Feeds

Scienziati collegano i terremoti alla rotazione della Terra. Nei prossimi anni ce ne saranno di più?

GreenMe -

Published in: Ambiente

La Terra, e questo è un dato scientifico incontrovertibile, ruota su se stessa, ma non lo fa sempre alla stessa velocità. La causa è un fenomeno fisico chiamato ‘decelerazione angolare’: in poche parole il nostro pianeta, periodicamente, ruota meno velocemente, il che corrisponde ad una durata complessiva superiore del giorno, inteso come giornata intera (si parla comunque di tempi non percepibili rispetto alle canoniche 24 ore).

Altrettanto incontrovertibile, purtroppo, è il verificarsi periodico di fenomeni sismici di bassa, media o alta magnitudo Mw, con conseguenze a volte disastrose come anche qui in Italia ci è capitato di vivere.

I ricercatori, incrociando i dati, hanno notato una correlazione tra gli eventi più gravi (Mw, momento magnitudo, uguale o superiore a 7) e i periodi con velocità di rotazione più bassa. “Durante periodi prolungati di bassa velocità di rotazione (lunga durata della giornata) troviamo che il numero di terremoti con Mw≥7 aumenta di circa il 15% rispetto alla media a lungo termine – scrivono i ricercatori - Ciò equivale a pochi sismi, statisticamente solo 2-3 utilizzando una media di 5 anni, ma a volte anche più di 8 […] La relazione sembra persistere a Mw≥6, indicando che la tempistica di dozzine di terremoti con Mw≥6 potenzialmente dannosi è influenzata anche dalla rotazione della Terra”.

L’indagine statistica è stata effettuata, tra l’altro, utilizzando il parametro che attualmente è considerato la migliore stima della reale grandezza del terremoto, come spiegato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ovvero la magnitudo momento (Mw), derivata dal parametro sismologico momento sismico, che equivale al prodotto tra area di faglia, dislocazione e resistenza delle rocce.

Gli studiosi sono poi andati al di là della pura osservazione statistica. Quando la terra rallenta, infatti, il mantello terrestre si restringe di raggio, riducendo la sua circonferenza equatoriale, seppur di pochi millimetri. Poiché le placche litosferiche della Terra non sono in grado di ridursi per adattarsi a questa circonferenza ridotta, aumenta la tendenza alla deformazione ai limiti della placche, dove avvengono normalmente gli eventi sismici, soprattutto i più gravi. Il che potrebbe spiegare la correlazione tra rallentamento della rotazione terrestre e sismi di alta magnitudo Mw.

Foto credits: Rebecca Bendick, and Roger Bilham, via Temblor 

Una spiegazione scientifica, dunque, che viene da esperti e non da predicatori di dubbia preparazione. I ricercatori portano dati scientifici e comunque sono cauti: non parlano di previsione dei terremoti, né tanto meno di predizione. Ma osservano una correlazione che potrebbe in futuro essere presa in considerazione per incrementare le conoscenze e le teorie scientifiche sulle cause e le dinamiche dei sismi.

La correlazione, comunque, esiste. É possibile dunque dire che, per esempio, nel 2018 sono attesi più terremoti? Dall'analisi dei ricercatori emerge che dopo l'inizio del rallentamento, passano circa 5-6 anni prima di registrare un aumento di sismi con Mw pari o superiore a 7. Quindi, come scrivono gli autori,

"l'anno 2017 risulta essere sei anni dopo un episodio di decelerazione iniziato nel 2011, il che suggerisce che il mondo è ora entrato in un periodo di maggiore produttività sismica globale con una durata di almeno cinque anni".

Ci possiamo aspettare, quindi, che a partire da ora, ci saranno altri 5-6 anni nei quali il nostro pianeta potrebbe essere scosso da un numero maggiore di terremoti. Non si parla comunque di previsione perché la localizzazione esatta nei tempi esatti resta ancora impossibile da individuare, pur sapendo che sono i limiti delle placche le zone considerate a più alto rischio sismico e pur immaginando, stando a queste ultime ricerche, che potrebbero aumentare globalmente gli eventi.

Cosa fare dunque? Continuare di certo ad analizzare il fenomeno e i suoi meccanismi, ma soprattutto mettersi in condizioni di sicurezza, a partire dalla costruzione di edifici adeguati a rispondere agli eventi di maggiore gravità, soprattutto nelle zone dove, è noto, tali eventi sono più probabili. La prevenzione resta per ora, come sempre, l’unica arma efficace.

La ricerca è stata presentata al meeting annuale della Geological Society of America.

Roberta De Carolis

La velocità di rotazione della Terra 

Dare il buon esempio: ecco il Piano per ridurre i rifiuti dai ministeri del 70%

GreenMe -

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Il Progetto è frutto di uno studio lanciato nel 2016, che ha analizzato tutte le fasi di produzione e smaltimento dei rifiuti prodotti dalle sedi del Ministero dell'Ambiente. Da dove provengono i rifiuti? Quali rifiuti vengono prodotti? Come smaltirli?  I risultati sono stati in linea alle attese, con una grande produzione di carta, il 45% (130 Kg./anno per dipendente), altra carta cartone e imballaggi per il 17%, cibo e altri rifiuti organici per il 15%, plastica mista per il 9% e secco residuo per il 5%. Più esigue altre tipologie di rifiuti, come vetro, metalli e farmaci. Mappati i rifiuti, nei prossimi 4 anni ci si impegnerà in prima persona nel prevenirli e nel ridurli, dando il buon esempio attraverso la propria struttura e i propri dipendenti.

A tal fine è stata predisposta una comunicazione interna basata su affissioni interne negli uffici e un pieghevole con il decalogo di buone pratiche, che si potrà utilizzare come porta-oggetti, prolungandone la funzione comunicativa.

Durante la conferenza stampa promossa per per spiegare nel dettaglio il Piano che si è svolta ieri a Roma, il Ministro Galletti ha affermato che:

"Abbiamo scelto di prendere questa iniziativa partendo da due elementi che non possono mai mancare quando si parla di gestione dei rifiuti: la cultura ambientale e l'approccio scientifico." [...]"Se riuscissi a insegnare a mio figlio a fare una corretta raccolta differenziata come usa lo smartphone, sarebbe un successo!"

Questo è l'esempio che il Ministro ha portato per spiegare come la cultura, a tutti i livelli, abbia ancora bisogno di essere diffusa. Non parlava certo dei lettori di GreenMe, che nella diffusione della cultura ambientale e nell'esempio sono impegnati quotidianamente. 

"Entrambi questi fattori", ha aggiunto il Ministro, "convivono in un modello di lavoro che può essere esportabile alle altre amministrazioni pubbliche, ministeri ma anche comuni, regioni, enti, centrali e locali. Solo con una forte mobilitazione comune saremo in grado di vincere la sfida europea dell'economia circolare, che in Italia si arricchirà presto con la nostra Strategia nazionale".

Alla conferenza stampa dove sono state spiegate nel dettaglio anche tutte le linee guida del piano erano presenti anche il Direttore Generale per i Rifiuti e l'Inquinamento del Ministero dell'Ambiente, Mariano Grillo, e Roberto Cavallo di AICA

Riclonato il primo cane creato in laboratorio

GreenMe -

Published in: Cani

Anche se lo studio risale al 2005, gli scienziati della Seul National University, della Michigan State University e della University of Illinois hanno appena pubblicato il loro articolo su Scientific Reports.

Il team ha spiegato di aver clonato il clone di un cane per saperne di più sulla vitalità degli animali clonati e per scoprire se la clonazione degli animali possa o meno accelerare il processo di invecchiamento o causare difetti alla nascita finora sconosciuti.

Nel 2005, il cane Tai, un levriero afgano maschio, divenne il primo a essere clonato. I ricercatori della Seoul National University hanno poi inserito le sue cellule negli ovuli di una donatrice e le hanno poi impiantate nell'utero della femmina.

Il risultato di questo innovativo impianto è Snuppy, un cane che ha vissuto una vita apparentemente normale e sana nel campus della Seoul National University fino alla morte per cancro all'età di 10 anni. Stessa sorte toccò anche al cane “originale”, morto di cancro dopo aver vissuto per 12 anni.

Tai è cresciuto come animale da compagnia in una casa ed è stato sottoposto ad eutanasia su richiesta del proprietario in seguito alla diagnosi di emangiosarcoma a 12 anni.

“La longevità sia del donatore che del cane clonato era vicina alla durata media dei cani afgani, che secondo le stime è di 11,9 anni” spiegano gli scienziati, sostenendo che comunque i due cani erano ormai anziani.

Quando Snuppy aveva cinque anni, tuttavia, i ricercatori prelevarono nuovamente le cellule staminali, questa volta dal clone, e le usarono per impiantare 94 embrioni in tutto, dando luogo alla nascita di quattro cuccioli ri-clonati.

Foto

Pochi giorni dopo la nascita, uno dei piccoli morì per un attacco di diarrea inspiegabile. Al momento della ricerca, i tre cuccioli sopravvissuti avevano nove mesi e vivevano in condizioni normali, in buona salute. La ricerca è stata pubblicata solo oggi. I cloni del cane clonato hanno circa 7 anni.

Secondo gli scienziati, nonostante i dibattiti e lo scetticismo sulla salute degli animali clonati, i cloni nati senza difetti hanno mostrato una crescita normale. Anche le caratteristiche riproduttive inclusi i livelli ormonali, la formazione di gonadi e gameti erano anch'esse entro i limiti.

“Sulla base di questi risultati, la clonazione del cane è stata utilizzata per diversi scopi, tra cui la conservazione delle specie minacciate, la clonazione di cani da compagnia, la produzione di cloni di cani con abilità eccezionali” spigano i ricercatori.

LEGGI anche:

Alla base di queste discutibili ricerche vi è la voglia degli scienziati di saperne sempre di più sulla salute dei cloni dei cloni. Per questo stanno monitorando i tre cuccioli ancora in vita per saperne di più.

Francesca Mancuso

Foto

10 libri che ti cambiano la vita (e la mente)

GreenMe -

Published in: Libri

Il metodo danese per vivere felici. Hygge

Sembra che in Danimarca conoscano i trucchi migliori per essere felici. “Il metodo danese per vivere felici. Hygge” permette di imparare l'arte danese di vivere bene e per fare questo sfoggia una serie di consigli e suggerimenti per riscoprire i piaceri quotidiani, gustarsi la vita attimo per attimo e scandire la giornata concedendosi delle piacevoli coccole. Si tratta di un libro che regala tante idee per creare un senso di benessere intorno a noi e riscoprire i piccoli piaceri quotidiani: accendere delle candele, cucinare tutti insieme, decorare la casa, spegnere i cellulari e fare un gioco da tavolo, raccontarsi com’è andata la giornata, ecc.

Io non penso positivo – Come realizzare i tuoi desideri

Io non penso positivo – Come realizzare i tuoi desideri” della collana Saturnini di Edizioni Tlon insegna il metodo Woop per realizzare i propri desideri. Creato dalla psicologa Gabriele Oettingen, questo sistema è validato da ricerche scientifiche. Secondo l’autrice dobbiamo impare a “pensare positivo” e immaginare, visualizzare i propri desideri creando prima un contrasto mentale e organizzandosi poi per superarlo. Questo libro, ricco di aneddoti, articoli scientifici, esperimenti e scoperte è un vero e proprio manuale che accompagna in tutti i passaggi necessari per appropriarsi pienamente di questa tecnica.

L'arte di lasciare andare

Rossella Panigatti è l’autrice del libro "L'arte di lasciare andare", edito da Tea in cui si danno spunti utili per “alleggerire” la nostra vita. Come suggerisce il titolo, dovremmo imparare a lasciare andare una serie di cose che non ci servono più o superflue imparando a riscoprire di ciò che è davvero importante. Quindi meno calorie, meno oggetti, meno scarpe, meno... quello che volete voi! Si può partire da cose semplici e poco importanti per poi, una volta presa la mano, lasciare andare anche cose di cui oggi sembrerebbe impossibile separarsi. 


Lezioni di meraviglia – Viaggi tra filosofia e immaginazione

Meravigliarsi è un’ un'arte che si può imparare o, meglio, riscoprire dentro di sé (da bambini sicuramente avevamo questa grande capacità!). “Lezioni di meraviglia – Viaggi tra filosofia e immaginazione” di Andrea Colamedici e Maura Gancitano edito dalle Edizioni Tlon e Macro, è un libro che vuole far riflettere proprio su questo tema e, attraverso una serie di riflessioni, spiega perché solo nello “spirito del profondo” possiamo ritrovare la meraviglia: la nostra e quella che ci circonda.


Vivere in piccolo - la gioia di abitare in un pugno di metri quadri

In Giappone si vive in piccoli spazi dove si trovano solo le cose davvero utili e importanti e viene completamente eliminato il superfluo riscoprendo così la bellezza dell’essenziale. Una filosofia di vita che Dominique Loreau insegna nel suo libro ‘Vivere in piccolo - la gioia di abitare in un pugno di metri quadri’( ed Vallardi). Le abitazioni di dimensioni ridotte offrono diversi vantaggi: sono più propizie al piacere a al sogno, hanno costi minori rispetto a spazi grandi e pieni di mobili e oggetti di arredamento, consentono di sprecare meno energia ed avere dunque più tempo da dedicare a se stessi.

 

Minfulness per supermamme – Prendi fiato! 65 strategie per alleggerire la tua giornata

Della mindfulness abbiamo parlato più volte, si tratta di un tipo particolare di meditazione o meglio una pratica per portare la nostra attenzione nel momento presente. Secondo Shonda Moralis, psicoterapeuta specializzata in disturbi legati allo stress e in terapia basata sulla mindfulness, è una tecnica perfetta per tutte le mamme. "Minfulness per supermamme – Prendi fiato! 65 strategie per alleggerire la tua giornata” è il libro di Edizioni Il Punto d'Incontro in cui l’autrice spiega come potrebbero bastare 5 minuti di mindfulness per “svoltare” l’indaffaratissima giornata di una mamma.

 

Lagom, la ricetta svedese per vivere con meno ed essere felici

Lagom è la ricetta svedese per vivere meglio ed essere felici nel rispetto di tutti e in maniera ecosostenibile. Per imparare a mettere in pratica questa filosofia potete seguire i consigli dell’autrice Lola Akerström, fotografa e giornalista direttrice del sito di viaggi Slow Travel Stockholm racchiusi nel libro: “Lagom, la ricetta svedese per vivere con meno ed essere felici" edito da Bur-Rizzoli. Qui si svelano i segreti di uno stile di vita improntato alla moderazione, sostenibilità e consapevolezza sociale diventato di moda in tutto il mondo. Equilibrio e moderazione sono le parole chiave. Lagom incoraggia a seguire ciò che è davvero meglio per se stessi. Niente di più e niente di meno di quello che davvero serve. 

Avrah ka dabra, creo la mia felicità

L’autore del libro libro “Avrah ka dabra, creo la mia felicità” (Edizioni L'Età dell'Acquario) è Dario Canil, psicologo e insegnante di sciamanesimo. Nel suo scritto sottolinea l'importanza di prendersi la responsabilità della propria esistenza, lavorando su di sé e imparando a guardare ad ogni evento bello o brutto della propria vita come ad un’opportunità. Non bisogna mai dare nulla per scontato, nemmeno le piccole cose imparando l’arte di ringraziare. Come sostiene l’autore: “La felicità non dipende da quello che il mondo ti dà ma dalle tue aspettative, da quello che tu pensi che il mondo ti dà o ti deve dare".


96 lezioni di felicità

Riordinare la propria vita e la propria casa può essere il sistema giusto per ritrovare la felicità. “96 lezioni di felicità” è l’ultimo libro di Marie Kondo, autrice del bestseller “Il magico potere del riordino” in cui si svelano tutti i segreti del suo metodo che, attraverso la sistemazione degli spazi e il decluttering, può migliorare la nostra vita. Se vogliamo liberarci di qualcosa che ci lega troppo al passato, l’autrice ci spiega come farlo al meglio.

La felicità al potere

Vi ricordate l’originale presidente dell'Uruguay, Pepe Mujica, che ha stupito il mondo per la sua capacità di vivere in modo frugale e di rinunciare a gran parte del proprio stipendio? Se volete imparare qualcosa da lui potete acquistare il libro "La felicità al potere” edito in Italia dalla casa editrice Eir . Qui Mujica racconta la sua esperienza personale come ostaggio di una dittatura feroce, descrive quindi quella strada piena di ostacoli che è necessario percorrere per raggiungere la felicità.

  E a voi quale libro ha cambiato prospettiva e avvicinato un po' di più alla felicità?  

Francesca Biagioli

Psoriasi e infelicità: quanto è difficile convivere con questa malattia

GreenMe -

Published in: Salute & Benessere

Secondo il World Psoriasis Happiness Report 2017, tra i Paesi dove le persone con psoriasi sono più felici, l’Italia si colloca al 16esimo posto sulle 19 nazioni considerate.

La psoriasi è una malattia autoimmune cronica comune che colpisce circa 125 milioni di persone in tutto il mondo. Il World Psoriasis Happiness Report 2017 si propone di far luce su ciò che influisce sul benessere soggettivo delle persone che vivono con la psoriasi e per fare ciò gli studiosi hanno ricevuto l’input da più di 120mila persone in 184 paesi su un ampio spettro di indicatori di benessere come stress, supporto sociale e solitudine.

Quello che è emerso è che in Italia i pazienti sono molto stressati e infelici, con un senso di disagio e scarsa fiducia nell’impegno del servizio sanitario, cui si accompagnano una sensazione di vergogna per i segni sul corpo, di essere percepiti dagli altri come contagiosi e l’ansia da ricomparsa dei sintomi, che spesso può sfociare in vera e propria depressione.

Cos’è la psoriasi

La psoriasi una malattia infiammatoria della pelle, cronica e recidivante. Non ha nulla di contagioso o infettivo e di solito si presenta con chiazze persistenti arrossate, ricoperte da squame biancastre, soprattutto sui gomiti, sulle ginocchia e sul cuoio capelluto.

Nonostante la psoriasi colpisca più 2,5 milioni di italiani, non è ancora del tutto chiara la causa che la scateni. Secondo l’ipotesi più avvalorata, sarebbero principalmente fattori genetici, cui vanno aggiunti quelli ambientali e delle anomalie nel sistema immunitario.

Quel che è certo è che la psoriasi può rientrare tra le malattie sistemiche, dal momento che ad essa si associano malattie infiammatorie croniche intestinali, patologie oculari, malattie metaboliche e cardiovascolari e anche disturbi psicologici.

Il World Psoriasis Happiness Report 2017

Il report ha misurato il “deficit di felicità” tra la popolazione generale e le persone con psoriasi in 19 Paesi, tra cui l’Italia, usando come riferimento il World Happiness Report 2017.

L’indagine ha coinvolto 121.800 persone distribuite in 184 Paesi che hanno autocertificato di soffrire di psoriasi e ha inteso sottolineare il fatto che vivere con una patologia cronica esercita senza dubbio un impatto sulla qualità della vita e sugli indicatori del benessere. Più alto è il grado di severità, più bassi sono i livelli di felicità rilevati. Lo studio mostra che le persone che convivono con una forma grave di psoriasi in alcuni Paesi riferiscono livelli di felicità del 30% inferiori rispetto ai loro connazionali che non soffrono di questa patologia.

Ciò che emerge è la particolare classificazione dei 19 Paesi in base ai livelli medi di felicità. I Paesi che non rientrano tra le 10 nazioni con il miglior rating nel report annuale UN World Happiness Report– come la Colombia, il Brasile, il Messico e la Spagna – sono alle prime posizioni quando si considera il gruppo di persone che convivono con la psoriasi.

Allo stesso modo, la Norvegia e la Danimarca – i due Paesi più felici al mondo secondo The World Happiness Report – si collocano rispettivamente in nona e in quattordicesima posizione. Con un punteggio di felicità medio di 5,65 per chi convive con la psoriasi in Danimarca e di 5,99 in Norvegia, i Paesi nordici si distinguono per un gap di felicità di maggiore rispetto al benchmark, soprattutto se si considera che in questi Paesi la popolazione generale riferisce un livello di felicità pari a 7,5.

I sintomi e la felicità

Inoltre, la felicità dipendederebbe anche dal tipo di sintomi che il paziente manifesta: in Italia, per esempio, la desquamazione genera un deficit di felicità del 9,46%, mentre a compromettere in misura maggiore il benessere generale è la difficoltà a camminare, con un deficit del 17,8%. I livelli di felicità sono connessi anche all'area del corpo in cui si manifestano i sintomi. I dati mostrano una netta differenza tra quelli che appaiono a livello del cuoio capelluto e quelli in zona genitale: nel primo caso, il deficit si ferma a -7,2% (con una punta di -9% per le donne), nel secondo arriva a -12,9% in generale e a -16% per il sesso femminile.

In media, il 33% di tutte le persone con psoriasi riferisce una sensazione di solitudine a prescindere dall'età, dalla severità della patologia e dallo stato socio-economico. L’Italia è tra i Paesi in cui si avverte meno, nel 28% dei casi contro il 48% nel Regno Unito, che è al primo posto. Il 60% dei partecipanti nel mondo riferisce che la psoriasi influisce sulla sicurezza in se stessi, in grado da moderato a estremo nella vita quotidiana. Il disagio è una delle condizioni più diffuse associate alla patologia: in Italia, oltre la metà (53%) dei pazienti convive con questa sensazione e i dati peggiorano se si considerano le donne (70%).

Il Sistema sanitario assente e sensibilità pubblica

Un aspetto determinante è dato dalla qualità dei rapporti con il medico curante e il Sistema sanitario nazionale: chi si sente supportato dal proprio medico registra un deficit di felicità del 3%, chi invece non riscontra comprensione arriva al 21%. In Italia il 51,88% dei pazienti ritiene che il proprio medico comprenda appieno l’impatto che la psoriasi esercita sulle loro vite, mentre il 47% non si sente compreso. Più della metà (54%) non pensa di essere stato informato a sufficienza. Il 64,96%, contro il 52,93% globale, non ha fiducia nel fatto che il Ssn abbia come obiettivo principale quello di migliorare la loro condizione di salute.

La percezione dei pazienti, infine, è che vi sia in generale scarsa sensibilizzazione sulla patologia: il 74,13% degli intervistati a livello globale crede che non ci sia abbastanza consapevolezza pubblica della psoriasi e delle sue conseguenze. Fra loro si osserva un abbassamento della felicità di circa l’11,3%.

Le donne

Anche se sia gli uomini che le donne sono colpiti sia a livello fisico che a livello emozionale e psicologico, si registra  un impatto negativo superiore sulle donne. Rispetto ai loro connazionali sani, gli uomini e le donne che convivono con una psoriasi grave riferiscono livelli di felicità inferiori rispettivamente dell’11,3% e del 18,5%. Inoltre, le donne mostrano costantemente livelli di stress e solitudine superiori rispetto agli uomini.

Dalle osservazioni, insomma, quello che emerge è che le persone che soffrono di stress mentre convivono con la psoriasi hanno il 23% di probabilità in più di essere infelici. Va da sé, quindi, che i fattori che ridurrebbero il numero di persone che vivono in uno stato di infelicità sono fondamentali per ridurre in particolare i livelli di stress: secondo l'analisi, cioè, che riducendo i casi più estremi di stress è possibile aiutare molte persone a uscire dallo stato di infelicità.

Cosa fare allora? Dura a dirsi, ma imparare a convivere con la malattia è il primo passo per accettarsi ed essere più sereni. Tenete duro e non entrate in un circolo vizioso: di terapie ce ne sono diverse e puntate su quella che più fa al caso vostro.

Leggi anche:

Psoriasi: cause, tipologie, rimedi e alimentazione

Psoriasi: la malattia della pelle che discrimina

La miglior cura per la psoriasi per vincere l’ansia (la mia storia)

Germana Carillo

Bouquet di spugne: così i delfini conquistano le femmine

GreenMe -

Published in: Animali

Secondo un team di biologi dell’ università della Western Australia, della Murdoch University e dell’Universität Zürich, i delfini sarebbero anche dei romanticoni.

I ricercatori hanno filmato il loro corteggiamento, notando che una determinata specie, ovvero la susa australiana (Sousa sahulensis), offre alle femmine delle grandi spugne marine colorate per corteggiarle.

Una sorta di bouquet insomma. La ricerca dal titolo “Multi-modal sexual displays in Australian humpback dolphins” pubblicata su Nature, è stata condotta per dieci anni lungo le coste dell’Australia nordoccidentale. E’ la prima volta che è stato documentato il comportamento di questa specie, che oltre a richiami acustici, farebbe dei veri e propri gesti di galanteria.

“L’uso di oggetti nelle dimostrazioni sessuali da parte di mammiferi non umani è raro. Gli umani lo fanno e questo potrebbe essere quello che succede nelle suse australiane. Potrebbe essere una dimostrazione della forza e della qualità del maschio come partner per l’accoppiamento”, si legge nello studio.

Tuttavia all’inizio c’era qualche scetticismo.

“Eravamo perplessi di assistere a queste esibizioni comportamentali da parte di delfini di sesso maschile, ma dopo anni sul campo, abbiamo messo insieme le prove. Gli animali socialmente più complessi del pianeta che usano le spugne, non come uno strumento di cattura ma come un dono”, spiega Simon Allen, principale autore dello studio.

Le spugne, come mostra il video, vengono raccolte sul fondo e poi trasportate con il muso spingendole fino alla compagna scelta: in diverse situazioni questo corteggiamento è accompagnato da segnali acustici dell'animale. Una delle prime osservazioni fatte riguarda un delfino maschio che ha cercato di ingraziarsi una femmina che nuotava insieme al cucciolo.

Meravigliosi delfini, leggete qui:

 

Adesso i ricercatori sperano di scoprire se se donare o meno le spugne ed esibirsi in visualizzazioni sessuali migliori la possibilità di accoppiarsi con successo.

Dominella Trunfio

La casa pieghevole Made in Italy che si costruisce in 6 ore (VIDEO)

GreenMe -

Published in: Bioedilizia e Bioarchitettura

Pensata come alternativa alle tradizionali case in cemento, si chiama M.A.Di. (Modulo Abitativo Dispiegabile). È letteralmente ripiegata su se stessa ma una volta aperta diventa un'abitazione dotata di tutti i comfort con un occhio alla sostenibilità.

Bastano tre persone per realizzarla in appena 6 ore. Una volta sul posto, infatti, M.A.Di. può essere appoggiata anche senza fondamenta. La sua struttura può essere assemblata per essere offgrid, completamente autosufficiente grazie all'aggiunta di pannelli solari, fotovoltaici, sistemi di acque grigie e illuminazione a LED.

“Le strutture M.A.DI. non consumano territorio perché non necessitano di fondazioni e, venuto meno l’uso, possono essere ripiegate e trasferite in altro luogo o semplicemente impilate in un deposito pronte per un nuovo utilizzo; l'ancoraggio è comunque assicurato da un innovativo, invisibile ed ecologico sistema di fondazione a vite. Nella versione standard vengono prodotte in classe energetica B ma, se richiesto dal committente, possono essere facilmente portate ad una classe A e superiore. L'aggiunta di pannelli solari può rendere le strutture M.A.DI. energeticamente autonome. Le uniche veramente rimovibili, recuperabili e riutilizzabili al 100% e che s'installano senza deturpare l'ambiente ma semplicemente entrando in simbiosi con esso” spiega Vidal sul sito ufficiale.

L'edificio è certificato come antisismico e creato con materiali di qualità. È disponibile anche in varie dimensioni a un costo che va da 28mila a 62mila euro circa.

   

La casa è abitabile in un paio di giorni, riducendo anche i costi di gestione e di cantiere ed è possibile averne di diverse dimensioni, anche affiancando vari moduli. Ne esistono diversi in base alle esigenze: si va dai 27 mq al cosiddetto modulo doppio Young, formato da due parti di circa 56mq, al Modulo triplo - Family composto da 3 parti con le dimensioni interne nette di circa 84 mq.

   

Il video time-lapse mostra l'assemblaggio di M.A.Di.

LEGGI anche:

Secondo i suoi ideatori si tratta di una delle soluzioni abitative più rivoluzionarie presenti oggi sul mercato:

“Una struttura M.A.DI. cresce, cambia, si sposta. Ambienti sani, sicuri, accoglienti e personalizzabili in base alle proprie esigenze. Il calore del legno, la tecnologia e la salubrità degli ambienti sono alcune caratteristiche essenziali del comfort abitativo. Una struttura a zero impatto ambientale, al passo con i tempi e ideale per una generazione in costante movimento e mutamento. M.A.DI. ti offre la libertà di disporre in poche ore di una struttura temporanea nel luogo dove si desidera o di una casa permanente posta su un terreno edificabile di proprietà; di personalizzare e dimensionare la struttura in base alle proprie necessità e disponibilità finanziarie”.

Francesca Mancuso

Foto

Gli smartphone stanno distruggendo un'intera generazione?

GreenMe -

Published in: App e Smartphone

Jean M. Twenge è una docente di psicologia all’Università di San Diego, che ha scritto un interessante articolo sulla rivista Atlantic sull’uso a volte smodato che si fa degli smartphone e le loro conseguenze. L’articolo riprende una ricerca più ampio del libro di Twenge, dove l’autrice, sostiene che gli adolescenti sarebbero sull’orlo della peggiore crisi di salute mentale e tutto ciò è riconducibile all’uso dei cellulari.

Parole che non potevano portar con sé una pioggia di critiche, ma c’è da dire che Twenge argomenta bene le sue motivazioni e in nessun caso, sostiene che bisogna tornare al mondo di qualche generazione fa.

Piuttosto il punto è un altro: l’uso dei cellulari è positivo e negativo allo stesso tempo. I cosiddetti “Millennials”, che sono coloro che sono nati tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila, vengono considerati come una generazione individualista. Ma non lo dice solo la psicologa, ma anni e anni di ricerche sul tema.

La stessa Twenge ne ha condotto una sua personale dopo aver parlato con Athena, una ragazzina di 13 anni di Houston che le ha detto di aver passato la maggior parte della propria estate da sola in camera a parlare in chat con i propri amici.

Un’estate virtuale insomma. E Twenge, dice di non aver mai visto niente di simile prima d’ora e anche se lei si occupa degli adolescenti americani, anche quelli europei non sono lontani da questo identikit. L’anno di svolta sarebbe stato il 2012, anno in cui più del 50% dei ragazzi possedevano uno smartphone già prima dell’adolescenza, che vengono chiamati iGen.

Per intenderci, sono quelli che non hanno mai concepito una vita senza Facebook o Instagram, perché sono cresciuti utilizzando internet già dalla culla. Per questo, hanno una familiarità con la tecnologia che fa paura. Secondo Twenge le conseguenze della cosiddetta “età degli schermi” vengono spesso sottovalutate. Si pensa alla riduzione dell’attenzione, ma tutti gli aspetti della vita, le relazioni, la salute sociale è cambiata.

Cambiamenti che coinvolgono tutti, senza distinzione e questi dispositivi contribuirebbero a renderli infelici.

“Gli iGen si sentono più a loro agio in camera loro che in una macchina o a una festa, nonostante siano più sicuri e informati rispetto al passato: hanno meno probabilità di fare un incidente automobilistico rispetto ai loro omologhi del passato, per esempio, e sono più a conoscenza dei rischi dell’alcol”.

È diminuita anche la percentuale di chi ha una storia sentimentale reale: parte del corteggiamento avviene attraverso le chat e non è detto che poi si arrivi a un incontro. Ancora, gli adolescenti iGen non fanno mai dei lavoretti durante l’estate: alla fine degli anni Settanta, il 77% dei ragazzi dell’ultimo anno delle scuole superiori aveva una qualche occupazione, entro la metà del 2010, la percentuale si è abbassata al 55 per cento e ora il numero è diminuito ancora.

I dati dicono che gli iGen hanno più tempo libero rispetto agli adolescenti della generazione precedente, ma lo passano al cellulare nella loro stanza. Twenge cita diverse ricerche, quella per esempio che dice che questi ragazzi dormono meno perché usare il telefonino per diverse ore e anche subito prima di andare a letto ha conseguenze sulla quantità ma anche sulla qualità del riposo, e dormire poco e male ha a sua volta conseguenze sia fisiche che psicologiche.

Sullo stesso argomento potrebbero interessarvi:

Da un’altra ricerca citata risulta che tutte le attività svolte davanti a uno schermo siano legate a una minore felicità e che tutte le attività alternative siano associate invece a una maggiore felicità. Chi guarda troppo lo schermo poi ha più probabilità di essere depresso e di presentare maggiori fattori di rischio di suicidio. Ovviamente, sottolinea la psicologa, sono solo concause di malessere generale.

Dominella Trunfio

Come i diversi tipi di bevande alcoliche agiscono sulle nostre emozioni

GreenMe -

Published in: Salute & Benessere

Secondo uno studio, condotto in collaborazione tra la Bangor University e il King's College di Londra, il vino rilassa e rende più amorevoli, la vodka aumenta l’energia ma stimola anche l’aggressività (così come il whisky) e la birra invece favorisce la fiducia in se stessi.

La ricerca, che ha analizzato i questionari relativi a 30 mila persone (ragazzi dai 18 ai 34 anni di 21 paesi), ha riscontrato che coloro che sono soliti assumere bevande alcoliche hanno risposte emotive significativamente differenti a seconda della tipologia di alcool assunto. Il vino rosso avrebbe la capacità di far sentire le persone sexy e rilassate ma allo stesso tempo anche di aumentare la stanchezza e di predisporre alle lacrime mentre quello bianco provocherebbe un effetto simile ma meno pronunciato. La birra, invece, si è visto che aumenta sia la sensazione di rilassamento che la fiducia.

I superalcolici tendono purtroppo ad aumentare l’aggressività. Come ha sottolineato il professor Mark Bellis della Bangor University:

"Per secoli, la storia del rum, del gin, della vodka e di altri spiriti è stata intrisa di violenza. Questo studio globale suggerisce che anche oggi il consumo di alcolici è più probabile che provochi sentimenti di aggressività rispetto ad altre bevande”.

C’è da sottolineare poi che i superalcolici sono spesso consumati più rapidamente, anche lontani dai pasti e hanno concentrazioni di alcol molto più elevate. Ciò significa che l’effetto stimolante sul corpo è più forte e rapido così come l’aumento dei livelli di alcol nel sangue. Vino e birra, invece, spesso si consumano più lentamente e magari associati a del cibo.

C’è poi da considerare un’altra cosa fondamentale: i preconcetti delle persone riguardo alle bevande hanno un ruolo anche nella risposta emotiva all’assunzione di alcolici e superalcolici. Ad esempio, se le persone bevono vino rosso per rilassarsi, probabilmente finiscono per rilassarsi davvero mentre se bevono vodka ad una festa probabilmente si sentiranno piene di energia.

Anche il marketing gioca su questo ed è la promozione delle bevande stesse a convincere le persone che, assumere quel determinato alcolico, produrrà delle risposte emotive positive.

Ma qual è davvero l’importanza che può avere una ricerca come questa? Gli autori, scrivendo sulla rivista Open di BMJ (che ha pubblicato i risultati dello studio), sostengono che:

"Comprendere le emozioni associate al consumo di bevande alcoliche è fondamentale per affrontare il problema dell'abuso di alcool, fornendo informazioni su quali emozioni influenzano la scelta delle bevande tra diversi gruppi nella popolazione”

Come sempre vi raccomandiamo di limitare al minimo l'assunzione di bevande alcooliche (soprattutto superalcoolici), mentre un consumo moderato di vino rosso o birra è generalmente consentito e può avere anche dei vantaggi.

Leggi anche:

Francesca Biagioli

Polpette di verza light ( ricetta vegan)

GreenMe -

Published in: Ricette

Croccanti fuori e morbide dentro, queste polpette vegetali piaceranno sicuramente a grandi e piccini e rappresentano una valida opzione per arricchire un buffet freddo o gli stuzzichini all'ora dell'aperitivo.

Ingredienti
  • 750 gr di verza
  • 300 gr di patate
  • 5 gr di sale
  • 25 gr di amido di mais
  • 50 gr di pan grattato
  • pepe q.b.
  • olio evo q.b.
googletag.cmd.push(function() { googletag.display('div-gpt-ad-1498149132762-1'); });
  • Tempo Preparazione:
    50 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    25 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare le polpetta di verza: procedimento

 

  • Recidere la base della verza ed eliminare le foglie più esterne,
  • tagliarla quindi grossolanamente e sciacquarla sotto acqua corrente,
  • sbucciare le patate e tagliarle a pezzi.
  • Cuocere la verza e le patate in acqua bollente fin quando le patate non si infilzeranno facilmente con una forchetta,
  • a cottura toglierle dall'acqua e metterle in un ciotola capiente,
  • schiacciare grossolanamente con una forchetta e far raffreddare.
  • Aggiungere quindi pepe, sale, amido di mais e pan grattato ed amalgamare tutto,
  • formare delle polpette di egual misura, porle in una teglia foderata con carta forno ed irrorarle in superficie con olio evo
  • Cuocere in forno caldo a 230° per circa venticinque minuti o comunque fino a completa doratura,
  • a cottura sfornare
  • e servire le polpette di verza sia che calde che a temperatura ambiente.
Potrebbero interessarti anche altre ricette di polpette vegetali o altre ricette con verza

Ilaria Zizza

Alzheimer: dallo zafferano una possibile cura

GreenMe -

Published in: Alimentazione & Salute

Lo sostiene uno studio italiano secondo cui un estratto di zafferano sarebbe in grado di favorire la degradazione della proteina tossica beta-amiloide, la principale indiziata tra le cause della malattia, e di attivare e rendere più efficiente l’enzima "degradativo" catepsina B, rendendolo più efficiente.

A spiegarlo è Antonio Orlacchio, direttore del Laboratorio di Neurogenetica del Centro europeo di ricerca sul cervello (Cerc) dell'Irccs Santa Lucia di Roma e professore di Genetica medica all'Università di Perugia, autore della ricerca pubblicata sul Journal of the Neurological Sciences.

Cos’è l’Alzheimer

Si tratta di una malattia molto probabilmente dovuta a un accumulo anomalo di alcune proteine nel cervello che provoca una progressiva perdita di memoria. Con essa si dimenticano informazioni apprese di recente, date o eventi importanti, si riscontrano difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel parlare o nel completare alcuni impegni.

Le cause precise in realtà non sono ancora ben chiare, ma alcune ricerche indicano quali fattori posso porre determinate persone in una fascia di rischio più elevata (per esempio l’età avanzata o malattie cardiovascolari).

Lo studio

Nello studio, gli scienziati hanno trattato in provetta insieme a un componente attivo dello zafferano (una trans-crocetina) le cellule immunitarie di 22 pazienti con la forma più diffusa di Alzheimer e con un quadro di declino cognitivo ancora lieve. Dai risultati, è venuto fuori che questo componente può portare alla degradazione della proteina tossica beta-amiloide “attraverso il potenziamento dell’attività di un enzima di degradazione cellulare chiamato catepsina B”, come si spiega nell’articolo.

“Questi dati suggeriscono che l'integrazione dietetica con zafferano potrebbe essere testata su pazienti con la forma non ereditaria di Alzheimer (quella più diffusa) al fine di verificare in vivo il potenziale di questa spezia nel contrastare l'accumulo di beta-amiloide, che è probabilmente il risultato di uno sbilanciamento tra i processi di produzione e degradazione del peptide”.

Perché lo zafferano

Perché include potenti antiossidanti e molecole bioattive, come crocine e crocetine, i due principali componenti attivi della spezia con un efficentissimo potenziale neuroprotettivo. Inoltre, lo zafferano ha dato una risposta adeguata nel trattamento di tessuti neurali degenerati come la retina, mentre crocine e crocetine hanno mostrato effetti antinfiammatori in cellule cerebrali in provetta.

Leggi anche:

Zafferano: tutti gli usi e come acquistarlo

Per ora, il prossimo passo sarà verificare eventuali effetti collaterali e magari pensare a ricavare un farmaco anti-Alzheimer.

Germana Carillo

Gli animali non provano dolore, né sentimenti. Così la pensa il Parlamento inglese (PETIZIONE)

GreenMe -

Published in: Animali

 Gioia, dolore, gratitudine, affetto, amore, fedeltà e via dicendo sarebbe secondo il Parlamento inglese sentimenti che gli animali non hanno mai provato e mai proveranno in vita loro. Perché? Perché ‘sono solo animali’.

Il premier britannico Theresa May dopo il tentativo di ripristinare la caccia alla volpe, adesso riesce a far approvare un provvedimento che nega agli animali la capacità di provare emozioni.

In pratica, le cose sono andate cosi. La parlamentare dei verdi Caroline Lucas voleva inserire una norma secondo cui gli animali “sentono il dolore e le emozioni” al pari degli esseri umani. Ma la proposta è stata respinta: 313 voti contrari e 295 favorevoli.

Secondo gli inglesi, gli animali godono già di abbastanza diritti e sono già tutelati dall’Animal Welfare Act del 2006, quindi non ci sarebbe bisogno di nuove normative. Il mondo degli animalisti si è scatenato soprattutto perché è da vedere se questa legge una volta completato il passaggio Brexit, rimarrà ancora in vigore.

E anche noi siamo preoccupati, visto che da sempre sosteniamo il contrario. Non solo gli animali sono esseri meravigliosi che riempiono la nostra vita, ma siamo sicuri che dietro il loro sguardo e il loro comportamento si nascondono emozioni e sentimenti ben definiti.

Sappiamo quanto siano altruisti e gentili i bonobo, di come i delfini e le balene comunichino tra loro, del senso di appartenenza dei lupi, dello spiccato senso dell’umorismo dei conigli. E ancora cani, gatti e tutta una lista infinita di altri animali.


Quale saranno le conseguenze della mancata approvazione della norma? Il problema principale riguarda gli animali non domestici, selvatici o usati come cavie in laboratorio, che non avranno più la protezione garantita delle norme Ue.

Ecco perché gli animali non sono privi di sentimenti:

Insomma, un bruttissimo passo indietro che nega i diritti più elementari agli animali. Soltanto quelli domestici rimarranno protetti dalle leggi nazionali, tutti gli altri saranno considerati al pari degli oggetti, senza emozioni. Per questo motivo è stata lanciata una petizione che ha come obiettivo quello di far cambiare idea al Parlamento inglese.

PER FIRMARE LA PEZIONE CLICCA QUI

Dominella Trunfio

Inquinamento luminoso in aumento, addio ai cieli stellati

GreenMe -

Published in: Universo

L'inquinamento luminoso è dannoso per l'ambiente, la vita animale e gli esseri umani. E la situazione è anche peggiore rispetto a quanto stimato visto che il sensore utilizzato nello studio non era in grado di rilevare parte dell'illuminazione a LED che si sta diffondendo sempre di più, in particolare la luce blu.

Il team ha utilizzato lo strumento VIIRS (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite) presente sul satellite meteorologico Suomi per misurare il cambiamento delle emissioni luminose globali tra ottobre 2012 e ottobre 2016. Si tratta del primo radiometro satellitare calibrato per misurare le luci notturne.

Le osservazioni indicano livelli stabili di luce notturna negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi, in Spagna e in Italia. Ma l'inquinamento luminoso è quasi certamente in aumento in questi paesi proprio per via della luce blu, secondo Christopher Kyba del German research centre for geosciences, autore principale dello studio pubblicato su Science Advances.

Kyba ha esaminato la diffusione di luci artificiali e il modo in cui influiscono sulle nostre notti, e come ex membro del consiglio di amministrazione della International Dark Sky Association, sostiene anche l'uso di pratiche di illuminazione migliori. Ma ieri ha rivelato a Science Advances. che siamo molto lontani dall'obiettivo dei cieli bui e stellati.

Qui di seguito le mappe del mondo che mostrano i tassi di variazione dell'area illuminata (a sinistra) e la luminosità misurata di ciascun paese (a destra) nel periodo che va dal 2012 al 2016. I colori più caldi in ogni mappa corrispondono a più alti tassi di cambiamento. L'Australia è un caso strano: gli incendi boschivi hanno aumentato l'area illuminata del paese, ma questo effetto non è stato incluso nell'analisi.

Milano 2012-2015

Foto

Tra il 2012 e il 2016, l'area illuminata artificialmente è cresciuta del 9,1%, con un incremento annuo di circa il 2,2%. Inoltre, anche le aree già illuminate sono diventate più luminose del 2,2% all'anno. Solo pochissimi luoghi mostrano una diminuzione dell'illuminazione, soprattutto paesi devastati dalla guerra come la Siria e lo Yemen, mentre alcuni degli stati già più illuminati sono rimasti stabili, tra cui Spagna, Italia e Stati Uniti. Con poche eccezioni, tutti i paesi in Asia, Africa e Sud America emettono molta più luce oggir rispetto a cinque anni fa.

Ciò di per sé non è inaspettato, l'illuminazione artificiale è un indicatore della crescita della ricchezza e della popolazione.

LEGGI anche:

Kyba e i suoi colleghi raccomandano di evitare le luci abbaglianti ogni volta che è possibile - scegliendo l'ambra sui cosiddetti LED bianchi e usando modi più efficienti per illuminare luoghi come parcheggi o strade cittadine.

Francesca Mancuso

Cadmio nei fertilizzati: il metallo pesante cancerogeno che danneggia l'ambiente

GreenMe -

Published in: Agricoltura


“L’Italia si schieri a favore della salvaguardia dei suoli, delle falde acquifere e della salute dei cittadini europei”, dice Slow Food in una nota stampa.

Il cadmio è un metallo pesante naturalmente presente in grandi quantità nei fertilizzanti a base di fosforo e presenta diverse criticità.

“Oltre a essere cancerogeno per l’uomo, incide sull’attività microbica determinando con il tempo una minore fertilità dei terreni ed è fortemente persistente, per cui risiede nei suoli contaminando le falde acquifere”, spiega Francesco Sottile consigliere nazionale di Slow Food Italia.

In poche parole questo significa che:

“l’acqua impiegata per irrigare o per gli usi pubblici, contaminata da livelli alti di cadmio, non fa altro che peggiorare le condizioni dei suoli e dell’ambiente in cui viviamo”.

Oggi il Consiglio europeo si esprime sul documento della Commissione che propone di abbassare il livello del metallo pesante, riconosciuto cancerogeno per l’uomo dallo Iarc. La Commissione europea ha già proposto un piano di riduzione graduale della presenza di questo metallo tossico nei fertilizzanti, fissando un primo limite a 60mg/kg, passando a 40mg/kg dopo tre anni e a 20mg dopo 12 anni. Solo così si otterrebbe una riduzione di questo metallo tanto persistente nei suoli, considerando che dopo 100 anni il livello si abbassa solo del 20%. Proposta che era stata votata anche dal Parlamento europeo.

“Purtroppo alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno assunto posizioni di senso contrario alla proposta della Commissione che invece andrebbe sostenuta”, afferma Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia.

L’emendamento presentato dal nostro Governo propone un compromesso rispetto al testo originale: anziché ridurre progressivamente i quantitativi di cadmio suggerisce infatti di fissare un unico limite di 60mg/kg e definisce tempi di applicazione più lunghi.Su questo, era intervenuto il ministro dell’Agricoltura Martina, spiegando che votare il provvedimento sarebbe stato troppo restrittivo ed eccessivamente rischioso per la competitività dell’industria e dell’agricoltura europee.

“Quello che chiediamo al nostro Governo è di schierarsi a sostegno della salvaguardia dei suoli e delle falde acquifere, della salubrità del cibo che portiamo ogni giorno sulle nostre tavole e della salute dei cittadini italiani ed europei”, conclude Pascale.

Noi ricordiamo che il cadmio è stato riconosciuto come cancerogeno per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) e che l’elevata esposizione ha conseguenze sul funzionamento dei polmoni e dei reni, provoca malattie cardiovascolari, riduzione della fertilità e osteoporosi.

È stato poi classificato dall’Unione europea come tossico per le falde acquifere e per gli organismi acquatici, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha fissato il limite mensile tollerabile di cadmio in 25mg/kg di peso corporeo. Livelli elevati di cadmio sono riscontrati soprattutto nelle patate, nel pane, nei crostacei.

Ecco dove ritroviamo il cadmio: 

 Per tutti questi motivi, dal gennaio 2017 il cadmio è stato bandito per la produzione di pile e batterie, quindi perché dovremmo continuare ad assumerlo attraverso il cibo che mangiamo? Anche perché la soluzione c’è ed è quella di scegliere modelli di produzione agroecologici che non prevedono l’utilizzo di concimi di sintesi, e quindi, la contaminazione da cadmio.

Dominella Trunfio

Foto

Foresta di Bialowieza: sanzioni dalla Corte UE per salvare gli alberi

GreenMe -

Published in: Ambiente

Dopo l'ammonizione dell'Unesco dello scorso Luglio, ora anche la Corte ha anche ribadito il suo ordine di interrompere immediatamente la maggior parte delle attività di taglio nella foresta - tranne che vicino alle strade per motivi di sicurezza - fino a quando non verrà presa una decisione definitiva.

La Bialowieza forest è formata da varie di foreste primordiali, che dall’ultima glaciazione non hanno mai visto la mano dell’uomo. Qui crescono anche conifere, che coprono un'area totale di 141.885 ettari.Nonostante questo, il governo polacco ha dato il via a un piano fortemente criticato di estrazione del legno nelle foreste antiche. L'interesse è in particolare la corteccia degli abeti rossi.

 

Dariusz Gatkowski, specialista in biodiversità del WWF in Polonia, rincara la dose:

"I cittadini polacchi, la maggior parte dei quali sono contrari alle attività di taglio della foresta di Bialowieza, potrebbero ora iniziare a pagare sanzioni se le autorità polacche continueranno a ignorare l'ordine ufficiale della Corte europea e tutti i precedenti avvertimenti della Commissione e del Comitato per il patrimonio mondiale dell'UNESCO. La decisione della Corte è un segnale chiaro per il Ministero dell'Ambiente polacco: la mancanza di rispetto per la legge non sarà tollerata". Il WWF sottolinea anche che il caso di Bialowieza non è isolato e che molte altre aree naturali in Europa sono ugualmente minacciate a causa di attività industriali illegali, anche per l'incapacità dei governi di applicare correttamente la legge.

Qualcuno riuscirà davvero a salvare gli alberi di Bialowieza?

Roberta Ragni

Alloro: gli straordinari benefici e come preparare l'infuso dalle mille proprietà

GreenMe -

Published in: Salute & Benessere

Ci sono diverse piante che apprezziamo e utilizziamo comunemente, tra queste l’alloro, conosciuto soprattutto in quanto pianta aromatica in grado di insaporire i cibi. Oggi vogliamo parlare però non tanto delle caratteristiche delle foglie di alloro in quanto condimento ma dei benefici che offrono al nostro organismo.

Alloro, benefici e utilizzi

Le foglie di alloro ricche di principi attivi possono essere utili in diverse circostanze e produrre una serie di effetti benefici nel nostro corpo:

  • Remineralizzare l’organismo: questa pianta fornisce una buona dose di vitamine e minerali come magnesio, calcio e potassio.
  • Dolori e infiammazioni articolari: le foglie di alloro agiscono come antidolorifico naturale e antireumatico. A questo scopo si possono mettere a bollire 5 foglie di alloro in 1 litro d’acqua da aggiungere poi alla vasca da bagno. Ci si può immergere per circa 15 minuti in modo da alleviare i dolori muscolari. Se si tratta invece di dolori dovuti all’artrite si può utilizzare sulle articolazioni infiammate dell’olio di alloro.
  • Batteri e funghi: le foglie di questa pianta vantano proprietà antibatteriche e antimicotiche. Anche esternamente un impacco caldo realizzato con un infuso di foglie di alloro può aiutare a curare le infezioni della pelle.
  • Glicemia alta: l’alloro può contribuire a migliorare la sensibilità all’insulina e dunque a regolare la glicemia.
  • Aiuta la digestione: questa pianta è in grado di sostenere il lavoro dello stomaco allo stesso tempo eliminando flatulenza e colite.
  • Tosse, raffreddore, influenza: un infuso di alloro può aiutare ad alleviare i sintomi delle influenze stagionali o delle infezioni delle vie respiratorie grazie all’effetto espettorante di questa pianta. Si può bere l’infuso ma anche applicarlo sotto forma di impacco caldo sul petto.
  • Insonnia: l’alloro ha effetti rilassanti sull’organismo. Una tisana a base di queste foglie può essere utilizzata anche in caso di insonnia.
  • Circolazione sanguigna: L'alloro contiene acido laurico, linoleico e oleico, questi composti sono di grande aiuto per regolare la circolazione sanguigna e per trattare l'arteriosclerosi.
  • Sindrome premestruale: le foglie di alloro sono antinfiammatorie e possono aiutare anche in caso di dolori dovuti al ciclo mestruale. Inoltre contribuiscono alla regolarizzazione.
  • Disintossicare: l’alloro è un buon rimedio naturale per pulire e disintossicare il fegato. I principi attivi presenti nelle foglie hanno anche proprietà epatoprotettive.
  • Forfora: l’infuso di alloro si può utilizzare come ultimo risciacquo per i capelli in modo da tenere lontano il problema della forfora.
  • Insetti: l’alloro è anche un ottimo repellente. In questo caso vanno utilizzate direttamente le foglie secche da spargere nelle zone più a rischio insetti.
Come preparare l'infuso di alloro

Il modo migliore per trarre vantaggio dalle foglie di alloro è bere un tè o meglio una tisana. Prepararla è davvero molto semplice occorrono infatti solo:

  • 30 grammi di foglie secche di alloro
  • acqua

Fate bollire l'acqua e aggiungete le foglie essiccate, lasciate sul fuoco per qualche minuto poi spegnete e coprite il pentolino facendo riposare la bevanda fino a che non si è raffreddata. A quel punto basta filtrare e servire. Se si vuole migliorare il gusto dell’infuso di alloro si può utilizzare un dolcificante naturale.

Una variante si prepara poi aggiungendo anche della buccia di limone essiccata (proveniente da limoni non trattati) che si fa bollire insieme alle foglie di alloro. 

Sarebbe preferibile assumere questa "magica" bevanda al mattino a digiuno e la sera prima di andare a dormire. 

Francesca Biagioli

Ritirata porchetta d'Ariccia: pericolo listeria

GreenMe -

Published in: Allerte alimentari

La porchetta ritirata è prodotta da FA.LU.CIOLI proprio ad Ariccia, in via delle Cerquette. Il richiamo però non riguarda tutti i lotti ma solo quelli sottovuoto da 150 gr contrassegnati dal numero 021017 e con data di scadenza 31 dicembre 2017.

Secondo quanto riportato dal Ministero, il sistema di allerta RL32ATT17 del 6 novembre 2017 ha rilevato la presenza di Listeria Monocytogenes sul campione analizzato. Per questo è stato necessario il richiamo del prodotto.

Consumarlo potrebbe causare la listeriosi, particolarmente pericolosa per le donne in gravidanza. I sintomi sono simili a quelli di una gastroenterite acuta febbrile con affaticamento e dolori.

A rischio anche adulti immuno-compromessi e anziani. In questi casi, la listeriosi può causare meningiti, encefaliti, gravi setticemie.

LEGGI anche:

Se lo avete acquistato controllate il lotto e se coincide con quello ritirato non consumatelo. Potete riprortarlo indietro per ottenere un cambio o un rimborso.

Francesca Mancuso

Il meraviglioso mondo creativo di Chagall in mostra a Milano

GreenMe -

Published in: Arte e Cultura

Per la prima volta in Italia, la mostra-spettacolo dedicata a uno dei più grandi maestri del Novecento: tutte le sue sfaccettature e le diversità delle fonti d’ispirazione, trasudano dalle sue opere d’arte.

In tutti i suoi lavori ci sono i temi universali: l’amore, la famiglia, le sue radici umane e artistiche, i paesaggi, la musica. Dettagli meravigliosi che si trovano in alcune opere prestate dalla collezione del Musée National Marc Chagall di Nizza.

In questo nuovo modo di fruire l’opera, il visitatore sarà in grado di percepire l’enorme densità e la ricchezza espressiva del mondo onirico di Chagall.

Accanto alle opere pittoriche, infatti ci sono collage, le vetrate, i mosaici racchiusi in uno spazio scenico di colori vivi e cangianti, caratteristici della sua pittura, impregnata di un’atmosfera lirica e poetica.

La mostra è un vero e proprio viaggio tra arte, racconto e musica, perché i quadri sono tutti attorno che hanno la forza di stupire ed emozionare, stimolare tutti i sensi del visitatore che in un certo senso diviene protagonista del sogno che sta vivendo.

“Una forma del tutto inedita di vivere l’arte, una grande emozione che mette insieme spettacolo, musica, tecnologia e arte. Nulla a che vedere con quanto già visto in Italia nelle cosiddette “mostre immersive”, promettono i curatori.

L’allestimento è a cura di Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano Siccardi, la colonna sonora di Luca Longobardi.

La mostra-spettacolo è un viaggio per tappe, quelle della creazione artistica di Marc Chagall e della sua vita. Ci sono 12 macro sequenze: Vitebsk (piccolissimo villaggio russo in cui Chagall è nato), La vita, La poesia, I collages, La guerra, Le vetrate, L’Opéra Garnier, Daphnis e Chloé, I mosaici, Il circo, Le illustrazioni per fiabe, La Bibbia.

L’esposizione è sponsorizzata da Generali Italia e prevede anche, grazie alla collaborazione con Arthemisia, 80 laboratori didattici gratuiti per circa 2000 bambini delle scuole materne e delle scuole elementari.

Da non perdere:

Mostra Chagall, orari

Orari
Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30
(ultima fascia prenotabile 18.00-18,30 – la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti
Da 8€ a 15€ inclusa prevendita

Per acquistare il biglietto clicca qui

Dominella Trunfio

Foto

Molla tutto per viaggiare col proprio gatto

GreenMe -

Published in: Viaggiare

Nel 2015, Rich ha deciso che era davvero giunto il momento. Così ha lasciato il lavoro in un'azienda, ha comprato e sistemato il camper ed è partito. Oggi, a distanza di due anni, i due amici hanno percorso oltre 50.000 chilometri in Australia, da nord a sud, avventurandosi in molti dei sentieri meno trafficati del paese.

All'inizio del 2014, il ragazzo ha iniziato a fantasticare pensando a un enorme cambiamento di vita. Insoddisfatto dei 10 anni nel mondo aziendale, ha iniziato a progettare un camper che potesse fornirgli un riparo, una casa e un conforto.

Nel 2015, era già pronto per partire. “Ho venduto la mia casa, tutti i miei beni e ho lasciato il mio lavoro per poter fare il viaggio di una vita”, racconta sul suo sito web. “Ma una cosa a cui non potevo dire addio era questo piccolo gatto, quindi la decisione più ovvia è stata quella di portarlo con me”.

Il loro profondo legame è evidente nelle fotografie dei viaggi pubblicate sui social, da Instagram a Facebook.

             

“Un giorno che ricorderò per sempre come un sentimento di pura estasi per l'imminente avventura, una sensazione che non vivevo dall'infanzia. Ho salutato i miei fantastici colleghi che mi avevano supportato per così tanto tempo, per vivere come avevo sempre sognato”.

All'inizio, Rich e Willow hanno iniziato a viaggiare per brevi periodi, un week end, poi intere settimane. Infine si sono trasferiti nel camper per dare inizio alla loro avventura.

       

Per proteggere il gatto, Rich gli ha fatto indossare uno speciale collarino che tiene traccia della sua posizione. Anche se il viaggio della coppia si è concluso all'inizio del 2017, né Rich né Willow hanno intenzione di smettere.

LEGGI anche:

Il ragazzo continua a raccontare le loro avventure su Instagram e ha raccolto alcuni dei migliori scatti del loro viaggio in un calendario del 2018 attualmente in vendita sul suo sito. Chissà se servirà a finanziare il prossimo viaggio della coppia.

Francesca Mancuso

Pagine

Abbonamento a Il portale della Fratellanza aggregatore