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Field safety and effectiveness of new visceral leishmaniasis treatment regimens within public health facilities in Bihar, India

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Title: Field safety and effectiveness of new visceral leishmaniasis treatment regimens within public health facilities in Bihar, India Authors: Goyal, Vi; Mahajan, R; Pandey, K; Singh, SN; Singh, RS; Strub-Wourgaft, N; Alves, F; Rabi Das, VN; Topno, RK; Sharma, B; Balasegaram, M; Bern, C; Hightower, A; Rijal, S; Ellis, S; Sunyoto, T; Burza, S; Lima, N; Das, P; Alvar, J Abstract: In 2010, WHO recommended the use of new short-course treatment regimens in kala-azar elimination efforts for the Indian subcontinent. Although phase 3 studies have shown excellent results, there remains a lack of evidence on a wider treatment population and the safety and effectiveness of these regimens under field conditions.

“L’Italia è un’eccellenza mondiale”, parola di Silvia Vianello. E agli Italiani dice: ricominciate a sognare!

BuoneNotizie.it -

Già nella Forbes Top 100 Italian Women 2018, la vincitrice del Premio “Top Middle East Women Leader” è italiana e vive a Dubai, ma attenzione: Silvia Vianello non è affatto un cervello in fuga, come sottolinea lei stessa più volte. Le narrazioni sono fatte di filtri e un filtro è anche un luogo comune, ma dietro a ogni luogo comune c’è una storia. Silvia, riconosciuta tra le 100 donne più esperte del mondo digitale ed ex conduttrice di un programma del network di Sky, mi racconta la sua, nel corso di una lunga telefonata intercontinentale.

Sono nomade da tanto tempo. Prima di Dubai, ho vissuto a Parigi, a Houston e a New York. In Italia torno comunque più o meno due volte al mese per dare un contributo  raccontando cosa facciamo qui a Dubai. L’Italia rimane sempre il mio paese del cuore.

 

Docente e consulente strategico in marketing digitale, Silvia Vianello oggi dirige l’Innovation Center SPJain School of Global Management di Dubai. Il settore dell’innovazione, qui, va per la maggiore. La cosa che mi colpisce, di primo acchito, è il fatto che si tratti di un ambito principalmente maschile. Quando le chiedo se la cosa le abbia creato qualche difficoltà, Silvia mi dice di no. Tutt’altro, anzi. “Per i tanti uomini che lavorano in quest’ambito è così inusuale avere a che fare con una donna che in genere quando ne trovano una che magari ne sa addirittura più di loro, finiscono per appassionarsi. Anche sui palchi, durante i convegni, il fatto di essere donna in fondo ha sempre giocato a mio favore: spezza la monotonia. Certo, in altri settori le cose funzionano in modo diverso. Ho lavorato in Maserati come direttore marketing per 24 paesi e sì, posso dirti che il mondo dell’automotive – per una donna – è tutt’altro che semplice!

La verità è che la vita non è sempre una corsa a ostacoli. O meglio, gli ostacoli ci sono ma spesso e volentieri sono diversi da quelli conosciuti e tramandati dalla vulgata comune. Quando mi parla della sua esperienza all’estero, Silvia sottolinea più volte di non essere affatto scappata dal suo paese per mancanza di opportunità. “In Italia avevo non uno, ma tre lavori più che gratificanti: insegnavo in Bocconi, avevo una società di consulenza e tenevo un programma televisivo. Idem per quanto riguarda tanti italiani che oggi vivono a Dubai: non ce n’è uno che in Italia non avesse un lavoro ben pagato. La verità è che spesso ci si trasferisce all’estero per motivi diversi. Non esistono solo cervelli in fuga. Si va via anche per allargare i propri orizzonti, per avere nuovi stimoli e potenzialità di investimento. O per vivere una vita più semplice, in termini di tassazione per esempio. Per quanto riguarda il mio settore posso dirti che in Europa si parla molto di innovazione ma la si fa poco. A Dubai funziona esattamente al contrario.

Sul tema, si potrebbe aprire un capitolo infinito. La percezione comune – quando si parla di migrazioni – tende a essere limitata e a non considerare (o a sminuire) quel corposo fenomeno che è difficile classificare ma che di fatto è sempre esistito. Si emigra anche per libera scelta, non solo per necessità.

Ciò che è certo è che da lontano si acquisisce uno sguardo nuovo, un colpo d’occhio diverso sul proprio punto di partenza. Quando le chiedo come veda l’Italia a distanza Silvia mi risponde facendo riferimento soprattutto a barriere mentali e ad alcuni, consolidati luoghi comuni. “In Italia ho riscontrato spesso una forte resistenza al cambiamento. Basti pensare alla paura nei confronti della tecnologia, al timore che le innovazioni in questo campo possano rubarci posti di lavoro. La verità è molto diversa: le innovazioni tecnologiche non fanno che renderci più liberi, per esempio sollevandoci da attività che possono essere svolte dalle macchine, o garantendoci maggiore sicurezza. In linea di massima, per ogni lavoro sostituito da una macchina ci sono almeno tre nuovi lavori che nascono. Le rivoluzioni industriali sono una costante, non una novità e negli anni non hanno certo ucciso il mondo del lavoro. Lo hanno piuttosto cambiato.” Cosa, peraltro, ampiamente suffragata dai dati di uno studio di Deloitte pubblicato sul Guardian qualche anno fa.

Silvia oggi si impegna a dare alle persone strumenti utili, che le aiutino a cavalcare l’onda sullo sfondo di un mondo del lavoro in costante cambiamento. Il 31 ottobre sarà a Milano – al Talent Garden di via Calabiana – sui suoi social tiene consulenze gratuite. Tra una domanda e l’altra, l’idea che mi trasmette, è che trasferire esperienze e conoscenze, per lei sia una mission.

Ne approfitto per chiederle cosa serva oggi, al di là della pura e semplice disponibilità a cambiare. “Quello che ci impegniamo a fare, qui all’Innovation Center, è creare global citizen: cittadini globali. Quella è la chiave di tutto. Quello che serve è un radicale cambiamento di mentalità. Da noi, per esempio, non ti limiti a fare un master in un’unica città. Puoi fare  4 mesi a rotazione in ognuno dei nostri campus, tra Dubai, Singapore e Sidney con la possibilità di assimilare quello che è un vero e proprio mix di culture. C’è poi una seconda alternativa, per chi preferisce rimanere in loco: si tratta un’opzione online, percorribile grazie ad aule virtuali ad altissima tecnologia. Ti ho fatto questo esempio per darti un’idea del tipo di mentalità a cui alludo. Il cambiamento che serve va in buona parte in questa direzione.

E agli Italiani, cosa consiglia in questo momento? “Di tornare a sognare. Sì, davvero: sognate, ricominciate a farlo perché l’Italia è un’eccellenza mondiale. Non dobbiamo mai dimenticarlo.”

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West Bank: ‘imminent’ demolition of Palestinian village could be ‘war crime’ – ICC Prosecutor

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The Prosecutor mandated to oversee the Occupied Palestinian Territory for the International Criminal Court (ICC) stated on Wednesday that her office is keeping “a close eye” on the planned demolition of a Palestinian village in the West Bank by Israeli authorities, warning that, according to international law, it could constitute a “war crime”.

Viaggi spirituali: non solo mare in Sardegna

BuoneNotizie.it -

La Sardegna è una terra famosa per la bellezza delle sue spiagge e per l’importanza del proprio territorio a livello turistico. Si tratta di una delle due isole italiane, al pari della Sicilia, capace di convogliare ogni anno moltissime persone all’interno delle proprie località balneari e non solo. Ma forse non tutti sanno che la Sardegna si caratterizza anche per essere uno dei luoghi che conservano più percorsi legati alla religiosità cristiana. Un motivo in più per scoprire meglio l’isola in tutti i suoi aspetti, e magari aderire ad uno degli itinerari sacri.

Quale territorio meglio di quello sardo può racchiudere in un colpo solo la magnificenza dei paesaggi e l’introspezione, unita alla fatica fisica, di un cammino religioso? Il connubio è perfetto da queste parti, e si snoda attraverso una serie di località (paesini, siti archeologici, ma anche vaste radure) che vale la pena percorrere almeno una volta nella vita. D’altra parte, come diceva Italo Calvino: “il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi”, per cui evoluzione spirtuale e fisica devono necessariamente andare a braccetto in ogni singolo passo.

Sono molti i cammini religiosi presenti in Sardegna, alcuni con una grande storia alle spalle e altri più recenti. Inoltre ce ne sono alcuni che sono stati inseriti nel Registro Regionale dei Cammini religiosi, istituito nel 2012 dall’assessorato regionale al turismo, allo scopo di promuovere definitivamente il cammino religioso in Sardegna. Ecco quali sono.

Il cammino di San Giorgio Vescovo

Ispirato a un personaggio sardo storico, vissuto a Cagliari attorno all’anno mille, il  cammino di San Giorgio Vescovo ripercorre gli itinerari di evangelizzazione che hanno caratterizzato proprio San Giorgio Vescovo durante la sua esistenza.Le chiese a lui dedicate hanno fornito l’ispirazione per costituire il percorso che è stato tracciato in alcune tappe giornaliere facenti capo ciascuna ad uno dei piccoli paesi che attraversa. Il percorso si snoda lungo oltre 300 km che, partendo dalla città di Cagliari, tocca moltissime località care a San Giorgio Vescovo. Un itinerario davvero mozzafiato che permette di vivere un’esperienza fantastica sul piano umano e ambientale.

Il Cammino di Santu Jacu

Il Cammino di Santu Jacu (San Giacomo apostolo) è un percorso che comprende circa 30 comuni per oltre 1250km di estensione, con lo scopo di collegare le chiese parrocchiali dedicate all’apostolo Giacomo che sono collocate in diverse località della Sardegna. È stato pensato con 5 punti di partenza e/o di arrivo (Cagliari, Porto Torres, Olbia, Oristano, le isole del Sulcis) in considerazione del fatto che la Sardegna è un’Isola baricentrica per le vie marittime del Mediterraneo che portano alle mete più conosciute di pellegrinaggio (Francia, Spagna, Portogallo oppure Roma, Vicino Oriente e Gerusalemme).

Il Cammino Minerario di Santa Barbara

Qui siamo nella Sardegna sud occidentale, e più nello specifico in quel tratto di Sardegna che partendo dall’antica vita mineraria ci lascia in dote un patrimonio culturale di rilevanza internazionale.

Un percorso di sicuro fascino, che comprende territori meritevoli del  riconoscimento dell’UNESCO. Santa Barbara di Nicomedia, patrona dei minatori, rappresenta l’elemento unificante di questo Cammino. Un percorso lungo circa 400 km che attraversa le interessanti aree geografiche dell’Iglesiente, del Guspinese e del Sulcis. Si tratta di un itinerario che si caratterizza per alcune peculiarità che lo rendono diverso dagli altri: i tanti siti archeologici e i diversi musei dedicati alle miniere permettono a fruitori di toccare con mano le difficoltà della vita in miniera. A fare da contraltare a questo stato d’animo c’è un percorso in cui si possono ammirare stupendi scorci naturalistici, in cui manca del tutto il segno della presenza umana. Questo contrasto è alla base della scelta di inserire il cammino di Santa Barbara come l’unico cammino religioso sardo ad essere incluso nell’Atlante dei Cammini del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Il Cammino di Sant’Efisio

A differenza del Cammino di Santa Barbara, in cui la spiritualità è fortemente legata alla vita terrena, il Cammino di Sant’Efisio spicca senza dubbio per  laspetto legato alla devozione. Il percorso che in realtà è una processione che accompagna il simulacro del Santo, si snoda da Cagliari fino a Nora e ritorno. Lungo tutto l’itinerario ci sono alcune tappe molto interessanti e diverse tra loro come Giorgino, La maddalena spiaggia, Su Loi, Villa d’Orrì, Sarroch, Villa San Pietro, Pula e Nora.  Un percorso che si caratterizza per la presenza costante del mare, ma all’interno del quale spiccano anche tante altre bellezze paesaggistiche e archeologiche. La tradizione legata a questo cammino vuole che i pellegrini lo compiano più per chiedere una grazia (o sciogliere un voto) che per il classico viaggio introspettivo alla ricerca della fede.

Il riposo dopo il cammino: Santa Giusta e Santa Clara

Dopo un lungo cammino, che rigenera sul piano spirituale ma fiacca le energie, è necessario un lungo riposo. In Sardegna di certo non mancano le strutture adatte al relax, per chi desidera un struttura di alto livello suggeriamo di soggiornare in uno degli iGV Club presenti in Sardegna. Per la parte settentrionale dell’isola il consiglio è quello di recarsi all’iGV Club Santa Clara, mentre nella zona meridionale consigliamo una sosta all’iGV Club Santa Giusta. Entrambi incastonati in uno splendido scenario, i due villaggi offrono il giusto mix di relax e comfort.

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Viralità tossica: ecco perché il contenuto negativo è pericoloso, esagerato e pessimo sia per i lettori che per gli editori

BuoneNotizie.it -

I contenuti negativi su internet sono spesso provocatori, potenti e pervasivi. Potremmo definirli addirittura tossici. La cosa più allarmante è che certe notizie raggiungono questa viralità tossica facendo leva sulle nostre emozioni più primitive.

Gli esseri umani sono psicologicamente programmati per condividere le cattive notizie: una sorta di meccanismo di difesa ancestrale che serviva per difenderci da situazioni di pericolo quando ancora i nostri antenati vivevano nelle caverne. Oggi, la cronaca nera, le campagne diffamatorie, gli scandali politici, fino al gossip delle celebrità, fanno scattare lo stesso comportamento virale.

E qui sta il fascino pericoloso del contenuto negativo: l’impulso di reagire alla negatività è nella nostra natura e, purtroppo, può essere facilmente sfruttata.

Con l’attuale rincorsa all’audience, alcuni media sfornano in continuazione contenuti negativi, strillando titoli a volte in modo forzato, perché è un modo facile per attirare lettori, pagine viste e di conseguenza introiti pubblicitari.

La negatività non è solo deprimente per i lettori: è anche un male per gli editori.

Il vecchio principio secondo cui le cattive notizie fanno vendere, sta rapidamente scemando. Apparentemente si tratta di un modello di business semplice ed efficace: titoli acchiappa-click e sensazionalismo attirano opinioni e azioni, e la prospettiva di rendere virali le notizie attrae certamente gli inserzionisti. Ma di fatto le persone sono sempre più stufe del diluvio di indignazione che piove dai mass-media.

Inoltre, la negatività non è più così redditizia come una volta. Per quanto ci piaccia avere qualcosa contro cui prendercela, l’esposizione costante a messaggi negativi ci contagia con la cosiddetta “impotenza acquisita”, ovvero la convinzione che il mondo sia un posto pericoloso e che non abbiamo alcun potere per fare qualcosa.

Dopo aver visto solo tre minuti di notizie negative, le persone hanno il 27% in più di probabilità di passare una brutta giornata. I contenuti negativi tendono a diventare virali, ma a che serve se poi siete di cattivo umore? I lettori sono la linfa vitale di un editore. Non ha senso prenderli in giro con titoli sensazionali o notizie inutilmente gonfiate.

Gli inserzionisti oggi sono molto più attenti ai propri investimenti pubblicitari, perché non vogliono più associare il loro marchio a contenuti negativi. Non possono rischiare la propria reputazione accanto a contenuti dubbi o discutibili, perché c’è il rischio che i consumatori facciano confusione tra i loro marchi e il contenuto cui sono associati.

Le persone che preferiscono contenuti positivi dichiarano di trascorrere una buona giornata l’88% delle volte. Per la stessa ragione, i lettori che leggono contenuti positivi tendono a trasferire il valore positivo della notizia sui marchi circostanti.

Un altro fattore chiave che diminuisce il valore del contenuto negativo è la natura mutevole della pubblicità digitale. Siamo entrati un’epoca in cui la pubblicità viene offerta sotto forma di contenuti, e la negatività non si adatta a questo nuovo modello, come sottolinea David Auerback in questo articolo. Se si utilizzano contenuti provocatori, che incitano una guerra a Babbo Natale, alla Barbie o al personaggio di turno, l’indignazione può essere virale, ma rimane fine a se stessa… ci sono notizie molto più utili o interessanti che si integrano meglio con un messaggio promozionale.

Per quanto possa sembrare che la negatività e le polemiche dominino il ciclo delle notizie, le storie che offrono una soluzione o che evocano sentimenti positivi come speranza, gioia, stupore, coraggio o ispirazione, raggiungono una viralità più alta di quelle negative, come riporta questa ricerca pubblicata su Micro e Marco Marketing.

La maggior parte delle persone preferisce diffondere la felicità. Le offese, l’indignazione e la negatività saranno sempre più relegate al passato. Internet e la rivoluzione digitale stanno andando oltre.

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