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Walmart brevetta api robot per impollinare le colture

Published in: Agricoltura

Il gigante del commercio al dettaglio ha presentato ben 6 brevetti finalizzati all'automazione agricola che prevedono l'utilizzo di api-droni per identificare i parassiti che attaccano le colture, per monitorare i danni, spruzzare i pesticidi e impollinare i raccolti.

La tecnologia punta dunque a cambiare il business dell'agricoltura. Walmart propone sistemi in grado di monitorare i danni alle colture, nonché individuare e identificare i parassiti stessi. I droni possono sparare pesticidi mirati a determinati tipi di colture o semplicemente volare per scacciare gli uccelli, agendo come una nuova generazione di spaventapasseri.

Per fortuna, il brevetto sottolinea che “l'irrorazione chimica delle colture è costosa e potrebbe non essere considerata favorevolmente da alcuni consumatori”.

Ma non è finita. Nei piani di Walmart vi è anche l'ape-drone dedicata all'impollinazione. Secondo la multinazionale, potrebbe aiutare a compensare la perdita di popolazioni di api negli ultimi anni. Queste api-robot trasporterebbero il polline da un fiore all'altro utilizzando anche dei sensori per verificare che il successo del trasferimento.

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Scelte destinate a contrastare i concorrenti come Amazon, risparmiando potenzialmente sui costi e gestendo i raccolti in modo più efficace.

Lo scorso anno, Walmart ha iniziato a offrire consegne di generi alimentari in giornata in determinate aree. Ha acquisito il pacchetto di consegna Parcel. Non è la prima volta in cui la prospettiva della api robot si fa più vicina. Anche l'Università di Varsavia da anni lavora su questo fronte.

Invece di impegnarci a salvare le api, inventiamo inquietanti robot e continuiamo ad avvelenare il mondo. Black mirror è sempre più vicino alla realtà.

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Francesca Mancuso

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Succo di prezzemolo: 5 benefici e usi per la salute 

Published in: Alimentazione & Salute

Il prezzemolo è già di per sé sano ma si possono sfruttare al meglio i suoi effetti benefici consumandolo in forma liquida. Il succo di prezzemolo è infatti un concentrato, forte e potente, di questa erba aromatica ricca di antiossidanti, minerali, enzimi e altre sostanze utili per la nostra salute.

Si tratta di una bevanda che può essere utilizzata per prevenire ma anche trattare alcuni piccoli disturbi di salute legati in particolare a pelle e capelli, reni e cuore. 

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Protegge il cuore

A causa del suo elevato contenuto in vitamina C, E, beta-carotene e vari antiossidanti, il succo di prezzemolo aiuta a tenere a bada i radicali liberi e ridurre significativamente il rischio di sviluppare malattie cardiache. Inoltre, il succo di prezzemolo è una fonte di folati, elementi che contrastano la diffusione e gli effetti delle molecole di omocisteina che, se non controllate, possono causare danni significativi ai vasi sanguigni. Di conseguenza, le persone che consumano regolarmente succo di prezzemolo rischiano meno attacchi di cuore o ictus.

Cura e previene le infiammazioni

L’infiammazione è uno strumento che il corpo usa per combattere gli effetti di diverse condizioni. Ma una volta che diventa cronica e persiste per più tempo di quanto dovrebbe, questa può causare danni significativi. I fattori che scatenano l'infiammazione cronica sono diversi, ma i più comuni sono stress, vita sedentaria, esposizione a tossine e cattive scelte alimentari. Il succo di prezzemolo è un ottimo rimedio naturale antinfiammatorio grazie anche alla presenza di miristicina e all’eugenolo, sostanze che leniscono e prevengono appunto le infiammazioni.

Previene e tratta le infezioni renali

I reni sono organi importanti che aiutano il corpo a purificarsi da rifiuti e tossine, a filtrare il sangue e a mantenere l'equilibrio acido-base. Il succo di prezzemolo è un modo ottimo per purificare il corpo e i suoi organi interni ma anche per trattare alcune infezioni renali. Ciò è dovuto al fatto che questa erba aromatica fornisce all’organismo nutrienti essenziali come la vitamina C e vitamine del gruppo B, rame, sodio, potassio e riboflavina.

Aiuta la pelle

Un altro organo che il succo di prezzemolo è in grado di aiutare è la pelle. Favorisce infatti l’equilibrio del sebo e soprattutto chi ha la pelle grassa può trarre grandi benefici consumando regolarmente questa bevanda.  Evita infatti che i pori si intasino e riduce il rischio di acne.  Le sue proprietà antiossidanti, supportate dalla presenza di vitamina C e zinco, proteggono la pelle dalle irritazioni che portano allo sviluppo dei brufoli. Queste sostanze aumentano anche la velocità con cui la pelle si rigenera.

Aumenta la crescita dei capelli

Il prezzemolo è un rimedio noto per stimolare la crescita dei capelli se massaggiato sul cuoio capelluto. Oltre ad accelerare la velocità con cui i capelli crescono, il succo di prezzemolo migliora anche la circolazione del sangue fornendo alla chioma una lucentezza naturale e sana. Inoltre, il rame e lo zinco presenti nell’erba aromatica, proteggono anche i capelli dai danni causati dall'eccessiva esposizione al sole. Studi hanno dimostrato poi che il prezzemolo è particolarmente utile per i capelli in quanto contiene un flavonoide antiossidante chiamato apigenina, che ne aiuta la crescita regolando il gene TGF-beta 1.

Controindicazioni e effetti collaterali del succo di prezzemolo

Bisogna ricordare che anche le sostanze naturali possono avere sgradevoli effetti collaterali. Il prezzemolo non fa eccezione. Dovrebbero evitarlo donne incinte o che stanno allattando, persone che soffrono di pressione alta o diabete.

Se si intende consumare succo di prezzemolo giornalmente e si soffre di qualche patologia o si assumono farmaci è sempre bene chiedere prima il parere del proprio medico.

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Francesca Biagioli

Come spedire buste e pacchi rispettando l’ambiente

Published in: Consumare

Posta ecologica: esiste un modo per fare spedizioni rispettando l’ambiente?

Dal pacco alla busta da lettera passando per gli eventuali adesivi e i cartoncini contenitivi: è possibile imbucare una “corrispondenza green” anche solo scegliendo prodotti in carta riciclata.

Potrebbe esserci, inoltre, un modo per “targare” ogni singolo pacco in maniera sostenibile: se per molti è sufficiente scrivere di proprio pugno un indirizzo o un’intestazione, per un’azienda o un ufficio può o deve essere necessaria piuttosto una vera e propria etichetta con tanto di stampa. Dunque, al lavoro (ma anche a casa!) avete da spedire una marea di buste o di pacchi e non avete tanto tempo a disposizione e in più quello che vi preme, vista anche la mole di spedizioni, è mostrare un’impronta ecologica e preferire prodotti che rispettino il Pianeta?

Ebbene, potete fare molto di più di quanto pensiate, partendo dal presupposto che la prima regola è: imballare lo stretto necessario e utilizzare prodotti certificati. 

Ciò vuol dire cercare tutto quanto vi serve nell’estremo rispetto delle foreste, dal momento che si parla per lo più di carta, e secondo una concezione di riciclo e riuso. A queste stesse esigenze, qui da noi in redazione, è stata in grado di rispondere Avery, un’azienda che ha fatto delle “etichette sostenibili” la sua missione. 

Avery, infatti, produce una serie di etichette per buste e pacchi certificate FSC® (i prodotti con certificazione FSC® provengono da foreste gestite nel rispetto delle esigenze sociali, economiche e ambientali delle generazioni attuali e future), quindi ecologiche, e che consentono di riutilizzare scatole già usate, con minore spreco, grazie alla tecnologia BlockOut™ con cui si coprono perfettamente le scritte sottostanti. 

 

In particolare, noi in redazione abbiamo utilizzato le etichette ecologiche (possono essere riciclate come la carta comune) per indirizzi per buste di Avery, che abbiamo stampato velocemente e facilmente con il software gratuito della stessa azienda, e le etichette per indirizzi per pacchi, realizzate con una speciale carta coprente che permette di coprire scritte ed etichette precedentemente applicate sui cartoni.In entrambi i casi, grazie alla tecnologia Quick Peel™, l’etichettatura è avvenuta in maniera ancora più veloce, perché basta tirare il foglio lungo la micro perforazione liberando così un lato dell'etichetta che si stacca più facilmente.

Il concorso Avery

Acquistando i prodotti Avery (non solo etichette, ma anche biglietti da visita, badge…) che presentino lo sticker “La valigia dei premi” sulla confezione è possibile partecipare al Concorso Avery “La valigia dei premi” per vincere subito una gift card elettronica del valore di 25 euro a scelta  tra Decathlon, Trony, Smartbox e Douglas.

Quello che bisogna fare è:

  • acquistare i prodotti Avery in promozione
  • registrarsi sul sito e inserire il codice trovato nella confezione
  • scoprire se il codice è vincente

Se alla prima occasione non avete vinto, potete riprovare con un’altra confezione: più codici si inseriscono più probabilità si hanno di vincere.

Sinestesia, cos’è e come funziona. Il caso del medico che sente il dolore dei pazienti

Published in: Mente & Emozioni

Per Joel la musica crea colori, i numeri hanno una personalità e il dolore di un’altra persona sembra quasi il suo. Fin quando non si è iscritto alla facoltà di medicina, pensava che questa fosse la normalità.

E invece, la sua era una condizione particolare, chiamata sinestesia del tocco a specchio tattile, un processo per cui uno o più sensi si fondono contemporaneamente.

Cos’è la sinestesia

Molto più della “semplice” empatia, la sinestesia (dal gr. sýn “con, assieme” e aisthánomai “percepisco”. Da qui “percepisco assieme”), condizione ancora poco compresa, è un processo percettivo, non cognitivo, consistente nell’interazione e nella sovrapposizione spontanea e del tutto fuori controllo di più sensi.

Nelle persone che hanno sinestesia in genere accade che una stimolazione sensoriale generi automaticamente la percezione di due eventi sensoriali diversi. Tale condizione può presentarsi in differenti forme (ce ne sono almeno 60 tipi). Se la più comune è la sinestesia grafema-colore, per cui a lettere e numeri viene associato un colore - ma in alcuni casi anche le intere parole possono avere una propria tonalità - nel caso del dottor Salinas si parla di sinestesia tattile, dove alla vista di qualcuno che prova determinate sensazioni si associa un vero e proprio sentire la stessa sensazione nelle stesse parti del corpo.

Un’altra forma nota alla scienza è la sinestesia lessicale-gustativa, in cui l’individui, nel momento in cui leggono determinate parole, provano specifici gusti a volte anche molto pronunciati.

La storia di Joel Salinas

Si da piccolo la musica creava dei vivaci colori e i numeri avevano una personalità e rispettavano dei colori. Per esempio la B era arancione, mentre il numero 1 assumeva il colore giallo. E, quanto ai calcoli matematici, se il 2 lo vedeva come una madre rossa e il quattro come un amico blu, non ci si poteva spiegare perché 2+2 potesse produrre quattro, racconta Joel su Bbc.

Nel 2008, negli anni di medicina ad Harvard, vide una persona morire di arresto cardiaco e lì prese finalmente consapevolezza della sua condizione.

“Mentre vedevo che gli praticavano il massaggio cardiaco, potevo sentire la mia schiena stesa sul pavimento, la compressione sul mio petto e la sonda per far respirare che scendeva lungo la mia gola”.

E, quando di lì a poco il paziente muore, Salinas prova “un inquietante silenzio – racconta. Avevo la completa assenza di sensazioni fisiche”.

Da quel momento le sensazioni iniziano a diventare più forti per lui. Se vede un ragazzo in sala operatoria, sente l’incisione del bisturi sulla pancia, con tanto di calore e forte agitazione. La sua è quella definita “sinestesia del tocco a specchio tattile”, una condizione che riguarda circa l'1,6% della popolazione e per cui una persona prova la stessa sensazione, come tocco, vista in un altro individuo.

Joel Salinas, Fonte

Cosa ha fatto Salinas? Ha “usato” questa sua condizione e sviluppato una positiva empatia, che lo aiuta a curare meglio i suoi pazienti: per esempio si accorge subito se hanno bisogno di bere o se provano dolore dal minimo movimento del viso o del corpo.

“Mi interessa molto il benessere dei miei pazienti, perché in quel momento è anche il mio benessere”. E non stentiamo a crederci, considerando quanto male gli fa…

Per approfondire l’argomento sulla sinestesia, leggi qui.

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Germana Carillo

10 Consigli e idee per far mangiare le verdure ai bambini 

Published in: Speciale bambini

Che la verdura faccia bene è inutile ripeterlo, ma è soprattutto inutile usarla come arma del “se non mangi non cresci”. Quei mocciosetti se ne fanno ben poco di sapere che se consumano verdura a go go vengono su sani e intelligenti. “Anche il mio equilibrio psicologico è importante per il mio benessere e per il mio stato fisico”, saranno in grado di spiattellarvi in faccia non appena saranno capaci di proferir parola, convinti che un pacchetto di snack anonimi valga molto più di un’insalata con due finocchi che guardano dal basso.

Vero è che in cucina l’appagamento è importante: così come a noi adulti piace decisamente sentirci coccolati dal gusto e dal sapore di un piatto che abbiamo davanti, anche ai bimbetti servirà quel qualcosa in più che gli faccia apprezzare quei piselli ribelli che svettano a tavola.

Come fare allora per convivere con bimbi verdurofobi e fare in modo che mettano nello stomaco almeno il minimo sindacale di verdura bella e buona? 

Ecco 10 consigli che vi potranno servire:

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Date il buon esempio

Tutto parte da qui: se voi non siete soliti consumare verdura e frutta regolarmente, non aspettatevi che i vostri bimbi siano particolarmente devoti alla causa. Se la verdura fa parte del vostro menù quotidiano, vedrete che per loro sarà "normale" consumarne almeno il minimo necessario.

Un piccolo orto a casa

Da dove vengono le verdure? Per molti bimbi è davvero un mistero, per cui, se ne avete la possibilità, potreste coltivarne alcune in casa e trasformare questa attività in una buona occasione per farvi aiutare propro da loro nella cura delle piante e nella raccolta. Sarà sufficiente un piccolo angolo del terrazzo o il giardino di casa, ma andrà bene anche qualche vaso sul balcone o una piccola serra. 

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Si prepara tutto insieme!

Una volta, colti, come si sbaccellano i piselli? Come si pulisce un carciofo? Come condire i pomodori? Per avvicinare i vostri figli alle verdure perché non li coinvolgete nella loro preparazione? Date loro una postazione, un grembiule personalizzato e fatevi aiutare mentre sbucciate, tagliuzzate o sbollentate. Impareranno anche a dosare il sale o usare con consapevolezza coltelli e fornelli. Niente paura, se rimanete vicino tutto è possibile!

Leggi anche: Bambini: mangiano più verdure se le preparano insieme ai genitori

Crudité o pinzimonio

Avete mai provato a dar loro le verdure crude? Carote, peperoni, ma anche sedano, radicchio e ravanelli: tutto a crudo e ben lavato! Mettete in un piatto e lasciate che i bambini si servano con le mani. Sembrerà loro di sgranocchiare patatine…

Leggi anche: Sette salse veloci per il pinzimonio di verdure

Aggiungete le verdure ad altre ricette

Frittata, pasta, pasticci e torte salate, avranno più gusto se vi è l’aggiunta di una verdura. Oppure abbinate la verdura a un condimento particolare: saltatele in padella con del prosciutto, filate gli spinaci con la mozzarella, fate involtini con foglie di insalata o peperoni arrostiti…

Leggi anche: Involtini vegetariani: 10 ricette per prepararli in casa

Verdura grigliata e verdure in pastella

Meglio una zucchina scaldata o magari grigliata? La risposta arriva da sé, non fosse altro che possiamo sempre aggiungerci un leggerissimo condimento di olio e prezzemolo. Possiamo anche consentirci il lusso di friggere in pastella, in modo da servire qualcosa di caldo, dorato e croccante.

Leggi anche: Tempura: i segreti e le alternative per preparare la perfetta pastella giapponese

Insalata colorata

Colore colore e ancora colore! Alla lattuga aggiungete carote a rondelle, finocchi, ravanelli, noci, bacche, ma anche qualche fettina di arancia sottile sottile e qualche crostino. Sbizzarritevi e tutto sarà più piacevole e gustoso.

Accompagnate le verdure con una salsa

Per convincere i bambini a mangiare le verdure potreste servirle insieme ad una salsa, che sia però già nota e gradita ai piccoli. In questo modo, saranno incoraggiati anche a provare la verdura presente nel piatto.

Leggete anche: Verdure: per farle amare ai bambini basta accompagnarle con una salsa 

Create piatti divertenti e vivaci

Avete mai pensato di... cambiare forma al cibo? Una tattica che potrà rendere più appetitosa e "affascinante" anche l'ultima delle carote: via libera allora a farfalline di insalata, a cuoricini di melanzane, a graziosi animaletti e a simpatici eroi di spinaci. Un po' di fantasia e il gioco è fatto.  

Leggete qui tutte le idee per creare piatti divertenti e golosi.

Inventate nuove ricette

Aggiungete sottecchi le verdure nei loro piatti preferiti, magari impreziosendo sughi o  impasti. Qui trovate 9 ricette vegetariane semplici e gustose. Infine, le polpette sono un ever green in merito e qui trovate 15 ricette nutrienti e salutari, mentre se vi volete dedicare all’intramontabile fritto ecco delle buonissime frittelle di verdure.

Tutto questo non è servito a molto e i vostri pupi sono davvero cocciuti? Potreste ricorrere a frullati, centrifugati e a succhi vivi. Naturalmente non tutti gli ortaggi sono adatti a essere centrifugati, ma inserendo anche solo un po' di verdura fresca e di stagione creerete degli ottimi succhi! Grande classico è il succo ACE: sbucciate con loro arancia, carota e limone e via di frullatore. Se invece è il colore ciò che appassiona i vostri cuccioli, potrete creare un succo rosso con fragole, lamponi, mela rossa e pomodoro, arancione con carote, albicocche e pesche o anche bianco con mele, pere e finocchi. L'occhio vuole la sua parte e i bimbi apprezzeranno una cosa nuova e sfiziosa! Qui trovate tutto ciò che c'è da sapere su frullati, centrifugati e succhi vivi.

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8 piccoli consigli per far apprezzare le verdure ai bambini
Capitan Kuk: un cartone animato tutto italiano per invogliare i bambini a mangiare frutta e verdura
Verdure: per farle amare ai bambini basta accompagnarle con una salsa

Germana Carillo

Bonus zanzariere 2018: requisiti, come ottenere le detrazioni e quali documenti conservare

Published in: Risparmio energetico

Il bonus zanzariere, già valido anche negli anni precedenti, è stato prorogato fino al 31 dicembre 2018 dalla legge n. 205 del 27 dicembre 2017 in seno alla detrazione per gli interventi di efficientamento energetico.

L'agevolazione consiste in una detrazione dall'Irpef o dall'Ires e viene concessa in generale quando si eseguono interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti.

Requisiti 

Come spiega l'Agenzia delle entrate, la condizione per fruire dell'agevolazione è che siano rispettati i requisiti di trasmittanza termica U. Le spese per le zanzariere sono detraibili solo se soddisfano due condizioni:

  • marcatura Ce;
  • valore Gtot (parametro del fattore solare) certificato non superiore a 0,35.

Quest'ultimo dipende dal materiale/tessuto usato per la realizzazione della zanzariera e dà la misura del potere filtrante e della schermatura della zanzariera. In questo modo, oltre a riparare dagli insetti, queste zanzariere sono in grado di schermare anche le radiazioni solari. Per questo occorre che soddisfino questi requisiti.

A quanto ammonta la detrazione

Rispetto agli anni precedenti, quando la detrazione era pari al 65%, adesso per questa tipologia di interventi è stata abbassata al 50% per le spese sostenute dal 1º gennaio 2018 e riguarda l'acquisto e la posa in opera di finestre comprensive di infissi e di schermature solari, tra cui le zanzariere. Il valore massimo della detrazione è di 60.000 euro.

La spesa riguarda la fornitura e posa in opera di sistemi di schermatura solare e/o chiusure tecniche oscuranti e l'eventuale smontaggio e dismissione di analoghi sistemi preesistenti.

Come fare per ottenere il bonus zanzariere e quali documenti conservare

In primo luogo, il pagamento va effettuato tramite bonifico bancario o postale. Successivamente all'Enea va trasmessa la “Scheda descrittiva dell'intervento”, esclusivamente attraverso l’apposito sito web relativo all’anno in cui sono terminati i lavori entro i 90 giorni successivi alla fine dei lavori, come da collaudo delle opere.

I documenti da conservare, come spiega la stessa Enea, sono di due tipi:

Tecnico:
  • certificazione del fornitore (o produttore o assemblatore) che attesti il rispetto dei requisiti tecnici;
  • asseverazione redatta da un tecnico abilitato che attesti la rispondenza ai medesimi requisiti tecnici richiesti;
  • originale della documentazione inviata all’ENEA, debitamente firmata;
  • schede tecniche dei componenti e/o certificazione del fornitore.
Amministrativo:
  • fatture relative alle spese sostenute;
  • ricevuta del bonifico bancario o postale, che rechi chiaramente come causale il riferimento alla legge finanziaria 2007, il numero e la data della fattura, i dati del richiedente la detrazione e i dati del beneficiario del bonifico;
  • ricevuta dell’invio effettuato all’ENEA (codice CPID), che costituisce garanzia che la documentazione è stata trasmessa.

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Francesca Mancuso

Sugar Tax: è ufficialmente in vigore in UK la tassa sulle bevande zuccherate

Published in: Alimentazione & Salute

Inizia a concretizzarsi l’idea che circola già da anni e che si ritiene una possibile soluzione per limitare l’uso dello zucchero in bevande e alimenti: l’introduzione di una tassa su questo dolcificante.

E’ entrata infatti in vigore in tutta la Gran Bretagna la sugar tax sulle bevande zuccherate. Si tratta di un provvedimento differente dagli altri applicati fino ad oggi, sia per quanto riguarda la modalità che per l’obiettivo che si propone.  

L’iniziativa, infatti, non è stata pensata tanto per agire direttamente sui consumatori disincentivando il consumo di zucchero, quanto sulla pressione nei confronti dei produttori in modo che evitino il più possibile di utilizzare questo dolcificante o quanto meno si preoccupino di limitarlo fortemente in modo da non dover pagare di più per realizzare le proprie bibite. Il risultato che si intende ottenere è comunque lo stesso: incentivare dei prodotti in cui si abbassi il livello di questa sostanza che diverse ricerche hanno dimostrato essere dannosa, soprattutto se consumata in eccesso.

Nello specifico la tassa inglese prevede due fasce: una di 18 pence al litro nel caso di bevande che contengano più di 5 grammi di zucchero ogni 100 millilitri di liquido e l’altra di 24 pence al litro per le bevande con più di 8 grammi di zucchero ogni 100 millilitri di bibita. Ci sono però delle categorie di bevande che sono esenti dal provvedimento: succhi di frutta naturali e bibite a base di latte. Anche i piccoli produttori non dovranno pagare la nuova tassa. 

L’associazione dei produttori di bibite inglese, la British Soft Drinks Association, aveva definito la tassa “semplicemente assurda” ma alla fine le aziende aderenti si sono dovute adeguare (sostenendo tra l’altro che stavano già autonomamente cercando di limitare lo zucchero nelle loro bevande).

In effetti le entrate stimate con la nuova tassa, inizialmente di 520 milioni di sterline, sono state in realtà ridotte già nel 2017 a meno della metà (240 milioni di sterline).

Questo perché effettivamente nell’ultimo periodo le aziende, a conoscenza dell’arrivo della sugar tax (il provvedimento era stato annunciato ben due anni fa), si sono adeguate. La Lucozade, ad esempio, ha provveduto a riformulare le sue bevande. Oggi tutte contengono meno di 5 grammi di zucchero per ogni 100 millilitri e anche le più note Coca-Cola e San pellegrino si sono mosse.

La prima azienda ha fatto sapere che circa il 60% dei suoi prodotti eviteranno la nuova tassa, mentre la seconda che ha ridotto del 40% il contenuto di zucchero delle sue bibite.

Le entrate della nuova tassa saranno spese per attività sportive nelle scuole, quindi sempre finalizzate alla salute dei cittadini.

Sulla “sugar tax” in Uk e in Italia leggi anche:

Francesca Biagioli

Allergie alimentari: le salviettine umidificate aumentano il rischio nei bambini

Published in: Speciale bambini

Uno studio condotto dalla Nortwestern University, negli States, pubblicato The Journal of Allergy and Clinical Immunology, ha messo sul banco degli imputati un vero e proprio mix di genetica e fattori ambientali, tra questi proprio l’esposizione della pelle a saponi che non vengono risciacquati.

La pecca delle salviette umide? Oltre a essere piene di profumi, indeboliscono la barriera lipidica della pelle. Un motivo per cui già tante volte vi abbiamo messo in guardia da simili prodotti: quelli più commerciali, per bambini, contengono sostanze chimiche allergizzanti o addirittura tossiche quali parabeni, ftalati, profumi o peggio il Fenossietanolo (Phenoxyethanol), una sostanza in grado di causare disturbi endocrini.

Che le allergie alimentari siano in aumento è ormai un dato accertato. Ad essere chiamati in causa sono, di volta in volta, sempre diversi fattori, ma ora i ricercatori americani hanno rilevato che alla base delle allergie ci sia certamente una combinazione di fattori genetici e di cause anche molto precoci, già sulla pelle del neonato, proprio come può essere l’esposizione a sostanze potenzialmente allergeniche.

L’allergia alimentare si innesca in pratica nel momento in cui questi fattori si verificano insieme.

“Questa è una ricetta per lo sviluppo di allergie alimentari – spiega l’autore dello studio Joan Cook-Mills, professore di immunologia allergologica presso la Scuola di Medicina Feinberg della Northwestern University. È un importante progresso nella nostra comprensione di come l’allergia alimentare inizi presto nella vita”.

E se un’allergia alimentare si manifesta con una reazione immediata perché il sistema immunitario si “scatena” subito producendo anticorpi contro una sostanza presente nel cibo (o nell’ambiente), proviamo un po’ a pensare quali effetti noiosi possano avere sulla pelle di un neonato delle salviettine umidificate – e la maggior parte contengono, lo abbiamo detto, sostanze chimiche allergizzanti o tossiche.

Quali sono i sintomi delle allergie alimentari? Innanzitutto gonfiore e/o prurito a livello delle labbra o della lingua, comparsa di orticaria o angioedema e nei casi più gravi shock anafilattico e svenimento. Insomma, se da un lato, dopo tutti i test del caso, sarà bene evitare determinati allergeni a tavola, dall’altro dovremo stare accorti anche all’igiene del piccolo, modificando proprio all’interno delle mura domestiche determinate abitudini.

La cosa migliore per i neonati sarebbe non usare proprio questo tipo di salviettine e pulire sempre con acqua le parti intime al cambio pannolino. Quando questo non è possibile (ad esempio se siamo fuori casa), un’idea è fare in casa le salviette umidificate totalmente naturali e sicure, con pochi ingredienti. Altrimenti, resta sempre valido il consiglio per cui è necessario leggere le etichette e scegliere le salviette con il miglior INCI

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Germana Carillo

Morde una capra e pubblica il video sui social, denunciato un 38enne

Published in: Animali

Cosa ci fosse da ridere ancora noi non l’abbiamo capito e a quanto pare neanche il popolo dei social che ha segnalato il video in cui R.F, trentottenne disoccupato di Anoia, in provincia di Reggio Calabria, morde con violenza una capretta.

Se non fosse che la notizia arriva direttamente dai carabinieri della Compagnia di Taurianova, potrebbe sembrare una bufala, ma purtroppo non lo è. Nel video, che dovrebbe essere stato rimosso proprio in queste ore, e che comunque avevamo deciso di non pubblicare vista la crudezza delle immagini e per evitare il rischio di emulazione, l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, tiene in mano una capretta che bela dal terrore.

E' stato il Movimento animalista ad identificare e segnalare l'uomo. L’animale viene morso da R.F e rimane a mezz’aria sofferente, ma a quanto pare non la capra non era l’unica ad essere maltrattata. Nella stalla, con l’ausilio di personale veterinario dell’Azienda sanitaria di Reggio Calabria e delle guardie Ecozoofile di Cittanova e Reggio Calabria, i carabinieri hanno trovato anche suini, cani e ovini privi di tracciabilità per la mancata identificazione e registrazione. Tutti gli animali sono adesso posti sotto sequestro. 

L’uomo, oltre al pagamento delle sanzioni comminate, dovrà quindi rispondere del reato di maltrattamento di animali che prevede una pena dai 3 ai 18 mesi di reclusione e una multa dai 5mila ai 30mila euro.

Altre storie di maltrattamento sugli animali:

Dominella Trunfio

Terremoto magnitudo 6 in Giappone: 'solo' 5 feriti

Published in: Ambiente

È successo questa mattina a ovest dell'isola principale di Honshu, 96 km a nord di Hiroshima.

Secondo la Japan Meteorological Agency, l'epicentro è stato localizzato nella città di Ohda, a 800 chilometri da Tokyo, e aveva una profondità di 12 km ma non vi è alcun rischio di tsunami.

Circa 100 famiglie hanno perso le loro scorte d'acqua, 50 sono prive di corrente elettrica ma ci sono anche danni ad alcuni edifici e strade. Tuttavia, non sono stati segnalati problemi alla vicina centrale nucleare di Shimane.

“Vogliamo che le aree che hanno subito forti scosse siano di guardia nella prossima settimana o giù di lì contro terremoti che potrebbero essere potenti e superiore a 5”, ha detto un funzionario dell'Amministrazione Toshiyuki Matsumori in una conferenza stampa.

Il 5 della scala giapponese Shindo si riferisce a terremoti che rendono difficile camminare per le strade. Le forti scosse di assestamento potrebbero continuare per due o tre giorni, ha detto Matsumori, e diversi terremoti sono già stati avvertiti nella regione.

Il Giappone si trova sul cosiddetto Ring of Fire del Pacifico, dove si verificano numerosi terremoti ed eruzioni vulcaniche.

Ricordiamo che nel 2011, il paese venne colpito da un devastante sisma di magnitudo e dal conseguente tsunami, che causarono vittime ma anche il terribile incidente nucleare alla centrale di Fukushima.

Nonostante la violenza della scossa di oggi, i danni sono limitati e soprattutto non ci sono morti. Il Giappone è preparato a questo genere di eventi. Un terremoto simile ha colpito Amatrice nell'agosto del 2016 (magnitudo 6.0). Allora, le vittime furono 299 e quasi 400 i feriti. Il 6 aprile 2009 un altro sisma di questo tipo distrusse L'Aquila provocando 309 vittime e oltre 1.600 feriti.

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Qui gli aggiornamenti via Twitter sul terremoto:

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Francesca Mancuso

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Dieta della mano:  ecco come misurare la tua porzione di cibo ideale

Published in: Dieta

Quando una persona sta a dieta è importante non solo cosa mangia ma anche la quantità. Esagerare con le porzioni può infatti rendere più difficile il dimagrimento e addirittura favorire l’aumento di peso.

La dieta della mano propone un metodo semplice per dosare sempre al meglio gli alimenti che assumiamo in base alla nostra corporatura.

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Come funziona la dieta della mano

Non si tratta in realtà di una vera e propria dieta strutturata ma di un sistema di dosaggio delle porzioni in base alla grandezza delle mani, differenti da persona a persona. Questo metodo suggerisce di misurare le porzioni di cibo usando solo le dita, i pollici e i palmi a seconda dell’alimento prescelto.

A parte la raccomandazione di consumare ogni giorno cinque porzioni di frutta e verdura, non esistono linee guida ufficiali sulle dimensioni delle porzioni che dovremmo assumere. Sian Porter, dietista e portavoce dell'Associazione dietetica britannica, è voluta però intervenire sulla questione proponendo una breve guida a cui possiamo ispirarci se vogliamo mantenere il peso forma o dimagrire.

"L'ovvio vantaggio di usare le mani è che le hai sempre con te. Inoltre è proporzionale. Se sei una persona più robusta, avrai bisogno di una porzione più grande, ma le tue mani saranno più grandi e la porzione verrà adattata automaticamente. Allo stesso modo, i bambini hanno bisogno di porzioni a misura di bambino, della grandezza delle loro mani".

Come calcolare le giuste porzioni dei diversi alimenti

Vediamo adesso alimento per alimento come regolarci per le nostre porzioni:

Pasta, riso e altri carboidrati crudi

La porzione non dovrebbe superare la grandezza di un pugno chiuso. Anche per le patate non bisogna superare la dose di un pugno.

Pane

La fettina deve avere lo spessore della punta di un dito.

Carne

La porzione non dovrebbe essere più grande del palmo della mano (le dita quindi sono escluse). La dietista suggerisce di mangiare una porzione di proteine ad ogni pasto in modo da distribuirle nel corso della giornata. Ricorda inoltre di non superare mai la dose di 500 grammi di carne rossa a settimana e di utilizzare altre proteine come pesce, fagioli e legumi.

Pesce

La porzione di pesce può avere la dimensione di una mano appiattita, dita comprese.  La nutrizionista consiglia in particolare il merluzzo in quanto è una specie molto povera di grassi e calorie e più in generale i pesci bianchi che nonostante abbiano basse quantità di Omega 3 sono però ricchi in selenio.

Pesce grasso

Nel caso si consumino pesci grassi come ad esempio il salmone bisogna limitarsi al palmo di una mano e si consiglia questa tipologia solo una volta a settimana per assicurarsi la giusta dose di Omega 3.

Formaggio

La porzione corretta sono meno di due dita.

Burro

Per regolarsi in questo caso bisogna prendere in considerazione le dimensioni di un polpastrello.

Verdure

A seconda della tipologia, la dose di verdure ad ogni pasto dovrebbe essere il corrispondente di due mani unite (nel caso ad esempio di spinaci crudi o insalata) o di un pugno chiuso (ad esempio se si tratta di broccoli).

Frutti di bosco e fragole

La giusta dose di questi piccoli frutti è quella che si può contenere in due mani a coppa. Una porzione di frutta normale equivale invece a un pugno.

Frutta secca

Se si vuole sgranocchiare noci o altra frutta secca non bisogna superare il contenuto di un palmo della propria mano. Si tratta di un’ottima soluzione saziante ricca di grassi sani per il cuore. 

Maionese, ketchup e altre salse

E’ consentito inserirle ogni tanto ma non bisogna superare la punta di due dita.

Cioccolato

Una porzione di cioccolato può essere quella corrispondente al dito indice esteso.

Gelato

Un pugno chiuso di gelato è quanto possiamo concederci in un momento di golosità. 

Torta

Una fetta di torta deve essere davvero "slim", corrisponde infatti solo alla larghezza e lunghezza di due dita.

Vantaggi e controindicazioni

Sicuramente il grande vantaggio di questo metodo è la sua semplicità di applicazione che lo rende comodo anche quando ci troviamo fuori casa e non abbiamo a disposizione una bilancia. Inoltre, considera la quantità in maniera proporzionale alla nostra statura e corporatura, nella maggior parte dei casi, infatti, le mani hanno dimensioni equilibrate rispetto al resto del corpo.

Controindicazioni sostanzialmente non ce ne sono, se non il fatto che, se si intende dimagrire, è sempre meglio rivolgersi ad un nutrizionista per avere una dieta personalizzata in base alla proprie esigenze.

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Francesca Biagioli

Fagioli all'uccelletto: la ricetta originale toscana

Published in: Ricette

Pietanza di origini antichissime a base di fagioli cannellini, pomodori e salvia, è considerata un contorno (e spesso accostata a piatti a base di carne come salsicce e spezzatini), ma può essere consumata tranquillamente anche come piatto unico, magari accompagnata da crostini di pane o altro cereale. Questa ricetta della tradizione povera nasce, infatti, a dispetto del nome, come interamente vegetale e solo in seguito, soprattutto in alcune zone della regione è stata arricchita con salumi, come ad esempio il rigatino.

L'origine del nome è tutt'ora incerta, anche se la versione più accreditata la attribuisce al modo di cucinare  gli "uccelletti" durante la stagione di caccia, molto simile sia negli ingredienti, a partire dalla salvia, sia nei lunghi modi di cottura.

La ricetta dei fagioli all'uccelletto si tramanda nelle famiglie Toscane da generazione in generazione, anche se, attualmente i ritmi della vita quotidiana poco si sposano con la preparazione di questo piatto per il quale la calma diventa l'ingrediente principale. La lenta e dolce cottura dei fagioli, infatti, è il segreto di questa zuppa: i legumi non dovranno bollire e smuoversi all'interno della pentola di coccio, bensì restare quasi immobili e cuocere per circa quattro ore.

Un tempo i contadini mettevano i cannellini secchi in una pentola piena d'acqua coperti con un coperchio e chiusi nel forno spento ancora ben caldo, il lento stiepidirsi del forno bastava infatti a cuocerli.

Per dimezzare i tempi di cottura dei fagioli è possibile comunque metterli a bagno per dodici ore in una ciotola piena d'acqua, è importante, però, non aggiungere del bicarbonato e non utilizzare la pentola a pressione per la cottura.

Ingredienti
  • 600 gr di fagioli cannellini secchi
  • 4 spicchi d'aglio
  • 2 rametti di salvia
  • 600 gr di pomodori pelati
  • 1 bicchiere d'olio evo
  • acqua q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    240 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    20 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i fagioli all'uccelletto: procedimento
  • Sciacquare i fagioli sotto l'acqua corrente e metterli in una pentola piena d'acqua, se sono stati in ammollo la quantità di acqua dovrà essere il doppio dei fagioli altrimenti dovrà essere quattro volte superiore,
  • aggiungere due spicchi d'aglio puliti e qualche foglia di salvia già lavata, coprire con un coperchio e a fuoco bassissimo cuocerli preferibilemente in una pentola di coccio o in alternativa in un pentola dal fondo spesso per circa due ore in caso di ammollo o di quattro ore in caso contrario.
  • A cottura ultimata eliminare l'aglio e la salvia, quindi scolare i fagioli e farli stiepidire un po',
  • nel frattempo sbucciare l'aglio e lavare la salvia, tritarli finemente con un coltello e metterli in una padella insieme all'olio, e se si gradisce schiacciare i pomodori pelati con una forchetta,
  • soffriggere ora la salvia e l'aglio, unire anche i fagioli e quando l'olio inizierà nuovamente a sfrigolare aggiungere anche i pelati,
  • regolare di sale e cuocere per circa venti minuti a fuoco moderato mescolando ogni tanto,
  • a cottura ultimata è possibile servire i fagioli all'uccelletto caldi o anche leggermente tiepidi.
Come conservare i fagioli all'uccelletto:

I fagioli all'uccelletto potranno essere riposti in frigorifero in appositi contenitori ermetici per un paio di giorni.

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Ilaria Zizza

Metalli pesanti e Bpa nelle crocchette Orijen e Acana: class action negli Usa

Published in: Cani, Gatti & co.

Questi alimenti per cani includono metalli pesanti, in particolare arsenico, piombo e cadmio, ma anche contaminazione con bisfenolo A [BPA], tutti pericolosi per la salute dell'uomo ma anche per quella degli animali, cani compresi.

Accuse specifiche includono “negligenza, sconsideratezza e/o la pratica intenzionale di travisare e non riuscire a rivelare completamente la presenza di metalli pesanti e tossine negli alimenti per animali domestici venduti negli Stati Uniti”.

La causa contro la Champion Petfoods, che produce alimenti per cani e gatti Acana e Orijen, è stata presentata in un tribunale distrettuale della California da cittadini della Florida, del Minnesota e della California che sostengono che i marchi di cibo per cani Acana e Orijen contengano arsenico, mercurio, piombo, cadmio e bisfenolo A (BPA).

Tra le accuse le violazioni della "legge sui mangimi" e "false Advertising". I documenti approdati in tribunale proseguono affermando che le confezioni e le etichette di Acana e Orijen enfatizzano ingredienti freschi, di qualità e opportunamente prodotti. Tuttavia l'etichettatura, la pubblicità e l'imballaggio non rivelano la presenza di metalli pesanti o BPA.

Nei fascicoli è presenta anche la tabella che segue, in cui è evidenziata la presenza di metalli pesanti e BPA in 12 prodotti di Acana e Orijen.

“Secondo noi le regole per il pet food sono scarse, confuse ed insufficienti. Anche una puntata di Report di 2 anni fa dimostrava che spesso metalli pesanti e aflatossine ( altamente cancerogene) sono presenti nei cibi riservati agli animali. La cosa migliore ( anche se impegnativo) è farsi creare diete su misura dal veterinario nutrizionista e preparare a casa la pappa del proprio amico” spiega l'associazione Earth.

Dal canto suo, ORIJEN Dog and Cat Food, si difende dicendo che i prodotti sono sicuri e che è pronta a confutare in tribunale le accuse mosse.

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Ci piacerebbe sapere qual è la situazione in Italia. Anche se lo studio è americano, questi alimenti sono diffusi in tutto il mondo. Cosa mangiano realmente i nostri amici a quattro zampe?

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Francesca Mancuso

Colazione sana: la stai facendo bene? 10 regole da seguire

Published in: Alimentazione & Salute

L’alimentazione sana è una colonna portante della nostra salute; sono sempre più le persone e i professionisti della salute che supportano questa convinzione. Secondo alcune stime durante il corso della nostra vita mangiamo fino a 60 tonnellate di cibo, una quantità enorme che dividiamo tra circa 3 pasti al giorno, più spuntini. Ma allora perché la colazione è ritenuta il pasto più importante di tutti?

Colazione: perché è il pasto più importante?

Il primo motivo riguarda proprio l’ordine in cui mangiamo: la colazione è il primo pasto della giornata. La chiamiamo anche prima colazione ed è il primo pasto dopo le ore di riposo notturno. Durante il sonno il nostro sistema digestivo, così come il resto dell’organismo, si rigenerano. Questo processo esaurisce le nostre riserve energetiche, perciò la colazione rappresenta un pieno di carburante essenziale per poter affrontare un nuovo giorno.

Ma la colazione è il pasto più importante anche per un altro motivo. Il funzionamento del nostro organismo cambia durante le ore del giorno e della notte, come confermato dalle ricerche sui meccanismi che regolano l’orologio biologico, premiate con il Nobel per la Medicina 2017. Le prime ore del mattino sono il momento migliore per introdurre la maggior parte delle sostanze nutritive. Lo dice anche uno studio recente, secondo cui una colazione abbondante può persino far dimagrire!

Di certo, però, non possiamo abbuffarci di biscotti e cornetti. E allora cosa mangiare a colazione per ottenere il massimo dei benefici? Scopri se stai facendo la colazione giusta controllando queste 10 regole per una colazione sana e nutriente.

10 regole per una colazione perfetta
  1. Non avere fretta: prenditi il tempo necessario per preparare la colazione e per mangiarla in santa pace. Il nostro organismo non apprezza i pasti consumati in fretta. Non hai tempo per preparare una colazione sana? Scegli un prodotto pratico, ma salutare!
  2. Evita lo zucchero: stiamo parlando ovviamente del famigerato zucchero bianco, un vero e proprio veleno per la nostra salute. Lo puoi sostituire con lo zucchero di cocco, il miglior sostituto dello zucchero raffinato, buono, sano e nutriente.
  3. Non esagerare con i carboidrati: biscotti, cornetti, pane e torte sono entrati nelle nostre abitudini, ma sebbene siano deliziosi, non fanno bene alla salute. Scegli solo cereali integrali, meglio se biologici e attivati, ovvero messi in ammollo per farli germogliare.
  4. Meglio senza glutine: sempre parlando di cereali, scegli quelli gluten free, come il grano saraceno o l’avena, facili da digerire e molto nutrienti.
  5. Proteine: una colazione a base di caffellatte e biscotti non consente al tuo organismo di funzionare al meglio. Ci vogliono anche le proteine, meglio ancora se vegetali. Le proteine vegane sono infatti meno tossiche per il fegato, ma possono apportare tutti gli amminoacidi di cui hai bisogno.
  6. Caffè o non caffè, questo è il dilemma: senza demonizzare questa bevanda dall’aroma inimitabile, sarebbe meglio evitarlo a colazione. Te lo puoi concedere qualche ora dopo, a metà mattina. Ma a colazione opta per un sostituto del caffè sano e nutriente come il Macaccino, scegli una bevanda senza caffeina, che possa energizzarti senza agitarti o provocare ansia.
  7. Vitamine e sali minerali: appena svegli il nostro organismo è come un’auto a secco. Per accenderlo dobbiamo fare il pieno di vitamine, minerali e micronutrienti come antiossidanti e acidi grassi essenziali come gli Omega-3. Semi di lino e semi di Chia sono le migliori fonti naturali vegetali di questi grassi buoni!
  8. Latte? Evitalo: difficile da metabolizzare, potrebbe appesantire la digestione e l’intera giornata. Scegli un latte vegetale per la tua bevanda calda, oppure prova un Matcha caldo.
  9. Colazione in famiglia! Iniziare la giornata assieme ai propri cari è fondamentale per la salute di corpo e mente. Lo conferma uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Obesity Research and Clinical Practice, secondo cui mangiare da soli potrebbe aumentare il rischio di obesità, colesterolo e sindrome metabolica.
  10. Gusto e colore! La colazione deve prima di tutto essere buona e – perché no – anche bella da vedere. Una colazione sana è al contempo gustosa e nutriente: deve soddisfare sia l’occhio che il palato.
  Colazione ideale: come seguire tutte le regole?

Può sembrare impossibile: togliere il caffè, eliminare i biscotti, il latte e fare colazione con calma sono regole che mettono paura. Ma è più semplice di quanto si possa pensare. Esiste una colazione sana, facile e veloce da preparare, nutriente e gustosa allo stesso tempo?

Per fortuna sì: si chiama Risveglio di Buddha, e ha tutte le caratteristiche di una colazione perfetta. È una colazione istantanea, che si prepara in appena un minuto, mescolandola con un po’ di latte vegetale, uno yogurt, un succo fresco di frutta o dell’acqua, calda o fredda.

Risveglio di Buddha: prima colazione sana e saporita

Il Risveglio di Buddha è un mix di ingredienti sani, gustosi e nutrienti, ricco di Omega-3, vitamine, sali minerali e fibre, con la giusta proporzione tra carboidrati e vitamine. È una colazione vegana 100% bio, senza glutine, cruda, senza lattosio, senza zucchero raffinato, senza olio di palma, conservanti, coloranti o OGM.

Una prima colazione in 7 varianti di gusto, per una colazione sana diversa ogni giorno della settimana. Il Risveglio di Buddha sazia e nutre fino a pranzo, senza farti sentire i morsi della fame a metà mattina, senza picchi e cali glicemici. Non solo, è anche estremamente versatile: lo si può utilizzare anche per preparare torte, dessert, praline e barrette energetiche.

Potrai preparare la tua ciotola di Buddha in un minuto, magari dopo aver bevuto un bicchiere di acqua, limone e zenzero, oppure uno shot di Erba di Grano. Decorala con Bacche di Goji e banana a pezzetti, oppure aggiungi un tocco croccante con delle Pepite di Cacao Crudo. In estate il Risveglio di Buddha è ideale come base per degli smoothies di frutta fresca, mentre in inverno si possono preparare dei caldi e gustosi porridge!

Se volete approfondire i benefici dello zenzero e delle bacche di Goji leggete anche:

ZENZERO: COSA ACCADE AL CORPO ASSUMENDOLO OGNI GIORNO

BACCHE DI GOJI: COSA ACCADE AL CORPO ASSUMENDOLE OGNI GIORNO

P.S. Per attivare al massimo i benefici di una colazione sana come questa, prova a fare almeno 15 minuti di attività fisica come Yoga, una corsa o una camminata!

I bambini siriani uccisi con il gas

Published in: Speciale bambini

Sarebbero circa cento i morti e mille i feriti dopo l’attacco aereo con armi chimiche nella cittadina di Douma, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, molte persone sarebbero morte per soffocamento e difficoltà respiratorie. 

Tutte accuse respinte dal generale Yuri Yevtushenko secondo cui non ci sarebbe stato nessun attacco chimico piuttosto una messa in scena da parte di alcuni Paesi occidentali che stanno cercando di impedire la ripresa della lotta all’Isis e 'a tal fine stanno usano il solito argomento preferito dell'uso di armi chimiche da parte delle forze siriane'. 

Ma le immagini che arrivano dalla Siria mostrano i volti di donne e bambini che sarebbero stati uccisi da una sostanza asfissiante. La dinamica viene spiegata in un comunicato congiunto di Protezione Civile e Società Medica siriana-americana.

“Sabato 7 aprile, alle 19:45 ora locale, tra continui bombardamenti nei quartieri residenziali della città di Douma, più di 500 casi - la maggior parte dei quali donne e bambini - sono stati portati nei centri medici locali con sintomi indicativi di esposizione ad un agente chimico. I pazienti hanno mostrato segni di sofferenza respiratoria, cianosi centrale, eccessiva schiuma orale, ustioni corneali e emissione di odore simile al cloro".

L'Osservatorio siriano per i diritti umani fa sapere che finora ‘nessuno è stato in grado di scoprire il tipo di tossina che è stata utilizzata'.

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"Continua a non esserci tregua per i bambini siriani. Sono particolarmente sconvolta dalle accuse di attacco chimico a Douma, che avrebbe provocato la morte e il ferimento di decine di persone, tra cui bambini. I bambini siriani hanno assistito e vissuto negli ultimi sette anni sofferenze inimmaginabili. Questo può essere fermato. Deve finire ora. I bambini muoiono sotto i nostri occhi”, dice in una nota il direttore generale dell’Unicef, Henrietta H. Fore.

Le reazioni

Su Twitter, il presidente americano Trump ha definito Assad ‘un animale’, denunciando l’appoggio di Putin ai lealisti, criticando Obama per non essere intervenuto in passato, definendo ‘l’ attacco senza senso’ e promettendo che i colpevoli ‘pagheranno un grosso prezzo’. 

Many dead, including women and children, in mindless CHEMICAL attack in Syria. Area of atrocity is in lockdown and encircled by Syrian Army, making it completely inaccessible to outside world. President Putin, Russia and Iran are responsible for backing Animal Assad. Big price...

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 8 aprile 2018

Una frase che potrebbe far pensare a una rappresaglia militare simile a quella dello scorso anno, quando proprio ad aprile il Pentagono lanciò 59 missili da crociera contro target dei filo-Assad. Oggi pomeriggio, invece, dovrebbe riunirsi il Consiglio di Sicurezza dell’Onu assieme agli Stati Uniti.

  La pace? Un miraggio

Sette lunghi anni di conflitto e la pace in Siria sembra un miraggio. La drammaticità della situazione è racchiusa nei dati diffusi dall’Unicef: solo nei primi mesi del 2018 sono quasi mille i bambini uccisi o rimasti feriti. Il 2017 si era concluso con un bilancio altrettanto tragico, i minori morti nella guerra siriana erano il 50% in più rispetto all’anno precedente.

Costretti a vivere tra le macerie, senza cibo e senza acqua per intere giornate, le loro sono storie di un'infanzia negata e di un futuro incerto. Perché tutti si commuovono davanti ai loro grandi occhi tristi, ma nessuno Stato, ad oggi, ha messo in campo strategie risolutive per arginare una situazione ormai alla deriva.

Sette anni di conflitto siriano:

Dominella Trunfio

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I funghi mangia inquinamento: bonificheranno i terreni dell'ex Carbonchimica

Published in: Ambiente

All’orto botanico torinese ci sono funghi liofilizzati, specie marine e specie che potrebbero combattere la piaga dell’inquinamento. Come sappiamo, i funghi si trovano nel suolo, nell’aria e nell’acqua e sono usati per produrre birra, vino, pane, formaggi e altro.

Ancora, li troviamo nel riciclo dei rifiuti e in campo medico dove i ricercatori ad esempio, stanno sperimentando  prodotti alternativi e più naturali. La Micoteca è sostenuta dalla Fondazione Crt e da anni, sta portando avanti anche un progetto che potrebbe rappresentare una svolta a livello ambientale.

L'inquinamento dei corsi d'acqua rappresenta un problema globale, rendendo necessario il trattamento appropriato delle acque reflue industriali e urbani. Oltre ai contaminanti tradizionali come coloranti, ammine, fenoli, metalli pesanti, tensioattivi, nuovi microinquinanti nocivi sono state recentemente scoperti, come interferenti endocrini per la cura personale e prodotti farmaceutici. 

“Processi convenzionali sono inefficienti verso questi composti, che, quindi, si accumulano progressivamente in corsi d'acqua. La MUT sta indagando su un approccio alternativo basato sui funghi e il loro modello enzimatico complesso, essendo ambientale e tecnica sostenibile”, si legge sul sito dell’Istituto. 

I funghi mangia inquinamento

Il tutto è già realtà perché alcuni di questi funghi mangia inquinamento saranno usati a Fidenza, laddove sorgeva l’ex Carbonchimica per bonificare i terreni anche dalle bombe della Seconda Guerra mondiale. Il progetto si chiama Life Biorest e ha la finalità di dimostrare l’efficacia di un metodo biologico di riqualificazione di suoli inquinati da sostanze chimiche come idrocarburi e derivati della lavorazione del greggio e del benzene, che rappresentano in Europa il 45% del totale dei contaminanti.

Un metodo basato sull’uso di batteri e funghi naturalmente presenti nel suolo contaminato, al fine di validare un modello applicativo esportabile a livello regionale, nazionale e comunitario. L’investimento complessivo di quasi 1,8 milioni di euro sostenuto da un contributo europeo di circa 970mila euro, consentirà di proporre un protocollo di bonifica e successiva rivegetazione compatibile con l’uso pubblico del suolo.

Altri metodi naturali di bonifica dei terreni:

Dominella Trunfio

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Terme gratis a due passi da Milano: un paradiso da preservare (VIDEO)

Published in: Lombardia

Avevamo già sentito parlare di loro lo scorso anno, quando in un video parlavano de ‘le Maldive a un’ora da Milano’, nella Valle Verzasca, adesso Federico Sambruni e Marco Capedri si sono lanciati alla scoperta di una sorgente termale segreta dove l’acqua è caldissima, mentre fuori fa freddissimo. 

 “Si tratta di una sorgente termale segreta in Valtellina, vicino a Bormio. È conosciuta da pochissimi, tra le ultime terme libere in Italia e l’unica in Lombardia. Alcuni residenti della zona hanno già scritto commenti su Facebook perché abbiamo parlato di questo luogo sui social network”, scrivono sui social.

Perché l’annuncio non è piaciuto? Intanto è bene sottolineare che le terme non sono né a Milano, né a due passi da Milano, visto che la distanza che separa quest’ultima da Bormio è di oltre 200 chilometri, diciamo quindi che non sono proprio di strada prima di andare in ufficio.

Molti utenti poi temono che le terme possano diventare un luogo troppo affollato e che da posto incontaminato si trasformi in vandalizzato. I timori possono essere leciti perché ormai siamo abituati a tutto, ma non è tenendo le terme segrete che si risolve la situazione, piuttosto sarebbe importante una buona dose di educazione civica.

Secondo questo ragionamento non dovremmo più parlare di niente, invece esistono tantissimi luoghi bellissimi in Italia e l'invito che facciamo è sempre quello di avere rispetto per la natura e gli animali, senza pensare di essere padroni di terme, sentieri, boschi etc. 

Tempo fa, anche noi eravamo stati accusati di ‘aver svelato un luogo segreto’, erano i bagni liberi di Segesta. Come in quel caso, anche in questo, nessuno scopre niente perché basta andare nei siti di riferimento delle singole regioni per trovare tutte le informazioni turistiche.

Le terme gratis a Milano, in realtà non sono altro che le terme libere di Bormio che prendono il nome dal grande Leonardo da Vinci, che ha lasciato testimonianza della sua visita nelle sue opere, immortalando il nome della celebre località termale nel famosissimo Codice Atlantico.

Leonardo fu inviato in Valtellina dal Duca di Milano Ludovico il Moro, per un sopralluogo che doveva essere funzionale alla regimazione idraulica del bacino dell’Adda.In epoca medioevale le acque dei bagni di Bormio che si trovano a breve distanza dal Parco dello Stelvio e sono costituiti da vasche che raccolgono le acque in eccesso degli stabilimenti dei Bagni Vecchi e dei Bagni Nuovi, venivano usate per lavare le pecore.

Altri meravigliosi posti da non perdere:

Dominella Trunfio

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Salviamo il lago di Bracciano: nessuno ne parla più, ma è ancora emergenza

Published in: Come è andata a finire?

Lo specchio d’acqua fa parte del Parco Bracciano e Martignano e include una biodiversità, che, in termini di flora, è la maggiore di tutti i laghi Europei, con 17 specie al suo interno, ovvero 1/3 di tutte le specie esistenti a livello Europeo.

Un patrimonio da molto tempo in crisi, a causa di un abbassamento del livello delle acque dovuto sì a cause naturali, tra cui una siccità inattesa nella scorsa primavera-estate, ma anche umane, sopratutto le captazioni di Acea, che nella passata estate sono arrivate anche al livello di 1300 litri al secondo, ben al di sopra della "capacità di resistenza" dello specchio d'acqua.

Il Lago di Bracciano, infatti, non ha affluenti, e può quindi ricaricarsi solo con le piogge, che, come sappiamo, l'anno scorso sono scarseggiate a tal punto da spingere la Regione Lazio a chiedere lo stato di calamità naturale per siccità, con rischio di razionamento dell'acqua anche per la città di Roma.

Situazione di crisi che ha portato, dopo alcune proroghe, ad imporre ad Acea, denunciata per disastro ambientale colposo, lo stop alle captazioni e il 29 dicembre 2017 ad una delibera che obbliga la società a chiedere l'autorizzazione della Regione per eventuali captazioni in futuro, cessandole comunque "allorquando il livello dell’acqua scende sotto la quota minima di m 161,90 s.l.m". Soglia dalla quale, purtroppo, siamo attualmente molto lontani.

Ma nonostante la situazione sia anche ora tutt'altro che serena, Acea ha presentato il 23 febbraio scorso un ricorso al Tribunale Superiore Delle Acque Pubbliche chiedendo il ripristino delle condizioni della concessione avuta nel '90, che non le imponeva l'ottenimento di alcuna autorizzazione ai prelievi (la risposta è attesa entro il mese di aprile).

Ma cosa sta accadendo ora? Ci sono azioni concrete in atto per salvare il lago? Per saperne di più, abbiamo intervistato Luca Falconi, ricercatore presso Enea, che ha recentemente firmato un Accordo di Collaborazione con il Parco Bracciano e Martignano in difesa del lago.

Un'emergenza tutt'altro che finita e l'incubo delle captazioni Acea

"Non si può dire che l'emergenza sia finita, perchè il livello del lago è attualmente a -154,5 cm, misura del 3 aprile, rispetto alla soglia di 163,04 metri sul livello del mare, considerata il livello ottimale. Ne siamo dunque ben al di sotto. E abbiamo di fronte a noi tutta la fase estiva, nella quale si ha un naturale abbassamento del livello del lago. Ci aspettiamo quindi, anche per quest'anno, un peggioramento della situazione. Ad inizio 2017 il lago era a -103 cm, ma è presumibile che a fine 2018 non si riuscirà ad arrivare nemmeno a quella cifra".

Dati ACEA/ENEA - Elaborazione ENEA - Riferimento: 163,04 m s.l.m.

La nostra intervista inizia così, con la denuncia di una situazione gravissima, con possibilità concreta di peggioramento, a dispetto di un'attenzione mediatica che sembra calata, nonostante l'assenza di captazioni e a fronte di mesi decisamente più piovosi. Perchè un sistema complesso come il Lago di Bracciano ha bisogno anche di molto altro.

"Un'altra criticità viene dalle precipitazioni - continua Falconi - A gennaio queste sono state ampiamente sotto la media, mentre febbraio e marzo in media. Speriamo in aprile e maggio, perchè nei mesi estivi ci si aspetta una minore piovosità, con calo del lago, conseguente anche all'evapotraspirazione al massimo".

Dati Regione Lazio, Centro Funzionale Regionale – Stazione di Bracciano - Elaborazione Regione Lazio

"Inoltre il pericolo è che si interrompa questa fase di non derivazione da parte di Acea (ovvero di non captazione, N.d.R.). Attualmente infatti la Regione ha imposto il blocco delle captazioni, ma a febbraio la società ha presentato un ricorso contro la delibera regionale, la cui risposta dovrebbe arrivare entro il mese di aprile. Nel caso di vittoria, Acea potrebbe riaprire le derivazioni, in modo particolare nella fase estiva, e quindi contribuire ulteriormente all'abbassamento".

Una possibilità di cui, a onor del vero, Acea sostiene di non voler usufruire. In una nota infatti, la società scrive infatti testualmente: "Per quanto riguarda poi il ricorso presentato da Acea [...], la società ribadisce che si tratta di un passaggio meramente tecnico che attiene alla titolarità delle concessioni. Non ha quindi nulla a che vedere con la volontà di ripresa delle captazioni. Queste, infatti, sono ormai considerate esclusivamente come una condizione di assoluta emergenza. Ad esempio, in caso di rottura temporanea di altri importanti acquedotti come il Peschiera‐Capore o il Marcio". La società riferisce di aver lavorato per ridurre le dispersioni idriche in modo da evitare di usare il lago come risorsa.

La paura però è grande, anche considerato l'effetto che le captazioni hanno avuto sul disastro registrato nel 2017.

"Sulla base dei dati forniti dalla stessa Acea e dell'abbassamento registrato nel 2017 - ci spiega a questo proposito Falconi - possiamo calcolare il contributo delle captazioni: nell'anno solare 2017 c'è stato un calo complessivo di 80 cm e Acea ha dichiarato di aver prelevato 21 milioni di metri cubi, che corrispondono a circa 38 cm, ovvero quasi il 50% del decremento registrato l'anno scorso".

Dati del Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale (DICEA) dell’Università di Roma La Sapienza- Elaborazione ENEA

"Un contributo sostanziale, che, se Acea vincesse il ricorso, potrebbe ripresentarsi. Acea infatti, con il ricorso, chiede di non essere più soggetta ad autorizzazione preventiva della Regione per riprendere la captazioni. Ovvero vuole che sia ripristinato l'approccio previsto nella concessione del '90, che prevede che la società possa captare da lago senza chiedere autorizzazioni".

Cosa si sta facendo ora e cosa si farà in futuro

Dunque dobbiamo sperare in una primavera piovosa (più difficile che lo sia l'estate), e possiamo sperare che Acea non riprenda a prelevare. Ma oltre a preghiere e scongiuri, si può fare qualcosa di concreto?       

"A novembre scorso l'Enea ha sottoscritto un Accordo di Collaborazione con il Parco Naturale Regionale di Bracciano - Martignano per l'avvio di attività di monitoraggio, protezione e valorizzazione del territorio del parco. Attualmente ne sono state avviate alcune, nell'attesa dell'arrivo di finanziamenti in grado di consentire lo sviluppo di altre più cospicue".

"Abbiamo già realizzato l'installazione di una stazione di misura nel lago di Martignano, che rileverà evaporazione e livello dello specchio d'acqua. É stata dunque montata una stadia, ovvero un pannello centimetrato, equivalente a quelle presenti del lago di Bracciano, dotata di un sensore che misura in continuo e trasmette i dati sul livello del lago in remoto. Questo ci permetterà di misurare l'escursione del lago di Martignano".

"Abbiamo inoltre installato una vasca evaporimetrica per la misura dell'evaporazione e la sensoristica normale di una stazione meteo climatica (temperatura, aria, vento, umidità, pressione, etc.). Questo piccolo progetto ha l'obbiettivo di verificare se il lago di Martignano può essere usato come riferimento per stimare l'evaporazione del lago di Bracciano. Questo perchè il lago di Martignano è analogo a quello di Bracciano, ma non ha un sistema di captazioni significativo, quindi con un andamento abbastanza naturale".

"In futuro vorremmo sviluppare un progetto di monitoraggio dei parametri idrogeologici del lago, in modo da fornire al Parco uno strumento che permetta di valutare in anticipo, sulla base di dati storici, l'oscillazione del lago in funzione di scenari climatici attesi".

I falsi miti

Nell'ultimo anno si è detto molto sulla situazione del lago di Bracciano: che lo specchio d'acqua rischiava il prosciugamento, che Acea considerava indispensabili le sue acque per la città di Roma, salvo poi dichiarare che ne rappresentava appena l'8% del fabbisogno, e persino che i concessionari delle spiagge lacustri erano favorevoli al ritiro delle acque, che avrebbe lasciato loro arene più ampie. Ma cosa di questo è vero? Anche su questo ci ha risposto il ricercatore Enea.

"Sembra che la percezione, soprattutto della cittadinanza romana, sia di un problema ormai superato e comunque sottostimato, mettendo in relazione il dato di abbassamento del lago con il dato di profondità (che è 170 metri). Ma il problema non è il volume di acqua: nell'anno solare 2017, infatti, la perdita in volume è stata dello 0,72% rispetto al volume complessivo del lago, una percentuale irrisoria".

"Il rischio non è che il lago di prosciughi fino a zero, ma che ritirandosi, scopra ampie superfici di fondale, già habitat di vegetazione che agiscono da filtro sull'acqua, che in questo modo rischia di perdere di qualità. Quella qualità che piace molto ad Acea".

"Tra l'altro non è nemmeno vero che il ritiro delle acque abbia lasciato spazi alle spiagge, favorendo i concessionari degli stabilimenti del lago, perchè le aree scoperte sono fondamentalmente fangose, e attraversare un'area fangosa per arrivare all'acqua è particolarmente spiacevole. Quindi anche il turismo ne ha abbondantemente risentito, anche perchè il battello che fa il servizio sul lago è ancora fermo, in quanto in fondale è troppo basso".

Ma nulla è perduto. "Al momento attuale danni a diversi habitat del lago sono testimoniati da diversi studiosi dell'ecosistema lacustre. Tuttavia questo non implica che possano essere definiti irreversibili: è ancora oggetto di studio".

Per approfondimenti sulla vicenda Lago di Bracciano leggi anche:

Il lago e i suoi abitanti, dunque, possono ancora essere salvati. Ma l'attenzione non deve calare per nessun motivo. Aiutateci a parlare della situazione. Il lago ha bisogno di tutti noi.

Redazione greenMe.it

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Frutta e verdura: perché nei supermercati le retine non si possono ancora usare?

Published in: Opinioni

La vicenda dei sacchetti va ormai avanti almeno dal 1 gennaio, quando è diventata operativa la Legge n.123 del 3 agosto 2017, secondo cui i sacchi leggeri e ultraleggeri (quelli con spessore della singola parete inferiore a 15 micron), con o senza manici, usati nei reparti ortofrutta, ma anche macelleria o pescheria, devono essere biodegradabili e compostabili con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile di almeno il 40%, e distribuiti esclusivamente a pagamento.

Una misura antiplastica, sicuramente. Ma non gradita da molti consumatori, pur riconoscendo che usare sacchetti biodegradabili invece dell'"eterna plastica" è indubbiamente un passo avanti per la tutela dell'ambiente. Certo lo sarebbe molto di più incentivare il riuso, come la stessa Europa invita a fare. Ovvero: cambiare i materiali va bene, ma è meglio ridurli, evitando il più possibile l'usa e getta.

In alcuni Paesi europei si vedono infatti le retine riutilizzabili. Già dal 6 novembre 2017, ad esempio, la Coop Svizzera offre sacchetti per frutta e verdura, le cosiddette Multi-Bag, realizzate in cellulosa certificata FSC, riutilizzabili più volte. Ma Coop Italia, per esempio, non lo permette, perchè la legge italiana, almeno fino a questo parere, non lo consentiva.

Il Consiglio di Stato ci dà via libera finalmente al riuso?

Per saperne di più, abbiamo intervistato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente.

"Il Consiglio di Stato si è espresso e questo costituisce un "passetto" in avanti verso la questione incomprensibile che si è generata intorno ai sacchetti del reparto ortofrutta, incomprensibile per le polemiche inutili che ha scatenato. Un passo in avanti, ma non decisivo, perchè esplicita che si possono portare dei sacchetti esterni al centro commerciale, afferma la necessità di ridurre il quantitativo di plastica, parla di altri materiali e di altri contenitori in grado di sostituire i sacchetti ultraleggeri, ma non di retine riutilizzabili".

Un parere "parziale", quindi. Cosa manca?

"Per fare il passo definitivo e risolvere finalmente questa partita, serve la circolare del Ministero della Salute, che dica espressamente alla grande distribuzione che l'uso delle retine per frutta e verdura oltre che possibile è auspicabile. Solo a quel punto partirà l'iter che abbiamo già visto sui sacchi per il trasporto merci, con l'uso delle sporte riutilizzabili, che ha permesso la riduzione del 55% dei sacchetti usa e getta dal 2012 al 2017. Solo con questa circolare potremo risolvere definitivamente questa questione".

Una circolare che stenta ad arrivare, anche perchè sembra che lo stesso Ministero paventi rischi igienico-sanitari. Da qui l'obbligo ai sacchetti monouso. Magari portati da casa, acquistati altrove, come scrive ora il Consiglio di Stato, ma pur sempre "monouso nuovi acquistati al di fuori degli esercizi commerciali, conformi alla normativa sui materiali a contatto con gli alimenti". Il riuso, dunque, sembra ancora lontano.

"Necessario un bagno di realtà"

"Purtroppo però il Ministero della Salute continua a tacere - tuona Ciafani - Ok il parere del Consiglio di Stato, ma basta vedere quello che hanno fatto i Ministeri della Salute della Germania, della Svizzera, dell'Austria. Non c'è bisogno di andare in posti così strani (dove infatti, le retine sono normalmente usate, N.d.R.).

In altri Paesi, dunque, non si sono ravvisati rischi igienico-sanitari.

"La frutta ha un contenuto naturale di batteri inevitabile, alimentati anche dalle manipolazioni dei consumatori certo. Comunque i reparti ortofrutta dei supermercati non sono delle camere operatorie, non sono luoghi sterili. É necessario un "bagno di realtà", perchè altrimenti si continua a normare su cose che non si conoscono [...]. Noi continuiamo a chiedere al Ministero della Salute di esprimersi. Il segretario generale ha ipotizzato problemi igienico-sanitari su qualcosa che non esiste", conclude Ciafani.

Cosa farà la grande distribuzione?

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Parlando di bagno di realtà, viene ora da chiedersi cosa accadrà d'ora in avanti, davvero, nei supermercati della grande distribuzione. Sembrano diversi infatti i problemi tecnici che potrebbero sorgere.

Come sarà possibile effettuare i controlli sull'integrità dei sacchetti portati da fuori?

Come sarà possibile effettuare la taratura delle merci se i sacchetti sono potenzialmente molto diversi tra loro?

"La sentenza è di difficile attuazione nella gestione operativa dei punti di vendita, ma soprattutto per l’impossibilità di verificarne l’idoneità rispetto alle leggi vigenti" scrive la COOP in un comunicato inviato alla nostra redazione - paventando la possibilità - deduciamo noi - che di fatto non cambierà nulla per il consumatore. Anche l'azienda, comunque, auspica l'uscita della circolare del Ministero della Salute e si dichiara favorevole a sporte riutilizzabili.

Alla nostra richiesta di spiegazioni sulla questione taratura invece, sia COOP che CONAD hanno preferito non esprimersi, nell'attesa di una situazione normativa più definita.

Per approfondimenti sul problema degli imballaggi di frutta e verdura leggi anche:

Stop alla plastica e sì al riuso appaiono dunque oggi le soluzioni migliori per l'ambiente. Che stentano ad arrivare, pur essendo urgenti.

Basti pensare che un recente studio ha previsto più plastica che pesci nei mari nel 2050.

Roberta De Carolis

Foto di copertina: sherbakvolodymir / 123RF Archivio Fotografico

Anche i Lego celebrano l'hanami: realizzato in Giappone albero da record

Published in: Gadget

Legoland Japan ha riprodotto un albero di ciliegio con i suoi sakura, i fiori, utilizzando i celebri mattoncini. L'opera è finita nel Guinness World Records, diventando il più grande albero di fiori di ciliegio fatto coi LEGO®.

Realizzato per celebrare il primo anno di attività del parco a tema Legoland Japan, l'insolto albero è alto 4,38 metri, è lungo 5,42 ed è largo 4,93. Per crearlo sono stati utilizzati oltre 800.000 mattoncini scegliendo varie tonalità di rosa.

L'albero è stato progettato e costruito da un team della Repubblica ceca. Dopo oltre 6.700 ore di lavoro, è stato spedito in Giappone per l'assemblaggio finale.

 

Al suo interno sono state posizionate una serie di lanterne, anch'esse realizzate coi LEGO®, che si illuminano durante la notte.

Di certo la sua bellezza non può eguagliare quella dei veri ciliegi in fiore, ma ha comunque il suo fascino soprattutto per gli appassionati dei celebri mattoncini.

Se avete la possibilità di ammirare dal vivo l'hanami giapponese, ecco i periodi e i luoghi migliori per farlo nel 2018. In alternativa potete vederlo, in piccolo, anche in Trentino e in altre città italiane.

Anticamente in Giappone l'hanami aveva uno scopo divinatorio e in primavera si lasciavano offerte votive ai piedi dei ciliegi come buon auspicio. Oggi, questa celebrazione richiama il significato di rinascita, di rinnovamento della natura ma anche di fragilità e caducità della vita.

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Francesca Mancuso

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