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Come diventare un libero professionista e avviare la propria attività

Oggi trovare un lavoro non è facile: o almeno, non lo è se si rimane ancorati alle vecchie concezioni di lavoro a tempo indeterminato. Al momento, infatti, le congiunture economiche e la crisi hanno mutato faccia al mercato del lavoro: sempre più spesso, gli italiani preferiscono cercare delle soluzioni alternative alla classica assunzione, riflettendo sulle opportunità concesse dalla libera professione. Non è soltanto un modo per arrivare a fine mese, ma anche una vera e propria filosofia di pensiero: chi sceglie di diventare un libero professionista, lo fa anche per tutti i vantaggi che questa strada porta con sé. Ecco che oggi vi spiegheremo come diventare liberi professionisti e avviare la vostra attività.

Diventare libero professionista: come fare?

La prima cosa è riflettere sui vostri talenti, o in alternativa studiare per appropriarvi di un certo bagaglio di conoscenze. Ciò è indispensabile per avere qualcosa da offrire a un mercato avido di quel bene o servizio. È anche la fase più difficile, perché poi la strada è in discesa. Fatta eccezione per il fisco: dovrete infatti aprire una partita iva per mettervi in regola, superati i 5.000 euro di reddito annui. A livello pratico, a parte le vostre idee e le vostre intuizioni, vi servirà solamente un buon computer e una buona connessione: in questo caso potrete affidarvi a Linkem e alle sue offerte Internet pensate per chi ha la partita iva. Poi, dovrete farvi pubblicità e cominciare con i primi clienti, puntando molto anche sul passaparola.

Libera professione: una scelta di vita?

Ogni scelta comporta dei sacrifici, nel nome di un guadagno. Ecco che la libera professione si adatta perfettamente a questa linea: si tratta di una scelta di vita votata all’indipendenza. Indipendenza che consente di pianificare il lavoro senza dover rendere conto a qualcun altro. Inoltre, il lavoro autonomo permette la creazione di network fra liberi professionisti e aziende: in pratica, chi sceglie questa via non sarà mai lasciato da solo, anzi. Va da sé che anche la libera professione ha le sue spine: i freelance lavorano più dei dipendenti, ma gli stimoli consentono di assorbire la fatica.

Quali sono i vantaggi di una vita da freelance?

Un freelance è padrone dei propri orari e dei propri spazi: lavora quando dice lui, e lavora dove dice lui. Inoltre, come libero professionista verrà premiato dalla meritocrazia, e non sottoposto alle logiche di avanzamento di carriera aziendali (spesso molto limitate). La remunerazione media è più alta, ma questo è anche dovuto al fatto che lavora per più ore: comunque le prospettive di guadagno consentono sempre di spostare più in là l’asticella. Poi, vanno messi in conto anche i vantaggi psicologici e motivazionali: la soddisfazione che si ottiene avendocela fatta da soli, è qualcosa di unico al mondo.

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Alla conquista della felicità. Godersi il momento, viverlo intensamente e poi condividerlo. La felicità c’è ed è contagiosa.

Era il 2010 quando il collettivo artistico Invisible Flock posizionava in tre luoghi dismessi della cittadina britannica di Leeds, alcune mappe giganti della città. Gli artisti e gli autori di questo progetto chiedevano alla gente comune di indicare sulla mappa un luogo specifico della città a cui era legata una loro memoria di felicità e di dare una valutazione, secondo una scala da 1 a 10, dell’intensità della felicità associata.

Migliaia di bastoncini di vetro (di varie lunghezze a seconda del livello di felicità) cominciarono a spuntare ogni dove, così come i messaggi di felicità: “Una passeggiata nel parco di Woodhouse Moor la mattina di Natale. Il sole che splende. La neve morbida e fresca in cui affondare i passi. Gli occhi sorridenti dei passanti… un bel modo per iniziare la giornata”; “Harrogate road: dove abbiamo adottato la nostra bambina. Il 15 maggio del 2003”; “Carmanon Road. La casa dove io e la mia famiglia abbiamo ricominciato la nostra vita dopo aver lasciato Londra e prima ancora il Sud Africa”…

Nasceva così il progetto/installazione “Bring the Happy”, un esperimento artistico nato con l’obiettivo di disegnare la mappa della felicità di Leeds. Il progetto ha assunto una valenza quasi scientifico-politica, in virtù di un crescente e generalizzato interesse verso la ricerca della tanto agognata felicità.

Viviamo in un’epoca di profonde contraddizioni e di veloci cambiamenti. Povertà, degrado ambientale e depressione condizionano e pongono serie domande sul vero senso del progresso. E sempre più persone condividono l’idea che lo sviluppo non debba riguardare solo l’economia, ma anche il livello di benessere collettivo.

Di quest’avviso è Jigme Singye Wangchuck, quarto re del piccolo regno del Bhutan, piccolo stato montuoso dell’Asia, che sulla base di un’antica saggezza buddista, sin dal 1974 ha introdotto il concetto di FIL (felicità interna lorda). Un convincimento che trova la propria realizzazione “pratica” in una risoluzione di legge (la 66/281), adottata nel luglio del 2012 da tutti i 193 stati membri delle Nazioni Unite, che insieme hanno istituito il giorno internazionale della felicità, celebrato il 20 marzo: un giorno per ispirare l’azione per un mondo più felice. “Il giorno della felicità – dice Jeffrey Sachs, coautore del primo World Happiness Report e direttore dell’Earth Institute all’Università di Columbia – non indica che abbiamo raggiunto un soddisfacente livello di felicità, quanto piuttosto che la felicità è il nostro obiettivo e che le nostre società tutte hanno bisogno di lavorare più duramente per promuovere le cose che davvero hanno importanza nel 21esimo secolo”.

E così generazioni di accademici, psicologi, economisti, sociologi, sondaggisti, hanno cominciato a cercare risposte in tal senso, spingendosi fino ad affermare che la felicità, per quanto esperienza soggettiva, può (o meglio sarebbe dire potrebbe) essere misurata, valutata e messa in relazione a specifiche funzioni cerebrali, influenzate a loro volta da caratteristiche personali e da pressioni sociali.

Anche in Italia ci si interroga sul senso e sulle cause della felicità. A farlo è Voices from the Blog, una start-up di giovani ricercatori, tutti made in Italy, che per dare una risposta a vari interrogativi in materia, preferisce, al tradizionale questionario, il più moderno linguaggio digitale, i cui vantaggi (innegabili anche per i numerosi scettici del metodo) risiedono prevalentemente nella spontaneità della (non) risposta a una (non) domanda. Infatti, i tweet, così come i commenti su Facebook non rispondono a stimoli esogeni, ma esprimono liberamente i sentiment individuali.

Ed ecco quindi che un tweet dopo l’altro, è stato monitorato un anno di felicità in Italia, scoprendo che in fin dei conti non sono i soldi a fare la felicità. Di certo le preoccupazioni non la aiutano, ma secondo i ricercatori, e coerentemente con una ricognizione del Sole24Ore, più che la pecunia possono le infrastrutture per il tempo libero e il divertimento: nella classifica della felicità in cui troviamo le città in cui non scarseggiano cinema, teatri, musei, discoteche, e via dicendo. Tuttavia, quasi a consolazione degli eterni buonisti, i picchi di felicità appartengono sempre e comunque alla sfera delle relazioni personali.

Gli italiani raggiungono il vertice della gioia nei giorni di festa, quelli trascorsi in famiglia a mangiare, discutere, giocare e raccontarsela su. E’ la festa della mamma a stabilire il secondo picco di felicità, facendo alzare la felicità di 8,9 punti percentuali rispetto alla media: più della festa delle donne (+2,8 punti di felicità) e sopratutto di San Valentino (+2,9 punti). Ovviamente però non poteva che essere il Natale la ricorrenza dell’anno più felice per gli italiani. Con un’impennata di oltre 15 punti di felicità, il Natale, concentrato di buonismo e suggestione, si conferma, anche nell’era dell’algida e distaccata tecnologia, il giorno in cui la magia e l’emozione non solo rendono tutti più buoni ma anche un po’ più felici.

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Come possiamo fare per trovare il lavoro dei nostri sogni?

Ecco come la tecnologia può aiutarci a costruire un futuro migliore facilitando l’incontro tra noi e il nostro lavoro ideale. 

Nella nostra ultima azienda, io e il mio cofondatore Josh stavamo costruendo un display laser per la realtà virtuale e cercavamo degli ingegneri ottici. Abbiamo pubblicato un annuncio di lavoro e abbiamo aspettato. Nessuno si è candidato.

Disperata, abbiamo passato al setaccio il web alla ricerca di ingegneri ottici, scrivendo messaggi personali e spiegando perché abbiamo pensato che quella posizione faceva proprio al caso loro. Questo metodo si è rivelato efficace e le risposte sono arrivate, e abbiamo finito per lavorare con i più bravi ingegneri ottici di Google Glass e Hololens.

Dopo questa esperienza abbiamo pensato: è una follia! Come è possibile che ancora oggi, le persone vengano a conoscenza di grandi opportunità di lavoro in modo casuale, perché qualcuno li ha trovati su internet o contattati via email?

Non è facile trovare la tua migliore opportunità, perché ciò che stai cercando non può essere catturato in parole chiave di ricerca semplici. In un annuncio di lavoro il candidato cerca caratteristiche che offrano opportunità di carriera o che lo aiuti a migliorare qualche competenza specifica, come scrivere un linguaggio di programmazione. E in un candidato le aziende cercano caratteristiche come quella di saper gestire le persone o essere stati capaci di scalare un progetto fino a un milioni di utenti…

È difficile ricercare queste caratteristiche su LinkedIn o Google, perché sono concetti complessi e multidimensionali. Questo è il motivo per cui perdiamo tanto tempo, da entrambe le parti, per trovare la giusta corrispondenza e per cui le persone rimangono insoddisfatte nel loro lavoro, per anni.

Un nuovo approccio: un modello di “machine learning” per ciascun lavoro e profilo personale.

I modelli di “machine learning” sono particolarmente utili a catturare i tratti sottostanti questi concetti ad alto contenuto dimensionale. Sourceress è un progetto nato per provare ad applicare questo modello per consentire di individuare e mappare concetti complessi. Lavorando con le aziende, creiamo un modello su misura per ogni ruolo per catturare quelle sfumature che le descrizioni dei lavori inevitabilmente tracciano. (Potresti dire che stai cercando un candidato con 5 anni di esperienza su Android, ma assumeresti una persona che ne ha solo 4 se sapessi che programma sin dall’infanzia?)

Dal lato dei candidati, stiamo creando una tassonomia sulle abilità e sugli interesse che va ben oltre il numero di anni di esperienza su Python. Stiamo costruendo migliaia di modelli che elaborano i dati relativi alla formazione come vengono descritti dai candidati stessi, per estrapolarne ogni caratteristica. Ciò consente di calcolare la probabilità che un candidato sia idoneo per una determinata posizione o ruolo.

Questo approccio sta funzionando incredibilmente bene: ci occupiamo dell’intero processo di scouting per le aziende e quando selezioniamo i candidati, manager sono entusiasti di aver parlato con loro nell’85% dei casi (rispetto al 10-50% per la tipica attività di recruiting).

Il percorso per impiegare meglio l’intelligenza dell’umanità. Nel breve termine vogliamo ridurre il pregiudizio nel processo di assunzione (genere, età, credo…). Nel lungo termine vogliamo rimuovere le barriere per trovare il lavoro ideale. Pensate a tutti i lavoratori che impiegano 8 ore di lavoro ogni giorni in un’attività che non gli interessa e non li stimola: milioni di ore di lavoro sprecate. Se invece ogni persona potesse trovare il proprio lavoro ideale… quanti progressi potrebbe fare l’umanità?

Tradotto da BuoneNotizie.it. Fonte: Medium.com

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Intervista a Silvio Malvolti, fondatore di BuoneNotizie.it

Inaugurare la rubrica ITALIANI di Tesori d’Italia Magazine con Silvio Malvolti non è un caso. Lo abbiamo seguito nel tempo, lo abbiamo cercato, lo abbiamo incontrato e quando abbiamo capito che tutto quanto avesse fatto o provato a fare in 15 anni era ancora lì, davanti a noi, un po’ ammaccato ma vivo, fiero e determinato, non abbiamo avuto alcun dubbio: il fondatore di BuoneNotizie.it e oggi fautore in Italia del giornalismo costruttivo doveva essere il primo tesoro cui dare luce, spazio e voce.

Avere un’idea tanto semplice quanto importante, per l’Italia come per il mondo, i cui effetti positivi sulla gente sono indiscussi, lavorare e rischiare in prima persona per renderla concreta e far sì che gradualmente vi partecipino centinaia di migliaia di persone è la più grande dimostrazione che…

…continua a leggere l’intervista su Tesori d’Italia Magazine

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Inaugurato in Germania il primo treno a idrogeno

Casco arancione al neon in testa e giubbotto di vari colori, il conduttore comodamente seduto dentro la sua cabina di pilotaggio in vetro, dà un piccolo colpo con la mano sul joystick e il treno blu con la sigla “H0” che sta per “idrogeno a zero emissioni” si muove senza intoppi, senza nessun rumore se non quello dello scorrere dei suoi carrelli sui binari.

“Quello che è più impressionane per un conduttore abituato alle automotrici a diesel, è il silenzio in contrasto con la potenza immediatamente disponibile. E’ come un’esperienza zen ed è così anche per il passeggero”, sorride Marco Brey, il direttore delle prove della fabbrica Alstom di Salzgitter, vicino ad Hannover in Germania, che ha portato il giornalista del quotidiano Libération a bordo per un piccolo giro con il treno ad idrogeno.

L’ingegnere ha preso i comandi di questa Coradia iLint con propellente di batterie di combustibile per un prova di quello che il produttore francese di materiale ferroviario vende come una “prima mondiale”: un treno senza equivalenti, il pioniere di una nuova generazione che non ha bisogno di collegamenti elettrici per trasportare i suoi viaggiatori, e ancor meno di un rumoroso ed inquinante motore diesel.

Alstom ha appena venduto 14 esemplari alla regione della Bassa-Sassonia, dove si trova la fabbrica: un contratto di 200 milioni di euro con trenta anni di manutenzione, che porta il prezzo complessivo di questo treno a idrogeno ad una decina di milioni di euro. Poco più che un treno classico. I treni devono essere consegnati entro il 2021, solo cinque anni dopo la produzione del primo prototipo.

Il gigante tedesco troverà dunque questo treno francese accanto ai famosi TGV…

Leggi l’articolo completo su aduc.it.

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Oggi è la Giornata della Gentilezza: raccontaci la tua!

Oggi è la Giornata Mondiale della Gentilezza: un’occasione per  fare piccoli gesti “gentili” e guardare il mondo con occhi diversi. “La gentilezza, come un virus, coinvolge chiunque ne venga a contatto. Il 13 novembre è l’occasione perfetta per diffonderla”. E’ questo uno degli slogan scelti per lanciare la Giornata Mondiale della Gentilezza.

Nata nel 1998, in coincidenza con la prima Conferenza mondiale del World Kindness Movement, (l’unione non religiosa di associazioni internazionali dedite allo studio e alla promozione di atteggiamenti corretti e gentili) tenutasi a Tokyo, la Giornata della Gentilezza ha come obiettivo ricordare a tutti noi l’intima e innata esigenza del cuore umano di ricevere ma anche di donare cortesia.

Alla base di questa idea vi è la teoria secondo cui vivere in un mondo più compassionevole e pacifico è possibile solo quando verrà raggiunta una massa critica di atti di gentilezza.

La gentilezza è come un muscolo. Per essere attiva va tenuta in esercizio quotidiano. Solo così sarà possibile evitarne l’atrofia. Ogni giorno è un buon giorno per fare esercizio. Lo sappiamo bene noi, convinti sostenitori di un’informazione declinata al positivo, impegnati nel dare spazio a bellezza e generosità, che riteniamo bene supremo e linfa vitale di questo nostro pianeta.

E ora, siate gentili, raccontateci attraverso la nostra pagina Facebook o commentando questo articolo la gentilezza da voi ricevuta e donata. Grazie!

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Hans Rosling: “Non affidatevi ai mass-media per capire come va il mondo”

Hans Rosling, noto professore e statistico svedese, ospite in un programma della tv di stato danese, discute con un giornalista sul motivo per cui non ci si può affidare alle notizie diffuse dai mass-media per farsi un’idea di come va il mondo. E lo dimostra con dati e fatti che spiazzano letteralmente il conduttore…

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7 motivi più 1 per cui tutti i VIP sotto accusa per molestie sessuali, proprio ora

Dopo anni di silenzio, ecco che tutto a un tratto decine di denunce a carico delle star di Hollywood si sono materializzate su episodi (accaduti ormai nel secolo scorso), alcuni di una irrilevanza che dovrebbe farci profondamente riflettere (sulla eco che i media stanno dando alla questione).

Se volessimo essere onesti con noi stessi e con quella che è la cultura in cui siamo nati e cresciuti, diremmo che si tratta di fatti assolutamente normali, come spiega egregiamente Chayn Italia in questo post pubblicato su Medium sui 7 motivi per cui così tanti uomini non capirebbero il consenso sessuale, tra cui le star di Hollywood, appunto.

Ecco invece il motivo per cui tutti i VIP sono sotto accusa proprio adesso, tutti insieme: il mondo delle news è ciclico e dura normalmente (in Italia) circa una settimana. Sentirete parlare insistentemente dello stesso argomento per 7 giorni, in modo più o meno approfondito, circostanziato, futile, banale o banalizzato, finché la notizia non è più di interesse generale. Poi, si passerà alla prossima notizia (che tipicamente sarà qualcosa del tipo “L’Italia nella morsa del gelo”, se siamo in inverno, oppure “Arriva l’anticiclone africano: 40 gradi percepiti”, se siamo in estate, ovviamente con immagini di anziani che si bagnano la fronte vicino a una fontanella).

Ricordo lucidamente quando, alcuni anni fa, avvenne un grave incidente ferroviario di cui ovviamente diedero notizia tutti i mezzi di comunicazione. Sono cose che purtroppo accadono, raramente per fortuna. Ma quella settimana, probabilmente, un particolare e raro “allineamento astrale” ne fece accadere una decina tutti insieme. Se ne parlò in tutte le salse per una settimana. Ogni giorno ce n’era uno, in ogni angolo del globo. L’ultimo episodio che sentii in un servizio al telegiornale, a una settimana di distanza dal primo, esordiva così: “Nuovo incidente a Milano Centrale: pendolari bloccati all’interno del treno”. Nel servizio si vedeva un vecchio treno regionale, quello coi vagoni bianchi e verdi e le porte a soffietto, fermo al binario con le porte chiuse e i poveri pendolari in attesa che qualcuno le sbloccasse. Ora, va bene tutto, ma definirlo un incidente ferroviario per cavalcare l’hype del momento, mi è sembrato un po’ esagerato. Lo definirei più un caso ordinaria amministrazione (e di pessimo giornalismo).

Ovviamente il servizio diede ampio spazio alle lamentele dei passeggeri una volta scesi dal treno, perché in fondo, a noi italiani, piace così tanto lamentarci che ci abbiamo fatto dei format interi, come Quarto Grado o Quinta Colonna (solo per citarne alcuni). Ma di questo parlerò in altro post.

 

(Foto: Britney Spears. Fonte: affaritaliani.it)

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Combattere il diradamento dei capelli: si può! Ecco come

Molti uomini soffrono di un annoso problema, il diradamento dei capelli. Scientificamente la caduta parziale o completa dei capelli si chiama alopecia androgenetica e colpisce milioni di persone in ogni parte del mondo, senza tener conto dell’età né dell’etnia di appartenenza. Ci possono essere moltissime cause scatenanti ma, in generale, la prima considerazione da fare è che non bisogna preoccuparsi perché esistono cure e rimedi per combattere questo problema.

Alopecia androgenetica, le cause del diradamento dei capelli

Esistono molti modi per identificare l’alopecia androgenetica, spesso si parla più comunemente di diradamento dei capelli o di caduta dei capelli. Occorre quindi focalizzarsi sulle possibili cause dell’affezione. La forma più comune, la calvizie, è legata un problema genetico che affligge per lo più gli uomini, causando una graduale perdita dei capelli fino ad arrivare alla perdita totale. Quando si parla, invece, di cause ormonali, si fa riferimento a delle disfunzioni che possono colpire l’ipofisi o la tiroide, ad esempio. La caduta dei capelli, quindi, in questo caso è soltanto una spia di una patologia più articolata. I fattori psicologici sono quelli meno facili da affrontare, perché, in un certo senso, invisibili. Un forte stress o un evento traumatico possono causare diversi problemi fisiologici al corpo umano, tra cui anche il diradamento dei capelli. In questo caso la terapia migliore consiste nel tentativo di vivere più serenamente oppure cercare un sostegno psicologico professionale.

Le cure e i rimedi naturali per l’alopecia androgenetica

In commercio ci sono prodotti specifici per trattare la caduta dei capelli nell’uomo, come quelli di Giuliani, tra i più efficaci e popolari nel settore. Questi prodotti mirano a densificare la chioma e a stimolare la sua ricrescita. Esistono anche dei rimedi naturali per combattere il diradamento dei capelli, come gli impacchi fai da te: ad esempio, utilizzando l’ortica, l’acqua e l’aceto bianco e facendo bollire tutto per una mezz’ora. Questa maschera va a riattivare la circolazione. Oppure si può utilizzare l’aloe vera per un impacco super nutriente e rinforzante. Anche gli oli, come quello di oliva o di germe di grano, sono molto utili per nutrire e densificare i capelli, attenzione però a utilizzarli con parsimonia se non vuole sporcare troppo i capelli. Anche il lievito di birra è un ingrediente prezioso per rinforzare naturalmente sia le unghie che i capelli.

Ci sono, infine, una serie di comportamenti abituali che magari non sono considerate cure vere e proprie ma che rappresentano comunque delle buone pratiche: ad esempio, una corretta alimentazione, ma anche un adeguato riposo, che andrà a dare enormi benefici cellulari anche ai capelli. Tra i cibi consigliati per rinforzare unghie e capelli ci sono quelli proteici, anche di origine vegetale come i legumi e la soia, ma anche i cereali. Anche fumare è dannoso per la salute dei capelli e dunque è consigliabile smettere.

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Cattura l’acqua dalle nuvole per la gente povera del Perù

Milioni di persone in Perù non hanno accesso a servizi di acqua potabile e di depurazione. Ma Abel Cruz Gutiérrez ha una soluzione. Gutiérrez, presidente dell’associazione “Peruviani senza acqua”, utilizza un ingegnoso sistema di reti per rendere l’acqua accessibile ai residenti a basso reddito dei quartieri di Lima. Le reti assomigliano a grandi vele rettangolari che intrappolano le finissime gocce d’acqua dalle nuvole. Sono installate lungo le pendici della costa del Perù e sono collegate a tubi che raccolgono l’acqua per i serbatoi di stoccaggio più grandi. I residenti possono quindi utilizzare questa acqua come irrigazione per le colture o per abbeverare gli animali…

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Aumento delle vetture a Milano: il mercato torna a crescere

Il numero di auto circolanti a Milano è tornato a salire. Un fattore che potrebbe essere analizzato da diversi punti di vista. Per gli economisti, infatti, si tratta di una conseguenza del tutto naturale, dovuta alla lieve ripresa economica registrata nel 2016. In altri termini, i milanesi che tornano a comprare auto sono la testimonianza di un’economia che ha ricominciato a girare senza troppi intoppi. Ma quali sono i numeri relativi a questo aumento di vetture? Secondo i dati statistici fonte Aci, rispetto all’anno precedente il capoluogo lombardo ha registrato 3.900 immatricolazioni in più. Il che porta il totale del parco auto milanese a circa 690.000 unità (+0,6%).

Le auto più vendute in Italia: quali sono?

Il 2016 è stato un anno ricco di novità in termini di automobili, ma le più vendute rispondono ai canoni della classicità. I milanesi, così come gli italiani in generale, amano soprattutto il marchio Fiat: secondo la classifica delle auto più vendute, infatti, la Fiat Panda non teme rivali nel Belpaese. Solo la Lancia Ypsilon ha provato ad impensierire la prima della classe, piazzandosi seconda in graduatoria. Ma circondata da “nemici”, perché il terzo ed il quarto posto sono ancora una volta appannaggio della Fiat: merito dei modelli Tipo e della classicissima Fiat 500. Ben al di sotto del podio, ecco altre auto molto apprezzate nello Stivale: la Renault Clio, la Ford Fiesta e la Citroen C3. Chiude la top ten la Polo Volkswagen.

I consigli per acquistare un’automobile

Oggi l’acquisto delle automobili passa da Internet: un po’ come accade per altri beni di consumo, dato che e-commerce e portali di annunci rappresentano il trend del momento. Ed ecco che automobile.it è una delle piattaforme più sicure per acquistare auto a Milano, sia nuove che usate, e di diversi modelli di qualità. Una volta definito il canale di acquisto, bisogna capire quali aspetti considerare per comprare in totale sicurezza: il che significa evitare fregature. Se acquistate da un privato, è sempre il caso di valutare il veicolo: chiedete aiuto a un meccanico meritevole di fiducia, e fate controllare l’auto. È molto utile verificare lo stato del pianale, e fare un giro di prova.

Altre dritte per comprare un’auto

Se siete maggiormente orientati all’acquisto di auto usate vi torneranno utili questi consigli. Accertatevi sempre che l’auto abbia tutti i documenti in regola, e che il contratto vi metta al riparo da eventuali problemi non segnalati dal venditore: un comportamento scorretto, dal quale potrete difendervi inserendo una garanzia ad hoc. Inoltre, diffidate sempre dai prezzi troppo convenienti: nessuno regala un’auto, dunque un mega-affare potrebbe in realtà nascondere una mega-truffa. Infine, evitate di farvi prendere dalla fretta: vagliate il mercato e vedete se sono presenti altre occasioni allettanti.

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L’incredibile storia di Kate, caduta in grave depressione a causa delle cattive notizie… e la sua via d’uscita

In un’epoca di notizie negative e aumento delle patologie mentali, come la depressione, è possibile perseguire un’alternativa positiva? Secondo una ricerca del 2011 condotta da EuroDAP, l’associazione europea che studia i disturbi da ansia e attacchi di panico, i mass-media sono la prima causa di depressione. Kate McKenzie racconta in questo video cosa ha subito per colpa del media e propone la sua soluzione, che passa attraverso la ricerca e la condivisione di storie positive…

Puoi impostare i sottotitoli con la traduzione in italiano attraverso i comandi nel player.

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Ecco le migliori serie tv fantasy di tutti i tempi

Oggi di opzioni ne abbiamo a bizzeffe, per quanto riguarda le serie tv fantasy: purtroppo, però, non tutte sono all’altezza delle aspettative dei veri appassionati di questo genere. Nonostante tutto, la storia delle tv series è talmente ricca di perle che ognuno di noi avrà sempre qualcosa da scoprire e da gustarsi in salotto, pronto a visitare mondi e universi alternativi degni di un capolavoro di Hollywood. Ma quali sono le migliori serie tv fantasy di tutti i tempi?

Doctor Who

Sono passati più di 12 anni dall’esordio sul teleschermo di Doctor Who, quanto basta per dare a questa magnifica serie le caratteristiche di qualcosa un po’ vintage, un po’ sci-fi in chiave moderna. E poi la trama è di quelle che si presta ad avventure sempre diverse e magiche: uno scienziato, con il suo team, in grado di viaggiare nel tempo e nello spazio sconfiggendo vecchi e nuovi nemici, lungo un plot narrativo sempre diverso, ma con una linea conduttrice tipica delle serie. Negli anni ha visto l’avvicendamento di diversi interpreti, l’ultima dei quali sarà Jodie Whittaker, il primo Doctor Who donna.

X-Files

Mulder e Scully sono due pietre miliari delle serie tv fantasy, e poi hanno quel tocco di anni ’90 che rende la serie X-Files inimitabile, nonostante i tanti tentativi di clonarla fatti negli anni. Tante, tantissime stagioni da godervi scoprendo i segreti nascosti dal Governo in merito agli extraterrestri, il passato dei due protagonisti e ovviamente la loro quotidiana missione votata alla lotta contro le forze del male, fra demoni, virus alieni e pericoli dovuti alle azioni dell’uomo.

The Vampire Diaries

La solita serie sui vampiri? Assolutamente no. The Vampire Diaries, presente tra le serie TV attualmente in onda su Mediaset Premium, ha il grande pregio di rompere le tradizioni inserendo una storia fantascientifica in un contesto quotidiano, fatto di drammi e amore, di competizione e di rivalsa. Nonostante tutto questo, siamo molto lontani da una serie per adolescenti, vista la profondità della trama e la caratterizzazione dei personaggi.

Daredevil

Un eroe cieco che di notte indossa un costume e diventa il paladino di Hell’s Kitchen: è Daredevil, uno dei personaggi della Marvel in assoluto più complessi, diviso fra il ricordo del padre, la quotidianità del proprio piccolo studio legale, e la lotta alle varie bande mafiose che infestano uno dei peggiori quartieri di New York.

Lost

Chiudiamo con una serie che rappresenta il santo graal della fantascienza: Lost, una vera e propria perla. La serie racconta la storia di un gruppo di sopravvissuti ad un incidente aereo, atterrati su un’isola ricca di misteri, che presto dimostrerà di non essere semplicemente un’isola. La trama è incredibile e molto originale sotto vari punti di vista, è ricca di colpi di scena, di momenti epici e di un pathos drammatico davvero elevato. Gli attori sono strepitosi, e le emozioni suscitate nello spettatore sono altrettanto profonde e segnanti.

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