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Addio batterie? Creato twistron, filato hitech che produce energia pulita

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Published in: Energie rinnovabili

Si apre dunque un'altra frontiera nel campo delle energie rinnovabili. In collaborazione coi colleghi della Corea del Sud, i ricercatori hanno sviluppato uno speciale filato high-tech ribattezzato “twistron” le cui possibili applicazioni per la produzione di energia sono molteplici: si va dallo sfruttamento del moto delle onde oceaniche alle fluttuazioni della temperatura.

Il filato è costruito con nanotubi di carbonio, cilindri cavi il cui diametro è 10.000 volte più piccolo di un capello umano. I ricercatori hanno effettuato una serie di prove, ad esempio trasformando i nanotubi in filati ad alta resistenza e leggeri ma anche elastici e in grado di resistere alla torsione.

Per generare elettricità, tali filati devono essere immersi o rivestiti da un materiale conduttore o elettrolita, che può essere semplice come una comune miscela di sale e acqua.

“Fondamentalmente, questi filati sono supercapacitori (dispositivi in grado di fornire elevate potenze elettriche per brevi periodi di tempo, ndR)” ha detto il dottor Na Li, co-autore dello studio. “In un condensatore normale, si utilizza l'energia - come quella di una batteria - per aggiungere cariche. Ma nel nostro caso, quando si inserisce il filo di nanotubi di carbonio in un bagno di elettroliti, i filati vengono caricati dall'elettrolita stesso. Non è necessaria alcuna batteria esterna o tensione”.

È questo uno dei principali punti di forza dell'invenzione. Quando un filato viene distorto o tirato, il volume del filo dei nanotubi di carbonio diminuisce, facilitando l'accumularsi di cariche elettriche sul filo più vicino. Ciò aumenta la tensione associata alla carica immagazzinata nel filato e la produzione di elettricità.

Tirare i filati, avvolti 30 volte al secondo, ha generato 250 watt per chilogrammo di potenza elettrica, spiegano gli scienziati.

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Saranno necessari ulteriori studi prima che questo filato possa finire nelle nostre case per la produzione di energia elettrica su larga scala ma è l'ennesima dimostrazione che le alternative al petrolio ci sono.

Francesca Mancuso

Sono i carboidrati e non i grassi i veri nemici del cuore?

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Published in: Alimentazione & Salute

La ricerca, presentata a Barcellona nel corso del congresso di cardiologia, in pratica mette in discussione ciò che finora avevano raccomandato tutte le linee guida di prevenzione della salute cardiaca. Ma come si è arrivati a questa nuova ipotesi secondo cui è una dieta ricca di glucidi a dover essere associata a un maggior rischio di mortalità?

Ebbene, secondo Mahshid Dehghan, ricercatrice della Population Health Research Institute della McMaster University, dallo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology) si evince che la riduzione dei grassi “non migliorerebbe la salute delle persone”. Di contro, i vantaggi deriverebbero dalla riduzione dei glucidi, ossia i carboidrati sotto il 60% dell’energia totale, “e aumentando l'assunzione di grassi totali fino al 35%”.

Lo studio

PURE ( Prospective Urban Rural Epidemiology) è uno studio osservazionale condotto dall’Università di Hamilton, in Ontario, che vuole esaminare l’impatto dell'urbanizzazione sulla “prevenzione primordiale” (come attività fisica o cambiamenti nell'alimentazione), sui fattori di rischio (obesità o ipertensione) e l’insorgenza di malattie cardiovascolari. Lo studio è stato condotto per 12 anni su più di 154 mila persone tra i 35 e i 70 anni, arruolati tra il 2003 e il 2013 in 18 paesi ad alto, medio e basso reddito dei cinque continenti.

I ricercatori hanno analizzato il consumo di carboidrati e dei diversi grassi del campione con questionari validati a livello nazionale e relativi allo stile di vita e alla nutrizione, suddividendo poi i partecipanti in classi a seconda della dieta seguita. Hanno poi confrontato i dati con quelli relativi agli eventi e alla mortalità cardiovascolare: in totale 5796 decessi e 4784 eventi. Nella fascia alta del consumo di grassi, i partecipanti hanno mostrato una riduzione del 23% del rischio di mortalità totale, una riduzione del 18% del rischio di ictus e del 30% del rischio di mortalità per cause non cardiovascolari.

Ogni tipo di grasso era associato alla riduzione del rischio di mortalità: meno 14% per i grassi saturi, meno 19% per i grassi monoinsaturi, meno 29% per quelli polinsaturi. Una maggiore assunzione di grassi saturi è stata anzi associata a una riduzione del 21%.

In pratica, lo studio ha associato minori rischi all’assunzione di grassi, mentre sarebbe l’elevata assunzione di carboidrati a determinare un maggior rischio di mortalità cardiovascolare. Coloro che evitano di mangiare grassi, dicono gli scienziati, generalmente li sostituiscono con carboidrati come pane, pasta e riso, lasciando fuori dalla loro dieta nutrienti importanti e, secondo lo studio, un’alimentazione ricca di carboidrati è tra le più nocive, tanto che aumenta del 28% il rischio di morte prematura.

Conclusione? La ricerca consiglia di assumere il 35% di calorie proprio dal grasso. Per gli uomini significa 30 grammi al giorno, per le donne 20. Chi invece mangia più del 60% delle proprie calorie dai carboidrati ha un alto rischio di morte prematura.

Insomma, più grassi che carboidrati? Noi continuiamo a sostenere che l’unica arma vincente sia una dieta equilibrata che comprenda ogni tipo di alimento e nutrienti. In ogni caso, tuttavia, ricordatevi che sono i grassi alla base della dieta mediterranea che possono essere assunti con regolarità e fare perciò attenzione alla qualità dei grassi che scegliete: quelli da privilegiare sono i mononsaturi com l’olio di oliva e alcuni polinsaturi come gli Omega 3 del pesce o della frutta secca.

Germana Carillo

I meravigliosi scatti che mostrano la bellezza e la magia di bimbi che giocano senza tecnologia

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Published in: Arte e Cultura

L’infanzia è un periodo magico ed è anche la fase della scoperta. Bisogna giocare, divertirsi e vivere in maniera spensierata. Tutti elementi che di certo, non si possono trovare dietro lo schermo di un pc, un tablet o uno smartphone.

La tecnologia, infatti, seppur importante non può e non deve sostituire la vita che si vive nel mondo reale. E queste immagini ne sono un esempio lampante, perché se ci pensiamo, i bambini stessi appartengono alla natura e la natura è la migliore insegnante.

La fotografa Elwira Kruszelnicka è rimasta rapita da questi bambini, dai loro giochi e dai loro volti sorridenti, scatti che magari qualche anno fa sarebbero stati normali, ma che oggi sono sempre più rari.

“Amo il sole, l'acqua, il contatto con la natura, soprattutto in estate. Queste scene mi ricordano un'infanzia spensierata quando neanche per un momento, pensavamo alla nostra vita da adulti”, scrive Elwira Kruszelnicka sul proprio sito.

E continua:

“Mi piace guardare attraverso gli occhi dei bambini che sanno godere a pieno delle vacanze, immergendosi in tutta la natura e dimenticandosi di tutto il resto. L’estate è finita, ma la felicità di questi momenti resta per sempre!”.

Bambini e natura, un legame indissolubile:

Dominella Trunfio Foto

La foresta delle farfalle monarca è salva! Sconfitto il disboscamento illegale in Messico

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Published in: Natura & Biodiversità

Ma arrivano buone notizie. La polizia ambientale della National Gendarmerie ha evitato il taglio illegale del 94% delle foreste, l'habitat invernale di questa specie di farfalla.

Un intervento necessario visto che tra maggio 2016 e febbraio 2017, 15,8 ettari erano andati perduti: 13,8 ettari di alberi erano stati distrutti dai forti venti, 1,35 sono stati colpiti dalla siccità e 0,65 ettari sono stati illegalmente abbattuti all'interno delle aree protette.

Così il Messico ha deciso di correre ai ripari facendo intervenire la polizia ambientale. Dallo scorso anno, i risultati sono stati importanti: gli abbattimenti illegali sono stati completamente debellati nelle 16 aree protette nazionali, dove c'è stato un grande dispiegamento di forze. Ed è stato anche grazie a questo massiccio intervento di controllo che le farfalle monarca hanno ancora la loro casa.

La Monarch Butterfly Biosphere Reserve copre oltre 56.259 ettari, di cui 13.552 sono ricchissimi di farfalle. Queste foreste infatti costituiscono il loro habitat invernale. Si trova nella parte orientale dello stato di Michoacán,

Qui le farfalle si riuniscono tra gli alberi e sull’erba creando uno spettacolo davvero straordinario. La loro migrazione è uno dei misteri più affascinanti, le farfalle arrivano in Messico alla fine di ottobre dagli Stati Uniti, alla ricerca di un clima mite dove trascorrere l’inverno.

Si tratta di una delle aree protette più importanti del programma di tutela. L'area, dal 2008, è stata dichiarata patrimonio mondiale dell'UNESCO proprio per la grande presenza di farfalle monarca che si riversano nella riserva ogni inverno. La riserva venne creata per proteggere l'habitat invernale delle farfalle monarca, e copre oltre 56.000 ettari di terreno.

Visto il successo riscosso da programma di protezione, alla polizia ambientale del Messico sono state affidate altre 60 foreste e aree protette. Il loro intervento, oltre a salvaguardare l'habitat delle farfalle, ha permesso di recuperare circa 4.000 metri cubi di legname illegalmente ottenuto dalle aree protette.

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La foresta delle farfalle oggi è un posto ancora più bello.

Francesca Mancuso

L'artista che crea straordinarie sculture unendo il pizzo al legno (FOTO)

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Published in: Arte e Cultura

Nata nella città di Kecskemét, Agnes Herczeg si è laureata all’Accademia delle belle arti e si è specializzata in conservazione tessile. Il suo amore per il ricamo e per il pizzo ha sviluppato anche la sua creatività.

Oggi, infatti, le sue sculture uniscono fili, filati, tessuti a rami d’albero, radici, frutta e semi, ma non mancano le decorazioni fatte con la ceramica.

“Il design è una parte significativa del mio processo creativo perché devo pensare non solo all'aspetto visivo del lavoro, ma alla sua struttura complessiva e all'ordine dei singoli passi. Per realizzare una scultura ci vogliono parecchi giorni perché il pizzo è delicato e richiede molta cura”, scrive sul proprio sito.

 Ecco il risultato, sculture che sembrano eteree:

   

Altri meravigliosi lavori creativi:

  Dominella Trunfio Foto

Crocchette di patate: la ricetta perfetta per farle croccanti

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Published in: Ricette

La classica ricetta delle crocchette di patate prevede che queste vengano fritte in olio bollente, ma per avere una versione più leggera possono essere eventualmente anche cotte in forno. Se panate con del pan grattato gluten free, le crocchette di patate possono essere servite anche a persone affette da celiachia purché gli altri ingredienti non siano stati in precedenza contaminati.

Le nostre crocchette di patate sono state preparate con dell'erba cipollina e del grana con caglio vegetale, ma si può usare anche quello tradizionale o per chi segue un'alimentazione vegan, può essere sostituito con il cosiddetto parmigiano veg (lievito a scaglie); la panatura invece è a base di pan grattato e paprika dolce.
La nostra ricetta è quindi senza uova e senza lattosio, queste crocchette di patate vegetariane vi conquisteranno sicuramente per il loro sapore sfizioso.

Ingredienti
  • 1 Kg di patate pasta gialla preferibilmente vecchie
  • pan grattato q.b.
  • paprika dolce
  • erba cipollina essiccata o fresca q.b.
  • grana con caglio vegetale o classico q.b.
  • sale q.b.
  • olio evo q.b. o 1 L di olio di semi di girasole
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  • Tempo Preparazione:
    50 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    30 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare le crocchette di patate: procedimento
  • Lavare le patate, metterle in una pentola piena d'acqua, portare a bollore e cuocerle fin quando non si infilzeranno facilmente con i rebbi di una forchetta,
  • quindi toglierle dall'acqua e farle raffreddare, a seguire sbucciarle, passarle allo schiacciapatate e raccoglierle in una ciotola capiente,
  • in una terrina mescolare ora il pan grattato con la paprika.
  • Condire ora le patate con il sale, il grana e l'erba cipollina,
  • amalgamare, quindi prendere un po' del composto e con le mani inumidite d'acqua modellarlo dandogli una forma cilindrica,
  • passare la crocchetta nel pan grattato avendo cura di panare tutta la sua superficie e
  • continuare così fino a terminare il composto.
  • Foderare una teglia con carta forno ed ungerla con olio, porre al suo interno le crocchette appena preparate ed irrorarle in superficie con un filo d'olio,
  • cuocere in forno caldo a 200° per circa mezz'ora o comunque fino a completa doratura,
  • a cottura ultimata sfornare e servire le crocchette ancora calde.
  • Per friggerle invece, dopo averle panate, basterà calarle un po' per volta in olio bollente fino a completa doratura,
  • a cottura ultimata porle su carta da cucina per far assorbire eventuale olio in eccesso e a seguire servirle ancora calde.
  Ti potrebbero interessare anche altre ricette con le patate o altre ricette di street food in versione vegan

Ilaria Zizza

Tenersi per mano: il modo in cui lo fate rivela che tipo di coppia siete

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Published in: Mente & emozioni

Per gli esperti del linguaggio del corpo, però, i diversi modi in cui ci si può tenere per mano rivelano sfumature tipiche di quella coppia. Vediamoli insieme.

1) Mano nella mano, con le dita intrecciate

È la tipica "posizione" delle mani condivisa da due persone innamorate. L'intreccio delle dita rivela un desiderio di condivisione e connessione profonda, in tutti gli aspetti della vita insieme. Se la stretta è forte, però, potrebbe esserci anche desiderio di controllo o rigidità, un po' di timore.

2) Tenersi per le dita

Chi propone questa modalità di contatto in genere è sì innamorato ma ha ancora paura di impegnarsi davvero in una relazione a lungo termine; oppure ama ma non è ancora sicuro che tutto potrà andrà bene. Si sta insieme, insomma, ma senza una convinzione decisiva oppure il rapporto - al momento - non è così centrale (rispetto ad altri obiettivi personali) ma lo si ritiene comunque un aspetto importante della propria vita.

3) Insieme, per un dito

Sarà vero amore? La domanda è lecita. I confini e la distanza, in questo tipo di contatto, sono molto marcati. Se non è adottata per una questione di eccessiva sudorazione delle mani di uno dei due partner, questa “posizione”, specialmente se usuale, dovrebbe indurre a riflettere sull'importanza della condivisione, della vicinanza e - più in generale - sulla forza della relazione in corso. Che potrebbe essere passeggera.

4) Tenersi per i polsi

Quando uno dei due partner tiene l'altro per il polso mostra una volontà, più o meno consapevole, di possesso. E' come dire: ti voglio, ti tengo, sei mio o mia. Come fanno anche le manette, si potrebbe pensare. Ci potrebbe pure essere il desiderio di condurre l'altro (e di farsi condurre, un po' trascinare, da chi viene "preso"). 

5) Mano nella mano

Contatto sereno, condivisione sicura, rapporto profondo; chi lo propone ha fiducia nella relazione.

6) Nessun contatto tra le mani

Ma se, invece, lui o lei non ha piacere di tener l'altro o l'altra per mano, oppure prova imbarazzo, induce pretesti, teme di farsi vedere? Ahiahiahi. Tenersi per mano significa, anche, comunicare al mondo che si è – in qualche modo – una coppia. Se uno cerca di nasconderlo, qualcosa vorrà dire. 

Naturalmente questa lettura va contestualizzata (ad esempio, tenersi per mano durante una riunione di lavoro, condivisa con la persona amata, probabilmente non sarebbe appropriato) e riferita alle modalità normali di "tenersi per mano" (non a singole specifiche situazioni). Per tutto il resto, si possono trarre spunti di riflessione: anche mano nella mano, sono utili sempre.

Anna Maria Cebrelli

 

Syria: UN adviser warns trapped civilians face greater risks as Raqqa fighting intensifies

ONU - aiuti umanitari - feed -

The United Nations adviser on the prevention of genocide today expressed deep concern at the deteriorating situation of up to 25,000 civilians trapped in Syria&#39s Raqqa, noting that civilians are used as human shields in this de facto capital of the Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL/Da&#39esh) terrorist group under intense bombardment.

Human rights violations indicate &#39repressive policy&#39 of Venezuelan authorities &#8211 UN report

ONU - aiuti umanitari - feed -

Extensive human rights violations and abuses have been committed in the wake of anti-Government protests in Venezuela and point to &#8220the existence of a policy to repress political dissent and instill fear in the population to curb demonstrations,&#8221 a report by the United Nations human rights office has found.

Sbriciolata alla nutella (home made)

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Published in: Ricette

La sbriciolata è di fatto un'alternativa più veloce alla classica crostata, la sua preparazione infatti non richiede alcun tempo di riposo e la pasta frolla viene lasciata in briciole e non compattata; questa ricetta è adatta quindi per essere preparata anche da chi è alle prime armi in cucina.
La sbriciolata alla nutella home made è un dolce preparato con ingredienti poco raffinati, ed utilizzando la crema di nocciole fatta in casa abbiamo la certezza di evitare anche grassi saturi e conservanti.
Golosa all'ennesima potenza, la sbriciolata alla nutella home made è un dolce friabile e gustoso che sicuramente piacerà a grandi e piccini.

Ingredienti
  • 400 gr di farina di semola rimacinata
  • 120 gr di zucchero di canna
  • 80 gr di burro chiarificato
  • 2 uova (94 gr sgusciate)
  • 1 pizzico di sale
  • 1 pizzico di bicarbonato
  • 1 pizzico di cannella
  • 200 gr di nutella home made
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    30 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 6 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare la sbriciolata alla nutella: procedimento
  • Unire in una ciotola capiente la farina e il burro, lavorandoli insieme sfregandoli con i polpastrelli ottenendo così un impasto sabbioso,
  • aggiungere quindi il resto degli ingredienti ed impastare velocemente senza però amalgamare tutti gli ingredienti e lasciandoli quindi sbriciolati.
  • Foderare uno stampo per crostate con la carta forno e trasferire al suo interno metà del composto avendo cura di non compattarlo,
  • coprire il tutto con la nutella home made,
  • quindi coprire con il restante impasto sempre senza compattarlo,
  • cospargere in superfice con ulteriore zucchero di canna,
  • ed infornare e cuocere in forno caldo a 200° per circa mezz'ora o comunque fino a doratura.
  • A cottura ultimata sfornare e far raffreddare su una gratella prima di porzionare.

 

Come conservare la sbriciolata alla nutella home made:

La sbriciolata alla nutella home made manterrà la sua friabilità per quattro/cinque giorni purché abbiate l'accortezza di coprirla con un canovaccio pulito o di porla in un apposito contenitore porta torte.

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Ilaria Zizza

Madelina, la prima modella e stilista con sindrome Down che sfida gli stereotipi della moda

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Published in: Buone pratiche & Case-History

Quando nel 2015 era salita sulle passerelle della New York Fashion Week era entrata nella storia come la prima modella professionale affetta da sindrome Down. Capelli rossicci e un viso angelico Madelina è con il tempo, entrata nel cuore di tutti.

Per la sua dolcezza, ma soprattutto per il coraggio di aver sfidato un mondo, quello della moda, dove gli stereotipi si sprecano. Il suo messaggio è stato chiaro dall’inizio, dimostrare che la diversità può essere un punto di forza e non di debolezza.

Per calcare le passerelle di numerosi brand internazionali, Madelina si è impegnata nella sua trasformazione fisica, è dimagrita 20 chili ma ha mantenuto il suo fisico burroso, quello tanto gettonato ai tempi delle pin up. La sua determinazione e l’ironia l’hanno portata in alto.

 

Well a girl needs to have some fun. #breakingthemould#fun tour #ability #inclusion #love

Un post condiviso da Madeline Stuart Official (@madelinesmodelling_) in data: 17 Ago 2017 alle ore 17:04 PDT

Oggi, infatti, alla carriera di modella, ha preferito quella di stilista e da febbraio di quest’anno sfila solo alla fine delle sue creazioni, per prendere i meritati applausi delle sue creazioni. A vent’anni nella Grande Mela ha un brand tutto suo. Sapete come si chiama?

"21 Reasons Why", un marchio che riflette il suo modo di essere e il suo carisma: leggins colorati, minigonne, t-shirt sbarazzine indossate da modelle che hanno differenti bellezze, normodotate o affette da disabilità. Dietro una grande donna c’è anche una grande mamma.

 

Un post condiviso da Madeline Stuart Official (@madelinesmodelling_) in data: 9 Ago 2017 alle ore 18:01 PDT

Roseanne ha sempre sostenuto la figlia e l’ha assecondata nelle sue passioni, senza timori. Le difficoltà ci sono è innegabile, ma a volte tutto sta nel capire come le si vuole affrontare.

Altre bellissime storie che vi avevamo raccontato:

 

Thinking the weekend is over and it's time to start a new glorious week. What did you do to relax this weekend? #relax #love #newweek #breakingthemouldtour #fun #chat

Un post condiviso da Madeline Stuart Official (@madelinesmodelling_) in data: 30 Lug 2017 alle ore 14:42 PDT

 

Throwback Tuesday to my time with @promgirlxoe

Un post condiviso da Madeline Stuart Official (@madelinesmodelling_) in data: 10 Lug 2017 alle ore 16:50 PDT

Un tema caldo, in questi giorni, dopo il caso Islanda. Secondo i dati, l’85% delle donne islandesi sceglie di abortire se lo screening fetale diagnostica che il feto ha un cromosoma in più. Per questo nell’isola europea sono soltanto 1 o 2 i bambini che ogni anno nascono con la sindrome Down.

Dominella Trunfio

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Dove nascono le piante spontanee tipiche dell'Italia? Ecco il primo censimento

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Published in: Natura & Biodiversità

Sono state così censite per la prima volta nel Bel Paese le località tipiche, cioè i luoghi dove sono state descritte per la prima volta le circa 1.400 piante endemiche italiane, quelle che nascono spontanee solo nel nostro Paese.

In questo modo, i ricercatori hanno individuato e geo-riferito circa 1.500 “loci classici” distribuiti su tutto il territorio nazionale, evidenziando purtroppo anche un rischio di degrado per circa un terzo delle località esaminate che si trovano in aree assolutamente non tutelate.

I risultati dello studio, coordinato dal professore Lorenzo Peruzzi del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa nasce da una iniziativa lanciata nel 2010 dal Gruppo per la Floristica, Sistematica ed Evoluzione della Società Botanica Italiana, sono stati appena pubblicati su “Biological Conservation”. 

“Molte delle località che abbiamo individuato si trovano lungo la costa e sono anche quelle più a rischio a causa della pressione antropica – spiega il professore Peruzzi - per conservare di questi luoghi e le specie che vi crescono sarebbe utile introdurre anche in Italia il concetto di “plant micro-reserves”, già utilizzato in altre nazioni europee, nonché mettere in campo altri strumenti legislativi per il riconoscimento di questi siti come patrimonio culturale”.

Secondo quanto emerge dal censimento e considerando tutto il territorio italiano, sono 670 le località tipiche che crescono sulle isole, mentre 866 si trovano sulla terraferma. Il maggior numero di siti è lungo la costa mediterranea (1134), seguono poi la ragione alpina (306) e quella continentale (96). Per quanto riguarda la tutela del territorio, 1030 siti rientrano nelle aree protette, mentre 506 sono al di fuori e di questi 259 si trovano sulle isole.

Sulle piante endemiche in Italia puoi leggere anche:

"Le popolazioni che crescono nelle località-tipo sono di fondamentale importanza in tassonomia, la scienza dedicata alla classificazione degli organismi viventi, pertanto la loro conoscenza e conservazione è di fondamentale importanza, tanto più relativamente a specie endemiche italiane, per le quali la nostra nazione ha completa responsabilità di salvaguardia – ha concluso Lorenzo Peruzzi – inoltre i loci classici rappresentano un importante patrimonio storico-culturale, in quanto luoghi visitati, studiati e descritti da rilevanti personalità nella storia della Botanica e delle Scienze naturali”.

Germana Carillo

Scoperti i neuroni che riconoscono le emozioni dalla voce

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Published in: Mente & emozioni

A rivelarlo è uno studio condotto dalla University of California San Francisco. I ricercatori infatti hanno individuato i neuroni del cervello umano che rispondono ai cambiamenti di tonalità nel linguaggio parlato, essenziali per trasmettere i sentimenti e le emozioni.

I cambiamenti nell'intonazione della voce durante il discorso, ciò che i linguisti chiamano prosodia, sono una parte fondamentale della comunicazione umana, al pari della melodia per la musica. Nelle lingue tonali come il cinese mandarino, i cambi di intonazione possono alterare completamente il significato di una parola e di una frase, ma anche in una lingua non tonale, le differenze di intonazione possono significativamente cambiare il significato di una frase pronunciata.

La capacità del cervello di interpretare questi cambiamenti in maniera istantanea è notevole, dato che ogni parlante ha anche il proprio tipo di intonazione e il proprio e stile vocale. Alcune persone hanno voci basse, altre hanno voci elevate e altri sembrano pronunciare frasi come se fossero domande. Inoltre, il cervello deve seguire e interpretare questi cambiamenti mentre si parla, e ancora deve capire le parole e il modo in cui si combinano in frasi in pochi millisecondi.

Per saperne di più, i ricercatori hanno monitorato l'attività cerebrale di 10 persone affette da epilessia, alle quali erano stati impiantati alcuni elettrodi con l'obiettivo di individuare con estrema precisione i focolai da cui avevano origine le crisi.

Nel frattempo ai pazienti è stato chiesto di ascoltare diverse frasi pronunciate da una voce sintetica caratterizzata da diverse intonazioni. Dal monitoraggio, è emerso che in una specifica area del cervello, il giro temporale superiore situato nella corteccia uditiva, un gruppo di neuroni si attivava al cambiamento dell'intonazione della voce a prescindere dal contenuto della frase.

In una seconda fase, poi, i ricercatori sono riusciti a prevedere tramite un algoritmo la reazione dei neuroni all'ascolto di diverse frasi pronunciate con diverse intonazioni.

Anche altri studi precedenti avevano identificato le aree del cervello sensibili all'intonazione vocale ma nessuno aveva capito il modo in cui i neuroni in queste regioni interpretassero le variazioni.

“È stato uno degli aspetti più emozionanti del nostro studio. Siamo stati in grado di mostrare non solo dove è codificata la prosodia nel cervello ma anche come, spiegando l'attività in termini di cambiamenti specifici nell'intonazione vocale” ha detto lo studente Claire Tang, coinvolto nello studio.

Un altro mistero del cervello svelato.

Francesca Mancuso

Quanto vale un albero in una megalopoli? 500 milioni di dollari!

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Published in: Città

Sappiamo che valgono molto di più ma volendo quantificare in termini economici ciò che gli alberi fanno per la Terra e i suoi abitanti, il loro lavoro è pari a mezzo miliardo di dollari.

Lo studio, pubblicato su Ecological Modeling, ha considerato solo le 10 megalopoli che da sole ospitano il 10 per cento dei 7,5 miliardi di persone che vivono nel mondo. Gli alberi offrono a ogni città più di 500 milioni di dollari all'anno in servizi in termini di ambienti urbani più puliti, più convenienti e di luoghi più piacevoli in cui vivere.

La ricerca ha calcolato la copertura degli alberi esistenti e potenziali e il loro contributo ai servizi ecosistemici in 10 aree metropolitane, in cinque continenti e biomi. Le città erano Pechino, Cina; Buenos Aires, Argentina; Il Cairo, Egitto; Istanbul, Turchia; Londra, Gran Bretagna; Los Angeles, Stati Uniti; Città del Messico, Messico; Mosca, Russia; Mumbai, India; Tokyo, Giappone.

Il team internazionale di ricercatori ha riferito che nelle 10 città studiate, i benefici per l'ecosistema avevano un valore annuo medio di 505 milioni di dollari, pari a 1,2 milioni di dollari per chilometro quadrato di alberi. In altre parole, il valore era di 35 dollari pro capite per ogni cittadino.

Gli alberi che si trovano nelle città svolgono una serie di compiti che gran parte di noi neanche conosce, dalla rimozione del particolato pericoloso dall'aria al risparmio energetico sotto forma di raffreddamento ed isolamento sia dalla luce solare estiva che dai venti invernali, dalla cattura del carbonio, che si verifica quando gli alberi assorbono e conservano l'anidride carbonica e mitigano i cambiamenti climatici.

I ricercatori hanno stimato proprio questi, tra cui la riduzione dell'inquinamento atmosferico, il deflusso delle acque piovane, i costi energetici associati al riscaldamento e raffreddamento degli edifici e alle emissioni di carbonio.

L'autore principale dello studio, il dottor Theodore Endreny del College of Environmental Science and Forestry (ESF) di Syracuse, New York, ha spiegato che il valore dei servizi degli alberi potrebbe essere facilmente raddoppiato semplicemente piantandone di più, addirittura fino all'85% in più.

“Se si piantassero alberi in tutte le potenziali area di copertura, essi filtrerebbero gli inquinanti dall'aria e dall'acqua, ridurrebbero il fabbisogno energetico delle costruzioni e migliorerebbero il benessere umano fornendo al tempo stesso habitat e risorse per altre specie nell'area urbana” ha detto Endreny.

Il professor Sergio Ulgiati dell'Università Parthenope di Napoli, ha aggiunto:

“Mettere questi risultati sulla più ampia scala dei sistemi socioeconomici rende evidente in che misura la natura supporti il nostro benessere individuale e comunitario fornendo gratuitamente i servizi ecosistemici. Una maggiore consapevolezza del valore economico dei servizi gratuiti forniti dalla natura può aumentare la nostra volontà di investire sforzi e risorse nella conservazione del capitale naturale e nello sfruttamento corretto, in modo da aumentare anche la ricchezza, la stabilità economica e il benessere sociale”.

LEGGI anche:

Madre Natura ci ha donato un'immensa ricchezza, che vale ben più di 500 milioni di dollari.

Francesca Mancuso

Mal di schiena, un'epidemia che colpisce 8 persone su 10. Consigli per alleviarlo

GreenMe -

Published in: Salute & Benessere

Sono i dati snocciolati dall’Isico (Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale) di Milano che, analizzando indagini internazionali e i rapporti Inail e Anmil (Associazione Nazionale Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), dimostra che in Italia il 50% delle assenze e il 60% dei casi di incapacità permanente al lavoro dipendono da disturbi muscolo-scheletrici, primo fra tutti la lombalgia.

Secondo l’Inail, inoltre, le denunce al medico del lavoro per questo tipo di problemi sono passate dalle 8mila del 2005 alle oltre 16mila del 2009, grazie anche all’arrivo della normativa sulla sicurezza in ambito lavorativo (Decreto Legislativo 81 del 2008) che ha fatto emergere molti casi.

Com’è fatta la nostra schiena?

Genericamente si parla di mal di schiena, ma questa patologia è in realtà molto complessa e si manifesta in varie forme in base al tratto interessato. I tratti mobili della colonna vertebrale, infatti, che possono infiammarsi e dare dolore intenso sono tre: tratto cervicale, tratto dorsale e tratto lombare.

  1. Il tratto cervicale si compone di sette vertebre e presiede al sostegno della testa. Da queste vertebre escono i nervi che dirigono il movimento dei muscoli delle spalle, delle braccia e delle mani. Quando il dolore colpisce questo tratto con la cosiddetta cervicalgia, esso può manifestarsi in forma acuta o più debole.
  2. Il tratto dorsale è quello nel quale si trovano le costole e alcuni fasci del diaframma, per cui ha un ruolo essenziale nella respirazione. La colonna dorsale consente i movimenti di estensione, flessione e rotazione della schiena e se è colpita da dolore acuto – dorsalgia – risultano problematici i movimenti di apertura, chiusura o estensione delle braccia verso l’alto, oppure sono ostacolati i movimenti di flessione e rotazione del busto ed è quasi impossibile la respirazione profonda.
  3. Il tratto lombare si compone delle vertebre più robuste ed è quello che favorisce il movimento del bacino quando si cammina. Il dolore che interessa il tratto lombare – lombalgia – si può manifestare in forma acuta o cronica.
Come prevenire o alleviare il mal di schiena

Attenzione alla postura e ai movimenti! Solo così cervicalgia, dorsalgia e lombalgia possono essere prevenute: nei movimenti che si compiono durante tutta la giornata è bene prestare particolare cura e attenzione. Così come utile può essere anche l’esecuzione di alcuni esercizi mirati e allenare nel vero senso della parola la schiena praticando regolarmente stretching ed esercizi per il rafforzamento.

Inoltre, il materasso su cui si dorme non deve essere né troppo duro né troppo morbido e va appoggiato su doghe di legno, mentre per la scelta del cuscino tenete conto della vostra struttura fisica e del modo in cui siete soliti dormire: se si dorme supini è possibile anche non utilizzare il cuscino; se si dorme su un fianco va preferito un cuscino alto tanto quanto la larghezza delle proprie spalle, per consentire alla cervicale di mantenere la posizione corretta; se si dorme proni il cuscino va scelto basso. Al risveglio, poi, alzatevi lentamente: dalla posizione supina, piegate le ginocchia e ruotate il corpo sul fianco, mettete le gambe fuori dal letto e, mentre i piedi scendono sul pavimento, spingetevi con le mani sul materasso fino ad alzare il busto completamente.

Ricordatevi, inoltre, di non portare borse dal peso eccessivo, di non sollevare pesi di un colpo solo e di indossare scarpe comode e poi di:

  • mantenere il peso forma
  • se siete costretti molto tempo a stare in piedi, muovetevi spesso o oppure appoggiate il bacino o la schiena a un ripiano o a un muro e allargate la base di appoggio distaccando i piedi
  • se invece state sempre alla scrivania, fate aderire la schiena e le spalle allo schienale oppure sedetevi su uno sgabello per allungarvi verso l’alto
  • in auto, il sedile deve poi essere sufficientemente eretto da consentire di tenere le braccia piegate e le mani appoggiate sulla parte superiore del volante
    per lavarvi i denti, appoggiate una mano sul lavandino per ridurre la curvatura della schiena

Germana Carillo

I nanotubi di carbonio che rendono potabile l'acqua di mare separandola dal sale (VIDEO)

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Published in: Acqua

Gli scienziati del Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL), in collaborazione con ricercatori della Northeastern University hanno sviluppato nanotubi di carbonio così sottili da filtrare il sale dall'acqua del mare.

I nanotubi, strutture cave di atomi di carbonio, sono 50.000 volte più sottili di un capello umano. Il loro diametro è 0,8 nm. Inoltre, essi sono caratterizzati da una superficie molto lisce. Ciò facilità la loro permeabilità, mentre la piccola porosità blocca gli ioni salati più grandi.

Le crescenti esigenze di acqua dolce rappresentano una minaccia globale per lo sviluppo sostenibile. Le tecnologie correnti di depurazione dell'acqua possono beneficiare dello sviluppo di membrane dotate di pori, che imitano le proteine, altamente efficienti e in grado di filtrare l'acqua.

Le simulazioni al computer e gli studi sperimentali sul trasporto dell'acqua attraverso i nanotubi di carbonio con diametro superiori a 1 nm hanno mostrato una maggiore flusso di acqua ma non sono paragonabili all'efficienza di trasporto delle proteine e non sono stati in grado di separare in modo efficace il sale. L'innovazione fondamentale ottenuta dal team del LLNL è stata quella di utilizzare nanotubi di diametro inferiore a 1nm che hanno migliorato di gran lunga le prestazioni rispetto alle soluzioni precedenti.

“Abbiamo riscontrato che i nanotubi di carbonio con diametri inferiori a un nanometro hanno una caratteristica strutturale chiave che consente un miglioramento del trasporto. Lo stretto canale idrofobico costringe l'acqua a muoversi in una sola direzione, un fenomeno simile a quello trovato nei più efficienti trasportatori di acqua biologica” ha spiegato Ramya Tunuguntla, ricercatore del LLNL e coautore della ricerca.

Questi studi hanno rivelato i dettagli del meccanismo di trasporto dell'acqua e hanno mostrato che la manipolazione razionale di questi parametri può migliorare l'efficienza dei pori.

La novità dei nuovi nanotubi sta dunque nella loro ridottissima dimensione, nelle superfici lisce e nella capacità di imitare le cellule nel filtrare l'acqua.

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La capacità di dissalare l'acqua in modo più efficiente è considerata chiave per affrontare l'attuale crisi idrica. I nanotubi offriranno davvero una possibilità concreta?

Francesca Mancuso

Ritorno alle origini: in Svizzera “La natura ti rivuole”

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Published in: Svizzera

Solo qui, in questa terra al centro d’Europa, si riscopre un lato selvaggio, un richiamo forte cui non è possibile sottrarsi e, grazie alla nuova campagna La natura ti rivuole, Svizzera Turismo svela le migliori attività per l’estate 2017 ed indimenticabili esperienze outdoor.

In terra elvetica la natura è al centro di tutto. Non è un caso che la Svizzera sia apprezzata nel mondo soprattutto per tre cose: la natura, appunto, con aria pura e acque pulite, la tranquillità e l’atmosfera genuina di vacanza.

Esperienze che mettono in moto tutti e cinque i sensi e che lasciano un buon ricordo lungo una vita; dall’escursionismo alla scoperta delle specialità gastronomiche locali e regionali.

Dèdicati alla preparazione del formaggio Gruyère DOP insieme alla famiglia Murith, ai piedi del Moléson, alla macinazione del granoturco per la “farina bona”, all’impasto per il pane di segale a Grimentz fino alla raccolta delle erbe officinali per la distillazione dell’assenzio con la famiglia Martin di Boveresse.

Se ti piacciono gli scambi di ruolo, inoltre, potresti provare a metterti al timone di un antico battello a vapore sul lago di Ginevra o imbarcarti al mattino presto con i pescatori del lago di Costanza per la pesca al coregone.

E, quanto alle attività sportive, non dovrai che scegliere tra una gita in canoa al tramonto nella baia di Lucerna, il canyoning nella Via Mala vicino a Thusis o ancora il bird-watching sui fiumi Aare, Reuss e Limmat.

Una vasta scelta d’incontri con la natura e l’arte della Svizzera ti attende sul nuovo motore di ricerca attività “My Swiss Experience” sul sito Svizzera.it. Si tratta di un portale che dà accesso ad oltre 700 attività autentiche in Svizzera, in compagnia di esperte guide locali.

Qualche spunto per le vacanze o per il weekend       E-Grand Tour: il Grand Tour of Switzerland a bordo di un’auto elettrica

Il sorprendente Grand Tour of Switzerland – l’itinerario circolare di 1600 km che si snoda attraverso 22 laghi, 12 siti Unesco, 5 passi alpini che superano i 2.000 metri e 45 attrazioni – è percorribile anche con auto elettrica. Nasce così l’E-Grand Tour e lungo il percorso, negli hotel o in postazioni pubbliche, sono state installate 300 stazioni di ricarica per andare alla scoperta dei tesori naturalistici e culturali della Svizzera nel pieno rispetto della natura.

Cardada Bike da Locarno andata e ritorno

Un giro in bicicletta MTB attende i più esperti su un percorso circolare con partenza e arrivo a Locarno lungo la zona di Cardada e Val Resa. Il tracciato, piuttosto impegnativo, regala una spettacolare vista sulle Centovalli.

In alternativa, volendo evitare la faticosa salita, è possibile servirsi della funicolare Locarno-Orselina e poi della funivia.

Qui tutte le informazioni su SvizzeraMobile, la rete del traffico lento.

La festa svizzera delle tradizioni a Interlaken

Dopo 11 anni torna a Interlaken dal 26 agosto al 3 settembre 2017 la Festa svizzera dei costumi e delle tradizioni alpigiane: Unspunnen. Nove giorni dedicati al folklore e agli sport tradizionali come il lancio delle pietre, lo schwingen (lotta svizzera), l’hornuss (un mix tra golf e tennis) e il rituale degli sbandieratori. E poi ancora jodler, tamburini, musicisti popolari e coristi creeranno una magica atmosfera.

Gli alloggi nella natura

Gli alloggi selezionati da Svizzera Turismo hanno in comune una splendida caratteristica: sono tutti immersi nella natura. Dalla montagna alla campagna fino ai laghi, ciò che ti lascerà senza fiato è il contatto a tu per tu con un mondo verde lasciato ancora intatto. 

Diverse sono le categorie: c’è il Domaine de Châteauvieux a Satigny, una casa padronale del XIV secolo immerso nei vigneti, il villaggio turistico per famiglie Reka a Zinal in Val d’Anniviers, oppure l’Hotel Fex nella valle, chiusa al traffico, alle spalle di Sils in Engadina. Ci sono poi i rifugi per gli escursionisti gestiti dal Club Alpino Svizzero o da privati e oltre 250 baite in Ticino, Grigioni, Vallese e Oberland Bernese.

Una marea di entusiasmanti proposte, un viaggio lungo un sogno, un mix perfetto di cose belle, spettacoli della natura e dimore rilassanti. Un idillio chiamato Svizzera. A due passi da casa. #INNAMORATIDELLASVIZZERA

Cosa vedi per primo? Il test visivo che svela qualcosa in più della tua personalità

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Published in: Mente & emozioni

Questo semplice test pone un solo quesito: guardando questa immagine, cosa vedete per prima cosa? La risposta svelerà qualcosa in più del proprio carattere e del proprio modo di essere.

Inizia il test, osserva per pochi istanti l’immagine qui sotto e poi confronta i risultati!

  La persona in piedi sulla collina

Se la prima cosa che avete visto è stata la persona sulla collina vuol dire che sietre delle persone molto realistiche che cercano sempre e comunque di adempiere ai loro doveri. Il vostro carattere vi spinge a voler vincere e potete apparire come egocentrici, in realtà secondo il test siete animi affidabili sia con amici che con colleghi. 

Il volto di una donna

Se per prima cosa avete visto il volto di una donna, siete persone emotive e con un sesto senso che non tutti gli esseri umani possono vantare. Grazie al vostro istinto, riuscite a prendere le decisioni giuste e siete ottimi consiglieri. Dall'altro lato però, siete tipi solitari che amano passare del tempo in compagnia di se stessi.

La luna crescente  

Se infine, la prima cosa che vi è apparsa guardando l'immagine è stata la luna crescente, vuol dire che siete delle persone divertenti e simpatiche, i cosiddetti 'amiconi' che tutti vorrebbero avere. Siete anche molto concreti e lungimiranti riuscendo a pensare in anticipo e a organizzare la vostra vita nel minimo dettaglio.

Altri simpatici test:

 Dominella Trunfio

Fonte

 

 

SEU: cos'è, cause, contagio e come prevenire la Sindrome emolitica uremica

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Published in: Salute & Benessere

Secondo i dati dell’Iss, tra il 2010 e il 2016 in Italia sono stati registrati 380 casi di Seu, con un tasso medio di incidenza di 0,59 nuovi casi all'anno ogni 100mila abitanti in età pediatrica (tra 0 e 15 anni); l’incidenza tra i bambini più piccoli era di 1,70 nuovi casi ogni 100mila abitanti. Ad eccezione della Puglia, dove nel 2013 si è registrato un vasto focolaio epidemico, i tassi più elevati si hanno in Piemonte, Province Autonome di Trento e Bolzano, Veneto ed Emilia-Romagna e, al sud, in Basilicata e in Campania.

Nell’80% dei casi di SEU è stata riscontrata infezione da stipiti VTEC (vero-citossina) appartenenti in totale a 11 sierogruppi diversi. Negli ultimi anni il sierogruppo responsabile del maggior numero di cluster di casi è stato VTEC O26, seguito da VTEC O157 e VTEC O111.

Cos’è la Sindrome emolitica uremica

La Seu è una malattia infettiva rara abbastanza complessa che riguarda l’apparato digerente. Nella prima fase può presentarsi con diarrea (anche emorragica), vomito e dolore addominale, ma poi quasi subito seguono anemia emolitica, trombocitopenia (una quantità di piastrine circolanti inferiore a 15mila/mm3) e insufficienza renale.

Nella sua forma tipica, che tocca l’85% dei casi, la Sindrome è una complicanza di un’infezione intestinale batterica, dovuta a ceppi di Escherichia coli (STEC) produttori di una tossina detta vero-citotossina (VT) o Shiga-tossina (Stx). Si tratta di una tossina che si trasmette principalmente per via alimentare – con l’ingestione di derrate di origine animale contaminate in fase di produzione o di lavorazione (carni contaminate e non sottoposte a cottura completa, latte crudo, latticini non pastorizzati), ma anche attraverso ortaggi o frutti coltivati su terreni fertilizzati o irrigati con reflui da allevamenti bovini infetti. La tossina può anche essere veicolata per contatto con animali infetti o con ambiente contaminato o per trasmissione umana tramite il circuito oro-fecale.

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È per questo motivo che, quando si verificano casi di Seu a scuola o all’asilo nido, si deve prestare assoluta attenzione a norme di igiene personale (lavare correttamente le mani, cambiare indumenti sporchi di feci, sanificazione delle superfici) per evitare la diffusione dell’infezione.

Nella sua forma atipica, la Seu si riconduce invece a fattori genetici, per cui possono essere colpite - anche a distanza di tempo - persone della stessa famiglia. Infine, possono verificarsi rari casi in cui la Seu si sviluppi come una sequenza di un’infezione sistemica da Streptococcus pneumoniae.

I sintomi della Seu e terapie

Se inizialmente la sintomatologia può essere molto simile a quella di una più comune infezione intestinale, come diarrea, nausea e vomito, una volta che la tossina attraversa la parete intestinale può raggiungere il rene e sfociare in sintomi più importanti come:

  • insufficienza renale acuta: oliguria (scarsa produzione di urine) o anuria (assente produzione di urine)
  • anemia acuta
  • trombocitopenia
  • sonnolenza
  • confusione
  • strabismo e convulsioni
  • coma, nei casi più gravi

Quasi sempre all’insufficienza renale segue la necessità di un percorso di dialisi. Nei bambini la Sindrome emolitica uremica può avere un decorso grave che in alcuni casi può portare alla morte, ma è ovvio che non è detto. Quel che è importante è intervenire tempestivamente ricorrendo a centri ospedalieri specializzati. Nelle infezioni da STEC i medici non raccomandano la terapia antibiotica.

Contagio della Sindrome emolitica uremica 

Come abbiamo accennato prima, il batterio della specie E-Coli si trova soprattutto bovini, le cui feci possono contaminare carne e latte durante la macellazione e la mungitura. Nel caso in cui la carne sia contaminata e poco cotta, può essere trasmesso all’organismo umano, così come nel caso del latte crudo.

Ma il contagio si può verificare anche se si entra in contatto diretto con gli animali o con acqua e vegetali contaminati da feci di ruminanti. Il periodo di incubazione dell'infezione da VTEC (tempo tra l'ingestione del batterio e l'inizio dei sintomi) va da 1 a 5 giorni.

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Come prevenire la Seu

Come per altre infezioni intestinali, è opportuno allontanare le persone con diarrea, soprattutto bambini, dalle comunità finché il problema non sia risolto. In molti casi, per prevenire un contagio sono sufficienti le normali operazioni di pulizia ambientale e di igiene personale e, in caso di diarrea, è utile un monitoraggio delle condizioni del paziente.
L’Istituto superiore di sanità coordina dal 1988 un sistema di sorveglianza delle infezioni da VTECe la rete italiana del sistema di sorveglianza europeo Enter-Net, alla quale fanno capo i laboratori di riferimento presenti sul territorio nazionale.

In genere, per prevenire un'infezione da Seu è necessario:

  • lavare le mani prima, durante e dopo la preparazione degli alimenti
  • cuocere tutti i cibi di derivazione animale
  • consumare latte pastorizzato
  • lavare bene frutta e verdura
  • lavare tutti gli utensili e i macchinari
  • proteggere i cibi preparati
  • evitare le contaminazioni tra cibi, separando i crudi e i cotti
  • evitare che persone con diarrea preparino alimenti e assistano soggetti a rischio
  • evitare il contatto con feci di ruminanti 
  • evitare il contatto con acque e suolo contaminati
  • non utilizzare per scopi alimentari acque di pozzo o di serbatoio

Germana Carillo

 

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