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Disastro petrolifero in Colombia: bloccata la fuoriuscita dopo 1 mese, il bilancio è tragico

Published in: Ambiente

Solo oggi, a distanza di un mese, arriva la notizia della chiusura del pozzo 158 del campo petrolifero Lizama della Ecopetrol, ma la situazione non sembra ancora essersi risolta. Più di 1.000 specie di alberi nell'area sono state danneggiate e le famiglie sono state trasferite altrove. Alcune di esse hanno avuto bisogno di cure mediche per vomito, mal di testa e vertigini, tutti disturbi legati allo sversamento.

“Non ho praticamente nulla da mangiare, abbiamo vissuto grazie al fiume per tutta la vita e la contaminazione ha già raggiunto la Magdalena” ha raccontato un residente ai media locali.

Si tratta del disastro ambientale peggiore che il paese abbia vissuto da decenni a questa parte. Purtroppo ne se ne conosce nemmeno la reale entità visto che il numero di barili sversati non è chiaro.

Ecopetrol, la compagnia petrolifera statale responsabile della fuoriuscita, dice che sono stati 550 i barili di greggio versati ma secondo i media locali sono almeno 24.000 barili.

C'è disaccordo anche sugli animali colpiti: Ecopetrol dice che circa 1.360 animali sono stati salvati e la fuoriuscita è sotto controllo ma il greggio continua a fluire. Finora, ha percorso circa 15 miglia (24 km) contaminando anche i fiumi Lizama e Sogamoso. È in corso un'indagine sulla causa della perdita ma non si conoscono molti altri dettagli.

Il governatore di Santander, Didier Tavera Amado, ha accusato Ecopetrol di inefficienza visto che ha impiegato un mese per contrastare questa enorme tragedia ambientale, che ha provocato morte e inquinamento.

“Attraverso diversi video era chiaramente evidente che la macchia avesse raggiunto il fiume, e oggi possiamo dire viste le immagini che Ecopetrol è stata incompetente e incapace di partecipare a una situazione di emergenza ambientale” sono le parole di Tavera Amado durante la sua visita alla zona interessata. “Indipendentemente dai risultati derivanti dalla ricerca sulle cause di questa fuoriuscita, non possiamo permettere che una società come Ecopetrol leader da 100 anni abbia impiegato tanto tempo per affrontare quest'emergenza”,

Conozcan las verdades sobre la emergencia que atendemos en La Fortuna, Satander. Nos mantenemos enfocados en lograr su pronta solución. #EcopetrolResponde pic.twitter.com/miDfp8CbGh

— Ecopetrol (@ECOPETROL_SA) 31 marzo 2018

Le fuoriuscite di petrolio hanno spesso effetti duraturi e la Colombia deve far fronte ad altri problemi ambientali. La scorsa settimana, un rapporto ha rivelato che il fiume Cauca che si trova a sud-ovest del sito di sversamento, non è sicuro per gli esseri umani. Secondo il quotidiano El País, di Cali, sono stati trovati metalli pesanti cancerogeni nelle specie ittiche.

Ma ci sono gravi danni anche nei terreni agricoli. I campi contaminati impediscono ai contadini di coltivare la terra. Problemi respiratori, eruzioni cutanee, affaticamento e malattie apparentemente non diagnosticate arrivano dopo mesi o addirittura anni.

L'ennesimo disastro ambientale legato al petrolio.

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Francesca Mancuso

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Candele al limone fai da te: 3 ricette per realizzarle in casa

Published in: Eco fai-da-te

Il limone è dotato di diversi benefici. Si tratta di un frutto antiossidante, depurativo, disinfettante, in grado di combattere pressione alta e colesterolo oltre che di bruciare i grassi e prevenire influenze e raffreddori grazie all’alta presenza di vitamina C.

Per preparare in casa delle candele al limone si utilizzano pochi ingredienti tra cui, fondamentale, è l’olio essenziale di limone il cui aroma è decisivo per trarre vantaggi una volta accese le nostre candele.

Candele al limone fai da te: ingredienti utili e preparazione

Vi presentiamo diverse ricette di candele al limone che potete provare a realizzare da soli in casa:

Candele con olio essenziale di limone

Ingredienti:

  • 10-12 gocce di olio essenziale di limone
  • 2 tazze di scaglie di cera di soia
  • Stoppino lungo 15 centimetri
  • Cucchiaio di legno
  • Pentola antiaderente
  • Contenitore in vetro o metallo a scelta

Preparazione

Si inizia scaldando le scaglie di cera di soia a fuoco medio, mescolando lentamente fino a che la cera non si è ben sciolta. Se si vuole dare un colore giallo acceso si può usare un pastello da sbriciolare e sciogliere all’interno. Fatto questo si toglie la miscela dal fuoco e si aggiunge l'olio essenziale. A questo punto bisogna preparare lo stoppino avvolgendolo attorno a un bastone o a una matita sopra il contenitore che si userà per realizzare la candela lasciando che il peso scenda sul fondo. Versare lentamente la miscela di cera nel contenitore. Aggiustare nuovamente lo stoppino se necessario. A questo punto si lascia la candela ad indurire per circa 3-4 ore evitando di toccarla. Una volta pronta, basta tagliare lo stoppino in eccesso.

 

Foto: thehomespunhydrangea.com

Candela al limone con cera d’api

Ingredienti: 

  • fogli di cera d’api
  • olio essenziale di limone
  • stampo o contenitore per candele
  • stoppino

Preparazione:

Grattugiare o tagliare la cera d’api a pezzetti piccoli mettendola sul fuoco basso mescolando spesso. Versare una piccola quantità di cera d'api fusa sul fondo dello stampo della candela e premere lo stoppino al centro (la cera indurirà lo stoppino). A questo punto nella restante cera sciolta mescolare 20 gocce di olio essenziale di limone (o di più se si gradisce e si vuole mascherare l’odore della cera d’api). Versare il tutto nello stampo tenendo lo stoppino in posizione con l’aiuto di una bacchetta di legno. Lasciare raffreddare per almeno 4 ore o tutta la notte.

Foto: apumpkinandaprincess.com

Candele nella buccia di limone

Solitamente per realizzare delle candele utilizzando le bucce degli agrumi si scelgono le varietà più grandi come arance e pompelmi ma nulla vieta di realizzare una candela all’interno della buccia di mezzo limone utilizzando dell’olio vegetale e uno stoppino.

Qui il procedimento per farle da soli in casa.

Foto:  Lynn Hamilton 

Benefici aromaterapici delle candele al limone

Accendere una candela al limone ha diversi benefici che sono sostanzialmente quelli dei principi attivi contenuti in questo agrume:

  • Stimola il buon umore e l’equilibrio psicofisico
  • Favorisce la disintossicazione fisica
  • Promuove la purificazione spirituale
  • Migliora la forza di volontà
  • Aiuta memoria e concentrazione

Per sfruttare al meglio i benefici della candela al limone si consiglia di lasciarla accesa almeno 3 ore in un ambiente in cui si sta soggiornando, indipendentemente che sia cucina, camera da letto, salotto, ecc. Ottima soluzione anche tenerla accesa in ufficio o sul luogo di lavoro.

Per realizzare candele fai da te leggi anche:

Francesca Biagioli

Foto copertina 

Trentino da scoprire “ad occhi chiusi”: tutte le iniziative per i turisti non vedenti

Published in: Trentino Alto Adige

In una cornice suggestiva, tra profumi e sapori unici, tra sentieri accessibili e passeggiate sensoriali, il Trentino è anche questo: un mix di esperienze fruibili anche dai non vedenti, di contenuti tematici adatti a tutte le fasce d’età, indoor e all’aperto, tra echi, suoni e odori della natura.

Tutto questo è “Trentino Ad Occhi Chiusi”, un progetto promosso da Trentino Marketing in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, per far vivere il patrimonio naturale e culturale, materiale e immateriale, a turisti non vedenti e loro accompagnatori, abbattendo barriere percettive e sensoriali.

Nel corso della prossima estate e oltre, non vedenti e loro accompagnatori avranno a disposizione programmi, guide e strumenti specifici nel pieno rispetto delle pari opportunità.

Com’è possibile?

Grazie al cuore dei trentini, nel pensare e mettere in pratica un’esperienza che sia condotta solo dai sensi, lungo itinerari non convenzionali da percorrere in tutta sicurezza, senza ostacoli né difficoltà, e specialmente in modo lento, per dare ai partecipanti i giusti tempi di recupero e consentire loro di conoscere a fondo quel che stanno vivendo.

Dalla Val di Sole alla Val di Fiemme, passando per la Valsugana e l’Altopiano di Pinè, tra giugno e novembre, durante i weekend, malghe, rifugi, agriturismi e aziende agricole proporranno autentiche “immersioni sensoriali” in cui vale la pena lasciarsi andare.

Il must? Viaggiare con i sensi nel suo pieno significato e arricchirsi di una bellezza che solo il Trentino offre.

Ecco tutte le iniziative e gli appuntamenti per i turisti non vedenti:

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Val di Sole: 8-10 giugno

Tutti presso la sede della “Fondazione San Vigilio”, a Ossana, un edificio adatto a ospitare persone non vedenti e ipovedenti, grazie all’assenza di barriere e a sistemi di lettura in braille, che consentono di vivere gli spazi sia interni che esterni in piena autonomia e libertà.

In programma degustazioni olfattive degli aromi di montagna, laboratori di cucina, escursioni lungo il percorso ad occhi chiusi nel “Sentiero dei Sensi” e visita guidata al “Bosco Derniga” annusando il profumo dei fiori e ascoltando i suoni del legno. Prezzi a partire da 135euro.

© Trentino - D. Lira

Consorzio Turistico Piana Rotaliana: 22-23 giugno e 9-10 novembre

Ad attendere gli ospiti non vedenti sono le attività “Sulla terra con i sensi” al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina (San Michele all’Adige), in cui si propone ai ragazzi una visita alle sale dedicate all’agricoltura in forma di gioco mettendo alla prova i sensi dell’olfatto, del tatto e dell’udito; e “Dentro una bottiglia di Rotari” alle Cantine Rotari di Mezzacorona, in cui è allestito un percorso con interazioni olfattive/gustative/uditive e tattili per spiegare a bambini e adulti come si produce una bottiglia di spumante Rotari Trentodoc.

Val di Fiemme: giugno, luglio e settembre

Escursioni lungo i sentieri accessibili della valle, discese di rafting sul fiume Avisio, arrampicata sportiva, pedalate in hand-bike sulla pista ciclabile: con in collaborazione dei volontari / istruttori dell'Associazione SportAbili nulla è impossibile. Prezzi a partire da euro 295 per soggiorni di due notti in hotel, con 4 possibilità di week-end: 15/17 giugno + 14/16 luglio + 8/10 e 15/17 settembre.

Malga Arpaco a Passo Brocon (Valsugana-Tesino): 30 giugno-1° luglio

“Gli Animali della malga” propongono una visita guidata alla malga e sui pascoli per incontrare le mucche, con tanto di spiegazione della mungitura. Seguirà la cena in agritur a base di prodotti della malga, “Che profumino in cucina” e la padrona di casa, Rosanna, spiegherà come riesce a preparare dei dolci così buoni… La domenica si andrà in passeggiata al Trodo dei Fiori di Passo Brocon con un custode forestale del Tesino, il tutto con quote di euro 50 per gli adulti, bambini fino ai 6 anni ridotto a euro 42.

Valle di Ledro: 6-8 luglio

Attività ragazzi non vedenti o ipovedenti presso il “Museo delle Palafitte” di Molina di Ledro e lungo il percorso artistico del Bosc del Meneghì, con tappa sensoriale nel giardino delle erbe. Prezzi a partire da euro 58 a persona, con trattamento di mezza pensione in hotel 3* a Bezzecca.

San Lorenzo in Banale: 21-22 luglio

L’Apt Terme di Comano Dolomiti di Brenta propone in uno dei “Borghi più belli d’Italia”, ai piedi delle Dolomiti di Brenta, un particolare laboratorio all’Azienda Agricola “Il Ritorno”, dedicato ai profumi e alle piante officinali e aromatiche. Visitando invece “Bosco Arte Stenico” si possono abbracciare gli alberi del bosco e toccare i materiali con cui sono state realizzate le opere. Proposte di pacchetto vacanza a partire da 70 euro a persona.

Val di Non: 28-29 luglio

Visite sensoriali in una stalla e incontro con gli animali a Malga Coredo e poi tutti immersi nel bosco custodito dall’azienda agricola “L’Essenza del Bosco” di Brez, a raccogliere le erbe aromatiche, toccarle e annusarle, sotto la guida di Mary per creare un profumatissimo Sale Aromatico di montagna.

© Trentino Madonna di Campiglio: 3-5 agosto

Sin dal primo mattino del sabato gli ospiti potranno partecipare all’evento Albe in malga alla Malga Montagnoli, per conoscere la vita della malga, capire come si lavora il latte e cosa succede oltre i 1000 m di quota; nel pomeriggio seguirà l’attività di fattoria didattica a “La Stria di Bo”, di Mauro Povinelli; la domenica viene lasciata libera con la possibilità di sfruttare i servizi inclusi nella Dolomeet card easy (card dell'ambito comprendente gratuità sugli impianti, sconti, ecc), il tutto con quote di partecipazione di 38 € per gli adulti e 25 € per i bambini.

© Trentino - D. Lira Altopiano di Pinè: 24-26 agosto

Sistemazione in hotel e visita guidata al “Bio-Apiario”, alla scoperta dei benefici dei prodotti delle api, del ronzio e dei profumi dell’alveare. Gli ospiti potranno anche vivere in tutta sicurezza l’esperienza del Dragonboat sul Lago di Pinè, per pagaiare sull’antica canoa cinese dotata di testa di drago guidati dal suono del tamburo, con l’aiuto di vogatori volontari.

Valle del Chiese: 31 agosto-1° settembre

L’ultimo giorno di agosto è in programma il percorso del sentiero naturalistico “Animali del bosco”, un laboratorio artistico-creativo-sensoriale realizzato con materiali naturali come pigne, piume, muschio. Il giorno dopo, sabato 1 settembre, si cammina verso Malga Nudole, lungo il percorso “Il senso dell’Acqua”, per scoprire sensazioni autentiche toccando tronchi, rocce, licheni.

Attività Garda Trentino: 12-14 ottobre

La proposta del Garda Trentino prevede attività di climbing con guida su una parete rocciosa attrezzata con mappa tattile, che permette anche ai non vedenti di apprezzare lo sviluppo dei 6 itinerari di arrampicata. Inoltre, il “Garda Trentino Senses Walking” è una passeggiata sensoriale nella zona del Colodri di Arco con un esperto naturalista e un accompagnatore di media montagna, con una tecnica molto particolare di ascolto della natura che stimola i sensi dell'udito, del tatto e dell’olfatto.

Per tutti i dettagli e maggiori info clicca qui

Buone vacanze a tutti!

Germana Carillo

Foto cover: © Trentino - G. Panfili

Le donne hanno bisogno di dormire (almeno 20 minuti) di più, ecco perché

Published in: Salute & Benessere

A sostenerlo è il dottore Jim Horne, il principale esperto britannico in scienze del sonno e direttore dello Sleep Research Centre at Loughborough University , che in un articolo ripreso anche dalla National Sleep Foundation britannica ha spiegato che in media le donne hanno bisogno di altri venti minuti di sonno rispetto agli uomini essenzialmente perché “più usi il cervello durante il giorno, più ha bisogno di riposare durante la notte”.

Concentrandosi proprio sulle diversità tra uomini e donne durante le ore notturne, il cervello femminile è, secondo gli esperti, decisamente più complesso in confronto a quello degli uomini e proprio tale complessità influisce anche sulle ore di sonno.

Il disturbo del sonno nelle donne è conseguente, secondo il professor Horne, a emozioni più “sentite” da parte delle donne. Emozioni e stati d’animo che, di contro, non influiscono così tanto sul sonno degli uomini. E non solo: a rovinare la qualità e la quantità del sonno delle donne possono essere anche la menopausa, una gravidanza o la sindrome premestruale.

Insomma, se “una delle principali funzioni del sonno è quella di permettere al cervello di recuperare”, come dice il professor Horne,  autore di “Sleepfaring: A Journey Through The Science Of Sleep”, allora sarà anche vero che le donne, vista la complessità del loro “vissuto” quotidiano, hanno anche bisogno di più tempo da trascorrere in pacifici sonni.

“Più del tuo cervello usi durante il giorno, più hai bisogno per recuperare e, di conseguenza, hai bisogno di più sonno. Le donne tendono a svolgere più compiti e quindi usano più cervello rispetto agli uomini. Per questo motivo, il loro bisogno di dormire è maggiore”. Così Horne spiega perché c’è una necessità maggiore di riposare, dalla quale non è escluso, però, chi – uomo o donna – svolge un mestiere che porta a prendere decisioni importanti ogni giorno. Anche in questo, ci sarà bisogno di più sonno rispetto all’ “uomo medio”, come dice il professore britannico, “ma sempre un quantitativo inferiore rispetto alle ore di sonno di una donna”.

Insomma, la complessità e l’intensità dell’attività cerebrale femminile sarebbero alla base di un bisogno maggiore di ore di sonno, anche se – diciamola tutta – le esigenze individuali sono molto diverse: alcune persone riescono a cavarsela facilmente in sei ore mentre altre no.

L’importante è che tutti dormiamo abbastanza e bene per non sentirci eccessivamente stanchi durante il giorno. Qui tutti i consigli per avere un sonno sano e ristoratore!

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Germana Carillo

Assegno di ricollocazione per i disoccupati: cos'è e come richiederlo

Published in: Lavoro & Ufficio

Si tratta della prima misura di politica attiva del lavoro di livello nazionale, coordinata dall'Anpal e gestita tramite la rete pubblico-privata dei servizi per il lavoro. A beneficiarne saranno indirettamente le persone disoccupate che percepiscono la Nuova Prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASPI) da almeno quattro mesi.

Cos'è l'assegno di ricollocazione

Si tratta di un servizio personalizzato erogato da un Centro per l'Impiego o da un soggetto accreditato scelto dal disoccupato, volto al rapido reinserimento nel mondo del lavoro. L'importo dell’assegno non verrà dato alla persona disoccupata, ma solo ai centri per l'impiego o ai centri accreditati che lo aiuteranno a trovare un'occupazione e solo a risultato occupazionale acquisito.

L'Assegno di ricollocazione era partito con una prima fase di sperimentazione su un campione di circa 29 mila persone estratte in maniera casuale dallo stock di potenziali destinatari comunicati dall'Inps ma adesso riguarda tutti.

Le persone che rientrano nel campione riceveranno una comunicazione via posta e un avviso via email o sms, nel caso in cui tali informazioni siano state rese in sede di presentazione della domanda di Naspi.

Requisiti per l'assegno di ricollocazione

In generale, l'assegno riguarda i disoccupati che percepiscono la NASpI da almeno 4 mesi, che ne facciano richiesta ma ad alcune condizioni. Non devono essere

  • già impegnati in misure di politica attiva analoghe erogate dalle Regioni e Province Autonome, per tutta la durata dell'erogazione della misura regionale;
  • coinvolti in misure di politica attiva finanziate da un soggetto pubblico (quali corsi di formazione per l'inserimento lavorativo, corsi di formazione per l'adempimento dell'obbligo formativo, tirocini extracurriculari, servizio civile);
  • destinatari di un finanziamento pubblico per l'avvio di un'attività di lavoro.

Il destinatario può aderire o no alla misura, rivolgersi al Centro per l'Impiego o a un soggetto accreditato per usufruire del servizio di assistenza intensiva e scegliere un soggetto erogatore nel territorio di domicilio o in un'altra Regione.

A quanto ammonta l'assegno di ricollocazione

L'importo varia da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, in base al tipo di contratto di lavoro e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato, il cosiddetto profilo di occupabilità.

Le tipologie di contratto sono il tempo indeterminato, compreso l'apprendistato, e il tempo determinato maggiore o uguale a 6 mesi.

In caso di successo occupazionale, quindi nel caso in cui il disoccupato ottenga un contratto di lavoro grazie a questo intervento, l'ammontare riconosciuto al soggetto erogatore sarà:

  • Contratto a tempo indeterminato (compreso apprendistato) da 1000 a 5000 euro
  • Contratto a termine superiore o uguale a 6 mesi da 500 a 2.500 euro
  • Contratto a termine compreso superiore o uguale a 3 mesi e fino a 6 mesi (solo per le regioni meno sviluppate) da 250 a 1250 euro.
Come richiedere l'assegno di ricollocazione

È necessario registrarsi sul sito dell'Anpal entro il periodo di fruizione della NASpI, rivolgendosi ai centri per l'impiego dove è stato sottoscritto il patto di servizio personalizzato. Una volta ottenute le credenziali di accesso per l'area riservata, si potrà verificare attraverso l'inserimento del proprio codice fiscale nell'apposita pagina del sito ANPAL se il nominativo risulta tra i soggetti estratti.

È possibile scegliere la sede operativa del soggetto erogatore presso il quale si vuole ricevere il "servizio di assistenza alla ricollocazione".

Il centro per l'impiego entro 15 giorni dovrà rilasciare o meno l'assegno. In caso di esito positivo, il cittadino dovrà recarsi presso il soggetto erogatore prescelto, sarà elaborato il "programma di ricerca intensiva" e sarà assegnato il tutor. Il programma dovrà essere sottoscritto da entrambe le parti (percettore NASpI e tutor).

A questo punto, verrà avviato il servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro. Il disoccupato avrà l'obbligo di partecipare agli incontri concordati e a accettare l'offerta congrua di lavoro. In caso contrario, saranno applicate le sanzioni che vanno da una prima riduzione fino alla perdita totale della prestazione di sostegno al reddito.

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Francesca Mancuso

Salviamo Miro, il cane sequestrato perché abbaiava (PETIZIONE)

Published in: Animali


“Ma abbaiare non è un diritto esistenziale per gli animali?", si chiede Rinaldo Sidoli del Movimento animalista e ce lo chiediamo anche noi, soprattutto perché, spiega il presidente in una nota: 

“Teniamo a precisare che la condotta della padrona appare non idonea a recare disturbo ad un numero indeterminato di persone, per tanto se a lamentarsi del cane è un solo vicino di casa, non è disturbo della quiete pubblica”.

La storia del cane Mirò è stata raccontata dalla sua proprietaria Eva Munter che dopo l’accaduto ha lanciato una petizione su change.org ‘FreeMiro’ e la sua richiesta di aiuto è già arrivata al cuore di tanti: quasi 150mila persone hanno già firmato per far tornare il cane tra le braccia della donna e nel calore della sua casa.

Come racconta Eva, il 22 marzo Miro, un pastore abruzzese di circa tre anni, è stato prelevato dai Carabinieri, sequestrato e portato in un canile con l’accusa di disturbare perché abbaiava.

 “E' bastato che una sola persona dichiarasse che il cane abbaiava per dar via a questa assurdo provvedimento, nonostante il resto del vicinato non avesse lamentato rumori molesti o fastidio, anche con le finestre aperte. Più volte le Forze dell'Ordine sono accorse sul posto in seguito alle chiamate del mio vicino e tutte le volte hanno constatato che Miro non stava abbaiando”, scrive Eva nella petizione.

A quanto pare la vicenda va avanti da tempo, ci sono infatti due querele, trasformate poi in due decreti penali di condanna, per l'abbaiare del cane che non permetterebbe al vicino di dormire. 

“Un'accusa infondata, dal momento che il cane di notte viene fatto entrare in casa, proprio per evitare ogni possibile disturbo”, continua la donna.

Attualmente Miro si trova dunque in canile, in attesa che la situazione venga chiarita dal Tribunale di Trento tramite processo fissato a fine aprile.

“Ora è chiuso in uno spazio ristretto, senza la sua famiglia e lontano da chi lo ama. Questo è il provvedimento preventivo richiesto dal suddetto vicino che si definisce amante degli animali. Miro non può stare rinchiuso in un canile”.

E ancora: 

“Miro fa parte della mia famiglia. E’ amato, protetto, felice. Ha una casa e un grande giardino in cui correre e giocare. Miro ci è stato portato via, ci è stato tolto come se fosse un oggetto e non una creatura vivente con sentimenti ed emozioni. L’unico effetto di questo provvedimento, invece, è quello di danneggiare Miro e di farci soffrire”. 

Eva chiede di far sospendere questa istanza e al suo appello ci uniamo anche noi, Miro non può vivere la sofferenza di un canile, lontano dai suoi proprietari. 

“Chiedo quindi, per favore, di sospendere questa istanza di sequestro e di permetterci di affrontare il processo in corso fianco a fianco dell’animale che da anni è entrato nel mirino del querelante”.

FIRMA QUI LA PETIZIONE PER LIBERARE MIRO

Dominella Trunfio

Lo zucchero disinfetta, cura le ferite e ne favorisce la guarigione. Lo studio che ha stupìto la scienza

Published in: Altri alimenti

A molti di noi non verrebbe mai in mente, ma tra gli usi alternativi dello zucchero vi è anche la possibilità di spargerlo sulle ferite per velocizzarne la guarigione. Esiste una ricerca condotta nel Regno Unito che ha provato come il saccarosio abbia un ottimo potere curativo se applicato localmente lì dove ce n’è più bisogno.

Ad affermare ciò è stato un team guidato da Moses Murandu dell'Università di Wolverhampton nel West Midlands che già da piccolo aveva sperimentato questo originale utilizzo dello zucchero. L’uomo, cresciuto nello Zimbabwe, era in realtà abituato ad utilizzare il sale per disinfettare le ferite ma capitava che a volte avesse a disposizione del più costoso zucchero che sembrava essere ancora più efficace oltre che un rimedio migliore rispetto al sale in quanto non bruciava durante l’applicazione.

Dopo essere diventato infermiere si accorse però che lo zucchero non era considerato affatto, in campo medico, un rimedio disinfettante per le ferite e così, diventato poi docente senior di infermieristica, decise di completare un primo studio pilota sulle potenzialità di questo ingrediente applicato appunto sulle ferite.

Come si usa lo zucchero sulle ferite e perché funziona

Murandu ha spiegato che per trattare una ferita e farla cicatrizzare più in fretta basta applicare una buona quantità di zucchero coprendolo poi con una garza. Il metodo sarebbe efficace sia sugli animali che sugli uomini.

Lo studioso ha raccontato che uno dei suoi pazienti aveva una parte di gamba amputata con una ferita ancora non guarita del tutto. Sarebbe stato proprio lo zucchero a garantire un netto miglioramento (ne ha usato un pacco intero all’inizio e solo 4-5 cucchiaini alla fine dell'esperimento). Grazie all’utilizzo di questo ingrediente, assicura Murandu, la ripresa è stata molto più rapida. 

Ma come agirebbe lo zucchero per favorire la guarigione? Secondo Murandu, recentemente premiato per i suoi studi dal Journal Wound Care, il saccarosio sarebbe in grado di tirare fuori l’acqua dalle ferite evitando dunque che, accumulandosi, possa diventare terreno fertile per la proliferazione batterica.

Sfruttare questa potenzialità sarebbe interessante non solo nei paesi dove scarseggiano gli antibiotici ma anche lì dove esistono ma si inizia a sentire sempre più il problema della resistenza che hanno sviluppato i batteri nei confronti di alcuni farmaci.

Al momento la sperimentazione del dottor Murandu è molto piccola (è stata condotta solo su 35 pazienti) ma i risultati sono stati molto incoraggianti, la ricerca ha dimostrato infatti che alcuni ceppi batterici sono stati inibiti proprio dall’applicazione sulle ferite di alte dosi di zucchero.

Non resta ora che approfondire lo studio, obiettivo che si è posto lo stesso Murandu.

Per altri usi alternativi dello zucchero leggi anche:

Sui rimedi per trattare ferite e cicatrici leggi anche:

Francesca Biagioli

Focaccine di patate con polvere di rosmarino: ricetta (vegan) senza lievito

Published in: Ricette

Da servire a cena per accompagnare un secondo piatto o per una ricca merenda alternativa, possono anche arricchire un buffet di compleanno. Queste focaccine vegan sono preparate con le patate lesse e con la farina di farro ed aromatizzate poi con della polvere di rosmarino fatta in casa.

Ingredienti per 20 focaccine googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1498149132762-1'); });
  • Tempo Preparazione:
    40 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    10 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare le focaccine di patate: procedimento
  • Mettere le patate in una pentola piena d'acqua, portare a bollore e cuocerle fin quando non si infilzeranno facilmente con una forchetta, quindi toglierle dall'acqua e metterle a raffreddare,
  • una volta fredde sbucciarle, schiacciarle con lo schiacciapatate e metterle in una ciotola capiente.
  • Sciacquare il rosmarino, mettere i suoi aghi in un pentolino antiaderente e a fuoco basso asciugarlo senza farlo bruciare, trasferirli quindi in un mortaio e polverizzarlo.
  • Aggiungere alle patate schiacciate la farina, il sale, la polvere di rosmarino e l'olio ed impastare fino ad amalgamare tutto.
  • Con le mani inumidite prendere un po' di composto, formare le focaccine ed adagiarle su dei quadrati di carta forno,
  • dopo aver terminato gli ingredienti, è possibile cuocere le focaccine sia in pentola che al forno,
  • per la cottura in pentola si dovrà adagiare ogni focaccina con la carta forno in una padella dal fondo spesso e cuocere per circa cinque minuti a fuoco moderato rigirandola con una spatola,
  • per la cottura in forno invece si dovranno mettere in un teglia lasciandole con la carta forno e cuocerle in forno caldo a 180° per circa dieci minuti o comunque fino a doratura.
  • A cottura ultimata far raffreddare le focaccine di patate per qualche minuto prima di servirle.
Ti potrebbero interessare anche altre ricette di focacce senza lievito o altre ricette con farina di farro

Ilaria Zizza

Borgo dei Borghi 2018: vince la ‘divina’ Gradara (PU). La classifica

Published in: Marche

Così, se la rocca di questo splendido borgo marchigiano ha fatto da sfondo al tragico amore tra Paolo e Francesca, a far meravigliare chi passa di qui sono anche il borgo fortificato, una delle strutture medioevali meglio conservate nel nostro Paese, e le due cinte murarie che proteggono la fortezza tra le più imponenti: quella più esterna, infatti, si estende per quasi 800 metri.

La classifica de Il Borgo dei Borghi è stata realizzata grazie al voto dei telespettatori e di una giuria di venti esperti. Per l’edizione 2018 i Giudici Speciali sono stati Cristina Bowerman, Philippe Daverio e Mario Tozzi. Nel 2017 a vincere fu Venzone, un piccolo paese in Provincia di Udine in Friuli Venezia Giulia, mentre nel 2016 il vincitore era stato Sambuca, in Sicilia.

Gradara e la classifica Il Borgo dei Borghi 2018

Capitale del Medioevo, Gradara è sorta nel XII secolo e, per la sua particolare posizione geografica, è stata sin da subito un crocevia di traffici e di genti e uno dei maggiori teatri degli scontri tra le milizie fedeli al Papato e le signorie marchigiane e romagnole.

Leggenda narra che la rocca abbia conosciuto il tragico amore tra Paolo e Francesca, moglie di Gianciotto Malatesta, fratello di Paolo, immortalato da Dante nel V canto dell’Inferno.

 

Con più di 220 mila biglietti staccati l’anno scorso, oggi la Rocca di Gradara è il monumento-museo statale più visitato delle Marche. Il castello, che sorge su una collina a 142 metri sul livello del mare, e il suo borgo fortificato, rappresentano una delle strutture medioevali meglio conservate d’Italia.

Il Castello di #Gradara è famoso per la storia d’Amore tra Paolo e Francesca, resa immortale da Dante nella Divina Commedia.

Ecco il borgo vincitore dell'edizione 2018 de #IlBorgodeiBorghi ⤵️https://t.co/NS0HslbFuK @KilimangiaroRai #Rai3 pic.twitter.com/bpyW9OInOt

— Rai3 (@RaiTre) 1 aprile 2018

Il torrione di 30 metri di altezza venne costruito intorno al 1150 dalla famiglia dei De Griffo. Furono in seguito i Malatesta a realizzare la fortezza e le cinte di mura tra il XIII e il XIV secolo. Il dominio dei Malatesta finì nel 1463, quando Federico da Montefeltro al comando delle milizie papali conquistò la rocca. Dopo il vicariato affidato agli Sforza di Pesaro, Gradara passò di volta in volta in mano a diverse casate: i Borgia, i Della Rovere, i Medici.

Dal 1641 Gradara passò sotto il controllo della Chiesa. Molto più tardi, nel 1920, quando la famiglia Zanvettori acquistò la Rocca di Gradara, il castello e la cinta muraria erano ridotti allo stato di rudere e fu lo stesso Zanvettori a finanziare il restauro del castello e della cinta muraria del borgo, affidando i lavori a Giuseppe Sacconi, che riportò tutto all’originario splendore.

E il resto della classifica? In cima a una montagna o in riva al mare, regione per regione numerosi sono i borghi che si sono meritati un posto nella classifica 2018 de Il Borgo dei Borghi.  

  1. Gradara (PU) - Marche
  2. Castroreale (ME) - Sicilia
  3. Bobbio (PC) - Emilia Romagna
  4. Furore (SA) - Campania
  5. Monte Isola (BS) - Lombardia
  6. Bagnoli del Trigno (IS) - Molise
  7. Stintino (SS) - Sardegna
  8. San Giorgio di Valpolicella (VR) - Veneto
  9. Pescocostanzo (AQ) - Abruzzo
  10. Sesto al Reghena (PN) - Friuli Venezia Giulia
  11. Altomonte (CS) - Calabria
  12. Noli (SV) - Liguria
  13. Chiusino (SI) - Toscana
  14. Tursi (MT) - Basilicata
  15. Bevagna  (PG) - Umbria
  16. Arnad (AO) - Valle d'Aosta
  17. Barolo (CN) - Piemonte
  18. Rodi Garganico (FG) - Puglia
  19. Vigo di Fassa (TN) - Trentino Alto Adige
  20. Sermoneta (LT) - Lazio

Al secondo posto c'è piazzato Castroreale, in Sicilia, mentre la medaglia di bronzo va a Bobbio, in provincia di Piacenza. Al quarto posto svetta Furore, in provincia di Salerno, e al quinto Monte Isola, in Lombardia, sull’isola del Lago di Iseo. Nella lista compaiono anche Bagnoli del Trigno, borgo in provincia di Isernia nel cuore del Molise.

Segue poi in settima posizione la soleggiata Stintino, in provincia di Sassari, mentre l’ottavo posto è toccato a San Giorgio di Valpolicella, in provincia di Verona. Infine nono posto per Pescocostanzo, in Abruzzo, e decimo per Sesto al Reghena, in provincia di Pordenone, nel Friuli Venezia Giulia. A chiudere la classifica ci pensano Altomonte (Calabria), Noli (Liguria), Chiusino (Toscana), Tursi (Basilicata), Bevagna (Umbria), Arnad (Valle d'Aosta), Barolo (Piemonte), Rodi Garganico (Puglia), Vigo di Fassa (Trentino Alto Adige) e Sermoneta (Lazio).

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Germana Carillo

Le tartarughe marine sanno usare le pinne come se fossero mani

Published in: Animali

Le tartarughe marine usano le pinne per gestire il loro cibo. Lo confermano i ricercatori del Monterey Bay Aquarium. L'esame approfondito del fenomeno si deve a Jessica Fujii e a Kyle Van Houtan.

Esse usano le pinne per scavare, fare rotolare il cibo e anche per trascinarlo. Le loro goffe pinne quindi non servono solo a nuotare e a spostarsi ma anche a procurarsi cibo e catturare le prede.

“Le tartarughe non hanno una corteccia frontale sviluppata, dita articolate indipendenti o qualsiasi forma di apprendimento sociale” afferma Van Houtan. “Eppure qui le vediamo leccarsi le dita proprio come un bambino: ciò mostra un aspetto importante dell'evoluzione, ossia che le opportunità possono dare forma agli adattamenti”.

Le analisi di Fujii e Van Houtan utilizzando foto e video hanno individuato esempi diffusi in cui una tartaruga tiene una conchiglia sul fondo marino.

Comportamenti simili sono stati documentati nei mammiferi marini, dai trichechi alle foche ai lamantini, ma non nelle tartarughe marine. Il documento mostra che esse siano simili agli altri gruppi in quanto le pinne vengono utilizzate per una serie di attività di foraggiamento (presa, rinforzo, bloccaggio).

"Gli arti delle tartarughe marine si sono evoluti principalmente per la locomozione, non per manipolare le prede", dice Fujii. "Ma quello che stanno facendo lo suggerisce comunque, anche se non è il modo più efficiente ed efficace".

Il risultato è stato una sorpresa per gli autori. I risultati offrono anche una panoramica dell'evoluzione delle creature oceaniche a quattro zampe e sollevano domande su quali tratti siano appresi e quali innati.

“Ci aspettiamo che queste cose accadano con un animale  sociale altamente intelligente e adattivo”, dice Van Houtan. “Con le tartarughe marine è diverso. Non sono mai state addestrate a usare le pinne per mangiare dalla loro mamma, è incredibile che stiano cercando di capire come farlo senza l'apprendimento e con le pinne che non si adattano bene a questi compiti”.

I ricercatori hanno scoperto che le tartarughe marine sanno usare le pinne in 8 modi diversi così classificati: tenere, scavare, colpire, lanciare, sfregare, strisciare, contenere e battere. Tutti comportamenti necessari alla sopravvivenza della specie.

La Natura non finirà mai di stupirci.

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Francesca Mancuso

Chi Kung per dimagrire: esercizi e tecniche di respirazione per perdere peso e aiutare la dieta

Published in: Dieta

Si tratta di un sistema semplice e davvero facile da mettere in pratica che si rifà alla tradizione orientale, in particolare a quella cinese. Queste tecniche permettono di favorire la perdita di peso in modo continuo e aumentano contemporaneamente anche la forza fisica e psichica.

Ciò è possibile grazie al flusso di energia che esercizi e pratiche respiratorie sono in grado di smuovere e al fatto che riescono a modificare positivamente il metabolismo del corpo. 

Esercizi e tecniche di respirazione

Alla base di questi esercizi e tecniche di respirazione parte della tradizione del Qi Gong,  vi è la teoria della regolazione interna delle due forme fondamentali dell'esistenza che i cinesi chiamano Yin e Yang. Possiamo regolare lo Yin e lo Yang controllando coscientemente le due fasi della respirazione: ispirazione (Yin) ed espirazione (Yang).

La chiave degli esercizi è la lentezza durante entrambe le fasi e l'attenzione posta ad alcuni dettagli.Questo metodo permette di controllare l’ansia con conseguente riduzione della fame (soprattutto se nervosa) e dell'apporto calorico.

Inoltre, anche se non si tratta di ginnastica, gli esercizi di respirazione producono un intenso lavoro dei muscoli addominali che consente di "bruciare" i lipidi accumulati. Il fatto poi di riuscire a migliorare il flusso di energia all’interno del corpo serve anche a regolare il metabolismo in modo tale che il peso non aumenti di nuovo. 

Queste tecniche vanno eseguite quotidianamente per circa 40 minuti distribuiti nel corso di tutta la giornata. Ma vediamo nello specifico come praticare esercizi e respirazioni:

Esercizio 1

Inizia allungando il tuo corpo, in piedi, le gambe tese, la colonna vertebrale allineata. Alza le braccia come se dovessi toccare il soffitto, allungando prima un braccio e poi l'altro. Mentre fai questo movimento, chiudi gli occhi e inspira, gonfiando l'addome inferiore come se fosse un palloncino. Una volta che hai preso abbastanza aria, espira, mentre allunghi il braccio opposto e rilassi il braccio che è stato prima allungato. Ripeti 20 volte, molto lentamente, diventando consapevole dell'aria che inspiri e espiri delicatamente con l'addome.

Esercizio 2

Seduti in terra con le gambe piegate e le ginocchia vicine al petto. Le tue mani ai lati con i palmi sul pavimento. Schiena allineata. Allunga prima la gamba destra mentre inspiri, tieni la gamba distesa per alcuni secondi senza toccare terra e senza lasciare andare l'aria. Quindi riporta la gamba destra nella posizione originale espirando con forza, stringendo l'addome e tirando fuori tutta l'aria. Ripeti lo stesso esercizio con l'altra gamba per almeno dieci volte.

Esercizio 3

Sdraiati sul pavimento con le braccia ai lati e le gambe tese. Gonfiate la pancia inspirando l'aria e spingendola verso l'area inferiore dell'addome. Ora alzate le gambe a circa due o tre centimetri dal pavimento, trattenendo l'aria e stringendo il basso ventre. Mantenete questa posizione per 5 secondi. Espirate lentamente mentre abbassate le gambe. Ripetete questo esercizio 15 volte. Riposate qualche secondo e ripetete.

Esercizio 4

Sdraiati a terra, inspirare spingendo l'aria verso il basso ventre. Stringere tutto il corpo: gambe, braccia, schiena, glutei, ecc. ma senza espirare. Tenere per cinque secondi poi rilassare tutto il corpo mentre si espira. Prima si fa per 3 volte con respiro lento poi si accelera un po’ e si pratica per 15 volte.

Esercizio che si può eseguire a lavoro

Sedetevi, chiudete gli occhi e attaccate bene la schiena allo schienale della sedia. Alzate le braccia come se voleste toccare il soffitto mentre inspirate gonfiando l'addome. Mantenere il respiro contenuto e il ventre gonfio per 5 secondi poi espirare delicatamente abbassando le braccia e stringendo l’addome più che si riesce verso l’interno.

Respirazione per eliminare il senso di fame

In posizione sdraiata o in piedi, inspirare attraverso il naso e mantenere l'aria per 3 secondi prima di espirare lentamente attraverso la bocca. Bisogna contrarre lentamente l'addome quando si inspira e rilassarsi durante l'espirazione, la frequenza respiratoria dovrebbe essere di 20 respiri completi 4 volte al giorno o ogni volta che si ha fame.

Regole generali

Se praticate questi esercizi e respirazioni ricordate di:

  • Tenere gli occhi chiusi
  • Stare in un posto tranquillo e silenzioso (si può mettere anche della musica rilassante)
  • Rendere la respirazione regolare e profonda
Controindicazioni

Generalmente le tecniche del Qi Gong non hanno grosse controindicazioni ma se la respirazione crea qualsiasi tipo di disagio o dubbio meglio interrompere. 

Potete approndire l'argomento anche con il libro Qi gong per dimagrire di Nadine Crégut edito da Macro Edizioni 

Per altri esercizi che puoi fare in casa per dimagrire leggi anche:

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Sui benefici di queste discipline orientali:

Francesca Biagioli

4 principi buddisti sulla felicità

Published in: Mente & Emozioni

Siamo abituati a pensare che felicità faccia rima con successo, denaro, beni materiali. Certo, tutte queste cose sono importanti nella nostra vita, inutile negarlo, ma il concetto di felicità non può dipendere solo da loro. Prendiamo ad esempio, la storia di  Siddharta Gautama, il Buddha storico, che pur essendo un principe indù, a soli 21 anni, si sveste dei suoi averi e va alla ricerca della causa della sofferenza umana.

Dopo essersi abbandonato a un rigoroso ascetismo e poi alla meditazione, Buddha porta i suoi insegnamenti in tutto il mondo e alcuni rimandano proprio alla felicità. Ecco quattro principi  che racchiudono il segreto della felicità nella vita di tutti i giorni. Se desideri una vita migliore, il cambiamento potrebbe essere proprio nelle tue mani, a volte è solo una questione di scelte e di coraggio.

1) Trasformare il negativo in positivo

Secondo la filosofia buddista, in ogni situazione negativa esiste un valore intrinseco che volge al positivo. Pertanto, qualsiasi evento sfavorevole può essere modificato e convertito in una fonte di valori positivi e benefici. Il segreto sta nel modo in cui percepiamo il tutto: un'esperienza negativa e dolorosa è spesso necessaria per motivarci o per spingerci al cambiamento.

Al contrario se ci abbattiamo davanti alle difficoltà o alle circostanze difficili, il veleno che si crea dentro di noi non ha modo di trasformarsi. Allora secondo Buddha, è solo superando le sfide più dolorose che cresciamo come esseri umani. Maggiore è il nostro impegno, maggiore è l'opportunità di crescere in vitalità e saggezza.

2) Tutto può succedere, tutto è transitorio

Un antico detto recitava: 'la vita è bella perché è varia'. Secondo Buddha vale la regola di: 'Non permettere mai alle difficoltà della vita di disturbarti. Dopotutto, nessuno può sfuggire ai problemi'. In sintesi, soffri quando devi soffrire, sii felice, quando è il momento di essere felici. 

Questo insegnamento ci esorta a comprendere che la natura delle cose è transitoria: noi cambiamo, il mondo cambia, le persone che ci circondano cambiano. Nella vita c'è sia sofferenza che gioia, l'importante è coltivare un'identità profonda e invincibile, per non lasciarsi influenzare da queste onde che vanno e vengono.

3) Sii responsabile di te stesso

Il buddismo ci insegna che le uniche persone responsabili del nostro destino siamo noi. Il proprio karma può sconfiggere ogni difficoltà: chi sta da solo, sfidando il proprio destino, si sente invincibile, è perché ha scoperto il proprio potenziale per cambiare il corso delle vicende. 

Raggiungere uno stato di "pace e sicurezza in questa vita" non presuppone un'esistenza libera da qualsiasi avversità, ma significa essere preparati ad affrontare le sfide. Il Buddismo ci insegna ad essere padroni della nostra mente e a prenderci le nostre responsabilità.

4) Cercare la (vera) felicità

Il buddismo parla di una felicità relativa che è l'estasi che sperimentiamo quando raggiungiamo qualcosa che volevamo. Per esempio, un lavoro, una famiglia, salute, benessere. Questo tipo di felicità non è male in sé, ma è fragile e fugace, perché dipende sempre da qualcosa che cambia: i nostri cari possono morire, possiamo ammalarci o perdere beni materiali.

L'altra felicità di cui parla il buddismo è di tipo assoluto. Pensa a due persone che, all'interno della stessa azienda, fanno lo stesso lavoro e hanno la stessa situazione economica e sociale. Uno si sente felice e l'altro vive disperato. Non è raro trovare questo tipo di disparità che è legata alla vita interiore e non dipende da cause esterne. 

La vera felicità presuppone uno stato interiore di pace e gioia spirituale, che nasce da un'identità solida e dignitosa capace di affrontare le peggiori difficoltà della vita.

Qualche pillola di felicità:

Dominella Trunfio

Il camion del circo si rovescia in autostrada: ucciso 1 elefante, feriti altri 4

Published in: Animali

Lunedì pomeriggio nella città di Pozo Cañada vicino ad Albacete, nella regione della Murcia, un camion sul quale viaggiavano cinque elefanti è stato coinvolto in un incidente, mentre il conducente non ha riportato alcuna ferita, diversa sorte è toccata ai pachidermi.

La polizia sta ancora indagando sulla dinamica, ma secondo una prima ricostruzione fatta dalla Bbc, subito dopo lo schianto gli elefanti sono fuggiti dal veicolo che li trasportava e impauriti hanno occupato la carreggiata dell’autostrada nella Spagna sud orientale.

Come dicevamo, uno degli elefanti è morto, mentre altri due sono rimasti feriti. Secondo la polizia locale si tratta di un camion da circo che li trasportava da una città all’altra per uno spettacolo. 

Tras el #accidentes de esta tarde en la A30 en #PozoCañada y restablecido el tráfico, los 4 elefantes estarán cuidados en nuestro pueblo hasta que sean trasladados en los próximos días pic.twitter.com/l77sYywpWL

— Ayto Pozo Cañada (@Ayto_PozoCanada) 2 aprile 2018

Per recuperare gli animali feriti dalla carreggiata è stata usata una gru e il tutto è stato documentato sui social anche da Gregorio Serrano, direttore del dipartimento governativo e responsabile della rete di trasporti su strada della Spagna.

Se está procediendo a la asistencia y evacuación de los elefantes heridos en el accidente que ha tenido lugar en Albacete. De los cinco paquidermos hay uno muerto y dos heridos. En breve de restablecerá la circulación en la A-30 en el pk 22/23. pic.twitter.com/fhGypNDYGm

— Gregorio Serrano (@Gserrano_DGT) 2 aprile 2018

A-30 cortada por caída de camión con elefantes sueltos en la calzada. Cortada autovía dirección Murcia a la altura de pozo Cañada. pic.twitter.com/z0tPg6KDZo

— PolicíaLocalAlbacete (@PoliciaAlbacete) 2 aprile 2018

Ci sembra purtroppo inutile ormai ribadire che questo è l'ennesimo episodio che poteva essere evitato e che vede protagonisti gli animali da circo, sempre più bistrattati e sballottati da una parte all'altra senza tener conto del loro benessere. Tante volte vi abbiamo raccontato di cosa succede in molti circhi di tutto il mondo dove leoni, tigri, elefanti e tanti altri animali vengono frustati, bastonati, vivono in gabbie sporche e minuscole e con catene alle zampe.

 

Ne avevamo parlato qui:

Dominella Trunfio

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John Harrison, 325 anni fa nacque il papà del cronometro marino

Published in: Costume & Società


E’ stato proprio Harrison a inventare il cronometro marino nel 1761, uno strumento che permise di determinare con precisione la longitudine in alto mare, rivoluzionando lo sviluppo della navigazione. Insieme ad altre tecnologie a partire dal diciottesimo secolo portò un grande apporto per l’orientamento. 

Harrison era nato a Foulby nello Yorkshire, in Inghilterra da padre falegname, dal quale apprese alcune tecniche di carpenteria. Mentre frequentava la scuola del paese, gli capitò in mano un libro di meccanica, che lo colpì così tanto che a 20 anni senza aver mai fatto studi precisi, costruì il suo primo orologio a pendolo in legno. Da lì non si fermò più.


John Harrison e la longitudine

Gli orologi costruiti da Harrison oggi sono esposti presso il National Maritime Museum di Greenwich. Il suo apporto fondamentale affonda le radici nella sua voglia di trovare soluzioni per ridurre gli incidenti in mare e migliorare la sicurezza della navigazione.

In pratica, nel 1714 il governo britannico crea l’Ufficio della Longitudine e lancia una sfida: 20mila sterline a chi avesse trovato il modo di rendere più semplice il calcolo della longitudine durante un viaggio, a distanze superiori da 30 miglia dalle coste. 

Di che cosa stiamo parlando esattamente? Fino al ‘700 i marinai avevano il problema di capire dove si trovavano, potevano stabilire la latitudine osservando il Sole o le stelle, ma non la longitudine, ovvero quanto erano a est o a ovest rispetto a una città. 

John Harrison accetta così la sfida, inizia a lavorare a un primo cronometro marino nel 1728, completando il lavoro nel 1735 e vince la sfida (ma non il denaro, che non gli venne mai dato). 

L’orologio di John Harrison

Il primo prototipo fu chiamato H1 (Harrison numero 1), pesava quasi 35 kg, ed era contenuto un cubo di vetro e legno di circa un metro di lato. In base alla lettura dell'orologio e all'osservazione delle stelle, i marinai erano in grado di calcolare la posizione di una nave con estrema precisione.

Con gli anni l’orologiaio creo nuovi modelli, in tutto cinque, che vennero usati dalla Marina inglese fino all’arrivo dei satelliti e del gps. John Harrison morì a Londra il 24 marzo 1776.

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Dominella Trunfio

Pillola addio! Dalla Svezia il contraccettivo senza ormoni e totalmente naturale

Published in: Salute & Benessere

L'idea è arriva dal Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma, dove un team di ricercatori sta lavorando all'anticoncezionale perfetto per le donne. Si tratta di una piccola capsula vaginale, in grado di dissolversi una volta introdotta nella cervice, fungendo da barriera fisica contro gli spermatozoi.

Il trucco, se così possiamo chiamarlo sta nel materiale di cui à fatta, il chitosano, un polisaccaride derivato dalla chitina, a sua volta ricavata dai gusci esterni dei crostacei come i gamberi. “Ingredienti” abbondanti e low cost nei paesi nordici. Un barriera naturale, che impedirebbe al liquido seminale di raggiungere gli ovuli. L'effetto di blocco è veloce, arriva dopo qualche minuto.

Tecnicamente, per favorire la gravidanza, nella cervice la barriera mucosa solitamente impervia ossia difficile da percorrere si ammorbidisce naturalmente durante l'ovulazione, permettendo allo sperma di avanzare e fecondare le uova.

“Il materiale polimerico può negare questa possibilità e la fecondazione” spiega Thomas Crouzier, ricercatore del KTH. “In questo modo, otteniamo un contraccettivo che non si basa sugli ormoni e non ha effetti collaterali”.

Attraverso la sua società privata, Crouzier sta lavorando per portare il prodotto sul mercato. Essendo un materiale 100% biologico, non produce effetti collaterali indesiderati perché modifica solo lo strato di muco superficiale. Non a caso viene usato anche in altre terapie, come il trattamento delle ulcere nelle mucose e nelle malattie infiammatorie dell'intestino.

“Il punto di partenza per noi è stato quello di considerare le membrane mucose come un materiale separato su cui si può lavorare, ma per fare ciò bisogna capire le funzioni della mucosa, compresa la funzione di barriera che blocca i batteri e i virus permettendo all'ossigeno e alle sostanze nutritive di passare”.

Non si sa se e quando questo contraccettivo arriverà sul mercato ma è sicuramente un'alternativa rivoluzionaria rispetto agli attuali sistemi a base di ormoni.

Lo studio è stato pubblicato dalla rivista scientifica Biomacromolecules dell'American Chemical Society.

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Francesca Mancuso

Lasagna di verza: ricetta vegetariana senza pasta

Published in: Ricette

Il condimento utilizzato è a base di sugo di pomodoro, arricchito poi con del mascarpone fatto in casa e del grana vegetariano. Se preferite diminuire ulteriormente le calorie o se seguite una dieta cruelty free, potrete sostituire il mascarpone e il formaggio con della besciamella vegan e con del lievito in scaglie.

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  • Tempo Preparazione:
    90 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    20 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    10 minuti
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la lasagna di verza: procedimento
  • Sbucciare la carota e la cipolla, tagliarle finemente e farle dorare in una pentola capiente con un filo d'olio, aggiungere quindi la passata di pomodoro e un bicchiere d'acqua, regolare di sale e far cuocere a fuoco moderato per circa quaranta minuti,
  • a cottura ultimata sciogliere nel sugo ancora caldo il mascarpone.
  • Sfogliare e lavare la verza e cuocerla per un pochi minuti in acqua bollente leggermente salata,
    quindi metterla a sgocciolare.
  • Coprire il fordo di una pirofila con il sugo e disporre uno strato di foglie di verza, condire con il sugo e con il formaggio e continuare così fino a terminare gli ingredienti,
  • infornare e cuocere in forno caldo a 200° per circa venti minuti,
  • a cottura ultimata sfornare e far riposare circa dieci minuti prima di porzionare.
Come conservare la lasagna di verza:

La lasagna di verza potrà essere consumata entro un paio di giorni purchè riposta in frigorifero coperta da pellicola alimentare.

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Ilaria Zizza

Il deserto del Sahara è avanzato del 10% nel secolo scorso

Published in: Ambiente

Si tratta della prima ricerca che valuta in questo modo l'avanzata del deserto lungo tutto il secolo mettendola in relazione ai cambiamenti climatici indotti dall'uomo.

Gli scienziati classificano tipicamente una regione come deserto se riceve meno di 100 millimetri di pioggia all'anno. Il Sahara è il più grande deserto caldo del mondo e il terzo deserto più grande dopo l'Antartide e l'Artico.

Per lo studio, i ricercatori hanno analizzato i dati annuali sulle precipitazioni registrati in tutta l'Africa dal 1920 al 2013 e hanno scoperto che il Sahara, che occupa gran parte della parte settentrionale del continente, è cresciuto del 10% durante questo periodo.

Inoltre, analizzandoo le tendenze stagionali nello stesso periodo di tempo, si sono accorti che l'espansione più significativa del Sahara si era verificata in estate, con un aumento di quasi il 16% dell'area stagionale media del deserto durante i 93 anni coperti dallo studio.

“I nostri risultati sono specifici per il Sahara e potrebbero avere implicazioni per altri deserti del mondo” ha detto Sumant Nigam, professore di scienza atmosferica e oceanica dell'Università, autore senior dello studio.

Secondo gli scienziati, i cambiamenti climatici causati dall'uomo insieme a un'altra serie di fattori hanno causato l'espansione del deserto. Il modello geografico di espansione varia con le differenze più notevoli lungo i confini nord e sud del Sahara.

“I deserti si formano generalmente nei subtropici a causa della circolazione di Hadley, attraverso la quale l'aria sale all'equatore e scende nelle regioni subtropicali. I cambiamenti climatici potrebbero allargare la circolazione di Hadley, spingendo verso nord i deserti subtropicali. Lo spostamento verso sud del Sahara, tuttavia, suggerisce che siano in atto meccanismi aggiuntivi, compresi i cicli climatici”, ha detto Nigam.

La cella di Hadley è un tipo di circolazione convettiva, che coinvolge l'atmosfera tropicale generando un'ascesa di aria calda nei pressi dell'equatore. Quest'ultima risale fino ad un'altezza di circa 10–15 km per poi spostarsi verso i tropici dove ridiscende verso la superficie, ritornando di nuovo verso l'equatore.

Potrebbero essere anche altri fattori a favorire l'avanzata del deserto ma gli scienziati hanno cercato di quantificarli. L'AMO, in cui le temperature su una grande striscia dell'Oceano Atlantico settentrionale fluttuano tra le fasi calde e fredde su un ciclo di 50-70 anni, ne sono un esempio. L'indice AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation, "oscillazione multidecennale atlantica"), uno schema climatico del nord Atlantico che indica la temperatura superficiale del tratto di oceano compreso tra l'equatore e la Groenlandia.

Per individuare gli effetti dei cambiamenti climatici causati dall'uomo, i ricercatori hanno utilizzato metodi statistici per rimuovere gli effetti dell'AMO e hanno concluso che questi cicli climatici naturali hanno rappresentato circa due terzi dell'espansione totale osservata del Sahara. Il rimanente terzo può essere attribuito al cambiamento climatico.

"Molti studi precedenti hanno documentato le tendenze delle piogge nel Sahara e nel Sahel. Ma il nostro lavoro è unico, nel senso che utilizziamo queste tendenze per dedurre i cambiamenti nella distesa del deserto sulla scala cronologica del secolo”, ha detto Natalie Thomas, studentessa laureata in scienze atmosferiche e oceaniche presso l'UMD e autrice principale del documento di ricerca.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Climate.

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Francesca Mancuso

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Cioccolato: qual è il suo impatto ambientale?

Published in: Altri alimenti

La cioccolata è tra gli alimenti più amati da grandi e bambini e sempre presente nelle giornate di festa. Il più delle volte però non ci pensiamo: il cioccolato non ha solo un impatto economico ma anche ambientale, la sua produzione infatti non è sempre “pulita” (intendiamo a livello di sfruttamento dei lavoratori, in alcuni casi addirittura minori) né ecologica.

Un recente studio, condotto da ricercatori dell'Università di Manchester, ha esaminato l'impronta di carbonio e in generale l’impatto ambientale del cioccolato arrivando a risultati non certo positivi. Lo ha fatto valutando i processi di produzione ma anche l’imballaggio e i rifiuti che si producono per realizzare il cioccolato consumato nel Regno Unito.

Ci si è concentrati in particolare su tre prodotti che costituiscono il 90% del mercato locale: cioccolatini modellati, barrette di cioccolato e cioccolatini in busta, ovvero tutti prodotti trasformati e non la classica tavoletta.

Nel Regno Unito le persone consumano in media 8 kg di cioccolato l’anno ma a quale prezzo? Secondo lo studio, un chilogrammo di cioccolato richiede circa 10 mila litri di acqua per la produzione ed è responsabile di emissioni di CO2 comprese tra i 2.9 e i 4.2 kg. Lo studio stima che l'industria del cioccolato nel Regno Unito produca circa 2,1 milioni di tonnellate di gas serra (GHG) all'anno. Questo è equivalente alle emissioni annuali di tutta la popolazione di una città grande come Belfast. 

Il prof. Adisa Azapagic, responsabile dei sistemi industriali sostenibili dell'Università di Manchester e autore dello studio, ha dichiarato:

"Il cacao viene coltivato intorno all'equatore in condizioni climatiche umide, principalmente nell'Africa occidentale e nell'America centrale e meridionale, quindi deve percorrere una certa distanza prima di trasformarlo nei prodotti di cioccolato che produciamo e consumiamo nel Regno Unito".

Quindi non è solo un fattore di produzione ma anche di spostamento, trasportarlo lontano dai luoghi d’origine consuma molte risorse così come anche l’imballaggio e, in alcuni casi, la refrigerazione.

Ma non è solo il cacao: anche per il latte in polvere, necessario per realizzare i cioccolatini, c’è bisogno di tanta energia, l'industria del latte produce infatti enormi emissioni di gas serra.

In sostanza dunque i ricercatori sottolineano come il cioccolato abbia un grande impatto sul nostro pianeta, non si chiede ovviamente di smettere di consumarlo ma quanto meno di essere consapevoli della situazione e fare scelte più informate.

Magari lo studio potrà anche essere un punto di partenza e aiutare i produttori (almeno quelli più volenterosi e attenti all’ambiente) a migliorare le catene di approvvigionamento e rendere così il cioccolato quanto più sostenibile possibile. 

Sull’impatto ambientale del cacao e di altri alimenti leggi anche:

Francesca Biagioli

Treevoice, il dispositivo che monitora la stabilità degli alberi (prima di arrivare agli abbattimenti)

Published in: Città

E se ci fosse una soluzione per prevenire tutto questo e risolvere il problema, è proprio il caso di dirlo, alla radice? C'è e si chiama Treevoice ed è un dispositivo IoT (hardware e software) in grado di monitorare la stabilità degli alberi.

Il device analizza i dati che riceve in real time e, grazie all’intelligenza artificiale inserita a bordo, è in grado di definire quando una situazione è a norma o fuori norma. L’obiettivo di Treevoice è quello di creare un valore aggiunto e un valido sostegno per tutti coloro che intendono monitorare lo stato di salute degli alberi. Offrire maggiore conoscenza per rendere i luoghi in cui viviamo, non solo più innovativi ma anche più sicuri. 

Come funziona? Il dispositivo comunica i dati raccolti attraverso la rete wireless LoraWan sfruttando la tecnologia LTE. Una rete cifrata, sicura, a basso consumo e ad elevata copertura. Il sistema è progettato per garantire un’ottimizzazione della batteria del dispositivo a tre livelli, con una durata media di 10 anni.  In situazioni normali quasi tutta la componentistica è spenta, si accende solo quando occorre trasferire l’informazione. Questo sistema garantisce una scarsa manutenzione del device. 

   

Nelle foto gli abbattimenti che hanno interessato Via Appia a Roma nei giorni scorsi

La Dashbord di analisi è studiata per mostrare tutte le informazioni raccolte dal singolo dispositivo. All’interno della piattaforma è possibile settare i valori di proprio interesse e attivare le notifiche che avvisano l’utente in caso di situazioni fuori norma. 

"Immaginare una città senza alberi è impensabile, non solo per un fattore estetico. Gli alberi sono fondamentali per la vita dell’uomo, sono in grado di raccogliere l’anidride carbonica presente nell’atmosfera, di regolare il livello idrico e di generare un microclima favorevole per la vita delle persone. Alcuni arbusti sono in grado di assorbire dall’ambiente tutte le sostanze tossiche e inquinanti e rilasciare aria pulita. Immaginare una città senza alberi è impensabile, non solo per un fattore estetico. Gli alberi sono fondamentali per la vita dell’uomo, sono in grado di raccogliere l’anidride carbonica presente nell’atmosfera, di regolare il livello idrico e di generare un microclima favorevole per la vita delle persone. Alcuni arbusti sono in grado di assorbire dall’ambiente tutte le sostanze tossiche e inquinanti e rilasciare aria pulita", concludono dall'azienda.

E, in effetti, questi giganti verdi meritano di essere ammirati e protetti tanto quanto gli altri monumenti del nostro patrimonio artistico.

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Roberta Ragni

Komachi Beni, dalla tradizione giapponese il rossetto naturale delle geishe

Published in: Cosmesi

Come sappiamo, l’arte del trucco sulle labbra è una tradizione in Giappone. Il rossetto veniva usato indistintamente dalle donne della borghesia così come dalle geisha e tutt’oggi indimenticabile è la forma delle labbra disegnate su visi pallidi.

La tradizionale vernice per le labbra era chiamata Komachi Beni, proprio perché Beni è un pigmento di colore rosso estratto dai petali di Benibana, una pianta originaria della valle del fiume Nilo in Egitto.Grazie alla via della Seta, questa pianta è stata esportata prima in Medio Oriente, poi in Cina e poi in Giappone verso la metà del terzo secolo.

Si dice che nessun altro pigmento possa competere con l’effetto naturale di lucentezza dato da questa pianta che oggi, viene coltivata nella prefettura Yamagata. L'uso del Komachi Beni si è diffuso dal 1600 in poi, ha avuto un boom nel 19esimo secolo e attualmente esistono dei brand che ne hanno fatto il loro cosmetico di punta.

Ma dietro il Komachi Beni c’è anche una certa simbologia: si dice che il colore dato dal Beni sia uguale a quello della fortuna che protegge le donne dalle malattie. In realtà il suo colore all’inizio ha un bagliore verde che diventa rosso quando viene mischiato con l’acqua.

Applicato sulle labbra in maniera tenue crea una sfumatura di rosa,mentre con più passate si arriva al rosso scarlatto, ovviamente regolando la quantità di Beni con l’acqua si possono ottenere diversi colori più adatti al proprio tipo di carnagione.

Com'è fatto il Komachi Beni?

Komachi Beni è una piccola ciotola a forma di conchiglia che in giapponese si chiama ochoko. Con questa ciotola si possono ottenere anche 50 applicazioni e a differenza dei rossetti non naturali, questo non si asciuga perché composto da ingredienti non chimici. 

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Come applicare il rossetto naturale?

Come dicevamo se inumidito con le dita o con un pennello, il Komachi Beni diventa rosso. Il rouge diventa più simile a una tintura che ad una lucentezza, ma più se ne applica e più intenso sarà il risultato. In un colpo solo, dunque, si può passare dal rosa chiaro al rosso intenso e chi l'ha usato promette che dura a lungo.

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Oggi in commercio ne esistono di già pronti e ci sono dei brand che li vendono online.

Avevamo parlato dei rossetti anche qui:

Dominella Trunfio

 

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