiamenti climatici, è spesso facile pensare alle astrazioni. Ma i suicidi aggiuntivi che potrebbero verificarsi a seguito dei cambiamenti climatici non mitigati non sono solo un numero, rappresentano tragiche perdite per le famiglie in tutto il paese", ha detto Marshall Burke, economista e autore dello studio.

Un motivo in più per correre ai ripari, subito.

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Francesca Mancuso

Foto cover

Depressione post parto: anche i neopapà possono soffrirne. Parola della scienza

Published in: Speciale bambini

A dirlo è uno studio della Indiana University pubblicato su Jama Pediatrics, secondo cui anche i padri di bambini piccoli possono avere le stesse probabilità delle neomamme di provare sintomi di depressione, per cui anche loro dovrebbero sottoporsi a screening per questo tipo di problema.

Di fatto, già alcuni studi avevano dimostrato che la depressione post partum non è solo delle mamme. Ne soffre anche il papà, anche con possibili conseguenze per lo sviluppo del bambino. Due articoli scientifici - qui e qui - avevano affermato che questo disturbo può interessare circa il 10% dei papà di qualsiasi angolo della terra. In genere, la depressione li colpisce nel primo anno di vita del bambino, con un picco tra i tre mesi e i sei mesi, mentre sembra meno a rischio nell’immediato periodo post natale.

I ricercatori americani hanno esaminato i dati degli screening sulla depressione effettuati in oltre 9500 visite in cliniche pediatriche, da cui è emerso che il 4,4% dei padri erano positivi per il disturbo, mentre tra le mamme la percentuale aumentava al 5%. Ricerche precedenti, ricordano i ricercatori, hanno dimostrato che i bambini con padri depressi hanno un maggior rischio, simile a quello che si riscontra se ad avere la depressione è la mamma, di avere a loro volta dei sintomi di depressione da adolescenti.

“Il fatto che così tanti neopapà abbiano questo problema è significativo - afferma Erika Cheng, ricercatrice in pediatria presso la Indiana University School of Medicine di Indianapolis e autrice principale dello studio - perché la depressione può avere conseguenze serie se non è trattata. Sappiamo che i padri depressi sono meno vicini ai figli, e questo può portare a problemi cognitivi e comportamentali”.

“I papà che avvertono sintomi di depressione - che includono tristezza, irritabilità, agitazione e rabbia - non dovrebbero nascondere i loro sentimenti, perché è disponibile un aiuto professionale”.

E si fa così riferimento agli screening: circa una su quattro madri sperimenta depressione durante la gravidanza o con figli appena nati e mentre molte donne possono essere sottoposte a screening durante visite prenatali o controlli dopo la nascita, gli uomini potrebbero non avere necessariamente lo stesso accesso allo screening.

Poiché la depressione dei genitori può avere effetti dannosi sulla salute fisica e mentale per i bambini piccoli, l’American Academy of Pediatrics raccomanda che tutti - sia madri che i padri - vengano sottoposti a screening per la depressione durante i controlli per il bebè.

I sintomi della depressione post partum dei neopapà

Sono generalmente molto simili a quelli della madre:

  • stato di abbattimento
  • tristezza
  • insonnia o altri disturbi del sonno
  • desiderio di isolamento
  • difficoltà a concentrarsi e a lavorare in modo efficiente
  • senso di inadeguatezza rispetto al rapporto con la compagna e con il figlio

A tutto ciò si possono aggiungere anche un senso di esclusione rispetto al rapporto mamma-bambino e le preoccupazioni finanziarie, che possono incidere negativamente sulla qualità della relazione col nuovo piccolo arrivato.

E allora, al di là degli screening che si rendono allora necessari, anche gli uomini non devono vergognarsi di apparire fragili ed esternare piuttosto le proprie paure o sentimenti, in modo da mettere in salvo la nuova meravigliosa vita che ha appena allargato la famiglia.

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Germana Carillo

Ritirata farina di cocco bio, all'interno frammenti metallici

Published in: Allerte alimentari

Il produttore è lo stesso, Stella Food, con sede a Rivalta di Torino. Le farine di cocco ritirate invece appartengono a due marchi differenti, Fior di Loto e Baule volante.

Il primo è "Baule Volante" commercializzato da Naturasì. In questo caso, il richiamo riguarda il lotto da 375gr con data di scadenza 05/10/2019.

Il secondo prodotto è del marchio Fior di Loto, nel formato da 500 gr e con data di scadenza 22/06/2019.

Per entrambi il Ministero ha segnalato la possibile presenza di corpi metallici all'interno delle confezioni. Per questo ne è stato disposto il ritiro.

"Si raccomanda ai consumatori di controllare il prodotto acquistato e le scorte in casa e se appartenenti al lotto richiamato, di non consumarlo e di riportarlo al proprio negoziante che provvederà a sostituirlo o rimborsarlo oltre che a chiarire eventuali dubbi" si legge nella nota ufficiale.

Controllate i lotti.

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Francesca Mancuso

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