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Napoli: a Scampia il nuovo campo di calcio dagli pneumatici recuperati

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Il nuovo campo in erba sintetica di ultima generazione è stato donato alla città grazie al “Protocollo contro l’abbandono dei pneumatici nella Terra dei fuochi”, siglato nel 2013 da Ministero dell’Ambiente, prefetto incaricato per il contrasto ai roghi in Campania, Prefetture e Comuni di Napoli e Caserta ed Ecopneus, e che prevede l’impiego di fondi per un totale di 1,5 milioni di euro per interventi straordinari di raccolta di PFU nei Comuni della Terra dei Fuochi, nei Comuni delle province di Napoli e Caserta.

Secondo gli ultimi dati, lo stesso protocollo ha già consentito di togliere dalle strade di 41 Comuni delle Province di Napoli e Caserta e recuperare correttamente quasi 2mila tonnellate di PFU. A queste vanno ad aggiungersi le 8.483 tonnellate di PFU prelevate dallo stock di Scisciano, in provincia di Napoli, dove giacevano abbandonate nel sito da oltre 20 anni, e le 6.136 tonnellate di PFU rimosse da un deposito illegale a Gianturco, zona industriale del capoluogo partenopeo.

La raccolta dei PFU prevista dal Protocollo procede parallelamente alle quotidiane attività di raccolta di Ecopneus in Campania come nel resto d’Italia. Solo nelle Province di Napoli e Caserta lo scorso anno Ecopneus ha raccolto rispettivamente 8.700 e 3.400 tonnellate di PFU riciclandoli per ottenere gomma come quella utilizzata nel nuovo Stadio di Scampia.

“Il nuovo campo dello stadio Antonio Landieri di Scampia è un nuovo e importante esempio di come sia possibile coniugare rispetto della legalità e comportamenti ambientalmente virtuosi con la valorizzazione dei luoghi di aggregazione e per lo sport di una comunità. ‘'impiego della gomma riciclata dai pneumatici sottratti ai roghi è già di per sé un forte messaggio di legalità, che acquisisce ulteriore valore in questo contesto, con l’impianto di Scampia intitolato ad un ragazzo vittima innocente di camorra”, sostiene il Prefetto Incaricato del Ministro per il contrasto ai roghi in Campania, Michele Campanaro.

Anche il nuovo campo dello Stadio Antonio Landieri di Scampia contiene, infatti, oltre 77mila kg di gomma riciclata da Pneumatici Fuori Uso, con una tecnologia ai massimi standard internazionali che sta riscuotendo sempre maggior apprezzamento anche tra le squadre di calcio del massimo campionato. I lavori di realizzazione sono iniziati a luglio e sono terminati in ottobre.

Scampia, quindi, non è sempre sinonimo di bruttezza e degrado. Qui, i ragazzi hanno tutto il diritto di recuperare un posto onesto nella società, tra le Vele e qualche fazzoletto di verde sciupato. Con questo progetto, Scampia rappresenta l’ideale chiusura del ciclo di recupero degli pneumatici: da potenziale disastro ambientale se incendiati, i PFU diventano il suolo dove fare giocare quei ragazzi e dare un calcio alla criminalità.

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RICICLO PFU: 8 FANTASTICI USI DI UNO PNEUMATICO A FINE VITA (VIDEO)

Germana Carillo

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Babywearing in inverno: consigli per portare i bambini anche con il freddo

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Senza contare che portare i bimbi anche nei mesi più freddi è davvero piacevole. Un piccolo angolo di calore sprigionato dal corpo della mamma o del papà portatore a contatto con quello del bambino.

Va detto anche che i neonati non sono in grado di regolare la propria temperatura corporea. Di conseguenza, è il corpo dell’adulto che la stabilizza proprio tramite il contatto.

“Per il principio di omeostasi il calore passerà tra i vostri corpi a contatto, perciò meno strati di tessuto ci sono tra i due corpi, meglio funziona la termoregolazione e la temperatura corporea del bambino rimane stabile anche se le temperature esterne sono basse” spiega la Scuola del Portare.

Se questo sarà il vostro primo inverno coi bimbi in fascia non scoraggiatevi. Ecco una serie di consigli sul babywearing in inverno.

1) La giacca va messa alla mamma, non al bambino

Siamo noi a dover utilizzare un giubbotto adatto, che copra entrambi. In questo modo, se si sta all'aria aperta si può tenere chiuso e stare entrambi al caldo, mentre se si entra in un ambiente più caldo basta aprirlo, senza dover togliere il bambino dalla fascia.

Esistono in commercio numerose soluzioni per il babywearing. Tante sono ormai le giacche per portare sia davanti che dietro. Si tratta di indumenti creati appositamente per tenere al caldo mamma e bambino. In alternativa è possibile adattare anche dei capi convenzionali, ad esempio una giacca del papà, di qualche taglia più grande, un poncho, una mantella di lana o la giacca utilizzata in gravidanza.

Se si porta davanti e la giacca non si riesce a chiudere, è possibile utilizzare una copertina di lana per coprire lo spazio lasciato aperto.

Se si può, è meglio evitare di legare i bambini sopra la nostra giacca. Non è il massimo visto che i bambini potrebbero scivolare a contatto col tessuto. Tuttavia, soprattutto quando sono più grandi e vengono portati sul fianco, ad esempio con una ring, o sulla schiena col marsupio, può essere comodo metterli sopra la propria giacca. In questi casi, evitate lunghi tragitti visto che non è molto comodo.

Foto: Simona Falasca

2) Come vestire il bimbo?

Anche se ovviamente l'abbigliamento va adattato alle temperature, non bisogna eccedere e vestire troppo i piccoli quando si trovano in fascia o nel marsupio. È buona norma vestirli a strati ma senza la giacca, con leggins o calze pesanti e sopra maglietta e felpa che all'occorrenza è possibile rimuovere, se fa caldo o se si entra in ambienti interni.

È meglio evitare le tutine con i piedini perché potrebbero creare tensione così come jeans o pantaloni che potrebbero risultare scomodi una volta effettuata la legatura. Se i bambini sono troppo piccoli e non portano le scarpe, è utile anche mettere due paia di calzini. I tessuti consigliati per loro sono tute o giacchine di lana, pile.

3) Il cappellino non deve mai mancare!

Così come le gambe e i piedi, la testa è una delle poche parti del corpo del bambino che rimane fuori dalla fascia. Per questo occorre coprirla sempre. Il cappellino è importante perché evita la dispersione di calore dalla testa.

Molti marsupi sono già dotati di copertura per la testa ma è sempre meglio usare il cappellino.

4) Cover fai-da-te

Se siete brave con ago e filo, con uncinetto e ferri, il vostro unico limite è la fantasia. Esistono tantissime soluzioni per coprire i bambini in fascia. Ad esempio si può creare una cover di lana con i bottoni, da agganciare direttamente al cappotto della mamma. O ancora si può realizzare la classica cover a stella.

Questa soluzione, utile soprattutto quando si porta davanti, può essere usata da entrambi i genitori ed è adatta sia alla fascia che al marsupio.

In alternativa, in commercio esistono numerose cover per tutte le tasche. Alcune, come quelle Bundlebean sono addirittura 5in1. Oltre che per il babywearing, si possono utilizzare nel passeggino, nell'ovetto, come coperta da picnic o tappetino da viaggio e per il seggiolino della bici.

5) E se portano i papà?

Tantissimi sono i papà portatori, che non rinunciano a una bella passeggiata anche col freddo. Per loro vale quanto detto per le mamme. Esistono felpe e giacche per portare anche per i papà che possono però acquistare un giubbotto più largo, soprattutto se si porta ancora davanti.

Foto: Simona Falasca

Nella foto che segue, un'ampia sciarpa di lana è stata adattata per un papà portatore. Alle estremità superiori sono stati cuciti due lunghi lacci da legare dietro la schiena, coprendo del tutto il corpo del bambino.

Foto: Francesca Mancuso

Vanno bene le cover così come le felpe pesanti. Una di quelle più utilizzate è la Arpenaz di Decathlon, che va sempre scelta di qualche taglia più grande per fare in modo che ospiti al proprio interno bimbo e papà.

6) E se si portano due gemelli o due fratellini?

Di solito i tandem gemellari sono consigliati per brevi distanze o in casa per far acquietare i bimbi (pensate a quando sono malati entrambi), ma se avete bisogno di uscire con entrambi caricati uno avanti e uno dietro, potete utilizzare le giacche predisposte per portare sia avanti che dietro (con zip da entrambi i lati) a cui aggiungere il pannello supplementare.

Foto: Simona Falasca

Dal blog Wrap you in Love, una lista di must have una serie di cose da avere per portare il proprio bambino in inverno. Ve li riassumiamo qui di seguito insieme ai video.

  1. Cappello o passamontagna.
  2. Stivaletti, diversi in base all'età e all'attività del bambino.
  3. Scaldamuscoli!
  4. Cappotto/Cardigan/Pullover per la mamma:
  5. Guanti per il piccolo:
  6. Calze di lana.

“Assicurati sempre che il flusso d'aria del tuo bambino sia libero. Se indossi una sciarpa, o se il tuo bambino indossa una sciarpa, controlla che possa respirare senza ostacoli” si legge ancora nel blog.

LEGGI anche:

Il freddo è appena arrivato, non lasciamoci scoraggiare. Attrezziamoci, anche sfruttando quello che abbiamo già in casa o le competenze di amiche/nonne sferruzzatrici, e portiamo i nostri bambini a fare una passeggiata all'aria aperta, assolutamente salutare anche in inverno.

Francesca Mancuso

Trump annulla il divieto di importazione di trofei di elefanti uccisi nei safari

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Published in: Animali

Nel 2014 l’amministrazione Obama aveva messo in atto un divieto che impediva di importare i trofei degli elefanti uccisi in Zimbabwe o Zambia. Per chi ancora non lo sapesse, e per quanto ai più possa sembrare assurdo, purtroppo esistono dei cacciatori per puro divertimento che compiono lunghi viaggi per raggiungere i parchi naturali dove si trovano leoni, elefanti, tigri, ecc. con l'obiettivo di uccidere questi animali e poi farsi belli e forti mostrando a parenti e amici i "trofei" delle loro avventure sanguinose (può trattarsi di teste, zanne, pelle, ecc.)

Adesso l’amministrazione Trump ha annunciato che sarà revocato il divieto precedente per la gioia dei cacciatori che pagando fior di dollari potranno riportare in patria i loro trofei. 

Sembra dunque non interessare nulla alla nuova amministrazione che gli elefanti africani rischino l’estinzione ma anzi paradossalmente pensano che in questo modo possano addirittura fargli del bene. Come? Pagando! Per riportare negli Stati Uniti i resti degli elefanti cacciati c’è infatti da sborsare molti dollari e questi soldi potrebbero portare ai parchi locali delle grandi entrate che aiuterebbero la conservazione della specie.

Secondo lo U.S. Fish and Wildlife Service (FWS) degli Stati Uniti:

"i programmi di caccia e gestione per gli elefanti africani miglioreranno la sopravvivenza della specie in natura. La caccia sportiva legale e ben regolata come parte di un sano programma di gestione può avvantaggiare la conservazione di alcune specie fornendo incentivi alle comunità locali per conservare le specie e restituendo le entrate necessarie alla conservazione” ha dichiarato un portavoce.

La realtà che vivono gli elefanti in questo momento è purtroppo drammatica. Sono infatti a rischio di estinzione con una popolazione in calo di 111.000 esemplari (dati del WWF) nell'ultimo decennio, situazione dovuta in gran parte al bracconaggio. La popolazione di elefanti dello Zambia è passata da 200.000 nel 1972 a poco più di 21.000 mentre nel complesso gli elefanti dello Zimbabwe sono diminuiti del 6% dal 2001.

Sulla situazione degli elefanti leggi anche:

Contro la revoca del divieto si è già espressa la The Humane Society (THS), organizzazione internazionale per la protezione degli animali, il cui presidente Wayne Pacelle ha sottolineato tra l’altro che vi è:

"una mancanza di informazioni su come i soldi derivati dalla caccia dei trofei dai cacciatori statunitensi siano distribuiti all'interno dello Zimbabwe. (…) Sia chiaro: gli elefanti sono nella lista delle specie minacciate; la comunità globale si è mobilitata per arginare il commercio dell'avorio e ora, il governo americano sta dando ai cacciatori di trofei americani il via libera per ucciderli. Che tipo di messaggio invia al mondo che i poveri africani che stanno lottando per sopravvivere non possono uccidere gli elefanti per usare o vendere le loro parti per guadagnarsi da vivere ma che è giusto che i ricchi americani uccidano le bestie per le loro zanne da tenere come trofei? ".

Discorso che non fa una piega!

Francesca Biagioli

Mister Empathy: il cartoon che racconta il potere dell'empatia (VIDEO)

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Published in: Arte e Cultura

Decisamente straordinario e molto coerente con la società in cui viviamo, il corto di Bruno Bozzetto, grande disegnatore e padre della scuola di animazione italiana, in poche ore è diventato virale e lui ce l’ha fatta: con il suo cartoon è riuscito a raccontare l’empatia.

La sfida è della nuova Fondazione Empatia Milano di Giannatonio Mezzetti, nata nel mese di luglio che ha appunto la mission di diffondere l’empatia, ovvero la capacità di comprendere a pieno lo stato d'animo altrui.

Non importa che si tratti di gioia o dolore, la cosa fondamentale è riuscire a sentire ciò che prova l’altro dentro di sé. E colpisce nel segno proprio Mister Empathy, l’uomo nato dalla matita di Bozzetto.

Esce di casa e tutto attorno a lui è grigio e triste, ma piano piano, in un minuto e mezzo di immagini, la sua strada si colora, si anima di luce riflessa negli occhi e negli atteggiamenti delle altre persone.

“Raccontare l’empatia è stata una delle sfide più complicate della mia carriera. All’inizio non credevamo di farcela”, spiega il cartoonist e continua:

“Dopo aver parlato a lungo con i membri di Fondazione Empatia Milano abbiamo capito che all’idea di partenza, quella di mettersi nei panni degli altri, serviva uno sviluppo “cinematografico”: dovevamo riuscire a mostrare l’effetto straordinario di quello scambio empatico che incontro dopo incontro ti arricchisce, ti rende diverso, ti fa guardare il mondo anche attraverso gli occhi degli altri. Il tutto in un minuto e mezzo”.


Bozzetto ha chiesto aiuto al linguaggio dei colori, che hanno ridato vitalità e definizione all’omino in grigio della sequenza iniziale e restituito visibilità ai personaggi che nei primi fotogrammi erano quasi trasparenti.

Dell'empatia ne avevamo parlato qui:

Animatori e illustratori assieme coadiuvati dalla forza evocativa della musica di Roberto Frattini. Il risultato, evocativo e poetico, racconta con le immagini ciò che le parole spesso non riescono a dire.

Dominella Trunfio

Cappellini rossi fatti a maglia per i neonati, per una buona causa

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Published in: Speciale bambini

L’iniziativa è dell'American Heart Month che chiama a raccolta volontari in grado di lavorare a maglia e uncinetto.

'Se sei bravo con ago, filo e uncinetto, questo annuncio fa proprio per te', recita più o meno così la recall fatta dall’American Heart Association che chiede di realizzare dei cappellini rossi da donare ai neonati in ospedale.

La causa è più che nobile, ovvero quella di contribuire con un piccolo gesto a sensibilizzare le famiglie sui problemi congeniti che riguardano il cuore. L’iniziativa si chiama ‘Little Hats, Big Hearts’, ovvero piccolo cappello, grande cuore ed è stata lanciata nel 2014 a Chicago.

Nel suo primo anno erano stati raccolti 300 cappelli, un’escalation nei successivi che ha confermato quanto sia importante informare sul tema. Da allora, oltre 40 Stati americani partecipano con migliaia di cappellini rossi.

Le organizzazioni coinvolte tra cui la Children's Heart Foundation, vogliono essere a fianco delle famiglie e spiegare quali possono essere i disturbi congeniti del cuore ed eventualmente accompagnarli nel percorso.

Purtroppo l’iniziativa è tutta americana, ma magari qualche associazione italiana che opera in ospedale potrebbe copiarne l’idea e replicarla nel nostro Paese.

Sul sito dell’America Heart, ci sono tutte le informazioni necessarie, compresi spunti per i modellini da realizzare. I filati devono essere rossi, di cotone o acrilico e lavabili in lavatrice.

Altre bellissime iniziative di solidarietà: 

E chi non se la cava con lo sferruzzamento, può sempre donare i filati e farli poi lavorare da qualcuno più esperto.

Dominella Trunfio

Foto

Zuppa d'orzo e radicchio

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Published in: Ricette

Una zuppa gustosa per scaldare le fredde sere che ci accompagnano verso l'inverno, ma adatta ad essere anche portata in ufficio il giorno dopo.

Ingredienti
  • 350 gr di radicchio
  • 400 gr di orzo
  • 250 gr di patate
  • 200 gr di cipolla dorata
  • olio evo q.b.
  • sale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    30 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la zuppa di orzo e radicchio: procedimento

 

  • Pelare le patate e le cipolle e tagliarle in piccoli pezzi di egual misura,
  • recidere la base del radicchio, lavarlo accuratamente e tagliarlo finemente,
  • unire tutto in una padella con l'olio e rosolare a ppena,
  • aggiungere anche l'orzo,
  • coprire d'acqua e portare a cottura,
  • quando l'orzo sarà quasi cotto regolare di sale.
  • A cottura ultimata impiattare e servire la zuppa d'orzo e radicchio ancora calda.

 Potrebbero interessarti altre ricette di zuppe o altre ricette con radicchio o altri primi piatti autunnali.

Ilaria Zizza

Questi gruppi sanguigni sarebbero più a rischio infarto per inquinamento

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Published in: Salute & Benessere

Un team di ricerca dell'Intermountain Medical Center Heart Institute di Salt Lake City, nello Utah, guidato da Benjamin Horne ha scoperto che il gene ABO che si trova solo nei gruppi sanguigni A, B e AB è associato ad un elevato rischio di infarto durante periodi di intenso inquinamento atmosferico. Le persone che invece hanno sangue di tipo 0 mostrano un rischio inferiore.

Il team di Horne ha analizzato i dati dei pazienti dell'Intermountain Healthcare, osservati tra il 1993 e il 2007, e ha identificato un sottogruppo di persone che hanno presentato un evento di sindrome coronarica acuta in seguito ad un'esposizione a breve termine a livelli elevati di PM2,5, ovvero il particolato.

Analizzando i dati, i cui risultati sono stati presentati alla conferenza dell’American Heart Association's Scientific, i ricercatori hanno notato che chi aveva un gene chiamato rs687289 (appunto gli appartenenti al gruppo A, AB e B) aveva un rischio più elevato di problemi cardiaci durante alte concentrazioni di PM2.5. In realtà il livello di rischio aumenta per tutti quando la concentrazione di PM2.5 sale oltre la soglia di 25 microgrammi di particelle fini per metro cubo di aria. Si è visto però che il rischio è maggiore nelle persone che non hanno sangue di tipo 0. 

Per ogni 10 microgrammi aggiuntivi di particelle di PM2,5 per metro cubo, il rischio per le persone con gruppi sanguigni non 0 aumenta del 25% mentre per le persone con sangue 0 aumenta solo del 10%.

Non è la prima volta che una ricerca collega le differenti tipologie di sangue al rischio di problemi cardiaci. Un altro studio, che ha preso a campione oltre 1,3 milioni di persone, ha scoperto ad esempio che chi ha gruppo sanguigno non 0 presenta un rischio più elevato di eventi cardiovascolari, inclusi infarti e ictus.  In quell'occasione non sono stati però chiariti i meccanismi causali alla base del fenomeno. 

"L'associazione tra infarto e inquinamento nei pazienti con sangue non 0 non è qualcosa che ci deve far prendere dal panico ma qualcosa di cui essere consapevoli” ha dichiarato il dottor Horne.

Sembra infatti che la maggioranza delle persone che posseggono i gruppi sanguigni “incriminati” anche se esposte ad alti livelli di polveri sottili non avranno un attacco di cuore a meno che non abbiano già una malattia coronarica pregressa.

Potrebbe interessarvi approfondire anche altri effetti nocivi dell’inquinamento atmosferico:

Horne e il suo team suggeriscono alle persone che appartengono a quei gruppi di prendere seriamente in considerazione la possibilità di rimanere in casa durante i picchi di smog per ridurre al minimo il rischio infarto, soprattutto se soffrono già di malattie cardiache.

Francesca Biagioli

Primi piatti autunnali: 15 ricette facili e gustose

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Published in: di stagione

Se spesso il dubbio su cosa servire in tavola vi assale, lasciatevi ispirare da queste ricette di primi piatti autunnali che abbiamo raccolto per voi, potrete spaziare dai risotti ai tortelli, dagli orzotti agli gnocchi, vi rimarrà solo l'imbarazzo della scelta.

1) Tortelli di zucca  

I tortelli di zucca sono un tipico piatto del periodo autunnale, nella ricetta tradizionale vengono preparati con pasta all'uovo da farcire poi con zucca, parmigiano ed amaretti e una volta cotti vengono solitamente conditi con burro e salvia. La nostra ricetta prevede l'impiego di ingredienti totalmente vegetariani ed un condimento a base di burro di noci. Qui la ricetta completa da seguire passo passo. 

2) Risotto al radicchio  

Quella che vi proponiamo qui è una versione del risotto al radicchio completamente vegetariana, dal sapore delicato e cremoso. Potrete utilizzare per la mantecatura del burro chiarificato che smorzerà il sapore tipicamente amarognolo del radicchio, ma potrete tranquillamente sostituirlo con dell'olio extravergine di oliva. Potrete trovare qui la ricetta da seguire.

3)  Pasta con cime di rapa e noci  

La ricetta della pasta con cime di rapa e noci è estremamente facile da realizzare, tipica del periodo autunnale, vi basterà preparare un pesto di cime di rapa, basilico e noci per arricchire e diversificare un piatto tipico della tradizione italiana soprattutto meridionale. Qui troverete la ricetta completa.  

4) Pasta con le castagne (ricetta vegan)   

 empo di castagne? Un primo piatto ricco da preparare rigorosamente in bianco a base di castagne e salvia, diverrà sicuramente uno dei vostri cavalli di battaglia di questa stagione. Qui la ricetta completa della pasta con le castagne.

5) Risotto alla zucca   

La zucca: ricca di proprietà benefiche, molto versatile in cucina, utile per la preparazione sia di ricette salate che dolci, contribuisce  ad una sana alimentazione. Tra le tante ricette vi proponiamo il risotto alla zucca, un piatto tipico delle regioni settentrionali, che ormai si è diffuso in tutta Italia, vantando infinite versioni. Qui la ricetta completa.

6) Orzotto ai porri e patate con zafferano  

Un risotto preparato con l'orzo, possiamo preparare l'orzotto con gli ingredienti che preferiamo e in base alla stagionalità dei prodotti. L'orzotto ai porri e patate con lo zafferano è un piatto che va servito ben caldo, perfetto per una serata fredda autunnale o invernale. Ecco la ricetta da seguire

7) Risotto alla zucca e funghi  

Questa ricetta del risotto zucca e funghi vi darà la possibilità di unire in un solo piatto i due ingredienti principe della stagione autunnale. In alternativa ai prodotti freschi potrete utilizzare anche i funghi essiccati. Qui la ricetta completa. 

8) Gnocchi con pesto di broccoli (ricetta senza patate) 

 

Gli gnocchi con pesto di broccoli sono perfetti come primo piatto da servire ben caldo. Potrete preparare questi gnocchi senza le patate ma unicamente impastando acqua e farina, ciò renderà questo piatto molto facile da realizzare ma anche da digerire. Gli gnocchi acqua e farina possono essere conditi anche in altri modi, a seconda dei vostri gusti personali. Qui la ricetta completa degli gnocchi con pesto di broccoli. 

9) Fusilli integrali, broccoli e formaggio taleggio
 

In autunno e inverno il broccolo è quell'ortaggio versatile con cui potrete preparare degli ottimi contorni, dei muffi, delle polpettine, ma anche un semplice e veloce primo piatto come questo: fusilli broccoli e formaggio taleggio, che metterà d'accordo tutta la famiglia. Qui la ricetta. 

10) Farro al broccolo romanesco  

Pasta, riso, ma anche farro, il broccolo si accompagna facilmente ad ogni tipo di cereale. Questa ricetta, di farro al broccolo romanesco è perfetto da servire ben caldo o anche tiepido, ma anche per essere mangiato fuori casa perché resta sempre al dente. La ricetta del farro al broccolo romanesco potrete trovarla qui.

11) Risotto al radicchio rosso con mandorle e mele  

Un'altra versione del risotto al radicchio, questa che vi proponiamo qui prevede l'aggiunta di mandorle e mele che stupirà i vostri ospiti. La ricetta del risotto al radicchio mandorle e mele potrete trovarla qui

12) Pasta cavolo verde porri e curcuma   

La realizzazione di questa ricetta è molto semplice e veloce e servono pochi ingredienti: cavolo verde, porro e curcuma! Perfetto come primo piatto autunnale. Qui la ricetta da seguire.

13) Risotto con la verza   

Il risotto con la verza è un piatto bello da vedere ma soprattutto buono da mangiare, adatto anche a chi sta affrontando un periodo di dieta ipocalorica. Questo piatto è di facilissima realizzazione, la mantecatura di questa ricetta prevede l'uso del burro chiarificato ma potrete sostituirlo con dell'olio extravergine di oliva. Qui la ricetta del risotto alla verza. 

14) Canederli di cicoria in brodo  

Una gustosa variante dei canederli tirolesi, i canederli di cicoria in brodo sono perfetti per eliminare lo spreco alimentare e per riutilizzare il pane raffermo, un primo piatto adatto a tutta la famiglia. Qui la ricetta da seguire passo passo. 

15) Pasta con zucca e pinoli  

Un piatto semplice: la pasta con zucca e pinoli, veloce da preparare poco calorico e ricco di vitamine. Vi basterà saltare la zucca con aglio e olio, tostare i pinoli e mantecare poi il tutto con la pasta. Qui troverete la ricetta completa di dosi da seguire passo passo.

La differenza tra amarsi e volersi bene spiegata da Il Piccolo Principe

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Published in: Mente & emozioni

Ti amo. Due parole dolcissime che spesso tardano ad arrivare in un rapporto di coppia. Perché se ci pensate bene, si dà loro un’importanza straordinaria. Prima di pronunciarle si vuole essere davvero sicuri di provare amore nei confronti della persona che si ha accanto o di ricevere  il medesimo entusiasmo.

Nelle coppie può capitare che si litighi proprio per questo: quando uno dei due, non è disposto ad amare l’altro, con tutte le proprie forze. Ma l’amore è un sentimento carico che ci può pervadere anche quando non siamo ricambiati.

I sentimenti si sa non vanno a comando, sarebbe comodo vero? Finiamo per pensare una persona intensamente e sentirci disperati per il fatto che gli siamo completamente indifferenti. Non c’è una formula magica per smettere di amare, bisogna solo avere tanta pazienza e sperare che l’incontro con un’altra persona ci faccia battere il cuore in maniera altrettanto intensa.

Volere bene è apparentemente più facile, ma non è assolutamente così. Lo diciamo ai nostri familiari, agli amici, ai nostri animali domestici, ma pur essendo una parola inflazionata, non rischia mai di essere banalizzata.

In un certo senso, la saggezza emotiva e la differenza tra l’amare e il volersi bene, la si ritrova nei dialoghi de Il Piccolo Principe, il capolavoro di Saint-Exupéry, soprattutto in quello con la rosa.

«Ti amo» – disse il Piccolo Principe.
«Anche io ti voglio bene» – rispose la rosa.

«Ma non è la stessa cosa» – rispose lui. – «Voler bene significa prendere possesso di qualcosa, di qualcuno. Significa cercare negli altri ciò che riempie le aspettative personali di affetto, di compagnia. Voler bene significa rendere nostro ciò che non ci appartiene, desiderare qualcosa per completarci, perché sentiamo che ci manca qualcosa».


Da Il Piccolo Principe:

Voler bene significa sperare, attaccarsi alle cose e alle persone a seconda delle nostre necessità. E se non siamo ricambiati, soffriamo. Quando la persona a cui vogliamo bene non ci corrisponde, ci sentiamo frustrati e delusi.

Se vogliamo bene a qualcuno, abbiamo alcune aspettative. Se l’altra persona non ci dà quello che ci aspettiamo, stiamo male. Il problema è che c’è un’alta probabilità che l’altro sia spinto ad agire in modo diverso da come vorremmo, perché non siamo tutti uguali. Ogni essere umano è un universo a sé stante.

Amare significa desiderare il meglio dell’altro, anche quando le motivazioni sono diverse. Amare è permettere all’altro di essere felice, anche quando il suo cammino è diverso dal nostro. È un sentimento disinteressato che nasce dalla volontà di donarsi, di offrirsi completamente dal profondo del cuore. Per questo, l’amore non sarà mai fonte di sofferenza.

Quando una persona dice di aver sofferto per amore, in realtà ha sofferto per aver voluto bene. Si soffre a causa degli attaccamenti. Se si ama davvero, non si può stare male, perché non ci si aspetta nulla dall’altro. Quando amiamo, ci offriamo totalmente senza chiedere niente in cambio, per il puro e semplice piacere di “dare”. Ma è chiaro che questo offrirsi e regalarsi in maniera disinteressata può avere luogo solo se c’è conoscenza.

Possiamo amare qualcuno solo quando lo conosciamo davvero, perché amare significa fare un salto nel vuoto, affidare la propria vita e la propria anima. E l’anima non si può indennizzare. Conoscersi significa sapere quali sono le gioie dell’altro, qual è la sua pace, quali sono le sue ire, le sue lotte e i suoi errori. Perché l’amore va oltre la rabbia, la lotta e gli errori e non è presente solo nei momenti allegri.

Amare significa confidare pienamente nel fatto che l’altro ci sarà sempre, qualsiasi cosa accada, perché non ci deve niente: non si tratta di un nostro egoistico possedimento, bensì di una silenziosa compagnia. Amare significa che non cambieremo né con il tempo né con le tormente né con gli inverni.

Altri insegnamenti tratti da Il Piccolo Principe:

Amare è attribuire all’altro un posto nel nostro cuore affinché ci resti in qualità di partner, padre, madre, fratello, figlio, amico; amare è sapere che anche nel cuore dell’altro c’è un posto speciale per noi. Dare amore non ne esaurisce la quantità, anzi, la aumenta. E per ricambiare tutto quell’amore, bisogna aprire il cuore e lasciarsi amare.

«Adesso ho capito» – rispose la rosa dopo una lunga pausa.
«Il meglio è viverlo» – le consigliò il Piccolo Principe.

Dominella Trunfio

Proiezione: ecco come gli altri sono il nostro specchio mostrandoci chi siamo

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Published in: Mente & emozioni

E in effetti è una specie di strano film: vediamo negli altri, li vediamo meglio, con chiarezza disarmante, sentimenti, pensieri, impulsi irritanti, fastidiosi, noiosi o insostenibili. Succede con maggior chiarezza nelle situazioni di conflitto emotivo oppure se ci sentiamo in qualche modo minacciati nella nostra salute, nel nostro benessere o nella nostra tranquillità. E' un modo per portare “all'esterno” (appunto: “proiettare fuori”) quello che abbiano in realtà dentro, ci appartiene: è uno stratagemma difensivo del nostro inconscio.

Le proiezioni non valgono solo per risentimento, invidia, antipatia e tutte le caratteristiche negative che possiamo immaginare ma anche per quelle positive: ammirazione, idealizzazione, affetto.

Gli altri, per noi, sono uno specchio: ci parlano sempre, anche, di noi. Ammiriamo tantissimo una persona per la sua capacità di fare questo e quello? Quella dote è anche nostra, magari un po' nascosta o dimenticata. Un tal soggetto ci irrita tantissimo? Qualche parte delle sue caratteristiche urticanti o, in generale, quell'atteggiamento è anche nostro, probabilmente represso, e lo agiamo senza accorgercene. Un responsabile dell'ufficio ci maltratta? Con quali parti di noi o con chi facciamo altrettanto? 

Dice – chiaro, breve ed efficace - il saggio Buddha: "Tutto ciò che ti infastidisce negli altri è solo una proiezione di ciò che non hai risolto in te".

Questo tipo di meccanismo psicologico svolge un ruolo particolarmente interessante anche all'innamoramento, quando attribuiamo alla persona amata alcune caratteristiche che esistono solo nella nostra personalità. Anche in questo caso proiettiamo sull'altro parti di noi: i nostri desideri, le nostre qualità.

Va da sé che questo non significa che se si percepisce una persona, per esempio, amorevole oppure ingrata non lo sia davvero, non abbia veramente questa o quella “qualità”. Le domande che possiamo farci però sono due:

  1. la prima: quanto questa cosa mi “tocca”, mi importa perché mi fa entrare in contatto con emozioni piacevoli o fastidiose?
  2. La seconda: perché sta succedendo a me, in questo momento; cosa, di mio, posso ritrovarci?

Nel magico gioco della vita, nulla succede per caso (anzi, il “caso” non esiste): sul lavoro, negli hobby incontriamo le persone che sono perfette per noi, per un determinato periodo della nostra vita – anche solo il tragitto sul pullman per tornare a casa - o per sempre, per sviluppare talenti e/o per eliminare “smagliature” caratteriali. Le incrociamo sulla nostra strada perché è tempo di farlo, di cominciare “quel” lavoro su quell'aspetto.

E' così: uno dei tanti doni che ci fa la “gente” che ci sta intorno è quello di diventare i nostri specchi, mostrarci parti di noi, così che possiamo assumercene la responsabilità e, pertanto, smettere di proiettarle sugli altri.

Quando prendiamo consapevolezza dei nostri processi mentali riusciamo poi a predisporci ad accogliere meglio - con empatia e rispetto - l'altro anche se “fastidioso”: non solo perché ci parla di noi ma perché, a quel punto, possiamo "contenere" pure quella parte di lui “spiacevole”, comprendendola, in quanto è stata o è anche nostra. 

Si tratta di una prospettiva che, messa in pratica, apre spazi di bellezza - inimmaginabili prima - nelle relazioni. Come scrisse Rudolf Steiner: “Votarsi alla materia distrugge le anime. Trovarsi nello spirito unifica gli uomini. Vedere sé nell'altro edifica mondi”.

Anna Maria Cebrelli

Musica a tutto volume sulla bici: la nuova 'moda' dei giovani palermitani che sta facendo il giro del mondo

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Anche il Guardian ha mostrato le immagini dei giovani con i loro potenti mezzi musicali. Una tendenza che pare stia spopolando a Palermo, dove sempre più ragazzi modificano e chiedono che venga modificata la propria bici aggiungendo un sistema stereo.

La spesa di certo non è irrisoria. Si possono spendere da 100 a più di 1.200 euro per trasformare le propria bici in una discoteca ambulante, in grado di emettere suoni fino a 1250W.

Una bici così modificata si presenta con una sorta di stereo sul manubrio, altoparlanti e casse nella sezione centrale, tra il sedile e il manubrio, e amplificatori, subwoofer e batterie sul retro.

Molti ragazzi si costruiscono da soli la bici/stereo acquistando l'attrezzatura necessaria e utilizzando gli aiuti forniti su appositi forum e gruppi Facebook dove scambiano suggerimenti e consigli,

Non tutti plaudono a questa trovata. Il Guardian ha dato ampio spazio all'idea sottolineando però che la polizia non fa nulla e non è “impressionata” dalle musiche ad alto volume emesse dalle bici.

“Alcune di queste bici modificate possono produrre oltre 1250W di potenza sonora, abbastanza da scuotere le finestre degli edifici e delle automobili che passano. La polizia è spesso chiamata a disperdere i raduni dei ragazzi in quanto il suono che producono è considerato da molti insopportabile” si legge sul quotidiano britannico.

La risposta dei ragazzi però corre su altri binari. Per loro correre in bicicletta e ascoltare musica è una modo per sentirsi liberi, per fare rumore e per passare del tempo fuori, insieme.

     

“Meglio spenderli così i soldi che spenderli in droga” confessa a Repubblica Francesco che abita allo Zen e che pedala verso il centro per incontrare gli amici.

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Una passione per la bici e per la musica espressa forse in modo un po' troppo rumoroso che ci ha strappato un sorriso. Probabilmente saranno meno contenti i palermitani che si imbattono in questi gruppi di DJ-bikers.

Francesca Mancuso

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La street art invade Roma contro l'inquinamento da diesel

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Dopo il flashmob in 23 città italiane che hanno lanciato il messaggio ‘Stop allo smog’, adesso le vie di Roma si animano grazie alla street art di Tvboy, nome d’arte di Salvatore, artista italiano che ha cominciato a dipingere nel 1996 nelle strade di Milano e che dal 2004, si è trasferito a Barcellona ricevendo numerosi premi internazionali.

Da Gregory Peck e Audrey Hepburn al Colosseo, che ritratti in una famosa scena di Vacanze Romane indossano una mascherina per proteggersi dall’inquinamento atmosferico, a Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, insieme nell’acqua della Fontana di Trevi, sempre raffigurati con mascherina antismog.

Ancora, Fellini alle porte di Cinecittà, Totti a Porta Metronia, Pasolini nelle strade del Pigneto dove girò “Accattone”, Sofia Loren nei vicoli di Trastevere dove interpretò “La ciociara”, Papa Francesco a Borgo Pio, in prossimità del Vaticano.

“Le opere della street art sono per definizione ‘outdoor’, realizzate sui muri delle città ed esposte agli agenti atmosferici come agli inquinanti di cui l’aria di molti centri urbani è satura”, spiega l’artista Tvboy.

E continua:

“Per questo ho pensato che fosse un progetto stimolante quello in cui ha voluto coinvolgermi Greenpeace. Siamo al punto in cui un diritto elementare, molto più radicale e insopprimibile di altri, come l’atto del respirare, è messo a rischio. In questa circostanza ho messo volentieri le mie capacità al servizio di questa protesta: un mondo in cui una boccata d’aria è una minaccia per la salute è un mondo disumano”.

    Le nostre città sono sempre più inquinate, ma respirare aria pulita è un diritto di tutti, per questo, attraverso la campagna lanciata da Greenpeace è possibile chiedere al sindaco della propria città un impegno concreto a bandire i veicoli diesel entro il 2021.

Come sappiamo il biossido di azoto è uno dei principali fattori di inquinamento: una nube che avvolge le città con gravi ripercussioni sulla salute umana. In Italia vi sono oltre 17mila morti premature l’anno. 

 Lo smog è il nemico numero uno: 

I suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. È particolarmente nocivo sui bambini, causando infezioni alle vie respiratorie, asma, polmoniti, ritardo nello sviluppo del sistema nervoso e dei processi cognitivi. 

“Ringraziamo Tvboy per il bellissimo e generoso contributo che con la sua opera ha voluto dare alla battaglia per liberare le città dalla morsa dell’inquinamento atmosferico”, conclude Greenpeace.

Per aderire alla campagna clicca qui

Dominella Trunfio Foto: Greenpeace

 

Tumore all'ovaio e due gemelli (abbracciati) in grembo. Salvati mamma e bimbi

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Published in: Salute & Benessere

Alla Sanitrix del capoluogo partenopeo si è infatti svolta la prima operazione per via laparoscopica in paziente con gravidanza gemellare.

Cosa è accaduto? La donna, affetta da un tumore ovarico, presentava un quadro clinico davvero preoccupante: entrambe le ovaie in torsione, “le tube con emoperitoneo e peritonite in fase iniziale”. Una condizione che avrebbe messo in serio rischio lei e i bimbi, ponendo fine inevitabilmente alla gravidanza.

Ma grazie all’equipe guidata dal professore Ciro Perone, responsabile dell’unità di endoscopia ginecologica della clinica, la storia ha avuto un lieto fine.

Con laparoscopia (una tecnica chirurgica che prevede l’esecuzione di un intervento chirurgico senza l’apertura della parete addominale) e un visore 3D si è riusciti a rimuovere la massa tumorale e risolvere la complicanza dell’ovaio torto. I medici sono così riusciti a “salvaguardare” la tuba e l’ovaio dell’altro lato per consentire alla donna di proseguire la gestazione gemellare.


Fonte foto   Per ora non c’è nessun caso al mondo in cui un intervento laparoscopico si è effettua con una gravidanza gemellare e con torsione in entrambi i lati.   Oggi, la gestazione ha superato la fase più delicata, la mamma e i suoi piccoli stanno bene: la gravidanza prosegue regolarmente, monitorata dai medici della Sanatrix. E ora i bambini fanno il giro del web immersi in un tenero abbraccio.   Germana Carillo

Cosa succederebbe se tutti diventassero vegani? Lo studio USA

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Published in: Vegetariano & Vegano

La domanda se la sono posta Robin White del Virginia Tech e Mary Beth Hall del Dipartimento dell'Agricoltura statunitense che hanno deciso di valutare gli impatti sulle emissioni di CO2 dello stile alimentare degli States, rinomatamente ricco di carne. Cosa dunque accadrebbe se tutte le persone passassero oggi stesso ad una dieta vegana?

Un piano radicale come questo, secondo i calcoli dei due ricercatori americani, avrebbe come effetto immediato una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del settore agricolo del 28%, una sostanziale riduzione ma non certo quella che ci si aspetterebbe considerando che la percentuale delle emissioni agricole di cui gli animali da allevamento sono responsabili nel complesso è del 49%. C'è da considerare infatti che gli animali vengono utilizzati anche in altri modi, dunque per ridurre drasticamente il loro impatto ambientale dovremmo gestire il settore agricolo completamente senza il loro aiuto.

Ciò significherebbe ad esempio usare altri tipi di fertilizzanti in quelle colture in cui invece si utilizza la concimazione animale e smaltire in altro modo, e con dei costi anche in termini di emissioni, i rifiuti vegetali non commestibili dell’uomo che spesso vengono usati per l’alimentazione animale.

Nel complesso il passaggio ad una dieta vegana diminuirebbe le emissioni totali degli Usa di circa il 2,6%. Gli studiosi sostengono, in linea con ricerche precedenti, che gli alimenti vegetali hanno un impatto ambientale ridotto rispetto agli alimenti di origine animale e che con essi è possibile soddisfare tutte le esigenze nutrizionali delle persone.

C’è però un problema di approvvigionamento, secondo gli esperti infatti eliminare del tutto la carne dalla dieta americana aprirebbe uno scenario difficile. Come ha dichiarato Robin White:

“Con razioni accuratamente equilibrate, con una dieta vegetariana è possibile soddisfare tutti i requisiti nutrizionali. Ma i tipi di alimenti che sembrano farlo non li produciamo attualmente in quantità sufficienti per renderla una dieta sostenibile per tutta la popolazione. (…) Nel complesso, togliere gli animali dall’alimentazione ha portato a diete non vivibili a lungo o a breve termine per sostenere le esigenze nutrizionali della popolazione americana senza integrazione nutrizionale".

In particolare i ricercatori sostengono che un sistema agricolo privo di animali non fornirebbe abbastanza calcio alla popolazione statunitense, né quantità sufficienti di vitamine A e B12 o acidi grassi.

Sui vantaggi della dieta vegana leggi anche:

Naturalmente quello che è venuto fuori è solo un modello ipotetico con i suoi punti di forza o debolezza e secondo i termini di questa ricerca, i cui risultati sono apparsi su Proceedings of the National Academy of Sciences, la dieta vegana applicata in tutto il paese produrrebbe indubbiamente alcuni vantaggi ambientali, ma di contro metterebbe di fronte a nuove sfide. Che ne pensate? Potrebbe essere fatto un discorso anche a livello mondiale?

Francesca Biagioli

Probiotici, i migliori integratori per la salute dell’intestino

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Published in: Integratori

L’intestino è un organo che svolge funzioni chiave, tanto da essere considerato un “secondo cervello”, e la flora batterica in esso presente è importante perché, se ben equilibrata, è in grado a sua volta di compiere molti compiti utili: produrre enzimi digestivi, sintetizzare vitamine e sostanze antibatteriche, modulare il sistema immunitario.

Tra i vari sistemi a nostra disposizione per tenere in buona salute il nostro intestino c’è senza dubbio il cibo che portiamo a tavola e l’eventuale assunzione di probiotici. Anche i probiotici, infatti, possono “nutrire” in maniera sana i batteri buoni che vivono nel nostro intestino.

Cosa sono i probiotici

Anche conosciuti come fermenti lattici, i probiotici sono – come dice il nome stesso – dei microrganismi vivi (batteri) “a favore della vita”, a differenza degli “antibiotici” (anti-vita) che una volta assunti uccidono specie batteriche “buone” e specie “cattive” indistintamente.

Si tratta di batteri che normalmente vivono nel nostro organismo e che “nutriamo” attraverso il cibo che assumiamo o particolari integratori. Proprio questi, ossia i prodotti che troviamo comunemente in farmacia, sono un vero e proprio concentrato di batteri buoni, ovvero comprendono milioni o miliardi di fermenti lattici di diverse specie capaci di riequilibrare la flora batterica intestinale.

Quel che è necessario è in ogni caso verificare che, nel momento in cui si assumono, i probiotici siano attivi e vitali per potersi così riprodurre all’interno dell’intestino e ripopolarlo nelle sue giuste proporzioni.

Così come è importante anche scegliere i ceppi più indicati per le diverse situazioni. Per questo motivo chiedete sempre il consiglio di un esperto.

Abbiamo selezionato per voi alcuni integratori di probiotici utili in tante situazioni. Sempre e comunque, leggete il bugiardino per conoscere tutte le caratteristiche del singolo prodotto e assumetelo sotto indicazione del vostro medico. E ricordate: “Gli integratori non vanno intesi come sostituto di una dieta variata, equilibrata e di un sano stile di vita”.

1. Lactobacillus gasseri

Supersmart.com, uno dei primi marchi in Europa a commercializzare gli integratori alimentari, propone una linea molto efficace di probiotici adatti a diverse situazioni.

Il Lactobacillus-gasseri è confezionato in DR Caps™ - capsule gastroresistenti - per garantire l’assunzione ottimale di sei miliardi di microrganismi al giorno.

Il Lactobacillus gasseri è un ceppo che si trova naturalmente nel latte materno, fa parte quindi di questi microrganismi essenziali per l'equilibrio complessivo. In più, una recente scoperta consente di utilizzarlo anche nella gestione del peso corporeo.

INGREDIENTI: Lactobacillus gasseri (6 miliardi di microrganismi); stearato di magnesio, maltodestrina, diossido di silicio, cellulosa microcristallina.

UTILIZZO: Deglutire 2 capsule al giorno, con acqua. Ogni capsula contiene 100 mg di Lactobacillus gasseri (3 miliardi di microrganismi).

2. Probio Forte™

È una miscela di probiotici che contiene in ogni capsula 8 miliardi di microrganismi appartenenti a cinque specie diverse e complementari di batteri lattici. Probio Forte™ è particolarmente indicato per rafforzare l’immunità intestinale riducendone la sovra-attivazione (allergie, patologie infiammatorie).

Previene e cura varie patologie (gastroenterite, intestino irritabile, pouchite).

INGREDIENTI: Bifidobacterium lactis BL 2211; Lactobacillus acidophilus NCFM BL 2027; Lactobacillus casei BL 2401         ; Lactobacillus plantarum BL 2203; Lactobacillus lactis 2618. Altri ingredienti: amido di mais, inulina di cicoria, stearato di magnesio.

UTILIZZO: assumere 1 DR Caps™ al giorno, preferibilmente a stomaco vuoto. Sebbene Probio Forte™ sia stabile a una temperatura ambiente di 20 °C, si consiglia, una volta aperto, di conservarlo nel frigorifero.

3. Fructo-Oligosaccharides

Si tratta di un integratore di frutto-oligosaccaridi per il benessere intestinale e utili a nutrire batteri benefici (prebiotici) e a potenziare le difese naturali dell’organismo. I frutto-oligosaccaridi a catena breve sono prodotti a partire da barbabietole da zucchero, grazie all’utilizzo di un enzima prodotto da Aspergillus niger, un fungo microscopico utilizzato nell’industria alimentare. Gli effetti degli oligosaccaridi a catena breve sono stati provati in più di 150 studi scientifici e medici a partire da un consumo quotidiano di 2,5 g al giorno.

INGREDIENTI: Actilight® (fruttooligosaccaridi)    10 g e maltodestrina.

UTILIZZO: Usare da 1/2 cucchiaio a 2 cucchiai (2,5-10 g) di frutto-oligosaccaridi al giorno per zuccherare gli alimenti e le bevande.

L’agricoltura biologica può sfamare l’intero pianeta. Ecco la conferma

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Published in: Agricoltura

Fertilizzanti arrivederci, quindi, e nessuna perdita catastrofica delle rese: ne è convinto un team internazionale guidato da un ricercatore del Research Institute of Organic Agriculture (FiBL) di Frick, in Svizzera, che in una nuova ricerca avanza l’ipotesi che la conversione del pianeta all’agricoltura biologica permetterebbe di sfamare 9 miliardi di persone entro la metà del secolo.

Nello studio vogliono dimostrare che una conversione del 100% all'agricoltura biologica richiede sì più terreno rispetto all’agricoltura convenzionale, ma riduce l’uso di fertilizzanti sintetici e di pesticidi, promuove le rotazioni delle colture e si concentra sulla fertilità del suolo e sui cicli nutrizionali chiusi. E non solo: in combinazione con le riduzioni di spreco alimentare, con la riduzione della produzione e del consumo di prodotti animali, l’utilizzazione del suolo nell’agricoltura biologica rivoluzionerebbe il settore agricolo su scala mondiale, rendendolo sostenibile e molto più sano.

Cos’è l’agricoltura biologica

Si tratta di un sistema di produzione agricolo col quale si mira a ridurre il più possibile l’impatto ambientale della stessa attività agricola, facendo in modo che la terra venga coltivata nel rispetto dei suoi cicli naturali e in maniera eco-sostenibile, e con una grande attenzione anche al rispetto degli animali, dell’aria e dell’acqua.

L’agricoltura biologica, infatti, si basa anche sulla salvaguardia della biodiversità, ossia della presenza di specie e varietà differenti di piante e animali sul territorio.

Tra i concetti fondamentali dell’agricoltura biologica vanno ricordati anche la stagionalità dei cibi, ci si impegna, cioè, a ottenere solo prodotti di stagione, e la cosiddetta filiera corta (“a chilometri zero”), con cui il raccolto viene messo sul mercato direttamente dal contadino o, in alternativa, dai rivenditori presenti nelle vicinanze dei luoghi di produzione.

A essere utilizzati per fertilizzare i terreni, inoltre, sono i materiali organici come il letame, mentre si mettono in pratica tecniche agricole tradizionali, come la rotazione delle colture, che prevede di lasciare periodicamente a riposo una parte del terreno coltivato. Altra tecnica usata dai contadini biologici è la consociazione: si interrano in parallelo piante sgradite ai parassiti della pianta accanto per garantire la sopravvivenza e il benessere dei terreni coltivati.

Infine, l’agricoltura bio bandisce ovviamente l’uso di sostanze sintetiche e pesticidi e l’uso di organismi geneticamente modificati (OGM). In caso di malattie, gli agricoltori biologici usano sostanze vegetali, animali o minerali, come estratti di piante, insetti predatori di parassiti, farina di roccia o minerali naturali, che correggono chimicamente il terreno. Si ricorre all’uso di medicinali tradizionali molto raramente e solo nei casi previsti dai regolamenti europei.

Gli obiettivi dello studio svizzero

Lo studio parte da una simulazione che tiene conto di diversi scenari climatici e delle proiezioni che l'Onu ha sull’aumento demografico. Si ritiene che entro il 2050 la produzione agricola dovrà aumentare ulteriormente del 50% per alimentare la popolazione globale proiettata a oltre 9 miliardi di individui. Per questo risulta fondamentale ridurre gli impatti ambientali negativi dell'agricoltura, garantendo nel contempo la stessa quantità di cibo.

In base a questi calcoli, i ricercatori sostengono che i 9 miliardi di persone sul pianeta nel 2050 potrebbero essere alimentati anche meglio di prima, con una serie di accorgimenti: unendo produzione biologica e una dieta vegetariana (diminuendo, quindi, la produzione di carne), riducendo lo spreco alimentare e tornando ai metodi tradizionali di fissazione dell’azoto nel suolo.

Le terre agricole, convertendo tutto il suolo da convenzionale a biologico, aumenterebbero dal 16 al 33% per soddisfare la domanda, con conseguente crescita dell’erosione. Fatto che potrebbe essere un problema, perché cambiare l’uso del suolo a foreste, cerrado o torbiere causerebbe un aumento delle emissioni. Servirebbero poi grandi cambiamenti nei sistemi agricoli per moderare l’impatto, come la coltivazione di legumi per reintegrare l’azoto nel terreno (i benefici, infatti, vengono meno se si misurano le unità prodotte e non le aree coltivate, per cui usare concimi azotati di sintesi potrebbe ridurre i nutrienti nel terreno, anche se seminato a legumi).

Di contro, senza cambiare l’estensione dei terreni, si potrebbe risolvere il problema con una conversione solo parziale delle colture, 60% biologico e 40% convenzionale, sempre a patto che vengano dimezzati gli sprechi e ridotti i terreni destinati alla produzione di mangime. Al fondo della filiera, ci sarebbe sempre, secondo gli studiosi, una riduzione sostanziale del consumo di carne: in termini di introito proteico, la quota di proteine animali dovrebbe calare dall’attuale 30 all’11%.

Insomma, per ora si tratta solo di numeri e calcoli. L’ipotesi avanzata dal team internazionale di ricerca ha fondamenti scientifici e dimostra che si può fare.

Secondo dati Ispra, per ora il Paese del mondo dove l'agricoltura biologica è più diffusa è l'Australia, con un totale di circa 17,3 milioni di ettari (circa il 35% della superficie biologica mondiale). In Unione europea i terreni coltivati con metodi bio sono di circa 10milioni di ettari. I produttori europei del biologico sono 330 mila. Il regolamento di produzione e commercio di prodotti biologici è presente in 82 Paesi del mondo. In Italia sempre più agricoltori scelgono il biologico, ma siamo ancora in fase embrionale.

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L'abc dell'Agricoltura Biologica

L'agricoltura biologica l'arma vincente per salvare il clima

I suoli organici tendono a mantenere le proprietà biologiche, fisiche e chimiche nel corso del tempo, mantengono la produttività e garantiscono la sicurezza alimentare a lungo termine. La diffusione dell'agricoltura biologica va incoraggiata: solo in questo modo riuscirà anche a sfamare l’intero Pianeta.

Germana Carillo

 

Sotto i ghiacci dell'Antartide c'è un'antica foresta di alberi 'resilienti'

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Published in: Natura & Biodiversità

Altro che deserto gelido. Milioni di anni fa in Antartide le temperature erano più miti. Siamo alla fine del periodo permiano, prima dell'avvento dei dinosauri e del più grande evento di estinzione di massa nella storia.

Molti scienziati ritengono che un enorme aumento dei gas serra, forse dovuto alle eruzioni vulcaniche in Siberia, abbia causato questa estinzione e il team dell'Università di Wisconsin-Milwaukee spera di saperne di più proprio attraverso i fossili intrappolati sotto il ghiaccio. In particolare, i ricercatori stanno attualmente esaminando una regione chiamata Promontorio di McIntyre, nei Monti Transantartici, considerati il confine naturale tra l'Antartide Occidentale e quello Orientale.

Durante l'estate dell'Antartide, da fine novembre a gennaio, i geologi Erik Gulbranson e John Isbell sono saliti sulle pendici ghiacciate dei monti e lì, tra le rocce sono riusciti a trovare alcuni resti fossili di un'antica foresta.

Alla fine del viaggio, i geologi hanno individuato i frammenti di 13 alberi. Dallo studio è emerso che i fossili appartenevano a piante vissute oltre 260 milioni di anni fa, poco prima dell'arrivo dei dinosauri.

Anche se i primi fossili in Antartide furono scoperti da Robert Falcon Scott del 1910, la maggior parte del continente ghiacciato è ancora inesplorato.

Il Periodo Permiano è terminato 251 milioni di anni fa nella più grande estinzione di massa della storia. Più del 90% delle specie sulla Terra scomparve, incluse le foreste polari. Visto che queste ultime crescevano dove oggi non possono esserci piante, Gulbranson ritiene che gli alberi siano stati una specie estremamente interessante e sta cercando di capire il motivo per cui si siano estinti.

Secondo le ipotesi più accreditate, un massiccio aumento di gas serra, tra cui l'anidride carbonica e il metano, ha causato l'estinzione del periodo Permiano-Triassico. È probabile che nel corso di 200.000 anni - in tempi brevi, in termini geologici - le eruzioni vulcaniche in Siberia abbiano liberato tonnellate di gas serra nell'atmosfera.

“Questa foresta è la scoperta della vita prima dell'estinzione e può aiutarci a capire cosa abbia causato l'evento”, ha detto Gulbranson. Può anche dare indizi su come fossero le piante rispetto a oggi.

Alla fine del periodo permiano, l'Antartide era calda e umida e faceva parte di Gondwana, il supercontinente che attraversava l'emisfero sud e che comprendeva anche l'America meridionale, l'Africa, l'India, l'Australia e la penisola araba.

La vegetazione era formata da muschi, felci e una pianta estinta chiamata Glossopteris. È probabile che la foresta si estendesse attraverso tutto il continente Gondwana ma non avesse la biodiversità che caratterizza quelle attuali. Tuttavia la vegetazione era in grado di sopravvivere e prosperare in una varietà di ambienti, vista la grande resilienza.

Ciò non bastò a salvare gli alberi dalle elevate concentrazioni di gas serra. Studiandone gli anelli, Gulbranson e colleghi hanno scoperto che essi passavano rapidamente dall'attività estiva fino al “letargo” invernale nell'arco di un mese. Le piante moderne impiegano invece diversi mesi. Gli scienziati non sanno ancora come i mesi di luce perpetua abbiano influenzato i cicli giorno- notte delle piante.

“Oggi non c'è niente di simile. Questi alberi possono accendere e spegnere i loro cicli di crescita come un interruttore” ha spiegato Gulbranson.

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Per questo il team tornerà in Antartide a novembre e vi rimarrà fino a gennaio, sperando di saperne di più sull'estinzione.

Francesca Mancuso

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Triangolo di pianeti sotto una pioggia di stelle cadenti: doppio spettacolo in cielo

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Published in: Universo

Manca solo un giorno alla Luna Nuova: la sottilissima falce del nostro satellite forma un triangolo con Giove e Venere nella costellazione della Bilancia. Il triangolo è molto basso sull’orizzonte orientale, dove ben presto le luci dell’alba prenderanno il sopravvento.

Osservazione difficile, ma non impossibile, soprattutto se il tempo sarà clemente. Nella mappa il cielo del 17 novembre alle 6 del mattino circa.

Puntiamo lo sguardo a est, verso la costellazione della Vergine. Con un pizzico di fortuna vedremo anche Marte e la stella Spica.

E non finisce qui, perché arrivano le Leonidi, lo sciame di novembre per eccellenza, formato dalle particelle rilasciate nei vari passaggi al perielio (punto più vicino al Sole) dalla cometa Tempel-Tuttle.

Come spiega l'UAI, ogni anno, infatti, tra il 16 e il 18 novembre ecco apparire le meteore, quest’anno con picco previsto la notte del 17. Ciò che osserveremo sarà la componente annuale, formata da meteore per lo più di debole luminosità, ma con l’osservazione sicuramente favorevole proprio per la debolissima luminosità del nostro satellite, ad appena un giorno dalla fase di Luna Nuova.

Lo sciame è così chiamato perché il radiante, il punto da cui le meteore sembrano partire, si trova vicino alla stella gamma Leonidi, che quest’anno sarà visibile sopra l’orizzonte all'incirca dalla mezzanotte in poi.

Sicuramente saranno le ore notturne quelle con la maggiore probabilità di stelle cadenti, anche perché il il radiante sarà più alto sull'orizzonte. Tuttavia non possiamo escludere che qualcuna possa apparire proprio durante il tris Luna – Giove - Venere, quindi al mattino presto. L’orizzonte è lo stesso, come si vede nella seconda mappa (17 novembre h 6, in alto).

E se proprio non riusciremo a vederle di mattina, conserviamo i desideri, perché alla notte mancheranno solo poche ore.

Roberta De Carolis

 

L’erba che sa di patatine salate: la scoperta di alcuni ricercatori australiani

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Published in: Natura & Biodiversità

La scoperta è avvenuta per caso mentre gli scienziati stavano lavorando in laboratorio su una serie di campioni di erbe nel corso di un progetto di ricerca della durata di quattro anni condotto dal dottor PhD Ben Anderson. Durante l'esperimento uno dei biologi dell’University of Western Australia (UWA) si è leccato la mano e ha così assaggiato il sapore di una delle erbe prese a campione. Con grande sorpresa il suo palato ha avvertito un gusto di patatine sale e aceto!

Le erbe trattate dai ricercatori erano tutte del genere Triodia, una famiglia di piante australiane note per la loro durezza e capacità di resistere anche alle peggiori siccità, frequenti nell'arido entroterra del continente rosso. Quella che sa di patatine, a detta dei ricercatori, sarebbe la Triodia scintillans, attualmente inserita in un gruppo di otto specie descritte nella nuova ricerca pubblicata sulla rivista Australian Systematic Botany.

Nel continente australiano si trovano almeno 64 specie di Triodia diverse, anche se i ricercatori ritengono che il numero potrebbe essere ancora più ampio, poiché alcune specie sono nascoste in luoghi di difficile accesso.

Sembra che lo strano aroma dell’erba assaggiata per caso provenga da minuscole gocce di liquido che si trovano sugli arbusti più giovani della pianta. Nel loro studio i ricercatori hanno anche notato che le gocce possono rimanere di consistenza liquida viscosa oppure cristallizzarsi dopo l’essiccazione del campione.

Molte erbe secernono degli zuccheri appiccicosi, proteine e persino del sale dalle piccole superfici presenti sulle loro foglie e i ricercatori ipotizzano che le gocce che si possono individuare sulla Triodia scintillans si comportino nello stesso modo.

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Questa novità riguardo all’erba australiana si aggiunge a quanto già conosciuto dagli indigeni locali che l’hanno utilizzata per molto tempo sfruttandone le proprietà. La resina che fuoriesce dalla pianta per migliaia di anni è stata usata a mo’ di adesivo e ancora oggi è impiegata nella produzione di condom sottili e resistenti.

Francesca Biagioli

Foto: Donna Cuel 

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