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Stop alle centrali a carbone entro il 2025: c'è ancora tempo (PETIZIONE)

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Il futuro energetico dell'Italia sta per essere stabilito, o almeno per i prossimi 20 anni. La speranza è che possa essere libero dal carbone, a vantaggio di tante vite umane. Attraverso la Strategia Energetica Nazionale, il nostro paese può decidere di abbandonare il carbone salvando migliaia di vite.

I numeri parlano chiaro. Nel 2013, le 12 centrali a carbone esistenti erano responsabili di circa 10 morti premature a settimana. In termini economici, ciò costava agli italiani ogni anno 1,4 miliardi di euro sotto forma di spese sanitarie. Oggi, di quelle 12 centrali ne restano operative 8, tra cui le più grandi e inquinanti. Purtroppo, l'impatto sulla salute si è appena ridotto, è ancora molto forte.

Anche noi possiamo fare qualcosa, chiedendo al Governo di chiudere le centrali ancora esistenti salvando vite umane. Il WWF, Greenpeace e Legambiente hanno dato vita all'iniziativa StopCarbone2025 per chiedere tramite una petizione di abbandonare il carbone per la produzione di energia entro il 2025. Le adesioni sono già state migliaia.

La speranza di un futuro senza carbone è reale. Nella bozza della Strategia infatti per la prima volta si prende in considerazione l’uscita dal carbone come fonte di energia elettrica. Ma c'è un ma. Il Governo non ha ancora preso una posizione netta a favore di una data certa e possibile.

Spiegano le associazioni che la proposta di strategia prevede uno scenario base, con il mantenimento di 4 centrali su 10, tra cui la centrale di Brindisi, la più inquinante d’Italia; uno intermedio, con la chiusura di Brindisi, e più avanzato, con la fine di tutte le centrali entro il 2030, non entro il 2025.

“Il Governo, però, cerca in qualche modo di disincentivare questo ultimo scenario paventando alti costi e frapponendo ostacoli. Al Governo preoccupano forse i costi degli indennizzi alle grandi aziende. A noi cittadini, invece, preoccupano i costi in termini di vite e di emissioni dannose per il clima che l’Italia dovrebbe continuare a pagare per una pericolosa mancanza di coraggio” è l'appello delle associazioni che hanno dato vita a StopCarbone2025.

“Chiediamo a gran voce una chiusura definitiva di tutte le centrali a carbone entro il 2025. Posporre questo passo di 5 anni ci costerebbero migliaia di vite umane, molto più, in termini di spesa sanitaria, dei 3 miliardi preventivati come costi dell’uscita dal carbone. Per non parlare dei costi altissimi per il clima, delle migliaia di ettari di terreni agricoli avvelenati. Uscire dal carbone è l’occasione per creare nuovi posti di lavoro con una vera e giusta transizione verso le energie rinnovabili e l’efficienza energetica” sostengono WWF, Greenpeace e Legambiente.

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Per firmare la petizione e chiedere di salvare #MIGLIAIADIVITE clicca qui

Francesca Mancuso

Vino bianco al sapore di birra: l'idea un po' folle di un enologo belga

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Da anni fa il produttore di vini artigianali in Belgio, ma accanto alle bottiglie dal sapore tradizionale, il quarantanovenne Filip Decroix, ha voluto perfezionare la formula del suo "Steenstraetse Hoppewijn", un vino bianco dal sapore amarognolo prodotto dalla combinazione di Chardonnay con il luppolo belga.

E sostiene di aver creato una formula approvata sia da belgi, amanti della birra per eccellenza che dai sommelier. Ottenere questo risultato però non è stato semplice: ci sono voluti litri e litri di Chardonnay.

Per un anno circa ha fatto diversi esperimenti, con varie quantità di luppolo, modificando di volta in volta la temperatura e il tempo di maturazione del luppolo che come sappiamo, influenza molto il gusto della bevanda. Ma quando ormai tutto sembrava perduto, in aprile ha trovato la ricetta giusta. 

“Ho fatto in tutto 13 prove, ma alla fine solo una era quella giusta e metteva d’accordo olfatto e gusto”, dice Filip Decroix.

L’enologo possiede circa 3,5 ettari in cui sono piantate quasi 13mila viti, ogni anno riesce a produrre otto tipi di vino e questa nuova formula. In passato, ha già vinto premi nazionali e internazionali.

Oltre all’innovazione del gusto, il nuovo "Steenstraetse Hoppewijn" ha anche un’etichetta fatta di raso e non di carta, come le normali bottiglie.

“Credo molto in questo prodotto e le prime recensioni sono positive. Tutti sono rimasti stupiti dal gusto fruttato e allo stesso tempo frizzante. Il sapore del luppolo riempie la bocca, ma alla fine tutto si fonde in una combinazione deliziosa”, dice Decroix.

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Il prodotto è già nel mercato belga, ma non è l’unica idea un po’ folle dell’enologo. Alcuni anni fa, aveva miscelato del vino bianco con un infuso estratto dai semi di papavero, ma dopo il boom della novità iniziale, il prodotto è andato in ascesa.

Da lì la volontà di riprovarci: vino al gusto di birra, voi cosa ne pensate?

Dominella Trunfio

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Glifosato addio: le alternative dei giardinieri Bioetici al diserbo chimico

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Published in: Agricoltura

In una catena che pare non avere una fine, il glifosato si rivela pericoloso non soltanto per gli agricoltori che lo utilizzano e per le persone che vivono nei pressi di campi coltivati, ma molto probabilmente noi consumatori di cibi che potrebbero contenerne traccia.

Ma è davvero lontana l’ipotesi che questo diserbante chimico e altri prodotti fitosanitari pericolosi per l’ambiente possano essere superati da nuove tecnologie? Bio-tecnologie basate su funghi, batteri ma anche una rimodulazione dei giardinieri e una loro una maggiore professionalità e responsabilità potrebbero aprire nuove strade decisamente più rispettose anche nei confronti della nostra salute.

Vediamo insieme cos’è nello specifico il glifosato, gli studi che ne dimostrano la pericolosità e le possibili alternative proposte da Giardinieri BioEtici, un marchio nato nel 2015 mettendo insieme l’esperienza di diversi giardinieri e sperimentando alternative ai metodi “convenzionali” e all’uso dei diserbanti.

Cos’è il glifosato

Il glifosato, o glifosate, in inglese glyphosate (N-(fosfonometil)glicina, C3H8NO5P), è un analogo aminofosforico della glicina, inibitore dell’enzima 3-fosfoshikimato 1-carbossiviniltransferasi (EPSP sintasi). Ciò vuol dire che è una molecola simile all’amminoacido glicina, ma modificata con un gruppo a base di fosforo.

È generalmente noto come erbicida totale, cioè non selettivo, che viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma poi “traslocato” in ogni altra posizione della pianta. È per questo che il glifosato ha la caratteristica principale di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come i rizomi.

L’assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni.

Il glifosato fu scoperto nel 1950 dal chimico Henry Martin che lavorava per la svizzera Cilag, ma non fu oggetto di pubblicazione. Solo negli anni ‘70 i chimici della Monsanto Company ne scoprirono le proprietà in modo indipendente.

Oggi è utilizzato in 130 Paesi e l'Environmental Protection Agency (EPA) ha stimato solo negli Stati Uniti un impiego di 750milioni di chilogrammi di glifosato nell’annata 2006/2007. Oltre che in agricoltura, il glifosato e i formulati commerciali contenenti glifosato sono diffusi in ambienti urbani e domestici. È utilizzato da molte amministrazioni comunali per la pulizia dei margini stradali, delle massicciate ferroviarie e del verde pubblico ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica. Secondo dati parziali dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente del Veneto (ARPAV), ad esempio, si sa che nel 2007, nella sola provincia di Treviso sono stati impiegati 55mila chili di glifosato.

In Italia la sostanza, monitorata solo in Lombardia, è stata trovata nel 68,2% dei punti delle acque superficiali e il metabolita AMPA nel 92% dei punti, quasi sempre in concentrazioni superiori ai limiti (ISPRA, 2013). Glifosate e AMPA sono le sostanze che determinano il maggior numero di superamenti degli Standard di Qualità Ambientale (SQA) nelle acque superficiali: AMPA in 70 punti, corrispondenti al 79,5% del totale, Glifosate in 37 punti, 42% del totale.

Qui di seguito il grafico con la frequenza di superamenti degli Standard di Qualità Ambientale (SQA) di pesticidi nelle acque correnti (ISPRA, 2013):

13 ragioni per andare oltre il glifosato

Perché bisogna trovare un’alternativa al glifosato? Ci sono almeno 13 buone ragioni per abbandonare questa tecnologia:

1) Si tratta di un diserbante non selettivo, per cui, in totale contrapposizione con il giardinaggio bioetico - che tutela la biodiversità e guida le consociazioni tra vegetali, microrganismi, insetti e animali - risulta tossico per ogni specie vegetale, riuscendo a devitalizzare ogni tipo di pianta. In pratica, un enzima chiave della fotosintesi clorofilliana viene “disattivato”, così come il processo vitale di tutte le piante. Nel 2001 la Monsanto ha ri-registrato il Glifosato come “anti biotico”, cioè come fitofarmaco “anti vita”.

2) Il glifosato è una molecola di sintesi, registrata e di proprietà della multinazionale Monsanto fino al 2001 quando è diventata di libero utilizzo. Questa azienda non ragiona per il bene comune ma per il profitto e sta portando avanti una politica globale di trasformazione agricola che integra OGM, diserbanti, fitofarmaci, meccanizzazione. La Monsanto, lo sappiamo, ha migliaia di cause legali per danni ambientali, alterazione di dati scientifici e lobbing.

3) La Monsanto è la principale produttrice mondiale del diserbante “Roundup” e produce il 90% dei semi geneticamente modificati a livello mondiale. È stata produttrice un tempo degli ormai fuorilegge DDT e dell'Agente Orange durante la guerra del Vietnam.
Il suo uso intensivo in agricoltura è collegato alla sementi geneticamente modificate (OGM) di soia, mais e colza, il cui DNA è stato alterato per renderli resistenti all’erbicida, che quindi può essere applicato in dosi sempre più elevate, accumulandosi com’è ovvio nel prodotto finale. Soia, mais e colza OGM sono ampiamente impiegati come mangimi per animali. Anche in questo modo, sostanze come il glifosato entrano inevitabilmente nella catena alimentare.

4) Il glifosato comporta gravi danni alla salute umana: irritazioni intestinali, indebolimento del sistema immunitario, cefalee, danni agli occhi, tumori, sterilità maschile, leucemie, deformazioni fetali. Il glifosato è, inoltre, il fitofarmaco che fa segnalare più casi al mondo di intossicazione tra gli utilizzatori professionali.

5) Si sta cominciando a documentare sviluppo di piante spontanee resistenti al glifosato, in particolare varietà di lolium. Ciò a dimostrazione del fatto che questa tecnologia verrà presto superata dallo sviluppo stesso delle piante spontanee.

6) Questo genere di tecnologie, economiche ed immediate, unite a soluzioni pronto effetto negli allestimenti del verde, a concimi dopanti, meccanizzazione spinta, massiccio uso di fitosanitari distrugge la professionalità di veri giardinieri e riduce la necessità di conoscere e rispettare l'andamento climatico, i cicli delle piante, la qualità delle realizzazioni (dal progetto alla scelta dei materiali).

7) Tutti gli habitat naturali terrestri e acquatici caratterizzati da piante vascolari che si trovano nelle vicinanze dei campi irrorati possono essere danneggiati e contaminati dal glifosato. Residui vengono frequentemente ritrovati negli alimenti e nell'ambiente ed è tra le sostanze maggiormente diffuse nelle acque superficiali.

8) Anche la biodiversità del suolo (batteri, funghi, detritivori) viene gravemente danneggiata, con ripercussioni negative sulla funzionalità dell’ecosistema.

9) Nell'ambiente agricolo, il glifosato influenza negativamente un certo numero di specie che sono predatori benefici di parassiti delle colture. In uno studio sperimentale l'esposizione al Glifosate ha ucciso più dell’80 per cento delle popolazioni di coleotteri predatori e il 50% di vespe parassitoidi, coccinella e afidi predatori (Hassan et al., 1988).

10) Il glifosato può essere presente nell’ambiente durante tutto il periodo di foraggiamento determinando un’elevata esposizione delle api. Essendo persistente e cumulativo può accumularsi nel nettare e negli altri prodotti vegetali utilizzati dalle api.

11) Nell'ambiente, il glifosato può persistere legandosi alle particelle del suolo e, a seconda della composizione chimica del suolo stesso, può contaminare le falde acquifere sotterranee e le acque di superficie.

12) Il glifosato è tra i prodotti più segnalati come causa di avvelenamento accidentale. In questo documento trovate le differenze tra dichiarazioni dei produttori sul Glifosate e ricerche indipendenti (dati da: Buffin & Jewell, 2001).

13) Il glifosato è tossico a dosi minime e gli esseri umani sono regolarmente esposti a piccole quantità di residui di glifosate in alimenti di prima necessità come pane, cereali o lenticchie. Residui di glifosato nei cereali sono aumentati recentemente a causa della crescente pratica di essiccazione prima del raccolto. L’USDA (US Department of Agriculture) nel suo riepilogo annuale 2011 ha pubblicato i dati sui residui di glifosato rinvenuti negli alimenti negli Stati Uniti: nei campioni di soia destinati all’alimentazione umana è stato trovata nel 90,3% dei campioni mentre AMPA, suo prodotto di degradazione, nel 95,7% .

Eppure la Monsanto dice che…

La molecola di degraderebbe velocemente senza troppi problemi. Il RoundUp sarebbe poco pericoloso per la salute umana, non è cancerogeno, non causa danni al sistema riproduttivo, ma è mortale per tutte le forma di vita vegetale, comprese le api che entrano in contatto con piante trattate entro 48 ore, i lombrichi, le forme di vita acquatiche.

Il prodotto che la Monsanto dichiara “rapidamente degradabile” è stato smentito da diversi studi, riassunti dalla nota ISPRA: si tratta sia studi mirati che di studi comparativi statistici che ci avrebbero dovuto portare almeno ad un ragionevole dubbio sui rischi del Glifosato e quindi ad applicare il principio di precauzione ed avviare studi indipendenti mirati.

 

Le alternative al glifosato e al diserbo chimico

La Commissione Europea dovrebbe decidere – speriamo a breve – di dire stop alla vendita dell’erbicida Roundup in Italia e in tutta l’Unione europea. Intanto noi cittadini possiamo già stabilire di fare a meno dei prodotti a base di glifosato per eliminare le erbacce negli orti e nei giardini.

Dal 2015 esiste un marchio dal nome di Giardinieri BioEtici che si batte per trovare alternative all'uso dei diserbanti e mirare alla loro massiccia riduzione e che organizza anche corsi di formazione sul tema e offre consulenza professionale a privati e ad amministrazioni pubbliche che vogliano alternative al glifosato.

Tecniche agronomiche contro le erbe indesiderate

Erbe spontanee accettasi! Il diserbo chimico riduce la necessità di conoscere e rispettare l’andamento climatico, i cicli delle piante, la qualità delle realizzazioni, ma il verde però può essere progettato in modo da ridurre al minimo gli spazi liberi per la proliferazioni di piante non desiderate. Per esempio, con la previsione e la messa in opera della pacciamatura si forma un’alternativa efficace e durevole al diserbo. La tecnica è insomma inserire l'uso di piante tappezzanti per poi avere spazi altrimenti “pericolosamente” liberi e colonizzabili dalle erbe spontanee.

Uso di mezzi meccanici contro le erbe indesiderate

Le lavorazioni meccaniche e il rispetto dei tempi di impianto, semina, trasemina possono governare prati e aiutarci a preparare i fondi con pochi semi (falsa semina, sovescio). È sempre possibile nei piccoli spazi la scerbatura, che riguarda la ripulitura a mano di un campo dalle erbacce, o l’uso di sarchiatori, grufolatori o zappe a mano. Lavorazioni meccaniche del terreno, arature e la stessa altezza di taglio dei tosaerba possono essere organizzate per combattere le erbe non desiderate. La pulizia delle pavimentazioni può essere fatta con un decespugliatore o delle spazzolatrici a filo metallico.

Utilizzo di acidi contro le erbe indesiderate

I Giardinieri BioEtici hanno messo alla prova due diversi tipi di acido: quello acetico e quello pelargonico. Il vantaggio degli acidi è che si spruzzano con la pompa e colpiscono immediatamente, per contatto e il loro effetto è quindi veloce ma non vengono traslocati alle radici, inoltre danneggiano tutte le piante che colpiscono ed eventualmente altri esseri e materiali suscettibili alla corrosione. L’acido acetico cambia l’acidità del terreno, per cui c’è il rischio di rendere la vita difficile a nuove piante. L’acido pelargonico si degrada velocemente e la sua origine naturale (estratto dal geraneo, pelargonium spp.) lo certifica.
I costi però sono un po’ più elevati alti rispetto al prodotto chimico ed è sempre necessario programmare una serie di interventi per eliminare completamente le erbe infestanti che sono in grado di ripartire da gemme basali o stoloni.

Sulle alternative al glifosato puoi leggere anche:

Pirodiserbo contro le erbe indesiderate

Il pirodiserbo è il diserbo tramite fiamma: la fiamma ha origine dalla combustione di GPL e viene passata velocemente per scottare e non bruciare le piante da trattare facendo esplodere le membrane cellulari con una lessatura visibile in pochi minuti. Anche in questo caso è sempre necessario programmare una serie di interventi per eliminare del tutto le erbe infestanti che sono in grado di ripartire da gemme basali o stoloni.

Il pirodiserbo, inoltre, ha anche il potere di ridurre funghi, muffe e batteri, riducendo anche eventuali cattivi odori da deiezioni animali.   Altre alternative al diserbo abbiamo i Giradinieri BioEtici le spiegano in questo video:

Giardinieri BioEtici non è un’associazione di categoria ma un marchio di qualità che offre formazione e promozione, da conseguire tramite selezione ed esame di conferma dopo un anno. L'accesso al marchio facilita la collaborazione con gli altri membri certificati per creare una rete di lavoro e di scambio tra pari impegnati a vivere questo mestiere con principi etici.   Germana Carillo

Empatia: come ascoltare davvero gli altri, soprattutto i bambini

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Published in: Mente & emozioni

Dell'empatia, certo, si sa abbastanza. Almeno nella teoria (poi la pratica è altra cosa: la capacità di comprendere lo stato d'animo e la situazione emotiva di una persona, magari anche senza far ricorso alla comunicazione verbale, richiede uno sforzo volontario di attenzione, presenza, orientamento all'altro, rispetto e ascolto autentico senza pregiudizi, uscendo dai personali convincimenti). L'ascolto attivo richiede invece di uscire dai propri convincimenti per stare davvero “con” l'altro, allo stesso livello, con un'attitudine amorevole, di rispetto.

Vero, non è semplice, sostanzialmente per una ragione: non ne abbiamo molta esperienza diretta, nessuno ce l'ha mai insegnato. Ed è un gran peccato perchè, come ha precisato Carl Rogers nel libro “Un rivoluzionario silenzioso”: “coloro che sono stati ascoltati attivamente” maturano sotto il profilo emotivo, si aprono all’esperienza, stanno meno sulla difensiva, diventano più accettanti e meno autoritari". Meravigliosa prospettiva, non trovate?

Poiché non è mai tardi, possiamo cominciare a farlo anche ora: ad ascoltare davvero. Le persone che incontriamo, tutte e - a maggior ragione - quelle che amiamo. A partire dai più piccoli, che siano o no nostri figli: anche abbassandosi, fisicamente, alla loro altezza, guardandoli negli occhi mentre gli parliamo e mentre ci parlano, così che possano capire che davvero li stiamo ascoltando, con rispetto, non solo nelle parole ma anche nelle emozioni che trasmettono. O che noi vogliamo trasmettere, negli insegnamenti amorevoli e costruttivi che sentiamo utili per loro, come suggerito da Thomas Gordon. Un po' come fanno, persino nelle occasioni pubbliche, Kate e William d'Inghilterra con i loro reali pargoli

Tre “stratagemmi” possono aiutarci nell'ascolto attivo:

  • posizionarsi al livello dell'altro (simbolicamente ma, se possibile, anche fisicamente sullo stesso piano).
  • rallentare la comunicazione: aiuta ad uscire dagli automatismi reattivi, dà spazio alla riflessione e tempo per una percezione globale.
  •  far ricorso in modo creativo all'esercizio della tartaruga: si tratta, in sintesi, di esprimere il proprio punto di vista e i propri dati solo dopo aver riassunto, in modo corretto, il punto di vista, le sensazioni e i dati prima esposti dall'altro interlocutore.

Per chi vuole: buona pratica, buon ascolto.

Anna Maria Cebrelli

«Via le bibite zuccherate dalle scuole». Ma l'annuncio dei produttori è greenwashing o vero impegno?

Il Cambiamento - feed -

L'annuncio arriva dall'associazione di categoria europea dei produttori e sintetizzato ad effetto è: stop alla vendita di bibite zuccherate nelle scuole secondarie europee. L'iniziativa però è su base volontaria e ad applicazione graduale. Inoltre si introdurranno bibite a ridotto contenuto calorico o senza calorie. Quindi, si insegneranno corrette abitudini alimentari o si sostituirannoo prodotti industriali con altri prodotti industriali?

Il volto umano dell'Africa visto dallo spazio: la suggestiva immagine di Paolo Nespoli

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Published in: Universo

Gli astronauti a bordo della ISS ormai ci hanno abituati a panorami mozzafiato, mostrandoci la Terra da una prospettiva insolita. Era accaduto con Samantha Cristoforetti, con Luca Parmitano, giusto per citare gli ultimi due italiani a bordo della Stazione.

Questa volta ad essere finita nel mirino di Paolo Nespoli è stata la costa africana, vista in maniera del tutto diversa rispetto a come siamo abituati ad osservarla sulle mappe geografiche.

Nella sua splendida foto, la costa del Nord Africa è vista dall'Egitto alla Libia, con l'Egitto a Nord e la Libia a Sud. Visibile chiaramente anche l'isola di Creta. Ma il mare, che si incunea nella insenature, sembra quasi creare un volto umano.

Ecco la foto che Nespoli ha tweettato direttamente dallo spazio:

Una prospettiva inaspettata mi ha colto di sorpresa guardando giù... Lo vedete il profilo umano lungo la costa africana? #VITAmission pic.twitter.com/zhovBX0l1Q

— Paolo Nespoli (@astro_paolo) 10 settembre 2017

LEGGI anche:

L'astronauta è alla sua terza missione di lunga durata in orbita. Si trova a bordo della ISS dal 28 luglio scorso e sta portando avanti la missione VITA (Vitality, innovation, technology, ability), durante la quale condurrà circa 200 esperimenti, la gran parte dei quali biomedici.

Intanto, tra un esperimento e l'altro, si concede una pausa per ammirare la nostra splendida Terra, condividendone con noi la bellezza e mostrandoci il “volto umano” dell'Africa da una prospettiva unica.

Francesca Mancuso

Mela Annurca campana: il rimedio naturale contro la calvizie scoperto dall'Università di Napoli

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Published in: Alimentazione & Salute

Dopo le prove sperimentali, l'efficacia è stata confermata. Adesso gli integratori a base di mela annurca sono disponibili nelle farmacie della Campania e del Lazio e a breve lo saranno nel resto d'Italia.

Il merito sarebbe della procianidina B2, contenuta in questa tipologia di mele, in grado di contrastare in maniera efficace il diradamento dei capelli, sia negli uomini che nelle donne.

A rivelarne le proprietà è stato un progetto condotto dal Dipartimento di Farmacia dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con il Consorzio della Melannurca Campana Igp.

Chiamato AppleMets, ha permesso di scoprire che la mela annurca, grazie alla presenza della Procianidina B2, blocca la caduta dei capelli, favorendone la ricrescita.

Ma non solo. È in grado anche di ridurre il colesterolo nel sangue. Dallo studio condotto dal gruppo di ricerca del prof. Ettore Novellino, è emerso che la mela annurca campana, dopo solo otto settimane di assunzione, è in grado di ripristinare il corretto profilo colesterolemico plasmatico in maniera più efficace rispetto a tutte le altre mele presenti sul mercato.

La Melannurca Campana IGP prospera nella regione da almeno duemila anni. Tradizionalmente coltivata nell'area flegrea e vesuviana, si è poi diffusa in tutta la Campania.

“Rivendica da sempre virtù salutari: altamente nutritiva per l'alto contenuto in vitamine (B1, B2, PP e C) e minerali (potassio, ferro, fosforo, manganese), ricca di fibre, regola le funzioni intestinali, è diuretica, particolarmente adatta ai bambini ed agli anziani, è indicata spesso nelle diete ai malati e in particolare ai diabetici” spiega il Consorzio.

Secondo il prof.Ettore Novellino, direttore del dipartimento di Farmacia dell'Università Federico II che ha partecipato al Biogem di Avellino

“le mele sono un concentrato di benessere e non finiscono di stupire le scoperte scientifiche sulle caratteristiche di questi frutti della terra campana che hanno nella cultivar Annurca Igp una vera e propria regina della Dieta mediterranea”.

La calvizie ha un nemico in più e ancora una volta è offerto da madre natura.

Francesca Mancuso

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La leggenda del mar Jindo: le acque si aprono come nella Bibbia

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Il Jindo Sea-Parting Festival è una sorta di evento popolare che riunisce centinaia di persone che si radunano per assistere a un fenomeno molto singolare. Il mare di Jindo, nel nord del mar cinese orientale, ogni anno tra marzo e giugno, si ritira scoprendo una striscia di sabbia attraversabile a piedi.

Sono circa tre chilometri tra l’isola di Jindo e la vicina isola di Modo e turisti e abitanti ne approfittano per fare delle passeggiate. Mentre il Festival si tiene solo una volta l’anno, la separazione delle acque può avvenire più volte, ma ovviamente non ha nulla di miracoloso perché è un fenomeno scientifico.

Le maree basse ne sono responsabili, ma sopra ci si è ricamata una storia. Il primo a paragonare il fenomeno al miracolò di Mosè scritto nel libro dell’Esodo è stato Pierre Landy, ex ambasciatore francese in Corea del Sud, in un articolo scritto nel 1975.

Nel mare di Jindo, secondo gli scienziati, c’è un semplice abbassamento del livello del mare che riporta in superficie un’altura sottomarina di circa 60 metri. Tuttavia, c’è chi ama inseguire la leggenda quella secondo cui, succede un evento molto particolare.

Si narra che un tempo l’isola fu invasa dalle tigri e tutti gli abitanti furono costretti a rifugiarsi nella vicina Modo. Una donna anziana di nome Bbyong che però era rimasta li per sbaglio si mise a pregare giorno e notte il dio dell'oceano, Yongwang, affinchè l’aiutasse a scappare.

Anche a Venezia succede la stessa cosa

Alla fine, il dio le apparve in sogno e le disse che al risveglio avrebbe trovato un arcobaleno in mare che avrebbe consentito la fuga. E così fu, da allora il fenomeno dell'acqua che si ritira, si ripete ogni anno e in memoria della donna sono state erette due statue che raffigurano una tigre e un’anziana.

Dominella Trunfio

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Puliamo il Minimondo: a Leolandia riciclo e sostenibilità insegnati ai bambini

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Published in: Eventi & Iniziative

Una vera e propria simulazione del più ampio evento ambientale Puliamo il Mondo, in cui i volontari di tutto il globo rimettono a nuovo i propri territori.

In questa occasione, i bambini provenienti dalle scuole del territorio accompagnati da un gruppo di piccoli ospiti del parco, con tanto di guanti e sacchetti, dovranno ripulire le piazze italiane della storica Minitalia, cosparse per l’occasione da rifiuti di diversi tipi.
Vetro, legno, carta, stoviglie compostabili, plastica e metalli: i piccoli pulitori renderanno lucida un’area di 10mila metri quadri, imparando nel contempo i valori della sostenibilità e del riciclo.

Durante la giornata, inoltre, grandi e piccini potranno cimentarsi in alcuni laboratori dedicati al tema della sostenibilità: Giochi di equilibrio, organizzato in collaborazione con Novamont, nel quale le stoviglie biodegradabili in Mater-Bi, già da anni adottate dal parco, saranno rielaborate creativamente dando vita ad oggetti ludici e musicali come flipper da tavolo, maracas e piatti decorativi. E, in collaborazione con Arjowiggins Graphic, OrigAMI, un laboratorio creativo per scoprire come creare un foglio di carta riciclata e una simpatica attività legata all’antica arte di piegare la carta. Infine, Mettici la faccia, in collaborazione con Ricrea, il consorzio per il riciclo degli imballaggi in acciaio, dove i bambini potranno giocare per trasformare barattoli e confezioni di questo materiale e semi in volti divertenti.

Su Puliamo il Mondo leggi anche:

Per partecipare all’evento è possibile iscriversi a eventi@leolandia.it

Germana Carillo

Acquafaba: cos'è, come si prepara e come usarla al posto delle uova

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Published in: Vegetariano & Vegano

L’acqua di cottura dei ceci non andrebbe mai sprecata, si tratta infatti di un ingrediente che può tornare utile nella preparazione di ricette dolci e salate. E’ perfetta ad esempio per i vegani che sono soliti realizzare piatti privi di derivati animali o per gli intolleranti alle uova, l’acquafaba è infatti un degno sostituto vegetale di questo ingrediente spesso presente nelle comuni ricette.

Cos’è l’acquafaba

Come già detto, l’acquafaba è semplicemente l’acqua di cottura dei ceci o l'acqua di governo, ovvero quella in cui troviamo immersi i legumi quando li acquistiamo già pronti in scatola, in vetro o all'interno di confezioni in Tetra pak. Non molte persone sanno che questa acqua “magica” ha una proprietà molto interessante: si monta! E’ per questo che c’è chi la utilizza come alternativa agli albumi montati a neve.

Si tratta tra l'altro di un ingrediente più leggero rispetto alle uova che si può aggiungere con tranquillità alle ricette che richiedono la presenza di questi derivati animali e adatto anche a chi è allergico. Il primo ad averla sperimentata in pasticceria è stato lo chef francese Joel Roessel, amante della cucina vegan che realizza dolci leggeri e soffici servendosi appunto di acquafaba montata.

Acquafaba, come si prepara Innanzitutto è bene specificare che è consigliabile utilizzare l’acqua di governo dei ceci già pronti (meglio scegliere le varianti in vetro e senza sale) molto ricca in saponine e proteine, difficilmente infatti la giusta concentrazione di queste sostanze si riesce a riprodurre in casa cuocendo da soli i legumi e diventa molto alto dunque il rischio di non riuscire poi nell'intento di montarla.

In alternativa a quella dei ceci si può utilizzare l’acqua di governo dei fagioli bianchi, rossi o neri.

L’acqua dei legumi va montata con l’aiuto di fruste elettriche proprio come si farebbe con i più tradizionali albumi fino a che non si ottiene una consistenza spumosa (di solito occorrono circa 10 minuti). Per ottenere risultati migliori è bene utilizzare acqua dei legumi e ciotola freddi (si possono mettere preventivamente in frigorifero). Se volete smorzare un po’ il retrogusto dei ceci potete aggiungere qualche goccia di succo di limone.

  Secondo Zsu Dever, autrice del libro “Aquafaba. Dall’acqua ‘magica’ dei ceci nasce «l’uovo» senza colesterolo”, a seconda della consistenza che si vuole ottenere e dell’uso che se ne deve fare, si può montare l'acquafaba in 3 modi:

A neve leggera: si deve montare prima a mano per 10 secondi e poi per circa 4 minuti con le fruste elettriche ad una velocità medio bassa. In questo modo la consistenza risulterà appunto più leggera.

A neve media: si monta a velocità medio-alta per circa 10 minuti. La consistenza alla fine risulta più corposa e soffice.

A neve ferma: si monta per almeno 15 minuti (ma anche più a lungo) a velocità medio-alta aggiungendo 2 cucchiai di zucchero semolato. Si ottiene in questo modo un composto ancora più denso.

Acquafaba, come usarla

L’acquafaba montata è un ottimo ingrediente alternativo agli albumi montati a neve, perfetto quindi come variante vegetale in tutte le ricette che prevedono le uova, soprattutto quei dolci che alla fine devono risultare ben lievitati e morbidi.

Occorrono 3 cucchiai di acquafaba in alternativa ad ogni uovo. Per ottenere il risultato migliore è importante però che questa sia montata poco prima di aggiungerla all’impasto.

Per altre alternative alle uova nelle ricette leggi anche:

L’acquafaba ben si presta alla realizzazione di diverse ricette dolci ma anche salate, è nota in particolare la preparazione delle meringhe vegane a base appunto di sola acqua di cottura di ceci, succo di limone e zucchero.

L’acquafaba così com’è non ha un particolare sapore e dunque serve soprattutto a migliorare la consistenza delle diverse preparazioni, a rendere gli impasti e le preparazioni più morbide e spumose. Arricchendola di altri ingredienti può essere utile a realizzare mousse al cioccolato, creme di vario genere e gelati, dolci al cucchiaio, torte ma anche dolcetti più particolari come macarons e waffle.

Apprezzata anche nella preparazione di vari tipi di maionese vegan che si possono poi aromatizzare a piacere con erbe, spezie o altri ingredienti. Qualche cucchiaio di acquafaba si può aggiungere infine alle ricette di omelette, frittate e quiche (anche in versione vegan) che contribuirà a rendere più spumose e morbide.

Ricapitolando potete sperimentare l’acqua faba nella preparazione di:

ma anche in ricette salate come:

Avete mai provato a preparare l’acquafaba? In quali ricette aggiungete acqua dei ceci montata a neve e con che risultati?

Francesca Biagioli

L’auto elettrica made in Puglia che costerà poco più di 10mila euro

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Published in: Auto

Costerà poco più di 10mila euro, la minicar made in Bari - di cui è stato presentato il prototipo alla Fiera del Levante in corso in questi giorni - pare sia già pronta a sorprendere con una buona abitabilità e uno spazio sul portabagagli.

Il quadriciclo “Progetto Ambra” – il nome si ispira al primo materiale conduttore di elettricità scoperto dal greco Talete, l’ambra appunto – è una city car a consumi zero totalmente elettrica, con una batteria da 16kw e un’autonomia di 200km e connessione continua con lo smartphone.

La batteria si ricarica in circa 8 ore, dal momento che ha a bordo un caricabatterie da 2,2 kilowatt.

La produzione potrebbe partire con circa 6mila esemplari nel 2018 per arrivare a 25mila a regime e, secondo indiscrezioni, il prezzo finale dovrebbe aggirarsi attorno ai 10 mila euro. Una bella notizia se si considera che il mercato delle auto elettriche in Italia, anche se lentamente in crescita, è ancora decisamente troppo limitato proprio dai prezzi alti dei veicoli, oltre che dalla limitatezza delle infrastrutture di ricarica e dai tempi lunghi di ricarica.

“Non esiste sul mercato un quadriciclo pesante come il nostro, con le prestazioni offerte – afferma Giovanni Battista Razelli, amministratore delegato della Lcv-Tua Autoworks, società che fa capo al fondo di investimento americano Lcm (Lev Capital Management) – grazie al peso (600 chilogrammi al 100 per cento di alluminio) e al consumo”.

Sulle auto elettriche può interessarti anche:

Una bella soddisfazione, insomma, anche per il mercato del sud Italia, e una nuova speranza di far fiorire qui nuove produzioni mediante il riassorbimento, in questo caso, dei dipendenti dell’ex Om carrelli di Modugno. E non solo: la soluzione ecologica dell’auto elettrica troppo spesso fa a pugni con i prezzi troppo altri. La minicar “Made in Bari” sbaraglierà il mercato?

Germana Carillo

Foto Ansa

Mappate 27 emozioni dell’essere umano

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Published in: Mente & emozioni

Un team dell’University of California – Berkeley ha sfidato il vecchio schema delle emozioni realizzando uno studio che mostra l’esistenza di molte altre sfaccettature del nostro “sentire”. Gli autori, Alan Cowen e Dacher Keltner, si erano posti l’obiettivo di “far luce sulla piena gamma di emozioni che colorano il nostro mondo interiore".

L’esperimento si è basato su un campione di 853 partecipanti divisi in 3 gruppi a cui sono stati mostrati 2185 brevi video senza audio, utili a fargli provare diversi tipi di emozioni. Venivano mostrati sia momenti felici: matrimoni, nascite, rapporti sessuali; così come situazioni difficili o tormentate: morti, calamità naturali, guerre, e tanto altro. Alla fine i partecipanti sono stati invitati a compilare un questionario riguardo a come si erano sentiti durante la visione.

Analizzando i risultati (pubblicati su Pnas), si è evidenziato come le persone abbiano mostrato un campione variegato di sentimenti e stati emotivi. Sulla base di alcuni modelli statistici, gli scienziati hanno poi realizzato una mappa multidimensionale e interattiva che mostra come le emozioni interagiscono tra di loro. Potete vederla qui.

Sembra dunque superata anche la vecchia teoria che ritiene ogni emozione indipendente dalle altre. Al contrario, l’esperimento americano ha mostrato come le 27 emozioni individuate (è probabile però che ve ne siano anche di più) abbiano confini non molto netti ma al contrario sfumati e dunque le persone passino facilmente da uno stato ad un altro.

Analizzando la distribuzione degli stati emozionali riportati, viene confermato quello che forse dentro di noi già sapevamo: le emozioni possono prendere diverse sfumature e sono interconnesse tra di loro.

Ecco quali sono le 27 emozioni classificate:

  • Ammirazione
  • Adorazione
  • Apprezzamento estetico
  • Divertimento
  • Ansia
  • Soggezione
  • Imbarazzo
  • Noia
  • Calma
  • Confusione
  • Voglia
  • Disgusto
  • Dolore empatico
  • Estasi
  • Invidia
  • Eccitazione
  • Paura
  • Orrore
  • Interesse
  • Gioia
  • Nostalgia
  • Romanticismo
  • Tristezza
  • Soddisfazione
  • Desiderio sessuale
  • Simpatia
  • Trionfo

“La nostra speranza è che i nostri risultati aiutino altri scienziati e ingegneri a bloccare in maniera più precisa gli stati emotivi che stanno alla base degli stati d'animo, dell'attività del cervello e dei segnali espressivi, portando a trattamenti psichiatrici migliori, una comprensione della base cerebrale del’'emozione e della tecnologia rispondente alle nostre esigenze emotive” ha dichiarato Cowen

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Quante sono davvero le emozioni dell’essere umano? 27 è un numero sufficiente a rappresentare tutte le sfumature di ciò che proviamo?

Francesca Biagioli

Mercato bio: nasce l'alleanza tra Baule Volante e Fior di Loto

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Published in: Green Economy

Cosa comporterà l’alleanza? Lo sviluppo certo di ottimi prodotti e di materie prime di qualità e un potenziamento del reparto di Ricerca e Sviluppo.

Non è poco se si considera che ciò promuoverà un maggiore controllo dell’intera filiera e una regolare tutela del territorio.

Chi sono le due aziende

Baule Volante è la più giovane delle due. Nata nel 1987 a Bologna, seleziona da sempre le materie prime bio e i produttori. Oggi, l’azienda è un punto di riferimento per il settore bio in Italia e vanta un assortimento di 5.600 prodotti biologici, di cui più di 500 a proprio marchio. La nuova sede è presso l’Interporto Bologna, condivisa con EcorNaturaSì, gruppo di cui l’azienda fa parte.

Fior di Loto è invece stata creata a Torino nel 1972 ed è attualmente presente in circa 5.500 negozi specializzati in alimentazione biologica, erboristerie, farmacie e parafarmacie con oltre 2mila referenze (di cui più di 800 a proprio marchio) che spaziano dai prodotti biologici di base, a quelli specifici per le intolleranze alimentari, alla macrobiotica, fino all’ecobiocosmesi. Fior di Loto, in questi anni, ha investito anche nello sviluppo di proposte a marchio proprio, tra le quali Storie di semi (prodotti a base di grani antichi),GoNuts (semi, frutta secca ed essiccata e superfood), Zer% (prodotti in cui è garantita l’assenza dell’ingrediente – allergene: lattosio, glutine o lievito), Cent% Vegetale (prodotti con ingredienti di origine vegetale) e I Freschi di Fior di Loto (prodotti freschi).

“Questa importante alleanza è stata possibile innanzitutto grazie alla condivisione dei valori che da sempre le due aziende si impegnano a diffondere: la tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente, attraverso il sostegno all’agricoltura biologica, la salvaguardia della biodiversità e la promozione di un consumo consapevole a favore di una economia sana. Forte di questi comuni principi, la nuova partnership si pone l’obiettivo di offrire un servizio sempre più efficiente, un assortimento bio sempre più ampio, valorizzando le singole esperienze e il posizionamento dei due brand, per garantire un futuro di successo al biologico italiano”, ha dichiarato Claudio Fava, Presidente di Baule Volante.

“Questo progetto è per la nostra azienda motivo di orgoglio e soddisfazione. La nuova alleanza promuove infatti un modello imprenditoriale evoluto, che porterà alla conquista di nuove opportunità per due brand, già leader e affermati nel mondo del biologico, che opereranno all’interno un mercato caratterizzato da trend commerciali in costante crescita, grazie anche a una cultura che si sta sempre più diffondendo tra i consumatori”, ha affermato Roberto Maschio, Presidente Fior di Loto.

I numeri del mercato bio

Secondo dati Nielsen-Assobio, tutto il sistema dell’alimentare biologico è in crescita. Nel 2016 il mercato biologico interno nel suo complesso ha totalizzato più di 3 milioni di euro, più 10% rispetto al 2014. Le ultime stime che riguardano le vendite nella grande distribuzione registrano un +16% fino giugno 2017 e una quota del bio di oltre il 3% sul totale delle vendite alimentari (5 volte in più rispetto al 2000). Ma i dati sono buoni anche per quanto riguarda i negozi specializzati: nel 2016 hanno rappresentato il 29% del mercato interno totale del bio, con una crescita del 3,5% rispetto al 2015.

I negozi bio, inoltre, sono passati dai 682 del 1993 ai 1.423 del 2016, e negli ultimi quattro anni sono cresciuti del 12%, quindi a un ritmo contenuto del 3% all’anno.
Nel 2016, poi, sono cresciute del 20% le superfici coltivate e gli operatori. Secondo le elaborazioni effettuate dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, le superfici coltivate con metodo biologico in Italia nel 2016 hanno raggiunto quota 1.795.650, rispetto agli 1,5 milioni del 2015. In termini assoluti, nell’ultimo anno, sono stati convertiti al biologico oltre 300mila nuovi ettari. Crescono anche gli operatori che salgono a 72.154 (+20,3%).

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E i consumatori? Nel 2016 sono aumentate di 1,2 milioni le persone che hanno acquistato almeno in un’occasione un prodotto alimentare biologico, pari al 74% della popolazione, in aumento del 21% rispetto al 2012 (fonte: Consumer Survey Nomisma per ICE-Sana2016). I motivi? La salute, il rispetto dell’ambiente e delle biodiversità. Dei bei passi in avanti se si vuole salvare il Pianeta!

Germana Carillo

La Cina vuole eliminare tutte le auto a benzina e diesel entro il 2020

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Published in: Auto

La decisione di dire addio definitivamente ai veicoli a benzina e diesel è solo una delle ultime tattiche aggressive che la Cina sta mettendo in atto per ridurre gli elevati livelli di inquinamento atmosferico.

Si tratta di una scelta importante, visto che la Cina è il più grande mercato automobilistico mondiale. Solo lo scorso anno, ha venduto 28 milioni di automobili, un terzo degli 88 milioni di veicoli venduti in tutto il mondo.

L'annuncio arriva dal forum dell'industria automobilistica che si è svolto lo scorso fine settimana. Xin Guobin, vice ministro dell'industria e dell'IT, ha dichiarato che il ministero ha iniziato a pianificare una linea temporale per vietare la vendita delle automobili a benzina e diesel e dei veicoli commerciali leggeri. Xin Guobin, ha spiegato:

“Queste misure promuoveranno profondi cambiamenti per l'ambiente e daranno slancio allo sviluppo dell'industria automobilistica cinese. Le imprese dovrebbero cercare di migliorare il livello di risparmio energetico delle auto tradizionali e sviluppare nuovi veicoli”.

La Cina e la mobilità elettrica

Lo scorso anno, il colosso asiatico ha prodotto e venduto più di 28 milioni di veicoli, di questi quelli elettrici venduti sono stati 500.000, oltre il 50% in più rispetto all'anno precedente.

Il governo ha introdotto nel mese di giugno il progetto di un regolamento per obbligare i costruttori di auto a produrre veicoli a motore elettrico entro il 2020 attraverso un complesso sistema di quote. Ciò invoglierà anche i produttori di veicoli stranieri ad aumentare la produzione di automobili elettriche in Cina. Volvo introdurrà la sua prima auto 100% elettrica in Cina nel 2019, mentre Ford commercializzerà il suo primo veicolo ibrido all'inizio del prossimo anno e prevede che il 70% di tutte le sue auto disponibili in Cina entro il 2025 saranno elettriche.

Non solo auto. Anche le infrastrutture dovranno essere adeguate all'ambizioso progetto cinese volto a rendere sostenibile la propria mobilità. Entro quest'anno, nel paese verranno installati anche 800.000 punti di ricarica.

Il paese aveva già realizzato 150.000 punti di ricarica. Ciò ha già consentito agli automobilisti delle grandi città, come Pechino e Shanghai, di avere a disposizione una stazione di ricarica ogni 5 km.

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Non solo Cina

Anche altri paesi hanno deciso di dire addio alle auto più inquinanti. Il Regno Unito, l'Olanda, la Francia e la Norvegia tra qualche anno vieteranno le vendite di auto e furgoni diesel e benzina.

Francesca Mancuso

Ecoltivo: l'orto idroponico per coltivare in casa dentro una...scatola

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Published in: Orto & Giardino

Piccoli ortaggi, spezie e fiori: all’interno di una “scotoletta” ci sono semi e fertilizzante. Quello che bisognerà fare è semplicemente avviare il processo aggiungendo acqua nel piccolo serbatoio, mentre, quanto a semina e annaffiature, Ecoltivo fa il resto.

Un’idea che ha letteralmente conquistato il pubblico del Sana di Bologna 2017, dove Ecocoltivo è stato presentato ufficialmente ed è stato eletto miglior prodotto nell'area Green Lifestyle.

Com’è fatto Ecoltivo

Si tratta di un orto idroponico pre-seminato, pre-fertilizzato e biologico. Il coltivatore non contiene terra al (soiless) e le piante crescono su un substrato immerso in acqua, che rende subito disponibili tutti i nutrimenti necessari per una crescita rigogliosa, senza cure ulteriori.

È un coltivatore adatto per ambienti dove la pulizia è importante come cucine, ristoranti, scuole, uffici, studi medici: sarà infatti sufficiente un piccolo spazio in cucina o su un davanzale, per ottenere verdure fresche a Km0 in ogni momento dell’anno.

Ecoltivo è disponibile in 7 varietà di piante alimentari ed è possibile scegliere di coltivare comodamente a casa:

  • basilico
  • misticanza di lattughe
  • lattuga bionda ricciolina
  • lattuga bionda a foglia liscia
  • lattuga rossa a foglia riccia da taglio
  • peperoncino Etna
  • nepeta cataria (erba gatta)
Come funziona Ecoltivo

Il funzionamento è tanto semplice quanto innovativo, seguendo solo alcune semplici istruzioni:

  • disporre Ecoltivo in una zona piana, lontana da fonti di calore, in cui possa ricevere un’adeguata quantità di luce solare
  • non rimuovere gli adesivi sul coltivatore per non compromettere il corretto funzionamento
  • spingere la linguetta con scritto “livello acqua max” nel serbatoio
  • riempire il serbatoio utilizzando acqua a temperatura ambiente facendo attenzione a non superare il livello massimo di acqua
  • al primo utilizzo, ripetere l’operazione precedente fino a far rimanere il livello dell’acqua stabile sulla linea azzurra
  • in base alla tipologia di Ecoltivo scelta, i semi germoglieranno dopo qualche giorno o dopo qualche settimana
  • controllare che l’acqua all’interno del serbatoio non si esaurisca, nel qual caso aggiungerne in modo che il serbatoio contenga sempre almeno 1 centimetro di acqua

Il vostro orto sul balcone sarà pronto e per le aziende che vogliano mostrare la loro attenzione verso l'ambiente, Ecoltivo potrebbe rappresentare il gadget istituzionale ideale da distribuire in occasioni ufficiali, come  eventi e fiere mirati allo sviluppo e all’innovazione, con tanto di etichetta personalizzata.

Germana Carillo

I cambiamenti climatici stanno facendo scomparire anche i parassiti. Ma non è affatto una cosa buona

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Published in: Natura & Biodiversità

Lo rivela un nuovo studio condotto dagli scienziati dell'Università della California, Berkeley, secondo i quali un terzo dell'attuale popolazione potrebbe essere eliminata entro il 2070, con gravi conseguenze per la Terra e i suoi abitanti. Fino ad oggi, tali creature erano rimaste fuori dagli studi sui cambiamenti climatici.

Lombrichi,  zecche, pidocchi e pulci sono molto temuti per le malattie che causano, ma gli scienziati sostengono che tali creature svolgono anche un ruolo vitale per gli ecosistemi. Essi aiutano a controllare le popolazioni della fauna selvatica e a salvaguardare le catene alimentari.

Poiché molti parassiti hanno cicli di vita complessi che implicano il passaggio attraverso diverse specie ospitanti, la loro diversità può essere considerata il segno di un ecosistema sano, come ha spiegato Anna J. Phillips, curatore della Collezione Nazionale dei Parassiti del Museo di Storia Nazionale della Smithsonian Institution negli Stati Uniti. Secondo Phillips, la presenza di parassiti è un buon indicatore che l'ecosistema è stabile, dice.

La loro drastica riduzione, e alla lunga l'estinzione, potrebbero generare invasioni imprevedibili dei parassiti sopravvissuti in nuove aree, a danno della fauna selvatica e degli esseri umani, dando un “contributo significativo” alla sesta estinzione di massa già in corso sulla Terra.

La ricerca, pubblicata su Science Advances, ha esaminato quelli presenti presso il Museo di Storia Nazionale della Smithsonian Institution negli Stati Uniti per mappare la distribuzione globale di 457 parassiti. Gli scienziati hanno poi applicato una serie di modelli climatici e scenari futuri e hanno scoperto che il 10% degli habitat attuali entro il 2070 potrebbe non essere più adatto per i parassiti e le estinzioni aumenterebbero di un terzo includendo anche la perdita delle specie ospitanti.

“È un numero enorme”, ha detto Colin Carlson all'Università della California, Berkeley, che ha guidato lo studio.“I parassiti sembrano uno dei gruppi più minacciati sulla Terra".

Nonostante i tassi di estinzione locali elevati, alcuni parassiti potrebbero aumentare in alcuni luoghi, perché le specie minacciate dai cambiamenti climatici invaderebbero gli ecosistemi temperati e sostituirebbero le specie autoctone con conseguenze ecologiche imprevedibili, è la conclusione a cui è arrivato lo studio.

All'apparenza sembrano meno importanti di alti animali ma la loro presenza è fondamentale per garantire gli equilibri delicati della vita sulla Terra.

Francesca Mancuso

Lo straordinario salvataggio di due lamantini spiaggiati per colpa dell'uragano Irma (VIDEO)

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Published in: Animali

 Sono immagini surreali quelle che circolando sul web e mostrano le conseguenze dell’uragano Irma che sta mettendo a dura prova gli Stati Uniti.

Parecchi sono gli sfollati, ma anche gli animali non sono esenti da questa tragica calamità naturale. L’oceano si è ritirato nelle coste delle Florida e i lamantini, anche detti mucche del mare, sono rimasti spiaggiati tra fango e sabbia.

Il lamantino, nonostante il suo corpo massiccio è un mammifero pacifico che nuota aggraziato nei fiumi e nelle acque costiere e a volte si avvicina può capitare che si avvicini troppo alla riva. Ad accorgersi che qualche esemplare era rimasto infangato e insabbiato sono stati alcuni residenti della zona.

Manatees stranded in Sarasota. #Irma storm surge sucked the water away. Man who took these gave us permission to use.,So Sad @ActionNewsJax pic.twitter.com/8JaMj58qxH

— Paige Kelton (@PaigeANjax) 10 settembre 2017

Manatee stranded by #Irma People coming to the rescue when the waters receded in Sarasota. @ActionNewsJax #HurrcaneIrma pic.twitter.com/UTcUiH3wl3

— Paige Kelton (@PaigeANjax) 10 settembre 2017

Nonostante il pericolo, gli abitanti si sono immediatamente mobilitati per soccorrere i due lamantini sofferenti e immobilizzati. Come si vede da queste immagini, i mammiferi sono stati fatti rotolare su teloni versi e rimessi in mare, laddove si era sicuri che potessero ritornare a nuotare.

 

Un bellissimo gesto coraggioso e una gran fatica visto il peso dei due lamantini e le condizioni precari, ma ne è valsa la pena!

Dominella Trunfio

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Condividere con il cane la camera da letto migliora la qualità del sonno

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Published in: Cani, Gatti & co.

Riposarsi bene e per il giusto numero di ore è fondamentale per ricaricare le proprie energie psicofisiche e svolgere così al meglio tutte le attività previste per il giorno successivo. Per tanti motivi, però, non sempre si riesce a godere di un sonno davvero ristoratore. Uno di questi potrebbe essere avere un cane nella propria stanza? Sembrerebbe proprio di no…

A chi dorme con i propri animali domestici capita spesso di sentirsi dire che non dovrebbe farlo per ragioni di igiene, di disturbo al riposo e altro. In realtà una nuova ricerca ha messo in luce l'esatto contrario: tra i vantaggi da non sottovalutare che riscontra proprio chi è abituato a condividere la camera da letto con il cane di famiglia c'è la possibilità di riposarsi meglio e più a lungo.

Per arrivare a questo risultato gli esperti hanno esaminato per 5 mesi un gruppo di 40 adulti sani senza disturbi del sonno, tutti erano proprietari di cani ma non tutti condividevano con i loro amici a 4 zampe il letto o almeno la stanza. Lo scopo della ricerca era di valutare la qualità del sonno in base alle loro sistemazioni di notte.

Mentre dormivano, sia i partecipanti umani che gli animali indossavano alcuni dispositivi in grado di tracciare i loro modelli di sonno.

Dopo aver analizzato i risultati, i ricercatori si sono trovati di fronte al fatto che, coloro che tenevano i propri cani nella camera da letto, sperimentavano una migliore qualità del sonno rispetto a quelli che non lo facevano. La stessa stanza non vuol dire però anche lo stesso letto. I benefici si riscontravano infatti solo in coloro che condividevano la camera, quando invece "Fido" si infilava sotto le coperte il sonno risultava più disturbato.

Così ha commentato i risultati Lois Krahn, autore principale dello studio:

"La maggior parte delle persone crede che avere animali domestici in camera da letto sia un disturbo. Abbiamo scoperto invece che molte persone trovano confortevole e provano un senso di sicurezza quando dormono con i propri animali".

Per migliorare il vostro riposo notturno provate anche:

Sembra dunque che la presenza di un cane in camera da letto, indipendentemente dalla tipologia e dalla grandezza, non disturbi il sonno, come era stato precedentemente ipotizzato, ma al contrario lo migliori.

Avete sperimentato la cosa? Siete d’accordo?

Francesca Biagioli

Bioplastica dalla canapa prodotta dagli scarti agricoli, l'idea vincente di due ragazzi siciliani

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Published in: Green Economy

La startup  è presente all'evento grazie a Alt3rlab, la sezione distaccata di Kanèsis in Sud America. Un modo per rilanciare l'idea di consumare meno materie prime, avere processi produttivi performanti, produrre meno rifiuti e riciclare gli scarti. In una sola parola, promuovere l'economia circolare che conviene all’imprese e fa bene all’ambiente.

Kanèsis, crasi tra la parola canapa e il termine greco κίνησις (kinesis), ossia ‘movimento’ è stata fondata, dopo anni di ricerca e sperimentazione, nel 2015 da Giovanni Milazzo e Antonio Caruso.

L’Hempbioplastic (Hbp), dalla parola hemp che in inglese significa canapa, è una bioplastica formata appunto dagli scarti della filiera, nata con l’ambiziosa mission di sostituire i materiali plastici petrolchimici con quelli di derivazione vegetale.

Come si legge sul sito:

“Ispirandosi ai principi della chemiurgia, Kanèsis ha così avviato la progettazione e lo sviluppo di prodotti industriali di derivazione naturale, costruendo un legame tra il settore primario e secondario. Un rapporto necessario nell’ottica di una ristrutturazione del sistema di approvvigionamento industriale dove le eccedenze, utilizzate al meglio, diventano funzionali alle esigenze dell’industria moderna”.


Nascono così i “termoplastici speciali”, ovvero prodotti ricavati dagli scarti delle diverse filiere agricole locali, come il filamento per stampa 3D lanciato in primo momento su Kickstarter. Secondo gli startupper , rispetto alla bioplastica tradizionale l’Hbp è più leggera e ha una resistenza alla trazione migliorata del 30%, nonché un costo inferiore.

Senza dimenticare che il materiale è totalmente made in Italy e oggi quello che realizzano va dagli occhiali quasi interamente in bioplastica a base di canapa utilizzando la stampa 3d fino a progetti con università straniere e aziende estere.

I mille utilizzi della canapa:

E gli impieghi sono i più disparati soprattutto grazie al fatto che potrebbe essere impiegata in ogni trasformazione industriale che oggi utilizza derivati del petrolio senza cambi sostanziali né nei macchinari né nelle lavorazioni. 

Dominella Trunfio

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