GreenMe

La terra del Salento è avvelenata: quell'arsenico che fa ammalare di tumore

Published in: Ambiente

Non a caso, la ricerca è stata idea dalla Lilt (lega italiana tumori) in collaborazione con l’Università del Salento e la Provincia con l’obiettivo di individuare la relazione tra genotossicità del suolo e il rischio cancro. 

Lo studio

Durante lo studio, gli scienziati hanno analizzato dei campioni di terra provenienti da 32 comuni pugliesi, per ognuno sono stati rilevati diversi valori come il pH, i metalli pesanti, la presenza di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), il carbonio organico, l’rH, le diossine (Pcdd, Pcdf e Pcb) e i pesticidi. 

Dopodiché sono stati effettuati test del micronuleo, le valutazioni della mortalità o della riproduttività dei lombrichi.Nelle aree interessate (clicca qui per sapere quali sono) è stata rilevata un’alta percentuale di arsenico, seguita da berillio e vanadio. Ma secondo i ricercatori, l’elevata presenza di arsenico (20 milligrammi per chilo) non sarebbe riconducibile all’utilizzo di pesticidi. 

“L’analisi delle diverse diossine, furani e PCB, pur rivelando valori ampiamente nei limiti di legge, sembrano svelare possibili sorgenti di contaminazione, meritevoli di approfondimento. Infine, i test di ecotossicologia, ed in particolare quelli di genotossicità dei suoli, pur escludendo gravi situazioni di contaminazione, hanno rivelato in alcune aree una possibile correlazione tra inquinamento ambientale e situazione epidemiologica della popolazione”, si legge nello studio.

Clicca qui per conoscere la legenda della mappa

Secondo quanto è emerso dai dati ottenuti dallo studio, dunque, non vi è una relazione tra la comparsa di tumori e la presenza di contaminanti del suolo, ma secondo gli scienziati è importante continuare a monitorare il suolo per individuare le cause dell’inquinamento.

Dall’altro lato, continua la ricerca per conoscere la causa dell’insorgere di alcuni tumori, come quello ai polmoni o ai genitali maschili o ancora al seno, che sono presenti nei cittadini salentini che abitano in determinate zone.

Ne avevamo già parlato qui:

Dominella Trunfio

Cosa accade al corpo eliminando il glutine senza essere celiaci

Published in: Alimentazione & Salute

Un team di esperti dell'Università di Newcastle (UON) ha evidenziato i potenziali rischi di seguire una dieta priva di glutine, esortando la comunità a modificare drasticamente le proprie abitudini alimentari solo se vi è realmente una diagnosi di celiachia. Guidati dal dottor Michael Potter dell'Hunter Medical Research Institute, gli studiosi hanno valutato gli effetti negativi del passaggio ad una dieta priva di glutine senza una vera e propria necessità.

Lo studio, pubblicato sul Medical Journal of Australia, sostiene che seguire un regime alimentare “gluten free” oltre che pesare decisamente di più sul portafoglio, può andare ad influire negativamente sulla salute umana, ovviamente solo se non vi è presenza di celiachia.

Il problema è proprio che sono troppe le persone che ritengono di essere intolleranti o allergiche al glutine mentre solo una piccola percentuale (16%) vede davvero confermata la diagnosi con gli specifici test medici.

Ma quali sarebbero i rischi del seguire una dieta senza glutine anche se non si soffre di ipersensibilità verso questa proteina?

Come hanno dichiarato gli autori:

“Diversi studi hanno dimostrato che le diete prive di glutine potrebbero non fornire quantità adeguate di oligoelementi e vitamine come calcio e vitamina D. Una dieta priva di glutine può influenzare negativamente i fattori di rischio cardiovascolare come i livelli di colesterolo totale, l'aumento di peso che porta all'obesità, l'intolleranza al glucosio e la pressione sanguigna”.

I prodotti realizzati con farine senza glutine, infatti, utilizzano ad esempio la farina di riso, che è più povera di proteine e micronutrienti. Analizzando studi precedenti i ricercatori hanno notato proprio che era più probabile che le persone che seguivano una dieta di questo genere fossero carenti nei nutrienti chiave, compresi i folati e le altre vitamine del gruppo B.

Ma non è solo questo: molti produttori di alimenti senza glutine aggiungono maggiori quantità di olio, sale o altre sostanze agli alimenti nel tentativo di replicare il sapore e la consistenza del pane e della pasta normali. Utilizzando troppo questi prodotti, dunque, si è anche a maggior rischio obesità e diabete a causa del più alto carico glicemico dei cibi senza glutine. 

Come al solito, però, la ricerca ha preso in esame solo le diete senza glutine “moderne”, se così vogliamo chiamarle, ovvero quelle che si compongono di alimenti industriali forzatamente gluten free. Vi è la possibilità invece di seguire una dieta senza glutine decisamente più sana scegliendo una serie di cereali o pseudocereali naturalmente senza glutine come miglio, quinoa, amaranto, grano saraceno, ecc. e usando le loro farine per realizzare prodotti da forno e pasta fatta in casa.

Anche in questo caso vi sarebbero rischi per la salute? Probabilmente i risultati sarebbero ben diversi...

Sulla dieta senza glutine e gli alimenti gluten free leggi anche:

Francesca Biagioli

Mal di testa: 10 cause e fattori scatenanti che non ti aspetti

Published in: Salute & Benessere

Può essere intenso o il classico “cerchio”, può essere un dolore da stress, da cervicale, da sinusite o da affaticamento: il mal di testa, la cefalea, l’emicrania, sono condizioni così debilitanti e fastidiose che si farebbe di tutto per porvi rimedio all’istante. Ma da cosa dipende il dolore alla testa e quali sono i metodi migliori per alleviarlo?

Si tratta di un problema che colpisce tante persone e che può in realtà essere provocato da differenti cause, così come può essere localizzato in diverse parti della testa o essere “uniforme” e spalmarsi su tutta la superficie del cranio. Quel che è certo è che si tratta di un dolore quasi sempre provocato da un fattore specifico, coma a dire: “nulla è lasciato al caso”.

In generale, è utile sapere che nei casi di attacchi cronici è bene rivolgersi a un esperto, che saprà valutare sintomi ed eventuali cure. Se, invece, ci si trova a battagliare con sporadici mal di testa possono essere d'aiuto, oltre ai classici rimedi naturali o ai cibi dal potere antinfiammatorio e antidolorifico, anche delle semplici tecniche da utilizzare al bisogno.

Intanto, l'Iss, l'Istituto Superiore di Sanità, ha individuato 10 specifici fattori meno conosciuti in grado di innescare un attacco di mal di testa.

I 10 fattori scatenanti del mal di testa

{index}

Il week end

Avete lavorato senza sosta da lunedì a venerdì e sabato mattina vi siete risvegliati con un forte mal di testa? Benvenuta "cefalea da weekend", che si fa sentire esattamente durante il fine settimana, quando tensioni e impegni si allentano drasticamente. 

È questo, infatti, il caso in cui gli ormoni dello stress colano a picco e ciò può provocare il rilascio immediato dei neurotrasmettitori, i messaggeri chimici del cervello, che portano prima a una contrazione e poi alla dilatazione dei vasi sanguigni, con conseguente mal di testa.

Il consiglio degli esperti è, in questo caso, di non arrivare troppo nervosi e stressati al week end, ma di prevedere degli spazi tutti dedicati al relax, come qualche sessione di yoga durante la settimana, piuttosto che rimandarli al week end. Bisognorebbe, poi, evitare di dormire più a lungo, poiché il sonno protratto per oltre 8 ore può scatenare un attacco.

Leggi anche: Meditazione: cosa succede al corpo e alla mente praticandola 10 minuti al giorno

La rabbia repressa 

La rabbia non fa mai bene, soprattutto quando siamo costretti a tenercela dentro! In questo caso, quanto male fa alla nostra povera testa? Quando si prova una certa collera nei confronti di qualcosa o di qualcuno, sono i muscoli del collo e del cranio a irrigidirsi e a provocare una sensazione molto simile a quella prodotta da una fascia stretta intorno alla testa.

Si parla, così, di “cefalea tensiva”, per evitare la quale sarebbe bene respirare profondamente e lentamente, inspirando con il naso ed espirando con la bocca. La respirazione profonda favorisce il rilassamento dei muscoli della testa e del collo e aiuta a ridurre la tensione.

Leggi anche: Come liberarsi dalla rabbia per vivere meglio

La postura scorretta

È ormai risaputo che una posizione scorretta del corpo è sinonimo di parecchi disturbi diffusi, in primis – soprattutto per coloro che stanno ora davanti al pc o al cellulare – al collo, con conseguente possibile comparsa di mal di testa. In genere, il dolore parte dalla nuca e può estendersi al viso, fino a colpire la fronte.

Quel che bisogna evitare, allora, è di tenere una posizione fissa a lungo: alzatevi di tanto in tanto e state sdeuti con la schiena dritta magari su una sedia provvista di supporto lombare. Se siete soliti usare molto il cellulare, munitevi di un auricolare, perché mantenere il telefonino fisso tra la testa e la spalla può causare un irrigidimento muscolare e mal di testa.

Leggi anche: Ginnastica posturale: tutti i benefici e gli esercizi da fare in casa

Il profumo intenso

Le persone particolarmente sensibili agli odori possono risentire del profumo intenso di alcuni detergenti domestici, deodoranti per l’ambiente, ma anche di profumi personali. Spesso, infatti, questi prodotti contengono delle sostanze chimiche che attivano le cellule nervose del naso che vanno a stimolare l’area del cervello connessa con il mal di testa, che scatta indisturbato.

La soluzione è allora evitare profumazioni per casa, profumi forti, shampoo o bagno schiuma dalla profumazione intensa.

Leggi anche: Deodoranti per ambienti: 8 alternative naturali e non tossiche che funzionano davvero

Il tempo atmosferico

Un tasso di umidità alle stelle, il cielo grigio e cupo, ma anche gli sbalzi di temperatura e i temporali possono provocare il mal di testa se si è predisposti.

Gli esperti ritengono che le variazioni della pressione atmosferica, responsabili dei cambiamenti climatici, siano in grado di innescare cambiamenti chimici ed elettrici nel cervello che, irritando i nervi, provocano mal di testa.

Digrignare i denti

Se il bruxismo provoca la contrazione dei muscoli coinvolti nella masticazione va da sé che possa causare anche mal di testa.
In questo caso, un ortodontista potrà risolvere la questione con un un bite, che favorisce il rilassamento dei muscoli adibiti alla masticazione.

Leggi anche: 10 cattive abitudini da stress nervoso che possono nuocere alla salute

Le luci intense

A molti le luci particolarmente forti, soprattutto se sfarfallanti, fanno innalzare i livelli di alcune sostanze chimiche del cervello che possono provocare un attacco di emicrania.

Quel che può essere utile è allora inforcare un paio di occhiali da sole non appena se ne senta l’esigenza. In ufficio, posizionate il pc lontano da finestre e fonti di luce che possano generare riflessi e riverberi sullo schermo, utilizzando lampade da tavolo per leggere i documenti sulla scrivania. Evitate, infine, le luci al neon, che tendono a tremolare.

Il cibo

Ci sono alcuni cibi come gli insaccati, gli hot dog, i formaggi fermentati e stagionati, il cioccolato, gli alimenti preconfezionati e il pesce affumicato, ma anche le bibite dietetiche, che includono delle sostanze chimiche che in alcuni soggetti possono provocare l'emicrania.

Se soffrite di mal di testa cronico, vi conviene compilare un diario del mal di testa, annotando il cibo assunto giorno per giorno, in modo tale da individuare più facilmente l'alimento responsabile dell'emicrania.

Leggi anche: I 10 migliori cibi per chi soffre di mal di testa

Mal di testa da sesso

Non è una scusa, ma sono molti coloro che soffrono di mal di testa durante il momento di massima eccitazione, ma anche nella fase dei preliminari o poco prima dell'orgasmo.

Si tratta di una forma provocata soprattutto dall’aumento della pressione nella muscolatura della testa e del collo.

Gelato

Il contatto di materiale freddo con il palato o con la parte posteriore della gola (gelati, ghiaccioli o bibite ghiacciate) si può essere colpiti da un dolore intenso e lancinante nella parte centrale della fronte: è il cosiddetto “mal di testa da gelato”.

In ogni caso si tratta di un disturbo che scompare spontaneamente in pochi minuti.

LEGGI anche:

Germana Carillo

 

Funghi ripieni in padella: ricetta vegan con patate e pistacchi

Published in: Ricette

L'esecuzione della ricetta è molto semplice: la breve cottura in padella garantirà ai funghi di rimanere ben sodi con un ripieno umido e sfizioso. 

Vi consigliamo di utilizzare dei pistacchi di Bronte Dop, perché nostrani e ricchi di gusto; i funghi invece dovranno essere freschi, ben sodi e privi di grinze.

Ingredienti
  • 800 gr di funghi champignon
  • 160 gr di patate già lessate
  • 40 gr di pistacchi sgusciati e non salati
  • 20 gr di olio evo
  • 60 gr di pan grattato
  • prezzemolo q.b.
  • sale q.b.
  • olio evo aggiuntivo q.b.
googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1498149132762-1'); });
  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    10/15 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare i funghi ripieni in padella: procedimento
  • Spennellare i funghi per eliminare eventuali tracce di terriccio e con un movimento delicato e rotatorio staccare il gambo dal cappello,
  • pulire le patate e lavare il basilico e metterli insieme ai gambi, ai pistacchi, al sale e ai sessanta ml di olio evo in un robot da cucina,
  • tritare tutto formando una purea ed amalgarla a seguire con il pan grattato,
  • e con il composto appena prepararto farcire i funghi.
  • Mettere in una pentola capiente un po' d'olio, adagiare al suo interno i funghi ripieni ed inziare a cuocere,
    rosolare appena ed aggiungere un po' d'acqua e un paio di rametti di prezzemolo, coprire con un coperchio e cuocere a fuoco moderato per circa deci minuti,
  • a cottura ultimata i funghi ripieni potranno essere serviti anche subito.
Come consumare i funghi ripieni:

Qualora i funghi ripieni dovessero avanzare è possibile consumarli entro il giorno successivo avendo cura di riporli in frigorifero all'interno di contenitori ermetici.

Potrebbero interessarti anche altre ricette con i funghi, altre ricette di verdure ripiene o altre ricette di secondi piatti vegan

Ilaria Zizza

Grani antichi: l'Irpinia alla riscoperta della risciola

Published in: Agricoltura

L’idea è semplice: piantare nuovamente grani autoctoni in terreni irpini sani, biologici, controllati e naturalmente fertili, affidarne la cura a giovani e appassionati agricoltori e lasciare che la natura faccia il resto. Una ventina di contadini delle colline dell’alta Irpinia hanno aderito al progetto “Comunità Risciola”,ideato dalla famiglia degli imprenditori Lo Conte, che ha come obiettivo quello di preservare la ricchezza e la tradizione dei grani antichi. 

“Noi, che lavoriamo la terra per ricavarne la materia prima migliore, sappiamo bene che se l’ambiente e la sua biodiversità non sono preservati, nessun prodotto può prosperare. Tutelare il territorio, la salubrità, i nostri giovani restituendo loro l’amore per un mestiere antico e nobile e la soddisfazione di veder germogliare semi scomparsi da tempo, c’è tutto questo dentro i piccoli semi che abbiamo piantato”, si legge sul sito internet. 

Abbiamo già parlato dei grani antichi che sono varietà del passato rimaste autentiche e originali, ovvero che non hanno subìto alcuna modificazione da parte dell’uomo per aumentarne la resa. Ci sono tanti motivi per consumarli, perché al di là del rispetto della biodiversità, hanno meno glutine, sono più leggeri e digeribili, evitano lo sviluppo di intolleranze.

 “Abbiamo deciso di cominciare dalla risciola, un chicco di frumento tenero autoctono, molto raro e prezioso, La sua coltivazione è stata abbandonata, infatti, per il culmo troppo alto, almeno un metro, causa di allettamento e problemi nella raccolta. Oggi, con la prima semina, abbiamo ridato vita a un seme ricco di storia e tradizione”. 

La Risciola

La risciola veniva coltivata già nel 1590, da antichi libri contabili si legge che veniva depositata in magazzini pubblici di Napoli affinché venisse distribuita ai poveri in caso di carestia. Ma non solo, una diffusa credenza vuole che nel giugno del 1889, per onorare la Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito, della pizzeria Brandi, creò la pizza margherita utilizzando la farina di grano risciola.

Coltivata sulle colline d’Irpinia fino agli anni ’60, viene sostituita da grani modificati con incroci genetici di nuovo genere, con caratteristiche più adatte alla moderna industria molitoria: con maggior contenuto di glutine e maggiori produzione in campo.Oggi, il Gruppo Lo Conte distribuisce gratuitamente a tutti gli iscritti alla comunità anche i semi e nel 2015 il raccolto è stato di due quintali. 

  “Abbiamo coinvolto giovani e vecchi agricoltori, per promuovere un dialogo tra metodi antichi e innovazione, e per offrire un’opportunità in più di lavoro. Dal campo al molino, poi, il percorso è breve, appena il tempo di godere del paesaggio”. 

E l’ambiente ringrazia, meno impatto con la riduzione dei gas nocivi e il controllo dell’emissione di Co2.

Potrebbero interessarvi:

Dominella Trunfio

Magnesio, meglio dei farmaci per ansia e depressione

Published in: Salute & Benessere

Milioni di persone nel mondo soffrono oggi di depressione, una malattia moderna che ha molti effetti e risvolti negativi sulla vita sociale ed emotiva di chi ne è colpito e che può essere trattata in diverso modo. Uno studio pubblicato su Plos One mostra che una semplice integrazione con magnesio da banco può essere efficace (oltre che sicura) nel trattamento della depressione da lieve a moderata.

A capo della ricerca vi è Emily Tarleton, dell’University of Vermont's Clinical Research Center, che insieme ai suoi colleghi ha condotto uno studio clinico coinvolgendo 126 pazienti adulti degli Stati Uniti (età media 52 anni) che frequentavano ambulatori di cure primarie. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: al primo è stato consigliato di assumere compresse orali di magnesio da banco per il trattamento della depressione moderata (nello specifico si trattava di 248 mg di cloruro di magnesio da prendere ogni giorno per sei settimane), il secondo gruppo invece era quello di controllo e non riceveva alcun trattamento. 

Le valutazioni dell’andamento dei sintomi depressivi sono state condotte su tutti i partecipanti ogni due settimane. I risultati ottenuti hanno mostrato che il magnesio è sicuro ed efficace e paragonabile ai trattamenti farmacologici che vengono comunemente prescritti in questi casi. Infatti, analizzando i dati, in 112 partecipanti l’assunzione di magnesio aveva prodotto un miglioramento clinicamente significativo dei sintomi di depressione e ansia indipendentemente dall'età, dal sesso o da altri fattori.

L’integratore, tra l’altro, era stato ben tollerato dai partecipanti.

"Questo è il primo studio clinico randomizzato che esamina l'effetto dell'integrazione di magnesio sui sintomi della depressione negli adulti statunitensi. I risultati sono molto incoraggianti, data la grande necessità di ulteriori opzioni di trattamento per la depressione, e la nostra scoperta che l'integrazione di magnesio fornisce un approccio sicuro, veloce ed economico al controllo dei sintomi depressivi". ha dichiarato la dottoressa Tarleton.

C’è solo ora da capire se questi risultati sarebbero gli stessi anche in un campione di popolazione più ampia e diversificata. Occorrono dunque altri studi per confermare questa capacità del magnesio nei confronti della depressione. Nel frattempo, comunque, possiamo aumentare le dosi giornaliere di questo minerale mettendo in tavola più spesso cibi ricchi di magnesio o, su consiglio di un esperto, assumere un integratore di magnesio ai primi sintomi di ansia o depressione.

Ricordiamoci inoltre che i potenti benefici nutrizionali del magnesio porteranno vantaggi anche alla salute cardiovascolare, a quella dei reni, delle ossa e a tanto altro.

Sul magnesio potrebbe interessarti anche:

Sulla depressione leggi anche:

Francesca Biagioli

Dennis, l'autobus che porta in tutta Italia i libri a chi non li ha

Published in: Arte e Cultura

Sulla piattoforma Ulule è stata lanciata una campagna per trasformare un vecchio double decker inglese in una libreria itinerante che porti la lettura nei luoghi in cui mancano le librerie. L’autobus rosso è stato ribattezzato con il nome di Dennis e dopo anni di onorato servizio, è stato scelto da una coppia di librai trevigiani per diventare un pozzo di conoscenza dedicato ai lettori di tutte le età.

Sara e Simone qualche anno fa hanno creato una libreria diffusa, indipendente e itinerante. 

“Ci piace definirla ‘libreria senza libreria’. Essendo dei librai erranti, ci spostiamo sul territorio e collaboriamo con biblioteche, scuole, amministrazioni ed associazioni organizzando attività legate alla promozione della lettura come mostre-mercato del libro, letture animate, incontri con l'autore, rassegne letterarie e piccoli festival”, spiega Sara.  

Con Parole in Movimento, dunque, si vuole dare una casa a questi libri e portare l’autobus Dennis in giro per tutta Italia, coniugando l’amore per i libri con quello per i viaggi.Il viaggio di Dennis è partito da Londra l'autunno scorso e, dopo un lungo percorso per mare, è finalmente arrivato a Spresiano, piccolo paese nella provincia di Treviso.

Guarda il video:

Qui verrà allestito con tanti scaffali in legno, che saranno messi al posto dei sedili, e riempito di libri per poi cominciare a viaggiare: il piano inferiore sarà dedicato agli adulti, mentre quello superiore sarà interamente adibito per i bambini e i ragazzi.  

Per sostenere i costi della manutenzione meccanica e trasformare l’autobus in una libreria, Sara e Simone hanno lanciato una raccolta fondi online con l’obiettivo di raggiungere entro il 1 maggio 2018, 5mila euro. Per contribuire clicca qui.

Una bellissima idea che si va ad aggiungere a quelle di cui vi avevamo parlato, in tutto il mondo esistono iniziative simili, leggete qui:

Dominella Trunfio

Come evitare la dipendenza da smartphone

Published in: Corsi

Lo smartphone è entrato nelle nostre vite in modo estremamente veloce: in soli 3 anni dalla sua invenzione nel 2007, l'iPhone ha raggiunto 50 milioni di utenti nel mondo, la radio come mezzo di comunicazione ha impiegato 40 anni per raggiungere lo stesso livello. Questi piccoli oggetti sono estremamente utili perché risolvono svariati problemi della nostra quotidianità e non possiamo più pensare di vivere senza, però dobbiamo imparare ad usarli in modo adeguato.

Il rischio altrimenti è di incappare nella nomofobia (che sta per NO MOre PHOne PhoBIA): la fobia di rimanere sconnessi dalla rete mobile. L'uso eccessivo del web e l'essere sempre connessi può anche avere una serie di ripercussioni sul nostro benessere emotivo e cognitivo: rischio di depressione, calo di attenzione, memoria e creatività sono alcuni dei rischi.

Ci sono una serie di meccanismi psicologici precisi che ci legano agli smartphone, nulla è casuale. Iniziare ad esserne consapevoli è il primo passo per definire delle strategie utili a non essere succubi del telefono. Oggigiorno non possiamo pensare di abbandonare il nostro smartphone e vivere completamente sconnessi però possiamo trovare un equilibrio sano che ci permetta di trarre tutti i benefici dalla tecnologia digitale, abbassandone i rischi.

Corso gratuito

Durata: 1 ora circa

Monica Bormetti è nata negli anni '80 nel cuore delle Alpi da papà italiano e mamma francese, ed è sempre stata curiosa e viaggiatrice. Ha vissuto in Italia, Nuova Zelanda, Parigi, Budapest e Malaga. Nel 2008 si è laureata in psicologia clinica all'Università di Padova e dal 2015 lavora nel marketing online per diverse start up. Nel 2016, durante un viaggio da sola in Indonesia, le si ruppe lo smartphone. Dopo una fase di panico e disorientamento ha apprezzato l'esperienza e da lì ha iniziato a studiare il rapporto tra tecnologia digitale ed essere umano.

Clicca qui per iscriverti al corso

Allergia al nichel: alimentazione e consigli utili

Published in: Corsi

Il corso vuole porre l'attenzione su una patologia estremamente diffusa e comune: l'allergia al nichel; fortemente deleteria dal punto di vista alimentare e psicologico per il soggetto che ne soffre. Il Nichel è presente nella maggior parte degli alimenti che ogni giorno introduciamo e in molti oggetti con cui entriamo a contatto nella vita quotidiana ma in realtà pochi sanno come gestire al meglio questa condizione soprattutto dal punto di vista nutrizionale. Il corso, quindi, vuole essere una guida per tutti coloro che devono convivere con questa allergia e non sanno come comportarsi e, soprattutto, intende dare tutte le informazioni utili per conoscerla al meglio, imparare a conviverci e superarla. Impareremo cosa è il Nichel, a cosa serve, dove lo troviamo e quali sono le giuste regole da introdurre a tavola!

Corso gratuito

Durata: 1 ora circa

 Lucia D’Anzi, Dottore magistrale in biologia, specialista in biologia della nutrizione. Ha conseguito il Master di II livello in      “Dietetica e Nutrizione” presso la Facoltà Cattolica del Sacro Cuore, svolgendo una tesi sull’importanza della corretta alimentazione in età pediatrica per la prevenzione dell’obesità e delle malattie metaboliche.Lucia D’Anzi, Dottore magistrale in biologia, specialista in biologia della nutrizione. Ha conseguito il Master di II livello in “Dietetica e Nutrizione” presso la Facoltà Cattolica del Sacro Cuore, svolgendo una tesi sull’importanza della corretta alimentazione in età pediatrica per la prevenzione dell’obesità e delle malattie metaboliche.
Ha svolto progetti di educazione alimentare nelle scuole ed effettuato un tirocinio presso l’A.O.R.N. Cardarelli di Napoli, con il ruolo di biologa nel reparto di chirurgia bariatrica dell’obesità.
Attualmente libera professionista in uno studio privato come Biologa Nutrizionista, approcciandosi a diverse situazioni grazie ad aggiornamenti professionali in vari ambiti scientifici e nutrizionali.

Clicca qui per iscriverti al corso

Turner: in mostra a Roma i capolavori del pittore romantico

Published in: Arte e Cultura

Più di 90 opere d’arte, tra schizzi, studi, acquerelli, disegni e una selezione di oli mai giunti insieme in Italia, caratterizzano il percorso espositivo della grande mostra “TURNER. Opere della Tate” dedicata al celebre e rinomato maestro dell’acquerello che con la sua pittura ha influenzato più di una generazione di artisti.

Ricordiamo ad esempio, Claude Monet, Caspar David Friedrich, Vincent Van Gogh, Edgar Degas, Paul Klee, Franz Marc, Wassily Kandinsky, Gustav Klimt, Mark Rothko, James Turrell e Olafur Eliasson.Conosciute oggi come ‘Turner Bequest’, molte delle opere esposte provengono dallo studio personale dell’artista e sono state realizzate nel corso degli anni per il suo ‘proprio diletto’ secondo la bella espressione del critico John Ruskin. 

Ci sono ricordi di viaggi, emozioni e frammenti di paesaggi visti durante i suoi soggiorni all’estero. Era infatti abitudine dell’artista lavorare sei mesi all’aria aperta durante la bella stagione e solo in inverno chiudersi nel suo studio per riportare su tela i ricordi di ciò che aveva visto dal vivo.

Divisa in sei sezioni, la mostra invita il visitatore a scoprire cronologicamente l’evoluzione del linguaggio artistico del più grande pittore romantico.L’esposizione è curata da David Blayney Brown e nelle piccole sale attigue al Chiostro del Bramante si ripercorre la vita di Turner attraverso le sue opere, dal 1791 al 1945.

“Natura e romanticismo si fondono nella raffigurazione perfetta del sublime e nella contemplazione di una forza inarrestabile, quasi misteriosa, che andava rievocata per rispondere al bisogno dell’artista di ricercare un linguaggio in constante evoluzione che anticipasse i tempi e le mode artistiche”, scrivono i curatori.

Mostra Turner, orari e biglietti

Chiostro del Bramante, Roma

22 marzo - 26 agosto 2018

Orari: da lunedì a venerdì 10-20; sabato e domenica 10-21

Biglietti: Intero 14 euro. Ridotto 12 euro

Per maggiori informazioni clicca qui

Ancora da non perdere:

Dominella Trunfio

Pagine