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Le nonnine che realizzano a mano coperte per i bambini vittime di trauma

Published in: Buone pratiche & Case-History

Hanno già realizzato oltre 80 ‘trapunte di salvataggio’ da donare alle forze dell’ordine e da usare in caso ci siano bambini rimasti coinvolti in situazioni traumatiche come possono essere ad esempio lo scoppio di un incendio in casa, un malore di un genitore e via dicendo.

L’idea è del gruppo di cucito Stitch and Chat di Rockhampton, in Australia ed è nata a Springfield, nel Missouri, ma è stata prontamente condivisa tramite newsletter così da arruolare esperte di taglio e cucito.

"Quando ho letto di quanto fossero utili delle coperte per i bambini, ho pensato che fosse una buona idea realizzarle a livello locale. È un modo in cui possiamo offrire un confort ai bambini”, spiega la coordinatrice del progetto Rill's Quilts, Sandra McClelland.

Ogni lunedì e giovedì le signore si riuniscono e cuciono. I tessuti sono donati dai cittadini ma c’è anche una piccola sovvenzione da parte del Consiglio regionale di Rockhampton.

"Abbiamo fissato degli obiettivi da raggiungere e poi doniamo ai vari distretti di polizia. Le trapunte sono tutte molto simili, vengono sigillate in borse ermetiche fino a quando non saranno necessarie”, continua McClelland.

I membri di Stitch and Chat lavorano con entusiasmo e l’attività non fa bene solo ai bambini, ma anche agli anziani che soffrono spesso la solitudine. In questo modo, almeno due volte la settimana ci si incontra e si lavora insieme, si scambiano opinioni, idee e ci si sente ancora utili.

"Il nostro membro più anziano ha 97 anni, nonostante l’età ha consegnato il kit come tutti gli altri”.

E in ogni trapunta c’è una piccola etichetta che recita: ‘Fatto con amore’.

Un bellissimo gesto di altruismo che dimostra ancora una volta che magnifica risorsa siano i nonni, anche quelli ‘adottati’.

Altri bellissimi gesti di solidarietà:

Dominella Trunfio

Parmigiana bianca di zucchine: ricetta light e facile da preparare

Published in: Ricette

Per renderla più leggera e accorciare i tempi di preparazione abbiamo evitato di grigliare o friggere precedentemente le zucchine, alternandole ai pomodori e agli altri ingredienti. Se preferite, potrete eventualmente grigliare le zucchine con un po' d'anticipo.

L'unico passaggio dal quale non potrete esimervi, per non alterare la riuscita della ricetta, è quello di far sgocciolare per bene la mozzarella e i pomodori; dovrete infatti affettarli e attendere che perdano un po' della loro acqua.

Ingredienti
  • 800 gr di zucchine
  • 600 gr di pomodori
  • 400 gr di mozzarella
  • basilico q.b.
  • sale q.b.
  • olio evo q.b.
  • grana vegetale grattugiato q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    90 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    20 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    10 minuti
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la parmigiana bianca di zucchine: procedimento

 

  • Lavare il basilico, le zucchine e i pomodori,
  • tagliare a fette sottili la mozzarella e i pomodori e porli separatamente negli scolapasta per farli sgocciolare il più possibile,
  • nel frattempo spuntare le zucchine e affettarle finemente.
  • Quando i pomodori e la mozzarella avranno perso un po' d'acqua ungere il fondo di una pirofila con un filo d'olio evo, e coprire il suo fondo con le zucchine,
  • coprire con i pomodori e stratificare quindi alternando fra anche loro la mozzarella e il basilico, chiudendo la pientanza con un ultimo strato di zucchine, se gradito è possibile aggiungere su ogni strato anche il formaggio grattugiato e un po' di sale,
  • cospargere in superficie il grana vegetale e irrorare con un filo di olio,
  • per preparare la parmigiana di melanzane in monoporzione si dovrà seguire lo stesso iter assemblandola però all'interno di coppapasta
  • infornare in forno ben caldo e cuocere a 200° per circa venti minuti, a seguire passare sotto il grill alla massima potenza per circa quattro minuti.
  • A cottura ultimata sfornare e far riposare la parmigiana bianca di zucchine per almeno dieci minuti prima di porzionarla,
  • per togliere le monoporzioni dai coppapasta sarà utile rifilare il contorno interno con la lama di un coltello e poi sfilar via il cerchio con delicatezza facendo attenzione a non scottarsi.
  • La parmigiana bianca di zucchine potrà essere servita anche a temperatura ambiente.
Come conservare la parmigiana bianca di zucchine:

La parmigiana bianca di zucchine, qualora dovesse avanzare, potrà essere conservata in frigorifero coperta con pellicola alimentare e dovrà essere consumata entro il giorno successivo dopo averla fatta un po' intiepidire.

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Ilaria Zizza

Schiaffo: un braccialetto rosso per non dimenticare i bimbi in auto

Published in: Speciale bambini

Un dispositivo per non dimenticare il bimbo in macchina, di colore rosso, il colore delle emergenze, con sopra un messaggio chiaro “Bimbo in auto”, da agganciare alle cinture del seggiolino dell’auto.

È terribile, eppure quella della dimenticanza nell’abitacolo di una macchina di un bebè è una notizia quasi all’ordine del giorno. Negli Stati Uniti, un bambino ogni 7 giorni muore perché viene dimenticato in auto (Fonte), mentre in Europa accade meno di frequente, ma è pur sempre un’emergenza.

Stress, distrazioni tecnologiche, frenetici ritmi lavorativi, mancanza di sonno adeguato, le ragioni sono molteplici, ma i genitori cui accade una sventura senza fine non vanno stigmatizzati.

Il Progetto Schiaffo

Il progetto Schiaffo prevede l’uso di un braccialetto “snap” (a scatto). È analogico (senza batterie) e la sua superficie esterna è in silicone anallergico e atossico, che garantisce un’ottima presa: non scivola e non si sfila accidentalmente ed esercita una leggera pressione sul braccio.

Come funziona

Quando non lo si usa, Schiaffo è allacciato alle cinture del seggiolino, poi, una volta entrati in auto e assicurato il bimbo al seggiolino, Schiaffo lo si posiziona sul braccio come “promemoria”.

“È un gesto deciso, che ti aiuta a focalizzare cosa effettivamente facendo”.

Una volta arrivati a destinazione e si spegne l’auto, si avrà cura di mettere di nuovo Schiaffo alle cinture del seggiolino e ci si ricorderà di slacciare il bebè.

E se ci si dimentica di avere indosso il braccialetto? “Il bracciale sarà un chiaro segno di allerta per i passanti, che avranno un ruolo attivo nell’avvertire il genitore del problema”, spiega De Iuliis.

Ad Arluno, l’Amministrazione comunale è tra i primi ad aderire al progetto Schiaffo. “Se prevenire i blackout è difficile, occorre allora ridurre i rischi legati alle amnesie, dotandosi di dispositivi funzionali a ricordare la presenza del bambino in auto. Il progetto Schiaffo, ideato da un nostro concittadino, ci sembra ben fatto e pensiamo proprio che possa funzionare”, dichiara il sindaco Moreno Agolli.

Il Comune donerà il braccialetto a tutte le coppie in attesa di un bambino e lo stesso farà la Farmacia Comunale Corbetta, altro paesino nel milanese.

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Germana Carillo

Il mare più bello: la classifica 2018 delle mete a 5 vele

Published in: Spiagge

Come per la passata edizione, in testa alla classifica con 5 comprensori marini a 5 vele troviamo la Sardegna, mentre il Trentino Alto-Adige con Molveno (Tn) è in testa alle località lacustri. Importanti anche i riconoscimenti ottenuti da Sicilia (4 comprensori a 5 vele), Puglia, Campania, Toscana (tutte e tre con due comprensori a 5 vele), Liguria e Basilicata.

La guida racconta 44 tra le zone balneari più belle del nostro Paese e una serie di località lacustri. Alla base della selezione ci sono le analisi della Goletta Verde, che per il secondo anno consecutivo assegna le “vele” non più alle località balneari ma a interi comprensori turistici. Grande attenzione è stata data anche alle possibilità di escursioni, immersioni, percorsi in bicicletta.

Sono 17 i comprensori marini che hanno ottenuto il riconoscimento delle cinque vele e 6 quelli lacustri, scelti sulla base dei dati raccolti da Legambiente in base alla qualità ambientale e ai servizi ricettivi: uso del suolo, degrado del paesaggio e biodiversità, attività turistiche; stato delle aree costiere; mobilità; energia; acqua e depurazione; rifiuti; iniziative per la sostenibilità; sicurezza alimentare e produzioni tipiche; mare, spiagge ed entroterra, struttura sociale e sanitaria.

In testa alla classifica dei comprensori turistici a cinque vele ci sono le terre della Baronia di Posada e del Parco di Tepilora (in provincia di Nuoro sulla costa occidentale della Sardegna, con Posada come miglior comune, seguito da Siniscola), il litorale di Chia (a sud della Sardegna che interessa l’area del comune di Domus de Maria in provincia di Cagliari) al secondo posto e al terzo la Maremma Toscana (con Castiglione della Pescaia come miglior comune, seguito da Scarlino, Marina di Grosseto e Follonica in provincia di Grosseto). Al quarto posto le Cinque Terre (in Liguria guidate da Vernazza, Riomaggiore e Monterosso al Mare), al quinto la costa del Parco Agrario degli Ulivi secolari (in Puglia, guidata dal comune di Polignano a Mare seguito da Ostuni, Monopoli, Fasano e Carovigno nelle provincie di Bari e Brindisi).

“Per il secondo anno abbiamo confermato la divisione del territorio costiero in comprensori turistici - dichiara il presidente di Legambiente Stefano Ciafani -. Abbiamo preferito cioè valutare territori un po’ più ampi del singolo comune costiero, nella convinzione che il turista ormai si muova su un areale che non rispetta confini amministrativi. Inoltre, ci preme raccontare come le reti territoriali e le comunità riescano a valorizzare le località e il loro patrimonio naturale. I turismi che coltivano uno stretto legame con il territorio stanno infatti diventando veri e propri apripista dell’intero sistema turistico, il modo migliore per raccontare le eccellenze è lanciare la sfida di distretti turistici che guardino alla sostenibilità come ingrediente principale”.

Il premio speciale “Io sono amico del mare” è stato assegnato ad Antonio Fentini, sindaco delle isole Tremiti, per aver messo al bando le stoviglie in plastica monouso in tutto l’Arcipelago.

Scopriamo i 17 comprensori marini che hanno ottenuto le 5 vele

Baronia di Posada e Parco di Tepilora - Sardegna

Comuni di Posada e Siniscola (Nu)

Di questo comprensorio turistico fanno parte i territori dei Comuni di Siniscola e Posada, contraddistinti dalla presenza di ampie zone umide retrodunali e da un lungo litorale sabbioso che delimita la foce a delta del Rio Posada.

Il Comune di Posada ha avuto inoltre il merito di aver potenziato il servizio di mobilità sostenibile per i turisti con mezzi elettrici sostitutivi delle auto private per raggiungere le spiagge e il servizio di bike sharing comunale. Il parco di Tepilora è stato riconosciuto come “Riserva della Biosfera” dall’UNESCO.

Per approfondire: Parco di Tepilora: la straordinaria Riserva della Biosfera Unesco della Sardegnaa Litorale di Chia – Sardegna

Comune di Domus De Maria (Ca)

Il comprensorio coincide con il territorio del Comune di Domus De Maria. Di recente l'Area Marina Protetta di Capo Spartivento è stata essere inserita dall’ultima legge di stabilità fra le aree marine di prossima istituzione.

Foto

Buono il lavoro di difesa dell’imponente sistema delle dune di retrospiaggia.

Maremma Toscana - Toscana

Comuni di Castiglione della Pescaia, Scarlino, Marina di Grosseto e Follonica (Gr)

Il turismo ambientale ormai da anni è il tratto distintivo di questo territorio grazie anche alla presenza di aree naturalisticamente eccezionali, come la Diaccia Botrona o la spiaggia di Cala Violina e alle azioni messe in campo per la pulizia e la raccolta differenziata.

Per approfondire: Le 10 spiagge più belle della Toscana

Cinque Terre - Liguria

Comuni di Vernazza, Monterosso al Mare e Riomaggiore (Sp)

Non potevano mancare le Cinque Terre, meritevoli di aver unito buon turismo e attenzione al territorio. Tra le novità degli ultimi mesi la smaterializzazione della famosa Cinqueterre Card, la tessera che permetta al turista di usufruire di una serie di servizi e opportunità ora facilmente scaricabile sul proprio cellulare.

Grazie alla Cinque Terre Card l'Ente Parco può impegnare in agricoltura fondi che arrivano dal settore turistico: il Parco assegna agli agricoltori le pietre per la ricostruzione ed il mantenimento dei muretti a secco, ma anche la manutenzione dei sentieri.

Per approfondire: Liguria: le 10 spiagge più belle

Costa del parco agrario degli ulivi secolari - Puglia

Polignano a Mare, Monopoli, Fasano, Ostuni e Carovigno (Ba e Br)

Un mix di natura, cultura e tradizione, caratterizzato dalla Piana degli Olivi Monumentali di recente all’interno dell'Albo Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici da parte del Mipaaf, dalla via Traiana e Francigena del Sud, dalla presenza di ben due parchi naturali, l’Area Marina Protetta di Torre Guaceto e il Parco Naturale Regionale Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo.

Le amministrazioni di questo comprensorio hanno puntato su mobilità dolce, gestione sostenibile dei rifiuti e del ciclo di tutela delle acque.

Per approfondire: Le 10 spiagge più belle del Salento

Costa d’argento e Isola del giglio - Toscana

Comuni di Isola del Giglio, Capalbio, Orbetello, Magliano in Toscana e Monte Argentario (Gr)

È considerata la porta d’ingresso meridionale al Santuario dei mammiferi marini tra dune costiere, con le spiagge ben curate e le limpide acque dell’isola del Giglio.

Per approfondire: Isola del Giglio: le spiagge da non perdere

Cilento Antico - Campania

Comuni di Castellabate, Montecorice, S. Mauro del Cilento, Pollica (Sa)

Una fascia costiera che corre da Santa Maria di Castellabate fino alla frazione di Pioppi del Comune di Pollica, impreziosito da un’area marina protetta, dalla presenza del Parco nazionale del Cilento. Da sottolineare la realizzazione della Cilento Card che consente di integrare in un percorso virtuoso le aree di eccellenza del territorio e il lavoro portato avanti con Slow Food per la promozione del pescato di qualità.

Per approfondire: Le 10 spiagge più belle del Cilento

Litorale di Baunei - Sardegna

Comune di Baunei (Og)

Il comprensorio, che coincide con il territorio di Baunei, offre percorsi naturalistici unici nel Mediterraneo (il famoso sentiero Selvaggio Blu) che consentono il raggiungimento in sicurezza, via terra, di cala Goloritzè, Ispuligidenie (cala Mariolu), cala Biriola, cala Sisine e cala Luna. Dal 1° luglio inoltre su Cala Mariolu e Cala Biriola sarà istituito il numero chiuso per limitare l’impatto antropico su aree di particolare pregio naturalistico.

Isola di Ustica - Sicilia

Comune di Ustica (Pa)

L’isola vanta la prima area marina protetta istituita nel nostro Paese e nel corso degli ultimi anni ha avviato una serie di azioni di tutela ambientale, ad esempio con la realizzazione di un desalinizzatore ad osmosi inversa che consente il risparmio del 75% di energia elettrica e prevedendo il riutilizzo a scopo irriguo delle acque chiare o ancora l'uso delle canoe a fondo trasparente per apprezzare la meglio la riserva.

Litorale Nord Trapanese - Sicilia

Comuni di San Vito Lo Capo, Custonaci, Erice (Tp)

Una delle zone più belle della Sicilia, incastonata fra il promontorio di Monte Cofano e la riserva dello Zingaro. Caratterizzata da coste frastagliate e ampie spiagge, quest'area si sta impegnando per promuovere il tema dell’accessibilità presso le strutture turistiche.

Per approfondire: Le 10 più belle spiagge della Sicilia (isole escluse)

Planargia - Sardegna

Comune Di Bosa (Or)

Il comprensorio è caratterizzato dalla presenza di uno dei borghi fluviali tra i più affascinanti che aderisce alla rete dei Borghi più belli d’Italia. Bosa in partenariato con l'Università di Sassari sta portando avanti una campagna di monitoraggio dei cetacei con giornate di informazione e divulgazione.

Per approfondire: Il suggestivo borgo colorato di Bosa, in Sardegna (FOTO)

Alto Salento Adriatico - Puglia

Comuni di Melendugno e Otranto (Le)

Otranto e Melendugno stanno portando avanti una politica di tutela ed educazione ambientale volta al recupero dei beni paesaggistici e culturali presenti sul territorio.

Per approfondire: Grotta della Poesia, leggenda e curiosità sulla meravigliosa piscina naturale minacciata dal turismo di massa

Costa di Maratea - Basilicata

Comune di Maratea (Pz)

Qui da tempo si lavora per percorsi di identità e valorizzazione del paesaggio e per la definizione di politiche turistiche fortemente centrate sui temi dell’attenzione all’ambiente, al turismo attivo e alle attività all’aria aperta.

Per approfondire: Maratea: cosa vedere, cosa fare e le spiagge più belle

Gallura Costiera e Area Marina Protetta Capo Testa Punta Falcone - Sardegna

Comuni di Santa Teresa Gallura, Palau, Arzachena (Ot)

I tre comuni del comprensorio vantano un sistema turistico integrato che ha il suo fulcro nell’area marina protetta di Capo Testa-Punta Falcone. Molto interessanti le azioni di efficientamento del sistema della mobilità, le azioni di incentivazione degli spostamenti a piedi.

Per approfondire: Sardegna: le 15 spiagge più belle della Gallura (Costa Smeralda esclusa)

Costa del mito - Campania

Comuni di Centola-Palinuro, Pisciotta, Camerota, (Sa)

È il tratto di costa cilentana più imponente, con falesie e ampie grotte. Anche in questo caso la presenza di un’area marina protetta, quella della Costa degli Infreschi, unisce la ricchezza paesaggistica e quella naturalistica.

Isola di Salina - Sicilia

Comuni di Santa Marina Salina, Malfa, Leni, (Me)

Nel corso di quest’ultimo anno sull’isola siciliana sono state portate avanti importanti iniziative di salvaguardia ambientale. È stato implementato il sistema di raccolta “porta a porta spinto” raddoppiando le percentuali fino a circa il 50%. Prossimi obbiettivi sono la creazione di un Centro Comunale di Raccolta a Santa Marina e un piccolo impianto di compostaggio di comunità.

In tema di fonti rinnovabili e risparmio energetico, è in corso di istituzione la figura dell’Energy Manager e a giugno si è svolta la manifestazione “Energy Days” per promuovere l’utilizzo di tecnologie solari e fotovoltaiche per la produzione di energia elettrica.

Per approfondire: Isole Eolie: tutto quello che dovete sapere prima di visitarle

 

Isola di Pantelleria - Sicilia

Comune di Pantelleria (Tp)

È una delle più grandi e suggestive isole minori italiane. Dopo il violento incendio del 2016 è stato istituito il Parco nazionale che ha permesso l’avvio di un’intensa opera di promozione e tutela di uno dei paesaggi agrari fra i meglio conservati del nostro Paese. L'isola è famosa per i vitigni ad alberello e per gli antichi terrazzamenti a picco sul mare.

Scopriamo i 6 comprensori lacustri che hanno ottenuto le 5 vele

Nella classifica dei comprensori lacustri a cinque vele svetta al primo posto il Lago di Molveno (Tn), seguito da quelli di Fiè (Bz) e di Monticolo (Bz), tutti in Trentino Alto Adige. Seguono in graduatoria il Lago del Mis in Veneto, il Lago dell’Accesa (Toscana) e il lago di Avigliana Grande (in Piemonte).

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Francesca Mancuso

Chi semina raccoglie: gli eco-gioielli made in Sicily per ritornare alla Natura

Published in: Mode e Abbigliamento

Loro sono due ragazze neolaureate che vivono a Castelbuono, paese nel cuore del parco delle Madonie. Qui, in questo posto meraviglioso che va dall’entroterra siciliano fino a mare, tra altopiani e valli e querce, betulle, lecci e faggi, Ambra e Debora si sono messe in testa di creare con le loro mani dei gioielli a zero impatto ambientale e completamente ecologici.

Sono i gioielli "Chi semina Raccoglie", creati dalla combinazione di materiali naturali con semi, legni, bacche, frutti essiccati e agrumi, riportandoci in armonia con l’ambiente in un progetto che si ispira ai ritmi lenti della natura, alle stagioni, ai frutti, ai semi, ai colori della terra.

“Come ogni manufatto artigianale le nostre creazioni sono il risultato di un lento e paziente lavoro. Si inizia con la raccolta dei semi, con la pulitura e l’essicazione dei frutti, successivamente si procede con la composizione del gioiello – raccontano le due ragazze. Questa è la fase creativa fatta di bozzetti, abbinamenti e tante soddifazioni. Quando si utilizzano i materiali naturali ci si rende conto che c’è qualcosa che non puoi controllare completamente, le sfumature, le forme, le texture, il colore che cambia col tempo. La natura crea gioielli vegetali mutevoli, e noi li trasformiamo in bijoux contemporanei per indossarli, mantenendone ed esaltandone l’innata bellezza”.

Chi semina raccoglie”, quindi, da proverbio pronunciato dai nostri nonni oggi diventa ricerca, eco-design e creatività. Riappropriandosi delle origini e di un legame indissolubile con il proprio territorio, Ambra e Debora usano semi, ghiande, agrumi essiccati, bacche, legni, baccelli, spezie per creare eco-gioielli affascinanti fatti con la natura e per la natura.

“Ma non sono gioielli come tutti gli altri, ogni eco-creazione attiva i sensi: dal profumo di arancia, al tatto della pelle vellutata della mela cotogna, dall’odore zuccherino della carruba alla rugosità tattile dell’endocarpo di pesca, sono alcuni esempi di esperienza sensoriale, questi elementi combinati insieme rievocano fragranze ed emozioni uniche”.

E come per magia ecco che la scorza di un’arancia diventa una collana e che dalle pigne vengono fuori intrecci preziosi. Attraverso monili dalla bellezza quasi ancestrale ci si mette addosso, nel vero senso della parola, il gusto forte delle nostre origini, con ciò che solo la Natura, fonte di vita, può offrirci.

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Germana Carillo

Foto: Chi Semina Raccoglie

Chi semina Raccoglie: il progetto con cui la Natura diventa un gioiello

Vieste: cosa vedere, cosa fare e le spiagge più belle

Published in: Puglia

La bellezza selvaggia del Gargano si trova a Vieste dove predomina la Foresta umbra. Tra Peschici, le Isole Tremiti di cui abbiamo già parlato, Rodi e i sentieri da fare in bici, ci sono tantissime altre cose da fare e da vedere.

Ovviamente, come diciamo sempre, fare un elenco completo sarebbe impossibile, ne abbiamo scelte alcune, così se ancora siete indecisi sulla vostra vacanza estiva, tanta bellezza non potrà non schiarirvi le idee.

Vieste: cosa vedere

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Centro storico di Vieste

Il centro storico di Vieste, comunemente chiamato “Vieste Vecchia”, si trova su un roccione che domina il mare e va  dalla spiaggia del castello a quella della “marina piccola” attraversando la sottile lingua di terra di “punta San Francesco“. Il borgo di origine medioevale antico ha mantenuto quasi intatti i caratteri originari, con le sue caratteristiche viuzze irregolari, le piazzette/belvedere (aperte alla vista del mare) e le case a schiera segnate nel prospetto da piccoli ballatoi chiamati mignali.

Castello Svevo di Vieste

Il castello svevo di Vieste si trova vicino al centro storico, su una rupe a strapiombo sul mare che sovrasta la spiaggia della Scialara (detta appunto anche “spiaggia del Castello”). Purtroppo è sede militare e viene aperto al pubblico solo durante alcuni eventi, venne costruito da Federico II nel 1242 come regia fortezza, dopo l’incursione dei Veneziani, all’interno di un progetto di fortificazione costiera che annoverava numerosi castelli lungo la sponda adriatica.

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Pizzomunno

Il Pizzomunno è un imponente monolite in pietra calcarea alto 25 metri. E’ situato all’inizio della spiaggia a sud del centro abitato, detta “del Castello”  o “Scialara” o “del Pizzomunno”. Per la sua imponenza sembra ergersi quasi a guardia di Vieste e per il suo fascino è diventato il simbolo stesso della cittadina garganica. Ad esso sono legate alcune leggende, spesso variazioni una dell’altra.

Leggi anche: La bellissima leggenda di Pizzomunno e Cristalda cantata da Gazzè

Faro di Vieste

Il Faro di Vieste sorge sullo scoglio di Santa Eufemia e o di S. Eugenia, proprio di fronte alla cittadina di Vieste. È stato progettato nel 1867 e la torre su cui trova sistemazione la lanterna è situata sulla vecchia abitazione del fanalista, che oggi, grazie all’automazione completa è disabitata. Sopra la torre del faro si può ammirare una spettacolare lanterna d’ottone, che ogni giorno all’imbrunire si accende e con i suoi fasci di luce illumina la città.

Trabucchi

I trabucchi, antichissimi strumenti di pesca, sono diffusissimi lungo tutta la costa da Vieste a Peschici. Sono tutelati dal Parco Nazionale del Gargano che li ha adottati in segno di rispetto della tradizione garganica. Il termine “Trabucco” è dialettale, ma ha seguito una certa italianizzazione, si pensa derivi dal latino “ Trabs – Trabis” che significa legno, trave o albero.

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Vieste: cosa fare

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Visitare la Foresta umbra

La Foresta Umbra nel Parco nazionale del Gargano, ha una superficie di circa 10mila ettari, è ricchissima di flora, vanta oltre 2mila di specie vegetali, ed è la più grande foresta italiana di latifoglie con faggi, che sono dei veri e propri monumenti botanici, con altezze di oltre 40 metri e diametri superiori al metro. Anche la fauna è molto ricca e variegata, tipico è il capriolo autoctono garganico.

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Escursione alle Grotte marine di Vieste

Non c'è che l'imbarazzo della scelta: piccole insenature s’aprono tra gli scogli, piccole oasi verdi tra gli alti fianchi della montagna, interrotte qua e là da qualche lembo di spiaggia ghiaiosa. La costa tra Vieste e Mattinata è ricca di vaste cavità e di stupendi scenari naturali, insenature, bianche spiagge e piccole calette, regno dei gabbiani reali e di falchetti.

Gita a Peschici

Peschici si trova circa 20 chilometri da Vieste, a circa novanta metri sul mare. Caratteristiche sono le case aggrappate ad una rupe, la cui bellezza può essere colta dalla graziosa piazzetta a picco sul mare. Uno spettacolo da pittori, col piccolo porto, la lunga spiaggia sabbiosa, la pineta e la strada che s’inerpica.

Visitare alla Necropoli La Salata

Il complesso cimiteriale più importante del Gargano è quello della Necropoli La Salata, che si trova a pochi passi dal mare di Vieste, in prossimità dell’ultimo tratto dell spiaggia di Scialmarino. Celata da un ruscello proveniente da una cavità naturale, sulle cui pareti sono scavate alcune tombe, la “la salata” si sviluppa su un grottone con una falesia alta circa 30 metri. 

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Visitare la Basilica di Vieste

La Basilica di Vieste è situata nella zona alta del borgo medievale più precisamente a pochi passi dal castello svevo, la sua edificazione risale alla seconda metà dell’XI secolo, la costruzione conserva ancora nel suo complesso il primitivo stile romanico-pugliese e nel campanile quello del tardo barocco. Essa rappresenta una delle chiese più antiche di stile romanico della Puglia e si ritrova in perfetta armonia con il campanile della chiesa ricostruito in stile barocco dopo un crollo nel 1772.

  Vieste: le spiagge più belle

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Vieste è una meta adatta a chi cerca relax e spiagge di sabbia dorata. Le spiagge hanno spesso fondali sabbiosi che degradano dolcemente, aspetto che le rende adatte anche a bambini ed anziani. Tutte le spiagge dei dintorni del centro sono larghe e profonde ed è quindi facile trovare lidi balneari.

Spiaggia di San lorenzo e Scialara

Le spiagge più vicine al centro del paese e raggiungibili a piedi sono la spiaggia di San Lorenzo (sul versante Nord in direzione Peschici) e la Scialara, anche detta “del castello” o “del pizzomunno” che ospita il monolite simbolo di Vieste.

Dai sassi alla sabbia: Campi e Crovatico

Proseguendo verso sud troviamo spiagge bellissime e più selvagge, con fondali di ghiaia e fondali trasparenti (Campi, Pugnochiuso, Cala della Pergola) mentre a nord la costa è più gentile e i fondali sabbiosi adatti ai bimbi (Scialmarino, La Chianca, Crovatico).

Fare un elenco completo sarebbe impossibile, ma vi segnaliamo ancora la più suggestiva:

Baia di San Felice

Piccolo paradiso immerso nel verde, la baia di San Felice offre una graziosa spiaggetta con basso fondale sabbioso. Non perdete il bellissimo arco naturale che ne rende il paesaggio circostante davvero incantevole. 

Le informazioni sono tratte da: Turismovieste.it

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Dominella Trunfio

La scuola francese che per prima ha eliminato gli smartphone: dopo 4 anni i risultati sono sorprendenti

Published in: Tecno

Nessuno guarda Facebook, Instagram, Snapchat o YouTube perché in questa scuola francese già da tempo, i cellulari sono stati banditi e a pochi sembrano mancare.

“Ho un cellulare, ma lo lascio a casa e non ci penso molto. Anche quando ritorno da scuola, non ho fretta di controllarlo. Prima faccio uno spuntino, poi parlo con mia madre, faccio i compiti e alla fine controllo il cellulare, ma solo se sto aspettando un messaggio importante”, dice una ragazza di 14 anni.

Due dei suoi amici il cellulare non ce l’hanno proprio. “Non ne abbiamo bisogno, possiamo parlarci di persona, per questo forse siamo ottimi amici”,dicono.

La scuola media La Gautrais che si trova nel villaggio di Plouasne aveva bandito l'uso del telefono cellulare ben quattro anni fa, molto prima che il presidente francese Emmanuel Macron stabilisse il divieto nel tentativo di disintossicare gli adolescenti dallo schermo.

Da settembre prossimo, tutte le scuole materne, elementari e medie vieteranno l'uso del telefono cellulare in classe, mentre per le pause sarà a discrezione dei dirigenti scolastici. Più del 90% dei giovani di età compresa tra 12 e 17 anni ha un cellulare in Francia, ma secondo The Guardian, i 290 adolescenti della scuola media di La Gautrais non ne sentono proprio la necessità e adesso hanno più interazioni sociali, più empatia e disponibilità all’apprendimento.

Gli studenti parlano e giocano di più durante la ricreazione,sono attivi e impegnati durante le gite scolastiche.

“All’inizio eravamo preoccupati. Pensavamo che i bagni sarebbero stati monopolizzati da ragazzi che guardavano furtivamente i loro telefoni, ma questo non è successo mai. In quattro anni abbiamo confiscato solo 10 cellulari. Tutto ciò ha portato ad essere meno dipendenti”, spiega il dirigente scolastico.

In Italia, invece, attualmente non ci sono le stesse regole rigide. Nel 2007 era stata emanata una circolare che vietava l’uso dei cellulari nelle scuole conseguenti sanzioni disciplinari per i trasgressori. Il governo Gentiloni ha stabilito che smartphone e tablet possono essere usati solo a scopo didattico, non per chiamate o messaggi, e per regolarlo sono state diramate nel gennaio scorso delle precise linee guida. Ma vigilare è sempre più complicato, soprattutto perché ci studenti italiani, al contrario di quelli francesi, non sembrano proprio intenzionati a collaborare.

Voi siete favorevoli all'utilizzo a scuola o contrari?

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Dominella Trunfio

5 strategie per affrontare la fine di una relazione

Published in: Mente & Emozioni

Gli anni non hanno cambiato le cose: la fine di ogni relazione richiede sempre un certo periodo per elaborare quanto è avvenuto. La novità è che oggi sappiamo anche, esattamente, quanto è lungo: uno studio pubblicato sul Journal of Positive Psychology ha dimostrato che, in media, servono 11 settimane. Quasi tre mesi. Più tempo è necessario se quello che si è chiuso era un matrimonio: fino a 18 mesi. Ed è ovviamente una media perché ogni storia è a sé, smuove emozioni e memorie differenti.

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Il dolore non esclude le emozioni positive

Certo, una rottura è dolorosa, non c'è dubbio ma può diventare una inaspettata occasione di crescita, di consapevolezza. Il 71% dei partecipanti allo studio ha infatti affermato che quel periodo è stato importante per imparare delle cose su se stessi, per crescere come per persona, per diventare più orientati all'obiettivo. E questo indipendentemente dal fatto che avessero “subito” o “scelto” la fine della loro storia d'amore. Quindi, sintesi finale dello studio: anche nel dolore si può crescere e provare emozioni positive. In altri termini, come recita un vecchio adagio nostrano, quel che non ti strozza ti ingrassa. Lo sforzo è cambiare lo sguardo, modificare la prospettiva.

Vittima o protagonista?

Il nutrimento straordinario arriva proprio dall'essere stati gettati al di fuori della nostra più o meno placida, in ogni caso nota (e perciò in qualche modo rassicurante) zona di comfort relazionale. In fondo le strade sono due: quella della vittima (che piange, si dispera, attribuisce le colpe all'altro e ristagna in un mare di dolore senza fine che lo incupisce o, al contrario, finge di fregarsene, ostenta indifferenza, si butta a capofitto in relazioni mordi e fuggi, svuotanti, o in storie che non gli facciano sentire il suo vuoto) o quella del protagonista della propria vita, che accoglie le sfide e le fa diventare, seppure anche con fatica, una vera occasione di crescita e trasformazione.

Chi si orienta verso questa seconda opzione – è sempre una scelta personale, quella di andare attraverso e oltre il dolore – può avvantaggiarsi adottando qualche “trucco e strategia” per “maneggiare” in ottica positiva e propositiva la situazione. Eccone alcune che, come psicologa e love coach, posso suggerire.

Strategie per affrontare la fine di una relazione

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Concedersi il tempo del dolore e del vuoto

E' importante dare spazio, onorare i sentimenti, i vissuti che si provano. Nostalgia, dolore, senso di vuoto, amarezza, magari rabbia e frustrazione, senso di tradimento o di fallimento possono comparire: ascoltarli è il nostro compito. Ascoltarli non vuol dire assecondarli, lasciarsi travolgere ma vederli, entrare in un rapporto dinamico e attivo, costruttivo, rispettoso. C'è un tempo per il dolore, per le lacrime. Anche per un eventuale disorientamento, magari, rispetto a routine, spazi e abitudini perse, vuoti che rimbombano. Memorie che si riaffacciano e trovano doloranti. Onorare il dolore, darsi il tempo di elaborare l'accettazione e il lutto della perdita con la consapevolezza, però, che non è tutto. Che nella vita, così come nel respiro, insieme ci stanno pieno e vuoto, alto e basso, inspiro ed espiro. E quindi c'è spazio, comunque e in ogni caso, anche per il piacere, la bellezza di tutto il resto della vita: anche quello va onorato.

A volte è un gioco di bilanciamenti, a volte richiede un piccolo o grande sforzo. Ma è quello che ci farà fare il salto, interiore, di qualità.

Metabolizzare l'insegnamento

Che si sia scelto o subito lo stop, la rottura della relazione affettiva, è importante ad un certo punto – quando il dolore e la fatica cominciano ad essere meno ridondanti – fare tesoro dell'esperienza avuta. Ogni storia è una co-costruzione; ognuno dei due partner ha contribuito, più o meno consapevolmente, al finale: comprendere le dinamiche, il proprio ruolo, i propri sentimenti, le aspettative che sono entrate in gioco permette di imparare molto di sé stessi e di come ci muoviamo nelle relazioni importanti. Di vedere cosa non ha funzionato, nella relazione, e in che modo abbiamo partecipato. Senza sensi di colpa, con uno sguardo accogliente e positivo: nulla succede per caso ma tutto può, se lo portiamo alla coscienza, diventare mattone fondante di una parte più autentica e vera di noi stessi e fare la differenza nella storia d'amore che verrà.

Dedicare del tempo a se stessi e agli altri

E' un buon momento per fare quello che non si è magari riusciti a fare prima: perchè stare insieme a qualcuno è bello, vero, ma indubbiamente il tempo da dedicare alla relazione, all'altro, alle cose fatte insieme, potrebbe aver fatto mettere in secondo piano qualche interesse o passione. Da single, c'è più tempo libero: si può approfittare di questo vantaggio.

Ed inoltre c'è più tempo per pensare anche agli altri, in termini più generali: seminare azioni buone intorno a noi, dopo averle pensate (naturalmente va bene anche tutto quello che nasce spontaneo, sul momento, nell'occasione). Quindi via libera, volontariamente e per scelta, ad un impegno chiaro, anche piccolo magari ma presente, nel sociale, con i vicini, sul territorio, nelle associazioni, con gli animali. Qualunque cosa sia, per il bene di tutti. Il bello è che riempirà d'amore, di positività e forza anche noi stessi.

Scrivere un diario

Lo dice la scienza: scrivere aiuta ad elaborare i traumi, il lutto. Consente di regolare i pensieri, di dargli una forma e collocarli in uno spazio; alleggerisce le tensioni, riordina le emozioni. Anche se il flusso inizialmente può essere confuso, arruffato, come le emozioni e i sentimenti che si provano, man mano lo scrivere (soprattutto a mano, con penna e carta) aiuta a sentirsi e raccontarsi in modo diverso.

E se invece che con un diario l'appuntamento giornaliero con un foglio di carta, quel foglio – dopo essere stato scritto, riempito di pensieri – potrebbe essere anche bruciato (in sicurezza, dentro una pentola alta di alluminio), con la consapevolezza della forza trasformante del fuoco e della restituzione, serena, al Cielo.

Se serve, chiedere aiuto

La comunità, la rete di amicizie, gli affetti più importanti sono una risorsa importante anche per parlare della nostra storia, confrontarci per avere una visione più ampia e relativizzante (un'avvertenza: è bene avere chiari quali sono i limiti di questa nostra disponibilità/necessità di dialogo; ad esempio possiamo aver voglia di parlare del nostro dolore ma non vogliamo dare spazio, sentire giudizi sull'altra persona o su quella che è stata la nostra storia); in alcuni casi può servire un aiuto più “strutturato”: per elaborare il dolore, per vedersi e vedere meglio quello che è successo, per uscire da un possibile senso di disistima se siamo stati lasciati o di fallimento, qualunque sia la nostra “posizione”; per tornare a guardare in ottica costruttiva e positiva la vita e le relazioni.

Quasi sempre è importante considerare di togliere di mezzo quanto ci ricorda, dolorosamente, il fu “amato bene”: amicizie social, le pantofole dimenticate nella scarpiera, lo spazzolino da denti e così via.

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Anna Maria Cebrelli

A Firenze mezzi pubblici gratis per gli studenti universitari. E' la prima città a farlo

Published in: Trasporti

Studenti e studentesse infatti avranno il costo dell'abbonamento incluso nelle tasse universitarie. Dal 1° novembre 2018 al 31 ottobre 2019, in via sperimentale la “Carta dello studente universitario” sarà considerata anche come titolo di viaggio per tutti i mezzi pubblici urbani dell'area fiorentina.

Grazie ad un accordo sottoscritto da Regione Toscana, Comune di Firenze, Università degli studi di Firenze, Azienda regionale per il diritto allo studio universitario (ARDSU) e One Scarl, da novembre la Carta che già garantisce una serie di agevolazioni (mensa universitaria, accesso gratuito ai musei regionali, biglietti a prezzi scontati per concerti e teatri di prosa) permetterà di spostarsi coi mezzi pubblici senza sborsare un euro.

In realtà, un costo ci sarà ma minimo. Sarà pari a 48 euro e servirà a usufruire del pacchetto di servizi “Mobilità Sostenibile, Cultura, Salute” dell'Università. Fa eccezione chi è vincitore di borsa di studio per il quale sarà totalmente gratuito. Al controllore che sale sul bus basterà dunque mostrare la Carta dello studente.

“La volontà è fornire a chi studia a Firenze strumenti nuovi e convenienti per spostarsi in città 'scoprendo' il mezzo pubblico ed in particolare le due nuove linee della tramvia (la linea 3, che dovrebbe entrare in servizio tra pochi giorni, e la linea 2, il cui varo è atteso entro la fine dell'estate), strategiche per il collegamento con vari plessi didattici universitari” si legge sul comunicato ufficiale della Regione.

L'idea di permettere agli studenti di spostarsi gratis coi mezzi pubblici è frutto di una richiesta delle associazioni studentesche e il protocollo sottoscritto a Firenze potrà fare da apripista anche per le altre città universitarie toscane.

Di fatto, sono oltre 50.000 gli studenti iscritti all'Università di Firenze che beneficeranno di questo servizio. Il loro utilizzo di bus e tramvia permetterà di ridurre il traffico e anche le emissioni inquinanti legate al trasporto privato. Inoltre, si sta valutando la possibilità di altre agevolazioni per incentivare il bike sharing.

“Questo protocollo consentirà agli studenti universitari in possesso della Carta dello studente dotata di pacchetto 'Mobilità sostenibile, cultura, salute' di viaggiare gratis sui mezzi pubblici fiorentini - ha spiegato l'assessore regionale con delega ai trasporti Vincenzo Ceccarelli - Credo sia una bellissima opportunità, perché avrà sia valore culturale di sensibilizzazione all'uso del mezzo pubblico, sia valore ambientale visto che aiuterà a decongestionare i flussi di traffico in città. Il nostro auspicio è che si possa estendere anche alle altre università toscane”.

Una bella iniziativa che permetterà anche di ridurre le numerose spese sostenute dagli universitari e dalle loro famiglie.

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Francesca Mancuso

Ivrea diventa il 54esimo sito italiano patrimonio mondiale Unesco

Published in: Arte e Cultura

La decisione è avvenuta durante i lavori del 42° Comitato del Patrimonio Mondiale, in programma a Manama, in Bahrein, fino al 4 luglio.

“Ivrea, la città ideale della rivoluzione industriale del Novecento, è il 54esimo sito Unesco italiano. Un riconoscimento che va a una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti, nata e sviluppata dal movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo”, dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali, Alberto Bonisoli, nell’apprendere dell’iscrizione di “Ivrea Città Industriale del XX Secolo” nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Ivrea fu di fatto a livello mondiale una fucina di idee sociali innovative e di nuovi visioni architettoniche sui processi industriali, nel riguardo anche e soprattutto delle comunità locali.

La maggior parte dello sviluppo di Ivrea fu dovuto ad Adriano Olivetti tra gli anni ‘30 e ’60 del Novecento, nel momento in cui la sua azienda era tra le principali produttrici di macchine da scrivere, calcolatrici meccaniche e computer. La forma della città e gli edifici urbani - edifici per produzione, amministrazione, servizi sociali e usi residenziali - sono stati progettati da alcuni dei più noti architetti e urbanisti italiani di quei tempi sulla base delle idee del Movimento Comunità.

La perimetrazione comprende l’area destinata al progetto industriale di Olivetti, includendo gli edifici della produzione, gli uffici, i servizi (asilo nido, mensa, servizi sociali) e le residenze.

La candidatura, presentata all’Unesco nel gennaio del 2017, è stata sottoposta alla valutazione degli Organismi consultivi, durato un anno e mezzo, i cui esisti sono stati presentati al 42° Comitato del Patrimonio Mondiale, che ne ha deciso l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Non è stato così, invece, per le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, la cui approvazione nel Registro del Patrimonio mondiale dell’Umanità è stata rimandata al 2019. Nella decisione finale, il Comitato dell’Unesco ha riconosciuto “le alte potenzialità del sito candidato, che ha elementi di unicità che devono essere meglio precisate”, ma ha invitato l’Italia a presentare il prossimo anno il dossier con le correzioni richieste per l’iscrizione.

Il riconoscimento Unesco della qualità paesaggistica e ambientale dell’area del Prosecco Docg si fa quindi attendere, nel frattempo godiamo degli altri oltre 50 siti dall’ “eccezionale valore universale” che fanno unica la nostra bella Italia. 

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Germana Carillo

Cordon bleu di melanzane

Published in: Ricette

Da preparare con ortaggi freschi di stagione, i cordon bleu sono cotti solitamente in olio bollente; per far sì che il ripieno non fuoriesca e che le melanzane non assarbano l'olio di cottura, si dovranno rispettare i canonici passaggi di seguito descritti.

Per una versione più leggera, cordon bleu di melanzane potranno essere cotti anche in forno, in questo modo potrete ridurre le calorie senza però rinunciare alla croccantezza.

Ingredienti
  • 1 melanzana
  • 3 fette di formaggio edamer
  • 1 uovo
  • zucchine q.b.
  • farina 1 q.b.
  • pan grattato q.b.
  • olio di semi di girasole q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    30 minuti
  • Tempo Cottura:
    5 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i cordon bleu di melanzane: procedimento
  • Lavare la melanzana, recidere il picciolo e tagliarla a fette spesse circa mezzo centimetro,
  • accoppiare ogni fetta con un'altra di simile grandezza e disporle aperte su un tagliere,
  • farcire una melanzana di ogni coppia con dei pezzi di formaggio, delle zucchine e altri pezzetti di formaggio, e coprire quindi con l'altra fetta di melanzana,
  • passare ora ogni coppia di melanzane farcite nella farina, e a seguire nell'uovo e in fine nel pan grattato,
  • cuocere quindi da ambo i lati in olio bollette fino a doratura e far assorbire eventuale olio in eccesso su carta da cucina,
  • oppure metterli in una teglia rivestita con carta forno e unta con olio, irrorarli in superficie con un filo d'olio e cuocerli in forno caldo a 200° per circa dieci minuti o comunque fino a doratura.
  • I cordon blue di melanzane dovranno essere serviti subito accompagnandoli eventualmente con fresca verdura di stagione.

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Ilaria Zizza

Crescere in mezzo al verde modifica in meglio il cervello. Parola della scienza

Published in: Speciale bambini

Numerosi sono le ricerche che hanno ampiamente dimostrato i benefici psico-fisici della natura sulla nostra salute ma questa ha preso in esame un particolare aspetto. I ricercatori hanno esaminato in che modo l'esposizione di un bambino al verde possa influenzare lo sviluppo della sua struttura cerebrale. Di fatto, è il primo ad aver mappato i cambiamenti del cervello di chi vive a stretto contatto con la natura.

La ricerca ha riportato le variazioni di volume sia della materia grigia che di quella bianca in associazione al fatto di risiedere in una zona in mezzo al verde e di averlo fatto per tutta la vita. Le aree del cervello associate all'esposizione al verde lo erano anche alla funzione cognitiva. La materia grigia è associata al pensiero e l'elaborazione di concetti di livello superiore, mentre la materia bianca controlla il sistema nervoso autonomo e trasmette le informazioni dal corpo alla materia grigia.

Lo studio è stato condotto da Payam Dadvand, professore di epidemiologia dell'Istituto di Barcellona per la salute globale. Dadvand ha utilizzato un sottogruppo di 253 scolari di età compresa tra 7 e 9 anni del progetto BREATHE. Per quantificare l'esposizione permanente al verde, i ricercatori hanno utilizzato una misura nota come normalized difference vegetation index (NDVI), che si è basata sulla densità della vegetazione in un'area di 100 metri attorno alla residenza di ciascun bambino, sin dalla nascita.

Per quantificare le differenze nel volume del cervello per aree di materia bianca e grigia, sono stati confrontati i risultati di una risonanza magnetica condotta sui bambini con vari gradi di esposizione al verde.

Nel frattempo, i ricercatori hanno identificato le regioni del cervello con un determinato volume, a sua volta associato ai migliori punteggi su test effettuati al computer per valutare la funzione cognitiva.

“Abbiamo quantificato la quantità di verde intorno all'indirizzo residenziale di ogni bambino dalla nascita al momento in cui abbiamo fatto l'imaging cerebrale, e abbiamo visto che una quantità relativamente maggiore di verde è associata a un aumento del volume in alcune parti del cervello. Questi aumenti di volume erano associati a una migliore funzione cognitiva, accertata attraverso test cognitivi computerizzati e nel tempo, sovrapposti, in parte, con zone del cervello associate a funzioni cognitive” spiega il prof. Dadvand.

Si tratta di uno studio innovativo. Secondo Peter James, dell'Harvard Medical School e dell'Harvard Pilgrim Health Care Institute, anche se i meccanismi non sono ancora chiari, la ricerca ha dimostrato che “vivere vicino alla natura può contribuire allo sviluppo del cervello” pur con dei limiti. Ad esempio, lo studio non fornisce informazioni sul tipo di specie o se la vegetazione sia presente in un parco o se sia quella spontanea.

È indubbio che la presenza di verde sia benefica, come l'autore dello studio non manca di sottolineare:

“Una connessione fisica e mentale con la natura è abbastanza importante nel contesto del nostro mondo di urbanizzazione, con sempre più bambini che vivono nelle aree urbane, dove spesso hanno un accesso limitato agli spazi verdi e, allo stesso tempo, sono più esposti all'inquinamento atmosferico e al rumore, fattori che potrebbero avere effetti dannosi sullo sviluppo del loro cervello”.

La ricerca è stata pubblicata su Environmental Health Perspectives.

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Francesca Mancuso

Plastica: il PVC aumenta il rischio di obesità e diabete

Published in: Salute & Benessere

A dirlo è una nuova ricerca dell’Università della California, che punta il dito contro il cosiddetto dibutil stagno (DBT), una sostanza chimica presente nel PVC, colpevole proprio dell'obesità e di aumentare le possibilità di sviluppare il diabete, partendo da un'alterazione delle cellule staminali.

Il dibutil stagno è uno degli stabilizzanti plastici per PVC, ossia quei prodotti chimici a base di diversi composti organici o inorganici che conferiscono stabilità al calore e alla luce durante il processo di trasformazione della resina (polimero) in semilavorato o in manufatto.

Lo si trova per lo più in persiane, tubi dell’acqua e in telai di porte e finestre, ma anche in polvere domestica, tramite contaminazione alimentare e in dispositivi medici.

Durante analisi di laboratorio, i ricercatori americani hanno scoperto che le cellule staminali umane esposte utilizzate hanno mostrato un aumento dell’accumulo di grasso, affermando di contro che il monitoraggio dell’esposizione umana a queste sostanze chimiche non è attualmente condotto da alcuna agenzia di salute pubblica.

“Non sappiamo davvero quanto siamo esposti a DBT - spiega l’autore principale dello studio, Raquel Chamorro-García. Ma è in tanti materiali nelle nostre case e crediamo che la maggior parte delle persone siano esposte e che la sostanza chimica possa avere un impatto sul nostro attuale problema del diabete”.

I tassi di obesità sono aumentati negli ultimi decenni. Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, la prevalenza mondiale dell'obesità è quasi raddoppiata tra il 1980 e il 2008 e attualmente oltre il 50% delle persone in Europa è in sovrappeso o soffre di obesità. È per questo che con questo studio, gli esperti vorrebbero suggerire che anche l’esposizione umana al PVC dovrebbe essere misurata per capire come contribuisce all’obesità e per identificare i livelli e le fonti di esposizione che potrebbero essere ridotti o eliminati in futuro.

Non solo obesità

Il PVC, il famigerato cloruro di vinile, ha ahinoi già dimostrato di produrre una varietà di effetti sulla salute umana, in particolare se ci si espone attraverso l’inalazione.

Esiste, infatti, il rischio potenziale di danno epatico dall'esposizione cronica per inalazione e esposizione orale ed è elencato come cancerogeno umano di gruppo A dall’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti.

Gli ftalati utilizzati per ammorbidire il PVC, infine, interferirebbero con il sistema ormonale femminile, mentre il PVC rimane tossico se usato a contatto con alimenti.

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Germana Carillo

Incentivi auto 2018: in FVG fino a 5mila euro per l'acquisto di una vettura ecologica

Published in: Auto

Incentivi auto ecologiche in Friuli Venezia Giulia: la mobilità qui si fa green grazie alla Giunta regionale che ha appena approvato lo schema di convenzione da sottoscrivere con le Camere di commercio di Pordenone, Udine e della Venezia Giulia con cui si concedono contributi a privati che vanno da un minimo di 3mila a un massimo di 5mila euro per la rottamazione di veicoli a benzina Euro 0 o Euro 1 o di veicoli a gasolio da Euro 0 a Euro 3 e per il conseguente acquisto di veicoli sostenibili.

L’ammontare complessivo è di 1.512.000 euro e, oltre alle auto, rientrano nell’ambito della norma anche i veicoli destinati al trasporto delle persone con massimo otto posti a sedere oltre al conducente. Insieme alle vetture, devono essere rottamati a fronte dell’acquisto di un veicolo nuovo di fabbrica e di prima immatricolazione.

Il contributo massimo riconosciuto dalla Regione ammonta a 3mila euro se la vettura è sostituita con una bifuel alimentata benzina-metano. Se invece si acquistano veicoli ibridi, il sostegno sale a 4mila euro, per arrivare a 5mila per un veicolo elettrico.

“Si tratta di una misura con cui si vuole contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell’aria – spiega l’assessore all'Ambiente ed Energia del Friuli Venezia Giulia, Fabio Scoccimarro. Il Friuli Venezia Giulia erogherà un contributo tra i 3mila e i 5mila euro a quanti decideranno di rottamare il proprio veicolo a benzina Euro 0 o Euro 1 oppure a gasolio da Euro 0 a Euro 3 a fronte di un acquisto più verde”.

Quando fare domanda

Come si legge dalla nota, attraverso la stipula della convenzione, la Regione provvederà a ripartire gli importi per gli incentivi alle Cciaa. Ciascuna Camera di Commercio pubblicherà sul proprio sito internet i termini per la presentazione delle domande da parte dei cittadini, lo schema di domanda e tutti i moduli necessari.

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Germana Carillo

I nostri 'ragazzi' dell'Italia di basket over 70 conquistano l'argento agli Europei!

Published in: Sport & Tempo Libero

L’Italia Over 70 è al secondo posto d'Europa, superata dalla Russia in finale. Una prestazione lodevole quella della squadra che non ha mai mollato dimostrando grinta da vendere. Nonostante il vantaggio iniziale, i russi sono tornati in testa con una serie di tiri da fuori ma la voglia di farcela degli over 70 italiani ha ribaltato inizialmente il risultato, chiudendo avanti il primo quarto 10-12.

Purtroppo gli avversari erano davvero fortissimi e hanno dominato la gara, anche se nel finale con un soprassalto d’orgoglio gli azzurri hanno ridotto lo scarto chiudendo il match 52-44.

 

Non solo over 70

A brillare nel firmamento europeo del Maxibasket sono state anche altre 3 squadre, che hanno vinto altrettanti argenti. Nelle finali infatti la Over 50 di coach Bucci ha sfiorato l'oro, perde sulla sirena contro i padroni di casa della Slovenia. Stessa sorta è toccata alla squadra Over 40 battuta. Anche gli Over 45 hanno conquistato il secondo gradino del podio, in finale, contro il Montenegro.

A dimostrazione che lo sport non ha età. Non ci sono limiti, se non quelli imposti da problemi di salute e dalla forza di volontà.

E i nostri “ragazzi” del basket lo hanno appena dimostrato.

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Francesca Mancuso

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Questa bambina ha inventato un robot che pulisce l'oceano dalle microplastiche

Published in: Speciale bambini

Un grande amore per il mare e per gli animali che l’ha spinta a fare qualcosa di concreto per arginare il problema dell’inquinamento marino di cui ormai parliamo da tempo. Anna Du, dopo una gita al porto di Boston si rende conto che tra la sabbia ci sono minuscoli pezzetti di plastica.

Inizia a raccoglierli, ma ben presto si rende conto che le microplastiche sono davvero complicate da prendere. I frammenti sono piccolissimi e soprattutto tanti. Decide così di studiare la loro composizione per poi arrivare a creare un’invenzione capace di tracciarle.

Il suo prototipo è un dispositivo subacqueo a infrarossi capace quindi di distinguere le microplastiche da tutto ciò che può trovarsi in mare o direttamente sul fondale. Una sorta di robot sub dal nome ROV, Remotely operated vehicle, che funziona collegato via cavo alla postazione remota di riferimento e che è in grado di identificare i rifiuti plastici e di rimuoverli senza danneggiare o disturbare le creature marine e l’ecosistema.

Un robot, inutile dirlo, a basso impatto ambientale e sostenibile dal punto di vista economico che l’ha fatta posizionare tra i dieci finalisti della 3M Young Scientist Challenge, una competizione che permette ai giovani studenti di incontrare i big della scienza e di lavorare con dei tutor per realizzare la loro idea.

Infatti Anna, adesso avrà uno scienziato di riferimento per trasformare il tutto in realtà.

"La scienza è sempre stata una parte importante della mia vita. Sono davvero entusiasta di poter creare qualcosa che possa realmente aiutare il mondo”, ha detto Anna Du che sogna di iscriversi al Massachusetts Institute of Technology per studiare la scienza legata al mare.

La sfida è ardua, 8 milioni di tonnellate di plastica vengono gettate ogni anno nell’oceano, detriti mai completamente biodegradabili che con le onde e la luce del sole si dividono in pezzi sempre più piccoli e vengono poi ingeriti da animali e uccelli marini.

“In futuro spero di riuscire a salvare anche le persone con tutte le mie invenzioni”.

Buona fortuna a questa piccola scienziata!

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Dominella Trunfio

Foto: Anna Du

Bandiere verdi delle Alpi: buoni e cattivi della montagna

Published in: Ambiente

Assegnate nel corso del quarto summit di Carovana delle Alpi, le bandiere verdi 2018 sono cinque in più rispetto a quelle conferite lo scorso anno: cinque in Lombardia, quattro in Piemonte, due in Valle d’Aosta, due in Trentino e due in Friuli Venezia Giulia. Ognuna legata ad una storia virtuosa praticata nelle Alpi, anch’esse minacciate dai cambiamenti climatici e da scelte poco adeguate a danno dell’ambiente e del territorio montano.

Tra le storie virtuose alpine premiate da Legambiente c’è anche quella dei comuni di Bardonecchia, Oulx e Claviere da parte italiana e Briançon, Nevache, Modane e Forneaux dalla parte francese che, insieme a diverse Ong e a molti cittadini italiani e francesi, stanno sostenendo nelle due aree di confine l’accoglienza ai migranti.

Rientra poi anche il Comune di Gaiola, in provincia di Cuneo, che da anni è impegnato in progetti di valorizzazione ambientale come il recupero della sentieristica o le passeggiate fotografiche e quella dell’Unione Montana Barge-Bagnolo Piemonte, Cuneo, che sta portando avanti il progetto per la realizzazione di una pista ciclabile di 30 km sul sedime dell’ex ferrovia Bricherasio-Barge. In Piemonte, è stata premiata anche l’associazione Ecoredia organizzata nei tre gruppi di acquisto solidale del Canavese, volta a coniugare pratiche di cittadinanza attiva e progetti di economia solidale e sostenibile, costruendo forti sinergie con il territorio.

In Valle d’Aosta, quest’anno a ricevere le bandiere verdi, sono le giunte regionali Marquis e Vierien e i rispettivi assessorati all’Ambiente, che stanno sostenendo la candidatura Unesco per il Monte Bianco. Riconoscimenti anche per la famiglia Elter di Cogne, in Valle d’Aosta, che si è rivolta alla Corte di Giustizia Europea per denunciare le ripercussioni che i cambiamenti climatici stanno avendo sulla montagna e sulla vita quotidiana di chi vive ad alta quota e per ricordare l’inadeguatezza dei target di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030 fissato dal Parlamento Europeo.

Molte sono le buone pratiche in atto nei diversi territori, ma c'è da dire, come ricorda Legambiente, che ad oggi continuano le “aggressioni” all’arco alpino con delle scelte davvero obsolete di gestione del territorio. Quest’anno sono sei le bandiere nere per le cattive pratiche di gestione del territorio, assegnate dall’associazione ambientalista: cinque legate ai confini italiani - due al Friuli Venezia Giulia, una in Lombardia, una equamente condivisa dalle province di Trento e Bolzano, una alla provincia di Trento - la sesta invece è stata assegnata al Ministero dell’Interno francese per i continui respingimenti da parte della polizia francese ai valichi alpini di frontiera nei confronti di migranti e minori.

“Le Alpi - dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente - sono una delle principali vittime dei cambiamenti climatici, che qui avanzano più rapidamente che altrove, e allo stesso tempo sono diventate, attraverso i molti valichi alpini, le nuove rotte percorse dai migranti che tentano di raggiungere la Francia a piedi, a causa dei respingimenti operati a Ventimiglia e, verso l'Austria, al confine del Brennero. Una stretta che ha provocato anche diversi morti lungo i sentieri di montagna. Questi due temi, quelli dei cambiamenti climatici e dei migranti, si intrecciano con le storie che raccontiamo con Carovana delle Alpi e che dimostrano come sia possibile vivere la montagna senza sfruttarla, valorizzandone aspetti e caratteristiche, puntando su accoglienza, integrazione e innovazione e coinvolgendo amministrazioni e comunità locale. Esperienze virtuose, da replicare su tutto il territorio, e che devono essere accompagnate anche da una politica nazionale che metta al centro il recupero e la valorizzazione delle aree montane, e da strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Dall’altra parte con la bandiera nera data al Ministero dell’Interno francese vogliamo far sentire la nostra voce per ribadire che i respingimenti dei migranti sono inaccettabili ovunque, dal mare alla montagna, e ricordare che l’Europa è fatta prima di tutto di persone”.

Non solo, quindi, sviluppo sostenibile e rispetto dell'ambiente, ma anche buone pratiche legate al tema dell’accoglienza e dell’integrazione. D'altro canto, non è sempre stata la montagna a indurre la solidarietà tra le persone del luogo e i viaggiatori? Prendiamone esempio e premiamo le azioni più virtuose!

Bandiere verdi 2018

Ecco a chi sono andate le Bandiere verdi 2018 - Pratiche innovative ed esperienze di qualità ambientale e culturale:

Piemonte

  • Comune di Gaiola (CN)
  • Unione Montana Barge – Bagnolo Piemonte (CN)
  • Associazione Ecoredia organizzata nei tre Gruppi d'Acquisto Solidale del Canavese (Ivrea, Dora Baltea e
    Valchiusella) (TO)
  • Comuni di Bardonecchia, Oulx, Claviere, Briançon, Nevache, Modane e Forneaux , ONG e cittadini italiani e francesi delle due aree di confine che stanno sostenendo l’accoglienza

Valle d’Aosta

  • Giunte Regionali Marquis e Vierin e rispettivi Assessorati all’Ambiente
  • Famiglia Elter

Lombardia

  • ERSAF – CAMMINAFORESTELOMBARDIA
  • Cittadinanza e al Parco Campo dei Fiori (VA)
  • Cooperativa Sottosopra, Cooperativa Alchimia, Consorzio GenerazioniFa e CAI di Bergamo (BG)
  • Azienda agricola La Peta (BG)
  • Ecologiche Volontarie (GEV) della Valle Cavallina (BG)

Trentino

  • BioEnergia Fiemme
  • Cantine Ferrari

Friuli Venezia Giulia

  • Associazione AMICI DI OSAIS (Prato Carnico) (UD)
  • Roberto De Prato e Edda De Crignis

E le bandiere nere, per le lacerazioni del tessuto alpino:

  • Ministero dell’Interno francese, per i continui respingimenti da parte della Polizia francese ai valichi alpini di frontiera
  • Comuni di Artogne e Pian Camuno (BS), per aver dato l’assenso a gare e competizioni di enduro sul territorio silvopastorale
  • Province autonome di Trento e Bolzano, perché “si sono arrogate la possibilità di gestire “in autonomia” il destino di lupi ed orsi presenti sul territorio
  • Comune di Arco (TN), che ha previsto la realizzazione di non ben precisate strutture sportive e ludiche per una superficie utile netta di 4mila m²
  • Regione Friuli Venezia Giulia e PromoTurismo FVGTurismo, per le ”insostenibili” scelte di politica turistica in montagna
  • Comune di Cavazzo Carnico (UD), per le posizioni assunte in merito alla rinaturazione del Lago

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Germana Carillo 

Terra dei fuochi: ritardi sul decreto, mentre si continua a morire

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

È questa l'accusa mossa da Stop Biocidio, Rete di Cittadinanza e Comunità, secondo cui il governo sta ignorando il disastro ambientale che ancora flagella la Campania.

“Tutti si aspettavano, soprattutto visto il ruolo del Ministro Costa, che finalmente da Roma arrivasse una presa di posizione netta sulla questione. Evidentemente le donne e gli uomini della Campania dovranno aspettare ancora, dal momento che il punto 'terra dei fuochi' è misteriosamente scomparso dall'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri” si legge in un comunicato di Stop Biocidio.

Il decreto doveva essere approvato nel Consiglio dei Ministri del 27 giugno scorso ma il governo non ha affrontato il provvedimento preparato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

“In effetti, parlare di terra dei fuochi, di risanamento ambientale, di bonifiche, di messa in sicurezza del territorio vorrebbe dire parlare delle responsabilità politiche della devastazione ambientale. E la Lega, che oggi si presenta come il 'nuovo che avanza', era in realtà pienamente coinvolta nella perpretazione di questo scempio ordita anche con la complicità dei governi Berlusconi. Lega che oggi ha tutto l'interesse a dare priorità agli interventi legati al Nord, dove raccoglie la maggioranza dei voti, e non aspetta che trovare pretesti assurdi per cancellare dal dibattito il meridione d'Italia 'colpevole' di non aver creduto alla propaganda leghista (e che oggi si trova governato da questo partito per uno scellerato accordo di governo)” è l'accusa mossa da Stop Biocidio.

A condividere le stesse preoccupazioni è anche il consigliere regionale dei verdi Francesco Emilio Borrelli, componente della commissione Terra dei Fuochi alla Regione, secondo cui

“la mancata approvazione del decreto su Terra dei Fuochi è legato alle resistenze della Lega che vuole utilizzare risorse per il Nord e non vuole intervenire per risolvere definitivamente il dramma che vivono da anni le popolazioni tra Napoli e Caserta” dice. “Senza dimenticare che un intervento radicale nella Terra dei Fuochi farebbe emergere con ancora più evidenza il coinvolgimento di tante imprese del Nord che hanno avvelenato le nostre terre e la nostra acqua. Noi Verdi ribadiamo piena fiducia in Sergio Costa, certi che il ministro continuerà a lottare per arrivare a un decreto legge su Terra dei Fuochi che dia finalmente le risposte attese da anni”.

Il ministro dell'Agricoltura, Gian Marco Centinaio, ha assicurato però che già da oggi il decreto sulla Terra dei fuochi sarà in pre-consiglio dei ministri. In realtà, il decreto slitta da quasi 2 settimane a causa di lungaggini burocratiche e visto che è necessaria la cessione di due competenze da parte del Ministero dell'Agricoltura a quello dell'Ambiente, quelle sulle bonifiche e quella sull'agroalimentare. Secondo quanto annunciato da Centinaio, però, il ministro Costa avrà la delega sulla Terra dei fuochi.

Dal canto suo, la rete Stop Biocidio è pronta a dare battaglia:

“Continueremo a braccare questo governo senza fare sconti a nessuno in nome di una fantomatica 'discontinuità' che è ancora tutta da dimostrare. I comitati campani che si battono per il diritto all'ambiente e alla salute hanno affrontato governi di centrodestra, di centrosinistra, commissari straordinari: alla fine i nomi di chi governa cambiano sempre, ma noi siamo sempre qui. Sempre qui a difendere la nostra terra e pretendere giustizia sociale e ambientale contro ogni speculatore”.

Il Ministro dell'ambiente Costa ha già le idee chiare, spiegando che del decreto farà parte una norma ancora più aggressiva per questi criminali e assicura che si stanno "calibrando i cosiddetti tecnicismi giuridici". Una volta che il decreto ci sarà si potrà procedere alle bonifiche. 

L'ho detto a #Fuoritg e lo ripeto: bisogna applicare a chi #inquina la stessa confisca dei beni utilizzata contro le ecomafie. Chi inquina è un vero criminale #inquinamento #inquinamentoambientale #iosonoambiente pic.twitter.com/YbAmjZDpYF

— Sergio Costa (@SergioCosta_min) 29 giugno 2018

Ancora oggi la Terra dei fuochi avvelena e uccide.

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Francesca Mancuso

Fatevi sotto, l'Università di Genova regala centinaia di libri destinati al macero

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La cultura non si getta via, i libri sono un bene prezioso senza considerare che la loro realizzazione ha purtroppo comportato il taglio di decine di alberi. Per questo motivo tutte le iniziative che danno uno schiaffo allo spreco e una mano all'ambiente, ci piacciono.

"Negli atri di via Balbi 2, via Balbi 4 e via Balbi 6 sono disponibili centinaia di copie gratis di alcune decine di libri di Filologia e Letteratura Classica altrimenti destinati al macero per mancanza di spazio. Quante più copie verranno ritirate – gratuitamente – da studenti e interessati, tante più saranno salvate dalla distruzione e dallo spreco. Si prega di voler approfittare di un'occasione straordinaria di arricchimento personale e beneficio alla cultura”.

A scrivere è il direttore Franco Montanari a capo del Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia,Geografia (D.A.Fi.St.) dell’Università di Genova che ha lanciato questa buona pratica la scorsa settimana e che è attualmente in corso.

Di idee simili ne troviamo ormai in tutta Italia, a Bologna ad esempio c’è una libreria molto particolare in cui i libri non si vendono e non si comprano. Chiunque può prendere un libro senza pagare un centesimo perché è tutto gratis. E’ Libri liberi di via San Petronio vecchio dove i volumi si passano di mano in mano e sono tutti a disposizione di chiunque voglia leggerli, senza nessun obbligo di restituirli.

E che dire di tutte le iniziative di bookcrossing che stanno invadendo le città di tutta Europa? Sulle panchine, in metro nelle cabine telefoniche o in apposite cassettine realizzate per lo scambio, ormai ce n'è per tutti i gusti. Molte ci sono state segnalate direttamente dai nostri lettori, leggete qui:

Dominella Trunfio

 

Incendio in stabilimento di rifiuti a San Vitaliano: è allarme diossina e disastro ambientale

Published in: Ambiente

Ancora un disastro ambientale. È stato necessario l'intervento dei carabinieri e di 12 squadre di Vigili del Fuoco, oltre al team Nbcr che interviene nei casi in cui dagli incendi si sprigionino sostanze pericolose. Circa 50 uomini per ore hanno cercato di arginare le fiamme. È stata disposta anche l'evacuazione di una famiglia di tre persone, che viveva nella zona. Traffico in tilt sulla “statale del Vesuvio”.

Secondo quanto ha precisato il vice presidente della Regione, Fulvio Bonavitacola le fiamme sono divampate all’interno di capannoni adibiti a deposito di materiali derivanti da raccolta differenziata di rifiuti solidi urbani e materiali ingombranti.

Ecco il video dell'incendio:

La Protezione civile ha consigliato alle persone che vivevano nella zona dell'incendio e in generale ai cittadini di San Vitaliano di tenere chiuse le finestre, invitandole a uscire solo in caso di necessità, per evitare di respirare le esalazioni prodotte dall'incendio e dai fumi.

“Abbiamo attivato il Noe. Siamo oltremodo consapevoli che questo è l'ennesimo rogo che riguarda gli impianti di stoccaggio e riciclo dei rifiuti. Quasi 300 in due anni in tutta Italia. Un numero impressionante che non può essere considerato casuale. Ci siamo già attivati per poter fare chiarezza” sono le parole del Ministro dell'Ambiente Sergio Costa.

Per Legambiente, senza ironia, c'è puzza di bruciato dietro l'escalation di incendi ritenuti sospetti che nell'ultima settimana hanno colpito una serie di gestione e stoccaggio dei rifiuti in Campania:

“Chi ha interesse a mettere in ginocchio un sistema che, grazie alla raccolta differenziata, sta provando a valorizzare ed incrementare l'economia circolare?” ha detto Michele Buonomo della segreteria nazionale Legambiente. "Siamo preoccupati per l'incremento di episodi di questo tipo anche e soprattutto per le potenziali ricadute sull'ambiente e la salute dei cittadini. È necessario uno sforzo ulteriore da parte dell'autorità giudiziaria e di controllo per comprendere se esiste un filo conduttore tra tutti questi casi che sta scatenando una nuova guerra dei rifiuti”.

Lo conferma anche il vicepresidente Bonavitacola:

“Purtroppo l’episodio investe un’area già interessata da generali problematiche d’inquinamento atmosferico. Ho chiesto all’Arpac, che è già operativa sul posto con personale specializzato, di tenere sotto costante monitoraggio la situazione, con particolare riguardo alle esalazioni dei fumi. Alla preesistente centralina fissa di rilevazione già ubicata in zona, da domattina si aggiungerà un laboratorio mobile per un monitoraggio dell’aria più completo nell’intera zona circostante ai luoghi dell’incendio”.

Ora nel napoletano rifiuti in fiamme in un deposito e una colonna di fumo costringe i cittadini in casa con le finestre chiuse. Questo è uno dei circa 300 roghi simili accaduti in tutta Italia in due anni. Abbiamo attivato i Noe e le autorità competenti. Vi terremo aggiornati. pic.twitter.com/9dflXjtEER

— Sergio Costa (@SergioCosta_min) 1 luglio 2018

Ancora un disastro ambientale, e il timore è che non sarà l'ultimo.

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Francesca Mancuso

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