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Questa moderna biblioteca vuole essere la più bella del mondo, sembra uscita da un libro di fantascienza

Published in: Arte e Cultura

Pareti completamente bianche, la biblioteca è stata realizzata da Wutopia Lab di Shanghai e si trova al quarto piano di un centro commerciale. Una scala sinuosa, linee e curve verso il soffitto che tanto somigliano a un quadro futuristico.

A dare un tocco di colore ci pensano i libri disposti in oltre 3mila scaffali che sembrano sospesi, a tratti infatti questa biblioteca potrebbe sembrare anche l’interno di una nave con tanto di oblò.

 

Circa 600 i giorni che ci son voluti per realizzare design e costruzione, Le forme sinuose della libreria Zhongshu sono state ottenute utilizzando la modellazione 3D.

"Spero che le nostre pratiche architettoniche siano da spunto per creare nuove espressioni artistiche e questo luogo diventi una realtà magica anche in ottica di revival urbano che è già in atto a Xi'an”, scrive l’azienda in una nota stampa.

 

 Come dicevamo, la Cina è ormai all’avanguardia per questo tipo di strutture, chi non ricorda la libreria costruita all'interno di un ex parcheggio, che era stato a sua volta un rifugio antiaereo?

       

Ma di biblioteche e librerie bellissime ce ne sono in tutto il mondo, antiche e moderne. Leggete qui:

Dominella Trunfio

Foto: CreatAR Images

Cipolle: 10 ricette per gustarle al meglio

Published in: Ricette

Dal dolce sapore, le cipolle ben si prestano nella preparazione di conserve, primi e secondi piatti o anche di pizze e gustosi contorni. Noi abbiamo selezionato e di seguito elencato dieci ricette irresistibili da preparare con le cipolle.

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Confettura di cipolle rosse

La confettura di cipolle rosse è una delle conserve fai da te più diffuse e amate. Una ricetta tradizionale e antica per preparare una "marmellata" perfetta per essere gustata su crostini o formaggi. L'iter di preparazione è semplice ma ci raccomandiamo di seguire il nostro tutorial su come sterilizzare i barattoli per le conserve fatte in casa.

Cipolle ripiene al forno

Le cipolle ripiene al forno sono un secondo piatto davvero saporito. Farcite con pane raffermo, pomodorini e capperi sono adatte anche per essere incluse fra le pietanze di un buffet freddo. La ricetta per prepararle è qui.

Zuppa di cipolle

La zuppa di cipolle è una preparazione culinaria di origini Francesi a base di cipolle, burro, e formaggio groviera. Nel tempo si sono diffuse diverse versioni e alcune di queste con varianti sostanziali, ad esempio è possibile anche preparare la zuppa di cipolle in versione vegan

Pasta risottata con cipolle

La pasta risottata con cipolle è una ricetta di primi piatti veloci da preparare al ridosso dei pasti. Oltre il sapore gradevole, il suo punto di forza è sicuramente il suo metodo di cottura; la pasta è infatti trattata alla stregua di un risotto. Ne consegue un risparmio di energia e quindi economico, e si ottiene però un gusto davvero eccezionale, se vorrai prepararla al ricetta è qui.

Patate al forno con cipolla

Le patate al forno con cipolla sono un saporito contorno da proporre in alternativa alle classiche patate al forno. Sfiziose e stuzzicanti, sono croccanti in superficie e, se condite con del pan grattato gluten free, sono perfette anche per chi è celiaco o deve seguire una dieta senza glutine

Cipolline in agrodolce

Le cipolline in agrodolce sono un'altra conserva per gustare le cipolle anche in inverno. Sfiziose e saporite, sono perfette per essere servite fra gli antipasti freddi e veloci o come contorno. La ricetta passo passo delle cipolline in agrodolce è qui

Onion rings

Gli onion rings, piatto di origine anglosassone, sono degli anelli di cipolla che vengono prima passati in pastella e poi fritti in olio bollente. Saporitissimi e croccanti, fanno impazzire grandi e piccini; sono serviti solitamente con delle salse e accompagnano di sovente i classici panini per hamburger. La ricetta per prepararli è qui.

Pennette di farro con sugo di cipolle rosse

La pasta di farro con sugo di cipolle rosse è un saporito primo piatto vegano. Gustoso e poco calorico, è ideale per chi tiene sotto controllo la linea o per chi semplicente ama i piatti semplici e genuini. La ricetta è qui

Cipolle borettane al forno  fonte foto: mammailaria.com

Le cipolle borettane al forno sono un contorno saporito e profumato. Pietanza leggera e aromatica, ha fra i sui ingredienti anche l'aceto balsamico e il timo ed è perfetta per accompagnare diversi secondi piatti veloci. La ricetta  è qui.

Zuppa di farro e cipolle di Tropea

fonte foto: mammailaria.com

La zuppa di farro e cipolle rosse di Tropea è una ricetta vegana di un delizioso primo piatto. Colorata e saziante, è perfetta da servire in autunno quando si ha il bisogno di rinforzare il nostro sistema immunitario. La ricetta passo passo è qui.

Ilaria Zizza

Parmigiano e prosciutto crudo saranno etichettati dall'Oms nocivi come il fumo?

Published in: Alimentazione & Salute

Se l’Unione punta a chiedere ai Paesi membri di frenare il consumo, anche tramite l’utilizzo di etichette, di cibi ricchi di sale, zuccheri e grassi saturi e migliorarne la regolamentazione, gli esperti del settore non ci stanno a vedere “criminalizzati” anche gli alimenti simbolo della nostra penisola.

Obiettivo di Oms e Onu è far comprendere che ridurre il consumo degli alimenti ricchi di grassi saturi, sale, zuccheri, così come evitare alcool e fumo, consente di prevenire le malattie non trasmissibili, da quelle cardiovascolari a quelle metaboliche. Ed è allo studio in sede Onu una moratoria che induca i Paesi membri a frenare l'uso, in particolare del sale, anche tramite etichette.

Guerra, quindi, al diabete, al cancro e alle patologie cardiovascolari: i morti per queste malattie non trasmissibili dovranno diminuire di un terzo entro il 2030. Ma il punto, secondo gli esperti dell’agroalimentare, è che anche alcuni prodotti italiani potrebbero ricevere il “bollino nero”, come il Parmigiano reggiano, il Prosciutto di Parma, la pizza o il vino.

Nel giugno scorso, nel report “Time To Deliver”, l’Oms presentò una serie di possibili raccomandazioni ai governi per ridurre l’impatto negativo di quei cibi ricchi e migliorarne la regolamentazione. Non venne menzionata nello specifico una maggiore tassazione (come già avviene per alcol e tabacchi). Bisognerà aspettare il 27 settembre quando il tema sarà affrontato all’Onu a New York in occasione della terza riunione volta a valutare i progressi compiuti nella lotta alle malattie non trasmissibili.

È qui che andrà ai voti la proposta su cui le Nazioni Unite stanno ora lavorando e che potrebbe prevedere nuove tasse sui prodotti alimentari contenenti grassi, sale e zuccheri. Allo studio c’è anche l’inserimento di avvisi di pericolo sulle confezioni di molti prodotti alimentari per scoraggiare il loro consumo, simili a quelli usati proprio per le sigarette.

Sembra chiaro, quindi, che quel che si paventa sia il rischio di avvisi di pericolo sulle confezioni di produzioni italiane:

“Parmigiano, Prosciutto, pizza e olio nuocciono gravemente alla salute, come una sigaretta. #OMS e #ONU dichiarano guerra al diabete e alle malattie cardiovascolari con attacco strumentale e inaccettabile”, scrive in un tweet il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia.

Parmigiano, Prosciutto, pizza e olio nuocciono gravemente alla salute, come una sigaretta. #OMS e #ONU dichiarano guerra al diabete e alle malattie cardiovascolari con attacco strumentale e inaccettabile ad eccellenze agroalimentari #madeinitaly. #17Luglio https://t.co/fvsIatT62D

— Luigi Scordamaglia (@L_Scordamaglia) 17 luglio 2018

Pare, infatti, che nel mirino possano finire anche i prodotti a più alta qualità nostrani, come il Parmigiano reggiano, che, per un grammo di sale di troppo, potrebbe addirittura essere equiparato al fumo.

Ma il comparto agroalimentare italiano non è l’unico a doversi preoccupare: tutti i Paesi della dieta mediterranea potrebbero trovarsi a proteggere i migliori prodotti della propria tradizione alimentare: dai formaggi francesi alle olive greche al jamòn iberico.

Secondo uno studio, se a tutte le bevande e a tutti i cibi zuccherati, con sale o con grassi saturi venisse applicata una tassa del 20%, l’aggravio nel carrello della spesa di una famiglia media ammonterebbe a più di 500 euro all’anno in Italia (a più di 600 dollari negli Stati Uniti e a circa 500 sterline in Gran Bretagna), per cui complessivamente i consumatori italiani avrebbero ogni anno 13,5 miliardi in meno da spendere.

In molti si domandano, allora, dove siano i vantaggi di una simile risoluzione Onu (per la quale, ricordiamolo, non c’è alcun obbligo di recepimento da parte dei governi sovrani). Gli esperti ricordano di guardare, per esempio, a quello che è successo in Europa, da quando Gran Bretagna e Francia hanno introdotto per gli alimenti le etichette nutrizionali a semaforo: questo metodo concede luce verde alla Coca Cola Light, per il suo ridotto contenuto di zuccheri, e semaforo rosso all’85% delle Dop italiane.

Ecco allora il dubbio che arriva dritto all'agroalimentare italiano: e se basta sostituire lo zucchero con l’aspartame, vuol dire i guadagni saranno per i produttori di sostituti chimici per alimenti?

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Germana Carillo

Giove ha 12 lune in più di quelle conosciute fino a ora

Published in: Universo

Gli astronomi, guidati da Scott Sheppard, avevano individuato le lune già nella primavera del 2017 mentre cercavano oggetti molto distanti nel Sistema solare (possibili pianeti oltre l’orbita di Plutone), ma è stato necessario un processo di un anno per confermare il risultato.

Il set di lune è stato dunque ora definito anche nei dettagli delle orbite: nove di loro fanno parte di gruppo di lune esterne che orbitano in direzione retrograda, ossia in opposta alla rotazione di Giove. Sono più distanti e raggruppate in almeno tre distinti gruppi orbitali.

Si pensa che siano i resti di tre corpi più grandi separati collisioni con asteroidi, comete o con altre lune e si è calcolato che impiegano circa 2 anni terrestri per compiere un giro completo attorno al pianeta.

Altre due, più interne, orbitano invece nella stessa direzione di rotazione del pianeta (per questo chiamate prograde) e impiegano poco meno di un anno per girare attorno a Giove. Si pensa inoltre che siano frammenti di una luna più grande che si è frantumata.

Ma non finisce qui, perché la dodicesima, chiamata Valetudo come la pronipote di Giove, dea della salute e dell’igiene, è un po’ “particolare”. “Un’altra nostra altra scoperta è un [satellite] molto stravagante come nessun’altra nota luna gioviana – spiega a questo proposito Sheppard - Probabilmente è anche la luna più piccola di Giove, con meno di un chilometro di diametro”.

Il satellite, anch’esso progrado, deve la sua “stravaganza” all’orbita, che interseca le altre. Rischio scontro frontale? “È una situazione instabile - sottolinea Sheppard - Le collisioni frontali distruggono rapidamente le lune, riducendole in polvere”. È possibile, tra l’altro, che i vari raggruppamenti orbitali di lune che oggi vediamo si siano formati nel lontano passato proprio in questo modo.

E non solo una curiosità fine a se stessa. “Chiarire le complesse influenze che hanno modellato la storia orbitale della luna può far comprendere agli scienziati come si è evoluto il ​​nostro Sistema solare nei primi anni” scrive a questo proposito l’Inaf.

Per esempio, sapere che Giove ha così tante lune suggerisce che le collisioni che le hanno create si sono verificate quando i pianeti erano già formati, al tempo in cui il Sole era ancora circondato da un disco rotante di gas e polvere dal quale i pianeti si sono formati.

Non solo. Poiché sono molto piccole, l’attrazione esercitata da gas e polveri sarebbe stata sufficiente a trascinarle, facendole spiraleggiare verso Giove. Ma la loro esistenza mostra che probabilmente si sono formate dopo che il gas e la polvere si sono dissipati.

L’Universo (e tutta la natura) non finisce mai di regalarci sorprese.

Roberta De Carolis

Foto: Roberto Molar Candanosa/Carnegie Institution for Science 

Ragno violino: cosa fare e tutto quello che c'è da sapere

Published in: Animali

Il Loxosceles rufescens, ovvero il più noto ragno violino, è giallognolo e a tratti marrone ed è talmente piccolo che le sue dimensioni vanno dai 7 ai 10 millimetri circa. Eppure sta spaventando (anche) gli abitanti della Capitale, soprattutto delle zone di via Ardeatina e via Laurentina, vicino agli ampi spazi verdi.

L’estate afosa è la stagione preferita dal questo tipo di ragno che, a differenza di molte specie che vivono in Italia, è velenoso e il suo morso può essere pericoloso. Anche se schivo e tendente a nascondersi, il ragno violino, che vive tipicamente per 2-4 anni ed è difficile da vedere durante le ore diurne, è da tenere alla larga.

“Se vuole, sa far male – spiega l’infettivologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano – generalmente non attacca perché tende a restare in disparte ma, se si incattivisce, è pericoloso. Un suo morso può portare prurito e arrossamenti ma anche allergie e bruciori. Non solo, se intervengono batteri anaerobi si possono anche creare danni alla cute, danni muscolari e ai reni. I sintomi si manifestano entro due giorni dalla puntura: a quel punto è indispensabile correre in ospedale. È importante prendere l’animale o fargli una foto per mostralo poi al medico a cui ci si rivolge. Il mio consiglio è di andare subito in una struttura ospedaliera con un centro anti-veleni”.

Il ragno violino lo si può trovare sia nelle aree di campagna sia in città. Al nord spesso lo si trova proprio in casa, dato che non sopporta le temperature più rigide. Col caldo, invece, preferisce gli spazi aperti nei pressi delle abitazioni, come i giardini. In casa si può riparare dietro a mobili, battiscopa, sotto le scatole di cartone o anche all’interno di guanti, calzature e biancheria.

In questo articolo abbiamo già analizzato il morso del ragno violino e come porvi rimedio, ma come fare per non trovarsi in casa questo piccolo ma sgradito animaletto?

Cosa fare per non trovare un ragno violino in casa e come evitare punture
  • Sappiate innanzitutto che i punti di accesso più comunemente usati dai ragni violino sono i condotti di ventilazione e le intercapedini delle porte e delle finestre, ma anche i cumuli di legna asciutta nella legnaia accanto al camino, per cui tenete questi spazi regolarmente sotto controllo. Un rimedio naturale per tenere lontano i ragni è uno spray fai-da-te: fate bollire un po’ d’acqua e aggiungete delle foglie di tabacco essiccate. Lasciate in infusione per circa un quarto d'ora, filtrate e spruzzate nelle zone di confine della casa e lungo porta e finestre
  • Chiudete i fori e rimuovete gli insetti morti che ci sono in casa, perché sono una succulenta fonte di cibo per il ragno violino. Di contro, i ragni violino sono cacciati da gechi, grilli, centopiedi e ragni lupo
  • Scuotete bene gli indumenti e gli oggetti nel cambio stagione, così come le scarpe o qualunque cosa che è stata conservata in un luogo buio
  • Se vivete in una zona dove ci sono molti ragni violino, sbattete le coperte e le lenzuola prima di andare a letto e controllate scarpe e pantofole prima di indossarle
  • Per evitare punture, e questo vale in genere per tutti gli insetti, sappiate che i ragni non possono mordere attraverso i vestiti, perciò se andate in giro o fate particolari servizi in casa o in giardino indossate pantaloni lungi, maniche lunghe ed eventualmente i guanti
  • Ricordate, infine, che anche nel caso dei ragni violino le zanzariere sono molto utili per impedire il loro ingresso in casa e che una pulizia quotidiana aiuterà a mantenerli lontani 
Ragno violino, è davvero mortale?

Il ragno violino – spiega nella scheda il dott. Maurizio Paolo Soave, del centro anti veleni del Gemelli – è sempre stato presente in Italia e non esistono dati che giustifichino un aumento del livello di attenzione rispetto alla pericolosità dell’esposizione dell’uomo al morso del ragno. Si tratta di un animale schivo e riservato, che non attacca e si difende solo se disturbato. Il ragno violino è da sempre presente nel Lazio e in Italia e casi di morsi sono da sempre raccolti e documentati dai Centri antiveleni. Nel 2015 e nel 2017 si sono verificati due decessi in Italia che, inizialmente attribuiti al morso di un ragno violino, sono stati poi riconosciuti come causati dalle gravi patologie preesistenti dei due pazienti. Non esistono quindi al momento dati che comprovino che il morso del ragno violino è potenzialmente mortale per individui sani”.

Cosa succede in caso di morso?

Il morso del ragno violino può provocare una lesione della cute di tipo emorragico e necrotico, simile a quelle provocate da altri ragni, api vespe, calabroni o animali marini.

“Non esistono antidoti o trattamenti farmacologici specifici per il morso di ragno violino – prosegue Soave -; nei rari casi in cui si manifestano lesioni significative (necrosi) il trattamento è supportivo e sintomatico e farmacologico attraverso antibiotici e cortisonici”. Soave sottolinea che “non è assolutamente appropriato allarmarsi recandosi nei pronti soccorso, dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi il morso provoca fenomeni locali di scarso significato clinico, come arrossamento, prurito e irritazione”.

Cosa fare? Il Centro antiveleni descrivendo le circostanze dell’esposizione e i segni e sintomi eventualmente presenti. “Solo successivamente e in alcuni casi potrà essere necessaria la visita medica”.

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Germana Carillo

Ragno violino: boom di segnalazioni a Roma. Come evitare di trovarselo in casa

Published in: Animali

Il Loxosceles rufescens, ovvero il più noto ragno violino, è giallognolo e a tratti marrone ed è talmente piccolo che le sue dimensioni vanno dai 7 ai 10 millimetri circa. Eppure sta spaventando (anche) gli abitanti della Capitale, soprattutto delle zone di via Ardeatina e via Laurentina, vicino agli ampi spazi verdi.

L’estate afosa è la stagione preferita dal questo tipo di ragno che, a differenza di molte specie che vivono in Italia, è velenoso e il suo morso può essere pericoloso. Anche se schivo e tendente a nascondersi, il ragno violino, che vive tipicamente per 2-4 anni ed è difficile da vedere durante le ore diurne, è da tenere alla larga.

“Se vuole, sa far male – spiega l’infettivologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano – generalmente non attacca perché tende a restare in disparte ma, se si incattivisce, è pericoloso. Un suo morso può portare prurito e arrossamenti ma anche allergie e bruciori. Non solo, se intervengono batteri anaerobi si possono anche creare danni alla cute, danni muscolari e ai reni. I sintomi si manifestano entro due giorni dalla puntura: a quel punto è indispensabile correre in ospedale. È importante prendere l’animale o fargli una foto per mostralo poi al medico a cui ci si rivolge. Il mio consiglio è di andare subito in una struttura ospedaliera con un centro anti-veleni”.

Il ragno violino lo si può trovare sia nelle aree di campagna sia in città. Al nord spesso lo si trova proprio in casa, dato che non sopporta le temperature più rigide. Col caldo, invece, preferisce gli spazi aperti nei pressi delle abitazioni, come i giardini. In casa si può riparare dietro a mobili, battiscopa, sotto le scatole di cartone o anche all’interno di guanti, calzature e biancheria.

In questo articolo abbiamo già analizzato il morso del ragno violino e come porvi rimedio, ma come fare per non trovarsi in casa questo piccolo ma sgradito animaletto?

Cosa fare per non trovare un ragno violino in casa e come evitare punture
  • Sappiate innanzitutto che i punti di accesso più comunemente usati dai ragni violino sono i condotti di ventilazione e le intercapedini delle porte e delle finestre, ma anche i cumuli di legna asciutta nella legnaia accanto al camino, per cui tenete questi spazi regolarmente sotto controllo. Un rimedio naturale per tenere lontano i ragni è uno spray fai-da-te: fate bollire un po’ d’acqua e aggiungete delle foglie di tabacco essiccate. Lasciate in infusione per circa un quarto d'ora, filtrate e spruzzate nelle zone di confine della casa e lungo porta e finestre
  • Chiudete i fori e rimuovete gli insetti morti che ci sono in casa, perché sono una succulenta fonte di cibo per il ragno violino. Di contro, i ragni violino sono cacciati da gechi, grilli, centopiedi e ragni lupo
  • Scuotete bene gli indumenti e gli oggetti nel cambio stagione, così come le scarpe o qualunque cosa che è stata conservata in un luogo buio
  • Se vivete in una zona dove ci sono molti ragni violino, sbattete le coperte e le lenzuola prima di andare a letto e controllate scarpe e pantofole prima di indossarle
  • Per evitare punture, e questo vale in genere per tutti gli insetti, sappiate che i ragni non possono mordere attraverso i vestiti, perciò se andate in giro o fate particolari servizi in casa o in giardino indossate pantaloni lungi, maniche lunghe ed eventualmente i guanti
  • Ricordate, infine, che anche nel caso dei ragni violino le zanzariere sono molto utili per impedire il loro ingresso in casa e che una pulizia quotidiana aiuterà a mantenerli lontani 

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Germana Carillo

Glifosato e cancro: storica decisione di un giudice Usa, farà da apripista ad altre azioni legali dei malati contro Monsanto

Published in: Agricoltura

Secondo il giudice, infatti, vi sarebbero le prove sufficienti affinché la giuria prenda in considerazione i casi che accusano il glifosato di aver favorito la comparsa del cancro.

La decisione del giudice distrettuale degli Stati Uniti Vince Chhabria, a San Francisco, arriva dopo anni e anni di contenziosi e settimane di udienze sulle controverse informazioni riguardanti il glifosato, l'ingrediente chiave dell'erbicida venduto da Monsanto.

Il processo in questione è quello di DeWayne Johnson (soprannominato Lee) contro Monsanto. Il suo avvocato Wisner ha accusato il colosso americano di aver negato i rischi del glifosato:

"Monsanto ha fatto di tutto per fare il prepotente ... e per combattere i ricercatori indipendenti", ha detto l'avvocato Brent Wisner, che ha presentato e-mail interne di Monsanto che ha mostravano come la società agrochimica avesse respinto le ricerche critiche e gli avvertimenti degli esperti nel corso degli anni. "Hanno combattuto la scienza".

A marzo, Monsanto aveva dichiarato al giudice Chhabria che nessuno degli esperti dei querelanti soddisfaceva i requisiti scientifici o legali di ammissibilità e ha esortato il giudice a respingere i casi. Nelle sue osservazioni iniziali, l'avvocato della Monsanto George Lombardi ha affermato che il corpo di ricerca nel corso degli anni era dalla parte della società:

"L'evidenza scientifica è schiacciante,i prodotti a base di glifosato non causano il cancro e non causano il cancro del signor Johnson" ha replicato.

Ma qui sta la novità. Per la prima volta, il giudice Vince Chhabria ha permesso agli avvocati di Johnson di presentare argomenti scientifici. Il giudice di fatto ha eliminato un grosso ostacolo stabilendo che le vittime del cancro e le loro famiglie potranno rendere la loro testimonianza per collegare l'erbicida al linfoma non Hodgkin.

Per il giudice Chhabria, una giuria ragionevole potrebbe analizzare la vicenda basandosi sui risultati di quattro esperti, secondo i quali il glifosato può causare il cancro negli esseri umani. I querelanti dovranno poi dimostrare che Roundup abbia causato il cancro in persone specifiche i cui casi saranno selezionati, una fase che Chhabria ha definito una "sfida scoraggiante".

Lo scorso settembre l'US Environmental Protection Agency ha concluso che il glifosato non è cancerogeno per l'uomo. Ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2015 lo ha classificato i come "probabilmente cancerogeno per l'uomo".

Sono oltre 400 le cause legali di agricoltori, paesaggisti e consumatori che accusano Roundup di aver provocato in loro il Linfoma non Hodgkin.

La Monsanto, dal canto suo, ha sempre negato le accuse e in una dichiarazione ha affermato che continuerà a difendere le cause con prove che dimostrano che "non vi è assolutamente alcuna connessione tra glifosato e cancro". La società ha affermato che la sua posizione è supportata da oltre 800 studi scientifici e recensioni.

Aimee Wagstaff, uno degli avvocati che rappresentano le persone che hanno fatto causa alla società, ha detto Wagstaff di essere soddisfatta della decisione del giudice di dare spazio ai loro casi in tribunale:

"È tempo di ritenere la Monsanto responsabile per aver messo sul mercato questo prodotto pericoloso".

Restiamo in attesa della sentenza.

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Francesca Mancuso

Jefta, al via: 5 gravi cose che si sono dimenticati di dirti sull'accordo con il Giappone

Published in: Ambiente

Secondo Abe e Junker è “una data storica in cui si firma un accordo commerciale estremamente ambizioso”. Con il Jefta verranno eliminati in Giappone i dazi del 94% di tutte le importazioni provenienti dall’Unione europea, incluso l’80% di tutti prodotti ittici e agricoli. L’Unione europea, invece, cancellerà le imposte sul 99% delle merci giapponesi.

L’accordo dovrà essere ratificato dal parlamento di Ue e Giappone prima di entrare in vigore intorno a fine marzo 2019.

Secondo Greenpeace con la firma del Jefta verrebbero meno alcuni dei dieci principi per gli accordi sul commercio che l’Unione europea si è impegnata a seguire. Ovvero: trasparenza, sostenibilità, coerenza con gli accordi multilaterali, principio di precauzione, migliorare gli standard ambientali e sociali, impatto della produzione, accesso giusto ed equo alla giustizia, cooperazione regolatoria, protezione delle economie del Sud del mondo e valutazione indipendente.

Vediamo adesso 5 punti che (forse) non sai dell'accordo tra Europa e Giappone. E non ti piaceranno.

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Pesticidi e OGM

Il Jefta limiterebbe ulteriormente la capacità dell'UE e degli stati membri di controllare le importazioni giapponesi di
alimenti e mangimi. Come scrive la campagna Stop TTIP/Stop CETA, “a livello mondiale, il Giappone è il paese con la maggior parte delle colture Ogm approvate sia per alimenti che per mangimi animali, e quindi il rischio di contaminazioni, in presenza di un trattato che abbatte il numero di controlli alle frontiere d’arrivo, sarebbe innegabile”.

Ancora il Jefta potrebbe bloccare o ostacolare tentativi di rafforzamento della legislazione comunitaria vigente, aumentare la pressione per un cambiamento delle soglie di tolleranza della presenza di Ogm, minacciare i requisiti di etichettatura per gli Ogm esistenti.

Mancanza tutela prodotti doc, dop e Igp (contraffazione)

Con il Jefta si aprirebbe la strada all’ingresso degli Ogm di prima e di seconda generazione. Il trattato va a proteggere solo 18 Indicazioni geografiche italiane agroalimentari e 28 vini e alcolici, su un totale di 205. Scrive ancora la campagna: si prevede la coesistenza per asiago, fontina e gorgonzola per sette anni. Durante questo periodo l’utilizzo dei nomi deve essere accompagnato dall’indicazione dell’origine in etichetta.

Grana padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valpadana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella Bologna: per queste IG viene garantita la protezione del nome complessivo ma non quella dei termini individuali (ad es. Grana; Romano, mortadella, pecorino, mozzarella, ecc.).

Per quanto riguarda il “PARMESAN” sarà possibile continuare ad utilizzare tale termine e registrare marchi che lo contengono, a patto che il suo utilizzo non induca in errore il pubblico rispetto all’origine del prodotto (esattamente come nel CETA).

Aumento agricoltura e allevamenti intensivi

Si prevede che circa l’87% delle attuali esportazioni agricole Europee sarà esente da tassazione. Sono previste specifiche previsioni per la carne di suini e bovini, per i vini, foraggi e prodotti caseari e alti prodotti derivati dal latte, come il latte in polvere. Ma a che prezzo? Ci sarà un forte aumento delle importazioni, dall'altro lato gli agricoltori dovranno mantenere sul mercato prezzi concorrenziali passando a metodi di coltivazione e allevamento industrializzati con inevitabili conseguenze sull'ambiente. 

Non solo, l’introduzione del mercato libero con il Giappone comporterebbe un abbassamento delle condizioni del lavoro, perché il mercato dovrebbe scontrarsi con i molto più bassi costi di produzione giapponesi e con gli ancora più bassi standard di qualità della vita dei lavoratori (vedi quinto punto).

Via libera alle multinazionali

Per i prodotti alimentari e i prodotti agricoli trasformati questo accordo autorizzerà la completa liberalizzazione di
prodotti chiave come la pasta (in 10 anni), cioccolatini (10 anni), preparato di pomodoro e salsa (5 anni). Secondo Stop TTIP/Stop CETA, l’accordo prevede un meccanismo speciale di risoluzione delle controversie investitore-stato (Isds), in cui le multinazionali potranno far prevalere i loro interessi nei confronti degli cittadini.

Diritti dei lavoratori negati

Il capitolo commercio e sviluppo sostenibile del Jefta, che contiene gli impegni non vincolanti delle parti rispetto ai temi dell’ambiente e del lavoro, secondo la campagna, è ancora più debole di quello del CETA. Il Giappone inoltre non ha ratificato due delle otto convenzioni fondamentali dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro. 

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 Dominella Trunfio

Ecco come la curcumina aggredisce le cellule tumorali. Il nuovo studio

Published in: Salute & Benessere

Gli scienziati della University of California di San Diego School of Medicine, in collaborazione con alcuni ricercatori dell’Università di Pechino e Zhejiang, hanno infatti scoperto in un recente studio, attraverso la cristallografia a raggi X, che la curcumina, la principale componente biologicamente attiva della curcuma, è in grado di interferire con i processi biochimici delle cellule tumorali e di impedirne le proliferazione.

La curcumina, cioè, sarebbe in grado di colpire e ridurre le cellule del cancro: che sia l’occasione per una cura alternativa delle forme tumorali resistenti alla chemioterapia?

Ancora una volta, la curcumina si rivela fonte di mille potenzialità e benefici: sono tantissimi gli studi che mettono in relazione gli effetti della curcumina con quelli di farmaci convenzionali utili nel trattamento di alcune patologie e molti hanno dimostrato come la curcumina sia addirittura migliore dei farmaci da prescrizione e in più offra il vantaggio di non dare effetti collaterali.

Oramai nota è anche l’attività antinfiammatoria della curcumina praticamente sovrapponibile a quella dei farmaci tipici impiegati per contrastare le infiammazioni, come il cortisone, ma senza effetti collaterali. In particolare, non è gastrolesiva ma addirittura ottima per curare il colon irritabile e l’ulcera gastrica.

Con questo nuovo studio, i ricercatori hanno posto l’attenzione sulla capacità della curcumina di interagire con l’enzima DYRK2, inibendolo e bloccando le funzioni delle cellule tumorali, danneggiandone la proliferazione.

Ma, avvertono gli esperti: “In generale, la curcumina viene espulsa dal corpo abbastanza velocemente. Perché sia un farmaco efficace, deve essere modificata per entrare nel flusso sanguigno e rimanere nel corpo abbastanza a lungo da colpire le cellule tumorali e da sola potrebbe non essere sufficiente rallentare il cancro nei pazienti umani”.

Tramite la cosiddetta cristallografia a raggi x, è stata “fotografata” la struttura della curcumina e il sito attivo con cui si lega all’enzima DYRK2, mettendo in essere un'inibizione molto forte nella sua funzione. Da molto tempo gli studiosi cercavano un farmaco che interagisse con il "proteoma" (o con qualche suo attivatore come il DYRK2) delle cellule tumorali più resistenti, un organo senza il quale la cellula non è capace di proliferare.

Un'immagine 3D ottenuta con la cristallografia a raggi X della curcumina (Fonte)

“Il nostro obiettivo principale è quello di sviluppare un composto chimico che possa colpire DYRK2 in pazienti con tumori" dicono i ricercatori e aggiungono "I nostri risultati rivelano un ruolo inaspettato della curcumina nell'inibizione del DYRK2 e forniscono una dimostrazione del fatto che la manipolazione farmacologica dei regolatori del proteasoma può offrire nuove opportunità per il trattamento del carcinoma mammario triplo negativo difficile da trattare e del mieloma multiplo(tumori farmaco resistenti)”.

Una bella scoperta, insomma, che fa intravedere la speranza di sostituire con rimedi naturali i devastanti effetti delle terapie chemioterapiche.

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Germana Carillo

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Crostata salata estiva con cetrioli e carote, ricetta light facile e fresca

Published in: Ricette

Una croccante pasta brisée all'olio racchiude al suo interno una farcia a base di yogurt greco, cetrioli e carote. Gli ortaggi, in precedenza finemente triturati, conferiscono al piatto una leggera colorazione pastello e un sapore delicato dove spicca la freschezza del cetriolo.

Ingredienti googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1498149132762-1'); });
  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    40 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    tempo di raffreddamento
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la crostata salata con cetrioli e carote: procedimento

 

  • Mettere il panetto di pasta brisée su un foglio di carta forno e spianarlo con un mattarello fino ad ottenere uno spessore di circa due/tre millimetri,
  • quindi senza staccare l'impasto dalla carta forno trasferirlo in una teglia e rifilare i bordi elimando la pasta in eccesso.
  • Pulire gli ortaggi, tagliarli a pezzettini e tritarli finemente in un robot da cucina,
  • trasferirli quindi in una ciotola e mescolarli con lo yogurt, l'olio e un pizzico di sale,
  • Con la pasta in eccesso ricavare delle strisce strette e lunghe,
  • farcire con il composto di yogurt la brisée, decorarla in superficie con le strisce e piegare verso l'interno i bordi proprio come fosse una classica crostata.
  • Cuocere in forno caldo a 200° per circa quarantacinque minuti o comuqne fino a doratura,
  • a cottura ultimata sfornare, sformare dopo circa dieci minuti e lasciar raffreddare completamente su una gratella prima di servire.
Come conservare la crostata salata con cetrioli e carote:

Qualora dovesse avanzare, è possibile conservare la crostata salata con cetrioli e carote in frigorifero, all'interno di appositi contenitori ermetici, e consumarla entro il giorno successivo.

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Ilaria Zizza

Porpita porpita: cosa sono gli strani bottoni blu che stanno colorando i nostri mari

Published in: Interviste

Detta anche bottone blu, la Porpita porpita in questi giorni è stata avvistata in Calabria, nella zona della tirrenica creando lo stupore dei bagnanti. 

Abbiamo chiesto a Giuseppe Romeo, naturalista e ricercatore, qualcosa in più su questo curioso abitante del mare.

Com’è fatta la Porpita porpita?

"La Porpita porpita è un idrozoo coloniale, un esemplare molto piccolo che varia tra i 0,5 ai 2 cm, di un colore blu brillante.  Ha un dischetto pieno di gas che gli permette il galleggiamento e nel corpo somiglia molto all’iride di un occhio, ha tentacoli sottili e ben ramificati. E' un animale che cattura subito l'attenzione e di certo non passa inosservato", spiega Romeo.

Se avvistiamo la Porpita porpita dobbiamo preoccuparci?

"Assolutamente no, perché ha una puntura impercettibile per gli esseri umani. La Porpita porpita fa parte del pleuston, ovvero il complesso di organismi che galleggiano sulla superficie dell'acqua per quello è facilmente visibile. Ma ripeto si può nuotare tranquillamente accanto a loro", continua.

In rete leggiamo che è una specie tropicale, perché allora si trova nei nostri mari?

"In realtà la Porpita è abbastanza cosmopolita, la troviamo nell’Atlantico, nell’Indopacifico e anche nel Mediterraneo. In questi giorni è stata avvistata vicino Palmi in Calabria, ma togliendo lo stupore comprensibile, nessun tipo di preoccupazione. Recentemente infine è stato scoperto che questa specie possiede composti bioattivi con effetto antimicrobico", chiosa Romeo.

Insomma, se avvistate questo curioso bottone blu nessun pericolo, soffermatevi semplicemente ad ammirarlo in tutto il suo splendore, ricordando di non toccare o disturbare gli abitanti del mare.

Invece c'è da preoccuparsi per:

Dominella Trunfio

Bonus luce e gas 2018, li conosci? Scopri se ne hai diritto e come richiederli

Published in: Risparmio energetico

Bonus luce

Si tratta di uno sconto sulla bolletta, introdotto dal Governo e reso operativo dall'Autorità con la collaborazione dei Comuni, per assicurare un risparmio sulla spesa per l'energia alle famiglie in condizione di disagio economico o numerose e alle famiglie in cui è presente un componente con grave malattia.

Requisiti per il bonus luce

Nel primo caso, il bonus è previsto per disagio economico per famiglie con ISEE non superiore a 8.107,5 euro o per famiglie numerose (con più di 3 figli a carico) con ISEE non superiore a 20.000 euro.

Nel secondo caso riguarda chi, a causa di grave malattia, è costretto a usare apparecchiature mediche alimentate con l'energia elettrica (elettromedicali) indispensabili per il mantenimento in vita.

A quanto ammonta

In caso di disagio economico, il valore del bonus dipende dal numero di componenti della famiglia anagrafica. Per l'anno 2018 valgono i seguenti valori:

  • Famiglia formata da 1-2 componenti € 125
  • Famiglia formata da 3-4 componenti € 153
  • Famiglia formata da oltre 4 componenti € 184
Come richiederlo in caso di disagio economico

E' possibile utilizzare un unico modulo (modulo A) per richiedere sia il bonus elettrico che gas per disagio economico. La domanda va presentata presso il Comune di residenza o presso CAF utilizzando gli appositi moduli disponibili qui

Il bonus elettrico viene scontato direttamente sulla bolletta elettrica, non in un'unica soluzione, ma suddiviso per i 12 mesi successivi alla presentazione della domanda. Ogni bolletta riporta una parte del bonus relativa al periodo cui essa fa riferimento.

Come richiederlo in caso di grave malattia

In caso di grave malattia, è possibile richiedere il bonus per far fronte alle spese legate all'alimentazione di dispositivi elettromedicali, indispensabili per il mantenimento in vita di una persona. Ecco qui quelli che danno diritto al bonus.

In questo caso, non serve avere un Isee basso ma si ha diritto al bonus con qualsiasi reddito. Per richiederlo occorre presentare una serie di documenti presso il Comune di residenza del titolare della fornitura elettrica (anche se diverso dal malato) o presso un CAF. Qui i moduli e i documenti necessari.

A quanto ammonta? Il valore del bonus per disagio fisico è articolato in 3 livelli che dipendono da: potenza contrattuale, apparecchiature elettromedicali salvavita utilizzate e tempo giornaliero di utilizzo. L'assegnazione ad uno dei tre livelli è calcolata dal sistema informatico che gestisce le agevolazioni sulla base di quanto certificato dalla ASL. Anche in questo caso il bonus viene scontato sulle bollette, per 12 mesi.

Bonus Gas

Il bonus gas, come per quello elettrico, è uno sconto sulla bolletta dedicato alle famiglie in condizione di disagio economico e alle quelle numerose.

"Ogni nucleo famigliare, che abbia i requisiti può richiedere per disagio economico sia il bonus per la fornitura elettrica che per la fornitura gas. Se in casa vive un soggetto in gravi condizioni di salute che possiede i requisiti per il bonus per disagio fisico, la famiglia può richiedere anche questa agevolazione" si legge sul sito dell'Arera.

Ne hanno diritto le famiglie con ISEE non superiore a 8.107,5 euro o quelle numerose (con più di 3 figli a carico) con ISEE non superiore a 20.000 euro.

La domanda va presentata presso il Comune di residenza o presso un CAF presentando gli appositi moduli.

A quanto ammonta? Gli importi variano in base alla categoria d'uso associata alla fornitura di gas, alla zona climatica di appartenenza del punto di fornitura e al numero di componenti della famiglia anagrafica (persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi la medesima residenza). Clicca qui per calcolarlo

Bonus acqua

Dal 1° luglio 2018 inoltre è possibile richiedere anche il bonus acqua sempre compilando il modulo A nell'apposita sezione. In questo modo si compila una sola volta la domanda di ammissione allegando i documenti necessari da consegnare in Comune o al CAF.

Per approfondire: Bonus acqua 2018: cos'è, requisiti e come richiederlo

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Francesca Mancuso

Qalhat, l'antica e affascinante città dell'Oman diventa Patrimonio Unesco

Published in: Arte e Cultura

Tra l’XI e il XV secolo fu un porto importante, da cui passò persino Marco Polo, un crocevia di scambi tra mondo arabo, Africa occidentale, India, Cina e Sud Est asiatico. L’antica città di Qalhat a circa 20 km a Nord di Sur, nella provincia orientale di Al-Sharqiyya risale al periodo preislamico e grazie alla sua posizione strategica racchiude storia e cultura.

Nel Sultanato, Qalhat è infatti solo l’ultimo di ben 8 siti dichiarati Patrimonio mondiale dell’Unesco che comprendono: i quattro siti dell’Antica Via dell’Incenso, il sito archeologico di Bat, Al Khutm e Al Ayn, il forte di Bahla e l’antico sistema di irrigazione degli aflaj, i canali d’acqua che hanno permesso lo sviluppo delle tipiche coltivazioni a terrazza omanite.

Qalhat, patrimonio dell’Umanità

Questa antica città, nota anche con il nome di Galhat era in passato il centro chiave per il commercio, da cavalli arabi a prodotti di porcellana cinese, e ben rappresenta il potere che all’epoca le donne detenevano nella società araba.

Nel XIII secolo infatti Baha al-Din Ayaz era impegnato a governare la città di Hormuz e in sua assenza era la moglie Bibi Maryam ad occuparsi del governatorato di Qalhat. Diverse fonti storiche narrano che la costruzione della Grande Moschea del Venerdì – di cui oggi si possono ammirare le antiche rovine – fu merito proprio della donna. Dopo la morte di Ayaz, Bibi Maryam fece inoltre costruire in suo onore un imponente mausoleo e continuò a governare la città per diversi anni.

La città di Qalhat, circondata da mura interne ed esterne e dall’area della necropoli al di là dei bastioni, oggi rappresenta una testimonianza archeologica unica per i legami commerciali tra la costa orientale di Arabia, Africa Orientale, India, Cina e sud-est asiatico.

Nel 2016, il Sultanato aveva presentato la candidatura ufficiale del sito al Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco che lo ha inserito a pieno titolo nella lista riconoscendolo come un’eccezionale opera artistica di insediamento umano e simbolo della civiltà, della storia e della tradizione omanita dal valore universale.

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Dominella Trunfio

Dominion, il documentario che raccolta ciò che succede davvero negli allevamenti intensivi

Published in: Arte e Cultura

Centoventi minuti che mettono in discussione il concetto di dominio dell’essere umano sulla natura. Il documentario è scritto e diretto da Chris Delforce ed è stato finanziato grazie al crowdfunding.

Per vederlo sul grande schermo bisognerà aspettare dicembre 2018, ma nel frattempo Dominion fa già parlare di sé, soprattutto perché, è stato coprodotto da Shaun Monson, produttore e regista del documentario “Earthlings” narrato dall’attore Joaquin Phoenix e descrive gli usi che gli esseri umani fanno degli animali, cibandosene, ricavandone materiali per produrre vestiario e altro, usandoli come intrattenimento o compagnia, sfruttandoli per la sperimentazione scientifica e lo fa da un punto di vista antispecista.

Dominion mantiene lo stesso filone, include immagini delle investigazioni che Animal Equality ha realizzato nei macelli messicani, la mattanza dei tonni in Italia e il commercio della carne e delle pelli in Cina, mentre altre immagini sono tratte dal lavoro del progetto investigativo Filming For Liberation.

    Il film nasce grazie all’impegno dell’associazione animalista Aussie Farms Repository e si colloca sulla scia del prequel del 2014 dedicato, nello specifico, agli allevamenti dei maiali e intitolato Lucent. Le riprese sono durate ben sette anni e raccontano sei diverse tipologie di sfruttamento degli animali, ovvero per cibo, divertimento, abbigliamento, ricerca scientifica, compagnia domestica e caccia.

Concentrandosi sulle pratiche legali e industriali messe in atto in tutto il mondo all’interno di allevamenti e macelli, il documentario racconta il senso di sfruttamento e anche questa volta, l’attore Joaquin Phoenix ha accettato di partecipare a un progetto importante, mentre la voce narrante sarà quella di Rooney Mara.

  Dominion: dove e come vederlo

Aspettando la proiezione nelle sale italiane, è possibile vedere Dominion in lingua inglese ma con sottotitoli anche in italiano, sia in streaming, noleggiandolo per 72 ore al costo di 0.84 centesimi di euro, oppure acquistandolo per il download a 3,95 euro.

Guarda il trailer:

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Dominella Trunfio

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Nestlé ritira latte in polvere Guigoz contaminato da Enterobacter, venduto online 

Published in: Allerte alimentari

Il latte è acquistabile anche online per questo è bene fare attenzione se di recente è stato acquistato via web. Si tratta del latte in polvere “Guigoz 1a formula 800g addensato” contraddistinto dal numero di lotto 8075080624.

A scopo precauzionale, Nestlé ha ritirato 38 confezioni, sottolineando che all'interno potrebbe essere presente il batterio Enterobacter.

Chi lo avesse acquistato può notare anche delle differenze nel confezionamento. Il logo Guigoz appare infatti bianco-grigio invece del classico rosso, il manuale utente non è leggibile e all'apertura della scatola manca il misurino.

Dal canto suo Nestlè rassicura sostenendo che non sono stati segnalati casi di infezione da Enterobacter, ma in caso di febbre persistente nei bambini entro 15 giorni dal consumo di questo prodotto, è bene farlo presente al proprio medico.

"Nonostante l'implementazione di procedure molto specifiche, queste scatole di prodotti di test industriali non destinati alla commercializzazione sono stati erroneamente integrati nella rete di distribuzione delle farmacie. Queste confezioni sono ritirate dalla vendita a causa del sospetto di contaminazione da Enterobacter. Invitiamo i consumatori in possesso di scatole di questo lotto a non usarle, e riportarle in farmacia, sia che siano nuove o usate".

Nestlè ha attivato anche un numero verde da contattare per avere ulteriori informazioni: (+33) 0800 223 242

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Francesca Mancuso

Ponte nel Cielo: nel cuore della Valtellina il ponte tibetano più alto d'Europa

Published in: Lombardia

Sarà un ponte da record, con una lunghezza di 234 metri, tutti percorribili a piedi senza imbracatura. Una volta pronto, permetterà di raggiungere Campo, in Val Tartano a quota 1.035 metri circa, da Frasnino, a 1039 metri, e viceversa. L'inaugurazione è prevista per settembre.

"Dalla passerella si potrà ammirare lo spettacolare scenario delle nostre care montagne, la sella di campo, le imponenti vette ed i ghiacciai delle alpi retiche, la verde vallata del Tartano, la diga di colombera, il fiabesco maggengo Frasnino e l’apertura del fondovalle valtellinese che culmina nel lago di Como per tramonti indimenticabili" si legge sul sito del Consorzio Pustaresc.

Quest'ultimo, riunisce senza scopo di lucro i soci, impegnati da 15 anni ad arrestare l’abbandono delle baite e dei pascoli.

Per realizzare il ponte tibetano è stato usato legno di larice locale, sorretto da quattro grandi funi che sostengono l’impalcatura di griglia metallica. A collaborare alla realizzazione dell'opera sono stati anche i cittadini della zona, che hanno contribuito economicamente alla realizzazione dell’opera donando alcune assi del ponte.

Aperta a tutti, grandi e piccoli, la passerella cercherà anche di rilanciare il turismo del Parco delle Orobie Valtellinesi. L'accesso al ponte sarà dal centro di Campo Tartano.

Non solo ponte...

A conclusione del percorso, sarà possibile fermarsi presso una baita, donata da un consorziato:

"Abbiamo già appaltato l’intervento per la realizzazione del Bivacco Frasnino che sarà un vero e proprio rifugio dove gli escursionisti e gli amanti del bird watching potranno ascoltare nelle ore notturne il verso tipico dell’allocco e di giorno osservare il picchio che nidifica lungo il sentiero del Pek", ha detto Renato Bertolini della fondazione Pro Valtellina.

Nello spiazzo all’altezza di Frasnino, sarà possibile cimentarsi in un'altra esperienza, forse meno estrema ma altrettanto interessante: sarà creato un luogo dedicato al birdwatching, con nuovi sentieri attraverso prati e boschi.

Una passerella sospesa tra cielo e terra, che promette di regalare scorci inediti.

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Francesca Mancuso

Nidi gratis e bonus famiglia 2018-2019: in Lombardia confermate le misure di sostegno. Ecco come accedere

Published in: Speciale bambini

Possono farne richiesta le famiglie con entrambi i genitori occupati e un ISEE fino a 20mila euro. In caso di disoccupazione, va dimostrato di aver sottoscritto il programma di reintegro nel mondo del lavoro. Il Bonus famiglia è invece un contributo di € 1.800 per figlio, assegnato a seguito a una verifica dei requisiti, sia in caso di gravidanza sia in caso di adozione ed è riconosciuto a donne “in condizioni di fragilità”.

L’obiettivo, dunque, è quello di sostenere le famiglie in condizione di vulnerabilità economica e sociale, facilitare l’accesso ai servizi per la prima infanzia e azzerare, ad integrazione delle agevolazioni tariffarie già previste dai Comuni, la retta altrimenti dovuta dai genitori per la frequenza del proprio figlio in nidi e micro nidi ammessi alla misura.

La Regione Lombardia rimborsa i Comuni in nome e per conto delle famiglie, che non dovranno quindi effettuare alcun pagamento, ma l’azzeramento della retta dovrà essere subordinato ad alcuni punti come:

  • all’adesione alla misura da parte del Comune
  • all’iscrizione e frequenza del bambino a un nido o micro-nido ammesso alla misura
  • nel caso di nido convenzionato, alla circostanza che il posto occupato dal bambino sia tra quelli acquisiti dal Comune in convenzione
  • all’applicazione di tariffe commisurate all’ISEE al nucleo familiare
Come accedere alla misura

A partire dal mese di settembre, la domanda dovrà essere presentata online sulla piattaforma “Sistema Agevolazioni - SIAGE”, autenticandosi con la tessera sanitaria CRS/TS-CNS con PIN e lettore di smartcard (le famiglie possono rivolgersi agli Uffici Territoriali di Regione Lombardia, all' Ats - Asst per il rilascio del Pin) oppure con le credenziali SPID rilasciate dai soggetti accreditati dall’Agenzia per l’Italia Digitale.

Le famiglie interessate possono iniziare a fare richiesta
• del Pin della CRS (clic su Come Accedere e poi Richiedere il Pin)
• oppure dello SPID .

L' autenticazione con tessera CRS/TS-CNS o credenziali SPID vale anche per chi si è già registrato al portale SIAGE con username e password. 

Qui trovate tutte le informazioni e i contatti utili.

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Germana Carillo

Cubomedusa: come riconoscerla e cosa fare se ti punge la vespa di mare

Published in: Animali

 Cubomedusa: chi è e dove vive

E’ piccola e trasparente, velocissima con quattro lunghi tentacoli. Di notte si sposta verso la riva perché è attratta dalla luce. Il nome scientifico è Carybdea marsupialis e la sua puntura è molto urticante. Appartiene al gruppo dei cubozoi, lo stesso delle vespe di mare, ossia le meduse killer delle coste dell’Australia, che come dicevamo hanno un veleno mortale, ma per fortuna non è altrettanto pericolosa.

La cubomedusa dell’Adriatico

In questi giorni sono state avvistate delle cubo meduse. Da Marina di Lesina a Peschici, da Vieste a Manfredonia, le spiagge del Gargano sono invase. La scoperta è stata fatta dalla ricercatrice del Cnr di Lesina, Lucrezia Cilenti, che attribuisce le cause della presenza delle meduse all'innalzamento delle temperature.

Le cubomeduse, chiamate anche vespe di mare, si trovano in tutti gli oceani, generalmente in regioni tropicali e subtropicali e in zone costiere poco profonde. La Carybdea marsupialis è una specie distribuita ampiamente in acque tropicali dell’Atlantico e si trova in grandi quantità nel Mar dei Caraibi. Non è una specie comune nel Mediterraneo. Come tutte le cubomeduse è una specie molto urticante.

Cubomedusa: la puntura

Ricapitolando nessun allarmismo perché stiamo parlando di una razza di cubomedusa molto meno pericolosa e non della terribile vespa di mare che con i suoi tentacoli può uccidere un uomo in appena un minuto e ogni anno fa anche settanta vittime.

Le punture della cubomedusa dell’Adriatico sono dolorose ma, per quanto intensi, gli effetti sono di breve durata. Purtroppo essendo quasi trasparenti è molto facile imbattersi nei loro piccoli tentacoli.

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Cubomedusa: cosa fare se si viene punti

Sembra un rimedio della nonna e funziona. Se si viene punti dalla vespa di mare la prima cosa da fare è risciacquare le ferite con abbondante aceto per almeno 30 secondi. È stato dimostrato che questa procedura è in grado di disattivare le tossine presenti nei nematocisti non ancora attivati. In caso di puntura non bisogna assolutamente usare alcool o soluzioni alcoliche sulla ferita. Anche lo sfregamento della ferita va evitato in quanto, come l’alcool, aumenterebbe la diffusione del veleno nell’organismo.

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Dominella Trunfio

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Vitamina D: tutto quello che c’è da sapere sulla sua efficacia. Le linee guida degli endocrinologi

Published in: Salute & Benessere

A chiederselo sono stati alcuni esperti Ame, Associazione Medici Endocrinologi, che hanno appena pubblicato su Nutrients un documento di consenso per il corretto approccio nei confronti del trattamento del deficit da Vitamina D, compresi l’utilizzo degli integratori.

Quel che è certo è che la vitamina D viene introdotta solo in parte con la dieta, mentre la parte maggiore la si produce in seguito all’esposizione al sole e, spesso, anche da veri e propri preparati. Il medico, cioè, può scegliere un preparato di vitamina D e somministrarlo per evitare in un paziente carenza di vitamina D.

Ma sono tutti uguali ed efficaci? L’Associazione Medici Endocrinologi attraverso i suoi esperti ha insomma tentato di far chiarezza su questi argomenti pubblicando linee guida ad hoc.

Oltre al suo ruolo fondamentale nel metabolismo osseo (aiuta infatti l’organismo ad assorbire il calcio, uno dei principali costituenti del nostro scheletro, e a prevenire l’insorgenza di malattie ossee, come l’osteoporosi o il rachitismo), la vitamina D è coinvolta anche in altri processi, come la modulazione della crescita cellulare, le funzioni neuromuscolari e immunitarie e la riduzione delle infiammazioni. Di conseguenza, la carenza di vitamina D, oltre ai disturbi alle ossa, si può anche collegare una serie di altre patologie, come condizioni metaboliche, cardiovascolari, autoimmuni e tumori.

Quel che serve chiarire, dicono gli endocrinologi, sono alcuni punti riguardo i dati sulla efficacia della vitamina D:

Quali sono i valori da considerare?

L’eventuale carenza di Vitamina D viene valutata attraverso un dosaggio nel sangue, con qualche variazione secondo i diversi laboratori e soprattutto secondo i dettami delle differenti società mediche: carenza <10 ng/mL; insufficienza: 10 – 30 ng/mL; sufficienza: 30 – 100 ng/mL; tossicità: >100 ng/mL.

Si tratta di valori che prevedono quindi che i soggetti con un valore inferiore a 30 ng/dl possano essere dichiarati affetti da insufficienza di vitamina D. Un limite che, dicono gli esperti, andrebbe rivalutato perché troppo alto, soprattutto in assenza di forti evidenze scientifiche.

È per questo che nel documento si sono definiti ridotti i valori di vitamina D quando sono chiaramente al di sotto di 20 ng/dl.

“Sembra apparentemente una banalità tale differenza, ma una buona parte dei soggetti dichiarati “carenti di Vitamina D cadono proprio in questa forbice che va tra i 20 ed i 30 ng/dl. Al contrario soggetti osteoporotici o pazienti che assumono già farmaci per la cura dell’osteoporosi o altre categorie di soggetti significativamente più a rischio di carenza di vitamina D è corretto, a nostro giudizio, che abbiano valori di Vitamina D superiore al limite di 30 ng/dl e quindi vanno trattati”, spiega Roberto Cesareo, endocrinologo, Ospedale S.M. Goretti, Latina e primo firmatario del lavoro.

Come prevenire la carenza di vitamina D?

La prevenzione dell’ipovitaminosi D passa attraverso uno stile di vita corretto, un’adeguata esposizione alla luce del sole e una dieta bilanciata. Ricordatevi, però, che con la vecchiaia l’efficienza dei meccanismi biosintetici cutanei tende a ridursi e perciò è più difficile per gli anziani produrre adeguate quantità di vitamina D soltanto con la luce solare. Quindi, dicono gli endocrinologi, sarebbe utile integrare la vitamina D nei pazienti con osteomalacia o osteoporosi, ma anche negli anziani e nei soggetti che non possono esporsi in maniera adeguata al sole.

C’è vitamina D e vitamina D

Ciò soprattutto riguardo agli integratori. Le molecole di vitamina D non sono tutte uguali. La forma inattiva, quella più comune, è il colecalciferolo, prescritta solitamente sotto forma di gocce o flaconcini da assumere o giornalmente o in assunzione mono-settimanale o a più lunga scadenza (mensile o anche bimensile) viene successivamente attivata in sede prima epatica e poi renale e, come tale, espleta i suoi effetti finalizzati in particolare ad un corretto assorbimento di calcio a livello intestinale e ad un controllo del metabolismo fosfo-calcico in sede ossea.

Leggi ancheGli integratori di vitamina D

“Ma esistono altre molecole che sono già parzialmente o del tutto attive. Tra esse merita attenzione il calcifediolo che non necessita di essere attivato al livello del fegato e per le sue caratteristiche molecolari meno 'liposolubile', cioè permane meno nel tessuto adiposo rispetto alla precedente molecola menzionata, il colecalciferolo. Entrambe queste molecole non danno, se prescritte appropriatamente e a dosi corrette, problemi, in particolare alterazione dei livelli del calcio nel sangue e/o nelle urine. Il calcifediolo per la sua cinetica di azione e per la sua conformazione può trovare motivo di maggior utilizzo, per quanto detto, nei pazienti che hanno patologie epatiche di un certo rilievo e anche nei soggetti obesi e carenti di vitamina D o in coloro che sono affetti da problemi di malassorbimento in sede intestinale. Il colecalciferolo, di contro, trova la sua indicazione principe nei soggetti affetti da osteoporosi e/o che assumono contestualmente farmaci per la cura di tale patologia”, continua Cesareo.

“Infine – conclude l’esperto – i metaboliti del tutto attivi e che non necessitano dell’attivazione epatica o renale trovano un campo di utilizzo molto più limitato, in particolare nei soggetti affetti da insufficienza renale o carenti dell’ormone paratiroideo, quadro clinico che solitamente si riscontra nel soggetto operato di tiroide e di paratiroidi. Il loro ridotto utilizzo nel paziente con  carenza di vitamina D è dettato dal fatto che, rispetto alle due molecole descritte in precedenza, queste espongono il paziente ad un maggior rischio di ipercalcemia e di aumentati livelli di calcio nelle urine”.

E allora, la vitamina D, è o non è un elisir di lunga vita?

Gli endocrinologi ci vanno cauti. Nonostante molti dati associno la carenza di vitamina D ad altre malattie diverse dalla osteomalacia o dalla osteoporosi (come diabete mellito, alcuni tipi di sindromi neurologiche e di tumori), non è dato sapere quali siano i dosaggi corretti di vitamina D utili a ridurre l’incidenza di queste patologie correlate.

“Far passare il messaggio che la vitamina D sia l’elisir di lunga vita, oltre che scorretto in quanto privo di evidenze scientifiche forti, rischia di essere oggetto di iper-prescrizione incongrua e con il rischio di assumere tale molecola senza reali benefici”.

Sulla amata e controversa vitamina D, insomma, c’è ancora tanto da imparare e valutare. Quel che resta incontrovertibile è che si tratta comunque un toccasana e che, tra giusta alimentazione e regolare e corretta esposizione al sole, dobbiamo cercare di non farcela mai mancare. Leggete qui i nostri consigli su come fare incetta di vitamina D.

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Germana Carillo

Gli eroi che hanno salvato i cavalli selvaggi della Montagna Grigia nella Riserva Navajo

Published in: Animali

 A inizio giugno, Paul Lincoln fuori dalla sua casa ha trovato alcuni ospiti.

"C'erano 20 o 25 cavalli con la testa bassa e tutti sembravano davvero in cattive condizioni. Ho chiamato subito la mia amica Glenda Seweingyawma, perché ho capito che erano in pericolo. Abbiamo subito riempito dei secchi d’’acqua, ma per molti non ce stato nulla da fare, parte del branco però è salvo”, dice Lincoln.

I cavalli selvaggi della Montagna Grigia nella Riserva Navajo, a nord di Flagstaff si sono spostati in branco a causa della siccità e della mancanza di vegetazione. Hanno percorso chilometri per cercare una forma di sostentamento.

Paul e Glenda si sono messi all’opera facendo il possibile per questi cavalli. In poco tempo, hanno creato un abbeveratoio e fornito delle balle di fieno. Ma piano piano, la voce si è sparsa e anche i vicini hanno sposato la causa.

Foto: Lori Murphy / Wildhorse Ranch Rescue

“Una donna ha portato del fieno, un altro vicino dell’acqua. Pochi chilometri da casa nostra, c’erano altre persone che stavano nutrendo i cavalli”, continua.

 "È stato allora che ci siamo resi conto che tutti volevano fare qualcosa e abbiano notato che il numero dei cavalli cresceva ogni giorno di più”, afferma Seweingyawma.

E’ stata poi creata una pagina Facebook ‘eroi dei cavalli’ della Montagna grigia in modo tale che i volontari potessero comunicare tra loro. Il gruppo ha attirato l’attenzione del Wildhorse Ranch Rescue, con sede a Gilbert, in Arizona.

" Siamo venuti a conoscenza del fatto che a causa della siccità quasi 200 cavalli sono morti. Una morte lenta e dolorosa alla ricerca di acqua e cibo”, spiega Lori Murphy, condirettore dell’organizzazione no profit.

"Questi cavalli erano vivi per miracolo: scheletri ambulanti, disidratati, affamati a causa della mancanza di foraggio, e alcuni addirittura cadevano morti per terra. Non si può rimanere indifferenti davanti a tutto ciò”, continua.

Ci sono volute circa due settimane prima che i cavalli smettessero di camminare come zombi e fossero più vigili. Nel frattempo, la comunità ha creato una base per i cavalli dove pur continuando a vivere in libertà, essi possono fermarsi a trovare cibo e acqua.

Foto: Lori Murphy / Wildhorse Ranch Rescue

"Purtroppo per colpa dei cambiamenti climatici, con la grave siccità che stiamo vivendo quest'anno, che ha prosciugato le fonti naturali di acqua in tutto lo stato dell'Arizona, prevediamo che anche con le piogge monsoniche appena iniziate, i cavalli potrebbero ancora trovarsi in difficoltà" dice Murphy.

The Animal Guardian Network ha poi lanciato una campagna donazioni per salvare i cavalli e fornire loro sostentamento.

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Dominella Trunfio

Foto cover: Sarah J Woodie

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