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Polpettone alla ligure di fagiolini e patate

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La sua forma vi ricorderà sicuramente quella di un gateau di patate, ma questo piatto è, di fatto, il polpettone dei Liguri ed è di origini antichissime. Essendo un piatto tradizionale ci sono differenti versioni per prepararlo, ma quello che le accumuna è la quantità dei fagiolini, che deve essere sempre superiore a quella delle patate, e lo spessone del polpettone che deve essere di circa un centimetro.

Profumato e saporito, il polpettone Ligure di fagiolini è davvero un piatto interassante che dovrete assolutamente provare.

Ingredienti
  • 600 gr di fagiolini 
  • 500 gr di patate
  • 30 gr di grana vegetale
  • 2 uova di media grandezza
  • 15 gr di olio evo
  • 30 gr di pan grattato
  • 1 cipolla bianca
  • sale q.b.
  • maggiorana q.b.
  • pan grattato aggiuntivo q.b.
  • olio evo aggiuntivo q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    90 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    50 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare il polpettone di fagiolini: procedimento

 

  • Pulire la cipolla, tagliarla finamente e rosolarla in un po' d'olio, a cottura lasciarla raffreddare,
  • lavare e pulire i fagiolini quindi lessarli in acqua bollente, a cottura ultimata toglierli dall'acqua e farli raffreddare,
  • lessare ora le patate (si potrà farlo anche nell'acqua di cottura dei fagiolini purchè raffreddata) e a cottura attendere che si intiepidiscano.
  • Sbucciare quindi le patate e schiacciarle con lo schiacciapatate, tagliare a pezzettini i fagiolini ed unirli alle patate, aggiungere quindi in resto degli ingredienti e mescolare amalgamando tutto per bene.
  • Ungere, o imburrare come da ricetta originale, una teglia e cospargerla con del pan grattato aggiuntivo, mettere al suo interno il composto di fagiolini e patate e livellarlo,
  • cospargerlo in superficie con altro pan grattato e cuocere in forno caldo a 180° per circa cinquanta minuti,
  • a cottura ultimata sfornare e
  • servire sia tiepido che a temperatura ambiente.

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Ilaria Zizza

Multe a chi getta i rifiuti dal finestrino e i mozziconi in spiaggia, fino a 400 euro

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Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Spiagge e strade sempre più inquinate dalla plastica, ma anche dai mozziconi delle sigarette. Appellarsi al buon senso a quanto pare non serve perché alcuni sembrano proprio non capire che l’ambiente va rispettato.

Così arrivano le sanzioni che già da un paio di anni prevedono che ci sporca deve essere multato. Chi lascia sulla sabbia o in acqua rifiuti di piccole dimensioni come scontrini, fazzoletti, tappi di bottiglia o gomme da masticare, può rischiare una multa da 30 fino a 150 euro, mentre nel caso dei mozziconi di sigaretta da 60 a 300 euro.

Secondo gli esperti, i mozziconi di sigaretta sono inquinanti e pericolosi per l’ambiente e per la salute quanto i rifiuti industriali. Ma purtroppo forse sono in pochi a saperlo vista la quantità di fumatori che continuano a gettarli in strada o addirittura in mare.

Nel Mediterraneo ad esempio rappresentano il 40% dei rifiuti. Quanto ci mette una sigaretta a decomporsi? Dai 5 ai 12 anni, per cui ricordiamoci che buttare rifiuti in natura non è mai un atto privo di conseguenze e ha sempre un impatto sul nostro ecosistema.

Beach Litter 2018, i dati

Quattro rifiuti per ogni passo che facciamo sulle nostre spiagge. Di ogni tipo, colore, forma, dimensione. Invece delle conchiglie, ormai, a farla da padrona sui nostri litorali ci sono plastica, vetro o pezzi di metallo: rifiuti spiaggiati gettati consapevolmente o che provengono direttamente dagli scarichi non depurati e dall’abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera e soprattutto dalla cattiva gestione dei rifiuti a terra. È quanto emerge dall’indagine Beach Litter 2018 condotta da Legambiente che fotografa anche stavolta una situazione critica per molti arenili italiani: su 78 spiagge monitorate, per un totale di oltre 400mila metri quadri, pari a quasi 60 campi di calcio, sono stati trovati una media di 620 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

La plastica si conferma la regina indiscussa tra i materiali più trovati, con un percentuale dell’80%, seguita da seguita da vetro/ceramica (7,4%), metallo (3,7%) e carta/cartone (3,4%). Sul podio dei rifiuti più trovati ci sono i frammenti di plastica, ovvero i residui di materiali che hanno già iniziato il loro processo di disgregazione, anelli e tappi di plastica e infine i cotton fioc, che salgono quest’anno al terzo posto della top ten. I rifiuti plastici usa e getta sono stati rinvenuti nel 95% delle spiagge monitorate. 

Gettare mozziconi dal finestrino (e non solo)

L'art. 15 del Codice della Strada inserisce tra gli atti vietati, "depositare rifiuti o materie di qualsiasi specie, insudiciare e imbrattare comunque la strada e le sue pertinenze, insozzare la strada o le sue pertinenze gettando rifiuti o oggetti dai veicoli in sosta o in movimento".

Chiunque viola uno di questi divieti è soggetto, rispettivamente, alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 25 a euro 99 oppure a quella da euro 105 a euro 422 per il getto di rifiuti dal veicolo. Norme che si trovano anche nel collegato ambientale.

La legge prevede che chi verrà beccato ad abbandonare per strada scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare, sarà soggetto ad una multa da 30 a 150 euro: invece, chi trasgredisce il divieto di abbandonare mozziconi di sigaretta sul suolo dovrà rassegnarsi a pagare una sanzione aumentata fino al doppio, e cioè fino a 300 euro.

La soluzione c’è ed è semplicissima: portare con sé un portacenere portatile, il cosiddetto cenerino, tascabile, comodo e utile.

Anzi, se vedete rifiuti abbandonati, fate una buona azione e raccoglieteli.

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Dominella Trunfio

Colesterolo alto: come ridurlo naturalmente del 20% in soli tre mesi

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Cos’è il colesterolo

Il colesterolo è una molecola lipidica (un grasso) molto importante per il tuo organismo: costituisce ormoni e molte membrane cellulari. Il colesterolo è un problema per la salute solo quando è troppo!

Le cause del suo eccessivo accumulo possono essere tante, spesso concatenate fra loro: costituzione genetica, cattiva alimentazione o scorretto stile di vita, carenza di Omega 3, stress, fumo e sedentarietà sono gli esempi più frequenti.

Spesso chi soffre di colesterolo alto pensa che la colpa sia tutta dell’alimentazione, ma può non essere così. Solo il 20% del colesterolo nel sangue è infatti generato dal nostro nutrimento (colesterolo esogeno), il restante 80% è prodotto dal nostro stesso corpo (colesterolo endogeno).

Ecco spiegato perché certe persone si impegnano nel seguire un regime alimentare super controllato ma con scarsi risultati: i loro livello di colesterolo proprio non vuole scendere! Probabilmente queste persone ne producono molto da sé, e quindi la dieta non è sufficiente per ridurlo. Cosa fare?

Esistono alcuni rimedi naturali molto efficaci di cui puoi parlare con il tuo medico e che approfondiremo in questo articolo. L’importante è non trascurarti, per non incorrere in importanti rischi per la salute…

I rischi del colesterolo alto

Il colesterolo in eccesso, in particolare quello LDL anche definito “cattivo” proprio per la sua pericolosità per la salute, tende ad accumularsi nelle arterie formando dei blocchi (placche aterosclerotiche), che ostacolano il corretto fluire del sangue.

Questa situazione non dà particolari sintomi, ma se trascurata a lungo può bloccare eccessivamente il naturale fluire del sangue (e quindi dell’ossigeno trasportato dal sangue) e causare infarti e ictus.

Ecco perché è importante conoscere i propri livelli di colesterolo e, se sono troppo alti, concordare una strategia con il tuo medico. Qui troverai consigli e rimedi naturali molto efficaci.

Rimedi naturali per il colesterolo alto

Inizia sempre con un’attenta analisi del tuo stile di vita, ad esempio ponendoti queste domande: bevi almeno un litro e mezzo di acqua al giorno? Cosa mangi? Sei sovrappeso? Hai la tendenza ad avere il colesterolo alto da sempre, o stai mangiando in maniera scorretta nell’ultimo periodo? Conduci uno stile di vita sedentario? Quanto tempo dedichi all’attività fisica?

Una buona consapevolezza del proprio stile di vita è una premessa fondamentale! Se non hai parametri di riferimento e vuoi sapere cosa è meglio fare per avere uno stile di vita sano (quindi non solo abbassare naturalmente il colesterolo, ma anche godere di maggiori energie psicofisiche, prevenire l’invecchiamento precoce e restare in forma…) qui ti diamo qualche suggerimento importante, che può fare la differenza:

  • MOVIMENTO FISICO: non tutti amano andare a fare jogging al parco o una sudata in palestra, ma un po’ di esercizio fisico fa bene proprio a tutti. È impressionante la quantità di indici e aspetti legati alla tua salute che viene influenzata negativamente dall’eccessiva sedentarietà o, al contrario, che migliora grazie all’attività fisica, svolta in modo adeguato e costante. Bastano 30 – 40 minuti di camminata a passo sostenuto al giorno per cambiare una vita.
  • ALIMENTAZIONE: riduci al minimo la frequenza con cui consumi bevande alcoliche o zuccherate, latticini, farine raffinate, cibi pronti e ricchi di conservanti e coloranti. Tieniti lontano da fritti, formaggi e salumi. Porta nella tua vita abbondante frutta e verdura di stagione, pesce (soprattutto quello azzurro, ricco di acidi grassi essenziali Omega 3), legumi e cereali integrali. Consuma regolarmente frutta secca, ma con moderazione se hai qualche chilo di troppo... è ricca di Omega 3 ma anche molto calorica!
  • INTEGRAZIONE ALIMENTARE: scegli integratori di Omega 3: quelli a base di olio di krill sono altamente biodisponibili (più efficaci di quelli a base di olio di pesce o vegetali) e miglioreranno i tuoi livelli di grassi nel sangue. Scegli anche un integratore a base di riso rosso fermentato. Perché? Perché è stato scoperto che dalla fermentazione del comune riso da cucina con un particolare lievito, si ottiene un ingrediente vegetale (il riso rosso fermentato appunto) contenente una molecola, la Monacolina K, che è in grado di ridurre il colesterolo. Lo confermano gli studi scientifici, secondo i quali questa statina vegetale è efficace se assunta nella misura di 10 mg/giorno.

Cosa funziona contro il colesterolo alto

Stai andando a camminare tutte le mattine, bevi molta acqua naturale lontano dai pasti e mangi sano e variegato ma niente, il tuo colesterolo proprio non ne vuole sapere di scendere? Probabilmente ne produci molto da te (colesterolo endogeno) e ti serve un aiuto in più.

La Monacolina K del riso rosso fermentato può fare al caso tuo. Abbiamo un’altra buona notizia per te: come anticipato, c’è una speciale combinazione di estratti vegetali che riesce ad abbassare colesterolo e trigliceridi del 20% circa in soli tre mesi!

È quella di Liposan Forte di Salugea: questo integratore 100% naturale, oltre ad apportare nella sua dose giornaliera 10 mg di Monacolina K da riso rosso fermentato, contiene anche estratti secchi titolati di cardo mariano, crespino e rosmarino.

Queste piante hanno effetto antiossidante e migliorano la funzionalità del fegato e il metabolismo dei grassi. Uno studio clinico* ha dimostrato l’efficacia di questa formulazione nel ridurre in soli tre mesi, del 20% circa, i valori di:

  • Colesterolo totale
  • Colesterolo LDL
  • Trigliceridi

L’integratore Liposan Forte Salugea è in capsule vegetali (non di origine animale) e conservato in flacone di vetro scuro di grado farmaceutico (non in plastica) con sigillo di sicurezza riutilizzabile sotto il tappo: questi sono gli unici accorgimenti che permettono di mantenere inalterata la qualità e l’efficacia del prodotto, anche dopo l’apertura.

Da oggi puoi ridurre il tuo colesterolo con un prodotto clinicamente testato e 100% naturale.

Liposan Forte Salugea, provare per credere!

* Capriotti F., Censani S. – Piante Medicinali Vol. 15(4) 2016 Ed. SIFIT

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Minestrone Findus, maxi richiamo: contaminati da Listeria. Tutti i lotti

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Published in: Allerte alimentari

A segnalare il maxi richiamo è stato anche il Ministero della salute, che ha reso noti tutti i lotti e i formati ritirati dal mercato a causa della possibile contaminazione.

La decisione volontaria e in via precauzionale di richiamare i minestroni è stata presa da Findus dopo la segnalazione da parte del fornitore Greenyard, sulla potenziale contaminazione da Listeria di una partita di fagiolini.

Dal canto suo, Findus rassicura dicendo che tutti i prodotti ritirati prevedono il consumo solo dopo la cottura. Quest'ultima infatti “annulla ogni potenziale rischio per la salute” spiega.

“Si precisa che questo richiamo precauzionale e su base volontaria si riferisce esclusivamente ai lotti dei prodotti menzionati e non riguarda in nessun modo né altri lotti degli stessi prodotti, né altri prodotti a marchio Findus” prosegue l'azienda.

I prodotti ritirati e i relativi lotti sono i seguenti:

Minestrone Tradizione 1 KG

  • L7311
  • L7251
  • L7308
  • L7310
  • L7334

Minestrone Tradizione 400g

  • L7327
  • L7326
  • L7304
  • L7303

Minestrone Leggeramente Sapori Orientali 600g

  • L7257
  • L7292
  • L7318
  • L8011

Minestrone Leggeramente Bontà di semi 600g

  • L7306

“Ribadiamo di consumare qualsiasi prodotto Findus solo previa cottura e secondo le modalità indicate sulle confezioni” prosegue.

Per ulteriori informazioni e se siete in possesso dei prodotti in questione, potete contattare il numero verde 800906030 o l’indirizzo mail urgente@findus.it.

Listeriosi

Il batterio della Listeria Monocytogenes è responsabile della listeriosi che può presentarsi in diverse forme, dalla gastroenterite acuta febbrile che si manifesta poche ore dopo il consumo dell'alimento contaminato a quella invasiva o sistemica, che può provocare problemi più seri.

Sono a rischio soprattutto le donne in gravidanza che di solito manifestano una sindrome simile a quella influenzale con febbre, affaticamento e dolori. Le infezioni contratte in gravidanza possono comportare serie conseguenze sul feto.

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Francesca Mancuso

Secondi piatti con le melanzane: le 10 ricette più buone

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Published in: Ricette

Versatili e molto saporite, ben si prestano nella preparazione di tantissimi piatti e sono diventate uno dei simboli della cucina mediterranea estiva. Sono molte le ricette tradizionali a base di melenzane in ogni parte d'Italia, soprattutto al sud. Ecco allora una selezione di secondi piatti alternativi alla carne o al pesce, assolutamente da provare per far felice tutta la famiglia.

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Panzerotti al forno ripieni di melanzane

I panzerotti al forno ripieni di melanzane sono una ricetta davvero sfiziosa che potrete prerarare anche al ridosso del pranzo o della cena perché l'impasto è senza lievito. Ottimi da servire anche freddi, sono perfetti da servire anche come pasto fuori casa o per essere inseriti in un buffet freddoQui la ricetta passo passo.

Melanzane ripiene

Le melanzane ripiene sono uno dei piatti più saporiti da preparare con quest'otaggio estivo. Le farciture possono essere diverse, ad esempio possono essere a base di pane raffermo o di pasta; da preparare anche con molto anticipo, sono perfette per essere servite anche a temperatura ambiente.

Polpette di melanzane
Le polpette di melanzane sono un secondo piatto gustosissimo che piacerà tanto anche ai bambini. Profumate e sfiziose, queste polpette vegetali sono una valida alternativa alle classiche a base di carne; si preparano facilmente e si cuociono in forno senza rinunciare però alla croccantezza. La ricetta passo passo per farle è qui. Melanzane panate al forno

 
Le melanzane panate al forno sono uno dei secondi piatti veloci che dovrete assolutamente preparare. Sfiziose e croccanti, queste cotolette di melanzane sono una gustosa alternativa alle classiche a base di carne; la ricetta con tutorial è qui.

Cordon bleu di melanzane
I cordon bleu di melanzane sono un secondo vegetariano apprezzato da tutti. Croccanti fuori, trattengono al loro interno un filante e morbido ripieno a base di formaggio e zucchine. Da cuocere sia in forno che in olio bollente, saranno sicuramente graditi anche dai piccoli di casa; la ricetta con tutorial passo passo è qui. Involtini di melanzane

Gli involtini di melanzane sono degli involtini vegetariani molto saporiti e semplici da preparare. Sono tante le ricette e le versioni per cucinare questo piatto che ben si presta a cene veloci e leggere. Noi personalmente prediligiamo la versione vegetariana, ma come da tradizione è possibile anche riempirle con carne o pesce. 

Hamburger di melanzane

Gli hamburger di melanzane sono un ottimo escamotage per far mangiare le verdure anche ai bambini. Saporiti e sfiziosi, questi burger vegetali potranno essere serviti al piatto oppure nei panini per hamburger; la ricetta per prepararli è qui.

Parmigiana di melanzane 

Le melanzane alla parmigiana sono un piatto simbolo della nostra tradizione. Le ricette per prepararla sono tantissime: con o senza frittura delle melanzane, in versione vegan o senza glutine, in bianco o con un buon sugo fatto in casa. Per una versione leggera, ma altrettanto gustosa è possibile panare con farina le melanzane e cuocerle per 15 minuti in forno e  procedere con la preparazione sovrapponendo e alternando i vari ingredienti. Altrimenti è possibile realizzare una Parmigiana di melanzane grigliate

Torta salata alle melanzane fonte foto: unavegetarianaincucina.it

La torta salata con le melanzane è un piatto saporito e completo dal punto di vista tradizionale. Colorato e sfizioso, vi soprenderà anche per la sua semplicità d'esecuzione, la ricetta è qui

Mattonella di melanzane fonte foto: gustosano

La mattonella di melanzane è un piatto semplice da preparare, scenografico e saporito questo sformato di verdure, per via degli ingredienti che lo compongono, può essere considerato un piatto unico. La ricetta è qui.

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  Ilaria Zizza

Le dolcissime prime prove di volo dei fenicotteri nati alle Saline di Priolo, in Sicilia

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Published in: Animali

A ridosso del petrolchimico di Priolo si trova la Riserva naturale gestita dalla Lipu che ha ricreato un habitat naturale perfetto nel cuore del polo industriale tanto da essere diventato un sito per la nidificazione.

“Le motivazioni che hanno giustificato la creazione della Riserva vanno ricercate da un lato nell’evidente valore di testimonianza di questo lembo superstite di naturalità in una fascia costiera pesantemente trasformata dagli interventi umani, dall’altro nell’interesse oggettivo che hanno ormai anche piccole superfici di zona umida per il mantenimento della ricchezza faunistica del territorio”, scrive la Lipu sul proprio sito web.

La Riserva Naturale orientata Saline di Priolo è stata istituita dalla Regione Siciliana nel 2000 e qui dal 2015, ogni primavera tornano i fenicotteri marcati attraverso un anello di pvc. Ma le difficoltà non mancano, spesso questi splendidi uccelli sono disturbati dalla musica alta della spiaggia adiacente. Nonostante tutto però i fenicotteri adulti aiutano ad allenare i più piccoli come in una sorta di asilo nido.

   

Sono quasi 300 le coppie che hanno deposto le uova nel cuore della riserva a nord di Siracusa, ma prima del 2015, mai il fenicottero aveva nidificato in Sicilia. “Nell’area sono state censite 216 specie di uccelli, ossia circa il 40% di tutte quelle osservate ad oggi in Italia”.

  Da Salina a Riserva naturale

La Riserva Naturale Orientata Saline di Priolo è stata istituita il 28 dicembre del 2000 al fine di salvaguardare l'avifauna migratoria e stanziale. La zona aveva subito pesanti trasformazioni vista la cessazione dell'attività di estrazione del sale. 

In questi dieci anni di istituzione il volto della riserva si è trasformato da area industriale ad "Oasi più bella d'Italia", riconoscimento arrivato, nel 2008 al concorso vota "L'Oasi più Bella d'Italia", grazie ai voti degli appassionati che frequentano l'area protetta come birdwatchers, fotografi, studenti.

Guardate che meraviglia:

 

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Dominella Trunfio

Foto: Riserva Saline Di Priolo

Tunisi elegge il suo primo sindaco donna

BuoneNotizie.it -

Tunisi ha un sindaco donna. Souad Abderrahim, 53 anni, donna e originaria della città di Nahdha, è stata eletta lo scorso 3 luglio ed è entrata nella storia. Il neo-sindaco, che durante le prime libere elezioni municipali libere del paese, nel maggio 2018 aveva già ricevuto il più alto numero di voti, ha confermato la vittoria ottenendo 26 voti a favore da parte del consiglio comunale, che ha preferito lei all’avversario capolista del partito islamico moderato Ennhadha.

Abderhim, cavaliere dell’ordine al merito dal 2014 e a capo di un’azienda farmaceutica è islamica, sposata e madre di due figli. Durante la sua campagna ha puntato molto sulla lotta alla discriminazione di genere, ottenendo molti voti dalle donne tunisine, le quali, è risultato dai sondaggi, hanno avuto un forte impatto sulle elezioni comunali dello scorso 6 maggio. Con una partecipazione del solo 34% degli aventi diritto al voto, ossia un cittadino su tre, il voto delle donne, più partecipi in politica, ha influenzato il risultato delle elezioni. Un grande merito va anche alle quote rosa le quali hanno imposto il 50% dei componenti delle liste di sesso femminile, portando molte donne a sedere nei consigli comunali e a capo di svariati municipi.

Il neo-sindaco aveva già esperienza in politica prima delle elezioni di questo maggio, infatti già nel 2011, in seguito alla Rivoluzione dei Gelsomini, in quanto membro dell’Assemblea Costituente, aveva partecipato alla redazione della Costituzione tunisina e per tre anni aveva presieduto la commissione dei diritti umani e delle libertà.

Abderhim ha un passato di attivismo per l’allora movimento islamico, ora partito al governo, che le è costato l’espulsione dall’Università di Medicina di Monastir negli anni ’80 e due settimane di prigione per l’intervento in una rissa. Una volta uscita dal carcere decise di riprendere gli studi universitari, formando l’Unione Generale Degli Studenti Tunisini e ottenendo nel ’92 la sua laurea in farmaceutica.

Da qui la fondazione della sua azienda che nel 2011 l’ha riporta nel mondo del sociale quando ha iniziato una serie di rifornimenti di medicinali per gli ospedali nel sud del paese. Da qui alla politica il passo è stato breve portandola tra le file del partito islamista moderato e conservatore Ennhadha.

Queste elezioni Abderhim le ha vinte però come candidata indipendente ed ha dedicato la sua vittoria a tutte le donne tunisine e annunciando che il suo primo impegno sarà rivolto alla risoluzione del cronico problema dei rifiuti che, da più mesi, affligge la capitale Tunisi.

Asia Jane Leigh

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Oggi è l'Afelio Day: la Terra è alla massima distanza dal sole di tutto il 2018

GreenMe -

Published in: Universo

Essa impiega un anno, ossia circa 365 giorni e 6 ore a percorrerla tutta. Il punto più vicino al sole si chiama perielio, quello più lontano afelio. E il 6 luglio, la Terra si troverà alla distanza massima di tutto il 2018. Il momento esatto è alle 16.46 GMT (18.46 ora italiana), quando il nostro pianeta sarà a 152.095.566 chilometri dal sole.

Una distanza 2,5 milioni di km più lontana rispetto a quella che mediamente ci separa dalla nostra stella (150 milioni di km) - e due volte più lontana dal perielio, avvenuto il 3 gennaio di quest'anno.

L'afelio in genere cade circa 14 giorni dopo il solstizio di giugno, che segna il primo giorno dell'estate nell'emisfero settentrionale e il primo giorno di inverno nell'emisfero australe. Allo stesso modo, il perielio avviene due settimane dopo il solstizio di dicembre.

Il diagramma (non disegnato in scala) mostra tutti i punti principali dell'orbita terrestre attorno al sole nel 2018. Ogni solstizio ed equinozio segnano l'inizio di una nuova stagione.

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L'afelio e il perielio non sono legati alle stagioni, e noi sulla Terra non percepiremo alcuna differenza relativa al clima anche se la Terra sarà più lontana dal sole. Le stagioni infatti dipendono dall'inclinazione dell'asse terrestre.

“Gli schemi meteorologici stagionali sono caratterizzati principalmente dall'inclinazione di 23,5 gradi dell'asse di rotazione del nostro pianeta, non dalla leggera eccentricità dell'orbita terrestre”, ha detto George Lebo, astronomo del Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, in Alabama. “Durante l'estate dell'emisfero settentrionale, il Polo Nord è inclinato verso il sole, i giorni sono lunghi e il sole splende quasi perpendicolarmente - questo è ciò che rende caldo luglio”.

Ciò però non significa che la maggiore distanza della Terra dal sole non abbia effetti apprezzabili. “In media su tutto il globo, la luce solare che cade sulla Terra per l'afelio è circa il 7 percento meno intensa rispetto a gennaio (perielio)” ha detto Roy Spencer, del Centro globale di idrologia e clima di Huntsville, in Alabama.

Paradossalmente, la Terra non è più fredda quando è più lontana dal sole. La temperatura media della Terra all'afelio è di circa 2,3 gradi Celsius superiore a quella del perielio.

Stupefacenti contraddizioni di Madre Natura.

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Francesca Mancuso

Serena, il basset hound che accompagna i bambini in sala operatoria e li aspetta dopo l'intervento

GreenMe -

Published in: Speciale bambini

Una bellissima iniziativa quella dell'ospedale di Bagno a Ripoli, dove i piccoli pazienti potranno trovare questo simpatico cane ad allietare la loro degenza ma soprattutto a distrarli in un momento che può essere particolarmente difficile, come quello dell'ingresso in sala operatoria.

A seguire Serena a spasso per il reparto è Benedetta Fragorzi, che appartiene all’Associazione “Il Poderaccio-Accademia Cinofila Fiorentina Asd”.

“I bambini ospedalizzati hanno accolto molto bene questa iniziativa, che li aiuta a vivere al meglio un momento difficile e a dimenticare il disagio del post intervento e superare così la paura della stanza d'ospedale. I genitori hanno particolarmente apprezzato l'iniziativa perché ha contribuito a rendere più piacevole il ricovero ospedaliero dei loro bambini” ha spiegato Marco Pezzati, direttore dell'area pediatrica aziendale.

Il progetto è stato finanziato dall’Associazione Onlus “Vorrei prendere il treno” fondata da Iacopo Melio grazie a una raccolta di fondi.

“Col vostro aiuto siamo riusciti a finanziare un anno di pet-therapy nel reparto di pediatria presso l’Ospedale “Santa Maria Annunziata” di Bagno a Ripoli (Firenze). Il progetto, del valore di 4.000 € , verrà svolto dal personale qualificato dell’Accademia Cinofila Fiorentina” si legge sul sito dell'associazione secondo cui la malattia è un momento di crisi, sia a livello biologico sia a livello psicologico e il bambino ospedalizzato vive tale situazione spesso in modo traumatico.

Foto: Vorrei prendere il treno

“Il contatto con l’animale, invece, risveglia nei piccoli malati la naturale curiosità di toccare, coccolare, accarezzare, cioè d’instaurare un rapporto. I bambini e i loro genitori trascorrono così momenti speciali, convincendosi del fatto che l’ospedale non è solo un luogo in cui si fanno cose spiacevoli e dolorose” spiega Vorrei prendere il treno. “L'interazione con gli animali agevola il raggiungimento di obiettivi terapeutici come il rilassamento, la riduzione del senso di isolamento e solitudine, dell’ansia, della percezione del dolore, degli stati depressivi, e il miglioramento della capacità di razionalizzare la paura”.

D'altronde è stato ampiamente dimostrato che la presenza degli animali negli ospedali sia davvero benefica, non solo per i bambini ma anche per gli adulti. Sono sempre più numerosi i reparti italiani dove cani e gatti sono i migliori alleati dei medici .Anche il personale dell'ospedale toscano si è detto soddisfatto dell'iniziativa.

Non possiamo che augurarci che tante “Serena” possano essere ancora più presenti nei nostri ospedali.

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Francesca Mancuso

foto cover: La Stampa

Rinnovabili: la Svezia raggiungerà gli obiettivi fissati per il 2030 già a fine anno

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Published in: Energie rinnovabili

Incredibile? Tutto vero, ma solo per chi ci crede. 3861 turbine eoliche aggiunti agli enormi investimenti della Nazione che consentiranno il raggiungimento dei 18 Terawattora, circa il 13% del fabbisogno energetico complessivo, posti come obbiettivo entro il 2030.

E tutte nuove installazioni, alcune delle quali costruite in partnership con la Norvegia, con cui la Svezia condivide un mercato di certificati rinnovabili e ben 840 Megawatt solo nel secondo trimestre di quest’anno e la maggior parte delle nuove installazioni sarà a terra, per un totale di 2609 Megawatt di capacità eolica on-shore (cioè non a largo della costa).

Il trend è in aumento e fa ben sperare che si realizzi quello che la Svezia dice da tempo, ovvero l’intenzione di usare solo fonti rinnovabili entro il 2040. Sicuramente nel Paese l’eolico è molto forte, per motivi naturali, ma anche l’idroelettrico è molto usato, per non parlare del fotovoltaico.

Impianti eolici svedesi (neri: in funzione; verdi: concessi; gialli: in fase di valutazione; rossi: respinti) 

Foto: Svensk Vindenergi 

Ricordiamo comunque che la Svezia produce ancora molta energia dal nucleare, sebbene anche questa fonte sembra voler essere progressivamente abbandonata. Inoltre il Paese vanta un vasto territorio per una popolazione molto esigua, per ovvi motivi climatici che rendono poco ospitali (ma non prive di risorse) le regioni più a Nord.

Tutto vero: risorse, meno di 10 milioni di abitanti (un sesto di quelli dell’Italia, molto più piccola territorialmente) e “vento a favore”. Ma questo vento non è solo quello fisico: il Paese ha infatti deciso di investire nelle rinnovabili, cosa che altre Nazioni (tra le quali, purtroppo, la nostra) hanno fatto molto di meno.

E a onor del vero, come riporta Bloomberg, c’è anche chi teme che questo boom di nuove installazioni renda le precedenti già “obsolete”, con il rischio che queste non possano godere quasi più degli incentivi. Come sempre c’è sempre il risvolto della medaglia da tenere sotto controllo.

Ma i risultati si vedono, non è utopia. Ma sempre e solo per chi ci crede.

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Col latte vaccino o senza, per una versione adatta ai vegani, il Moon Milk consiste in una tisana a base di latte caldo, miele e una serie di spezie orientali, che, sappiamo bene, sono in grado di apportare all’organismo mille e uno benefici. Un mix di ingredienti naturali facile da preparare anche a casa che pare abbia un effetto sedativo, digestivo e calmante.

Nella pratica Ayurvedica, uno dei più antichi sistemi di guarigione naturale del mondo, proprio il latte caldo è un rimedio comune per l’insonnia. Ma questa ricetta contiene anche noce moscata (un aiuto naturale per il sonno) e ashwagandha, il cosiddetto ginseng indiano usato come rimedio naturale soprattutto in caso di stress, affaticamento, mancanza di energia e difficoltà di concentrazione.

Ecco perché bere questo prima di andare a nanna è meglio che contare le pecore.

Mix di super-food

In generale, il Moon Milk viene considerato una bevanda “adattogena“, ossia - esattamente come il Rooibos - capace grado di aiutare il corpo ad affrontare lo stress o uno sforzo, in questo caso grazie innanzitutto all’apporto del ginseng indiano. 

Ciò è possibile grazie all'azione dei singoli elementi e alle loro proprietà: l’ashwagandha è ricca di proprietà antiossidanti ed è una delle piante più calmanti del mondo, mentre la cannella, il pepe e il cardamomo stimolano la digestione e la circolazione del sangue e il miele invece calma i nervi e stimola la sonnolenza grazie al contenuto di triptofano.

Come si prepara il Moon Milk

 

Ingredienti

1 tazza di latte intero
½ cucchiaino di cannella in polvere
½ cucchiaino di curcuma macinata
¼ cucchiaino di ashwagandha macinato (o un altro adattogeno, come shatavari o astralagus)
2 pizzichi di cardamomo macinato
Un pizzico di zenzero macinato (opzionale)
Un pizzico di noce moscata
Pepe nero appena macinato
1 cucchiaino di olio di cocco vergine
1 cucchiaino di miele

Procedimento

Portate il latte a bollire lentamente in una piccola casseruola a fuoco medio-basso. Aggiungete la cannella, la curcuma, l’ashwagandha, il cardamomo, lo zenzero e, se la usate, la noce moscata. Mettete un pizzico di pepe e mescolate energicamente. Aggiungete l’olio di cocco, riducete la fiamma al minimo e continuate a almeno per 5-10 minuti (più a lungo si bolle, più “forte” è la tisana). Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare un po’, per poi mescolarvi il miele (evitate di cuocere il miele per non fargli perdere i suoi effetti sedativi). Versate in una tazza e bevete il Moon Milk caldo.

Versione “vegan” del Moon Milk

La versione più popolare del Moon Milk prevede l’utilizzo di latte vaccino, ma esistono anche moon milk alternativi con latte di mandorla o di cocco, oppure con latte di canapa o di anacardi (fate sempre attenzione a eventuali intolleranze).

Per chi è deciso a non consumare nemmeno il miele, può preparare in casa il miele di tarassaco come alternativa vegana seguendo questa preziosa ricetta.

E se proprio l'idea del Moon Milk non rientra tra i vostri gusti, ecco qui 10 ricette di tisane rilassanti contro stress e insonnia

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Germana Carillo

Non solo Venezia. Ecco le 7 zone costiere che rischiano di essere sommerse secondo ENEA

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È chiaro il messaggio che arriva da Enea, che ha presentato nuove mappe di rischio allagamento e individuato ben 7 nuove aree costiere italiane a rischio inondazione per l’innalzamento del Mar Mediterraneo, sia a causa dei cambiamenti climatici che delle caratteristiche geologiche della nostra penisola.

Attraverso nuove misure che indicano una “perdita”, di decine di chilometri quadrati di territorio entro fine secolo, in Italia continentale sono state individuate quattro località, tutte sul versante adriatico: tre in Abruzzo – Pescara, Martinsicuro (Teramo) e Fossacesia (Chieti) – e una in Puglia – Lesina (Foggia) – con previsione di arretramento delle spiagge e delle aree agricole.

Di contro, le altre tre zone individuate sono tutte sulle isole con differenti estensioni a rischio, dai 6 km quadrati di perdita di territorio a Granelli (Siracusa), ai circa 2 km quadrati di Valledoria (Sassari), fino a qualche centinaio di metri quadrati a Marina di Campo sull’Isola d’Elba (Livorno).

Ricapitolando, le nuove aree costiere italiane a rischio inondazione sono:

  • Fossacesia e foce del Sangro (Abruzzo)
  • Granelli (Sicilia)
  • Lesina (Puglia)
  • Marina di Campo (Isola d’Elba)
  • Martinsicuro e foce del Tronto (Abruzzo-Marche)
  • Pescara (Abruzzo)
  • Valledoria (Sardegna)

Per evidenziare questi dati, non certo confortanti, i ricercatori Enea, in collaborazione con il MIT di Boston e la comunità scientifica italiana, stanno lavorando grazie al supporto del supercalcolatore CRESCO6 dell’ENEA, che integra dati oceanografici, geologici e geofisici per previsioni di innalzamento del livello del Mediterraneo molto dettagliate e a breve termine.

“Finora le nostre proiezioni di aumento del livello del mare si sono basate su dati dell’IPCC, la maggiore istituzione mondiale per il clima, che stimano l’innalzamento globale delle acque marine fino a quasi 1 metro al 2100. Ma questi dati difettano di dettagli regionali e per colmare questa lacuna stiamo realizzando un modello unico al mondo che combina diversi fattori, come la fusione dei ghiacci terrestri – principalmente da Groenlandia e Antartide – l’espansione termica dei mari e degli oceani per l’innalzamento della temperatura del Pianeta, l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e dalle maree, ma anche l’isostasia e i movimenti tettonici verticali che caratterizzano l’Italia, un paese geologicamente attivo dove si manifestano con grande frequenza bradisismi e terremoti anche nelle aree costiere”, spiega il climatologo Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di “Modellistica climatica e impatti” dell’ENEA.

“Il Mediterraneo, infatti, ha caratteristiche del tutto particolari: prima di tutto assomiglia più a un lago che a un mare, in quanto bacino semichiuso ‘alimentato’ principalmente dall’Oceano Atlantico, attraverso le Stretto di Gibilterra, ma anche dal Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli. Questo travaso di acque avviene perché l’Atlantico è più alto di 20 cm e il Mar Nero di 50 cm rispetto al Mediterraneo, il cui livello è comunque stimato in crescita nei prossimi anni per l’aumento delle temperature”, conclude Sannino.

La mappatura delle sette nuove aree costiere italiane a rischio inondazione va ad aggiungersi a quelle già individuate dall’ENEA nell’area costiera dell’alto Adriatico compresa tra Trieste, Venezia e Ravenna, nel golfo di Taranto e nelle piane di Oristano e Cagliari. Ma altri tratti di costa a rischio sono stati rilevati in Toscana – Versilia - nel Lazio – Fiumicino, Fondi e altre zone dell’Agro pontino – in Campania – piane del Sele e del Volturno – e in Sicilia – aree costiere di Catania e delle isole Eolie.

Cosa ci aspetta allora? Secondo i geomorfologi, se non si farà nulla per limitare i danni dei gas serra, l’aumento del livello del mare modificherà entro il 2100 la morfologia del territorio italiano, con una previsione di allagamento fino a 5.500 km2 di pianura costiera, con buona pace di chi vi abita.

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Germana Carillo

Oltre 26mila specie a rischio estinzione: aggiornata la lista rossa Iucn

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La lista rossa è in costante espansione. Compilata con la collaborazione di migliaia di esperti in tutto il mondo, ora elenca 93.577 specie, di cui 26.197 sono classificate come vulnerabili, critiche o in via di estinzione.

19 delle specie precedentemente elencate sono passate a un livello più alto di rischio, tra queste il prezioso rospo noto come Ansonia smeagol - (dal nome Gollum in Il Signore degli Anelli), decimato dall'inquinamento turistico in Malesia. Corrono maggiori rischi rispetto all'ultimo aggiornamento anche due tipi di lombrichi giapponesi minacciati dalla perdita di habitat, da prodotti agrochimici e dalla ricaduta radioattiva del disastro nucleare di Fukushima e e il Bartle Frere cool-skink, un rettile australiano il cui habitat si è ridotto a causa del del riscaldamento globale. L'animale oggi vive solo in un'area di 200 metri in cima alla montagna più alta del Queensland.

I compilatori della lista rossa hanno detto che l'ultimo bilancio è stato tragico, un vero assalto alla biodiversità. I rettili australiani minacciati - tra cui lucertole e serpenti - affrontano gravi minacce a causa di specie invasive e dei cambiamenti climatici, con il 7% di essi minacciati di estinzione. La mauriziana volpe volante, un importante impollinatore, è ora elencata come in pericolo a causa di una campagna di abbattimento.

Le minacce non sono limitate a creature lontane da noi, caratterizzate da nomi esotici ma riguarda la capacità stessa della Terra di fornire aria pulita, acqua fresca, cibo e un sistema meteorologico stabile.

“Le specie invasive, i cambiamenti climatici, i cicloni e il conflitto tra uomo e natura sono solo alcune delle molte minacce che causano il caos sugli ecosistemi del nostro pianeta. Mentre le specie provenienti da Mauritius verso l'Australia scivolano verso l'estinzione, rischiamo di perdere parte della nostra cultura e della nostra identità, così come i benefici che queste specie forniscono alla vita impollinando le nostre colture o preservando terreni sani” secondo il direttore generale della IUCN, Inger Andersen

Ecco alcune delle nuove specie in via di estinzione:

La volpe volante delle Mauritius

La volpe delle Mauritius (Pteropus niger), è una grande specie di pipistrelli che si trova solo nelle isole dell'Oceano Indiano di Mauritius e Reunion. Esa è passata da “Vulnerable” a “Endangered”, a rischio nella Lista Rossa IUCN. La popolazione di pipistrelli è diminuita del 50% circa tra il 2015 e il 2016, in gran parte a causa dell'abbattimento da parte dei pipistrelli del governo, motivato da presunti ai danni di alcune colture.

Albero Aquilaria malaccensis

La domanda di profumo minaccia uno dei boschi più apprezzati del mondo. L'albero Aquilaria malaccensis, che si trova in uno dei boschi più apprezzati al mondo, si è spostato da vulnerabile a gravemente minacciato perché il disboscamento e la deforestazione hanno causato un calo delle popolazioni di oltre l'80% rispetto al ultimi 150 anni. L'Aquilaria malaccensis è una delle specie di produzione di agar più utilizzate al mondo per la profumeria.

Lombrichi giapponesi

Delle 43 specie autoctone di lombrichi giapponesi valutate nella Lista rossa, tre sono considerate a rischio di estinzione (Eisenia anzac, Drawida moriokaensis e Drawida ofunatoensis). L'intensificazione agricola, l'espansione urbana e le ricadute radioattive dalla Seconda Guerra Mondiale e l'esplosione del reattore di Fukushima Daiichi del 2011 sono le principali minacce di queste specie.

L'aggiornamento della Lista rossa IUCN delle specie minacciate mostra che è necessaria un'azione urgente per salvaguardarle. Ma ci sono anche buone notizie, come la riscoperta di quattro specie di anfibi sudamericani che si pensava fossero estinti.

Queste creature sono state riscoperte in Colombia ed Ecuador. Sono: il rospo del Rio Pescado Stubfoot (Atelopus balios), il Quito Stubfoot Toad (Atelopus ignescens) e l'Atelopus nanay, tutti ritenuti scomparsi a causa degli effetti della malattia della chidiidiomicosi. Il quarto animale riscoperto è stato il rospo delle Ande (Rhaebo colomai), pesantemente colpito dalla perdita dell'habitat.

“Questo rafforza la teoria secondo cui ci stiamo muovendo verso un periodo in cui le estinzioni si verificano a un ritmo molto più elevato rispetto al tasso naturale. Stiamo mettendo in pericolo i sistemi di supporto vitale del nostro pianeta e mettendo a repentaglio il futuro della nostra stessa specie”, ha detto Craig Hilton-Taylor, a capo dell'unità della lista rossa dell'IUCN a Cambridge. “Questa è la nostra finestra di opportunità per agire - abbiamo le conoscenze e gli strumenti su ciò che deve essere fatto, ma ora abbiamo bisogno di tutti, governi, settore privato e società civile, per intensificare le azioni e prevenire il declino e la perdita delle specie”.

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Francesca Mancuso

Tumori: trovato il meccanismo per bloccare le metastasi al cervello

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Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Molinette di Torino, diretto dal professor Riccardo Soffietti, e del CNR (CNIO) di Madrid ha infatti scoperto proprio quel meccanismo che sta alla base della crescita delle metastasi nel cervello provenienti da tumori del polmone e della mammella.

Le metastasi cerebrali rappresentano una complicanza sempre più frequente di alcuni tipi di tumori solidi, come quelli del polmone e della mammella, e si tratta di metastasi che si formano nell’encefalo, per cui il tessuto che lo compone non è formato da cellule mutate del sistema nervoso centrale, ma da cellule che sono arrivate lì staccandosi da altri tumori presenti nell’organismo.

Ciò vuol dire che alcuni tumori primari formano metastasi con più facilità nel cervello rispetto ad altri organi per “pure” ragioni anatomiche. In particolare, quelli che formano più metastasi soprattutto nel cervello sono proprio il tumore polmonare (48%) e il cancro al seno (15%) (Fonte).

Quando si sono andate a formare queste metastasi cerebrali, si ricorre per lo più alla chirurgia e della radioterapia, mentre la terapia farmacologica è tuttora limitata e insoddisfacente.

Ma i ricercatori – analizzando circa cento campioni di metastasi cerebrali provenienti da interventi neurochirurgici – sono stati in grado di scoprire il meccanismo molecolare, critico per la crescita nel cervello di metastasi provenienti da tumori del polmone e della mammella, che potrà rappresentare in futuro un bersaglio terapeutico.

Secondo gli studi, i pazienti con espressione del gene detto STAT3 sugli astrociti reattivi (un tipo di cellule nervose) sopravvivevano meno. Il prossimo passo della scienza sarà allora di verificare in studi clinici la possibilità di bloccare con farmaci specifici la STAT3.

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Germana Carillo

Conservatorio popolare: a Napoli la prima scuola per musicisti gratuita e solidale

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Si tratta di “Musica per giovani orchestre/Conservatorio Popolare”, il progetto di inclusione sociale a partecipazione gratuita realizzato dall’associazione “Il Canto di Virgilio” alla Domus Ars, centro di cultura, e promosso da Forgat onlus. 

Napoli, dunque, da secoli centro nevralgico e “capitale mondiale della musica”, come la definì nel ‘700 lo scrittore, politico e viaggiatore francese Charles de Brosses, non si risparmia in questo grande atto di solidarietà.

Sono infatti i giovani “con disagio economico o di altro genere” i destinatari di questa nuova iniziativa, il cui bando sarà disponibile dal 1° settembre sito internet www.forgatonlus.org

“Il superamento del disagio economico, sociale e di quello generato dalla disabilità attraverso opportunità formative d’eccellenza è la mission dell’associazione - spiega Giuseppe Cafarella, presidente Forgat Onlus -. Dopo l’esperienza positiva, negli anni scorsi, dell’iniziativa di inclusione sociale e di alta formazione teatrale con la scuola elementare del teatro diretta dal regista Davide Iodice abbiamo deciso di concentrarci su un nuovo progetto dove protagonista è la musica. Giovani con disagio economico, sociale o con disabilità fisica o intellettiva potranno frequentare gratuitamente questo conservatorio”.

Il bando di partecipazione sarà aperto a musicisti, allievi musicisti e coristi di età compresa tra i 18 e i 35 con disagio economico o di altro genere. Il progetto si articola in 3 anni e il primo ciclo si svilupperà da ottobre 2018 a giugno 2019 con l’obiettivo di creare una scuola di alta formazione musicale gratuita, dando vita ad un vero Conservatorio Popolare.

Direttori artistici, direttori d’orchestra, musicisti, coristi e maestranze di alto e riconosciuto profilo seguiranno gli allievi nel percorso laboratoriale nel cuore del Centro storico di Napoli, alla Domus Ars in particolare, il compositore e musicista Carlo Faiello e il musicista Enzo Amato.

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Germana Carillo

I ragni possono volare migliaia di km grazie ai campi elettrici. La nuova scoperta

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Le capacità aerodinamiche dei ragni da anni incuriosiscono gli scienziati. È stato scoperto che queste stupefacenti creature in un certo senso “volano”, un meccanismo noto come “ballooning”: il vento modella i fili di seta dei ragni, formando una sorta di palloncino, attraverso cui i ragni si spostano.

Tuttavia, il fatto che questa tecnica venga osservata quando il cielo è nuvoloso e anche in condizioni di pioggia, ha sollevato un dubbio: come può avvenire con bassi livelli di resistenza aerodinamica?

I biologi dell'Università di Bristol ritengono di aver trovato la risposta.

“Molti ragni fanno il ballooning usando fili multipli di seta a forma di ventaglio. Ciò suggerisce il fatto che essi abbiano bisogno di ripetere la forza elettrostatica”, spiega la ricercatrice capo Erica Morley, esperta in biofisica sensoriale. “Le teorie non riescono a prevedere i modelli del ballooning del ragno, utilizzando solo il vento come guida. Volevamo scoprire come potevano innescare questo rigonfiamento e quale sistema sensoriale potevano usare per rilevare lo stimolo.”

La soluzione al mistero potrebbe essere correlata al gradiente di potenziale atmosferico (APG), un circuito elettrico globale che è sempre presente nell'atmosfera. L'APG e i campi elettrici sono rilevati da tutti gli insetti. Ad esempio, i bombi possono rilevare i campi elettromagnetici che si generano tra loro e i fiori e possono usarli anche per comunicare con l'alveare.

Fino ad ora non si sapeva se, attraverso la seta, i ragni fossero in grado di rilevare e rispondere ai campi elettrici in modo simile alle api.

Nel loro studio, gli scienziati hanno riprodotto in laboratorio una situazione simile a quella della natura creando dei campi elettronici controllati quantitativamente equivalenti a quelli trovati nell'atmosfera. Hanno scoperto così che i ragni sanno rilevarli e sfruttarli attraverso la seta, un efficace isolante elettrico. In questo modo, attivando e disattivando il campo elettrico essi sono in grado di muoversi sia verso l'alto che verso il basso, disperdendosi nell’aria anche in assenza di vento.

Il dott. Morley ha aggiunto: “In precedenza, le forze di trascinamento sono state ritenute responsabili di questa dispersione, ma abbiamo dimostrato che i campi elettrici, presenti nell'atmosfera, possono innescare il rigonfiamento e sollevarli in assenza di qualsiasi movimento d'aria.”.

I risultati potranno essere usati anche in altri campi ad esempio per studiare le dinamiche della popolazione, della distribuzione delle specie e della resilienza ecologica.

Lo studio è stato pubblicato su Current Biology.

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Francesca Mancuso

Geco: curiosità, simbologia e perché porta fortuna

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Published in: Natura & Biodiversità

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I Gekkonidae sono una famiglia di rettili di modeste dimensioni, noi li conosciamo come gechi dai colori che vanno dal maculato fino al grigio e al giallo. Sono animali che vivono in ambienti temperati e in tutto il mondo, vediamo assieme qualche curiosità, simbologia, perché si dice che il geco porti fortuna (e perché non cacciarlo se lo troviamo in casa).

Geco: curiosità

Il geco è un animale che ha sempre affascinato tutti, difficilmente qualcuno prova paura nel vederne uno, perché il suo aspetto è curioso. Forse non tutti sanno che riescono ad attaccarsi e staccarsi in qualsiasi superficie senza la necessità di usare secrezioni adesive.

Per questo riusciamo a vederli sulle pareti, nel soffitto, su una minuscola foglia e via dicendo. Dove sta il segreto? Nella forza di Van der Waals, dal nome dello scienziato tedesco che l’ha identificata per primo. In pratica è un’attrazione che si verifica tra le molecole, il geco ha dei minuscoli peli delle zampe. Una singola zampa può sostenere un peso pari a 20 volte quello del geco. I peli sono in tutto 2milioni, immaginate quindi perché possono zampettare facilmente da un soffitto all’altro.

Questi rettili possono resistere a una forza di trazione pari al peso di circa 2 kg il che consente loro di aggrapparsi a una foglia dopo una caduta toccandola con una sola zampa.

Un’altra curiosità è che sono gli unici rettili a emettere un verso che non è il comune sibilo. Infine alcune specie si generano per partenogenesi, ovvero le femmine sono capaci di riprodursi senza accoppiarsi con il maschio. Ancora, grazie ad un processo di autotomia, mediante la contrazione di muscoli appositi, il geco è in grado di amputarsi volontariamente la coda. Questo processo gli ritorna utile per distrarre i predatori e quindi liberarsi di loro senza correre il rischio di essere mangiato. La coda successivamente ricresce velocemente e della stessa lunghezza.

Geco: simbologia e credenze popolari

Secondo la tradizione degli indigeni australiani e neozelandesi il geco rappresenta il valore dell’adattabilità, perché è un animale che sopravvive alle difficoltà, come si suol dire si adatta ad ogni situazione. 

E’ un rettile rettile, tenace e tranquillo a cui gli aborigeni polinesiani attribuiscono poteri soprannaturali e lo guardano con un senso di timore e reverenza. Esattamente come le tartarughe, i gechi sono considerati animali che fanno da tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti, silenziose sentinelle del passato.

Nelle Filippine e in Thailandia, dove vive il geco Tokai si narra che se alla nascita di un bambino viene udito il canto del Tokai il nascituro avrà una vita lunga e felice. La simbologia del geco è sempre una simbologia dalla carica positiva, qualsiasi sia il tipo di cultura presa in considerazione, anche se una antica credenza popolare vuole che se si vede un geco ridere allora è un presagio di malattia o di sfortuna.

Geco: perché porta fortuna

Avere un geco in casa è considerato di buon auspicio in molti paesi. La nomea di portafortuna probabilmente affonda le sue radici nel fatto che questi animaletti discreti e silenziosi provvedono a ripulire la casa da tutti quegli insetti fastidiosi come le zanzare e le mosche spesso difficili da scacciare. Un esemplare adulto è in grado di mangiare fino a 2mila zanzare in una notte, quindi è sbagliato cercare di eliminare questi splendidi ed utili animali.

Geco: falsi miti

Il geco è purtroppo vittima di tanti falsi miti da sfatare. Eccone alcuni: si narra che nel caso in cui un geco cammini sulla pancia di una donna incinta ne causi l'aborto o se cammini su di una parte scoperta del corpo, come una mano, ne causi la necrosi quasi immediata. Pare anche che in alcune zone questi piccoli rettili siano considerati velenosi, cosa assolutamente non vera. In molte zone di Italia c'è anche la credenza che i gechi siano portatori di sfortuna e che vadano quindi uccisi o almeno allontanati dalla propria casa. Come dicevamo tutti falsi miti che non trovano alcun fondamento. 


Perché non cacciarlo se lo trovi in casa

Il geco in casa è un prezioso alleato perché predatore di zanzare, mosche, falene e moscerini e quindi non andrebbe mai cacciato a maggior ragione perché si dice che porti fortuna.

Sul web si leggono fantasiosi modi per tenere lontani i gechi: noi li sconsigliamo tutti. Ci sembrano metodi che non rispettano per nulla il benessere di questo simpatico rettile. C’è, ad esempio, chi consiglia di tenerli lontani mettendo dei gusci d’uovo per terra (non osiamo immaginare che spettacolo in casa e che odore…), chi addirittura la naftalina, chi dà ricette di veleno fai da te con caffè e tabacco e ancora chi consiglia di riempire la casa di aglio e cipolla.

Non ne vediamo il motivo visto che non dobbiamo tenere lontano un drago feroce. Ma se proprio siamo disturbati dal geco, catturiamolo con un retino e liberiamolo immediatamente all’esterno, con tutta la delicatezza del caso.

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Dominella Trunfio

 

 

Cookies, la ricetta senza burro dei biscotti con gocce di cioccolato

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L'impasto, fatto con ingredienti poco raffinati e cioccolato fondente extra, non ha bisogno di tempi di riposo, non è appiccicoso e si lavora facilemente; una volta preparato dovrete solo dargli la forma di un cilindro ed affettare letteralmente i biscotti.

Una volta pronti e ben freddi, i nostri cookies senza burro, manterranno la loro fragranza per diversi giorni. Se volete personalizzare la ricetta potrete eventualmente ridurre la grammatura del cioccolato sostituendola, ad esempio, con delle nocciole in granella.

Ingredienti
  • 600 gr di farina 1
  • 120 gr di zucchero di canna
  • 100 gr di olio di girasole
  • 100 gr di acqua
  • 100 gr di cioccolato fondente extra
  • 2 uova (120 gr sgusciate)
  • 2 pizzichi di sale
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    25 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 6 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i cookies: procedimento

 

  • Tagliare grossolanamente il cioccolato,
    unire in una ciotola gli ingredienti secchi, quindi aggiungere anche le uova, l'olio e l'acqua,
  • impastare amalgamando il tutto ed unire in fine anche i pezzetti di cioccolato,
  • incorporarli all'impasto, quindi trasferire il composto su un tagliere e, modellandolo con le mani, dargli la forma di un cilindro stretto e lungo,
  • con un coltello tagliare delle fette spesse circa mezzo centimetro e sistemarle in una teglia foderata con carta forno,
  • cuocere in forno caldo a 200° per circa venticinque minuti o comuqnue fino a doratura,
  • a cottura ultimata sfornare e mettere i cookies su una gratella per farli raffreddare.
Come conservare i cookies:

I cookies, una volta freddi, potranno essere conservati in apposite scatole ermetiche per diversi giorni.

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Ilaria Zizza

Quanto, cosa e come deve mangiare un cane

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Un regime alimentare deve variare nel corso degli anni e la dieta dei cuccioli sarà diversa da quella dei cani adulti e poi in quelli anziani, a causa delle esigenze nutrizionali delle varie fasi di vita.

È fondamentale rivolgersi sempre al veterinario di fiducia per stabilire con lui quale regime alimentare sia più corretto ed indicato per il vostro animale anche in ragione della vita che il cane conduce.
Può infatti accadere anche che a causa di patologie specifiche che solo il veterinario può diagnosticare, sia opportuna e necessaria una dieta speciale che influenzerà moltissimo lo stato di salute e che favorirà la terapia medica in corso.

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Cibo industriale o casalingo? Le differenze

Spesso si pensa che solo il cibo confezionato per gli animali sia l’ideale per i nostri beniamini, ma non è sempre così. Sicuramente il “pet-food” industriale offre prodotti che sono descritti come “completi” ma è anche possibile cucinare facilmente ottimi manicaretti per i nostri animali offrendo loro una ciotola bilanciata ed appetitosa e che contenga tutti gli elementi necessari a seconda delle esigenze, tenendo però bene a mente alcune regole basilari.

Molti prodotti industriali contengono sostanze non sempre ottimali, talvolta possono essere anche la causa di patologie nutrizionali. I diversi elementi contenuti nel cibo preconfezionato industriale (umido e secco) vanno ben valutati e conosciuti sotto diversi aspetti: composizione nutrizionale, origine e qualità dei prodotti utilizzati ed anche sotto il profilo etico.

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Come leggere le etichette dei mangimi

La legge impone ai produttori di mangimi che sulle etichette siano elencati in ordine decrescente tutti gli ingredienti secondo il peso. Saper leggere bene un’etichetta e scegliere un cibo confezionato che non usi sottoprodotti della lavorazione, conservanti e coloranti, è molto importante.

Così come sono da preferire decisamente tutte quelle ditte che utilizzano materie prime di qualità superiore senza impiegare sottoprodotti (farine di carne ed ossa, farine di sottoprodotti di origine animale), ma partendo da fonti proteiche, meglio se disidratate (non contengono acqua e quindi la concentrazione di proteine è più elevata), e che non abbiano testato il prodotto su animali costretti in laboratorio e sui quali sono effettuati test di vivisezione.

Inoltre, più di una ditta mangimistica non effettua questo tipo di sperimentazione crudele e inutile ed offre allo stesso tempo garanzie di qualità e salubrità.

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E se il mio animale è malato?

Invitiamo inoltre a leggere e consultare il libro del medico veterinario gatroenterologo Donald Strombeck “Ricette fai da te per cani e gatti” (ed. edagricole) un libro tecnico e specifico, ma anche divertente e che ci insegna quali siano le esigenze dietetiche per cani e gatti anche in presenza di patologie. Un utile manuale per tutti. Con l’aiuto di questo libro sarete in grado di offrire ottimi pasti ai vostri amici con i quali nutrire sia gli animali sani che quelli affetti da patologie: cardiache, renali, epatiche, osteoarticolari, gastrointestinali, cutanee, endocrine, pancreatiche e del tratto urinario.

Soprattutto gli animali malati, manifestano difficoltà di vario tipo nel mangiare, rifiutano il cibo e diventano di gusti difficili, tutti sintomi legati alla loro malattia. Ma mangiare è necessario per loro e per noi, riuscire, grazie ai numerosi suggerimenti preziosi contenuti nel libro sopra citato, a predisporre un appetitoso pasto è importante e spesso anche soddisfacente.

La scelta di una dieta sana e bilanciata dipende molto anche dalla tipologia di vita che il vostro cane conduce. Un animale che vive in casa ed esce solo per fare i bisogni e la passeggiata di domenica ha delle esigenze diverse da quello che invece vive libero in un giardino e può giocare e correre.

Cani (e gatti) veg?

Un altro importante aspetto per la cura alimentare del nostro quattro zampe e che è fonte di notevole conflittualità per chi è animalista (quindi non si alimenta almeno con carne e pesce) è che i cani e i gatti sono sostanzialmente dei carnivori. I cani dopo 135.000 anni di addomesticamento sono quasi diventati onnivori, sebbene a causa della lunghezza dell’intestino e per tutta la struttura anatomica e fisiologica, siano da considerarsi dei carnivori, così come i gatti.

Esistono comunque alcuni prodotti confezionati vegani (per cani e gatti), quindi privi di qualunque alimento di origine animale (carne, pesce, uova, latte) ed il loro uso è stato sperimentato e approvato anche da facoltà di medicina veterinaria. Sono quindi stati definiti come alimenti vegetali, bilanciati e completi, ipoallergenici e senza coloranti né conservanti, sottoposti esclusivamente ad analisi scientifico-universitarie che non prevedono l’uso di animali. Prima tra tutte, per fare 2 nomi, la ditta Amì (www.aminews.net) e la Benevo.

Controllare la quantità dei cereali

Molti pet-food, anche tra i più noti, contengono eccessive quantità di cereali sebbene cani e gatti non abbiano un preciso bisogno di carboidrati, anzi i gatti li tollerano con un massimo di 4 grammi di amido al giorno per chilogrammo di peso corporeo e oltre questa soglia il gatto manifesta diarrea. Il cane, invece, purché l’amido sia cotto bene, resiste sino ad una soglia 2,5 volte superiore.

Ma un utilizzo di elevate quantità di carboidrati può causare problemi a livello fisiologico fino a costituire una malattia. Spesso la flautolenza, la diarrea e la distensione addominale dei cani sono proprio dovute ad un eccesso di queste sostanze nella razione giornaliera. Tra tutti i carboidrati sono da preferire il riso ben cotto e soprattutto l’avena.

I grassi, invece, sono costituenti importantissimi in una dieta per cani e gatti; queste sostanze, inoltre, conferiscono ai pasti dei nostri animali una adeguata palatabilità e sono fondamentali nell’assorbimento delle vitamine liposolubili.

I tre acidi grassi più importanti per i nostri quattro zampe sono: linoleico, linolenico ed arachidonico. La mancanza di questi tre acidi grassi causa una riduzione della crescita, incapacità riproduttiva e problemi dermatologici. Questi tre importanti acidi grassi essenziali sono contenuti nel tuorlo d’uovo e negli olii vegetali, in particolare nell’olio di lino. Importantissimi sono poi ritenuti gli omega 3 e omega 6, contenuti nel pesce e negli olii di germe di grano e di lino e svolgono un ruolo specifico nel ridurre le infiammazioni.

Le proteine sono fondamentali nell’alimentazione di cani e gatti. I gatti necessitano di maggiori quantità di questo elemento nella loro dieta rispetto ai cani ed ovviamente, in fasi della vita diverse, richiederanno percentuali diverse di questa componente della dieta: durante la crescita il fabbisogno calorico di un gatto deve essere pari al 18-20% e del 12-13% per il mantenimento di un soggetto adulto.
I cani adulti e in ottima salute necessitano di un grammo di proteina pura per ogni chilo di peso corporeo.

A causa di queste differenze nelle esigenze alimentari di cani e gatti, i prodotti commerciali confezionati, sia umidi che secchi non dovrebbero essere utilizzati indifferentemente: al cane il cibo per cani, al gatto il cibo per il gatto.

In caso di malattia, febbre, infezioni o traumi, si possono avere maggiori necessità proteiche a causa del fatto che l’ormone –cortisone, prodotto dall’organismo in queste fasi o somministrato a scopo terapeutico, favorisce la degradazione proteica.

La cottura migliora la digeribilità delle proteine ed anche per questo è preferibile sempre cuocere tutte le fonti proteiche utilizzate per cani e gatti.

Le proteine nei mangimi

Nell’industria alimentare per animali vengono utilizzati tantissimi prodotti per costituire la componente proteica dell’alimento confezionato, tra questi anche cereali poiché costano meno e proteine derivate da: farine di carne, farine di carne ed ossa, farine di sottoprodotti di origine animale costituite da peli, zoccoli, corna, carnicci, derivati dalla concia delle pelli, deiezioni, contenuti stomacali e del rumine, sottoprodotti carnei ottenuti da polmoni, milza, reni, cervello, fegato, sangue, ossa, tessuti, stomaco ed intestini , sottoprodotti avicoli che provengono dalla macellazione del pollame ed includono zampe, teste, visceri etc.

Quanto deve mangiare il cane?

Mediamente, un cane adulto di taglia media dovrebbe mangiare circa 30 o 40 grammi di alimento umido per ogni chilo del suo peso, al giorno. Per quanto riguarda invece le crocchette per cani, la giusta razione è di circa 10 grammi per ogni chilo di peso del cane. Ma per sapere quanto il proprio cane deve mangiare, è bene rivolgersi al proprio veterinario, in quanto le quantità variano a seconda del metabolismo e delle specifiche esigenze dell'animale.

Riassumendo:
  • è importantissimo sapere leggere le etichette
  • farsi consigliare dal Veterinario
  • preferire quelle ditte che privilegiano l’alta qualità del prodotto 
  • evitare componenti scadenti e poco costosi
  • scegliere l'alimentazione in base alle esigenze del cane
Alimenti da evitare assolutamente

Un cenno a parte lo dedichiamo a tutto quello che non dovrebbero assolutamente mangiare i quattro zampe. Primo tra tutti gli alimenti: la cioccolata. La teobromina contenuta in una barretta di cioccolato è in grado di uccidere un cane. Così come per regola di buon senso sono da evitare i resti dei nostri pasti, gli alimenti fritti, i dolci e le ossa.

Leggi anche: 10 ALIMENTI DA NON DARE MAI AI NOSTRI CANI

 Ilaria Ferri

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