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Conserve fatte in casa: la ricetta passo passo dei peperoni sott'olio

Published in: Ricette

Una veloce scottata in acqua acidulata con aceto di mele, oltre a conferire ai peperoni un sapore più spiccato, permetterà di farli rimanere sodi e croccanti al punto giusto. La scelta di peperoni, freschi e nostrani, è fondamentale per la riuscita della ricetta: si consiglia di prendere i più piccoli con la buccia bella liscia, senza grinze. 

Altro passaggio importante è la sanificazioni dei barattoli: ci raccomandiamo di usare sempre quelli in vetro e di acquistare capsule nuove; sarà comuqnue molto utile consultare il nostro tutorial su come sterilizzare i barattoli per le conserve fatte in casa.

Ingredienti googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1498149132762-1'); });
  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    20 minuti
  • Tempo Riposo:
    tempo di raffreddamento
  • Dosi:
    2 barattoli di peperoni sott'olio da 500 cc
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i peperoni sott'olio: procedimento

 

  • Lavare accuratamente i peperoni, recidere il picciolo, svuotarli, quindi tagliarli a strisce ed eliminare eventuali semi o filamenti bianchi posti al loro interno,
  • preparare quindi sul piano di lavoro i barattoli in precedenza sanificati e mettere sul fuoco una pentola contenente l'acqua, l'aceto e il sale,
  • lavare quindi il basilico, sbucciare l'aglio e tagliarlo a pezzi
  • quando l'acqua acidulata sarà a bollore tuffarci dentro i peperoni, e quando riprenderà il bollore cuocerli per tre minuti,
  • trascorsi i quali scolarli e lasciarli raffreddare in uno scolapasta,
  • una volta freddi mettere i peperoni nei vasetti stratificandoli con l'aglio, il basilico e il pepe in grani,
  • riempire i barattoli con l'olio fino all'orlo, attendere qualche minuto e se necessario rabboccarlo tenendo presente che l'olio dovrà comunque coprire del tutto il contenuto,
  • avvitare i barattoli e procedere con la pastorizzazione.
Come conservare i peperoni sott'olio:

I peperoni sott'olio dovranno essere conservati in dispensa al riparo dalla luce solare, e dovranno essere consumati entro qualche mese. Una volta aperti dovranno però essere riposti in frigorifero e consumati entro un paio di giorni.

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Ilaria Zizza

Questa non è una discarica, è il mare di Santo Domingo. Il video shock delle ondate di rifiuti

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Un video che è frutto della nostra cultura della plastica monouso. Il filmato è stato reso pubblico da Parley, una squadra di ambientalisti impegnata nella pulizia della costa della Repubblica Domenicana.

I rifiuti di plastica, comprese bottiglie e scatole da asporto miste si vedono rotolare lungo le onde della spiaggia.

"In passato abbiamo inviato cartoline con spiagge magiche e palme. Ora, sono ondate di rifiuti di plastica. A meno che non agiamo tutti, le generazioni future non crederanno nemmeno che le scene da cartolina siano mai esistite. Stiamo chiedendo uno sforzo globale, la plastica deve sparire”, dice Cyrill Gutsch, fondatore di Parley.

Il gruppo attivista lavora da anni al fianco di marina locale, militari e consiglio comunale per ripulire i rifiuti di plastica. Più di 500 lavoratori pubblici sono stati reclutati per l'operazione. In appena tre giorni di lavoro, sono state raccolte trenta tonnellate di plastica, anche se Parley crede che ci sia ancora tanto lavoro da fare per eliminare tutti i rifiuti.

Sei tonnellate di plastica sono state invece recuperate e trasformate in Ocean Plastic®, un materiale utilizzato per creare prodotti alternativi alla plastica monouso.

"Assistere a questo spettacolo in prima persona è assolutamente scioccante, ma la cosa peggiore è che questa non è una novità a Santo Domingo. Questa situazione accade ogni volta che piove pesantemente”, spiega Carmen Danae Chamorro di Parley.

Guarda il video:

Un inquinamento globale

Tra 35 anni gli oceani potrebbero contenere addirittura più bottiglie di plastica che pesci. L’allarme è lanciato da uno studio intitolato “The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics”, realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con la Ellen MacArthur Foundation. Un mare di spazzatura, insomma, che inonderà la Terra e non darà futuro alle catene alimentari degli oceani di tutto il mondo, che sono già da tempo a rischio crollo a causa delle emissioni di gas serra, della pesca intensiva e dell'inquinamento localizzato.

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Dominella Trunfio

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Boom di fenicotteri, popolazione triplicata: il cielo del Centro Italia si tinge di rosa

Published in: Animali

Il numero dei fenicotteri è triplicato, a stabilirlo sono le guide ambientaliste della riserva Diaccia Botrona, nelle acque di bonifica della Maremma toscana a poca distanza da località balneari note come Castiglione della Pescaia.

Poco più a Ovest, in Sardegna, ogni notte stormi di flamingo, dal caratteristico piumaggio rosato e nell’assetto a V, si involano da Cabras e Arborea per dare il cambio ai rispettivi partner nella custodia dei nidi, perlopiù concentrati nei più ampi stagni di Cagliari.

Alla vista è uno spettacolo meraviglioso, ma ecco cosa si nasconde dietro questo boom di fenicotteri.

”Più l’acqua è salmastra e più ci sono fenicotteri, normalmente contiamo 1.200 esemplari ora il censimento di questi affascinanti volatili supera quota 3mila”, spiegano le guide della riserva Diaccia Botrona.

E ancora:

“Un fenomeno positivo che arricchisce la fauna stanziale ma che è dovuto a due negatività: la progressiva erosione delle coste tirreniche registrata negli ultimi anni e la forte siccità delle scorso anno che ha lasciato l’Ombrone in secca e le falde idriche ancora ben lontane dall’essere in saldo positivo”.

Quindi sarebbero proprio erosione e siccità a giocare un ruolo chiave nella loro permanenza in Italia.

Nei canali d’acqua maremmani, frutto di una bonifica avviata fin dal 1700 dagli Asburgo Lorena e dal 1994 riconosciuti come parte della Riserva Naturale Integrata, i nidi dei fenicotteri sono appena una sessantina e poco protetti ai predatori di terra e ai rapaci.

I fenicotteri sembrano di gran lunga preferire la Sardegna al punto che si sta tipicizzando un fenicottero sardus che migra poco perché ha trovato habitat ideale.

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Dominella Trunfio

Cannucce con la pasta: gli ziti (e altre alternative) per dire stop alla plastica

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Apparentemente sembrano innocue e pure se facciamo un breve calcolo di quanto tempo le utilizziamo (all’incirca 20 minuti) e quanto invece ci vuole per smaltirle (500 anni), capiremo di poterne fare decisamente a meno, soprattutto perché le plastiche monouso non sono riciclabili.

Le cannucce di plastica sono il simbolo dell’usa e getta, in tutto il mondo se ne utilizzano più di un miliardo, solo negli Stati Uniti ogni giorno se ne consumano 500 milioni. I dati sono quelli della Plastic Pollution Coalition che ci dice anche che in Europa le cannucce sono tra i primi 5 rifiuti raccolti sulle coste.

Essendo solitamente realizzate in materiali non riciclabili, la loro permanenza nelle discariche è destinata a perdurare per decenni. Rinunciare al loro impiego potrebbe costituire soltanto una minuscola goccia nel mare, ma non è detto che ciò non possa trasformarsi in una efficace maniera per imparare a fare a meno di altri accessori ed utensili monouso, quali bicchieri e piatti di plastica o rasoi, soltanto per citare alcuni esempi di oggetti d’impiego comune.

Le alternative green alla cannuccia di plastica

La campagna “#ZeroCannucce va proprio in questo senso e offre delle alternative altrettanto valide. Da tempo, in tutta Italia, sono state lanciate campagne per eliminare le cannucce di plastica da bar e stabilimenti balneari e sostituirle con quelle in metallo, vetro, bambù o plastica dura e ancora quelle biodegradabili e compostabili realizzate con materie di origine vegetale fino a quelle portatili.

Un’idea sicuramente originale è quella della struttura balneare Dum Dum Republic di Paestum che ha sostituito le cannucce con la pasta ziti che ben si presta a sostituire la classica cannuccia. Il percorso è cominciato alcuni anni fa, intensificandosi negli ultimi cinque anni e facendo sì che vincesse il “Premio FABBRICA DELLE IDEE 2018 – STORIE VINCENTI MADE IN CAMPANIA”.

Una bellissima idea, ma speriamo adesso si pensi ad un’alternativa anche per i celiaci!

Nel frattempo, ricordiamoci che ognuno di noi può fare la differenza per salvare il Pianeta dall'inquinamento, non giriamo la testa dall'altra parte davanti ai rifiuti che troviamo in spiaggia, ma raccogliamoli e differenziamoli, come ha fatto la nostra redattrice Germana Carillo che ha raccolto "una trentina delle oltre 50 stecchette di chupa chups (e un paio di cannucce) in 100 metri di spiaggia".

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Dominella Trunfio

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Ritirato phon venduto da Auchan e Simply: pericolo per la sicurezza

Published in: Consumare

A renderlo noto sono state le due catene di supermercati che hanno informato i clienti sui pericoli legati alla sicurezza di alcune tipologie di phon.

In particolare si tratta di quelli del marchio Selecline contraddistinti da Codice etichetta n° 850211225 e Codice EAN 3245676219722.

Sono stati ritirati tutti i lotti di questo phon perché per Auchan e Simply vi è un "possibile rischio di sicurezza".

Che fare se li avete acquistati?

Anche se non avete più lo scontrino, se avete acquistato questo phon riportatelo presso uno dei punti vendita per ottenere il rimborso.

Francesca Mancuso

I primi ricordi della nostra infanzia spesso sono falsi (anche se per noi sono reali)

Published in: Mente & Emozioni

Le attuali ricerche indicano che i primi ricordi delle persone risalgono a circa 3 anni e mezzo di età. Tuttavia, il nuovo studio è andato più a fondo, introducendo alcune novità.

La ricerca ha coinvolto 6641 persone, a cui è stato chiedo di rispondere a un questionario sui ricordi. Gli scienziati hanno chiesto ai partecipanti di dettagliare il loro primo ricordo insieme alla loro età in quel momento, specificando però di non associarlo a una fotografia di famiglia, a una storia o altra fonte diversa dall'esperienza diretta.

Circa 2500 degli intervistati, a loro dire, avevano ricordi risalenti ai 2 anni di età (il 38,6% degli intervistati) e quasi 900 addirittura del primo anno di vita. Questa nuova tempistica veniva riferita più frequentemente dalle persone di mezza età o più anziane.

Sulla base delle descrizioni ottenute, i ricercatori hanno esaminato il contenuto, la natura e i dettagli dei primi ricordi degli intervistati, e hanno valutato i probabili motivi per cui le persone avevano raccontato ricordi di un'epoca, considerata improbabile.

Poiché molti di questi ricordi risalivano infatti a prima dell'età di due anni, secondo gli autori, si tratta di memorie immaginarie basate su frammenti dell'infanzia legati a fotografie o conversazioni familiari.

Di conseguenza, ciò che una persona ha in mente quando cerca di riportare alla memoria i primi ricordi in realtà è una rappresentazione mentale costituita da frammenti di esperienze precedenti e da fatti della propria infanzia riferiti, anziché di ricordi reali.

Nel corso del tempo, tali rappresentazioni mentali vengono sperimentate in modo ricostruttivo e quindi per l'individuo sono semplicemente "ricordi" con contenuti fortemente legati a un particolare momento.

La dottoressa Shazia Akhtar, primo autore dello studio per l'Università di Bradford, ha spiegato:

"Ciò che si ricorda, quando si richiamano alla memoria ricordi precoci, non è altro che una rappresentazione mentale di tipo episodico costituita da frammenti di esperienze precedenti e alcuni fatti o conoscenze sulla propria infanzia. Fondamentalmente, la persona che li ricorda non sa che è finzione. Infatti quando le viene detto che i ricordi sono falsi spesso non ci crede".

Secondo gli scienziati ciò è dovuto al fatto che la nostra mente ci permette di ricordare cose molto complesse non prima dei 5-6 anni di età, quando iniziano a consolidarsi i ricordi "da adulto", in parte perché deve esserci un sufficiente grado di maturazione neurobiologica e in parte per il modo in cui la mente inizia a comprendere il mondo.

Lo studio è stato pubblicato su Psychological Science.

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Francesca Mancuso

Perseidi: in arrivo le stelle cadenti di agosto. Tutto quello che c'è da sapere sulle 'Lacrime di San Lorenzo'

Published in: Universo

Scopriamo qualcosa di più sullo sciame di meteore più amato dagli appassionati.

Il loro nome

Cominciamo dal nome. Una scelta non casuale. Il nome degli sciami di meteore infatti deriva dal loro radiante, ossia dal punto da cui sembrano partire, in base al nostro punto di osservazione. Queste meteore devono il loro nome alla costellazione di Perseo.

Le loro origini

La madre di tutte le Perseidi è la cometa Swift-Tuttle, che lasciò i suoi resti dalle nostre parti durante i suoi incontri ravvicinati al sole. L'ultimo avvenne nel 1992 ma il prossimo avrà luogo nel 2126. Ci ha lasciato comunque un bel regalo.

Cosa accade in questo periodo? I suoi frammenti, ogni anno ad agosto, si “scontrano” con la nostra atmosfera regalandoci questo bellissimo sciame luminoso. L'orbita della Terra incrocia quella della cometa, tuffandosi nella nube di polveri lasciata da Swift-Tuttle. D'altronde è estate anche per le stelle...

...e la leggenda

Tradizionalmente, il fenomeno viene collegato al martirio di San Lorenzo, che arse sulla graticola nel 258. La ricorrenza si celebra proprio il 10 agosto, da cui deriva il nome popolare dello sciame: Lacrime di San Lorenzo.

Come e quando osservarle

In realtà, anche se spesso si fa riferimento al 10 agosto, il momento migliore per osservare le Perseidi è la notte tra il 12 e il 13. Allora è possibile scorgere anche fino a 100 meteore ogni ora a occhio nudo.

Dove guardare? Occorre subito cercare di individuare la costellazione di Perseo, che si trova a NordEst. Col passare delle ore sale sempre di più sull'orizzonte.

La mappa che segue mostra la posizione della costellazione la notte tra il 12 e il 13 agosto attorno alla mezzanotte:

Può essere d'aiuto la costellazione di Cassiopea, a forma di W, che sovrasta Perseo ed è ben visibile nel cielo estivo.

Luna favorevole

Quest'anno siamo particolarmente fortunati. Dopo aver ammirato la splendida eclissi totale di luna, il 28 luglio scorso, il nostro satellite naturale l'11 agosto sarà al novilunio lasciando il cielo completamente privo della sua luce. E' la migliore occasione possibile per ammirare le Perseidi visto che il disturbo lunare sarà del tutto assente.

Per godere al meglio dello spettacolo, evitate i luoghi dove sono presenti luci artificiali.

Iniziamo a pensare ai desideri...

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Francesca Mancuso

Gabbiano reale morto trovato inchiodato al cartello della riserva Lipu

Published in: Animali

Potrebbe trattarsi di una minaccia contro i volontari Lipu, un incitamento al bracconaggio, visto nella riserva la caccia è vietata. O ancora, e non sappiamo se è peggio, potrebbe essere stata una bravata tremenda.

Non si sa ancora se l'animale sia stato trovato morto o se sia stato torturato e ucciso, per poi finire inchiodato al cartello. È successo tra la notte del martedì e la mattina del mercoledì e a fare la macabra scoperta sono stati i visitatori, in attesa di entrare nella riserva gestita da Lipu insieme al Comune e Città Metropolitana di Venezia.

Non è la prima volta che la riserva naturale, un'area di pregio naturalistico, subisce atti vandalici. Ieri quando il responsabile Luca Mamprin, è arrivato per il consueto sopralluogo insieme alle due guardie zoofile Paolo Casati e Alessio Boscolo, all'ingresso dell'area protetta di Ca' Roman, non si parlava d'altro.

Spiega il Gazzetino che il volatile inchiodato al cartello era un'esemplare giovane quindi non ancora esperto nel volo.

Non c'è stata solo la macabra scoperta ma anche il furto di una fototrappola , che rientra in un progetto di controllo della riserva e che serve anche per scattare foto a distanza ravvicinata ad animali e volatili che altrimenti non si farebbero riprendere. Non si sa ancora se i due fatti abbiano una correlazione.

La polizia sta indagando e gli episodi sono stati inseriti nella stessa denuncia contro ignoti, formalizzata dalla Lipu il 18 luglio. Sulla vicenda è intervenuto il presidente della Municipalità del Lido e Pellestrina, Danny Carella:

"I recenti atti di vandalismo e uccisione di animali, nonchè di furto di materiale - ha detto Carella - nell'oasi di Ca' Roman rappresentano atti deprecabili che trovano la nostra più ferma condanna. L'oasi è di rilevante importanza naturalistica e crimini del genere non possono essere tollerati in alcun modo".

Non ci sono parole, solo sdegno.

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Francesca Mancuso

Cipollotti: 5 trucchi e 5 errori da non fare per cucinarli

Published in: Cucina

I cipollotti sono i bulbi delle cipolle non ancora giunti a maturazione, appartenenti alla famiglia delle Alliacee. Simpatici già solo per il nome, sono anche buoni e gustosi. Il sapore non è forte come quello della cipolla matura, quindi hanno il grande vantaggio di essere graditi proprio a tutti!

La consistenza è più morbida e l’aroma più delicato, ma le proprietà benefiche sono le stesse. Hanno una spiccata funzione antibatterica che li rende ottimi alleati per il benessere delle vie urinarie, oltre a essere dei diuretici efficaci e depurativi. Ottimi anche come emollienti e decongestionanti per alleviare i sintomi del raffreddore.

Bianchi o rossi? I cipollotti si dividono in due categorie cromatiche: i bianchi hanno un gusto più deciso, mentre i rossi virano verso sapori dalle note dolciastre. Entrambi sono ricchissimi di vitamine B e C, tesoro per l’organismo.

Pronti a scoprire come usarli in cucina?

5 trucchi per cucinare i cipollotti
  1. Pulirli bene. La prima cosa da fare è lavarli con cura. Eliminate qualunque traccia di terra e anche la barbetta. La parte verde va tagliata fino a 1 cm dalla testa del cipollotto. Quindi dividetelo a metà e tagliatelo a fette sottili. Un consiglio: prima di affettarlo, lasciatelo in una bacinella con acqua fredda per 10 minuti, in modo da evitare lacrimoni durante l’operazione!
  2. Addolcite il sapore. Se preferite i gusti delicati, affettate i cipollotti e metteteli a bagno con un po’ di aceto rosso. Questo servirà a renderli meno forti. Quindi procedete a grigliarli, gratinarli o usarli nelle zuppe come più vi piace.
  3. Sceglieteli bene. I cipollotti devono essere turgidi, lucidi e dalla barba carnosa, con foglie consistenti e dal colore intenso!
  4. Riciclate la parte verde in passati, zuppe e minestroni di verdure. Lavate le foglie del cipollotto in acqua fredda e tagliatele a fette sottili, in modo da allentare le fibre e renderle più digeribili. Quindi sbollentatele in padella e aggiungetele alle altre verdure nei minestroni. In alternativa usate le foglie e i gambi nelle frittate o nelle omelette. Questo è un ottimo modo per utilizzare le parti del cipollotto solitamente scartate. Per farlo correttamente, però, bisogna seguire alcune dritte. Fate ammorbidire le foglie in acqua bollente per circa 5 minuti. Dopo la cottura, scolatele e tritatele finemente. Ripassatele in padella con un filo d’olio e i gambi (la parte verde tra il bulbo e le foglie), anche questi tagliati finemente. Una volta pronto, lasciate intiepidire e preparate la vostra gustosa omelette o farifrittata con la farina di ceci.
  5. Piantate i gambi dei cipollotti e provate a coltivarli a partire proprio dagli scarti. E' sufficiente conservare i gambi, posizionali in un vaso o in un bicchiere con dell'acqua e attendere che ricrescano. Così avrete a disposizione dei cipollotti sempre nuovi a costo zero! 

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5 errori da evitare

Lasciarli fuori dal frigo.  I cipollotti si deteriorano facilmente. Per rallentare questo processo, è necessario conservarli in frigorifero (massimo per 3-4 giorni)

Non pulirli bene. Le foglie più coriacee e lontane dal bulbo vanno eliminate, senza se e senza ma. Quelle più esterne non possono essere riutilizzate!

Riutilizzare le foglie più morbide in modo scorretto. Il riciclo in cucina va bene, ma sempre con gusto! Evitate di aggiungere le foglie avanzate alle insalate fredde, nei ripieni o come semplice contorno. Non ne guadagnereste né di gusto né di piacevolezza!

Tritare le foglie e usarle al posto dell'erba cipollina. Il nome può trarre in inganno: provengono dalla stessa famiglia, ma le foglie dei cipollotti non sono affatto aromatiche! Usate al posto dell’erba cipollina, il risultato sarebbe un piatto sciapo e deludente.

Non fare differenza tra la qualità rossa e quella bianca. Si tratta di due varietà completamente diverse per gusto e utilizzo in cucina. La qualità rossa è più delicata, ha un retrogusto dolciastro ed è perfetta da mangiare a crudo o in agrodolce. I cipollotti bianchi, invece, sono un po' più aspri  e sono buoni nei pinzimoni, alla griglia o per accompagnare piatti dal gusto deciso.

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Feste del grano: 10 appuntamenti che sono un inno alla tradizione della mietitura

Published in: Eventi & Iniziative

Il grano con tutte le sue fasi di raccolta, dalla mietitura alla catalogazione del frumento, viene considerato l’oro giallo dei contadini. Ogni anno nel mese di luglio (solitamente a inizio) sono diverse le manifestazioni della trebbiatura correlate da musica, feste ed eventi gastronomici. La festa della mietitura è dedicata al grano, alimento principe della dieta mediterranea riconosciuta dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, e alla cultura che intorno ad esso si è sviluppata nei secoli. 

Ne elenchiamo alcune.

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Palio del Grano dei Rioni e dei Paesi Cumpari di Caselle in Pittari

l Palio del Grano e il Campdigrano sono organizzati dalla Proloco di Caselle in Pittari, dal Monte Frumentario, dalla Comunità del Cibo “Grano di Caselle” e dalla #Cumparete. La mietitura cadenzata dal ritmo del dialetto è un’occasione per raccontare le numerose storie che affondano radici nella memoria collettiva del luogo. Per info clicca qui

Festa del grano Senatore Cappelli

Friselle, focaccia e panzerotti: su queste tre colonne della gastronomia locale Slow Food Alberobello organizza una serata a tema sulla base del grano di varietà "Senatore Cappelli". E poi naturalmente cena con menù a base di prodotti tipici. Per maggiori info clicca qui

Festa della Mietitura a Rossano 

Due giorni per scoprire i grani calabresi, l'aspetto culturale e antropologico della mietitura, i canti di lavoro dei contadini e il pane tipico regionale. E ancora mostre ed esposizioni, per maggiori info clicca qui.

Festa dei carri di grano di Foglianise

La rappresentazione storica delle offerte di grano a San Rocco è fra le più suggestive manifestazioni a tema, con sfilata di carri di grano e riproduzioni in miniatura degli strumenti agricoli. Ancora canti, musica e prodotti tipici. Per maggiori info clicca qui

Festa della Mietitura della Valle Dell'Oglio – Pontoglio (BS)

Anche in Lombardia, il grano è protagonista grazie a una fattoria didattica sempre aperta. Canti, mostre ed esposizioni degli strumenti antichi, quelli utilizzati in passato che hanno segnato la storia della mietitura della zona.Per maggiori info clicca qui

Festa della Mietitura a Gioiosa Marea

Un' iniziativa dedicata all’alimento principe della nostra alimentazione, il grano, e alla cultura che intorno ad esso si è sviluppata nei secoli. I costumi e i forti valori di un tempo, legati al lavoro, alla famiglia e alla religiosità.Nella contrada Landro di Gioiosa Marea si rivivrà quello che era un vero e proprio rito: la mietitura del grano fatta a mano, accompagnata da giochi, musica e canti. Per maggiori info clicca qui

Festa della trebbiatura a Pescara

In Abruzzo, la manifestazione è molto amata: sfilate, mostre, visite guidate in fattoria e rievocazioni storiche. Non mancano le degustazioni di prodotti tipici del territorio, fra cui il pane a base di grani autoctoni e la pasta fatta in casa. Per maggiori info clicca qui

Festa della mietitura di Fano

Balli, cene “contadine” e prove in campo per la Festa della Mietitura promossa dalla cooperativa Falcineto di Fano. Un evento molto amato dai ragazzi vestiti per l'occasione con cappelli di paglia, gonne lunghe. Di contorno musica country.

Festa della mietitura a Latina

La Festa della Mietitura di Chiesuola, in provincia di Latina, mette in mostra i vecchi trattori e strumenti del mestiere, oltre a un'area espositiva dedicata ai prodotti gastronomici locali. Parte del ricavato della serata è devoluto all'ospedale pediatrico Bambin Gesù. Per maggiori info clicca qui

Festa della trebbiatura a Ruscello

Nella provincia di Arezzo, località Ruscello, non perdete la Rievocazione Storica della Mietitura e Trebbiatura del Grano, manifestazione che ripropone scene di vita e di lavoro di un tempo, insieme ai piatti e i sapori tradizionali del passato. 

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Dominella Trunfio

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Riso biologico: verso una tracciabilità senza più frodi

Published in: Altri alimenti

La novità arriva grazie alla firma del decreto che imporrà ai risicoltori l’obbligo di indicare eventuali superfici a biologico o in conversione ad agricoltura biologica nella denuncia di superficie.

Una notizia importante per i consumatori italiani. Nonostante il biologico sia tre volte più controllato rispetto al convenzionale, infatti, resta vittima delle varie frodi venute a galla in questi anni, che hanno minato la fiducia delle persone nei confronti del bio.

La disposizione prevede, inoltre, che all'interno della denuncia di superficie, sia espressamente indicato l’organismo di controllo designato.

Questo importante passo normativo, che potrebbe sembrare quasi un tecnicismo, avvia di fatto la possibilità di implementare i controlli di tracciabilità del riso biologico.

In parole povere, il riso bio diventerà ancora più sicuro e messo al riparo da eventuali frodi.

“Ringrazio il ministro Centinaio per aver finalmente sbloccato l’avvio del sistema di tracciabilità del riso biologico in capo all’Ente Risi, una battaglia che FederBio ha portato avanti ormai da due anni per conto dei risicoltori bio onesti. Ora è necessario che Ente Risi e ministero assicurino un monitoraggio a sistema dei dati sulle rese produttive e sulle quantità commercializzate, dato che i singoli organismi di certificazione potranno verificare solo i dati delle aziende che controllano direttamente”, ha commentato Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio.

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Roberta Ragni

Questi 5 grandi allevamenti intensivi producono più gas serra di tutte le compagnie petrolifere

Published in: Ambiente


Non è la prima volta che parliamo dello stretto rapporto tra l’industria della carne e lattiero casearia e le emissioni globali di gas a effetto serra. Nel 2016, il Worldwatch Institute aveva stimato che gli allevamenti fossero responsabili addirittura per il 51%.

A giudicare da questo nuovo studio, l’ipotesi non è poi così remota, nonostante le aziende continuino a dire che il loro impatto sull’ambiente non è poi così allarmante.

Cinque delle più grandi produttrici di carne e prodotti lattiero-caseari emettono più gas serra (GHG) di ExxonMobil, Shell o BP secondo i ricercatori dell'Istituto per l'agricoltura e la politica commerciale (IATP) e della ONG Grain.

Le 5 aziende

Secondo il rapporto, che ha esaminato le 35 maggiori aziende mondiali di carne bovina, suina, pollame e caseario che mantengono qualche record delle loro emissioni di gas serra, solo quattro società forniscono stime complete sulle emissioni - queste sono NH Foods (Giappone), Nestlé (Svizzera), FrieslandCampina (Paesi Bassi) e Danone (Francia).

Le emissioni non sono distribuite uniformemente in tutto il mondo, ma provengono piuttosto da diversi punti caldi che coincidono con le principali regioni esportatrici: Stati Uniti e Canada, Unione europea, Brasile e Argentina, Australia e Nuova Zelanda.

Sebbene rappresentino il 15% della popolazione mondiale , insieme, questi stati rappresentano il 43% delle emissioni globali totali prodotte dalla carne e dai prodotti lattiero-caseari.

Il Rapporto

L'accordo di Parigi, un patto firmato da oltre 190 paesi, spiega la necessità di ridurre le emissioni di gas serra per mantenere il riscaldamento globale a non più di 1,5 ℃ (rispetto ai livelli di età industriale).
Ma questo obiettivo sembra sempre più lontano.

"Se energia, trasporti e altri settori riescono a ridurre le emissioni in linea con gli obiettivi di Parigi mentre le aziende produttrici di carne e prodotti lattiero-caseari continuano ad aumentare la produzione, il settore zootecnico rappresenterà una porzione sempre più grande di emissioni”, avverte il rapporto.

E continua:

“Se continuiamo a produrre carne e latticini in questo modo, il settore zootecnico potrebbe arrivare a consumare oltre l'80% di carbonio disponibile”.

"Per decenni, la produzione intensiva di carne e prodotti lattiero-caseari è stata resa possibile dagli agricoltori che venivano pagati al di sotto del costo di produzione, dai lavoratori sfruttati e dai contribuenti che pagavano il conto per l'inquinamento dell'aria, della terra e dell'acqua causato dalla carne e dai latticini", dice Shefali Sharma, direttore dell'Istituto per la politica agricola e commerciale (IATP).

"E’ arrivato il momento di renderci conto che sovra-consumo è direttamente collegato alle sovvenzioni che forniamo all'industria per continuare a deforestare, esaurire le risorse naturali e creare un importante rischio per la salute pubblica attraverso l'uso eccessivo di antibiotici. Questo rapporto mostra quale ruolo fondamentale svolgono nella creazione del cambiamento climatico”, continua il direttore.

Con una popolazione in crescita, sia in termini numerici che di ricchezza, ridurre la carne sarà una missione molto impegnativa, ma ciò non significa che sia impossibile.

"Una dieta vegana è probabilmente l'unico modo per ridurre il tuo impatto sul pianeta Terra, non solo i gas serra, ma l'acidificazione globale, l'eutrofizzazione, l'uso del suolo e l'uso dell'acqua", chiosa Joseph Poore, dell'Università di Oxford.

Poore e colleghi sono gli autori di uno studio che osserva che il bestiame fornisce solo il 18% di tutte le calorie che consumiamo, ma occupa l'83% di tutti i terreni agricoli. Anche la coltivazione di carne e prodotti lattiero-caseari richiede molta acqua: ogni chilo di carne bovina richiede circa 8000 litri di acqua, mentre una quantità equivalente di patate consuma oltre mille volte di meno.

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Dominella Trunfio

Settimana lavorativa di 4 giorni: gli strepitosi risultati dell'esperimento di un'azienda della Nuova Zelanda

Published in: Lavoro & Ufficio

Si chiama Perpetual Guardian ed è una società con sede a Auckland, che gestisce proprietà e testamenti. Tra marzo e aprile hanno lanciato una esperimento di prova "mondiale": hanno iniziato a offrire gratuitamente ai loro 240 dipendenti un giorno di ferie in più a settimana. Il personale è stato pagato per una settimana lavorativa di 5 giorni, ma ha lavorato solo dal lunedì al giovedì. Il progetti si chiama 4 Day week. Come è andata? Incredibilmente bene!

Il 78% dei dipendenti ha riferito di sentirsi in grado di gestire al meglio l'equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, il che risulta essere un dato in crescita impressionante, rispetto al 24% dichiarato in un sondaggio effettuato poco prima, a novembre. I lavoratori si sono sentiti meno distratti, hanno usato meno i proprio social network e hanno pensato poco ai problemi personali. Il team ha riferito di sentirsi meno stressato e ha espresso più soddisfazione per la propria vita in generale. Questo li ha resi, ovviamente, più produttivi, impegnati e stimolati.

Dopo questi risultati straordinari, la società sta attualmente lavorando per implementare in modo permanente la settimana lavorativa di 4 giorni, sperando che il loro modello ispirerà altre aziende in Nuova Zelanda. E, perché no, aggiungiamo noi, in tutto il mondo. Italia compresa.

"Era solo una teoria, qualcosa che pensavo da tempo di voler provare, perché volevo creare un ambiente migliore per il mio team", ha detto il CEO di Perpetual Guardian Andrew Barnes. "Sono felice che la risposto sia stata positiva, molto più di quanto potessi sognare. Ora mi ritrovo tra le mani statistiche che indicano che il mio staff è fiero della compagnia per cui lavora, perché ci tengono di più".

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Roberta Ragni

Scoperta una nuova Stonehenge in Irlanda: il tempio megalitico circolare di 4500 anni fa

Published in: Arte e Cultura

"Che diavolo è. Ripetevo solo 'wow' e qualche parolaccia". Non riusciva a credere ai propri occhi Anthony Murphy, il ricercatore che con il suo drone stava sorvolando il sito archeologico di Brú na Bóinne, patrimonio dell'umanità e uno dei più importanti al mondo per i resti preistorici.

L’emozione fortissima davanti a un enorme tempio megalitico circolare nel nordest dell'Irlanda risalente a 4500 anni fa, ribattezzato appunto come un nuovo ‘henge’.

Insieme al fotografo Ken Williams, Murphy ha riportato alla luce, senza volerlo, un patrimonio inestimabile.

"Siamo corsi a casa per vedere le immagini al computer, sapevamo che avevamo ripreso qualcosa di sensazionale", dice il ricercatore.

I segni nella piana sono emersi grazie all'ondata di caldo che ha seccato l'erba. L'ultima volta che condizioni di siccità come questa si sono verificate in Irlanda era il 1976. Adesso il nuovo sito sarà studiato e si lavorerà per tracciare una storia dettagliata del tempio.

Guarda il video:

 

"È troppo presto per trarre conclusioni definitive e per stabilire in che modo è allineato il sito. Se fosse come pensiamo allora l'azimut potrebbe coincidere con i tramonti Bealtine e Lughnasa, ma è necessario studiare di più questa meravigliosa scoperta. Attendo con molto interesse di sentire molto di più su questo affascinante monumento da parte degli esperti", chiosa Murphy.

Non è la prima volta che ci troviamo davanti a scoperte di questa entità, qualche tempo fa, un massiccio complesso in pietra, risalente probabilmente a oltre 1500 anni fa, è stato ritrovato vicino alla riva orientale del Mar Caspio in Kazakistan. 

Secondo il team di archeologici potrebbe essere stato costruito da tribù nomadi e andrebbe a confermare quelle immagini diffuse, lo scorso anno, dalla Nasa secondi cui una Stonehenge si troverebbe nelle steppe dell’Asia centrale.

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Dominella Trunfio

Foto

La scelta dell’eroe: così Thor salverà il Pianeta. Il bellissimo corto vincitore di Immagini per la Terra

Published in: Eventi & Iniziative

Thor, il dio del tuono, dovrebbe imparare a non usare il suo martello per cose futili, come accendere la macchinetta del caffè, fare scherzi al vicino di casa, caricare il cellulare o accendere la televisione. Il consiglio spassionato è che “l’energia è preziosa e va usata solo quando serve”. 

Originale, divertente e con il preciso scopo di farci pensare a cosa dovremmo fare per risparmiare energia e salvaguardare il nostro Pianeta, il cortometraggio presentato dai ragazzi dell’Istituto comprensivo “Paolo Frisi” di Melegnano (Milano), con questa versione un po’ sbadata e sprecona di Thor, si aggiudica il primo premio del concorso nazionale “Immagini per la Terra”, iniziativa promossa dall’Ong Green Cross in collaborazione con il ministero dell’Istruzione ed Enea e con il sostegno di Acqua Lete.

Insieme a loro sono stati premiati gli studenti provenienti da altre 7 scuole italiane: la selezione è stata fatta da GreenMe, insieme agli altri membri della giuria ufficiale del concorso, tra oltre 20.000 partecipanti all’iniziativa. Stimolati dal “Decalogo del consumo intelligente”, i vincitori della 26esima edizione, lanciata per l’anno scolastico 2017/2018 e intitolata “Energia libera Tutti”, hanno realizzato azioni di risparmio energetico, ideato progetti, inchieste, disegni, sketch, costumi e oggetti con materiale di recupero, dando libertà a tutta la loro fantasia e originalità.
Scopri tutti i vincitori: www.immaginiperlaterra.it

 

Obesità: scoperti due nuovi meccanismi brucia-grassi

Published in: Salute & Benessere

Due ricerche, una basata sul freddo, l’altra su una determinata proteina, hanno sperimentato dei meccanismi volti a risvegliare il cosiddetto tessuto adiposo bruno, ossia la parte del tessuto adiposo che aiuta a bruciare le calorie.

Nei mammiferi, infatti, esistono due diversi tipi di tessuto adiposo: uno bianco e uno bruno. Il primo, in realtà di colore giallognolo per il suo contenuto in carotenoidi, rappresenta la quasi totalità del grasso di riserva. È di fatto abbondante nei mammiferi che vanno in letargo e nei cuccioli, mentre nell’uomo il tessuto adiposo bruno si trova in piccole quantità nel neonato. Con la crescita gran parte di questo tessuto si trasforma in tessuto adiposo bianco e per questo nell’adulto ci sono solo delle tracce di tessuto adiposo bruno, che in ogni caso favorisce il consumo delle calorie contrariamente a quanto fa il tessuto bianco, che invece le accumula.

Le due ricerche sono andate proprio a individuare quei meccanismi che attivano il tessuto che consuma le calorie.

Per la prima ricerca, condotta nell’istituto per la ricerca sul cancro Dana-Farber, un gruppo di studiosi statunitensi guidati da Edward Chouchani ha scoperto che il freddo favorisce la concentrazione nel tessuto adiposo bruno di una sostanza prodotta dal metabolismo, il cosiddetto “succinato”, che viene rilasciato nel flusso sanguigno dall’attività muscolare per poi essere immagazzinato dal tessuto adiposo bruno. Negli esperimenti, è bastato somministrare dell’acqua “corretta” con il succinato per non ingrassare, nemmeno seguendo una dieta ricca di grassi. Il succinato aumenterebbe la temperatura e favorirebbe così il consumo delle calorie.

Il secondo studio condotto in Spagna presso il Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares Carlos III (Cnic), ha scoperto un’ulteriore strada per attivare il tessuto adiposo bruno. In questo caso, l’artefice sarebbe una proteina, la “p38 alfa”, individuata nel tessuto adiposo bruno di oltre 150 individui obesi. Questa proteina sarebbe in grado di tenere a freno un’altra proteina, chiamata UCP1, anch’essa presente nel tessuto adiposo bruno, che attiva le cellule brucia-grasso e sviluppa calore.
Eliminando questo “freno”, secondo gli studiosi, il tessuto brucia-grassi funzionerebbe a pieno ritmo. Il prossimo passo sarà vedere se questi due meccanismi di attivazione del tessuto adiposo bruno potranno essere racchiusi in una qualche terapia farmacologica.

Nell’attesa, ricordiamoci di prenderci cura di noi e del nostro corpo. Per avere una vita più lunga, sana e ricca di vitalità basta prendersi amare e coccolare il proprio corpo ogni giorno, anche a tavola.

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Germana Carillo

Come pulire e rimuovere le macchie dal divano sfoderabile

Published in: Detergenza

Se quelli che possono “svestirsi” consentono un lavaggio rapido in lavatrice, i divani (e le poltrone) non sfoderabili hanno sì dalla loro il fatto che costino di meno, ma sono decisamente più delicati e hanno bisogno di molta più attenzione e cure, soprattutto se in casa ci sono orde di mucolitici bambini dai 6 anni in giù. In questo caso, sarebbe meglio coprire almeno le sedute con un foulard, un copridivano o anche incelofanarlo e arrivederci al divano per il prossimo decennio.

In tutti gli altri casi, non è poi così dura ed è bene sapere che, comunque, anche un sofà che non può essere sfoderato può essere lavato (e ci mancherebbe) con un po’ di accortezze e piccoli segreti.

Quel che serve periodicamente è prima di tutto una pulizia ordinaria: un buon metodo è passare l’aspirapolvere sui tessuti almeno una volta a settimana e tra le fessure dove spesso si accumula lo sporco poco visibile e ispezionare un po’ tutto in modo da evitare macchie ataviche difficili poi da eliminare.

Le pulizie partono … al momento dell’acquisto

La manutenzione del divano, soprattutto nel lungo periodo, è una questione che non dovreste sottovalutare già nel momento in cui lo comprate. Quelli in tessuto assicurano facilità di lavaggio, diciamocelo soprattutto se sfoderabili, ma possono certamente accumulare più acari e batteri, assorbire gli odori o il sudore e richiedere lavaggi più frequenti. La “vera pelle” è una soluzione davvero poco green, mentre l’ecopelle – a minor impatto ambientale – è mediamente molto più economica della vera pelle e anche più pratica, ma può essere comunque soggetta ad abrasioni o a tagli. Al momento dell’acquisto, quindi, cercate di valutare che utilizzo ne farete.

8 consigli per pulire un divano non sfoderabile in poche mosse Spazzolare!

Prima del passaggio dell’aspirapolvere o dell’aspirabriciole, andate di spazzola! Una morbida per vestiti, per esempio, sarà utile bene per rimuovere capelli, peli di cani e gatti e lo sporco che con il tempo può depositarsi e creare una patina grigia. Ricordatevi di ogni angolo, compresi braccioli e poggiatesta, e di spolverare anche le parti in legno o in metallo, con l’aiuto di un panno umido.

Le etichette

La prima regola prima del lavaggio è sempre: leggere le etichette. Sono gli stessi produttori, infatti, a indicare la composizione del tessuto (nylon, poliestere, fibra) e a dare indicazioni utili (“solo pulizia a secco”, “prodotti a base d’acqua” …). Sempre, comunque, per evitare brutte sorprese, è bene utilizzare qualsiasi prodotto su una piccola parte nascosta del divano e poi, in assenza di “reazioni”, procedere.

Detergente neutro

L’ideale è usare un detergente neutro bio, anche il sapone per le mani va bene così come il detersivo per i piatti ecologico. Attenzione a non usare prodotti che fanno schiuma. Vi basterà trattare il divano con il detergente e un panno umido e ben strizzato, insistendo sulle zone macchiate per eliminare gli aloni.

Aceto

Create in casa una soluzione liquida con mezzo litro di acqua, una tazzina di aceto e poche gocce di olio essenziale alla lavanda. Inumidite con la soluzione un panno pulito e passate su tutto il divano: in questo modo riuscirete a detergere e a disinfettare allo stesso tempo al gradevole profumo di lavanda.

Bicarbonato di sodio o amido di mais

I divani non sfoderabili (così come i tappeti o le moquette) possono essere cosparsi con il bicarbonato o con dell’amido di mais, che deve essere lasciato agire per alcune ore, in particolare sulle zone in cui sono presenti macchie. Poi sbattete il tutto con un battipanni e levate eventuali residui con l’aspirapolvere.

Sapone di Marsiglia

Rimedio universale per pretrattare e rimuovere le macchie dai tessuti e utile anche nel caso di muffa, il sapone di Marsiglia solido o liquido e acqua calda va strofinato con una spazzolina da bucato sulle macchie del divano. Quello liquido lo potete applicare direttamente sulla macchia senza strofinarla, mentre la saponetta la potrete inumidire lasciandola agire sulla macchia appoggiata su di essa senza strofinare.

Leggi anche:  Come scegliere e riconoscere il vero sapone di Marsiglia (e dove trovarlo)

Percarbonato di sodio

In caso di macchie persistenti e soprattutto di un tessuto bianco, niente candeggina ma percarbonato di sodio a go go. Questo sbiancante ecologico può essere applicato direttamente sulla macchia per pretrattarla, oppure può essere aggiunto, secondo le quantità indicate sulle confezioni, in un po’ di acqua.

Leggi anche: Percarbonato di sodio: proprietà, usi e dove trovare lo sbiancante ecologico

Vapore

Cercate prima di eliminare la polvere con l’aspirapolvere con il beccuccio dappertutto, anche tra le fessure, tra i cuscini e i braccioli e tra i cuscini stessi, poi lavorate con il getto a vapore allo stesso modo. Il vapore permette di igienizzare ed eliminare gli acari e residui di sporcizia in modo del tutto naturale.

E l’ecopelle?

Il divano in pelle merita un discorso a parte: a volte basta un panno in microfibra umido per tirare via polvere e impurità. Ma anche in questo caso può essere utile preparare un paio di litri di acqua tiepida con del bicarbonato, immergerci un panno morbido e strofinare il divano. Poi risciacquare e ripassare in tutti gli angoli. Nel caso del divano in pelle vanno bene anche aceto o sapone di Marsiglia, mentre per mantenerlo sempre giovane e lucente usate un po’ del vostro latte detergente per il viso. Con la sua consistenza più densa può anche essere versato direttamente sulle macchie e poi va rimosse con un panno.

Cose da evitare per mantenere il divano pulito
  • Ricordate di non usare sul divano, soprattutto quello in stoffa, un panno troppo bagnato perché anche l’acqua potrebbe lasciare aloni
  • Non utilizzare prodotti aggressivi come candeggina e solventi chimici
  • Evitate di mangiare sul divano e di sedervi con indumenti sporchi. Attenzione se avete qualche ferita aperta: i bimbi, per esempio, potrebbero lasciare facilmente macchie di sangue dalle loro “bue”

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Germana Carillo

Scoperto il più antico baby serpente fossile, splendidamente conservato nell'ambra

Published in: Natura & Biodiversità

Il sensazionale ritrovamento è opera di un gruppo di paleontologi della China University of Geosciences di Pechino ed è avvenuto in realtà quasi per caso (come spesso accade nella scienza), grazie alla passione di Lida Xing, autore principale del lavoro, per i fossili d’ambra.

All’inizio del 2016, nel corso di uno dei suoi viaggi a Myanmar, dove l’ambra viene estratta, un commerciante di ambra lo avvicinò sostenendo di aver trovato pelle di coccodrillo nell’ambra, ma quando Xing vide la forma a diamante delle scaglie, lo riconobbe come un serpente, qualcosa che non era mai stato trovato nelle centinaia di migliaia di fossili in quei depositi della resina fossile.

Questi sono infatti vecchi di 99 milioni di anni e hanno già prodotto altri tesori incredibili, tra cui piume di dinosauro, uccellini e lucertole, insieme ai soliti insetti e piante tipicamente presenti nell’ambra. Ma mai cuccioli di serpente. E mai con quello stato di conservazione.

“È spettacolare avere un piccolo serpente nei reperti fossili perché, naturalmente, questi sono piccoli e delicati” ha detto Michael Caldwell, professore di biologia all’Università di Alberta che ha definito la scoperta “oltremodo eccitante”.

E non finisce qui. Perché i paleontologi hanno trovato anche una parte di pelle di serpente, presumibilmente frutto della muta tipica di questi rettili, avvolta su un serpente molto più grande. Una fotografia istantanea di un momento di vita dei serpenti dell’antichità.

Foto: Yi Liu 

I ritrovamenti forniscono la prima prova tangibile dell’esistenza di questi rettili nelle foreste all’inizio della loro evoluzione, in un’epoca in cui prosperò un’enorme varietà di dinosauri (altri fossili di serpenti della stessa età sono stati trovati nei deserti). E che aiutano anche a mostrare come i serpenti si sono sviluppati e diffusi in tutto il mondo.

Per il cucciolo trovato nell’ambra la vita non deve essere stata molto generosa però: ritrovarlo nel fossile implica che all’inizio della sua vita (e non è nemmeno chiaro se sia un neonato o addirittura un embrione) si è probabilmente ritrovato già immerso nella linfa degli alberi.

L’ambra infatti è una resina originata dalle secrezioni di piante appartenenti a specie ormai estinte e che ha subito un processo di fossilizzazione: è quindi in quelle secrezioni che il povero cucciolo si sarà trovato “invischiato”.

È possibile che la linfa prodotta dalle piante dell’epoca sia stata secreta in grosse quantità e abbia “inondato” la foresta, raccogliendo di tutto, da insetti ad altre piante, ma anche il baby serpente. La “raccolta”, per quanto terribile per l’animale, ci fornisce oggi altre utili informazioni sull’ecosistema dove il piccolo viveva.

I paleontologi hanno chiamato questa specie Xiaophis myanmarensis, che significa “serpente dell’alba del Myanmar”, e hanno pubblicato il lavoro su Science Advances.

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Roberta De Carolis

Foto di copertina: Ming Bai/Chinese Academy of Sciences 

Le rinnovabili costano meno del carbone, ma gli investimenti calano. Fossili in risalita

Published in: Energie rinnovabili

In calo rinnovabili ed efficienza energetica...

Gli investimenti statali sono stati quelli più affezionati al petrolio e al gas rispetto a quelli del settore privato. Inoltre, dopo diversi anni di crescita, gli investimenti globali nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica insieme sono diminuiti del 3% nel 2017 e rischiano di rallentare ulteriormente nel 2018.

Una cattiva, cattivissima notizia, che purtroppo non fa sperare in un futuro libero dal ricorso al petrolio e al carbone, nonostante gli ammonimenti frutto dell'accordo di Parigi.

Ad esempio, gli investimenti nelle energie rinnovabili, che rappresentano i due terzi delle spese per la generazione di elettricità, sono calati del 7% nel 2017 rispetto all'anno precedente mentre quelli per le fossili sono saliti per la prima volta dal 2014, raggiungendo i 790 miliardi di dollari, contro i 318 delle energie pulite.

Spiega il dossier cge nel 2017 le fonti fossili sono salite al 59% del mix energetico mondiale ma secondo l'accordo di Parigi dovrebbero scendere al 40% nel 2030.

...ma le energie pulite costano meno del carbone

Una vera e propria beffa se si considera che i costi delle rinnovabili, rispetto al carbone, sono diminuiti. Lo rivela un altro rapporto, redatto dall'Irena (International Renewable Energy Agency), secondo cui sempre nel 2017 i costi della generazione di energia rinnovabile continuano a diminuire e sono già molto competitivi. Nei paesi sviluppati, l'energia solare è diventata più economica del nucleare.

Il costo dell'elettricità (LCOE) del fotovoltaico è diminuito del 69% tra il 2010 e il 2016, arrivando ben al di sotto di quello dei combustibili fossili.

E l'energia eolica onshore, i cui costi sono diminuiti del 18% nello stesso periodo, fornisce elettricità a prezzi molto competitivi. I costi investimento diminuiscono del 9% mentre l'elettricità risultante diventa il 15% più economica.

Centrali eoliche e solari dunque hanno superato il carbone negli ultimi mesi del 2017 in alcuni paesi come la Germania in Europa e Messico, Cile e Brasile tra Centro e Sudamerica.

Secondo lo studio, in generale i costi dell'energia eolica sono scesi di un quarto tra il 2010 e il 2017 mentre il prezzo del fotovoltaico è sceso addirittura del 73%.

Tutta colpa della Cina?

Secondo l'analisi dell'Agenzia Internazionale per l'energia, molto dipende dalla Cina. Il colosso asiatico, che negli ultimi anni ha puntato molto sulle rinnovabili e in articolare sul fotovoltaico, sembra aver tirato il freno alla luce ai recenti cambiamenti politici avvenuti nel paese.

Poiché la Cina rappresenta oltre il 40% degli investimenti globali nel solare fotovoltaico, i suoi cambiamenti politici hanno avuto implicazioni mondiali.

Efficienza energetica in crescita

L'efficienza energetica, considerata un vero e proprio petrolio verde, nonostante abbia mostrato una delle maggiori espansioni nel 2017, non è stata sufficiente a compensare il calo delle rinnovabili. Inoltre, la crescita degli investimenti nell'efficienza si è indebolita nel corso dell'anno passato, poiché le decisioni politiche globali hanno mostrato segni di rallentamento su questo fronte.

"Un tale calo degli investimenti globali per le energie rinnovabili e l'efficienza energetica combinate è preoccupante", ha detto il dott. Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Iea. "Questo potrebbe minacciare l'espansione dell'energia pulita necessaria a soddisfare gli obiettivi di sicurezza energetica, del clima e dell'aria pulita. Avremmo bisogno che questi investimenti aumentassero rapidamente, è deludente scoprire che potrebbero calare ancora quest'anno".

Le fonti fossili guadagnano terreno

La quota di combustibili fossili negli investimenti legati all'approvvigionamento energetico è aumentata lo scorso anno per la prima volta dal 2014. Nel frattempo, i pensionamenti delle centrali nucleari hanno superato quella delle nuove costruzioni e gli investimenti nel settore, nel 2017, sono scesi al livello più basso degli ultimi 5 anni.

La quota delle compagnie petrolifere nazionali nel totale degli investimenti su petrolio e gas è rimasta a livelli record, tendenza che dovrebbe persistere nel 2018.

Per quanto riguarda il carbone, gli investimenti per la costruzione di nuove centrali sono diminuiti per il secondo anno consecutivo, raggiungendo un terzo del livello del 2010. Tuttavia, nonostante i numerosi "pensionamenti" di impianti esistenti, il carbone ha continuato a espandersi nel 2017, principalmente a causa dei mercati asiatici.

La strada è in salita.

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Francesca Mancuso

La casa che tutti gli appassionati di Doraemon vorrebbero avere (FOTO)

Published in: Arredamento

Impossibile non amare Doraemon, uno dei personaggi dei cartoni animati adorato dai bambini (e non solo!). Non a caso ha milioni di fan in tutto il mondo, ma questa coppia è davvero andata oltre.

Reghina Karwur e suo marito hanno, infatti, trasformato la loro passione per il simpatico manga giapponese in una vera ossessione, perché sia all’interno della loro casa che all’esterno ci sono riproduzioni di Doraemon dappertutto.

Ma per vederla non bisogna volare fino in Indonesia, basta sbirciare il profilo Instagram di Reghina dove è possibile vedere ogni singola stanza. Sarà per questo che ha oltre 40mila follone che probabilmente non riescono a smettere di stupirsi davanti a questa stravagante collezione.

   

La casa è bianca e blu e ritrae una gigantografia di Doraemon così da avvertire gli ospiti che dietro quella porta si aprirà il magico mondo del gatto.

E via con piccoli adesivi sulla porta, nelle finestre, sul divano, tra le tende. Ancora statuette, orologi, librerie, ma è la cucina quella che lascia a bocca aperta:piastrelle a tema Doraemon, stoviglie Doraemon, tende per porte Doraemon e via dicendo.

Guardate la cucina:   Guardate la zona giorno:    

E la cameretta dei bambini? Neanche a dirlo, ma anche il resto della casa è così: ovunque si volga lo sguardo ci sono gli occhioni di Doraemon. Ma se pensate che la mania si limiti all’appartamento vi sbagliate: anche la loro automobile non è da meno!

  Questo l'esterno della casa:  

Che ne pensate?

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Dominella Trunfio
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