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La scuola a energia solare che insegna ai bambini a coltivare e cucinare il proprio cibo (FOTO)

Published in: Speciale bambini

Per il momento quello presentato dallo studio di architettura C.F. Moller è solo un progetto che riguarderà bambini di una scuola secondaria di primo grado situata nel cuore di Copenaghen, in Danimarca. L’edificio, che si estenderà su 9.819 metri tra le isole Brygge, il porto di Copenaghen e Amager Commons, sarà davvero originale in quanto, tra le altre cose, insegnerà agli studenti a raccogliere e cucinare il cibo coltivato sul tetto verde della struttura.

Questa speciale scuola si propone di mettere in relazione l'insegnamento teorico con l'apprendimento fisico, sensoriale e quello basato sull'esperienza. L’attenzione verso il cibo è indubbiamente uno dei temi principali del progetto educativo, per questo si è pensato ad una sala da pranzo a doppia altezza collocata nel cuore della struttura per fungere da punto focale e snodo principale dell’edificio. Due cucine fiancheggeranno poi l'area della mensa.

Gli studenti avranno l'opportunità di interagire con il cibo in diversi modi: attraverso serre e giardini urbani, in cucine all'aperto e grazie ad un falò per cucinare all'esterno della struttura.

Ma non solo questo aspetto è stato pensato in stile “green”. La scuola sarà infatti dotata di pannelli solari sul tetto e di una serie di tecnologie per il risparmio energetico. L'edificio, di forma triangolare e dal design dinamico a spirale, sarà costruito in modo tale da seguire alla lettera il “Danish low-energy code 2020” che stabilisce delle precise norme per il risparmio di energia. Per questo nella scuola sarà inclusa la ventilazione con recupero di calore, la ventilazione naturale, l’illuminazione controllata della luce del giorno e l'isolamento termico.

Grande importanza viene data poi all'attività fisica inserita nel programma di studi e per questo gli architetti hanno creato più aree ricreative all'aperto sul tetto che includono una pista da corsa, un'area parkour e un campo da calcio coperto.

Gli spazi interni ed esterni della scuola sono progettati per essere in stretto contatto l'uno con l'altro. Ogni classe ha accesso diretto al panorama del tetto dalla propria area di residenza mentre la zona dedicata alle scienze naturali è collegata ad un'area esterna con un giardino di biologia, una serra per la fisica e la chimica e altri giardini.

       

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Chi non vorrebbe per i propri figli una struttura innovativa del genere?

Francesca Biagioli
Foto: cfmoller

Alveari: quando le api ispirano anche l'industria automobilistica

Published in: Auto

Imparare dalla natura, mimare i suoi processi, mutuare i meccanismi che la governano è quanto di meglio possiamo fare per scorgere un mondo diverso, in cui la vita di ogni singolo componente di questa Terra sia in grado di svilupparsi, crearsi e riprodursi proprio a partire dai congegni del mondo naturale.

Complicato? Nulla di più falso. Se è ormai assodato il concetto di “biomimicry”, ad indicare il passaggio di autentici processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale e la conseguente risoluzione di numerosi problemi dell’uomo, è altrettanto chiaro che l’uso da parte dell’uomo stesso di alcune abilità proprie degli animali per realizzare qualcosa di utile è quanto mai fondamentale.

E spesso l’ispirazione arriva proprio dal mondo degli insetti.

Esattamente in questo modo, l’alveare, una delle strutture più affascinanti, presenti in natura, ha suggerito agli ingegneri Ford uno sviluppo particolare del piano regolabile del bagagliaio, disponibile a bordo della nuova EcoSport, il SUV compatto del marchio americano.

Si tratta del Honeycomb Shelf, in grado di sostenere una massa 100 volte superiore alla propria, grazie a un rapporto peso/resistenza che supera quello dell’acciaio.

Sviluppato ad hoc per EcoSport e concepito per contenere e proteggere eventuali fragilità degli oggetti di valore, il piano regolabile può sopportare carichi superiori ai 300 kg, l’equivalente del peso di circa tre uomini adulti (nel video si vede che si piega all’infinito ma non si spezza).

“La natura può esser paragonata a un grande laboratorio di innovazione, dalle api alle termiti ai castori, gli animali sono tra i migliori ingegneri al mondo – racconta Bettina Veith, Assistant Chief Engineer di Ford EcoSport. La capacità della struttura alveare di garantire forza senza aggiungere peso, è già stata applicata a diversi dispositivi come razzi spaziali, aerei e supercar, rendendola la scelta naturale per fornire una piattaforma ad alta resistenza per il piano regolabile del bagagliaio di EcoSport”.

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Per creare Honeycomb Shelf, è stato inserito uno strato di cartone riciclato, modulato con celle a nido di ape tra due strati di fibra di vetro. Una soluzione leggera e duratura che consente anche di risparmiare anche sui consumi di carburante.

Germana Carillo

Un buio sottopassaggio si trasforma in un'esplosione di musica e colori

Published in: Arte e Cultura

L’idea è dello studio di design antyRAMA collective, che ha realizzato un vero e proprio tunnel musicale illuminato da Led. Grazie poi ai tubi in Pvc che formano un’onda sonora, i passanti si immergono in un’atmosfera surreale dove a fare da padrone sono appunto i colori.

I tubi sono appesi al soffitto e ondeggiano grazie al vento che soffia all'interno del sottopassaggio, muovendosi si colpiscono l’un l’altro creando una varietà di effetti sonori. Ma anche i passanti possono azionarli e interagire con loro per dare vita ai suoni.

Tutti i tubi sono su diverse lunghezze, mentre di contorno i punti luce a Led illuminano la zona e creano un ambiente davvero suggestivo. Insomma una bellissima trovata per ripensare il concetto di un luogo che da angusto diviene accogliente, dimostrazione che a volte basta poco per rendere più vivibili le città. 

 Altri bellissimi luoghi trasformati:

Dominella Trunfio

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Patate duchessa: la ricetta passo passo per prepararle

Published in: Ricette

La ricetta di questo piatto di origini Francesi è molto semplice da realizzare, la sac a poche, utensile utilizzato per la sua preparazione, conferisce a questo piatto la sua forma inconfondibile e particolare. 

Ingredienti
  • 600 gr di patate
  • 50 gr di grana vegetale grattugiato
  • 2 uova
  • 30 gr di burro
  • noce moscata q.b.
  • sale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    50 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    20 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa

 

Come preparare le patate duchessa: procedimento

 

  • Mettere le patate in una pentola piena di acqua fredda, portare a bollore e cuocere fin quando non si infilzeranno facilmente con una forchetta,
  • toglierle quindi dall'acqua, farle raffreddare, sbucciarle e schiacciarle con uno schiacciapatate,
  • nel frattempo sciogliere il burro,
  • raccogliere ora le patate schiacciate in una grande ciotola ed incoporare prima le uova,
  • e a seguire il formaggio e poi anche il burro fuso,
  • regolare quindi di sale, aggiungere la noce moscata, mescolare ancora e
  • trasferire il composto in una sac a poche con bocchetta a stella,
  • foderare la leccarda del forno con la carta forno e
  • formare ora all'interno della teglia dei mucchietti d'impasto e continuare così fino a terminare il composto,
  • infornare in forno caldo e cuocere a 180° per circa quindici/venti minuti o comunque fino a perfetta doratura (la dimensione delle vostre patate duchessa determinerà i tempi di cottura)
  • A cottura ultimata sfornare e far raffreddare le patate duchessa su una gratella,
  • ma potranno comunque anche essere servite anche subito.

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Ilaria Zizza

Il significato nascosto dietro ad ogni fiore

Published in: Costume & Società

Così ad esempio, un mazzo di lupini, erica bianca o il pettirosso cencioso venivano regalati ad una persona con uno spirito fantasioso, alla quale si voleva augurare buona fortuna.

Al contrario una collezione di delphinium, ortensie, oleandri e basilico era destinata a una persona senza cuore e della quale ci si voleva vendicare. Il linguaggio floreale dell’epoca vittoriana era molto gettonato e può essere paragonato alle emoticon che utilizziamo oggi su smartphone e social network per mandare dei messaggi.

Ovviamente anche il linguaggio dei fiori ha un suo codice fatto di simboli e significati che però spesso cambiano da volume in volume. Prendiamo le cardamine bianche, in alcuni dizionari significano adulazione e vuota vanità, in altri la buona fortuna, la costanza e l'attenzione.

Nella storia i fiori hanno rappresentato fazioni politiche, battaglie sociali e prese di posizione. Nel 1890, Oscar Wilde chiese ai suoi amici di indossare garofani verdi che in qualche modo rappresentavano la sua omosessualità. Ricordiamo poi il garofano rosso simbolo del socialismo e anche la margherita, tanto per citarne alcuni.

La tradizione dei dizionari di fiori affonda le sue radici in Francia dove si era soliti scambiarsi almanacchi floreali, a metà strada tra un calendario da tavolo e un libro. Nel 1819 un tomo chiamato Le langage des fleurs divenne quasi immediatamente la parola definitiva sull'argomento, anche se tra il 1827 e il 1923, negli Stati Uniti c'erano almeno 98 diversi dizionari di fiori.

Sullo stesso argomento potrebbero interessarvi:

Jane Austen ed Emily Dickinson hanno usato il linguaggio dei fiori non solo nella loro scrittura, ma anche nelle loro lettere personali. Oggi in parte la simbologia si è persa, ma c’è chi ancora prima di regalare un fiore si lascia consigliare su quello che rappresenti meglio i propri sentimenti.

Dominella Trunfio

Scoperto magma sotto l'Appennino che potrebbe causare forti terremoti

Published in: Ambiente

Secondo i ricercatori, i terremoti e le falde acquifere dell’Appennino meridionale hanno rivelato che nell’area del Sannio-Matese è presente magma in profondità. Ciò influenza le conoscenze sulla struttura, la composizione e la sismicità delle catene montuose, ma anche sui meccanismi di risalita dei magmi e dei gas.

“Le catene montuose sono generalmente caratterizzate da terremoti riconducibili all’attivazione di faglie che si muovono in risposta a sforzi tettonici”, ha spiegato Francesca Di Luccio, geofisico INGV e coordinatore, con Guido Ventura, del gruppo di ricerca, “tuttavia, studiando una sequenza sismica anomala, avvenuta nel dicembre 2013-2014 nell’area del Sannio-Matese con magnitudo massima 5, abbiamo scoperto che questi terremoti sono stati innescati da una risalita di magma nella crosta tra i 15 e i 25 km di profondità".

Secondo gli scienziati, questa anomalia era legata non soltanto alla profondità dei terremoti della sequenza (tra 10 e 25 km) rispetto a quella più superficiale dell’area (< 10-15 km), ma anche ai terremoti in aree vulcaniche.

Esaminando i dati, è emerso che i gas rilasciati da questa intrusione di magma sono formati soprattutto da anidride carbonica, che arriva in superficie sotto forma di gas libero o disciolta negli acquiferi di questa area dell’Appennino.

“Questo risultato apre nuove strade alla identificazione delle zone di risalita del magma nelle catene montuose e mette in evidenza come tali intrusioni possano generare terremoti con magnitudo significativa" ha detto Guido Ventura, vulcanologo dell’INGV.

Sulla base dei dati, gli scienziati hanno ipotizzato difficilmente il magma che ha attraversato la crosta nella zona del Matese possa creare un vulcano nel breve periodo, ma se il processo di accumulo di magma nella crosta dovesse continuare nell'arco di migliaia di anni, ciò potrebbe dare vita a nuove strutture vulcaniche.

L'importanza dello studio è legata al fatto che conoscere meglio l'evoluzione della crosta terrestre insieme alla sismicità nelle catene montuose, aiuterà a valutare ancora meglio il rischio sismico di queste aree.

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La ricerca è stata pubblicata su Science Advances.

Francesca Mancuso

Pesca elettrica: la Commissione Europea l’aveva vietata, ma ora vuole autorizzarla

Published in: Ambiente

Già nel 2006 la Commissione europea propose l’introduzione di deroghe per consentire agli Stati membri di praticare la pesca elettrica, nonostante il divieto adottato nel 1998 sui metodi di pesca distruttivi come la pesca con esplosivi, il veleno o la corrente elettrica. Ora si rischia una nuova autorizzazione a largo spettro, sotto la pressione delle lobby della pesca. Triste passo indietro in agguato.

Ma sembra che un documento redatto da esperti scientifici sia totalmente sfavorevole alla reintroduzione della pratica, in particolare il 23-esimo Report dello Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries, datato 6-10 novembre 2006, trovato da Bloom, associazione che si batte per la difesa degli ecosistemi marini.

Per questo un gruppo di ONG e di associazioni di pescatori ha scritto una lettera alla Commissione europea rivelando l’esistenza di tale documento che solleverebbe dubbi sulla moralità della proposta della Commissione di eliminare il divieto nel 2006.

Tale lettera chiede alla Commissione europea di ritirare immediatamente tutte le misure che riguardano la pesca elettrica contenute nella sua proposta di Regolamento sulle Misure Tecniche, che sarà votata dal Parlamento europeo il 16 gennaio.

Che cos’è la pesca elettrica

Si tratta di una tecnica di pesca che equipaggia di elettrodi le reti a strascico (già di per sé distruttive per gli ecosistemi marini). Quando le reti vengono trascinate sul fondo marino, una corrente invia scariche elettriche nei sedimenti, provocando contrazioni muscolari ai pesci, spinti per questo dalla sabbia nelle reti da pesca.

La metodica consente di aumentare le catture, risparmiando così carburante, ma a costo di enormi distruzioni per la vita marina e la piccola pesca, ed è già stata vietata dalla maggior parte delle nazioni dedite alla pesca, compresa la Cina.

I danni ambientali in corso e potenziali

Già di per sé la pesca a strascico è ampiamente considerata distruttiva per i fondali marini. L’introduzione dell’”innovazione elettrica” provoca in più anche fratture, lividi e ustioni nelle specie ittiche. E tra l’altro anche i pescatori artigianali ne sono vittime.

E non finisce qui. A questa assurda tecnica di pesca è stato assegnato lo status di “pesca sperimentale e innovativa”, e in questo modo diverse imprese legate alla pesca hanno potuto richiedere milioni di euro di contributi per dotare la propria flotta a strascico di elettrodi, accaparrandosi fondi pubblici potenzialmente utili per ben altro.

Le iniziative per fermare il disastro

Il 16 gennaio il Parlamento europeo voterà sulla possibilità di vietare o autorizzare l’espansione della pesca elettrica in tutta Europa. Se dovesse passare il sì saremo di fronte, oltre che ad uno scandalo politico, ad una vera a propria “licenza di uccidere”. Di tutto questo si parlerà anche domani 10 gennaio nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles.

“Contrariamente a quanto stabilito dal Regolamento europeo del dicembre 2006, secondo il quale "la pesca con sfogliare con impiego di corrente elettrica dovrebbe essere autorizzata", il parere scientifico del mese precedente mise in guardia contro "diverse questioni che devono essere risolte prima di concedere qualsiasi deroga" – riporta un comunicato delle associazioni che chiedono l’immediato ritiro delle proposta - Pertanto, non solo il comitato scientifico della Commissione europea non approvò mai tali deroghe, ma raccomandò esplicitamente alla Commissione di non concederne alcuna. Eppure, sotto pressione delle lobby della pesca olandesi, la Commissione europea decise non solo di ignorare il proprio comitato di esperti, ma sostenne falsamente che la  proposta di revoca del divieto di pesca elettrica era scientificamente giustificata”.

BLOOM, per questo, ha anche lanciato una petizione con richiesta agli europarlamentari di vietare definitivamente la pesca elettrica in Europa.

Per altre informazioni sui disastri in corso nei nostri mari leggi anche:

Il 16 gennaio è vicino. Così come un possibile triste epilogo. Ma possiamo ancora fermare tutto.

Roberta De Carolis

Foto credits: Bloom

I divieti delle sostanze chimiche hanno aiutato a ridurre il buco dell'ozono

Published in: Ambiente

È questa la prima prova diretta della riduzione del buco dell'ozono. Utilizzando le misurazioni del satellite Aura, gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory della Nasa hanno studiato il cloro all'interno del buco nell'ozono antartico negli ultimi anni, osservandone il calo.

Gli studi precedenti avevano utilizzato le analisi statistiche dei cambiamenti nelle dimensioni del buco dell'ozono per documentarne lo stato e il progressivo miglioramento ma questa ricerca è la prima a utilizzare le misurazioni della composizione chimica all'interno del buco dell'ozono per confermarne non solo la diminuzione ma anche il collegamento col divieto di utilizzo di clorofluorocarburi.

Il divieto internazionale di utilizzo di prodotti chimici contenenti cloro (CFC), ha ridotto del 20% l'esaurimento dell'ozono durante l'inverno antartico rispetto a quanto accaduto nel 2005, il primo anno in cui il satellite Aura ha condotto le misurazioni di cloro e ozono durante l'inverno antartico.

"Vediamo molto chiaramente che il cloro dei CFC sta calando nel buco dell'ozono e che a causa di ciò, anche il buco si sta riducendo" ha detto l'autore principale dello studio Susan Strahan, del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland.

I CFC sono composti chimici longevi che si innalzano nella stratosfera, dove vengono separati dalle radiazioni ultraviolette del sole, rilasciando atomi di cloro che continuano a distruggere le molecole di ozono.

L'ozono stratosferico protegge la vita sul pianeta assorbendo le radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose che possono causare tra le altre cose anche cancro della pelle e cataratta, indebolendo il sistema immunitario e mettendo a repentaglio la vita delle piante.

Due anni dopo la scoperta del buco dell'ozono antartico, nel 1985, venne firmato il Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono. Tale protocollo regolava i composti che impoverivano l'ozono. Le successive modifiche hanno completamente eliminato la produzione di CFC.

Il buco dell'ozono in Antartide

Al Polo Sud, il buco dell'ozono si espande durante l'inverno, quando i raggi del sole di ritorno ne favoriscono i cicli di distruzione coinvolgendo cloro e bromo provenienti principalmente dai CFC.

Per determinare il cambiamento dell'ozono e delle altre sostanze chimiche di anno in anno, gli scienziati hanno utilizzato i dati del satellite Aura, che dal 2004 ha effettuato misurazioni in tutto il mondo. Il cambiamento dei livelli di ozono sopra l'Antartide dall'inizio alla fine dell'inverno meridionale - da inizio luglio a metà settembre - è stato monitorato ogni giorno, dal 2005 al 2016.

"Durante questo periodo, le temperature dell'Antartide sono sempre molto basse quindi il tasso di distruzione dell'ozono dipende principalmente dalla quantità di cloro presente ", ha affermato Strahan.

È stato così scoperto che la perdita di ozono sta diminuendo.

"Verso la metà di ottobre, tutti i composti del cloro sono stati convertiti in un unico gas, quindi misurando l'acido cloridrico abbiamo una buona misurazione del cloro totale", ha detto Strahan.

Confrontando le misurazioni MLS di acido cloridrico e ossido di azoto ogni anno, gli scienziati della Nasa hanno determinato che i livelli di cloro totale stavano diminuendo in media dello 0,8% all'anno. In realtà, il calo del 20% durante i mesi invernali dal 2005 al 2016 era previsto e conferma quanto ipotizzato dai modelli.

Secondo la Nasa, in prospettiva, il buco nell'ozono dell'Antartide dovrebbe continuare a diminuire gradualmente man mano che i CFC lasceranno l'atmosfera, ma il completo recupero richiederà decenni. I clorofluorocarburi hanno una durata da 50 a 100 anni, quindi restano nell'atmosfera per un tempo molto lungo. Si parla di 2060-2080 per ridurre al minimo il buco.

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Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters.

Francesca Mancuso

Alga spirulina: attenzione a dove si compra e quanta se ne assume. Le controindicazioni dell'Anses

Published in: Integratori

 A metterci in guardia da possibili effetti collaterali degli integratori alimentari contenenti spirulina è l’Agenzia per la sicurezza alimentare francese (Anses) che in un rapporto pubblicato alla fine di novembre scorso ha focalizzato l’attenzione sul rischio di allergie e di contaminazioni.

In particolare, l’Agenzia sottolinea che i prodotti contenenti spirulina possono essere contaminati da cianotossine, batteri o metalli in tracce (piombo, mercurio, arsenico). Oltre al rischio di contaminazione, la spirulina non sembra rappresentare un rischio per la salute a basse dosi. Tuttavia, l’Agenzia sconsiglia il consumo di questi integratori alimentari a soggetti con fenilchetonuria (una rara malattia genetica associata all’accumulo di fenilalanina nel corpo) o allergici. Infine, l’Agenzia sottolinea che la spirulina non è una fonte affidabile di vitamina B12 per chi è vegano.

Cos’è la spirulina

La spirulina non è propriamente una “alga”, ma un cianobatterio del genere Arthrospira. Utilizzata per la preparazione di integratori naturali dall’effetto depurativo e disintossicante, è particolarmente ricca di nutrienti facilmente assimilabili dal nostro organismo.

Ma la spirulina è considerata un vero super-food, perché, oltre alle proteine, contiene anche aminoacidi essenziali, Sali minerali come ferro, calcio, magnesio, potassio e selenio, vitamine B, A, C ed E e acidi grassi essenziali mono e polinsaturi, con prevalenza degli omega-6 e con elevate quantità di acido gamma linolenico.

Si tratta di nutrienti che, se ben bilanciati, tengono a bada i livelli di colesterolo nel sangue, partecipare alla formazione delle guaine mieliniche che rivestono i nervi e ottimizzare la funzionalità del sistema immunitario.

In considerazione degli studi disponibili, la spirulina non sembra presentare rischi per la salute a basse dosi (fino a diversi grammi al giorno negli adulti). Tuttavia, i prodotti contenenti spirulina possono essere contaminati da cianotossine (microcistine in particolare), batteri o oligoelementi (piombo, mercurio, arsenico).

Le raccomandazioni della Anses

Dato il rischio di contaminazione della spirulina da cianotossine, batteri o metalli in tracce, l’Agenzia per la sicurezza alimentare francese raccomanda ai consumatori di integratori alimentari contenenti spirulina di preferire circuiti di alimentazione controllati e di evitare acquisti via internet non verificati.

Nel suo rapporto, l’Anses sottolinea la possibilità che la spirulina contenga elementi che, se assorbiti durante la crescita se coltivata in condizioni non ottimali, si legge nel rapporto, possono indurre allergie. Coloro che ne sono già predisposti, così come gli individui con problemi di fenilchetonuria, dovrebbero evitarne l’assunzione.

Infine, l’Agenzia sottolinea che la spirulina non è una fonte affidabile di vitamina B12 per vegani, essendo presente nella spirulina principalmente come componente inattiva. Inoltre, il consumo di 5 grammi al giorno di spirulina (importo massimo sostenuto da alcuni integratori alimentari) fornisce 7-8,5 mg di beta-carotene, mentre il limite di assunzione quotidiana di beta-carotene negli integratori alimentari è stato stimato a 7 mg al giorno oltre all’assunzione spontanea.

Per avere maggiori elementi ed esprimere un giudizio più ponderato l’Agenzia francese propone di mettere su una rete di sorveglianza internazionale, per chiarire i vari dubbi.

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Infine, l’Anses precisa che se la spirulina viene consumata a dosi normali non presenta problemi e conclude consigliando di acquistarla sempre da fonti controllate.

Germana Carillo

Dieta dell’ananas: come funziona, schema di 3 giorni, cosa mangiare e controindicazioni

Published in: Dieta

Tutti conosciamo l’ananas, un frutto esotico gustoso, ricco d’acqua, dal potere depurativo e povero di calorie. Le sue proprietà e il suo potere saziante possono essere utilizzati per alcuni giorni all’interno di un regime alimentare controllato finalizzato alla disintossicazione e al dimagrimento rapido.

Dieta dell’ananas, come funziona

La dieta dell’ananas sfrutta le proprietà diuretiche, digestive e sgonfianti di questo frutto, considerato spesso anche “brucia grassi” grazie alla presenza della bromelina, una sostanza contenuta in gran parte nella zona interna più dura dell’ananas, quella che solitamente scartiamo.

Questo regime alimentare va seguito solo per 3 o 4 giorni, non si tratta infatti certo di una dieta equilibrata che può essere portata avanti a lungo termine anche perché mangiare ananas a colazione, pranzo e cena risulterebbe dopo un po’ decisamente monotono.

Sostanzialmente si tratta di una dieta ipocalorica in cui si escludono diversi alimenti e che propone ad ogni pasto dell’ananas che aiuta a digerire e ad eliminare i liquidi in eccesso con un certo effetto anche sulla cellulite. Questo frutto, tra l’altro, è leggero e povero di calorie (100 grammi apportano al nostro organismo solo 40-50 calorie) e offre molte vitamine e sali minerali.

La dieta dell’ananas si segue spesso con l’obiettivo di sgonfiarsi un po’ ma serve a poco se subito dopo si riprendono gli stravizi e non si pratica regolarmente attività fisica.

Scopriamo adesso cosa può mangiare chi segue la dieta dell’ananas.

Dieta dell’ananas, cosa mangiare

La dieta dell’ananas consente di mangiare a volontà questo frutto ben maturo e tagliato il più possibile sul momento (per preservarne le qualità nutrizionali) a partire dalla colazione per arrivare a cena e passando dagli spuntini. Per quanto riguarda gli altri cibi si possono consumare verdure (crude e cotte), formaggi leggeri, yogurt magro e pesce anche se c’è chi consente un po’ di carboidrati come pane integrale, riso e ulteriori proteine come quelle contenute nella bresaola, nel prosciutto crudo magro e nel petto di pollo ai ferri. Come condimento è concesso l’olio extravergine di oliva, da non superare è la dose di due cucchiai al giorno.

Da evitare invece pasta e pizza, insaccati, formaggi stagionati, bevande zuccherate e alcool. Si consiglia inoltre di associare al cibo delle tisane drenanti e depurative e di bere circa 2 litri di acqua al giorno.

Dieta dell’ananas, schema di 3 giorni

Vi proponiamo un menù di 3 giorni della dieta dell’ananas a titolo puramente esemplificativo. Come sempre vi suggeriamo infatti di rivolgervi ad un esperto che vi proporrà la dieta più adatta alle vostre esigenze.

PRIMO GIORNO

Colazione: succo d’ananas, yogurt magro e thè
Pranzo: pane integrale, insalata di tonno e ananas
Cena: minestra di verdure con una piccola porzione di orzo

SECONDO GIORNO

Colazione: pane integrale e succo d’ananas
Pranzo: 50 grammi di riso con verdure e ananas a fette
Cena: pesce al forno con verdure e ananas

TERZO GIORNO

Colazione: yogurt magro, fiocchi d’avena e ananas
Pranzo: bresaola e rughetta con succo d’ananas
Cena: minestrone con riso bollito, ricotta magra e ananas

Tutti gli spuntini possono essere fatti con ananas a fette o succo d’ananas.

Dieta dell’ananas, controindicazioni

Se si gode di perfetta salute non vi sono particolari controindicazioni nel seguire questa dieta per 3 giorni. Superare però questo limite di tempo espone a dei rischi in quanto si tratta di un regime alimentare restrittivo e sbilanciato che può portare a carenze e problemi.

Da evitare assolutamente in gravidanza o allattamento, se si assumono farmaci (soprattutto anticoaugulanti), se si soffre di diabete o si è allergici a questo frutto. In caso di qualunque dubbio rivolgetevi sempre ad un medico.

Dieta dell’ananas, il parere della nutrizionista

Abbiamo chiesto a Enrica Bovio, biologa nutrizionista e biologa molecolare, un parere sulla dieta dell'ananas. Ecco cosa ci ha detto:

“Si tratta dell’ennesima dieta lampo (da seguire per 1-5 giorni a seconda delle varianti) e che promette una rapida perdita di peso (3 o 4 Kg). L’ananas è un frutto ricco di proprietà, non è molto calorico con le sue 40 Kcal su 100 g, ha un buon contenuto di vitamina C, di potassio e di fibre. In aggiunta a queste caratteristiche, l’ananas contiene al suo interno la bromelina, un mix di enzimi proteolitici e altre componenti non specifiche. Spesso sono riportati effetti mirabolanti dati dall’assunzione della bromelina, al momento però sono state solo parzialmente dimostrate un’azione anti-infiammatoria e un’azione utile per le scottature”.

Perché la dieta dell’ananas è così di tendenza?

“Perché come altre diete precedentemente commentate (ad esempio la dieta del kiwi) focalizza l’attenzione su di un unico alimento che diventa l’alimento alla base di una dieta presentata come infallibile per ottenere un rapido calo ponderale. Quali sono gli svantaggi allora? La dieta dell’ananas è sbilanciata, con troppi zuccheri semplici a sfavore di quelli complessi e poche proteine, è restrittiva come tutte le diete che enfatizzano un solo alimento e ipocalorica, per permettere un rapido calo di peso. Infine non si elimina il grasso in eccesso in pochi giorni, solamente i liquidi”.

Consiglieresti questo tipo di dieta? Ci sono controindicazioni?

“No non la consiglierei, come non consiglierei altri regimi alimentari che puntano su alimenti miracolosi perché non educano a un’alimentazione corretta e otterrete sempre l’odiato effetto yo-yo. L’ananas è un ottimo frutto, non ha proprietà straordinarie come quella di “bruciare i grassi”, è buono da mangiare come spuntino o a fine pasto e deve essere inserito all’interno di una dieta ben bilanciata. Se proprio volete provare questo genere di dieta è necessario evitare il fai da te e servono ottime condizioni di salute. Questo regime alimentare infine è sconsigliato per i diabetici, per le persone allergiche ad alcuni componenti dell’ananas, per chi sta assumendo antibiotici come amoxicillina e tetracicline o altri farmaci”.

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Francesca Biagioli

Tartarughe verdi: nascono solo femmine, colpa dell'aumento delle temperature

Published in: Animali

Lo rivela un nuovo studio condotto dalla National Oceanic and Atmospheric Administration, dalla California State University e dal WWF Australia.

Secondo i ricercatori, la popolazioone di tartarughe che si trova nell'area del Queensland è formata da circa 200.000 femmine nidificanti, una delle più grandi del mondo. Tuttavia, Potrebbe ridursi drasticamente a causa della riduzione dei maschi.

Ancora una volta l'aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici potrebbe essere la causa. Nel caso delle tartarughe, la temperatura di incubazione delle uova ne determina il sesso. E nidi più caldi significano anche più femmine.

Ci sono due popolazioni geneticamente distinte di tartarughe verdi sulla barriera corallina. Una si trova all'estremità meridionale e gli altri nidi alòl'estremo nord, principalmente a Raine Island e Moulter Cay.

Gli scienziati hanno monitorato le tartarughe verdi nelle isole Howick, dove si nutrono entrambe le popolazioni. Attraverso una serie di test genetici, hanno identificato il sesso e l'origine del nidificazione delle tartarughe.

Delle tartarughe verdi provenienti dalle spiagge più calde del nord, il 99,1% dei giovani, il 99,8% dei subadulti e l'86,8% degli adulti erano femmine. Per le tartarughe delle fredde spiagge di nidificazione della grande barriera corallina, la percentuale è più moderata (65% -69% di esemplari femmine).

L'autore principale della ricerca, il dott. Michael Jensen, della National Oceanic and Atmospheric Administration, spiega che le colonie di tartarughe verdi della grande barriera corallina settentrionale da più di 20 anni generano soprattutto femmine.

Il CEO del WWF Australia Dermot O'Gorman ha detto che la preoccupazione per l'ennesimo impatto dei cambiamenti climatici sull'icona più popolare della nazione è tanta.

"Prima il massiccio sbiancamento dei coralli, ora scopriamo che praticamente nessun maschio di tartaruga verde sta nascendo. Questi impatti mostrano che la Grande Barriera Corallina è davvero in prima linea nei cambiamenti climatici. L'Australia deve adottare obiettivi ambiziosi sui cambiamenti climatici che salveranno la barriera e le sue creature uniche. Sapere che non ci sono più maschi tra le giovani tartarughe verdi dovrebbe suonare come campanello d'allarme, ma non tutto è perduto per questa importante popolazione".

Conoscere a fondo il loro stato è già un primo passo. Adesso tocca agire, non solo cercando di ridurre al minimo il nostro impatto sul pianeta per contrastare l'aumento globale delle temperature ma anche tutelando queste splendide creature.

In tempi brevi, una possibilità è l'uso di tele ombreggianti sulle spiagge in cui nidificano come a Raine Island. In questo modo, si può leggermente abbassare la temperatura del nido e ricreare le condizioni adatte ai piccoli maschi. Ma ovviamente non basta. Bisogna correre ai ripari prevenendo l'ulteriore riscaldamento globale.

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La ricerca è stata pubblicata su Current Biology.

Francesca Mancuso

Foto: WWF

Ecco come l'ibuprofene può ridurre la fertilità degli uomini

Published in: Salute & Benessere

Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, l’assunzione di ibuprofene può portare a sviluppare precocemente una condizione ormonale che solitamente inizia solo una volta giunti alla mezza età. Per arrivare ad affermare ciò i ricercatori hanno preso a campione un gruppo di giovani atleti che assumevano spesso questo principio attivo. Un antinfiammatorio non steroideo come l'ibuprofene è infatti di uso frequente in chi pratica sport, da assumere ad esempio prima di un evento per prevenire il dolore. Ma quali sono le possibili conseguenze sulla salute per gli atleti che usano abitualmente questo farmaco?

Per rispondere a questa domanda il team di ricerca ha reclutato 31 volontari maschi di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Di questi, 14 hanno ricevuto una dose giornaliera di ibuprofene che molti atleti professionisti e dilettanti assumono: 600 milligrammi due volte al giorno (la dose di 1200 mg al giorno è il limite massimo indicato dalle etichette dei prodotti generici di ibuprofene). Ai restanti 17 volontari è stato somministrato un placebo. Il tutto per un periodo massimo di 6 settimane.

Risultato? L’ibuprofene sembrerebbe agire come un anti-androgenico cioè va ad interagire con la produzione di ormoni maschili. Entro 14 giorni dall’assunzione gli ormoni luteinizzanti, che sono secreti dalla ghiandola pituitaria e stimolano i testicoli a produrre testosterone,vengono influenzati dall’ibuprofene circolante nel sangue. Inoltre il rapporto tra il testosterone e gli ormoni luteinizzanti è diminuito, segnale che i testicoli sono mal funzionanti. Questo squilibrio ormonale ha prodotto un ipogonadismo compensato, una condizione associata a compromissione della fertilità, depressione e aumento del rischio di eventi cardiovascolari, tra cui insufficienza cardiaca e ictus.

Bernard Jégou, co-autore e direttore dell'Istituto di ricerca sulla salute ambientale e occupazionale in Francia ha dichiarato di essere sicuro della reversibilità di questi effetti anche se non è noto quello che può accadere in caso di assunzioni a lungo termine.

A questo proposito David Moeberg Kristensen dell’Università di Copenaghen ha dichiarato:

“La nostra preoccupazione è per la fertilità degli uomini che usano questi farmaci per lunghi periodi. Sono buoni antidolorifici ma una certa quantità di persone nella società li usa senza pensare a loro come a vere medicine”.

Questo nuovo studio altro non è che la continuazione di una ricerca iniziata su donne in dolce attesa. In quel caso Bernard Jégou aveva esplorato gli effetti sulla salute di questo farmaco nelle future mamme mettendolo a confronto con altri medicinali simili come l’aspirina e il paracetamolo. Il team aveva dimostrato che quando venivano assunti durante la gravidanza, tutti e tre questi farmaci (considerati leggeri) avevano un effetto negativo sui testicoli dei bambini maschi.

Il consiglio rimane dunque quello di limitare alle situazioni davvero necessarie l’utilizzo di questi come di altri farmaci. Provate ad esempio le alternative naturali agli antidolorifici:

Francesca Biagioli

L’alcol aumenta il rischio di cancro danneggiando il Dna delle cellule staminali

Published in: Salute & Benessere

A confermarne la causalità è uno studio pubblicato su Nature in cui, attraverso analisi complesse basate sul sequenziamento del Dna, gli studiosi dell’Università di Cambridge hanno osservato tutti i danni provocati dall’acetaldeide per mostrare come l’esposizione all’alcol porti a danni genetici permanenti.

L’acetaldeide altro non è che un metabolita dell’etanolo, una sostanza che si forma nel fegato dopo l’ossidazione dell’etanolo e che viene convertita in acido acetico dopo l’azione di un enzima (l’aldeide deidrogenasi) che interviene proprio per proteggere l’organismo dalla tossicità dell’acetaldeide.

Ebbene, l’acetaldeide è ancora più tossico e in grado di determinare un’alterazione nel ciclo riproduttivo cellulare, dando così avvio alla formazione di una massa tumorale (non è un caso che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro consideri questo elemento un cancerogeno di tipo 1). Ma qual è la ragione per cui l’acetaldeide è in grado di indurre una trasformazione cancerogena delle cellule del nostro organismo?

In pratica, nel corso delle indagini, gli autori dello studio hanno osservato i danni dell’acetaldeide sulle cellule staminali del sangue, che danno origine a tutte le cellule adulte: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, cellule dendritiche e linfociti. L’acetaldeide provocherebbe la rottura e il cosiddetto “riarrangiamento” di porzioni di Dna all’interno di queste cellule. Una vera e propria mutazione che poi si ripresenta in tutte le generazioni successive di cellule.

A questo punto, ci sono casi in cui l’organismo ha un forte sistema di riparazione endogeno per “riparare” i danni provocati al Dna e in altri ha un sistema non del tutto efficiente (lo studio ha anche esaminato come il corpo cerchi di proteggersi dai danni causati dall’alcol e la prima linea di difesa è rappresentata da una famiglia di enzimi (l'aldeide deidrogenasi già accennato), che abbattono l'acetaldeide dannosa in acetato, che le nostre cellule possono utilizzare come fonte di energia). Da qui, la diversa capacità degli individui di reagire ai danni provocati dal consumo di alcolici.

Dallo studio emerge, infine, che l’alcol può aumentare i livelli di alcuni ormoni, come gli estrogeni, per cui fa aumentare il rischio di ammalarsi di cancro al seno e all’ovaio. Così come pure a livello epatico il consumo di alcolici può portare a cirrosi, che dà via libera al tumore del fegato.

“Il nostro studio evidenzia che se l’organismo non è in grado di elaborare efficacemente l’alcol, si può arrivare a un rischio ancora maggiore di danni provocati al Dna e quindi ad alcuni tipi di cancro – conclude Ketan Patel, professore al laboratorio di biologia molecolare dell’Università di Cambridge. Ma è importante ricordare che il Dna può non avere sistemi di riparazione perfetti, per cui l’alcol può ancora causare il cancro in modi diversi, anche nelle persone i cui meccanismi di difesa sono intatti”.

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Conclusione? Non abusate con bevande alcoliche e tenete lontano la combinazione devastante con le sigarette!

Germana Carillo

La bicicletta ci salverà: viaggio nell'Italia che pedala (o vorrebbe farlo)

Published in: Bici

Andare in bicicletta fa bene alla salute così come l’attività fisica in generale. Ogni anno secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità un milione di persone muoiono prematuramente perché non sono abbastanza attive da un punto di vista fisico.

“150 minuti alla settimana di bicicletta, riduce la mortalità generale del 10%”, spiega Francesca Racioppi dell’Oms a PresaDiretta. L'esperta ha contribuito alla stesura dell’ HEAT (Health Economic Assessment Tool), uno strumento che offre un aiuto concreto alle amministrazioni per capire quanto possono guadagnarci investendo proprio sulla mobilità sostenibile.

“In cima alla lista delle città da salvare c’è proprio la nostra capitale. A Roma ogni mattina si mettono in movimento 4 milioni e mezzo di persone, la maggior parte con la propria automobile. I romani infatti hanno il primato di auto per numero di abitanti, quasi 70 ogni 100 persone”, spiega Riccardo Iacona.

“D’altra parte gli investimenti sul trasporto pubblico sono in costante riduzione da molti anni così come la loro efficienza, 79 minuti è la durata media del viaggio per e dal posto di lavoro dell’eroico cittadino romano. Per non parlare degli investimenti sui mezzi meno inquinanti: meno 80% sui bus elettrici, meno 30% sui tram e per quanto riguarda la metropolitana è stato calcolato che ci vorranno 80 anni per raggiungere la dotazione di capitali come Madrid, Berlino, o Londra”.


A Roma, insomma, solo l’1% della popolazione usa la bici per spostarsi, eppure ci sono già più di 200 chilometri di piste ciclabili che ci farebbero guadagnare in termini di ambiente, salute, spesa e tempo libero.

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A confermarlo è anche Legambiente nell’ A Bi Ci - 1° Rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città - realizzato in collaborazione con VeloLove e GRAB+. Nel Belpaese, gli spostamenti in bici generano un fatturato di 6,2 miliardi l’anno. Pur se le città italiane bike friendly sono ancora una minoranza, il valore economico della ciclabilità si rivela particolarmente interessante.

Le telecamere di PresaDiretta sono andate in giro per l’Italia a scoprire proprio le città più virtuose. A Pesaro oggi, un abitante su tre usa la bicicletta per andare al lavoro, a scuola o per muoversi in città perché l’amministrazione anni fa ha scommesso su un progetto ambizioso, la bicipolitana.

Firenze, invece, ha puntato sul free floating e cioè noleggi una bici e poi la lasci dove vuoi, senza dover cercare la postazione dedicata, come il car sharing. Pochi mesi di attività e più di un milione di chilometri percorsi, dai fiorentini e dai turisti naturalmente.

E poi c’è Reggio Emilia dove, grazie alla rete di ciclabili e al progetto BiciBus, quasi 300 bambini vanno tutte le mattine a scuola con la bicicletta. A Bolzano hanno capito che sono la rete e l’interconnessione che fanno la differenza, in 20 anni hanno investito 20 milioni di euro e il risultato è che oggi Bolzano è la città più bikefriendly d’Italia con chilometri e chilometri di ciclabili, ponti, attraversamenti e snodi per biciclette.

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Tra i progetti più imponenti c'è quello di VenTO, un corridoio ciclabile interamente percorribile da Venezia a Torino lungo un percorso di circa 679 chilometri che darà soluzione di continuità alla percorribilità degli argini del Po attraversando Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Ne avevamo parlato qui: VENTO: LA PISTA CICLABILE PIÙ GRANDE D'ITALIA COLLEGHERA' TORINO A VENEZIA

La bicicletta, spiega ancora Iacona, rappresenta un gigantesco motore di sviluppo economico. L’Italia è il primo produttore di bici d’Europa, con un giro di affari che supera il miliardo di euro tra produzione industriale, componentistica e riparazioni, con decine di migliaia di addetti. Ma anche l’eccellenza artigianale, la tecnologia e l’innovazione del settore. E ancora, il boom delle bici elettriche a pedalata assistita che ha numeri incredibili, solo nell’ultimo anno le vendite sono aumentate del 120%.


Dominella Trunfio

 

 

ReTuna: il primo centro commerciale del mondo dedicato solo al riciclo e al riuso

Published in: Eco-spesa

Nelle nostre città, i centri commeciali sono sempre più numerosi. Luoghi affollati, a volte caotici, dove ci si affanna alla ricerca di abiti, scarpe, accessori e dove l'economia circolare non è di certo di casa.

La città di Eskilstuna si sforza di essere un modello di riferimento ecologico. Nel suo lavoro di sviluppo legato all'ambiente, è nata così l'idea di aprire un centro commerciale con negozi veri e propri ma con una gamma di prodotti riutilizzati.

Nella ReTuna Återbruksgalleria si possono trovare solo prodotti riciclati. Al suo interno ospita 14 negozi, un ristorante, un'area espositiva e ha all'attivo un programma educativo in modo che gli svedesi interessati possano imparare a riciclare ancora di più.

ReTuna Återbruksgalleria è il primo centro commerciale di riciclaggio al mondo e promette di rivoluziore lo shopping in modo intelligente per l'ambiente. Qui i vecchi oggetti tornano a una nuova vita attraverso la riparazione e l'upcycling. Inoltre, tutto ciò che viene venduto è riciclato o riutilizzato o ancora è stato prodotto in modo sostenibile.

Il centro commerciale ha aperto i battenti nell'agosto del 2015 e si trova vicino al centro di riciclaggio Retuna Återvinningscentral. È gestito dall'azienda municipale Eskilstuna Energi och Miljö (EEM).

I visitatori possono portare nel deposito del centro commerciale, chiamato "Returen", ciò che non usano, da giocattoli a mobili, vestiti, oggetti decorativi e dispositivi elettronici. Nel deposito, il personale esegue una prima raccolta di ciò che è utilizzabile e ciò che non lo è. Gli articoli vengono poi distribuiti ai negozi del centro commerciale. Il personale di ogni negozio esegue quindi una seconda selezione, in cui sceglie ciò che desidera riparare, convertire, perfezionare e, infine, vendere. In questo modo, i materiali hanno una nuova vita.

E l'idea sta funzionando: nel 2016, ReTuna Återbruksgalleria ha venduto 8,1 milioni di corone svedesi di prodotti riciclati, pari a 830mila euro.

"ReTuna è più di un semplice mercato. Vuole anche essere un momento educativo. Organizza eventi, workshop, conferenze, giornate tematiche e altro, il tutto incentrato sulla sostenibilità. Ci sono anche sale conferenze. Il Café Returama propone pranzi e cene biologici" si legge sul sito ufficiale.

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Non ultimo. Il centro commerciale ReTuna ha generato oltre 50 nuovi posti di lavoro. Ce ne vorrebbe uno in ogni città, non credete?

Francesca Mancuso

Metodo Montessori: come sostituire le punizioni con le conseguenze naturali o logiche

Published in: Speciale bambini

Con conseguenze naturali si intende un sistema decisamente più dolce in grado di rendere i bambini indipendenti e responsabili senza l'uso di urla, punizioni o minacce.

Maria Montessori riteneva che l'uso di punizioni (così come di premi) inibisse lo sviluppo dell'autodisciplina. Queste soluzioni, spesso utilizzate da chi è alle prese con i bambini, negano ai piccoli l'opportunità di prendere decisioni non condizionate e di essere responsabili del proprio comportamento. Con premi e punizioni, infatti, piuttosto che imparare come analizzare le situazioni e prendere decisioni sagge, i bambini spesso decidono di comportarsi in base a ciò che un adulto potrebbe fare: ovvero ricompensarli o al contrario metterli in castigo.

Se si vuole educare in stile montessoriano è bene invece aiutare i bambini a definire e comprendere le conseguenze naturali o logiche, motivando e spiegando al meglio ogni situazione che si presenta. In questo modo impareranno a prendere decisioni responsabili e non verrà forzata in loro la sottomissione agli adulti.

Usare le conseguenze naturali porterà i bambini a prendere le giuste decisioni non per evitare una punizione o per paura, ma perché conosceranno le conseguenze e l'impatto delle proprie azioni. In questo modo i bambini avranno l’opportunità di imparare dall'ordine naturale delle cose.

Si tratta di un buon sistema per mostrare ai bambini che le loro scelte hanno un impatto, sia su se stessi che sugli altri. Tuttavia, affinché il sistema sia efficace, i bambini devono essere in grado di vedere il collegamento tra l'azione e le conseguenze.

Quando usare le conseguenze naturali o logiche e alcuni esempi per iniziare

Sostituire una punizione con una naturale conseguenza è possibile in ogni sorta di comportamento, dalle cose più semplici come far cadere un oggetto fragile a quelle più complicate come dare morsi agli amichetti.

Scegliere come educare i propri figli è qualcosa di molto personale e spesso difficile, ma per chi vuole provare a usare le conseguenze naturali a casa ecco 10 esempi per iniziare:

  • Scenario 1: è ora di andare al parco e tuo figlio si rifiuta di mettersi le scarpe.
    Conseguenza: dovrà sedersi su una panchina con te piuttosto che giocare perché non è sicuro correre al parco giochi senza scarpe.
  • Scenario 2: tua figlia getta tutto il cibo sul pavimento all'ora di cena.
    Conseguenza: non potrà mangiare.
  • Scenario 3: tuo figlio lascia i suoi giocattoli in giardino nonostante la richiesta di portarli in casa
    Conseguenza: piove e uno dei suoi giocattoli preferiti è rovinato e deve essere gettato via.
  • Scenario 4: un bambino prende in giro la sorella
    Conseguenza: la sorella non vuole giocare con lui
  • Scenario 5: il bambino corre in casa  
  • Conseguenza: una lampada si rompe e occorreranno i soldi che ha messo da parte o la paghetta di molte settimane per ripagarla.

A volte però un comportamento sbagliato non ha una conseguenza naturale immediata. Ad esempioil rifiuto di lavarsi i denti porterà ad avere carie in futuro ma anche se lo si spiega ai bambini questi probabilmente non cambieranno le proprie posizioni perché non vedono effetti diretti.

Nei casi in cui non ci siano conseguenze naturali o la conseguenza è troppo lontana nel futuro per essere un deterrente efficace, possiamo usare le conseguenze logiche, un qualcosa che siamo noi adulti a dover creare.

Ecco alcuni esempi di conseguenze logiche:

  • Scenario 1: tua figlia dà una spinta ad un bambino nel parco giochi.
  • Conseguenza: dici a tua figlia che non puoi fidarti di lei se quando gioca da sola rischia di far male ad altre persone. Rimarrà quindi con te finché non sai che quando gioca è calma e al sicuro. Ciò dovrebbe essere spiegato con il tono più neutro possibile in modo da far capire che l'impatto delle sue scelte ha delle conseguenze e chiarendo che il comportamento che ha avuto non è accettabile.
  • Scenario 2: tuo figlio tratta male i libri della biblioteca che ha portato a casa.
  • Conseguenza: metti da parte i libri spiegando che se non può prendersene cura non potrà neppure leggerli perché devono essere in buone condizioni quando verranno restituiti alla biblioteca. Se tuo figlio è più grande, potresti anche preferire la conseguenza naturale ovvero fargli strappare le pagine e poi farlo risparmiare per pagare il costo della biblioteca.
  • Scenario 3: tua figlia sta giocando nel giardino di casa. Le hai chiesto di fare attenzione ai fiori ma lei li sta calpestando.
  • Conseguenza: le chiedi di entrare. Se non può essere rispettosa del tuo giardino, non potrà neppure giocarci.
  • Scenario 4: tuo figlio si arrabbia ogni volta che deve lasciare la casa dei suoi amici
  • Conseguenza: rifiuti il prossimo invito per giocare dagli amici spiegando a tuo figlio che non potrà più andare finché non sarà in grado di giocare con quell'amico e poi al momento di andare via lasciare casa sua con calma.
  • Scenario 5: il bambino si alza ripetutamente di notte, svegliandoti più volte senza reali motivazioni..
  • Conseguenza: gli spieghi che al mattino sei troppo stanco per preparare la solita colazione che ama e dovrà ripiegare su qualcosa di più semplice.

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Che ne pensate di questo metodo, vi sembra vincente? L'avete mai sperimentato?

Francesca Biagioli

Come si vive in Corea del Nord: le foto censurate che il regime non vuole farti vedere

Published in: Arte e Cultura

  Gli sono costate l’espulsione a vita del paese, ma le foto del fotografo francese Eric Lafforgue seppur censurate in Corea, sono arrivate in tutto il mondo e osservandole bene, non sorprende il perché il dittatore non voleva venissero diffuse.   In sei anni di visite in Corea del Nord, Eric Lafforgue, ha catturato scene di vita quotidiana nel paese, anche laddove non era consentito, riuscendo a far uscire dai confini, alcuni scatti proibiti.   Perché censurati? Per non danneggiare l’immagine del regime. "Mi impediscono di fotografare i poveri, i soldati e obiettivi ritenuti sensibili", spiega il fotografo.   Ma la storia della Corea del Nord è sotto gli occhi di tutti, da quella carestia avvenuta negli anni ’90 non si è mai ripresa e ancora oggi, persiste il problema dell’insicurezza alimentare. Senza contare che diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, definiscono i nord coreani come uno dei popoli più brutalizzati.   Ecco gli scatti censurati dal regime nord coreano:   Manca l'elettricità in casa I soldati sono costretti a fare lavori agricoli   I mezzi pubblici sono spesso senza carburante   In molte zone c'è carenza di cibo   Il lavoro minorile è molto diffuso In mancanza di acqua in casa, ci si lava nel fiume   Non esistono norme di sicurezza sul lavoro Per attraversare il paese i nord coreani devono avere un permesso   Ecco come si viaggia sui tram     Dominella Trunfio   Foto: Eric Lafforgue  

Pancake ice: il suggestivo e raro fenomeno delle ninfee di ghiaccio (FOTO)

Published in: Natura & Biodiversità

I pancake ice, il cui nome riguarda proprio la forma che ricorda il dolce tipico degli Usa, sono cerchi di ghiaccio con bordi alti e il centro basso. Il loro diametro va da 30 centimetri a 3 metri, anche in base alla temperatura esterna. Possono avere uno spessore fino a 10 centimetri.

Essi si formano quando il ghiaccio sull'acqua si rompe e gira nel gorgo di un fiume o di un ruscello, formando cerchi sottili. A quel punto, se la temperatura è intorno al punto di congelamento e il movimento dell'acqua è ancora moderato, si formano i pancake ice.

Spesso al loro interno si deposita anche fango. I loro bordi sono più alti rispetto alla parte centrale perché mentre girano intorno e si scontrano l'un l'altro, accumulano materiale.

Come spiega la Woods Hole Oceanographic Institution, a volte si formano anche a una certa profondità, quando si incontrano corpi idrici di diverse caratteristiche fisiche, ad esempio due fiumi o due corpi idrici con acque caratterizzate da diverse temperature. 

 

Dove si formano?

Non è possibile prevederlo. Sicuramente nel Mar Baltico ma di recente queste insolite "frittelle" di ghiaccio a forma di ninfea sono apparse a Chicago, sulle sponde del lago Michigan. Gli esperti hanno confermato che esse nascono quando alcune porzioni di ghiaccio si scontrano. A quel punto i loro bordi si arrotondano e si sollevano. Ciò avviene a seguito delle temperature molto fredde portate dalle correnti d'aria artica.

 

Chicago Has Landed On The Moon. Thursday in Chiberia.

Un post condiviso da Barry Butler Photography (@barrybutler9) in data: Gen 4, 2018 at 5:47 PST

I pancake ice si sono formati nel 2014 anche in Scozia, sul fiume Dee. Quell'anno, si formarno anche pochi chilometri a valle della residenza estiva della Regina Elisabetta a Balmoral.

 

Epic ice formations as the sun sets on Lake Superior by @beek_brothers_photography ❄️ . . . . #Greatlakeslocals #supportlocal #upnorth #northernmichigan #canonfanphoto #puremichigan #michigan #puremittigan #ice #lakesuperior #thegreatlakesstate #michiganders @instagood @canonusa #pancakeice #winter #winterwonderland #icicles #sunset #greatlakes #midwest #midwestmoment #instagood #picoftheday #nature #naturelovers #naturephotography #local #beauty #biglake #thebiglake @greatlakeslocals

Un post condiviso da Great Lakes Locals (@greatlakeslocals) in data: Gen 7, 2018 at 4:14 PST

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Avete mai avuto la fortuna di ammirarli dal vivo?

Francesca Mancuso

La leggenda dell'Araba Fenice, simbolo del potere della resilienza

Published in: Mente & emozioni

Per gli antichi Egizi, la Fenice era raffigurata con la corona Atef o con l’emblema del disco solare, non era dunque simile a un uccello tropicale, ma piuttosto a un passero o ad un airone che non risorgeva dalle fiamme (come avviene nel mito greco), ma dalle acque.

Tra i greci, la Fenice era una sorta di aquila reale con colori splendidi come l’oro, l’azzurro, il rosso e la porpora, tanto per citarne alcuni. Lunghe piume scivolavano dal capo e la coda era formata da tre lunghe piume, una rosa, una rossa e una azzurra.

Sulla sua esistenza ci sono tanti interrogativi e molti poeti l’hanno considerata nel tempo, soltanto il frutto della fantasia, altri sostengono invece che il mito sia stato ispirato a un vero uccello che viveva nella regione allora governata dagli Assiri.

Ma ciò che più interessa è la simbologia che la Fenice rappresenta, ovvero la morte e la risurrezione che nella vita quotidiana, possono essere associati in senso lato alla resilienza.

La resilienza è, infatti, la capacità di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà della vita, di reagire e di rialzarsi più forti di prima. Possiamo imparare ad adattarci al vento e alle tempeste come fanno gli alberi cioè sviluppando delle radici forti e dei rami flessibili, così possiamo mantenerci ancorati a terra, ma nello stesso tempo imparare ad adattarci ai cambiamenti.

La morte in questo caso può rappresentare un piccolo fallimento, la risurrezione dalle ceneri, non è nient’altro che la ripartenza. Le persone resilienti sanno bene che è importante coltivare l’autostima, circondarsi di buoni amici ed imparare ad accettare ogni situazione, anche quando ci appare scomoda, per poter reagire e poi rialzarsi più forti di prima.

L’Araba Fenice che risorge dalle ceneri

Secondo una versione del mito, l’Araba Fenice dopo aver vissuto per 500 anni, prima di morire costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma, accatastava piante balsamiche e si adagiava al sole, lasciando che quest’ultimo la bruciasse.

Dal cumulo di cenere emergeva poi una piccola larva che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova Fenice che nell’arco di tre giorni volava ad Eliopoli e si posava sopra l’albero sacro.

Del possibile legame tra la Fenice e l’essere umano, ne scrive Carl Gustav Jung nel suo libro “Simboli della trasformazione”, dove la capacità di risorgere dalla morte viene paragonata alla possibilità di rinascere dopo il fallimento.

La Fenice è da sempre un simbolo di forza, si dice addirittura che le sue lacrime fossero curative e che avesse una grande resistenza fisica. Riuscendo poi a controllare il fuoco, essa diviene quasi indistruttibile. Ancora oggi, per esempio in Cina, è espressione di potere, prosperità e armonia dell’universo.

Impariamo ad essere resilienti: 

Allora ecco che come l’Araba Fenice dobbiamo imparare ad allenarci alla resilienza, ovvero rafforzarci interiormente per affrontare meglio le avversità Chi è dotato di resilienza non si fa cogliere impreparato emotivamente di fronte alle emergenze e sa accettare con flessibilità e senza rigidità le sfide della vita, così come la Fenice che si prepara alla morte consapevole della rinascita.

Dominella Trunfio

La mappa segreta nascosta in una farfalla

Published in: Costume & Società

Il creatore altro non è che Robert Baden-Powell, generale, educatore e scrittore britannico, conosciuto soprattutto per essere stato il fondatore, nel 1907, degli scout.

Nel suo libro del 1915 My Adventures as a Spy, Baden Powell scrive:

"Questo schizzo di una farfalla contiene il contorno di una fortezza e segna sia la posizione che la potenza dei cannoni. I segni sulle ali non significano nulla, ma quelli sulle linee mostrano la natura e la dimensione dei cannoni"

Come sappiamo, il generale aveva condotto l’esercito britannico contro i boeri in Sud Africa e nel periodo precedente alla prima guerra mondiale, era diventato simbolo del coraggio di un gentiluomo inglese.

Accanto alla sua carriera militare, c’era l’amore per la scrittura sul tema dello spionaggio. Baden-Powell ha pubblicato, infatti, le mappe segrete degli insetti in una delle sue opere più famose, My Adventures as a Spy. Il libro era una raccolta di storie delle sue missioni spionistiche attraverso i Balcani nel tardo 19esimo secolo, una sorta di guida per aspiranti spie e avventurieri per evitare di essere scoperti.

E questa farfalla ne è un esempio lampante: i dettagli contengono informazioni sulla base nemica, i tipi di armi e le informazioni sul paesaggio. A funzionari locali, sosteneva Baden Powell, questi disegni erano totalmente indecifrabili.

Altri disegni di Baden Powell:

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Tra i consigli del generale c’era appunto quello di travestirsi da entomologi. Era un trucco che aveva funzionato quando dirigeva missioni segrete.

" Portando questo libro, una scatola di colori e un retino, passavo inosservato”.

Dominella Trunfio

Fonte e foto

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