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Da 0 a 100 in meno di due secondi e 1000 km di autonomia, ecco la nuova Tesla Roadster

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La nuova supercar “Roadster 2”, presentata tra l’altro all’esordio del primo Tir elettrico (Tesla Semi) dell’azienda californiana, è una riedizione del primo modello, la Roadster, che nel 2012 uscì di produzione ma che sbalordì non poco per le sue prestazioni tipiche di una sportiva tradizionale (il telaio deriva dalle Lotus e non è da tutti).

Elon Musk continua allora a credere fermamente che un’auto sportiva può andare completamente ad energia elettrica e nel 2020 tornerà sul mercato con un modello nuovo dalle prestazioni straordinarie: “da 0 a 100 in 1,9 secondi”, come cinguetta lo stesso Elon Musk.

0 to 100 km/h in 1.9 sec pic.twitter.com/xTOTDGuwQj

— Elon Musk (@elonmusk) 17 novembre 2017

L’autonomia dichiarata sarà di 1.000 chilometri. In più avrà quattro posti e velocità massima (secondo indiscrezioni) di 402 km/h. Prestazioni garantite da motori in grado di erogare oltre 10mila Nm di coppia e una batteria da 200 kWh di capacità, il doppio di quelle disponibili attualmente sulle Model S e Model X top di gamma. Ma soprattutto prestazioni da far invidia a tutte le auto sportive a benzina attualmente in circolazione

https://t.co/0rBaJNQrum pic.twitter.com/pyoDmOj4XC

— Tesla (@Tesla) 17 novembre 2017

"Voglio dare uno schiaffo alle sportive a benzina”, dichiara Musk e il tutto, diciamo noi, per la modica cifra di circa 250mila dollari.

Leggi anche:

Tesla Roadster: la spider elettrica sbarca in europa

Al momento si tratta solo di un concept, ma al suo evento di presentazione del tir elettrico Musk avrebbe spiegato che i clienti che fossero interessati possono già prenotarla con una cauzione di (solo) 45mila dollari. 

Germana Carillo

La prima passeggiata di Freccia, il cane trafitto da un arpione (VIDEO)

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Published in: Animali

Ieri è stato il giorno della sua sua prima passeggiata fuori dalla clinica.

"Il suo polmone ci dà ancora tanti pensieri , ma lui sta sempre meglio. Cerchiamo di non pensare all'esofago..ci ragioneremo più avanti", aggiorna la Clinica Veterinaria Duemari, la stessa che tempo fa ha ridato nuova vita al cane Palla, il cane ritrovato quasi decapitato e col muso talmente gonfio da sembrare, appunto, un pallone.

 

Ora Freccia mangia, cammina e continua la sua battaglia per la vita. I primi passi verso la salvezza!

Ricordiamo che il suo corpo è stato trafitto da un arpione subacqueo modificato, sparato dalla carabina di un bracconiere.

 

LEGGI: FRECCIA, IL CANE TRAFITTO DA UN ARPIONE. PURA MALVAGITÀ (FOTO E VIDEO)

L'asta d'acciaio aveva perforato il fegato, l'esofago e il polmone sinistro. La clinica continua a dare i suoi aggiornamenti attraverso i social network, dove sono arrivati migliaia di messaggi di solidarietà.

Roberta Ragni

Kpc: il super batterio killer preoccupa gli esperti

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Published in: Salute & Benessere

È l’allerta che arriva dalla Sita, la Società Italiana di Terapia Antinfettiva, che, nel corso dell’International Meeting on Antimicrobial Chemotherapy in Clinical Practice in corso in questi giorni a Santa Margherita Ligure, hanno descritto il Kpc come batterio capace di resistere all’azione degli antibiotici nel 50% dei casi, anche i più potenti.

È questa, purtroppo, la fine cui siamo destinati se si continua ad abusare di antibiotici per la cura delle malattie e negli allevamenti: ciò porterà inevitabilmente a un incremento senza misura del problema dei batteri super resistenti.

Cosa succede? Che le continue mutazioni del patrimonio genetico rende i batteri resistenti agli antibiotici. Il Kpc, in particolare, è responsabile di vari tipi di infezioni, sia urinarie e che polmonari, ed è sempre più resistente anche agli antibiotici dell’ultima classe, considerati i più efficaci di tutti.

Il trattamento di questo tipo di infezioni per ora è solo con terapie complesse e composite. "Purtroppo in Italia in questo momento non abbiamo neanche un antibiotico in commercio per la terapia di queste infezioni – spiega Matteo Bassetti, dell'Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine e vicepresidente della Sita. Grazie alle linee guida appena messe a punto dalla Sita sono stati forniti alcuni suggerimenti su come gestire al meglio queste infezioni sia per la prevenzione che per la terapia. Il messaggio più forte riguarda la necessità di trattare queste infezioni con più di un antibiotico, ovvero con la cosiddetta terapia di combinazione".

Tra i altri super batteri, ci sono anche lo Stafilococco aureus resistente alla meticillina, la Pseudomonas aeruginosa, l’Acinetobacter baumannii, l’Enterococco resistente alla vancomicina e il Gonococco multiresistente che causa tipicamente infezioni sessualmente trasmesse.

La soluzione, insomma, consiste in un insieme di farmaci attraverso un’azione combinata (terapia di combinazione), ma anche in questo caso il 50% degli infettati continua a morire. Per gli esperti il modo migliore per combattere l’azione di super batteri come il Kpc è soltanto la prevenzione attraverso un uso consapevole e moderato degli antibiotici.

Ad oggi, 700mila persone al mondo muoiono ogni anno per infezioni resistenti agli antibiotici e si tratta di una cifra destinata a salire fino a 10 milioni nel 2050. Bisogna necessariamente fare qualcosa.

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Germana Carillo

Porta degli elfi: storia, leggenda, dove trovarla e come realizzarla col fai-da-te

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Published in: Speciale bambini

Chi sono gli elfi?

Gli elfi sono stati per secoli un argomento popolare nella narrativa, da William Shakespeare con Sogno di una notte di mezza estate, ai romanzi fantasy di J.R.R. Tolkien 300 anni dopo. Probabilmente i più famosi sono gli elfi che lavorano per Babbo Natale al Polo Nord.

Secondo quanto riportato da Livescience, tradizione vuole che come le fate gli elfi siano minuscoli esseri mutaforma. Gli elfi di Shakespeare erano creature alate che vivevano e si muovevano giocosamente intorno ai fiori. Gli elfi maschi erano descritti come dei piccoli anziani, mentre le femmine erano giovani e belle. Essi vivevano in regni nascosti nel cuore delle foreste, in mezzo ai prati o nei tronchi d'albero.

Elfi, fate e folletti sono tutti strettamente imparentati nel folklore, sebbene gli elfi sembrino essere derivati dalla mitologia norrena o scandinava, ossia i miti appartenenti alla religione tradizionale pre-cristiana dei popoli scandinavi.

Nel 1500, la gente cominciò a incorporare il folklore degli elfi in storie e leggende sulle fate. Dal 1800 le fate e gli elfi erano ampiamente considerate le stesse creature magiche ma con nomi diversi

Secondo tradizione, gli elfi sono esserini dispettosi e permalosi. Secondo il folklorista Carol Rose nella sua enciclopedia "Spiriti, Fate, folletti e Goblin" (Norton, 1998), sebbene gli elfi fossero a volte amichevoli verso gli umani, erano anche vendicativi con chi li offendeva. Per questo faacevano dei piccoli dispetti.

Nei secoli passati, la credenza nell'esistenza di fate ed elfi era comune tra adulti e bambini. La credenza è ancora forte in alcuni paesi, come in Islanda, dove circa la metà dei residenti crede a esseri simili agli elfi noti come “huldufolk" (persone nascoste). Le credenze soprannaturali sono così forti in Islanda che molti progetti di costruzione di strade sono stati ritardati o reindirizzati per evitare di disturbare le case degli elfi. Le leggi islandesi in materia, aggiornate nel 2012, sostengono che tutti i luoghi collegati a fedi popolari, costumi o convinzioni nazionali dovrebbero essere protetti per il loro patrimonio culturale.

Piccoli aiutanti di Babbo Natale

La moderna tradizione natalizia sostiene che un'orda di elfi sia al lavoro tutto l'anno nel laboratorio di Babbo Natale al Polo Nord, costruendo giocattoli e aiutandolo a prepararsi prima del lungo viaggio intorno al mondo sulla slitta. L'immagine degli elfi nel laboratorio di Babbo Natale fu resa popolare dalle riviste della metà del 1800.

Godey's Lady's Book, un'influente rivista, presentava un'illustrazione nel numero di Natale del 1873 intitolato "The Workshop of Santa Claus", che mostrava Babbo Natale circondato da giocattoli ed elfi. Una didascalia diceva: "Qui abbiamo un'idea dei preparativi che vengono fatti per rifornire i giovani con i giocattoli nel periodo natalizio".

Porta degli elfi e porta delle fate

Simile alla porta delle fate, la porta degli elfi in realtà è tipica del periodo natalizio. Per questo, anche se esteticamente possono sembrare simili, le decorazioni sono differenti, prettamente invernali e comunque legate al mondo degli elfi.

Si tratta dunque di una variante delle porte delle fate. Queste ultime sono apparse per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1993, nella cittadina di Ann Arbor, sul battiscopa di Jonathan e Kathleen Wright. Fu proprio Jonathan ad inventarle per le proprie figlie. In questo modo, le piccole ogni volta che passavano davanti alle porticine fantasticavano inventando le loro originali storie.

Il valore simbolico ed educativo della porta degli elfi

Le porte metterebbero in comunicazione la nostra casa con il regno degli elfi di Babbo Natale. Se i bambini si comportano bene, l'elfo ne dà notizia a Babbo Natale che potrà portare loro il dono desiderato. Questi piccoli aiutanti di Santa Claus, nel periodo delle feste, si trasferiscono dietro le mura delle case, alle quali accedono proprio tramite la porticina. Anche se non si fanno mai vedere, lasciano i segni della loro presenza, un'impronta davanti alla loro porta o dei dolcetti per i bambini, ma anche un messaggio scritto.

In realtà, le porte sono un modo originale per stimolare la creatività nei bambini, una vera porta di accesso verso il mondo della fantasia. L'elfo ha il compito di aiutare e supportare i bambini, tenendo lontani i mostri, aggiustando i giocattoli rotti.

A volte vengono lasciate tutto l’anno nelle camere dei bambini perché secondo alcuni essere d'aiuto, offrendo un luogo riservato dove esprimere le proprie emozioni. Se usata in questo senso, la porta dell’elfo può essere considerata una variante delle porte delle fate.

Come realizzare la porta degli elfi

Il consiglio per chi vuole realizzare da solo una porta degli elfi è utilizzare soprattutto materiali di recupero. Ad esempio si possono incollare vari strati di cartone o si può utilizzare del legno. Una volta tagliata la forma, anche le decorazioni si possono trovare in natura, piccole pigne, fogli, ramoscelli. Unico limite la vostra fantasia.

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Potete anche realizzarle con la pasta di sale, insieme ai bambini, che si divertiranno anche nel colorarle. Utilizzate sempre i coloranti naturali.

LEGGI anche:

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Ne esistono anche delle versioni da giardino, da realizzare ad esempio su un vaso, su un tronco o dentro una cassettina di legno.

Ecco altre idee a cui ispirarsi:

   

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Di seguito una serie di video tutorial per realizzare la porta degli elfi

 

LEGGI anche:

Dove acquistare la porta degli elfi

E se proprio non avete tempo potete acquistarle su Amazon o su molti altri siti, tra cui Etsy dove troverete moltissime porte degli elfi costruite artigianalmente.

Ne avete già creata qualcuna? Inviateci le vostre porte degli elfi!

Francesca Mancuso

Sole in zucca: la rete di educazione all'aria aperta di Palermo finanziata dal basso

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Published in: Speciale bambini

Crescere all’aperto, imparare secondo natura e pensare grande come un bambino sono i pilastri su cui si basa Sole in Zucca, progetto nato dal lavoro della R.E.A (rete educazione all’aperto) di Palermo, associazione che si propone di divulgare un’educazione in stile “asilo nel bosco”.

Fortunatamente nel nostro paese questo tipo di approccio educativo sta diventando sempre più diffuso e anche nei nostri articoli vi abbiamo parlato spesso di esperienze in cui il sogno di un luogo in cui i bambini possano vivere appieno il rapporto con la natura e imparare da essa si è concretizzato in asili, scuole, centri estivi, ecc.

Il progetto Sole in Zucca vuole portare nelle scuole o in altri luoghi di aggregazione per bambini dei laboratori da svolgersi nell’arco di tutta la giornata, dalle 8:30 alle 16, e dedicati alla fascia d’età 3-5 anni. Le attività proposte saranno ispirate a quelle degli asili nel bosco diffusi in tutta Europa con l’obiettivo finale di compensare quella che gli esperti definiscono “sindrome da deficit da natura”.

Che faranno concretamente i bambini? Cose davvero semplici e splendide: passeggiate nella natura, attività realizzate con materiali naturali, psicomotricità sugli alberi, letture, cura dell’orto, gioco libero e tanto altro. I piccoli avranno l’opportunità di cimentarsi e sperimentare grazie ai tanti stimoli offerti dalla natura e liberi da un’eccessiva interferenza degli adulti (naturalmente i bambini saranno sempre seguiti dagli occhi vigili degli educatori ma senza pressioni!).

Oltre ai laboratori giornalieri gli organizzatori prevedono anche di cimentarsi in attività nei week end, family social pic-nic ed ecofeste di compleanno.

 

Mandala realizzato da due bambini che partecipano al progetto Sole in Zucca: i fiori rappresentano la primavera, gli aghi di pino e le foglie secche rappresentano l'autunno, i sassi l'inverno e il carbone l'estate

Ovviamente per poter fare tutto questo occorrono dei fondi. Anche se ciò che offre la natura è gratis per poter fare tutte le attività previste è necessario acquistare del materiale come le corde tecniche per poter giocare sugli alberi, i binocoli per avvistare gli animali, il legno per le costruzioni, i vestiti e l’attrezzatura per stare all’aperto con qualunque condizione climatica, ecc.

Al momento poi l’associazione non ha una sede fissa per le proprie attività e l’idea è anche quella di avere un giorno un terreno dedicato a tutte le nuove proposte per i bambini. 

Se ti interessa approfondire esperienze simili leggi anche:

C’è bisogno quindi del supporto di tutti dato che come sappiamo le grandi cose spesso nascono proprio dal basso, dalla forza delle idee e con l’aiuto della comunità. Se il progetto vi piace e volete contribuire concretamente alla sua realizzazione potete fare una donazione tramite la piattaforma Produzioni dal Passo dove è aperta la campagna di crowdfunding della R.E.A.

Francesca Biagioli

Foto: R.E.A 

Pelle a pelle con papà: tutti i benefici per i neonati (prematuri e non)

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Published in: Speciale bambini

L’analisi, condotta dalla dottoressa Shefaly Shorey presso la National University of Singapore, ha preso in esame 12 studi precedenti: uno realizzato in India, un altro in Colombia e i restanti 10 in vari paesi cosiddetti "sviluppati".

I risultati hanno messo in luce degli importanti cambiamenti ormonali e neurobiologici che si presentano sia nei bambini che nei loro papà e che portano evidenti benefici ad entrambi. Vediamo quali sono:

Pelle a pelle, benefici per i neonati

La novità fondamentale che emerge da questo studio è che il contatto pelle a pelle con il padre è efficace tanto quanto quello con la madre sia nell'aumentare la temperatura dei piccoli che nel migliorare le misure biofisiche del dispendio energetico del bambino.

Tra l’altro i bambini che avevano sperimentato il contatto con il padre avevano livelli di glicemia significativamente più elevati (il che aiuta a proteggerli dal freddo) rispetto ai bambini che invece erano in incubatrice. Mostravano poi livelli più bassi di cortisolo salivale e ciò indica una minore risposta allo stress.

Altro vantaggio del pelle a pelle, anche con i papà, è che i piccoli smettevano prima di piangere ed era dunque più facile confortarli semplicemente stringendoli al petto.

Sono state notate però anche alcune differenza se ad avere maggior contatto con il neonato è la madre. In questo caso l’allattamento al seno era favorito e poteva iniziare prima rispetto a quanto avveniva invece con i bambini che “praticavano” il pelle a pelle solo con il papà. Anche la risposta al dolore dei piccoli sarebbe leggermente inferiore se a stringerli al petto è la propria madre.

Alcuni benefici si possono poi evidenziare anche sui papà.

Foto: www.kangaroomothercare

Pelle a pelle, benefici per i papà

I padri che si sono prestati al contatto pelle a pelle con i propri bambini nati pretermine hanno sviluppato una cura e un approccio più sensibile nei confronti dei loro piccoli e si sono mostrati più collaborati e coinvolti anche in casa sapendo gestire al meglio situazioni inaspettate.

I livelli di ossitocina paterna erano poi significativamente aumentati mentre i livelli di cortisolo erano diminuiti durante e dopo il contatto con i propri figli. L'ossitocina è definita non a caso l’ormone dell’amore mentre il cortisolo è legato all’ansia (è conosciuto infatti come ormone dello stress). I padri che si sono prestati a questo tipo di approccio con i propri figli si sono sentiti meno stressati, meno ansiosi e hanno avuto un migliore rapporto anche con la propria donna diventata mamma.

Il pelle a pelle entro pochi minuti dalla nascita promuove inoltre l'interazione verbale tra bambino e genitore.

Se ti interessa scoprire altri modi per aiutare i neonati prematuri leggi anche:

Visti i risultati, gli autori della revisione non hanno potuto che concludere incoraggiando anche i padri a sperimentare il contatto pelle a pelle con i propri figli, una valida alternativa a quello con la madre soprattutto quando quest’ultima è impossibilitata per circostanze particolari, problemi medici, taglio cesareo o altro.

Francesca Biagioli

Foto: familyincluded.com

Crostata salata con cavolfiore: la ricetta senza burro e senza lievito

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Published in: Ricette

Ricetta vegan ricca di gusto, è molto facile e veloce da preparare non prevedendo tempi di riposo; la torta salata con cavolfiore si presenta con un guscio croccante a base di olio extravergine di oliva e farina (senza lievito dunque) e con la farcitura a base di cavolfiore e patate morbida e vellutata.

Ingredienti 
  • 1 cavolfiore (900 gr)
  • 3 patate (570 gr)
  • 500 gr di farina di semola
  • 220 ml di acqua
  • 100 gr di olio evo
  • 8 gr di sale
  • olio evo aggiuntivo q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    90 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    35 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare la crostata salata con cavolfiore: procedimento

 

  • Pulire il cavolfiore e le patate, sciacquare tutto sotto acqua corrente, quindi ridurre il cavolfiore in cimette e tagliare a metà le patate,
  • e lessarli in acqua bollente fin quando non si infilzeranno facilmente con i rebbi di una forchetta.
  • A cottura ultimata toglierli dall'acqua, schiacciarli con una forchetta e ripassarli in padella con olio evo e sale, quindi far raffreddare.
  • Nel frattempo porre in una ciotola capiente la farina e il sale,
  • aggiungere l'acqua ed iniziare ad impastare,
  • incorporare a seguire i cento grammi d'olio e continuare ad impastare fin quando l'impasto non sarà più appiccicoso,
  • prendere quindi tre/quarti d'impasto e spianarlo su un foglio di carta forno fino ad ottenere una sfoglia che abbia un paio di millimetri di spessore,
  • ungere ora una pirofila con dell'olio e mettere all'interno la sfoglia appena preparata con la carta forno rivolta verso l'alto,
  • staccare delicatamente la sfoglia e farcirla all'interno con la purea di cavolfiore e patate.
  • Spianare l'impasto aggiuntivo e tagliare delle strisce con le quali decorare la superficie della crostata.
  • Cuocere in forno caldo a 200° per circa trenta minuti e poi passare in modalità grill per altri cinque minuti.
  • A cottura ultimata sfornare la crostata salata di cavolfiore e far intiepidire prima di porzionare.
Potrebbero interessarti altre ricette di torte salate, altre ricette con il cavolfiore o altre ricette di sformato di cavolfiore

 

Ilaria Zizza

Lo speciale negozio di giocattoli per bambini autistici

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Published in: Speciale bambini

Dal 1968 nel cuore del Vomero c’è un luogo magico dove ha preso vita il progetto Play Together Special Children, ovvero un catalogo di giocattoli dedicati anche ai bambini autistici e realizzato assieme a mamme, neuropsichiatri e operatori ABA (Analisi Applicata del Comportamento).

Junior Giocattoli è il primo negozio in Campania e uno dei pochi store in Italia che ha una linea che aiuta genitori ed educatori nella crescita di un bambino affetto dallo spettro dell’aurismo.

I creatori sono Vincenzo Agliottone e Marianna Troise che hanno risposto a un bisogno della collettività. Tante mamme, nonni e zii chiedevano loro consigli su che tipo di giocattolo fosse più adatto per stimolare il loro bambino speciale.

Esistono dei giochi adatti a sviluppare delle capacità motorie, cognitive, sensoriali etc, per bimbi autistici, con sindrome Down o altre disabilità? La risposta è si, perché i giocattoli non sono tutti uguali.

E il progetto va proprio in questa direzione dove nel catalogo ci sono tutti gli strumenti ludici che hanno una predisposizione terapeutica: stimolano il tatto, la coordinazione motoria, l’equilibrio o ancora allenano la memoria o attirano l’attenzione dei più piccoli grazie a colori studiati ad hoc.

Ci sono ancora strumenti musicali, memo musicali, giochi che possono essere manipolati e l’attenzione è anche sui materiali utilizzati. Dal caucciù a quelli naturali che possono essere messi in bocca senza preoccupazioni.

Giochi, insomma, che possono essere un supporto e che potrebbero essere anche validi strumenti per asili e strutture pubbliche soprattutto perché sul mondo dell’autismo c’è ancora tanta strada da fare.
In questi giorni si è parlato anche di un nuovo farmaco che potenzialmente sarebbe in grado di curare quasi tutte le forme di autismo, si chiama ‘Nitrosinaptina’.

Per saperne di più sull'autismo leggi qui: 


Lo studio, frutto di una collaborazione di più enti di ricerca, è stato condotto da Stuart Lipton, presso The Scripps Research Institute di La Jolla (California). Ma è solo un primo passo per cantare vittoria, i test in laboratorio hanno dato buoni risultati ma adesso dovrà essere testato sui pazienti affetti dal disturbo autistico.

Per consultare il catalogo clicca qui

Dominella Trunfio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7 Strategie per una vita di coppia sana e felice

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Published in: Mente & emozioni

La coppia salda, matura, non evita i conflitti ma sa affrontarli e superarli senza che nessuno dei due partner debba “patirne”, venga calpestato o ignorato. Va da sé che aiuta una buona comunicazione, fatta di rispetto per l'altro e per sé nonché di rispetto reciproco (entrambi autentici, naturalmente).Tre "trucchi" per realizzarla:

  1. primo, ognuno deve affrontare e accettare la sua parte, inevitabile, di responsabilità.
  2. Secondo, le discussioni devono restare fermi sul “problema”, a livello pratico;
  3. terzo, non bisogna spostarsi mai – nel confronto - su altri piani, personali e o allargati (quella volta io, quella volta tu; non sei mai così, sei sempre cosà; i tuoi amici qui, i tuoi genitori là e via discorrendo).

E poi, secondo lo psicologo americano John Gottman, una coppia sana e felice sa mettere in atto sette strategie:

1) Costruire un proprio “menu della tenerezza”

L'abitudine e il dare per scontata la presenza del/della partner fa perdere, spesso, di vista i dettagli. La conseguenza è che si comincia a perdere un contatto profondo. E' importante mantenere sempre aperti, sulla persona che amiamo, curiosità, attenzione e ascolto; saperla guardare sempre con occhi nuovi: questo crea uno spazio nel nostro cuore e al tempo stesso fa sentire l'altro/a nel nostro cuore.

2) Coltivare la stima reciproca

Per una buona, sana e soddisfacente vita di coppia, la stima reciproca è fondamentale. Se ci sono amarezze, irrisolti o azioni che la minano, bisogna lavorarci su. Oppure pensarci: qual è il senso di condurre una vita affettiva con qualcuno che non si stima?

3) Ogni giorno, avvicinarsi

Il focus è sulle piccole attenzioni quotidiane, sulle condivisioni. Stare insieme significa anche “fare cose insieme”. Fare, felicemente, cose insieme rinforza l'essere coppia. Non serve una “full immersion” ogni tanto: certo, male non fa ma la struttura, la trama della relazione si costruisce giorno per giorno. Magari con piccoli, intimi, rituali: il caffè sorseggiato con calma insieme. Il programma tv guardato e commentato, insieme.

4) Lasciarsi influenzare dal/dalla partner

Ascoltare, davvero, anche il punto di vista di chi amiamo. Anche se sembra irragionevole, provare a farlo nostro. Ovviamente è un comportamento che deve essere reciproco e aiuta a superare le differenze, normali, di focus e attenzione e modo di reagire ai problemi che – di fatto – ci sono tra uomini e donne, o tra prospettive individuali più “sintetiche, olistiche” e altre più “logiche, analitiche”.

5) Mettersi nei panni dell'altro

Anche questa strategia richiede reciprocità, sul medio e lungo periodo. Fatta questa premessa, “calzare le scarpe” della persona che si ama, sforzarsi in una comprensione profonda, approfondisce il legame, aiuta ad avvicinarsi e fa sentire il proprio sostegno. E rende, entrambi, più disponibili ai compromessi, più capaci di accogliere i difetti propri e dell'altro.

6) Affrontare i problemi-macigno

Ci sono situazioni o problemi che possono rappresentare delle vere minacce alla vita di coppia, al di là dell'amore. Se uno vuole dei figli e l'altro no, ad esempio. Se uno vuole andare a trasferirsi in America e l'altro no. In questi casi bisogna darsi tempo, senza cercare subito una soluzione o una decisione definitiva: perchè le cose possano emergere, perchè se ne possa parlare, insieme. Parlarne, di nuovo, è il “segreto”: raccontando le proprie motivazioni, il proprio vissuto con rispetto per sè. Ascoltando l'altro con rispetto per le sue posizioni. Questo non significa ovviamente che le cose si risolveranno magicamente: all'inizio potrà essere destabilizzante, smuovere paure anche più grandi. Il guadagno è nella chiarezza, nella sincerità reciproca: se l'approccio è costruttivo, entrambi e la qualità della relazione di coppia ne guadagneranno, qualunque sia il risultato finale (inclusa una eventuale separazione delle strade, se non si è trovato un accordo o non si riesce a convivere con la situazione).

7) Camminare nella stessa direzione

Come ricorda il Piccolo Principe, amare è “guardare nella stessa direzione”. Non si tratta di avere le stesse idee, di fare tutte le cose insieme ma di condividere la stessa visione, di avere una qualche e chiara progettualità di coppia. E conta anche il tempo passato, da soli. Un tempo per la coppia: da includere nel planning settimanale, con dettagli quotidiani ed “eventi speciali”. Perchè oltre alla direzione non bisogna scordarsi della cura, della relazione.

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Anna Maria Cebrelli

Illustrazioni di Nidhi Chamani

Bonus cani: sconti sulla Tari per chi adotta un randagio

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Published in: Cani

Tantissime persone vorrebbero nella propria casa, la compagnia di un amico a quattro zampe. Può succedere però che le possibilità economiche non lo permettano.

Il cosiddetto bonus cane andrebbe proprio in questa direzione: da un lato, trovare una casa ai randagi costretti a vivere nei canali, dall’altro sostenere le persone o le famiglie che, senza incentivi, non potrebbero garantire loro una vita dignitosa.

Amiamo tutti gli animali, ma è anche vero che l’amore non basta. Un cane ha bisogno di attenzioni, cure e di soddisfare i proprio bisogni primari. Con la crisi economica, molte famiglie hanno dovuto rinunciare alla loro compagnia, per questo il bonus potrebbe essere un’ancora di salvezza.

E’ chiaro che il tutto non si deve ridurre all’adottare un cane perché si possono poi avere delle agevolazioni fiscali sulla Tari. I Comuni secondo Legambiente, spenderebbero ogni anni più di 200mila euro per mantenere cani e gatti che vivono nelle strutture pubbliche.

Queste ultime, sono spesso sovraffollate e non riescono a garantire loro, il benessere animale. Ci sono poi paesi come Nardò, in provincia di Lecce, che non sono provvisti di canili, quindi i randagi devono essere ricoverati nelle città limitrofe.

Qui ad esempio, con la nuova iniziativa, il Comune salentino rimborsa 500 euro a chi ne adotta uno, offrendogli una famiglia e una casa accogliente. Pur confidando nel buonsenso e ricordando che gli animali non sono dei giocattoli, le amministrazioni dopo l’adozione monitorano la situazione.

Per evitare abusi, saranno proprio i vigili del fuoco a controllare il benessere dell’animale. Insomma, l’iniziativa di per sé è buona e da Nord a Sud sono tanti i Comuni che stanno aderendo, ma ripetiamo il bonus cani non può trasformarsi in un escamotage per risparmiare denaro.

Tante altre iniziative che aiutano i nostri amici randagi:

Tra i Comuni che hanno già aderito ci sono Nardò, Cestenaso, in provincia di Bologna, Avellino, Bisceglie, Poggio Rusco e Quistello (MN). E ancora, Montecassino, Lecce, Locorotondo (BA), Montecorvino Rovella (SA), Teramo, Pesaro, Bondeno, Solarino, Vittoria (RG), Terni, Bondeno, Solarino, Francofonte (SR), ogni amministrazione prevede un proprio piano di agevolazioni, per conoscerlo è consigliabile rivolgersi proprio agli uffici comunali.

Dominella Trunfio

I topi salvati dalla vivisezione che vedono la luce per la prima volta

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Published in: Animali

 

Gli scatti sono della fotografa Rachele Totaro che è riuscita a immortale una prima volta molto speciale. Questi topi e ratti erano animali rinchiusi in laboratorio per esperimenti. Centinaia di esemplari ogni anno muoiono in gabbia.

Ma loro sono stati salvati e adesso, si trovano a La Collina dei Conigli, un ente di beneficenza milanese. In pratica, i ricercatori somministrano su topi e ratti farmaci, geni etc. per vedere in che modo reagisce il loro corpo. Sono tanti quelli muoiono dopo gli esperimenti o dopo essere stati cavie per testate nuovi prodotti cosmetici. C’è poi una parte di loro che viene tenuta in surplus, ovvero in eccedenza, nel caso in cui ci fosse bisogno di esemplari in più..

Una volta che l’esperimento è finito, per i laboratori quelli che sopravvivono, diventano spese inutili. E’ così che la legge prevede che al posto di ucciderli, possono essere spostati in enti di beneficenza o adottati. Ed è proprio questa storia ad essere a lieto fine. Topi e ratti si godono la libertà, dimostrando di essere curiosi e socievoli. Guardate:

 

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Wrapping up visit, UN rights chief urges El Salvador to address femicide and abortion ban

ONU - aiuti umanitari - feed -

At the end of his first visit to El Salvador, the United Nations human rights chief on Friday highlighted the Government&#39s stated commitment to human rights, as well as several issues facing the Central American country, including the highest rate of femicide in the region and the abortion ban that punishes women &#8220for apparent miscarriages and obstetric emergencies.&#8221

Scoperta scultura di 3.500 anni che potrebbe riscrivere la storia dell'arte

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Published in: Arte e Cultura

Al suo interno è presente anche una gemma finemente intagliata che secondo i ricercatori americani sarebbe una delle opere più raffinate dell'arte greca preistorica finora scoperta.

Gli oggetti appartenevano a un ricco uomo miceneo noto come Guerriero del Grifone. All'interno della tomba gli archeologi hanno scoperto un tesoro inestimabile, che comprendeva preziosi gioielli, armature e armi e piccole sculture realizzate in materiali preziosi. Una delle scoperte più sorprendenti, tuttavia, è una pietra d'agata.

Apparentemente insignificante, all'inizio era ricoperta di calcare e ci è voluto un anno di accurato restauro per rivelare la sua vera forma. Quello che gli scienziati hanno trovato sotto il calcare potrebbe far riscrivere la storia dell'arte.

Non appena i dettagli intricati della pietra sono diventati visibili, i ricercatori sono rimasti sorpresi: avevano portato alla luce un capolavoro. La pietra di agata era un sigillo, usato per stampare un'immagine su argilla o cera. Chiamato "Pylos Combat Agate", raffigura una feroce battaglia corpo a corpo tra i guerrieri, con un terzo già disteso a terra. La scena è stata meticolosamente incisa su un pezzo di pietra dura di 3,6 centimetri, e alcuni dettagli sono solo di mezzo millimetro.

A causa delle dimensioni ridotte e delle venature sulla pietra, molti dei dettagli in miniatura sono chiaramente visibili solo tramite la fotomicroscopia.

Quando sono emersi i dettagli intricati del design del sigillo, i ricercatori sono rimasti scioccati nello scoprire che avevano portato alla luce un capolavoro.

 

“Vedere l'immagine per la prima volta è stata un'esperienza emozionante, e lo è ancora”, ha detto Shari Stocker, ricercatore senior dell'Università di Cincinnati.

Secondo i ricercatori, l'abilità artigianale e i dettagli squisiti di Pylos Combat Agate ne fanno la migliore opera scoperta dell'arte glittica prodotta nell'età del bronzo nell'Egeo.

“Ciò che è affascinante è che la rappresentazione del corpo umano è ad un livello di dettaglio e muscolatura che non si ritroverà fino al periodo classico dell'arte greca 1000 anni dopo”, ha spiegano. “È una scoperta spettacolare”.

“Sembra che i Minoici producessero arte del genere e nessuno avrebbe mai immaginato che fossero in grado di farlo” ha spiegato l'altro autore, Davis. "Ciò mostra che la loro capacità e l'interesse per l'arte rappresentazionale, in particolare il movimento e l'anatomia umana, è al di là di quello che si pensava”.

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Secondo i ricercatori, questo sigillo dovrebbe essere incluso in tutti i nuovi testi di storia dell'arte e cambierà il modo in cui viene vista l'arte preistorica.

Francesca Mancuso

Scrub agli augrumi fai-da-te

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Published in: Detergenza

Non si conserverà a lungo, ma solo per il profumo dello scrub agli agrumi ne varrà la pena!

Ingredienti:
  • 150 gr di sale fino
  • 50 gr di olio di oliva
  • 1 fetta di limone
  • 1 fetta di pompelmo rosa
  • 2/3 cucchiai di sale grosso
  • Qualche goccia di olio essenziale di arancio dolce.
    (utilizzare gli agrumi preferiti)
Preparazione: 

Nel mixer mettere sale e olio, aggiungere gli agrumi e frullare tritandoli finemente, infine unire il sale grosso olio essenziale e mescolare.

Mettere nel vasetto di vetro e conservare in frigo.

Buona produzione!

 

Per altre ricette di scrub fai da te:

Questa ricetta è stata condivisa da Simona Scazzuso sul nostro gruppo Facebook. Volete condividere anche voi le vostre creazioni per vederle pubblicate su Greenme.it? Veniteci a trovare e postatele su Sarò buon* con la Terra: Risparmio, Riciclo, Rispetto e Autoproduco

Ecco perché dovremmo tutti lavorare solo 4 giorni a settimana

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Published in: Costume & Società

Chi ha la fortuna di avere un lavoro, spesso vi dedica (volente o nolente) troppo tempo ed energia. Non si tratta solo delle consuete ore settimanali ma anche di straordinari che in alcuni casi non vengono nemmeno pagati. Il superlavoro può causare danni importanti e far comparire depressione o ansia. E’ soprattutto lo stress legato al troppo lavoro ad avere conseguenze nefaste e a far aumentare anche il rischio di sviluppare problemi di salute come ad esempio la pressione alta. Tra l’altro lavorare a lungo induce a bere più caffeina e bevande alcoliche aumentando ancora di più il rischio di sviluppare patologie.

In Gran Bretagna si pensa allora alla possibilità di una settimana fatta di soli 4 giorni lavorativi e di come questa eventualità potrebbe migliorare la salute delle persone e non solo. Secondo le considerazioni fatte da Owen Jones sulle pagine del Guardian, dovremmo sforzarci di immaginare una società in cui non esista più la disoccupazione, né problemi di salute come disagio mentale e ipertensione, dove si possa aumentare la produttività aiutando contemporaneamente l'ambiente, avere maggiore tempo da dedicare alla famiglia incoraggiando anche gli uomini a dedicarsi di più ai compiti domestici e nel complesso, dunque, si aumenti la probabilità che le persone siano felici e soddisfatte della propria vita. Tutto ciò potrebbe diventare realtà “semplicemente” facendo diventare la settimana lavorativa di 4 giorni.

Questo almeno è quanto crede l'esperto di salute pubblica John Ashton e l’Autonomy Institute, gruppo indipendente inglese che si dedica a fornire nuove chiavi e proposte concrete sul focus “lavoro” con l’obiettivo di cambiare le prospettive delle persone in modo che tutti possano lavorare meglio e meno. In effetti attualmente vi è una distribuzione del lavoro malsana: mentre alcuni lavorano troppo e ne pagano le conseguenze dannose per la salute e l’equilibrio famigliare, in Gran Bretagna vi sono oltre 3 milioni di lavoratori sottoccupati che vorrebbero lavorare di più. Una settimana lavorativa più breve contribuirebbe a ridistribuire il tempo e le retribuzioni in modo più equo tra la popolazione.

Ma i vantaggi di una settimana di lavoro più corta non finiscono qui: potrebbe addirittura aiutare a contrastare i cambiamenti climatici, come ha rilevato la riflessone della New Economics Foundation, i paesi con settimane lavorative più brevi hanno maggiori probabilità di avere una minore impronta di carbonio. E anche l’economia potrebbe beneficiarne: c’è da considerare ad esempio che i dipendenti tedeschi e olandesi lavorano in media meno di noi ma le economie dei loro paesi sono più forti della nostra.

Potrebbe inoltre aumentare la produttività: l'esperienza suggerisce infatti che chi lavora meno di sei ore è più produttivo, accumula meno stress e dunque è più concentrato sul lavoro. In effetti, un recente esperimento effettuato su una giornata lavorativa di sei ore in una casa di riposo svedese ha prodotto risultati promettenti: maggiore produttività e meno giorni di malattia. C'è da considerare inoltre che se i guadagni in fatto di produttività vengono trasferiti al personale, lavorare meno ore non comporta necessariamente una riduzione dei salari.

I vantaggi ci sarebbero anche in quanto ad uguaglianza di genere. Nonostante i progressi compiuti negli anni, le donne continuano a fare in media il 60% in più di lavoro domestico non retribuito rispetto agli uomini. Una settimana di quattro giorni potrebbe essere utile dunque anche a promuovere relazioni paritarie tra uomini e donne. Una campagna nazionale potrebbe servire ad incoraggiare gli uomini a usare il tempo libero guadagnato dalla riduzione delle ore di lavoro per bilanciare equamente il lavoro domestico.

Sugli svantaggi per la salute di lavorare troppo potrebbe interessarti anche:

Ricapitolando, dunque, una settimana lavorativa di 4 giorni potrebbe portare i seguenti vantaggi:

  • Riduzione del tasso di disoccupazione
  • Dipendenti più produttivi
  • Meno stress e migliore stato di benessere delle persone
  • Economia più forte
  • Minore impronta di carbonio
  • Più uguaglianza tra uomini e donne
  • Più tempo per la famiglia e gli amici

Non cose di poco conto, che ne pensate? Riuscite ad immaginare una vita in cui si lavora solo 4 giorni a settimana e in cui il giovedì si trasforma nel nuovo venerdì?

Francesca Biagioli

Bonus asili nido 2018: novità, requisiti e come richiederlo

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Published in: Speciale bambini

Si conferma, inoltre, anche il Bonus mamma domani 2018 mentre non ci sarebbe la proroga bonus bebè 2018.

La Legge di Bilancio 2017 (art. 1, comma 355) aveva introdotto il bonus di 1.000 euro l’anno per 3 anni, introdotto a sostegno del reddito delle famiglie con figli piccoli. Il sostegno va richiesto dalla famiglia direttamente all'Inps per via telematica e spetta per ogni figlio nato o adottato a partire dal 1° gennaio 2016 in poi.

Cos’è il bonus asilo nido

Si tratta di un'agevolazione introdotta con la Legge di Bilancio di quest'anno con gli obiettivi di:

  • aiutare i genitori a pagare la retta per la frequenza di asili nido pubblici o privati autorizzati
  • sostenere i bambini sotto i 3 anni malati gravi attraverso l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione

È un’agevolazione concessa alle famiglie che prevede un assegno da 1.000 € l’anno per 3 anni (i mille euro sono su base annua e spettanti 11 mesi per massimo 3 anni d'iscrizione al nido), che potrà essere usato per pagare la retta e delle spese d’iscrizione ai nido pubblici o privati. Inoltre, il bonus nido, a differenza del Bonus Bebè, è un beneficio erogato a prescindere dal reddito, per cui non ci sono soglie o limite ISEE da dover rispettare.

Sempre con la stessa Legge di Bilancio, sono state introdotte anche altre misure a sostegno delle famiglie con figli come ad esempio il bonus mamma domani 2018 di 800 euro, per aiutare le future mamme a pagare le spese mediche e i primi prodotti per l'infanzia, il voucher baby sitter. Il bonus bebè 2018, invece, al momento non è stato riconfermato.

Un'altra novità bonus nido, è l'estensione del bonus asilo nido bambini malati gravi che hanno una malattia e ricevono cure a domicilio ed il nuovo buono asilo nido da 150 euro, in base al quale: “le aziende pubbliche e private, quale forma di welfare aziendale, possono erogare alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno figli in età compresa fra i tre mesi e i tre anni un buono denominato «Buono nido» spendibile nel sistema dei nidi accreditati o a gestione comunale. Tale buono non prevede oneri fiscali o previdenziali a carico del datore di lavoro nè del lavoratore, fino a un valore di 150 euro per ogni singolo buono”.

Bonus asilo nido 2018 bambini malati cronici con cure al domicilio

Il bonus 1000 euro 2018 spetta anche ai bimbi affetti da gravi patologie che non possono frequentare l'asilo e necessitano di cure presso il proprio domicilio.

Il premio verrà erogato dall'INPS in unica soluzione, previa presentazione da parte dei genitori del bambino, dell'apposito modulo domanda corredata dal certificato rilasciato dal pediatra, scelto liberamente, che attesti per tutto il 2018 "l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica".

Bonus asilo nido 2018 a chi spetta

Il bonus asilo nido spetta:

  • ai bambini nati dal 1° gennaio 2016 in poi, che risultano iscritti all'asilo nido pubblico o privato
  • ai bambini malati cronici con necessità di cure presso il domicilio
  • famiglie con figli nuovi nati a partire dal 2016 in poi senza limite di reddito Isee
Bonus asilo nido requisiti:
  • il bambino deve essere nato a partire dal 1° gennaio 2016
  • deve essere iscritto all'asilo nido. La condizione, infatti, per ottenere la misura intera dell'assegno da 1000 euro, è quella che il bambino debba essere iscritto per tutto l'anno, altrimenti, in caso di partecipazione parziale, spetta solo in parte
  • il bonus nido non spetta in base a reddito ISEE ma è a prescindere dal reddito
  • l bambino deve avere la stessa residenza della mamma o papà richiedenti
  • il genitore richiedente deve avere cittadinanza italiana, comunitaria o extracomunitaria, in quest'ultimo caso è richiesto il permesso di soggiorno CE o la carta di soggiorno

Si ricorda infine che il bonus nido 1000 euro è erogato dall’Inps al genitore, mensilmente, previa presentazione della domanda corredata dalla documentazione attestante l’avvenuto pagamento della retta per l'asilo nido pubblico o privato autorizzato.

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Bonus asilo nido quando richiederlo

Le domande possono essere presentate entro il 31 dicembre di ciascun anno e i bonus verranno erogati fino al raggiungimento del limite massimo complessivo previsto (144 milioni di euro per l'anno 2017, 250 milioni di euro per l'anno 2018, 300 milioni di euro per l'anno 2019 e 330 milioni di euro annui a decorrere dal 2020) secondo l'ordine di presentazione telematica delle richieste.

Quindi per i nati 2017, la domanda va presentata entro il 31 dicembre 2017 mentre per il 2018, la domanda bonus asilo nido 2018 va presentata entro la scadenza del 31 dicembre 2018 a patto che vi siano ancora i fondi.

Germana Carillo

Lidia: Vi mostro il mio corpo, segnato dalla violenza di chi diceva di amarmi

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Published in: Costume & Società

Lidia Vivoli è una delle donne che nella sua vita ha dovuto subire il dolore e l’umiliazione di avere accanto un partner violento che ha tentato di ucciderla e la sua sofferenza, il suo sconforto lo riversa sulla sua pagina Facebook.

Perché Livia ha denunciato, ma spiega di essere stata abbandonata. Motivo per cui tantissime altre donne non sporgono denuncia contro i propri aguzzini che dicevano di amarle. La notte tra il 24 e il 25 giugno 2012, inizia per lei l’inferno. Ma chi ha tentato di ucciderla, da un’aula di un Tribunale continua a dire che non voleva ucciderla e che lei 'è una donnaccia'.

Difficile da credere, visto il racconto della donna documentato ( se mai ce ne fosse bisogno) da fotografie agghiaccianti che mostrano un corpo dilaniato dalle percosse e sangue sparso sul pavimento, sul letto, sui mobili di casa.

Sono immagini crude, che ci colpiscono come una pugnalata nella nostra sfera più intima, ma sono foto che abbiamo deciso di pubblicare (dopo il consenso di Lidia) perché non si può continuare a voltare lo sguardo dall'altro lato. 

“Chi mi ha fatto questo, continua a dire che non è vero, che sono una donnaccia, che non voleva uccidermi! In fondo 6 pugnalate, mentre dormivo, dopo avermi colpito con una padella in ghisa, sulla testa, (finché non si è rotto il manico) a cosa servivano? Il tentativo di soffocamento con il filo dell'abat-jour prima e del ventilatore poi, le costole rotte, la gola graffiata a mani nude! L'ultima pugnalata all'addome...”

“Ed ora? Ho denunciato ma sono stata abbandonata! Non merito di ricominciare a vivere? Non merito serenità? No! Tutto deve essere concesso solo a loro, agli assassini! Per loro vi sono premi, sconti di pena, perfino un lavoro! Ma la mia, la nostra pena, non avrà sconti! Io un lavoro lo avevo, lo amavo.... Ora non esiste più... “

“Ora c'è solo lo sconforto di essere stata abbandonata da uno Stato che ci dice di denunciare, di essere forti e poi ci lascia morire, nell'indifferenza più totale! Io parlo a nome di tutte le donne vittima di violenza! Di quelle che hanno paura, di quelle che hanno denunciato, di quelle che non ci sono più, dei loro e dei nostri figli, dei bambini uccisi in nome di una vendetta senza senso”.

Questo il suo lungo post su Fb:

Chiediamo a Lidia perché si sente abbandonata dallo Stato. 

"Sono sempre rimasta sola, fin dal giorni dopo l'aggressione. Perché non ci equiparano alle vittime di mafia, di guerra o a i pentiti? Non solo ho denunciato ma sono stata invitata a parlare in Parlamento ed in Senato. Ho urlato il mio dolore ed il mio terrore in tutte le più importanti trasmissioni RAI. Ho dato le idee per aiutare le donne vittime di violenza... Cosa è cambiato? Nulla!!!!", spiega Lidia a greenMe.it

Il suo aguzzino è rimasto in carcere cinque mesi, poi un anno di domiciliarli e un anno con obbligo di firma.

"Per fortuna che non eravamo sposati perchè c'era pure il rischio che avrebbe dovuto scontare i domiciliari in casa con me. Ma una volta in semilibertà mi ha subito iniziato a contattare, io non sapevo neanche che non fosse più in carcere. La legge non prevede che la vittima venga avvisata", spiega Lidia a greenMe.it. 

Se pensavate di aver sentito abbastanza, non crederete alle vostre orecchie sul come prosegue il racconto della donna: 

"Ha continuato a stalkerizzarmi, dicendomi che avrei dovuto mantenerlo economicamente visto che l'avevo mandato in galera senza motivo. Pensa che, per disperazione, stavo per cedere".

Cosa che non è successa, ma non abbiamo la certezza che non potrà succedere, perchè quando ci si sente soli e abbandonati, la disperazione ha il sopravvento. E’ una storia che si ripete. Non basta essere stata privata della propria libertà, della tranquillità, essere stata segnata per sempre dalla paura. No, non basta. Bisogna ancora lottare contro il proprio aguzzino per una battaglia che dovrebbe essere già vinta in partenza.

Bisogna lottare contro gli stereotipi, i pregiudizi, contro il riaprire delle ferite mentali che fanno più male di quelle fisiche. Succede anche questo e ci si sfoga sui social network, dove la solidarietà non manca, ma dove ci si aspetta che il proprio appello arrivi soprattutto allo Stato.

I dati Istat 2017 non lasciano ben sperare. Tra le donne abusate dai partner, il 90,6% ha subito rapporti sessuali indesiderati; il 79,6% tentativi di strangolamento, soffocamento e ustione; il 77,8% schiaffi, pugni, calci e morsi. Le percosse, in una minoranza dei casi (1,5%), hanno provocato danni permanenti. Tra le mogli e le fidanzate vittime di violenza, il 37,6% ha riportato ferite o lesioni, il 21,8% soffre di dolori ricorrenti.

Sullo stesso argomento: 

 25 NOVEMBRE: LA STREET ART CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

VIOLENZA SULLE DONNE: MARIA CE L'HA FATTA. USCIRE DALL'INCUBO SI PUÒ

Neppure la gravidanza ferma gli abusi, anzi nel 7,5% dei casi è il motivo che provoca l’ira dell’uomo. Una terribile fotografia della nostra società, quella italiana, dove il 25 novembre eventi e manifestazioni, ricorderanno la Giornata nazionale contro la violenza sulle donne. Una Giornata che non vorremmo mai più nominare.

Dominella Trunfio

Pistacchi e arachidi migliorano la memoria e le abilità cognitive

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Published in: Alimentazione & Salute

Un team di ricerca della Loma Linda University negli Stati Uniti ha scoperto che alcune noci hanno effetti benefici sulle frequenze cerebrali. Sebbene tutta la frutta secca agisca positivamente sul nostro corpo, in questo caso sarebbero in particolare i pistacchi e le arachidi che, se consumati regolarmente, migliorerebbero la salute del nostro cervello.

Per condurre l’esperimento, i ricercatori hanno preso sei varietà di frutta secca tra cui mandorle, pistacchi, noci, noci pecan, anacardi e arachidi. Sono stati effettuati poi, sui volontari che partecipavano alla ricerca, degli elettroencefalogrammi (EEG) per misurare la forza dei segnali delle onde cerebrali in seguito all’assunzione delle diverse varietà di alimenti.

Secondo i dati dello studio, i pistacchi sarebbero in grado di produrre la più grande risposta di onde gamma, fondamentale per migliorare l'elaborazione cognitiva, la conservazione delle informazioni, l'apprendimento, la percezione e il rapido movimento degli occhi durante il sonno.

Le arachidi, invece, hanno prodotto la più alta risposta delta associata ad un'immunità sana, alla guarigione naturale e al sonno profondo.

Mangiare ogni giorno questi tipi di frutta secca, a detta degli esperti, potrebbe dunque potenziare la memoria, rallentare l’invecchiamento, ridurre l’infiammazione all’interno del corpo e migliorare le abilità cognitive delle persone.

Ciò sarebbe dovuto alla presenza in questi preziosi alimenti di acidi grassi essenziali e antiossidanti utili anche per rafforzare il sistema immunitario, aumentare il metabolismo e mantenere in buona salute il cuore.

"Questo studio fornisce significativi risultati positivi dimostrando che la frutta secca è buona per il tuo cervello come lo è per il resto del corpo", ha dichiarato il professor Berk, ricercatore principale dello studio pubblicato sul FASEB Journal.

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Ricordiamoci dunque di inserire più spesso la frutta secca nella nostra alimentazione, un’ottima idea è quella di utilizzarla come spuntino di metà mattina o metà pomeriggio. Naturalmente sarebbe bene scegliere le varianti più naturali possibile, quindi ad esempio pistacchi e arachidi  senza l’aggiunta di sale, zucchero o altri ingredienti.

Francesca Biagioli

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