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Linee di Nazca: scoperti 50 nuovi antichi disegni

Published in: Arte e Cultura

I geoglifi di Nazca sono uno dei più grandi e interessanti misteri nella storia dell'archeologia. Sono linee tracciate sul terreno nel deserto, oltre 13mila, che formano più di 800 disegni raffiguranti diversi animali stilizzati, presenti nel deserto da oltre 1500 anni, ed estesi su un’area di 500 metri quadrati.

Sul loro significato sono state fatte diverse ipotesi, ma non si è ancora arrivati ad una teoria univoca. Si pensa che siano ciò che rimane di pratiche rituali, legate forse all'invocazione della pioggia portatrice di vita.

Quello che è certo è che le linee di Nazca sono uno dei reperti archeologici più importanti della zona e del mondo. Questa scoperta arricchisce il patrimonio: gli archeologi ritengono che alcune delle linee appena trovate appartengano alla cultura Nazca che ha dominato la zona dal 200 al 700 d. C., e che molte altre siano state tracciate dalle precedenti civiltà Paracas e Topará tra il 500 a. C. e il 200 d. C..

"La maggior parte delle figure rappresentano guerrieri – ha spiegato l’archeologo peruviano Luis Jaime Castillo Butters, che ha preso parte al ritrovamento - Potevano essere scorte da una certa distanza, in modo che le persone le potessero vedere, ma nel corso del tempo si sono del tutto cancellate”. O meglio, sono rimaste visibili solo grazie a scansioni in 3-D fatte dall’alto con i droni.

Le linee di Nazca hanno avuto una storia recente piuttosto travagliata: lo scorso febbraio un uomo di 40 anni, Jainer Jesus Flores Vigo, ha ignorato i cartelli stradali che vietano l'accesso al sito e ha guidato per oltre cento metri sopra i millenari geoglifi con il suo camion, distruggendo tre disegni che, insieme agli altri, finora si erano conservati grazie al clima arido della regione.

Paradossale poi quello che è accaduto a dicembre 2014, quando una ventina di attivisti di Greenpeace provenienti da tutto il mondo composero con delle lettere giganti la scritta "È tempo di cambiare! Il futuro è rinnovabile" proprio sui disegni.

Questa scoperta, invece, se da un lato infittisce il mistero, dall’altro offre altre opportunità agli archeologi per tentare una convincente ricostruzione. Il ritrovamento è stato consegnato agli esperti del posto, perché possano studiarlo e, chissà, magari arricchirlo con altri siti.

Per altre informazioni sulla civiltà Nazca leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto: Luis Jaime Castillo, Palpa Nasca Project, via Nationalgeographic.com

5 ranger e una guida massacrati nel parco di Virunga: difendevano gli ultimi gorilla di montagna

Published in: Costume & Società

Si tratta del peggiore attacco mai lanciato contro i rangers che si occupano di salvaguardare la “casa” della più grande popolazione mondiale di gorilla di montagna.

Oltre alle 6 vittime, un altro ranger è rimasto ferito, come si legge nella nota ufficiale diffusa sul sito del Parco. 

Ecco i loro nomi:

  • Jean de Dieu BYAMUNGU, 25 anni
  • Barthelemie KAKULE MULEWA, 28 anni
  • Théodore KASEREKA PRINCE, 25 anni
  • Liévin MUMBERE KASUMBA, 28 anni
  • Kananwa SIBOMANA, 22 anni
  • ILA MURANDA, 30 anni

L'attacco è avvenuto nella parte centrale della vasta riserva, nota a livello mondiale per la sua popolazione di gorilla. Ben 175 rangers hanno perso la vita per proteggere gli animali negli ultimi 20 anni nel parco.

Purtroppo, sono molti gli interessi economici che si scontrano con la conservazione: dal bracconaggio allo sfruttamento criminale di altre risorse naturali come la legna delle foreste dei vulcani che viene illegalmente trasformata in carbone. Attività che spesso servono a finanziare una criminalità diffusa collegata agli interessi dei signori della guerra.

Il Parco Nazionale dei Vulcani Virunga è la più antica area protetta africana. Istituita nel 1925 per difendere la sua ricca biodiversità, vanta la presenza degli ultimi 880 gorilla di montagna. Nel 1975 è stato inserito nella lista dei siti patrimonio dell’Umanità.

Un'area di 7.800 km quadrati, che comprende foreste e savane, vulcani attivi e laghi, dove vivono i straordinari gorilla di montagna. Qui venne uccisa, molto probabilmente dagli stessi bracconieri che tentava di combattere, anche Diane Fossey, dando il via a una lunga battaglia contro interessi criminali che mirano ad accaparrarsi le risorse naturali del parco.

Foto: Brent Stirton

Emmanuel De Merode, Direttore del Parco e lui stesso ferito in un attentato due anni fa, ha detto:

“Virunga ha perso degli uomini straordinariamente coraggiosi che erano profondamente impegnati a lavorare al servizio delle loro comunità. È inaccettabile che i ranger di Virunga continuino a pagare il prezzo più alto in difesa del nostro patrimonio comune e siamo devastati dal fatto che le loro vite siano state interrotte in questo modo. Inviamo le nostre più sentite condoglianze alle famiglie, alle mogli e ai figli che lasciano e ci impegniamo a creare un futuro migliore per la Repubblica Democratica del Congo”.

“Nato per proteggere gli ultimi gorilla di montagna dai bracconieri e dalla violenza dell’uomo in un’area insanguinata da guerre e conflitti, oggi il parco del Virunga è un vero miracolo pulsante di vita, di biodiversità ma anche di scuole, di piccole economie, di energia sostenibile, di posti di lavoro: rappresenta la possibilità di un futuro diverso nel cuore dell’Africa per migliaia di famiglie. Un grande esempio di conservazione ed economia verde in un continente devastato”, ha dichiarato Isabella Pratesi, Direttore Conservazione del WWF che aggiunge: “Per difendere tutto questo e garantire un futuro agli ultimi gorilla di montagna dobbiamo diventare ‘tutti rangers’ del parco del Virunga, unendoci all’incredibile battaglia che questo piccolo grande parco sta portando avanti, a costo della vita dei suoi eroi”.

We're deeply saddened to learn that 6 park rangers in DRC's Virunga #gorilla park were killed yesterday by militia men https://t.co/YIaUsCLOon via @guardian

More than 170 rangers have died protecting #wildlife at the Virunga National Park! pic.twitter.com/kSA6q32mGn

— CITES (@CITES) 10 aprile 2018

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Francesca Mancuso

Torta Paradiso: la ricetta per prepararla senza burro, sofficissima e golosa

Published in: Ricette

Ideata a Pavia dal pasticcere Enrico Vigone su commissione del Marchese Cusani Visconti, la torta paradiso nasce con l'intento di preparare un dolce che restasse morbido e gustoso per diversi giorni; fu la nobildonna che l'assaggiò per prima che la definì "la Torta del Paradiso".

Amata da grandi e piccini, la torta paradiso è un dolce sofficissimo cosparso da abbondante zucchero a velo; la ricetta originale è a base di farina 00, fecola di patate e burro, la nostra versione invece è con olio, acqua e farina 1 di Kamut®. Se volete comunque prepararla con il burro non vi resta che sostituire l'acqua e l'olio con centoventi grammi di burro sciolto a bagnomaria.

Ingredienti per uno stampo avente 22 cm di diametro
  • 50 gr di olio di semi di girasole
  • 70 gr di acqua
  • 3 uova medie
  • 150 gr di zucchero di canna
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 100 gr di fecola di patate
  • 130 gr di farina di kamut®
  • scorza di limone bio q.b.
  • zucchero di canna a velo q.b.
  • olio e farina q.b. per lo stampo
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    40 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 6 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la torta paradiso: procedimento
  • Ungere ed infarinare lo stampo e setacciare insieme la farina, la fecola e il lievito.
  • Montare le uova fino a renderle spumose, incorporare a seguire l'olio e l'acqua,
  • aggiungere anche lo zucchero e continuare montare,
  • unire ora le farine e il lievito setacciati ed aggiunere in fine anche la buccia di limone grattata,
  • montare per qualche minuto, quindi versare l'impasto nello stampo in precedenza preparato.
  • Infornare nel forno caldo e cuocere per circa quaranta minuti in modalità statica a 170° (passata la prima mezz'ora di cottura sarà possibile effettuare la prova stecchino per verificarne la cottura)
  • a cottura ultimata sfornare, sformare delicatamente e far raffreddare la torta su una gratella.
  • Quando il dolce sarà freddo cospargerlo in superficie con lo zucchero di canna a velo e servirlo.
Come conservare la torta paradiso:

La torta paradiso se riposta in appositi contenitori ermetici resterà fragrante per alcuni giorni.

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Ilaria Zizza

I peperoncini più piccanti del mondo, la classifica Hot

Published in: Altri alimenti

In tutto il mondo, coltivatori appassionati di peperoncini cercano sempre di creare nuove varietà rendendole ancora più piccanti e magari riuscendo a scalare la classifica del Guinness World Record. Anche Ed Currie, creatore dell’attuale peperoncino più piccante del mondo, il The Carolina Reaper, non si arrende e continua a lavorare per fare ancora di meglio. Tra l'altro c’è chi dice che in realtà la piccantezza del suo peperoncino sia stata già superata da altri (la notizia non è però confermata in quanto servono dei test ufficiali per dimostrarlo).

Vi ricordiamo che la piccantezza dei peperoncini viene classificata in SHU, sigla che fa riferimento alla scala ideata dal chimico statunitense Wilbur Lincoln Scoville.

Attualmente sono i peperoncini più piccanti al mondo sono:

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The Carolina Reaper  (2.200.000 SHU) Foto

Originariamente chiamato "HP22BNH7",  è questo già da alcuni anni (precisamente dal 2013) il peperoncino più “hot” al mondo, avvicinabile solo dai palati più intrepidi (recentemente un uomo che partecipava ad una gara di degustazione negli Stati Uniti è finito in ospedale a causa degli effetti collaterali di questo peperoncino!). E' stato creato dal coltivatore Ed Currie che gestisce un’azienda nel Sud Carolina. E' proprio di questi giorni la notizia di un uomo di 34 anni finito in ospedale dopo aver ingerito questo peperoncino per vincere una gara di degustazione proprio di questi frutti piccanti.

Trinidad Moruga Scorpion  (2.000.000 SHU) Foto

Il Chili Pepper Institute della New Mexico State University ha identificato, nel febbraio 2012, il Trinidad Moruga Scorpion come il peperoncino piccante più nuovo e caldo del mondo. Oggi però ha perso il primato, superato in quanto a SHU dal Carolina Reaper. 

7 Pot Douglah (1,853,936 SHU) Foto

Arriva da Trinidad e si dice che un solo baccello di questo peperoncino sia in grado di speziare sette vasi di stufato (da qui il nome). È un peperoncino raro ed estremamente piccante che si caratterizza per la sua pelle che tende al marrone e la sua superficie con piccole irregolarità tipo "brufoli".

7 Pot Primo (1,473,480 SHU) Foto

Creato da Troy Primeaux, (soprannome Primo), un coltivatore della Louisiana che ha incrociato i semi Naga Morich e Trinidad 7 Pot intorno al 2005 e da allora li ha sviluppati per 8 generazioni. Il 7 Pot Primo può diventare molto bitorzoluto e storto. Ha un sapore fruttato e floreale ma naturalmente è anche super “hot”.

Trinidad Scorpion "Butch T" (1,463,700 SHU)

Foto

Creato da Butch Taylor della Zydeco Hot Sauce e coltivato dalla Chilli Factory, il peperoncino Trinidad Scorpion 'Butch T' era precedentemente classificato come il peperoncino più piccante del mondo ma a febbraio 2012 ha perso il titolo.

Komodo Dragon (1.400.000 SHU) Foto

Il Komodo Dragon è coltivato dal più grande produttore britannico di peperoncini, Salvatore Genovese che ha una fattoria di sette acri a Blunham, nel Bedfordshire, dove trascorre il suo tempo cercando di creare varietà ancora più piccanti. 

Naga Viper (1.382.118 SHU) Foto

La varietà di peperoncino Naga Viper è stata creata in Inghilterra dal coltivatore Gerald Fowler della The Chilli Pepper Company, con sede a Cark, in Cumbria. È stato per poco tempo il "Peperoncino più piccante del mondo" nel 2011 secondo il Guinness World Records. È un ibrido prodotto dal Naga Morich, dal Bhut Jolokia e dal Trinidad Scorpion.

7 Pot Brain Strain (1.350.000 SHU) Foto

Questa varietà non è un ibrido ma è stata sviluppata utilizzando la coltivazione selettiva ossia specifici baccelli di piante che avrebbero prodotto determinati tratti desiderati. Creato nel 2010 da David Capiello, noto coltivatore della Carolina del Nord.

7 Pot Barrackpore (1.300.000 SHU) Foto

Questa varietà viene dalla regione di Barrackpore nell'isola caraibica di Trinidad. Ha una forma allungata simile al Bhut Jolokia ma ha baccelli un po 'più grandi e più rugosi. 

7 Pot Jonah (1.200.000 SHU)

Foto

Il Pot Jonah è una pianta che produce baccelli grandi e rotondi con un sapore fruttato. Può diventare più grande di una pallina da golf e pesare fino a 14 grammi. La superficie dei baccelli è bitorzoluta e presenta alcune code.

7 Pot Infinity (1.176.182 SHU) Foto

Il peperoncino Infinity è un peperoncino creato in Inghilterra dal coltivatore Nick Woods di Fire Foods nel  Lincolnshire. Ha tenuto il World Record come peperoncino più piccante del mondo per due settimane nel 2011, prima di essere superato dal chili del Naga Viper.

Bedfordshire Super Naga (1.120.000 SHU) Foto

Il più grande coltivatore di peperoncini del Regno Unito, il già citato Salvatore Genovese, produce 500.000 peperoncini ogni settimana. Nel 2012 ha lanciato il Super Naga.

Noi vi avevamo parlato invece di un altro peperoncino super piccante che sembrerebbe addirittura in grado di anestetizzare e probabilmente l'attuale campione di piccantezza al mondo (non si può però dirlo con certezza in quanto non è stato ancora inserito nel Guinness dei Primati). Si tratta del Dragon’s breath

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Francesca Biagioli

Sindrome di Brugada: scoperto il meccanismo che fa arrestare il cuore improvvisamente

Published in: Salute & Benessere

A scoprire il meccanismo che fa arrestare il cuore improvvisamente è stata una ricerca condotta dall'Irccs Policlinico San Donato e pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology.

Il team di esperti è riuscito per la prima volta a descrivere l’anomalia elettrica alla base della fibrillazione ventricolare che provoca la morte improvvisa di persone giovani e, fino a quel momento, apparentemente sane. La stessa patologia che è stata fatale per il calciatore Davide Astori.

Lo studio mostra sostanzialmente che la sindrome è presente fin dall’infanzia sulla superficie epicardica del ventricolo destro e genera il rischio di sviluppare aritmie ventricolari in tutto il corso della vita. Questo ovviamente mette in pericolo di eventi cardiaci fatali.

Sostanzialmente le difformità alla base di questa sindrome sono state rappresentate come gruppi di cellule anomale a livello elettrico disposte a cipolla e circondate da tessuti sani. Una sorta di isole di tessuti malati aggressivi che sono predisposti a generare, prima o poi, un arresto cardiocircolatorio.

Così ha spiegato Carlo Pappone, direttore della unità operativa di Aritmologia dell'Irccs Policlinico San Donato, l’esperimento condotto dal suo team:

"Sono stati arruolati sia pazienti sopravvissuti a un arresto cardiaco sia pazienti con sintomi sfumati. In entrambi i gruppi, le isole di tessuto anomalo sono risultate essere piuttosto simili quando sollecitate dalla somministrazione di ajmalina, farmaco che simula in laboratorio ciò che può accadere durante la vita di questi pazienti: cellule dormienti che all'improvviso durante la febbre o dopo pasto abbondante o durante il sonno, possono 'esplodere' generando la completa paralisi elettrica del cuore con conseguente arresto e morte improvvisa".

Il problema è che non sono sufficienti gli screening di routine sul cuore (in primis l’elettrocardiogramma) per identificare i pazienti in cui è presente questa sindrome. Occorrono infatti test decisamente più accurati.

Il Dipartimento di Aritmologia dell'Irccs Policlinico San Donato ha sviluppato la possibilità di effettuare una mappatura del cuore specifica utilizzando un software in grado di trovare, grazie a delle onde in radiofrequenza, le zone anomale. 

Ma non è tutto. Dopo averle individuate, la sofisticata tecnologia è in grado anche di riportarle alla normalità rendendo dunque il ventricolo destro completamente funzionante dal punto di vista elettrico.

Ad oggi ben 350 pazienti trattati con questo metodo hanno visto regolarizzato il proprio ventricolo anche dopo la somministrazione di Ajmalina.

Un risultato tutto italiano di cui andare particolarmente fieri!

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Francesca Biagioli

A ogni pasto ingeriamo almeno 100 particelle di plastica: lo studio shock

Published in: Alimentazione & Salute

La plastica, che può provenire da arredi e tessuti sintetici, fa parte della polvere domestica che finisce poi sui piatti e viene consumata. I ricercatori lo hanno scoperto dopo aver messo delle piastre di Petri contenenti trappole appiccicose per la polvere sul tavolo, accanto ai piatti della cena in tre case durante i pasti.

Alla fine di ogni pasto durato circa 20 minuti sono stati trovati fino a 14 pezzi di plastica nelle piastre, l'equivalente di 114 fibre di plastica che cadevano sul piatto durante un pranzo medio, date le loro dimensioni molto più grandi.

Sulla base di questi dati, gli scienziati hanno concluso che una persona in media inghiotte fino a 68.415 fibre di plastica potenzialmente pericolose all'anno semplicemente mettendosi a tavola e mangiando.

I ricercatori hanno cercato di confrontare le fibre di plastica presenti nelle cozze con quelle di un pasto medio consumato da una famiglia. Hanno trovato meno di due microplastiche in ogni cozza probabilmente assorbite dall'ambiente marino. Così, hanno concluso che una persona in media può aspettarsi di consumare 100 particelle di plastica all'anno mangiando questi molluschi. Il problema non riguarda le cozze visto che le fibre ingerite saranno da 13.731 a 68.415 in un anno a causa della polvere domestica.

Il dott. Ted Henry, autore senior dello studio e professore di tossicologia ambientale dell'Università di Heriot-Watt, ha spiegato:

“Questi risultati possono sorprendere chi pensa che le fibre di plastica nei frutti di mare siano più alte di quelle presenti nelle polveri domestiche. Non sappiamo da dove provengano queste fibre, ma è probabile che si trovi all'interno della casa e in un ambiente più ampio”.

Secondo gli autori dello studio infatti le fibre di plastica trovate nei pasti cucinati in casa non provengono dal cibo ma dalla polvere domestica.

Mangiare è il modo in cui gli esseri umani possono ingerire questa polvere, oltre a respirarla dall'aria.

Julian Kirby, di Friends of the Earth, ha aggiunto: “Le microfibre di plastica si trovano nella polvere nelle nostre case e l'aria che respiriamo può provenire da pneumatici per auto, tappeti e arredi morbidi, così come vestiti e giacche di pile. Abbiamo urgente bisogno che il governo adotti un piano d'azione per porre fine all'inquinamento plastico studiando anche i possibili impatti della plastica ambientale sulla salute umana”.

Fino a quando non ridurremmo la nostra dipendenza dalla plastica, questa sarà un'altra delle conseguenze a cui andremo incontro.

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Francesca Mancuso

Le strade in Ghana realizzate con il riciclo dei sacchetti di plastica

Published in: Arredo Urbano

22mila tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno non sono pochi, soprattutto se se ne ricicla appena il 2%, mentre il 98% finisce nelle discariche senza essere differenziato.Ma le cose potrebbero presto cambiare, grazie anche alla Nelplast Ghana Limited, una società ghanese che sta trasformando i sacchetti di plastica (e qualsiasi altro rifiuto in plastica) in blocchi di pavimentazione che possono essere utilizzati per costruire strade.

La società ha già riscosso successo al World Economic Forum soprattutto perché crea economia circolare. Il funzionamento è molto semplice: Nelplast raccoglie la spazzatura in plastica, la riduce a brandelli e la mescola con la sabbia per creare una nuova forma di asfalto durevole nel tempo, resiliente, composta per il 60% da plastica e per il restante 40% da sabbia. 

Così com’era stato per Boyan Slat che aveva ideato una soluzione per eliminare le microplastiche dagli oceani, anche per Nelson Boateng, creatore dell’innovazione, l’obiettivo è quello di ridurre l’impatto ambientale. Ma se pensate che questo sia solo un sogno, dovrete ricredervi, perché già da qualche tempo in Ghana questa pavimentazione viene utilizzata ed è stata approvata dal Ministero dell’Ambiente. 

Dal 2017 sono già stati riciclati 2mila chili di rifiuti di plastica nelle aree dell’Ashaiman e la nuova pavimentazione è stata installata gratuitamente in alcune zone, come si vede in questo video:

Di iniziative simili ne abbiamo già parlato, esempi virtuosi ci sono già in Scozia dove la la MacRebur, produce uno speciale tipo di asfalto prodotto riutilizzando questo inquinante materiale, ancora in Olanda e a Londra, ne avevamo parlato qui:

   

Ognuno di noi può contribuire a ridurre l'impatto ambientale, greenMe ha lanciato la campagna #svestilafrutta, contro gli imballaggi inutili. 

La sostenibilità ambientale passa anche attraverso il packaging, da anni si cerca si spodestare la plastica dal suo ruolo di regina degli imballaggi, tanti passi in avanti sono stati fatti, ma la strada è ancora lunga, clicca qui per partecipare sui social. 

Dominella Trunfio

Foto

Sotto silenzio, la nazionale femminile di calcio è a un passo dai mondiali di Francia

Published in: Sport & Tempo Libero

In un'Italia che ancora deve digerire l'assenza della nazionale maschile da prossimi campionati del mondo di Russia 2018, l'impresa femminile dovrebbe lanciare un messaggio, dovrebbe almeno ottenere la stessa attenzione.

E i numeri dell'Italdonne sono motivo di orgoglio. Ieri la nazionale femminile durante le qualificazioni ha conquistato la sesta vittoria su altrettante partite con 15 gol realizzati e 2 soli subiti ed è in testa al proprio girone.

Classifica girone 6:

Italia 18,

Belgio 10,

Portogallo 4,

Romania 3,

Moldova 0

Lo stesso giorno in cui la Roma raggiungeva un risultato storico, mettendo in ginocchio il Barcellona di Messi, l'Italia guidata da Bertolini allo stadio 'Paolo Mazza' di Ferrara si è imposta per 2-1 sul Belgio. Quest'ultimo era passato in vantaggio al 37′ su rigore battuto da Cayman. La nazionale italiana dopo 5 minuti ha subito reagito raggiungendo il pareggio con Martina Rosucci (42′) e ribaltando il risultato all'80' con Cristiana Girelli.

“Un’Italia strepitosa, capace di ribaltare una partita difficile, protagonista di una prestazione maiuscola” si legge sul sito della Figc. Dopo lo svantaggio del primo tempo “le Azzurre hanno mostrato di avere, oltre alle doti tecniche, un valore aggiunto: il cuore”.

La loro presenza è stata accolta dalla città di Ferrara come una festa.

È stato un match speciale soprattutto per Sara Gama che con la partita di ieri ha raggiunto le 100 presenze in maglia azzurra ed stata premiata prima del fischio d’inizio dal vice commissario della FIGC Alessandro Costacurta (“un grande traguardo, mi ricorda molto Cannavaro: ha la stessa capacità di anticipo e anche il carisma” ha commentato Costacurta) e dal direttore generale Michele Uva.

Battendo il Belgio 2-1, l’Italia rimane prima in classifica allungando il distacco dalla diretta inseguitrice. Sono otto i punti di vantaggio sul Belgio (che ha una partita in meno), e alla fine del cammino verso i mondiali mancano ancora due gare, la prima a giugno contro il Portogallo e la seconda in casa del Belgio.

“Era una partita importantissima. Vincere in casa contro il Belgio sarebbe stata la ciliegina sulla torta e ci siamo riusciti. Le ragazze sono state incredibili, è tutto merito loro: è un gruppo che ha grandi qualità tecniche, ma anche temperamento e cuore” sono le parole dette tra le lacrime dal mister Bertolini: “Di sicuro questa vittoria ci dà tanta fiducia e morale per portare a termine il nostro sogno. E’ stata importante per noi, ma anche per tutto il movimento e per le bambine, che sono tante, che vogliono giocare al calcio”.

A brillare però non solo solo le Azzurre, ma anche le Azzurrine. Per la prima volta nella sua storia l'Italia parteciperà con quattro nazionali alla fase finale di altrettanti Campionati Europei. Dopo l’Under 19 e l’Under 17 maschili e l’Under 17 Femminile, anche l'Under 19 femminile allenata da Enrico Sbardella ha centrato l’obiettivo.

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Francesca Mancuso

Foto: Figc

Il nuovo e meraviglioso passaggio bike sul Tagliamento che unisce le spiagge di Bibione e Lignano Sabbiadoro

Published in: Bici

In Friuli-Venezia Giulia e in Veneto, quindi, ad aprirsi al turismo sulle due ruote sono proprio le più famose località balneari dell’Alto Adriatico, che diventano così ancora più vicine e fruibili per chi ama andare in bicicletta.

Non solo mare e spiagge attrezzatissime, ma anche bellezze naturali, piccolo borghi con “calli” e “campielli”, un territorio incontaminato e un paesaggio che cambia costantemente. In bicicletta, qui, vale la pena vivere un viaggio in una natura varia e rigogliosa: partendo da Lignano Sabbiadoro, attraverso il Tagliamento, passando per le acque salmastre della laguna e arrivando al Museo Ambientale di Vallevecchia e oltre.

I nuovi collegamenti

Un cosiddetto “passo barca” farà da collegamento tra Lignano Sabbiadoro a Bibione ed entro la stagione ci sarà un ulteriore allacciamento tra Bibione e la Brussa.

Il “passo barca” altro non è che il nuovo collegamento con un battello per il trasporto di bici e persone da una località all’altra, che consentirà di attraversare con nuovi mezzi il Tagliamento (finora era possibile farlo soltanto in auto). I 9 chilometri della pista ciclabile, la “Passeggiata Adriatica”, lungo la spiaggia di Bibione si sommeranno in questo modo gli 8 di Lignano Sabbiadoro.

Un pontile a 500 metri a monte del suggestivo faro di Bibione sarà il punto di partenza del traghetto per Lignano Sabbiadoro, che approderà sul pontile della darsena Marina Uno a Riviera diventando punto di accesso per esplorare la località friulana e il suo entroterra.

Una rete di itinerari che, considerando anche gli altri percorsi per le due ruote tracciati nell’entroterra, arriva a toccare i 240 km, garantendo agli amanti della bicicletta la possibilità di raggiungere da un lato Venezia e, dall’altro la ciclabile Alpe Adria, che connette Grado a Salisburgo, in Austria.

L’imbarcazione verso il territorio della Brussa, invece, partirà dal porto di Bibione Pineda e attraccherà al nuovo pontile della Brussa, vicino al Museo Ambientale di Vallevecchia. Una vera escursione in barca e un’occasione straordinaria per ammirare la ricchezza e la varietà della laguna veneta, tra labirinti di canne e l’eleganza di aironi e cicogne.

Infine, fino al 21 ottobre un nuovo treno attrezzato con appositi posti per biciclette collegherà Verona con la Latisana, Lignano e Bibione.

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Germana Carillo

10 erbe spontanee commestibili che potete raccogliere in riva al mare

Published in: Altri alimenti

Se vi piace andare a caccia di erbe spontanee anche le zone marine vi forniscono diverse possibilità di raccolta. Potete poi utilizzare queste piante per preparare delle gustose insalate oppure sfruttarle per insaporire i vostri piatti preferiti. 

Importante ovviamente saperle riconoscere, coglierle al momento opportuno e scegliere solo le foglie o i fiori migliori, diversi caso per caso.

Vi presentiamo 10 erbe spontanee che potete trovare nelle vicinanze del mare:

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Finocchio marino

Il finocchio marino (Crithmum maritimum) si riconosce in quanto il suo fiore ha la forma di un ombrello e le sue piccole e allungate foglie hanno un odore simile a quello del più classico finocchio. Si tratta di un’erba particolarmente ricca di vitamina C, ottima dunque da consumare cruda per fare il pieno di questa sostanza. E’ inoltre un’erba depurativa e digestiva che aiuta in caso di gas intestinali. Le foglie si possono mangiare crude oppure leggermente sbollentate semplicemente condite con olio, sale e limone o ancora utilizzate per realizzare salse, condimenti e minestre.

Leggi anche: Andar per erbe spontanee: il finocchio marino

Alimo Foto

L’Atriplex halimus, ovvero l’atreplice marino o atriplice alimo, cresce anche in terreni incolti sabbiosi e ha foglie commestibili e dal sapore delizioso. Cogliete quelle più giovani e mangiatele crude, noterete un insolito gusto leggermente salato. Meglio evitare invece le foglie grandi che contengono saponine.  

Alisso marino Foto

Questa pianta botanicamente nota con il nome di Lobularia Maritima si trova sui litorali, lungo le spiagge e sulle dune ma è usata anche in maniera ornamentale e si trova spesso nei vivai. Si riconosce per i suoi fiorellini bianchi che si possono raccogliere ed utilizzare per le vostre insalate estive. 

Cakile maritima Foto

Questa pianta cresce lungo le coste, sulla sabbia anche abbastanza in prossimità dell’acqua. In questo caso potete raccogliere i fiori e le foglioline più giovani e tenere, evitando invece quelle più vecchie che di solito tendono ad avere un retrogusto amaro. Inserite questa erbaccia nelle vostre insalate per godere, oltre che del gusto, anche delle sue proprietà: è ricca di vitamine e sali minerali.

Cappero Foto

Anche la pianta di cappero, conosciuta per l’utilizzo dei suoi boccioli, cresce spontaneamente in luoghi caldi e assolati quindi si può trovare sul litorale, in particolare dove sono presenti rupi e vecchi muri. Se intendiamo raccoglierlo possiamo scegliere i fiori e le foglie più giovani da inserire poi nelle nostre insalate estive o per capperi sotto sale.

Salsola kali Foto

Questa pianta cresce tutto l’anno nelle zone temperate e soprattutto lungo le coste dato che predilige il terreno sabbioso. Si possono raccogliere le foglie più giovani, ricche di minerali e dal potere diuretico, da consumare sia crude che cotte.  

Origano selvatico Foto

Nelle zone marine si trovano anche piante di origano selvatico le cui foglie potete raccogliere ed essiccare, in questo modo infatti il loro caratteristico aroma si intensifica. E' bene cogliere le foglie e i fiori in estate nel periodo che va da giugno ad agosto, ovvero prima che si schiudano i fiori.

Echinofora spinosa

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L’echinofora spinosa, detta finocchio litorale, è una pianta che ama i suoli sabbiosi e in grado di sfruttare le sostanze organiche che il mare deposita sul terreno. È una pianta commestibile e si possono dunque raccogliere le foglie più tenere prive di spine e utilizzarle nelle insalate.  

Bieta marittima 

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La bieta marittima (Beta vulgaris maritima) è diffusa lungo tutte le coste italiane. I fiori e le foglie di questa pianta sono commestibili ma vanno raccolte in primavera, ovvero prima della fioritura che avviene da giugno ad agosto.

Asparago marittimo Foto

L’asparago marittimo o asparago costiero è una pianta tipica del mediterraneo che cresce lungo i litorali. Mentre le bacche sono tossiche, i germogli giovani sono commestibili se cotti. 

Avvertenze

Raccogliere erbe spontanee è un'attività salutare e divertente ma può rivelarsi anche molto pericolosa se non conosciamo bene le piante. Possiamo infatti incorrere nel rischio di confondere diverse specie ed esporci così ad intossicazioni alimentari. Meglio, almeno le prime volte, andare insieme ad un esperto. 

Sulle erbe commestibili che si possono raccogliere leggi anche:

Francesca Biagioli

Il suggestivo Labirinto di Monte Pellegrino (VIDEO)

Published in: Sicilia

Nella Piana di Mezzo, non lontano dal santuario di Santa Rosalia a Palermo, da un paio di anni c’è un grazioso labirinto di 19 metri costruito tra pini ed eucalipti. Tempo fa, vi avevamo parlato del Labirinto della Masone, il più grande del mondo che si trova proprio in Italia, precisamente a Fontanellato, Parma.

Il labirinto di Monte Pellegrino, invece, riprende la tipologia più antica, l’Unicursale cretese, nel caso specifico a 11 spire o lame, ma che può essere costruito anche a 3 a 7 o 15 e via via in dimensioni sempre maggiori aumentando di 4 il numero delle circonvoluzioni.

All’interno della Riserva, dunque, c’è questo straordinario labirinto orientato da nord-sud, con un percorso che inizia da est a ovest e l’uscita da ovest a est. Sembra complicato, ma forse lo è più a scriverlo che a farlo, perché chi c’è già stato assicura che non è possibile perdersi.

 

Per accedervi bisogna superare due sentieri, uno ad est, delimitato da pietre ed uno a sud che, inoltrandosi nel bosco,percorre per circa 200 metri un’ antica strada di cui rimane soltanto la massicciata. Come si legge sul sito:

“La particolarità è che i colori del Labirinto di Monte Pellegrino, mutano con le stagioni e lo rendono partecipe della pioggia, della siccità, del sole e del vento, potendolo così definire un labirinto vivente”.

Vicino al labirinto si trova una cassetta chiusa dove è possibile inserire dei foglietti con su scritte le proprie sensazioni percepite durante il cammino. Non a caso questo è un luogo molto frequentato dagli amanti della meditazione. Il simbolismo del labirinto è sempre stato ambiguo.

 

Da un lato, diventa la  metafora di un problema nel quale non c'è via d' uscita, dall’altro la tenacia e la forza di volontà di superare le difficoltà per arrivare alla luce. Sono diversi gli autori che hanno usato il labirinto nei loro scritti, tra tutti Calvino all’interno de “Le città invisibili” dove viene descritto come uno spazio vuoto nel quale il protagonista deve trovare qualcosa che però non può vedere, toccare, percepire.

I labirinti sono, comunque, diffusi in tutte le culture sin dal secondo e il terzo millennio prima di Cristo, ma il significato e la simbologia sono oggetto di studio.

Il labirinto di Monte Pellegrino non è visibile da terra, ma solo dall’alto è possibile cogliere tutto il disegno.

Altri bellissimi labirinti:

Dominella Trunfio

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Come superare lo stress per non ammalarsi? Lasciar correre. La scienza conferma

Published in: Salute & Benessere

A comprovarlo è uno studio dell’Università della California secondo cui le persone che hanno risposte emotive negative allo stress hanno maggiori probabilità di riportare problemi di salute e limitazioni fisiche rispetto a chi è invece in grado di scrollarsi alcuni pesi di dosso.

L’indagine, i cui risultati sono stati pubblicati su Psychological Science, rivista dell’Association for Psychological Science, non fa altro che confermare la tesi secondo cui l’arte del lasciare andare, in tutte le sue sfaccettature, libera la mente e fa sentire più leggeri.

“La nostra ricerca mostra che le emozioni negative che persistono anche dopo piccole situazioni quotidiane stressanti hanno importanti implicazioni per la nostra salute fisica a lungo termine”, spiega Kate Leger, dell'Università della California a Irvine, una delle ricercatrici dello studio.

Prove da studi precedenti avevano già suggerito una chiara associazione tra le risposte allo stress di ogni giorno e il benessere a lungo termine, ma l’impatto delle risposte emotive persistenti è sempre rimasto poco chiaro. Cioè: fa la differenza se un fattore di stress - come una gomma a terra o un brutto voto - porta a emozioni negative che si riversano nel giorno seguente?

Per scoprirlo, Leger e i suoi colleghi hanno analizzato i dati di uno studio longitudinale rappresentativo a livello nazionale. Come parte dello studio, i partecipanti hanno completato un sondaggio di 8 giorni sulle emozioni negative. Ogni giorno riportavano la maggior parte delle volte in cui nelle precedenti 24 ore avevano provato una varietà di emozioni (come solitudine, rabbia, paura, ira) e tutti i fattori stressanti che avevano vissuto.

In una parte successiva dello studio, svolta 10 anni dopo, i partecipanti hanno completato sondaggi sulle loro eventuali malattie croniche e limitazioni fisiche. I partecipanti hanno riportato il grado in cui sono stati in grado di svolgere compiti di base quotidiani, come vestirsi da soli, salire una rampa di scale, trasportare generi alimentari e camminare per diversi metri.

Ebbene, le persone tendevano a segnalare un’emozione negativa più alta nella misura in cui avevano provato un fattore di stress il giorno precedente, determinando il fatto che le persistenti emozioni negative in risposta a un fattore di stress vanno associate – secondo lo studio – a un maggior numero di problemi di salute, tra cui malattie croniche, menomazioni funzionali e difficoltà nelle attività quotidiane.

Queste associazioni sono emerse indipendentemente dal sesso, dall’istruzione e dalla salute di partenza dei partecipanti.

“Lo stress è comune nelle nostre vite quotidiane. Succede sul lavoro, succede a scuola, succede a casa e nelle nostre relazioni. La nostra ricerca – ha concluso Leger – mostra che la strategia del ‘lasciar perdere’ potrebbe essere vantaggiosa per la nostra salute fisica a lungo termine”.

Il segreto? Leggerezza e godetevi la vita. Già quella di tutti i giorni è costellata da eventi più o meno stressanti e, dal momento che non ci è sempre possibile evitarli tutti, almeno “sorvoliamo”. La nostra salute fisica a lungo termine ne gioverà.

Leggi anche:

Come gestire lo stress e rilassarsi in 7 mosse
L’arte di lasciar andare: consigli per liberarsi delle zavorre (e vivere meglio)
10 lezioni di vita tratte da Il Piccolo Principe

Germana Carillo

Medaglioni di fagioli azuki aromatizzati alla salvia

Published in: Ricette

I fagioli azuki sono dei legumi molto diffusi in Giappone che stanno avendo successo anche nel resto del mondo per via dei loro valori nutrizionali. Considerati dei veri e propri superfood, si possono acquistare online, nei negozi bio o nei supermercati più forniti. Ricchi di proteine vegetali e poveri di grassi, sono considerati un alleato importante per la salute dei reni per le loro proprietà depurative, contengono infatti oligoelementi, ed inoltre non mancano vitamine, e il molibdeno, sostanza fondamentale per la formazione di uno dei principali enzimi del fegato. La carota invece, oltre a donare colore e dolcezza ha proprietà antiossidanti e vitamine.

I medaglioni di fagioli azuki e carote possono essere preparati anche con largo anticipo ed essere serviti poi sia tiepidi che a temperatura ambiente. Un piatto, quindi, in linea con la stagione primaverile, perfetto anche per essere consumato su un prato apperecchiato per un bel pic-nic all'aria aperta.

Ingredienti
  • 260 gr di fagioli azuki verdi
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 rametto di salvia
  • 1 Kg di carote
  • 100 gr di grana vegetale
  • pan grattato q.b.
  • noce moscata q.b.
  • olio evo q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    60 minuti
  • Tempo Cottura:
    22 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    6 ore di ammollo
  • Dosi:
    per 6 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i medaglioni di fagioli azuki e carote: procedimento
  • Tenere i fagioli in ammollo per almeno 6 ore, quindi sciacquarli e metterli in una pentola piena d'acqua, portare a bollore e cuocerli per circa dieci minuti,
  • scolarli, sciacquarli sotto l'acqua corrente e lavare la pentola,
  • mettere al suo interno i fagioli, l'aglio pulito e le foglie di salvia, coprirli d'acqua e cuocerli fin quando non saranno morbidissimi,
  • nel frattempo pelare le carote e tagliarle a pezzi, e quando i fagioli saranno cotti aggiungerle nella pentola e cuocerle per quattro minuti circa.
  • A cottura ultimata scolare e far sgocciolare, quindi passare il tutto in un robot per farne una purea abbastanza grossolana,
  • metterla in una ciotola ed amalgamarla con il formaggio vegetale,
  • in una terrina porre ora il pan grattato ed aromatizzarlo con la noce moscata,
  • con i palmi delle mani lavorare un po' d'impasto formando dei medaglioni, e passarli nel pan grattato.
  • Foderare una teglia con la carta forno, ungerla con un filo d'olio e sistemare al suo interno i medaglioni, irrorarli in superficie con un filo di olio evo e cuocerli in forno caldo a 150° per venti minuti, e possarli per un paio di minuti con madalità grill,
  • a cottura sfornare e far riposare per qualche minuto prima di servire.
Come conservare i medaglioni di fagioli azuki e carote:

Qualora dovessero avanzare, è possibile riporre i medaglioni in frigorifero, coperti da pellicola alimentare, e consumarli entro il giorno successivo.

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Ilaria Zizza

Le 10 spiagge più belle di Lefkada

Published in: Spiagge

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Nominarle tutte sarebbe impossibile, perché a Lefkada ci sono alcune delle spiagge più belle della Grecia e hanno davvero scenari bellissimi perché si trovano sull’isola a cavallo tra Corfù e Cefalonia. Un perfetto mix tra relax ed escursionismo, grazie a borghi di montagne, scogliere e sentieri. 

Ma non solo, si narra che Lefkada sia la vera Itaca, descritta da Omero nei suoi poemi e che proprio da una delle scogliere dell’isola trovò la morte la poetessa Saffo.

Si dice, infatti, che per un amore non corrisposto si gettò da una rupe nell'isola di Lefkada, precisamente nella spiaggia sotto la rupe nei pressi di Porto Katsiki che viene appunto chiamata "Salto di Saffo".

Porto Katsiki

La prima tappa non può non essere Porto Katsiki situato a poco più di 40 chilometri dalla città. E' una delle spiaggia della Grecia più gettonate, infatti è sempre affollata. Per arrivarci bisogna percorrere ripidi gradini a picco sulle scogliere bianche, ma ne vale la pena: il paesaggio è idilliaco.

Egremnoi

Egremnoi è un'altra bellissima spiaggia greca, ma difficile da raggiungere, dal momento che per accedervi bisogna scendere circa 350 gradini. Anche qui spiaggia bianchissima e le scogliere creano un paesaggio avventuroso. Rispetto a Porto Katsiki è meno affollata, ma di certo non la troverete mai deserta.

 

Milos

Milos è la spiaggia ideale per chi ama la natura, la tranquillità e non di certo i comfort. Tra i promontori rocciosi, la sabbia e la ghiaia non ci sono strutture attrezzate. Per arrivarci si può affittare un’imbarcazione o fare una camminata di circa mezz’ora lungo un sentiero un po’ impegnativo che vi porterà verso il mare blu cobalto.

Pefkoulia

Se siete una famiglia con bambini, tappa obbligata è la spiaggia di Pefkoulia. Sicura e di facile accesso, Pefkoulia si trova vicino a  San Nikitas, un villaggio grazioso e pieno di servizi. La spiaggia però è sempre affollata, anche se grazie alla presenze di qualche scogliera potrete ricavarvi qualche angolo più tranquillo.

 

Kathisma

Siete giovani e belli? Kathisma allora fa per voi. E' una spiaggia molto amata dai ragazzi soprattutto perché oltre il mare cristallino, c'è la possibilità di praticare sport acquatici, ma bisogna stare molto attenti: il vento da nord-ovest, crea qui grandi onde.

Mikros Gialos

A Mikros Gialos, la natura è protagonista perchè la spiaggia si trova in un'insenatura della costa, protetta dai rilievi circostanti, riparata dal vento e dalla caratteristica forma a mezzaluna, composta da ciottoli bianchi che affondano nelle acque limpide. 

Agiofili

Agiofili è un'altra caletta non facilissima da raggiungere. A piedi bisogna affrontare una ripida discesa, più semplice invece arrivarci in barca dal porto di Vassiliki. Sconsigliata nell'ora di punta perché potreste non trovare un posto, meglio andarci di buon mattino per assicurarsi la vista di un paesaggio marino in contrasto con la scogliera bianca.

Gialos

Gialos è la spiaggia ideale per chi ama uno stile selvaggio e un paesaggio incontaminato. L'arenile è fatto di ciottoli e si trova nella parte occidentale dell'isola. Anche se solitaria e tranquilla, anche qui ci sono stabilimenti balneareari, ma anche tanta spiaggia libera. Per raggiungerla, è necessario percorrere qualche chilometro lungo una strada sterrata e tortuosa.

Vassiliki

La spiaggia di Vassiliki si trova sulla costa meridionale dell’isola di Lefkada, è un luogo molto turistico, ma la baia è protetta, c'è la certezza così di trovare il mare calmo e cristallino. Il fondale è basso, quindi adatto anche alle famiglie con bambini.

Afteli

Un paradiso di macchia mediterranea è la spiaggia di Afteli, una piccola baia rocciosa della costa meridionale, con un mare trasparente color smeraldo. Anche in questo caso, si arriva al litorale dopo una lunga strada che attraversa la montagna sul mare: un piccolo sacrificio, ma vi assicuriamo che ne vale la pena!

Meravigliosa Grecia, leggete qui:

Dominella Trunfio

RepAir, la t-shirt italiana che purifica l'aria e assorbe lo smog di 2 auto

Published in: Mode e Abbigliamento

Che la moda Made in Italy sia amata e imitata in tutto il mondo è una certezza. E adesso si guarda anche alla sostenibilità. RepAir è una maglia genderless in cotone, prodotta interamente in Italia, che secondo i suoi ideatori pulisce l’aria grazie a un inserto di ‘the Breath®’. Questo materiale è stato brevettato dalla società Anemotech srl e neutralizza le sostanze inquinanti, batteri e cattivi odori.

The Breath sfrutta il naturale movimento dell’aria per purificarla. Questo speciale tessuto ha il merito non solo di assorbire ma anche di disgregare le molecole inquinanti. Una tecnologia a basso impatto ambientale pensata per gli ambienti interni ed esterni, applicabile a quadri, cartelloni pubblicitari e adesso anche agli abiti.

Per approfondire: The Breath, il tessuto ecologico che assorbe l'inquinamento dall'aria

Ogni t-shirt RepAir è in grado di neutralizzare le sostanze inquinanti (Nox e COV) prodotte da due automobili. La maglia infatti incorpora l'inserto di the Breath® all’interno di una tasca.

Per metterla al lavoro basta solo indossarla. Non è alimentata da fonti esterne ma le occorre solo l'aria. Il sistema the Breath® è formato da due strati esterni stampabili, in tessuto idrorepellente con proprietà battericide, antimuffa e anti-odore e uno intermedio in fibra adsorbente carbonica additivata da nano molecole, che assorbe e disgregare le micro particelle inquinanti presenti nell’atmosfera.

Spiega Silvio Perucca, mente creativa di Kloters, product and sales manager del marchio:

“La prova più complessa del progetto è stata riuscire a realizzare un prodotto valido esteticamente, in grado di competere nel complesso mondo fashion, e che riuscisse ad integrare una tecnologia innovativa in modo più che perfetto, senza incidere sull’eleganza, sulla vestibilità e sul comfort del capo.”

La t-shirt viene proposta in bianco e in nero e sarà in vendita da giugno 2018 sia nei negozi che sul sito www.kloters.com. Inotre, a maggio sarà lanciata una campagna di crowdfunding su Kickstarter dove sarà possibile acquistare il prodotto in anteprima a un prezzo di lancio. I costi non sono ancora stati resi noti.

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Francesca Mancuso

Frutta e verdura: i 12 prodotti più contaminati dai pesticidi (Dirty dozen 2018)

Published in: Alimentazione & Salute

E le fragole si confermano in testa alla classifica, per il terzo anno consecutivo. L'elenco di Dirty Dozen fa parte dell'annuale Shopper's Guide to Pesticides in Produce, un'analisi condotta sui prodotti del Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti.

Ogni anno, l'EWG, organizzazione senza scopo di lucro, pubblica questo elenco per facilitare l'eliminazione dei residui di pesticidi. Anche se frutta e verdura sono una parte vitale di una dieta sana, gli antiparassitari residui presenti sui prodotti possono essere nocivi per la salute.

Quest'anno EWG ha anche reso noto un video per spiegare come viene redatta la classifica, perché alcuni tipi di frutta e verdura finiscono spesso nell'elenco della Dirty  Dozen mentre altri si posizionano in fondo alla lista, ossia la Clean Fifteen. Quest'ultima riguarda i prodotti in cui sono state trovate quantità ridotte o nulle di antiparassitari.

I test sui prodotti dell'USDA hanno evidenziato la presenza di 230 diversi pesticidi sulle migliaia di campioni di prodotti analizzati. L'analisi dei test condotta da EWG mostra che esistono differenze nette tra i vari tipi di prodotti.

I numeri

Più di un terzo dei campioni di fragole analizzati contenevano 10 o più residui di pesticidi. Oltre il 98% dei campioni di fragole, pesche, patate, nettarine, ciliegie e mele è risultato positivo al residuo di almeno un pesticida. I campioni di spinaci presentavano, in media, quasi il doppio dei residui di antiparassitari in peso rispetto a qualsiasi altra coltura.

Avocado e mais dolce erano i più puliti. Più dell'80% di ananas, papaie, asparagi, cipolle e cavoli non aveva residui di pesticidi. Meno dell'1% dei campioni mostrava pesticidi rilevabili.

Nessun singolo campione di frutta nella classifica dei “buoni”, la Clean Fifteen, è risultato positivo per più di quattro pesticidi.

Ed ecco le due classifiche: Dirty Dozen 2018
  1. Fragole
  2. Spinaci
  3. Nettarine
  4. Mele
  5. Uva
  6. Pesche
  7. Ciliegie
  8. Pere
  9. Pomodori
  10. Sedano
  11. Patate
  12. Peperoni dolci
Clean fifteen 2018
  1. Avocado
  2. Mais dolce
  3. Ananas
  4. Cavolo
  5. Cipolle
  6. Piselli dolci surgelati
  7. Papaya
  8. Asparagi
  9. Mango
  10. Melanzana
  11. Melone di melata
  12. Kiwi
  13. Melone cantalupo
  14. Cavolfiore
  15. Broccolo

“È di vitale importanza che tutti mangino questi prodotti, ma è anche saggio evitare l'esposizione alimentare a pesticidi tossici, dal concepimento fino all'infanzia”, ha detto Sonya Lunder, senior analyst di EWG. “Con la guida EWG, i consumatori possono riempire i loro frigoriferi e fruttiere con abbondanza di sani prodotti convenzionali e biologici non contaminati da residui di pesticidi multipli”.

Per leggere la classifica completa clicca qui

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Francesca Mancuso

Disturbo bipolare: c'è correlazione con la Vitamina D?

Published in: Salute & Benessere

In che modo i livelli di vitamina D nel sangue possono essere collegati al disturbo bipolare? Hanno indagato e sono giunti ad una conclusione importante su questo aspetto alcuni ricercatori dell’Ohio State University che hanno visto poi pubblicati i risultati del loro studio sulla rivista Translational Psychiatry.

I ricercatori americani nello studio pilota, condotto presso l'Harding Hospital del Wexner Medical Center dell'Ohio State, hanno  preso a campione 36 ragazzi (di cui 13 sani, 12 con diagnosi di disturbo bipolare e 11 con grave depressione). Gli scienziati si erano proposti di esaminare i fattori che potrebbero essere coinvolti nei disturbi dell'umore a livello cellulare e i marcatori che si trovano nel sangue. E’ stata così trovata una correlazione significativa tra disturbo bipolare ed eccessiva presenza di una proteina che risulta legata alla Vitamina D.

Analizzando il sangue di tutti i partecipanti si è infatti visto che solo i ragazzi che soffrivano di disturbo bipolare avevano valori più alti del 36% di questa sostanza. La scoperta è importante in quanto potrebbe aiutare a velocizzare la diagnosi di disturbo bipolare fin dall’età infantile utilizzando un semplice esame del sangue. Attualmente, come ha dichiarato Ouliana Ziouzenkova, autrice principale dello studio, passano in media addirittura 10 anni tra la comparsa dei primi sintomi della malattia e una vera e propria diagnosi.

Il vantaggio principale di avere a disposizione dei marcatori ematici che possano dare un’indicazione utile sulla patologia presente  sarebbe indubbiamente quello di poter iniziare subito delle adeguate terapie.

Naturalmente il campione analizzato è molto piccolo e sono necessari ulteriori studi che confermino il risultato ottenuto. Sono gli stessi ricercatori ad affermare che, per ulteriori ricerche, ci vorrà del tempo ma Ziouzenkova e i suoi collaboratori sono entusiasti del potenziale della loro scoperta e dei benefici che potrebbe offrire ai bambini e alle loro famiglie.

Come ha dichiarato Barbara Gracious, co-autrice e professoressa associata di psichiatria e nutrizione clinica nello stato dell'Ohio:

“Il disturbo bipolare dell'infanzia può essere molto difficile da distinguere da altri disturbi, specialmente nei giovani con determinati tipi di depressione. Una diagnosi tempestiva e un trattamento appropriato allevia la sofferenza del bambino e della famiglia e può potenzialmente ridurre il rischio di suicidio”

La dottoressa Ziouzenkova sta attualmente cercando supporto per uno studio più ampio in cui si propone di anlizzare del sangue già raccolto da un gruppo di pazienti con disturbo bipolare e questa volta saranno compresi anche gli adulti.

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Francesca Biagioli

Topolino diventa "easy" e "altamente leggibile" anche da bimbi dislessici

Published in: Speciale bambini

Topolino, edito da Panini Comics, è il magazine più letto dai ragazzi tra i 5 e i 13 anni e ogni settimana propone 6 storie a fumetti inedite: dalle grandi avventure a storie legate all’attualità.

Ma quest’anno il team di Topolino vuole accogliere una sfida in più: far riappropriare tutti ma proprio tutti del piacere della lettura e non escludere nessuno. La soluzione? Offrire un registro ancora più “visivo” delle pagine, oltre a proporre nuove attività di partecipazione e condivisione.

È da qui che nasce l’idea di “alta leggibilità”, che si base sull’introduzione del nuovo font, EasyReading, concepito da Federico Alfonsetti per favorire la lettura dei ragazzi dislessici e facilitare quella di tutti i lettori.

Secondo una ricerca condotta per Topolino da Tips Ricerche, per i “mobile born”, per i bambini nati dopo il 2010 la lettura è solo uno dei tantissimi modi per trascorrere il tempo, ormai in netta concorrenza con i sempre più diffusi strumenti tecnologici. Si tratta di bambini attratti dal valore dell’immagine e iperconnessi, che apprendono attraverso la lettura “per immagini”.

È anche per questo che per comunicare attraverso il fumetto e conquistare un ruolo fondamentale nel recupero della passione per la lettura, Topolino ha creduto bene di far tornare a leggere usando un nuovo font usato per gli articoli redazionali ideato fondamentalmente per i bambini dislessici: EasyReading, riconosciuto dall’Associazione Italiana Dislessia (AID), un font che presenta caratteri di più semplice decodifica, spaziature più ampie e lettere differenziate a livello formale.

Grazie a questi espedienti, il lettore può impegnare nella comprensione del testo le energie risparmiate nella decifrazione delle lettere. In questo modo, anche i testi dei balloon del fumetto hanno avuto accorgimenti formali che seguono la logica di questo font.

È tutto qui? Certo che no: tra le pagine di Topolino, grandi e piccini potranno trovare anche una call-to-action che li metterà al centro dell’attenzione e che trasforma il lettore, chiamato a vivere un’esperienza non filtrata da un video, in un vero “collaboratore” del giornale. Per celebrare questo numero speciale, infine, Bebe Vio sarà la intervistata dai Toporeporter e fotografata nelle vesti di Bebe Pio.

Buona topo-lettura allora!

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Germana Carillo

Attenzione, verdesca ritirata per eccessiva presenza di mercurio

Published in: Allerte alimentari

L'allerta è stata diramata dai supermecati Coop, che seguono il richiamo di Basko.

Il lotto interessato è quello del 09/10/2017, da consumarsi preferibilmente entro il: 06/09/2019.

I consumatori in possesso del prodotto del lotto indicato, sono invitati a non consumarlo e a riconsegnarlo al punto vendita.

Si tratta di pesce congelato, in confezioni da 400 grammi, prodotto da: HAI WANG SEAFOOD Co,. Ltd Lot 13-14, Phan Thiet Fishing Port, Phan Thiet city, Binh Thuan Province, Vietnam - Autorizzazione Sanitaria: DL 728.

La presenza di mercurio negli oceani è più che raddoppiata per via delle attività umane nel corso dell'ultimo secolo, ed è correlata a disturbi cognitivi o dello sviluppo in bambini nati da donne che vi sono state esposte. Accumulandosi nel tempo molto lentamente, a lungo andare può dare dei problemi al nostro organismo dando luogo a una vera e propria intossicazione.

Per maggiori informazioni  al numero 0572/95771 oppure c.q@arbi.it
www.arbi.it e pagina Facebook Arbi Dario Spa.

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Roberta Ragni

Books and Bed: a Napoli (come Tokyo) la prima libreria-hotel d'Italia

Published in: Campania

Siamo nella vivacissima via Luca Giordano. Qui, nella zona collinare di Napoli, il sapore dei libri non si è mai voluto abbandonare e dopo le chiusure della storica libreria Guida nel 2012 e di Loffredo fino al fallimento di Fnac nel 2014, proprio nel mese scorso c’è stata l’inaugurazione del nuovo negozio Mondadori in via Giordano 158, che si aggiunge alla libera Libreria Iocisto in via Cimarosa, alla Raffaello in via Kerbaker e all’altro Mooks Mondadori di piazza Vanvitelli.

L’apertura del nuovo punto Mondadori - 250mq distribuiti su due livelli (al terzo ci sarà il B&B) - è una piccola vittoria per gli appassionati dei libri, che qui a Napoli possono assaporare anche il gusto antico delle splendide librerie di Port’Alba, altro cuore pulsante della cultura napoletana.

E ora, proprio come nell’hotel-libreria di Tokyo, in Giappone, ma anche nell’ostello-libreria di Kyoto, dove si può dormire circondati da ben 5mila libri, nel primo Book & Bed di Napoli tra mensole e scaffali pieni di volumi di ogni genere ci si potrà abbandonare tra le braccia di Morfeo all’interno di uno spazio per i letti.

Un luogo affascinante dove non solo dedicarsi alle proprie passioni letterarie, ma anche concedersi una pausa o intrattenersi per lavorare nella sala dedicata al coworking, e un’esperienza unica che vale la pena vivere, e l’occasione buona per visitare una favolosa città a due passi dal mare. 

Per il momento è aperta a tutti la libreria inaugurata lo scorso mese. L'hotel e le prenotazioni saranno invece disponibili a breve.

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Germana Carillo

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