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Spaghetti di carote al pesto di basilico e pistacchi [ricetta raw veloce e fresca]

Published in: Ricette

Per ottenere l'effetto spaghetto abbiamo utilizzato uno spiral cutter, un temperaverdure dentellato facilmente reperibile in negozi di casalinghi o nel web. In alternativa è possibile utilizzare le lame apposite dei robot da cucina o armarsi di santa pazienza e compiere a mano l'operazione di affettatura (in questo, ad esempio ben si presta il coltellino tagliamela).  Per ottenere un buon risultato, qualsiasi metodo utilizziate, è bene scegliere delle carote di grandi dimensioni, fresche e ben sode.

Per condire i nostri spaghetti abbiamo preparato un pesto di basilico con pistacchi che, oltre a dare un contrasto cromatico, ha conferito al piatto una sapidità davvero interessante.

Ingredienti
  • 1 Kg di carote
  • 50 gr di foglie di basilico
  • 20 gr di pistacchi sgusciati non salati
  • 30 gr di olio evo
  • 20 gr d'aglio
  • sale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare gli spaghetti di carote: procedimento
  • Pelare le carote e con la taglierina a spirale iniziare a temperararle ottenendo così gli spaghetti di carote,
    raccoglierli in una terrina e
  • preparare subito il pesto triturando finemente in un robot da cucina il basilico, i pistacchi, il sale, l'olio e l'aglio sbucciato,
  • impiattare gli spaghetti di carota e condirli in superficie con il pesto appena preparato,
  • gli spaghetti di carote dovranno essere serviti subito.

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Ilaria Zizza

La passerella che permette alle persone disabili di fare il bagno in mare

Published in: Spiagge

Nel lido di Torre Quetta a Bari, la rivoluzione è già in corso grazie al sistema 'Sea track Tobea' che regala autonomia a chi prima, senza supporto, non sarebbe potuto andare a fare un bagno da solo. La passerella, come dicevamo, è alimentata da energia solare, mentre la sedia che scorre sui binari viene azionata direttamente dalla persona disabile attraverso un telecomando.

Lungo il percorso c’è una doccia e l’illuminazione e un supporto da parte di personale addetto. Il primo a testare questo innovativo sistema è stato Antonio Caputo, atleta della squadra di basket in carrozzina HBari2003 che per la prima volta, è entrato in acqua senza l’aiuto di nessuno.

Lo scorso anno l'atleta che trascorre qui le vacanze con la moglie e la figlia, nonostante il caldo anomale, non era stato in grado di entrare in acqua. 

"Questo è un grande passo avanti per chi come me vive su di una carrozzella, significa poter vivere il mare nella mia città senza più disagi”, spiega Caputo.

 

L’attrezzatura, di cui è ora dotata la spiaggia comunale di Torre Quetta, è unica in Italia, ma iniziative simili ci sono anche in Liguria, ad esempio a Sestri Levante sulla spiaggia, le persone disabili non hanno più limitazioni grazie a sedie a rotelle di ultima generazione in grado di arrivare al mare percorrendo una speciale passerella, ma sono tanti i litorali che si stanno dotato di strumenti simili per permettere a tutti relax e un bagno al mare.

Speriamo che questa idea vincente arrivi presto in tutte le regioni italiane.

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 Dominella Trunfio

Foto

Le Barbie dedicate alla saga di Harry Potter arrivano in Italia! 

Published in: Speciale bambini

Harry, con i suoi occhialini inconfondibili, Hermione, Ron e Ginny Weasley ma anche Albus Silente e Minerva McGranitt sono stati riprodotti nei minimi dettagli, ispirandosi alla loro versione cinematografica, e in particolare riprendendo le sembianze dei personaggi del secondo capitolo della saga, La camera dei segreti.

Già ad aprile scorso Mattel aveva annunciato la realizzazione delle 6 “fashion doll” del magico mondo di Harry Potter, per celebrare il ventennale dell'uscita americana. Adesso, le bambole Mattel sono disponibili su Amazon a un costo di circa 25 euro.

Harry, Ron, Hermione e Ginny sono alte circa 25 cm, poco meno delle tradizionali Barbie, hanno arti snodabili e anche numerosi accessori, come la bacchetta. I capelli sono in plastica. Albus Silente e la professoressa McGranitt sono alti un po' di più, circa 30 cm.

Non si sa ancora se verranno messi in commercio altri personaggi per festeggiare i 20 anni dalla pubblicazione del secondo episodio della saga, “Harry Potter e la camera dei segreti”.

Di certo, gli appassionati di Harry Potter non se le faranno scappare.

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Francesca Mancuso

Lampedusa e Pollica plastic free: vietate stoviglie e bicchieri monouso

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Sulle isole siciliane, lo stop alle vendite e all’utilizzo di stoviglie, bicchieri e posate monouso e di altri materiali non biodegradabili sarà in vigore a partire dal prossimo 31 agosto e avrà il nobile scopo di insegnare “ad adottare nuove abitudini quotidiane per rispettare l’ambiente”.

Ne è convinto Salvatore Martello, che di Lampedusa e Linosa è il primo cittadino e che è sicuro di voler adottare questo provvedimento soprattutto per la necessità di facilitare la raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti, e di “limitare l’inquinamento da plastiche del nostro mare, che sta avendo pesanti ripercussioni anche sulla fauna marina e di conseguenza sulle attività legate alla pesca”.

Anticipando, dunque, la messa al bando da parte dell’Ue della plastica monouso dal 2019 e seguendo l'esempio virtuoso delle Isole Tremiti, Martello ha firmato un’ordinanza sindacale che stabilisce il divieto di vendita e di utilizzo di stoviglie, bicchieri e posate monouso non biodegradabili. Stesso discorso per gli shopper, che andranno sostituiti da sacchetti in carta o tela, o altro materiale idoneo.

“Capisco che per cittadini, turisti, attività commerciali ed artigianali sarà una piccola rivoluzione - dice Martello - ma è un provvedimento necessario: tutti noi dobbiamo imparare ad adottare nuove abitudini quotidiane per rispettare l'ambiente e migliorare la qualità della vita”.

Nel corso del suo intervento a un convegno sulla Pesca, Martello ha ricordato che per i pescatori che aderiscono ai Co.Ge.Pa. “sono previste misure in collaborazione con i Comuni di provenienza per incentivare la raccolta di plastiche individuate in mare, ed il loro conferimento in appositi siti”.

Pollica Plastic Free

E nel Cilento non è da meno il sindaco di Pollica Stefano Pisani. Qui, in provincia di Salerno, è stata infatti appena emessa l’ordinanza “Pollica Plastic Free”, che arriva su spinta di Legambiente Campania onlus in collaborazione con il Museo Vivo del Mare di Pioppi e Vele Spiegate. L'ordinanza è immediatamente esecutiva.

Lampedusa e Pollica plastic free, quindi, una gran bella vittoria per noi e per il nostro ambiente. Aspettiamo altri sindaci che facciano lo stesso!

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Germana Carillo

Apicoltura urbana: a Roma un esercito di api "antismog" per monitorare la qualità dell'aria

Published in: Città

Un progetto di biomonitoraggio della città con un sistema di alveari, lanciato con la collaborazione dell’Arma dei Carabinieri e della FAI (Federazione apicoltori italiani), contro polveri sottili, microplastiche e contaminanti atmosferici.

Come si utilizzeranno le caprette per eliminare l’erba alta in molte zone della città, così una rete di dieci postazioni di allevamenti di api terrà traccia dell’inquinamento dell’aria. Esattamente come fanno già a Vancouver e a Francoforte.

Studiando la qualità del miele, del polline e la salute delle api stesse si individuerà e si calcolerà la presenza di metalli pesanti nell’aria e lo sviluppo della flora cittadina. In particolare, verrà valutata la presenza di elementi come il fluoruro, il piombo, lo zinco, il naftalene e composti radioattivi come il cesio, il trizio e il plutonio.

Il progetto prevede di “mettere a sistema i piccoli ma numerosi allevamenti di api che ci sono a Roma, creando fin da subito una rete di dieci postazioni per gran parte già presenti nel centro storico o di prossima installazione. L’apiario sperimentale ‘Numero Zero’ è quello della Fai-Federazione apicoltori italiani, che oggi sciamerà fino alla sede del Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri (Cufa), dove saranno installati tre alveari per attivare la Postazione Laboratorio Numero 1”.

Già sono numerose le realtà apistiche individuate e disponibili a entrare in rete:
Largo Argentina – Apiario Sperimentale FAI, Via Veneto – Comando Carabinieri C.U.F.A., Villa Borghese – Bioparco Roma, Villa Wolkonsky – Residenza Ambasciatore Britannico, Via di Vigna Murata – Cooperativa Sociale Agricola G. Garibaldi, Tre Fontane Garbatella – Orti Urbani di Roma Capitale, Via Anagnina – Apiarium, Via Casilina – Comitato Mura Latine, Via Nomentana – A.P.S. Fiore del Deserto.

In seguito, poi, verranno collegate tutte le altre postazioni che il progetto ha individuato come siti di interesse scientifico, fino a costruire una rete di monitoraggio capace di fornire da subito informazioni su quali sono le fioriture di Roma più diffuse e visitate dalle api, sulla presenza e concentrazione di metalli pesanti, polveri sottili, microplastiche e IPA-Idrocarburi Policiclici Aromatici.

Le squadre di “sentinelle volanti” forniranno in questo modo informazioni su quali sono le fioriture di Roma più diffuse e sulla presenza di contaminanti.

Tra le finalità di Apincittà anche quella didattica come ha spiegato Edgar Meyer, consulente dell‘assessorato all’ambiente di Roma Capitale: “ci interessa anche la sensibilizzazione e l’educazione dei cittadini alla biodiversità urbana. Dall’apicoltura all’apicultura: vogliamo portare anche le scuole in questi luoghi”.

Forza allora, lasciamo che le nostre amate api vigilino sulla biodiversità e sulla qualità dell’aria della Città Eterna!

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Germana Carillo

Alluvione Trentino: pioggia, fango e oltre 3mila fulmini. Fiume di acqua e detriti a Moena

Published in: Costume & Società

Si contano i danni dopo il temporale che nel pomeriggio di ieri ha colpito il Trentino. L’area più a rischio è stata la bassa valle di Fassa e la valle di Fiemme, in particolare, a subire i disagi maggiori è stato il paese di Moena. Allarme maltempo anche sul ramo lecchese del Lago di Como, dove una tromba d'aria si è formata durante un temporale.

50 evacuati, nessun ferito

Fortunatamente nessun ferito, ma circa 50 persone tra Moena e il passo San Pellegrino sono state evacuate dalle proprie case, parzialmente allagate, e accolte nella scuola del paese in via precauzionale. L’acqua ha invaso il centro creando un torrente di fango alimentato anche dall'esondazione del rio Costalunga. Per alcune ore poi, il rifugio Taramelli è rimasto isolato a causa degli smottamenti. Al suo interno c’erano 13 persone, tra escursionisti e personale.

Guardate questo drammatico video:

130 millimetri di pioggia in poche ore

Pronto l’intervento della Protezione civile e delle forze dell’ordine, decine di squadre sono ancora a lavoro per arginare i danni. Le immagini radar hanno mostrato una zona circolare, con un raggio di 6 chilometri sopra l'abitato di Moena, in cui si sono concentrate le precipitazioni con circa 130 millimetri di pioggia.

#moena il giorno dopo. Squadre di vigili del fuoco e volontari al lavoro da ieri sera. Poco fa, il sopralluogo del presidente @UgoGma e dei responsabili della @dpcpat1 pic.twitter.com/9V9qRyMLiL

— Tgr Rai Trentino (@TgrRaiTrentino) 4 luglio 2018

Il temporale è stato definito dagli esperti di tipo “autorigenerante”, ha investito un'area di circa 150 chilometri quadrati ed è stato, secondo gli esperti, un evento non prevedibile, sia come tempistica che come localizzazione.

Su Twitter #Moenia

Drammatiche le immagini postate su Twitter da chi era nella zona della nubifragio, guardate:

In pensiero per gli amici di #Moena pic.twitter.com/aoDesaBbID

— Simone Zagagnoni (@Piertorello) 3 luglio 2018

Un abbraccio alla comunità fassana del paese di #moena . Vi siamo vicini #disastri #esondazione #trentino pic.twitter.com/yIvls2fy5x

— Monica (@ceccatomonica) 3 luglio 2018

#maltempo #Trentino. Il personale del Centro alpino #poliziadistato impegnato a #moena per liberare le strade dal fango in uno dei centri più colpiti dai violenti temporali che hanno causato frane, smottamenti e allagamenti @TgrRaiTrentino pic.twitter.com/v9YM52epZB

— Polizia di Stato (@poliziadistato) 4 luglio 2018

#Moena e delle immagini impressionanti. pic.twitter.com/5lS1X7x5Ui

— Francesca Baraghini (@FraBaraghini) 3 luglio 2018

Terribile alluvione sulle #Dolomiti Questa è #Moena pic.twitter.com/n1IT3jg6l1

— PF (@pieffe70) 3 luglio 2018

Una cascata di fango:

#maltempo. Decine di evacuati a #Moena a causa del nubifragio. Si tratta di ospiti di un albergo nella zona della circonvallazione. @RaiNews @Radio1Rai pic.twitter.com/S79uZ6ho0R

— Tgr Rai Trentino (@TgrRaiTrentino) 3 luglio 2018

Dominella Trunfio

Ecco come le gare di ciclismo possono rivelare l'evoluzione dei cambiamenti climatici

Published in: Sport & Tempo Libero


Da noi c’è il Giro d’Italia, famoso è il Tour de France e poi ci sono una serie di gare regionali dove i ciclisti si sfidano a suon di pedalate attraversando diverse città e regioni. Per questo motivo, proprio i ciclisti e nello specifico le riprese video che vengono realizzate potrebbero essere di supporto per capire come cambiano i paesaggi da anno in anno per via dei cambiamenti climatici.

In particolare, gli scienziati hanno analizzato i dati del tour delle Fiandre che si svolge in Belgio ogni aprile dal 1913. Dal 1981 sono stati girati dei filmati che hanno permesso di vedere come la vegetazione è mutata fino ai giorni nostri.

Il team ha scoperto che con l'aumentare della temperatura, gli alberi ad esempio, hanno anticipato la fioritura. Prima del 1990, quasi nessun albero aveva fiori, ma anno dopo anno, lo scenario era diverso.

In particolare, gli alberi di magnolia, biancospino, carpino e betulla in aprile sono già nella massima fioritura perché dal 1980 le temperature medie sono aumentate di 1,5 gradi centigradi. Ciò secondo i ricercatori è decisamente un aspetto negativo.

"Arrivando alla fioritura prima, questo significa che sfioriranno prima, questo va ad influenzare animali e altre piante e perfino interi ecosistemi. Alcuni dei fiori che crescono sotto questi alberi potrebbero non essere in grado di ricevere abbastanza luce solare per fiorire. Di conseguenza, gli insetti potrebbero ritrovarsi senza nettare", afferma Pieter De Frenne dell'Università di Gand, autore principale dello studio.

Osservare fotografie o fotogrammi per studiare i cambiamenti climatici non è di certo una novità, si chiama fenologia, tuttavia finora, non si era mai pensato alle gare ciclistiche.

"Il nostro metodo potrebbe essere utilizzato per raccogliere dati su altri aspetti importanti per la ricerca ecologica o evolutiva, come la salute degli alberi, il livello dell'acqua nei fiumi e nei laghi e la diffusione di specie invasive. Solo raccogliendo dati dal passato saremo in grado di prevedere gli effetti futuri dei cambiamenti climatici su specie ed ecosistemi", conclude De Frenne.

Un'idea che potrebbe magari rivelarsi utile anche per il Giro di Italia per monitorare l'evoluzione delle buche delle nostre strade (si fa per scherzare).

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Dominella Trunfio

Acqua: in Italia buona quella di superficie, ma le falde acquifere bocciate dall'AEA

Published in: Acqua

L’Italia ha una qualità ecologica delle acque di superficie superiore a quella di altre economie sviluppate dell’Unione europea, ma lo status chimico di quelle sotterranee è decisamente inferiore alla media.

Il rapporto dell’Agenzia ha il compito di fornire una valutazione aggiornata della salute di oltre 130mila corpi idrici superficiali e sotterranei monitorati dagli Stati membri, sulla base dei dati acquisiti e riportati da oltre 160 piani di gestione dei bacini idrografici 2010-15.

E infatti l’obiettivo principale della politica europea in materia di acque è garantire che sia disponibile una quantità sufficiente di acqua di buona qualità per le esigenze delle persone e per l'ambiente. La direttiva quadro sulle acque (DQA), entrata in vigore nel 2000, ha istituito un quadro per la valutazione, la gestione, la protezione e il miglioramento della qualità delle risorse idriche in tutta l’Unione. Dal dicembre 2015, gli Stati membri hanno pubblicato i secondi piani di gestione dei bacini idrografici (piani di gestione dei bacini idrografici) per conseguire gli obiettivi ambientali della DQA. Questi piani sono aggiornamenti dei primi piani di gestione dei bacini idrografici, che sono stati pubblicati nel 2009.

La situazione delle acque in Italia

Il quadro dipinto dal rapporto dell’Agenzia europea sullo stato delle acque 2018 presenta nella nostra penisola una qualità delle acque superficiali, come fiumi e laghi, migliore della media dei Paesi europei con economie sviluppate, ma il dato che allarma è che solo il 58% delle acque di falda in Italia raggiunge una qualità “buona” contro il 74% medio dell’Europa.

Se, comunque, secondo il rapporto, nelle acque di superficie l’Italia ha dati più positivi rispetto agli altri partner europei, anche qui i dati sono poco confortanti: il 41% dei bacini monitorati presenta uno status ecologico buono o elevato, contro il 39% della media Ue. Secondo lo studio lo stato delle acque di superficie è “povero” (11%) o “cattivo” (3%), mentre il 26% è moderato. Quanto alle falde invece è stato segnalato in stato “povero” ben il 34% dei corpi idrici monitorati.

A livello europeo particolari problemi si riscontrano nelle aree densamente popolate del centro-nord Europa (Benelux e Germania settentrionale) e del Regno Unito.

“C’è molto lavoro ancora da fare prima che laghi, fiumi, acque costiere e corpi idrici sotterranei siano in buono stato”, conclude il commissario Ue per l'Ambiente, Karmenu Vella.

Siamo, insomma, ancora ben lontani dal risolvere i problemi derivanti dall’inquinamento che viene dall'agricoltura, dall’industria e dalle città

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Germana Carillo

Caravella portoghese: se incontri questo animale in mare, non toccarlo!

Published in: Animali

Questa simpatica creaturina viene spesso scambiata per una medusa anche per via dei suoi tentacoli ma non lo è. Non si tratta di un organismo pluricellulare come le meduse, ma è il risultato dell’unione di quattro organismi diversi detti zooidi, reciprocamente dipendenti per la sopravvivenza.

Chi è e dove vive

La Caravella Portoghese è un Sifonoforo e può raggiungere anche la lunghezza di 30 metri. I suoi veleni sono tossici per l'uomo. Preferisce acque calde e si sposta tramite una sorta di grande vela che si trova sul dorso del corpo. Essa compie tutto il suo ciclo vitale nelle acque dell’Oceano Atlantico.

Le sue visite in Italia e nel Mediterraneo

Per fortuna non si tratta di una specie comune dalle nostre parti, anche se negli ultimi anni ne sono state avvistate alcune anche in Italia. Nel corso del tempo ci sono state una serie di segnalazioni nel Mediterraneo, anche se questa creatura non è mai riuscita a proliferare, per via della temperatura delle acque troppo bassa rispetto al suo ambiente naturale. Eppure, l'aumento dei valori medi della temperatura del mare ne sta agevolando la comparsa. Va inoltre aggiunto che nel Mediterraneo la caravella portoghese potrebbe avere altri vantaggi, come l’assenza dei grandi predatori, ormai sempre meno a causa della pesca. La scarsa presenza di tartarughe marine e pesci che si nutrono di meduse e animali simili stanno alternando il ciclo naturale.

Come riconoscere la Caravella Portoghese

Essa è formata da una specie di sacco galleggiante, lungo circa 15 cm. A esso si attaccano i tentacoli lunghi fino a 30 metri e fortemente urticanti. La parte emersa è di colore azzurro violacea, a volte tendente al fucsia.

Essa si muove sospinta dal vento e può procedere alla velocità media di 20 metri al minuto. Nei suoi tentacoli sono presenti più di 10 tipi di veleni diversi, ognuno caratterizzato da un colore.

La tossina isolata si chiama ipnotossina (o fisalitossina), ha proprietà ipnotiche e provoca la cosiddetta "sindrome fisalica". In seguito ad una puntura il dolore è lancinante e può causare una grave perdita di coscienza. Sulla zona colpita si forma un eritema che poi si ricopre di bolle, mentre su tutto il corpo si formano successivamente pompfi e può anche provocare un arresto cardiaco.

Nei casi più lievi, le lesioni lasciano cicatrici e sintomi che possono durare mesi mentre ansia e vomito di solito passano dopo 2-3 giorni.

Cosa non fare

Se si ha la sfortuna di imbattersi accidentalmente in una Caravella Portoghese, occorre evitare il bendaggio perché incrementa la quantità di veleno iniettata. È bene evitare anche il lavaggio con soluzioni alcoliche e con Vineger (soluzione 3 - 10 % di acido acetico acquoso) messo in vendita per alleviare il dolore da punture da meduse del genere Chironex, poiché provoca l'effetto opposto.

In ogni caso, evitate di toccarla e segnalatene la presenza alle autorità locali.

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Francesca Mancuso

Chernobyl: per la prima volta un lupo contaminato si è spostato dalla zona di esclusione

Published in: Animali

Se lo stanno chiedendo i ricercatori della University of Missouri-Columbia, che hanno osservato per la prima volta un lupo grigio allontanarsi per più di 300 chilometri proprio dalla zona di esclusione di Chernobyl.

Il disastro nucleare di Chernobyl del 1986 ha lasciato un paesaggio altamente tossico, ma nei 30 anni trascorsi si sono visti continuamente piccoli segni di recupero della natura. Con i suoi circa 4.300 chilometri quadrati, la zona è ancora considerata troppo contaminata per essere abitabile, ma alcuni animali selvatici sembrano godere proprio della mancanza di interferenze delle attività umane (in particolare i lupi grigi sono fioriti: la popolazione supera 7 volte quella di residenti in altre riserve naturali).

Ma ora pare che alcuni animali stiano spingendo i confini della zona, in particolare questo giovane lupo grigio maschio che si sarebbe avventurato a circa 369 chilometri dalla sua tana.

Era il 2015 quando gli studiosi americani rintracciarono nella porzione bielorussa della Cez 14 lupi, 13 adulti con età superiore ai 2 anni e un esemplare più giovane di età compresa tra 1 e 2 anni. A tutti fu applicato un radiocollare per monitorarne gli spostamenti ed è così che gli studiosi hanno capito che il giovane esemplare in 21 giorni è finito a oltre 300 chilometri di distanza dalla zona di esclusione di Chernobyl. L’ultimo segnale del radiocollare è stato inviato mesi dopo essersi sganciato automaticamente dal lupo, per cui gli studiosi non sanno che fine abbia fatto (non sanno se il collare ha funzionato male, o se il lupo è morto mentre lo indossa ancora, lontano dal Cez).

È questa la prova, a conti fatti, che c’è effettivamente la possibilità che geni mutanti si diffondano tra le popolazioni animali al di fuori della zona di esclusione? Gli esperti dicono che al momento non c’è motivo di preoccuparsi, anzi “è ragionevole presumere che eventi simili stiano accadendo anche per altre specie animali”.

Per di più, secondo i ricercatori, con episodi simili non solo potremmo imparare di più su come la ricaduta nucleare abbia influito sulla fauna selvatica, ma si potrà anche rivelare come le mutazioni genetiche potrebbero far parte della più ampia popolazione animale, sebbene la “mole” di mutazioni che c’è stata è ancora un’altra questione controversa tra gli scienziati.

Ironicamente il ricercatore Michael Byrne ha concluso così “i lupi da noi monitorati avevano tutti quattro zampe, due occhi e una coda, e non erano di un verde acceso”. Quel che è certo è che non si hanno tuttora dati concreti su come questi lupi potrebbero differire geneticamente da altre popolazioni.

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Germana Carillo
Photo Credit

Lidl dice stop a bicchieri, piatti e posate di plastica usa e getta entro il 2019

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Dopo il recente annuncio di voler ridurre del 20% l’utilizzo di plastica entro il 2025, l’Azienda della GDO comunica nuove misure concrete, che le permetteranno di raggiungere questo ambizioso traguardo entro la fine del 2019. Al loro posto? Verranno introdotti prodotti fatti con materiali alternativi o riciclabili, come già accaduto per i cotton fioc.

I primi 'plasticoni' a sparire saranno, quindi, bicchieri e piatti, e in un secondo momento saranno eliminate anche le posate e le cannucce, convertendole in versioni più sostenibili.

“Le parole chiave che contraddistinguono la nostra strategia per diminuire l’uso di plastica sono tre: Evitare, Ridurre, Riciclare. Rimuovendo la plastica monouso dal nostro assortimento contribuiamo a ridurre la nostra impronta plastica”, dichiara Eduardo Tursi, Amministratore Delegato Acquisti di Lidl Italia. “Questa misura infatti consentirà all’Azienda di risparmiare circa 2.000 tonnellate di plastica all’anno, l’equivalente dei rifiuti plastici prodotti in un anno da oltre 57.000 persone in Italia e pari a ben 1.500 metri cubi. Stiamo studiando diverse misure e informeremo i nostri clienti passo dopo passo su tutte le novità ed i cambiamenti che implementeremo. In particolare nel packaging dei nostri prodotti si prospettano diverse soluzioni, al momento in fase test, che potranno davvero fare la differenza.”

L'annuncio arriva poco dopo quello di Ikea, che a sua volta ha elaborato una strategia anti-plastica. Stop alle cannucce di plastica anche per la Royal Caribbean e per gli hotel Hilton, entrambi entro la fine del 2018. Le grandi aziende, insomma, sembrano iniziare ad allinearsi con le future disposizioni europee per ridurre i rifiuti marini e liberare mari e oceani dalla plastica. Dopo aver messo al bando i sacchetti di plastica nel 2015, recentemente la Commissione europea ha approvato una direttiva che vieterà 10 prodotti di plastica monouso (oltre a vari attrezzi da pesca), che, insieme, rappresentano ben il 70% della spazzatura 'acquatica' in Europa. 

Ed era anche ora. Secondo i dati dell'UNEP (United Nations Environment Programme), ogni anno oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare. È come un camion della spazzatura che si svuota nell'oceano ogni minuto. La plastica è ormai ovunque, anche negli angoli più remoti del Pianeta. Recentissimi studi l'hanno rilevata persino in Antartide o nella Fosse delle Marianne.

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Roberta Ragni

PCUP: il bicchiere hi-tech e indistruttibile, da portare ovunque per dire addio alla plastica

Published in: Tecno

A idearlo sono stati Lorenzo e Stefano, di 27 anni, che hanno cercato di sostituire il bicchiere di plastica usa e getta con un bicchiere "usa e passa": un oggetto di design, ma anche un device dell’internet of things capace di interagire con l'ambiente reale e virtuale che lo circonda.

Come? PCUP è un bicchiere in silicone indistruttibile dotato di un chip sul fondo e un' app dedicata, che rendono istantaneo il pagamento e la restituzione della cauzione velocizzando anche le operazioni di cassa. Inoltre, qui sta la vera novità, il bicchiere intelligente è in grado di fornire funzioni e contenuti tutti da scoprire e da re-inventare. Ad esempio durante un concerto, si potrà ricevere una traccia gratuita per aver preso un drink sotto il palco del proprio artista preferito, o ancora si potranno ricevere informazioni e promozioni sulla programmazione di un festival o su eventi e locali dove continuare la serata a seconda dei propri gusti.

Ma non solo. Sul bicchiere è possibile leggere la “storia” di chi lo ha utilizzato prima di noi, dei luoghi in cui è stato e soprattutto di quanta plastica ha permesso di risparmiare.

PCUP risolve uno dei problemi di sicurezza legati all'utilizzo di vetro e plastica, soprattutto in contesti affollati. Essendo in morbido silicone, non è pericoloso. Inoltre, una volta utilizzato, si può infilare in borsa, in tasca o si può agganciare alla cintura, evitando così la noia di tenere in mano il bicchiere come accade normalmente.

Secondo i suoi ideatori, questo speciale bicchiere è conveniente anche in termini economici: si inizia a risparmiare dopo circa 40 utilizzi rispetto all'adozione del classico bicchiere usa e getta, tenendo conto anche dei costi di lavaggio del bicchiere PCUP, come dei costi di trasporto e smaltimento dei bicchieri usa e getta.

I due ragazzi finora hanno utilizzato bicchieri già in commercio, aggiungendo il chip e loghi e colori, ma allo stesso tempo hanno realizzato il loro prototipo. Si sono messi inoltre a caccia di fondi per concludere la fase di ricerca e sviluppo e produrre il bicchiere in serie, in Italia. E il target è stato ampiamente raggiunto.

 

“L'indistruttibilità e la resistenza all'usura, la varietà di colori e customizzazioni e le funzionalità digitali rendono il bicchiere PCUP una fornitura ideale per i grandi esercenti, specialmente in contesti in cui il vetro risulta pericoloso come imbarcazioni, impianti sportivi, scuole, discoteche eccetera. Inoltre, il bicchiere PCUP è un'opzione interessante anche per chi volesse un servizio di bicchieri originali ed indistruttibile per la propria casa, in grado di sopravvivere a generazione di bambini esagitati, ospiti maldestri e lavastoviglie indelicate o per chi volesse portarselo in giro per il mondo, schiacciato nella zaino o in valigia" spiegano gli ideatori.

Una soluzione moderna, intelligente e rispettosa dell'ambiente. I tempi e i costi non sono ancora stati resi noti ma ci auguriamo di vedere presto PCUP in bar e ristoranti.

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Francesca Mancuso

Insalata di farro e fagioli in barattolo: ricetta veloce, estiva e facile

Published in: Ricette

Le ricette per preparare le insalate in barattolo sono davvero tantissime e, rispettando la stagionalità degli ingredienti, potrete anche inventarne di nuove. Per assemblarle dovrete ricordare di aggiungere sul fondo del barattolo il condimento, poi gli ingredienti stratificandoli fra loro, quindi avvitare con la capsula e capovolgere per condire il tutto.

Per avere una pietanza completa e ben bilanciata abbiamo scelto di utilizzare del farro, delle zucchine aromatizzate alla menta, delle carote e dei fagioli cannellini.

Ingredienti
  • 250 gr di farro
  • 250 gr di zucchine
  • 250 gr di fagioli cannellini lessati
  • 200 gr di carote
  • 1 spicchio d'aglio
  • 2 foglioline di menta
  • olio evo q.b.
  • sale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    40 minuti
  • Tempo Cottura:
    20 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 6 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare l'insalata di farro e fagioli in barattolo: procedimento
  • Mettere il farro in una pentola piena di acqua fredda, portare a bollore e cuocere fin quando diverrà al dente, quindi scolarlo, raffreddare sotto il getto d'acqua corrente e lasciar sgocciolare,
  • lavare le zucchine, spuntarle ed affettarle, pulire l'aglio e tagliarlo finemente, quindi mettere tutto in una padella insieme ad un filo d'olio,
  • unire le foglie di menta già lavate e iniziare a cuocere a fuoco vivo, aggiungere un po' d'acqua e portare a cottura fino a farla consumare, a cottura ultimata far raffreddare.
  • Nel frattempo pelare le carote e tagliarle a fette o se si preferisce alla julienne,
  • quando tutti gli ingredienti saranno pronti e ben freddi mettere sul fondo dei barattoli l'olio e un pizzico di sale, mettere quindi gli ingredienti partendo dalle zucchine, e a seguire inserire il farro, le carote e i fagioli,
  • chiudere con la capsula e capovolgere per condite il tutto.
Come conservare l'insalata di farro e fagioli in barattolo:

L'insalata di farro e fagioli in barattolo dovrà essere riposta in un luogo fresco, preferibilemente in frigorifero o in borse frigo refrigerate, e dovrà essere consumata entro il giorno successivo.

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Ilaria Zizza

Questo giardino rock ci manda un messaggio di resilienza

Published in: Arredo Urbano

Zaiet era il soprannome di Matteo Fontana, ventitreenne morto di leucemia nel 2013. Ogni anno a Frosinone, c’è la Zaiet Fest, una giornata di musica e di beneficenza per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa malattia e raccogliere fondi per la ricerca.

A dare il contributo artistico c’ha pensato l’artista molisano Marco Rateni che, a piazza Risorgimento, ha realizzato un suo personalissimo giardino creando un singolare connubio tra urbanistica e spazi verdi. Ventinove piante come gli anni che avrebbe compiuto Zaiet che riproducono gli album dei Lacuna Coil, Korpiklaani, Extrema e Folkstone.

“Ho utilizzato dei profili in alluminio per ricreare la Z di Zaiet, con un'illuminazione Led interna. In quattro riquadri ho raffigurato le copertine delle band di fama internazionale che si sono esibite al Festival nel corso delle varie edizioni”, spiega Marco Rateni a greenMe.it..

Nello specifico l’album “Folkstone” dell’omonima Band Folkstone, fatto con corteccia, sabbia e ghiaia bianca, l’album “The positive pressure of injustice” degli Extrema, con corteccia mista a carbone, lapillo e ghiaietto bianco, l’album “Voice of wilderness” dei Korpiklaani con sabbia, frammenti di madreperla e ghiaia ed infine, l’album “Unleashed memories” dei Lacuna Coil, con lapillo, sabbia lavata e ghiaietto bianco.

     

“Ho disposto le piante in armonia con i colori ed il significato dell’area. Spazialmente percorrono i profili di alluminio esterni, su tre lati, lasciando il cono ottico libero dalla piazza. Ci sono 29 piante, di cui 23 stagionali che andranno a perire con l’irrigidimento delle temperature (come gli anni di vita del ragazzo) e 6 perenni che invece simboleggiano gli anni dello Zaiet Fest, fatto in suo ricordo”, continua Rateni.

Ogni singolo dettaglio, quindi, non è lasciato al caso, nemmeno sul piano dei colori.

“Le tonalità contrastano con il verde del prato, mentre si accostano alle sfumature dei disegni delle copertine. Inoltre il bianco delle piante di Saxifraga richiama anche alle coperture opache dei profili che compongono la Z posta al centro dell’opera ed esprime, come colore, speranza per il futuro e fiducia sia nelle persone che nel mondo in generale, che è ciò che occorre per debellare tali mali”.

Il creatore di MR landart, ha scelto poi tre piante particolari: la vinca, la vaxifraga ed il geranium, conosciute per la loro resistenza al sole. “L’alternanza tra l'una e l'altra, rappresenta differenze e somiglianze tra gli anni che costituiscono la vita di un uomo”.

Come per gli altri progetti, in una targa sono posizionati i Qr-code da scansionare con l'app Android "MR landart" realizzata in collaborazione con l'informatico Carlo Branca, per visionare i video degli artisti che hanno voluto mandare un loro contributo all'opera.

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Dominella Trunfio

Foto: Marco Rateni

Perché gli artisti sono poveri? Il loro cervello non reagisce al denaro, parola della scienza

Published in: Mente & Emozioni

Non che sia sempre stato così, tutt'altro. Nicola Stoia, curatore di un blog sull'arte, ricorda che “arte e denaro hanno sempre camminato fianco a fianco. L’arte dell’epoca moderna si è sviluppata con più forza in quei paesi in cui non era solo il fermento culturale a essere ricco, ma anche il denaro vero e proprio girava in abbondanza. Nell’Italia del Rinascimento, nell’Olanda della seconda metà del 1600, nella Francia della Belle Époque e nell’America del dopoguerra, agli artisti, oltre a grandi commissioni e riconoscimenti, erano assicurati anche lauti compensi”.

Le cose oggi non sono più così, evidentemente. Ma il mito dell'artista povero è – secondo Stoia – anche figlio del Romanticismo, che produce la figura del genio incompreso, rifiutato dalla società e che della società non accoglie le regole, che conduce una vita spesso autodistruttiva e che muore prima di essere riconosciuto.

Sia come sia, oggi come ieri gli artisti, quelli che sentono dentro di loro il sacro fuoco della creatività, se ne fregano: la loro libertà espressiva, quello che fanno insomma, alla fine è più importante del vil denaro e non cambiano mestiere.

Pagati poco ma felici di realizzare la loro natura? Sarà davvero la passione che fa “digerire” l'ingrato riconoscimento (anche e non solo monetario) del mondo o c'è anche altro? Il dubbio, evidentemente, anzi - per metterla maggiormente sul creativo – la curiosità è venuta al dott. Roberto Goya-Maldonado, capo dei Dipartimento di Neuroscienze ed Imaging del Laboratorio di Psichiatria del Medical Center dell'Università di Göttingen, in Germania, e l'ha fatta diventare una piccola ricerca pubblicata poi sul Creativity Research Journal

Lo studio, bisogna dirlo, va preso per quel che è: hanno partecipato solo 24 persone, 12 artisti (attori, pittori, scultori, musicisti, fotografi) e 12 professionisti non “creativi (tra cui un venditore di assicurazioni, un dentista, un amministratore aziendale e un ingegnere). Campione piccolo piccolo. Ma intanto si è cominciato.

Come è stato portato avanti il lavoro? Osservando, tramite risonanza magnetica funzionale, che cosa succedeva nei cervelli dei diversi soggetti (più precisamente si è guardato l'attività delle aree in cui viene prodotta la dopamina, un ormone prodotto quando c'è euforia, ricompensa, piacere, eccitazione) nel momento in cui ricevevano una ricompensa in denaro.

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E' andata così: ogni partecipante indossava degli occhiali che mostravano una serie di quadrati in diversi colori. Quando ne appariva uno verde, potevano selezionarlo con un pulsante e ricevere fino a 30 euro di ricompensa; dovevano poi selezionarne anche altri ma senza che questo fosse collegato ad un guadagno pecuniario.

La risonanza magnetica funzionale ha evidenziato che negli artisti - quando selezionavano il quadrato verde – era presente un'attivazione significativamente più ridotta (nello striato ventrale, parte del sistema di ricompensa del cervello) rispetto al campione di controllo.

In una successiva prova, gli artisti hanno mostrato una maggiore attivazione nella corteccia prefrontale anteriore, area sempre collegata alla produzione dopaminergica, quando gli è stato detto di “rifiutare” i quadrati verdi. Cioè: gli artisti si preoccupano meno della possibilità di ricevere denaro e, anzi, si sentono meglio quando sanno che non potranno averlo o lo rifiutano.

Così l'autore dello studio conclude: "I nostri risultati indicano l'esistenza di differenti tratti neurali nel sistema di ricompensa dopaminergico degli artisti, che sono meno interessati all'ottenimento di ricompense monetarie". Insomma non c'è niente da fare, sono proprio fatti così. Fino a prova contraria, naturalmente.

Anna Maria Cebrelli

Guerra ai vandali a Roma grazie a una piattaforma per segnalare gli incivili

Published in: Città

È attivo infatti il nuovo "Sistema Unico di Segnalazione", che sostituisce e integra tra loro i precedenti sistemi, IoSegnalo e il Sistema Gestione Reclami (SGR). Grazie ad esso si potranno inviare suggerimenti, segnalazioni o reclami riguardo le attività degli uffici capitolini ma soprattutto si potranno denunciare gli atti di vandalismo, colti sul fatto.

“Si tratta di uno strumento responsive, pensato per essere consultato su qualunque supporto digitale, pc, smart tv, tablet, smartphone. Permette al cittadino di inviare una segnalazione georeferenziandola su mappa con la possibilità di allegare foto, video e documenti” si legge sul sito del Comune.

La nuova piattaforma è nata anche grazie a una consultazione avviata lo scorso anno a cui hanno partecipato quasi 5000 cittadini per valutarne funzionalità e facilità di utilizzo. Per utilizzarla, occorre prima registrarsi al portale oppure identificarsi con SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale.

“Con un filmato di comportamenti incivili possiamo risalire al responsabile e sanzionarlo”, ha dichiarato la Raggi durante la conferenza stampa. “Abbiamo visto questo video delle OBike, ovviamente non ci sono targhe né altro, ma stiamo chiedendo in rete a chiunque riconosca queste ragazze per identificarle e sanzionarle”.

Ecco il video condiviso da Virginia Raggi sulla propria pagina Facebook:

In ogni caso, sarà possibile continuare a presentare le proprie segnalazioni di persona presso gli URP Municipali o per telefono attraverso lo 06/0606.

Guerra dichiarata agli incivili, che grazie all'aiuto dei cittadini potranno essere inchiodati quasi in tempo reale.

Per accedere al servizio clicca qui

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Francesca Mancuso

Foto cover

Congo: via libera alle trivellazioni petrolifere nei parchi Virunga e Salonga

Published in: Ambiente

Il parco di Virunga e quello di Solonga saranno dunque in parte declassati (prima di rilasciare i permessi), per consentire alle trivelle di intrufolarsi a caccia di petrolio. Una decisione che ha lasciato sgomento mezzo mondo. Sia Virunga e Salonga sono patrimonio Unesco.

Una storia oscura, che fa rabbrividire. Di fatto il paese sta svendendo parte dei propri gioielli naturali alle lobby del petrolio. I nomi delle aziende che si dedicheranno all'esplorazione nei parchi non sono ancora stati resi noti.

Il governo ha comunque rassicurato dicendo che vi sarà una commissione incaricata che deciderà o meno di autorizzare le trivellazioni. Magra consolazione

Già in passato alcune inchieste, come quella condotta dall'Espresso, avevano accusato le autorità del paese di aver intessuto rapporti “occulti” con alcune società petrolifere.

“Aiutiamoci a casa loro. Rovesciando il famoso slogan elettorale anti-immigrati (“aiutiamoli a casa loro”) un fortunato gruppo di italiani, con un socio inglese, sono diventati proprietari di un enorme giacimento di gas in Africa, nel Congo francese” aveva rivelato la scorsa primavera l'inchiesta, secondo cui gli investitori italiani non erano stati dichiarati pubblicamente e i loro nomi erano coperti da complicate reti di società offshore, svelate da L’Espresso. “La nostra inchiesta giornalistica, fondata su documenti riservati dei paradisi fiscali, porta a quattro personaggi, due uomini e due donne, accomunati da una caratteristica: sono tutti collegati, direttamente o indirettamente, con i vertici dell’Eni, il colosso del gas e petrolio controllato dallo Stato italiano. La nostra più importante azienda pubblica, che da tempo è al centro di diverse indagini giudiziarie per gravissime accuse di corruzione a danno di altre nazioni africane, come Algeria e Nigeria”.

I parchi oggetto di trivellazioni

Il Parco Nazionale di Virunga si trova sui vulcani ricoperti di foreste nell'Africa centrale e ospita oltre la metà della popolazione mondiale di gorilla di montagna, un esemplare a rischio. Qui vivono, secondo le stime, gran parte degli ultimi 880 esemplari di gorilla di montagna, in una foresta magica di nebbie e di orchidee, in alcuni tratti ancora inviolate.

Il Virunga però ha un'unica colpa: quella di nascondere sotto la propria superficie un grosso bacino di oro nero, che fa gola a tanti. Alcune grosse industrie di petrolio hanno già acquistato delle concessioni per l’esplorazione petrolifera. Secondo i nuovi piani del governo, circa un quinto o 1.720 kmq del parco nazionale più antico dell'Africa, sarà aperto alle trivellazioni.

Stessa sorte toccherò al Parco nazionale di Salonga. Esso copre 36.000 km quadrati del bacino del Congo e ospita la seconda foresta pluviale più grande del mondo dopo l'Amazzonia. È la casa dei bonobo, degli elefanti delle foreste e dei pavoni del Congo.

Conflitti e scontri

Purtroppo la Repubblica Democratica del Congo da anni è alle prese con numerosi sconti e violenze. Secondo l’ONU i conflitti che hanno stravolto il paese, per cui si conta la perdita di oltre 4 milioni di persone per ferite, fame e malattie, sono da considerarsi la più grande catastrofe umana dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le cause? Estrazione di oro, coltan, diamanti e ora anche il petrolio.

All'inizio di quest'anno, le autorità del parco di Virunga avevano deciso di chiuderlo fino al 2019, dopo che due turisti britannici erano stati rapiti e un ranger del parco era stato ucciso. La regione è in preda a una crescente instabilità e violenza, col risultato che 12 ranger sono rimasti uccisi negli scontri con gruppi armati e bracconieri, solo nell'ultimo anno.

Secondo il WWF, le attività esplorative ed estrattive avrebbero un impatto catastrofico sulle comunità locali e sull’ambiente:

“Il Parco del Virunga così come gli ultimi gorilla di montagna sono e devono rimanere un patrimonio inviolabile dell’Umanità presente e delle generazioni. Salvare il gorilla di montagna significa salvare il Cuore Verde dell’Africa, la sua straordinaria natura e i villaggi e le comunità che vivono nel Parco. Oggi più che mai il destino del Parco e di tutti i suoi abitanti è nelle nostre mani. Lo sfruttamento del petrolio nel Parco del Virunga è un’azione inaccettabile. In primis perché questo parco è stato individuato come World Heritage – ovvero come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco – e, in quanto tale, deve rimanere inviolato, ma anche perché l’economia del petrolio annullerà tutto quello che in questi anni è stato fatto dal parco”.

Tanti sforzi cancellati con un colpo di spugna, per fare arricchire i (soliti) pochi.

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Francesca Mancuso

Marea nera del Golfo del Messico: a 8 anni dalla fuoriuscita l’oceano è ancora pieno di petrolio

Published in: Ambiente

L’esplosione e l’affondamento, nel 2010, della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico riversò greggio, schiuma e additivi chimici ad un ritmo che allora si stimò intorno ai 5mila barili di petrolio al giorno.

L’area in cui il petrolio andò a finire ospita più di 8mila specie, tutte minacciate dalle perdite di idrocarburi. Uno studio del 2014 sugli effetti della fuoriuscita di petrolio sul tonno rosso scoprì che le tossine da fuoriuscite di petrolio possono causare battiti cardiaci irregolari che portano all’arresto cardiaco, mentre un altro studio mise in evidenza che quelle stesse tossine possono danneggiare gravemente gli organi interni dei predatori e persino degli esseri umani nell'area, contrariamente a quanto disse la British Petroleum, la compagnia petrolifera responsabile dello sversamento.

A peggiorare le cose, come ci sembrerà ovvio, è stato il potente solvente chimico Corexit EC9500A, precedentemente usato solo come applicazione superficiale, ma poi rilasciato sott’acqua in quantità senza precedenti. L'obiettivo era quello di rendere l'olio più facilmente biodegradabile, ma il piano si è ritorto contro quando la miscela di olio e disperdente permeava la catena alimentare attraverso lo zooplancton, da dove si diffondeva attraverso l’intero ecosistema.

I prodotti chimici della fuoriuscita sono stati trovati in uccelli migratori fino al Minnesota, per intenderci, con un effetto devastante sulla fauna marina. Uno studio del 2016 ha riportato che l’88% di circa 360 delfini neonati o nati morti nell'area di sversamento “presentava polmoni anormali o sottosviluppati”, rispetto al 15% in altre aree.

Lo studio sui vecchi naufragi

Un disastro scioccante, insomma, e le cose probabilmente non andranno meglio. Un nuovo studio dell’Università del Sud Mississippi ha infatti scoperto che gli elementi costitutivi fondamentali della vita nell’oceano sono stati modificati, dimostrando che l'oceano non si è ancora ripreso da quel massiccio sversamento di petrolio.

“Nei siti più vicini allo sversamento, la biodiversità è stata appiattita - ha detto l’autrice principale dello studio ed ecologista microbiologica dell'Università del Sud del Mississippi, Leila Hamdan. C’erano meno tipi di microbi. Questo è un ambiente freddo e buio dove qualsiasi cosa si depositi è destinata a durare molto più di quanto abbiamo visto sulle coste della Florida. Pertanto è difficile anche solo immaginare che tutti gli effetti legati allo sversamento siano finiti e completamente risolti”.

I ricercatori hanno prelevato campioni di sedimenti dalle carcasse di vecchi naufragi, considerati punti caldi della biodiversità, sparsi fino a 150 km dal sito di sversamento, per studiare come e se la micro-biodiversità si è ripresa.

“Oltre 2mila naufragi storici che attraversano 500 anni di storia riposano sul fondo del Golfo del Messico. I naufragi fungono da scogliere artificiali e punti caldi della biodiversità fornendo substrato duro, qualcosa di raro nelle regioni oceaniche profonde. Il Deepwater Horizon (DWH) ha sversato petrolio greggio nel Golfo profondo. A causa delle interazioni fisiche, biologiche e chimiche, l'olio DWH è stato depositato sul fondale marino, dove sono presenti relitti storici. Questo studio ha esaminato i microbiomi dei sedimenti in sette naufragi storici”.

I risultati non sono incoraggianti: i microbi stanno ancora lottando per riprendersi e, a mano a mano che vengono colpiti, viene colpita anche l’intera catena alimentare.

E non finisce qui: Donald Trump ha ben pensato di smantellare l’ordinanza di Obama immediatamente dopo il disastro della Horizon e che rimetteva al Governo federale la responsabilità di assicurare la protezione e la “gestione oculata” dei mari e dei Grandi laghi americani.

Niente più di tutto ciò: il programma di Trump favorirà senz’altro una nuova ondata di installazioni d’estrazione anche in zone particolarmente sensibili, come nell’Artico.

Ciò significa che questo tipo di disastro è solo una goccia in mezzo all’oceano di una politica tutt’altro che ambientalista.

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Germana Carillo

Scoperti enzimi che trasformano i rifiuti in bioplastica e carburante (senza usare il petrolio)

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Gli studiosi, in particolare, hanno scoperto una classe di enzimi attiva sugli elementi costitutivi della lignina, uno dei componenti principali di alcuni tipi di vegetali, dopo decenni di ricerche da parte di numerosi scienziati intenzionati a trovare un metodo per degradare questa molecola in modo da recuperare composti chimici più piccoli e potenzialmente utili.

La lignina è una famiglia di giganteschi e complessi polimeri tridimensionali che le piante hanno sviluppato per proteggersi, trovandosi principalmente nelle loro pareti cellulari e agendo da impalcatura, e fondamentale per l’arrivo dell’acqua. È inoltre la difesa naturale dagli agenti patogeni ed è presente in grande quantità nella piante dette appunto legnose (es. alberi).

Struttura chimica della lignina. Credits: Karol Głąb/Wikimedia via Università di Portsmouth

Ma soprattutto è una potenziale enorme risorsa: le lignine, nel loro complesso, sono infatti i secondi biopolimeri sintetizzati sulla Terra per quantità dopo la cellulosa, con la quale rappresentano circa il 70% della biomassa totale, e con la quale, in alcuni casi, formano la lignocellulosa, ancora più difficile da degradare.

Qualcosa che non era possibile farsi sfuggire. Ma la loro complessità aveva reso vani diversi tentativi compiuti finora. “Abbiamo composto un team internazionale allo scopo di trovare e ingegnerizzare enzimi presenti in natura – spiega John McGeehan, che ha guidato la ricerca - Gli enzimi sono catalizzatori biologici in grado di portare a termine incredibili reazioni, degradando alcuni dei nostri polimeri naturali e artificiali tra i meno reattivi”.

E questa nuova classe riesce a fare quello che prima era impossibile proprio sulla lignina, risolvendo il passaggio chiave del suo meccanismo di degradazione. I risultati ottenuti forniscono un percorso per produrre nuovi materiali e sostanze chimiche come il nylon, le bioplastiche e persino la fibra di carbonio, e tutto da quello che prima era un prodotto di scarto.

La scoperta offre anche ulteriori vantaggi ambientali: la creazione di prodotti da lignina riduce infatti la dipendenza dal petrolio per produrre prodotti di uso quotidiano e offre un’alternativa interessante alla combustione, contribuendo a ridurre le emissioni di anidride carbonica.

Credits: SamMallinson_1080pHD_WithCaptions from University of Portsmouth on Vimeo

Gli enzimi scoperti sono in particolare citocromi P450 e hanno un altro incredibile lato positivo: sono in grado di lavorare su un’ampia gamma di molecole (per questo detti “promiscui”, ma in questo caso in senso decisamente positivo). Inoltre sono potenzialmente ingegnerizzabili e quindi si ritiene possibile l’ottenimento di altre molecole attive su altri substrati.

La ricerca, finanziata dal Biotechnology and Biological Sciences Research Council, la National Science Foundation e il DOE EERE Bioenergy Technologies Office, è stata pubblicata su Nature Communications.

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Roberta De Carolis

Il 7 Luglio indossa una maglietta rossa, ecco perché

Published in: Eventi & Iniziative

Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo.

Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche (e no, non erano bambolotti).

Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Per questo, e molti altri motivi, il 7 Luglio indossiamo una maglietta rossa: per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. È l'appello di don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera e Gruppo Abel, un invito per fermare "l'emorragia di umanità". 

Per ricordarci che chi arriva da noi cerca una speranza, una libertà, una dignità, una terra promessa, fuggendo via dalla povertà, dai disastri ambientali, dai conflitti e dalle guerre.

"Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità", spiega Don Ciotti.

Moltissime le associazioni che stanno aderendo, da Legambiente all'Arci, pasando per l'Anpi.  Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini.

 

 

Perché ora più che mai è importante mettersi nei panni degli altri, a partire dai bambini.

Non siamo buonisti. Sono gli altri che devono riscoprire la loro umanità.

È ora di smuovere le coscienze, l’opinione pubblica. Indignarsi, commuoversi non basta. Bisogna agire.

Nessuno ha la formula magica su come farlo, ma è ai tavoli tecnici che vanno trovate soluzioni internazionali, non sulla pelle dei più deboli.

Il 7 Luglio indossa una maglietta rossa e dì basta al populismo, al qualunquismo e alla caccia al migrante. Una maglietta rossa per restare umani.

Roberta Ragni

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