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Da dove possiamo iniziare per costruire un mondo migliore?

Possiamo porre fine alla fame e alla povertà, arrestare il cambiamento climatico e raggiungere la parità tra i generi nei prossimi 15 anni? I governi del mondo credono di sì. Dopo essersi incontrati all’Onu nel Settembre 2015, si sono accordati per stabilire una nuova serie di Obiettivi Globali per lo sviluppo del mondo fino al 2030. L’esperto di progresso sociale Michael Green ci invita a immaginare come questi obiettivi e la loro visione di un mondo migliore possono essere raggiunti.

Troppo ambiziosi? Credete che tutto questo non sia possibile? Vi sbagliate. E’ tutto spiegato in questo video…

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Come arrivare a 100 anni ed essere ottimista? Scoprilo in questo VIDEO…

Non è mai troppo tardi per cambiare e migliorare.

E’ proprio vero, e ce lo dimostra la storia di Giuseppe Ottaviani (nella foto, al centro), che ha superato i 100 anni (102 per la precisione) ed è l’atleta Master (cioè “over 35″) italiano più titolato di tutti i tempi.

L’ultima medaglia d’oro se l’è aggiudicata lo scorso mese di settembre a Malaga, nel salto in lungo, riuscendo ad arrivare a 0,85 centimetri, conquistando l’oro nella categoria 100+ (per gli ultra centenari). E di smettere di allenarsi non ha alcuna intenzione…

Ma qual è il segreto di Giuseppe? Come racconta lui stesso in questa video-intervista di qualche anno fa, una dieta ferrea e indubbiamente un sano ottimismo, come si capisce dallo spirito con cui ha vissuto e superato i suoi 100 anni!

Come arrivare dunque a 100 anni con lo stesso vigore di Giuseppe? Ce lo racconta Sebastiano Todero in “Un amico ottimista!”, il primo libro edito da BuoneNotizie.it: non è un semplice libro da leggere, ma un percorso di 21 giorni alla fine di ciascuno dei quali verrai invitato a compiere delle azioni off-line o delle inter-azioni on-line direttamente tramite il sito dell’autore. Un percorso straordinariamente efficace che ti permetterà di comprendere perché alle volte non riesci a uscire dal tuo circolo vizioso, perché fai così fatica a raggiungere quell’obiettivo, non riesci proprio a liberarti di quell’abitudine…

Fedele allo spirito editoriale di BuoneNotizie.it, l’unico ad affrontare l’informazione e l’attualità secondo la logica del “giornalismo costruttivo” (clicca qui per saperne di più), l’ebook affronta con semplicità il tema della psicologia dell’ottimismo e di come guardare ai fatti quotidiani della vita con atteggiamento positivo.

Il testo è il condensato di 15 anni di studio durante i quali l’autore, Sebastiano Todero, psicologo del lavoro specializzato in Programmazione Neuro Linguistica e coaching presso l’Istituto di Formazione NLP Italy di Milano, ha cercato di capire come pensano e agiscono le persone ottimiste in tutti i contesti della vita quotidiana: dal lavoro alla vita domestica, dagli amici alla vita familiare. Nessuna teoria astratta, ma la “ricetta” concreta su come allenare il nostro naturale ottimismo per trarne benefici tutti i giorni, nel lavoro, negli affetti, nella salute e soprattutto nel rapporto con se stessi e il proprio futuro.

Una filosofia che si sposa pienamente con quella di Buone Notizie, che ha tra i suoi scopi principali quello di realizzare progetti di comunicazione positiva.

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Censimento 2018, ovvero: a cosa ci servono i dati?

Dopo più di un secolo di censimenti condotti con cadenza decennale, Istat ha avviato una nuova modalità di indagine dando il via ai censimenti permanenti. Le novità del Censimento 2018 vanno contestualizzate all’interno di questo nuovo indirizzo e offrono interessanti spunti di riflessione. Per esempio: quanto sono importanti i dati oggi? E perché la loro accessibilità può esserci utile?

Verso la fine degli anni ’60 negli Stati Uniti usciva “Precision journalism”, un saggio di Philip Meyer destinato a offrire al giornalismo nuovi campi di sviluppo e di indagine. Giornalismo di precisione, Data Driven Journalism, giornalismo scientifico (in Francia): i nomi che sono stati attribuiti a questo ramo sono diversi ma le differenti sfumature convergono in alcuni capisaldi di base, cioè nel metodo scientifico e nell’uso di un rigoroso set di dati che nel corso degli ultimi anni si sono moltiplicati con il progressivo emergere degli Open Data. La corrente americana si è così diffusa negli anni in diversi paesi (il Brasile è stato uno dei primi) e oggi nell’ambito della grande sfida rappresentata dal dilagare delle fake news e dalla crisi di credibilità del giornalismo, la disponibilità di dati sempre più capillari costituisce uno strumento di importanza fondamentale. Anzi, un’arma.

Non è solo ai giornalisti, però, che servono i dati. Un’indagine di Ipsos Mori chiamata “Perils of Perception” (Il pericolo della percezione), viene condotta annualmente nei diversi paesi del mondo, l’ultima risale al 2017, per verificare il gap esistente tra dati reali e percezione della realtà. L’indagine ha naturalmente coinvolto anche la realtà italiana: i suoi risultati sono stati messi a confronto con i dati disponibili nel nostro Paese, tra cui quelli di Istat, evidenziando alcuni elementi molto interessanti. Ecco un paio di esempi: secondo il campione di italiani intervistato, la percentuale di disoccupati graviterebbe intorno al 49% mentre i disoccupati in Italia non sono superiori al 12% della popolazione (secondo i dati Istat). Analogamente, interrogati riguardo al numero di immigrati presenti in Italia, gli intervistati hanno parlato del 30%: secondo i dati reali, invece, gli immigrati costituiscono solo il 7% della popolazione. In linea di massima – a livello mondiale – l’indagine ha evidenziato un aspetto fondamentale: il fatto, cioè, che vediamo la realtà che ci circonda come molto peggiore di quanto essa sia.

È per questi motivi che il Censimento 2018 e la campagna di censimenti permanenti di Istat rappresentano una risorsa preziosa non solo per i giornalisti ma per i cittadini tout court. Per dirla in parole povere, l’unico elemento in grado di disinnescare i bias e i tic cognitivi che limitano la nostra percezione del reale sono i dati. In questo senso, basta dare un’occhiata al sito dell’Istat per rendersi conto che abbiamo a disposizione una vera e propria miniera d’oro a cielo aperto. Un tesoro, peraltro, paradossalmente ignorato dalla maggior parte delle persone.

Quanto ci conosciamo realmente? Se prendiamo come esempio uno dei temi citati dall’indagine di Ipsos Mori – cioè l’immigrazionei dati Istat aiutano a mettere a fuoco particolari che non conosciamo e che possono contribuire a modificare sensibilmente la nostra percezione della realtà in cui viviamo. Un dato importante, per esempio, riguarda l’età degli stranieri residenti in Italia: la fascia più ampia (38,3%) riguarda gli stranieri di età compresa tra i 35 e i 54 anni, seguiti a ruota da un 28,8% tra i 18 e i 34 anni. Si tratta quindi di una fetta di popolazione giovane, che potrebbe presumibilmente avere un peso limitato sul sistema sanitario e potrebbe – di contro – svolgere un ruolo positivo dal punto di vista contributivo. Per quanto riguarda il livello di istruzione, gli stranieri diplomati sono all’incirca un milione e mezzo, 448.000 di loro hanno una laurea o un post laurea. Quanto alla presenza di studenti stranieri nati in Italia all’interno delle scuole secondarie, la percentuale gravita intorno al 30%: il 38% di loro si sentono italiani.

La possibilità di raccogliere dati sempre più capillari rappresenta uno strumento notevole in termini di conoscenza reale del contesto in cui viviamo. In questa prospettiva, il Censimento 2018 rappresenta un ulteriore passo avanti. Il piatto forte della campagna consiste soprattutto in due aspetti: il coinvolgimento “attivo” della popolazione – importantissima, la condivisione delle finalità – e soprattutto la disponibilità dei dati raccolti. In questo senso, è interessante infatti considerare la strategia di comunicazione utilizzata da Istat tanto per condurre quanto per condividere il censimento creando engagement attraverso il sito censimentigiornodopogiorno.it realizzato ad-hoc per la campagna e la relativa pagina Facebook, oltre ai video contest dedicati, anche su Instagram.

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9 buoni motivi per cui ridere fa bene alla vostra salute!

Ridere fa bene a livello emozionale, e quindi al nostro umore. Ormai è risaputo ed è anche abbastanza semplice da comprendere: ci piace incontrare visi sorridenti, stiamo bene accanto a persone serene e gioiose, i bambini che ridono sono suoni angelici. Ma non è solo questo.

Ridere porta con se molti benefici a livello fisiologico, che sono stati scientificamente misurati e dimostrati nel corso degli anni.

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Recesso ADSL e fibra ottica: da gennaio nuove regole

L’Agcom ha stabilito che dal primo gennaio 2019 i costi di recesso Adsl e fibra richiesti dalle compagnie telefoniche non potranno superare il canone mensile medio applicato dalle stesse. Ecco quanto costa oggi ‘abbandonare’ un provider internet da rete fissa. Le nuove regole del garante consentiranno di risparmiare, ma i costi di disdetta sono già contenuti. Per il recesso anticipato si pagano dagli 11 ai 21 euro.

 

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha stabilito che a partire da gennaio 2019 i costi di disdetta richiesti dalle compagnie telefoniche dovranno essere proporzionati al valore reale del contratto: addio costi di recesso eccessivi e balzelli aggiuntivi.

Per lasciare un provider si dovrà pagare al massimo una somma pari al canone mensile. Alla luce delle nuove linee guida dell’Authority, SosTariffe.it ha stimato i costi di recesso anticipato attualmente applicati dagli operatori e le relative penali. La ricerca ha preso in esame le tariffe di fibra ottica (FTTH e FTTC) e Adsl tradizionale proposte dai principali provider internet attivi in Italia nel mese di novembre 2018.

Chiudere un’utenza è un salasso, soprattutto per l’Adsl. Nel complesso i canoni mensili delle varie tariffe internet presenti sul mercato si equivalgono, ma le offerte fibra ottica FTTH, la più veloce, allettano i consumatori con canoni promozionali più duraturi (in media 13 mesi).

Le offerte Adsl sono meno costose in caso di recesso per cambio compagnia e anche in caso di disdetta prima del vincolo di tempo imposto dal contratto, l’ideale per chi voglia passare da un operatore all’altro con disinvoltura.

I costi medi di recesso in anticipo dalle offerte rispetto alla scadenza del contratto (che in genere vincola per 24 mesi) sono nel complesso bassi, salvo per la fibra ottica veloce.

Fibra ottica con tecnologia FTTH: il recesso anticipato costa caro. Oggi attivare un contratto per internet fisso con fibra ottica a tecnologia FTTH costa circa 33 euro al mese. Un prezzo nella media, che per il primo periodo promozionale può calare anche fino a 27 euro. E lo sconto dura anche tanto: in media 13 mesi. Poi sono dolori. Chi voglia cessare del tutto la linea, per decesso del titolare ad esempio, deve sborsare ben 57 euro (o comunque una cifra compresa tra 40 e 65 euro). Nel caso invece si voglia passare a un altro provider, si dovrà sostenere un costo di 42 euro in media (ma può oscillare dai 35 ai 56 euro). Recedere in anticipo rispetto alla scadenza naturale del contratto comporterà una penale (che si deve aggiungere ai costi visti in precedenza) per recesso anticipato in media di 21 euro, molto più alta rispetto alla fibra ottica FTTC e all’Adsl tradizionale.

Fibra ottica FTTC: in promozione per troppo pochi mesi. Le famiglie che navigano su internet con fibra ottica a tecnologia FTTC, meno veloce della FTTH, pagano in media 34 euro al mese di canone. Per i primi mesi in genere è in promozione a 28 euro. Ma gli sconti si concludono già dopo soli sei mesi.

Anche in questo caso la cessazione della linea si paga a peso d’oro: in media 57 euro (ma a seconda dei provider la somma può oscillare dai 49 ai 70 euro). Note dolenti anche per passare a un altro provider. Chi prova ad abbandonare la compagnia per approfittare di un’offerta della concorrenza dovrà sborsare ben 43 euro (cifra che oscilla dai 35 ai 56 euro, a seconda dell’operatore). La penale per recesso anticipato qui è lievemente più bassa rispetto alla tecnologia FTTH: circa 18 euro.

Adsl tradizionale: recedere in anticipo si può, ma cessare la linea non conviene. Il canone mensile, per chi ancora usufruisce della normale banda larga, in genere si aggira intorno ai 33 euro, che diventano 28 in promozione, in genere per i primi sette mesi. In questo caso, cessare la linea comporta un impegno economico significativo, pari a 61 euro in media (con cifre che oscillano dai 49 ai 70 euro). Chiudere un contratto Adsl, in sostanza, costa di più rispetto a ‘salutare’ una linea in fibra ottica. Si risparmia viceversa nel passaggio ad altro provider, che costa 39 euro in media (cifre comprese 35 e 56 euro). Anche la penale per il recesso anticipato è più leggero: solo 11 euro.

Si tratta dunque di un buon momento per cambiare operatore, potendo beneficiare del risparmio garantito dalle nuove linee guida fissate dall’Authority. Per individuare le offerte internet per la casa più convenienti, si può usare lo strumento di comparazione delle tariffe ADSL e fibra ottica di SosTariffe.it che permette di confrontare tutte le proposte delle principali compagnie attive oggi nel nostro Paese: www.sostariffe.it/confronto-offerte-adsl/

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Alex Bellini, l’italiano che navigherà i dieci fiumi più inquinati al mondo

“Delle 8 milioni di tonnellate di plastica presenti nel mare, l’80% arriva dai 10 fiumi più inquinati del nostro pianeta. Questa plastica fa un lungo percorso: parte dai fiumi, arriva nei nostri mari per essere ingerita dagli organismi marini e finire poi nei nostri piatti. Possiamo fare qualcosa? Assolutamente sì! Ecco il perché del progetto #10rivers1ocean.”

Il mondo sta cambiando. Lo farà sempre. Sta cambiando anche per mano dell’uomo. In questa nuova era geologica, chiamata Antropocene, l’essere umano e la sua attività sono le cause principali dei cambiamenti territoriali, strutturali e climatici. Così si legge sul sito di Alex Bellini, esploratore italiano classe 1978, che proprio in questi giorni ha lanciato l’ultima sfida personale in perfetta coerenza con le sue imprese decisamente estreme: navigare i 10 fiumi più inquinati al mondo per ripercorrere il ciclo dei rifiuti che si accumulano negli oceani e cercare di sensibilizzare su questo tema che sempre più, giorno dopo giorno, sta diventando un reale problema, per l’uomo, gli abitanti dei mari e il pianeta intero.

Il video messo in rete per presentare il progetto 10 rivers 1 ocean e tentare di smuovere le coscienze sta letteralmente facendo il giro del web, trovando l’approvazione ma anche l’indignazione degli utenti…

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Da odontoiatra a rifugiata. La storia di Safia

I centri di accoglienza per i rifugiati funzionano? Ce lo racconta Safia: una storia ordinaria fatta di straordinaria umanità

“Mi chiamo Safia ho 28 anni, provengo dallo Yemen, lì conducevo la vita a cui ogni professionista aspira. Avevo concluso la scuola di odontoiatria e poi aperto uno studio privato, avevo acquistato un’auto, e nel weekend svolgevo volontariato presso una comunità di rifugiati e migranti, provenienti da Etiopia e Somalia. Insieme ai miei amici ho fatto volontariato per otto anni. Aiutavamo tutti, senza distinzione: un’esperienza trasformante.

Ero giovane e indipendente, vivevo la mia vita. Mai avrei immaginato che un giorno sarei diventata io stessa una rifugiata. Nel giro di pochi mesi, quella vita che avevo costruito con tanta fatica, è stata sconvolta dalle incursioni dei ribelli che hanno preso il controllo della mia città, Sana’a. Per questo sono stata costretta a fuggire, insieme a mia sorella. Non avevo scelta, non potevo rimanere”.

E’ così che Safia inizia a raccontare la sua storia, fino ad arrivare in uno dei centri di accoglienza in Italia dove, come ci racconta lei stessa, le cose funzionano. E da lì la sua vita è ripartita, con un bagaglio nuovo fatto di sogni e speranze…

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Perché le donne amano tanto le scarpe? 5 cose che (forse) non sapete

Scarpe e donne: un amore cucito a filo doppio, che data secoli e secoli di storia. Negli anni la moda è cambiata, così come sono cambiate le modalità d’acquisto e se fino a non molti anni fa l’incursione nei negozi di scarpe, per una donna, era qualcosa a metà tra l’appuntamento fisso e il rito, oggi basta dare un’occhiata alla rete per rendersi conto di quanto diversi brand di grido – per esempio Janet&Janet – spopolino online.

Se le modalità di acquisto sono cambiate, ciò che però non è cambiata affatto è la passione delle donne per le scarpe. Qualche anno fa un sondaggio del Daily Mail rivelava che se solo il 63% delle intervistate ricordava il nome del primo ragazzo che aveva baciato, il 92% ricordava benissimo il primo paio di scarpe acquistato con i propri risparmi. Non stupisce, visto e considerato che sulla possibile deriva patologica di questa passione gli Americani hanno addirittura coniato il termine “shoeaholics” che lo Urban Dictionary traduce come “persona che possiede più di 60 paia di scarpe”.

La domanda, quindi, sorge spontanea: perché le donne amano tanto le scarpe? Cosa c’è all’origine di questa passione? Ecco 5 possibili chiavi di lettura che probabilmente non conoscete.

1- Secondo lo storico francese Jean Servier, “camminare con le scarpe significa prendere possesso della terra”. In questa accezione la scarpa rappresenterebbe quindi una sorta di radice simbolica o di connessione e sarebbe quindi strettamente correlata al concetto di indipendenza. Non bisogna andare molto lontano per mettere a fuoco la particolare valenza culturale che questo concetto potenzialmente riveste nell’ambito della storia femminile.  Non è un caso che proprio una scarpa rossa col tacco sia stata scelta come simbolo della “Giornata contro la violenza sulle donne”.

2- Secondo alcuni psicologi le scarpe, ma in particolar modo le scarpe col tacco rappresenterebbero una proiezione e un prolungamento di noi stesse. Il tacco avrebbe quindi un riflesso sull’aumento della fiducia della proprietaria in se stessa. Ne è una prova il fatto che molte donne non usano i tacchi ma comprano lo stesso le scarpe col tacco.

3- Il rapporto identificativo tra una donna e la sua scarpa è peraltro un dato di fatto in diverse culture. Una prova? Pensate a Cenerentola, che in ultima analisi viene scelta dal principe perché è l’unica a poter calzare la famosa scarpetta di cristallo. In un paese molto lontano dalla Francia di Perrault, cioè in Cina, in passato un uomo poteva annullare un fidanzamento inviando alla propria promessa sposa una scarpa che questa non riusciva a indossare. In Cina, peraltro, il termine “scarpa” viene espresso con un ideogramma il cui significato è “fiducia reciproca”. Più a Ovest, alcune antiche tradizioni franco-britanniche prevedevano che il padre della sposa consegnasse allo sposo una scarpa della ragazza promessa e che lo sposo battesse lievemente il tacco sulla testa della futura moglie come segno di proprietà.

4- Secondo la tradizione psicanalitica, la scarpa rappresenterebbe per eccellenza il simbolo dell’erotismo femminile. Il fatto di calzare la scarpa, quindi, per la donna significherebbe sul piano simbolico attivare e risvegliare il proprio potenziale sessuale.

5- Last but not least – senza andare molto lontano – è sufficiente dare un’occhiata online per rendersi conto di un’ulteriore aspetto, molto evidente (per esempio) se prendiamo ad esempio la pagina di Janet&Janet. La prima cosa che balza all’occhio, infatti, è l’estrema varietà degli stili proposti. E in effetti, forse è proprio questo uno dei maggiori poteri attrattivi della scarpa: la sua allusione al fatto che siamo “uniche” e diverse l’una dall’altra. Un potenziale che oggi, forse, è ancora più forte di ieri. Come sostiene la stilista Tamara Mellon, infatti, in un contesto in cui le persone adottano stili sempre più casual e destrutturati, gli accessori (scarpe in primis) rivestono un’importanza sempre maggiore.

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Tesori d’Italia-Tour: il viaggio in camper alla scoperta dei Tesori d’Italia

Il 18 luglio Tesori d’Italia Magazine ha inaugurato a Napoli il Tesori d’Italia-Tour 2018 – viaggio in camper alla scoperta dei Tesori d’Italia. Dopo aver attraversato la Puglia, la Sicilia e l’Emilia Romagna e subito dopo il TdI-Tour “Pizza Worldwide”, il 26 novembre il Laika camper di Tesori d’Italia arriva in Lombardia.

Incontrare, raccontare e rendere partecipi tutti del nostro viaggio, ecco il significato semplice e profondo del TdI-Tour che, partito a luglio, si appresta ora a scoprire la Lombardia– afferma Riccardo D’Urso, Direttore Responsabile di Tesori d’Italia Magazine

Nel suo viaggio per il Bel Paese, Tesori d’Italia va alla scoperta delle sue eccellenze, si ferma nelle piazze, nelle strutture certificate, parla con gli italiani e raggiunge i luoghi più noti come quelli più ameni, portando con sé testimonianze, narrazioni, prodotti, iniziative, esperienze, tradizioni, per condividere idee, iniziative e progetti. Mette insieme gli italiani e tutto quanto di esemplare riescono a ideare e realizzare per rendere il nostro Paese un posto migliore.

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Istat, censimenti permanenti: cosa sono e perché ci sono così utili

Tra qualche anno l’Istituto Nazionale di Statistica compirà un secolo. Cent’anni di storia durante i quali l’Italia ha cambiato pelle più e più volte. La realtà, però, è che se l’ISTAT conta quasi un secolo di storia, i censimenti – in sé – datano molto di più: addirittura dalla nascita del Regno d’Italia, nel 1861. A distanza di tanto tempo il Paese è cresciuto e insieme a lui sono cresciuti anche i censimenti: tanto che ultimamente si è fatto un ulteriore step con il passaggio dai tradizionali censimenti decennali ai censimenti permanenti. Di che si tratta? E perché i censimenti permanenti ci sono utili?

“Fate il censimento di tutta la comunità degli Israeliti, secondo le loro famiglie, secondo il casato dei loro padri, contando i nomi di tutti i maschi, testa per testa, dall’età di venti anni in su, quanti in Israele possono andare in guerra…”. Se vogliamo parlare di censimenti, possiamo davvero andare lontano risalendo perfino alla Bibbia e oltre. In Italia, i censimenti si facevano anche ai tempi di Roma, tant’è che nel quinto secolo il Senato Romano pensò bene di istituire addirittura un’apposita magistratura: quella del censore. E’ sufficiente ricordare il nome di Catone, detto “il Censore”, appunto. Questo per dire che quando – all’indomani della proclamazione – il neonato Regno d’Italia fece il suo primo censimento non inventò nulla di nuovo: trasformò, però, il censimento (questo sì) in uno strumento governativo irrinunciabile della nuova classe politica. Da allora si contano 15 censimenti, tutti a cadenza decennale salvo qualche impasse create una tantum da difficoltà finanziarie o guerre.

Ai tempi del primo censimento, l’Italia contava poco più di 23 milioni di abitanti: oggi gli Italiani sono più di 60 milioni. Il Paese è cambiato e cresciuto, così come sono cambiati e cresciuti i censimenti: dal secondo dopoguerra in poi, l’innovazione tecnologica ha portato a profondi cambiamenti nel campo delle strumentazioni utilizzate. Il censimento del 2001 – con l’avvento di inetrnet – ha fatto da spartiacque, spianando la strada all’emergere dei censimenti compilabili online. E alla sempre maggior diffusione dei dati raccolti con un ritorno anche in termini di conoscenza, da parte degli Italiani, di come (e dove) va il loro paese.

E’ in questo contesto che che si colloca l’emergere di un’ulteriore novità, il passaggio da censimenti decennali a censimenti permanenti: effettuati, cioè, a cadenza annuale, biennale e triennale. Le nuove forme di censimento – in questo caso – non coinvolgono l’intera popolazione italiana. O meglio, la coinvolgono ma in modo più indiretto. Le rilevazioni campionarie riguardano di volta in volta 1,4 milioni di famiglie e 3,5 milioni di cittadini scelti all’interno di fasce significative. L’analisi dei dati rilevati, viene poi messa in relazione con l’intera popolazione in un secondo tempo e i risultati convergono quindi sempre e comunque all’interno di una prospettiva globale. Si tratta insomma di una modalità adottata per rendere più capillare e rappresentativa la portata del censimento: un cambiamento che è avvenuto di pari passo con l’incremento, il cambiamento e la maggior specificità dei quesiti proposti.

Il perché di questo cambio di passo sta tutto nella finalità dei censimenti. Se ai tempi dell’antica Roma gli scopi principali erano ascrivibili al campo della tassazione e alle esigenze militari oggi le finalità sono diverse e molto più estese perché più ampie e complesse sono le politiche governative. A cosa serve un censimento? A molte cose. A valutare lo stato di salute del paese in vari campi: in ambito sanitario, in termini di istruzione, mobilità, infrastrutture, sviluppo sostenibile. Riassumendo: un censimento serve principalmente come strumento pratico, per consentire la messa a punto di politiche governative che rispondano alle reali esigenze del paese. Ma non solo. L’incremento dei censimenti – oltre che alla classe governativa – serve anche ai cittadini perché comprendere il proprio presente è il primo passo per definire il proprio futuro.

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Il Sudafrica, tra le ombre del passato e il futuro che batte alle porte

Non è semplice parlare del Sudafrica oggi. Farlo, significa affrontare un tema difficile e denso di chiaroscuri. La democrazia sudafricana è giovane: conta appena 25 anni ed emerge da una storia densa di ferite. Un passato duro a morire, che per certi aspetti fa ancora parte del presente. Ne abbiamo parlato con Titi Nxumalo, Console Generale del Sudafrica a Milano in occasione di una sfilata di abiti realizzati dalla giovane stilista sudafricana Onela Joni.

Onela, di cui abbiamo parlato in un recente articolo, è portavoce di un’imprenditoria giovanile dinamica, caratterizzata da un profilo mentale internazionale, ma allo stesso tempo dalla voglia di trasformare le proprie idee in un motore che contribuisca alla crescita del proprio paese d’origine.

Ciò che emerge è l’immagine di una realtà in movimento, difficile da decifrare per chi non faccia parte del contesto. Quali sono i problemi principali del Sudafrica, oggi? Su che binari scorre la transizione tra passato e modernità per quanto concerne settori come le energie rinnovabili e – per esempio – la moda? Quanto è realmente rappresentativo l’esempio di una giovane imprenditrice come Onela all’interno del contesto attuale? Abbiamo parlato di tutto questo con la Console, Titi Nxumalo:

 

A che livello risulta evidente il divario tra ricchi e poveri e cosa sta facendo il governo in merito?

In Sud Africa le differenze fra ricchi e poveri sono molto evidenti. È una cosa che abbiamo ereditato dal periodo dell’apartheid. Il governo, da parte sua, sta facendo molte cose: costruisce case, supporta gli studenti meno abbienti perché possano frequentare l’università. Detto per inciso, infatti, nelle università il numero  degli studenti di colore è aumentato e questo rappresenta un aspetto importante. Il supporto del governo riguarda anche la distribuzione di cibo nelle scuole. In linea di massima posso dire che il governo sta cercando di ridurre il gap tra i più ricchi e le classi meno abbienti cercando di convogliare un numero sempre maggiore di investimenti stranieri per dare una spinta a diversi settori, fra cui – in primis – l’ambito manifatturiero. Cosa che, in prospettiva, comporterà anche una crescita dell’occupazione. Attualmente il livello di disoccupazione giovanile è davvero alto. Rispetto ai giovani, spesso il governo si sta facendo garante per aiutarli nella realizzazione i loro progetti in termini di business. Davvero, la lista delle cose che il governo sta facendo in questo senso è lunghissima… ma ci vuole tempo.

Tempo, appunto: molte critiche si concentrano appunto su questo aspetto. All’indomani dell’avvento della democrazia, molti speravano che la transizione fosse più rapida.

Siamo giovani. Sono passati appena 25 anni dalla fine dell’apartheid. 25 anni non sono nulla. Se pensiamo alla situazione in cui sono alcune nazioni europee come la Svezia – per esempio – non possiamo tener conto del fatto che alle loro spalle hanno una storia molto più antica della nostra.

Parliamo di energie rinnovabili: cosa si sta facendo in Sudafrica per sviluppare questo settore? Da un punto di vista climatico il contesto di partenza dovrebbe essere favorevole…

In realtà il discorso andrebbe allargato. Non è solo nell’ambito delle energie rinnovabili che il Sudafrica sta facendo qualcosa. All’interno della nostra rete energetica, stiamo includendo diverse fonti. La nostra rete, per dirla in altri termini, non si concentra su un unico tipo di energia: le includiamo praticamente tutte perché lo sviluppo del settore manifatturiero necessita di una quantità di energia davvero notevole. Impossibile, quindi, concentrarsi solo sulle rinnovabili.

Abbiamo appena assistito a una sfilata delle creazioni di Onela Joni, giovane imprenditrice del settore moda. Che ruolo gioca questo settore all’interno dello sviluppo economico del Sudafrica?

Attualmente il contributo di quest’ambito non è particolarmente rilevante. Come spiegava Onela, la moda in Sudafrica è appena agli inizi. Oggi come oggi la nostra lotta si concentra su ambiti diversi: le disuguaglianze, la disoccupazione e un sacco di altre cose. Non dico che il Sud Africa stia trascurando la moda ma di certo, al momento, quest’ambito non rappresenta per noi una priorità. Tra le emergenze ci sono ancora troppe cose che rivestono un’importanza davvero primaria soprattutto nell’ottica di ridurre il divario tra ricchezza e povertà… se portiamo avanti il settore moda all’interno di un contesto in cui la maggioranza è povera, come farà la popolazione a comprare i vestiti? La moda costa. Detto ciò – lo sottolineo ancora – non stiamo affatto trascurando l’ambito. Quando iniziative come quella di Onela vengono sottoposte all’attenzione del governo, ricevono un supporto concreto. Il discorso, piuttosto, è un altro: quando manca il pane, è chiaro che non possiamo metterci a parlare di vestiti!

All’interno di un contesto in cui le esigenze primarie giocano ancora un ruolo di primo piano, possiamo parlare dell’emergere di una classe di giovani imprenditori?

Bè, avete appena visto una di loro! Come imprenditrice, Onela è venuta su in Italia. Il governo aiuta concretamente i giovani imprenditori: certo, il supporto può non essere abbastanza ma si tratta comunque di qualcosa. Un punto di partenza che conta: tieni presente l’alto tasso di disoccupazione giovanile. Se non ci sono altre opzioni, il governo finanzia i progetti che vengono presentati, in modo tale che la loro concretizzazione possa generare lavoro e impiego per altri giovani creando un circuito virtuoso.

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3 cose da non fare quando cerchi una badante

Aumentano le badanti italiane e con loro la professionalizzazione.

Gli Italiani invecchiano: è una realtà di fatto. Le statistiche parlano chiaro, il nostro paese è il secondo più anziano al mondo dopo il Giappone. Da tre anni a questa parte la popolazione italiana sta diminuendo di circa 100.000 persone l’anno, con un parallelo forte incremento della componente anziana. Giusto per capirci attualmente si registrano 168,7 anziani ogni 100 giovani: il panorama demografico sta cambiando in direzione di un contesto molto diverso rispetto ad oggi. Una società caratterizzata da nuove problematiche ma anche dall’emergere di nuove soluzioni e di opportunità inedite.

In questo senso, molti dei nodi che ci troveremo ad affrontare incidono già sulla nostra realtà di tutti i giorni e ruotano intorno al tema della badante: una figura sempre più cruciale per le famiglie italiane. Sui problemi che sorgono ogni giorno a questo proposito, abbiamo intervistato Francesco Lorenti, CEO e founder di Assistenza Doc, rete che conta 36 centri di assistenza in tutta Italia rivolti al supporto di anziani, malati e disabili. Ciò che emerge nel corso dell’intervista, è un’ottica densa di chiaroscuri, all’interno della quale i problemi legati all’invecchiamento della popolazione sono letti in una prospettiva orientata a mettere in luce le soluzioni.

Ciò che Lorenti sottolinea in primis è un radicale cambiamento dell’identikit della badante tipo. Quello che emerge, infatti, è un totale ribaltamento di luoghi comuni che siamo abituati a dare per scontati: “La professione di badante è in crescita proprio perché la richiesta è cresciuta: nell’ultimo anno, tramite la nostra rete, abbiamo registrato un incremento del 6% al nord, mentre al sud e al centro del 9%” spiega Lorenti mettendo in evidenza come la professione sia in rapida espansione, mentre rispetto al profilo nazionale delle badanti sottolinea:“Non si tratta più solo di straniere che  non possono ambire ad altri lavori per mancanza di qualifiche. Dal 2013 a oggi la crescita delle badanti italiane è stata di circa il 26% ed è in continuo aumento. Chi si rivolge a me per trovare un impiego sono per la maggior parte donne divorziate con figli grandi. Ma iniziano ad arrivare molte richieste da parte di donne sposate il cui marito è rimasto senza lavoro e, complice anche l’età, fatica a trovare un nuovo impiego. Quindi entra in gioco la donna che si reinventa un lavoro in un settore in forte crescita”.

Insomma, stiamo parlando di personale che si specializza sempre di più, di una figura professionale che rappresenta sempre più spesso un’opportunità lavorativa per le stesse donne italiane e una soluzione sempre più affidabile per i pazienti. La badante diventa sempre più spesso OSS (Operatore Socio Sanitario): una figura inquadrata in un profilo preciso e dotata di competenze specifiche… il che non significa, ovviamente, che i problemi non ci siano. Non sempre la badante risulta affidabile: come fare in questo caso? Come si fa a evitare brutte sorprese? Quello che propone Lorenti è una sorta di pratico vademecum in tre punti.

  1. Meglio diffidare dei social network o degli annunci su giornali: contesti privi di filtri, gettonatissimi da personale non selezionato e privo di esperienza.
  2. Evitare il passaparola. I consigli degli amici possono andar bene per l’acquisto di un oggetto: per quanto riguarda la selezione di una persona a cui, di fatto, affideremo i nostri cari, la scelta va fatta necessariamente in base a criteri meno soggettivi.
  3. Non andare al risparmio. Diffidate di chi propone prezzi troppo bassi. Una badante non fa volontariato: è una professionista che vive del suo lavoro. La professionalità si paga (il giusto) così come l’affidabilità. Quello che all’inizio può sembrare un prezzo vantaggioso rischierà di diventare in seconda battuta la causa di un ulteriore esborso di denaro.

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Family day aziendale: cos’è e che tipo di cambiamenti riflette

Family day aziendale: se ne sente parlare sempre più spesso, ma di che si tratta? La risposta va cercata in alcuni cambiamenti che hanno coinvolto i genitori italiani e il loro rapporto con i figli: se i bambini, oggi, hanno un peso numerico inferiore rispetto a ieri, pare che – d’altro canto – la prole assuma un’importanza sempre più di rilievo nella vita dei genitori. E la cosa in qualche modo finisce per riguardare anche le aziende.Vediamo come.

Appena un anno fa uno studio Doxa evidenziava un dato interessante: la spesa sborsata dalle famiglie italiane per bambini di età compresa tra i 3 e i 13 anni equivale a 3 miliardi di euro. Si tratta di una cifra sette volte superiore rispetto alla crescita del Pil e cinque volte superiore rispetto ai consumi delle famiglie. Insomma: i bambini contano e la crescita esponenziale dei consumi previsti dalle famiglie per i propri figli risulta più che esaustiva. Interessante anche la destinazione della spesa, limitata non solo all’acquisto di giocattoli ma dedicata anche a forme di intrattenimento di tipo diverso, come cinema e libri: gradualmente la prevalenza dell’oggetto lascia spazio all’esperienza.

È in questo senso, quindi, che il discorso si riconnette ai family day e agli eventi aziendali pensati per coinvolgere le famiglie e i bambini. Bambini in ufficio? Ammettiamolo, l’argomento è spinoso e richiama subito l’esigenza – generalmente disattesa – degli asili nei luoghi di lavoro. La legge 448/2001 non ha avuto le conseguenze sperate. Lo scopo prefissato dalla Ue nel 2002 era infatti quello di offrire un servizio in questo senso almeno al 33% dei bambini entro il 2010: obiettivo ancora molto lontano, soprattutto se si confronta la realtà italiana con quella di altri paesi europei, come quelli scandinavi. Lungi dal rispondere ad esigenze di questo tipo, i family day aziendali partono però da presupposti e domande condivise. All’interno di un quadro in cui i bambini sono numericamente di meno ma la vita degli adulti diventa sempre più “bambinocentrica”, come si colloca il rapporto tra famiglie con bambini e aziende?

Se l’adagio più diffuso è quello che vede casa-lavoro come due scatole chiuse, la prospettiva attuale sembra sensibilmente diversa e il passaggio va dalle scatole chiuse ai vasi comunicanti. In questo senso la creazione di un family day aziendale, eventi inclusivi – fondamentali per la costruzione di un nuova, più allargata tipologia di team building – sembra essere la chiave di un concetto innovativo, che invita a ripensare le relazioni tra aziende e famiglie in modo radicalmente diverso.  È per questo motivo che sempre più spesso le aziende si affidano ad esperti per la creazione di eventi aziendali inclusivi, all’interno dei quali le famiglie e i bambini dei dipendenti giocano un ruolo di primo piano. Fra gli esperti del settore Emanuele Davenia, founder di KIDS animazione ed event creator for kids, sul tema ha pubblicato il libro “Brand Experience for Kids – La strada del successo di un’azienda passa attraverso l’animazione per i bambini ossia a quella che si definisce più concretamente marketing experience” sostiene Davenia sottolineando l’importanza del fattore “esperienza”.

L’idea è quella di ribaltare le basi su cui sono tradizionalmente impostati i rapporti tra dipendenti e aziende, sciogliendo il nodo di quello che molti percepiscono come un aut aut tra carriera e vita privata. È in questo senso che va a innescarsi la ricerca di un rapporto di maggior familiarità con il brand,  un aspetto che le aziende più portate a sviluppare un approccio innovativo stanno iniziando a coltivare sempre più spesso.

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La lista della spesa “anti-crisi” che può aiutarci nei momenti difficili

Oggi voglio parlarti di un principio di “ottimismo finanziario”, tanto semplice quanto efficace. Tutti noi conosciamo la famosa “lista della spesa”, e sappiamo a cosa serve! In questo articolo vorrei mostrarti un modo di usare il principio delle liste per gestire i momenti di crisi…

Mentre tutti sanno fare la classica lista della spesa quotidiana, che serve per comprare le cose al supermercato, in pochi hanno la buona abitudine di creare per se stessi e la propria famiglia una lista degli obiettivi d’acquisto annuale!

In effetti il principio è abbastanza simile a quello delle più comuni liste quotidiane, ma la prospettiva è molto più ampia. Non si tratta di elencare cibi e semplici prodotti di consumo, ma anche le altre voci di spesa che nel complesso andranno creare il nostro stile di vita.

Nella liste degli obiettivi di acquisto annuale, potrebbero esserci voci come l’assicurazione auto, una cifra da investire in un fondo pensione, una vacanza, una ristrutturazione di casa, un tot di cene al ristorante, un week-end romantico, la TV nuova, una donazione che vogliamo fare…

A cosa serve creare questa lista? Beh l’idea di fondo è che tu vuoi sapere quanta è la “ricchezza” che ti serve per finanziare il tuo tenore di vita desiderato.

Sai invece qual è l’errore n.1 di chi non è in grado di gestire la propria ricchezza? Spendere ogni mese senza rispettare gli obiettivi… o peggio senza averli nemmeno stabiliti!

Paradossalmente se non stabilisci un obiettivo è più facile non rispettarlo e ritrovarsi a spendere più del previsto, pur senza innalzare veramente la qualità del nostro stile di vita!

Abituarsi a fare un minimo di programmazione degli obiettivi d’acquisto, serve a gestire meglio i propri soldi perchè non si ragiona più con il “limitato” stipendio mensile, ma con la cifra a disposizione annualmente!

Superate le prime difficoltà a gestire questi numeri più grandi, ci accorgiamo presto che, soprattutto nei momenti di “crisi” come quelli che tanti stanno attraversando, ragionare con prospettiva annuale è molto meglio e permette di evitare degli sprechi “invisibili” con la classica prospettiva mensile.

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Un ottimista realista non nega la difficoltà del momento, ma sa assumersi la responsabilità e sa concentrarsi sul futuro per trovare delle soluzioni. Facile o difficile che sia… è quello che dovremmo fare tutti!

Sebastiano Todero

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La verità secondo Vasco

In epoca di fake news il cantautore fiuta il tema.

Il rocker non è mai stato uno da certezze (nella foto Ansa, nel concerto a Roma l’11 giugno). Anzi, è uno che ha sempre coltivato il dubbio. Lo fa anche nella sua ultima canzone. È uscita oggi, si chiama «La verità», ma ci sono più punti di domanda che punti fermi. «Dov’è? Come si veste? Quanto costa? Che cos’è? Che faccia ha?», si chiede Vasco nel testo. «Queste sono le domande… tante… che la canzone fa. Naturalmente non dà risposte, unica cosa certa, si finisce sempre per sposare “una” verità», commenta Rossi in un messaggio indirizzato ai fan. Il brano parte come una classica ballad alla Vasco con chitarra acustica e un’atmosfera sospesa. «Si imbosca tra le nuvole/ Rimescola le regole/ Nessuno sa se viene o va». Pezzo sornione che poi cambia strada con il supporto di synth con un gusto anni Ottanta. Questi rubano spazio alle chitarre elettriche che a loro volta abbandonano le tendenze metal degli ultimi progetti. La verità, così ci racconta il ritornello, «arriva quando vuole», «non ha bisogno mai di scuse», a volte «è fatale» ma in fondo «la verità è che tutti possono sbagliare». La verità incrocia la sua strada con la libertà: «Si vietano gli alcolici/ proibizionismi isterici». Torna anche Raffaella Carrà con «Chi l’ha detto» inedito che anticipa l’album «Ogni volta che è Natale». Canzone natalizia, ma anche un occhio all’attualità: «C’è chi chiederà un lavoro fisso/ chi desidera solo le ferie/ chi si accontenta di quei quattro amici/ e chi un amico lo vorrebbe avere».

Leggi anche: Enrico Brignano dà un piccolo consiglio di sopravvivenza agli italiani

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Cambiamenti climatici: cosa stanno facendo le grandi città europee?

Barcellona accoglie il secondo incontro internazionale della rete delle città che lottano contro i cambiamenti climatici. Interviene anche il sindaco di Milano.

Questa settimana si sono celebrate le giornate: “C40 Talks: Cities Getting the Job Done”, che sono servite a diffondere i piani di azione che alcune città stanno sviluppando per mitigare e per adattarsi ai cambiamenti climatici.

Marius Carol, direttore del quotidiano “La Vanguardia”, ha introdotto le giornate: “In questo momento storico in cui la popolazione è concentrata nelle città, queste devono occuparsi dei problemi delle persone. Le città […] devono farsi carico della lotta contro i grandi problemi che dilagano sul pianeta, come i cambiamenti climatici. Le città producono l’80% delle emissioni che generano i cambiamenti climatici, quindi anch’esse devono guidare le soluzioni. Molte delle città del pianeta stanno già riducendo le proprie emissioni e se non si impegnano maggiormente è perché gli stati non glielo permettono”.

La sindaca di Barcellona, Ada Colau, ha commentato: “Molte delle sfide che le città affrontano superano la dimensione locale, sono globali; per questo le città lavorano in rete e condividiamo soluzioni e risorse. Siamo la pista sulla quale atterrano i problemi globali, ma anche quelle che applicano le soluzioni”.

Tra meno di un mese la Polonia accoglierà la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2018, e mancano solo sei mesi alle elezioni del Parlamento Europeo. A fronte di questo calendario, Colau propone che le politiche climatiche facciano parte dei programmi elettorali.

“A Barcellona abbiamo da poco presentato il “Plano Clima” con misure quali la riduzione di emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto al 2005 e l’aumento del verde urbano di 1,6 kmq come misura di adattamento. Le città stanno lavorando in rete e vogliamo che gli stati siano all’altezza del compito di lasciare un mondo migliore alle nuove generazioni”, afferma la prima cittadina di Barcellona. “Gli Stati potrebbero sviluppare molte azioni se mettessero in campo coraggio e azione politica”.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha commentato che la sua città è molto attiva riguardo all’azione climatica, la gestione dei rifiuti, la mobilità e le politiche alimentari urbane. “Milano, trovandosi in una pianura con poco vento, ha grandi problemi di contaminazione atmosferica; per questo siamo lavorando sulla riduzione dei veicoli. 20 anni fa avevamo 70 auto ogni 1000 abitanti, ora ne abbiamo 51 e vogliamo ridurle.

Nel 2013 abbiamo attivato l’area “C”: si tratta di uno spazio nel centro della città dove si deve pagare per entrare con un veicolo privato e abbiamo ottenuto una riduzione del 40% del traffico. Ora stiamo per lanciare la zona “B”, che limita l’ingresso in città ai veicoli diesel. Questo avverrà dopo il febbraio 2019. Stiamo anche migliorando il sistema di trasporto pubblico con la costruzione di 5 linee metropolitane. La città sarà coperta e l’aeroporto sarà collegato al centro città in soli 14 minuti. Stiamo comprando autobus elettrici, promuovendo le biciclette e il car sharing. La mentalità dei giovani sta cambiando: non vogliono avere un’auto, ma condividerne l’uso.

Per quanto riguarda i rifiuti ricicliamo il 60%. Abbiamo un accordo con i ristoranti che donano gli avanzi di cibo ai bisognosi e così pagano meno tasse. Alla fine di ottobre avevamo una temperatura di 28 gradi e i cittadini di Milano stanno comprendendo che dobbiamo affrontare i cambiamenti climatici o la situazione diventerà critica”. “Ora è il momento di agire. Abbiamo un problema e non è un problema degli altri”.

Il sindaco di Atene Giorgios Kaminis ha affermato che anche in una situazione di crisi come quella di Atene è essenziale affrontare i cambiamenti climatici, in quanto colpisce soprattutto i più svantaggiati. Dal consiglio comunale è stata sviluppata un’applicazione per i telefoni cellulari per avvertire la popolazione delle ondate di calore affinché si rechi in luoghi freschi a cui ha accesso, o in aree verdi. Ci sono anche seri problemi di incendio. “Le città europee hanno due gravi problemi: i cambiamenti climatici e la migrazione e gli stati non stanno dando risposte, quindi noi dalle città dobbiamo agire perché siamo i più colpiti”, ha dichiarato Kaminis. E aggiunge: “Leggete i recenti annunci del Gruppo Intergovernativo di Esperti sui Cambiamenti Climatici (IPCC) sull’assunzione del rischio”.

Il sindaco di Berlino Michael Müller ha commentato che sono riusciti a ridurre le emissioni attraverso vari strumenti. Hanno sei società immobiliari metropolitane, una società pubblica che si dedica alle energie rinnovabili per l’edilizia abitativa e nell’ambito della mobilità stanno lavorando per introdurre l’auto elettrica, “anche se le grandi case automobilistiche del paese non l’hanno presa sul serio”, dice. L’ambiente e il clima rappresentano una questione trasversale e in ogni ministero di Berlino hanno bilanci applicati al cambiamento. “La politica ambientale non deve essere ridotta alle azioni dell’amministrazione, la cittadinanza dovrebbe vederne i risultati”.

La sindaca di Barcellona ha spiegato che il “Piano Clima” di Barcellona mette l’accento sulla giustizia climatica, dal momento che le grandi emissioni di gas si verificano nei paesi ricchi e il clima colpisce i paesi poveri e le popolazioni con meno risorse e più vulnerabili del pianeta anche all’interno delle nostre città.

 

Articolo di Pilar Paricio pubblicato originariamente su Pressenza e riprodotto su licenza CC BY 4.0

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Gomme invernali: 5 consigli per risparmiare e viaggiare sicuri

Quando si guida uno degli aspetti fondamentali è avere cura della sicurezza della propria auto allo scopo di proteggere se stessi e gli altri. Le statistiche registrano un drastico calo di incidenti stradali e vittime della strada, sia nel nostro Paese che in tutta Europa. Merito delle politiche e degli obiettivi adottati a livello europeo, tra cui l’introduzione della patente a punti, del controllo della velocità con il Tutor, delle normative relative alla revisione dei veicoli e così via. Uno degli aspetti di cui puoi occuparti personalmente, di fondamentale importanza, è la manutenzione dalla tua auto e, con l’avvicinarsi della stagione fredda, della sostituzione delle gomme estive con le gomme invernali.

Sebbene la legge preveda la possibilità di tenere a bordo le catene da neve, in luogo del montaggio delle gomme invernali, accostarsi al bordo della strada per installare le catene può rappresentare un disagio per te e per gli altri automobilisti, e soprattutto un pericolo. Dall’altra parte, acquistare gli pneumatici invernali presso i negozi specializzati può avere un costo molto elevato. Una soluzione per evitare di spendere somme esagerate è acquistarli online, comparando i prezzi delle varie marche (l’assortimento è sempre vastissimo, dalle marche più economiche a quelle più prestigiose). Il risparmio può superare anche il 50% a parità di marca e misura rispetto ai punti vendita fisici e la consegna può essere fatta direttamente presso le officine convenzionate, normalmente ben distribuite su tutto il territorio nazionale, oppure presso il tuo domicilio senza costi aggiuntivi.

L’acquisto di pneumatici su internet comporta anche altri vantaggi: si può usufruire della consulenza degli esperti a cui si possono richiedere informazioni approfondite e avere consigli sui giusti pneumatici da acquistare per la propria auto in base alle proprie esigenze, o consultare le migliaia di recensioni degli utenti.

Le gomme invernali devono essere efficaci e garantire sicurezza non solo sulla neve, ma anche sulla strada bagnata e si differenziano dagli pneumatici estivi per la differente composizione della mescola e un disegno del battistrada che garantisce maggiore aderenza al suolo e un maggior controllo del veicolo quando l’asfalto ha una temperatura inferiore ai 7° ed è umido o bagnato.

Il codice della strada prevede l’uso obbligatorio delle gomme invernali dal 15 novembre al 15 aprile in tutta Italia. In alternativa è consentito avere a bordo le catene da neve. Il mancato rispetto di questa norma comporta non solo sanzioni pecuniarie, ma in caso di comportamento reiterato o guida pericolosa, anche la perdita di punti della patente.

Ecco infine 5 consigli per viaggiare sicuri anticipando l’inverno e prevenire il rischio di incidenti:

  1. sostituire per tempo gli pneumatici estivi con gomme invernali. Quando la temperatura esterna raggiunge i 7°C è il momento giusto. Non aspettate i primi fiocchi di neve per sostituire le gomme: i gommisti avranno lunghe code e non è detto che quando tocca voi troviate la vostra misura.
  2. Sostituite sempre tutti e quattro i pneumatici con lo stesso tipo.
  3. Misurate regolarmente la pressione delle gomme quando sono fredde (controllate anche la ruota di scorta).
  4. Quando guidate su strade bagnate, innevate o ghiacciate adattate la velocità alle condizioni stradali e al carico del veicolo, e aumentare le distanze di sicurezza.
  5. Evitate quanto più possibile manovre brusche con lo sterzo e i pedali e, se potete, fate un test di frenata con i vostri nuovi pneumatici in un tratto di strada completamente libera quando è bagnata o innevata, per vedere come si comporta la vostra auto con le nuove gomme e qual è la nuova distanza di arresto.

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Michelle Obama si racconta: “Becoming – la mia storia”

L’autobiografia intima e appassionante della ex-first lady degli Stati Uniti che ha ispirato il mondo.

“Nella mia vita, finora, sono stata avvocato, dirigente di un ospedale e direttore di un ente non profit che aiuta i giovani a costruirsi una carriera. Sono stata una studentessa nera della working class in un costoso college frequentato in prevalenza da bianchi. Sono stata spesso l’unica donna e l’unica persona afroamericana presente nella stanza, in molte stanze diverse. Sono stata moglie, neo-mamma stressata, figlia lacerata dal dolore del lutto. E, fino a non molto tempo fa, sono stata la first lady degli Stati Uniti d’America, un lavoro che ufficialmente non è un lavoro, ma che mi ha offerto una tribuna che mai avrei immaginato. Mi ha stimolato e mi ha reso umile, mi ha tirato su il morale e abbattuto, a volte nella stessa circostanza”

Si intitola “Becoming – La mia storia” il nuovo libro di Michelle Obama, tradotto in 25 lingue e uscito contemporaneamente ieri in tutto il mondo.

Racconta della donna, della madre, della First Lady: un ritratto a tutto tondo, teso a mostrare la fragilità della condizione umana e la forza che l’amore può muovere.

L’incontro con Barack, la crescita delle figlie, il rapporto ambivalente con la politica. Tutto questo e molto altro. Edizione Garzanti.

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Riqualificare casa in modo green è una questione di….cuore

Il patrimonio edilizio italiano ha un gran bisogno di una riqualificazione energetica. L’80% degli stabili residenziali oggetto di compravendita appartiene alle classi energetiche più scarse, ovvero E, F e G. Solo di quest’ultima ne fa parte il 56% del totale.

Il progetto Heart, che significa sì “cuore” ma è l’acronimo di Holistic energy and architectural Retrofit Toolkit e si propone di riqualificare in chiave green gli edifici, Foto Pixabay

Per portare le abitazioni energivore a una classe decisamente più virtuosa occorre operare in deep retrofit, ovvero interventi che vanno a riqualificare in modo profondo il costruito. Ma c’è modo e modo di realizzarli: per contare su risparmi non solo nei consumi ma anche nei tempi di realizzazione è nato il progetto europeo Heart, guidato dal Politecnico di Milano che intende operare in maniera olistica e integrata, contando sull’apporto della tecnologia più avanzata, per risparmiare fino all’80% dei consumi e veder realizzare l’intervento con tempi inferiori del 30% rispetto alle tempistiche tradizionali. Non solo: è pensato perché si possa rientrare nell’investimento entro 15 anni, ossia un tempo decisamente sostenibile.

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Parigi: 3 anni dopo gli attacchi terroristici del 13 novembre

Il 13 novembre 2015 Parigi fu investita da una serie di attacchi terroristici, tra cui quello più noto del Bataclan. La redazione di BuoneNotizie.it si trovava a Parigi in occasione del Transformational Media Summit, un evento internazionale dedicato al giornalismo costruttivo: un approccio emergente che focalizza le notizie sulle possibili soluzioni ai problemi, e non solo sulla breaking news del momento. E così ne abbiamo approfittato realizzando una serie di articoli da un punto di vista decisamente diverso…

La redazione di BuoneNotizie.it, in diretta da Parigi

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