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Scoperto fossile del primo dinosauro gigante: ha 200 milioni di anni e farà riscrivere la storia

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Una scoperta che farà riscrivere i libri di storia visto che riguarda i fossili del più antico dinosauro gigante, vissuto 200 milioni di anni fa. I quattro scheletri trovati nei pressi della città di Balde de Leyes ci obbligano dunque a ripensare a quando e come i dinosauri siano diventati così grandi.

A ritrovarne le ossa sono stati gli scienziati argentini dell’università di San Juan e del Conicet, il Consiglio nazionale di ricerca argentino.

Ribattezzata dai ricercatori "Ingentia prima", questa nuova specie apparteneva al gruppo dei sauropodi e la sua comparsa sulla Terra risalirebbe a 200 milioni di anni fa, 30 milioni di anni prima di quanto ipotizzato fino a ora.

Il nome 'Ingentia' (gigante in latino) si riferisce alle sue dimensioni colossali, mentre 'prima' indica che è il primo gigante noto oggi sul pianeta.

"Prima di questa scoperta, si riteneva che il gigantismo fosse emerso durante il periodo Giurassico, circa 180 milioni di anni fa, ma Ingentia è vissuto nel tardo Triassico, tra i 210 a 205 milioni di anni fa", ha detto Cecilia Apaldetti, autore principale dello studio.

Ma i lessemsauridi ci dicono che almeno alcuni dinosauri siano stati in grado di raggiungere dimensioni giganti, tra 8 e 10 metri, durante l'ultima parte del Triassico, prima dell'estinzione.

La loro stazza era tre volte superiore rispetto a quella degli altri dinosauri vissuti nella stessa era. Secondo gli autori dello studio, Ingentia aveva una massa corporea di circa 10 tonnellate, circa il peso di 2 o 3 elefanti.

Un vero gigante, soprattutto per il tempo di evoluzione. La maggior parte degli animali che vivevano nello stesso periodo non superavano i 2 metri di altezza e le 3 tonnellate. Ciò che ha lasciato gli scienziati argentini davvero a bocca aperta è stato il fatto che essi presentavano una crescita "esplosiva", una velocità di crescita del tessuto osseo maggiore rispetto a quella delle altre specie del tardo Triassico. Merito delle cavità aree delle ossa, che le rendevano più leggere e di un apparato respiratorio evoluto paragonabile a quello degli uccelli.

Investigadores del #CONICET revelan en un estudio que los primeros dinosaurios gigantes aparecieron 30 millones de años antes de lo que se creía, a partir del descubrimiento de una nueva especie de dinosaurio #Ingentiaprima hallada en #SanJuan https://t.co/q54unYpWbc pic.twitter.com/H6CDM324L4

— CONICET Dialoga (@CONICETDialoga) 9 luglio 2018

Enormi colossi vissuti mlioni e milioni di anni dell'arrivo dell'uomo sulla Terra.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Ecology & Evolution.

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Francesca Mancuso

Pasta fredda: la ricetta della lasagna senza cottura

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Published in: Ricette

Da servire in pratiche monoporzioni o da preparare in una pirofila proprio come la classica ricetta, la nostra lasagna fredda può essere tranquillamente assemblata in anticipo e conservata in frigorifero fino al momento del servizio, purché coperta da pellicola alimentare, in modo così da non far seccare la sfoglia.

Zucchine, pomodori, mozzarella, il profumato basilico e del buon olio extra vergine d'oliva sono il condimento di questa lasagna dalle calorie ridotte.

Ingredienti
  • 250 gr di zucchine
  • 300 gr di pomodori
  • 200 gr di mozzarella
  • 120 gr di pasta all'uovo stesa
  • basilico già lavato q.b.
  • farina q.b.
  • olio evo q.b.
  • sale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    30 minuti
  • Tempo Riposo:
    3 ore di lievitazione
  • Dosi:
    per 3 persone
  • Difficolta:
    bassa
Come preparare la lasagna fredda: procedimento
  • Lavare le zucchine, spuntarle ed affettarle sottilmente, passarle nella farina, metterle in una teglia rivestita con carta forno e cuocerle in forno caldo a 180° per circa quindici minuti (se si preferisce è possibile grigliarle o utilizzarle anche crude), a cottura ultimata toglierle dalla teglia e far raffreddare,
  • nel frattempo lavare i pomodori e tagliarli a pezzettini, tagliare in piccoli pezzi anche la mozzarella e mettere entrambi a sgocciolare.
  • Unire in una ciotola i pomodori, la mozzarella e le zucchine e condire tutto con olio, sale e basilico spezzettato,
    lessare per pochi minuti una sfoglia alla volta in acqua bollente salata e adagiarla su un canovaccio pulito e non lavato con ammorbidente, avendo cura di non sovrapporle,
  • con un coppapasta formare dei cerchi, 
  • e aiutandosi con lo stesso impiattare stratificando gli ingredienti nei piatti, oppure per accorciare i tempi di preparazione lasciare la sfoglia intera e stratificare allo stesso modo in una pirofila.
  • Una volta assemblato tutto, la lasagna fredda potrà essere servita anche subito irrorandola in superfice con un filo d'olio evo.
Come conservare la lasagna fredda:

La lasagna fredda, qualora dovesse avanzare, è possibile consumarla entro il giorno successivo purché sia conservata in frigorifero coperta da pellicola alimentare.

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Ilaria Zizza

Gigantesco iceberg si stacca dalla Groenlandia: è 1/3 di Manhattan. Video per la prima volta in diretta

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Lungo 4 miglia (6,5 km), largo 1,6 km e profondo 800 metri, l'iceberg ha lasciato il ghiacciaio nella Groenlandia orientale in pochi istanti, a dimostrazione dei terribili effetti dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale sulla Terra.

L'evento infatti è iniziato il 22 giugno alle 11:30, ora locale ed è durato 30 minuti, che nel video sono stati sintetizzati in 90 secondi. In pochissimo tempo sono andati perduti 10 miliardi di tonnellate d'acqua.

Denise Holland, che ha girato il filmato della nascita dell'iceberg, ha detto che i ricercatori avevano allestito un campo sul fiordo e si stavano preparando per la notte quando hanno sentito una sorta di lungo ruggito, durato per più di 5 minuti. Il suono lasciava intendere che fosse in corso qualcosa di importante. 

Si sono trovati così ad assistere a uno spettacolo inquietante: la formazione di un iceberg dovuto allo scioglimento di parte di un ghiacciaio.

Quando grandi masse di ghiaccio si separano dai ghiacciai, le quantità di acqua vengono deviate nell'oceano e contribuiscono all'innalzamento del livello del mare. Ma gli scienziati devono ancora imparare come e perché avviene questa rottura su larga scala. È ancora difficile prevedere quando i ghiacciai si disgregheranno e quanto la disintegrazione innalzerà col tempo i livelli del mare.

I più grandi ghiacciai della Terra sono nell'Antartide e la loro rottura sarebbe catastrofica per l'innalzamento del livello del mare; la perdita della calotta glaciale dell'Antartico occidentale libererebbe abbastanza acqua da innalzare i livelli globali del mare di quasi 3 metri. Anche se ci sono abbondanti osservazioni satellitari delle calotte polari dell'Antartide, è estremamente difficile raccogliere dati dalla superficie del continente remoto.

I ghiacciai della Groenlandia sono più accessibili, così Holland e i colleghi hanno trascorso un decennio a raccogliere dati e osservare il comportamento delle masse di ghiaccio di quell'area.

Ecco il video in cui si vede anche il livello del mare in aumento, mentre il ghiaccio entra nell'oceano:

"Sapere come e in che modo l'iceberg si stacchi è importante per le simulazioni perché in definitiva determina l'innalzamento globale del livello del mare", ha detto Denise Holland, che ha filmato l'evento. "Capire meglio cosa sta succedendo ci permetterà di creare simulazioni più accurate per aiutare a prevedere e pianificare i cambiamenti climatici".

Una scenda che fa rabbrividire e dovrebbe farci riflettere sul nostro impatto sulla Terra.

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Francesca Mancuso

Zoomafie 2018: i 10 crimini più commessi contro gli animali in Italia

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È quanto emerge dal Rapporto Zoomafia 2018 “Crimini e animali”, redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV che alla sua diciannovesima edizione analizza lo sfruttamento criminale di animali nel 2017.

“Il primo dato che emerge è la conferma della capacità penetrante della criminalità organizzata in settori diversi ma accumunati dal coinvolgimento di animali. Segnali di questo tipo arrivano da diversi filoni, come il traffico di cuccioli, la gestione dei canili, il controllo dei pascoli. Un altro dato da rilevare è la sempre maggiore gestione organizzata delle condotte zoocriminali. Sempre più spesso, infatti, si riscontrano reati associativi, perpetrati da gruppi di individui legati o dal concorso o da vero vincolo associativo”, afferma Ciro Troiano.

I 10 reati più commessi ai danni degli animali:

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Combattimenti tra animali

Quello dei combattimenti è un vero affare per la criminalità. Grande e piccola. Migliaia di animali vittime ogni anno. Si tratta di un fenomeno complesso che coinvolge soggetti diversi: i casi più diffusi fanno capo a delinquenti locali, teppisti di periferia, sbandati, allevatori abusivi e trafficanti di cani cosiddetti “da presa”.

Non mancano però casi riconducibili alla classica criminalità organizzata: esiti giudiziari hanno accertato il coinvolgimento di elementi appartenenti alla camorra, alla sacra corona unita, al clan Giostra di Messina e ad alcune ‘ndrine. Ritrovamenti di cani con ferite da morsi o di cani morti con esiti cicatriziali riconducibili alle lotte, furti e rapimenti di cani di grossa taglia o di razze abitualmente usate nei combattimenti, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta, segnalazioni: questi i segnali che indicano una recrudescenza del fenomeno.

Cosa puoi fare tu. Per contrastare il preoccupante aumento delle lotte clandestine è tornato attivo il numero LAV “SOS Combattimenti” tel. 064461206. Lo scopo è quello di raccogliere segnalazioni di combattimenti tra animali per tracciare una mappa dettagliata del fenomeno e favorire l’attivazione di inchieste giudiziarie e sequestri di animali.

Corse clandestine di cavalli, ippodromi e scommesse

La presenza della criminalità nel mondo dei cavalli, delle corse e degli ippodromi è sempre stata forte. La conferma arriva da recenti inchieste che hanno rivelato l’interesse di alcuni sodalizi mafiosi per le corse illegali di cavalli. Solo nel 2017: 15 interventi delle forze dell’ordine, 6 corse clandestine bloccate, 82 persone denunciate, di cui 61 persone arrestate, 20 cavalli sequestrati. 

Secondo i dati ufficiali relativi all’elenco dei cavalli risultati positivi al controllo antidoping, ai sensi del regolamento delle sostanze proibite, 66 cavalli che nel 2017 hanno partecipato a gare ufficiali, sono risultati positivi a qualche sostanza vietata.

Gare svolte in diversi ippodromi d’Italia, da Albenga a Napoli, da Aversa a Firenze, da Torino a Palermo, passando per Treviso, Montecatini, Milano, Siracusa. Queste, invece, alcune delle sostanze trovare nei cavalli da corsa nel 2017: Altrenogest, Benzoilecgonina (metabolita della cocaina), Caffeina, Capsaicina, Desametasone, Diossido di Carbonio (TCO2), Ecgonina Metilestere, Fenilbutazone, Procaina, Stanozololo, Teofillina, Testosterone.

L’affare dei canili e del traffico di cani

Il business legato alla gestione di canili “illegali”, così come il business sui randagi, mantiene intatto il suo potenziale criminale che garantisce agli sfruttatori di questi animali introiti sicuri e cospicui, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili.

Cani tenuti in pessime condizioni igieniche, ammalati e non curati, tenuti in strutture fatiscenti, sporche e precarie, animali ammassati in spazi angusti, denutriti: questi alcuni casi accertati.

La tratta dei cuccioli dai Paesi dell’Est si conferma uno dei business più redditizi che coinvolge migliaia di animali ogni anno e che vede attive anche vere e proprie organizzazioni transazionali. Secondo i dati che ci sono stati forniti dagli organi di Polizia Giudiziaria, negli anni 2015 e 2016 sono stati sequestrati 964 cani e 86 gatti (dal valore complessivo di 717.800 euro). 

I traffici internazionali di fauna 

Nel 2017 i Carabinieri della CITES hanno effettuato 18.797 accertamenti su animali vivi e morti, parti e prodotti derivati da specie tutelate dalla Convenzione di Washington. In particolare, i controlli su animali vivi hanno interessato le tartarughe di terra (4.823 controlli), i pappagalli (2.794 controlli), rapaci diurni e notturni (1.161 controlli), ibridi tra lupo selvatico e canidi (229 controlli), primati (scimpanzé, macachi, ecc.) (52 controlli), felini di grossa taglia (45 controlli), lupi selvatici (4 controlli). Il valore di quanto sottoposto a sequestro è pari a 1.139.623 euro. 

Bracconaggio organizzato

I sequestri di armi clandestine testimoniano il forte interesse della criminalità organizzata per alcune attività illegali contro la fauna selvatica. Recenti inchieste hanno accertato gli interessi di alcune 'ndrine per la caccia di frodo e la vendita di fauna selvatica. Note le infiltrazioni, soprattutto a Sud, di personaggi malavitosi nella cattura e vendita di cardellini e altri piccoli uccelli. In alcuni territori l’uccellagione e i traffici connessi o il bracconaggio organizzato sono sotto il controllo dei clan dominanti.

Armi clandestine, trappole esplosive, munizioni, esplosivi, visori notturni e puntatori a intensificazione di luminosità, fucili illegali, questi alcuni degli strumenti e delle armi sequestrati nel 2017. Senza tregua il traffico di fauna selvatica nel mercato abusivo di Ballarò a Palermo, dove ogni settimana sono venduti centinaia di uccelli.

Macellazione clandestina e abigeato

La penetrazione della criminalità organizzata nel mondo degli allevamenti, della macellazione e della distribuzione della carne trova un’evidente conferma dai provvedimenti adottati dalla magistratura e dai i sequestri della polizia giudiziaria: terreni, allevamenti di bovini e ovini, aziende zootecniche. Ogni anno scompaiono nel nulla circa 150.000 animali.

Abigeato, falso materiale, falso ideologico, percezione illecita di fondi pubblici, traffico di farmaci vietati, associazione per delinquere, traffico di sostanze dopanti, maltrattamento di animali, macellazione clandestina, pascolo abusivo, ricettazione, intestazione fittizia di beni, introduzione di animali in fondo altrui, truffa aggravata, uccisione di animali, commercio alimenti nocivi: sono solo alcuni dei reati accertati nel corso del 2017 tra le illegalità negli allevamenti e nel commercio di alimenti di origine animale. Diverse le forme di macellazione clandestina, che vanno da quella domestica, o per uso proprio, a quella organizzata, riconducibile a traffici criminali, da quella collegata alla caccia di frodo a quella etnica.

Pesca di frodo e le illegalità nel comparto ittico

Nel business del pesce non manca l’infiltrazione della mafia o della camorra che, come diverse inchieste hanno accertato, sono infiltrate in società operanti nel settore ittico. In Calabria la cosca Muto è riuscita a influenzare l’economia locale, monopolizzando, con modalità mafiose, l’offerta di pescato, principale fonte di finanziamento della struttura criminale.

In Sicilia ci sarebbe un vero e proprio “patto mafioso sul commercio di pesce” tra famiglie mafiose per dividersi i proventi derivanti dalla commercializzazione dei “prodotti ittici”. Artefice di questo “patto mafioso” sarebbe il clan Rinzivillo infiltrato nel mercato del settore tramite imprese controllate.

A Taranto, l’operazione “Piovra-2 Respect” ha sgominato un’associazione per delinquere finalizzata all’estorsione ai danni di titolari di impianti di mitilicoltura situati nel Mar Piccolo e titolari di pescherie tarantine, e al furto aggravato di “prodotti ittici”.

Uso di animali a scopo intimidatorio o per lo spaccio di droga

La funzione intimidatoria degli animali è uno dei ruoli che gli animali svolgono nel sistema e nella cultura mafiosa. L’uso di animali come arma o come “oggetti” per intimidire è molto diffuso, di difficile catalogazione e rappresenta un fenomeno che non si può facilmente prevenire. Il recapitare parti di animali rappresenta l’1,65% delle modalità di intimidazione e minacce.Teste mozzate di cinghiali e capretti, gatti morti, uccelli decapitati: alcuni degli atti intimidatori accertati l’anno scorso. 

Traffici di animali via internet

Il furto di cani è in aumento e suscita grande allarme. "La fenomenologia è varia e complessa, ma il più delle volte gli animali vengono rubati per il loro valore economico e finiscono poi al mercato nero o usati come riproduttori", prosegue Troiano.

La vittimologia di questa categoria vede a rischio i cani di razza con pedigree importanti, campioni di bellezza, o campioni di caccia. A questi si aggiungono cani che vengono venduti tramite Internet e canali non ufficiali, come allevatori abusivi o privati che mettono annunci. Vi sono poi i rapimenti con le annesse richieste di riscatto.

Zoocriminalità minorili

Infine, la zoocriminalità minorile, ovvero il coinvolgimento di minorenni o bambini in attività illegali con uso di animali o in crimini contro gli animali.

"La cultura in cui si sviluppano forme di violenza contro gli animali, e in particolare la zoomafia, ha come riferimento un modello di vita basato sulla prevaricazione, l’aggressività sistematica, il disprezzo per le ragioni altrui", chiosa Troiano.

Inquietanti e preoccupanti i casi elencati nel Rapporto: un gattino preso a calci come un pallone; un cigno preso a sassate da un gruppetto di ragazzi; un ragazzino che spara nel bosco con il fucile del padre.

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Dominella Trunfio

Foto: LAV

L'aria condizionata? Ci farà morire: 1000 decessi ogni anno entro il 2050! Parola della scienza

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Poiché i cambiamenti climatici continuano a spingere verso l'alto i termometri d'estate, il maggiore uso di aria condizionata negli edifici potrebbe aggravare ancora di più la situazione degradando la qualità dell'aria, aggravando di fatto il bilancio dell'inquinamento atmosferico sulla salute umana. Un circolo vizioso, visto che l'aumento delle temperature richiede un maggior uso dei condizionatori, che a loro volta incrementano la produzione di inquinanti.

I ricercatori dell'Università del Wisconsin-Madison prevedono fino a 1000 ulteriori decessi all'anno negli Stati Uniti orientali a causa degli elevati livelli di inquinamento atmosferico guidati dall'aumento dell'uso di combustibili fossili per raffreddare gli edifici.

""Il cambiamento climatico è qui e avremo bisogno di adattarci. Ma l'aria condizionata, e il modo in cui usiamo l'energia, peggiorerà l'inquinamento atmosferico, mentre le temperature continueranno a salire", spiega David Abel, autore principale del nuovo rapporto.

L'impatto dell'aria condizionata sull'aria

L'analisi combina le proiezioni di 5 diversi modelli computerizzati tramite i quali gli scienziati hanno calcolato gli impatti dell'inquinamento atmosferico sulla salute con un clima più caldo con e senza un maggiore uso di aria condizionata.

Se l'aumento dell'uso dell'aria condizionata a causa dei cambiamenti climatici dipenderà dall'energia derivata dai combustibili fossili, purtroppo la qualità dell'aria peggiorerà ulteriormente a danno della salute umana.

L'aria condizionata ci farà morire!

Lo studio prevede infatti 13.000 decessi umani all'anno causati da livelli più elevati di particolato d'estate e 3.000 causati dall'ozono negli Stati Uniti orientali nel 2050. La maggior parte di queste morti sarà attribuibile a processi naturali come la chimica dell'atmosfera e le emissioni naturali, che sono influenzate dall'aumento delle temperature. Tuttavia, circa 1.000 di queste morti ogni anno si verificherebbero a causa dell'aumento della climatizzazione alimentata da combustibili fossili.

"I cambiamenti climatici da soli aumentano la mortalità prematura estiva legata all'inquinamento atmosferico di circa 13.000 morti a causa di PM2.5 e 3.000 decessi dovuti a O3".

Tutta colpa delle fonti energetiche fossili

È emerso che le concentrazioni di particolato fine (PM2,5) e ozono (O3) aumentano in un clima più caldo e che il 3,8% dell'aumento totale di PM2,5 e del 6,7% dell'aumento totale dell'ozono (O3) è attribuibile all'uso di aria condizionata extra.

"Le ondate di calore stanno aumentando e aumentando di intensità avremo più domanda di raffreddamento che richiede più elettricità, ma se la nostra nazione continua a fare affidamento sulle centrali a carbone per una parte della nostra elettricità, ogni volta che accendiamo l'aria condizionata sporcheremo l'aria, causando più malattie e persino morti" ha aggiunto Jonathan Patz, autore senior dello studio e professore dell'UW-Madison.

Cosa possiamo fare?

Nel nostro piccolo possiamo contribuire a ridurre le emissioni inquinanti legate all'aria condizionata, ad esempio sfruttando di più le energie rinnovabili o, se non ne abbiamo la possibilità, possiamo ricorrere a una serie di trucchetti e soluzioni per tenere fresca la nostra casa, riducendo al minimo il ricorso al condizionatore.

Molto utili i ventilatori a soffitto e le tende da sole, ma per avere la casa più fresca è bene tenere sempre le finestre aperte in modo da far circolare l'aria.

Se possibile, piantiamo anche degli alberi che possano regalarci naturalmente ombra col passare degli anni. 

Lo studio è stato pubblicato su Plos Medicine.

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Francesca Mancuso

Jefta: cosa prevede l'accordo col Giappone di cui nessuno parla (e perché non va firmato)

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La firma ufficiale dell'Economic Partnership Agreement e dello Strategic Partnership Agreement, un accordo rafforzato di libero scambio e una intesa politica complessiva, tra Unione Europea e Giappone slitta ma per l’Italia il risultato non cambia.

In un’intervista rilasciata a La Repubblica, senza troppi giri di parole, dà il via libera del governo italiano alla firma del Jefta, alla domanda: “In Europa l’Italia sta dando il via libera a un accordo di scambio con il Giappone, mentre nel contratto avete ribadito la netta contrarietà a questo tipo di accordi, come il Ceta e il Ttip. Avete cambiato idea?”, il vicepremier risponde: “Sia noi che la Spagna, insieme alla firma, stiamo inviando delle osservazioni con condizioni precise che riguardano agricoltura, piccole imprese e una serie di interventi necessari”.

I tre impegni del Decalogo #NoCETA

Una decisione che viene definita sconfortante e grave secondo la campagna Stop TTIP/Stop CETA che spiega:

“La decisione arriva da un Movimento che ha chiesto il voto dei suoi elettori, con il patto pre-elettorale #NoCETA #Nontratto impegnandosi, a bocciare il CETA, a respingere accordi che non siano preceduti da dettagliate valutazioni d’impatto economico, sociale e ambientale a livello europeo, nazionale e globale e da verifiche altrettanto severe sul loro impatto ex post per correggerne i potenziali effetti negativi, ma soprattutto a rifiutare accordi negoziati senza un’adeguata e trasparente partecipazione dei cittadini e dei loro rappresentanti e delle loro organizzazioni, a partire dagli eletti nei Parlamenti europeo, nazionali e nelle Autorità locali, a garanzia dell’obiettivo che le politiche commerciali privilegino l’interesse generale e non quello di potenti lobbies economiche”.

“Cosa che – continuano i sostenitori della campagna - non è senz’altro avvenuta perché il ministro Di Maio, spiace rilevarlo, unico tra i suoi predecessori, ha proceduto alla firma senza neppure convocare il Tavolo istituzionale di confronto sui negoziati commerciali con cui il MISE, da dopo la Ministeriale della WTO di Seattle del 1999 riunisce insieme categorie, sindacati e società civile, quantomeno, per informarli delle intenzioni del Governo italiano”.

Secondo Greenpeace con la firma del Jefca verrebbero meno alcuni dei dieci principi per gli accordi sul commercio che l’Unione europea si è impegnata a seguire. Ovvero: trasparenza, sostenibilità, coerenza con gli accordi multilaterali, principio di precauzione, migliorare gli standard ambientali e sociali, impatto della produzione, accesso giusto ed equo alla giustizia, cooperazione regolatoria, protezione delle economie del Sud del mondo e valutazione indipendente.

Perché dire NO al Jefta

Il Jefta è un trattato di liberalizzazione degli scambi tra Ue e Giappone ed è stato negoziato in assoluta segretezza (leggibile solo grazie al Leak di Greenpeace) al pari del CETA e presenta esattamente le stesse criticità, semplificando di fatto il commercio tra le due parti anche su questioni che riguardano le competenze nazionali come appalti pubblici, agricoltura, sicurezza alimentare, servizi, investimenti, commercio elettronico.

Limita poi la capacità degli Stati europei di controllare le importazioni giapponesi di alimenti e mangimi, sottovalutando il fatto che il Giappone è il paese con il più grande numero di colture ogm autorizzate al mondo.

Ancora, preoccupazioni per le eccellenze del made in Italy, Dop, Igp, Doc che così come per il CETA, solo alcune denominazione saranno protette ma saranno più a rischio contraffazione. Per questo, il Jefta al pari del TTIP e del CETA, viene definito come un accordo tossico, che mette in pericolo l’ambiente e la salute dei cittadini, oltre che la sovranità dei paesi.

Jefta: le criticità per il settore agroalimentare

Le principali criticità del Jefta sono sintetizzate dalla campagna Stop TTIP/Stop CETA:

1) Indicazioni geografiche

Il trattato va a proteggere solo 18 Indicazioni geografiche italiane agroalimentari e 28 vini e alcolici, su un totale di 205. Si prevede la coesistenza per asiago, fontina e gorgonzola per sette anni. Durante questo periodo l’utilizzo dei nomi deve essere accompagnato dall’indicazione dell’origine in etichetta. Grana padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valpadana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella Bologna: per queste IG viene garantita la protezione del nome complessivo ma non quella dei termini individuali (ad es. Grana; Romano, mortadella, pecorino, mozzarella, ecc.). Per quanto riguarda il “PARMESAN” sarà possibile continuare ad utilizzare tale termine e registrare marchi che lo contengono, a patto che il suo utilizzo non induca in errore il pubblico rispetto all’origine del prodotto (esattamente come nel CETA).

2) Prodotti trasformati

Per i prodotti alimentari e i prodotti agricoli trasformati questo accordo autorizzerà la completa liberalizzazione di prodotti chiave come la pasta (in 10 anni), cioccolatini (10 anni), preparato di pomodoro e salsa (5 anni), ecc.

3) Ogm

Il JEFTA limiterebbe ulteriormente la capacità dell'UE e degli stati membri di controllare le importazioni giapponesi di alimenti e mangimi (articolo 6.7, in particolare 6.7.4), anche se ci sono in Europa già casi documentati di infrazioni consistenti alle normative anti-ogm. Ultimo il caso francese che ha interessato anche l’Italia. A livello mondiale, il Giappone è il paese con la maggior parte delle colture Ogm approvate sia per alimenti che per mangimi animali, e quindi il rischio di contaminazioni, in presenza di un trattato che abbatte il numero di controlli alle frontiere d’arrivo, sarebbe innegabile.

4) E-commerce

Il capitolo del JEFTA sull'e-commerce (Capitolo 8) contiene regole che limitano la capacità di regolare i flussi di dati e
quindi di regolamentare le società transnazionali il cui modello di business dipende dai dati. Queste regole
oltrepassano i limiti già labili inclusi nel CETA. Non è inoltre garantita la completa esclusione dei dati personali dal
commercio bilaterale.

5) Sviluppo sostenibile e lavoro

Il capitolo commercio e sviluppo sostenibile del JEFTA (capitolo 16), che contiene gli impegni non vincolanti delle
parti rispetto ai temi dell’ambiente e del lavoro, è ancora più debole di quello deò CETA. Il Giappone inoltre non ha
ratificato due delle otto convenzioni fondamentali dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Cosa succede adesso

L’Intergruppo Parlamentare No CETA, costituitosi la scorsa legislatura e composto da deputati e senatori di tutti gli schieramenti, ha chiesto pubblicamente al Vice presidente del Consiglio e Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di far sospendere la firma del Trattato UE-Giappone (JEFTA) e di riferire in Parlamento su un via libera rilasciato senza adeguata consultazione del Parlamento. La Campagna Stop TTIP/Stop CETA si associa alla richiesta e rilancia la proposta di un incontro con il Ministro per ribadire le proprie preoccupazioni sugli effetti a catena di una eventuale approvazione del Jefta.

"Chiediamo al Vice Presidente Di Maio di impegnare il Governo Italiano a intervenire per far sospendere la firma tra Commissione Europea e Governo giapponese, prevista per il 17 luglio, e a riferire al più presto in Parlamento al fine di consentire, nella trasparenza di una discussione pubblica, la definizione di un mandato chiaro al governo".

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Dominella Trunfio

L'Era Solare è l’argomento di dibattito ai Colloqui di Dobbiaco

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Published in: Eventi & Iniziative

Tra i temi che verranno trattati durante il laboratorio, non mancheranno la transizione energetica in Italia e Germania, quindi i movimenti sociali contro il carbone, il metano, il petrolio e il confronto tra i progetti più innovativi per una rivoluzione energetica.

Tra pochi mesi, durante l’annuale laboratorio ai Colloqui di Dobbiaco, che si terrà ancora una volta nell’Alta Pusteria dal 28 al 30 settembre, si parlerà dell’Era Solare e di tutte le possibili soluzioni per una svolta ecologica. Non solo, tuttavia, soluzioni teoriche, ma proposte di cambiamento concrete, dal momento che in Italia (e non solo) gli investimenti nelle energie rinnovabili superano quelli nelle centrali elettriche a combustibili fossili.

Partendo, quindi, dalle innovazioni tecnologiche nell’eolico, nel fotovoltaico e nelle bioenergie, si discuteranno le opzioni politiche, le alternative infrastrutturali della transizione energetica e i conflitti che già animano gli inizi dell'Età Solare.

Un ampio spazio verrà riservato ai movimenti sociali contro il carbone, il metano e il petrolio, con Marica Di Pierri, portavoce dell'associazione A Sud, e agli esempi di innovazione sorti in Svizzera, Austria e Germania, come il caso del Comune di Zurigo o le analisi legate alla figura del “prosumer” - cittadino digitale “produttore e consumatore” - proposte dall'Istituto per la ricerca economia ecologica di Berlino.

La transizione verso l'Era Solare è da tempo al centro di conferenze internazionali. Tuttavia, nonostante l’ampio spazio dedicato all’argomento, è cresciuto il divario tra realtà e retorica, con le emissioni globali di CO2 che, nel 2017, hanno raggiunto il loro picco.

Per consultare il programma completo e per iscriversi basta cliccare qui. 

Ecco qual è il colore più antico del mondo, parola degli scienziati

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Published in: Natura & Biodiversità

La scoperta è stata fatta da Nur Gueneli, una dottoranda dell’Università nazionale dell’Australia a Canberra, che ha isolato un frammento di pigmento naturale fossile, risalente a un miliardo e centomila anni fa, da una roccia sedimentaria sepolta nelle profondità del deserto del Sahara, in Mauritania.

“I pigmenti rosa brillanti sono molecole fossili della clorofilla prodotta da cianobatteri, antichi organismi fotosintetici che abitavano un oceano scomparso da tempo”, si legge nello studio.

Il rosa brillante, per intenderci, è il colore dei fenicotteri, o delle gomme da masticare.

La pietra era stata ritrovata da una compagnia petrolifera e da 10 anni è oggetto di ricerca. Secondo il team guidato dal professor Jochen Brocks dell'Australian National University, quello scoperto è il colore biologico più antico del mondo.

Il pigmento estratto dal fossile è riconducibile a un organismo vivente e si è conservato proprio come avrebbe fatto quello della pelle di un tirannosauro in perfette condizioni. Si tratta di una scoperta importante perché dà la prova dell'esistenza della fotosintesi fin da tempi remotissimi e perché l'analisi dei composti indica che in questo processo si sono persi alcuni elementi nutritivi, il che spiega perché gli animali hanno impiegato così tanto tempo a comparire nel registro evolutivo.

Le ricerche precedenti avevano individuato fossili contenenti pigmenti anche più antichi di 600 milioni di anni, ma non sono mai state ritenute affidabili, adesso il ritrovamento in Mauritania, rivoluziona un po’ tutto.

Il rosa brillante è stato prodotto infatti da cianobatteri, organismi al gradino più basso della catena alimentare. Al loro posto oggi ci sono delle microscopiche alghe, che però secondo gli scienziati, sono 100 volte più grandi dei cianobatteri.

“Per alimentare grandi creature ci vogliono organismi più grandi di questi: 1,1 miliardi di anni fa non c'era cibo per animali più grandi. Questo risolve un'antica questione", conclude lo studio.

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Dominella Trunfio

Foto: ANU

Zanardi lancia la bici per le persone amputate che si guida in ginocchio

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Published in: Sport & Tempo Libero

A presentare il progetto che unisce sport e reinserimento sociale sono stati Alex Zanardi e i vertici dell'Inail.

Il prototipo con posizione inginocchiata è adattabile alle necessità di atleti diversi. Il sedile infatti verrà adattato alle caratteristiche antropometriche di chi lo occupa.

Se il paraciclismo praticato in assetto sdraiato da persone affette da para e tetraplegia, infatti, è ormai un’attività consolidata, non lo è l’utilizzo di handbike da parte di chi ha subito un'amputazione, una novità recente in Italia trainata soprattutto dall'esempio e dai risultati ottenuti da Alex Zanardi.

Nato dalla collaborazione tra il Centro Protesi di Vigorso di Budrio e il campione paralimpico, con la sua società sportiva “Obiettivo 3”, il progetto “Handbike Kneeler” prevede, lo sviluppo dell'handbike a partire da un prototipo completamente regolabile e quindi adattabile alle necessità di atleti per statura, taglia o disabilità.

È stata proprio l'esperienza in prima persona vissuta dallo sportivo in quest'ambito ad averlo spunto a mettere a frutto queste conoscenze per la realizzazione di una handbike con accorgimenti particolari, in grado di soddisfare alcuni importanti requisiti: design specifico per l’amputato in posizione cosiddetta “seduta” o “inginocchiata”, adattabilità del sedile-schienale alle caratteristiche antropometriche della persona amputata grazie a gusci riempibili (tecnica additiva), personalizzabile alle varie posture previste per lo svolgimento del gesto sportivo, leggerezza e utilizzabilità anche da parte di altri utenti, cambiando il sedile.

Il primo a sperimentare il prototipo sarà proprio Zanardi, che farà anche da tutor per i tecnici del Centro Protesi e da testimonial di questa nuova disciplina per gli assistiti amputati.

“Sul mercato non esiste un mezzo così. Il mio percorso riabilitativo è iniziato a Budrio e qui ho lasciato tanti amici – ha detto il campione paralimpico – Insieme a loro abbiamo sviluppato un progetto per diffondere il paraciclismo in modo più ampio, perché tante persone lo praticano con l’handbike in posizione sdraiata pur avendo le capacità per farlo in modo diverso, ovvero come faccio io, in posizione inginocchiata. Sul mercato, però, non esiste un mezzo per rispondere a queste esigenze”.

Una bellissima iniziativa che permetterà a chi ha subito un'amputazione di tornare a fare sport.

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Francesca Mancuso

handbike

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A presentare il progetto che unisce sport e reinserimento sociale sono stati Alex Zanardi e i vertici dell'Inail.

Il prototipo con posizione inginocchiata è adattabile alle necessità di atleti diversi. Il sedile infatti verrà adattato alle caratteristiche antropometriche di chi lo occupa.

Se il paraciclismo praticato in assetto sdraiato da persone affette da para e tetraplegia, infatti, è ormai un’attività consolidata, non lo è l’utilizzo di handbike da parte di chi ha subito un'amputazione, una novità recente in Italia trainata soprattutto dall'esempio e dai risultati ottenuti da Alex Zanardi.

Nato dalla collaborazione tra il Centro Protesi di Vigorso di Budrio e il campione paralimpico, con la sua società sportiva “Obiettivo 3”, il progetto “Handbike Kneeler” prevede, lo sviluppo dell'handbike a partire da un prototipo completamente regolabile e quindi funzionale alle necessità di atleti diversi per statura, taglia o disabilità.

È stata proprio l'esperienza in prima persona vissuta dallo sportivo in quest'ambito, ad averlo spunto a mettere a frutto queste conoscenze per la realizzazione di una handbike con accorgimenti particolari, in grado di soddisfare alcuni importanti requisiti: design specifico per l’amputato in posizione cosiddetta “seduta” o “inginocchiata”, adattabilità del sedile-schienale alle caratteristiche antropometriche della persona amputata grazie a gusci riempibili (tecnica additiva), personalizzabile alle varie posture previste per lo svolgimento del gesto sportivo, leggerezza e utilizzabilità anche da parte di altri utenti, cambiando il sedile.

Il primo a sperimentare il prototipo sarà proprio Zanardi, che farà anche da tutor per i tecnici del Centro Protesi e da testimonial di questa nuova disciplina per gli assistiti amputati.

“Sul mercato non esiste un mezzo così. Il mio percorso riabilitativo è iniziato a Budrio e qui ho lasciato tanti amici – ha detto il campione paralimpico – Insieme a loro abbiamo sviluppato un progetto per diffondere il paraciclismo in modo più ampio, perché tante persone lo praticano con l’handbike in posizione sdraiata pur avendo le capacità per farlo in modo diverso, ovvero come faccio io, in posizione inginocchiata. Sul mercato, però, non esiste un mezzo per rispondere a queste esigenze”.

Una bellissima iniziativa che permetterà a chi ha subito un'amputazione di tornare a fare sport.

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Francesca Mancuso

Pavone: leggenda, significato simbolico e perché fa la ruota

GreenMe -

Published in: Mente & Emozioni

Secondo la leggenda, i colori cangianti delle penne della coda si spiegavano con la capacità di tramutare il veleno in sostanza solare, mentre gli occhi erano considerati simbolo dell’onniscienza di Dio. Se nella religione cristiana simboleggiava l’immortalità, a partire dal Medioevo il pavone ha iniziato a simboleggia la vanità e il lusso.
Scopriamo di più su questo splendido animale.

La leggenda sul pavone

Secondo la leggenda, Zeus si era invaghito di Io, giovane e bella sacerdotessa di Era Argiva, così scatenando le ire della divina e gelosa consorte. Per sottrarla alle sue vendette, Zeus tramutò Io in una splendente giovenca ma Era pretese - quale dimostrazione di fedeltà - che ella le venisse consacrata, e la pose sotto la custodia di Argo dai Cento Occhi.

Era questi un discendente di Zeus, dotato di forza prodigiosa, ma soprattutto capace di vedere in tutte le direzioni e di dormire con gli occhi chiusi a metà. Per restituire la libertà alla sua amata, Zeus incaricò Ermes di neutralizzare Argo: secondo una versione Ermes lo uccise, oppure lo addormentò con il suono del flauto di Pan o con il la sua bacchetta divina. In segno di riconoscenza per l'aiuto comunque ricevuto, Era immortalò Argo nella costellazione del Pavone, collocando i suoi cento occhi sulle piume dell'uccello a lei sacro.

La leggenda Sufi sul pavone

Il mito narra che un giovane di nome Adi il Calcolatore partì alla ricerca della conoscenza superiore. Il suo maestro gli suggerì di andare a sud e di cercare il significato del Pavone e del Serpente. Dopo un lungo viaggio Adi giunse in Iraq dove incontrò proprio questi due animali che discutevano dei rispettivi meriti.

Il pavone diceva di essere il più importante e di simboleggiare l’aspirazione, la bellezza celestiale, la conoscenza delle realtà superiori celate all’essere umano comune. Il serpente d’altra parte affermava di simboleggiare le stesse cose e di aiutare l’uomo a ricordarsi di se stesso.

Il pavone non ne era convinto e accusava il serpente di essere pericoloso e dissimulatore, caratteristiche che in effetti gli appartenevano e che erano le sue peculiarità “umane”. Ma il serpente replicò che oltre a quei difetti, aveva anche tante qualità. Inoltre disse al pavone che anche lui era vanitoso, paffuto e con un grido stridulo, zampe grandi e piume eccessive.

Adi dopo aver ascoltato il battibecco, li fermò e disse loro che non avevano totalmente ragione ma che escludendo le loro preoccupazioni personali, insieme rappresentavano un messaggio per l’umanità. Adi affermò che l’uomo assomiglia al serpente nel suo strisciare a terra nonostante sia dotato delle capacità di innalzarsi al cielo come l’uccello.

Sono la sua avidità e il suo egoismo a impedirglielo perché quando tenta di elevarsi diventa eccessivamente orgoglioso come il pavone. Il pavone cela le potenzialità dell’uomo non realizzate totalmente mentre la lucentezza del serpente rappresenta la possibilità della bellezza.

Una Voce si aggiunse alle considerazioni di Adi affermando che le due creature sono dotate di vita, un fattore determinante:

“Litigano perché ognuna si è accontentata del proprio modo di vita, pensando che costituisse la realizzazione di uno status reale. Tuttavia, una custodisce dei tesori, ma non può attingervi. L’altra riflette la bellezza, che in se stessa è un tesoro, ma non può servirsene per trasformarsi. Benché non abbiano approfittato di ciò che è stato loro offerto, ne sono pur sempre un simbolo, per coloro che sanno vedere e sentire”.

Pavone: simbologia

Il pavone simboleggia la longevità, l’amore, ma anche la primavera e la rinascita. Come sappiamo è anche noto come l’uccello dai cento occhi, quelli del suo piumaggio che rappresentano le stelle, l'universo, il sole, la luna. I Romani lo chiamavano "uccello di Giunone" perché accompagnava nell'aldilà le anime delle imperatrici e simboleggiava la regalità, la bellezza e l'immortalità.

In generale, il pavone è simbolo del cambiamento in positivo poiché questi uccelli si cibano dei giovani cobra e dei serpenti velenosi, riuscendo ad ingerire i veleni senza risentirne. Ancora, in Tibet il pavone bianco, rappresenta la perfezione spirituale e la completa purezza mentale. Infine, il pavone è anche un simbolo di vanità, non a caso si usa l’espressione ‘pavoneggiarsi’.

Pavone: perché fa la ruota

Perché il pavone fa la ruota con la coda? La risposta è molto più semplice di quel che si pensi. Nella stagione dell’accoppiamento è una forma di corteggiamento per impressionare la femmina. Grazie all’ampia coda a ventaglio ricoperta d’occhi, il pavone ottiene la sua attenzione.

Ma la ruota serve anche come arma di difesa in caso di predatori: serve a disorientare il nemico aumentando le dimensioni e mostrandosi più pericoloso. Per questo, richiama l'identità sostanziale di tutte le manifestazioni, ma nello stesso tempo la loro fragilità, poiché esse appaiono e scompaiono così rapidamente come il pavone mostra la ruota e la richiude.

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Dominella Trunfio

In Italia l’abito fa sempre il monaco e la moda ci spilla soldi

Il Cambiamento - feed -

Per apparire si fa qualsiasi cosa e per un selfie la gente si ammazza letteralmente, cadendo da burroni o facendosi travolgere da auto o treni. L’apparenza quindi è sempre più importante, ormai siamo circondati ovunque da telecamere, fotocamere, video e schermi. E se la vita diventa apparenza, ecco trionfare stilisti ed esperti di moda che sono portati in palmo di mano dalle star e fanno soldi a palate.

Dal mais al fiocco: ecco come la lavorazione elimina i nutrienti anti-cancro

GreenMe -

Published in: Altri alimenti

Lo hanno rivelato due nuovi studi condotti dagli scienziati dell'Università dell'Illinois, secondo cui anche quando i cereali sono ad alto contenuto di vitamine e composti fenolici che fanno bene alla salute, la lavorazione può privare il prodotto finale di questi nutrienti.

Ed è quello che accade agli acidi fenolici (una classe di polifenoli) contenuti nel mais e importanti per tenere lontano il cancro, ma in gran parte perduti dopo che il mais viene cotto con zucchero e vitamine per produrre i corn flakes.

Il team di ricerca ha prodotto corn flakes da 19 genotipi di mais che variavano in contenuto fenolico. Gli scienziati volevano dimostrare se l'acido ferulico più elevato e il contenuto di acido p-courmarico dei chicchi di mais si traducessero in concentrazioni più elevate degli acidi fenolici nel prodotto finale.

"Quello che abbiamo scoperto non è una buona notizia, ma è interessante. Indipendentemente dalla concentrazione nel mais all'inizio, il processo di macinazione a secco rimuove la maggior parte dei fenoli", ha detto Carrie Butts-Wilmsmeyer, autrice principale dei due studi.

I composti fenolici nel mais sono principalmente concentrati nella crusca o nella copertura esterna del chicco, che viene rimosso nei primi stadi del processo di macinazione a secco.

Nonostante il risultato tutt'altro che rassicurante, gli studi rappresentano importanti passi in avanti per i ricercatori e l'industria alimentare.

"Possiamo iniziare a capire come cambiare il processo per recuperare questi composti nel prodotto finale", prosegue Martin Bohn, co-autore degli studi.

Sebbene i fenolici non siano arrivati al prodotto finale, non sono stati persi del tutto.

"Dobbiamo concentrarci sulla crusca e altri prodotti 'di scarto. È possibile estrarre questi composti e fortificare il cibo utilizzandoli. I fenoli sono ancora nei presenti nei co-prodotti e penso che potremmo effettivamente recuperarli e aggiungerli al prodotto finale" secondo Bohn.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry.

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Francesca Mancuso

Bottiglie di plastica al sole: provocano davvero il cancro al seno? Facciamo chiarezza

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Published in: Acqua

 In questi giorni circola di nuovo su Whatsapp una fake news, secondo cui il "se lasciate la vostra bottiglia di plastica con acqua in macchina durante i giorni caldi e bevete l'acqua dopo che è stata riscaldata, correte il rischio di sviluppare il cancro al seno",

L'esposizione al sole causa reazioni cancerogene. Cosa c'è di vero?

Secondo Massimo Di Maio, direttore dell’Oncologia all’Ospedale Mauriziano di Torino, non c’è alcuna dimostrazione scientifica di questo rischio.

"Anche negli esperimenti più 'estremi', in cui le bottiglie sono state riscaldate per molte ore, la quantità di sostanze rilasciate nell’acqua è risultata di gran lunga inferiore ai limiti ritenuti sicuri per la salute".

Secondo uno studio, condotto da Plasticsinfo.org, il PET (polietilene tereftalato), ossia la plastica usata per le bottigliette morbide e trasparenti, è inerte e non rilascia nulla che possa favorire il cancro, neanche dopo l'esposizione al sole perché le eventuali molecole rilasciate sono presenti in dosi irrisorie.

"Il presunto rischio di tumore al seno nasce dal fatto che alcune delle sostanze contenute nelle bottiglie di plastica che vengono “rilasciate” dopo intenso riscaldamento sono considerate in grado di modificare i livelli e l’attività degli ormoni nel corpo, ma - anche in questo caso - le quantità ragionevolmente presenti nell’acqua sono molto più basse di quelle potenzialmente pericolose. Ovviamente, per ridurre ancora di più un rischio che appare già trascurabile, conviene rispettare il consiglio di non lasciare le bottiglie troppo tempo al sole. Una ragionevole prudenza" spiega Di Maio.

Pericolo BPA

Allora possiamo stare tranquilli? Anche no perché è, invece, stato ampiamente dimostrato che la plastica a contatto con il calore rilasci sostanze pericolose per la salute come BPA e BPS noti interferenti endocrini che non provocano direttamente il cancro, ma sono tutt'altro che benefiche. Tanto da essere vietate in tutta Europa dai biberon per bambini, ma che continuano ad essere presenti in molti prodotti in plastica, tra cui le bottiglie.

Secondo Healthtalk.com, questi contenitori e quelli che utilizzano resine epossidiche (per esempio le lattine di cibo) rilasciano il bisfenolo A. Il BPA è infatti il componente principale del policarbonato, la plastica dura e trasparente usata anche per fabbricare bottiglie d'acqua e contenitori per alimenti. 

Secondo uno studio condotto dall'Università della Florida, le bottiglie d'acqua in PET, una volta riscaldate rilascia l'antimonio e bisfenolo A (BPA).

Anche se la Food and Drug Administration degli Stati Uniti sostiene che bassi livelli di BPA non siano preccupanti per la salute, si continua a indagare sull'impatto di questa sostanza chimica.

La professoressa di scienze del suolo e dell'acqua dell'Università della Florida, Lena Ma, ha guidato il gruppo di ricerca che ha studiato prodotti chimici rilasciati da 16 marchi di acqua in bottiglia conservati a 158 gradi Fahrenheit (70°C) per 4 settimane, lo "scenario peggiore" per il consumo umano. Lo studio ha rilevato che mano a mano che le bottiglie si riscaldavano, i livelli di antimonio e BPA aumentavano.

A 70°C, le concentrazioni di antimonio sono aumentate fino a 319 volte maggiori rispetto ai livelli nella condizione frigorifero. Il livello più alto è stato misurato con 0,00026 milligrammi per litro di acqua, ancora inferiore al limite legale dell'EPA di 0,0006 milligrammi per litro d'acqua potabile. Tuttavia, altri paesi, come il Giappone, hanno fissato limiti più severi sulla sostanza.

Dei 16 marchi, solo uno era riuscito a superare lo standard EPA per antimonio e BPA. E l'antimonio è considerato cancerogeno dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC).

Una cosa su tutte dovrebbe far riflettere. Conservare all'aperto l'acqua minerale contenuta in bottiglie di plastica destinate alla vendita è reato perché le proprietà organolettiche possono essere alterate. Lo ha deciso una sentenza di qualche anno fa della Corte di cassazione, che ha rigettato il ricorso di due grossisti condannati per aver tenuto confezioni di acqua esposte ai raggi solari e alla polvere.

Proprio nei giorni scorsi, a Bologna i Carabinieri del NAS hanno sequestrato 3600 bottiglie di acqua minerale conservate sotto il sole, segnalando il responsabile di un supermercato all’Autorità Giudiziaria e accusandolo di aver tenuto l’acqua in bottiglia, destinata alla vendita in cattivo stato di conservazione. Un motivo ci sarà.

Dunque il nostro consiglio è non alimentare questo tipo di catene allarmistiche, ma comunque evitare di consumare acqua lasciata a scaldare al sole, ma anche di riutilizzare il meno possibile le bottiglie di plastica e dotarsi di borracce in vetro, acciaio, alluminio o BPA free

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Francesca Mancuso

Clistopyga crassicaudata, la nuova specie di vespa con un mega pungiglione

GreenMe -

Published in: Animali

Il nuovo insetto, chiamato Clistopyga crassicaudata, si trova nella zona di transizione estremamente diversificata tra le Ande e la foresta pluviale amazzonica e usa l'enorme pungiglione sia per deporre le uova che per iniettare il proprio veleno, paralizzando le proprie vittime.

I ricercatori dell'Unità di Biodiversità dell'Università di Turku negli ultimi anni hanno scoperto e descritto diverse nuove specie animali provenienti da tutto il mondo, in particolare dall'Amazzonia. Molti di essi hanno caratteristiche e abitudini insolite. Nel loro ultimo studio, in collaborazione con i colleghi provenienti da Colombia, Spagna e Venezuela, gli scienziati hanno scoperto questa nuova specie di vespe.

Un pungiglione pauroso e speciale

Il pungiglione della nuova vespa parassitaide non è solo lungo ma anche molto più largo rispetto a quello delle altre simili. Tutte le vespe, come api e calabroni, hanno un pungiglione per iniettare il veleno o deporre le uova. Le vespe parassitoidi di solito ne hanno uno lungo e ovopositore (l'organo di cui sono dotate le femmine per deporre le uova) utile per raggiungere gli animali ospiti che vivono all'interno di un albero, ad esempio. Con l'ovopositore, l'uovo è posto sopra o all'interno dell'ospite e, poiché funziona anche come pungiglione, la vespa femmina può iniettare veleno nell'ospite per paralizzarlo.

"Ho studiato parassiti tropicali per tanto tempo ma non ho mai visto niente del genere. Il pungiglione sembra un'arma feroce" ha detto il prof. Ilari E. Sääksjärvi.

Così si comporta la nuova vespa scoperta tra gli esemplari di insetti osservati nella foresta pluviale delle pianure amazzoniche. Le specie parassitoidi recentemente descritte appartengono al raro genere Clistopyga specializzato nella deposizione delle uova in ragni o sacche di uova di ragno. Le vespe cercano i ragni che vivono nei nidi e li paralizzano con una rapida iniezione di veleno. A quel punto, la vespa femmina depone le uova sul ragno paralizzato e la larva si nutri di esso, delle sue eventuali uova e addirittura dei piccoli.

Non si sa con certezza quale ragno preferisca questa specie di vespe. Secondo gli scienziati finlandesi, il pungiglione gigante è molto probabilmente anche uno strumento altamente sofisticato, "ma sfortunatamente possiamo solo ipotizzare il suo scopo".

Preziose vespe

Il gruppo di ricerca dell'Unità di Biodiversità sta attualmente richiedendo finanziamenti per nuovi studi sul campo, per cercare altre vespe parassitiche nell'Amazzonia occidentale. Esse infatti aiutano anche a conservare le foreste pluviali in via di estinzione.

"Specie belle ed eccitanti con strane abitudini catturano l'attenzione delle persone e sottolineano l'importanza di salvaguardare gli ecosistemi vulnerabili" conclude Sääksjärvi.

La Natura non finirà mai di stupirci.

Lo studio è stato pubblicato su Zootaxa.

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Francesca Mancuso

Jacinda Arden, cosa ha fatto la premier donna più giovane del mondo 2 giorni dopo aver partorito

GreenMe -

Published in: Buone pratiche & Case-History

Sono molti i motivi per cui la Ardern fa notizia, in primis per come ha gestito la gravidanza e la maternità, cioè senza che queste interferissero con il suo lavoro, come un fatto del tutto naturale e dell'essere donna (in carriera).

Ma Jacinda, che ha 37 anni, è anche tra i più giovani capi di governo del mondo, e soprattutto, la prima donna in assoluto ad aver partorito mentre ricopre il ruolo di primo ministro da 30 anni a questa parte (prima di lei solo l’ex primo ministro pakistano Benazir Bhutto nel 1990).

Due giorni dopo la nascita della sua bambina Neve te aroha (te aroha in maori significa ‘l’amore’), nome scelto tra i tanti che gli sono stati indicati (su sua richiesta) dalle varie tribù del paese, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha annunciato nuovi finanziamenti alle famiglie da parte dello Stato. E lo ha fatto con la sua bimba in braccio dal divano di casa. Perché il mondo si evolve e con le nuove tecnologie tutto si può, anche collegarsi in rete e parlare con la nazione di cui si è alla guida. Con un fagottino in braccio.

Il pacchetto famiglie era una parte fondamentale delle promesse elettorali di Ardern, quindi solo una coincidenza quella che sia stato annunciato subito dopo il parto. L’obiettivo della premier è quello di rendere la Nuova Zelanda "il miglior paese al mondo dove far crescere la famiglia", oltre a voler intervenire sui livelli di povertà entro il 2020.

Mentre culla la sua bambina, Ardern spiega che i bambini nati a partire dal primo luglio potranno beneficiare di un aiuto pari a 60 dollari a settimana per il primo anno di vita, ma in base al reddito il supporto potrà esserci fino al compimento dei tre anni.

Il video dell’annuncio ha fatto il giro del mondo, la stragrande maggioranza dei commenti è più che positiva.

"Un primo ministro che tiene la sua bambina avvolta in una coperta, ma non smette di pensare al nostro Paese”, scrive un utente su Facebook.

Durante la diretta, la premier Ardern ha risposto in tempo reale mostrando anche tutto il lato umano della situazione e scherzando su:

“Sto davvero bene grazie, lo giuro. Non sono truccata, quindi è per quello che ho un po’ più di borse del solito sotto gli occhi, ma stiamo andando alla grande”.

Che dire, speriamo che l'esempio venga seguito anche in Italia dove spesso ci si lamenta della bassa natalità, ma concretamente poi poco si pensa al sostegno alle famiglie con figli.

Le donne in Italia, infatti, diventano madri sempre più tardi e rinunciano sempre più spesso alla carriera professionale quando si tratta di dover scegliere tra lavoro e impegni familiari, come emerso di recente dal rapporto "Le Equilibriste. La maternità in Italia" di Save the Children.

E invece la premier neozelandese ha dato più soldi e più congedo parentale alle nuove mamme del suo Paese. 

Perché solo una mamma può capire le esigenze delle neomamme...

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Dominella Trunfio

Birra al glifosato: i marchi che contengono pesticidi secondo un'analisi francese

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Uno studio ampio, svolto da 60millions de Consommateurs che ha analizzato ben 45 birre scelte tra quelle più vendute nei supermercati francesi, con 39 bionde e 6 bianche. Al loro interno sono state cercate quasi 250 molecole di pesticidi.

Tre quarti delle birre testate (34 su 45) ne presentavano i residui. Non sono state risparmiate neanche le più famose. Non solo cattive notizie. Dai risultati, è emerso che sono state rilevate "solo" 4 molecole di pesticidi tra tutte quelle ricercate e per fortuna non in elevate quantità.

Tre di questi sono fungicidi (boscalid, phthalimide e folpet o folpel). La cattiva sorpresa c'è: il ritrovamento del glifosato, seppure in piccole quantità, in 25 birre.

Precedentemente fabbricato esclusivamente da Monsanto, l'erbicida commercializzato soprattutto tramite Roundup è molto usato in agricoltura. A marzo 2015, lo IARC lo ha classificato come "probabile cancerogeno" per l'uomo.

Eppure il suo utilizzo prosegue, anche grazie al via libera dell'Ue che ne ha permesso l'uso anche per i prossimi 5 anni.

Tornando allo studio francese, tra le birre, 22 presentavano livelli quantificabili di glifosato, che variavano da 0,41 microgrammi per litro (μg / l) della Grimbergen a 9,23 μg/l dell'Affligem. La media è stata di 1,93 μg/l.

Per quanto riguarda le 6 birre bianche, metà contengono livelli quantificabili di glifosato, con una media di 1,33 μg/l. La maggior parte di questi valori eccede il livello massimo consentito per l'acqua (0,1 μg / l) ma secondo il giornale non si può mettere a confronto con la birra, una bevanda non essenziale e ingerita in quantità decisamente minori.

"Abbiamo calcolato i volumi di birra che un adulto di 60 kg deve ingerire quotidianamente per superare la dose di assunzione giornaliera ammissibile (ADI) di glifosato, pari a 0,5 mg/kg di peso corporeo".

Secondo lo studio, anche con la birra più contaminata di glifosato (la bionda Affligem), sarebbe necessario berne quasi 2000 litri al giorno per superare la dose ammissibile.

"Il processo di birrificazione elimina alcuni possibili residui", ha detto Maxime Costilhes, delegato generale dell'associazione Brasseurs dalla Francia.

Il problema è più legato a esposizioni multiple al glifosato, visto che quest'ultimo ormai è presente in tutti gli alimenti o quasi.

Promosse! Le birre senza pesticidi

Per fortuna, dallo studio è emerso che 11 birre sono completamente prive di residui di pesticidi. Tra i promossi troviamo Heineken e Carlsberg. La Corona presenta un pesticida, il glifosato, ma è in seconda posizione tra quelle con le maggiori quantità di questo erbicida, pari a 2,44 μg/l mentre Stella Artois presenta glifosato in quantità pari a 1,35 μg/l.

Bocciate! Le birre con glifosato (e altri pesticidi)

Tra le peggiori troviamo la Leffe Royal, Cascade Ipa e la Guinness Nitro Ipa con addirittura 3 pesticidi ma quantità di glifosato rispettivamente pari a 0,76 e 0,57 μg/l.

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Siamo rimasti stupiti del fatto che diverse birre siano del tutto prive di pesticidi visto il largo uso che se ne fa in agricoltura. In ogni caso, il consiglio è quello di scegliere sempre birre bio, chiaramente non prese in esame nello studio.

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Francesca Mancuso

Coriandolo: l'erba dimenticata che aiuta a depurare dai metalli pesanti

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Conosciuto anche come “prezzemolo cinese”, il coriandolo è originario dell’Europa meridionale e del Medio Oriente e deve il suo nome dal greco koris "cimice" per via del particolare odore emanato dalla pianta fresca che ricorda, appunto, quello delle cimici verdi. La pianta può arrivare fino ai 70 metri di altezza, i fiori sono rosa-bianchi e riuniti in infiorescenze ad ombrella.  In antichità veniva così apprezzato da essere addirittura raffigurato sulle tombe egiziane. I Romani lo utilizzavano moltissimo per conservare i cibi, una volta pestato e miscelato con sale ed aceto.

Marco Gavio Apicio, un gastronomo e cuoco romano, aggiungeva il coriandolo in diverse pietanze per esaltarne il sapore. Plinio, uno scrittore romano, ne evidenziava invece le particolari virtù terapeutiche.

Ma questa che può considerarsi una delle più antiche spezie di cui si ha memoria, (presente in alcuni resti archeologici risalenti a più di 7000 anni fa) fu impiegata in passato anche come pianta medicinale in grado di far sparire il mal di testa e prevenire la febbre. 

Nel corso degli anni, l’impiego del coriandolo nell’ambiente culinario è venuto purtroppo sempre meno (soprattutto nel mondo occidentale), motivo per cui viene spesso identificato con l’appellativo di “erba dimenticata”. Tuttavia, il settore erboristico riconosce ad oggi diverse proprietà fitoterapiche del coriandolo ritenute benefiche per il nostro organismo in particolar modo quelle detox, in grado di disintossicare il corpo anche dai metalli pesanti come hanno dimostrato diverse ricerche scientifiche e come ha ribadito Dietrich Klinghardt nel suo libro sulla chelazione definendo il coriandolo "l'unico agente efficace nel mobilitare il mercurio immagazzinato nello spazio intracellulare e nel nucleo della cellula"

Coriandolo e metalli pesanti  

La  capacità di detossificare naturalmente l’organismo dai metalli pesanti del coriandolo è stata ampiamente dimostrato da diverse ricerche che hanno sottolineato la capacità di proteggere l'organismo dallo stress ossidativo indotto da piombo e altri metalli oltre che la loro rimozione dal corpo come sottolinea lo studio condotto dall'Heart Disease Foundation.

Per potenziare l’efficacia del coriandolo e favorire la completa espulsione dei metalli pesanti, è bene combinarlo con un altro agente naturale chelante in modo da evitare il processo di re-intossicazione assorbendo le tossine nel tratto intestinale. I due più noti e utilizzati sono la Zeolite e l’alga clorella. Entrambe sono in grado di eliminare i metalli pesanti attraverso l’intestino, una volta che il coriandolo ha provveduto a rimuoverli dai vari tessuti organici. Per quanto riguarda l'alga clorella si consiglia di controllare sempre la provenienza essendo prodotta su larga scala soprattutto in Giappone, nei pressi dell'area di Fukushima.

Come usare il coriandolo?

Semi, foglie ed estratto del coriandolo possono essere tutti utilizzati per favorire l’eliminazione dei metalli pesanti dal nostro organismo. In particolare:

  • Semi: da utilizzare nelle tisane, zuppe o come spezia (tritati).
  • Foglie fresche: da utilizzare come erba aromatica nelle insalate, infusi, creme, pesti o centrifugati.
  • Tintura madre: qualche goccia da frizionare sui polsi 2-3 volte al giorno. La posologia dipende dall’indicazione per cui viene somministrata la soluzione. Per i metalli pesanti andrebbe utilizzata una dose maggiore (circa 40 gocce) per via orale poco prima dei pasti. Per un'efficacia maggiore si consiglia di assumere 30 minuti prima dei pasti 1 cucchiaino di zeolite o 2 compresse di clorella. Si consiglia di iniziare il trattamento solo su supervisione di un erborista o naturopata esperto.
Depurarsi con il coriandolo: ricette

Oltre alla tintura, è possibile assumere il coriandolo anche inserendolo nella nostra dieta quotidiana attraverso infusi, tisane e ricette in cui valorizzarne le proprietà. Eccone alcune:

Infuso al coriandolo

L’infuso al coriandolo è una manna dal cielo per ripulire e disintossicare il nostro corpo! La ricetta è davvero molto semplice.

Ingredienti:

  • 1 mazzetto di foglie di coriandolo
  • Acqua (5 tazze)

Preparazione:

Tagliate i gambi così da poter utilizzare solamente le foglie. Unite le foglie di coriandolo con l’acqua all’interno di una pentola e portate ad ebollizione. Raggiunto il bollore, abbassate la fiamma al minimo e lasciate in infusione per 20 minuti. Trascorso il tempo necessario, versate il tutto in una tazza utilizzando un colino.

Pesto al coriandolo

La salsa al coriandolo è ideale per accompagnare le insalate di verdure fresche o per condire un piatto di pasta integrale.

Ingredienti:

  • 100 gr di foglie di coriandolo
  • 150 gr di olio evo
  • 40 gr di parmigiano
  • 25 gr di noci tritate
  • Sale q.b.
  • 1 spicchio d’aglio
  • Succo di mezzo limone

Preparazione:

Mettete in un frullatore tutti gli ingredienti e iniziate a frullare fino a raggiungere la consistenza desiderata. Se necessario versare un filo d’olio. Potete anche conservare il pesto in un vasetto di vetro chiuso ermeticamente avendo cura di riporlo in frigorifero per un massimo di 3/4 giorni.

Crema al coriandolo ed avocado

La crema al coriandolo ed avocado senza pomodoro, è una gustosa variante del classico guacamole.

Ingredienti:

  • 1 cucchiaio di foglie fresche di coriandolo e qualche rametto
  • 40 gr di avocado maturo
  • 300 gr di brodo vegetale tiepido
  • 4 cucchiai di olio evo
  • Succo di 1 limone
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.
  • Peperoncino q.b.

Preparazione:

Sbucciate e disossate l’avocado, tagliatelo a pezzetti e frullatelo insieme a tutti gli altri ingredienti. Raggiunta una bella consistenza cremosa potete servire.

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