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Torta salata con cavolini di Bruxelles

Published in: Ricette

La torta salata con cavolini di Bruxelles è realizzata con della pasta brisée all'olio, non ha quindi bisogno di tempi di riposo durante la sua preparazione e questo vi permetterà di gestire al meglio il vostro tempo libero.

Ingredienti per uno stampo per crostante con fondo estraibile avente 20 cm di diametro
  • 1 panetto di pasta brisée
  • 400 gr di cavoli di Bruxelles già puliti
  • 125 gr di mozzarella
  • 2 uova
  • olio evo q.b.
  • sale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    25 minuti
  • Tempo Cottura:
    40 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare la torta salata con cavolini di Bruxelles: procedimento

 

  • Cuocere i cavolini al vapore per circa otto/dieci minuti, tagliarli in piccoli pezzi e metterli a raffreddare,
  • nel frattempo sgocciolare la mozzarella e tagliarla a pezzettini,
  • spianare ora con un mattarello la pasta brisée, foderare lo stampo con la carta forno e
  • adagiarvi al suo interno la pasta appena spianata e 
  • con il restante impasto formare anche il bordo.
  • Condire ora i cavolini di Bruxelles con la mozzarella, con l'olio e il sale e
  • metterli nello stampo foderato con la brisée,
  • rompere le uova, sbatterle e versarle nella torta avendo cura di cospargerle equamente e con la pasta brisées eventualmente avanzata decorare la superficie della torta salata.
  • Infornare e cuocere in forno caldo a 180° per circa quaranta minuti,
  • a cottura ultimata sfornare e
  • far raffreddare per una decina di minuti prima di sformarla.
  Come conservare la torta salata con cavolini di Bruxelles:

La torta salata di cavolini con Bruxelles potrà essere conservata in frigorifero per un paio di giorni purché coperta con pellicola alimentare.

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Ilaria Zizza

Contorni vegetariani: cavolfiore gratinato

Published in: Ricette

Da preparare rigorsamente con cavolfiori freschi che non dovranno quindi avere delle macchie sulle lore cime; è possibile preparare questa pietanza anche in anticipo per poi riscaldarla a seguire, oppure ad esempio si potrà dividere il suo procedemento in due tranche lessando in anticipo l'ortaggio. Se preferite un piatto più leggero o seguite una dieta cruelty free vi consigliamo di utilizzare la nostra besciamella vegan e di sotituire il grana vegetale con del lievito in scaglie.

Ingredienti
  • 1 cavolfiore (1,1Kg)
  • 250 ml di latte
  • 25 gr di farina di tipo 1
  • 25 gr di burro
  • grana vegetale grattugiato q.b.
  • noce moscata q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • pan grattato q.b.
  • olio evo q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    60 minuti
  • Tempo Cottura:
    20 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare il cavolfiore gratinato: procedimento

 

  • Tagliare in cimette il cavolfiore, lavarlo e lessarlo in acqua bollente salata fin quando non diverrà morbido, quindi scolarlo e farlo raffreddare,
  • nel frattempo preparare la besciamella facendo sciogliere il burro in un pentolino, unire quindi la farina con il sale, il pepe e la noce moscata, mescolare e quando il tutto si sarà amalgamato versare il latte, e continuando a mescolare cuocere fino ad addensarla.
  • Ungere con l'olio il fondo di una pirofila, dividere le cimette in due metà e disporre ordinatamente il cavolfiore nella pirofila,
  • condire in superficie con la besciamella,
  • un po' di pan grattato e di grana vegetale in modo da far formare una deliziosa crosticina durante la cottura,
  • infornare in forno caldo a 180° per circa venti minuti,
  • a cottura ultimata sfornare e servire il cavolfiore gratinato ben caldo.

 

Come conservare il cavolfiore gratinato:

Il cavolfiore gratinato, qualora dovesse avanzare, potrà essere riposto in frigorifero per un paio di giorni purché coperto da pellicola alimentare.

Per dare colore alla tavola e per far apprezzare maggiormente dai bambini potreste utilizzare anche il cavolfiore viola. Potrebbero interessarti anche altri contorni invernali, altre ricette con cavolfiore o altre varianti per sformato di cavolfiore

Ilaria Zizza

Tutti a tavola: mangiare insieme è nutrimento fisico ed emozionale

Published in: Mente & emozioni

Cosa succede quando si è a tavola, insieme? Si mangia, certo, ma anche si condivide, si sviluppano relazioni e modalità di stare con gli altri. Il momento del pasto è un momento sociale e formativo; rafforza i legami tra genitori e figli e tra fratelli. La presenza di almeno uno dei genitori garantisce che le tematiche che possono emergere – argomenti relativi a temi sociali, le normali preoccupazioni quotidiane, il commento di quanto è successo nella propria giornata – vengano sviluppate in un ambiente familiare ed emotivamente sicuro, contenuto.

Se in famiglia il livello comunicativo è positivo, costruttivo, per i bambini diventa una sorta di “allenamento” alla comunicazione anche con gli altri, con persone al di fuori del suo nucleo familiare. In generale – afferma la professoressa Linda Pagani, una delle ricercatrici - “il nostro studio suggerisce che i pasti in famiglia sono un modo efficace per migliorare il benessere dei bambini”: in particolare dimostrano una più alta capacità comunicativa e un maggiore equilibrio emotivo. Hanno maggiori abilità sociali (e, secondo lo studio canadese, negli anni mostrano meno propensione ad esprimere comportamenti aggressivi, sfidanti). Ma non solo: la ricerca ha dimostrato anche che i bambini presentano una minor propensione al consumo di bevande analcoliche o di fast food: mangiare il cibo cucinato in casa, insomma, educa sia il gusto che più in generale una cultura alimentare più sana.

I benefici si possono registrare quando pranzare o cenare insieme è una pratica regolare, non occasionale, e se diventa realmente anche un momento di “incontro”. Mangiare insieme è condividere, scambiare opinioni in una circolarità sociale, ritrovarsi per assumere un nutrimento che è sia fisico che emozionale e – così, dopo – poter ripartire, più forti e pronti, verso le altre attività: vale per ogni età. Ed ha un “sapore” ancora più significativo per i più piccoli: di indirizzo, sostegno, riferimento e formazione.

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Forse non serviva uno studio scientifico per dimostrare che ritrovarsi insieme, in famiglia, fa bene. Ma in questi tempi di corsa, in cui gli orari familiari sono sballati e essere presenti, tutti, per pranzo e cena non sempre è facile, lo studio canadese ci ricorda e sottolinea l'importanza - sempre e tanto più quando abbiamo dei figli (in particolare la ricerca considera gli effetti sui bambini a partire dai sei anni) - di uno sforzo creativo e organizzativo in questa direzione: pasti condivisi, che non siano un evento occasionale, di festa, ma che abbiano una certa regolarità. E che consentano il tempo e lo spazio per un dialogo tra tutti, serenamente: diventando così buon nutrimento per mente, spirito e corpo. Di tutti.

Anna Maria Cebrelli

 

Abbattuta chiesa tedesca nonostante le proteste di Greenpeace: al suo posto miniera di lignite

Published in: Ambiente

Gli attivisti avevano piazzato un enorme striscione sul cornicione della ex chiesa cattolica di San Lamberto a Immerath, in Germania, con su scritto:

"Chi distrugge la cultura, distrugge esseri umani, #StopCarbone".

Il colosso tedesco dell'energia RWE, che si occupa di distribuire l'elettricità a oltre 120 milioni di persone, in Europa e Nord America attraverso le sue società controllate, aveva in mente di abbattere la chiesa per allargare la sua Garzweiler II, una gigantesca miniera di lignite.

Una protesta che si è protratta per alcune ore, fino a quando gli attivisti di Greenpeace sono stati costretti ad allontanarsi. Purtroppo, subito dopo è iniziato l'abbattimento della chiesa.

Eppure, come sottolinea l'associazione, la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva promesso di rispettare l'obiettivo tedesco di riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2020. Ciò è possibile solo eliminando completamente il carbone dalla produzione elettrica

. .

Non è di certo un passo in avanti visto che la Germania ha annunciato di diventare completamente indipendente dalle fonti fossili e dal nucleare entro il 2050. Intanto, nonostante i proclami continua a far spazio al carbone.

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Evidentemente la Germania non è ancora disposta a cedere su questo fronte, in barba dell'ambiente e della cultura.

Francesca Mancuso

Il microcosmo di Nahualac: scoperto un modello in miniatura dell'universo

Published in: Centro America

Situato a 3.870 metri sul livello del mare, Nahualac ospita un laghetto stagionale all'interno del quale in epoca preispanica fu costruito un tetzacualco, un santuario. Alcuni miti mesoamericani sulla creazione del mondo sostengono che Cipactli (il mostro della terra) galleggiasse sulle acque primordiali e dal suo corpo furono creati il cielo e la terra.

Proprio il sito di Nahualac potrebbe emulare questa concezione. La presenza del tetzacualco nel bel mezzo di uno stagno e l'effetto ottico prodotto nello specchio d'acqua da cui sembra che la struttura emerga, suggerisce che il luogo sia la rappresentazione di un tempo e di uno spazio primitivi, un modello in miniatura dell'universo.

Lo ha spiegato l'archeologo Iris del Rocio Hernandez Bautista, della Divisione di Archeologia subacquea (SAS) dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH), responsabile della ricerca archeologica di questo sito che si trova nel comune di Amecameca, in Messico.

Nel 2016 un team di scienziati ha condotto alcuni scavi ritrovando numerosi frammenti di ceramica, materiali litici, lapidari e resti organici. Ha scoperto inoltre che Nahualac è formato da due aree. La prima e più importante è un laghetto stagionale, costruito in tempi antichi, con un tempio rettangolare formato a sua volta da pietre impilate. La struttura è 11,5 x 9,8 metri. Attualmente, è possibile vedere gli angoli e alcuni cumuli di pietre che lo circondano.

Foto

La seconda area si trova 150 metri a sud-est della struttura, su un'ampia valle dove hanno origine le sorgenti che alimentano il lago. Lì sono stati trovati pezzi di ceramica con elementi decorativi associati a Tlaloc, la divinità della pioggia.

Secondo l'archeologo Iris Hernandez, Nahualac è la rappresentazione di uno spazio rituale dove il culto di Tlaloc è evidente, anche se non esclusivo, visto che è legato anche alle divinità femminili dell'acqua e della terra.

Inoltre, le popolazioni dell'epoca avevano creato un sistema che portava l'acqua dalle sorgenti vicine allo stagno per provocare un effetto visivo molto particolare: la struttura e i cumuli di pietra sembravano galleggiare sulla superficie dell'acqua, che a sua volta rifletteva il passaggio circostante.

"Questi effetti visivi, così come le caratteristiche degli elementi del sito e il loro rapporto reciproco, hanno fatto pensare che Nahualac potrebbe rappresentare un microcosmo che evoca acque primordiali e l'inizio dello spazio-tempo mitico".

LEGGI anche:

Un piccolo universo costruito dalle antiche popolazioni centroamericane che cercava di spiegare le meraviglie del cosmo.

Francesca Mancuso

Jet-lag: 8 consigli per rimediare al cambio di fuso orario

Published in: Salute & Benessere

Indipendentemente dal fatto che si stia viaggiando per lavoro o per piacere, il jet-lag può essere in ogni caso una vera e propria frustrazione all’inizio del viaggio, o uno dei motivi (in più!) per cui non vogliamo che il viaggio finisca.

Ma ci sono modi in cui puoi gestire il mal di fuso che possono aiutare anno a far sì che si viva il ritorno a casa più facilmente…

1. Regolate l’orologio

Conoscere l’ora che sarà alla destinazione di arrivo può essere utile per iniziare a “regolarsi” il prima possibile. Cercate allora di alzarvi presto e anche, allenarvi (dato che si starà anche seduti per così tante ore), per adeguarsi al nuovo fuso orario immediatamente.

2. Arrivo a destinazione durante il giorno

Se possibile, pianificate il volo in modo da arrivare nelle ore diurne. La luce diurna, infatti, aiuta a rimodulare il ritmo circadiano. L’esposizione alla luce locale può facilmente riprogrammare il nostro orologio interno.

3. Idratazione!

Durante il volo, bevete circa una tazza do acqua ogni ora. La scarsa umidità in cabina, può provocare infatti gola secca, irritazione agli occhi e pelle screpolata e può rendervi meno capaci di fronteggiare situazioni di stress come può essere proprio il cambio di fuso.

4. Evitate caffeina e alcol

Per la stessa regola precedente, vale anche il divieto di eccedere con caffè e alcolici, che possono interferire con i livelli di energia e con l’adattamento al nuovo orario, disturbare il sonno e aumentare la disidratazione.

5. Fate scelte alimentari intelligenti

Soprattutto in un volo intercontinentale, stanno sempre a offrire del cibo ed è molto probabile che più cibo di quello che il vostro corpo richiede sarà offerto. Evitate cibi salati, grassi o zuccherini, optando invece per scelte più salutari che offrono un mix equilibrato di proteine, grassi sani e carboidrati a basso indice glicemico, con particolare attenzione alle verdure. Essenziali gli spuntini sani, con noci e semi o yogurt.

6. Regolate i pasti al fuso orario di destinazione il prima possibile

Anche in questo caso, tenete conto dell’ora in cui arriverete. Ad esempio, se il cibo viene servito in quello che sarebbe il cuore della notte del posto in cui dovete arrivare, saltate questo pasto, o chiedere che sia messo da parte, e poi fate un’ottima colazione in quella che sarebbe l’ora di colazione a destinazione. 

7. Pisolino

Una ventina di minuti di un placido sonnellino sono sufficienti per sentirsi rigenerarsi e, una volta arrivati a destinazione cercate di resistere e di aspettare la notte, concedendovi poi una lunga dormita.

8. Melatonina

Se viaggiate regolarmente, potrebbe esservi di aiuto, ma consultate prima un medico. La melatonina è l'ormone che aiuta a dormire, quindi quando i fusi orari vengono regolarmente attraversati, prendere un integratore di melatonina può aiutare a mantenere l’equilibrio.

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Jet leg: 10 consigli e rimedi naturali

Stress da rientro dalle ferie: come combattere il post vacation blues

Melatonina: i benefici non solo per l’insonnia

Germana Carillo

Pubblicare foto dei figli su social: quali accorgimenti adottare e cosa si rischia

Published in: Social & Web

Privacy addio per i figli di genitori che non ci pensano due volte a far vedere al mondo intero quanto sia bello e bravo quel piccoletto che spegne le candeline. Ma forse un po’ esageriamo, suvvia.

In barba alla norma costituzionale che sancisce il compito dello Stato di tutelare “l’infanzia e la gioventù favorendo la nascita delle istituzioni necessarie a questo fine” (art.31) e a specifiche norme previste dalla legge sul diritto di autore (l. 1941/633) e dal codice civile, che disciplina l’abuso dell’immagine altrui, noi delle foto dei nostri figli facciamo un po’ come ci pare non curandoci affatto delle conseguenze.
Ma forse qualcosa si smuove e rimarca quello che è inteso già da tempo, è sempre meglio evitare di pubblicare foto di minori, anche se sono nostri figli, per mille e un motivo.

Foto online dei minori: cosa dice la legge

Norme specifiche sulla tutela dell’immagine della persona, nella fattispecie del minore, sono previste dalla legge sul diritto di autore (l. 1941/633) e dal Codice civile, che disciplina l’abuso dell’immagine altrui (gli articoli 147 e 357 del Codice civile impongono ai genitori un dovere di cura e di educazione nei loro confronti che oramai include anche la corretta gestione dell’immagine pubblica del minore).

La legge sul diritto d’autore avverte che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso (art. 96 legge n. 633/1941).

Inoltre, la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176, decreta che in tutti gli atti relativi ai minori, l’interesse superiore del minore deve essere considerato preminente.

“Nessun bambino può essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali che ledano la sua vita privata, la sua famiglia, la sua casa, il suo onore o la sua reputazione”.

Per questo, ciascun bambino ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o pratiche lesive. Così come anche la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 7 dicembre 2000, salvaguardano i diritti della persona.

Infine, il Garante per la Privacy ha dichiarato che la tutela del minore immortalato in una foto deve essere rispettata in qualunque ambito della vita quotidiana.

La sentenza di Mantova

Creano precedenti in Italia due casi di pubblicazione di foto di minori sui social. Uno è il caso del Tribunale di Mantova che, in seguito alla denuncia di un padre il quale, nel processo per la separazione, aveva chiesto la rimozione delle foto dei propri figli pubblicate dalla sua ex moglie, ha stabilito che entrambi i coniugi devono essere d’accordo prima di caricare in rete le foto dei figli, altrimenti dovranno essere rimosse.

Il giudice ha imposto la rimozione delle foto, avvalendosi dell’articolo 10 del codice civile sulla tutela dell’immagine, ad alcuni articoli del decreto legislativo 196 del 2003 sulla tutela della riservatezza dei dati personali, sulla convenzione di New York, ratificata dall’Italia nel ‘91, sulla tutela dei minori e sul regolamento dell’Unione Europea.

La sentenza del Tribunale di Roma

Non solo il giudice può ordinare la rimozione delle immagini, ma anche il pagamento di una somma di denaro in favore dei figli. Un forte precedente anche l’ordinanza del Tribunale di Roma che ha seguito il caso di un sedicenne che aveva chiesto tutela contro la madre troppo “social” anche coi fatti del minorenne.

Il Tribunale ha così condannato la madre non solo a rimuovere i contenuti che riguardavano il figlio sedicenne, ma anche a pagare un’ammenda 10mila euro a quest’ultimo – tramite il tutore – e al marito in caso di inottemperanza all’ordine di rimozione o al divieto di successivi post (ordinanza del 23 dicembre 2017).

Già a Brescia, infine, in un altro caso il Tribunale aveva disposto il divieto per i genitori non solo di pubblicare le foto della figlia minore su blog e social, ma anche di usarne le immagini per il profilo su WhatsApp.

Pubblicare foto figli su social: quali accorgimenti e perché adottarli

Avete solo una ristretta cerchia di contatti e avete impostato le dovute misure per la protezione della privacy? Quasi inutile. Altri potranno comunque salvare le foto e utilizzarle come meglio credono. Proprio così, e la prudenza allora in questi casi non è mai troppa.

Esagerati? Sul web si trova sempre e in qualunque modo la possibilità di “copiare” un’immagine. Attenzione, quindi, se decidete di pubblicare e, soprattutto, se gli amici hanno la bella pensata di “taggare” la foto. In quel caso ditemi voi dov’è più il confine di protezione.

Sappiate, insomma, che le foto dei vostri cuccioli rimangono accessibili a tutti e non sono pochi i casi di persone che si sono ritrovate le immagini dei propri figli pubblicate su siti vari. Se volete eliminarle, le foto verranno conservate in backup dal gestore del social, che di norma cancella definitivamente il tutto dopo 30 giorni circa.

Se proprio volete pubblicare, evitate atteggiamenti estremamente privati (il pupo fa la pupù nel vasino, tenetevelo per voi! Anche un po’ di dignità…), nudità o anche solo in mutandine e fate a meno di riferimenti alla scuola o a luoghi facilmente riconoscibili.

Alla scuola o alla palestra, chiedete sempre di farvi firmare un consenso. E se qualcuno pubblica foto che riguardano i vostri figli senza un vostro assenso, si è in presenza di un illecito civile: i genitori del bambino ritratto possono chiedere al tribunale di ordinare all’autore della pubblicazione o al gestore dello spazio online la rimozione immediata delle immagini o dei video; inoltre, se la pubblicazione delle immagini ha provocato un danno, anche morale, a chi vi è ritratto, i genitori possono chiederne il risarcimento.

Se, invece le immagini sono utilizzate per avere un ritorno economico, c’è reato di trattamento illecito di dati, punito con la reclusione fino a tre anni. In più, se la pubblicazione illecita dell’immagine o del video offende la reputazione di chi vi è ritratto, chi l’ha diffusa, oltre a dover risarcire il danno, deve rispondere anche del reato di diffamazione aggravata e rischia una reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.

E se i genitori si separano?

Già nel marasma che comporta una separazione in casa, abbiate un po’ di lucidità e non litigate anche se quelle foto vanno pubblicate o no. Che necessità c’è?

Dall’altro canto, in caso di separazione e di divorzio, se uno dei due coniugi non è d’accordo, la questione nemmeno si pone.

Il genitore che abbia intenzione di impedire l’uso da parte dell’altro delle fotografie del figlio o può agire con un ricorso autonomo in base agli articoli 96 della legge sul diritto d’autore e 10 del Codice civile, o può prevedere condizioni ad hoc nel ricorso per separazione o divorzio.

In caso di separazione giudiziale il giudice, già con i provvedimenti provvisori, potrà far valere i diritti dei figli minori, tutelandone la "riservatezza".

Germana Carillo

Ecco perché non bisogna premiare i bambini con i dolcetti

Published in: Speciale bambini

Durante le festività natalizie i bambini si sono abituati a mangiare qualche dolcetto in più e adesso potrebbe essere difficile fargli capire che è necessario fare un passo indietro e limitare l’assunzione di zuccheri per il bene della loro salute.

Spesso tendiamo a fare l’errore di promettere del cibo dolce ai bambini in seguito a qualche loro buona azione o come premio. Sono gli esperti a ricordarci che questa non è una buona abitudine e che, secondo le linee guida britanniche appena pubblicate, i bambini dovrebbero concedersi non più di due piccoli spuntini al giorno.

Nella loro ultima campagna Change4Life, i funzionari sanitari nel Regno Unito hanno invitato i genitori a cercare spuntini da 100 calorie. Naturalmente i dolcetti esistenti, soprattutto quelli confezionati, abbondano in quanto ad apporto energetico e sono pieni di zucchero.

La dietista irlandese Orla Walsh ci ricorda che:

"Se un bambino riceve uno o due dolcetti al giorno non è più un piacere è semplicemente un'abitudine malsana. Non premiare i bambini con il cibo, non sono cani, per i più piccoli un applauso, un adesivo o un abbraccio è tutto il premio di cui hanno bisogno. (…) Per i bambini più grandi vanno bene cose semplici come la promessa di poter leggere di notte un capitolo in più a letto o un appuntamento per giocare con gli amici."

Lo zucchero tra l’altro è stato più volte collegato alla dipendenza e un'assunzione eccessiva e costante può provocare nei più piccoli (ma non solo) sbalzi d'umore, mal di testa e sintomi simil-influenzali. 

Premiare dunque i bambini costantemente con dei dolcetti li espone a dei possibili rischi e soprattutto gli fa prendere errate abitudini alimentari che probabilmente si porteranno dietro anche da adulti. In questo senso molto importante è il ruolo della famiglia che, tra le altre cose, deve anche educare ad un buon rapporto con il cibo sano:

"L'intera famiglia deve cambiare e i genitori devono dare l'esempio: se non c'è cibo spazzatura in casa quale scelta hanno i bambini? Se non c'è, non possono accedervi".

Ma adesso che sono appena passate le feste e probabilmente abbiamo esagerato un po', cosa possiamo fare per far superare ai bambini la dipendenza da zucchero?

La dottoressa consiglia di lasciare che i piccoli giochino il più possibile all'aria aperta in modo da smaltire un po’ del cibo spazzatura che hanno consumato. Non bisogna aver paura del freddo, basta coprirli bene!

Si possono poi fare in casa i dolci che in questo modo risulteranno molto più salutari. Si può infatti limitare al massimo lo zucchero o meglio ancora utilizzare dei dolcificanti alternativi o  ancora frutta naturalmente zuccherina come mela o banana. Il palato dei più piccoli si abituerà presto a questi sapori con grandi vantaggi per la loro salute. 

Iniziate subito a rendere più sani i vostri dolci leggendo i nostri consigli:

Naturalmente la dottoressa Walsh ricorda che il discorso è decisamente più ampio e che si rende necessario insegnare ai bambini il piacere di mangiare cibo sano, quello che è davvero in grado di fargli acquistare la giusta energia e di farli crescere forti.

Francesca Biagioli

L'antica tradizione svedese di camminare nel bosco per conoscere il futuro

Published in: Arte e Cultura

Immaginate di essere in un bosco da soli, attorno a voi c’è solo l’oscurità della notte, il rumore del vento e il batticuore che vi accompagna mentre avanzate alla ricerca del vostro futuro. In Svezia tutto questo ha un nome: la tradizione dell’ Årsgång, cioè della camminata dell’anno, momento in cui si fa un' esperienza a metà tra la realtà e la fantasia.

Secondo il folklore, infatti, affinché l’anno sia propizio bisogna affrontare il cosiddetto Year walk durante la fredda vigilia di Capodanno: un cammino iniziatico per capire cosa il 2018 riserverà.

Si cammina per trovare risposte a un incerto futuro. 

E’ proprio in questa notte che la leggenda dice che è possibile incontrare creature strane che vagano nei boschi. Le origini dell’ Årsgång risalgono al 1600 e si trovano nel libro Folk Belief and Traditions of the Supernatural di Tommy Kuusela.

In pratica, vagando da solo, l’avventuroso impara a conoscere il proprio destino e quello del villaggio in cui vive a seconda se incontra ‘creature misteriose ed entità spaventose’, come il cavallo del ruscello o l’huldra o esseri più amichevoli.

Il cavallo del ruscello, ad esempio, ammaliava i bambini facendoli salire sulla sua groppa, una volta raggiunto un numero sufficiente però si gettava in acqua, facendo affogare tutti i piccoli cavalieri. Altrettanto suggestivo il racconto su l’hultra, una ninfa simile ad un albero che attirava i camminatori per poi ucciderli.

Nelle pagine di Kuusela ci sono tanti altri personaggi legati a questa passeggiata che deve essere un’esperienza solitaria, anche se, se due persone si incontrano possono camminare di fianco, con la clausola però di non parlarsi mai.

Altre straordinarie leggende:

A volte, gli spiriti sono più comici. Una storia del libro descrive un camminatore che incontra dei topi che disegnavano un carro di fieno. Sebbene questa tradizione non sia più in voga, dal 2013 c’è un videogioco che la ricorda: un'animazione che prevede una passeggiata in cui bisogna sconfiggere demoni e malvagi.

Dominella Trunfio

Grave disastro ambientale in Cina: petroliera si scontra con mercantile

Published in: Ambiente

Il ministero dei Trasporti cinese ha fatto sapere che la petroliera Sanchi stava navigando dall'Iran alla Corea del Sud quando è entrata in collisione con il CF Crystal a 160 miglia nautiche dalla costa di Shanghai.

Gran parte del condensato, un tipo di petrolio raffinato molto leggero, è finito nel mar Cinese orientale. La petroliera rischia anche di esplodere e affondare, riversando il resto nelle acque. A seguito della collisione col mercantile, infatti, si sono levate le fiamme. L'incendio, divampato a bordo, ha reso difficili le operazioni di contenimento del petrolio fuoriuscito.

Un vero e proprio inferno, come hanno confermato anche i media cinesi che temono l'esplosione. I soccorritori che fino ad ora hanno tentano di raggiungere il sito non possono avvicinarsi al luogo dell'incidente a causa delle nubi tossiche.

Il condensato è molto diverso dal petrolio greggio che purtroppo abbiamo spesso visto durante le altre fuoriuscite. Esiste sotto forma di gas all'interno di serbatoi ad alta pressione e diventa liquido una volta estratto. È altamente tossico, a bassa densità e notevolmente più esplosivo rispetto al normale greggio.

A differenza del petrolio, inoltre, non ha bisogno del processo di raffinazione e serve a creare prodotti come carburanti, benzina, diesel e combustibili destinati al riscaldamento.

Un pericolo per l'ambiente visto che è altamente tossico ed essendo molto leggero può disperdersi più rapidamente. In più, come ha precisato John Driscoll di JTD Energy Services "è più probabile che si disperda o si mischi con l'acqua". Essendo privo di colore e odore, è inoltre molto più difficile da rilevare, contenere e ripulire.

L'esperto ambientale Wei Xianghua ha dichiarato all'Agence France-Presse: "È molto probabile che questo uccida la vita marina in una vasta area".

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lu Kang ha detto che le condizioni non sono "favorevoli alle operazioni di ricerca e soccorso".

Non ci sono dichiarazioni ufficiali sul destino dei 32 membri dell'equipaggio, 30 iraniani e due bengalesi. Dal canto suo, la Cina ha inviato diverse navi per effettuare operazioni di ricerca e soccorso, mentre la Corea del Sud ha fornito supporto con una nave della guardia costiera e un elicottero. Aiuti anche dagli Stati Uniti che hanno inviato un aereo militare.

Qui gli aggiornamenti via Twitter:

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LEGGI anche:

È ancora presto per fare un bilancio, non si sa ancora se tutto il condensato sia già finito in mare ma le speranze di arginare il disastro si fanno sempre più esigue. L'ennesimo disastro ambientale legato al petrolio. E il 2018 è appena iniziato.

Francesca Mancuso

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Freccia, il cane trafitto da un arpione sta bene... e cerca casa!

Published in: Come è andata a finire?

 Dalla pagina Facebook della clinica veterinaria Duemari di Oristano arriva la good news:

E così Freccia è' guarito . Mangia e ingrassa. È' arrivato il momento di separarci . Per ora andrà in stallo dalle volontarie di Nuoro che lo hanno soccorso ed affidato alle nostre cure. Domani .. Per adesso passerà la sua ultima notte con noi . Grazie per fiducia che avete riposto in noi e grazie a lui per la sua tempra eccezionale. Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito e aiutato con il cibo speciale che lo ha nutrito e gli altri regali. Si aprono le danze.
Freccia Sfreccia e cerca finalmente casa..

Vi avevamo già parlato di questo cane, ribattezzato Freccia al suo arrivo in clinica dopo essere stata vittima di un episodio di crudeltà inaudita: il polmone di sinistra completamente collassato trapassato da un’asta di acciaio, pneumotorace e versamento toracico destra e sinistra; esofago distale perforato e fegato trapassato da parte a parte, emorragia toracica, per colpa di un arpione simile a quelli usati e modificati dai bracconieri.

Ecco la storia di Freccia:

Per lui si era indignata l’Italia intera, ma piano piano le sue condizioni di salute sono tornate alla normalità e dopo la prima passeggiata fuori dalla clinica, adesso Freccia mangia, ingrassa e cammina. Ma la sua battaglia non è ancora finita: come tantissimi altri randagi, adesso è in cerca di una casa e di una famiglia da amare.

Dominella Trunfio

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Amianto nei thermos: attenzione, ritirati dal ministero della Salute

Published in: Cucina

A darne notizia in primo luogo è stato il sistema comunitario di allerta tra gli Stati dell'Unione europea sulla sicurezza dei prodotti del Rapex - Rapid Alert System.

Il termos è importato dalla Galileo SPA con sede in Strada Galli, 27, a Villa Adriana, Tivoli (RM) ed è marchiato Kitchen club. Si tratta di un porta pranzo da 0,35 litri.

In particolare, il lotto richiamato per rischio chimico-cancerogeno è quello caratterizzato dal numero 2170297, con codice a barre 8-029121702978.

Il thermos è formato da una parte esterna in plastica ma il materiale in cui è presente l'amianto si trova nell'intercapedine del doppio involucro in vetro dei thermos, con funzione di distanziatori. Lì sono presenti dei piccoli corpi di forma cilindrica, di colorazione grigio formati da materiale fibroso compresso di amianto crisotilo.

"Il laboratorio di Prevenzione della ATS Milano ha seguito l’analisi di prima istanza del campione “Thermos-Marca Kitchen Club”, riscontrando la presenza di tremolite (Amianto), giudizio confermato da analisi di revisione da parte del Laboratorio ARPAM Dipartimento Provinciale di Pesaro con nota prot. 111381/17 del 1 dicembre 2017" spiega il Ministero.

Il rischio è la liberazione di fibre di amianto (cancerogeno per inalazione classe 1 IARC) in caso di rottura del contenitore in vetro e manipolazione della pasticca di cartone amianto.

 

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Se avete acquistato questo prodotto evitate di utilizzarlo e riportatelo nel punto vendita per ottenere un cambio o un rimborso.

Francesca Mancuso

Salsa di avocado

Published in: Ricette

Per realizzare una perfetta salsa di avocado occorre scegliere un frutto molto maturo, da condire poi con l'aglio, con la curcuma e con del buon olio extra vergine di oliva. Dal sapore delicato ma stuzzicante, la salsa di avocado vi conquisterà sicuramente al primo assaggio.

Ingredienti
  • 1 avocado maturo
  • 1 pezzettino d'aglio
  • 1 punta di cucchiaino di curcuma in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • 2 cucchiani di olio evo
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  • Tempo Preparazione:
    10 minuti
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la salsa di avocado: procedimento

 

  • Sbucciare l'avocado, eliminare il nocciolo e tagliarlo a pezzettini,
  • sbucciare l'aglio e porlo in un robot da cucina insieme all'avocado, alla curcuma, al sale e all'olio e
  • mixare il tutto formando una purea.
  • La salsa di avocado potrà essere utilizzata subito.

 

Come conservare la salsa di avocado:

La salsa di avocado potrà essere conservata in appositi conternitori ermetici e riposta in frigorifero per un paio di giorni; è preferibile comunque consumarla subito perchè il giorno successivo questa cambierà il suo colore scurendosi un po' e cambierà leggermente il suo sapore.

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Ilaria Zizza

Arriva la tassa contro i bicchieri del caffè usa e getta in UK

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Se proprio non ci si vuole adeguare, chi deciderà di prendere comunque caffè e tè nei contenitori usa e getta dovrà sborsare questa tassa sull'usa e getta che potrebbe dare un bel taglio alla produzione di rifiuti.

Per ridurre la mole da smaltite, i parlamentari hanno proposto dunque un prelievo di 25 penny sui caffè e i tè da asporto per finanziare le infrastrutture che entro i prossimi cinque anni renderanno tutte le tazze riciclabili. Se il piano fallirà, l'ultima soluzione, secondo i parlamentari inglesi, sarà la messa al bando dei bicchieri usa e getta.

Mentre in Italia impazza la polemica sui sacchetti biodegradabili a pagamento, a Londra si cerca di andare oltre, premiando chi sceglie i bicchieri riutilizzabili e "punendo" chi non riesce a fare a meno della plastica.

Il Regno Unito ha solo tre strutture in grado di suddividere i componenti in carta e plastica, che rivestono le tazze di cartone da destinare al riciclaggio. Tali strutture non fanno parte del sistema generale di riciclo e meno di 1 tazza su 400 - meno dello 0,25% - viene riciclata. Numeri alla mano, in Gran Bretagna, ogni anno vengono gettati via 2,5 miliardi di bicchieri del caffè, pari a 30mila tonnellate.

La commissione parlamentare per l'ambiente ha dunque proposto un costo fisso paragonabile a quello per le buste dei negozi.

La proposta, come sempre accade, è stata apprezzata da alcuni e criticata da altri. Secondo quanto riportato dal Guardian, c'è chi pensa che la tassa possa invogliare davvero a ricordarsi di portare da casa il proprio bicchiere riutilizzabile.

Un modo per educare i cittadini al riuso. C'è chi lo porta avanti ancor prima che il parlamento facesse la proposta. Will Gill, un che gestisce un bar, ha detto che non sarà così facile convincere i consumatori a sborsare per avere una tazza da portarsi sempre dietro. Gill serve caffè da 13 anni pur combattendo contro la dura concorrenza delle grandi catene come Starbucks, Costa e Caffè Nero. Così, per differenziarsi, offre già ai clienti un caffè gratuito se acquistato insieme a una tazza riutilizzabile. Purtroppo, per sua stessa ammissione, in pochi optano per questa soluzione.

Ci vorrà sicuramente del tempo per abitarsi ma se davvero Londra renderà concreta questa idea, il taglio della produzione di rifiuti sarà davvero importante.

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Di recente, il governo della capitale ha proposto anche di riattivare le fontanelle per l'acqua pubblica in modo da ridurre il ricorso a quella in bottiglia. Un cambio di rotta?

Francesca Mancuso

Le rare immagini delle meduse che sembrano fuochi d'artificio (FOTO e VIDEO)

Published in: Animali

La vastità delle profondità oceaniche nasconde ogni sorta di cose misteriose, vive e non. E poco prima del nuovo anno alcuni scienziati a bordo della nave da ricerca E/V Nautilus, mentre cercavano un “campione di granchio”, hanno catturato filmati di una autentica esplosione di bellezza.

Ebbene, a 1225 metri di profondità nell’Arcipelago di Revillagigedo al largo della Baja California, in Messico gli studiosi hanno avuto un incontro casuale con una Halitrephes maasi jelly, un'idromedusa che si trova in acque temperate e tropicali.

 

A metà strada tra una medusa e dei fuochi d’artificio, nel video degli scienziati si vede chiaramente come i canali radiali che muovono i nutrienti attraverso la campana di gelatina formino un motivo a stella che riflette le luci del veicolo con chiari spruzzi di giallo e rosa.

"Ma senza le nostre luci questa gelatinosa bellezza scivola invisibile nell'oscurità", si legge sul sito del Nautilus. A significare quanto si renda bella ai nostri occhi una simile bellezza della natura. 

Il progetto in corso sta attualmente raccogliendo dati biologici e geologici sulle montagne sottomarine oceaniche di questa parte in gran parte inesplorata del Pacifico orientale, nella speranza di comprendere meglio il loro ruolo in un quadro più ampio.

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Questo incontro casuale è uno dei tanti che la missione di esplorazione ha già avuto occasione di fare, tra cui avvistamenti di misteriose macchie viola e di un adorabile calamaro dagli occhi sporgenti. La scienza è una disciplina impegnativa, ma sono questi momenti di pura meraviglia e di autentica scoperta che la rendono ancora più bella e utile. 

Germana Carillo

Troppi regali per la befana? L'iniziativa per barattarli o donarli ai bambini più sfortunati

Published in: Buone pratiche & Case-History

Siamo a Roma. Come vi avevamo già raccontato, la Bottega dei piccoli è un non negozio, come lo definiscono i fondatori, esclusivamente dedicato al baratto e al riuso. Per la Befana, potete dunque scegliere di portare ciò che avete deciso di donare o scambiare.

A fondare la Bottega due anni fa e a gestirla è l'associazione Terra dei Piccoli Onlus, secondo cui solo nella capitale i beni inutilizzati dei bimbi che potrebbero essere scambiati e resi disponibili raggiungo un valore di 60 milioni di euro. Una cifra da capigiro.

Considerando solo queste feste natalizie, sono stati generati almeno 50.000 beni nuovi da poter scambiare.

Se avete in cantina dei beni, indumenti, giochi ma soprattutto quello che serve a un bambino, evitate che si accumuli altra polvere. Un modo per insegnare ai propri figli a non accumulare cose inutili e a scambiarle con gli altri creando un meccanismo virtuoso che ha già permesso a migliaia di beni in ottimo stato di essere scambiati e donati.

Come funziona la Bottega?

Ricordiamo che in primo luogo bisogna sottoscrivere una tessera associativa annua, che ha un costo di 20 euro e che dà il diritto a scambi senza limiti. Ogni volta che portiamo qualcosa di nostro possiamo scegliere se scambiarlo o donarlo. In entrambi i casi il suo valore viene accreditato sulla tessera magnetica sotto forma di "good money", una sorta di moneta elettronica “buona” il cui valore servirà ad "acquistare" ciò che invece serve. Si trova di tutto: passeggini, libri, giocattoli, biciclette.

Foto

Secondo Andrea Cippone, socio fondatore e promotore del progetto si tratta di una vera e propria

"bottega di Babbo Natale e della Befana, ma aperta tutto l’anno perché con il riuso si contrasta la povertà, ma si riduce anche lo spreco e il trattamenti in discarica di beni, in una città come Roma che ha più di 30mila bambini che vivono in condizione di povertà e un enorme problema con la gestione dei rifiuti".

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La bottega dei piccoli è a Roma, in via Montaione 44. Da questo mese sarà aperta tutti i martedì e giovedì pomeriggio e il mercoledì e venerdì di mattina. Se vivete nella Capitale un non negozio da visitare e da conoscere all'insegna dello scambio ma soprattutto della solidarietà, ancora di più dopo le feste.

Francesca Mancuso

Superluna blu e rossa da non perdere: l'evento astronomico che non si verifica da 150 anni

Published in: Universo

La superluna

Per la seconda volta nel corso di questo mese, il nostro satellite naturale si trova a una distanza ridotta dalla Terra. Si parla di superluna quando essa raggiunge il perigeo, ossia il punto più vicino al nostro pianeta. Percorrendo un'orbita ellittica, la luna non si trova sempre alla stessa distanza dalla Terra ma essa va da un valore minimo, il perigeo, a circa 356.410 km, a un valore massimo, l'apogeo, a circa 406.740 km.

Il 1° gennaio, alle ore 22:56, la Luna si è trovata al perigeo, ad una distanza di appena 356.565 km. Un perigeo particolarmente ravvicinato, come ha ricordato l'Uai, la Luna più vicina di tutto il 2018. In quel caso, il nostro satellite è stato il 12,3% più vicino dell’apogeo di dicembre e gennaio. Poche ore dopo, alle ore 3:25 del 2 gennaio, la Luna ha raggiunto la sua fase di plenilunio.

La superluna del 31 gennaio 2018

Accadrà più o meno la stessa cosa il 31 gennaio quando la luna sarà di nuovo “super”. Tuttavia, rispetto alla precedente, la distanza temporale tra perigeo e fase di luna piena sarà maggiore : un giorno e 3 ore circa. Quel giorno la luna si troverà a 358.994 km dalla Terra, un po' meno vicina rispetto all'altra superluna di gennaio.

Due pleniluni e in un mese: la luna blu

Il colore non c'entra nulla. Il nostro satellite naturale non cambierà volto né tonalità cromatica. Si parla di luna blu quando si verificano due lune piene nella stessa stagione o addirittura nello stesso mese, come accade in questo mese di gennaio. Più precisamente, la luna blu è la terza di quattro lune piene quando esse cadano all'interno di una stessa stagione o anche la seconda luna piena del mese. Ciò accade in media una volta ogni tre-cinque anni.

L'eclissi totale: la luna rossa

Questa volta il colore c'entra eccome. La superluna blu del 31 gennaio sarà veramente rossa. Merito dell'eclissi totale. Cosa accadrà? Sole, Terra e Luna si troveranno perfettamente allineate in quest'ordine. Il condo d'ombra proiettato dalla Terra oscurerà la luna, in questo caso del tutto. All'apice dello spettacolo, la luna assumerà un colore rossastro. Perché? Ciò è dovuto alla rifrazione dei raggi solari che attraversano la nostra atmosfera.

Purtroppo però dalle nostri parti l'eclissi totale di luna non sarà visibile. L'infografica della Nasa mostra le regioni del mondo da cui si potrà ammirare. L'eclissi sarà visibile da Hawaii, Alaska ma soprattutto dalla Nuova Zelanda e da alcune regioni dell'Asia e dallì'Indonesia.

 

Foto Nasa

Ma il 2018 sarà un anno particolarmente fortunato per noi. Basterà attendere il 27 luglio prossimo per vedere una bella eclissi di luna dall'Europa e anche dall'Italia.

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Francesca Mancuso

Delfinari: sì al nuoto in vasca insieme ai delfini. L'Italia regredisce

Published in: Animali

Il decreto, in attuazione della direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli “animali selvatici nei giardini zoologici”, è stato pubblicato il 3 gennaio 2018 ed è ormai entrato in vigore.

E così, se fino a ieri l’Italia aveva una norma (il Decreto 6 dicembre 2001 n.469) a tutela dei delfini in cattività tra le più complete in Europa e in linea con gli obblighi derivanti dalla Direttiva UE, oggi ci troviamo tutt* a fare i conti un’ulteriore umiliazione di animali reclusi in nome di una “educazione” di dubbio gusto.

Proprio così: secondo quanto previsto dal decreto, infatti, sarà “consentito l’ingresso in vasca ai soggetti che partecipano ad attività di educazione e di sensibilizzazione del pubblico in materia di conservazione della biodiversità con i delfini”.

“Accostare parole come educazione e sensibilizzazione a strutture di reclusione nelle quali gli animali vengono sfruttati a scopo di lucro, suscita indignazione. Ci chiediamo quale sia il vero obiettivo di questo regalo ai delfinari, dove animali forzarti a vivere in condizioni innaturali devono subire la presenza di persone che nuotano vicino a loro, magari in ridicoli spettacolini”, commentano dall’Enpa, l’Ente Nazionale Protezione Animali Onlus.

E non solo: oltre alla effettività presenza di problemi di sicurezza (i delfini, anche quelli cresciuti in cattività, possono manifestare comportamenti difensivi tipici di una specie comunque nata per vivere libera in mare), si aggiungono anche rischi di carattere igienico-sanitario, il pericolo di zoonosi (trasmissione di patologie dall’uomo all’animale e viceversa) e lo stress causato dagli addestramenti estenuanti e dagli spettacoli spesso con musica ad alto volume.

Un regalo ai delfinari?

Pare proprio di sì.

“Ci sembra evidente che quello di Galletti sia un regalo fatto ai due unici delfinari ancora esistenti nel nostro Paese, nel tentativo di aumentare il pubblico pagante ormai in netto declino. I cittadini - prosegue Enpa - hanno compreso che non esiste alcun valore educativo, culturale o scientifico nello sfruttamento di altri esseri viventi, alienati e costretti in un ambiente estraneo[…] Naturalmente abbiamo già dato mandato al nostro ufficio legale di valutare tutte le possibilità di impugnazione del decreto”.

Ed in effetti, con questo decreto si rimuove il divieto preesistente, consentendo al pubblico di nuotare nella stessa vasca con i delfini per una apparente forma di educazione del pubblico. Temiamo, piuttosto, che dietro ci siano solo meri interessi commerciali, come appare evidente dalla tipologia di promozione che viene fatta per le attività di “Swim with the Dolphins” dalle aziende proprietarie dei delfinari e parchi acquatici, in vari Paesi del mondo.

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Tra queste compare anche il Gruppo Dolphin Discovery (“la multinazionale più grande al mondo specializzata nel settore dei delfinari”) del quale Zoomarine è entrata a far parte nel novembre 2015.

A voi le conclusioni.

Germana Carillo

Erboristerie: il governo vuole abolirle (PETIZIONE)

Published in: Lavoro & Ufficio

Di prossima pubblicazione, il decreto prevede l’abrogazione della che riguarda la “Disciplina della coltivazione, raccolta, e commercio delle piante officinali”, che istituisce la figura professionale dell’erborista in Italia.

Ciò rischia di mettere a rischio l’intero settore erboristico, che conta oltre mille aziende di trasformazione e commercializzazione di piante officinali e circa 5mila erboristerie.

“Un pasticcio legislativo gravissimo, che cancella improvvisamente, dopo 90 anni di storia, la figura di erborista. Non solo mettendo a rischio un settore che conta circa 6mila imprese, ma rendendo di fatto carta straccia la Laurea in Erboristeria, attualmente frequentata da migliaia di studenti in tutta Italia che potrebbero essere messi ‘fuori corso’ per Legge”, così tuonano da Unerbe Confesercenti, in piena protesta contro un intervento del Governo bollato come “assurdo”.

In realtà, la manovra del Governo avrebbe lo scopo di liberalizzare la produzione e la trasformazione di erbe officinali, ma ciò che si contesta è il fatto che verrà eliminata del tutto una figura professionale – “per giunta anche laureata” – che da quasi un secolo assicura la qualità e l’efficacia dei prodotti erboristici utilizzati.

Quello che paventano gli erboristi italiani è, di fatto, che, eliminando l’Erborista, la strada sarà quella della totale despecializzazione del settore erboristico italiano anche a livello delle attività commerciali di erboristeria, “provocando l’ingresso di soggetti assolutamente non qualificati con gravi ripercussioni commerciali e soprattutto per la sicurezza dei consumatori”.

In pratica, con questo decreto, sarebbero poi gli agricoltori a poter coltivare, trasformare e distillare una preparazione specifica in materia le piante officinali.

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Coltivare piante aromatiche e officinali nell'orto

Un gran bel caos, insomma, ed è per questo che la Federazione Erboristi Italiani invita tutti gli erboristi, gli studenti e i laureati in Tecniche Erboristiche e tutti i cittadini che hanno a cuore la Filiera delle Piante Officinali a firmare una petizione online. Eì poco, ma è tutto ciò che possiamo fare. Facciamo girare.

Firma qui la petizione online.

Germana Carillo

 

Befana: storia, leggenda e tradizioni

Published in: Arte e Cultura

Quella della “Befana” è una tradizione che si ritrova radicata in moltissimi popoli e nelle più svariate culture del passato. Al suo arrivo, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, è sostanzialmente legata la visita dei Re Magi alla grotta di Gesù Bambino, ma resta una festa esclusivamente popolare.

Le origini della Befana e i racconti cristiani

Secondo la tradizione cristiana, il giorno dell’Epifania (dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia, “manifestazione, apparizione”) è quello in cui i Re Magi arrivano a omaggiare Gesù appena nato facendogli dono di oro, incenso e mirra. Secondo il calendario liturgico, infatti, 12 giorni dopo il Santo Natale una nuova festa di precetto raccoglie i fedeli proprio per la “Epifania del Signore”. Una ricorrenza che secondo alcuni risalirebbe al II secolo d. C.

Tradizione vuole che in questa stessa occasione ci sia anche la Befana a portare i doni ai bambini buoni. Ma cosa hanno in comune i Magi con la vecchina?

Nei vangeli si racconta che alcuni uomini saggi (“Magi” è un termine di origine persiana), portarono doni a Gesù Bambino. “Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme”, si legge, e nel vangelo di Matteo si narra che Erode, spaventato dalla venuta del “Re dei Giudei”, esortasse proprio i Magi ad andare a Betlemme per scoprire dove si trovasse il bambino. Erode finse di voler conoscere il luogo della nascita di Gesù per poter andare lui stesso ad adorarlo.

“Chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo” (Vangelo secondo Matteo).

Seguendo la stella cometa, i Magi trovarono “nella casa” Gesù e sua madre Maria e iniziarono ad adorarlo, offrendogli oro, per omaggiare la regalità del Bambino, incenso per ricordare la sua divinità, e mirra, per il sacrificio e la futura morte dell’uomo Gesù (la mirra è un unguento profumato usato in antichità per la mummificazione e la conservazione dei defunti).

“Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”.

Le leggende legate alla Befana e storia 

Di origini decisamente pagane è invece la tradizione legata alla Befana, la cui storia si usa ricollegare al racconto fantastico per cui nella notte volavano sui campi appena seminati figure femminili pronte a propiziare il raccolto.

Furono gli antichi Romani ad ereditare alcuni riti propiziatori pagani legati ai cicli stagionali e associandoli al calendario romano. La dodicesima notte dopo il solstizio invernale essi celebravano la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura e si credeva che proprio in quelle dodici notti delle figure femminili volassero sui campi coltivati, al fine di ingraziarsi la fertilità dei futuri raccolti.

Alcuni identificarono la figura femminile con Diana, dea lunare della cacciagione e della vegetazione, altri a divinità minori come “Sàtia” (dea della sazietà), o “Abùndia” (dea dell’abbondanza).

Altre credenze collegano la Befana a un’antica festa romana, che si svolgeva in inverno in onore di Giano e Strenia (da cui deriverebbe anche il termine "strenna") e durante la quale ci si scambiavano doni. Altre ancora fanno risalire la Befana ad alcune figure importate della mitologia germanica, come Holda e Berchta, sempre come una personificazione femminile della natura invernale.

Dal IV secolo d.C. la Chiesa di Roma avviò la condanna di riti e credenze pagane, ma molte personificazioni resistettero fino al Basso Medioevo fino ad accettare di nuovo, gradualmente, l’attuale figura di una vecchina affettuosa, e non una strega, rappresentata su una scopa volante.

Nel periodo del teologo Epifanio di Salamina, poi, la ricorrenza dell'Epifania fu proposta alla data della dodicesima notte dopo il Natale, recuperando in questo modo l’antica simbologia numerica pagana.

La Befana fascista

Nel 1928, il regime fascista introdusse la festività della Befana fascista, (poi nota anche come Befana del duce o Natale del duce): l’occasione per distribuire regali ai bambini delle classi più povere.

Lo scopo era ovviamente quello di dare visibilità ai fasci femminili e all’opera nazionale del dopolavoro, tanto che l’ideatore Augusto Turati ordinò alle Federazioni provinciali del Partito Nazionale Fascista (PNF) di sollecitare a commercianti, industriali e agricoltori donazioni in occasione della festa, la cui gestione era affidata alle organizzazioni femminili e giovanili fasciste.

Dopo la caduta in disgrazia di Turati, la “Befana fascista” divenne la “Befana del duce”, ricorrenza sempre volta a “impreziosire” la figura di Benito Mussolini e che continuò anche durante la seconda guerra mondiale, riprendendo la denominazione “Befana fascista” dopo l'instaurazione della Repubblica Sociale Italiana.

Ancora oggi, la Befana, richiamando la tradizione religiosa di Santa Lucia, che dispensava doni ai bambini prima di lei, come faceva San Nicola prima di Babbo Natale, dona per lo più dolciumi e caramelle.

Com'è vestita la Befana

Niente cappello da strega come spesso erroneamente si rappresenta, ma uno scialle annodato di stoffa pesante (la cosiddetta pezzóla) o uno sciarpone di lana.

Il suo aspetto, col viso grinzoso e pochi denti, un naso prominente e schiena ricurva, si deve alla raffigurazione simbolica dell'anno vecchio, che ci si appresta a bruciare, così come accadeva in alcuni Paesi europei, dove si seguiva la tradizione all'inizio dell'anno di bruciare fantocci vestiti di abiti logori. In molte parti d'Italia, l'uso di bruciare o di segare un fantoccio a forma di vecchia rientrava tra i riti di fine Quaresima.

Per ripararsi dal freddo, la Befana indossa gonne lunghe e rattoppate e un grembiule. Usa, infine, calzettoni pesanti e scarpe comode, ma non stivali alla guascone. Sulle spalle a volte ingobbite ha sempre uno scialle di lana pesante e tutto colorato.

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Secondo la tradizione , la Befana consegna dolciumi ai bambini buoni e carbone (da antico simbolo rituale dei falò) ai biricchini.

Voi cosa avrete nella calza?

Germana Carillo

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