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Il canile senza gabbie di Cerignola: qui i cani vivono liberi e in branco

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Published in: Cani, Gatti & co.

E’ stata già ribattezzata la prima oasi senza gabbie ed ha aperto i battenti il 30 giugno grazie all’associazione che in dieci anni di attività, ha tolto dalle strade e dai canili più di 400 cani.

Nel 2015, il canile comunale viene sottoposto a sequestro, un luogo infernale di sofferenza, atrocità e degrado. Gli amici di Balto, si pongono l’obiettivo di realizzare un parco rifugio per dare una casa ai cani non adottati e spostarli da lì. L'occasione giusta è l'ettaro di terra che viene affidato in comodato d'uso dall'amministrazione. 

Così l'associazione lancia un crowdfunding su Produzionidalbasso riuscendo a raccogliere 3500 euro e un'altra serie di iniziative utili per i lavori di realizzazione di quello che loro stessi definiscono “non un canile ma un posto di pace e libertà: una struttura dove i cani potranno vivere liberi, senza gabbie e in branco nel pieno rispetto, per quanto possibile, dei cicli vitali e delle tendenze comportamentali del cane”.

"Lavoriamo a stretto contatto con la ASL locale per curare e reimmettere nel territorio tutti i randagi cercando di conferirgli una vita degna e libera. Con il lavoro delle sterilizzazioni facciamo campagna di sensibilizzazione per abbattere il randagismo. Fanno parte del nostro gruppo oltre a convinti e attivi animalisti, anche educatori cinofili che hanno portato esperienza e professionalità con il lavoro di recupero e reimmissione dei randagi", spiega Chiara Valentino, presidente de Gli amici di Balto.

Il Parco rifugio rientra nel progetto “Zero cani in canile”. Infatti qui, non ci sono gabbie ma casette, spazi alberati e piccole piscine dove in estate gli animali possono trovare refrigerio. Ma non solo, dopo la profilassi i cani che saranno ritenuti idonei saranno adottati, mentre i fobici reimmessi nel loro territorio, monitorati dai volontari. Il progetto è ambizioso e prevede alla fine, un grande centro polifunzionale di natura sociale dove si terranno corsi per sensibilizzare la popolazione alla convivenza con gli animali.

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Dominella Trunfio

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Ecco come i monaci buddhisti realizzano un mandala di sabbia passo passo

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Published in: Arte e Cultura

Non solo una forma d’arte, ma una delle massime espressioni della tradizione spirituale del Tibet. Ritorna a Reggio Calabria il tour dei monaci buddhisti grazie a una iniziativa promossa dall'Istituto Thubten Shetrub Lin di Reggio Calabria in collaborazione con l'Istituto Samantabhadra di Roma e con il Monastero tibetano buddhista Gaden Jangtse Tsawa Khangtsen.

Una settimana dedicata alla realizzazione di un mandala di sabbia seguendo una pratica speciale chiamata dul-tson-kyil-khor, che letteralmente significa "mandala di polvere colorata". In passato, la creazione dei mandala poteva comprendere anche l'utilizzo di pietre preziose, come i lapislazzuli, che venivano scelti per il colore azzurro, i rubini per il rosso e così via.

"Vogliamo aiutare i monaci a diffondere la loro cultura millenaria che ultimamente si tende a celare. In una tavola di compensato,i monaci disegnano in una sola notte, una figura geometrica utilizzando soltanto una corda, una matita e una riga", spiega Anna Stella Chirico, presidente dell'Istituto Thubten Shetrub Lin di Reggio Calabria.

 

"I tre monaci hanno tracciato un disegno che rappresenta l’universo e la nostra mente divina. Forme poi ricoperte in ogni piccola parte con minute sabbie colorate di origine minerale. Prima di iniziare la costruzione del mandala che alla fine sarà tridimensionale, i Lama fanno un rito di consacrazione per la purificazione delle energie negative presenti nel luogo fisico", continua la presidente.

 

I Lama ospitati nella città dello Stretto provengono al Monastero di Gaden, ricostruito in India dopo l'invasione del Tibet da parte della Cina avvenuta negli anni '50 del secolo scorso, con la distruzione di oltre 3000 monasteri, tutti contenenti documenti e opere d'arte preziosissimi. Questi erano infatti prodotto di oltre 1200 anni di cultura buddhista e di ricerca spirituale che, nel "tetto del mondo", è stata il focus di un popolo per il quale la spiritualità è stata, ed è, base e fulcro dell'esistenza.

Il monastero di Gaden si trova ora a Mundgod (nello stato del Karnataka) e ospita circa 2000 monaci, alcuni dei quali sono attualmente impegnati in un tour in tutta Europa allo scopo di portare un messaggio di pace e diffondere le molteplici sfaccettature tradizionali dell'antica cultura tibetana, che si sta purtroppo tentando in vari modi di far estinguere, per distruggere l’identità nazionale del popolo tibetano.

 

"Con il rituale di realizzazione del mandala - affermano i responsabili dell'Istituto Thubten Shetrub Lin - accompagnato dai suoni dei mantra, delle recitazioni dei monaci e dei caratteristici strumenti rituali, i visitatori reggini verranno trasportati in un'atmosfera peculiare, permeata di spiritualità e bellezza".

"Imparando ad apprezzare questa diversa cultura si potrà sensibilizzare la cittadinanza verso le difficili condizioni in cui versano i monaci, come anche i Maestri con grandi realizzazioni, tutti impegnati, nonostante le immense difficoltà, in percorsi di studio e meditazione davvero ardui e basati da una grande compassione verso tutti gli esseri".

           

 Ecco il mandala finito:

La cerimonia di dissoluzione del mandala

Una volta ultimato, in una cerimonia molto partecipata, il mandala è stato distrutto completando cosi il suo ciclo tanto simile alla vita: creazione (nascita), realizzazione (crescita) e dissoluzione (morte). Le polveri derivanti sono state poi regalate come simbolo di benedizione e buon auspicio.

“Il mandala – chiosa Chirico - è un simbolo di purificazione spirituale ed energetico, che con il suo rituale vuole eliminare energie negative presenti nel luogo fisico, e non sembra un caso che questa volta la sua realizzazione sia stata fatta nelle stanze in cui le persone, provocavano e subivano sofferenze di tutti i tipi, appunto le prigioni del Castello”.

   

Guarda il video:

 

Potete provarci anche voi, scarica qui e qui i mandala da stampare e colorare.

Potete scaricare gratis anche il nostro bellissimo album da colorare degli animali mandala!

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Dominella Trunfio

Foto: Aurelia Arito e Dominella Trunfio

Un mitra per ogni studente: this is America

Il Cambiamento - feed -

Gli Stati Uniti sono in una costante guerra interna in tempo di pace, sarà che il popolo americano è nato da un genocidio perpetrato ai danni dei nativi indiani, ma sembra che la predisposizione a sparare sia una tragica prerogativa del paese. Impressionano i dati di un Far West mai finito e dei tanti John Wayne circolanti.

Ritirato tonno pinne gialle per eccesso di istamina

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Published in: Allerte alimentari

Si tratta delle fette di tonno pinne gialle surgelate da 175-225 g del marchio Nordic Seafood A/S - Melega & Prini srl.

Secondo l'avviso del Ministero della salute, il prodotto presenta elevati livelli di Istamina pari a 3035 ppm. Per questo ne è stato disposto l'immediato ritiro.

In particolare si tratta del tonno contraddistinto dal lotto BMI 18/02 - Item No 2451410, prodotto da Central Western Pacific in Indonesia, con data di scadenza 10/11/2019.

"La ditta ha provveduto ad effettuare il richiamo presso gli unici 2 clienti all'ingrosso e per la quota venduta al dettaglio, ha apposto due cartelli nel punto vendita. Trattasi di confezioni sottovuoto, ciascuna di 2-3 fette" si legge sul sito del Ministero.

Se lo avete acquistato evitate di consumarlo e riportatelo indietro per ottenere un cambio o il rimborso.

In generale, il pesce conservato male o troppo a lungo può essere rischioso per la nostra salute perché troppo ricco di istamina. I pesci più pericolosi in questo senso sono il tonno, lo sgombro, le sardine e le aringhe in scatola.

Sindrome sgombroide

La sindrome sgombroide è una patologia simil-allergica legata all'ingestione di pesce alterato che contiene livelli elevati istamina. I sintomi sono facilmente riconoscibili: dall'arrossamento della pelle al prurito, dalla cefalea al bruciore orale, ma anche crampi addominali, nausea, diarrea.

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Francesca Mancuso

Congratulazioni Ilaria! La giovane paladina dei diritti dei disabili si è laureata con una tesi sul bullismo

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Published in: Buone pratiche & Case-History

La proclamazione è avvenuta ieri mattina. Lo sguardo fiero, i capelli rosa e un sorriso che da solo è in grado di comunicare più delle parole. E di parole Ilaria ne ha dette di importanti, mentre illustrava il contenuto della sua tesi (Sconfiggere il Bullismo: Il contributo dell’educazione) sulla lotta al bullismo e al cyberbullismo di cui lei stessa è stata vittima e sull'importanza dell’educazione e della scuola per eliminare questa piaga.

A mezzogiorno dell'11 luglio Ilaria, già Cavaliere al merito della Repubblica e paladina dei diritti dei disabili, si è laureata ad Arezzo presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione e della Formazione dell’Università di Siena.

“Nel suo lavoro – spiega la relatrice Loretta Fabbri – Ilaria Bidini dà indicazioni metodologiche per la scuola – ambiente privilegiato per combattere il bullismo -, raccoglie testimonianze ed elogia il principio esistenziale della lotta e della speranza invitando le vittime a non arrendersi mai. Un lavoro denso di emozioni, sentimenti e passioni”.

Ilaria è affetta da osteogenesi imperfetta e vive su una sedia a rotelle, il palcoscenico da cui osserva con occhio critico la realtà che la circonda, non sempre adatta alle persone con disabilità.

La giovane a lungo è stata vittima di bullismo ma questo, invece di scoraggiarla, l'ha spinta a lottare contro chi esercita questa forma di violenza.

Il suo sogno

La ragazza ha raccontato di avere un sogno nel cassetto: fare l’educatrice:

"Sul tema del bullismo e cyberbullismo c’è ancora molto da fare, anche dal punto di vista legislativo. Nella mia esperienza ho fatto tre denunce alla polizia postale, ma poi non ci sono stati risultati, non sappiamo chi è la persona che mi ha presa di mira pesantemente e che continua tuttora a farlo. A lui dico solo che sta sprecando le sue dita sulla tastiera".

 

Foto: Ilaria Bidini

Le congratulazioni del Presidente della Repubblica

A farle le congratulazioni anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nei mesi scorsi aveva apprezzato il suo impegno nel combattere pregiudizi sulla disabilità, contro gli stereotipi e la violenza in Rete e l'aveva insignita del titolo di Cavaliere.

Un traguardo che vale doppio. Congratulazioni dottoressa, siamo certi che diventerai un'educatrice eccellente!

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Francesca Mancuso

Foto cover: Repubblica

Venerdì 13 la spettacolare eclissi solare visibile però a soli pochi fortunati

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Published in: Universo

La Luna domani darà quindi un morso al Sole, prima di “scomparire”, o meglio di diventare Rossa, esattamente due settimane dopo. Ma questo non è un caso, come spiega Time&Date, perché un’eclisse solare avviene sempre due settimane prima o due dopo un’eclisse lunare, che, in questo caso sarà la più lunga del secolo. Singolare caso invece, che avvenga di venerdì, giorno tradizionalmente associato alla sfortuna, dopo ben 40 anni.

Un’eclissi solare si verifica quando la Luna passa davanti al Sole, ed è totale quando tutto il disco viene coperto, mentre parziale quando solo una parte risulta oscurata. Ed è quello che avverrà il 13 del mese. E non sarà meno degna di ammirazione.

Sarà visibile principalmente sull’oceano tra Australia e Antartide, quasi interamente in mare aperto, quindi saranno ben pochi gli esseri umani che avranno la possibilità di vedere tutto con i propri occhi.

Foto: Time&Date

Tra l’altro, poiché l’eclissi arriverà durante l’inverno australe, gran parte dell’Antartide vivrà le notti polari, senza poter godere del Sole, che non sorgerà mai: no Sole no eclissi. Lo spettacolo quindi, che sarà in ogni caso parziale, si potrà “intravedere” solo sul bordo del continente appena a sud dell’Australia.

In particolare sarà visibile nella parte meridionale dell’Australia (2%) e nel nord dell’Antartide (33%). La località di Hobart, in Tasmania, dovrebbe avere la migliore combinazione popolazione/copertura. L’evento inizierà alle 3:48 del 13 luglio ora italiana raggiungendo la sua massima magnitudine (ovvero la massima frazione di diametro di Sole coperta dalla Luna) alle 3.01.

Foto: Nasa

Ma non mancherà molto prima di un altro spettacolare evento: l’11 agosto un’altra eclisse solare sarà visibile, stavolta dal lato opposto della Terra, in particolare dall’Europa settentrionale, dall’Asia settentrionale e da alcune parti dell’Asia orientale. 

Roberta De Carolis

Foto di copertina: Time 

La balena franca nordatlantica abitava anche nel Mediterraneo (e gli antichi romani la cacciavano)

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Published in: Animali

Lo rivela un nuovo studio condotto dall'Università di New York, secondo cui la balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) e la balena grigia atlantica (Eschrichtius robustus) siano state quasi estirpate da secoli di caccia fin dai tempi dell'Antica Roma. La scoperta delle ossa di balena tra le rovine romane nello stretto di Gibilterra ha lasciato ipotizzare che i Romani abbiano cacciato le balene.

Le 2 specie di balene vivevano anche nel Mediterraneo

Prima dello studio, si pensava che il Mare Nostrum fosse al di fuori dell'area in cui vivevano queste balene, ma la recente scoperta di ossa nei laboratori in cui i romani lavoravano il pesce, a Gibilterra, cambierà la nostra comprensione del settore della pesca romana e della storia di queste specie di balene.

Entrambe sono migratrici e la loro presenza a est di Gibilterra è una forte indicazione del fatto che siano entrate nel Mar Mediterraneo per partorire in epoche remote.

La regione di Gibilterra era al centro di una grande industria di lavorazione del pesce durante l'epoca romana, con prodotti esportati in tutto l'impero. Le rovine di centinaia di fabbriche con grandi serbatoi di salatura possono ancora essere ammirate oggi. All'interno di esse sono state rinvenute 10 grandi ossa appartenenti alle balene.

I risultati suggeriscono che entrambe le specie una volta abitavano aree molto più ampie di quanto non avessimo mai sospettato.

"Le balene sono spesso trascurate negli studi archeologici perché le loro ossa sono spesso troppo frammentate per essere identificabili dalla forma" ha detto la dottoressa Camilla Speller, coautrice della ricerca. "Il nostro studio mostra che queste due specie facevano parte dell'ecosistema marino del Mediterraneo e probabilmente usavano il bacino riparato come un parto".

Oggi a rischio estinzione ovunque

Gli scienziati del dipartimento di archeologia dell'Università di York hanno utilizzato analisi del DNA e impronte di collagene per identificare le ossa come appartenenti alla balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) e alla balena grigia atlantica (Eschrichtius robustus).

La balena franca nordatlantica oggi vive solo al largo del Nord America orientale ma grazie a questo studio è stato scoperto che essa, secoli or sono, è arrivata anche nel Mar Mediterraneo per riprodursi. Le balene franche sono inserite nella lista rossa dell'IUCN e sono ulteriormente protette dalla legge sulle specie in via di estinzione negli Stati Uniti. Le popolazioni del Nord Atlantico occidentale possono vantare solo poche centinaia di esemplari, mentre quelle nel Nord Atlantico orientale potrebbero già essersi estinte dal punto di vista funzionale, con meno di 50 membri.

La balena grigia invece non esiste più nell'Atlantico. Alcune testimonianze storiche dimostrano che la balena grigia era un tempo distribuita anche nel nord Atlantico, ma questa popolazione si è estinta all'inizio del XVIII secolo. Essa è stata praticamente sterminata dall'intensa caccia. Oggi l'unica popolazione consistente è quella del Pacifico Nord-orientale ed è meno a rischio di quella franca, visto che c'è popolazione stabile. Negli ultimi tre anni è stato registrato anche un aumento del loro numero.

I romani e le balene

Le implicazioni sono interessanti non solo dal punto di vista storico e archeologico, visto che i romani non sono tradizionalmente considerati marinai esperti, ma anche da un punto di vista ecologico.

Da un lato, il Mediterraneo, nonostante oggi ospiti diverse specie di balene e altri cetacei, è sempre stato considerato al di fuori della portata storica sia della balena grigia che di quella franca. D'altra parte, i romani semplicemente non avevano i mezzi per pescare una preda così grande, almeno secondo le conoscenze che abbiamo finora.

L'autore principale dello studio, la dott.ssa Ana Rodrigues, del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, ha spiegato:

"I romani non avevano la tecnologia necessaria per catturare i tipi di grandi balene attualmente presenti nel Mediterraneo, che sono specie di alto mare. Ma le balene franche e grigie e i loro piccoli potrebbero essersi avvicinate molto alla riva, diventando obiettivi allettanti per i pescatori locali".

Anne Charpentier, docente all'Università di Montpellier e co-autrice dello studio, ha dichiarato:

"Possiamo finalmente comprendere una descrizione del I secolo del famoso naturalista romano Plinio il Vecchio, delle orche che attaccano le balene e i loro piccoli appena nati nella baia di Cadice. Non corrisponde a nulla che possa essere visto lì oggi, ma si adatta perfettamente all'ecologia se erano presenti balene franche e grigie".

Gli autori dello studio ora chiedono agli storici e agli archeologi di riesaminare il loro materiale alla luce della consapevolezza che le balene costiere una volta erano parte dell'ecosistema marino del Mediterraneo.

Il dott. Rodriguez ha aggiunto: "Sembra incredibile, abbiamo perso e dimenticato due grandi specie di balene in una regione ben studiata come il Mediterraneo".

Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the Royal Society of London B.

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Francesca Mancuso

Cocomero o anguria? Differenze e origini del nome. Qual è il termine corretto?

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Published in: Costume & Società

Bello fresco ricco di acqua, vitamine e licopene ed è il cibo più amato dell’estate. La sua bontà è indiscussa, ma il suo nome ha sempre generato dubbi e fraintendimenti: si dice cocomero o anguria?

Perfino l’Accademia della Crusca è intervenuta sulla questione per rinfrescarci (anche) le idee. Non è la prima volta che i linguisti devono affrontare un argomento del genere. I colpevoli sono sempre i nomi delle piante e dei frutti appartenenti alla famiglia della zucca, le Cucurbitacee, a cui fa capo anche il protagonista del nostro articolo. In questo limbo della nomenclatura, infatti, troviamo anche zucchino o zucchina, melone o popone. Ma cocomero o anguria resta la controversia più difficile da dirimere.

Gli accademici toscani sono chiari e propendono per il termine cocomero:

"anguria è variante settentrionale per il toscano cocomero; il nome entra in italiano attraverso il veneziano dal greco tardo angóuria plurale di angóurion 'cetriolo' (Mattioli, av. 1577 scrive: "Chiamiamo noi Toscani le angurie, cocomeri" e Carena nel Nuovo vocabolario italiano domestico del 1869 chiarisce: "Questo cucurbitaceo, il cui nome linneano è Cucumis Anguria, i Toscani chiamano Cocomero, i Lombardi Anguria, così i primi lo denominano dal genere, i secondi dalla specie"). E, considerando altre varietà regionali, "A Napoli il cocomero è detto melone d'acqua (melon d'eau) e melone da pane, il popone. In Calabria, zi pàrrucu (zio parroco), cioè rubicondo come il volto del parroco" (Panzini, Dizionario moderno, 1942). Il cocomero è comunque la forma panitaliana. Nello slittamento settentrionale dei termini, cocomero indica il cetriolo (sempre Panzini: "In Lombardia poi chiamano 'cocomero' (cocùmer) quello che altrove si chiama 'cetriolo' e si prepara sotto aceto. Similmente a Genova").

Anche il dizionario Hoepli riporta cocomero come il termine più adeguato, perché riprende la definizione botanica. Proviene infatti dal latino Cucumis citrullus e viene usato in tutta l’Italia centrale. Al Nord, invece, anguria la fa da padrona: secondo il dizionario, le sue referenze storiche sono così alte che ha pieno diritto di cittadinanza nella lingua italiana e può essere usato al posto di cocomero. Infatti il termine anguria è giunto fino a noi con la dominazione bizantina intorno al VI secolo d.C. e si è poi diffuso attraverso l’Esarcato di Ravenna. Mica male come pedigree di un prodotto ortofrutticolo, no?

La questione lessicale diventa ancor più complicata se scendiamo lungo lo stivale. Al Sud, infatti, l’espressione comune è melone d’acqua, per distinguerlo dal melone di pane (quello che nel resto d’Italia è conosciuto semplicemente come melone e in Toscana è chiamato popone). Se non vi sentite abbastanza confusi, sappiate che in alcune zone della Lombardia, del Piemonte e del Mezzogiorno chiamano cocomero il cetriolo!

La sua etimologia si intreccia con una storia altrettanto lunga e affascinante. È il frutto commestibile di una pianta dell’Africa tropicale, coltivata già all’epoca degli antichi Egizi. Questi credevano fosse un frutto magico, originato dal seme del dio Seth, e lo seppellivano nelle tombe dei faraoni affinché lo gustassero nell’aldilà. Ne sono testimonianza le numerose rappresentazioni nelle tombe. Viene citato perfino nella Bibbia, dove gli Ebrei, assetati nel deserto del Sinai, rimpiangono i frutti succosi e rinfrescanti mangiati in Egitto. In Italia, poi, il cocomero arriverà intorno al 1100, a seguito delle Crociate, ma il nobili già lo conoscevano con il nome di angóurion.

Una storia antichissima e intercontinentale, dunque, che rivive nelle mille sfaccettature dei suoi tanti nomi. Tuttavia, come diceva Shakespeare, cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo cocomero, anche con un altro nome, conserva sempre il suo sapore delizioso!

E voi, come lo chiamate nel vostro dialetto?

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Anna Romano

Ikea ritira distributore d'acqua per cani e gatti: rischio soffocamento

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Published in: Cani, Gatti & co.

IKEA ha ricevuto segnalazioni riguardanti due incidenti in cui i cani coinvolti sono rimasti soffocati perché nel tentativo di bere, la testa è rimasta incastrata nella campana di LURVIG.

Da qui è partito l'immediato ritiro. Il distributore di acqua è stato venduto in 15 paese dal mese di ottobre 2017, quando è stata lanciata la linea del colosso svedese dedicata agli animali domestici.

Un passo falso di Ikea, che potrebbe costare la vita a cani e gatti com'è successo nei due casi segnalati. Per questo la società si è vista costretta a ritirare tutti i distributori di acqua Lurvig "poiché la testa del cane o del gatto può rimanere incastrata nella campana in plastica, con conseguente rischio di soffocamento".

“Siamo estremamente dispiaciuti per gli avvenimenti che hanno portato al soffocamento dei due cani. Sappiamo che, per molti nostri clienti, gli animali domestici sono componenti della famiglia molto importanti e amati. La sicurezza è la massima priorità per IKEA e per questo abbiamo deciso di ritirare dal mercato il distributore di acqua LURVIG”, ha detto Petra Axdorff, Business Area Manager di IKEA of Sweden AB.

Se lo avete acquistato non utilizzatelo e riportatelo in qualsiasi negozio IKEA per ottenere il rimborso.

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Francesca Mancuso

Gelato pesca e avocado light: la ricetta (vegan) senza zuccheri aggiunti e senza gelatiera

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Published in: Ricette

Preparare in casa un gelato senza gelatiera è difficile? Assolutamente no!
Si dovrà semplicemente avere l'accortezza di mescolarlo spesso in modo da rompere i cristalli di ghiaccio che inevitabilmente si andranno a formare nella fase di congelamento. Quello che vi occorrerà è un recipiente in acciaio, meglio se basso e rettangolare e un buon robot da cucina o un frullatore.
Solitamente si dovrà lavorare il composto di frutta ogni mezz'ora ma a seconda del freezer a vostra disposizione questo lasso di tempo potrà protarsi fino a un'ora circa.

Ingredienti
  • 400 gr di pesche già pulite
  • 320 gr di avocado già pulito
  • 36 gr di succo di limone
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  • Tempo Preparazione:
    10 minuti
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    300 minuti
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare il gelato pesca e avocado: procedimento

 

  • Lavare e sbucciare la pesca e l'avocado e tagliarli a pezzettini,
    metterli in un robot da cucina e aggiungere anche il succo di limone filtrato,
  • quindi lavorare tutto con le lame fino a formarne una purea liscia e vellutata.
  • Trasferirla in un contenitore di acciaio e riporre in freezer,
  • dopo mezz'ora riprenderlo, e
  • lavorare nuovamente il composto per rompere i cristalli di ghiaccio,
  • continuare in questo modo fin quando il gelato non si sarà mantacato ed avrà assunto la sua classica consistenza; questo lasso di tempo durerà circa cinque ore.
  • Una volta pronto, il gelato pesca e avocado potrà essere gustato subito.
Come conservare il gelato pesca e avocado:

Il gelato pesca e avocado dovrà essere riposto sempre in freezer, qualora dovesse ghiacciarsi troppo è possibile farlo scongelare un po' a temperatura ambiente, lavorarlo nuovamente nel robot da cucina e consumarlo; in alternativa potrete conservarlo in freezer già porzionato in modo così da non scongelarlo tutto.

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Ilaria Zizza

Tempeste di fuoco sempre più frequenti: quando a bruciare è persino l'aria (VIDEO)

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Published in: Ambiente

Solo per fare un esempio, la scorsa settimana un incendio è divampato nei pressi di La Veta, in Colorado, e c'è stata una tempesta di fuoco perfetta.

Cos'è accaduto? La vita nelle Montagne Rocciose è spesso estrema, poiché tempeste di neve, sole cocente e incendi si alternano con le stagioni. Ma le tempeste di fuoco? Non sono normali neanche lì. Lo scorso giovedì, si è verificato uno "tsunami" di fiamme durante la notte dell'incendio di Spring Creek vicino a La Veta, nella parte centro-meridionale del Colorado.

Cos'è una tempesta di fuoco

Questo fenomeno naturale si verifica quando un incendio raggiunge un'intensità tale da creare e sostenere un proprio regime di venti. È frequente soprattutto durante grandi incendi boschivi. La sua caratteristica principale è proprio legata ai venti tempestosi all'interno dell'incendio.

Una tempesta di fuoco si crea come risultato del cosiddeto effetto camino, dove il calore dell'incendio richiama sempre più aria dall'ambiente circostante. Attirando aria e ossigeno, la combustione aumenta. A differenza degli incendi, le tempeste di fuoco rimangono stazionarie e quando si propagano cià avviene a causa dei venti.

Foto

Anche se si tratta di un fenomeno diverso, esse sono state osservate dove un gran numero d'incendi bruciavano nella stessa area.

Cos'è accaduto in Colorado

"È stata una tempesta di fuoco perfetta", ha detto al Denver Post Ben Brack, che ha guidato le squadre di pompieri che hanno domato l'incendio di Spring Creek. "Puoi immaginare di stare di fronte a uno tsunami o un tornado e cercare di impedirgli di distruggere le case. La risposta umana è inefficace."

#SpringCreekFire seen evening of 7/4 from 100 miles away in Pagosa Springs. pic.twitter.com/Nzp4ZH2MG3

— Casey Bristow (@caseyrbristow) 5 luglio 2018

Le nuvole di pirocumuli, un sicuro indicatore di intenso rilascio di calore da un incendio, erano chiaramente visibili a 100 km di distanza. L'incendio è stato contenuto solo per il 5% e ha devastato purtroppo più di 40.000 ettari di terreno, diventando così il terzo più grande incendio nella storia dello stato. Le fiamme erano alte quasi 100 metri e hanno bruciato 130 abitazioni.

The Spring Creek fire is exploding and it's now the third largest fire in terms of acreage after an update this morning.#SpringFire #SpringCreekFire #Wildfire pic.twitter.com/DWoEnhzbn1

— The Gazette (@csgazette) 4 luglio 2018

Quella che ha colpito Veta è stata una tempesta di fuoco, una esplosione di fiamme generata da venti forti e da un fuoco particolarmente intenso su un terreno estremamente secco. In questi casi, le proprie condizioni meteorologiche e le velocità del vento possono avvicinarsi alla forza dell'uragano, asciugando il terreno circostante.

Tempeste di fuoco e cambiamenti climatici

Mesi di tempo insolitamente secco e caldo hanno innalzato il rischio di incendi in Colorado a livelli storici, portando lo stato a chiudere milioni di ettari di terre pubbliche. Due terzi del paese versa in un grave stato di siccità. Di fatto, i cambiamenti climatici stiano iniziando a creare le condizioni per tempeste di fuoco sempre più frequenti.

Negli ultimi due decenni, oltre 800 milioni di alberi del Colorado sono stati distrutti da insetti, un fenomeno più comune in tutto il mondo poiché le temperature più calde stanno favorendo la presenza di parassiti che si nutrono di piante in luoghi precedentemente freschi.

Effetti innegabili, ormai sotto gli occhi di tutti.

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Francesca Mancuso

Foto cover

La nonnina romana che non chiede l'elemosina, ma sferruzza e vende le sue creazioni

GreenMe -

Published in: Buone pratiche & Case-History

È una dolce nonnina, non conosciamo la sua vera storia e il perché ogni giorno, seduta in una sedia portata da casa, si è ritagliata un angolo sul marciapiede delle fermate metro Lepanto e Ottaviano a Roma.

Non chiede l’elemosina, lei sferruzza, ogni singolo instante, come se non si stancasse mai. Realizza all’uncinetto centrini, presine o altre piccole creazioni che poi vende per un paio di euro.
Curva su se stessa, con accanto il suo piccolo carrello e un sacchetto dove tiene i gomitoli lavora racchiusa nella sua dignità.

Forse è rimasta sola e si guadagna da vivere così o forse semplicemente combatte la solitudine sferruzzando tra il caos romano. Davanti al Tribunale è un via vai di gente, qualcuno si ferma a curiosare, altri tirano dritto.
Per i romani è ormai una sorta di istituzione, quelle persone che incontri sulla tua via sempre. Passano giorni, i mesi, gli anni ma non la sua grinta e il suo spirito di sacrificio.

 Ecco cosa scrive di lei un utente su Facebook:

ROMANI!

A voi TUTTI servono le presine della nonna!!!
Sta per strada tutti i giorni a vendere i suoi prodotti!
Non chiede mai elemosine, ma con tutto il suo impegno guadagna per sopravvivere !!!
ZONA TRIBUNALE DI ROMA (metro Lepanto)!

P.S.:Le persone anziane di "vecchia tempra" è un esempio perfetto per tutti noi!
NON CHIEDONO elemosine, sono abituati a GUADAGNARE LA PAGNOTTA, non danno colpa a nessuno, sono abituati a BADARE a se stessi, vanno avanti , STRINGENDO i denti e sanno pure SORRIDERE!

Una donna di altri tempi che continua a regalarci emozioni in una società frenetica in cui si è perso il senso dell’umanità. La prossima volta che la vedete, fermatevi a chiacchierare con lei e comprate una presina, per noi sono solo un paio di euro, ma per lei potrebbero fare la differenza.

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Dominella Trunfio

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Sulla battigia, attenti alle tracine! Come curare le punture del pesce ragno

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Published in: Animali

Tracina: chi è e dove vive

Le tracine, appartengono alla famiglia Trachinidae, che comprende un esiguo numero di specie diffuse soprattutto nei mari europei. Questi pesci si possono trovare nel Mediterraneo, nel Mar Nero, nelle acque Atlantiche europee, sino alla Scozia a nord e alle Canarie a sud, lungo le coste dell'Africa occidentale e nelle acque Cilene.

Le tracine vivono esclusivamente in mare e su fondali sabbiosi o fangosi, preferibilmente entro i primi 30 metri di profondità, anche se sono state segnalate a profondità maggiori, sino a 150 metri.

Tracina: come riconoscerla

Le tracine hanno un corpo schiacciato lateralmente, il loro corpo appare quasi liscio, dal momento che hanno delle piccole scaglie ciclioidi. Gli occhi sono laterali, alti, e consentono la visione all'animale quando è nascosto sotto la sabbia.

Ai meno esperti accade spesso di confondere gli occhi sporgenti delle tracine per i sifoni dei cannollicchi (Ensis ensis) e quindi, quando si infila la mano per raccoglierli si corre il rischio di essere punti dall'animale, che usa le spine velenifere sia per difesa che per offesa, anche nei confronti dei sub.

Le spine dorsali sono robuste e velenifere; in condizioni di riposo sono abbassate, ma vengono erette appena ci si avvicina al loro nascondiglio o quando cacciano una preda. Queste spine dorsali sono collegate ad un tessuto spugnoso che produce veleno. (Fonte: Biologiamarina.eu)

Tracina: la puntura

Se si viene punti, il dolore è immediato, ma ha il suo picco dopo una ventina di minuti. La puntura arriva dalla spina dorsale della tracina, che rilascia un veleno, la parte punta sarà rossa e gonfia. Potrebbero verificarsi anche altri sintomi come nausea, vomito e febbre con un dolore che può durare diverse ore estendendosi anche a tutto l’arto.

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Cosa fare se ti punge una tracina

Rolando Tasinato, medico presso ULSS 3 Serenissima Ospedale di Mirano (Venezia) spiega cosa fare in caso si venga punti da tracina.

"Il dolore in questi casi è veramente molto forte, intenso e urente (sensazione dolorosa simile a quella provocata dal contatto con corpi arroventati) ed è dovuto all’inoculo sotto la pelle della sostanza tossica presente negli aculei", spiega Tasinato. Ecco i suoi consigli

Per evitare che dolore e gonfiore provocati dalla puntura del pesce ragno e, in particolare, dal veleno del suo aculeo creino ulteriori problemi, occorre:

  • sciacquare con acqua di mare e cerca di togliere ogni frammento di spina (se visibile)
  • disinfettare accuratamente la zona colpita possibilmente non con disinfettanti a base di alcool ma con Tintura di Iodio, con Amuchina o con acqua ossigenata.

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I rimedi per la tracina

Per inattivare il veleno tuttavia è necessario immergere quanto prima il piede o la zona colpita in ACQUA MOLTO CALDA (la temperatura più elevata possibile che ci consenta di tenere immersa la parte senza incorrere in ustioni).

La tossina del pesce ragno infatti è termolabile cioè si inattiva si distrugge cioè alla temperatura di circa 45 gradi). L’immersione in acqua molto calda deve proseguire almeno mezz'ora sino alla scomparsa del dolore.

"Nelle ore successive alla puntura può comparire qualche linea di febbre, specie nei bambini più piccoli, in altri casi la persistenza del dolore, seppur attenuato dal pediluvio con acqua calda necessita dell’assunzione di antidolorifici e in rari casi occorre effettuare una infiltrazione di anestetico locale sul punto di inoculo", chiosa il medico.

In ogni caso fate attenzione... a dove mettete i piedi!

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Dominella Trunfio

Gli aerei ci soffocheranno

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Ogni giorno più di centomila aerei si alzano in volo inquinando i cieli e l'impatto inquinante contribuisce attivamente al cambiamento climatico. Un altro tassello di un sistema che "non tiene più".

Alla scoperta delle meraviglie del Lazio: bus e treni gratis per i giovani con un'app

GreenMe -

Published in: App e Smartphone

Al via “Lazio in Tour”, un’iniziativa unica al livello europeo dedicata ai giovani, una sorta di interrail gratuito regionale, che offrirà la possibilità ai giovani di scoprire le bellezze della loro terra. Per usufruirne bisognerà solo essere residenti e avere fra i 16 e i 18 anni (19 non compiuti).

L’iniziativa, appena presentata, sarà valida dal 15 luglio al 15 settembre. Con “Lazio in tour”, in questo lasso di tempo si potra viaggiare in lungo e in largo, zaino in spalla per un mese.

Basterà scaricare l'app e registrarsi per usufruire a costo zero dei treni regionali e dei bus Cotral, alla scoperta del Lazio delle meraviglie, con 7 siti Unesco, 37 aree archeologiche, 3 parchi nazionali, 16 parchi regionali, 317 Musei archeologici, storici, artistici e specializzati, 17 Borghi più belli d’Italia, 362 km di costa e 6 isole nell’Arcipelago Pontino.

Sono escluse le linee ATAC, la Metro, la Roma Lido, il Leonardo Express e le stazioni fuori dai confini regionali.

“Quella presentata è un'iniziativa rivoluzionaria. Ma la possiamo annunciare grazie al fatto che negli ultimi anni abbiamo lavorato sodo con Trenitalia e Cotral per avere nella regione un servizio di mobilità per i cittadini degno di questo nome. Ci siamo riusciti grazie alla rinascita di Cotral e all'arrivo del 83% di nuovi treni regionali" sono le parole del presidente, Nicola Zingaretti. "Questa iniziativa è dedicata ai giovani del Lazio che diventano, anche grazie a questo provvedimento, i protagonisti di un nuovo percorso di crescita di conoscenza del territorio".

Come fare per viaggiare gratis?

Un gioco da ragazzi! Prima occorre scaricare l'app Laziointour dallo store, disponibile dal 15 luglio. Poi ci si registra allegando un proprio selfie. A quel punto si ottiene il codice che diventerà per 30 giorni il proprio titolo di viaggio. Una volta attivato il codice, è tutto pronto per viaggiare. Basterà mostrarlo direttamente dallo smartphone al controllore ogni volta che verrà chiesto.

Una bellissima iniziativa per avvicinare i giovani al proprio territorio, aiutandoli a scoprire luoghi spesso sconosciuti.

E se volete visitare l'Europa e avete compiuto 18 anni potrete farlo gratis grazie a DiscoverEu. I giovani che ne hanno fatto richiesta entro il 26 giugno, potranno spostarsi in tutto il continente gratis in treno.

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Francesca Mancuso

Registrato per la prima volta il canto di Saturno a una delle sue lune

GreenMe -

Published in: Universo

Come una radio converte le onde in suono, così i ricercatori hanno tradotto il “linguaggio” dei pianeti, consentendoci di ascoltarlo. In altre parole, Cassini ha rilevato onde elettromagnetiche che qui sulla Terra possiamo amplificare, riproducendo quei segnali attraverso un altoparlante e con compressione da 16 minuti a 28,5 secondi. L’interazione, sorprendentemente potente e dinamica, si è rivelata di onde di plasma che si muovono da Saturno ai suoi anelli e alla sua luna Encelado.

Il plasma è il quarto stato della materia (oltre a solido, liquido e aeriforme), scoperto negli anni ’20 del ‘900 e che di fatto è gas ionizzato, costituito da un insieme di elettroni e ioni e complessivamente neutro.

Molto raro sulla Terra (ad eccezione di fulmini e aurore boreali), nell’Universo costituisce più del 99% della materia conosciuta: il Sole, le stelle e le nebulose sono infatti fatte di plasma. Tuttavia appena il 5% circa è materia conosciuta, perché il resto è ‘materia ed energia oscura’, forme di materia ed energia non rilevabili direttamente mediante le rispettive emissioni elettromagnetiche.

“Encelado è un piccolo generatore che gira intorno a Saturno e sappiamo che è una fonte di energia continua – ha spiegato Ali Sulaiman, coautore del lavoro - Ora scopriamo che il pianeta risponde lanciando segnali sotto forma di onde di plasma, attraverso il campo magnetico che lo collega al suo satellite naturale a centinaia di migliaia di chilometri di distanza”.

La scoperta di Cassini, a bordo della quale è installato lo strumento Radio Plasma Wave Science (RPWS), è quindi ancora più eccezionale perché ha trovato altre onde elettromagnetiche al plasma e le ha rese misurabili e addirittura “ascoltabili” via radio. Proprio come l’aria o l’acqua, il plasma genera infatti onde per trasportare energia, captate da RPWS durante uno dei suoi incontri più vicini a Saturno.

Nonostante la ventennale missione sia bruscamente terminata il 15 settembre 2017 alle 13.55 con lo schianto della sonda contro l’atmosfera tumultuosa di Saturno, le sue straordinarie scoperte continuano ad arrivare. La registrazione è stata infatti catturata il 2 settembre 2017, due settimane prima della distruzione, e recentemente convertita nel file audio.

Il lavoro è stato pubblicato su Geophysical Research Letters.

Su Saturno e la sonda Cassini leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto: Kevin Gill from Nashua, NH, United States, via Wikimedia Commons 

Zsa Zsa: è morto improvvisamente il cane più brutto del mondo

GreenMe -

Published in: Cani, Gatti & co.

AGGIORNAMENTO DELL'11 LUGLIO 2018

Zsa Zsa improvvisamente è morta nel sonno, due settimane dopo la conquista dell'ambito titolo mondiale. Aveva 9 anni. Il cane non si è più svegliato. A trovarlo è stata Megan, incredula visto che l'animale apparentemente non soffriva di alcuna patologia. Ci ha lasciati così, poco più di due settimane dopo la conquista dell'ambito titolo mondiale. 

Il World’s Ugliest Dog contest 2018  lo aveva proclamato vincitore il 23 giugno scorso: Zsa Zsa era un simpatico cane di proprietà di Megan Brainard. Zampe muscolose, stazza taurina, mandibola sporgente e una lingua molto lunga, rendevono questo animale unico al mondo.

Non a caso per Megan, la dolce Zsa Zsa ‘è bellissima anche se sgraziata e con le zampe storte’. A dimostrazione che il concetto di bellezza è relativo. Parliamo di questa competizione perché ha proprio questo obiettivo, ovvero quello di sensibilizzare sul tema dell’adozione degli animali che spesso rimangono senza casa, perché non corrispondono a ideali di perfezione creati da stupide mode.

Ogni animale, come altro essere vivente, ha delle imperfezioni, ciò non significa che deve essere condannato alla solitudine. Durante la gara sfilano tutti quei cani che escono dagli schemi e dagli stereotipi, ma ciò non significa che siano brutti. Il World’s Ugliest Dog è una provocazione, per questo ci piace.

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Zsa Zsa ha sbaragliato la concorrenza ansimando al guinzaglio e arrancando sul red carpet fino ad aggiudicarsi il premio di 1500 dollari in palio per la competizione. Poi, assieme alla sua proprietaria, è tornata ad Anoka, Minnesota, dove vive. Una cosa è certa: a cani pettinati, vestiti come se fossero dei bambini e umanizzati preferiamo di gran lunga Zsa Zsa, in fondo certe volte, ciò che conta è la simpatia perché ognuno è perfetto nella sua unicità!

RIP Zsa Zsa, per noi eri bellissimo!

Ecco altri 'animali brutti':

 

Dominella Trunfio

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