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Cambiamenti climatici: 5° gradi in più cancellerebbero il 20% della vita sulla Terra

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Un 5%, tradotto in termini percentuali, che sembra un'inezia ma che fa paura. La maggior parte della popolazione umana e la salute degli ecosistemi di tutto il pianeta potrebbero rischiare la sopravvivenza entro la fine del secolo se non si attueranno azioni rapide e forti per contrastare i cambiamenti climatici.

Secondo lo studio condotto da Yangyang Xu, c'è una probabilità su 20 che ciò accada se l'aumento globale della temperatura arriverà a 5° Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Ciò avrebbe un impatto devastante, eliminando un quinto di tutti gli esseri viventi che oggi popolano il pianeta.

La valutazione del rischio deriva dall'obiettivo stabilito nell'Accordo di Parigi del 2015, secondo il quale gli Stati si sono impegnati a mantenere l'aumento delle temperature medie globali al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali.

Anche se questo obiettivo sarà soddisfatto, l'aumento globale della temperatura di 1,5° C è ancora classificato come "pericoloso", ciò significa che potrebbe causare danni sostanziali all'uomo e agli ecosistemi naturali. Un aumento della temperatura superiore a 3° C potrebbe provocare "effetti catastrofici" e un aumento superiore a 5° C potrebbe portare a conseguenze "sconosciute", che certamente metterebbero a rischio la nostra sopravvivenza.

I ricercatori hanno definito le categorie di rischio sulla base delle linee guida stabilite dal gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) e sui precedenti studi indipendenti. Il riscaldamento globale "pericoloso" include conseguenze come l'aumento del rischio di maltempo e eventi climatici che vanno dalle ondate di calore più intense, dagli uragani e dalle inondazioni, a siccità prolungate. Il riscaldamento tra 3° C e 5° C potrebbe innescare un punto di non ritorno, con un grave aumento del livello del mare e la perdita della foresta amazzonica. Nei sistemi umani, il cambiamento climatico catastrofico è segnato da ondate di calore mortali che diventeranno comuni, esponendo oltre 7 miliardi di persone a eventi catastrofici, carestie e alti tassi di mortalità. Inoltre, i cambiamenti saranno troppo rapidi per sperare in un adattamento.

“Quanti di noi sceglierebbero di acquistare per i nipoti un posto in aereo sapendo che c'è una probabilità su 20 di incidente?”, ha detto uno degli autori della ricerca, VeerabhadranRamanathan dell'Università della California San Diego.

Con i cambiamenti climatici che possono rappresentare minacce esistenziali, lo stiamo già facendo. Oltre al crollo del 5% della società e della specie, gli scienziati stimano che, se non verrà intrapresa alcuna azione, ci sarà una probabilità del 50 per cento dell'aumento delle temperature di 4 gradi entro il 2100, superando di gran lunga l'obiettivo di 2 gradi fissato dall'accordo di Parigi.

Xu e Ramanathan sottolineano che l'obiettivo è raggiungibile. Le emissioni globali di CO2 sono cresciute ad un tasso del 2,9 per cento all'anno tra il 2000 e il 2011, ma c'è stato un rallentamento fino il 2015. L'aumento della produzione di energia rinnovabile, in particolare di energia eolica e solare, ha contribuito in parte.

Secondo i due scienziati, le tecnologie necessarie per ridurre drasticamente le emissioni inquinanti esistono già e sono in uso in gran parte del mondo sviluppato.

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“Anche se questi sono segni incoraggianti, saranno ancora necessarie politiche aggressive per azzerare il carbonio e garantire la stabilità del clima”.

Francesca Mancuso

Dieta vegana, per i pediatri inadeguata in gravidanza e per bambini. E’ davvero così?

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Secondo gli esperti della SIPPS nessun pediatra dovrebbe consigliare una dieta vegana nei primi anni di vita e anche sulla dieta vegetariana sono state espresse alcune perplessità. Si tratterebbe infatti di un’opzione fattibile solo in caso si faccia il giusto uso di latte, uova e alimenti fortificati con vitamine e sali minerali carenti in questo tipo di dieta (in particolare vitamina B12 e ferro) oltre che Omega 3. Il tutto dovrebbe essere fatto ovviamente evitando il fai da te ma rivolgendosi ad uno specialista.

Per arrivare a sostenere che le diete vegetali sono inadeguate in fasi tanto delicate della vita delle donne e dei bambini piccoli, i pediatri, riuniti in congresso a Mestre, hanno fatto un lavoro di revisione di oltre 120 studi internazionali sull’argomento. Secondo gli esperti questi regimi alimentari, che limitano o eliminano del tutto i derivati animali, sarebbero inadeguati al corretto sviluppo del bambino a livello neurologico, psicologico e motorio proprio a causa del rischio di carenze di alcuni micronutrienti importanti poco o per nulla presenti in questo tipo di diete. Si continua a consigliare dunque la dieta mediterranea, considerato lo stile alimentare migliore per i bambini ma anche per gli adulti.

Affermazioni molto forti che ovviamente hanno scatenato reazioni da parte delle famiglie che crescono figli vegetariani e vegani e della Società scientifica di nutrizione vegetariana (SSNV) che ha risposto all’attacco.

La risposta della Società scientifica di nutrizione vegetariana

In un comunicato stampa la SSNV risponde in maniera molto chiara: 

“Chi si scaglia contro le diete vegetariane in gravidanza e infanzia fa fare passi indietro sulla via del progresso scientifico e della corretta informazione. (…)Il documento SIPPS non è congruente con le posizioni ufficiali espresse, da decenni, da importanti associazioni scientifiche e nega l'evidenza di migliaia di bambini vegetariani, nati da madri vegetariane (tra cui molti vegani) in ottima salute.”.

Secondo gli esperti della Società scientifica vegetariana il position paper della SIPPS sbaglia completamente prospettiva analizzando diete vegetali che non sono affatto quelle seguite dai tanti vegetariani e vegani ben informati che pianificano la propria alimentazione in maniera ottimale nella maggior parte dei casi con l’aiuto di un esperto.

Si definiscono infatti le diete veg come regimi alimentari che escludono categorie di alimenti dimenticando però che in realtà si introducono gli alimenti fondamentali proprio della dieta mediterranea consigliata dai pediatri: vegetali crudi e cotti, cereali (meglio se integrali o semintegrali), legumi e derivati, semi oleaginosi, frutta secca e grassi vegetali. I nutrizionisti e specialisti in alimentazione vegetale consigliano poi sempre l’assunzione di un integratore di vitamina B12 da sintesi batterica e giustamente ricordano che una carenza di vitamina B12 è frequente anche tra gli onnivori.

Chi segue una dieta vegana o vegetariana ben pianificata, poi, non è affatto carente di ferro e Omega 3. Diverso il discorso per la vitamina D che, come sottolinea la SSNV, si ricava solo in minima parte dalla dieta e quindi, in caso di carenza, va assunta attraverso integratori indipendentemente dal regime alimentare che si segue.

Si ribadiscono inoltre autorevoli posizioni di Società scientifiche internazionali sulla possibilità di seguire una dieta a base vegetale in gravidanza e per i bambini. L’American Academy of Pediatrics lo scorso agosto, in un documento ufficiale firmato dal suo Presidente, si è fatta portavoce del fatto che una dieta vegan pianificata in maniera corretta è adatta ad assicurare una vita sana ad ogni età.

C’è poi l'Academy of Nutrition and Dietetics a sostenere che:

"le diete vegetariane, comprese le diete vegane, adeguatamente pianificate sono salutari, (...) possono conferire benefici per la salute (...) sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia"

Ci sono poi le esperienze concrete: molti i bambini che, anche nel nostro paese, sono cresciuti seguendo una dieta vegetariana o vegana fin dalla nascita e dal concepimento. Sono loro la prova vivente che la SIPPS ha preso un abbaglio?

Francesca Biagioli

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Equinozio d'autunno: tutto quello che c'è da sapere

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Il termine equinozio deriva dal latino aequinoctium (notte uguale, in riferimento alla durata del periodo notturno uguale a quello diurno) ed indica quel momento della rivoluzione terrestre intorno al sole in cui quest'ultimo si trova allo zenit dell'equatore.

L’equinozio ricorre due volte durante l'anno solare – in autunno e in primavera - e, in tale momento, il periodo diurno (ovvero quello di esposizione alla luce del sole) e quello notturno sono uguali.

Equinozio d’autunno, il dì e la notte

Come mai il dì e la notte hanno la stessa durata durante gli equinozi? Sia nell’equinozio d’autunno che nell’equinozio di primavera l’asse di rotazione terrestre risulta perpendicolare alla direzione dei raggi solari. Da questo momento in poi le ore di luce continueranno a diminuire fino al solstizio d’inverno del 21 dicembre, quando le giornate ricominceranno ad allungarsi.

L’equinozio d’autunno – che normalmente cade tra il 22 e il 23 settembre – risulta più tardivo rispetto all’equinozio di primavera – che arriva tra il 19 e il 21 marzo – perché il moto di rivoluzione della Terra attorno al sole risulta leggermente più lento nel mese di luglio, in prossimità dell’afelio terrestre, cioè del punto di massima distanza della Terra dal sole.

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Equinozio d’autunno, celebrazioni e curiosità

Sono davvero numerose le celebrazioni tradizionali e le curiosità legate all’equinozio d’autunno. Scopriamo quali sono le principali informazioni dedicate a questo momento dell’anno davvero particolare che segna il passaggio dall’estate all’autunno.

1) Giorno del Mehr

Forse non sapevate che l’equinozio di settembre segna il primo giorno del Mehr o della Bilancia nel calendario Iraniano. È una delle festività iraniane chiamate Jashne Mihragan, o il festival della condivisione dell'amore nello Zoroastrismo.

2) Festa di metà autunno

La Festa di metà autunno si celebra il 15º giorno dell'8º mese lunare ed è una festa ufficiale in molti Paesi dell'est asiatico. Dato che il calendario lunare non è in sincrono con il calendario gregoriano questa data può cadere un giorno qualsiasi tra la metà di settembre e l'inizio di ottobre, comunque nelle vicinanze dell’equinozio d’autunno.

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3) Abolizione della monarchia

L'equinozio di settembre era il primo giorno dell'anno nel calendario repubblicano francese, che venne usato dal 1793 al 1805. La Prima Repubblica Francese venne proclamata e la monarchia francese abolita il 22 settembre 1792 rendendo il giorno successivo (giorno dell'equinozio) il primo giorno dell'Era Repubblicana in Francia.

4) La luna del raccolto

Si chiama luna del raccolto, o Harvest Moon, secondo la saggezza dei Nativi Americani, la luna piena più vicina all’equinozio d’autunno. Nel 2017 la luna piena di settembre è stata la notte del 6. 

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5) Equinozio d’autunno a Machu Picchu

A Machu Picchu si trova la pietra Intihuatana, che aveva il compito, con la sua posizione, di mostrare l'esatta data dei due equinozi e di altri eventi astronomici. Questa pietra particolare è uno degli oggetti più studiati di Machu Picchu e serviva agli Inca per la misurazione periodica della posizione del sole.

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6) Equinozio d’autunno per i Celti

L’equinozio d’autunno corrisponde alla prima Festività dell’Oscurità per i Celti. Questa occasione vede al centro il tema della separazione tra gli innamorati o tra madre e figlia. Per i Celti Mabon è la festività dell'equinozio, il giorno che si trova a metà fra i due solstizi; è tempo di equilibrio, quando la luce e le tenebre sono uguali e dà inizio all'autunno ed ha delle corrispondente con il mito di Persefone e Demetra.

7) Equinozio d’autunno in Giappone

L’equinozio d’autunno è una delle feste nazionali del Giappone. Fa parte dei 24 Setsubun, i giorni di transizione più importanti dell'anno, che segnano il passaggio da un periodo all'altro. La festa viene chiamata Shuubun No Hi o Higan no Chu-Nichi. In questa giornata si va ad osservare la pioggia delle foglie d’acero, albero sacro del Giappone, così come con l’arrivo della primavera si ammira la fioritura dei ciliegi.

8) Equinozio d’autunno a Stonehenge

Stonehenge è il fulcro dei misteri e delle celebrazioni legate agli equinozi e ai solstizi. Di solito i grandi raduni a Stonehenge si svolgono durante la bella stagione, in corrispondenza del solstizio d’estate, ma l’equinozio d’autunno è un altro momento affascinante per visitare questo luogo magico.

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9) Equinozio d’autunno nella mitologia greca

Nella mitologia greca l’equinozio d’autunno è legato a Ade, Demetra e Persefone. Nell’antichità miti e leggende servivano per trovare una spiegazione al passaggio delle stagioni che segnava con importanza elevata l’alternarsi del lavoro nei campi, dei raccolti e del riposo.

10) Alba e tramonto

L’equinozio d’autunno e l’equinozio di primavera sono gli unici momenti dell’anno in cui il sole sorge esattamente ad est e tramonta esattamente ad ovest.

Marta Albè 

Safari umani: verso la fine di questo orrore ai danni della tribù Jarawa?

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Secondo Survival International, le autorità locali hanno, infatti, annunciato l’imminente apertura di una nuova via di comunicazione marittima che costeggerà le isole.

La nuova strada terrà lontani i turisti dall’ Andaman Trunk Road, costruita illegalmente attraverso le foreste della tribù isolata degli Jarawa e proprio grazie alla quale la riserva della tribù Jarawa viene invasa.

Gli Jarawa sono usciti dall’isolamento solo pochi anni fa, per questo sono estremamente vulnerabili, avendo pochissime difese immunitarie. Ma finora, le autorità locali invece di proteggere la tribù, ha creato un vero e proprio turismo di massa.

© Survival

Vedere gli Jarawa costa anche 450, questa pratica barbara nel tempo è stata appellata come ‘safari umani’, ovvero una situazione a limite in cui le persone vengono considerate come animali rinchiusi allo zoo.

Un turista ha descritto così il suo tour:

“Il viaggio attraverso la riserva indigena era come un safari, ci addentravamo nel folto della foresta tropicale alla ricerca di animali selvatici, gli indigeni Jarawa per essere precisi".

Nel 2012, vari filmati mostravano le ragazze costrette a danzare sul ciglio della strada in cambio di frutta e biscotti. Una notizia che ha sollevato la protesta internazionale contro l’impiego disumanizzante dei popoli indigeni, in mostra per i turisti.

Ma i safari umani sono anche pericolosi, un ragazzo Jarawa ad esempio, ha perso il braccio dopo che dei turisti gli hanno lanciato del cibo da un veicolo in movimento.

Nel 2002 la Corte Suprema indiana aveva ordinato la chiusura della strada, ma da allora è sempre rimasta aperta, per questo da anni Survival conduce una campagna internazionale affinché i safari umani non ci siano più.

Una campagna che ha sortito buoni risultati perché quasi 17mila persone di tutto il mondo si sono impegnate a non andare in vacanza alle isole per protesta.

© Anon

“Trattare gli Jarawa come uno spettacolo per turisti era una pratica disgustosa e metteva anche in pericolo le loro vite” “È ora che i safari umani abbiano fine. Se la strada costiera lo permetterà, allora ben venga. Se non lo farà, continueremo a lottare fino a che il diritto degli Jarawa a determinare autonomamente il proprio futuro e la fine delle molestie da parte dei turisti non saranno garantiti.” ha commentato il direttore generale di Survival, Stephen Corry.

Le tribù indigene sono sempre sotto attacco:

Il turismo è un’importante industria nelle isole Andamane, la nuova strada costiera sarà utilizzata per accedere alla parte nord delle isole e ad attrazioni come le grotte calcaree e il vulcano di fango a Baratang, senza intrusioni nella terra degli Jarawa da parte dei turisti.

Dominella Trunfio

Foto cover: © Mauricio Cordova / Survival International 2008

Lib(e)ri sulla Carta

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La Fiera dell'Editoria Indipendente, Liberi sulla Carta, si è conclusa domenica sera, 17 settembre a Farfa (RI) nella splendida cornice dell'Abbazia benedettina. Una tre giorni densa di eventi e presentazioni di nuovi autori. Protagonisti assoluti sono gli editori e i librai indipendenti che hanno così, ogni anno dal 2009, la possibilità di farsi conoscere e di presentare al pubblico i loro autori che, altrimenti, non avrebbero la possibilità di essere visibili.

Il lato oscuro di Venere

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I dettagli sono stati dedotti dai dati raccolti da Venus Express anche se non più in attività come la sonda Cassini, e in particolare dallo spettrometro Virtis dell’ESA, dalla giapponese Akatsuki in orbita attorno a Venere dal 2015 e dall’Infrared telescope facility (Irtf) della Nasa alle Hawaii.

Lo studio ha mostrato come l’atmosfera sul lato notte di Venere si comporti in modo molto diverso da quello del pianeta rivolto verso il Sole: le immagini rielaborate hanno infatti rivelato tipi, morfologie e dinamiche inaspettate e mai viste prima.

“Questa è la prima volta in cui siamo stati in grado di caratterizzare su scala globale l’atmosfera sul lato notturno di Venere - ha dichiarato Javier Peralta dell’Aerospace Exploration Agency (Jaxa) e autore principale del lavoro - Mentre la circolazione atmosferica “diurna” del pianeta è stata estesamente studiata, c’era ancora molto da scoprire sul lato notturno. Abbiamo scoperto che le nubi notturne sono diverse e influenzate dalla topografia di Venere”.

L’atmosfera di Venere è dominata da forti venti che girano fino a 60 volte più velocemente della stessa rotazione del pianeta, spingendo e trascinando le nuvole presenti in atmosfera. Il fenomeno è noto come ‘super-rotazione’. E tutto questo era stato studiato sul lato giorno. Ma i modelli finora costruiti erano incapaci di riprodurre il fenomeno, perché il lato notte era veramente troppo oscuro.

Image credit: ESA, JAXA, J. Peralta and R. Hueso via Phys. Org. 

“Virtis ci ha permesso di vedere queste nuvole correttamente per la prima volta, permettendoci di esplorare quelle prima impossibili da osservare – ha aggiunto Peralta - Così abbiamo trovato risultati inaspettati e sorprendenti”.

Dai dati di Virtis è emerso inoltre che alcune nuvole di Venere in realtà non si muovono affatto, cosa che generalmente accade quando i venti superficiali incontrano ostacoli come montagne. Ma la superficie del pianeta è piuttosto pianeggiante nell’emisfero, cosa che, in realtà, lascia aperte altre domande, alle quali potrebbe rispondere, chissà, ancora la “pensionata” Venus Express.

La ricerca è stata pubblicata su Nature Astronomy.

Roberta De Carolis

Trucchi e consigli per affrontare il cambio di stagione

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Un lento riprendersi, insomma, e un risvegliarsi dai bagordi estivi per ricominciare la vita a pieno ritmo e col giusto piede. Ma se vi sembra più complicato di quanto in realtà non lo sia, sappiate che è possibile combattere il malessere del cambio di stagione con alcune semplici mosse.

Basta dedicarsi un po’ di tempo, non andare di fretta e imparare ad ascoltare il proprio corpo. Se poi, in qualsiasi momento della giornata, ci si lascia coccolare (anche) da una buona tisana, il gioco è fatto.

Ecco allora 5 consigli per affrontare il ritorno dell’autunno:

1) Rallentare

È proprio questa la regola numero uno: rimanete attivi, ma dovrete necessariamente rallentare il ritmo e non buttarvi a capofitto nelle cose nuove da fare. Slow! La stagione che verrà è per antonomasia quella dell’interiorità e della riflessione, guai a perdere questa occasione: leggete un libro, fate un cruciverba, vedete un bel film o lavorate a maglia o dedicatevi al decupage.

2) Dieta

Scegliete, come sempre, prodotti di stagione: frutta e verdura dai colori caldi che vi prepareranno all’inverno. Depurate il vostro organismo il vostro organismo, dimenticate le abbuffate e riprendete la sana abitudine della una prima colazione, con frutta fresca, cereali integrali, frutta secca o semi oleaginosi.

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3) Intestino e difese immunitarie

Può capitare che con il cambio di stagione si soffra anche di stitichezza e disidratazione a livello dell’intestino. Non vi basterà altro che bere qualche bicchiere d’acqua in più o recuperare regolarità intestinale con succo d'aloe, semi di lino o semi di chia.
Se avete invece il sentore che il vostro sistema immunitario stia perdendo colpi, condite le vostre ricette con zenzero e curcuma, consumate frutti di bosco freschi, assumete probiotici e cibi fermentati e bevete abitualmente qualche tisana all’echinacea.

LEGGI anche: Sistema immunitario: come rafforzare le difese immunitarie

4) Attività fisica

Basta quella dolce e non strapazzarvi. Anche delle passeggiate all'aria aperta potranno servire per dare al corpo la giusta carica e fare in modo che l’inverno non vi colga pigri e pericolosamente sedentari. Utili sono anche lo yoga, pilates o un corso di ginnastica dolce.

5) Tisane contro lo stress

Se sono stress e stanchezza ad attanagliarvi, alcune tisane naturali facili da preparare e ottime da gustare possono essere di grande aiuto. Per godervi un momento di meritato relax, infatti, non c’è niente di meglio di una bella tisana rilassante, che favorisca il buon riposo e prepari l’organismo a un sonno ristoratore.

Se spesso siete in ansia, dunque, e addirittura con battiti accelerati e i nervi a fior di pelle, potreste provare per un periodo la tisana al biancospino. Se vi sentite molto sotto pressione, potreste provare a rilassarvi, invece, con una tisana alla lavanda oppure, prima di coricarvi, alla melissa. 

Facilissimo da preparare, per esempio, è l’infuso di melissa vivi verde Coop, realizzato con piante ottenute secondo metodi biologici. Dal gusto aromatico e intenso, l’infuso ha un benefico effetto rilassante ed è quindi indicato per chi soffre di insonnia. La melissa, inoltre, contribuisce alla digestione, ad abbassare la febbre e ad eliminare le tossine in eccesso.

Germana Carillo

5 eco-prodotti indispensabili per il ritorno a scuola

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Published in: vivi verde coop

Ma siamo sicuri che tutto serva? Come essere green anche nel momento del ritorno tra i banchi? Innanzitutto assicuriamoci di una cosa: ciò che dell’anno scorso è recuperabile, va assolutamente riutilizzato.

A mamma e papà l’ultima parola, allora, per quanto riguarda integrità di zaini e astucci, raccoglitori ad anelli e grembiuli, tute e il necessario per la pappa. In più, potreste cercare di acquistare i libri presso gli appositi negozi dell’usato o di scambiarli con chi frequenta lo stesso istituto.

Dopo questi escamotage, che sicuramente avranno ammortizzato le spese che più possono gravare, cercate di comprare del materiale e della cancelleria il più possibile ecosostenibile, in modo da poter realizzare un corredo scolastico che davvero rispetti l’ambiente.

5 prodotti eco indispensabili per il ritorno a scuola: 1) Pastelli, matite e pennarelli

Prima di darvi a spese pazze, sicuramente in casa avete ciò che vi serve o la gran parte. Per cui, capite prima se vi sia realmente la necessità controllando nei vecchi astucci e in giro per i cassetti (quando si hanno pupi in casa pastelli, matite e pennarelli non mancano).
Sicuramente riuscirete a mettere insieme un kit colorato completo di tutto e, se proprio dovesse mancare qualcosa, fate acquisti in quelle cartolerie che mettono in vendita colori sfusi, in modo da acquistare semmai soltanto i pezzi mancanti.

In ogni caso, le vostre compere si devono orientare sui pennarelli ecologici, preparati a base di acqua anziché di alcol, e su pastelli e matite in legno di provenienza certificata FSC (i più grandicelli potrebbero già optare per le matite con portamine, di cui acquistare solo le ricariche, che di solito sono economiche e durano a lungo). E, se servono, pastelli in cera di soia completamente biodegradabili.

2) Evidenziatori e bianchetti

Per tenere lontani i bambini da sostanze potenzialmente tossiche, in commercio si trovano dei correttori ecologici, mentre sappiate che i bianchetti a nastro sono più rispettosi dell'ambiente e meno pericolosi per i più piccoli rispetto ai bianchetti liquidi.

Quanto agli evidenziatori, sono in molti ad utilizzarli, ma sicuri che non possano bastare i classici pastelli colorati che non si usano più? Se proprio i vostri figli sono amanti dei cari vecchi evidenziatori, potreste orientare il vostro acquisto sugli evidenziatori vivi verde Coop (una confezione da 4 ha due tonalità di giallo, un fuxia e un verde), dalla punta di 5,2 millimetri, hanno il fusto realizzato in un materiale ottenuto per almeno il 70% dal riciclo dei contenitori per bevande come quelli di Tetra Pak.

3) Penne

Blu, rosse, nere, verdi! Le penne sono le protagoniste del ritorno a scuola e oramai ce ne sono davvero di tutti i tipi. Cancellabili (quelle atossiche consentono di evitare il ricorso al correttore), dal tratto leggero, a sfera o roller. Ma cosa comprare di buono ed ecologico? Quel che è certo è che sono da preferire le penne realizzate con inchiostri atossici e sicuri. In commercio ci sono inoltre penne ricaricabili o stilografiche resistenti, che durano molto e permettono di riutilizzare di anno in anno lo stesso corpo della penna, sostituendo soltanto le cartucce.

Le penne a sfera a scatto viviverde Coop, per esempio, hanno fusto e clip fatti con materiale ottenuto per almeno il 70% dal riciclo e i contenitori per bevande come quelli di Tetra Pak, esattamente come le penne a sfera con cappuccio vivi verde Coop.

4) Quaderni

Anche in questo caso, prima di procedere con gli acquisti (o per rimandarli in un secondo momento), guardate ciò che è rimasto dell’anno scorso o aspettate le direttive delle maestre: molte volte sono proprio loro a incentivare a usare i quaderni dell’anno scorso almeno per le pagine che rimangono.
In ogni caso, i quaderni sono senza dubbio il materiale più utilizzato durante tutto l’anno scolastico, per cui è utile scegliere blocchi e quaderni in carta riciclata o proveniente da foreste certificate FSC.

Un acquisto sicuramente valido e rispettoso dell’ambiente, è quello dei quaderni in carta riciclata della linea vivi verde Coop.

Così come gli altri prodotti in carta vivi verde Coop – quaderni A5, cartelline, foglietti, blocchi e carta ufficio per stampanti – i quaderni vivi verde Coop sono stati realizzati in carta riciclata prodotta con il 100% di fibra di cellulosa recuperata da carta da macero selezionata.

5) Calcolatrice

Per i più grandicelli che fanno seri calcoli, consigliamo calcolatrici con batteria ad acqua interamente ecocompatibile, composta da acqua e materiali riciclabili. Per mantenere un buon rifornimento di energia, è necessario riempire il serbatoio della batteria quando l’acqua evapora ogni 2-3 mesi. Questo tipo di batteria ha la durata di minimo due anni, poi va sostituita con delle apposite ricariche.

Buon anno scolastico!

Germana Carillo

La moda sostenibile non può prescindere dal riciclo degli abiti. Il nuovo dossier di Greenpeace

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Published in: Mode e Abbigliamento

Ci vuole una moda “slow”, com'è stata definita, che non richieda compromessi di natura etica, sociale o ambientale, che si allontani dal fast fashion e dal consumo eccessivo di capi d’abbigliamento che hanno un impatto ambientale non sostenibile.

Nei Paesi in cui domina il consumismo eccessivo, la stragrande maggioranza degli abiti a fine vita viene smaltita insieme ai rifiuti domestici, finendo nelle discariche o negli inceneritori. Non si tratta di eccezioni ma della regola visto che questa è la sorte che tocca all'80 per cento degli indumenti gettati via in Europa. Senza contare che c'è uno scarso interesse, da parte dell'industria della moda, a sviluppare tecnologie per riciclare il 100% delle fibre sia naturali che sintetiche.

Attualmente, spiega Greenpeace, gran parte del riciclo di poliestere nell’industria della moda non ha niente a che vedere con i rifiuti tessili ma più si avvicina a quello delle bottiglie di plastica in PET, sollevando così l’industria alimentare e delle bevande da ogni responsabilità ambientale derivante dall’utilizzo della plastica monouso. Dal canto suo, l'industria tessile non affronta i problemi ambientali derivanti dall'utilizzo di poliestere, primi tra tutti la sua origine da fonti fossili e il contributo alla contaminazione da microfibre nei mari.

Per i grandi marchi, la colpa è dei consumatori che utilizzano i prodotti tessili in modo “usa-e-getta” e non sono propensi a spendere di più per avere indossare abiti sostenibili. Allo stesso modo, anche le autorità pubbliche vengono considerate dalle industrie una “minaccia normativa indesiderata”, visto che non forniscono sussidi per sviluppare soluzioni a basso impatto ambientale.

Col rapporto “Fashion at the crossroads”, Greenpeace evidenzia le iniziative già in atto da parte di aziende di abbigliamento e delle calzature volte sia a rallentare il flusso di materiali utilizzati nella produzione di capi di abbigliamento che a chiudere il ciclo dei prodotti a fine vita. Le strategie sono state divise in cinque categorie, sintetizzate nel grafico che segue:

Grazie ad esse, a cambiare è l'intero ciclo di vita dei prodotti tessili, dal miglioramento del design dei prodotti per allungarne il ciclo di vita a programmi di ritiro degli abiti usati nei negozi.

Secondo l'associazione, bisogna innanzitutto rallentare il flusso di nuovi materiali nelle fasi produttive. In particolare, i marchi più importanti dovranno adottare programmi che allunghino il ciclo di vita dei capi di abbigliamento.

È fondamentale anche che i grandi marchi riducano il proprio impatto, la domanda di risorse naturali e la dipendenza da materie prime e combustibili provenienti da fonti fossili così come l’impiego di utilizzo di cotone coltivato in modo tradizionale.

Parola d'ordine: circolarità. Come? Partendo da progetti realmente circolari dalle fasi di progettazione a fine vita, garantendo al tempo stesso trasparenza e la tracciabilità delle filiere.

“L’economia circolare è sulla bocca di tutti, ma dietro questa bella etichetta si nasconde il sogno impossibile dell’industria che la circolarità possa risolvere il problema di un consumo eccessivo di risorse. In ogni caso dobbiamo consumare meno perché il riciclo al 100 per cento è una chimera!” afferma Chiara Campione, Senior Corporate Strategist di Greenpeace Italia.

Da sei anni Greenpeace porta avanti la campagna Detox volta ad eliminare le sostanze chimiche pericolose dal tessile. Finora ad aderire sono stati 80 marchi internazionali, tra cui oltre 50 realtà tessili italiane.

“Finora, l’industria ha mostrato di non voler affrontare il problema del consumo eccessivo di capi di abbigliamento. La nostra indagine dimostra che esistono già molte possibilità per rallentare il ciclo di vita dei prodotti e permettere di fare progressi tangibili verso un modello (realmente) circo - lare. È necessario un cambio del DNA della moda che integri le migliori prassi esistenti per essere realmente sostenibile e che usi la creatività per ridisegnare percorsi futuri sostenibili. Invece di continuare col “business as usual”, le aziende hanno l’opportunità di creare prodotti che abbiano un valore reale e che rappresentino un’esperienza autentica per i clienti e per tutta la società” si legge nel dossier.

La strada per una moda sostenibile non è semplice ma è già stata tracciata.

Per leggere il dossier, clicca qui

Francesca Mancuso

Riuscirai a dimagrire? La risposta è nel tuo intestino (e nella tua cacca)

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Come sappiamo l’intestino è un organo fondamentale per la nostra salute definito recentemente anche un “secondo cervello”. Quello che "abita" al suo interno, ossia una flora intestinale in salute, può farci stare bene e aiutarci anche in caso di dieta. Sembra infatti che alcuni batteri siano alleati preziosi per chi deve perdere peso.

A dirlo uno studio danese pubblicato sull'International Journal of Obesity che ha scoperto come alcune tipologie di batteri del microbioma intestinale possano influenzare il peso perso mentre si segue una particolare dieta.

I ricercatori dell'Università di Copenaghen, della Technical University of Denmark, lo Steno Diabetes Center di Copenaghen e Gelesis Inc. hanno misurato e calcolato il rapporto tra due batteri, Prevotella e Bacteroides nelle feci di 62 persone in sovrappeso. I ricercatori hanno poi scelto a caso alcuni tra i partecipanti per fargli seguire per 26 settimane la Nuova dieta nordica (NND) ad alto contenuto di frutta, verdura e fibre. Gli altri seguivano invece la classica dieta danese (ADD).

La NND di per sé funziona meglio, la media dei chili persi era infatti di 3,5 mentre la dieta danese aveva fatto registrare una perdita di peso di soli 1,7 chili. Si è notato però anche che, coloro che avevano seguito la prima dieta e registravano un elevato rapporto di batteri Prevotella rispetto ai Bacteroides, avevano perso in media 3,15 kg di massa grassa in più rispetto a chi aveva seguito la dieta danese.

Si è deciso poi, dopo aver rifatto a tutti l'esame delle feci, di far seguire per un anno indistintamente la dieta nordica a tutti i partecipanti. Si è notato così che bassi livelli di Prevotella impediscono la perdita di peso indipendentemente dal fatto che si consumi molta frutta e verdura o al contrario cibi pesanti e dolci.

Come ha dichiarato Arne Astrup, coautore dello studio:

"I batteri intestinali umani sono stati legati alla crescente prevalenza del sovrappeso e dell'obesità e gli scienziati hanno iniziato a indagare se i batteri intestinali possano svolgere un ruolo nel trattamento del sovrappeso. Ma è solo ora che abbiamo una svolta che dimostra che alcune specie batteriche svolgono un ruolo decisivo nella regolazione del peso e nella perdita di peso".

Ricordiamo che la buona presenza di Prevotella è associata a diete vegetali ovvero abbondanti in frutta, verdura, semi, noci, e legumi.

Non è detto dunque che una dieta dimagrante ricca in cereali integrali e fibre sia davvero risolutiva per perdere peso se non abbiamo nell’intestino i batteri giusti. In futuro analizzeremo le nostre feci per capire se è necessario aggiustare il nostro microbioma prima di intraprendere una dieta?

Francesca Biagioli

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Plastica anche nel sale da cucina: il nuovo inquietante studio

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Una nuova ricerca pubblicata in anteprima dal Guardian ha dimostrato che piccole particelle sono state trovate nel sale marino usato in vari paesi, Regno Unito, Francia, Spagna, Cina e Stati Uniti.

Lo studio arriva a pochi giorni di distanza da un'altra analisi che aveva fatto rabbrividire il mondo. La ricerca, condotta a livello globale da Orb Media, un’organizzazione no-profit specializzata in giornalismo d’inchiesta, aveva scoperto che l’83% dei campioni di “acqua potabile” è contaminata da plastica. In altre parole, miliardi di persone bevono acqua potabile contaminata da particelle di plastica.

E adesso tocca anche al sale

I ricercatori ritengono che la maggior parte della contaminazione derivi dalle microplastiche derivanti da oggetti monouso come le bottiglie d'acqua abbandonate in mare. Secondo le Nazioni Unite, fino a 12,7 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani di tutto il mondo ogni anno.

“Non solo sono le materie plastiche pervasive nella nostra società in termini di uso quotidiano, ma sono pervasive anche nell'ambiente”, ha detto Sherri Mason, professore presso la State University of New York di Fredonia, che ha condotto le ultime ricerche sulla presenza di plastica nel sale. Le materie plastiche sono “onnipresenti, nell'aria, nell'acqua, nei frutti di mare che mangiamo, nella birra che beviamo, nel sale che usiamo, la plastica è ovunque” sostiene Mason.

Collaborando con i ricercatori dell'Università del Minnesota per esaminare le microplastiche nel sale, nella birra e nell'acqua potabile, la ricerca ha esaminato 12 diversi tipi di sale (compresi 10 sali marini) acquistati in negozi di alimentari statunitensi presenti in tutto il mondo.

I risultati sono preoccupanti: consumando 2,3 grammi di sale al giorno si potrebbero ingerire fino a 660 particelle di plastica all'anno. Tuttavia, considerando che in alcuni paesi se ne consuma ancora di più rispetto alla dose raccomandata, questa cifra sale vertiginosamente.

L'impatto dell'ingestione di plastica sulla salute non è noto. Gli scienziati da tempo si interrogano ma con difficoltà visto che non riescono a trovare un gruppo di controllo di esseri umani che non siano mai stati esposti.

“Tutti sono esposti a un certo punto in qualsiasi momento, dalla gestazione alla morte”, hanno scritto nel 2013 i ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health e dell'Arizona State University. “I livelli rilevabili di bisfenolo A sono stati trovati nell'urina del 95% della popolazione adulta degli Stati Uniti”.

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Un altro studio, condotto in Malesia, era giunto alla stessa conclusione, scoprendo che su 17 marchi di sale marino venduti in 8 paesi differenti, solo uno era privo di plastica. Il resto dei campioni presentava un totale di 72 particelle di cui 1 su 10 conteneva microplastiche.

Uno scenario davvero poco rassicurante visto l'utilizzo quotidiano del sale. Un motivo in più per ridurne le quantità a tavola.

Francesca Mancuso

I trucchi per far maturare velocemente un avocado

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L’avocado è un frutto noto non solo per la sua gustosa polpa ma anche per le interessanti proprietà che gli conferiscono le sostanze di cui è ricco: Omega 3, vitamine, sali minerali e fibre. Mangiarlo offre diversi benefici alla nostra salute e il suo utilizzo si presta alla realizzazione di tante ricette dolci e salate.

Ma che fare se abbiamo bisogno subito di un avocado ben maturo mentre in casa ne abbiamo invece uno ancora acerbo? Per prima cosa è importante saper riconoscere se il nostro avocado è già pronto all'uso.

Come riconoscere un avocado maturo

Premete delicatamente la parte superiore del frutto con le dita. Se affondano leggermente è maturo al punto giusto per essere utilizzato se invece risulta troppo morbido o addirittura si rompe con la pressione esercitata è probabilmente giunto ad un grado di maturazione eccessivo. Al contrario se il dito non affonda si tratta di un avocado ancora in parte acerbo, ecco allora che può tornare utile il seguente trucco.

Come far maturare un avocado in poco tempo

Se ne abbiamo bisogno possiamo accelerare il naturale processo di maturazione dell’avocado con un semplice trucco che richiederà poco tempo.

Vi occorreranno solo avocado e carta stagnola. Avvolgete il frutto nella carta d’alluminio, mettetelo sulla teglia oppure direttamente in forno sulla griglia per circa 10 minuti a 200°. Trascorso il tempo, togliete il frutto dal forno e mettetelo in frigorifero finché non si raffredda completamente. A quel punto potete togliere la carta e verificare se l’obiettivo è stato raggiunto.

 

Foto: momtastic.com

Sappiate che se il vostro avocado di partenza era particolarmente acerbo potrebbe essere necessario aumentare il tempo in cui deve rimanere in forno.

Altri trucchi per accelerare la maturazione di un avocado

Oltre a questo metodo, ci sono altri modi per fare in modo che l’avocado raggiunga velocemente la maturazione adatta al consumo. Si può ad esempio avvolgere in una carta di giornale oppure metterlo in un sacchetto di carta insieme ad una mela o una banana per uno o due giorni.

Foto: momtastic.com

In questo caso sarà l’etilene, un ormone naturalmente presente nei frutti, ad accelerare il processo di maturazione. Nel sacchetto i gas etilenici vengono intrappolati e questo permetterà all'avocado di maturare più rapidamente.

Avete mai sperimentato uno di questi metodi? Fateci sapere quale vi sembra più efficace.

Francesca Biagioli

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Polpette di pane e rucola (ricetta senza uova)

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Le polpette di pane e rucola si preparano facilmente, fra gli ingredienti non ci sono le uova e se si segue una dieta vegana è possibile tranquillamente utilizzare del lievito in scaglie al posto del grana vegetariano.

Ingredienti
  • 250 gr di pane raffermo
  • 1 mazzetto di rucola (116 gr)
  • 1 spicchio d'aglio
  • 100 gr di grana vegetariano
  • 2 cucchiaio di olio evo
  • sale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    30 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare le polpette di pane e rucola: procedimento
  • Mettere il pane in una ciotola piena d'acqua ed attendere che questo l'assorba, quindi strizzarlo e sbriciolarlo ponendolo in una grande terrina,
  • recidere le radici se presenti e lavare accuratamente la rucola mettendola a bagno in acqua e bicarbonato, quindi sciacquare abbondantemente e tamponare con un canovaccio pulito.
  • Sbucciare l'aglio e tagliarlo finemente,
  • triturare finemente anche la rucola ed aggiungerla nella ciotola contenente il pane sbriciolato,
  • aggiungere anche il grana vegetariano, l'olio e l'aglio
  • ed impastare amalgamando il tutto.
  • Foderare ora una teglia con la carta forno,
  • con le mani inumidite d'acqua prendere un po' d'impasto e formare le polpette,
  • disporle ordinatamente nella teglia avendo cura di distanziarle un po' fra loro,
  • continuare così fino a terminare il composto,
  • irrorare la superficie delle polpette con dell'olio aggiuntivo e
  • cuocere in forno ben caldo in modalità grill per circa trenta minuti o comunque fino a completa doratura.
  • A cottura ultimata sfornare subito,
  • le polpette di pane e rucola potranno essere servite sia tiepide che a temperatura ambiente.

 

Come conservare le polpette di pane e rucola:

Qualora le polpette di pane e rucola dovessero avanzare è possibile conservarle in frigorifero per un paio di giorni purché riposte in appositi contenitori ermetici.

 Potrebbero interessarti altre ricette di polpette vegetali, polpette per bambini o altre ricette con la rucola.

Ilaria Zizza

Le meravigliose chiese di legno Patrimonio Unesco in Ucraina

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Published in: Arte e Cultura

La regione occidentale è caratterizzata, infatti, dall’architettura vernacolare che vanta numerose e insolite chiese in legno costruite tra XIV e il XVIII secolo e utilizzate ancora come luoghi di culto.

Realizzate dagli stessi abitanti in stile gotico, questi santuari intrecciano elementi della tradizione ecclesiastica ortodossa con elementi della tradizione locale.

La maggior parte è costruita su un piano tripartito, sormontato da cupole ottagonali o quadrilateri, affascinanti sono le torre campanili e i tappeti colorati. Di contorno ci sono decorazioni interne policrome che mostrano riferimenti simbolici sacri.

Tra le più famose c’è sicuramente la Chiesa di San Michele Arcangelo, che si trova nella regione dei Carpazi. Un piccolo gioiellino eretto su un pendio che domina dall’alto e si incastona perfettamente con la natura circostante.

 

La chiesa in legno mantiene tutte le sue parti originali nonostante il passare del tempo. Ma non è l’unica, sono infatti più di tremila quelle sparse in tutto il territorio e diventate simbolo e vanto del patrimonio culturale ucraino.

Otto di queste chiese sono Patrimonio UNESCO dal 2010, da quando è iniziato un progetto per promuovere la conservazione e la fruizione di tutti gli edifici sacri del paese.

 

A Kiev, ad esempio, il Museo di Architettura popolare e della vita rurale è stato realizzato con l’obiettivo principale di conservare l’architettura in legno del paese.

La struttura ospita più di 105 elementi architettonici e la più antica chiesa in legno del villaggio di Kruvka. Basta guardare queste immagini per rendersi conto di tutto il loro splendore.

 

Altri bellissimi capolavori sacri:

 

Ma per chi non potesse visitarle dal vivo, Google Ucraina in collaborazione con il Ministero della Cultura dell’Ucraina, ha creato un tour virtuale in 3D dove è possibile ammirare tutte le otto Unesco.

Per immergervi nel tour cliccate qui

Dominella Trunfio

10 abitudini e comportamenti che ci allontanano dalla felicità

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Published in: Mente & emozioni

1. Non avere nulla che dia un senso più grande alla propria vita

Ogni essere umano, nessuno escluso, porta dentro di sè un anelito che richiama ad incontrare, incarnare, una visione e uno scopo superiore ai semplici bisogni o interessi individuali: si tratta di fare la differenza, di partecipare in modo costruttivo e propositivo per il bene degli altri (ad esempio nel volontariato di ogni tipo in ambito umanitario; aderendo ad iniziative che vogliono cambiare in meglio il mondo, la cultura, l'ambiente; oppure in un lavoro che possa fare la differenza, che abbia un valore sociale, etico).

Anche un approccio spirituale alla vita può dare un respiro più ampio, di senso che risuona nel profondo e orienta la propria lettura del mondo in modo nuovo. Dare uno scopo superiore alla propria esistenza rende più felici, ci avvicina alla nostra realizzazione personale autentica perchè ci mette nella condizione di esprimere al meglio tutti i nostri talenti e di ascoltare il richiamo del nostro Sè.

2. Assenza di obiettivi concreti

Avere una meta verso cui muovere i propri passi è importante, fondamentale: non è tanto la destinazione in quanto tale a fare la differenza ma il fatto che ci si mette in cammino per raggiungerla. In questo percorso succedono le cose più interessanti: agiamo, affrontiamo le sfide che gli eventuali ostacoli ci portano, produciamo nuovi pensieri, viviamo emozioni, ci rimettiamo in gioco. Stiamo in un processo che ci motiva e ci fa sentire vivi, da un senso concreto e quotidiano, costruttivo.

Non avere obiettivi, trascinarsi giorno per giorno nel tran tran delle cose normali o sicure, consolidate, piano piano ci impoverisce su tutti i piani (fisico, emozionale, spirituale); ci allontana da quello cui siamo chiamati: crescere, evolvere, nel bene per tutta la Terra.

3. Camminare con le spalle cadenti

La postura non è certo tutto ma è tanto: parla di noi, riflette il nostro stato d'animo, rivela il nostro atteggiamento nella vita. E, al tempo stesso, li influenza. Scegliere quindi di intervenire sulle nostre abitudini posturali, sui movimenti che il corpo spontaneamente fa, aiuta a cambiare emozioni, comportamenti. Le spalle che, spontaneamente, tendono ad essere un po' chiuse e ripiegate in avanti, oppure cadenti, favoriscono e rafforzano un atteggiamento passivo, di sconfitta, di tristezza di fondo.

Camminare con un buon ritmo, con le spalle riportate in una posizione “normale” (all'inizio servirà uno sforzo di volontà e attenzione) e di conseguenza anche con una diversa, più alta, posizione della testa, favorisce un approccio alle cose, una visione e una forza personale più proattivi. E agisce anche sull'umore.

4. Fermare sempre l'attimo in un click

Mai come in questi tempi social-addicted, fotografare tutto ma proprio tutto o quasi, sembra la normalità. Facebook, Instagram, Pinterest, Twitter sono il palcoscenico perfetto per questo tripudio di scatti di buono e pessimo gusto e/o utilità. A molti sembra di poter fermare e ricordare meglio piccoli attimi di felicità ma non è veramente così.

L'attimo è sì fuggente ma lo si ferma vivendolo con intensità e presenza: solo così entra davvero nella nostra esperienza. Fare una foto porta in un'altra dimensione, in un'altra esperienza: quella fotografica, appunto. E non resta poi nulla nella vita. Lo ha dimostrato uno studio condotto sui visitatori di un museo: i soggetti che avevano scattato le foto avevano maggior difficoltà a ricordare quel che avevano visto. Va da sé che non si tratta di non fare più foto ma di riappropriarsi di un modo diretto, naturale, emozionale e relazionale di stare ed agire nelle diverse situazioni. Poi, una foto, riassuntiva, celebrativa ci sta: come si faceva una volta insomma.

5. Non fare esercizio fisico 

Mente sana in corpo sano: si sa. Così come oramai dovrebbe essere chiaro chiaro chiaro a tutti che l'attività fisica (anche solo camminare per almeno mezz'oretta a passo sostenuto, per almeno tre volte alla settimana) attiva la produzione di serotonina ed endorfine, ormoni che producono emozioni positive. Uno studio ne ha pure quantificato l'impatto: svolgere attività fisica 3 volte a settimana riduce del 19% il rischio di depressione.

Vero è che chi non è felice tende a muoversi poco o nulla. In questo caso quindi serve un vero sforzo di volontà per cambiare, per rimettersi in moto e, piano piano, far girare di nuovo anche la ruota del benessere e della felicità. Per cominciare, bastano due o tre minuti.

6. Mantenere relazioni affettive non costruttive

La qualità delle nostre relazioni affettive fa la differenza: possono rappresentare uno scambio costruttivo e nutriente per entrambi oppure possono essere – in realtà – dei piccoli cappi al collo che soffocano lentamente. Sono, queste ultime, relazioni tossiche. Le ragioni che le rendono tali possono essere le più diverse ma è certo che la loro presenza, che a volte (in modo errato) pare pure rassicurante o “meglio che niente”, taglia il collegamento con la felicità: sono rapporti distruttivi, predatori, annullanti.

Le si riconoscono perchè non c'è amore, felicità spontanea ma piuttosto paura, dipendenza, ansia, depressione. Riuscire a lasciarle andare, uscirne, permette di recuperare autostima; significa porre le basi per incontrare qualcuno con cui poi camminare nella realizzazione sentimentale autentica, quella che consente di essere felicemente in relazione.

7. Multitasking come stile di vita

Fare più cose contemporaneamente è ovviamente possibile, d'accordo (lo prova sicuramente la vita pratica di ognuno di noi) ma è altrettanto certo che la qualità che emerge, quando si esegue un compito alla volta, sia differente. Quasi sempre perlomeno.

Al di là della “prestazione”, però, ci siamo noi: seguire più attività, incarnare costantemente il multitasking ci porta in una dimensione “alterata”, automatica. Non riusciamo ad essere “nel presente”. Aumenta lo stress, la sensazione che la vita passi vorticosamente senza averla interiorizzata: siamo nell'agire nell'urgenza, nella “sopravvivenza”. Lo stress gongola, la felicità no.

8. Dormire poco, andare a letto tardi

Riposare bene fa bene alla salute, all'umore. Quando si è stanchi si è più nervosi, irritabili, meno disponibili: condizioni che si muovono in direzione opposta al benessere, alla felicità. Ma non è tutto: per essere felici, bisogna anche andare a letto presto. Lo ha dimostrato uno studio condotto presso la Binghamton University: le persone che dormono poco ma soprattutto si coricano tardi tendono ad avere più pensieri negativi. 

9. Stare lontani dalla Natura

La connessione con Madre Terra è fonte di riequilibrio e benessere profondo: per questo camminare - o anche solo sedersi e respirare profondamente - nel verde di un parco cittadino può cambiare e migliorare il nostro umore. Figuriamoci immersi in un bosco, sulla riva del mare o di un lago.

La rigenerazione è tanto più profonda quando più riusciamo ad entrare in relazione con la Natura che abbiamo intorno; sapersi meravigliare, stare nella bellezza, nella ricchezza espressiva di forme di vita, colori, suoni, odori e armonie rappresentano un nutrimento profondo per il nostro spirito, con benefici indiretti sulla nostra intera persona.

10. Non pianificare spazio e tempo per se stessi

Le relazioni con gli altri sono fondamentali per il nostro benessere, tanto più quelle con le persone che amiamo. Ma è anche necessario prevedere, recuperare, ritagliare del tempo solo per sé: uno spazio intimo, di solitudine costruttiva, di ascolto del proprio “respiro” fatto di emozioni, pensieri, obiettivi. Un tempo di “vuoto intorno” per risentirsi, fuori da ogni distrazione bella o brutta che sia.

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Quando prenderselo e per quanto tempo? Non ci sono “misure” giuste. Dipende dal momento, dal bisogno, dalla persona. Ma è utile: dà un ritmo e rende più interessante e consapevole poi il proprio agire nel mondo, nelle relazioni. Buone premesse per la felicità.

Anna Maria Cebrelli

Madri di Soacha: le donne colombiane che hanno sfidato lo Stato che ha ucciso i loro figli

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Published in: Costume & Società

Le madri di Soacha hanno ricevuto premi internazionali e oggi sono conosciute in tutto il mondo, sono state ribattezzate anche come le ‘madri d’ottobre’, il mese in cui hanno iniziato per la prima volta, a denunciare la violenza gratuita contro i loro figli.

In gergo militare un ‘positivo’ è un nemico abbattuto in combattimento, ma in questo caso tutti i giovani uccisi sono dei ‘falsos positivos’, ovvero estranei alla guerra. Nel 2008 a Ocaña, nel nord della Colombia, viene scoperta una fossa comune con 14 cadaveri.

Tutti ragazzi scomparsi qualche settimana prima dalla stessa città: Soacha. Un fatto che non può essere solo una coincidenza e le madri delle vittime, ne sono ben consapevoli. I loro timori trovano fondamento quando si scopre il protocollo utilizzato.

In pratica, i ragazzi venivano reclutati con la promessa di un lavoro, ma il piano era ben diverso. Finivano, infatti, vicino le roccaforti delle Farc e poi consegnati ai militari che li uccidevano, spacciandoli per guerriglieri.

Una messinscena che prevedeva di vestire il cadavere con un’uniforme che però non aveva traccia di proiettili, scarponcini nuovi e pistole che non avevano mai sparato. Secondo Human Rights Watch sarebbero oltre tremila i casi di falsi positivi, ovvero i giovani uccisi e travestiti da ribelli per mascherare il flop del governo nella guerra contro le Farc.

Una finzione andata avanti dal 2002 al 2008 e incentivata dalle ricompense a chi uccideva: denaro, giorni di riposo, promozioni. Tra le tante storie, quella simbolo dei falsi positivi è quella di Fair Leonardo Porras, un venticinquenne con disabilità cognitive.

“Era un ragazzo umile, un gran lavoratore e voluto bene da tutti perché si adattava a qualsiasi mestiere in cambio di qualche moneta. Un giorno non è mai tornato a casa. Abbiamo iniziato a cercarlo negli ospedali, negli ospizi, in prigione, ma nulla”, dice la madre Luz Marina Bernal.

  

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Mesi dopo il suo cadavere è stato trovato a Ocaña e dietro la sua morte, c’era la storia che Leonardo Porras era caduto in un combattimento perché clandestinamente faceva parte di un comando armato.

“Quando siamo andati a recuperare il corpo, abbiamo trovato nella sua mano destra una pistola. Cosa impossibile visto che mio figlio non aveva mobilità in quella mano e c’erano dei certificati. Tra l’altro, essere a capo di un comando armato e avere disabilità cognitive non potevano andare di pari passo”, continua la donna.

Così, Luz Marina Bernal con determinazione e coraggio ha intrapreso una lotta per chiarire i fatti unendosi ad altre madri che avevano subito lo stesso dolore. Ma, mentre il presidente della Colombia Álvaro Uribe, sosteneva che i giovani assassinati fossero ribelli, le madri di Soacha hanno continuato ad indagare.

Grazie ad alcuni funzionari e procuratori sono state in grado di trovare le prove di ciò che era successo. Luz Marina Bernal ha così scoperto che il figlio Fair Leonardo era stato venduto per meno di cento dollari ad alcuni membri dell’esercito che l’avevano poi assassinato e consegnato in cambio di soldi e permessi per la ‘buona prestazione’.

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Le madri di Soacha hanno affrontato minacce di morte e intimidazioni, ma sono andate avanti e solo grazie a loro, l’omicidio di Fair Leonardo Porras, così come quello degli altri giovani, sono stati dichiarati ‘contro l’umanità’ e i responsabili sono stati condannati a 50 anni di carcere.

Altre donne coraggiose:

Oggi, sono un esempio di coraggio e resistenza, anche ribattezzate come ‘le Antigoni’, come tante altre donne che hanno deciso di non tacere e di avere giustizia.

Dominella Trunfio

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Le fantastiche illustrazioni che trasformano i personaggi dei cartoni animati in persone

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Published in: Arte e Cultura

Tutti amiamo i cartoni animati e ognuno di noi è affezionato a l’uno o l’altro personaggio. Nella maggior parte dei film di animazione, gli animali parlano e ridono, ma mantengono un aspetto molto simile all’originale che troviamo in natura.

Ecco perché l’illustratrice russa Astkhik Rakimova è andata oltre trasformandoli per Bright Side in esseri umani!

Guardate qui: Timon e Pumbaa (Il Re Leone)    Po (Kung Fu Panda)   Scrat (L'era glaciale) Melman and Gloria (Madagascar)   Judy, Nick e Flash (Zootropolis)   SpongeBob (SpongeBob)   Red (Angry Birds) Simba and Nala (Il Re Leone) Ciuchino (Shrek)   Pippo (In viaggio con Pippo)   Altri cartoni animati trasformati: Chloe (Pets vita da animali) Dominella Trunfio Illustrazioni di Astkhik Rakimova per BrightSide    

Doppiette: licenza di uccidere

Il Cambiamento - feed -

Domenica 17 settembre ha riaperto ufficialmente la stagione di caccia: un’apertura “di facciata”, considerate le preaperture concesse in quasi tutte le Regioni. Riapre nonostante la devastazione causata da un’estate caratterizzata da siccità e incendi, che hanno distrutto gli habitat naturali degli animali, decimandoli tra le fiamme o per scarsità di acqua e cibo. Riapre nonostante le Regioni e il Governo abbiano a disposizione gli strumenti normativi che consentirebbero di annullare o almeno rinviare l’apertura della stagione venatoria.

Frassini e antilopi si stanno estinguendo: inseriti nella lista rossa dell'Iucn

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Published in: Natura & Biodiversità

La lista rossa è il più grande database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali della Terra ed è è considerata il più autorevole sistema di classificazione delle specie che rischiano l'estinzione.

L'ultimo aggiornamento purtroppo conta numerose nuove introduzioni, circa 150, le più note e preoccupanti sono proprio i frassini e le antilopi. In tutto, oggi, la Red List conta 87.967 specie di cui 25.062 seriamente in pericolo.

Frassini messi a dura prova da un coleottero

Le specie di frassino più diffuse e preziose dell'America settentrionale rischiano grosso a causa di un coleottero invasivo che ne sta decimando le popolazioni, mentre la perdita delle aree selvagge e il bracconaggio stanno contribuendo a ridurre drasticamente il numero delle cinque specie di antilopi africane.

Il coleottero, appartenente alla famiglia dei Buprestidi, è il minatore smeraldino del frassino ed è in rapida espansione negli Usa. Arrivato dall'Asia verso la fine degli anni '90 attraverso i pallet infestati, ha già distrutto decine di milioni di alberi tra Stati Uniti e Canada e potenzialmente può ucciderne oltre otto miliardi visto che si diffonde rapidamente. Di fatto, può cancellare un intero bosco entro sei anni dall'infestazione.

A causa del riscaldamento globale, le aree che prima erano troppo fredde per il coleottero adesso stanno diventando più calde e adatte alla sua diffusione, rendendo impossibile prevederne la comparsa.

Cinque delle sei specie di alberi di frassino più importanti del Nord America sono entrate nella lista rossa come “Critically Endangered” ossia a un passo dall'estinzione. Tra essi anche il frassino bianco (Fraxinus americana), uno degli alberi legnosi più preziosi dell'America del Nord.

Gli alberi di frassino sono una componente chiave delle foreste nordamericane. Forniscono habitat e cibo per uccelli, scoiattoli e insetti e sostengono importanti specie di impollinatori come le farfalle e le falene.

“Il loro declino, che potrebbe influenzare l'80% degli alberi, cambierà notevolmente la composizione delle foreste selvatiche e urbane” ha dichiarato Murphy Westwood, membro del gruppo Global Tree Specialist dell'IUCN che ha condotto la valutazione.

Milioni di piccole vespe parassite sono state rilasciate in 24 Stati a maggio 2016 per cercare di combattere il coleottero.

Anche le antilopi in Africa rischiano grosso. Cinque specie precedentemente considerate sicure stanno diminuendo drasticamente, tra cui la più grande del mondo, l'eland gigante. Ora è classificata come vulnerabile, con non più di 14.000 esemplari rimasti.

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Nella lista rossa sono state aggiunte più di 150 nuove specie in pericolo. Va detto però che le condizioni di alcune di quelle già presenti sono lievemente migliorate rispetto all'ultimo aggiornamento. È il caso del leopardo delle nevi, passato dalla categoria a rischio a quella di vulnerabile.

"Per essere considerati a rischio, ci devono essere meno di 2.500 leopardi delle nevi adulti e devono avere un alto tasso di declino” ha detto Tom McCarthy, che si occupa di fauna selvatica per l'IUCN.

Magra consolazione.

Francesca Mancuso

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