BuoneNotizie.it

Dormire tanto fa bene? Lo svela una ricerca sulla qualità del sonno

Se lo chiedono in molti: dormire tanto fa bene? Un sonno troppo corto (o troppo lungo) non è considerato «alleato» della salute. L’ideale sarebbe dormire tra le sei e le otto ore a notte.

Il messaggio è rivolto soprattutto agli uomini di mezza età: chi dorme non più di cinque ore a notte, convive con una probabilità più alta di essere colpito da un evento cardiovascolare rispetto a coloro che invece riposano il giusto: ovvero tra le sei e le otto ore, quotidianamente. «Soprattutto a chi è più impegnato, dormire può apparire come una perdita di tempo – afferma Moa Bengtsson, ricercatrice dell’Università di Goteborg, che all’ultimo congresso europeo di cardiologia ha presentato uno studio condotto per ventun anni su quasi ottocento uomini di cinquant’anni. – Ma in realtà stiamo parlando di un’azione che contribuisce a determinare uno stile di vita salutare, così come la dieta e l’attività fisica».

L'articolo Dormire tanto fa bene? Lo svela una ricerca sulla qualità del sonno è tratto da BuoneNotizie.it.

Meno traffico grazie a droni, sensori e auto intelligenti

La mobilità del prossimo futuro sarà all’insegna di veicoli elettrici o ibridi, con le stesse case automobilistiche in prima fila contro le emissioni di CO2 e prototipi tutto sommato realistici di auto zero emission. Tutti veicoli che parleranno sempre più il linguaggio dell’hi-tech e saranno sempre più intelligenti. Ma resta il problema del numero di questi veicoli che circolano sulle nostre strade.

Traffico, ingorghi, stress persone in coda per ore. Anche su questo fronte gli esperimenti sono molteplici, soprattutto nei centri abitati ad alta densità di popolazione (e di veicoli), in quelle città che sognano di diventare davvero smart city. Il problema del traffico, anche non considerando la questione inquinamento, è complicato da risolvere.

La soluzione più scontata sarebbe quella di costruire nuove strade per uno scorrimento più fluido dei veicoli, ma non sempre la morfologia del territorio lo consente, oppure semplicemente non c’è spazio. Suggerire alle persone di scegliere la bicicletta o di andare a piedi non è sempre possibile, quindi che fare? Potrebbero salvarci la tecnologia e le stesse automobili.

La rivoluzione della “bici scatola”

Dette anche Cargo Bike, in Nord Europa fanno già tendenza

Hanno un cassone davanti per trasportare oggetti o bambini: in città potrebbero tranquillamente sostituire le auto.

In Italia non se ne vedono molte, ma in Danimarca spopolano, e nei Paesi Bassi sono diventate addirittura uno status symbol. Parliamo delle Cargo Bike, in olandese “bakfiets”, letteralmente bici scatola, ma è più giusto chiamarle “bici da carico”. Si tratta di biciclette o più spesso tricicli con un cassone sul davanti (largo e lungo circa 90 cm) che permette il trasporto di oggetti, anche pesanti, e persone, soprattutto bambini.

Sono molto diffuse in Danimarca e Olanda, e in crescita in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Inizialmente erano state concepite per un uso professionale, ottime per trasportare generi alimentari ma anche strumenti per il lavoro (imbianchini, fabbri, artigiani, addetti alle pulizie). “Se fossi uno studente e volessi traslocare, ne affitterei una per trasportare le mie cose. Non hai bisogno di un’auto per farlo”, spiega al “The Atlantic” Wouter van Gent, geografo urbano all’università di Amsterdam specializzato in processi di gentrificazione (trasformazione urbanistica e socio-culturale di un quartiere popolare in zona abitativa di pregio).

Oggi vengono usate per trasportare i bambini a scuola o al parco

La lettera che non ti aspetti di un sacerdote al New York Times contro l’ondata mediatica sugli abusi

“Sono un semplice sacerdote cattolico. Mi sento felice e orgoglioso della mia vocazione. Vivo da vent’anni in Angola come missionario”. Inizia così la lettera che il missionario salesiano uruguayano, Martín Lasarte, ha inviato al New York Times.

“Vedo in molti mezzi di informazione, soprattutto nel vostro giornale, l’ampliamento del tema dei sacerdoti pedofili, con indagini condotte in modo morboso sulla vita di alcuni sacerdoti. Così si parla di un caso in una città negli Stati Uniti negli anni ‘70, di un altro nell’Australia degli anni ‘80, e così a seguire di altri casi più recenti… Certamente tutti questi casi sono da condannare! Si vedono alcuni articoli giornalistici misurati ed equilibrati, ma anche altri pieni di preconcetti e persino di odio.

Il fatto che persone, che dovrebbero essere manifestazioni dell’amore di Dio, siano come un pugnale nella vita di innocenti, mi provoca un immenso dolore. Non esistono parole che possano giustificare tali azioni. E non c’è dubbio che la Chiesa non può che schierarsi a fianco dei più deboli e dei più indifesi. Pertanto ogni misura che venga presa per la protezione e la prevenzione della dignità dei bambini sarà sempre una priorità assoluta.

Tuttavia, incuriosisce la disinformazione e il disinteresse per migliaia e migliaia di sacerdoti che si spendono per milioni di bambini, per tantissimi adolescenti e per i più svantaggiati in ogni parte del mondo!

Nella lettera padre Lasarte esprime tutto il suo disappunto di fronte all’ondata mediatica sollevata dagli abusi di pochi sacerdoti, ed esprime sorpresa per lo scarsissimo interesse che suscita nei media il lavoro quotidiano di migliaia e migliaia di altri presbiteri.

“Tuttavia, incuriosisce la disinformazione e il disinteresse per migliaia e migliaia di sacerdoti che si spendono per milioni di bambini, per tantissimi adolescenti e per i più svantaggiati in ogni parte del mondo! Ritengo che al vostro mezzo di informazione non interessi che io nel 2002, passando per zone minate, abbia dovuto trasferire molti bambini denutriti da Cangumbe a Lwena (in Angola), poiché nè se ne occupava il governo, nè le ONG erano autorizzate. E neanche vi importa che io abbia dovuto seppellire decine di piccoli, morti nel tentativo di fuggire dalle zone di guerra o cercando di ritornare, nè che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone in Messico grazie all’unica postazione medica in 90.000 Km2, e grazie anche alla distribuzione di alimenti e sementi. Non vi interessa neppure che negli ultimi dieci anni abbiamo dato l’opportunità di ricevere educazione ed istruzione a più di 110.000 bambini…”

Il testo prosegue raccontando l’opera silenziosa a favore dei più sfortunati svolta dalla maggioranza dei sacerdoti, che però “non fa notizia”.

 

“Insistere in modo ossessivo e persecutorio su un tema, perdendo la visione di insieme, crea realmente caricature offensive del sacerdozio cattolico e di questo mi sento offeso. – conclude il missionario – Giornalista: cerca la Verità, il Bene e la Bellezza. Tutto ciò la renderà nobile nella sua professione. Chiedo solo questo…”.

Ciò che sorprende è che la lettera fu scritta e inviata al quotidiano nel 2010. Non ha mai ottenuto risposta.

A dimostrazione del fatto che le notizie funzionano come vere e proprie ondate mediatiche, al solo scopo di attirare i lettori ma senza mai fornire il quadro completo della situazione che si racconta. Come si suol dire, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Le recenti dichiarazioni di Papa Francesco contro i preti pedofili hanno riacceso il dibattito sui giornali, ma sempre e solo al negativo.

Meno ruote, più rotaie: ecco come incentivare il trasporto su rotaie

L’idea è geniale: un vagone ferroviario con una pedana da cui camion e autobus possono salire e scendere in totale autonomia. Il treno viaggia trasportando i mezzi con meno inquinamento e traffico sulle strade, meno usura dei mezzi, maggiore sicurezza.

Il vagone si chiama Flexiwaggon, è prodotto dall’azienda svedese Flexiwaggon AB e importato in Italia da Greenova Italia. L’autista del mezzo pesante può fare tutto da solo, paga con carta di credito, riceve un telecomando con cui estrae la pedana, ci sale con il camion e la fa rientrare. Un computer avvisa la motrice del treno dell’operazione in corso. All’arrivo estrae la pedana dal lato opposto a quello da cui è salito, scende e se ne va. Nessuna manovra, nessuna retromarcia, circa 7 minuti il tempo necessario a fare tutto. E non servono nemmeno particolari infrastrutture ferroviarie per la salita/discesa dei mezzi.

Qualche dato sul trasporto merci su gomma. Secondo un comunicato stampa di Greenova Italia le merci su gomma in Italia costituiscono l’80% di tutti i trasporti, contro il 73% della media europea e citano un recente articolo del Messaggero a firma di Andrea Giuricin. Un Dossier dell’Ansa parla di una media europea del 71,1% e conferma…

Michael Jackson: 3 cose che non sai del mito che voleva cambiare il mondo con la musica

Oggi avrebbe compiuto 60 anni. A quasi 10 anni dalla sua scomparsa il re del pop è vivo più che mai.

Si celebra oggi con grandi festeggiamenti il 60esimo anniversario della nascita di Michael Jackson, un mito davvero intramontabile che ha saputo incantare milioni di fan in tutto il mondo con la musica, il suo modo di ballare e le scenografie dei suoi concerti. Michael Jackson ha detenuto per quasi 40 anni il record del disco più venduto nella storia della discografia, Thriller, con 110 milioni di copie vendute dalla sua prima uscita (era il 1982).

Un personaggio ai limiti dell’incredibile, a volte controverso, cosa che ha contribuito non poco a renderlo famoso, come il desiderio di cambiare il colore della sua pelle, l’ambiguità della sua sessualità, le controversie con chi lo accusava di pedofilia e altre stravaganze, come quella di avere un enorme parco divertimenti tutto per sé nel giardino di casa sua. Tutti aspetti che, per certi versi, lo hanno immeritatamente consegnato alle cronache del tempo, e ingiustamente condannato, spesso per l’interesse o l’opportunismo di qualcun altro.

Infatti non tutti sanno che il vero motivo per cui Michael Jackson voleva diventare bianco era la vitiligine, una malattia della pelle che fa comparire delle evidenti macchie chiare a causa della perdita di melanina, come dichiara lui stesso nella autobiografia Moonwalk. Fu accusato di razzismo da coloro che non erano suoi fan, non conoscendo un problema che il cantante aveva cercato di tenere nascosto a lungo.

I mass-media marciarono prepotentemente sulle sue esuberanze e le sue controversie, fino ad accanirsi a volte con cattiveria, come in occasione dello scandalo che vide il cantante accusato di pedofilia verso un bambino. Michael Jackson rimase talmente sconvolto dalla vicenda (fu torturato dalla polizia) da decidere di accettare il pagamento di un risarcimento pur di essere lasciato in pace (cosa che si rivelò un grave errore poiché il gesto venne interpretato come un’ammissione di colpa). Il padre del bambino poi confessò di aver architettato tutto solo per ottenere del denaro.

Michael Jackson è stato un artista di grandissimo talento, anche grazie al padre Joe che lo ha instradato insieme ai suoi fratelli verso la carriera musicale fin da bambino, costringendolo ad esercitarsi e a dedicarsi alla musica a volte anche con metodi crudeli. Non erano rare infatti le punizioni e le percosse che quelli che divennero inizialmente famosi come i Jackson 5 dovevano subire dal padre, anche lui musicista. Fu questo uno dei motivi che constrinse Michael Jackson a diventare quel personaggio controverso, l’eterno bambino, che tutti abbiamo conosciuto, essendo stato privato della sua infanzia che spetta a un bambino normale, giocando e passando il tempo libero con i suoi amici, e non calcando i palcoscenici e gli studi di registrazione fin da giovanissimo. Il suo primo singolo, Big Boy, fu infatti inciso all’età di soli 6 anni.

Oggi resta un mito, scomparso prematuramente come tutti i miti, quasi fosse un destino ineluttabile. Un artista che con la sua musica ha cercato di cambiare il mondo. Lo testimoniano i testi e i video-clip di canzoni famosissime come Man in the Mirror, Heal The World, They Don’t Care About Us, We Are The World e moltissime altre, che hanno commosso e mobilitato i fan di tutto il mondo verso il rispetto del nostro pianeta, i diritti umani, la fame nel mondo e la grandezza di tutti gli esseri umani (che nascono puri e poi finiscono per essere corrotti dalla società).

A noi non resta che celebrarlo così, ricordando non solo la sua musica, i suoi balli e le sue stravaganze, ma il messaggio di amore e di pace che ha portato nel mondo…

La top 5 delle città dove celebrare il tuo anniversario in Italia

Stai per celebrare il tuo anniversario e vuoi creare un’atmosfera unica da dedicare alla tua donna? Hai raggiunto la ragguardevole cifra dei 20 anni di matrimonio o di più e hai deciso di realizzare il sogno di tua moglie di vedere una città magica? L’Italia è un Paese ricco di cultura, di storia, della buona tavola e degli ottimi vini.

Scegliere una città su tutte non è facile perché c’è l’imbarazzo della scelta ma ne abbiamo selezionate 5 che rappresentano per diverse ragioni dei must da vedere.

1- Roma

Potrebbe sembrare banale ma la capitale italiana è davvero una meta ricca di bellezze da visitare, dal Colosseo al Pantheon, dalla Fontana di Trevi ai Fori Imperiali. Lascia che la tua donna abbia un ricordo indimenticabile durante la scoperta di questa città e regalale un mazzo di fiori che suggelli il vostro anniversario. E se cerchi un fioraio a Roma, il negozio online per la vendita dei fiori Lolaflora, assicura un eccellente servizio di consegna su qualsiasi tipo di confezione, con una qualità impeccabile e di classe.

2- Milano

Se la tua dolce metà ama tutto quello che è contemporaneo, allora puoi sicuramente optare per Milano. Città metropolitana e internazionale, dalle mille mode e tendenze, dai locali trendy ai negozi per ogni tasca. Milano merita una visita della Galleria Vittorio Emanuele, di Piazza San Babila, del Castello Sforzesco, solo per fare alcuni esempi.

3- Bologna

Questa città dell’Emilia Romagna è un connubio tra storia e folklore. È la città dove si può visitare la suggestiva Piazza Maggiore o la Torre degl Asinelli. E se vuoi dare un tocco in più a una giornata che vuoi rendere davvero speciale, rivolgiti a chi nella consegna di fiori è un esperto. Oltre a Interflora a Bologna puoi utilizzare l’eccellente servizio di Lolaflora che per la consegna e il confezionamento dei fiori non è secondo a nessuno, sia per il gusto che per la qualità.

4- Venezia

Forse una delle città più suggestive al mondo, con i suoi ponti e canali, con le gondole e quell’atmosfera un po’ retro che conferiscono a Venezia la palma di città romantica e poetica. Hai mai pensato a un giretto in gondola, che inizia con la consegna di un fiore? Sai che effetto potrebbe fare sulla donna che ami? Probabilmente è un gesto che la legherebbe a te per tutta la vita. Venezia, un fiore e le stelle e l’amore sboccia con passione.

5- Napoli

Il mare, la patria della pizza, la gente sempre sorridente, la musica e le tante piazze popolate a ogni ora del giorno e della notte. Napoli sa regalare la magia, l’originalità, il sano divertimento di una passeggiata sul lungomare o le forti emozioni quando ci si sofferma in ammirazione di fronte alla vista del Cristo Velato che lascia tutti a bocca aperta. Potrai passeggiare lungo la Riviera di Chiaia, passando attraverso il Castel dell’Ovo, potrai ammirare il Maschio Angioino o la Certosa di San Martino.

 

articolo sponsorizzato

La Vespa Elettrica in produzione a settembre

Il gruppo Piaggio avvierà a settembre la produzione di Vespa Elettrica. La declinazione elettrica dello scooter più famoso e amato al mondo nascerà nello storico stabilimento di Pontedera, in provincia di Pisa, dove Vespa vide la luce nella primavera del 1946. I primi esemplari saranno prenotabili a inizio ottobre, solamente online. Il prezzo sarà allineato alla fascia alta della gamma Vespa (300 cc, quindi intorno ai sei mila euro) attualmente commercializzata. Vespa Elettrica sarà quindi gradualmente immessa sul mercato a partire da fine ottobre per raggiungere la piena commercializzazione a novembre.

Il tutto in concomitanza con il salone di Milano Eicma 2018, cominciando dall’Europa per poi essere estesa a Stati Uniti ed Asia a partire da inizio 2019. Vespa Elettrica sarà predisposta per adottare nel prossimo futuro soluzioni attualmente in fase di sviluppo per Gita, il robot in realizzazione a Boston da Piaggio Fast Forward (e che entrerà in produzione a inizio 2019), quali sistemi di intelligenza artificiale con comportamenti adattivi e sensibili a ogni input da parte del conducente.

Come risparmiare sulla spesa: ecco i trucchi al supermercato

In tempo di crisi andare al supermercato può essere una esperienza “difficile” e oggi cerchiamo di capire se ci può essere qualcosa per sentirci un po’ più ottimisti. Le nostre decisioni d’acquisto non sono sempre così “libere” come sembra e, spesso, siamo indotti a comprare anche quello che non ci serve: conoscere alcuni meccanismi di condizionamento ci aiuta a scegliere meglio e risparmiare sulla spesa.

Sono certo che ne hai già sentito parlare: i supermercati sono disseminati di stimoli persuasivi che ci inducono a fare la spesa come vogliono “loro” e non come vogliamo noi. Lo scopo di questo insieme di tecniche è solo uno: farci spendere più del necessario e quindi guadagnare di più!

Leggi anche: Perdono entrambi il lavoro, ma si reinventano con il couponing

Se la vediamo dal loro punto di vista è anche “corretto”: cercano di fare il loro interesse e usano la comunicazione a loro vantaggio. In tempi normali questo leggero condizionamento non ci disturba, ma quando sarebbe meglio risparmiare anche pochi euro è bene conoscere questi “trucchi” e saperli evitare.

Ma quali sono questi “trucchi mentali” usati per farci spendere di più?
Un classico trucco è quello di posizionare certi prodotti molto ricercati (come le uova o lo zucchero) in luoghi semi-nascosti, in modo tale che per trovarli si debba fare un bel giretto di tutto il supermercato e così essere maggiormente esposti alle “tentazioni”, facendoti acquistare qualcosa più del previsto.

Nelle corsie i prodotti che dovrebbero essere venduti di più sono messi alle altezze più comode e più in vista, mentre quelli più economici sono messi in alto o in basso, dove più difficilmente “cade” lo sguardo (e dove sono più scomodi da raggiungere).

Il più mentale dei trucchetti è quello del prezzo finale rispetto al prezzo al chilo: si espongono due prodotti simili, chiamiamoli A e B, ma che hanno prezzi molto diversi e si presentano in formati diversi. Ad esempio A costa 10€ al chilo mentre B ne costa 15 e quindi è più caro del 50%. Per far apparire che B sia meno caro di A, si presenta una confezione di B da 75 grammi che quindi costerà 1,12€, mentre la confezione di A la si presenta da 125 grammi e quindi al prezzo di 1,25€. Dato che il prezzo scritto in grande è quello finale, noteremo che A costa 1,25€ mentre il prodotto B “solo” 1,12€, invitandoci a prendere quello (pensando anche di risparmiare sulla spesa), senza renderci conto che in realtà abbiamo preso comunque un prodotto del 50% più caro!

Leggi anche: Risparmiare sulla benzina: arriva l’App del Mise

Altro vecchio trucco è quello di mettere prodotti golosi e di piccolo prezzo davanti alle casse, in modo che i bambini li vedano, li chiedano insistentemente e le mamme (magari per non farli piangere) siano costrette a comprare. Alle volte si tratta di una piccola cifra, 1 o 2 € in più, ma che su una spesa complessiva di 20€ rappresenta pur sempre un 10% extra!

In effetti pare proprio che lo scopo basilare di tutti questi trucchi mentali sia quello di farci spendere da un 10 ad un 20% in più del dovuto, che per il supermercato di turno rappresenta sicuramente un obiettivo ottimistico!!

Oltre a questi “trucchi mentali” ci sono altre tecniche con cui è possibile manipolare le scelte e da un punto di vista completamente diverso ne ho parlato anche in questo articolo dedicato alle ipotesi di condizionamento mentale.

In linea di massima, conoscere un po’ di questi argomenti può aiutarci a spendere meno e alle volte la sola consapevolezza è più che sufficiente. Nello specifico dei 4 trucchi che abbiamo illustrato, si possono annullare così:

1) se non sai dove sono le uova o lo zucchero (o se li hanno spostati), chiedi immediatamente al personale dove sono e non girare a vuoto,
2) controlla le etichette dei prodotti più in basso e se fai fatica a chinarti chiedi aiuto al personale,
3) guarda sempre il prezzo al chilo che per legge deve essere indicato nell’etichetta sullo scaffale e se non è chiaro fatti spiegare come è scritto,
4) se fai la spesa con i bambini piccoli, portati da casa delle caramelle ma soprattutto abituali che il tuo NO va rispettato!

Leggi anche: Buone notizie per chi vuole risparmiare sulla spesa, comprando on-line

Insomma, possiamo essere più ottimisti per le nostre spese? Se da domani ci fosse uno sconto generale del 10% lo saresti? Credo di sì.

Sebastiano Todero

Leggi anche: 

Abbattere i costi delle auto elettriche con i gruppi d’acquisto

Risparmiare sull’assicurazione dell’auto con il car sharing

Connessione a internet da casa? Sì, ma guardando al risparmio

Strisce blu, niente multa per chi sosta oltre l’orario pagato

Lettera redditometro, contestarla è possibile: ecco come si fa

Per soldi o per felicità? Ce lo spiega la scienza [video]

Immaginate che la vostra dolce metà vi abbia invitato a cena. Tutti i manicaretti che preferite sono nel piatto, preparati con amorevole cura. Un vino d’annata accompagna la vostra libagione, scelto anch’esso con grande attenzione. Le casse diffondono la vostra canzone. Ogni particolare non è lasciato al caso: pure un menu, scritto a mano, porta in calce la vostra poesia preferita di Garcia Lorca.Vi rilassate davanti a un delizioso passito (quello del vostro primo appuntamento) e, godendovi ancora la magia del momento, esclamate: “Tesoro, quanto ti devo per tutto questo? 100 euro bastano?”, allungando sciaguratamente la mano sul portafogli.

Mentre è assai probabile che, in una scena simile, si passi rapidamente dalle pagine di un Harmony al finale agghiacciante di uno splatter, la questione non è così banale come sembra, anche da un punto di vista scientifico. E interessa molto i ricercatori che si occupano, sperimentalmente, di capire cosa ci rende felici e come (ce ne siamo occupati in questo articolo). Infatti, ciascuno di noi, volente o nolente, vive in una sorta di doppia dimensione: una dominata da norme e convenzioni sociali, un’altra regolata invece dal mercato.

La prima, per capirci, è quella dei beni relazionali: quando facciamo qualcosa per qualcuno (fosse anche tenere la porta a uno sconosciuto), lo facciamo senza necessariamente aspettarci un’immediata remunerazione. Ciascuno di noi esce soddisfatto dall’episodio di gentilezza appena vissuto, proprio perché si è nell’ambito delle norme sociali.
La seconda dimensione, invece, attiene a tutti gli scambi per cui acquistiamo o vendiamo qualcosa a fronte di un prezzo, che concluda e sancisca lo scambio. Il problema sta nel fatto che, spesso, questi due mondi paralleli si intersecano. E bisogna stare attenti agli effetti di una tale sovrapposizione.

Leggi anche: Il tempo è denaro. E’ davvero così?

Prendete il caso di un giovane che corteggia una ragazza: ci esce una, due, tre e quattro sere di fila. Le offre tutto senza fiatare ma, dopo l’ultima uscita, e senza nemmeno avere ottenuto il classico bacio sotto l’uscio, si permette di rivendicare il ‘costo’ monetario sostenuto per l’operazione seduction. Il terribile riferimento alla dimensione monetaria, con tutta probabilità, si tradurrà nell’irreparabile fallimento dell’approccio. Di nuovo, cosa c’entra tutto questo con la ricerca scientifica? C’entra eccome!

Ariely e Heyman hanno fatto un esperimento molto interessante con gli studenti di un’università americana. Dopo averli divisi in tre gruppi, hanno chiesto a ciascuno degli studenti di compiere un esercizio molto semplice: posti davanti a un computer con l’immagine di un cerchio e di un quadrato sullo schermo, i soggetti dell’esperimento avrebbero dovuto spostare il cerchio all’interno del quadrato quante più volte possibile in 5 minuti. A cambiare, per i 3 diversi gruppi (trattamenti), era l’incentivo utilizzato: un gruppo di persone riceveva, infatti, 5 dollari all’ingresso in classe; un gruppo riceveva, invece, 50 centesimi; l’ultimo, infine, doveva realizzare l’esercizio senza alcuna ricompensa (come se si trattasse di un favore). In questo modo, insomma, si è cercato di riprodurre artificialmente la situazione delle norme di mercato e delle convenzioni sociali.

Leggi anche: A Napoli arriva il “taxi della felicità”

I risultati dell’esperimento sono stati assai interessanti: per i gruppi che ricevevano un pagamento, come c’era da aspettarsi, i più pagati trascinavano mediamente il cerchio nel quadrato 159 volte, mentre i meno pagati lo facevano solo 101 volte. Il terzo gruppo, invece, senza alcuna ricompensa prevista per lo svolgimento della stessa attività, ha dato luogo al risultato più sorprendente: ben 169 cerchi trasportati dentro il quadrato.

Le possibili implicazioni di un simile gioco non sono affatto banali poiché, spesso, si tende a trascurare la motivazione intrinseca delle persone a compiere determinate azioni, che non sono sempre e soltanto dominate dall’interesse personale ma, assai più volentieri, dal piacere e dal significato attribuito a un’azione stessa.

Per approfondire: Heyman, J. e Ariely D., Effort for Payment: A tale of Two Markets, “Psychological Science”, vol. 15, 2004, pp. 787-793

Luciano Canova

Potrebbe interessarti anche: Esercizio fisico e felicità, benessere che dura negli anni

Chiedimi se sono felice. Com’è cambiato il senso della parola “felicità” nel corso della storia

L’isola che non c’era… è di plastica, ed è sul Lago di Iseo

Tutto è iniziato con un progetto di Alternanza Scuola-Lavoro per realizzare un prototipo dell’isola in bottiglie di plastica riciclata ad opera di 22 giovani studenti di Lovere, sul lago di Iseo.

Scrivono i ragazzi di Lovere: “Siamo i ragazzi della IVBS del Liceo Scientifico di Lovere, quelli che hanno inventato, insieme a Jacopo Fo della Libera Università di Alcatraz, il progetto “L’isola che non c’era”, con cui vogliamo sensibilizzare le persone del Lago d’Iseo sul tema del riciclo e alla riduzione dell’inquinamentoNon ci sembra vero che il progetto sia cominciato e che il nostro sogno si stia concretizzando! Siamo in 22, più gli sponsor e la scuola, e quindi l’Isola che non c’era ci sarà!”.

Il progetto consiste nella progettazione e realizzazione di un’isola artificiale, galleggiante su migliaia di bottiglie di plastica riciclate, con installato sopra un impianto di fitodepurazione delle acque, ispirandosi ai progetti realizzati da Bruce Kania e Richart Sowa (cercate in rete “Joyxee Island”).

 

Dormire con il cellulare o il Wi-fi acceso fa venire il cancro?

È un «tormentone» che a volte ritorna. Se la prudenza è d’obbligo, specie quando non costa nulla, l’esperto spiega cosa ha appurato finora la scienza

Dopo circa 20 anni di indagini, gli esperti hanno raccolto poche evidenze: per questo motivo i campi elettromagnetici sono stati classificati solo come «possibilmente cancerogeni per l’uomo» dall’Organizzazione Mondiale di Sanità tramite la sua Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) di Lione, in quanto il complesso degli studi non ha dimostrato un nesso di causa-effetto tra l’uso di telefonini e l’insorgenza di tumori. Eppure un giudice del lavoro a Firenze ha condannato l’Inail a corrispondere una rendita da malattia professionale a un addetto alle vendite che per motivi di lavoro ha trascorso per oltre 10 anni 2-3 ore al giorno al telefono e al quale è stato diagnosticato un tumore benigno all’orecchio. E diversi studiosi sollecitano le autorità a valutare meglio i rischi legati ai cellulari.

Vado a vivere su un castagno (in un villaggio di case sugli alberi, ovviamente!)

Nella riserva naturale dei Monti Pelati, nel Canavese, a una cinquantina di km da Torino, c’è un ecovillaggio molto particolare. Sono tutte case sugli alberi di castagno a 7 metri di altezza.

E’ il primo villaggio “arboricolo” d’Italia, i lavori sono iniziati nel 2002, e non è un posto da eremiti o figli dei fiori. E’ abitato da professionisti e manager ed è dotato di tutti i confort: tv, internet, telefono. Le case sono realizzate in legno con le più innovative tecniche di bioedilizia e collegate tra loro con passerelle, scale e ponti, c’è l’acqua corrente e l’elettricità. In una casa c’è perfino un idromassaggio. Il primo paese è lontano appena 4 km.
Il suono di una conchiglia avverte che è pronto da mangiare, i pasti sono condivisi per ridurre gli sprechi e passare del tempo in compagnia.
Vi abitano 12 adulti e una bambina ma il villaggio sugli alberi è in continua espansione.
Il monte dove sorge il villaggio si chiama Bella Addormentata, ovviamente…

Scrive Antonio Gregolin su Xl.Repubblica.it: “A sentire il popolo del bosco, i problemi non sembrano essere diversi da quelli di chi vive in montagna in una normale casa. A parte le borse della spesa tirate su con…

A Milano la seconda edizione di eMob: la mobilità elettrica per una migliore qualità della vita

Si terrà a Milano a Palazzo Lombardia, sede della giunta regionale, dal 27 al 29 settembre, la seconda edizione di eMob, la Conferenza Nazionale della Mobilità Elettrica, per parlare con istituzioni, addetti ai lavori e possessori di veicoli elettrici di come sta cambiando la mobilità, migliorando la qualità della vita nei centri urbani.

La prima edizione ha attirato oltre 12.000 visitatori e più 1.000 persone hanno seguito convegni e seminari tenuti dai 120 relatori partecipanti. Anche quest’anno è prevista un’affluenza numerosa alle tre giornate di discussioni e prosposte sulle innovaioni della mobilità elettrica.

Si partirà il 27 settembre con la presentazione della Carta Metropolitana della Mobilità Elettrica, il documento conclusivo dell’edizione 2017 volto a rendere i Comuni a misura dei veicoli a batterie, a cui hanno già aderito 70 città italiane e promossa dai Comuni di Milano, Bologna, Firenze, Torino e Varese.

Il 28 settembre sarà in programma la giornata tecnico-scientifica con i responsabili di atenei, associazioni, centri di ricerca e di un qualificato comitato scientifico ad illustrare e definire le soluzioni più efficaci per migliorare la qualità dell’aria delle nostre città. Tra i temi dibattuti nei convegni ci saranno l’analisi dei costi di “rifornimento” e delle modalità di pagamento in Europa, nonché la disamina di norme e regolamenti comunali per consentire il diritto alla ricarica pubblica e privata. Sono previsti anche dei workshop operativi, con l’obiettivo di definire le proposte per lo sviluppo della mobilità sostenibile da sottoporre ai rappresentanti del Governo che saranno presenti alla Conferenza nazionale.

L’ultimo giorno, che concluderà la conferenza, sarà invece dedicato all’insegnamento e alla condivisione delle cultura elettrica con il grande pubblico. Nelle sale di Palazzo Lombardia si potrà dialogare con esperti e possessori di veicoli elettrici per scoprire i modelli elettrici che verranno, gli incentivi e vantaggi e le modalità di ricarica. Nella piazza interna e nelle aree adiacenti si potrà accedere a dei test drive di auto, moto, scooter e bici, provando di prima persona il piacere di viaggiare in silenzio e nel rispetto dell’ambiente. Nella giornata si terrà anche il raduno delle auto elettriche: se possiedi un’auto elettrica e vuoi partecipare anche tu, compila il form d’iscrizione. La partecipazione è gratuita.

Le parole chiave della conferenza saranno condivisione e diffusione. “Condivisione” intesa come estensione e adesione al messaggio della mobilità elettrica come soluzione efficace per la sostenibilità ambientale e per portare il nostro Paese al passo con la modernità e gli altri paesi europei (in questo articolo abbiamo fotografato il livello di innovazione in Italia rispetto al resto d’Europa). “Diffusione” orientata ad aumentare la presenza non solo di auto elettriche sul nostro territorio, ma anche delle relative colonnine, e quindi ramificare l’infrastruttura di ricarica pubblica con modalità di “rifornimento” assimilabili con quelle dei mezzi convenzionali.

L’evento è patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e da ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Scopri di più sul programma e le iniziative sul sito ufficiale dell’evento.

Asia Jane Leigh

Mobilità elettrica: l’Italia è al passo con l’innovazione?

Secondo l’osservatorio per la mobilità elettrica, l’EAFO (European Alternative Fuels Observatory), avviato dalla Commissione Europea,  il numero di auto elettriche immatricolate in Italia nel 2017 si è attestato a circa 4.800 unità. Un aumento rispetto all’anno precedente, per una quota del mercato di circa lo 0,25%, anche se molto più bassa rispetto ad altri paesi UE.

Le auto elettriche, non facendo uso di combustibili fossili i quali danneggiano la qualità dell’aria, sono anche la miglior risposta alla crisi climatica che il nostro pianeta sta attraversando. Non producono emissioni di CO2 e inquinanti atmosferici nocivi, come gli ossidi di azoto e il particolato. L’integrazione di veicoli elettrici può ridurre significativamente le emissioni complessive di gas serra (GHG) e l’inquinamento atmosferico, in particolare se l’energia elettrica utilizzata proviene da fonti rinnovabili.

Oltre ciò, il traffico stradale è anche di gran lunga la principale fonte di rumore in tutta Europa. Anche quando l’elettricità è generata da combustibili fossili, l’ambiente urbano può beneficiare dei veicoli elettrici in considerazione alla riduzione dei livelli di rumore.

In Europa il mercato delle auto elettriche è cresciuto del 38% nel 2017 rispetto al 2016. Un risultato in parte frutto delle rilevanti agevolazioni per possessori di auto elettriche o ibride e degli incentivi per la rottamazione delle vecchie auto inquinanti.

Il Rapporto “Mobilità sostenibile e veicoli elettrici” di Repower del 2018 prevede che nei prossimi anni, a livello mondiale, le case automobilistiche spenderanno più di 90 miliardi di dollari in ricerca, sviluppo e innovazione della mobilità elettrica.

Secondo i risultati dell’indagine, che ha avuto sede in tutti e 28 gli stati facenti parte dell’Unione Europa, l’atteggiamento dei cittadini nei confronti dei veicoli elettrici è piuttosto positivo: un terzo dei cittadini dell’UE ha dichiarato di voler prendere in considerazione l’acquisto di un’auto ibrida nel prossimo futuro. Numeri più alti rispetto, per esempio, a quelli del car sharing, dove solo una minoranza è interessata a questo servizio.

Il Rapporto 2018 di Repower fa il punto anche sulle infrastrutture, i veicoli e il mercato dell’eMobility in Italia. Nel nostro Paese, si legge nel documento, “c’è purtroppo ancora molto da fare. Non sembra esserci un piano di azione condiviso e molto è demandato alle iniziative di singole amministrazioni regionali o comunali. Servono incentivi a livello nazionale e investimenti nel rafforzamento dell’infrastruttura di ricarica”.

A questo proposito, l’annuale Conferenza Nazionale della Mobilità Elettrica (eMob) si impegna a riunire istituzioni, atenei, centri di ricerca e associazioni per elaborare soluzioni condivise per migliorare la qualità della vita, in particolare nei grandi centri urbani. Quest’anno l’evento si terrà dal 27 al 29 settembre a Milano e sarà dedicato in particolare a due concetti chiave, ovvero la condivisione dei vantaggi della mobilità elettrica come soluzione efficace per la sostenibilità ambientale e la diffusione di veicoli e colonnine sul nostro territorio per essere al passo con gli altri Paesi europei. Durante la giornata conclusiva sarà possibile effettuare anche test drive ed assistere al raduno delle auto elettriche (ne sono previste oltre 500).

                    Asia Jane Leigh

Ponte Morandi, Italia: di fronte al disastro

In Italia negli ultimi 5 anni sono crollati 6 ponti. Non si può parlare di caso o di fatalità. 2014: Saxa Rubra e Ponte Lungo a Ceto; 2015 Palermo-Agrigento; 2016 Annone Brianza; 2017 Fossano; e ora, 2018, Genova. Ci sono ponti che sono stati costruiti negli anni ’60, come Ponte Morandi, per condizioni di traffico radicalmente diverse da quelle attuali ma anche ponti crollati (è il caso di quello sulla Palermo-Agrigento) meno di una settimana dopo l’inaugurazione. Quindi si intrecciano due questioni: riprogrammare la rete viaria alla luce delle nuove esigenze; controllare che le cose siano fatte bene. La rete viaria italiana è in sofferenza (ciascuno di noi lo vede) per l’enorme flusso di trasporto su gomma delle merci. Bisogna adottare misure per ridurre questo flusso, attraverso sistemi di trasporto alternativi, altrimenti ogni adeguamento della rete viaria rischierà di diventare rapidamente obsoleto. Bisogna dirsi con franchezza che il “No a qualsiasi cosa” non è una posizione ecologica. Se ci sono opere inutili o dannose ce ne sono altre necessarie. Basta con i politici “piacioni”, quelli che per non scontentare nessuno non prendono mai una posizione definita rispetto alle cose, che rinviano qualsiasi decisione tanto poi ci sarà qualcun altro a…

Diventare scrittori con il self publishing. Un sogno ancora possibile?

Forse è capitato anche a voi  – discorrendo con amici o conoscenti di scrittura ed editoria – di sentire che il 50% degli italiani ha un romanzo inedito chiuso nel cassetto. Una cifra forse esagerata, che non corrisponde rigorosamente alle statistiche ISTAT secondo cui ogni anno vengono pubblicati circa 60mila nuovi titoli. Tuttavia, accantonando per un momento l’iperbole colloquiale e concentrandoci sui dati ufficiali, osserviamo che proprio queste cifre ci raccontano il grande desiderio degli italiani di far conoscere e pubblicizzare le proprie opere. Negli ultimi dieci anni infatti i libri pubblicati sono circa 600mila: vale a dire che quasi un italiano su cento ha pubblicato un libro nell’ultima decade. Una cifra impressionante!

Chi – del resto – non ha un lontano parente, un amico o  un conoscente che si è cimentato con la scrittura di un libro e con la sua pubblicazione? O forse siamo stati proprio noi i protagonisti dell’avventurosa e ardua ricerca di un editore disposto a pubblicare la nostra opera… Chi ha avuto esperienze di questo genere con il mondo dell’editoria tradizionale sa bene che è facile incorrere in case editrici che – pur senza arrivare alle aberranti pratiche succhia soldi narrate da Umberto Eco nel suo il Pendolo di Focault – richiedono all’autore di investire diverse centinaia di euro (migliaia in alcuni casi) per pubblicare un libro, senza che esso abbia poi il successo sperato o quantomeno la risonanza promessa tramite i canali di distribuzione tradizionali.

Eppure quel desiderio implacabile in tanti italiani resta: la voglia di pubblicare, a volte forse per nutrire il proprio ego, ma tante altre semplicemente perché si percepisce la responsabilità di dover lasciare una traccia, anche piccola, di quanto si vive interiormente, dei propri pensieri, delle proprie conoscenze o esperienze, della fantasia o della creatività di cui si è dotati. E quindi, magari conoscendo bene le storie di scrittori famosi come Umberto Saba, Italo Svevo, Marcel Proust, Federico Moccia e addirittura Andrea Camilleri, che hanno pubblicato le loro prime opere a proprie spese, si continua ad oscillare nella zona d’ombra che congiunge la rassegnazione di chi rinuncia a pubblicare perché  troppo complesso e costoso, o l’audacia che rischia di divenire ingenuità di chi invia manoscritti a numerose case editrici e – rimanendo inascoltato – finisce poi per pubblicare il libro a proprie spese. Per fortuna l’era delle costose autopubblicazioni volge al tramonto, grazie al self-publishing!

Self-publishing: di cosa si tratta? Semplicissimo. Il self-publishing (per dirla all’italiana: l’auto-pubblicazione) si basa su piattaforme online (siti web) a cui è possibile inviare il proprio libro in formato elettronico, ad esempio documento word o pdf. Esso verrà innanzitutto inserito in un catalogo, e a volte con un contributo minimo potrà avere anche un ISBN. Inoltre potrà essere rivenduto online in versione elettronica (ebook) o in versione cartacea, sempre tramite la piattaforma che pubblica on-demand. Questo significa che vengono pubblicate solo le copie richieste dall’acquirente. Pensano a tutto i gestori della piattaforma, che si avvalgono  di tipografie digitali e spediscono il libro direttamente al destinatario senza ulteriori intermediazioni. Nel self-publishing puro, inoltre, i diritti  rimangono completamente all’autore e non sono ceduti a terzi.

Leggi anche: Librerie meravigliose, nella top ten della BBC due sono italiane

Le piattaforme di self-publishing sono numerose, e sul web si possono trovare alcune rassegne che le mettono a confrontoIl self-publishing è una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’editoria poiché permette di aggirare completamente il processo di selezione, revisione, produzione e distribuzione delle case editrici e di avere, allo stesso tempo, una visibilità potenzialmente altissima poiché il proprio libro è accessibile a tutti tramite internet.  Con il self-publishing si pubblica il proprio libro da soli, con tutti i pro e i contro che ciò comporta.

Insomma, divento famoso con due click? Beh… un momento. Chi immagina guadagni facili o grande successo solo perché “il libro è su internet” rischia di illudersi: la selezione e revisione del testo infatti spettano all’autore che deve prendersi la briga di correggere e passare al vetriolo il proprio scritto, pensare ai destinatari della propria opera, chiedere consigli, confrontarsi con altri.

Ma forse la bellezza del self publishing sta proprio in questo: una volta pubblicato il libro sulla piattaforma, l’autore dovrà occuparsi di creare un pubblico, di interessare i potenziali lettori, magari aprendo un blog come ha fatto questo autore, o usando altri metodi per diffondere il più possibile la propria opera (pubblicità su google adwords, scambio di link, post su facebook etc).
Ancora non conosci queste tecniche? Niente paura! Si possono imparare facilmente cercando online tra i numerosi tutorial e suggerimenti disponibili gratuitamente.

Infatti attorno al self publishing si sta creando una nuova comunità con diverse iniziative, idee, siti web di consigli, recensioni, risorse, tool, un po’ come è accaduto per le app nel mondo dei tablet e degli smartphone. A titolo di esempio segnaliamo il sito iltuoebook.it che permette anche di ottenere – previa registrazione – alcuni testi gratuitamente.

Liberi di scrivere… Il self-publishing permette ai tanti potenziali scrittori di uscire dalla zona d’ombra del dubbio e decidere per la pubblicazione del proprio scritto ad un costo minimo. Permette a tutti coloro che vogliono dare il loro contributo letterario – magari piccolo, forse rivolto solo ad amici e parenti a cui si vuol bene – di farlo in maniera semplice, poco dispendiosa e divertente.

I casi di successo non sono isolati, come ad esempio la siciliana Elisa S. Amore: dopo aver debuttato con il romanzo “la carezza del destino” ha trovato il successo continuando a pubblicare altri romanzi. Oppure Rita Carla Francesca Monticelli, ben conosciuta per la serie “Deserto Rosso”.

Persone normali, che hanno avuto il coraggio di liberare lo scrittore che era in loro e di provare un piccolo passo… verso la libertà di esprimersi. Consigliatissimi sono i loro suggerimenti, le storie che raccontano riguardo alle loro vicende da self-publishers, piene di spunti e di dritte su come cominciare e come sostenere la diffusione delle loro opere. E tu, sei pronto a liberare lo scrittore che è in te grazie al il self-publishing?

Daniele Bailo

Crescono le smart home, e con loro i prodotti di elettronica. Scopri quali sono i più venduti.

Cresce la richiesta di case intelligenti. Secondo indagini di mercato gli utenti affermano di essere più predisposti a comprare una casa se questa è munita di alta tecnologia.

Quella che era inizialmente giudicata come un’industria bizzarra, troppo all’avanguardia e che produceva prodotti troppo difficili da usare, sta finalmente maturando una vera e propria tendenza al consumo. Ora, non solo le start-up ma anche le aziende tecnologiche più affermate, stanno lanciando nuovi prodotti per le cosiddette smart home. Nel solo 2017 questo mercato ha conosciuto un veloce incremento generando più di 70 miliardi di euro.

Anche se il principale produttore di tecnologie per la domotica sono gli Stati Uniti, una crescita rapida sta avvenendo anche in Europa, Cina, Giappone e Australia.

Gran parte di questo successo è dovuto alla sbalorditiva diffusione di smartphone e tablet sul mercato che, grazie alla loro costante connessione a Internet, consentono di controllare una miriade di altri dispositivi collegati alla rete.

A confermarlo anche la ricerca sull’“identikit del consumatore digitale”, la quale ha rivelato che il settore nel quale gli utenti on-line effettuano la maggior parte delle loro spese (il 65%) è quello dell’elettronica. A questo proposito è stata stilata una classifica che ha analizzato i prodotti della categoria Elettronica più desiderati, dalla quale è emerso che i prodotti più acquistati in assoluto sono proprio gli smartphone, tv, tablet e notebook.

La classifica ha cercato di scoprire il mese dell’anno più conveniente e il relativo risparmio massimo per acquistare uno di questi prodotti tramite un comparatore prezzi. L’analisi ha cercato inoltre di anticipare le tendenze sui consumi dopo la fiera dell’elettronica IFA che si terrà a fine agosto a Berlino, sulla base dei dati dall’anno precedente. La nuova edizione di IFA si preannuncia infatti particolarmente promettente grazie alla varietà e alla qualità di produttori di smartphone, dispositivi indossabili o legati alla smart home, pronta a mostrarci quale direzione sta percorrendo l’innovazione in Europa.

Dati simili sul trend di vendita dei dispositivi digitali sono emersi anche dal rapporto dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, che ha rivelato il 79% dei consumatori italiani è largamente disposto ad acquistare prodotti tecnologici (il 33% in più rispetto all’anno precedente).

Ma quali sono i dispositivi che possiamo poi andare a controllare con uno smartphone? Quando si parla di smart home o domotica ormai non ci riferiamo più solo a smart Tv o a climatizzatori attivabili a distanza, ma parliamo decine di oggetti intelligenti, dalle finestre al controllo dei pannelli solari, dai sistemi antifurto al controllo dell’irrigazione del giardino.

L’era via cavo è ormai terminata, e grazie alla tecnologia wireless non vi sono più limiti. Una grande dotazione, ora in voga, sono i pannelli touch screen a muro attraverso i quali può essere controllata non solo la luce, e le sue gradazioni e colori (cromoterapia), ma anche il risparmio energetico e la gestione dei pannelli solari.

La smart home dunque non è solo innovativa, ma anche sostenibile. I numeri sono ancora inferiori rispetto alla media europea ma, come mostrano le analisi sulle vendite online, questi dispositivi intelligenti sono in costante crescita.

Asia Jane Leigh

Roberto Bonzio, “Dobbiamo tutto agli Hippie”: quando l’innovazione ha radici nell’utopia

Prima di Faggin, la Silicon Valley era semplicemente una valle”. È così che, anni fa, Bill Gates riconosceva la centralità del silicio nell’evoluzione tecnologica: un primato venuto alla ribalta con i primi microprocessori il cui padre è – appunto – Federico Faggin. Ed è stato proprio lui, Federico Faggin a tenere a battesimo alla prima nazionale nella sua Vicenza, lo spettacolo che Roberto Bonzio sta portando in giro per l’Italia. “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy” scritto e interpretato da Roberto Bonzio, per la regia di Alessio Mazzolotti, con musiche scelte dal vivo dal dj Luca Presence Carini, è molto più di un puro e semplice spettacolo multimediale. Rintracciare le connessioni che legano le nuove tecnologie alla Controcultura californiana, finisce con l’innescare riflessioni che riguardano il nostro futuro di italiani e il concetto stesso di identità. Temi su cui è importante riflettere: forse soprattutto oggi.

Cosa c’entrano le nuove tecnologie e la New Economy con la Controcultura? In realtà, pensando alla Silicon Valley, se vai alle radici di quel luogo – che è la fucina del nostro domani – scopri che la matrice principale è proprio la Controcultura. I pionieri delle tecnologie che hanno cambiato la nostra vita erano pervasi dai valori della cultura hippie e della protesta e nelle tecnologie mettevano proprio questo: il sogno di un mondo che cambia, la visione di una società completamente diversa. Per dirla in altri termini, non lavoravano per fare delle tecnologie più efficienti e questo bisogno di trasgressione, di ricerca dell’utopia, è qualcosa che in qualche modo è rimasto” racconta Roberto Bonzio, che la Silicon Valley la conosce molto bene. Giornalista atipico, Bonzio ha esordito – come da copione – con una Olivetti Lettera 22 ma oggi, le storie che intercetta, le racconta molto diversamente: cioè dal vivo. Padre del progetto “Italiani di Frontiera”, Roberto Bonzio è una sorta di psicopompo contemporaneo che traghetta tra il Nuovo e il Vecchio Continente le storie di successo dei tanti Italiani che nel grande crogiolo della Silicon Valley hanno saputo costruire nuove frontiere dell’innovazione.

“Dobbiamo tutto agli Hippie” unisce i puntini di queste e di altre storie, seguendo il filo rosso che connette i geniali eccentrici di oggi ai grandi visionari del passato, con protagonisti italiani come Adriano Olivetti e Maria Montessori. Quello che emerge è un racconto a più voci, che tra le righe porta alla ribalta una problematica più che mai attuale: la necessità di ripensare al tema dell’identità di noi italiani su nuove basi, che non partano dalla contrapposizione frontale ma dal suo esatto contrario, la capacità di affrontare con successo la Complessità, con soluzioni inedite frutto della nostra creatività e del nostro retaggio culturale.

La nostra identità è legata a questo – sottolinea Bonzio – sappiamo incrociare le esperienze, sviluppare competenze diverse e rintracciare connessioni che altri non vedono. Questo, però, oggi sembra essere dimenticato, perché tracciare un identità basata sulla chiusura,  sulla contrapposizione frontale con sempre nuovi nemici, è molto più semplice.” Lo storytelling, quindi, si fa veicolo della ricerca di nuovi significati che restituiscano al concetto di tradizione un senso diverso: quello che, più di un secolo fa sottolineava un Gustav Mahler apparentemente lontano anni luce dall’epopea della Silicon Valley. Parlando di musica – infatti – il compositore austriaco scriveva che “tradizione significa custodire il fuoco, non adorare le ceneri“.

Martina Fragale

 

Pagine