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Pasta con zucca e pinoli

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Published in: Ricette

La zucca cotta nell'olio extra vergine di oliva acquisisce una sapidità caratteristica che si sposa alla perfezione con i pinoli tostati e se siete amanti dei sapori piccanti, vi consigliamo inoltre di aggiungere del peperoncino fresco fra gli ingredienti.

Ingredienti
  • 700 gr di zucca
  • 1 spicchio d'aglio
  • 30 gr di pinoli sgusciati
  • olio evo q.b.
  • sale q.b.
  • 320 gr di pasta 
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  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    30 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la pasta con zucca e pinoli: procedimento

 

  • Pulire la zucca eliminando la buccia, i semi e filamenti interni,
  • tagliarla in piccoli pezzi molto sottili e pulire anche l'aglio,
  • tagliarlo a metà e farlo soffriggere in abbondante olio,
  • quando l'olio sarà ben caldo aggiungere la zucca,
  • cuocerla al suo interno fin quando non si appassirà del tutto e si rosolerà per bene e solo a fine cottura regolare di sale.
  • In un padellino antiaderente far tostare i pinoli per qualche minuto avendo cura di smuoverli di sovente,
  • nel frattempo cuocere la pasta in abbondante acqua salata e quando la cottura sarà al dente mantecarla con la zucca e in fine aggiungere anche i pinoli.
  • Impiattare e servire subito.
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Ilaria Zizza

 

Il vulcano Licancabur e la sua romantica leggenda

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Published in: Sud America

 Anche se non siete dei fotografi provetti, le probabilità che qui la foto vi riesca bene sono altissime, perché il Licancabur si trova tra i vulcani Juriques e Sairecabur ed è posto in prossimità della Laguna verde. Il paesaggio è quindi mozzafiato.

Ma non solo, il suo cratere contiene perfino un lago e domina tutta la regione del Salar de Atacama, la prima ascesa al vulcano avvenne nel 1884 ad opera di Severo Titichoca, ma prima di quel momento c’era la leggenda che chi fosse salito sul vulcano sarebbe stato colpito dalla sfortuna e la montagna l’avrebbe punito.

Per fortuna, non è andata così, ma scalare i 5920 metri non è un’impresa facile, ci vogliono due giorni ed è sempre consigliabile non avventurarsi da soli. Ma c’è un’altra leggenda ancora più suggestiva che avvolge questa zona. Molti secoli fa in Cile, proprio qui al confine con la Bolivia, c’erano due fratelli, i vulcani Lascár e Licancabur.

I due erano inseparabili, ma entrambi un giorno si innamorarono della bella principessa Juriques. La donna lusingata, alla fine però scelse Licancabur. Il fratello Lascár cadde nello sconforto e pianse per giorni e giorni. Le sue lacrime di tristezza, sul terreno diedero vita a un grande lago salato.

Attutito il dolore, la rabbia prese il sopravvento e Lascár iniziò a sputare fuoco e il calore prosciugò l’acqua del lago dando vita ad un immenso deserto. Quello che oggi è il Salar de Atacama.   Ma il fuoco e le pietre lanciate da Lascár finirono per colpire accidentalmente Juriques provocandone la morte. Licancabur rimase solo e infelice per tanto tempo, fino a quando non si innamorò nuovamente. Poco distante da lui viveva, infatti, una principessa straniera di nome Kimal che passava tutto il giorno ad ammirare il vulcano. Si innamorarono, ma i due non potevano spostarsi perché Kimal era una straniera.

Altri bellissimi vulcani:

La principessa pregò gli dei affinché concedesse ai due amanti di rimanere insieme almeno una volta l’anno. Le sue preghiere vennero esaudite e da quel giorno, il 21 dicembre, durante il solstizio d’inverno, l’ombra di Kimal si unisce a quella di Licancabur e i due innamorati possono stare insieme.

Dominella Trunfio

Guardare la TV per troppo tempo aumenta il rischio di coaguli di sangue nelle vene

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Published in: Salute & Benessere

Secondo una ricerca condotta presso il Larner College of Medicine all'Università del Vermont a Burlington e presentata alle sessioni scientifiche dell'American Heart Association (California), guardare troppo tempo la Tv aumenta il rischio di coaguli di sangue che diventa quasi doppio (precisamente maggiore di 1,7 volte) rispetto alle persone che non hanno questa abitudine.

Per arrivare ad affermare ciò i ricercatori hanno chiesto ad oltre 15mila partecipanti dai 45 ai 64 anni circa quanto spesso guardavano la tv e messo a confronto le loro risposte con i fattori di rischio per i coaguli di sangue. Si è visto così che coloro che trascorrevano tante ore al giorno davanti alla televisione avevano rischi decisamente maggiori di chi invece aveva dichiarato di guardare la tv "mai o raramente".

Naturalmente il problema non è tanto la televisione in sé quanto il fatto che si trascorre molto tempo seduti in completa sedentarietà e questo può scatenare una condizione nota come tromboembolia venosa, che di solito colpisce le gambe o le braccia ma che è particolarmente pericolosa in quanto può far arrivare coaguli nei polmoni e generare un’embolia polmonare che può portare alla morte.

E’ importante dunque mantenersi fisicamente attivi ogni giorno dato che, come hanno sottolineato i ricercatori statunitensi, l’esercizio fisico riduce il rischio solo a patto che sia fatto con regolarità. Oltre ad evitare di trascorrere troppo tempo a guardare la TV, il rischio di coaguli di sangue può essere ridotto anche mantenendo il proprio peso forma.

Se proprio non potete rinunciare alla tv, suggeriscono gli esperti, almeno mettete una cyclette o un tapis roulant davanti e pedalate, camminate o correte mentre guardate i vostri programmi preferiti. Oppure si può ritardare la visione di 30 minuti mentre si fa una passeggiata, registrando il film o il programma che si vuole vedere e guardandolo successivamente risparmiandosi quanto meno gli annunci pubblicitari.

Sui coaguli di sangue e le loro possibili conseguenze potrebbe interessarvi anche:

Non è la prima volta che uno studio associa il guardare troppa tv ad un rischio maggiore di embolia polmonare. Una ricerca giapponese di qualche anno fa ha analizzato la relazione tra il prolungato uso della TV e il rischio di mortalità per embolia polmonare. In quell’occasione si è visto che trascorrere 5 ore al giorno o più davanti al televisore raddoppia il rischio di trovarsi alle prese con un’embolia polmonare fatale rispetto ad una permanenza di fronte allo schermo di meno di 2 ore e mezzo al giorno (comunque troppo).

Rimane sempre valido il consiglio di tenere spenta il più possibile la tv per dedicarci ad attività più salutari e anche per dare il buon esempio ai nostri figli!

Francesca Biagioli

L'inferno è qui. Cucciolo di elefante avvolto dalle fiamme

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Published in: Animali

In una foto, tutto il dramma e la violenza che si continua a perpetrare nei confronti degli animali. In India, nel distretto di Bankura, questi due elefanti con la pelle in fiamme, scappano.

Uno scatto che fa rabbrividire per la realtà che rappresenta: sembra quasi di sentire il grido disperato del cucciolo che tenta di salvarsi dal fuoco che lambisce il suo corpo.

Le palle infuocate sono state lanciate qualche attimo primo da alcuni degli uomini che corrono in fondo alla foto e sono l’emblema del rapporto tra l’essere umano e questi meravigliosi animali: invece di optare per una convivenza pacifica, li si ferisce e si cerca di ucciderli.

In India gli elefanti sono inseriti nella Lista rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e sono tra gli animali in via in d’estinzione a causa della deforestazione e la conseguente distruzione del loro habitat naturale.

I metodi barbari per allontanarli sono quelli di lanciare loro delle palle infuocate, ma purtroppo il governo indiano non ha ancora preso delle misure drastiche.

Non a caso la fotografia di Biplab Hazra si chiama ‘L’inferno è qui’ e lo stesso autore ha scritto nella sinossi:

“Per questi animali intelligenti, dolci e socievoli che hanno attraversato il subcontinente per secoli, ora qui è un inferno”.

Il dramma che vivono gli elefanti: 

Secondo il fotografo, nel distretto Bankura del Bengala Occidentale questo tipo di atteggiamento nei confronti dei pachidermi è routine, la stessa cosa succede ad Assam, Odisha, Chhattisgarh, Tamil Nadu e altri ancora.

Dominella Trunfio

Le fotografie che mostrano la bellezza del popolo Maori

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Published in: Costume & Società

Alti, bruni e possenti, fisicamente molto simili ai polinesiani ma unici per le caratteristiche a metà tra quelle melanesiane e quelle papuasiche, i Maori si stanziano in Nuova Zelanda tra il nono e il tredicesimo secolo.

Secondo la tradizione arrivarono in quella, che chiamarono Aoteroa, cioè «Nuova Terra», con sette canoe guidati dal loro capo Kupe, dopo una lunga e difficile navigazione.

La società è divisa in tribù, clan e famiglia ogni tribù ha un capo (ariki), sacerdoti (tohunga), nobili (rangatira), guerrieri (tutua) e schiavi. I Maori vivono di agricoltura e allevamento in villaggi che anticamente erano fortificati.

“Definire gli aspetti della cultura tradizionale dei Maori significa parlare di arte, danza, leggende, tatuaggi e comunità. Mentre l'arrivo di coloni europei nel XVIII secolo ha avuto un impatto profondo sul modo di vivere Maori, molti aspetti della società tradizionale sono sopravvissuti nel XXI secolo”, spiega Nelson che nei suoi scatti è riuscito a cogliere la loro essenza.

Attualmente i Maori, concentrati nell’Isola del Nord, sono circa 300mila e il fotografo Jimmy Nelson ha voluto realizzare un lavoro di documentazione prima che questa meravigliosa tribù scompaia. Le sue immagini racchiudono la bellezza dei Maori e di altre popolazioni nel libro 'Before the pass away', con l'obiettivo di catturare la vita delle tribù in estinzione.

Ecco i suoi meravigliosi scatti: 

Sui maori potrebbero interessarvi: HAKA NEOZELANDESE: LA DANZA COME GRIDO DELL’ANIMA DI UN POPOLO (VIDEO) POŪWA, IL MEGA-CIGNO NERO DELLA LEGGENDA MAORI ESISTEVA DAVVERO   Dominella Trunfio Foto: Jimmy Nelson

I 10 fari della Sardegna da adottare e recuperare

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Published in: Bioedilizia e Bioarchitettura

Un'idea nata da tempo, sui cui le autorità sarde lavorano alacremente. Presto saranno resi noti i bandi per adottare 10 splendidi fari sardi, che per 50 anni saranno dati in affitto a privati, con le possibilità economiche di recuperarli e regalarli al loro antico splendore.

Il progetto Orizzonte fari fa parte del più ampio “Progetto di valorizzazione del patrimonio marittimo-costiero”.

“La Regione possiede beni di grande valore: vogliamo metterli in grado di creare reddito e occupazione. Siamo ben consapevoli che giocare questa partita significa dover affrontare complessità burocratiche e contenziosi, ma non si può continuare a tenerli bloccati come è stato fatto per troppo tempo, con il risultato di vederli trasformati spesso in ruderi abbandonati” ha detto il presidente della Regione Francesco Pigliaru.

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Ecco i fari che si potranno adottare e di cui a breve dovrebbero essere resi noti i bandi:

  1. vecchio faro di Razzoli (La Maddalena);
  2. faro di Punta Filetto - Isola di Santa Maria (La Maddalena);
  3. ex stazione di vedetta di Marginetto (La Maddalena);
  4. ex faro di Capo d’Orso (Palau);
  5. ex stazione segnali di Capo Sperone (Sant’Antioco);
  6. ex stazione semaforica di Capo Ferro (Arzachena);
  7. ex stazione di vedetta di Capo Fìgari (Golfo Aranci);
  8. ex stazione segnali di Punta Falcone (Santa Teresa Gallura);
  9. ex stazione semaforica di Punta Scorno (Isola dell'Asinara);
  10. faro di Capo Comino (Siniscola), ancora in capo allo Stato.

I fari e le stazioni semaforiche messi a disposizione si trovano tutti in promontori o piccole isole, in zone dichiarate di pubblico interesse, a volte anche all’interno di Parchi e riserve nazionali o regionali oppure di aree marine protette e di siti di interesse comunitario. Essendo di proprietà pubblica sono soggetti a vincolo storico-culturale.

Non sono mancate infatti le polemiche e i timori per l'ambiente ma dal canto sua la Regione ha risposto:

“Questa iniziativa è perfettamente in linea con le nostre politiche ambientali. Naturalmente i bandi selezioneranno progetti vincenti, cioè rispettosi di tutti i principi della sostenibilità sia nel restauro che nella fruizione delle aree. Negli atti di concessione dovranno infatti essere contemplati impatti ambientali minimizzati, compresa la gestione dei rifiuti, e dovranno essere definiti alti standard di qualità ambientale per la fruizione dei beni resi accessibili, specialmente in quelli situati nei parchi nazionali e nelle aree marine protette” ha aggiunto l'assessora della Difesa dell’Ambiente Donatella Spano.

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Per vedere mappe e ubicazioni di tutti i fari che potranno essere adottati clicca qui

Francesca Mancuso

Foto cover

 

Sotto sequestro per maltrattamento altri animali de “la fattoria delle coccole

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Published in: Animali

Anche noi eravamo rimasti ammaliati dalla filosofia del santuario, tanto da dedicargli un articolo . Gli animali ci erano sembrati sani e felici. Ma forse era solo uno specchietto per allodole, perché al di fuori della struttura principale, gli animali assegnati al santuario sarebbero stati tenuti in condizioni pessime.

Per ora la struttura non commenta sui social il sequestro. In attesa di capire come siano andate davvero le cose, i fatti dicono che 19 suini della Fattoria delle Coccole sono stati trovati in condizioni gravissime e affidati in custodia giudiziaria a Vitadacani, associazione coinvolta nel sopralluogo dalla forestale.

“La promessa, che un rifugio dovrebbe fare ai propri ospiti nel momento in cui vengono accolti, ancora una volta, non è stata rispettata dall’associazione di Appiano Gentile. Ma questo purtroppo, dopo oggi e dopo il sequestro dello scorso agosto, sempre per maltrattamento, di cinghiali e maiali vietnamiti, pare un modus operandi”, scrive Vita da Cani, che parla di una situazione davvero preoccupante, con animali stipati in stalle e affidati agli stessi allevatori.

Questa la situazione: animali magri come fantasmi, in evidente stato di denutrizione, disidratazione e sofferenza, senza possibilità di ricovero. Presenza di fango imbibito d’acqua che rende quasi impossibile la possibilità di recarsi agli abbeveratoi fatiscenti e igienicamente inadeguati. Senza contenitori per il cibo né tracce di cibo, da cui si evince che gli animali vengono alimentati saltuariamente.

“Per quanto riguarda le condizioni cliniche è ancora evidente il gravissimo stato di denutrizione, cosa che in previsione del prossimo abbassamento delle temperature potrebbero causare malattie da raffreddamento con possibile comparsa di morte improvvisa”, si legge nello stralcio della relazione che ha portato al sequestro.

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COSA POSSIAMO FARE?

“Invitiamo chi sta sostenendo animali a distanza a verificare se sono tra quelli sotto sequestro e dove si trovino. E tutti a non portare più animali in quel posto”, aggiunge Vita da Cani.

“Invitiamo chiunque decida di sostenere un santuario di visitarlo e verificare come vengono tenuti gli animali. Tutti. Non solo i pochi testimonial esposti al pubblico e mostrati alle visite”, conclude Rete dei Santuari, ribadendo il rifugio in questione non fa parte della sua rete.

Roberta Ragni

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Squalo-serpente: scoperto dinosauro vivente di 80 milioni di anni fa

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Published in: Animali

Gli oceani nascondono insolite sorprese. Anche se ci siamo spinti molto avanti con la ricerca, sono ancora tanti i misteri celati nelle profondità marine. Circa il 95 per cento degli oceani sono inesplorati. E tra le creature finora sconosciute possiamo inserire anche questi squali, considerati una delle più antiche specie viventi del pianeta.

I suoi contemporanei preistorici, come il Tyrannosaurus Rex e il triceratopo, sono morti da milioni di anni tempo, ma lo squalo nuota ancora in fondo agli oceani di tutto il mondo.

Secondo quanto riportato dalla BBC, nei giorni scorsi il gruppo di scienziati dell'Unione europea stava esaminando le profondità dell'Oceano Atlantico con un obiettivo ben preciso: “Minimizzare le catture indesiderate nella pesca commerciale”, In altre parole, lo scopo della loro missione era quello di salvare tutte quelle creature purtroppo finite nelle reti da pesca e che invece avrebbero potuto salvarsi.

Invece, hanno finito loro malgrado per catturare una delle creature più rare e più antiche del pianeta, degno dei racconti del XIX° secolo sui serpenti marini.

Quello che i marinai non sapevano era che lo squalo era esattamente identico anche milioni di anni fa, ai tempi della Pangea.

Questo squalo in media è lungo 1,90 e la sua testa ricorda quella di un serpente. Con i suoi circa 300 denti si nutre di pesci e altre creature marine. Di lui sappiamo poco perché vive nelle profondità dell'oceano, al largo delle coste del Giappone, della Nuova Zelanda e dell'Australia ma anche nell'Atlantico stando alla nuova scoperta.

Nei suoi 80 milioni di anni sul pianeta, raramente è venuto a contatto con gli esseri umani o è stato visto o filmato nel suo habitat naturale.

Foto

Non si sa ancora come abbia fatto a sopravvivere all'estinzione, rispetto ai suoi contemporanei per questo rimane una creatura dall'aura quasi mitica ma decisamente reale.

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Unica nota stonata il fatto che sia stato catturato invece di essere lasciato nel suo habitat.

Francesca Mancuso

Foto cover

Liberi di esplorare la propria identità. La guida della Chiesa Anglicana contro il bullismo di genere

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Published in: Speciale bambini

Nella guida messa a disposizione delle sue scuole, la Chiesa Anglicana si è mostrata molto aperta scrivendo che ogni allievo dovrebbe poter essere libero di esplorare chi davvero è, anche se questo comporta l’utilizzo di vestiti particolari o solitamente non utilizzati dal genere a cui si appartiene. I bambini dovrebbero infatti poter giocare ed esplorare la propria identità con gli abiti e nei modi che più gradiscono senza per questo essere etichettati o addirittura minacciati.

La scuola materna e la scuola primaria, secondo la chiesa inglese, dovrebbero essere un momento di "esplorazione creativa", un luogo in cui gli allievi si possano sentire liberi senza aver paura del giudizio o della derisione degli altri. Ecco perché si invitano non solo gli studenti ma anche gli insegnanti ad evitare l'uso di etichette che potrebbero alienare il comportamento dei bambini "solo perché non si conforma agli stereotipi di genere".

La chiesa d’Inghilterra, che istruisce un milione di alunni in un totale di quasi 5.000 scuole, ha fornito per la prima volta già tre anni fa alcuni consigli per evitare discriminazioni omofobiche, ma ora la guida è stata aggiornata anche per coprire altri tipi di bullismo come quello transfobico e bifobico. E ce n’è molto bisogno…

Sembra infatti che in Inghilterra ben 2 bambini su 5 nascondono aspetti di se stessi per paura di essere vittime di bullismo. Dei 1600 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 16 anni interrogati nel corso di un sondaggio in occasione della settimana anti-bullismo inglese, quasi due terzi hanno dichiarato di aver assistito o di essere stati oggetti di bullismo per qualche loro caratteristica “diversa” dalla norma, più della metà temeva questa eventualità e un quarto diceva che avrebbe accettato anche di cambiare alcuni aspetti di sé pur di conformarsi.

L’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, a proposito della guida ha dichiarato che questo strumento si propone di aiutare le scuole a diffondere il messaggio cristiano "senza eccezione o esclusione" dato che nessuno dovrebbe essere ridotto ad uno “stereotipo o ad un problema”:

“L'obiettivo di questa guida è quello di impedire agli allievi delle scuole e delle accademie della Chiesa di Inghilterra di diminuire la propria autostima o di evitare la violenza in seguito al loro orientamento sessuale percepito o effettivo o l'identità di genere”.

Sul bullismo scolastico potrebbe interessarvi anche:

Il bullismo, si sa, può provocare a chi ne è vittima danni profondi che possono portare alla comparsa di disturbi mentali tra cui la depressione e nei casi estremi anche al suicidio. Ben vengano dunque iniziative come questa!

Francesca Biagioli

I funghi (soprattutto porcini) sono pieni di antiossidanti e aiutano a rimanere giovani

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Published in: Alimentazione & Salute

La ricerca, condotta da un team della Pennsylvania State University e pubblicata sul Journal Food Chemistry, ha individuato nei funghi ottime quantità di ergotioneina e glutatione (due sostanze dal potere antiossidante) e addirittura, secondo gli esperti, i funghi sarebbero la migliore fonte  alimentare in quanto a proprietà anti-invecchiamento.

La presenza degli antiossidanti sarebbe variabile a seconda delle diverse specie di funghi (ne sono state prese in esame 13). Gli scienziati hanno scoperto che queste due sostanze sono particolarmente presenti soprattutto nei funghi porcini selvatici mentre i comuni funghi bianchi ne contengono di meno, anche se comunque si trattava sempre di una dose maggiore rispetto alla maggior parte degli altri alimenti.

Così ha commentato i risultati Robert Beelman professore emerito di scienze alimentari al Penn State Center:

"Quello che abbiamo scoperto è che, senza dubbio, i funghi sono la fonte dietetica più alta di questi due antiossidanti presi insieme e che alcune tipologie sono veramente ricche di entrambi".

Il professore ha spiegato che quando il corpo usa il cibo per produrre energia provoca anche stress ossidativo perché, durante il metabolismo, si vengono a formare dei radicali liberi. Questi causano danni alle cellule, alle proteine e perfino al DNA, in quanto sono atomi altamente reattivi e viaggiano attraverso il corpo cercando di accoppiarsi con altri elettroni. Avere una dieta ricca in antiossidanti nel corpo può aiutare a proteggere da questo stress ossidativo potenzialmente pericoloso.

La ricchezza di ergotioneina e glutatione presente nei funghi sarebbe molto preziosa anche per prevenire malattie degenerative. Come hanno osservato gli scienziati, i paesi che assumono più ergotioneina tramite la loro alimentazione (ad esempio Italia e Francia) sono anche quelli dove si registra una minore incidenza di malattie come Alzheimer e Parkinson rispetto a quella di paesi come gli Stati Uniti che consumano meno cibi antiossidanti. Per confermare questa teoria occorrono però nuovi studi approfonditi sull’argomento.

Se ti interessa conoscere tutte le proprietà dei funghi leggi anche:

Lo studio suggerisce dunque che un consumo regolare di funghi può essere un rimedio efficace contro l’invecchiamento della pelle, del cervello, ecc. Il vantaggio tra l’altro è che i funghi non perdono le loro preziose sostanze antiossidanti quando vengono cotti a differenza di altri alimenti che invece diminuiscono drasticamente i loro effetti benefici per la salute se sottoposti ad alte temperature.

Ecco allora alcune ricette con funghi porcini che potete sperimentare per mantenervi giovani e in salute. 

Francesca Biagioli

Dal 2018 i treni tedeschi andranno a idrogeno

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Published in: Trasporti

È stato infatti firmato a Wolfsburg il primo contratto per la fornitura di treni a idrogeno, siglato dalla Alstom, che produrrà i “Coradia iLint”, il gruppo chimico Linde e l'autorità dei trasporti locale della bassa Sassonia (lnvg).

Il contratto prevede la consegna dei 14 treni a cella a combustibile, con una manutenzione trentennale e la fornitura di energia.
Il prototipo del Coradia iLint inizierà la fase pilota nella primavera del 2018, insieme a un secondo veicolo. L'alimentazione del treno a idrogeno sarà assicurata da una propria stazione di ricarica.

Coradia iLint potrà coprire fino a mille chilometri con un 'pieno', raggiungendo una velocità massima di 140 km/h. 

Per la Bassa Sassonia saranno costruiti nel sito di Salzgitter, per trasportare i viaggiatori tra Cuxhaven, Bremerhaven, Bremervörde e Buxtehude. Sono destinati a sostituire le unità multiple a trazione diesel dell’autorità dei trasporti Elbe-Weser-Verkehrsbetriebe (evb) e ad azzerare l’emissione di inquinanti nel servizio quotidiano.

“È una vera rivoluzione del trasporto ferroviario – annuncia Gian Luca Erbacci, Senior Vice President per l'Europa di Alstom – e un cambiamento epocale verso un sistema di mobilità pulito. Per la prima volta al mondo un treno passeggeri regionale alimentato a idrogeno sostituirà i treni diesel, senza generare emissioni, con le stesse prestazioni di un treno regionale normale e un’autonomia fino a mille chilometri”.

Germana Carillo

 

La solitudine può far male. E non solo emotivamente...

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Published in: Mente & emozioni

A sostenerlo in uno studio sono i ricercatori della Johannes Gutenberg University di Mainz, in Germania, che, guidati dal professor Manfred Beutel, hanno scoperto che la solitudine crea importanti rischi in termini di salute mentale, “sia per quanto riguarda la depressione, sia per quanto concerne il livello di ansia”

Per arrivare a questa conclusione, gli studiosi tedeschi hanno analizzato il comportamento di più di 15mila persone tra i 35 e i 74 anni, per cinque anni, tenendo sotto controllo il livello di salute psicofisica associato alla valutazione della presenza di un vero sentimento di solitudine.

Dai risultati è emerso che uscire dalla rete di interazioni classiche della vita quotidiana, rinchiudendosi in un proprio personalissimo stato emotivo, può portare ad ammalarsi, visto che l’uomo ha per sua natura un comportamento profondamente sociale.

“La solitudine aumenta anche la probabilità di essere fumatori, un classico indicatore di uno stile di vita sbagliato. La ridotta qualità della salute mentale può poi essere causa di un maggior numero di visite dal medico, di ricoveri e di utilizzo di psicofarmaci. Presi nel loro complesso questi risultati danno un solido supporto alla convinzione che la solitudine dovrebbe essere considerata di per sé una significativa variabile di salute”, precisa Beutel del Department of Psychosomatic Medicine and Psychotherapy.

Ma come? La solitudine non era qualcosa che poteva essere vista con un’accezione positiva e l’occasione buona per (ri)conoscere e (ri)trovare la propria ricchezza interiore? Certo che sì: “Chi non sa popolare la propria solitudine, nemmeno sa esser solo in mezzo alla folla affaccendata”, scriveva Baudelaire, ed è certamente vero.

Ma ci sono quei casi in cui non va più bene. Quei casi in cui la solitudine si trasforma in isolamento, forzato e perenne, che può porre sul ciglio di un baratro. Ed è allora che possono scattare gravi conseguenze e noi non siamo più noi.

Quest’esperimento tedesco, insomma, ci mette in guardia: quando il sentimento della solitudine non è però semplicemente l’equivalente dello “stare da soli” una tantum e poiuttosto si trasforma in uno stato emotivo che porta all’esperienza spiacevole dell’isolamento sociale, si possono produrre effetti negativi sulla salute.

Per la vera solitudine, insomma, deve esistere una "discrepanza tra i nostri bisogni sociali e la loro possibilità di realizzazione nell’ambiente in cui ci si trova a vivere". Quando si avverte un doloroso senso di abbandono si attiva una spontanea ricerca di contatti sociali, quei meccanismi interiori che ci invogliano a cercare nuovamente delle connessioni per vincere la sensazione di isolamento (spinta alla riaffiliazione).

“Proprio come il dolore fisico è un segnale che si è evoluto per spingere una persona ad avviare azioni per minimizzare il danno al proprio corpo, così la solitudine motiva la persona a minimizzare il danno al proprio corpo sociale”, spiega Pamela Qualter, della School of Psychology dell’University of Central Lancashire.

Come fare allora? Godere di quegli attimi di puro isolamento, conservarli gelosamente come proprio personale passaggio verso momenti migliori. E non di più. Poi, è quasi sicuro che soltanto la vita con la presenza di un altro e una condivisione costante possono fare la differenza.

Germana Carillo

La migrazione di massa delle farfalle, avvistata persino dai satelliti

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Published in: Natura & Biodiversità

La grande massa dei colori si è diffusa in tutta la città e nelle contee vicine al punto da lasciare gli stessi meteorologi a bocca aperta, non riuscendo a capire inizialmente di cosa si trattasse. Tra le prime ipotesi, la possibilità che fossero uccelli intenti a migrare verso luoghi più caldi.

Gli addetti dell'ufficio meteorologico di Boulder originariamente avevano escluso gli insetti, poiché «producono raramente una simile coerenza del radar». Tuttavia l'idea è stata presto smentita.

A migrare non erano i volatili ma un enorme stuolo di farfalle. Con l'aiuto delle foto postate dagli utenti sui social media, è apparso chiaro che la grande nuvola in movimento formata da creature che volavano tutte nella stessa direzione era formata da farfalle.

In effetti, siamo proprio nella stagione della migrazione delle cosiddetta “Painted Lady Butterfly” la Vanessa del Cardo. Alla fine dell’estate milioni di esemplari si spostano verso sud ma difficilmente vengono avvistate perché volano a circa 500 metri di altezza. Queste farfalle aspettano l’arrivo di venti favorevoli, dai quali si lasciano trasportare a una velocità di 45 chilometri orari.

Con il loro caratteristico colore arancio e nero, le farfalle avvistate dai radar e dai satelliti meteo americani si stavano spostando dagli Stati Uniti sud-occidentali al Messico settentrionale.

Secondo le stime degli scienziati, esse coprivano un'area di circa 112 km e fluttuavano nell'aria, quasi “galleggiando”, trasportare dai venti.

A conferma del fatto che si trattava proprio delle splendide farfalle, sono state anche le testimonianze dei residenti di Denver che nelle ultime settimane hanno avvistato una notevole quantità di esemplari, intenti a volare in gruppo sui fiori.

Look at what's flying into Denver! Radar from last hour showing what we believe to be birds. Any bird experts know what kind? #ornithology pic.twitter.com/EAqzdMwpFU

— NWS Boulder (@NWSBoulder) 3 ottobre 2017

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In realtà non si tratta di una novità. Questo lepidottero si sposta dal Nord Africa (o nel Centro America) ogni anno per raggiungere i paesi europei e periodicamente questa migrazione assume dimensioni enormi per quantità di esemplari. Una creatura apparentemente fragile come la farfalla riesce a percorrere distanze pari a centinaia o addirittura migliaia di km.

Francesca Mancuso

Sciarpa sospesa: Bologna aiuta così i senzatetto a proteggersi dal freddo

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Published in: Buone pratiche & Case-History

 Con l’arrivo delle basse temperature, i senzatetto si ritrovano a combattere con il freddo, nella città delle due Torri, arriva un’idea semplice per aiutare chi anche quest’anno sarà costretto a dormire in strada.

Avevamo già parlato di iniziative simili, dopo i cappotti, il caffè, il gelato, la pizza, pane, giocattoli, ma anche pranzi e cene, adesso sono le sciarpe ad essere donate. Un’usanza made in Usa che nasce grazie al gruppo Guardian Angels e già affermata in tante altre città americane.

A Bologna, la sezione italiana ha appena lanciato questo modo speciale di aiutare i senzatetto: in pratica ,basta lasciare su un albero o legata a un palo una sciarpa che chi ne ha bisogno, può prendere liberamente per ripararsi dal freddo.

Accanto alle sciarpe viene messo un biglietto per spiegare il senso del gesto:

“Non sono una sciarpa persa! Per favore, prendimi con te se hai freddo. Ti scalderò”.

Chi lo leggerà, dunque, saprà che siamo davanti a una sciarpa sospesa. Il progetto pionieristico dei Guardian Angels parte da due quartieri di Bologna, San Donato e San Vitale, ma l’intenzione è di estenderlo a tutta la città.

Altre iniziative solidali:

"Dona una sciarpa" è, quindi, un bella risposta di solidarietà all’insegna della sharing economy e della condivisione, per aiutare chi a causa, principalmente, della crisi che ha messo in ginocchio l'Italia, è costretto a ripari di fortuna. Non possiamo che augurarci venga replicato in tante altre città.

Per sapere come partecipare all'iniziativa clicca qui

Dominella Trunfio

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La Terra trema in tutto il mondo: violente scosse in Costa Rica, Iraq, Iran e Giappone

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Published in: Ambiente

Questa notte, alle 3.28 ora italiana una scossa di magnitudo 6.7 ha fatto tremare il Costa Rica. A seguire, altre due scosse, di magnitudo 5.1 e 4.1, tutte con lo stesso epicentro, 16 km a sud di Jacò e a una profondità di 10 km.

Jacó si trova a sud-ovest della capitale del Costa Rica, San Jose, e fa parte della regione di Puntarenas, sulla Costa pacifica. Tre sono al momento le vittime accertate, a causa di attacchi cardiaci, due a Jacó e una a sud di Coronado secondo quanto riferito dalla presidenza del Costa Rica.

Un edificio a Jacó è stato evacuato a causa di danni ma sono state tante le segnalazioni di crolli anche in altre parti del paese. Le scosse sono state avvertite soprattutto nei distretti provinciali di Quepos, Parrita e Garabito, di cui Jacó è capitale.

Il presidente Luis Guillermo Solís ha fatto sapere che non c'è alcun rischio tsunami.

Zona del epicentro del sismo magnitud 6,4. Sistema Nacional de Monitoreo de Tsunamis descarta alerta por tsunami. pic.twitter.com/19ht8IFDCk

— Luis Guillermo Solís (@luisguillermosr) 13 novembre 2017

Situazione decisamente più grave in Medio Oriente, dove ieri alle 19.18 ora italiana una violenta scossa di magnitudo 7.2 ha colpito l'area al confine tra Iraq e Iran. Le vittime accertate sono oltre 300. Il centro più colpito è Sarpol-e Zahab anche se l'epicentro si trova a circa 30 km dalla città irachena di Halabja e a una profondità di 23 km.

La provincia più colpita è stata quella del Kermanshah, dove sono stati annunciati tre giorni di lutto. Più di 236 persone sono morte solo a Sarpol-e Zahab, al confine con l'Iraq.

Farhad Tajari, deputato locale, ha detto che 15 membri della sua famiglia sono stati uccisi e che l'ospedale principale della città è stato gravemente danneggiato.

“Sarpol-e Zahab ha solo un ospedale, che è stato distrutto dal terremoto. Tutti i pazienti e il personale ospedaliero sono rimasti sepolti sotto le macerie”.

Foto: Ingv

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Altro violento sisma anche al largo delle coste giapponesi, per fortuna senza conseguenze visto che si è verificato lontano dalla costa. Il terremoto,di magnitudo 6,1 ha avuto luogo alle 23.24 ora italiana.

Francesca Mancuso

Diesel, il detersivo delle auto che sporca i nostri polmoni (flash mob)

GreenMe -

Published in: Ambiente

Detersivi e striscioni per denunciare l’impatto ambientale e sanitario dei veicoli diesel sulle nostre strade. Gli attivisti hanno distribuito volantini, assieme a pezzi di tessuti esposti per settimane allo smog delle città, per evidenziare quanto l’aria che respiriamo possa scurire anche i capi più bianchi.

Ai semafori delle vie più trafficate o congestionate è stata fatta la réclame di un nuovo prodotto, ovvero un detersivo di nome “Diesel”, direttamente testato sui nostri polmoni, che lava più grigio di ogni altro sapone.

“I danni che le auto diesel arrecano all’ambiente e a tutti noi, nonché il disastro del Dieselgate, non sono certo da imputare a chi ha comprato un’auto a gasolio, ma alle aziende che hanno ingannato i consumatori e ai governi che glielo hanno consentito”, dichiara in una nota Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.

Secondo l’associazione ambientalista, se quei veicoli avessero avuto problemi all'impianto frenante, all'airbag o cose simili sarebbero stati immediatamente richiamati dalle aziende per verifiche, controlli o sostituzioni.

“Invece hanno solo il “piccolo difetto” di emettere fino a 14 volte i valori dichiarati di un gas cancerogeno. E sono ancora sulle nostre strade, senza che nessuno prenda provvedimenti”, conclude Boraschi.

Greenpeace sta in particolare puntando la sua attenzione su un inquinante specifico della mobilità a gasolio, il biossido di azoto, che secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente è responsabile nel nostro Paese di oltre 17 mila casi di morte prematura l’anno.

Nelle scorse settimane è stata avviata una campagna per chiedere ai sindaci delle quattro città più colpite dai fumi dei diesel – Milano, Torino, Palermo e Roma – di impegnarsi per limitare progressivamente la circolazione nei loro centri urbani di questi veicoli altamente inquinanti, fino a prevederne, entro la fine del loro mandato, lo stop definitivo.

L’organizzazione ambientalista ha inoltre messo a disposizione di tutti un kit di mobilitazione per costruire dal basso, in ogni città, una Rete No Diesel e chiedere al proprio sindaco misure progressive di bando del diesel.

La campagna Stop ai veleni delle auto

Respirare aria pulita è un diritto di tutti, per questo, attraverso la campagna lanciata da Greenpeace è possibile chiedere al sindaco della propria città un impegno concreto a bandire i veicoli diesel entro il 2021. Come sappiamo il biossido di azoto è uno dei principali fattori di inquinamento: una nube che avvolge le città con gravi ripercussioni sulla salute umana.

Lo smog è il nemico numero uno: 

La sfida del futuro è quella di bloccare l'inquinamento senza congestionare la mobilità e i cittadini possono farlo cambiando le loro abitudini, ovvero sostenendo forme meno impattanti ed efficienti. Le città del futuro? Quelle con meno smog, meno parcheggi e cittadini più liberi di muoversi a piedi in spazi verdi.

Per aderire alla campagna clicca qui

Dominella Trunfio

Foto: Greenpeace

5 esercizi per migliorare la flessibilità delle mani

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Published in: Salute & Benessere

Il dolore alle mani può diventare in alcuni casi invalidante. Soprattutto se la mano colpita è quella destra (o sinistra per i mancini) ci potremmo trovare alle prese con grandi fatiche anche nel compiere le più comuni attività quotidiane ad esempio aprire un barattolo con il pollice infiammato che non si può piegare senza provare dolore.

Fortunatamente esistono degli esercizi, solitamente consigliati anche dai terapeuti, in grado di migliorare la mobilità delle mani e aiutare piano piano a ripristinare le loro funzionalità. Naturalmente va tenuto conto del problema che ha colpito la mano o il polso. Alcuni movimenti, infatti, aiutano la flessibilità altri permettono di allungare muscoli e tendini tramite lo stretching, altri ancora rafforzano i muscoli per aumentare la resistenza e la forza.

Di seguito vi indichiamo 5 esercizi suggeriti dall'Universita di Harvard che potete sperimentare al bisogno. Vanno tutti fatti lentamente per evitare lesioni ma bisogna fare attenzione: se si prova intorpidimento o dolore durante o dopo l’esercizio è bene interrompere e contattare subito il medico.

Tutte le posizioni vanno tenute per 5-10 secondi. E ogni esercizio va eseguito in 10 ripetizioni per 3 volte al giorno.

1. Estensione del polso e flessione

Poggiare l'avambraccio su un tavolo sopra un telo arrotolato con la mano appesa al bordo del tavolo e il palmo rivolto all’ingiù. Spostare la mano verso l'alto fino a sentire un leggero allungamento e poi ritornare alla posizione di partenza. Ripetere gli stessi movimenti con il gomito piegato sul fianco e il palmo rivolto verso l’alto.

2. Prono supinazione del polso

Bisogna stare in piedi o seduti con il braccio sul fianco e il gomito piegato a 90 gradi, il palmo è rivolto verso il basso. Ruotare l'avambraccio in modo che il palmo sia rivolto verso l'alto e poi verso il basso.

3. Deviazione radiale e deviazione ulnare

Sostenere l'avambraccio su una tavola sopra un telo arrotolato o sul ginocchio con il pollice rivolto verso l'alto. Muovere il polso su e giù al massimo della propria estensione.

4. Flessione ed estensione del pollice

Bisogna iniziare con il pollice posizionato verso l'esterno poi spostarlo sul palmo della mano e infine riportarlo alla posizione iniziale.

5. Scivolamento del tendine della mano e del dito

Iniziare con la mano aperta e le dita estese. Chiudere nei diversi pugni come in foto e tornare sempre con la mano aperta.

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Francesca Biagioli

Besciamella vegan: la ricetta passo passo per prepararla in casa

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Published in: Ricette

Con la besciamella vegan è possibile, infatti, preparare rustici, lasagne e timballi senza lattosio e cruelty free. Aromatizzata con noce moscata e un pizzico di pepe, macinato preferibilmente sul momento, la besciamella vegan è preparata con latte di riso ed amido di mais.

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  • Tempo Preparazione:
    5 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    20 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare la besciamella vegan: procedimento

 

  • Mettere l'amido di mais in un pentolino dal fondo spesso,
  • versare il latte lentamente mescolando contemporaneamente con un frusta a mano evitando così la formazione di eventuali grumi,
  • aggiungere ora il sale, la noce moscata e il pepe,
  • mescolare, quindi porre sul fornello ed iniziare a cuocere a fuoco basso,
  • continuando a mescolare do continuo far addensare la besciamella fino alla densità desirata tenendo presente però che raffreddandosi la besciamella vegana tenederà diverrà più densa.
  • Una volta preparata la besciamella vegan togliere dal fuoco, trasferire in un'altra terrina e coprire con della pellicola alimentare a contatto evitando in questo modo che in superficie possa indurirsi durante il raffreddamento.

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Ilaria Zizza

Il koala mutilato e ucciso barbaramente

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Published in: Animali

Non solo il disboscamento selvaggio e i cambiamenti climatici minacciano pesantemente i koala. Qualche tempo fa, oltre 700 esemplari erano stati uccisi addirittura per problemi di sovrappopolamento. Animali sedati e poi fatti morire con l’eutanasia.

Adesso, arriva questo ennesimo atto di crudeltà nei confronti di un essere indifeso. Il koala è stato trovato mutilato, ma secondo le autorità australiane non è ben chiaro se le orecchie gli siano state tagliate quando era ancora in vita.

La polizia ha descritto il caso come "inquietante", sostenendo però che non è la prima volta, che ci si trova davanti a mutilazioni che coinvolgono soprattutto canguri e altri animali selvatici autoctoni. Tuttavia, per la specie dei koala è il primo caso. 

Un disegno sadico e una violenza inaudita. Per questo il sergente Pat Day ha lanciato un appello dal Warrnambool Standard per trovare dei testimoni.

"Non c'è niente che possa giustificare un comportamento simile, nessuno deve trattare un animale in questa maniera, sia esso vivo che morto. Stiamo investigando ma chiediamo a chiunque abbia visto o sentito qualcosa di mettersi in contatto con noi”, spiega Day.

Sergeant Pat Day talks about the horrific koala mutilation. pic.twitter.com/rXA7g5OdVw

— Rachael Houlihan (@rachaelhoulihan) 9 novembre 2017

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Secondo il sergente, ‘è necessario scoprire la verità affinché il colpevole venga punito'. Se tra i nostri lettori, c’è qualche italiano che vive in Australia e ha visto o sentito qualcosa, questi i numeri da contattare: Senior Constable Lee Stewart della polizia di Warrnambool sul 5560 1333 o 1300 333 000.

Dominella Trunfio

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