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Sciroppo d'agave: proprietà, calorie, usi, ricette e controindicazioni

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Lo sciroppo d’agave (chiamato comunemente anche succo d’agave) si ricava dall’Agave Tequiliana Weber, una pianta grassa tipica del Messico, e precisamente dalla linfa presente nella parte centrale che viene poi filtrata e scaldata in modo da ottenere un liquido denso e dalla consistenza omogenea simile a quella del miele.

Conosciuto e apprezzato fin dall’epoca degli Aztechi, lo sciroppo d’agave oltre che dolcificare è dotato di altre proprietà.

Proprietà dello sciroppo d'agave

Riguardo allo sciroppo d’agave, puro ed estratto a basse temperature, possiamo sottolineare le seguenti caratteristiche:

  • Remineralizzante: questo dolcificante contiene molti minerali utili come magnesio, potassio e calcio e può contribuire dunque al giusto apporto di queste sostanze utili all’organismo.
  • Indice glicemico più basso dello zucchero: lo sciroppo d’agave ha un indice glicemico più basso di quello del saccarosio, in alcuni casi può essere dunque utile a chi deve tenere a bada gli zuccheri nel sangue. C’è da dire però che esistono dolcificanti migliori in questo senso, ad esempio la stevia.
  • Aiuta l’intestino: le fibre contenute in questo prodotto naturale aiutano il buon funzionamento dell’intestino. Contribuisce inoltre a mantenere in buona salute la flora batterica.
  • Rafforza le ossa: grazie alla presenza di calcio, questo dolcificante consumato regolarmente e senza esagerare contribuisce, nell’ambito di un’alimentazione completa e sana, a rafforzare le ossa.
  • Sostiene il sistema immunitario: grazie alle molte vitamine e sali minerali che contiene può aiutare le difese immunitarie del nostro corpo a lavorare al meglio.

Purtroppo lo sciroppo d’agave che si trova nei comuni supermercati è spesso un prodotto molto raffinato che contiene alte dosi di fruttosio e dunque non può certo vantare le caratteristiche sopracitate. Controllate sempre l’etichetta per valutare il prodotto e le sue caratteristiche nutrizionali.

Calorie e indice glicemico

100 grammi di sciroppo d’agave apportano 310 calorie, all’apparenza dunque può sembrare un dolcifcante calorico in realtà se ne utilizza sempre molto poco e ad esempio un cucchiaio (una dose già molto alta per dolcificare una bevanda) fornisce al nostro organismo 16 calorie.

Viene consigliato spesso a chi è a dieta proprio per il suo alto potere dolcificante a fronte del basso apporto calorico.

Per quanto riguarda l’indice glicemico, come abbiamo già detto, il valore dello sciroppo d’agave è simile a quello del fruttosio (27-32), dunque decisamente più basso dell’IG del comune saccarosio.

Usi dello sciroppo d'agave

Lo sciroppo d'agave è un dolcificante perfetto come alternativa allo zucchero non solo in torte, biscotti e dolci ma anche nel caffè e nelle altre bevande. Ciò in quanto ha un sapore abbastanza neutro che evita di lasciare strani retrogusti come avviene invece nel caso si utilizzino altri dolcificanti naturali.

Grazie all’alto potere dolcificante (maggiore di quello del comune zucchero) si deve usare con molta parsimonia. Ricordate dunque se lo utilizzate nelle ricette che a 100 grammi di zucchero corrispondono circa 75 grammi di sciroppo d’agave.

Altra caratteristica molto importante da considerare è che non è necessario scaldarlo dato che è facilmente solubile. Le sue potenzialità in fatto di dolcezza si esprimono bene dunque anche nelle bevande e nei cibi freddi.

Ne esistono diverse varietà pensate per usi differenti:

  • Chiaro: ha un sapore delicato ed è adatto quindi a tutti gli usi anche a dolcificare le bevande
  • Crudo: prodotto a basse temperature dal gusto delicato
  • Ambra: ha un colore che tende al caramello e un sapore un po’ più deciso
  • Scuro: è la variante più scura e più forte

In particolare gli ultimi due prodotti possono essere utilizzati direttamente sopra a pancakes, waffles e frittelle come condimento al posto ad esempio dello sciroppo d’acero.

Ricette con sciroppo d'agave

Come abbiamo detto lo sciroppo d’agave può essere utilizzato in alternativa allo zucchero per preparare dolci di vario genere. Ecco una serie di ricette in cui abbiamo dolcificato proprio con questo succo:

Lo sciroppo d’agave è davvero sano?

Non tutti sono concordi nel ritenere lo sciroppo d’agave una buona soluzione dolcificante, almeno non quello che arriva nei nostri supermercati.

Ad essere messo in discussione da alcuni esperti è il metodo industriale con il quale attualmente viene prodotto lo sciroppo d’agave.

I processi con cui si ottiene il succo cambiano drasticamente gli zuccheri naturalmente presenti nella pianta, trasformandoli e concentrandoli. Il che non può essere certo considerato naturale né benefico per la salute.

Alla fine, infatti, ci si viene a trovare con in mano un prodotto dall’eccessiva quantità di fruttosio concentrato. Inoltre, poiché si utilizzano alte temperature, la maggior parte dei sali minerali e delle vitamine presenti nella pianta si perdono.

Controindicazioni

Lo sciroppo d’agave presenta delle controindicazioni legate soprattutto alla presenza di fruttosio che, come già detto, nelle varianti industriali è molto alto. A meno che non si abbia a disposizione uno sciroppo di qualità, biologico ed estratto a basse temperature, sarebbe da consumare con molta moderazione.

Anche per lo sciroppo d’agave vale lo stesso consiglio che per gli altri dolcificanti: non abusarne! Il fruttosio tra l’altro non riduce la sazietà e non fa dimagrire come prima si pensava. 

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Francesca Biagioli

I cioccolatini non sono il modo più green di festeggiare San Valentino

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Solo due dei maggiori produttori mondiali di cioccolato, Olam e Hershey, hanno dichiarato che si impegneranno immediatamente a produrre cacao senza deforestazione.

Una nuova indagine del Guardian e di Mighty Earth ha confermato che il cacao sta guidando la deforestazione in Africa occidentale. Il team di lavoro ha mappato le regioni produttrici di cacao in Indonesia, Perù, Ecuador e Camerun.

Mighty Earth ha raccolto i dati di importazione-esportazione di cacao e le mappe delle regioni in cui viene coltivato e li ha sovrapposti alle mappe della deforestazione tra il 2000 e il 2016. E' stato così scoperto che c'è deforestazione su larga scala nei quattro paesi su cui sono concentrate le coltivazioni di cacao svelando anche cosa potrebbe accadere alle foreste dell'Africa occidentale se l'industria del cioccolato non cambierà rotta.

La mappatura soprannominata di San  Valentino garantisce indagini più dettagliate sulle aziende che guidano la deforestazione dovuta al cacao in tutto il mondo. È certo che l'industria del cioccolato si stia espandendo proprio adesso in paesi come l'Indonesia, il Perù, l'Ecuador e il Camerun che vantano ancora enormi foreste pluviali.

Con l'aumento della domanda di cioccolato, l'industria rischia di espandersi in modo aggressivo sia in queste nazioni che in quelle in cui si trova ancora foresta pluviale, esportando le stesse cattive pratiche che hanno contribuito alla distruzione quasi totale delle foreste dell'Africa occidentale.

La Costa  d'Avorio e il Ghana sono un esempio negativo ma anche una sorta di ammonimento su ciò che potrebbe accadere in altri paesi dove il cacao si sta diffondendo. Qui le foreste sono state distrutte per far posto alle piantagioni ma il vento è cambiato.

"Dopo la nostra relazione nell'autunno del 2017, 24 importanti aziende produttrici di cioccolato si sono unite ai governi del Ghana e della Costa d'Avorio per impegnarsi a non cedere alla nuova deforestazione, alla riforestazione e alla tracciabilità nell'Africa occidentale. Queste aziende e i governi hanno molto da fare per soddisfare queste promesse. Ma solo una manciata di aziende ha assunto un impegno globale per il cacao privo di deforestazione. È tempo che il resto dell'industria del cioccolato faccia lo stesso" rivelano gli autori della ricerca.

Tra le società che si stanno impegnando a rendere sostenibile il cioccolato troviamo Olam International e Hershey che hanno promesso di azzerare la deforestazione per il cacao in tutto il mondo immediatamente e anche per l'agroforestazione. Altre, come Barry Callebaut hanno annunciato di farlo ma entro il 2025.

Altri ancora come Mondelez si sono impegnati a produrre cacaco senza deforestazione ma non in tutto il mondo, finora solo nell'Africa occidentale.

"È giunto il momento che l'intero settore ripulisca il proprio operato e si muova velocemente per attuare forti politiche di deforestazione zero in tutto il mondo per il cacao, specialmente quelle aziende che Mighty Earth aveva già nominato nell'ultimo rapporto come collegate a catene di fornitura di cacao disboscate illegalmente, con cacao proveniente anche dai parchi nazionali. Stiamo chiedendo all'industria del cioccolato di fare la cosa giusta e mandare un bradipo a San Valentino in Perù, giaguari in Ecuador e bufali nani in Indonesia, salvando le loro case nelle foreste" spiega Might Earth.

Una scelta che potrebbe davvero salvare le foreste di tutto il mondo. La perdita globale di foreste causata dalla produzione di cacao è stata di circa 2-3 milioni di ettari dal 1988 al 2008, pari a circa l'1% della perdita totale. Il cacao rappresenta l'8% della deforestazione legata alle importazioni UE di prodotti vegetali tra il 1990 e il 2008. Dal 2000 al 2014, la produzione mondiale di semi di cacao è aumentata del 32% - da 3,4 a 4,5 milioni di tonnellate - mentre l'impronta dell'uso del suolo delle piantagioni di cacao è cresciuta del 37%, da 7,6 a 10,4 milioni di ettari.

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La produzione di cacao è cresciuta dal 2007 ad oggi in paesi come Papua Nuova Guinea, Malesia, Repubblica Dominicana, Liberia, Uganda, Colombia, Sierra Leone.

Francesca Mancuso

Smoking Land: scoperti a Panarea oltre 200 camini vulcanici

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A scoprirlo, un team di ricercatori del Cnr, Ispra e Ingv, in collaborazione con Marina Militare e Università di Messina e di Genova, con uno studio pubblicato su 'Plos One'.

Si chiama smoking land e si trova nel fondale marino tra l’isola vulcanica di Panarea e l’isolotto di Basiluzzo, nell’arcipelago eoliano, e fornisce nuove e importanti informazioni sulle caratteristiche minero-geochimiche e biologiche dei sistemi idrotermali superficiali del mar Mediterraneo.

“Lo Smoking Land”, afferma Federico Spagnoli, ricercatore Ismar-Cnr, “è costituito da decine di strutture a forma di cono, composte soprattutto da ossidi di ferro, che presentano un’altezza variabile da 1 a 4 m e una base con diametro medio di circa 3.8 m. Alcune di queste bocche emettono fluidi acidi, ricchi di gas, in prevalenza di anidride carbonica”. Una struttura così estesa e complessa non trova eguali in Mediterraneo ma solo in alcune aree oceaniche.

La scoperta, frutto di un’intuizione di Giovanni Bortoluzzi (oceanografo Ismar-Cnr, recentemente scomparso), nasce a seguito di una serie di indagini dell’Ingv volte a capire la natura di una improvvisa e forte attività esalativa che nel novembre 2002 ha iniziato a manifestarsi copiosamente tra gli isolotti di Panarea. Da quel momento, numerose sono state le campagne oceanografiche a bordo delle navi Astrea dell’Ispra ed Urania del Cnr e di unità della Marina Militare, per studiare l’area interessata e individuare altre zone di degassamento, utilizzando il Rov (Remotely operated underwater vehicle un robot filoguidato dotato di una videocamera, una fotocamera e un braccetto meccanico).

Così sono stati scoperti numerosi camini fortemente colonizzati da alghe e organismi bentonici, alcuni dei quali con evidenti fuoriuscite di fluidi idrotermali e bolle di gas, dovuti a una risalita di gas idrotermali profondi.

Leggi anche: Scoperti 7 nuovi vulcani sottomarini nel Mar Tirreno (VIDEO)

Questi ultimi innescano una circolazione di acqua marina nel sottofondo, favorendo la risalita lungo vie preferenziali, in questo caso piani di faglia, e la fuoriuscita attraverso camini vulcanici e aree adiacenti o l’accumulo nel sottofondo per l’impermeabilizzazione del fondale marino.

Roberta Ragni

Nexus, il commovente corto sull'amore visto dagli occhi di un anziano rimasto solo

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Published in: Arte e Cultura

Come si traduce in parole un’emozione? Come la si vive? Dove, quando, con chi? Nei fatti è tutto (forse) più semplice: fai riaffiorare pensieri belli, perdi lo sguardo in un panorama d’infanzia, ti scrolli di dosso l’ovvio e stabilisci un legame. Eccolo. Eccolo il punto. Un legame, un intreccio, un qualcosa di tuo e suo, di vostro in una unicità di intenti.

E allora ti accorgi che non servono parole per descrivere un’emozione, non necessariamente. Serve una mano che accarezzi il tuo posto e silenzio. Serve dedizione e affetto e silenzio. Serve sorriso e risata. E silenzio. E compromesso, anche. E tutto ciò che meraviglia e fa paura.

I latini lo chiamavano nexus, quel legame uno ad uno, quel “nesso”, quella relazione che unisce. Può essere debole o con un secondo fine, e può essere così forte da oltrepassare il suono e accarezzare memorie dolci.

Memoria, tempo che scorre, legame. Quanto è ben scandito tutto questo in un video (vedi sotto) che lascia senza fiato e che si segue secondo dopo secondo senza dover aggiungere altro.

È Nexŭs (Una storia d’amore), un groviglio da pugno allo stomaco delle memorie di un anziano che, due fedi in una mano, nelle stanze di casa sua cerca di rivivere le emozioni di un tempo accarezzando abiti, preparando due caffè o danzando. Tutto da solo.

L’autore di questo piccolo romantico film è Michele Pastrello, videomaker 42enne veneto, che ha scelto proprio oggi, festa degli innamorati, per pubblicare questo suo ultimo lavoro. Sulle note incalzanti di Maldito (Alone Made Of Ice), il suo messaggio va dritto al cuore e se poco poco si ha una storia simile, le stanze di quella casa diventano le proprie.

“Ho eseguito un gesto irreparabile, ho stabilito un legame”, e Michele lo fa attraverso lo sguardo di quell’uomo anziano (che nella realtà è suo padre), attraverso quegli occhi intensi di chi ancora ama e oggetti che ci vuole un bel po’ prima di porre in un cassetto.

E allora eccolo racchiuso bene quel “misterioso cosmo della memoria, del tempo e dell’amore”, in un film di amore perduto e nostalgia e della fisicità di un uomo che porta con sé un ammasso di forti emozioni.

Diceva bene il filosofo austriaco Martin Buber, mi ricorda Michele (qui tutta la sua bio e i suoi precedenti lavori): “La nostra autentica missione in questo mondo in cui siamo stati posti non può essere in alcun caso quella di voltare le spalle alle cose e agli esseri che incontriamo e che attirano il nostro cuore; al contrario, è proprio quella di entrare in contatto, attraverso la santificazione del legame che ci unisce a loro, con ciò che in essi si manifesta come bellezza, sensazione di benessere, godimento”.

Un argomento disperato e un “tema tanto astratto quanto integrante nella nostra esistenza”. Il film si apre infatti con una frase tratta da un lavoro di Oscar Wilde: “Se non tardi, ti aspetterò per tutta la vita”.

Il senso? Metteteci impegno nelle vostre relazioni. Di qualsiasi natura siano. Donate tempo, curate, accarezzate ogni giorno, coccolate, apprezzate ogni attimo. Quello che passa non torna più, almeno avrete la certezza bella di tutte le attenzioni che ci avete messo.

Germana Carillo

Ludmila, la bambina col glifosato nel sangue avvelenata giorno dopo giorno

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Published in: Ambiente

La sua famiglia adesso si è rivolta a Roberto Schiozzi, vicino e fondatore del Centro Ecologico del Paranà di Coronda, che ne ha raccontato la storia e che ha accompagnato i genitori e la piccola a presentare la denuncia al Tribunale della zona.

"Questa famiglia è venuta a chiedermi una mano per avviare azioni legali e ottenere così protezione. Non ho esitato un minuto e mi sono reso disponibile, non è possibile che per dimostrare che ci stanno uccidendo, dobbiamo prima morire" racconta Schiozzi.

L'umile casa della famiglia Terreno è adiacente ad un deposito di agrotossici della ditta José Pagliaricci. In esso sono conservati glifosato e Round Up, anche se proibiti nelle aree urbane.

A novembre dello scorso anno, la piccola è stata ricoverata in ospedale per circa un mese a causa della sua perdita di peso e disidratazione, dopo un grave episodio di vomito.

Ciò preoccupò i suoi genitori che la portaono all'ospedale pediatrico di Santa Fe. Lì i pediatri hanno trovato del glifosato nel sangue. Non è escluso che proprio l'erbicida possa essere coinvolto nella comparsa della malattia.

"Da anni questa città ha smesso di essere quella che era, oggi sono gli interessi a gestire il destino degli abitanti. Fa male vedere come ci avvelenano quotidianamente davanti agli occhi delle autorità politiche, sento che la vita ha perso valore", ha detto Schiozzi.

Il direttore del Centro Ecologico del Paranà è stato accolto dal pubblico ministero, che si è subito messo al lavoro. Sono stati effettuati subito dei test medici e l'area interessata è stata esaminata:

"Quel deposito (Pagliaricci) deve essere rimosso dal sito, c'è un quartiere vicino che è a rischio insieme ai suoi abitanti" prosegue Schiozzi.

Ludmila è diventato il simbolo della resistenza di coloro che vogliono continuare a vivere nella propria casa senza veleni nel sangue.

LEGGI anche:

Non solo Argentina. In terra guaraní i bambini continuano a morire e molti nascono con malformazioni a causa dei 24 milioni di litri di prodotti agrotossici utilizzati ogni anno in Paraguay.

Francesca Mancuso

L'antica leggenda buddista sui gatti

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Published in: Mente & emozioni


E’ innegabile, i gatti sono tra gli animali più affascinanti e da sempre sono al centro delle civiltà più antiche. In Cina ad esempio, si credeva che il loro sguardo potesse scacciare gli spiriti maligni o ancora nell’antico Egitto esisteva la convinzione che durante la notte, i raggi del sole si nascondessero negli occhi dei gatti per rimanere al sicuro.

I gatti sono poi presenti in diverse tradizioni popolari, ricordiamo ad esempio che la Dea Bastet viene rappresentata come un bellissimo gatto nero o una donna con una testa di gatto.Questa divinità era un simbolo positivo di armonia e felicità, protettrice della casa, custode delle donne incinte e capace di tenere lontani gli spiriti maligni.

Per il buddismo i gatti sono simbolo di spiritualità, animali che riescono a trasmettere armonia e calma ed è per questo che l’essere umano, per poter amare incondizionatamente questo felino, deve prima entrare in connessione con se stesso.

Molto spesso capita poi di vedere dei gatti che dormono su statue di marmo buddiste o anche di imperatori romani. Perché lo fanno? E' probabile che questo comportamento derivi dal fatto che le grandi statue di pietra o di metallo si riscaldano durante il giorno e trattengono il calore, mentre altre superfici tendono a freddarsi. E i gatti, si sa, amano crogiolarsi in luoghi ben caldi.

Più suggestiva è la leggenda che esiste da secoli in Thailandia, vediamo qual è.

La leggenda buddista dei gatti

Anche Buddha viene rappresentato qualche volta con un gatto accovacciato ai suoi piedi, ciò perché porta pace e unione nei templi dei paesi asiatici. La leggenda affonda le sue radici nel buddismo theravada che letteralmente significa “la scuola degli anziani“, che dà origine al ‘Libro delle poesie e dei gatti’ chiamato anche Tamra Maew che attualmente è conservato nella biblioteca nazionale di Bangkok.

Proprio in uno dei papiri che compongono questo libro, si narra la leggenda buddista sui gatti che parla di morte e spiritualità, ma anche di reincarnazione dell’anima.

Secondo il buddismo quando una persona moriva, accanto al corpo veniva posto un gatto, ovviamente la cripta possedeva una fessura per permettere al felino di uscire liberamente. Se il gatto lo faceva, si era sicuri che l’anima del defunto si fosse reincarnata nel corpo dell’animale. Solo in questo modo, si poteva raggiungere la libertà verso l’ascensione.

 

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Per l’ordine buddista Fo Guang Shan, invece, i gatti sono dei piccoli monaci, ovvero come persone che hanno già raggiunto l’illuminazione. 

Dominella Trunfio

Il senso dell'umorismo dei bibliotecari che vi strapperà un sorriso oggi

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Published in: Arte e Cultura

Se sei tra gli scaffali dei gialli, allora non ti è dato sapere neanche il titolo perché tutto deve rimanere avvolto nel mistero, se entrando trovi un panda al bancone, non hai le allucinazioni, è solo un simpatico bibliotecario che ha deciso di mettere un cappello un po’ strano.

Quante volte non vi siete ricordati il titolo del libro, ma il vago pensiero era che la copertina fosse rossa?

Dal prendersi gioco delle richieste impossibili dei visitatori fino a soluzioni creative che mettono di buonumore, ecco alcuni esempi di ciò che può succedere in una biblioteca:

1) Un panda dietro il bancone: è il bibliotecario con un simpatico cappello   2) Quante volte vi è capitato? "Non ricordo il titolo, ma la copertina era rossa!"     3) Invito alla lettura: i dinosauri non leggevano e... si sono estinti!     4) Ci scusaimo con i clienti, lo schermo che vi fa procrastinare sarà presto di nuovo disponibile     5) Perfavore non fate entrare il gatto. Il suo nome è Max, è carino, ma il proprietario non vuole che stia in biblioteca, noi non vogliamo che entri nella biblioteca... Ma Max vuole stare in biblioteca!     6) Il ritorno di Batman     7) Scaffale Mistero    

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8) Colto in flagrante per aver letto libri proibiti    

Dominella Trunfio

La bellezza di stare da soli in 10 straordinarie illustrazioni

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Published in: Arte e Cultura

La solitudine se è una scelta e si limita ad un periodo circoscritto può avere anche dei risvolti positivi. Tornare a casa, fare un bagno caldo, leggere un libro, non cucinare se non ci va, ascoltare la propria musica preferita e ancora stare alla finestra con il proprio amico a quattro zampe.

Sono tutti aspetti positivi del vivere da soli, anche se a volte non ce ne accorgiamo, forse perché troppo presi dalla disperazione di rimanere per sempre in questa condizione.

L’artista coreana Aeppol rappresenta questo stato d’animo nelle sue bellissime illustrazioni, dove disegna in un certo senso la gioia della solitudine.

"Le fiabe, i sogni, i piccoli fiori selvatici e le nuvole bianche nel cielo blu, sono piccole cose quotidiane che mi fanno sentire speciale, e tutto ciò è protagonista dei miei disegni”, spiega.

Attraverso le sue illustrazioni, l’artista rappresenta la perfetta armonia con la natura. Aeppol vive immersa nella foresta e per i suoi disegni trae ispirazione proprio dalla vita tranquilla e dal silenzio dei boschi.

Altre bellissime illustrazione: 

Guardate che meraviglia:

                   

Dominella Trunfio

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Cream Tart: la ricetta della torta di frolla decorata che fa impazzire il web

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La nostra ricetta della cream tart che è una torta dalle origini siriane, prevede  ingredienti poco raffinati, frutta fresca di stagione e mascarpone, possibilmente fatto in casa. Questo formaggio dolce senza caglio animale, infatti rende la crema abbastanza soda da tenere perfettamente la forma delle decorazioni. Per quanto riguarda queste ultime, abbiamo scelto di utilizzare frutta biologica di stagione, frutta secca e bacche di Goji.

Ingredienti per un vassoio di 32 cm di diametro
  • 8 uova
  • 200 gr di farina 1
  • 200 gr di zucchero di canna
  • 16 gr di lievito per dolci
  • 20 ml di succo di limone
  • 1 Kg di mascarpone 
  • 200 gr di zucchero di canna a velo
  • 1 kiwi bio
  • 1 limone bio
  • 1 arancia tarocco
  • mandorle in lamelle q.b.
  • nocciole in granella q.b.
  • bacche di Goji q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    60 minuti
  • Tempo Cottura:
    20 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 6 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la cream tart: procedimento

 

  • Prepare la pasta biscotto unendo in una ciotola capiente le uova e lo zucchero,
  • montarli con una frusta a mano e a seguire incorporare anche la farina, il lievito e il succo di limone,
  • foderare ora la leccarda del forno con la carta forno e versare al suo interno metà del composto appena preparato,
  • livellarlo con una spatola e
  • cuocere in forno caldo a 180° per dieci minuti circa,
  • a cottura sfornare far raffreddare su una gratella e cuocere allo stesso modo il restante composto.
  • In base alla grandezza del vassoio che si utilizzerà per servire la cream tart, disegnare un cuore su un foglio di carta forno che abbia almeno quattro dita di spessore e ritagliarlo sia internamente che esternamente,
  • appoggiare la sagoma appena ottenuta sulla pasta biscotto ed inciderla lungo tutto il perimetro interno ed esterno della sagoma, ottenendo così due cuori di egual misura.
  • Montare ora con un frullino elettrico per pochissimi minuti il mascarpone con lo zucchero a velo, si raccomanda di non montarlo troppo perchè il mascarpone potrebbe impazzire e quindi la materia grassa dividersi irrimediabilmente.
  • Mettere la crema al mascarpone in una sac a poche con bocchetta liscia, mettere un cuore di pasta biscotto sul vassoio e ricoprirlo interamente di riccioli di crema,
  • adagiare ora l'altro cuore senza però premere,
  • coprirlo con riccioli di crema e decorarlo con la frutta fresca sbucciata e tagliata a triangolini, le bacche di Goji e la frutta secca.
  • Una volta pronta, la cream tart cake potrà essere servita subito oppure dovrà essere riposta in frigorifero fino al momento di servirla.
Come conservare la cream tart: Qualora la cream tart dovesse avanzare potrà essere riposta in frigorifero e dovrà essere consumata entro il giorno successivo. Ti potrebbero interessare altre ricette di dolci per San Valentino o altre ricette di torte per il compleanno

Ilaria Zizza

Eurispes 2018: aumentano i vegetariani in Italia, ma calano i vegani

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Published in: Vegetariano & Vegano

Secondo l’indagine Eurispes 2018 diffusa nel corso delle ultime settimane, il 6,2% degli italiani è vegetariano e lo 0,9% vegano. In linea di massima, se si considerano gli ultimi 5 anni, il totale di chi ha deciso di non consumare più carne e derivati è abbastanza costante, rimanendo tra il 6 e l'8%.

Un leggero calo per i vegani rispetto all'edizione 2017, quando il numero era addirittura triplicato. Allora, in totale il 7,6% del campione seguiva una dieta vegetariana o vegana: il 4,6% degli intervistati si dichiarava vegetariano (-2,5% rispetto al 2016) mentre i vegani erano il 3% (contro l’1% del 2016).

Ristoranti veg

L'Italia è un paese a misura di vegetariani e vegani? Effettuando una ricerca sul portale Tripadvisor, l'Eurispes ha scoperto che ci sono su un totale di 225.490 ristoranti recensiti in Italia, meno di un quarto (il 23,4%) propone menù vegetariani e solo il 17,2% menù vegani.

"Percentuali molto alte rispetto a quanti dichiarano di aver aderito a questi stili di vita" dice l'Eurispes.

Non solo vegetariani e vegani

Vegetariani e vegani, due definizioni che non bastano a riassumere tutte le scelte alimentari esistenti e diffuse in Italia: la dieta crudista che consiste nel mangiare solo cibi crudi, nel pieno delle loro proprietà nutritive ed energetiche, seguita dal 32% del totale di persone veg;la dieta fruttariana (23,1%) e la alla paleo-dieta (12,8%), che consiste nel mangiare solo i cibi che esistevano nell’era paleolitica, carne (soprattutto magra), pesce, crostacei e molluschi, verdura, semi, radici, bacche, frutta e miele.

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Perché si sceglie di diventare vegetariani o vegani?

Si segue questo tipo di dieta in primo luogo per gli effetti benefici sulla salute. La pensa in questo modo il 38,5% degli intervistati, mentre il 20,5% sceglie di non consumare la carne per motivi etici.

Francesca Mancuso

Antiche camelie e cerimonia del tè giapponese per la mostra più suggestiva della Lucchesia

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Published in: Toscana

Ad aprire le porte agli amanti della natura saranno Sant’Andrea e Pieve di Compito, meglio conosciuti proprio come il “Borgo delle Camelie”, un gioiello paesaggistico che sorge tra le colline del Compitese dove, grazie ad un microclima ideale, miriadi di camelie abbelliscono giardini e ville monumentali.

L’occasione buona per visitare la mostra scientifica delle camelie, con specie uniche e rare, e, perché no, l’unica piantagione di tè in Italia.

Fiore all’occhiello di tutta la manifestazione è il Camellietum Compitese, parco che si estende per quasi 10mila metri quadrati e che accoglie al suo interno circa mille cultivar di camelie, fresco del prestigioso titolo di “Garden of Excellence” e di due nuovi settori, uno dedicato alle camelie autunnali Sasanqua e uno riservato alla Società Italiana della Camelia per sperimentazioni e acclimatazione di nuove specie.

Ma le attrazioni non saranno solo botaniche: protagoniste dei giorni delle camelie saranno infatti anche le ville storiche, eccezionalmente aperte al pubblico, che ospiteranno mostre e degustazioni: Villa Orsi si trasformerà in un piccolo angolo di Giappone, grazie alla cerimonia del tè in costume e a seminari dedicati alla preparazione della pregiata bevanda e alla cura degli ospiti. Chi volesse proseguire nel viaggio alla scoperta del Sol Levante potrà ammirare l’antica arte popolare del “Temari”, grazie ad una mostra ad hoc allestita nel padiglione della Mostra Scientifica. Ad arricchire l’ormai solido legame con l’Oriente, quest’anno arriva la cerimonia del tè coreano. Spazio anche alla vendita e alla degustazione di vino e olio bio prodotti dall’azienda agricola di villa Orsi.

A Villa Torregrossa, invece, sarà inaugurata la cerimonia del tè cinese. Per i più romantici è d’obbligo una visita al giardino di Villa Borrini, con le sue camelie secolari che formano sul terreno un tappeto di petali colorati. E, ad appena 15 km dal Borgo delle Camelie, la residenza storica di Marlia promette un percorso tra camelie duecentenarie, teatri di verzura, giardini di ogni foggia e opere architettoniche di grande rilievo storico e artistico.

La Mostra Antiche Camelie della Lucchesia resterà aperta dalle ore 10 alle ore 18. Per l’intera durata della manifestazione sarà disponibile un servizio navetta gratuito per raggiungere il Borgo delle Camelie, con partenza dal parcheggio del Frantoio Sociale del Compitese (Via di Tiglio, 609). Potranno accedere gratuitamente i ragazzi sotto i 12 anni e persone diversamente abili con accompagnatore. Il biglietto intero avrà invece il costo di 7 euro. Aggiungendo solo pochi euro in più sarà possibile acquistare un biglietto cumulativo, comprensivo di ingresso alla Mostra e al parco di Villa Reale, raggiungibile con mezzo proprio.

Per informazioni è possibile contattare il Centro Culturale Compitese ai numeri 0583 977188 e 366 2796749.

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Cosa visitare nei dintorni di Lucca: la meravigliosa Lucchesia

Germana Carillo

Gengive che si ritirano: tutte le cause e come prevenire la recessione gengivale

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Published in: Salute & Benessere

Nel caso della salute dentale, nella stragrande maggioranza dei casi non c’è genetica o ereditarietà che tengano. La responsabilità dello stato di salute dei nostri denti è soltanto la nostra e dipende dal  grado di cura che dedichiamo loro. Le gengive si ritirano? Probabilmente stiamo usando lo spazzolino in una maniera scorretta.

Si tratta, infatti, di un disturbo (che tende ad aumentare con l’età del paziente) che può presentarsi sia se spazzoliamo i denti troppo poco, così favoriamo l’accumulo di placca, sia se lo facciamo in maniera troppo forte e, in quest’ultimo caso, l’azione vigorosa che si esercita fa sì che la radice si scopra poco alla volta.

Cos’è la recessione gengivale e cause

Sono “gengive ritirate” quando compaiono “arretrate” o comunque spostate rispetto alla propria sede originaria verso la radice del dente. Ciò provoca una evidente compromissione a livello estetico e diversi disturbi come ipersensibilità dentinale, infiammazione locale o addirittura piorrea (malattia a carattere infiammatorio che provoca la caduta dei denti).

Alla base della recessione gengivale altro non c’è che una infiammazione, che può essere dovuta:

  • a mancato o scarso spazzolamento, e quindi alla presenza di placca batterica
  • a un trauma, dovuto – di contro – a uno spazzolamento troppo vigoroso

Oltre a ciò, si può incorrere in recessione gengivale anche a causa di:

  • bruxismo
  • gengivite
  • abitudine di masticare tabacco
  • mancato uso del filo interdentale
  • tendenza a serrare i denti
  • denti storti o malocclusioni
  • affollamento dei denti
  • disturbi alimentari come bulimia
  • ipersensibilità al sodio laurilsolfato, un ingrediente cosmetico schiumogeno che si trova in molti dentifrici commerciali
  • malattie ereditarie gengivali
  • parodontite
  • scorbuto (malattia da grave carenza di vitamina C)

“Ultimamente stiamo osservando la comparsa del problema anche nei pazienti che hanno un piercing labiale che può determinare traumatismo sul tessuto gengivale”. È quanto spiega da Raffaele Acunzo, del Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Dentali dell’Università Statale di Milano che in uno studio pubblicato sul Journal of Periodontology è chiaro su un punto: la cattiva igiene orale o lo spazzolare con troppa forza restano le due cause principali.

Un danno che, secondo gli esperti, può arrivare anche a un grado di gravità tale da dover sottoporre il paziente.

Necessità sottolineata da un altro studio, coordinato da Giulio Rasperini, docente presso lo stesso dipartimento e membro della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, e dedicato proprio a questo problema e alle tecniche chirurgiche oggi in uso (chirurgia mucogengivale per riposizionare correttamente il margine della gengiva).

Come evitare la recessione gengivale, prevenzione

La terapia della recessione gengivale inizia senza dubbio con il controllo costante da un dentista e l’eliminazione delle abitudini scorrette.

L’accurata pulizia dentale quotidiana, quindi, fatta con gli strumenti adeguati, è il miglior modo per prevenire il problema delle gengive ritirate.

In genere, gli esperti consigliano di utilizzare uno spazzolino a setole morbide e di spazzolare delicatamente i denti, dalla gengiva al dente, in verticale. In moltissimi casi, consigliano l’uso di spazzolini elettrici.

Infine, fatevi consigliare nella scelta del dentifricio e periodicamente fate una pulizia dentale professionale.

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Germana Carillo

Liquido corrosivo nei pannolini Pampers, ritirati dai supermercati tedeschi

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Il loro utilizzo infatti potrebbe provocare irritazioni della pelle e ustioni chimiche.

Si tratta dei "Pampers Baby Dry" in Germania noti come "Pampers Windeln Jumbo Pack". In particolare quelli ritirati sono stati i pannolini delle misure 4 e 5.

"I pannolini consegnati da noi in perfette condizioni Pampers Windeln Jumbo Pack, taglia 4 e taglia 5 sono venuti a contatto con un liquido corrosivo a causa di un deplorevole errore nella nostra catena logistica" spiega Aldi Nord.

Gli articoli sono stati messi in vendita dal 2 febbraio 2018 nei negozi ALDI Nord, ma quando è stata scoperta la contaminazione sono state bloccate le vendite da parte del fornitore Procter & Gamble.

La catena Aldi Nord si è scusata con i propri clienti invitandoli a riportare i pannolini indietro per ottenere un cambio o un rimborso.

E in Italia?

Al momento il ritiro non riguarda il nostro paese visto che non sono presenti punti vendita Aldi Nord.

In Italia la catena tedesca di supermercati ha intenzione di aprire nuovi negozi, ma tramite la la controllata austriaca di Aldi Süd, Hofer.

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COSA POSSIAMO FARE?

Il nostro consiglio è quello di utilizzare i pannolini lavabili. Ormai esistono numerose soluzioni di questo tipo.

Una scelta non solo economica ed ecologica ma soprattutto salutare per i bambini.

Francesca Mancuso

Mangiare lentamente aiuta a mantenere il peso forma. La nuova conferma

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Published in: Alimentazione & Salute

Un recente studio giapponese, pubblicato sul BMJ Open, rivela che le persone che mangiano lentamente tendono a pesare meno. Rallentare dunque intenzionalmente e consapevolmente la velocità con cui consumiamo i nostri cibi può essere realmente d’aiuto nel mantenere il peso forma e a tenere lontana l’obesità. 

Per arrivare ad affermare ciò i ricercatori hanno esaminato i dati relativi a circa 60mila persone con diabete tipo 2 monitorate per un periodo di sei anni. Alle visite di controllo nel corso degli anni sono state chieste loro le loro abitudini di vita, tra cui appunto la velocità con cui tendevano a consumare i pasti ma anche l'uso di alcol e il loro rapporto con il sonno. Inoltre è stato chiesto loro se cenavano almeno due ore prima di andare a letto e se avevano l’abitudine di fare colazione e uno spuntino dopo cena.

Confrontando e analizzando i dati, si è visto che la probabilità di soffrire di obesità era legata a diverse variabili relative alle abitudini alimentari. In particolare la velocità con cui si mangiava aveva un effetto piuttosto importante: le persone che consumavano i pasti a una velocità normale avevano il 29% in meno di probabilità di essere obese rispetto a quelle che mangiavano rapidamente; le persone che avevano l'abitudine di mangiare lentamente avevano addirittura il 42% di probabilità in meno di essere obese.

Cosa ancora più interessante, i ricercatori hanno notato che le persone che avevano rallentato il loro ritmo a tavola durante il periodo di studio tendevano a perdere peso nel tempo, come testimoniavano l’indice di massa corporea e la circonferenza della vita.

La ricerca non è stata però un esperimento controllato, si è trattato infatti di uno studio osservazionale che aveva lo scopo di individuare le normali abitudini alimentari delle persone e le possibili conseguenze. C’è chi sostiene quindi che andrebbe preso un po’ con le pinze in quanto le persone non sempre sanno riferire o ricordano le proprie abitudini in modo accurato.

Altri punti deboli sono sicuramente il fatto che si è basato solo su partecipanti con diabete di tipo 2, che aveva un ristretto campione di anziani e che non teneva conto dei livelli di esercizio fisico o della quantità di cibo consumato giornalmente.

C’è da dire però che i risultati sono in linea con quelli di studi precedenti che hanno già dimostrato come le persone che mangiano più velocemente tendono anche a pesare di più e a prendere più chili con il passare di tempo.

Ricordiamoci dunque che è importante non solo quello che mangiamo ma anche i modi in cui consumiamo il cibo. Gli ormoni della sazietà hanno bisogno di tempo per far arrivare al nostro cervello quella sensazione di pienezza che ci suggerisce di smettere di mangiare al momento giusto.

Importanti anche gli orari dei pasti, chi mangia a tarda notte o va a letto appena mangiato ha un rischio maggiore di soffrire di sindrome metabolica o sovrappeso.

Nel seguente video la dottoressa Roberta Martinoli ci aveva spiegato i tanti vantaggi di mangiare masticando lentamente:

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Francesca Biagioli

Il nuovo Piano Trump per le infrastrutture è un duro colpo per l'ambiente

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Published in: Ambiente

Si tratterà solo per una piccola quantità di finanziamenti federali ma finiranno soprattutto helle tasche di investitori privati. Ancor più preoccupante è il fatto che il piano cambierà il modo in cui i progetti saranno approvati, il che potrebbe avere un impatto non da poco sull'ambiente. Come?

Il piano di Trump punta inprimo luogo ad affrettare le revisioni ambientali eliminando la corretta supervisione bipartisan da parte delle agenzie federali che attualmente valutano i costi ambientali dei progetti. Invece di essere esaminato dalla US Environmental Protection Agency, dal Corpo degli Ingegneri dell'Esercito o dall'U.S. Fish and Wildlife Service, ogni nuovo progetto sarà visionato da un'agenzia principale che avrà il controllo totale su tutto.

Ad esempio, fino ad ora, le condutture di petrolio e gas pianificate per attraversare i parchi nazionali richiedono l'autorizzazione del Congresso. Ma la proposta di Trump darà al segretario Zinke il controllo sulla revisione di questi progetti.

In secondo luogo, il piano indebolirà le tutele previste dalla legge per le specie in via di estinzione ed eliminare la sezione del Clean Air Act che richiede la revisione EPA per i progetti.

Il piano di Trump punta dunque a zittire gli esperti ambientali e a eliminare le revisioni dello stato sui nuovi progetti.

Il che, alla luce anche della linea di Trump, potrebbe anche essere il male minore. Come ha fatto notare il New York Times infatti, la supervisione da parte di un dipartimento che nega i cambiamenti climatici potrebbe avere un prezzo ancora più alto

"dal momento che ignorare l'impatto dei cambiamenti climatici sulle infrastrutture che si costruiscono e riparano potrebbe significare costruire la cosa sbagliata, nel posto sbagliato, gli standard sbagliati".

Peter DeFazio, membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato dell'Oregon, ha detto:

"Questo non è un vero piano infrastrutturale, è semplicemente un'altra truffa, un tentativo da parte di questa amministrazione di privatizzare le funzioni governative critiche, e creare occasioni per gli amici di Wall Street. Questa falsa proposta non affronterà le gravi esigenze infrastrutturali che affliggono questo paese, quindi le nostre strade piene di buche peggioreranno, i nostri ponti e sistemi di transito diventeranno più pericolosi e i nostri pedaggi diventeranno più alti".

Dal canto suo, "Costruire un'America più forte" è il messaggio lanciato da Trump nell'annunciare il nuovo piano che "focalizzerà un quarto dei fondi federali su progetti rurali per ricostruire strade, fornire acqua pulita, espandere la banda larga e fornire energia affidabile anche agli angoli trascurati della nostra nazione".

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"Con questo piano infrastrutturale, il Presidente Trump allineerebbe le tasche delle compagnie petrolifere e del gas mentre appoggia le salvaguardie ambientali", ha dichiarato Drew McConville, senior managing director di The Wilderness Society. Un modo per "premiare gli amici nel settore dei combustibili fossili", prosegue.

Non c'è da stupirsi, solo tristi promesse mantenute.

Francesca Mancuso

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Mascarpone: storia, calorie, usi e caratteristiche del formaggio dolce adatto ai vegetariani

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{index ordered="false"} Storia, origini e aneddoti

Il mascarpone (termine che deriva dal lodigiano “mascherpa” ovvero crema di latte) è un formaggio tipico di alcune zone del Nord Italia, in particolare di Lodi e Abbiategrasso. Si tratta di un prodotto agroalimentare tradizionale italiano e come tale riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Un prodotto d’eccellenza che sembra vantare origini antiche, si pensa infatti sia stato lavorato per la prima volta nel XII secolo con l’obiettivo di conservare e utilizzare un po’ di latte in eccesso. Compare addirittura in un antico trattato dedicato al latte e ai suoi derivati, il “Summa Lacticinorum” del 1477. In questa pubblicazione l’autore, Pantaleone da Confienza, all’interno di una carrellata dei più noti formaggi italiani, descriveva anche diversi tipi di mascarpone, raccontando come venivano prodotti oltre che il sapore e il modo più comune di consumarli.

Oggi è ovviamente un prodotto che possiamo trovare al supermercato ogni giorno ma originariamente veniva prodotto solo nei periodi più freddi dell’anno per evitare che irrancidisse troppo in fretta. Una delle caratteristiche di questo formaggio è infatti la facile deperibilità. Per questo si conservava in contenitori di vetro e porcellana in zone fresche come le cantine e doveva comunque essere consumato in breve tempo.

Sul mascarpone esistono poi diversi aneddoti. C’è chi ritiene che il nome di questo formaggio sarebbe nato in realtà da un espressione utilizzata da un nobile spagnolo che, dopo averlo assaggiato, avrebbe affermato “mas che bueno!”.

Sembra poi che anche Napoleone, dopo averlo assaggiato a Lodi alla fine del’700, fosse rimasto particolarmente colpito dal gusto e dalla consistenza cremosa del mascarpone a tal punto da richiederlo anche per i suoi banchetti in Francia.

Si dice infine che proprio a causa del mascarpone si suicidò il famoso François Vatel, cuoco e pasticcere francese che, si racconta, si tolse la vita poichè non era riuscito a procurarsi il quantitativo di questo formaggio necessario a realizzare un dolce per il Re Sole.

Calorie e valori nutrizionali

Come già detto, il mascarpone è un formaggio molto calorico. Per quanto riguarda i valori nutrizionali, potete far riferimento ai seguenti dati riferiti a 100 grammi di formaggio:

Acqua (g): 44.4
Proteine (g): 7.6
Lipidi(g): 47
Carboidrati disponibili (g): 0.3
Amido (g): 0
Zuccheri solubili (g): 0.3
Fibra totale (g): 0
Fibra solubile (g): 0
Fibra insolubile (g): 0
Alcol (g): 0
Energia (kcal): 455
Energia (kJ): 1902
Sodio (mg): 86
Potassio (mg): 53
Ferro (mg): 0.2
Calcio (mg): 68
Fosforo (mg): 97
Tiamina (mg): 0.01
Riboflavina (mg): 0.22
Niacina (mg): 0.1
Vitamina A retinolo eq. (µg): 430
Vitamina C (mg): 0

  Caratteristiche del mascarpone

Il mascarpone è un formaggio molto particolare e, nonostante la denominazione lo classifichi come tale, c’è chi lo ritiene qualcosa di diverso. Si tratta ovviamente di un derivato del latte che ha una consistenza densa e cremosa e un gusto che ricorda abbastanza quello della panna.

Si tratta di un formaggio dal sapore dolce e tra i più calorici, si parla infatti di circa 400 calorie per 100 grammi di mascarpone.

Si produce usando generalmente il latte vaccino munto al mattino, pastorizzato e centrifugato in modo tale da ottenere una panna con una percentuale di grasso di circa il 35%. Non viene poi sottoposto alla classica cagliatura per coagulazione presamica, ovvero quella che si realizza utilizzando caglio e latte. La sua tipica consistenza si raggiunge invece utilizzando la coagulazione acido-termica della panna ossia aggiungendo acido citrico e lavorando il formaggio per 5-10 minuti ad alte temperature (possono raggiungere anche 90-95 °C).

In questo modo si riesce a far coagulare la caseina presente nel latte senza utilizzare ulteriori derivati animali e questa caratteristica molto particolare lo rende un prodotto  apprezzato nella cucina vegetariana.

Subito dopo la coagulazione, per produrre il mascarpone si procede con la sgocciolatura del siero e il filtraggio. Dopo un riposo di circa una giornata, questo formaggio cremoso dolce è pronto per essere utilizzato.

E' importante notare che il mascarpone va consumato fresco e che, dopo l’apertura, ha un tempo di conservazione molto limitato prima di irrancidire e veder alterato il proprio colore e sapore. Va dunque riposto sempre in frigorifero e consumato nel giro di un paio di giorni.

Il mascarpone è adatto ai vegetariani

Il mascarpone è un formaggio adatto ai vegetariani in quanto viene realizzato senza utilizzare caglio animale. Vi ricordiamo che questo tipo di caglio, che si utilizza generalmente per far condensare il formaggio (la maggior parte delle varietà lo contengono), è composto da un enzima estratto dallo stomaco dei vitelli o degli agnelli.

In realtà nel mascarpone non si utilizza propriamente una classica cagliatura ma, come già detto sopra, una combinazione di acido e alte temperature in grado di renderlo di quella consistenza cremosa che tutti conosciamo.

Leggi anche: I formaggi con e senza caglio animale

Mascarpone in cucina

Il mascarpone è un ingrediente versatile in cucina che, dato il suo sapore delicato e la consistenza molto cremosa, si presta molto bene alla realizzazione di dolci, tra i più noti vi è ovviamente il tiramisù.

Si unisce poi spesso anche a liquori e caffè non solo per esaltarne il gusto ma anche per donargli quella cremosità in più.

Nelle ricette salate, invece, si utilizza mascarpone soprattutto per legare salse e sughi, da spalmare mischiato ad altri ingredienti su pane o tartine, oppure al posto del burro come sostanza grassa per condire.

Provate le nostre ricette a base di mascarpone:

Se volete potete cimentarvi anche nella preparazione del mascarpone fatto in casa. Qui trovate una semplice ricetta. 

Francesca Biagioli

I mandala disegnati nei boschi e sulla spiaggia con i sassi e le foglie

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Published in: Arte e Cultura

Foglie, bacche, ramoscelli e pietre che si trasformano in mandala. Spirali, cerchi concentrici o installazioni ai piedi dei tronchi. James Brunt, l’artista che vive nello Yorkshire unisce da sempre il suo amore per l’arte e a quello per la natura.

Tutti i suoi mandala sono curati nei minimi dettagli, ma non solo, ci sono altre suggestive opere d’arte che rimangono tra la natura. Una volta realizzati, Brunt li fotografa e li condivide sui social.

Come sappiamo, infatti, i mandala tradizionali vengono realizzati ancora oggi con finissima sabbia colorata e immensa pazienza dai monaci tibetani e poi distrutti poco dopo il completamento dell’opera per ricordare che nulla dura per sempre. Così anche quelli Brunt, una volta realizzati poi resistono poco alle intemperie. 

Altre bellissime installazioni:

Guardate i suoi bellissimi lavori:

 

             

Dominella Trunfio

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Aiutiamo Romeo: l'ultima rana della sua specie cerca una compagna

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Published in: Animali

La Bolivian Anphibian Initiative vorrebbe far partire 10 spedizioni in luoghi in cui una volta la specie era comune, sperando di trovare una compagna di sesso femminile per Romeo. Quest'ultima è una rana di acqua di Sehuencas, ed è probabilmente l'unico membro della sua specie vivo oggi. Almeno fino a prova contraria.

I ricercatori non hanno perso la speranza e stanno pensando di sfruttare una festa ormai diventata puramente commerciale come San Valentino per mettere al centro dell'attenzione globale la sorte di alcuni animali ormai quasi estinti e di toccare le corde del nostre cuore per aiutare a trovare una compagna per Romeo.

Il Global Wildlife Conservation, Match - la più grande compagnia di relazioni del mondo - e la Bolivian Anphibian Initiative hanno così lanciato una campagna di raccolta fondi per trovarla. L'obiettivo è quello di far sì che più ricercatori possano scoprire se esistono altre rane di acqua di Sehuencas.

Romeo ha il suo profilo personale su Match, e la campagna punta a raccogliere 15.000 dollari per San Valentino, denaro che verrà utilizzato per finanziare le 10 spedizioni sul campo della Bolivian Anphibian Initiative. Dalle attrezzature di base al trasporto e alle guide, i fondi saranno essenziali nella ricerca di altre rane per mantenere in vita questa specie.

"Ciao. Sono Romeo. Sono letteralmente l'ultimo della mia specie. Lo so - roba forte. Ma è per questo che sono qui, nella speranza di trovare il mio partner perfetto per salvare la nostra specie. Sono un ragazzo piuttosto semplice, adoro il cibo, non sono schizzinoso. Ho solo bisogno di un altro Sehuencas come me. Altrimenti, la mia intera esistenza come la conosciamo sarà finita" recita più o meno l'appello della rana.

Hey, @ariejr @BachelorABC , Romeo is another single dude who's looking for a lady to give a rose (and save his whole species)! Help @Global_Wildlife find a #match4romeo: https://t.co/VncgPgNL55 #TheBachelorWinterGames pic.twitter.com/Wq5CNDmqFW

— Match (@Match) 12 febbraio 2018

@BuzzFeed will you help us and @Match find a #Match4Romeo? He is the last Sehuencas Water Frog known in existence and we are teaming up to raise funds to start a conservation breeding program to save his species! pic.twitter.com/GtF56MTaJH

— Global Wildlife Conservation (@Global_Wildlife) 12 febbraio 2018

Romeo needs to find his Juliet before my entire existence as we know it is over (no big deal). Donate to my cause so we can get out there and start the #match4Romeo search: https://t.co/VncgPgNL55 pic.twitter.com/9dXeUp4Iat

— Match (@Match) 11 febbraio 2018

LEGGI anche:

In fondo, essere completamente soli al mondo è triste, non solo a San Valentino.

Francesca Mancuso

Turismo comunitario: alla scoperta dell'Ecuador a casa delle Guerreres de Galera

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Published in: Eco-Turismo

Questo gruppo di donne di Muisne, sono sorridenti e combattive e insieme alla onlus Sensacional e al Grupo Partenon hanno deciso di trasformare l’idea del viaggio in qualcosa di unico. Dalla parte loro hanno un magnifico scenario: l’Ecuador che è uno dei 17 stati del mondo con una straordinaria biodiversità.

Qui convivono una pluralità di culture differenti ognuna con le proprie tradizioni e culture, per esempio solamente nelle sue tre regioni continentali convivono 13 diverse popolazioni indigene.

Da alcuni anni, le Guerreras de Galera ed altre piccole comunità rurali, hanno rilanciato l’idea di turismo comunitario, accogliendo i turisti nelle proprie abitazioni e dando loro la possibilità di conoscere a fondo i propri costumi, la loro vita quotidiana e la loro sapienza ancestrale.

L’obiettivo è quello di permettere al turista di sperimentare la vita in una comunità indigena e tutti gli utili vengono reinvestiti in progetti che mirano al benessere del villaggio. Così gli abitanti diventano delle vere e proprie guide turistiche.

Ma non solo. Il turismo comunitario in Ecuador nasce come risposta alla devastazione di 20mila ettari di mangrovie, rispetto ai 23 mila esistenti, per realizzare impianti di acquicoltura, obbligando le comunità originarie di questo ecosistema a migrare verso le fasce povere delle grandi città.

In questo contesto, il turismo comunitario è diventato uno strumento concreto di sopravvivenza per i villaggi ancestrali dell’ecosistema della mangrovie: comunità di pescatori e raccoglitori che si stanno organizzando e stanno attivando strategie per preservare il loro territorio.

E’ possibile fare questo tipo di esperienza nella Riserva delle mangrovie Muisne-Cojimíes, nella Riserva Mache Chindul e nella Riserva Marina Galera-San Francisco, tutti luoghi duramente colpiti dal terremoto del 2016 e che hanno bisogno di essere rilanciati.

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Il gruppo di donne Guerreras de Galera, rappresentano un esempio di resilienza: è 12 famiglie, circa 60 persone che puntando sul proprio territorio dimostrando amore per la propria cultura e fiducia nella comunità. Ma non ci sono solo queste splendide mujeres, le persone della comunità coinvolte sono circa 550.

Dominella Trunfio

Foto: Sensacional Onlus

Shrinkflation: confezioni più piccole, ma stesso prezzo. Così le aziende ingannano i consumatori

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Published in: Eco-spesa

Purtroppo non si tratta di poche eccezioni. Il fenomeno è stato addirittura analizzato dall'Ons, l'istituto di statistica inglese, ma anche dall'Istat che lo sta tenendo d'occhio. Di fatto, apparentemente il prezzo d'acquisto resta lo stesso ma diminuendo le quantità aumenta: una nuova brutta abitudine che ha preso il nome di Shrinkflation.

"Il fenomeno sembra poter avere un impatto trascurabile sulla stima dell’inflazione generale ma rilevante per alcune classi di prodotti. E comunque l'Istat lo intercetta ed evita che influenzi la misura dell'inflazione" ha spiegato all'Adnkronos Federico Polidoro, responsabile delle statistiche sui prezzi al consumo dell'Istat.

Ecco quali sono alcuni dei prodotti colpiti dalla Shrinkflation:

  • Pacchetti con 9 fazzoletti invece di 10
  • lattine con 25 ml di bevanda invece di 33
  • tubetti di dentifricio con 75 ml di pasta invece di 100 ml
  • rotoli di carta igienica con meno strappi, scesi da 250 a 230
  • riso in confezioni da 850 gr invece che 1 kg.

Nel caso dei canoni telefonici, da aprile si tornerà alla fatturazione ogni 30 giorni invece di 28. Tuttavia, ciò non sempre si tradurrà in un risparmio per i consumatori. Alcune compagnie telefoniche infatti hanno annunciato un aumento dell’8,6% dell’abbonamento mobile e di rete fissa. Per questo motivo l’Unione Nazionale Consumatori ha denunciato i principali operatori della telefonia e Sky Italia all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Secondo le rilevazioni Istat, nel nostro paese, la pratica di rimpicciolire le confezioni, senza ridurre i prezzi, riguarda soprattutto generi alimentari e prodotti come: zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi.

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Dal gennaio del 2012 ad agosto del 2017 i rilevatori comunali, oltre a registrare il prezzo di un determinato prodotto, hanno controllato anche la quantità venduta. Hanno così scoperto che su un totale di 604.487 quotazioni, 1.405 hanno registrato un cambio di quantità.

Inoltre, nell'83% dei 700 casi nei quali il peso è diminuito, c'è stato un aumento del costo relativo, e solo nel 17% dei casi la riduzione della quantità offerta è stata accompagnata dalla riduzione del prezzo.

Per l'Adoc,

"la riduzione delle dimensioni dei prodotti venduti mantenendo lo stesso prezzo è solo un modo subdolo per nascondere un aumento dei costi a danno dei consumatori visto che molto difficilmente si potrà notare il cambiamento".

Inoltre, secondo Adoc, 

"se non abbiamo chiaro nel nostro Paese le dimensioni della shrinkflation, sicuramente dobbiamo fare i conti con un altro tipo di aumenti camuffati. Quasi tutti gli operatori di telecomunicazione mobili, e non ultima Sky, hanno trovato il modo di far pagare di più i propri utenti modificando il ciclo di fatturazione. Dalla canonica tariffa su base mensile si è passati alla fatturazione ogni 4 settimane. Con il risultato che in un anno si pagano 13 mensilità piuttosto che 12. Con conseguente aumento, anche considerevole, dei costi a carico dell’utente".

LEGGI anche:

Cosa possiamo fare? Come possiamo difenderci noi consumatori?

Cerchiamo di fare attenzione al peso di un prodotto al kg, leggiamo sempre cosa c'è scritto sulle confezioni e quando possiamo cerchiamo di acquistare i prodotti sfusi, spesso più convenienti soprattutto nel caso dei generi alimentari.

Francesca Mancuso

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