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Acqua allo zenzero: benefici e come preparare la bevanda che aiuta a dimagrire

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L’acqua allo zenzero, oltre ad essere buona e dissetante, contribuisce a bruciare il grasso in eccesso che si accumula su fianchi, cosce e altre zone del corpo (abbiamo già parlato delle proprietà dello zenzero per chi vuole dimagrire) ma può aiutare anche a migliorare la salute in molti altri modi.

Benefici dell'acqua allo zenzero

Questa acqua aromatizzata racchiude in sé i molti benefici di questa portentosa spezia che possiamo riassumere così:

  • Bruciagrassi: come già detto i principi attivi dello zenzero agiscono per fare in modo che il nostro organismo utilizzi i depositi lipidici già presenti evitando che se ne formino di nuovi.
  • Depurativa e diuretica: poiché si tratta di un’acqua da consumare nel corso della giornata e grazie anche al contributo dello zenzero, questa bevanda aiuta la depurazione dell’organismo ed evita il ristagno di liquidi.
  • Tiene a bada la glicemia: l’acqua allo zenzero aiuta ad equilibrare i livelli di zucchero nel nostro corpo e dunque può essere utile anche a tenere a bada la glicemia.
  • Aiuta a regolare i livelli di colesterolo: lo zenzero ha un buon effetto sul colesterolo e contribuisce dunque a fare in modo che i valori rimangano nella norma. Inoltre aiuta a fluidificare il sangue e a ridurre la pressione sanguigna.
  • Favorisce la digestione: questa bevanda sostiene il lavoro dello stomaco spesso provato dalla digestione. I principi attivi dello zenzero, infatti, sono particolarmente benefici per il sistema gastro intestinale.
  • Antinfiammatoria: l’acqua allo zenzero può ridurre significativamente l'infiammazione, il gonfiore articolare e il dolore specialmente in condizioni come l'artrosi e i reumatismi.
  • Antiossidante: lo zenzero è una ricca fonte di antiossidanti, sostanze estremamente utili per combattere i radicali liberi. Si tratta di molecole instabili che possono danneggiare gravemente le cellule sane e portare a gravi problemi di salute.
  • Anticancerogena: questa bevanda, unita ad un’alimentazione equilibrata e un sano stile di vita, può prevenire il cancro. Secondo alcuni studi, infatti, lo zenzero contiene principi attivi antinfiammatori e antiossidanti in grado di proteggere il nostro organismo da alcuni tipi di tumore.
Come preparare l’acqua allo zenzero

Se volete sperimentare i benefici dell’acqua allo zenzero vi occorreranno solo:

  • 50 grammi di radice di zenzero fresca
  • un litro e mezzo d’acqua

Portate ad ebollizione le fettine di zenzero con l’acqua per circa 15 minuti a fuoco basso. Lasciate poi raffreddare e filtrate il liquido. A questo punto l’acqua aromatizzata è pronta e si può bere a più riprese nel corso della giornata (almeno 1 litro al giorno).

L'acqua allo zenzero si può conservare facilmente in un thermos in modo da portarla sempre con noi in tutti gli spostamenti.

Per ottenere i risultati migliori è bene prepararla fresca ogni giorno e berla con costanza per alcuni mesi in modo che l'organismo abbia il tempo di purificarsi al meglio dalle tossine.

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Francesca Biagioli

Junk food e tumori: in un nuovo studio le possibili correlazioni

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Il junk food è una categoria di cibo molto vasta che comprende patatine, snack, merendine, bibite gassate e tanti altri alimenti e bevande non proprio sane in quanto molto processate, lavorate e addizionate con zuccheri, sale, conservanti, grassi, coloranti, ecc. Insomma si parla di cibo di pessima qualità, ricco in calorie e povero in nutrienti utili al nostro organismo.

Ma alimentarsi ogni giorno con una certa percentuale di cibo spazzatura è davvero pericoloso? Un nuovo studio ha voluto capire se esistono indizi che proverebbero la correlazione tra il consumo di questi cibi e un maggior rischio di sviluppare cancro.

Fino ad oggi una dieta basata in prevalenza su junk food è stata collegata alla comparsa di sindrome metabolica, obesità, diabete e malattie cardiovascolari. Meno ci si è concentrati sul discorso tumori.

Ecco allora che, per indagare questo aspetto meno dibattuto, un team di ricerca dell’Université Sorbonne Paris Cité ha voluto mettere a punto un vasto studio dal titolo NutriNet-Santé i cui risultati sono stati pubblicati sul British Medical Journal. L’indagine si è svolta tramite questionario in cui oltre 100mila cittadini francesi hanno riportato più volte quello che avevano mangiato nel corso di una giornata. 

Per valutare l’effetto dei cibi sulla salute, gli alimenti sono stati raggruppati in base a quanto erano stati o meno trasformati. Si sono poi registrati quanti casi di tumore vi erano stati nell’arco di 5 anni confrontandoli con le abitudini alimentari di chi aveva visto comparire la tanto temuta malattia.

Nonostante entrino in ballo una serie di altri fattori di rischio come età, genetica, fumo, sedentarietà e altro, si è notato un aumento del rischio tumore dovuto proprio alle sregolate abitudini alimentari. Nello specifico la ricerca ha messo in luce che a fronte di un aumento del 10% nell’introduzione di junk food nella propria dieta si assiste ad un 12% di rischio in più di ammalarsi di cancro (11% nel caso di tumore al seno).

Un rischio maggiore non è stato individuato invece per chi consumava altri tipi di alimenti di origine industriale come ad esempio verdure e legumi in scatola, pane confezionato oppure formaggi.

Lo studio ha confermato poi ancora una volta come il consumo di alimenti freschi (frutta, verdura, cereali, legumi, ecc.) riesca ad avere al contrario un effetto protettivo nei confronti del cancro.

Si tratta comunque di uno studio osservazionale basato su questionari e ha necessità di nuove conferme da effettuare con tutti i metodi scientifici del caso. Sono gli stessi ricercatori a dirlo:

“Questi risultati suggeriscono che il rapido aumento del consumo di alimenti ultra-elaborati potrebbe causare un aumento dell’incidenza del cancro nei prossimi decenni. (…)sono necessari ulteriori studi per comprendere meglio l’effetto relativo delle diverse dimensioni della lavorazione (composizione nutrizionale, additivi alimentari, materiali di contatto e contaminanti neoformati) in queste associazioni”.

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Francesca Biagioli

Bollette elettriche non pagate: verranno messe a carico degli altri utenti (onesti)

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Secondo quanto riportato dal Sole24ore, c'è un buco di circa un miliardo di euro in termini di bollette elettriche non pagate dai morosi. Al loro posto, a pagarne letteralmente le spese saranno gli utenti che invece pagano con regolarità i loro consumi. 

Si tratta di una cifra stimata visto che al momento è impossibile dare una cifra esatta. Finora, ricorsi e sentenze del Tar e del Consiglio di Stato hanno deciso che i cosiddetti “oneri generali” elettrici pari a circa 200 milioni arretrati saranno distribuiti fra tutti i consumatori.

Un problema, quello della morosità, che aveva messo in ginocchio alcune aziende elettriche, alcune delle quali costrette a chiudere perché si erano trovate in rosso al momento di saldare i fornitori, non avendo potuto incassare alcune voci parafiscali della bolletta.

Ma perché la spesa deve ricadere sugli altri utenti?

Ciò che è certo è che vi sono altre delibere ancora allo studio per completare le procedure con cui i consumatori dovranno rimborsare ciò che non è stato pagato dai furbetti della bolletta.

Dal canto suo l'Autorità per l'energia elettrica minimizza, precisando che

"il provvedimento citato (deliberazione 50/2018) riguarda solo una particolare casistica, limitata numericamente, e solo una parte degli oneri generali di sistema previsti per legge. In particolare, il riconoscimento individuato dall'Autorità per i soli distributori è parziale e attiene ai soli oneri generali di sistema già da loro versati ma non incassati da quei venditori con cui, a fronte della inadempienza di questi ultimi, i distributori hanno interrotto il relativo contratto di trasporto di energia, di fatto sospendendo così a tali soggetti la possibilità di operare nel mercato dell'energia".

Si tratterebbe, secondo l'autorità, di un meccanismo parziale e circoscritto finalizzato a garantire il gettito degli oneri di sistema da assicurare per legge.

"Le pronunce della giustizia amministrativa sostengono che la legge pone in capo esclusivamente ai clienti finali, e non alle imprese di vendita, nè ai percettori degli incentivi, gli oneri generali di sistema, con la conseguenza che l'Autorità non avrebbe il potere di imporre il citato sistema di garanzie alle imprese di vendita negando che il rischio di mancato incasso degli oneri generali di sistema da parte dei clienti finali sia dei venditori".

Di fatto, la legge ha stabilito che siano gli utenti da doversi farsi carico di queste spese saranno gli utenti.

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“Quando ci sono da socializzare i profitti si chiamano in causa le aziende, quando invece si devono spalmare i debiti si chiama il consumatore l’ultima perla di questa Autorità per l’energia, la peggiore Autorità di tutti i tempi” ha detto Luigi Gabriele di Codici. "Ovviamente questo provvedimento andrà a danneggiare i consumatori ed andrà invece a salvaguardare le aziende: queste morosità infatti hanno in passato portato al fallimento di alcune di esse del mercato libero".

Francesca Mancuso

La vera ragione per cui le mani delle donne sono più fredde

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Published in: Salute & Benessere


Le donne non sono esagerate, ma potrebbero realmente sentire più freddo alle mani. L’affermazione viene dai ricercatori dell’università di Cambrige che in uno rapporto pubblicato sull’ American Journal of Physical Anthropology, fa nuova luce su questa fastidiosa problematica.

Come sappiamo, la sensazione di avere mani particolarmente freddi può essere provocata da diversi fattori, dalla semplice vita sedentaria e scarsa abitudine al movimento, a questioni ormonali, legate in maniera specifica all'organismo femminile, ma anche al fumo e a problemi circolatori di cui sarebbe bene individuare la presenza.

Ma secondo i ricercatori, donne e bambini sentono l’esigenza di mettere le mani in tasca per riscaldarsi, perché hanno meno massa muscolare rispetto agli uomini. Durante l’esperimento è stato chiesto ai volontari di immergere le loro mani in acqua ghiacciata per tre minuti.

Grazie al supporto di una termocamera è stato provato che coloro che avevano più massa muscolare hanno visto le loro mani tornare alla normalità più velocemente di chi ne aveva meno.

La sorpresa sta nel fatto che finora, si faceva riferimento al grasso corporeo e non ai muscoli. Secondo l’autrice principale dello studio Stephanie Payne:

"Essere consapevoli che la massa muscolare può influenzare il caldo e il freddo delle nostre mani è molto importante. Ad esempio, le donne e i bambini hanno meno probabilità di avere una massa muscolare elevata, quindi gli indumenti per il freddo, come i guanti, dovrebbero essere prodotti e commercializzati tenendolo ben presente".

I volontari coinvolti sono stati in tutto 114 e l’obiettivo dello studio è stato quello di analizzare il rapporto tra superficie e volume che può essere una sfida per mantenere l’equilibrio termico in condizioni di freddo.

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I partecipanti di età compresa tra i 18 ei 50 anni sono stati analizzati sotto il profilo della massa corporea che quello della massa muscolare. Il risultato?

"Abbiamo sempre pensato che il grasso (che agisce da isolante) fosse il fattore cruciale nella termoregolazione, ma in realtà è il ruolo vitale del muscolo”.

Dominella Trunfio

Più abbracci i tuoi figli e più il loro cervello si sviluppa. Lo dice la scienza

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Published in: Speciale bambini

Il tempo trascorso con la famiglia e con i figli non solo rafforza i legami ma è in grado anche di donare innumerevoli vantaggi fisici. Un semplice abbraccio dato a chi si ama, ad esempio, provoca sorprendenti cambiamenti positivi. Quando ci scambiamo questo segno di affetto e vicinanza entra in gioco l’ossitocina, nota anche come ormone dell’amore.

Questa sostanza regola numerosi comportamenti sociali vitali, come appunto la capacità di legarsi emotivamente ad amici e familiari. Aiuta le madri durante il parto e poi a sviluppare legami sani con i loro bambini proteggendoli e facendoli crescere al meglio. Si può dire quindi che la nostra sopravvivenza è legata anche all'esistenza di questo ormone che promuove i legami sociali e aumenta lo sviluppo cerebrale riducendo ansia e stress.

La sua produzione è stimolata non solo dagli abbracci ma anche dall'allattamento al seno e dal contatto pelle a pelle. Immaginate dunque cosa può succede ad un bambino che non sperimenta gli abbracci e l'amore di chi se ne dovrebbe prendere cura...

Probabilmente l’effetto negativo si avvertirà sulla fiducia che (non) svilupperà verso gli altri e sulla sua capacità di stabilire relazioni sane con altre persone.

Secondo una nuova ricerca del Nationwide Children's Hospital in Ohio, l'affetto fisico che si esprime soprattutto tramite abbracci durante il periodo di sviluppo del bambino è ancora più importante di quanto si pensava fino ad oggi.

I ricercatori hanno notato infatti che più si abbraccia un bambino più il suo cervello ha la possibilità di sviluparsi al meglio. Per arrivare ad affermare ciò il team di esperti ha preso a campione 125 bambini, sia prematuri che a termine, di cui si è esaminato il modo in cui erano stati accuditi nei primi mesi di vita.

I risultati hanno evidenziato che i bambini prematuri rispondevano all'affetto meno dei bambini nati a termine. Ciò che è stato anche scoperto, tuttavia, è che i bambini che avevano ricevuto più affetto da parte dei genitori o del personale ospedaliero mostravano una risposta cerebrale più forte.

Le prime manifestazioni di amore da parte dei genitori e di coloro che si prendono cura dei piccoli hanno effetti duraturi su come il cervello del bambino reagisce alle manifestazioni d’affetto e ciò concretamente significa che abbracciare da subito e per lungo tempo potrebbe aiutare i bambini pre-termine a sperimentare l'affetto come circostanza piacevole anziché opprimente, stimolando al tempo stesso le risposte positive del cervello.

Secondo la ricercatrice Dr. Nathalie Maitre, questa scoperta ci dice che qualcosa di semplice come il contatto del corpo o cullare il bambino tra le braccia può fare una grande differenza nel modo in cui il suo cervello si svilupperà. 

Fondamentalmente quindi l'affetto è vitale non solo dal punto di vista emozionale ma anche biologico per un sano sviluppo del cervello.

Non resta quindi che fare quello che per istinto ogni madre (e padre) si sente: abbracciare i propri bambini il più possibile!

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Francesca Biagioli

San Faustino: la leggenda della festa dei single del 15 febbraio

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Published in: Costume & Società

Ironia della sorte, anche se Faustino è il protettore dei single, non è da solo il 15 febbraio. In questo giorno infatti si celebra anche il fratello Giovita. 

Si tratta di due nobili bresciani vissuti nel II secolo.

Dopo aver intrapreso la carriera militare e dopo essere diventati cavalieri, furono convertiti al Cristianesimo dal vescovo Apollonio e subirono il martirio tra il 120 e il 134 per non aver voluto sacrificare due giovani agli dèi.

Secondo la leggenda, quando l'imperatore seppe del rifiuto, decise di darli in pasto ai leoni. Questi ultimi però non li attaccarono ma si sedettero accanto. A quel punto, l'imperatore decise di bruciare vivi i due fratelli ma anche le fiamme risparmiarono loro la vita. Così vennero decapitati proprio il 15 febbraio.

La Chiesa cattolica li venera come santi e li festeggia proprio in questi giorno. Faustino e Giovita sono anche patroni della città e della Diocesi di Brescia.

San Faustino e i single

Cosa c'entrano dunque i single con San Faustino? L'usanza che lo designa come il loro protettore proprio all'indomani della festa di San Valentino, in realtà, non sembra avere nulla a che vedere col martirio.

La tradizione popolare della festa sembra più legata al suo nome Faustino o Fausto, che in latino significa fortunato. Di conseguenza, il Santo viene ritenuto in grado di facilitare l'incontro di due anime gemelle.

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Perché allora non è stato scelto anche il fratello Giovita?

Non si sa con certezza, probabilmente è solo dovuto alla somiglianza dei due nomi, Valentino e Faustino e alla loro contrapposizione, ormai solamente legata a una festa commerciale.

Francesca Mancuso

Gobee Bike lascia l'Europa. Perché il bike sharing a flusso libero non funziona

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Published in: Bici

La Beebike Holdings Limited, società di Hong Kong che in autunno ha lanciato in Francia e in Italia Gobee.Bike, ha spiegato i motivi della propria decisione:

“Il 60% della nostra flotta europea ha subito danneggiamenti, vandalismi o è stato oggetto di fenomeni di privatizzazione”.

Ed è per questo che ieri i 45mila utenti italiani iscritti a Gobee Bikehanno ricevuto la comunicazione ufficiale che conferma le perplessità che da tempo circolavano riguardanti la difficoltà di noleggiare le biciclette verdi col simbolo dell'ape tramite smartphone.

Il cosiddetto bike sharing free floating o a flusso libero è privo degli stalli in cui riportare le bici. Gobee Bike funzionava in questo modo. Una volta scaricata l'applicazione, bisognava registrarsi. A quel punto per trovare una bici nelle vicinanze bastava cercare sulla mappa. Una volta in sella, occorreva scansionare il codice QR per sbloccare la Gobee bike. Al termine del noleggio, il ciclista doveva rimettere il lucchetto situato sul retro della bici.

Un sistema apparentemente semplice ma che in Europa non ha funzionato e non può essere solo un problema riconducibile al vandalismo.

Pur ammettendo che talvolta il bike sharing deve fare i conti con furti e danneggiamenti, sembra strano che sia stato così grave da costringere la società cinese a chiudere i ponti con l'Europa.

In Italia Gobee Bike era presenta a Torino, Firenze e a Roma. Secondo quanti riportato da BikeItalia, fonti interne al Comune di Torino hanno rivelato che

"uno dei principali problemi del modello Gobee risiedesse nel pannello fotovoltaico montato sulle biciclette con il compito di azionare il meccanismo di sblocco della ruota posteriore: il pannello era stato pensato per funzionare con il livello di irradiazione di Hong Kong che è evidentemente ben diverso da quello di Torino e il risultato è stato che le batterie non si ricaricassero. Anche l’app, d’altronde sembra fosse causa di diversi problemi, a cui il servizio di assistenza tecnica offriva soluzione suggerendo di cambiare il telefono”.

Secondo BikeItalia, il fallimento del bike sharing a flusso libero non può essere riconducibile al malcostume dei cittadini italiani o europei, ma è legato al ciclo di vita delle start-up:

"Stando a quanto riporta il sito Statistic Brain, il 25% delle start-up falliscono entro il primo anno, il 36% entro il secondo anno e il 44% entro il terzo. Era quindi fisiologico che, di tutte le azienda entrate nel mercato in questi mesi (e che ancora entreranno) un numero consistente andasse incontro al fallimento. La cosa veramente triste di tutta questa vicenda è l’approccio del management dell’azienda: sei stato incapace di offrire un prodotto di livello mentre tentavi una mossa speculativa, con quale faccia dai la colpa al mercato?"

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All'indomani dell'addio di Gobee Bike, restano due problemi da risolvere.

Chi si occuperà delle biciclette (e degli eventuali rottami) ancora in giro nelle città italiane?

Agli utenti verranno rimborsati i 15 € pagati come cauzione per l’iscrizione al servizio?

Staremo a vedere...

Francesca Mancuso

Chips di topinambur: la ricetta per farle gustose e croccanti

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Leggere perché cotte in forno, piaceranno tanto anche ai bambini e possono essere condite con olio e sale oppure aromatizzate con delle spezie. Un modo goloso, quindi per gustare il topinambur, un tubero ricco di fibre e privo di colesterolo, da inserire più spesso nella propria dieta quotidiana.

Ingredienti
  • 400 gr di topinambur
  • olio evo q.b.
  • 1 limone
  • 1 puntina di paprika (opzionale)
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    60 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare le chips di topinambur: procedimento

 

  • Sbucciare il topinambur e metterlo in ammollo in acqua e limone per evitarne l'ossidazione e
    tagliarlo a fette sottilissime,
  • condire le fette di topinambur con olio e paprika affumicata o in alternativa con olio e sale oppure un'altra spezia di vostro gradimento
  • e disporle ordinatamente in una teglia foderata con carta forno avendo cura di non sovrapporle.
  • Infornare e cuocere in forno caldo a 180° per circa un'ora,
  • a cottura ultimata sfornare e far raffreddare le chips di topinambur per qualche minuto prima di servirle.
Un consiglio in più:

Per ottenere una cottura perfetta di tutte le chips, soprattutto se lo spessore delle singole fette non è omogeneo,  si consiglia di controllarle spesso, rigirandole con una pinza qualora dovesse servire, oppure togliendo dal forno le chips già pronte.

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Ilaria Zizza

In Cina 60mila militari assoldati per piantare alberi

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Published in: Buone pratiche & Case-History

Non si ferma, quindi, l'intento del governo cinese di porre rimedio ad anni e anni di inquinamento incontrastato e lo fa anche con questo ambizioso obiettivo di rimboschimento del paese, con la previsione di piantare almeno 84mila chilometri quadrati di alberi durante il 2018, e che risponde alla proposta del governo cinese proprio di piantare nuovi ettari di foresta.

Una soluzione non da poco, se si considera che la Cina è uno dei dieci paesi più inquinati del mondo. E, si spera sia questa iniziativa solo la punta dell’iceberg, dal momento che gli interventi sul tema ambientale previsti da Pechino nei prossimi anni si moltiplicheranno. Il piano del governo cinese mira portare foreste e aree verdi dal 21% al 23% del totale del territorio nazionale entro il 2020, e per riuscirci altre operazioni come questa sono già in programma.

Fonte foto

Secondo il giornale Asia Times, la Commissione militare centrale del paese ha annunciato che avrebbe spostato i reggimenti dell’esercito popolare di liberazione e alcuni ufficiali di polizia armati nell’entroterra dai loro posti lungo il confine settentrionale in modo che possano essere riassegnati a compiti non militari, proprio come piantare alberi.

I militari “green” manterranno i loro titoli e i gradi ottenuti nelle forze armate, ma per qualche mese verranno dislocati in prevalenza nella provincia pesantemente inquinata di Hebei, nel nord-est della Cina (attorno a Pechino), per ricoprire di nuove piante una superficie grande quanto l’Irlanda.

Un bel modo per impiegare un esercito, non credete?

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Germana Carillo

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La riscoperta dei grani antichi del Salento in un documentario finanziato dal basso

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Published in: Arte e Cultura


Vi avevamo già parlato di Ercole Maggio che da cinque anni a questa parte si occupa di grani antichi portando avanti l’attività di famiglia nata per pura passione.

“Per caso nei campi ho trovato un grano diverso dagli altri nel colore e nella forma, ho iniziato coltivarlo e poi, con l’aiuto di alcuni agronomi, ho scoperto che si trattava di grano tenero Maiorca, una varietà di grano che storicamente si coltivava e utilizzava in Sicilia e in Salento. Poi ho iniziato a ritrovare alcuni grani rari anche nelle campagne abbandonate in mezzo al paese”, ci raccontava Maggio.

Grazie al sostegno di agronomi ed esperti del CNR di Bari e dell’Università del Salento Ercole continua ad occuparsi dell’identificazione di alcune varietà di grano diverse dal grano standard che viene coltivato abitualmente.

Ma la bella novità è che il suo lavoro e quello della famiglia di Mulino Maggio potrebbero diventare un documentario dal titolo: I Campi Sperimentali di Ercole Maggio.

“E' un film che racconta la tenacia e la forza di un giovane che, dopo aver finito gli studi universitari a Roma, decide di prendere le redini dell' azienda di famiglia dandone nuovo impulso tramite la ricerca dei grani antichi. E' un film sul ritorno alla terra e su come la memoria degli anziani sia fondamentale per riscoprire il presente e vedere il futuro con nuova speranza e nuovo vigore”, si legge nella sinossi.

Non solo. Sarà un film sull'amore verso la propria terra, sulla ricerca del cambiamento, un sulla speranza e la memoria, scritto e diretto da Christian Manno.

"Tramite la costruzione dei “Campi Sperimentali” ho iniziato una sorta di operazione di recupero della memoria anziana che non sia solo un "C'era una volta" ma che diventa reale nel momento in cui la si cerca e con forza la si trova, impressa nelle zolle rosse di terra e in piccoli semi, in questo caso”, sono le parole di Ercole.

D’altronde, la sua passione è anche quella del padre Alessandro e del nonno Ercole che faceva l’agricoltore: tre generazioni a confronto che ruotano attorno all' antico mulino a pietra. Ma affinché il sogno diventi realtà e il documentario possa finalmente essere distribuito è stato lanciato un crowdfunding. 

Per riscoprire i grani antichi leggete qui:

"Il nostro è un progetto indipendente e completamente autofinanziato. Non ha ancora ricevuto nessun patrocinio economico o supporto da enti e istituzioni ne da privati. Vuole essere un documentario coraggioso, con alla base la partecipazione e il coinvolgimento del pubblico”.

Per maggiori informazioni e per contribuire al crowdfunding clicca qui

Dominella Trunfio

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Germania: trasporti pubblici gratis contro smog e inquinamento delle città

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Published in: Trasporti

Ma per ora si tratta solo di un’ipotesi senza piani attuativi concreti, in risposta alle richieste avanzate dalla Commissione Europea. E per far fronte a una possibile denuncia davanti alla Corte di giustizia europea.

Come il sistema di viaggio senza biglietto sarà finanziato e quali le città che lo sperimenterebbero per prime, non è dato saperlo. Per ora il ministro tedesco all’Ambiente, Stephan Gabriel Haufe chiarisce solo che spetterà alle città stesse decidere “se vogliono fare questo test” e che si valuteranno poi caso per caso le varie proposte del trasporto pubblico locale gratuito.

Un mea culpa e un tentativo di ricucita dopo lo scandalo diesel?

Sta di fatto che il governo federale, insieme agli stati federali e ai comuni, stiano prendendo in considerazione il trasporto pubblico gratuito per ridurre il numero di veicoli privati e fronteggiare il grave problema dell’inquinamento atmosferico.

In una lettera firmata dal ministro dell’Ambiente Barbara Hendricks, insieme al ministro di Trasporti Christian Schmidt e al capo dell'ufficio della cancelliera Peter Altmaier, inviata alla Commissaria Ue dell'Ambiente Karmenu Vella, si propone la sperimentazione in 5 città del traffico locale pubblico gratuito. Le città potrebbero essere Bonn, Essen, Mannheim, Herrenberg e Reutlingen.

La Germania vorrà in questo modo provare a ridurre la quota di traffico privato, per sopperire al mancato raggiungimento degli obiettivi europei sulla produzione di diossido di azoto che da anni fa registrare soglie oltre i limiti. Per questo la Germania è tra i paesi europei che rischiano sanzioni da parte dell'Unione europea se non prenderanno misure per la riduzione dell'inquinamento atmosferico. 

Siamo quasi certi che una simile proposta green verrà presa seriamente in considerazione, aspettiamo con ansia uguali misure in Italia.

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Germana Carillo

Scoperta nel terreno una nuova classe di antibiotici in grado di sconfiggere i superbatteri resistenti

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Published in: Salute & Benessere

La medicina moderna ha inizio quando Alexander Fleming scoprì la penicillina, il primo antibiotico. Circa novant'anni dopo, il mondo affronta una crisi legata alla resistenza che hanno sviluppato alcuni batteri nei confronti degli antibiotici. Ecco allora che le infezioni sono sempre più difficili da trattare e generano serie preoccupazioni per la salute futura dei cittadini.

Nei laboratori di tutto il mondo, gli scienziati corrono ai ripari per trovare nuove soluzioni in grado di combattere questi microrganismi super resistenti. Adesso arriva un’interessante novità in questo senso. Il microbiologo Sean Brady, professore alla Rockefeller University di New York, insieme al suo team ha infatti scoperto un nuovo potenziale antibiotico e sapete dove l’ha trovato? Nel terreno che tutti noi calpestiamo ogni giorno!

L’idea di Brady è stata quella di indagare nel suolo alla ricerca di qualche soluzione. Come ha messo in luce anche una precedente ricerca, infatti, i microbi presenti nella terra (la maggior parte dei quali sono ancora sconosciuti) rappresentano una potenziale grande ricchezza per la nostra sopravvivenza sul pianeta.

Ora il nuovo studio, pubblicato su Nature Microbiology, riporta la scoperta di una nuova classe di antibiotici estratti da microorganismi che vivono proprio nel suolo. Questa classe, chiamata malacidine, uccide diversi superbatteri tra cui il temuto Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) e non genera resistenza anche dopo settimane di esposizione.

Naturalmente per sviluppare questo nuovo antibiotico potrebbero volerci anni, come ha avvertito il professor Brady. Infatti, per fare in modo che una nuova molecola venga sviluppata, testata e approvata per la distribuzione occorre un tempo mediamente lungo ma questa scoperta prova qualcosa di importante: la biodiversità del nostro pianeta, in alcuni suoi aspetti ancora sconosciuta, può essere potenzialmente utile anche nella lotta ai superbatteri resistenti.

E' grazie all’avvento della metagenomica, tecnica che consente a tutto il materiale genetico di un campione di essere sequenziato in massa, che i ricercatori possono aspirare a questo obiettivo importante.

Per realizzare lo studio, il team di Brady ha clonato enormi quantità di DNA utilizzando quasi 2.000 campioni di terreno forniti da diversi scienziati di tutto il paese. Poi il DNA è stato inserito in un ceppo innocuo di batteri, trasformando essenzialmente i microbi in una fabbrica di malacidi. Per valutarne le potenzialità, i ricercatori hanno infine applicato i microbi ai batteri MRSA scoprendo che agivano molto bene senza creare alcuna resistenza.

Il team stava cercando specificamente un gene noto associato alla produzione di antibiotici calcio-dipendenti, molecole che attaccano le cellule batteriche ma solo in presenza di calcio.

Secondo Brady, le malacidine agiscono interferendo con il processo che i batteri usano per costruire le loro pareti cellulari. Non si sa specificatamente da quali specie provengano le molecole ma non è importante saperlo dato che gli scienziati hanno già in mano il modello genetico per poter costruire l’antibiotico. 

Riferendosi alle potenzialità presenti nel suolo il professor Brady ha dichiarato:

"La maggior parte di ciò che c'è è completamente sconosciuto e questo è il futuro!”

Staremo a vedere se ha ragione!

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Francesca Biagioli

Etichette: scatta l'obbligo di indicare l'origine su riso e pasta

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Published in: Sai cosa compri?

Le etichette quindi cambieranno di nuovo, ma nel frattempo l’Italia adotta i decreti firmati dai ministri Martina e Calenda che permettono di far conoscere al consumatore il luogo di coltivazione e macinazione del grano e del riso.
Secondo il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali la sperimentazione è prevista per due anni e ha come obiettivo quello di proteggere il made in Italy.


"La trasparenza deve essere una battaglia comune da condurre con tutta la filiera anche in Europa. Non c'è dubbio che l'iniziativa italiana abbia ottenuto anche un risultato politico importante: dopo 4 anni la Commissione Ue ha presentato una prima bozza di regolamento attuativo della norma sull'etichettatura", spiega Martina.

E aggiunge:

"Stiamo lavorando per una proposta che trovi il supporto della nostra filiera e di altri Paesi europei a partire dalla Francia. Se non cambierà la proposta siamo pronti a dare voto negativo nel comitato che è chiamato ad esprimersi a Bruxelles".

Il nuovo decreto è stato salutato positivamente dalla Coldiretti che sottolinea come l’obbligo di etichetta “metta fine all'inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta".

Meno contenti alcuni produttori che avevano chiesto al Tar del Lazio di sospendere interministeriale relativo all'obbligo di indicare l'origine.

Alcune marche hanno già modificato le proprie etichette, da qualche giorno sulle confezioni Barilla si legge ad esempio “Paese di coltivazione del grano: Italia e altri Paesi Ue e non UE” o usa ancora un intero lato per spiegare da dove viene il grano. L'obbligo per tutti ricordiamolo è fissato il 16 febbraio. 

Ma il consumatore si sarà accorto di questo cambiamento? Quello più attento e consapevole di certo si, anche se non possiamo neanche risalta ad esempio di più la dicitura: Grano italiano al 100% che spesso troviamo in bella vista accanto alla marca del prodotto. 

Riso e pasta: come cambiano le etichette

Ecco le indicazioni del Ministero delle Politiche agricole che spiegano cosa cambierà sulle etichette.

COSA PREVEDE IL DECRETO GRANO/PASTA

Il decreto grano/pasta prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

 COSA PREVEDE IL DECRETO GRANO/RISO

Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere indicati:
a) "Paese di coltivazione del riso"
b) "Paese di lavorazione"
c) "Paese di confezionamento

Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura "Origine del riso: Italia".
Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

ORIGINE VISIBILE IN ETICHETTA

Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

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Come detto, i decreti restano in vigore fino alla piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l'applicazione all'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati. 

Dominella Trunfio

Without firm action on gender equality, women’s empowerment, world may miss development targets

ONU - aiuti umanitari - feed -

Without speedy progress on gender equality and real action to end pervasive discrimination against women and girls, the global community will not be able to keep the promise to ‘leave no one behind’ on the road to ending poverty, protecting the planet and advancing prosperity by 2030, according to a new United Nations report launched on Wednesday.

L'alternativa neo-contadina: come uscire dalla crisi con la decrescita

GreenMe -

Published in: Libri

Si tratta non solo di un'attività diversa rispetto a quella lavorativa ma di un cambiamento nella dimensione complessiva della vita, in cui il lavoro viene concepito in maniera diversa.

La terra offre infatti una risposta dal basso alla crisi del sistema attraverso un'economia di decrescita. Di conseguenza si può essere contadini, o meglio neo-contadini, anche facendo il part-time. Bastano un piccolo orto e alcuni alberi da frutta.

"L’importante è raggiungere un certo livello di autoproduzione che ci consenta da un lato di non dipendere completamente dal sistema dominante (quello capitalista-consumista), e dall’altro di rispettare in pieno l’ambiente e la natura. La proposta che questo libro vuole lanciare è quella di costruire un'alternativa integrale a partire non solo dalla terra ma, più in generale, dalla natura. Tutto questo implica però un cambiamento profondo nella visione del mondo" spiega l'autore.

Non solo un cambiamento di prospettiva, passando a un'economia di decrescita. Il libro va a fondo ed esplora le ragioni grazie alle quali la via neo-contadina può rappresentare un'evoluzione umana che può tracciare un nuovo cammino per uscire fuori dalla crisi in cui oggi ci troviamo.

“La maggior parte delle persone pensa che di fronte alla crisi di oggi ci si debba rassegnare all'alternativa tra disoccupazione e occupazione precaria. Il vero problema è invece la dipendenza totale dallo stipendio e dal denaro: la scelta di tornare alla campagna attenua proprio questa dipendenza. Nasce con questi propositi il mio secondo libro che spiega come sia possibile essere contadini anche soltanto part-time, senza però tralasciare la coscienza civile ed ecologica. Il neo-contadino, rispetto a quello che succedeva fino a qualche decennio fa, è infatti figlio di un tempo in cui si può scegliere di essere contadini” continua Sergio Cabras.

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L’alternativa neo-contadina” non è solo un libro ma la scelta di vita dello stesso autore, che oggi vi si dedica.

Francesca Mancuso

Wildlife Photographer of the Year 2018: le bellissime foto vincitrici

GreenMe -

Published in: Animali

Scelta da 20.000 votanti tra 24 foto finaliste su un totale di 50.000, l'immagine così dolce racconta in realtà il dramma di Pikin un gorilla di pianura catturato e destinato a essere venduto.

A immortalarlo abbracciato al suo salvatore Appolinaire Ndohoudou è stata Jo-Anne McArthur che ha scattato la foto mentre il gorilla veniva spostato dalla prigione in cui era rinchiuso al rifugio sicuro in Camerun, insieme ad un altri suoi simili.

La seconda foto classificata è stata scattata da Debra Garside e ritrae l'abbraccio tra un orso polare e il suo cucciolo. Quando questi animali escono fuori dalle loro tane in primavera, i cuccioli restano vicini alle madri cercando calore e protezione. Una volta diventati più forti e sicuri, iniziano il viaggio verso il mare ghiacciato insieme alla mamma per andare in cerca di cibo.

Debra ha osservato da vicino per 6 giorni a debita distanza questa famiglia, nel parco nazionale di Wapusk, in Canada con temperature che andavano da -35 ° C a -55 ° C.

Al terzo posto si è piazzata la foto di Lakshitha Karunarathna scattata durante un safari nella riserva nazionale di Maasai Mara, in Kenya. Ai suoi occhi si presentò uno spettacolo insolito: una zebra sulla cui schiena era comodamente appoggiato un uccello dai colori spettacolari. Solitamente, questi volatili preferiscono appollaiarsi sui rami degli alberi, ma questo ha passato un'ora o più a cavalcare la zebra.

A seguire troviamo la foto di Luciano Candisani che da un albero di cecropia, nella foresta pluviale atlantica protetta del sud di Bahia, in Brasile, ha immortalato un bradipo tridattilo. Tali creature amano nutrirsi delle foglie degli alberi.

Infine, troviamo la bellissima immagine delle megattere viste da Ray Chin, una mamma e il suo piccolo nuotavano pacificamente nell'acqua piena di plancton attorno al gruppo di isole di Vava'u.

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Le splendide fotografie saranno visibili fino al 28 maggio grazie alla mostra Wildlife Photographer of the Year al Natural History Museum.

Francesca Mancuso

Gli PFAS contenuti nelle padelle antiaderenti (e non solo) favoriscono l'aumento di peso

GreenMe -

Published in: Cucina

Sarebbero in particolare i composti chiamati perfluoroalchilici (PFAS) ad interrompere la capacità del corpo di bruciare calorie e portare a un aumento di peso più rapido. A sostenerlo è uno studio condotto da un team dell'Università di Harvard che aggiunge qualcosa in più su ciò che già si sapeva rispetto alla pericolosità degli PFAS.

Precedenti ricerche avevano infatti collegato l’esposizione a queste sostanze chimiche con un aumentato rischio cancro, colesterolo alto e problemi immunitari.

Ora la nuova ricerca guidata da Qi Sun, nutrizionista specializzato in fattori di rischio per diabete, obesità e malattie cardiovascolari, suggerisce che gli PFAS potrebbero rallentare il metabolismo, il che renderebbe di conseguenza più difficile perdere peso.

Lo studio ha analizzato i dati relativi a 621 persone in sovrappeso e obese che avevano seguito una dieta per 6 mesi. Tutte facevano parte di un trial clinico per testare l'efficacia di diversi tipi di diete.

Come si è visto nell'esperimento, le persone avevano perso in media 6,4 kg nei sei mesi di dieta ma poi avevano recuperato quasi la metà dei chili nei 18 mesi successivi. Questo non stupiva più di tanto ma la sorpresa è stata senza dubbio il fatto che avevano ripreso più peso dopo la dieta coloro che mostravano livelli ematici più alti di PFAS. Gli effetti poi erano più pronunciati nelle donne.

Secondo il rapporto pubblicato sulla rivista Plos Medicine, le donne con i maggiori livelli di PFAS hanno ripreso circa 2 kg in più rispetto a quelle con i livelli di PFAS più bassi. Gli scienziati hanno dimostrato che coloro che presentavano alti livelli di PFAS nel sangue avevano anche bruciato calorie più lentamente rispetto agli altri, come provato dal loro tasso metabolico a riposo. 

Vi starete chiedendo dove si trovano questi composti. Gli PFAS sono usati da più di 60 anni in prodotti che vanno dalle confezioni di cibo agli indumenti, alle pentole e alle padelle antiaderenti. Queste sostanze chimiche possono accumularsi nell'acqua potabile e nelle catene alimentari e rimanere nel corpo umano per lunghi periodi con effetti potenzialmente dannosi per la salute.

Come ha sottolineato Sun

"È molto difficile evitare l'esposizione agli PFAS, ma dovremmo provare a farlo. È un problema crescente per la salute pubblica".

In realtà i dati in possesso dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare suggeriscono che l'esposizione a determinati tipi di PFAS in Europa è molto al di sotto della dose giornaliera tollerabile.
I risultati di questa ricerca possono comunque servire da base per ulteriori studi mirati a capire meglio il collegamento tra esposizione agli PFAS e gestione del peso.

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Francesca Biagioli

Disbiosi intestinale: la guida per combatterla e ritrovare il benessere

GreenMe -

Published in: Libri

La flora batterica intestinale è ogni giorno provata dal nostro stile di vita: alimentazione errata, fumo, alcool, sedentarietà, stress sono tutte cose che incidono profondamente e che creano degli squilibri. E’ importante invece prenderci cura al meglio della salute del nostro intestino in modo tale da avere un sistema immunitario forte, migliorare l’assorbimento dei nutrienti utili, ottimizzare il metabolismo, ecc.

Come possiamo agire per garantirci tutto questo? Ce lo spiega Fabio Piccini nel suo libro “Microbioma, intestino e salute - Come prevenire, riconoscere, curare le disbiosi intestinali”. Si tratta di una vera e propria guida sull’argomento in cui l’autore attraverso consigli, ricette e rimedi ci svela tutti i segreti del nostro intestino.

Si inizia parlando dei batteri intestinali per capire meglio cosa sono e che funzioni hanno e si passa poi a spiegare l’evoluzione del microbioma umano e a chiarire cosa si intende per disbiosi (situazione contrapposta all’eubiosi), ovvero quella condizione di squilibrio della flora batterica intestinale. L’autore spiega come riconoscerla, le possibili cause che l’hanno fatta comparire e i sintomi da non sottovalutare.

Si parla ovviamente anche di fibre, sostanze che non fungono da nutrienti ma che hanno comunque un ruolo chiave per il benessere del nostro intestino, oltre che di alimenti fermentati e probiotici con tanto di ricette a base di kefir, bevande e verdure fermentate.

Non solo dunque un testo teorico ma anche una guida pratica con suggerimenti che tutti possiamo mettere in pratica per migliorare senza troppi sforzi la nostra salute a partire proprio dall'intestino.

Piccini è un vero esperto del settore, medico e psicanalista con un dottorato di ricerca in scienza della nutrizione, l’autore vanta di essere il fondatore del Progetto Microbioma Italiano, un progetto di ricerca nazionale dedicato allo studio delle disbiosi intestinali e a quanto queste siano rilevanti sullo stato di salute della popolazione italiana.

Come ci ricorda l'autore:

“L’idea che la salute e la malattia dipendano in gran parte dalle condizioni dell’intestino non è nuova. Nuovissima è invece la scoperta che la salute non dipende solo dalle condizioni delle cellule umane, ma anche dallo stato in cui versa l’enorme popolazione di batteri che vivono nel nostro corpo e in particolare proprio nell’intestino”.

Che benefici possiamo notare se ci prendiamo cura della nostra disbiosi? Ce li elenca sempre Piccini:

“Una pelle più elastica e luminosa, capelli e unghie più forti, un ritmo del sonno più regolare e appagante, un recupero del peso forma, un umore più equilibrato e sereno: sembra incredibile che tutti questi effetti possano derivare da modifiche della flora batterica intestinale, ossia dalla cura di un intestino infelice. La cosa più importante è capire che non esisterà mai una pillola che sia in grado di compensare un cattivo stile di vita o una pessima alimentazione”

Non dimentichiamoci quindi dell’importanza di prenderci cura ogni giorno dei nostri microscopici inquilini intestinali!

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Francesca Biagioli

IronLev: il treno del futuro che collegherà Milano a Reggio Calabria in un'ora (forse)

GreenMe -

Published in: Trasporti


E’ già stato presentato a Treviso e promette di rivoluzionare il sistema dei trasporti senza però installare nuove rotaie o cambiare i convogli. Tra molti scetticismi, due aziende italiane lanciano una nuova sfida per il paese.
La Girotto Brevetti che si occupa di meccatronica e la startup Ales Tech hanno creato la IronBox Srl, papà di IronLev che ha dato spettacolo nel trevisano, dove il prototipo è stato provato su scala reale e su rotaia.

Come funziona?

Una Tesla Model S è salita su una struttura dotata dei magneti IronLev per un totale di circa 6 tonnellate, ed è stata lanciata successivamente su un tracciato di circa 25 metri di binari. La struttura levitante è partita con la stessa forza necessaria per sollevare 10 chili.

In questo video viene spiegato esattamente come funzionerà questo treno del futuro:

In pratica, quindi, le ruote dei vagoni si trasformano in pattini a levitazione magnetica, facendo così risparmiare costi di manutenzione. Grazie all’assenza di attrito, il treno potrebbe viaggiare a 1200 km orari e sfrutterebbe energia solare, eolica e cinetica.

Gli sviluppatori italiani promettono che entro due anni il sogno diventerà realtà, ma per adesso la Ferrovia italiana non sembra interessata al progetto, ricordiamo che RFI è gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale che consta di oltre 15mila chilometri di linee ed è partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato Italiane.

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Da sottolineare poi che Elon Musk non ha finanziato direttamente alcun progetto di treno veloce, ma ha organizzato una competizione mondiale per sviluppare il treno del futuro.

Ma non possiamo non chiederci, prima di pensare a queste tecnologie, sicuramente utili, non sarebbe il caso di migliorare il sistema di trasporti attuale, soprattutto quello del Sud Italia? Altro quesito da chiarire: quanto costerà un biglietto per salire su questo treno futuristico?

Insomma, appuntamento al 2020.

Dominella Trunfio

Foto

Gli amori impossibili per colpa dei cambiamenti climatici

GreenMe -

Published in: Animali

Cosa vuol dire? Che i cambiamenti climatici non riguardano solo l’essere umano, ma anche il mondo animale: tempi, luoghi e modalità dell’amore, consolidati grazie a un millenario processo di evoluzione, a causa del global warming in pochi anni hanno subito mutamenti estremi. Con buona pace dell’accoppiamento delle varie specie.

In Antartide, per esempio, sono anni che i pinguini imperatore non riescono a trovare luoghi sicuri in cui nidificare. Ciò è dovuto all’aumento delle temperature che rende i ghiacci molto instabili, mettendo a rischio anche la sopravvivenza dei nuovi nati.

E nell’Artico? Idem. Qui la riduzione della banchisa quasi impedisce all’Orso Polare andare a caccia di cibo, ma anche di trovare il proprio partner durante la stagione degli accoppiamenti.

Un allarme che il WWF lancia in occasione della Festa degli innamorati chiedendo di fare un regalo alla Natura salvando l’amore di molte specie come orso, pinguino e studiarne i comportamenti.

Amore tra gli animali, tutti gli orologi impazziti a causa dei cambiamenti climatici Uccelli

Molte specie di uccelli hanno dovuto anticipare il periodo della riproduzione e di conseguenza la deposizione delle covate: è accaduto alle urie nord-americane, che in 10 anni hanno man mano anticipato la riproduzione di 24 giorni, o ai fringuelli inglesi, che, come molte altre specie di uccelli e farfalle, sono stati costretti ad anticipare la data della riproduzione al crescere della temperatura primaverile. 

Pinguini

In Antartide, l'aumento delle temperature ha costretto alcune colonie di pinguini imperatore a spostare negli anni i siti in cui riprodursi e nidificare perché lo strato di ghiaccio marino che usualmente utilizzavano tardava a formarsi o non era abbastanza stabile. Per questo gli scienziati prevedono un declino di quasi il 30% della popolazione nelle prossime generazioni.

Così come i pinguini di Adelia: in alcune zone l’estensione della banchisa è aumentata e i genitori faticano a spostarsi dalle zone di cova a quelle di alimentazione. Altrove, invece, la maggiore umidità dovuta ai cambiamenti climatici rende più vulnerabili e deperiti i pulcini. Di contro, nei siti più stabili la popolazione è in aumento, e ciò almeno fa ben sperare per il loro futuro.

Coralli

Le temperature troppo elevate sono un disastro anche per i coralli, che vivono in simbiosi con le alghe Zooxanthellae che forniscono il nutrimento grazie alla fotosintesi. Ma l’aumento sempre più frequente della temperatura superficiale dei mari uccide proprio queste alghe e di conseguenza i coralli stessi che perdono il tipico colore (fenomeno del bleaching/sbiancamento). 

Tartarughe marine

Il clima influisce anche sulla riproduzione di molte specie di pesci e rettili, come le tartarughe marine Caretta caretta, per le quali le temperature ideali per riprodursi sono estremamente ridotte (attorno ai 28°C), dato che il sesso della prole è determinato proprio in base alla temperatura. In caso di temperature più basse nasceranno più maschi che femmine, viceversa a temperature più alte. Quindi, se le temperature dovessero rimanere localmente elevate per molti anni, le femmine nate non avranno abbastanza maschi con cui riprodursi. Magari un sollievo per alcune di loro, ma un grande pericolo per la specie.

Orsi polari

Il clima talvolta manda in tilt anche le specie come l'orso polare. Nonostante il maschio sia capace di fiutare la femmina a chilometri di distanza, a causa dello scioglimento dei ghiacci, diventa sempre più complicato trovarsi e accoppiarsi: se la banchisa artica continua a diminuire a questi ritmi, entro il 2050, avremmo perso per sempre il 30% degli orsi polari attualmente esistenti.

Tra l’altro, poiché in molte zone dell'Artico si è ridotta l'estensione della banchisa su cui l'orso si muove, caccia e cerca il partner, questa specie trascorre più tempo sulla terraferma, dove può incontrare l'orso bruno. Solitamente le due specie si evitano, ma in mancanza di altri partner più adatti può accadere che gli opposti si attraggano e si riproducano, dando vita a figli ibridi dai colori intermedi. 

Decisamente una visione non rosea.

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Germana Carillo

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