Feeds

19mila nuovi posti di lavoro in Italia con le auto elettriche

BuoneNotizie.it -

L’Italia ha l’opportunità di rafforzare l’economia e creare 19.000 posti di lavoro entro il 2030 grazie al passaggio da un sistema di trasporto basato sulle importazioni di benzina e diesel ad una mobilità alimentata da energie rinnovabili di produzione nazionale.

E’ quanto emerge da un nuovo studio, coordinato dalla European Climate Foundation, da Transport & Environment e dalla Fondazione Centro Studi Enel, che raccoglie le idee di diverse parti interessate nel settore della mobilità e dell’energia in Italia.

Secondo quanto descritto nello studio, dal titolo “Fuelling Italy’s Future: Come la transizione verso la mobilità a basso contenuto di carbonio rafforza l’economia”, la transizione verso l’uso di veicoli a basse e zero emissioni di carbonio in Italia contribuirà nel 2030 ad aumentare il PIL di 2,396 miliardi di euro (rispetto allo scenario di riferimento). Ciò consentirà all’Italia non solo di minimizzare la propria esposizione alla volatilità del prezzo del petrolio ma anche di massimizzare il mercato dell’energia solare ed eolica di produzione nazionale, aumentando di conseguenza la sicurezza energetica del paese.

Grazie alla transizione verso una mobilità a basse emissioni di carbonio, verrà affrontato anche il problema della cattiva qualità dell’aria legata al trasporto passeggeri, così da evitare 1.100 decessi prematuri entro il 2030 e prevenire un numero significativo di tumori polmonari, bronchite cronica e asma.

I risultati chiave:

●       Crescita economica: L’Italia ha l’opportunità di ridurre le perdite per l’economia dovute all’importazione di combustibili fossili per i trasporti e di ridurre l’esposizione dei consumatori alla volatilità dei prezzi del petrolio, sostituendo il petrolio importato con la propria energia solare ed eolica. Nel 2017 l’Italia ha importato ben 15,9 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi raffinati. Secondo lo studio, se si tagliassero le importazioni di petrolio, si potrebbe ottenere un risparmio cumulato di circa 21 miliardi di euro entro il 2030 e di 377 miliardi di euro entro il 2050, determinando una ripresa della bilancia commerciale italiana.

– L’industria petrolifera impiega relativamente poche persone in Italia, in quanto nel 2017 per ogni milione di euro di valore aggiunto, il settore petrolifero in Italia ha creato solo 3,5 posti di lavoro, mentre i settori dell’elettricità e dell’idrogeno hanno un’intensità di lavoro quasi 5 volte superiore. Secondo quanto emerge dallo studio, la transizione verso una mobilità a basse emissioni di carbonio produce un impatto positivo netto sull’occupazione. Infatti, saranno creati ben 19.225 nuovi posti di lavoro nel 2030 e più di 50.000 nel 2050. Tuttavia, è evidente la necessità di interventi politici mirati per assistere i lavoratori che perderanno il proprio posto di lavoro durante la fase di cambiamento e consentire loro di occupare i posti di lavoro creati altrove nell’economia.

– L’industria automobilistica italiana ha subito una sostanziale perdita di competitività nell’ultimo decennio. La transizione verso nuove tecnologie e sistemi di propulsione più avanzati rappresenta un’opportunità per migliorare la competitività dell’industria automobilistica italiana, concentrandosi sulle nuove filiere e sulle mutevoli esigenze dell’industria automobilistica europea. In particolare, se i costruttori italiani di automobili torneranno ad essere all’avanguardia in Europa nello sviluppo di auto per uso urbano efficienti e di piccole dimensioni, allora vi sarà la possibilità di riguadagnare le quote di mercato interno erose nell’ultimo decennio.

●       Impatto sui consumatori: La transizione verso una mobilità a basse emissioni di carbonio comporta il passaggio verso veicoli con un costo di acquisto maggiore ma con costi di manutenzione inferiori, che compensano il maggior costo di acquisto iniziale. Secondo quanto previsto dallo scenario TECH dello studio, nel 2030 il costo totale di proprietà di un’auto, considerando la vita utile media di un’auto a batteria di piccole dimensioni, diventerà inferiore a quello di un’auto a benzina convenzionale. Il motivo è riconducibile a costi di carburante e di manutenzione inferiori, che consentiranno ai consumatori di risparmiare circa 917 euro all’anno nel 2030, nonché ad una riduzione del costo di acquisto dei veicoli elettrici a batteria, grazie ai minori prezzi delle batterie.

●       Salute: Le principali città italiane risentono dell’inquinamento atmosferico, causato principalmente dalle emissioni di un parco veicolare dominato dal motore endotermico. Una mobilità a basse emissioni di carbonio può contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico diminuendo sostanzialmente le emissioni di NOx e PM delle automobili. Lo studio mostra che tali emissioni possono essere ridotte rispettivamente del 50% e del 63% rispetto ai livelli del 2017, avvicinandosi allo zero nel 2050. Grazie alla riduzione dell’inquinamento atmosferico causato dalle emissioni di gas di scarico delle auto, lo scenario TECH mostra che nel 2050 si risparmieranno circa 114.644 anni di vita, per un equivalente di quasi 1.400 vite. Nello stesso tempo si potranno prevenire anche circa 2.000 casi di cancro ai polmoni e 12.600 casi di bronchite cronica.

●       Investimenti in reti e infrastrutture di ricarica: Un’infrastruttura di ricarica sufficiente e accessibile al pubblico è un fattore chiave per accelerare l’adozione di una mobilità a basse emissioni di carbonio, come menzionato anche nel piano nazionale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica (3) ed elettrici ad idrogeno (4).  Si stima che fino al 2030 saranno necessari 3 miliardi di euro per investire nelle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici. Di questi, 1,8 miliardi di euro serviranno a fornire infrastrutture di ricarica accessibili al pubblico.

Tuttavia, lo studio avverte che per accompagnare e gestire la transizione verso una mobilità a basse emissioni di carbonio sono essenziali degli interventi politici mirati e lungimiranti, al fine di generare occupazione di qualità, soprattutto in termini di adattamento e riconversione dei lavoratori e delle regioni particolarmente colpite da un declino di lungo periodo nella produzione di auto a benzina convenzionali, e garantire la sostenibilità sociale, ambientale ed economica della transizione.

Il team che ha realizzato l’analisi tecnica, costituito dalle società di consulenza Cambridge Econometrics, Element Energy e dal centro di ricerca CERTeT dell’Università Bocconi, ha lavorato coordinandosi con la European Climate Foundation, Transport & Environment e la Fondazione Centro Studi Enel. Inoltre, un gruppo di lavoro composto da diverse parti interessate qualificate e che operano al livello locale, ha garantito uno scambio di opinioni costruttivo e trasparente e ha fornito dei consigli sull’analisi per valutare i limiti entro i quali le tecnologie dei veicoli possono contribuire a ridurre le emissioni di carbonio delle automobili in Italia.

Questo studio è stato integrato con un’analisi sull’impatto che la transizione verso una mobilità a basse emissioni di carbonio può avere sulla rete elettrica (sinergia tra trasporto e sistema elettrico), ad opera della società di consulenza Element Energy, e con un’analisi sulla valutazione degli impatti sulla salute in Italia, realizzata dal centro di ricerca CERTeT dell’Università Bocconi.

L'articolo 19mila nuovi posti di lavoro in Italia con le auto elettriche è tratto da BuoneNotizie.it.

Il Nobel per chi non ha pace

BuoneNotizie.it -

Sono stati da poco annunciati i vincitori del Nobel per la Pace del 2018Nadia MuradDenis Mukwege, due personaggi che simboleggiano e ci fanno ricordare cose di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Il premio ha avuto il merito di riportare le loro storie sotto i riflettori.

Chi sono i Nobel. Nadia Murad è una giovanissima ragazza che vive nel Sinjar Iracheno, al confine con la Siria e fa parte della minoranza degli yazidi, che segue una religione particolare con radici antichissime. Nel 2014 gli uomini dell’Isis, che ritengono gli yazidi adoratori del diavolo, irrompono nei loro villaggi, uccidono gli uomini e le donne più vecchie e rapiscono le ragazze, che diventano schiave sessuali. Anche Nadia è tra queste, ma dopo qualche tempo riesce a fuggire e arrivare in Germania. Ha deciso di raccontare la sua storia alle Nazioni Unite, ha scritto un libro, perché il suo popolo possa avere pace e perché vengano puniti coloro che si macchiano di crimini, di stupri come armi di guerra, di traffico di esseri umani, in tutte le parti del mondo. Nel 2017, con l’assistenza legale dell’avvocatessa Amal Clooney, è riuscita ad ottenere una risoluzione Onu per cui una commissione indagherà sui crimini perpetrati dall’Isis…

Continua a leggere…

L'articolo Il Nobel per chi non ha pace è tratto da BuoneNotizie.it.

Antimicrobial treatment practices among Ugandan children with suspicion of central nervous system infection

Medici Senza Frontiere - feed -

Title: Antimicrobial treatment practices among Ugandan children with suspicion of central nervous system infection Authors: Kemigisha, E; Nanjebe, D; Boum, Y; Langendorf, Céline; Aberrane, S; Nyehangane, D; Nackers, F; Mueller, Y; Charrel, R; Murphy, RA; Page, AL; Mwanga-Amumpaire, J Abstract: Acute central nervous system (CNS) infections in children in sub-Saharan Africa are often fatal. Potential contributors include late presentation, limited diagnostic capacity and inadequate treatment. A more nuanced understanding of treatment practices with a goal of optimizing such practices is critical to prevent avoidable case fatality. We describe empiric antimicrobial treatment, antibiotic resistance and treatment adequacy in a prospective cohort of 459 children aged two months to 12 years hospitalised for suspected acute CNS infections in Mbarara, Uganda, from 2009 to 2012. Among these 459 children, 155 had a laboratory-confirmed diagnosis of malaria (case-fatality rate [CFR] 14%), 58 had bacterial infections (CFR 24%) and 6 children had mixed malaria and bacterial infections (CFR 17%). Overall case fatality was 18.1% (n = 83). Of 219 children with laboratory-confirmed malaria and/or bacterial infections, 182 (83.1%) received an adequate antimalarial and/or antibiotic on the day of admission and 211 (96.3%) within 48 hours of admission. The proportion of those receiving adequate treatment was similar among survivors and non-survivors. All bacterial isolates were sensitive to ceftriaxone except one Escherichia coli isolate with extended-spectrum beta-lactamase (ESBL). The observed high mortality was not a result of inadequate initial antimicrobial treatment at the hospital. The epidemiology of CNS infection in this setting justifies empirical use of a third-generation cephalosporin, however antibiotic resistance should be monitored closely.

Ricordo bene: si stava peggio quando si stava peggio

BuoneNotizie.it -

Signore e signori, di norma sono piuttosto riservata sui fatti miei personali, ma ho deciso che oggi, e in via del tutto straordinaria, condividerò con voi alcune cose che ricordo della mia infanzia.

Stiamo parlando di poco più di cinquant’anni fa, in quel di Milano. È l’altro ieri, non un passato remoto. Non è un luogo lontano. E non è una situazione di deprivazione, o sottosviluppo. La guerra era finita da un bel pezzo, erano i primi anni del boom. Eppure.

Eppure ricordo nettamente la volta che, cosa mai successa prima e fatto così straordinario da imprimersi nella mia memoria, i miei hanno portato a casa un (enorme, mi era parso) bottiglione di Coca-Cola e ho pensato “urca, siamo diventati ricchi”. Il fenomeno non si è più ripetuto e io mi sono rapidamente tolta il dubbio.

Ricordo i rettangoli di giornale meticolosamente ritagliati dal nonno e appesi al chiodo accanto al water. Vi posso assicurare che la carta igienica, introdotta in casa più o meno ai tempi della Coca Cola e per fortuna diventata, quella sì, consumo familiare permanente, è assai più confortevole: confrontare per credere.

Ricordo nettamente un pranzo della vigilia di Natale con l’intera famiglia, nonni, zii e cugini…

Continua a leggere…

L'articolo Ricordo bene: si stava peggio quando si stava peggio è tratto da BuoneNotizie.it.

La fortuna di… non avere fortuna

BuoneNotizie.it -

Eccoci qui per il Lunedì con l’Amico Ottimista e oggi, forse, mi farò qualche nemico. Sì, perché sto per parlare di qualcosa di “scomodo”, che tira sempre in ballo polemiche infinite e che divide le persone in due grandi categorie. Le categorie dei “fortunati” e degli “sf…ortunati”. Voglio parlare di fortuna e di “psicologia della fortuna”, argomento veramente interessante del quale mi sono occupato proprio come dottore in psicologia, prima che come esperto di ottimismo.

Come vedi, per la foto ho scelto dei dadi, che rappresentano proprio la sorte, la casualità e, come si suol dire, le cose che avvengono per pura combinazione. Eppure un conto sono i dadi veri e propri, e l’utilizzo che possiamo farne in un contesto ludico (che sia di gioco o di scommessa non importa) e un conto è la metafora dei dadi, che applichiamo ad altri contesti della vita.

Mentre se tiriamo i dadi in un gioco stiamo veramente usando la fortuna, perché non c’è modo di usare l’abilità per ottenere un certo risultato, troppo spesso pensiamo – erroneamente – che anche in tanti altri contesti si tratti di fortuna e non di bravura.

Paradossalmente, proprio quando giochiamo con i dati, con le estrazioni o comunque con tutti i meccanismi di selezione casuale di un certo risultato tipici delle lotterie e quant’altro, facciamo un errore fondamentale: dimentichiamo che ogni tiro di dadi è virtualmente il primo e l’ultimo!

Ciò significa che se è uscito per 20 volte un certo numero, al 21° tiro le probabilità che esca lo stesso numero sono le stesse identiche del 1° tiro. Si dice, infatti, che “i dadi non hanno memoria” e che, ogni volta, si comportano come fosse il loro primo ed unico lancio.

Al contrario, se dobbiamo impegnarci a prevedere l’esito di una sequenza di lanci, siamo quasi inevitabilmente propensi a pensare che, dopo tante ripetizioni dello stesso risultato sia impossibile che esca ancora, oppure il contrario, cioè che se dopo tante volte che non esce un numero sia più probabile che esca.

Questo, in un contesto di gioco o scommessa, altera le nostre decisioni e può spingerci a fare delle vere e proprie follie psicologiche (e non solo) come, ad esempio, pensare che se abbiamo adocchiato un numero ritardatario (cioè che non esce da tante estrazioni) sia intelligente puntare su quel numero, perché ci sono buone probabilità che esca! Nonostante la semplicità di questa regola elementare della statistica, questa cosa la capiscono in pochi o, meglio, sono in molti a non capirla e a giocarsi una fortuna in lotterie, scommesse e macchinette che ci attirano con il miraggio di una vincita.

Quindi, qual è la buona notizia? Che la fortuna non esiste! O, almeno, che è statisticamente molto improbabile e che non vale la pena puntarci neppure un euro. Qual’è la brutta notizia? Che purtroppo a volte qualcuno vince e questo non fa altro che alimentare la nostra falsa e dannosa speranza che, magari insistendo e giocando molto, possa toccare anche a noi.

Non c’è nulla di più pessimistico che puntare sulla fortuna al gioco. Le persone ottimiste e realiste sono consapevoli che la fortuna al gioco non esiste… e non la vogliono nemmeno! Al contrario le persone più “sfortunate” (qui uso la parola come sinonimo educato di “ignoranti”, ovvero le persone che ignorano) sono convinte di essere fortunati o, quantomeno, di poterlo diventare. Alla fine quelli che giocano a macchinette, lotterie, scommesse o quant’altro sono i più sfortunati… in tutti i sensi.

Quindi, un vero ottimista ha la fortuna di non avere fortuna e, di conseguenza, non la cerca giocando.

La prossima settimana continueremo questo discorso per capire meglio qual è la vera “fortuna” degli ottimisti e come si possa imparare ad averne di più. Nel frattempo, se vuoi approfondire l’argomento, puoi scaricare e leggere questo mio eBook sul tema!

Ti è piaciuto questo articolo? Ti ha incuriosito e fatto riflettere? Lascia un commento… Alla prossima settimana!

Sebastiano Todero

P.S.: Ricordati che un tizio abbastanza intelligente diceva che “Dio non gioca a dadi
P.P.S.: Il tizio era Albert Einstein.

Articolo pubblicato originariamente il 4 maggio 2012 per BuoneNotizie.it

L'articolo La fortuna di… non avere fortuna è tratto da BuoneNotizie.it.

Il carpooling aiuta Genova: 5000 auto in meno sulle strade

BuoneNotizie.it -

Lungo il tragitto Savona-Genova dall’inizio dello scorso settembre molti genovesi si sono mossi con il servizio di carpooling messo a disposizione da Jojob. Lo stesso è accaduto sulle rotte Sestri Levante-Genova, Ovada-Genova e Novi Ligure-Genova per effetto del progetto «ColleghiAmoGenova», lanciato a settembre 2018 per facilitare la viabilità della città ligure, ridurre il traffico cittadino e ricollegare le aree industriali più difficili da raggiungere in seguito alle conseguenze del crollo del Ponte Morandi. Dal lancio del progetto sono oltre cinquemila le auto lasciate a casa dai genovesi che hanno scelto di recarsi al lavoro condividendo le auto messe a disposizione da altri cittadini attraverso l’apposita app denominata Jojob Carpooling su smartphone o la registrazione al sito www.jojob.it/colleghiamogenova. «In meno di un mese le iscrizioni al carpooling sono cresciute del 20%, sono stati condivisi 2.500 viaggi e più di 5.000 auto sono state tolte dalla strada», ha spiegato Gerard Albertengo, fondatore di Jojob.

continua a leggere…

L'articolo Il carpooling aiuta Genova: 5000 auto in meno sulle strade è tratto da BuoneNotizie.it.

Pagine

Abbonamento a Il portale della Fratellanza aggregatore