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La Pelosa: stop a teli mare e borse frigo per salvare la spiaggia sarda dall'erosione

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Published in: Sardegna

E’ uno delle spiagge più famose d’Italia conosciute per il suo paesaggio e per l’acqua cristallina, ma purtroppo rischia di scomparire e secondo Comune e Regione Sardegna, la colpa sarebbe dei troppi turisti che spesso involontariamente portano via la sabbia, quella ad esempio, che rimane in grandi quantità proprio negli asciugamani o teli mare.

Ne è convinto il sindaco Antonio Diana che pensa appunto a un piano rigido che dovrà essere rispettato da chi ha intenzione di passare nei prossimi anni l’estate proprio a La Pelosa.

Il progetto di restyling da 18milioni di euro partirà alla fine del 2019 con il primo lotto da 5milioni finanziato dalla Regione. Tra le altre cose, è prevista la rimozione della strada litoranea e l'installazione di passerelle sopraelevate in legno, la riorganizzazione del traffico veicolare, con forte spinta alla pedonalizzazione, all'uso delle biciclette e di mezzi elettrici, la creazione di aree parcheggi e trasporto pubblico verso la battigia.

Altre bellissime spiagge:

Ma nel frattempo che si arrivi alla riqualifica, la spiaggia va preservata, così stop a teli, borse frigo che trattengono la sabbia e accessi controllati. La decisione del primo cittadino ha portato con sé numerose polemiche, l’accusa è quella di voler trasformare La Pelosa in una spiaggia per ricchi, ma Diana controbatte a La Nuova Sardegna:

"Stiamo cercando di limitare i danni in attesa dell'avvio dei lavori. Non sono ipotesi campate in aria si parte da uno studio dell'Ispra sulla pressione antropica sulla spiaggia della Pelosa. Si calcola che nel periodo estivo, a fronte di 1.500 bagnanti ritenuti un carico sostenibile, la Pelosa ne ospita 5mila. Andiamo avanti perché la salute della spiaggia viene prima di tutto".

Cosa ne pensate?

Dominella Trunfio

La mucca coraggiosa che fugge dal macello e nuota fino a un'isola deserta

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Published in: Animali

 

La storia è stata raccontata dal sito polacco Wiadomòsci che spiega che il bovino era destinato al macello, ma la sua determinazione ha avuto la meglio su una tragica fine. Le cose, secondo il racconto del proprietario dell’animale, sono andate più o meno così.

La mucca era stata preparata per essere trasportata dall’allevamento polacco fino al macello, ma quando ha notato la dinamica ha rotto la recinzione metallica, fratturato una costola all’uomo che lavorava nella fattoria e dopo aver incornato la porta del camion si è data alla fuga inseguita da numerose persone.

Dopo aver corso per un po’, la mucca per non essere raggiunta si è addirittura tuffata in acqua raggiungendo un isolotto deserto poco distante dalla città. La storia ha ovviamente faccio il giro del mondo e ha attirato l’attenzione anche di Pawel Kukiz, oggi deputato ma ex cantante che ha lanciato la campagna per salvare la mucca coraggiosa dal macello.

Meravigliosi animali:

Lo stesso Kukiz si è offerto di pagare il riscatto al proprietario che la voleva al macello, pur di assicurarle una vita dignitosa. Il parlamentare non è vegetariano ma è rimasto colpito dalla determinazione di questa mucca e il suo desiderio di essere libera e soprattutto viva. Una bellissima storia di resilienza animale.

 

Dominella Trunfio

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Insonnia: bastano 5 giorni di poco sonno per danneggiare il cervello

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Published in: Salute & Benessere

A dimostrare gli effetti devastanti dell’insonnia è ancora un altro studio, questa volta condotto da Chiara Cirelli della University of Wisconsin-Madison e Michele Bellesi dell’Università Politecnica delle Marche.

Dalle loro ricerche emerge che la guaina protettiva che isola i nervi, la cosiddetta mielina, va ad assottigliarsi se soltanto il nostro organismo è “costretto” a 5 giorni di carenza di sonno.

Una privazione del sonno, quindi, non solo fa emergere una serie di problematiche, compreso l’aumento di probabilità di sviluppare malattie cardiache, diabete e cancro, ma può portare anche a grossi danni alla nostra struttura cerebrale.

Negli studi, i ricercatori hanno analizzato gli effetti di una riduzione dello spessore della mielina netta e hanno ipotizzato la riduzione del sonno in un uomo di circa due ore per notte per 4 giorni e mezzo.

Con questa notevole riduzione del sonno, gli studiosi hanno osservato una trasformazione nello spessore della mielina, struttura fondamentale per la salute del cervello, che si è dimostrata molto più sottile. E lo stesso danno si potrebbe avere anche se la deprivazione del sonno fosse meno intensa ma più duratura nel tempo.

“Non sappiamo - spiega Cirelli - se il deficit di mielina permanga a lungo termine, ma lo studio, il primo di questo tipo, suggerisce che ci possono essere danni strutturali dovuti alla perdita di sonno anche in una struttura come la mielina, considerata di per sé molto stabile”.

Intanto cosa fare? Ecco alcuni rimedi green per riprendere in mano la situazione e riposarsi di più. 

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Germana Carillo

Phi Phi Islands: chiude davvero ai turisti la spiaggia di "The beach"?

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Published in: Asia

Certo che no! Alcune testate internazionali si sarebbero inventate una chiusura da giugno a settembre proprio di Koh Phi Phi, durante la bassa stagione dell’isola, per dare tempo alla sua barriera corallina di riprendersi.

“Mentre misure analoghe sono state introdotte su altre isole thailandesi - nel 2016 le autorità locali hanno chiuso Koh Tachai - è la prima volta che ai turisti sarà vietato visitare Maya Bay”, si legge su The Guardian.

Falso.

Thailand’s Maya Bay, location for The Beach, to close to tourists https://t.co/ggavMIm4O8

— Guardian Travel (@GuardianTravel) 14 febbraio 2018

Vero è che, se Maya Bay arriva fino a 5mila visitatori al giorno, con la maggior parte dei turisti che viaggiano in barca da Phuket o Koh Phi Phi, tutta questa mole di turisti si traduce immancabilmente in una distruzione quasi totale delle barriere coralline della Thailandia. Le cause principali vanno ricercate negli scarichi degli hotel nel mare, negli ancoraggi per imbarcazioni e nei rifiuti di plastica gettati in mare.

È per questo motivo che l’autorità del turismo della Thailandia pianifica la chiusura temporanea di alcune isole ogni anno, proprio per permettere un recupero naturale di flora e fauna.

"Le isole Phi Phi e Maya Bay restano aperte mentre il Dipartimento nazionale per la protezione della flora e della fauna selvatica (DNP) della Tailandia inizia il ciclo annuale di chiusura temporanea dei parchi nazionali il mese prossimo, che consente un ringiovanimento naturale durante quasi la metà dell'anno a seconda del programma", ecco l'annuncio ufficiale.

E molto probabilmente, come si legge su Phuket news, per un periodo che andrà da giugno a settembre sarà proibito a tutte le imbarcazioni di approdare alla spiaggia attraverso la baia omonima: “Tuttavia in questi mesi i turisti potranno accedere a Maya Bay, arrivando dalla baia adiacente Loh Samah Bay dove le barche potranno attraccare, percorrendo poi a piedi 250 metri”.

Se vi interessa, quando e con quali modalità si potranno visitare questi luoghi, bisognerà attendere un comunicato ufficiale del TAT, l’autorità del Turismo thailandese ancora non si è espresso definitivamente.

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Germana Carillo

Dieta dei legumi: come funziona, schema settimanale, cosa mangiare e controindicazioni

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Published in: Dieta

I legumi sono un alimento sano e nutriente che tutti dovremmo mettere in tavola più spesso. E' attualmente di moda una dieta che prevede l’assunzione di queste proteine per favorire la perdita di peso (addirittura promette di far buttare giù dai 3 ai 5 kg in una settimana!).

Come funziona la dieta dei legumi

Grazie alla presenza dei legumi, che aiutano a bruciare il grasso addominale, questa dieta aiuta a perdere qualche chilo di troppo solo a patto che sia seguita bilanciando bene tutti i pasti della giornata e sia correlata da una certa di dose di attività fisica.

I legumi sono fonti alimentari di proteine e sali minerali, spesso però dimentichiamo di inserirli nella nostra alimentazione quotidiana prediligendo invece le proteine di origine animale. Sostanzialmente questa dieta vuole bilanciare le due cose con l’obiettivo di favorire il dimagrimento.

I legumi, tra l’altro, dato che contengono molte fibre, hanno il vantaggio di aumentare il senso di sazietà caratteristica che, nel caso si stia a dieta, è evidentemente molto utile. Promuovono inoltre una pancia piatta, a patto ovviamente di non soffrire di problemi di fermentazione intestinale, colite o altro (vedi controindicazioni).

Da non sottovalutare anche il fatto che questi preziosi alimenti sono poveri di grassi e non contengono colesterolo.

L’ideale, per avere un apporto nutrizionale completo, è di associare nello stesso pasto legumi e cereali integrali. A questo proposito guardate il seguente video:

Cosa mangiare?

Fondamentale l’assunzione giornaliera di legumi di diverse varietà:

Questa dieta consente però di mangiare anche tutte le altre categorie alimentari: carboidrati come pasta e riso, verdure fresche o sotto forma di minestre e vellutate, carne di tagli magri, pesce, uova, ecc.

Non si tratta dunque di un regime particolarmente restrittivo o monotono come altre diete di cui abbiamo parlato. Sostanzialmente si tratta di un regime alimentare in stile mediterraneo a patto ovviamente di utilizzare cereali integrali, non esagerare con le proteine animali (prediligendo ad esempio il pesce) e mangiare spesso le diverse varietà di legumi.

Schema settimanale

Lo schema settimanale che vi presentiamo è a titolo puramente esemplificativo. Vi raccomandiamo infatti, se volete sperimentare la dieta dei legumi o perdere peso, di affidarvi ad un professionista per avere un piano personalizzato in base alle vostre specifiche esigenze.

LUNEDI’

Colazione: latte scremato e cereali integrali
Pranzo:  pasta e fagioli, verdure miste crude o cotte
Cena: petto di pollo alla piastra con verdure di stagione, 30 grammi di pane integrale

MARTEDI’

Colazione: cereali integrali con yogurt magro
Pranzo: riso e lenticchie con verdure crude o cotte a volontà
Cena: pesce al forno con verdure grigliate

MERCOLEDI’

Colazione: tre fette biscottate integrali con marmellata senza zucchero, caffè o tè
Pranzo: insalata di riso e verdure

Cena: minestrone di verdure con farro e legumi, pane integrale

GIOVEDI’

Colazione: cereali integrali con yogurt magro
Pranzo: pasta integrale al pomodoro, carne ai ferri e insalatona di verdure
Cena: farifrittata di ceci con verdure al forno e 30 grammi di pane integrale

VENERDI’

Colazione: tre fette biscottate integrali con marmellata senza zucchero, caffè o tè
Pranzo: cous cous con legumi e verdure di stagione
Cena: bresaola con rucola e parmigiano, insalata e 30 grammi di pane integrale

SABATO

Colazione: latte scremato con cereali integrali
Pranzo: seppie con i piselli e verdure alla griglia, pane integrale

Cena: passato di verdura con pasta di legumi e insalata, pane integrale

DOMENICA

Colazione: yogurt magro e cereali integrali
Pranzo: pasta e ceci, verdure crude

Cena: passato di verdure e frittata con due uova, pane integrale

  Controindicazioni

Questa dieta, a patto che non diventi iperproteica (e dunque non escluda o limiti fortemente i carboidrati) oppure troppo ipocalorica, non presenta grandi controindicazioni ma potrebbe generare alcuni effetti collaterali legati proprio al consumo di legumi in chi solitamente non è abituato ad utilizzarli spesso. Se si ha un intestino non proprio in salute o sbagliando le combinazioni tra i vari alimenti è possibile trovarsi alle prese con gas intestinali, meteorismo, crampi, dolori addominali dovuti proprio all’assunzione di fagioli, ceci, lenticchie ecc.

Esistono dei sistemi per rendere i legumi più digeribili un po’ a tutti come ad esempio utilizzare al momento della cottura delle alghe o alcune spezie, ma purtroppo non sempre e non in tutti i casi funzionano. Se notate quindi che il consumo quotidiano di legumi vi provoca effetti sgraditi, evitate di continuare ad assumere questi alimenti oppure scegliete le varianti generalmente più facili da digerire (ad esempio le lenticchie rosse).  

Se volete dimagrire, vi consigliamo comunque sempre di rivolgervi ad un esperto che, in base alla vostra costituzione, ai chili che dovete perdere, al vostro stato di salute, ecc. saprà stilare la dieta più adatta alle vostre esigenze.

Dovrebbero comunque sempre evitare di sottoporsi a diete come questa donne in gravidanza o allattamento e soggetti affetti da diabete.

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Francesca Biagioli

Toctocdoor, il primo social network per i quartieri e il buon vicinato

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Sembra una contraddizione ma in realtà è un tentativo di riaprire le porte delle case e guardare fuori, utilizzando però i social per cercare chi condivide con noi gusti o semplicemente per chiedere una mano di aiuto, da buoni vicini.

Un modo per scambiare consigli, condividere esperienze, opportunità e informazioni sui pericoli, ma anche le passioni e le battaglie quotidiane.

"Quanti strumenti abbiamo oggi per arrivare lontano stando fermi nelle nostre case! La tecnologia ci ha permesso di viaggiare, imparare, conoscere, scoprire. Tutto in pochi clic. Un vantaggio per un verso, ma che alla lunga ha forse impoverito la nostra capacità di relazionarci a chi ci è più vicino. Allora riportiamo lo sguardo a pochi metri da noi.Alle nostre case, alle persone che ci abitano accanto, al nostro quartiere. Una comunità è di certo più forte se conserva e rinnova nel tempo la propria identità, che è fatta di tanti piccoli ma importanti gesti quotidiani" spiegano gli ideatori.

Alcuni esempi, Quando e dove si terrà il prossimo evento? Come fare a trovare una baby-sitter di fiducia nella zona? Se siete amanti della bici potete anche organizzare un'uscita insieme ad altri ciclisti e anche scoprire chi ha la stessa passione per gli animali, per il cinema e per la musica. O ancora è possibile trovare qualcuno con cui dare vita a una rock band.

TocTocDoor nasce come società a marzo del 2016 e in questi due anni i tre cofounder – Lorenzo Triggiani (CEO), Antonio Triggiani (CTO) e Viviana Tiso (COO) – hanno lavorato allo sviluppo della piattaforma. Al momento il social funziona solo a Torino ma la speranza degli ideatori è che possa estendersi anche ad altre città d'Italia.

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"Il nostro obiettivo è usare il potere della tecnologia per costruire comunità più forti e sicure ovunque. Speriamo di ispirare ogni membro di Toctocdoor ad essere un buon vicino. La sfida è migliorare sè stessi e stimolare le persone attorno a noi ad aumentare la qualità della vita di quartiere".

Un po' come si faceva una volta, ma con l'aiuto delle nuove tecnologie.

Francesca Mancuso

Autismo: un nuovo test del sangue e delle urine per diagnosticarlo prima

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Published in: Salute & Benessere

Ad aprire la strada verso queste nuove indagini sono stati i ricercatori dell’Università di Warwick che, in collaborazione con l’Università di Bologna, hanno sviluppato il nuovo test per rilevare rapidamente l’autismo nei più piccoli.

Prima della comparsa dei sintomi, quindi, che in genere si presentano attorno ai 2 anni con compromissione dell’interazione sociale e deficit della comunicazione verbale, si può prevedere se un bambino sarà autistico.

Si tratta di un nuovo test biologico per sviluppare il quale gli studiosi hanno confrontato quelli con e senza il disturbo dello spettro autistico, trovando livelli più elevati di danni proteici in quelli affetti da autismo. Hanno così individuato differenze chimiche nel sangue e nelle urine di 38 bambini autistici e 31 bambini senza la condizione, tutti di età compresa tra i 5 e i 12 anni.

Dai risultati è venuto fuori che nei bimbi autistici i livelli di danni alle proteine erano più elevati nel plasma sanguigno.

“Il test potrebbe essere utilizzato dai medici per diagnosticare l’autismo molto prima nell’infanzia, rilevando questi marcatori”, spiega l’autrice dello studio Naila Rabbani. Il prossimo passo sarà quello di replicare le scoperte dello studio in altri gruppi di bambini. “Tutto ciò che dobbiamo fare ora è ripetere lo studio. Il prossimo passo, infatti, sarà la riprova in un campione molto più ampio".

Si tratta in ogni caso di uno studio che “potrebbe fornirci indizi sul perché le persone autistiche sono diverse ma non fornisce un nuovo metodo per la diagnosi”, come precisa James Cusack, direttore scientifico dell’ente britannico di ricerca sull’autismo, Autistica. “Non sappiamo se questa tecnica potrà rilevare la differenza tra autismo, Adhd, ansia o altre condizioni simili. Lo studio ha anche riguardato solo un piccolo gruppo di persone”.

Quale resta il modo migliore per diagnosticare l’autismo? I ricercatori confermano che ci si può accertare di un disturbo con quasi assoluta certezza attraverso l’intervista clinica e l’osservazione. Il che avviene soltanto intorno ai due anni di età.

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Germana Carillo

I lupi tornano a popolare il Parco regionale dei Castelli romani (VIDEO)

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Grazie alle abbondanti nevicate le loro tracce sono state ben visibili, ma è da tempo che si effettuano regolari monitoraggi sullo stato dell’ecosistema del Parco dei Castelli romani. I dati sui lupi e in generale, sulla fauna selvatica sono confortanti e si inizia a parlare di ricolonizzazione dell’area dei Colli Albani.

Secondo il presidente del Parco Sandro Caracci non solo è una buona notizia per il bosco, ma il ritorno dei lupi è anche un ottimo deterrente per per la lotta al proliferarsi dei cinghiali, di cui sono degli ottimi cacciatori.

“Il cerchio potrebbe dunque chiudersi e, così, permettere il ripristino dell’ancestrale rapporto predatore-preda. In questo stretto legame, infatti, è insita la soluzione del “problema” cinghiale e la speranza che, senza eccessive intromissioni umane (bracconaggio, avvelenamenti, ad esempio), questa ultima specie possa tornare in equilibrio con il resto dell’ecosistema”, si legge sul sito del parco.

Dunque, finalmente una buona notizia dopo tante altre negative. Il meraviglioso lupo è da sempre vittima della superstizione popolare e non è raro trovare esemplari impiccati, lo scorso anno poi chi non ricorda il famigerato piano lupi che ne voleva l’abbattimento di numerosi?

In realtà la specie non è ancora al sicuro, per questo continua la sinergia tra associazioni animaliste ed ente parco che ne promuove il ripopolamento.

Purtroppo il lupo non è al sicuro:

"Il lupo è un animale schivo e nutre, nei confronti dell’uomo, un istintivo timore che lo spinge a fuggirlo, mèmore delle persecuzioni che, dopo decenni di uccisioni sistematiche, negli anni ’70 del secolo scorso lo avevano portato vicino all’estinzione".

Guarda il video del ritorno dei lupi:

Per fortuna, le cose stanno cambiando #sos lupo

Dominella Trunfio

Obesità: basta esperimenti sugli animali grazie alle cellule umane ingegnerizzate

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Uno studio del Centro Piaggio dell’Università di Pisa, che ha visto la sua pubblicazione sulla rivista scientifica PlosONE, potrebbe essere la svolta che permetterà di studiare l’obesità degli uomini evitando di coinvolgere delle povere cavie animali. La ricerca sostiene la possibilità di studiare il problema dei disturbi metabolici che compaiono a causa di un eccesso di grasso corporeo appunto su tessuti in vitro. 

Nello specifico gli esperti hanno utilizzato tessuti ingegnerizzati realizzati in modo tale che possano riprodurre fedelmente le cellule umane in tutte le loro funzioni metaboliche. Saranno queste poi ad essere studiate per capire meglio i meccanismi e cercare soluzioni ai disturbi che compaiono negli uomini.

Il metodo, messo a punto dal team guidato da Arti Ahluwalia del Centro Piaggio in collaborazione con l’Università di Padova e l’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, vuole evitare una volta per tutte i test sugli animali almeno negli studi che riguardano l’obesità. Un traguardo importante che la ricercatrice spiega essere non solo etico ma anche di fondamentale importanza dal punto di vista degli obiettivi medici.

Ad oggi l’uso di modelli animali per lo studio dell’obesità è l’unico esistente ma in realtà i disturbi metabolici sono tipicamente umani e dunque studiare questo problema utilizzando animali ha di per se molti limiti. Pensiamo ad esempio al fatto che le abitudini degli animali sono molto diverse dalle nostre, loro non mangiano per golosità e hanno uno stile di vita adatto alla propria specie dunque difficilmente sono in sovrappeso.

A proposito la dottoressa ha dichiarato

"Da molti anni ormai il Centro Piaggio dell’Università di Pisa è all’avanguardia nello studio di alternative alla sperimentazione animale. Non è una scelta dettata dall’ideologia ma dall’evidenza sperimentale e dal progresso scientifico che ci dicono che questa è una strada migliore per avere modelli sempre più precisi dei sistemi biologici, migliorando quindi al contempo le condizioni dell’uomo e degli animali e approfondendo le nostre conoscenze su come funziona il nostro corpo”

Cosa sono le cellule umane ingegnerizzate

Gli esperti hanno sostanzialmente creato un sistema in-vitro che si compone di diversi tessuti umani (grasso, fegato e tessuto vascolare) connessi tramite canali microfluidici. L’obiettivo è quello di studiare i danni vascolari e l’infiammazione sistemica che compaiono in seguito all’aumento di tessuto adiposo in un quantitativo che corrisponde a sovrappeso o obesità nell’uomo.

I risultati lasciano ben sperare dato che nell’esperimento i danni ai tessuti sono aumentati in modo proporzionale alla quantità di grasso presente. Si apre dunque la strada allo studio dei meccanismi legati ad un eccesso di nutrizione proprio su cellule umane ingegnerizzate.

Finalmente sarà dunque possibile studiare le malattie legate all’obesità senza sfruttare nessun animale! E speriamo che presto questi nuovi metodi, alternativi e più efficaci anche dal punto di vista medico, si diffondano a tutti gli altri tipi di ricerche.

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Francesca Biagioli

Macis: sapore, proprietà, utilizzo in cucina e dove trovarlo

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Published in: Altri alimenti

Probabilmente non avrete mai visto o assaggiato il Macis, ossia la parte esterna del seme della Myristica fragrans (l’albero della noce moscata) erroneamente chiamato fiore (botanicamente si tratta in realtà dell’arillo del seme). E’ infatti una spezia che si trova poco alle nostre latitudini, ma che è invece molto utilizzata nella sua terra d’origine, le isole Molucche in Indonesia.

Si tratta in sostanza di quella membrana di colore rosso che racchiude la più nota e utilizzata noce moscata. La copertura del seme si fa essiccare e si utilizza a pezzetti oppure sotto forma di polvere per donare quel sapore in più a diverse ricette.

Esiste anche l'olio essenziale di macis che, al pari di quello della noce moscata, si utilizza non solo per aromatizzare cibi e bevande ma anche nella realizzazione di alcuni profumi.

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Sapore del macis

Il macis ha un sapore e un odore che ricorda quello della noce moscata anche se è più delicato, caldo, fiorito e dolce. Per questo si sposa bene sia con piatti dolci che salati e si può utilizzare anche per realizzare drink e cocktail spesso unito ad altre spezie.

Quando il Macis è fresco il suo colore è rosso brillante ma una volta seccato tende invece a diventare giallo-marrone chiaro e anche l’aroma cambia diventando più intenso.

Proprietà del macis

Il Macis contiene molte sostanze utili al nostro organismo come sali minerali, vitamine, fibre, acidi grassi. C’è da dire comunque che, poiché si utilizza in piccolissime quantità, queste non sono poi così rilevanti.

Nonostante ciò i suoi principi attivi assicurano a questa spezia alcune interessanti proprietà, simili a quelle della noce moscata:

  • Digestivo e benefico per l’intestino: indubbiamente la sua caratteristica più spiccata è il potere digestivo. Utilizzandolo nei nostri piatti preferiti avremo dunque un buon effetto sul sistema gastrointestinale e contribuiremo ad evitare il senso di nausea, la diarrea e i gonfiori intestinali.
  • Espettorante: in Indonesia questa spezia viene usata non solo come rimedio naturale digestivo ma anche in caso di problemi all’apparato respiratorio come tosse, raffreddore o bronchite dato il potere fluidificante sul muco che permette dunque una migliore espulsione del catarro depositato.
  • Antiossidante: il Macis è ricco di principi attivi antiossidanti che ci aiutano ad affrontare meglio l’invecchiamento cellulare.
  • Analgesico: tra le doti del Macis vi è anche il potere antidolorifico soprattutto nei confronti dei muscoli tesi e dei crampi addominali. Ottimo anche contro il mal di denti.
  • Antimicotico: il Macis come la noce moscata ha un certo potere antimicotico, ovvero è attivo nel contrastare i funghi.
  • Afrodisiaco: nei paesi in cui si coltiva, il Macis è considerato una spezia che aiuta a risvegliare la passione sessuale.
Come utilizzare il Macis

Il Macis si può utilizzare tranquillamente al posto della noce moscata in tutti i piatti in cui è presente questa spezia, ad esempio nei ripieni di torte rustiche, nel curry, salse (in primis la besciamella), purè, risotti, formaggi, all’interno di zuppe e minestre ma anche per realizzare liquori o bevande speziate come il vin brulè. Per quanto riguarda i dolci, invece, il Macis può aromatizzare in maniera originale creme e altre farciture per torte ma anche direttamente gli impasti stessi di dolci o biscotti.

Si sposa bene anche con la frutta e per questo c’è chi lo usa nella preparazione di marmellate e composte oppure aggiunge una puntina di polvere alle mele o pere cotte.

Si utilizza prevalentemente a piccoli pezzetti oppure in polvere ma esiste anche la possibilità di utilizzare Macis fresco (difficile però trovarlo) grattugiandolo direttamente sulle proprie pietanze preferite.

Un vantaggio che offre il Macis, oltre all’aroma, è l’effetto cromatico. Si utilizza con successo quindi in tutti i piatti di colore chiaro che renderà di un bel giallo-arancione, un po’ come fa lo zafferano o la curcuma.

Proprio come la noce moscata, va utilizzato a piccole dosi per evitare che possa dare effetti indesiderati o cambiare completamente il gusto dei cibi.

Infuso al Macis

C’è la possibilità di realizzare un infuso al Macis dal potere digestivo e antinausea. Si prepara semplicemente mettendo 1 cucchiaino di spezia a piccoli pezzetti in una tazza di acqua bollente e lasciando in infusione per 10 minuti circa prima di filtrare e bere.

Dove trovare il Macis

Il Macis in polvere si trova facilmente nei negozi di alimentazione naturale e biologica, nelle erboristerie ben fornite o negli shop online. Se volete procurarvi quello fresco potete provare a recarvi nei mercati etnici.

Controindicazioni

Proprio come nel caso della noce moscata, anche di Macis non bisogna esagerare con le dosi per non ritrovarsi alla prese con sgraditi effetti collaterali come nausea, vomito o crampi addominali. Attenzione anche ad un uso costante se si utilizzano farmaci, questa come altre spezie e rimedi naturali potrebbe interferire infatti con i medicinali riducendone o al contrario esaltandone l’efficacia (chiedete sempre consiglio al vostro meglio).

Meglio evitare un utilizzo se non sporadico di Macis in gravidanza e allattamento.

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Francesca Biagioli

Ignorare (non) è la risposta migliore

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Published in: Mente & emozioni

In nessun caso. Avere le informazioni è fondamentale per poter fare le proprie valutazioni, per poter avere pensieri personali e produrre eventuali scelte: è in gioco la propria coscienza, la propria personale libertà. Meglio sapere.

Non è molto diversa la faccenda neppure se consideriamo il verbo nel significato di fingere o ostentare di non conoscere, di non vedere. Ma le sfumature di interpretazione, qui, sono più abbondanti.

A ben guardare, la nostra società sostiene la cultura dell'ignorare, in modo strategico e funzionale al mantenimento del sistema. Ad esempio: ignora le ricerche “alternative” perchè vengono “dal basso”, da professionisti seri ma non sovvenzionati dalle lobby. Ignora i dati scomodi, li banalizza, li ridicolizza (invece di indagarli seriamente). Ignora le posizioni espresse dal territorio, dai cittadini per inseguire interessi alto-e-altro-locati. Se guardiamo i mass media, spesso possiamo renderci conto di come – nella maggioranza - ignorino, non indaghino i fatti, autentici, ma si fermino a sottolinearne altri, più superficiali e sciocchi (che fanno audience).

Anche ad un livello più individuale, lo stile “ignorante” è piuttosto diffuso. Uno studio del 2017 del 2017 ha dimostrato come le persone tendono ad evitare, in modo deliberato, quelle notizie e informazioni che, in qualche modo, potrebbero minacciare la loro idea di felicità e benessere.

Si può ignorare perché si hanno in mente personali o collettivi “scopi strategici” che promuovono risultati materiali; si fa finta di niente per continuare a comportarsi in un determinato modo, che piace ed è comodo: non sapere consente di non affrontare le conseguenze etiche dell'informazione, e le relative scelte personali; oppure non si dà attenzione: quei dati, quella conoscenza seppur utile potrebbe far star male oppure non si considerano davvero importanti. In qualche modo quello che viene fatto è “ignorare, minimizzare o distorcere: così molti riescono a vivere bene”. 

Se consideriamo l'atto dell'ignorare come una matrice, questa potrebbe essere definita da due variabili: le tipologie e il livello.

Nelle tipologie troviamo: ignorare ciò che sta accadendo (rifiutiamo di vedere una data situazione); ignorare il problema (vediamo la situazione ma non vogliamo riconoscere, accettare che rappresenta una situazione problematica); ignorare le opportunità (si vedono sia il problema che la situazione ma non si vogliono considerare le possibilità di soluzione).

Nei livelli dell'ignorare: far finta che non ci siano alternative; si ammette la possibilità di alternative ma si mette in dubbio la loro efficacia; non si considera l'opzione di prevedere anche altre strade per affrontare la situazione; si ignorano le abilità personali per insicurezza o timore nel dover agire le opportunità disponibili.

Sia chiaro: a livello sociale come individuale, disporre di tutti i dati, tutte le informazioni su un argomento preciso non è quasi mai possibile. Se anche si avessero, sarebbero difficili da gestire con tutte le loro variabili, implicazioni e contraddizioni: è un'incontrovertibile conclusione espressa dalla ricerca scientifica. Ma è chiaro che “ignorare”, tanto più deliberatamente, è diverso dal non cercare “ossessivamente” tutte, tutte ma proprio tutte le informazioni su un argomento.

E che dire, per finire, a proposito delle relazioni? In Rete, ma non solo, è un tripudio di invito ad ignorare chi disturba, chi irrita, chi ti fa del male. Forse, a questo punto, la domanda che potrebbe sorgere spontanea è: ignorare è davvero una possibilità intelligente, è davvero la strategia?

Naturalmente non si tratta di dare energia, restare attaccati a preoccupazioni o rimuginare in continuazione su situazioni o relazioni materialmente, moralmente, affettivamente non sane o persino nocive. Tutt'altro. Ma il modo più utile, per la nostra crescita personale, è cominciare ad inquadrarle in modo diverso.

In ogni evento, situazione, parola “difficile” o impegnativa che – su qualunque fronte, in qualunque ambito di vita – ci viene incontro, in cui siamo immersi, c'è per noi una ragione “evolutiva”: può mostrarci delle parti su cui siamo “fragili” e, al tempo stesso, ci invita ad esprimere nuove capacità, a “tirare fuori” nuove qualità dell'anima e dello spirito.

Se il nostro interesse, la nostra curiosità si pone su questi aspetti utili alla nostra crescita, al nostro “empowerment”, si supera l'atto dell'ignorare: non si ignora affatto e, per questo, prendendo in considerazione il reale nucleo del “problema” (entrando quindi nel significato più profondo della manifestazione fenomenologica) si sposta il piano di attenzione e consapevolezza su un livello superiore. Si allarga lo sguardo: non si ignora ma si include in un senso più ampio; il momento negativo perde la sua centralità e diventa un elemento di un quadro che ha un altro significato.

Riassumendo: si può sapere tutto o considerare, affrontare tutto? No. Ma scegliere deliberatamente di ignorare è diverso. L'ignorare produce ignoranza e soggetti ignorati: entrambe le situazioni, prospettano scenari non costruttivi sia a livello individuale, personale, che collettivo, sociale.

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Non ignorare è sicuramente più impegnativo ma anche più arricchente, stimolante. Rende vivi, partecipi. Prima di scegliere, atto che è nella nostra libertà e responsabilità, possiamo considerarlo.

Anna Maria Cebrelli

Bonus stufe 2018: detrazioni dal 50 al 65% in base alla tipologia

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Published in: Risparmio energetico

Esistono varie tipologie di stufe, a pelle, elettrica a legna e a gas. Le stufe a pellet utilizzano come combustibile solido il pellet, un prodotto derivato dagli scarti della lavorazione del legno.

Oltre a questa tipologia esistono anche le stufe elettriche a legna e quelle a gas. Scopriamo quali incentivi fiscali si possono ottenere in base al tipo.

Bonus acquisto stufe a pellet ed elettriche 2018

In questo caso, se si decide di acquistare una stufa a pellet, da gennaio e fino al 31 dicembre 2018, si potrà usufruire di due tipologie di inceigiv. In base della tipologia di spesa e di stufa acquistata, ci sono due tipi di detrazioni Irpef applicabili, pari al 50% o al 65%.

In caso di lavori di ristrutturazione, come sappiamo si può richiedere il cosiddetto bonus mobili ed elettrodomestici, che permette di detrarre il 50% della spesa, fino ad un massimo di 10.000 euro e comprende anche le spese di trasporto e montaggio.

Entrambe queste tipologie di stufe dunque rientrano nel bonus mobili e grandi elettrodomestici 2018 ma a una condizione. Le stufe elettriche (così come gli altri elettrodomestici detraibili) devono avere una classe energetica non inferiore ad A+.

LEGGI anche: Bonus mobili ed elettrodomestici 2018: requisiti e come richiederlo

Bonus stufe a pellet ed ecobonus per la riqualificazione energetica

Anche nel 2018 è stato confermato il cosiddetto ecobonus, che permette di detrarre i lavori per l'efficientamento energetico degli edifici e ottenere una detrazione pari al 65% senza essere legato alla ristrutturazione.

Se si acquista una stufa a pellet, sarà possibile ottenere il bonus del 65% purché il rendimento energetico ottenuto sia superiore all’85%.

Il limite massimo di spesa detraibile è pari a 30 mila euro ma devonoe essere soddisfatti i seguenti requisiti:

  • rendimento utile nominale minimo conforme alla classe 3 della norma europea EN 303-5, quindi più alto dell’85%;
  • rispetto dei limiti di emissione fissati dal Decreto Legislativo 152/2006 o dalle delibere regionali;
  • uso di biomasse combustibili ammissibili.

LEGGI anche: Ecobonus 2018, come cambiano le detrazioni fiscali per il risparmio energetico

Bonus stufe 2018: il conto termico

Spazio anche al conto termico che permette di ottenere un bonus del 65% per prodotti a basse emissioni. Non è cumulabile con le detrazioni fiscali su stufe a legna o in pellet al 50 o 65% per questo, quando si acquista, occorre scegliere già in sede di bonifico il tipo di bonus. Il conto termico prevede dunque un bonus fino al 65% pper la sostituzione di impianti tradizionali con impianti a pompe di calore, caldaie e apparecchi a biomassa, sistemi ibridi a pompe di calore e impianti solari termici.

LEGGI anche: Conto termico 2018. Come richiedere gli incentivi

Come fare per ottenere i bonus? Le procedure cambiano in base alla tipologie scelta. Occorre innanzitutto effettuare il pagamento tramite bonifico. Nel caso di bonus per il risparmio energetico occorre anche trasmettere all'Enea la dichiarazione del produttore sulle capacità termiche della stufa a pellet entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Francesca Mancuso

197 attivisti uccisi nel 2017 per aver difeso terre ancestrali e diritti umani

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Published in: Costume & Società

Avevano come mission quella di difendere terre ancestrali e popoli indigeni, la natura dal saccheggio incontrollato di risorse, ma hanno trovato la morte nella maniera più brutale. L’area più pericolosa rimane l’America latina che è anche quella dove i popoli incontattati vengono sfruttati, cacciati e ridotti alla povertà.

Secondo la Global Witness e i dati riportati su The Guardian, in Brasile sono state uccise 46 persone per le loro lotte ecologiste, in Colombia 32, in Messico 15. Tra le principali cause all’origine degli omicidi ci sono le attività agricole (e poi quelle minerarie).

“Questi attivisti sono in prima linea nella battaglia globale contro l’impoverimento naturale in Amazzonia, delle riserve naturali della Repubblica Democratica del Congo”, si legge.

Per fare ‘pulizia’ vengono assoldati uomini dagli imprenditori e secondo la ong ci sarebbe spesso la connivenza della polizia locale. Le vittime, di cui parliamo spesso, sono esponenti delle comunità indigene che hanno come unica colpa quella di voler difendere le loro terre ancestrali e i loro villaggi che gli permettono il sostentamento. Questi attivisti si oppongono a nuove attività economiche e allo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Ma pagano il tutto con la loro vita e i delitti sono impuniti.

Da un lato, c’è chi muore perché si oppone alla’apertura di nuove miniere, come succede ad esempio nelle Ande, in Perù e in Colombia; dall’altro chi viene massacrato perché si oppone alle nuove piantagioni di soia, caffè, palme da olio e canna da zucchero, e alla deforestazione per far posto a pascoli per il bestiame, come avviene in Amazzonia e in Asia. Per non parlare dell’Africa dove i bracconieri uccidono i difensori di rinoceronti ed elefanti.

 Il primato di Centro e Sudamerica non è una novità, ma la maggioranza delle uccisioni non è più collegata alla contestazione dei business minerari, ma di quelli agricoli. Messi assieme questi due settori economici sono collegati al 60% degli omicidi di attivisti. 

Ma, secondo la ong:

“L'omicidio è solo una delle molte tattiche utilizzate per mettere a tacere gli attivisti ambientalisti che si trovano a fronteggiare minacce di morte, violenze sessuali e aggressioni legali”.

Vi avevamo parlato di tanti attivisti uccisi:

Ci sono però degli elementi positivi rispetto al passato, ad esempio il numero dei morti che cresceva da quattro anni, nel 2017 è rimasto stabile, ma ci sono stati anche tanti passi avanti. La banca d'investimenti olandese, la Dutch Development Bank, che aveva finanziato una diga in Honduras contro la quale si batteva l'attivista Berta Caceres, uccisa da un killer, ha annunciato che nei suoi investimenti futuri terrà conto del rispetto dei diritti umani. Ma c’è ancora tanta strada da fare, soprattutto perché, queste morti difficilmente ottengono giustizia.

Dominella Trunfio

In fiamme il tempio buddista Jokhang, patrimonio Unesco

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Published in: Asia

Le cause non sono ancora note, così come tutto l’ammontare dei danneggiamenti, quel che è certo, secondo il governo tibetano, è che fortunatamente il fuoco non ha colpito l'edificio principale del sito religioso, antico di 1300 anni e considerato il cuore spirituale del buddismo tibetano.

Le autorità di Pechino non hanno fornito spiegazioni e la polizia posto il divieto assoluto di diffondere immagini o informazioni non ufficiali, tuttavia sul web circolano alcuni video come questo che mostrano le fiamme alte:

La regione rivendica l’autonomia, ma tutte le informazioni sono censurate dalla Cina. 

Come dicevamo, il Tempio di Jokhang ha oltre 1300 anni di storia ed è uno dei più venerati dal buddismo tibetano ed è meta dei pellegrini perché qui viene custodito il Jowo Rinpoche, l'oggetto tra i più sacri del Tibet, una statua ingioiellata dai devoti alta un metro e mezzo situata nella stanza principale, raffigurante Buddha a 12 anni. Una statua che fortunatamente non è stata danneggiata.

 

Situato nel centro della vecchia città di Lhasa, Jokhang è la sede principale della Ramo Gelugpa (Giallo) del buddismo tibetano e venne originariamente costruito nel 647 d.C.

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Si dice che il sito sia stato scelto personalmente dalla moglie del re Songtsan Gampo, la principessa Tang Wen Cheng. Jokhang significa "Casa del Budda" e proprio di fronte al monastero si trova un albero appassito di salice e un pilastro di 3 metri di altezza, una pietra del trattato, che registrò l'alleanza tra il re del Tibet e l'imperatore della Cina nel 823 d.C. Ogni Capodanno tibetano, che cade in un giorno fra gennaio e marzo, secondo il calendario tibetano, il Jokhang ospita la Grande Festa della Preghiera.

Dominella Trunfio

La bufala del salame verde (e la vera salumeria vegan)

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Published in: Vegetariano & Vegano

Il web non risparmia le prese in giro divertenti sul mondo dei vegani e dei vegetariani, ma stavolta l’idea che un comune salame di carne potesse trasformarsi in un prodotto veg aveva creato battibecchi senza fine. Ma l’Insalame è l’ennesima bufala che circola su Facebook, l’immagine è quella di un insaccato i cui colori sono stati modificati: dal rossastro al verde.

“A base di cicoria, lattuga, rucola, scarola, radicchio, valeriana, tarassaco e aglio. Il grasso è ottenuto dalla centrifugazione di pregiati oli vegetali e burro di nocciole salato”, questa la descrizione del fantomatico salame.

Ma le alternative veg agli insaccati esistono, invece, negli scaffali di Vegan Delicious, la prima salumeria veg che ha aperto i battenti in provincia di Prato in Toscano, dove è possibile trovare i sostituti di cotolette, hamburger e tanto altro.

Cos’è Vegan Delicius? Un ex macelleria del paese convertita a laboratorio alimentare artigianale 100% vegetale, dove Fabio Messana sostituisce mucche, maiali, vitelli e polli con patate e barbabietole. Tutti i prodotti sono certificati e gli stessi fondatori dell’azienda sono vegani.

Una salumeria cruelty free che rispetta insomma gli animali e l’ambiente e che spopola tra chi non sceglie il veganesimo per moda. Cosa troviamo nel banco frigo?

“‘Gli Stagionati’ ovvero ortaggi speziati, insaccati e stagionati a lungo, ‘I Cotti’, cioè ortaggi e legumi sapientemente cucinati con i profumi dell’orto ed ‘I Freschi’, preparati fondenti a base di legumi, sono le tre linee di prodotti che coniugano l’innovazione cruelty free di Vegan Delicious con l’eccellenza gastronomica italiana tradizionale”.

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Insomma per dirla in parole povere, ci sono salumi e formaggi fatti di patate, barbabietole e finocchio e poi tutte le comuni spezie usate per insaporire i classici salami. Ancora le mozzarelle di soia.

L’obiettivo?

“Riconvertire uno spazio che era intriso di morte in un ambiente dove si respira la vita: un’azienda in cui non entrerà più alcun animale né derivato.”, chiosa Fabio Messana.

Vi invitiamo alla sfida dell'assaggio. Altro che salame verde!

Dominella Trunfio

A Tokyo il grattacielo di 350 metri: sarà l'edificio di legno più alto del mondo

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Published in: Bioedilizia e Bioarchitettura

A idearlo è stata la società giapponese di prodotti in legno Sumitomo Forestry Co che ha proposto di costruire il grattacielo alto 350 metri per celebrare il suo 350° anniversario nel 2041. L'azienda infatti è nata nel 1691.

Il grattacielo verrà inaugurato proprio quell'anno. Il governo giapponese ha pubblicizzato da tempo i vantaggi degli edifici in legno e nel 2010 ha approvato una legge secondo cui tale materiale debba essere utilizzato per tutti gli edifici pubblici di almeno tre piani.

Il nuovo edificio sarà quasi tutto in legno, con solo il 10% di acciaio. La sua struttura interna di colonne, travi e controventi sarà un ibrido tra i due materiali e terrà conto anche dell'elevato tasso di attività sismica del Giappone.

La struttura interna di W350 sarà interamente realizzata in legno. I rendering mostrano appartamenti, uffici e negozi luminosi belli da vedere, caldi e accoglienti.

Su tutti e quattro i lati dell'edificio saranno presenti dei terrazzi che faciliteranno la diffusione del verde dal suolo ai piani superiori.

"I balconi danno al grattacielo uno spazio in cui le persone possono godere dell'aria fresca esterna, ricchi elementi naturali e la luce del sole che filtra attraverso il fogliame. In questo modo, la vegetazione si collega da terra ai piani superiori e offre una visione della biodiversità in un contesto urbano. La struttura interna è di un legno puro, producendo uno spazio calmo che trasuda calore" spiegano gli ideatori.

E i costi? Ad oggi saranno il doppio rispetto a quelli di un tradizionale grattacielo di pari dimensioni, ma la società spera di ridurre questa cifra anche grazie alle tecnologie dei prossimi 20 anni.

Un dubbio lecito riguarda l'utilizzo del legno e lo sfruttamento  delle  foreste. Per realizzare questo grattacielo saranno necessari 185mila metri cubi di legno. Tuttavia, la società rassicura dicendo che promuoverà il reimpianto delle foreste.

"L'aumento della domanda di legname promuoverà il reimpianto e contribuirà alla rivitalizzazione della silvicoltura e delle comunità locali attraverso la produzione di piante per incoraggiare la sostenibilità delle foreste" spiega.

Il legname utilizzato nei grattacieli sarà in parte sostituito dopo un determinato periodo. Non verrà gettato ma sarà modificato in nuovi materiali da costruzione, promuovendone così la circolazione in città.

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Una volta completato, il W350 Project sarà l'edificio più alto del Giappone e la struttura in legno più alta del mondo. Oggi, il record è detenuto dalla Brock Commons Tallwood House, un edificio per studenti alto 53 metri e inaugurato lo scorso autunno nel campus dell'Università della British Columbia a Vancouver.

Francesca Mancuso

Musama': il Museo di San Martino di Napoli a misura di bambino

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Published in: Speciale bambini

Proprio con questo scopo, anche il Museo di San Martino si rimette in gioco e “trasforma” i suoi spazi in luoghi per accogliere famiglie, in un graduale divenire in spazio didattico e interattivo.

Nasce con questo intento Musama' for family, un progetto basato su un’idea creativa dell’autrice e illustratrice di libri Viviana Hutter, con la collaborazione dei soci di Campania per Bimbi e fortemente voluto dalla direttrice del museo Rita Pastorelli.

“Il museo non dovrebbe restare solo uno spazio da riempire di folla la domenica mattina, ma un caldo e accogliente salotto in cui bambini e adulti possano rifugiarsi ogni giorno”, racconta Viviana Hutter.

Nel dettaglio, ogni seconda domenica del mese saranno proposti laboratori e percorsi dedicati ai più piccoli: scrittura creativa nella sezione immagini e memorie, creazione di maschere nella sezione teatrale, il mondo delle erbe nella Spezieria dei monaci e tanti altri appuntamenti, alla scoperta di tutte le storie che la Certosa racconta nelle sue sezioni, per un museo visto e vissuto dai bambini.

Le attività sono gratuite ma con prenotazione: accoglienza.sanmartino@beniculturali.it oppure telefonando a 0812294524-544-538.

Certosa e Museo Nazionale di San Martino sono gratuitamente al pubblico ogni prima domenica del mese.

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Germana Carillo

Ritirate queste tortine per presenza frammenti metallici da Lidl, Auchan, Esselunga e Simply

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Published in: Allerte alimentari

Il richiamo è volontario e precauzionale. Pur essendo il rischio di contaminazione stimato del tutto remoto, la decisione di provvedere al richiamo è stata presa a seguito della segnalazione da parte del fornitore di materia prima per la possibile presenza di frammenti metallici in una partita di grassi vegetali (palma e cocco) utilizzati per la produzione dei lotti sopra indicati, spiega l'azienda.

STABINGER invita i consumatori che avessero acquistato il prodotto a non consumarlo e a riportarlo al punto vendita per il rimborso, anche senza presentazione dello scontrino.

"una ns. fornitrice ci comunica che un lotto di una materia prima consegnataci potrebbe contenere singoli filamenti in acciaio, del diametro di 0,5 mm e lunghezza superiore ad 1 cm, risultati non visibili al Metal Detector presente sul fine linea del loro impianto di produzione", si legge sul sito dell'azienda.

Dalle verifiche risulta che i prodotti potenzialmente contaminati con filamenti in acciaio sono:

Tortina alla ricotta scad. 28.02.2018

Torta alla ricotta scad. 28.02.2018

Tortina ricotta e cioccolato scad. 28.02.2018

Tortina alla ricotta e fragola scad. 28.02.2018

trancio alla frutta fantasia scad. 28.02.2018

Trancio ai frutti di bosco scad. 28.02.2018

Trancio ai lamponi porzionato scad. 28.02.2018

trancio alla ricotta porzionato scad. 28.02.2018

Strudel di mele con pasta frolla scad. 28.02.2018

Ritirate anche le “Milbona” Selection Tortine assortite 300g – tortina della nonna e tortina alle mele – con lotto e scadenza dal 24/02/18 al 06/03/18.

   

 

Come nasce un'aurora boreale: osservato per la prima volta il meccanismo (VIDEO)

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Published in: Universo

Le aurore boreali incantano l'uomo da millenni. Gli antichi potevano solo speculare sulla loro oirigine, attribuendo spesso queste suggestive striature colorate alle anime defunte o ad altri spiriti celesti. Oggi sappiamo bene cosa accade e cosa dà origine al fenomeno anche se per la prima volta gli scienziati sono riusciti a vederlo a fondo con i loro occhi.

In particolare, un team internazionale di ricercatori ha ammirato le cosiddette aurore pulsanti che a differenza delle altre sono caratterizzate da luce intermittente.

Si tratta infatti della prima osservazione diretta del meccanismo che vi sta dietro. Le aurore nascono perché le particelle  cariche provenienti dal sole, che possono essere rilasciate sia dal vento solare che dalle violente eruzioni note come espulsioni di massa coronale (CME), si scontrano con la nostra atmosfera. Parte di questo materiale solare raggiunge la Terra dopo un paio di giorni. Qui le particelle cariche e i campi magnetici attivano il rilascio di altre particelle già intrappolate nella magnetosfera terrestre. Quando queste particelle finiscono nell'atmosfera superiore, esse innescano reazioni con alcuni gas, con l'emissione di luce.

I diversi colori  delle  aurore dipendono dai gas coinvolti e dalla loro altezza nell'atmosfera. L'ossigeno si illumina di colore giallo-verde a circa 100 km di altezza e rosso ad altitudini più elevate, ad esempio, mentre l'azoto emette luce blu o rosso-porpora.

La sonda spaziale ERG ha osservato gli elettroni dispersi nella magnetosfera, che dà origine alle pulsazioni delle aurore. Gli elettroni sparsi precipitano nell'atmosfera producendo un'illuminazione aurorale. La presenza intermittente di onde e la dispersione di elettroni associati portano dunque alla cosiddetta pulsazione  aurorale.

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Lo spettacolo di queste piogge subatomiche è leggendario. Valzer di verde, rosso e viola attraversano il cielo notturno, mescolandosi l'uno nell'altro. Le chiazze aurorali pulsanti che appaiono all'alba sono comuni ma i meccanismi fisici che guidavano questa pulsazione aurorale non erano stati finora verificati attraverso l'osservazione.

Con l'utilizzo di un nuovo satellite con strumenti di misurazione avanzati, i ricercatori hanno ora confermato che questa meraviglia sia causata dall'interazione, difficile da individuare, tra elettroni e plasma.

"Le sottotempeste aurorali sono causate dalla riconfigurazione globale della magnetosfera, che rilascia energia solare accumulata", spiega Satoshi Kasahara, professore associato presso il Dipartimento di Scienze della Terra e dei Pianeti della Graduate School of Science dell'Università di Tokyo in Giappone, utore principale del documento. "Sono caratterizzate da un risveglio aurorale dal crepuscolo a mezzanotte, seguito da violenti moti di distinti archi aurorali che alla fine si disgregano, ed emergono come chiazze di aurore diffuse e pulsanti all'alba".

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I risultati sono stati pubblicati su Nature.

Francesca Mancuso

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