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Formula E: per la prima volta fa tappa a Roma la gara delle auto elettriche da corsa

Published in: Auto

Dopo 67 anni, le monoposto tornano così nella Capitale, per una gara questa volta tutta green: nel prossimo weekend, infatti, si correrà il cosiddetto “ABB FIA Formula E CBMM Niobium Rome E-Prix”, il debutto delle auto elettriche del campionato di Formula E su tracciato urbano in zona Eur.

Una grande novità non solo per Roma, ma anche per l'intero settore della mobilità, dal momento che questa categoria particolare è stata portata sulle piste di tutto il mondo, quasi sempre ricavate dalla viabilità urbana. Lo scopo? Promuovere la propulsione 100% elettrica e far conoscere non solo agli appassionati di bolidi il mondo della mobilità sostenibile.

Il percorso

Il primo tracciato cittadino italiano di Formula E è lungo poco meno di 3 chilometri e percorre via Cristoforo Colombo, dove si trova la linea di partenza, e, poco dopo piazza Marconi, affronta la prima curva verso sinistra. Poi una seconda curva a 90 gradi porta le auto tra il palazzo della Scienza Universale e la Nuvola di Fuksas.

Un tratto misto unisce questa zona  all'area del palazzo dei Congressi, dove si trovano la pit-lane e la linea del traguardo. In seguito, c'è la parte più veloce del tracciato, che percorre viale dell'Arte e viale dell'Artigianato, gira verso sinistra e prosegue dopo un breve rettilineo su via delle Tre Fontane, con una curva in salita a destra su viale dell'Agricoltura e via Ciro il Grande. Con una curva verso sinistra, il tracciato imbocca di nuovo la Colombo e torna così al via.

Per le informazioni sulle chiusure al traffico e le modifiche a servizi di trasporto e viabilità consultate il sito di Roma Mobilità

Anas comunica inoltre che, per consentire le operazioni di allestimento del circuito saranno necessarie limitazioni temporanee al transito sulle rampe dello svincolo “Pontina”(n. 26) del Grande Raccordo Anulare.

A supporto di automobilisti e utenti dei mezzi pubblici, infine, le chiusure al traffico saranno anche inserite sull’app Waze. Le app del trasporto pubblico (ad esempio GoogleMaps o Moovit) che utilizzano i dati di Roma Mobilità, visualizzeranno gli avvisi in tempo reale sulle modifiche alle linee bus.

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Germana Carillo

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La Formula E arriva sulle strade di Roma

Dimezzare il consumo di carne e latticini entro il 2050: solo così salveremo il clima (PETIZIONE)

Published in: Ambiente

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Entro il 2050, a livello globale si dovrebbero dimezzare sia la produzione che il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari, responsabili da soli di una elevata produzione di emissioni inquinanti.

Allevamenti intensivi in Europa

Secondo il dossier di Greenpace, tre animali su quattro allevati in Europa sono tenuti in un ristretto numero di grandi allevamenti intensivi. Ben diversa la situazione dei piccoli produttori che hanno già ridotto il loro bestiame del 50 per cento.

Ancora una volta quindi il problema principale riguarda i grandi allevamenti. Nel 2050, se non si interverrà, il contributo dell’agricoltura alle emissioni di gas serra raggiungerà il 52 per cento delle emissioni totali. E il 70 per cento di questo contributo è legato proprio alla produzione di carne e prodotti lattiero-caseari.

In Europa, oggi gli allevamenti producono il 12-17% del totale delle emissioni di gas serra. Ma il problema non riguarda solo l'inquinamento atmosferico per via anche della produzione di ammoniaca e polveri sottili (PM2.5). L'industria della carne inquina anche l'acqua, in particolare con azoto e fosforo.

Il consumo di carne e gli effetti sulla salute

Secondo Greenpeace, anche se vi sono delle differenze tra i vari paesi, l’aumento generale del consumo di prodotti di origine animale è un fenomeno globale. Dal 1989 al 2000, si è più che triplicato nelle aree rurali e quasi quadruplicato nelle aree urbane. La percentuale globale di persone in sovrappeso è aumentata dal 23% al 39% (attualmente 1,9 miliardi).

“L'aumento del consumo di prodotti di origine animale, cereali raffinati e zucchero, è stato associato all’aumento mondiale dell’obesità. L’incremento del consumo di alimenti poco sani significa che, a livello globale, la nostra alimentazione è tra i principali fattori di rischio di morte precoce e dell’insorgenza di malattie. Un’alimentazione non corretta (ad esempio, poca frutta, basso consumo di cereali integrali e verdure, e un elevato consumo di carne) è uno dei principali fattori di rischio di mortalità precoce e corrisponde, a livello globale, a quasi un decesso su cinque” si legge nel dossier.

Che fare?

Secondo Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia, un aiuto può arrivare dalla riforma della Politica Agricola Comune che attualmente non brilla per sostenibilità.

“Gli allevamenti intensivi sono una grande fonte di emissioni di CO2, di inquinamento dell’aria e dell’acqua e possono causare seri problemi alla salute tra cui lo sviluppo della resistenza agli antibiotici. L’Italia e l’Unione europea devono garantire che l'imminente riforma della PAC acceleri il passaggio a una produzione sostenibile di ortaggi e verdure e a ridurre gli allevamenti industriali, ritirando il sostegno della produzione intensiva di animali”.

Nel nostro piccolo possiamo firmare la petizione, chiedendo all’Unione Europea e al Governo italiano di tagliare i sussidi agli allevamenti intensivi, sostenendo invece le aziende agricole che producono con metodi ecologici.

Per leggere il rapporto Meno è meglio clicca qui

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Francesca Mancuso

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Le casette per gli uccelli dei palazzi ottomani di Istanbul

Published in: Turchia

Dimenticatevi le forme lineari, perché in Turchia le case per gli uccelli sono dei veri e propri capolavori architettonici costruite con la stessa accuratezza di quelle fatte per gli uomini. Si trovano in edifici, ma anche nelle moschee e nelle più importanti strutture della città. 

E così che rondini, piccioni, passeri continuano a nidificare nelle stanze segrete di queste casette dal design singolare. Negli anni le piccole strutture hanno preso nomi differenti come “kuş köşkü” (padiglione di uccelli), “güvercinlik” (colombaie) e “serçe saray” (palazzo di passeri).

Ogni nido veniva progettato in scala ridotta, ma sul modello dell’architettura ottomana. Ma accanto al valore estetico e al rifugio per uccelli, queste costruzioni realizzate tra XV ed il XIX secolo, avevano anche una funzione religiosa: il prendersi cura delle creature del mondo.

Oggi si trovano in quasi tutte le città, guardate che meraviglia:

 

             

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Dominella Trunfio

Omeopatia, le ricerche sull'acqua che dimostrano come cambiano le proprietà chimico-fisiche

Published in: Salute & Benessere

Il professor Elia, che è stato Docente di Elettrochimica presso la Facoltà di Chimica dell’Università Federico II di Napoli, ha dedicato ben 52 anni di ricerche allo studio dell’acqua, un elemento che definisceil più misterioso ed incredibilmente affascinante e sorprendente” nonostante le tante ricerche condotte in proposito.

Oggi può dedicare tutto il suo tempo alla ricerca che interessa molto anche a chi si occupa di omeopatia in quanto, come è noto, questa medicina alternativa si serve proprio dell’acqua per diluire i propri rimedi.  E da qui, dal caratteristico metodo omeopatico di estrazione dei farmaci, che è partito Vittorio Elia per i suoi studi.

Come ha lui stesso dichiarato:

“Da qui sono cominciati i miei studi sull'acqua pura, dai quali sono emerse tantissime proprietà e risposte agli stimoli esterni dell’acqua, assolutamente impensabili fino ad oggi, tutti misurabili con strumentazioni ortodosse”.

Sostanzialmente il ricercatore, con alla base le sue conoscenze in merito alla termodinamica delle soluzioni acquose, ha voluto indagare sui modi in cui l’acqua trattata nelle preparazioni omeopatiche (ma non solo) reagisce agli stimoli di natura fisica di bassa entità energetica. Si è visto così che effettivamente dei cambiamenti ci sono e risultano essere molto profondi. Le caratteristiche del liquido in seguito ai trattamenti subiscono delle significative variazioni.

Come ha spiegato il professore:

“Per esempio idratando la cellulosa e facendola poi asciugare abbiamo misurato le proprietà del liquido, quindi abbiamo iterato il processo, osservando una serie di cambiamenti delle proprietà chimico fisiche dell'acqua, ovvero cambia fortemente il Ph (di 2 ordini di grandezza), la conducibilità elettrica (fino a tre ordini di grandezza), la densità ecc. Il tutto fuori discussione sul piano della misurabilità. E anche le diluizioni omeopatiche subiscono variazioni non solo di densità e conducibilità ma simulano anche le proprietà delle macromolecole biologiche. Tutto osservabile al microscopio".

L’esperto prende dunque in qualche modo le difese dei farmaci omeopatici soggetti a diluizione in quanto, dal punto di vista chimico, seppure analizzati non contengano traccia dei principi attivi iniziali, è sbagliato ritenere che non possano funzionare. Si tratta a suo dire di un errore metodologico, si considera infatti solo il principio attivo (che effettivamente non c'è) dimenticando completamente le potenzialità del solvente. L’acqua utilizzata è al contrario un componente attivo e prende parte in tutto e per tutto al processo. Questo elemento, in seguito al trattamento omeopatico, si è infatti modificato e ha visto cambiata la sua struttura molecolare.

Naturalmente il professor Elia precisa che lui si occupa delle proprietà chimico-fisiche e non ovviamente del resto, ossia del potenziale terapeutico di quanto prodotto, anche se comunque si mostra a favore dei farmaci omeopatici, almeno in alcune circostanze.

Tra l’altro il ricercatore spiega un particolare importante che poche volte viene sottolineato quando si parla di omeopatia:

"prendendo una soluzione omeopatica ed eliminando il liquido per liofilizzazione, uno si aspetterebbe che non ci sia nulla, essendo 'acqua fresca'. E invece, dopo la liofilizzazione compare un solido in quantità pesabili. Ciò potrebbe essere una delle nuove capacità dell'acqua che aiuta a capire perché si trasmettono eventuali proprietà terapeutiche delle soluzioni omeopatiche. Quando infatti il paziente mette in bocca il granulo, si scioglie il lattosio e saccarosio e quel solido sciogliendosi a sua volta entra nei liquidi biologici. Ciò accade anche quando, senza la liofilizzazione, il liquido ottenuto viene buttato nei granuli di lattosio e saccarosio, evapora e lascia nei granuli il suo 'solido'".

Qui potete vedere un’intervista sugli studi di Vittorio Elia sull’acqua:

L’instancabile professore continua nel suo intento di fare chiarezza sulle modifiche chimico-fisiche che subisce l’acqua. Il prossimo passo sarà capire come è possibile  che compaiano dei solidi nella composizione dell’acqua sottoposta ad alcuni trattamenti. 

Nel frattempo colleghi ed esperti in materia si dividono sulle teorie di Elia, non tutti infatti le ritengono valide. Fatto sta però che il professore ha pubblicato diversi studi su riviste scientifiche e dunque gode di una certa credibilità nella comunità scientifica internazionale.

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Francesca Biagioli

Google ce l'ha fatta, acquistata 100% energia rinnovabile nel 2017

Published in: Energie rinnovabili

Lo scorso anno, in tutto il mondo, per ogni chilowattora di elettricità consumata, Google ha acquistato un chilowattora di energia rinnovabile da un impianto eolico o solare costruito appositamente per il motore di ricerca. Ciò ha fatto sì che diventasse la prima società di queste dimensioni ad averlo fatto.

Oggi la società ha contratti per acquistare tre gigawatt di energia rinnovabile che hanno portato a oltre $ 3 miliardi di nuovi investimenti in tutto il mondo.

Da tempo la società lavora per ridurre la propria dipendenza dalle fonti fossili. Il colosso di Mountain View ha "abbinato" il proprio consumo di energia perché, a suo dire, non è ancora possibile alimentare un'azienda di tale portata con il 100% di energia rinnovabile.

“È vero che per ogni kilowattora di energia che consumiamo, aggiungiamo un chilowattora di energia rinnovabile corrispondente a una rete elettrica da qualche parte. Ma quell'energia rinnovabile può essere prodotta in un posto diverso, o in un momento diverso, da dove gestiamo i nostri data center e uffici. Ciò che è importante per noi è che stiamo aggiungendo nuove fonti di energia pulita al sistema elettrico e che stiamo acquistando quell'energia rinnovabile nella stessa quantità di quello che stiamo consumando, a livello globale e su base annuale” spiega Urs Hölzle, Vicepresidente senior dell'infrastruttura tecnica di Google.

Un grande passo in avanti visto che nel 2016, la percentuale di energia pulita acquistata bastava a soddisfare il 57 percento del fabbisogno di Google. Da quell'anno poi sono stati firmati numerosi contratti per sviluppare parchi eolici e solari. Questi progetti sono entrati in funzione nel 2017 e la produzione aggiuntiva di energia rinnovabile è stata sufficiente a superare il 100% del fabbisogno annuale.

C'è ancora tanta strada da fare per un futuro a zero emissioni:

“Vogliamo arrivare a un punto in cui le energie rinnovabili e altre fonti energetiche senza emissioni di carbonio alimentino le nostre operazioni ogni ora di ogni giorno. Ci vorranno una combinazione di tecnologia, politica e nuove strutture per raggiungerlo, ma siamo entusiasti della sfida”.

Un primo passo è stato fatto, almeno da parte di Google.

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Francesca Mancuso

La forza di Olga: malata di cancro, discute la tesi di Laurea in Ospedale

Published in: Costume & Società

Originaria di Ovada (Alessandria), Olga a fine febbraio si sentì male e fu ricoverata. La data della laurea era già fissata per fine marzo, ma nell’Aula Magna dell’Università non ci poteva più arrivare. Come fare? Semplice: e se la commissione andasse da lei?

E così è stato: grazie alla disponibilità dell’Asl locale e dell’Università telematica internazionale UniNettuno è stata messa in piedi una vera e propria sessione speciale che ha evitato alla 50enne, ovviamente debilitata, il viaggio nella Capitale.

La commissione, presieduta da Luciano Di Mele, è arrivata apposta da Roma e, in un’ala del reparto di Medicina dell’Ospedale di Ovada, tutti in toga, fiori e confetti rossi, le hanno conferito il voto di 107 su 110 per la sua tesi “Parità di genere nel mondo dei motociclisti”.

Lei e suoi marito sono dei centauri, una passione che nasce non per caso da un carattere forte, tenace e testardo. Proprio come quello di Olga.

Quando ha avuto l’emorragia cerebrale nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo, la sua prima convinzione è stata proprio quella di non dover gettare la spugna, a partire dalla tesi di laurea: “Ero infilata nella Tac, non parlavo, non vedevo, non camminavo. Eppure pensavo solo: adesso come faccio? A fine marzo mi devo laureare”, racconta Olga. 

Determinazione, volontà e la vicinanza di persone generose l’hanno aiutata a raggiungere il suo obiettivo, prezioso esempio per quei tanti che ogni giorno lottano contro un male terribile. Non ci si perda d’animo, mai, non fosse altro che i propri desideri danno la forza e il coraggio di andare avanti.

“Se c’è una cosa che mi ha dato studiare psicologia è la liberazione dalla paura. So cosa mi aspetta, lo affronterò. E poi, se avrò modo di esercitare questa professione, farò del volontariato. Aiuterò gli altri, gratis. Per me, questa laurea è una rinascita”.

E allora avanti Olga! La tua è la dimostrazione vivente che mai nulla è perduto, che la vita c’è e va vissuta e che niente può frenare il nostro cammino verso uno scopo preciso.

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Germana Carillo

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Pulizie di casa: i 10 ingredienti e prodotti più pericolosi per la salute

Published in: Detergenza

Sugli scaffali dei supermercati troviamo una gran quantità di prodotti, ognuno adatto ad uno scopo diverso: disinfettare sanitari e superfici, lavare pavimenti, fare il bucato, sgrassare la cucina, ecc. Come sempre dovremmo imparare a riconoscere gli ingredienti che vi sono all’interno in modo tale da evitare i più aggressivi e pericolosi per la salute.

Utilizzando questi prodotti per le pulizie, infatti, rilasceremo nei nostri ambienti delle sostanze chimiche che vengono facilmente inalate o con cui potremmo entrare in contatto tramite le mani o altri parti del corpo. Ingredienti tra l’altro pericolosi anche per i bambini, soprattutto quelli piccoli che possono addirittura inavvertitamente ingerirli. 

Ma quali sono i prodotti per le pulizie domestiche potenzialmente pericolosi?

Candeggina

Si tratta di un prodotto davvero molto diffuso e parallelamente anche uno dei più tossici. L’esposizione a questa sostanza può irritare la pelle e gli occhi ma anche creare problemi respiratori fino ad arrivare a veri e propri attacchi d’asma. Secondo uno studio espone in particolare i bambini  al rischio di infezioni respiratorie e di altri tipi di infezioni. Se proprio la dovete usare ricordatevi di non mescolarla mai ad altre sostanze (può rilasciare in questo modo gas tossici) e di tenerla in luogo sicuro e ben areato.  Meglio comunque sostituirla il più possibile con dei disinfettanti naturali.

Leggi anche: Disinfettanti naturali per la casa

Ammoniaca

Prodotto altrettanto presente nelle nostre case, si usa generalmente per sgrassare o per lucidare i vetri. Però, oltre ad essere particolarmente inquinante, questo ingrediente può avere anche effetti dannosi sulla salute scatenando attacchi d'asma e addirittura avendo ripercussioni sul nostro cervello in caso di esposizione prolungata. Anche in questo caso si può benissimo evitare di comprare ammoniaca sostituendola con ingredienti naturali dal potere sgrassante come ad esempio l’aceto bianco e il succo di limone. 

Profumi e deodoranti per ambienti

Avere la casa profumata, oltre che pulita, è il sogno un po’ di tutti ma questo obiettivo non deve essere raggiunto a scapito della nostra salute. I profumi e deodoranti per ambienti sono spesso realizzati con sostanze chimiche che nella maggior parte dei casi sono fortemente allergizzanti e, nelle persone più sensibili, possono far comparire problemi respiratori ma anche irritazioni della pelle. Tra l’altro non abbiamo davvero bisogno di questi prodotti dato che ci sono delle soluzioni naturali decisamente migliori come ad esempio gli oli essenziali che possono essere diffusi negli ambienti oppure aggiunti ai detersivi fai da te o ecologici per le pulizie di casa.

Leggi anche: Deodoranti per ambienti: 8 alternative naturali e non tossiche che funzionano davvero

Soda caustica

La soda caustica, o idrossido di sodio, è una sostanza chimica da maneggiare con estrema cautela vista la sua grande potenza e reattività. A contatto con l’acqua sprigiona una temperatura molto elevata e diventa altamente corrosiva. E' ovviamente molto utile per sgrassare e pulire ad esempio gli scarichi del wc ma di contro può creare gravi danni alla nostra pelle e agli occhi. Meglio sempre scegliere alternative più delicate come ad esempio sfruttare la reazione tra bicarbonato di sodio e acido citrico.

Leggi anche: Soda caustica: utilizzi in casa e tutte le precauzioni

Formaldeide

Nei prodotti per la pulizia della casa si può trovare la formaldeide, una sostanza molto discussa in quanto inserita nel gruppo dei cancerogeni per l’uomo sia inalata che ingerita. Stare in contatto con questa sostanza in maniera continuativa può portare alla comparsa di irritazioni alla pelle, alla bocca, agli occhi e creare seri problemi respiratori. State dunque sempre attenti a leggere l’elenco degli ingredienti dei prodotti che acquistate e se trovate scritto formaldeide o formalina lasciateli pure sugli scaffali.

Leggi anche: 8 modi per ridurre la nostra esposizione alla formaldeide dentro casa

Borace

Il borace (sodium borate), anche noto come sodio borato, viene spesso utilizzato all’interno delle formulazioni di detersivi per il bucato o per la pulizia della casa. Si tratta però di un ingrediente decisamente discusso per i suoi possibili effetti dannosi sulla salute. Studi in merito hanno evidenziato come un’esposizione prolungata abbia effetti negativi sulla libido e sulla riproduzione, in quanto in grado di interferire sul sistema ormonale. E’ inoltre potenzialmente irritante per la pelle e per le mucose. Anche in questo caso ingredienti naturali come bicarbonato di sodio, succo di limone, aceto e sale possono degnamente sostituirlo.

Leggi anche: Il borace e' tossico?

Acido muriatico (acido cloridrico)

L’acido muriatico o acido cloridrico è un prodotto che si utilizza soprattutto per togliere lo sporco più ostinato dalle superfici dato il suo grande potere disincrostante. Si tratta però di una sostanza chimica particolarmente pericolosa per la salute in quanto, una volta diluito in acqua, è molto volatile e rischiamo dunque di inalarlo esponendoci a irritazioni delle vie respiratorie. Altro problema può essere il contatto accidentale con questa sostanza corrosiva che può fortemente infiammare e bruciare la pelle. Meglio come sempre optare per soluzioni più naturali anche se meno disincrostanti.

Composti di ammonio quaternario

Queste sostanze, presenti nei prodotti per la pulizia della casa in particolare per il loro potere antibatterico e disinfettante, risultano potenzialmente irritanti per il sistema respiratorio e potrebbero provocare l’asma. Anche inavvertitamente ingeriti sono ovviamente tossici. Controlliamo dunque l’elenco degli ingredienti dei nostri detersivi in modo da evitare queste sostanze. Possiamo usare in alternativa per disinfettare ambienti e superfici bicarbonato e tea tree oil

Etanolammine

Si tratta di tensioattivi che nell’elenco degli ingredienti dei prodotti possiamo trovare sotto varie forme: monoetanolammina, dietanolammina e trietanolammina. Sono presenti soprattutto nei detersivi per la lavatrice ma anche in quelli per la pulizia di pavimenti e piastrelle. Il problema delle etanolammine è che sono state correlate ad un maggior rischio di soffrire di problemi respiratori tra cui l’asma.

Toulene

Soprattutto i prodotti che servono a lucidare i metalli e l’argenteria possono contenere toulene, una sostanza che funge da solvente ma che può provocare nausea, mal di testa, vertigini e allucinazioni.  Un’esposizione prolungata può addirittura danneggiare il buon funzionamento di reni, fegato e cervello, è inoltre tossico per la riproduzione.

Come avrete capito il meglio per la nostra salute è passare subito a delle pulizie ecologiche in casa.

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Francesca Biagioli

Revolve: la ruota pieghevole che entra nello zaino (e non serve solo per la bici)

Published in: Bici


Il suo inventore si chiama Andrea Mocellin, trentatreenne di San Nazario, in Valbrenta, laureato in un Master in progettazione di veicoli al Royal College of Art di Londra che proprio ieri sera, ha presentato la sua ruota a 'I soliti ignoti', la trasmissione di Rai1 condotta da Amadeus.

Che cos’è Revolve?

E’ la prima ruota modulare che occupa un terzo del precedente diametro. Per essere più chiari, dalla sua misura classica da 26 pollici (665 mm) può compattarsi occupando fino al 60% di spazio in meno (226 mm) con l’obiettivo di potersi rendere utile in qualsiasi condizione e situazione oltre che per un comodo trasporto ad esempio all’interno di uno zaino, trolley oppure nel bagaglio a mano durante un viaggio aereo.

“Apre nuove frontiere per il presente e futuro dei veicoli pieghevoli”, scrive Mocellin sul sito che presenta e definisce l'invenzione come multitasking e pronta all’uso.

 

La ruota, infatti, può essere montata sia sulla bicicletta, che sullo scooter elettrico e perfino sulla carrozzina (abbattendo così il problema dell’ingombro in auto), mentre da chiusa su bicicli oppure su veicoli auto-bilancianti. Il tutto grazie a una struttura modulare che mantiene però le stesse funzioni operative.

Non a caso, ci sono voluti tre anni prima che la ruota vedesse la luce; dietro c’è un lavoro di progettazione e di prototipazione anche grazie a stampanti 3D, per raggiungere la forma e il meccanismo di apertura/chiusura più efficiente e solido.

Come si legge sul sito:

“È compatibile con la maggior parte dei modelli di biciclette e sedie a rotelle e con tutti i mezzi di trasporto che utilizzano ruote da bicicletta di grandi dimensioni. Con una semplice azione si può aprire e chiudere la ruota, rendendola pratica e comoda a ogni utenza”.

Per adesso siamo alla fase prototipo, ma il progetto promette molto bene, adattare e reinventare la mobilità delle persone a partire dalla ruota, è una nuova sfida che può che può rendere i veicoli più efficienti per la vita di tutti i giorni.

Altre utili invenzioni:

Dominella Trunfio

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Carciofi ripieni fritti: la ricetta vegetariana senza sale aggiunto

Published in: Ricette

Per questa ricetta sarebbe, non a caso, preferibile scegliere il carciofo Brindisino IGP, dal sapore dolce e tradizionalmente usato per i carciofi ripieni fritti salentini, ma ovviamente è possibile utilizzare anche altre varietà di carciofi, come ad esempio le mammole.
In base ai vostri gusti personali è possibile farcire e friggere i carciofi da crudi, oppure potrete prima lessarli per pochi minuti in acqua bollente.
Il ripieno a base di pane raffermo, uova e formaggio vegetale è arricchito con i gambi dei carciofi e con erbette aromatiche che, oltre a conferire colore e sapidità, permettono di eliminare del tutto l'utilizzo di sale aggiunto.

Ingredienti
  • 8 carciofi
  • 300 gr di pane raffermo
  • 1 rametto di salvia
  • timo essiccato q.b.
  • 3 uova
  • 80 gr di grana vegetale
  • 1 L di olio di semi di girasole
  • 1 limone
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  • Tempo Preparazione:
    60 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    15 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    medio/bassa
Come preparare i carciofi ripieni e fritti: procedimento
  • Pulire i carciofi, lasciare il bocciolo intero e metterli a bagno in una ciotola piena di acqua e limone per non farli ossidare.
  • Mettere in ammollo in acqua il pane raffermo e quando si sarà ammorbidito strizzarlo e sbriciolarlo raccogliendolo in una ciotola capiente,
  • affettare i gambi dei carciofi, lavare le foglie di salvia, tritarle con un coltello ed aggiungere il tutto al pane insieme alle uova, al formaggio e al timo ed impastare almagamando tutti gli ingredienti,
  • allargare ora i petali dei carciofi in modo da far spazio al ripieno,
  • e farcire ogni carciofo con l'impasto appena preparato (qualora l'impasto dovesse avanzare è possibile impastarci delle polpette e friggerle nell'olio)
  • friggere i carciofi in olio bollente rigirandoli delicatamente e a fine cottura metterli su carta da cucina per far assorbire eventuale olio in eccesso,
  • servire i carciofi ripieni e fritti ancora caldi.
Un consiglio in più:

Se preferite, o se avete difficoltà ad allargare i petali, è possibile dividere in due parti il carciofo per il senso della sua lunghezza, farcire così ogni metà e poi cuocere come da ricetta.

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Ilaria Zizza

I cosmetici BIO dell'Agriturismo Sant'Egle

Published in: Cosmesi

La perplessità di Erika è iniziata nel leggere l'etichette di alcuni prodotti cosmetici bio che, nonostante vengano venduti come biologici, contengono ingredienti dannosi per la salute come la paraffina di derivazione petrolifera (Paraffinum Liquidum). 

Erika voleva offrire ai suoi clienti dei prodotti bio al 100% nel pieno rispetto della natura e dei suoi cicli. E così, anche grazie alla valida collaborazione di Emma, esperta di cosmesi, Erika ha creato una linea viso e corpo biologica, sicura al 100%, dove ogni ingrediente fosse tracciato e certificato bio all'origine ed il laboratorio di trasformazione fosse anch'esso certificato bio.

La linea cosmetica Sant'Egle

Dopo un lungo lavoro e con grande soddisfazione, dal 2016 è in vendita la linea cosmetica bio dell'Agriturismo biologico Sant'Egle fatta con olio E.V.O bio dell'agriturismo stesso. Tutta la linea è indicata per chi ha pelli sensibili, per chi rispetta l'ambiente, gli animali e la natura. Sono tutti prodotti concentrati, per questo un flacone dura a lungo. Il profumo è frutto di preziosi oli essenziali. Si tratta di una linea cosmetica dedicata a chi sceglie con buonsenso uno stile di vita, senza dimenticare i prodotti per il proprio corpo.

La raccolta delle olive all'Agriturismo Sant'Egle

Ad oggi è possibile provare la crema corpo, crema mani, shampoo, balsamo, bagno doccia, crema solare e la crema antirughe per il viso.

"Il vero lusso, il vero benessere è la semplicità, potersi fermare e fare un po' di silenzio per ascoltare il buon gusto, in armonia con l'ecosistema.

Piccole attenzioni, buone abitudini, per una nuova cultura del vivere con una coscienza green.

 E' possibile acquistare tutti i prodotti nel bio shop dell'agriturismo sant'Egle, online sull'e-commerce ed in diversi negozi italiani e centri benessere. 

Terremoto 4,7 nelle Marche: crolla il campanile di una chiesa del '600

Published in: Ambiente

Secondo i dati forniti dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), i comuni più vicini all'epicentro sono Muccia, Pieve Torina, Pievebovigliana, tutti comuni già colpiti dal terremoto del 2016.

Per fortuna non ci sono vittime né feriti ma a Muccia è crollato il piccolo campanile della chiesa del '600 Santa Maria di Varano. Disagi su varie linee ferroviarie. A Pieve Torina è stata disposta la chiusura delle scuole. Dopo la scossa delle 5, ce ne sono state altre tra cui due di magnitudo 3.5 alle 5:46 e alle 6:03.

Molti degli abitanti di queste cittadine hanno perso le loro case due anni fa e vivono nelle soluzioni abitative di emergenza. Pieve Torina venne definito il paese “inagibile per sempre”.

Foto dalle casette Sae (Soluzioni Abitative Emergenza) stamattina, via fb di Riccardo Pompei (Camerino) #nocomment #terremoto pic.twitter.com/LVYCLuBRvu

— Silvia Ballestra (@silviaballestra) 10 aprile 2018

Non si tratta del primo terremoto di questi giorni. Per l'Ingv queste scosse ricadono nell’area della sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016 con l’evento di magnitudo 6.0 avvenuto nei pressi di Amatrice e Accumoli (RI) e culminato con l’evento sismico del 30 ottobre 2016 di magnitudo Mw 6.5.

“Tale sequenza si è gradualmente sviluppata interessando un’ampia fascia dell’Appennino centrale, un’area di circa 1200 km2, estesa per circa 80 km in direzione NNW-SSE e larga circa 15-20 km, dalla provincia di Macerata, nelle Marche, alla provincia dell’Aquila, in Abruzzo. La zona interessata dai terremoti di questi ultimi giorni si era attivata a fine ottobre 2016, tra il 26 e il 30 ottobre, quando sono avvenuti alcuni dei più forti eventi sismici della sequenza: quelli del 26 ottobre di magnitudo Mw 5.4 e magnitudo Mw 5.9 e quello di magnitudo Mw 6.5 del 30 ottobre 2016” spiega l'Ingv.

Negli ultimi mesi del 2017 sono stati registrati in media 30-40 eventi al giorno ma i primi di marzo 2018 la sismicità è aumentata superando in un caso i 100 eventi al giorno e anche in questi primi giorni di aprile ha superato i 140 eventi al giorno.

“Questo aumento di sismicità è prevalentemente concentrato proprio nel settore più settentrionale del sistema di faglie attivato nel 2016, vicino ai comuni di Muccia, Pieve Torina, Pievebovigliana (MC)”.

Le scosse del 10 aprile sono state avvertite non solo nelle province di Macerata, Ancona, Pesaro e in Umbria ma anche nel Lazio e, in modo lieve, a Roma.

Qui gli aggiornamenti via Twitter sul terremoto:

!function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)?'http':'https';if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+"://platform.twitter.com/widgets.js";fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,"script","twitter-wjs");

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Francesca Mancuso

Ananas: tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere

Published in: Altri alimenti

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Aiuta a rafforzare le ossa grazie al calcio che contiene, migliora la digestione perché contiene bromelina, enzima utile a digerire le proteine, ancora è povero di grassi e calorie, è fresco, idrata e rimineralizza perché ha anche betacarotene, potassio e fosforo. Insomma, l’ananas è un toccasana per il nostro corpo e non a caso ha davvero conquistato il mondo.

La curiosa storia del suo nome

Ananas Comosus è il nome scientifico dell'ananas, una pianta tropicale famosa per la sua "corona spinosa". Oggi viene mangiato in tutto il mondo, ma di fatto non viene chiamato così in tutto il mondo.L’ananas appartiene alla  famiglia delle Bromeliaceae e si pensa che sia originario dell’America del Sud, Brasile e Paraguay, dove fu scoperto da Colombo. 

Si narra, infatti, che Colombo lo assaggiò e lo apprezzò tanto, la pensavano così anche gli indios brasiliani Tupi Guaranì che lo chiamavano nana, parola che significa squisito, profumato, e che i portoghesi cambiarono in ananaz, da cui viene il nome con cui lo conosciamo.Diversamente gli spagnoli lo battezzarono piña, cioè pigna, nome che gli inglesi trasformarono in pineapple.

 

Dell’ananas ne parla nei suoi scritti lo scrittore spagnolo Gonzalo Fernández de Oviedo che, nel 1535, la definì 'la dama mas bella y maravillosa del mundo vegetal', ovvero la dama più bella e meravigliosa del mondo vegetale. Contrariamente, il re di Spagna Carlo V non assaggiò mai l’ananas sospettando che ci fosse chissà cosa al suo interno e non ne incentivò mai il commercio. Tuttavia il frutto partì da solo alla conquista del mondo. 

Simbolismo

Anche se oggi arricchisce le nostre tavole ed è una delizia per il palato, l’ananas racchiude in sé anche un certo simbolismo. I capitani delle navi inglesi, di ritorno dalle Americhe, appendevano un ananas alla porta di casa per avvertire tutti del loro ritorno.

L’ananas rappresentava quindi il frutto della festa e se ci fate caso, anche oggi si mangia in occasioni come il Natale. Non solo, il disegno dell’ananas viene usato per abbellire le facciate dei palazzi nobiliari, negli intarsi dei mobili, nelle cancellate dei giardini e perfino sui tappetini davanti alle porte. 

 

La villa a forma di ananas

John Murray, quarto conte di Dunmore, nel 1761 fece costruire nelle vicinanze di Airth, una quarantina di chilometri a ovest di Edimburgo, una villa di campagna a forma di ananas che regalò alla moglie lady Charlotte Stewart.Una variante della storia racconta che il tetto a forma di ananas fu realizzato dieci anni dopo il dono dell’edificio, quando il conte rientrò dall’America dov’era stato governatore di New York e della Virginia. Qualunque sia la versione giusta oggi Dunmore Pineapple è una delle attrazioni turistiche della Scozia.

Ancora sull'ananas:

Dominella Trunfio

 

Resilienza: 5 passi attingere all'intelligenza del cuore

Published in: Mente & Emozioni

Solo con una resilienza basata sulla capacità di amare e volere un bene che non sia egoistico e predatorio, si può affrontare al meglio ogni cambiamento e migliorare la nostra vita e quella di tutti: è questo, in estrema sintesi, il messaggio contenuto nella nuova edizione di “The turning point”, ovvero “Il potere della resilienza” di Gregg Braden, edito in Italia dal Gruppo Macro.

Ai più scettici e pragmatici potrebbe sembrare strano sentir parlare di un'intelligenza del cuore.

La nostra cultura tende a considerare questo organo come una sorta di “pompa” (che in realtà – come osservò e dimostrò Rudolf Steiner – serve più a dare un impulso al movimento innato del sangue che non a rappresentare il motore principale del flusso sanguigno), semmai – allargando lo sguardo - la sede di sentimenti romantici e passionali ma nulla di più, in fondo.

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L'intelligenza del cuore

 

A livello energetico e fisico, invece, il cuore rappresenta il punto di incontro ed equilibrio tra le nostre componenti materiali e spirituali, pragmatiche e creative. E' in armonia quando le nostre scelte sono compiute nella verità, nella giustizia, con volontà di bene. Scrive Gregg Braden: “Per millenni il cuore umano è stato concepito come il centro del pensiero, dell'emotività, della memoria e della personalità: l'organo principale del corpo. Sono state create e tramandate da una generazione all'altra varie tradizioni per onorare il ruolo del cuore. Sono state svolte cerimonie; sono state inoltre sviluppate tecniche per utilizzare la funzione cardiaca come canale d'intuizione e guarigione”.

La visione materialistica ha dimenticato queste qualità e potenzialità fino a quando non si è scoperto che non solo cuore e cervello collaborano insieme e condividono una rete di informazioni ma il cuore contiene un “piccolo cervello”; come dissero gli scienziati, diretti dal dott. Armour, a cui si deve la scoperta, si tratta di “una rete di nervi, neurotrasmettitori, proteine e cellule di supporto simili a quelli riscontrabili nel cervello vero e proprio”. Questo “piccolo cervello” serve a trasmettere la conoscenza che passa ed è generata dal cuore, a promuovere stati intenzionali di intuizione profonda, permette l'espressione di abilità precognitive intenzionali.

Naturalmente perché una comunicazione efficace e costruttiva tra cuore e cervello possa dare i suoi frutti (“non ordinari”) è necessario che i due “organi” siano sintonizzati e tra loro “coerenti”: un lavoro e uno “stato mobile e in continuo divenire” che fa parte di un percorso di crescita personale ma che può essere sollecitato, ritrovato intenzionalmente.

L'esercizio per attivare la coerenza cuore-cervello

Basta infatti un semplice esercizio per attivare la coerenza cuore-cervello; adatto a tutti, grandi e piccini, lo si può fare ogni volta in cui ci sentiamo in difficoltà, sotto stress, nervosi, quando non stiamo bene ma anche quando siamo felici, o non abbiamo alcun tipo di problema: insomma sempre. Si parte focalizzando la nostra attenzione sul cuore, respirando un po' più lentamente (ma senza forzature, deve essere una cosa spontanea) come se il respiro venisse dal cuore. Una volta “entrati” nel respiro del proprio cuore, si può attivare una sensazione emozionale positiva: ricordare, ritrovare, lasciar fluire un sentimento d'amore e quindi respirarci dentro, lasciare che questa sensazione si espanda.

E per accedere alla sapienza del cuore, per avere un consiglio, un'indicazione?

I 5 passi da seguire suggeriti da Gregg Braden

1 – portare la consapevolezza e attenzione sul cuore

2 – respirare più lentamente, facendo durare 5-6 secondi ogni espirazione ed ogni inspirazione

3 – lasciare emergere un sentimento di affetto, apprezzamento, gratitudine o compassione (in generale o per qualche situazione o persona in particolare)

4 – continuando a respirare lentamente e mantenere l'attenzione sul cuore, si pone mentalmente la propria domanda (che dovrà essere breve, precisa, essenziale)

5 – osservare, prendere consapevolezza delle sensazioni fisiche provate a partire dal momento in cui si è espressa la domanda (potrebbero emergere, ad esempio: calore, formicolio, fischi nelle orecchie, emozioni, fastidi o tensioni nel corpo).

La risposta potrà prendere la forma di parole, pensieri, simboli, immagini o sensazioni fisiche: ognuno ha la sua modalità di apprendimento e di esperienza; si tratta solo di imparare a tradurre in modo più consapevole questo linguaggio.

Il potere della resilienza

Ne "Il potere della resilienza", si possono trovare diverse tecniche per la resilienza del cuore da utilizzare non solo a livello personale ma pure per incrementare il benessere della propria comunità e per innescare un cambiamento - a favore della vita - anche prima che arrivi una situazione critica. E questo apre ad un altro tema importante: il cuore, chiuso, avido, arido può connettersi con il cervello e determinare, suggerire scelte efficaci ma predatorie. Un cuore che si sforza (sì, serve uno sforzo volontario) di agire non solo per i propri interessi (personali, familiari, aziendali) ma anche per il bene della comunità, consente di crescere nello spirito, accompagna un percorso di consapevolezza e connessione con l'autentico Sè che rende la vita – personale, sociale, relazionale, professionale – migliore. Per tutti.

Leggi anche: 

Anna Maria Cebrelli

Frutta e verdura bio imballate nella plastica: un paradosso che va fermato (#svestilafrutta)

Published in: Interviste

La plastica molto spesso viene utilizzata una sola volta, e non sempre è garanzia di mantenimento dell’integrità di un prodotto, soprattutto quando quel tipo di frutta o verdura dotata di buccia, risulta una protezione più che sufficiente. greenMe.it si è fatta per questo promotrice della campagna #svestilafrutta, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica contro l’abuso degli imballaggi in plastica.

Confezionare poi i prodotti provenienti dall'agricoltura biologica sembra ancora di più un assurdo, visto che il bio nasce proprio per tutelare l'ambiente. Frutta e verdura risultano del tutto "rovinate" da un packaging totalmente irrispettoso del nostro pianeta. 

Ma perché questa prassi, almeno nella grande distribuzione?

Quali potrebbero essere le soluzioni alternative adottabili a breve scadenza?

Per saperne di più, abbiamo intervistato Vincenzo Vizioli, Presidente Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB).

Una 'scorciatoia che ora può essere superata'

"La soluzione dell'imballaggio è una scorciatoia che prima poteva avere un senso perchè le dimensioni del biologico erano limitate e quindi soprattutto la grande distribuzione aveva necessità di un'etichetta che garantisse la certificazione".

"Oggi penso che tutto questo possa essere superato, perchè i volumi sono decisamente aumentati, e quindi si possa passare alla certificazione dell'intero punto vendita. Qualcuno sta già sperimentando questa via (CONAD COOP, Auchan, etc..), certificando un'intera area con obblighi rispetto ai magazzini, per rispondere alla crescente domanda di bio".

Un problema di commistioni dunque: poichè i prodotti dell'agricoltura biologica non devono essere in nessun modo mischiati con gli altri, dalla produzione fino alla consegna nella mani del cliente, la grande distribuzione ha avuto la necessità di un imballaggio a parte, in modo da certificare il prodotto e tutta la sua filiera, ma poterlo esporre insieme al resto. Qualcosa che però ora potrebbe essere superato.

"É necessario però che l'intero reparto sia certificato bio, perchè la normativa impone che non ci sia commistione tra prodotti biologici e convenzionali. E questo deve valere su tutta la filiera, ovvero tutta la filiera deve essere certificata come biologica, fino al carico e scarico della merce. Se infatti il prodotto è certificato come bio ma poi può arrivare da qualsiasi magazzino cade il sistema di garanzia".

"La soluzione dell'imballaggio era nata perchè l'imballaggio ha un'etichetta che riporta l'organismo di controllo, dati sulla tracciabilità, etc.. Questa era la soluzione per poter mischiare i prodotti biologici con quelli tradizionali, come si fa per il secco, dove c'è sia la pasta bio che quella non bio".

L'imballaggio in plastica potrebbe essere dannoso per gli stessi prodotti L'imballaggio in plastica appare però un assurdo, soprattutto ora che i volumi dell'agricoltura biologica sono cresciuti. E non è nemmeno solo un problema di smaltimento della plastica. C'è di più.

"La certificazione dovrebbe essere presa in seria considerazione dal Ministero, anche perchè l'emivita dei prodotti (ovvero la loro vita utile, N.d.R.) negli imballaggi si accorcia. Inoltre questi implicano un'ulteriore passaggio di lavorazione, che allunga una filiera che tutti vorrebbero invece accorciare".

"Gli imballaggi vanno alleggeriti, diminuiti, in modo che risultino meno impattanti allo smaltimento. Invece mi sembra che applicare il vecchio sistema di commercializzazione del convenzionale al biologico stia peggiorando la situazione" conclude Vizioli.

Aziende votate al biologico come (@almaverdebio) dovrebbero essere in prima linea nel dare esempio di coerenza e mostrare soluzioni alternative. La #grandedistribuzione ed il #consumatore devono fare il resto. #coalrecanati. #SvestiLaFrutta #greenpeace #plasticfree pic.twitter.com/7cpHZKL9ts

— Simone Moriconi (@ziwonauta) 8 aprile 2018

Per saperne di più sugli imballaggi di plastica leggi anche:

Le sporte della merce devono essere biodegradabili già da diversi anni, da quest'anno persino i prodotti nei reparti dell'ortofrutta, macelleria, pescheria, etc non possono essere più imbustati nella plastica. Ma possiamo e dobbiamo fare di più. Basta inutili imballaggi e sì ai sacchetti riutilizzabili qualora imbustare risulti indispensabile, come le retine che si vedono in molti Paesi europei. La plastica deve essere fermata.

Roberta De Carolis

Foto di copertina: Simone Moriconi via Twitter

I 400 alberi monumentali della Sardegna

Published in: Natura & Biodiversità

Grazie al censimento realizzato in collaborazione con l’agenzia Forestas si scopre quindi che nella meravigliosa isola sarda ce ne sono 400 di cui 285 sono inseriti nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia, mentre i rimanenti 115 sono in fase di approvazione da parte del dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del ministero.

“Il Corpo forestale ha svolto un lavoro importante che arricchisce il pregio del nostro patrimonio boschivo censendo alberi di alto valore biologico ed ecologico. Grazie al censimento abbiamo a disposizione un elenco verde della Sardegna e presto la cartellonistica verrà posizionata vicino agli alberi censiti per narrare gli aspetti botanici ma anche quelli culturali del territorio in cui sono inseriti”, ha detto Donatella Spano, assessore regionale della Difesa dell'ambiente.

Di che tipo di alberi parliamo? In prevalenza di leccio e roverella, la maggior parte si trova in Ogliastra, a seguire il Cagliaritano, il Nuorese e via dicendo. 

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Alberi monumentali: come si classificano

Come dicevamo, le piante o alberi monumentali sono parte di una vegetazione di particolare valore paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale. Sono alberi che si distinguono per dimensioni, ad esempio è più grande o più piccolo rispetto alla specie; per requisiti storici, se magari la sua permanenza in quell’area è legata ad un determinato evento; per longevità o ancora per rarità. 

Ci sono poi requisiti paesaggistici e storico-architettonici che interessano tutte quelle piante o alberi che hanno rilievo nel paesaggio stesso, ad esempio le siepi dei giardini storici. 

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Primo elenco degli alberi monumentali

A dicembre 2017 è stato approvato il primo elenco degli Alberi Monumentali d'Italia, secondo quanto stabilito dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

L'elenco, diviso per Regioni, si compone di 2407 alberi che si contraddistinguono per l'elevato valore biologico ed ecologico (età, dimensioni, morfologia, rarità della specie, habitat per alcune specie animali), per l'importanza storica, culturale e religiosa che rivestono in determinati contesti territoriali.

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Dominella Trunfio

Wasao, il cane nominato capostazione che sta facendo impazzire il Giappone

Published in: Cani, Gatti & co.

Wasao ha 11 anni, una compagna e una figlia. Qualche anno fa era stato abbandonato ma una commerciante di Ajigasawa di 71 anni lo ha adottato. Per gli abitanti della città è ormai una mascotte, col suo faccione simpatico e i suoi occhi strabici.

Il peloso cane bianco ha conquistato i cuori in tutto il Giappone con i suoi bizzarri sguardi, spesso descritti come "busa-kawaii" busaiku (brutto) con kawaii (carino) in giapponese, e ha recitato in un film omonimo. Wasao è diventato famoso dopo che una cliente del negozio della donna che lo aveva adottato aveva reso note le sue foto sui social e persino in TV.

Il cane non è al suo primo incarico. Dal 2011 è capostazione e quell'anno è stato nominato ambasciatore speciale per le attività legate al turismo.

Ma adesso arriva un nuovo ruolo di responsabilità. La lettera di conferma del suo incarico è stata ufficialmente consegnata il 1° aprile scorso durante una cerimonia di nomina nella piazza della stazione.

La compagna di Wasao, Tsubaki, di 5 anni, lo affiancherà nel ruolo di vicecapo della stazione turistica, e la loro figlia, Chome, di 22, è stata nominata per la prima volta come apprendista capo.

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“Vogliamo dare nuova energia alla visita della stazione di Ajigasawa con la famiglia di Wasao anche quest'anno”, ha detto Takeshi Kudo,del Wasao Project in occasione della cerimonia di nomina.

Wasao è uno dei tanti altri animali che danno il benvenuto ai turisti nelle stazioni. Il più popolare era senza dubbio Tama, il gatto che trasformò una linea ferroviaria in un popolare luogo turistico.

L'associazione turistica della città dice che circa 120.000 persone la visitano ogni anno grazie a Wasao, che accoglie i passeggeri alla stazione e a suo modo dà loro il benvenuto.

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Da trovatello a onesto lavoratore, grazie all'adozione da parte della sua amica umana, che ha dato al cane una casa e una nuova vita.

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Francesca Mancuso

Ecco i primi vegetali coltivati in Antartide! Il primo passo per frutta e verdura sullo spazio

Published in: Universo

Gli astronauti, nelle loro missioni spaziali, non possono godere certamente di cibo fresco. Per superare questo problema, con potenziali ripercussioni per gli stessi astronauti, a marzo 2015 è iniziato il progetto EDEN-ISS, finanziato dalla Commissione Europea, che ha come obbiettivo lo sviluppo di tecnologie di coltivazione per la produzione di cibo salutare nello spazio. E chissà, in futuro un vero e proprio strumento per colonizzare altri pianeti.

I ricercatori della Neumayer Station III tedesca hanno dichiarato di aver raccolto 3,6 chilogrammi di insalata, 18 cetrioli e 70 ravanelli coltivati in una serra ad alta tecnologia con temperature esterne sotto i -20 gradi Celsius.

Incredibile ma vero, stando alle loro dichiarazioni e alle foto che lasciano pensare a cibo veramente gustoso. Le cui quantità potrebbero aumentare, visto che gli scienziati puntano di raccogliere a maggio 4-5 chilogrammi di frutta e verdura a settimana.

 

L’idea che questo possa essere uno strumento di colonizzazione (oltre che un’auspicabile tecnologia per nutrire gli astronauti in modo più sano), che detto così può sembrare fantascienza, non è così fuori dalla realtà. Daniel Schubert della DLR ha riferito infatti che il progetto mira a produrre una vasta gamma di verdure che potrebbero un giorno essere coltivate su Marte o sulla Luna.

Per altre informazioni sul cibo nello spazio leggi anche:

Con quali conseguenze è ancora tutto da dimostrare.

Roberta De Carolis

Foto: German aerospace center via Phys.org

Viaggio alla scoperta delle meravigliose rose antiche e moderne di Roma (FOTO)

Published in: Lazio

Le rose sono tra i fiori più amati e tra i doni più preziosi che la natura può offrirci. Il Roseto Comunale di Roma si trova nelle vicinanze del Circo Massimo. Il luogo in cui ora sorge il roseto fin dal III secolo a.C. era dedicato ai fiori e in seguito fu un luogo di coltivazione di orti e vigne. Ha una forma ad anfiteatro e segue la pendenza del terreno.

Le rose che possiamo ammirare qui provengono da tutto il mondo, perfino dalla Nuova Zelanda e dalla Mongolia. Alcune delle varietà più curiose sono la Rosa Chinensis Virdiflora, dai petali di colore verde, e la Rosa Chinensis Mutabilis, che cambia colore con il passare dei giorni. La prima apertura del roseto avvenne nel 1932, sul colle oppio, e già nel 1933 fu istituito il Premio Roma, dedicato alle rose più belle.

La sezione più ampia del roseto ospita circa 1200 esemplari di rose botaniche antiche e moderne, in una collezione rinomata in tutto il mondo per la sua straordinaria bellezza. Una delle rose più particolari è la Omeiensis Pteracantha Lutea, una rosa botanica cinese le cui spine, a forma di ala, nei nuovi rami sono rosse e trasparenti. Fra le più curiose troviamo la Rosa Foetida, bellissima ma maleodorante.

Se siete di Roma o se avete in programma una gita nella capitale, non perdete lo spettacolo del roseto fiorito, soprattutto nei mesi di aprile e maggio.

Roseto Comunale Roma Apertura 2018

Il Roseto Comunale di Roma si trova in via di Valle Murcia 6. Si possono organizzare visite guidate.

Apertura 2018: Per la visita guidata al Roseto di Roma è necessario acquistare un biglietto di ingresso. Le tariffe sono state stabilite con Delibera dell'Assemblea Capitolina n.102 del 2017.

Nei giorni feriali, il costo per l'ingresso è di 5€, nei festivi 7€. Per gruppi: 2.50€ a persona nei giorni feriali, 3.50€ nei festivi. L'ingresso sarà gratuito per scuole, persone disabili, under14 e over 65.

Per maggiori informazioni: Tel. 065746810 - rosetoromacapitale@comune.roma.it

Marta Albè

Fonte foto: Comune di Roma

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La bellissima fioritura di tulipani e narcisi al Castello di Pralormo

Published in: Piemonte

Un meraviglioso giardino in un parco storico progettato da Xavier Kurten, artefice dei più importanti giardini delle residenze sabaude. Nel 1999 dopo un viaggio in Olanda, Consolata Pralormo decise di creare nel Castello di famiglia un evento dedicato proprio al tulipano.

Dalla primavera 2000 che ogni anno si svolge Messer Tulipano, ovvero un omaggio alla spettacolare fioritura di migliaia di tulipani e narcisi. Ad ogni edizione, un gentiluomo di altri tempi indossa un grembiule da giardiniere e mostra le varietà di questi fiori.

LEGGI anche:TULIPANI: COME COLTIVARLI, MANUTENZIONE E CURA

   

La piantumazione avviene in autunno inoltrato coinvolgendo 10 persone per oltre 10 giorni, propone alcune varietà rare e sconosciute al pubblico italiano.

Nei grandi prati sono state create aiuole dalle forme morbide e sinuose che si fondono agli alberi. Nel sottobosco ci sono, invece, ciuffi di muscari e di narcisi, nelle zone ombrose trovano dimora le bulbose dai colori scuri che temono i raggi del sole. 

LEGGI anche: COME COLTIVARE I TULIPANI

   

Infine lungo la serra, il calore accumulato della spessa parete di mattoni garantisce fioriture precoci mentre le prime foglie compaiono sui rami.

 

Insomma uno straordinario tripudio ai tulipani simbolo del vero amore.

L'edizione 2018 di Messer Tulipano ha avuto inizio il 31 marzo e si concluderà il 1° maggio. Per conoscere tutti gli eventi in programma, clicca qui

Dominella Trunfio

Foto: Castello di Pralormo

Boom di noci, mandorle e pistacchi: agli italiani piace... col guscio!

Published in: Altri alimenti

È quanto emerge da un’elaborazione di Coldiretti su dati Ismea che evidenziano consumi praticamente raddoppiati negli ultimi dieci anni.

Ogni italiano, in media, consuma ad oggi 3 chilogrammi all’anno di frutta in guscio. Se in passato noci e simili erano considerati nemici della linea dato il loro apporto calorico, oggi la maggiore conoscenza ha fatto sì che la frutta secca venga innanzitutto vista come preziosa alleata della salute, annoverata oramai tra i principali super food di cui è bene non fare a meno. 

Le noci e le nocciole, per esempio, sono ricche di antiossidanti, acidi grassi utili a tenere a bada il colesterolo cattivo, sali minerali e vitamina E, mentre le mandorle sono utili per mantenere forti e sani la pelle, i capelli e le unghie e per rafforzare il sistema immunitario. Quanto ai pistacchi, essi contengono molte fibre, sali minerali ferro e vitamine (gruppo A e gruppo B), mentre i pinoli sono una buona fonte di zinco, potassio e vitamina B12.

Tutti sono una vera e propria riserva di energia, da sgranocchiare a metà giornata oppure da utilizzare per fare il muesli in casa o delle barrette energetiche fai da te

In Italia, dicono da Coldiretti, si raccolgono circa 300 mila tonnellate di frutta in guscio in un anno. Noci e nocciole si trovano lungo tutta la Penisola, anche se la produzione è concentrata fra Piemonte, Campania, Lazio, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto. Solo i noccioleti, sarebbero cresciuti del 6,5% nell’ultimo anno con quasi 80mila ettari a livello nazionale. Mandorle e pistacchi sono invece tipici del sud con Puglia, Calabria e Sicilia in testa. I pinoli sono invece raccolti per lo più lungo le coste ed in montagna.

La crescita dei consumi, rileva la Coldiretti, sta determinando anche un aumento dei terreni dedicati a queste coltivazioni con un +30% di noccioleti e mandorleti previsto nei prossimi 10 anni, anche se ancora forte è il flusso delle importazioni.

Gli arrivi di frutta in guscio dall’estero hanno infatti superato nel 2017 i 900 milioni di euro: in particolare dagli Stati Uniti ( noci e mandorle dalla California), dall'Iran (per i pistacchi), dalla Turchia (per le noci e le nocciole) e dalla Cina (per i pinoli), oltre ai prodotti dal Cile, dall’Argentina e dall’Australia.

Ricordatevi che i pistacchi dell’Iran, i pistacchi e nocciole della Turchia, le arachidi della Cina e quelle provenienti dagli Stati Uniti contaminati da aflatossine cancerogene, sono nella “black list” dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute, sulla base dell’analisi della Coldiretti dell’ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo (RASFF), che registra allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nell’Unione Europea.

Quello che dobbiamo tenere a mente, allora, è di verificare sempre l’origine della frutta in guscio in etichetta, che deve essere obbligatoriamente apposta sulle confezioni o sugli scaffali. Per il resto, continuiamo a fare incetta di frutta secca!

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Germana Carillo

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