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Ravanelli: proprietà, benefici, come cucinarli e come coltivarli

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Published in: Alimentazione & Salute

Il nome “ravanello” deriva da raphys (rapa), legato al latino raphanus. Anche in lingua persiana “rafe” significa “apparizione rapida”, in riferimento alla veloce germinazione dei semi di ravanello.

Di questi ortaggi si mangia soprattutto la radice e ne esistono di diversi, distinti in base al colore.

Il periodo migliore per la raccolta è da aprile a luglio ma si trovano in commercio tutto l’anno grazie alle coltivazioni in serra.

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Storia

Il Raphanus sativus, appartenente alla famiglia delle Crucifere, ha avuto origine oltre 3mila in Asia Orientale, soprattutto in Cina e in Giappone. E proprio qui ci sono alcuni tipi di ravanelli che possono arrivare anche ai 50 chili di peso. Secondo i botanici, il ravanello propriamente detto sarebbe il Raphanus sativus var. niger Miller, o Ramolaccio o Radici d’inverno, che ha radice globosa o allungata e un particolare colore nerastro.

Le varietà conosciute e coltivate nel nostro paese, invece, sono piccole quanto una ciliegia: quella che più troviamo è la radicola, con radice piccola, tonda e rossa.

Le caratteristiche di questo ortaggio sono il suo sapore leggermente piccante e pungente e la croccantezza.

Le proprietà dei ravanelli

Il ravanello è praticamente ipocalorico, perché apporta solamente 11Kcal per 100 grammi. È un ortaggio ricchissimo di acqua, che lo costituisce per il 95,6% in peso, ma ha dalle elevate quantità di vitamine del gruppo B, di acido ascorbico (vitamina C) e sali minerali, assorbiti dal terreno, e di ferro, fosforo calcio e acido folico.

I ravanelli hanno proprietà diuretiche e depurative, conciliano il sonno e il rilassamento dei muscoli e del sistema nervoso. Sotto forma di infusi e decotti, sono un ottimo sedativo della tosse e sono utili contro le infezioni delle vie respiratorie. I semi di ravanello, infine, sono un blando lassativo.

Calorie e valori nutrizionali dei ravanelli

(Fonte)

100 g di ravanelli contengono 11 kcal / 45 kj
Acqua 95,6 g
Carboidrati 1,8 g
Zuccheri 1,8 g
Proteine 0,8 g
Grassi 0,1 g
Colesterolo 0 g
Fibre 1,3 g
Sodio 59 mg
Potassio 240 mg
Ferro 0,9 mg
Calcio 39 mg
Fosforo 29 mg
Vitamina B1 0,03 mg
Vitamina B2 0,02 mg
Vitamina B3 0,4 mg
Vitamina A tracce
Vitamina C 18 mg

I benefici dei ravanelli

I benefici terapeutici dei ravanelli sono molto sfruttati nel campo fitoterapico. Se nell’antichità il succo di ravanello era un rimedio contro la febbre e nella medicina orientale il ravanello era impiegato contro ulcerazioni cutanee, gonfiori e affezioni della pelle, oggi di questo ortaggio sono accertate parecchie proprietà curative.

Ricapitolando, tra le principali funzioni si annoverano:

  • antispasmo
  • antielmintica, il ravanello può essere utilizzato anche per eliminare parassiti e vermi
  • antisettica-antibatterica
  • diuretica e astringente, il ravanello, se consumato frequentemente, è in grado di limitare la secrezione dei liquidi
  • depurativa
  • antiscorbutica, per la presenza di vitamina C
  • stimolante della digestione
  • lassativa, semi mescolati all’acqua stimolano il transito intestinale

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I ravanelli in cucina

In Italia usiamo mangiare i ravanelli soprattutto a crudo, in insalata o in pinzimonio.
Per mantenere la radice ben croccante, immergete i ravanelli in abbondante acqua fredda per qualche ora, così facendo saranno ottimi anche in una pasta fredda estiva con altre verdure a crudo.

Un modo sfizioso e divertente soprattutto per i bambini è quello di preparare delle Chips di ravanello: affettate a rondelle sottili, condite con olio, sale, pepe o spezie e infornateli tra due fogli di carta da forno fino a quando non saranno croccanti.

Della pianta dei ravanelli possono essere utilizzate anche le foglie: dopo la bollitura, provate a consumarle con un goccio di olio e un pizzico di sale oppure mescolatele al posto degli spinaci per una frittata o una zuppa. Buone anche con le patate, le foglie di ravanello si prestano anche a deliziose crocchette.

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La coltivazione dei ravanelli

l ravanello si adatta a molti tipi di terreno, ma preferisce quelli ricchi di sostanze organiche, calcarei e irrigui, e il suo sapore più o meno piccante dipenderà proprio dall’umidità del terriccio oltre che dal periodo della raccolta.

La semina dei ravanelli può avvenire da febbraio a ottobre, in ogni caso è meglio evitare i mesi più freddi dell’anno.

Per coltivare i ravanelli in vaso seguite tutti i nostri consigli.

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Germana Carillo

Fusione nucleare: sarà a Frascati il centro di ricerca sperimentale dell'energia pulita e illimitata

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Published in: Energie rinnovabili

È quanto ha stabilito il Consiglio di Amministrazione dell’ENEA, che ha approvato la Relazione conclusiva con la graduatoria finale delle nove località, sulla base dei requisiti tecnici, economici ed ambientali richiesti.

La Divertor Tokamak Test facility (DTT), il Centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla fusione nucleare sarà ospitato nel sito di Frascati (Roma). È quanto ha stabilito il Consiglio di Amministrazione dell’ENEA, che ha approvato la Relazione conclusiva con la graduatoria finale delle nove località, sulla base dei requisiti tecnici, economici ed ambientali richiesti.

L’avvio dei lavori della DTT è atteso entro il 30 novembre 2018, con la previsione di concluderli in sette anni; saranno coinvolte oltre 1500 persone di cui 500 direttamente e altre 1000 nell’indotto con un ritorno stimato di 2 miliardi di euro, a fronte di un investimento di  circa 500 milioni di euro.

Il progetto DTT e la fusione nucleare

La fusione, processo opposto alla fissione nucleare, si propone di riprodurre il meccanismo fisico che alimenta le stelle per ottenere energia rinnovabile, sicura, economicamente competitiva, in grado di sostituire i combustibili fossili e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione.

La DTT nasce per fornire risposte scientifiche e tecnologiche ad alcune problematiche particolarmente complesse del processo di fusione (come la gestione di temperature elevatissime) e si pone quale “anello” di collegamento tra i  grandi progetti internazionali ITER[2] e DEMO, il reattore che dopo il 2050 dovrà produrre energia elettrica da fusione nucleare.

Ideata dall’ENEA in collaborazione con CNR, INFN, Consorzio RFX, CREATE e alcune tra le più prestigiose università italiane,  la DTT sarà un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio 5, all’interno del quale saranno confinati 33 metri cubi di plasma con un’intensità di corrente di 6 milioni di Ampere (pari alla corrente di sei milioni di lampade) e un carico termico sui materiali fino a 50 milioni di watt per metro quadrato (oltre due volte la potenza di un razzo al decollo).Il plasma lavorerà a oltre 100 milioni di gradi mentre gli oltre 40 km di cavi superconduttori di niobio, stagno, titanio distanti solo poche decine di centimetri, saranno a 269 °C sotto zero.

Bersaglio di tutta la sorgente di potenza, il divertore, elemento chiave del tokamak e il più sollecitato dalle altissime potenze, composto di tungsteno o metalli liquidi, rimuovibili grazie a sistemi altamente innovativi di remote handling.

“DTT rappresenta una grande sfida tecnologica per il nostro Paese che potrà generare un giro d’affari di 2 miliardi di euro e riqualificare il tessuto industriale nazionale”, ha dichiarato Flavio Crisanti, Responsabile scientifico del progetto.

E' questo, dunque, i futuro dell'energia: su larga scala nella seconda metà del secolo, dicono gli esperti.

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Roberta Ragni

Dieta detox da Facebook: staccare per 5 giorni diminuisce lo stresse e aumenta la felicità

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Published in: Social & Web

Un nuovo studio dell’Università del Queensland, in Australia, e dell’Australian Catholic University, ha di fatti esaminato l’impatto di Facebook sullo stress e su altri aspetti della salute mentale, mostrando che il tempo trascorso in eccesso sul social può causare nervosismo. Per questo motivo, prendere pause di tanto in tanto di almeno 5 giorni potrebbe aiutare a migliorare il benessere.

L’impatto di Facebook sulla salute fisica e mentale è stato molto studiato negli ultimi anni, ma molti dei suoi effetti sul nostro benessere mentale sono ancora poco conosciuti.

Lo studio è stato pubblicato sull’ultimo numero di The Journal of Social Psychology e mira a far comprendere che potrebbero esserci più vantaggi nell’eliminare un account Facebook che “tentare” proteggere i dati privati. Anche se, pare che dopo un periodo di astinenza di cinque giorni, il benessere generale percepito non ne tragga vantaggio.

I ricercatori hanno reclutato 138 partecipanti, 51 uomini e 87 donne, di età compresa tra i 18 e i 40 anni e tutti utilizzatori abituali di Facebook. Metà dei partecipanti ha rinunciato al social per cinque giorni, mentre gli altri hanno fatto da "gruppo di controllo" continuando normalmente a navigare. Nel primo gruppo al termine del periodo si è visto un calo dei livelli di cortisolo, l'ormone associato allo stress, ma la percezione di benessere e di soddisfazione per la propria vita ne avrebbe risentito. Il livello dell’ormone dello stress era invece rimasto invariato negli altri, ma la qualità di vita non ne aveva perso affatto.

“Anche se i partecipanti allo studio hanno mostrato un miglioramento nello stress fisiologico - spiega Eric Vanman, autore principale - hanno anche riferito un minore senso di benessere, dichiarando di non vedere l’ora di tornare a usare il social network. Questo studio comunque ci dice che uno stop di pochi giorni nell'uso di Facebook può migliorare lo stress, almeno a breve termine”.

Un contentino? Può essere, ma vero è – ahinoi – che se ci disconnettiamo già solo per qualche ora andiamo in tilt, considerando l’essere online come l’unico modo per trovare posto in mezzo agli altri. Quella della dipendenza da smartphone e da social è un problema più complesso di quanto ancora non siamo stati in grado di capire, che diventa “mostro” da debellare quando cominciamo a parlare degli adolescenti e dei più giovani.
Siamo sicuri di essere appagati tramite un post? Riprendiamo in mano la vita reale, non lasciamoci travolgere da ciò che sembra più bello, dalla vita che gli altri all’apparenza conducono più felici di noi.

Perché non proviamo a fare lo stesso esperimento che hanno condotto i ricercatori australiani? Una “astinenza” da Facebook sarebbe proprio così devastante?

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Germana Carillo

I procioni zombie che stanno terrorizzando una cittadina negli Usa

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Published in: Animali

A notare il comportamento strano dei procioni è stato per primo Robert Coggeshall che mentre passeggiava con i suoi beagles proprio vicino casa è stato attaccato e rincorso  da uno di loro.

Sappiamo che i procioni difficilmente sonb aggressivi, per indole sono  animali che si spaventano e raramente si avvicinano alle persone. In questo caso,  l’uomo stava tranquillamente giocando con i suoi cani quando ha visto un procione avventarsi verso di lui.

"Si è alzato su due zampe, mostrava i denti e la bava e poi è caduto all’indietro in stato comatoso” ha detto.  

Chiaramente Coggeshall ha capito che c’era qualcosa di strano in tutto ciò, soprattutto perché i procioni oltre a camminare su quattro zampe, sono animali notturni e difficilmente si vedono in pieno giorno. vEssendo anche un fotografo naturalista, il 72enne ha preso la sua macchina fotografica per immortalare questo comportamento insolito che in seguito, è stato segnalato anche da altri residenti alla polizia di Youngstown.

Lo spettacolo non deve essere stato dei migliori, immaginate un procione che con denti affilati e la bava alla bocca che cerca di assalirvi. Ma subito dopo cade in stato comatoso per poi rialzarsi e ricominciare.Coggeshall ha scattato più di 250 foto del procione e le ha poi consegnate alla polizia, secondo cui anche un’altra dozzina di esemplari si sarebbero comportati allo stesso modo.  

Secondo il dipartimento delle risorse naturali dell'Ohio i procioni sono probabilmente infettati dal cimurro, che a volte può essere fatale ed infetta anche i cani non vaccinati, volpi, coyote e puzzole, ma non rappresenta un pericolo per gli esseri umani.

Sarebbe proprio il cimurro a provocare convulsioni, paralisi e contrazioni muscolari che spingono i procioni a stare due zampe. Ma non solo il virus attacca il sistema respiratorio, quello gastrointestinale e nervoso, per questo gli animali infettati non hanno paura e vagano spaesati.

Se la diagnosi verrà confermata, dunque, i procioni che scoprono i denti non lo fanno per attaccare l’uomo, ma perché hanno spasmi  causati dal poco controllo dato dal sistema nervoso.

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Dominella Trunfio

Seggiolini auto: ecco perché andrebbero tenuti contro il senso di marcia fino a 2 anni

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Published in: Speciale bambini

Anche se si vedono ancora troppi bambini slegati o non correttamente posizionati sui seggiolini, ormai tutti i genitori dovrebbero sapere quanto importanti si rivelano questi strumenti per salvare la vita dei più piccoli in caso di incidente stradale. Ci si interroga però forse troppo poco sull’importanza del “verso” in cui deve essere montato il seggiolino. Ora dei ricercatori americani hanno rilanciato l'attenzione su come un seggiolino rivolto verso la parte finale dell’auto e montato sui sedili posteriori sia maggiormente efficace nel proteggere i bambini dalle collisioni che avvengono da dietro oltre che a diminuire i rischi in caso di incidenti frontali e laterali.

A dirlo è un team della Ohio State University Wexner Medical Center, i cui risultati colmano le lacune di conoscenza in merito al fatto che i seggiolini auto orientati all'indietro siano in grado di proteggere meglio dagli urti posteriori, che rappresentano più del 25% di tutti gli incidenti.

Julie Mansfield e i suoi collaboratori hanno condotto dei test di collisione su più seggiolini montati contro il senso di marcia. Sono stati utilizzati dei manichini in modo da studiare gli effetti delle varie caratteristiche dei dispositivi in caso di incidente. I ricercatori hanno scoperto che, se usati correttamente e posizionati in questo modo, i seggiolini erano efficaci perché controllavano il movimento del bambino e assorbivano l'energia generata dall'impatto.

Sono stati infatti in grado di mantenere la testa, il collo e la spina dorsale del bambino ben allineati e supportati durante l'urto posteriore.

"Anche se il bambino si trova nella direzione dell'impatto, ciò non significa che un seggiolino per auto non faccia il suo lavoro. Ha molte caratteristiche e meccanismi diversi per assorbire quell'energia di schianto e proteggere il bambino" ha dichiarato la dottoressa Mansfield.

In seguito a questa ricerca, gli esperti raccomandano che i bambini viaggino sul sedile posteriore con un seggiolino orientato all’indietro fino ai 2 anni in quanto:

“E’ in grado di sostenere la testa, il collo e la colonna vertebrale del bambino e protegge le regioni corporee più vulnerabili. Queste regioni sono particolarmente vulnerabili nei neonati e nei bambini più piccoli la cui colonna vertebrale e vertebre non sono ancora fuse e completamente sviluppate”.

In realtà non è questo il primo studio che è arrivato a questa conclusione. Già nel 2007 una ricerca pubblicata su Injury Prevention aveva rilevato che i bambini posizionati nei seggiolini sui sedili anteriori e rivolti verso il senso di marcia avevano maggiori probabilità di essere feriti in modo significativo in caso di incidenti frontali e di impatto laterale rispetto a quelli posizionati sui sedili posteriori della vettura.

Un altro studio, pubblicato nel 2015 sul Journal of Traffic Injury Prevention, aveva invece evidenziato come i bambini posizionati nei sedili posteriori ma rivolti verso il senso di marcia avevano più probabilità di sbattere la testa durante gli scontri. Tuttavia non si era arrivati alla conclusione che questi posti erano insicuri ma solo che dovevano essere resi più sicuri.

La dottoressa Mansfield ricorda anche a tutti i genitori l’importanza di seguire le linee guida raccomandate sul tipo corretto di seggiolino auto per altezza, peso ed età del bambino.

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Francesca Biagioli

Foto copertina

PlusMe: il cuscino interattivo a forma di panda i bambini con autismo

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Published in: Speciale bambini

Il cuscino è stato realizzato all’interno del progetto “+me: motivating children with Autism Spectrum Disorders to interact socially through the use of Transitional Wearable Companions” sviluppato presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizion (ISTC-CNR), dal gruppo di ricerca Locen, con la collaborazione dei terapisti del centro di riabilitazione INI e dei ricercatori dell’Istituto di Neuropsichiatria Infantile dell'Università di Roma “Sapienza”.

Cos'ha di speciale? Il cuscino viene indossato attorno al collo. La sua forma e la sua consistenza sono state appositamente pensate per suscitare un attaccamento emozionale, attraverso un contatto fisico rassicurante e confortevole. Quando il bambino accarezza PlusMe sulle zampe, il cuscino emette luci colorate e brevi suoni o musiche, in baso al punto in cui viene toccato. Si tratta di stimoli percepiti come gratificanti per i bambini e capaci di attirare la loro attenzione.

Attraverso il tablet di controllo si possono selezionare varie combinazioni di luci colorate e suoni. Le risposte di +me possono anche essere mediate da un adulto, dal terapista o dal genitore, a seconda delle reazioni del bambino, attraverso un'app, attivando ad esempio suoni e colori più gratificanti e rimuovendo quelli meno graditi.

“Il terapista può creare, attraverso +me e la sua app di controllo, numerose attività, adattando le risposte di +me al tipo di bambino oggetto della terapia. Questa è l’idea chiave alla base del progetto: il controllo di +me è condiviso tra bambino e terapista: il primo attiva le risposte di +me, attraverso tocchi e carezze sulle zampe, il secondo le media attraverso il tablet di controllo. Se il bambino vuole ottenere un schema di luci e suoni particolarmente gradito, deve interagire col terapista. Questo modello comportamentale potenzialmente può favorire, supportare, rinforzare lo sviluppo di abilità sociali di base, come il contatto occhi-viso (“eye-contact”), le richieste di scambio interpersonale (“social referencing”), l’attenzione condivisa (“joint-attention”)” spiega il team.

Il cuscino è stato testato per la prima volta a febbraio del 2017 su un campione di bambini a sviluppo tipico di età compresa tra i 10 e 34 mesi per osservare il loro comportamento. I risultati ottenuti verranno confrontati con quelli di un'altra ricerca che si svolgerà nel corso di questo mese e che coinvolgerà un campione di bambini con Disturbi dello Spettro Autistico.

+me device: functional features from valerio.sperati@istc.cnr.it<;/a> on Vimeo.

Intanto ieri 4 aprile è partita una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo per finanziare il progetto.

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Francesca Mancuso

Istinto materno: esiste davvero, ecco come si genera nel cervello

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Published in: Mente & Emozioni

È la stupefacente scoperta di alcuni ricercatori della Nyu School of Medicine, che hanno mostrato per la prima volta con esattezza come viene generato l’istinto materno nel cervello dei mammiferi, “fotografandolo” nel vero senso della parola.

Uno studio – riportato dalla rivista Neuron – grazie al quale si scopre come quella “virtù” di cui sono dotate parecchie donne non è altro che il prodotto di una serie specifica di segnali a livello delle cellule cerebrali che producono dopamina.

La dopamina è un importante neurotrasmettitore, cioè una di quelle sostanze chimiche che consentono alle cellule del sistema nervoso, i neuroni, di comunicare tra loro. Ha una funzione di controllo sul movimento, sulla sensazione di piacere, sulla ricompensa, sulla produzione di prolattina, sulla cosiddetta memoria di lavoro, sui meccanismi di regolazione del sonno, sulla capacità di attenzione e su alcune facoltà cognitive.

Per arrivare ai loro importanti risultati, gli studiosi hanno focalizzato l'attenzione su una regione cerebrale vicina alla parte anteriore del cervello, la cosiddetta “area preottica mediale”. Secondo i test, tra i milioni di cellule che si trovano in questa area del cervello, le poche che possedevano una proteina di segnalazione sulla loro superficie (“espressione alfa”) del recettore degli estrogeni (Mpoa Esr1) erano le più attive nel momento di interazione madre/figlio.

Lo studio ha inoltre individuato altre zone del cervello che supportano questo comportamento istintivo, trovando assoni delle cellule nervose Esr1 in un'altra regione del cervello, l'area tegmentale ventrale. Ora il team ha in programma di studiare quali cambiamenti avvengono nel cervello delle madri nel periodo tra la gravidanza e l'allattamento.

Infine, secondo gli esperti, dal momento che l'evoluzione ha conservato la stessa biochimica nella maggior parte dei mammiferi, i risultati potrebbero aiutare a spiegare anche "i comportamenti materni umani, dall'allattamento al seno al dondolio per addormentare un neonato, e suggerire nuovi modi per aiutare le neomamme che hanno difficoltà a prendersi cura dei loro bambini". 

L'istinto materno, dunque, c'è e si può toccare con mano, attraverso quei segnali precisi del cervello che spingono in un attimo ad abbracciare, coccolare e nutrire il proprio cucciolotto. 

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Germana Carillo

La donna che ogni giorno cura le mucche radioattive di Fukushima

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Published in: Buone pratiche & Case-History

Oltre 20.000 persone vennero uccise dal terremoto, altre 160.000 furono costrette a lasciarsi tutto alle spalle e a fuggire in salvo. Ma gli animali non potevano andare via. L'area più colpita nel 2011 ospitava oltre 3.500 capi di bestiame che divennero noti come le "mucche nucleari di Fukushima" dopo essere state esposte ad alti livelli di radiazioni.

Molte di loro ora sono morte, uccise dalla fame o dal governo. Per impedire che la carne e il latte dei bovini esposti fossero messi sul mercato, fu vietato portare via il bestiame. Le poche mucche sopravvissute si affidano ora alla gentilezza di esseri umani come Tani, così coraggiosi da rischiare la vita per portare loro cibo e acqua.

La donna lavorava in ufficio a Tokyo quando è avvenuta la catastrofe nucleare, 7 anni fa. In una recente intervista rilasciata alla giapponese AbemaTV, Sakiyuki ha detto di essere stata ispirata ad aiutare il bestiame abbandonato dopo aver visto notizie di animali affamati e agricoltori che cercavano di aiutarli nonostante gli avvertimenti del governo di non entrare nella zona di esclusione di Fukushima. “Se non li aiuto, chi lo farà?” si disse.

All'inizio, si recava ogni due giorni da Tokyo alla Prefettura di Fukushima per assicurarsi che le mucche avessero tutto ciò di cui avevano bisogno e fossero in buona salute. C'era ancora molto cibo e acqua a disposizione sul posto allora, ma col passare del tempo, l'acqua divenne scarsa e l'erba divenne l'unica fonte di cibo. Tani allora iniziò a portare loro l'acqua di un vicino fiume ma gli 11 animali ne bevevano tanta, quindi doveva fare diversi viaggi. Anche così, l'acqua era appena sufficiente per un giorno, non per due.

Ben presto divenne chiaro a Sakiyuki che aveva bisogno di dedicare più tempo alle mucche, così ha trovato un posto di lavoro più vicino alla zona di esclusione, e lavora di notte per prendersi cura degli animali durante il giorno. Ora passa quattro ore con le mucche ogni giorno, portando loro acqua e cibo più nutriente rispetto all'erba che cresce intorno all'area.

 

Se fosse possibile, passerebbe ancora più tempo con i suoi amati animali, ma esporsi a livelli pericolosi di radiazioni per più di 4 ore metterebbe seriamente a repentaglio la sua salute. Le 11 mucche si trovano vicino alla città deserta di Okuma, a soli 10 km dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, la fonte delle radiazioni.

Tani Sakiyuki è solo una delle tante persone che rischiano la vita per assicurarsi che gli animali contaminati nell'area di esclusione di Fukushima sopravvivano. Il governo ha iniziato chiedendo ai proprietari il permesso di eutanasia del loro bestiame due giorni dopo il disastroso terremoto del 2011. Molti erano d'accordo e circa 1.500 mucche sarebbero state uccise, ma alcuni rifiutarono e continuarono a prendersi cura degli animali.

Tra questi anche Naoto Matsumura, considerato finora l'ultimo uomo di Fukushima a salvare gli animali. Adesso che conosciamo anche la storia di Tani Sakiyuki sappiamo che non è più da solo.

Uomini e donne coraggiose che non hanno paura di rischiare la propria vita per salvare quella di altre creature.

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Francesca Mancuso

Etichette: da oggi obbligo di indicare stabilimento di produzione e confezionamento

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Published in: Sai cosa compri?


Oggi 5 aprile, entra in vigore il Decreto Legislativo 15 settembre 2017 n. 145, dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2017.

Possiamo parlare di una vera e propria operazione trasparenza che va avanti da anni. Ingredienti, avvertenze, tabelle nutrizionali, simboli e marchi, in una guida vi spiegavamo come leggere le etichette correttamente. Sono sempre di più i consumatori consapevoli che vogliono sapere cosa mettono nel proprio carrello della spesa.

“L’84% ritiene fondamentale conoscere, oltre all’origine degli ingredienti, anche il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione”, spiega la Coldiretti.

Secondo l’associazione, però, sarebbe necessario un ulteriore passo avanti con l’indicazione anche dell’origine degli ingredienti sull’etichetta. 

“Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati all’estero senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare l’origine, come avviene anche per il fiume di 200 milioni di chili di succo di arancia straniero che valica le frontiere e finisce nelle bevande all’insaputa dei consumatori perché l’etichetta non lo dice. Sembra che la scelta d’acquisto, per il 96% dei consumatori, dipenda proprio dall’origine dei cibi", continua.

Cosa cambia nelle etichette

Come dicevamo, da oggi grazie all’entrata in vigore del decreto legislativo già citato, c’è l’obbligo di indicare nell'etichetta degli alimenti la sede e l'indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento. In caso di inadempimento, arrivano anche sanzioni, che vanno da 2mila euro a 15mila euro, per la mancata indicazione della sede dello stabilimento o se non è stato evidenziato quello effettivo nel caso l'impresa disponga di più stabilimenti.

Salvo smaltimento delle scorte dei vecchi lotti, dunque, nei supermercati avremmo etichette trasparenti e a controllare il rispetto della norma e l’applicazione di eventuali sanzioni sarà l’Ispettorato repressione frodi. Ma se per la Coldiretti tutto ciò rappresenta “un freno agli inganni con patria e tricolore in un prodotto su quattro”, secondo il Codacons ci vuole trasparenza soprattutto sulle materie prima.

“Ai consumatori una simile misura servirà a poco o nulla. Un alimento può essere realizzato e confezionato in Italia, ma le sue materie possono provenire tutte da paesi esteri. Ciò che realmente serve è obbligare i produttori ad indicare in etichetta l’origine delle materie prime per tutti gli alimenti in commercio in Italia: solo così sarà possibile fornire adeguate garanzie di trasparenza agli utenti e consentire loro di evitare inganni e raggiri e fare acquisti in piena consapevolezza”, chiosa il presidente di Codacons, Carlo Rienzi.

La campagna #stopcibofalso

Per fermare il falso made in Italy, proteggere la salute, tutelare l’economia e bloccare le speculazioni, la Coldiretti e Fondazione Campagna Amica hanno avviato una mobilitazione popolare dal titolo #stopcibofalso nei confronti dell’Unione Europea.

L’obiettivo della petizione è dare la possibilità a livello europeo di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti, dopo che l’Italia, affiancata anche da Francia, Spagna Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania, ha già adottato decreti nazionali per disciplinarlo in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso. 

Per aderire alla petizione clicca qui

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Dominella Trunfio

Boracay: troppi turisti e l'isola chiude per salvare la barriera corallina

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Published in: Asia

L’anno scorso, Boracay era stata visitata da due milioni di turisti, il perché è molto semplice: mare cristallino, spiagge bianche ricche di conchiglie, alture a picco sul mare e ancora, una vegetazione tropicale e una fauna variegata. Che adesso però sono in pericolo. L’ecosistema ha bisogno di rigenerarsi e per questo, per sei mesi i turisti non saranno ben accetti.

Ad annunciarlo è su Twitter è Harry Roque, portavoce del leader di Manila. Per far si che la natura incontaminata non diventi solo un bel ricordo, è necessario dire basta allo sviluppo edilizio sulla spiaggia e a un sistema fognario che di certo non contribuisce alla qualità dell’acqua del mare.

Bora closed for 6 mos effective 26 April

— Harry Roque (@attyharryroque) 4 aprile 2018

In questo lasso temporale, dunque, saranno installate infrastrutture idonee a preservare il luogo che il presidente Rodrigo Duterte aveva tristemente definito il mese scorso come “una fogna” perché diventato troppo affollato e senza regole.

Poche settimane fa, il ministero per l'ambiente aveva raccomandato la chiusura per un anno, provocando le proteste dei residenti, 17mila dei quali lavorano nel settore turistico. Per adesso i mesi sono sei, ma secondo le istituzioni locali sembrano l’unica alternativa al degrado. 

Prima era un vero e proprio paradiso guardate:

 

Adesso, invece, è veramente complicato persino trovare delle immagini in cui non ci siano turisti, resort o hotel che sovrastano la spiaggia. 

Qualche tempo fa avevamo parlato della possibile chiusura di Maya Bay sull'isola di Phi Phi Leh, ossia la spiaggia resa famosa dal film "The Beach" con Leonardo Di Caprio per la medesima motivazione, ma in quel caso, come abbiamo spiegato nell’articolo, si trattava di una voce di corridoio.

Le isole Phi Phi e Maya Bay restano aperte, mentre il Dipartimento nazionale per la protezione della flora e della fauna selvatica (DNP) della Tailandia inizia il ciclo annuale di chiusura temporanea dei parchi nazionali il mese prossimo, che consente un ringiovanimento naturale durante quasi la metà dell'anno a seconda del programma.

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Dominella Trunfio

Milano: l’area di Expo2015 diventerà Mind: innovazione, università, imprese

BuoneNotizie.it -

Il futuro di Milano ha un nome suggestivo: Mind. La mente, il cervello pulsante della nuova metropoli di scienza e conoscenza. O, traducendo l’acronimo, Milano Innovation District. È il nome deciso per la grande area ex Expo, il Parco della Scienza che ospiterà Human Technopole, il campus scientifico dell’Università Statale, un grande centro ospedaliero come il Galeazzi e gli uffici e i laboratori di una lunga serie di imprese private attive nei settori della ricerca scientifica, medica e farmaceutica, delle life sciences di cui proprio Milano è avanguardia europea…

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Sacchetti bio? Sì, ora è possibile portarsi la sporta da casa nel reparto ortofrutta

GreenMe -

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Il consumatore, dunque, potrà adesso "utilizzare sacchetti di plastica autonomamente reperiti" senza l’obbligo di doverli acquistare nel punto vendita, purché essi siano "idonei a preservare l'integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge".

Ma non solo si potranno "utilizzare contenitori alternativi alle borse di plastica, comunque idonei a contenere alimenti quali frutta e verdura, autonomamente reperito dal consumatore". Quindi ad esempio, contenitori di carta o retine estensibili di cellulosa. "Per talune categorie dei prodotti", la corte stabilisce anche che "il contenitore non sia neppure necessario, fermo restando il primario interesse alla tutela della sicurezza e igiene degli alimenti". 

Automaticamente quindi l’esercizio commerciale non potrà vietare l’introduzione di sacchetti portati da casa.

Dal 1 gennaio i sacchetti bio sono a pagamento

Il dibattito si era aperto dopo l’entrata in vigore della Legge n.123 del 3 agosto 2017 che stabilisce appunto che dal 1 gennaio 2018, anche i sacchi leggeri e ultraleggeri (quelli con spessore della singola parete inferiore a 15 micron) con o senza manici usati per il trasporto di merci e prodotti sfusi o come imballaggio primario in gastronomia, macelleria, pescheria, ortofrutta e panetteria, devono essere biodegradabili e compostabili secondo la norma Uni En 13432, con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile di almeno il 40% e devono essere distribuiti esclusivamente a pagamento ad un costo che varia dai 2 ai 3 centesimi.

Cosa che aveva fatto infuriare i consumatori che, presi dalla frenesia del momento, avevano iniziato a pesare il singolo mandarino. In un articolo, vi spiegavamo perché non credere alle numerose notizie o meglio bufale circolate sul web.

Arriva il sacchetto da casa

Una vittoria per le retine riutilizzabili, buste di carta, sporte e sacchetti acquistati autonomamente. Il parere del Consiglio di Stato, reso nell'adunanza del 21 marzo e pubblicato il 29 marzo, sottolinea che bisogna contemperare le esigenze del consumatore con quelle di tutela della sicurezza ed igiene degli alimenti. 

E alla luce di questo, "laddove il consumatore non intenda acquistare il sacchetto ultraleggero commercializzato dall'esercizio commerciale per l'acquisto di frutta e verdura sfusa", è corretto che "possa utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti solo se comunque idonei a preservare l'integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge. In tal caso, richiamando le considerazioni già svolte, non sembra possibile per l'esercizio commerciale vietare tale facoltà".

Su chi debba controllare se il sacchetto introdotto sia idoneo non è ancora chiaro, ma la decisione dei giudici è un punto a favore dell’ambiente perché incentiva il riciclo e combatte l’inquinamento. Senza dimenticare che un’altra alternativa può essere quella di comprare frutta e verdura a km zero o direttamente dal fruttivendolo di fiducia.

La guerra agli imballaggi inutili continua

Ma non solo. Ognuno di noi può fare qualcosa per combattere l’uso smodato della plastica. Ha senso confezionare frutta e verdura che già per natura, grazie alla buccia, hanno una loro protezione? #svestilafrutta è la campagna social che greenMe.it ha lanciare contro l'abuso degli imballaggi in plastica, clicca qui per partecipare.

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Dominella Trunfio

«Il cambiamento vero ci apre gli occhi e ci chiarisce la mente»

Il Cambiamento - feed -

Paolo Ermani si è già incamminato da tempo sulla strada dello scollocamento. E ha incontrato molti compagni di viaggio. Alcuni dei quali hanno dato corpo e vita a un'idea, il PeR, in Umbria, parco delle energie rinnovabili; un progetto autosufficiente dal punto di vista energetico dove si sperimentano e si mettono in pratica le tecnologie alternative anche in un'ottica di nuove professioni. Il 7 e 8 aprile proprio lì ci sarà l'opportunità di capire veramente cosa significa scollocarsi.

Xylella: è davvero nuovo boom di casi?

GreenMe -

Published in: Agricoltura

L'ultimo aggiornamento è stato inviato al servizio nazionale e anche alla commissione europea, riportando i dati fino al 23 marzo 2018. Ed ecco cosa è cambiato.

Durante la campagna 2017-2018 sono stati presi in esame 1.626 chilometri quadrati di territorio nelle fasce di contenimento e cuscinetto con il prelievo e l'analisi di campioni da 169.124 piante. Tra queste, quelle infettate dalla Xylella sono state 3.058 trovate infette.

Un numero leggermente più alto rispetto ai dati provvisori, disponibili al 31 dicembre del 2017 quando gli ulivi infetti erano 2.980 su un totale di 125.345 campioni analizzati. Anche se il numero è cresciuto, in realtà, il tasso di piante infette sul totale di quelle esaminate si è ridotto dal 2,3% all'1,8%. Una magra consolazione ma non si può parlare di boom rispetto allo scorso anno.

Ne sono certi l'assessore all'Agricoltura Leonardo Di Gioia e il direttore del dipartimento Gianluca Nardone che hanno detto: “Il servizio fitosanitario della Regione Puglia precisa che non esiste alcun boom di casi xylella, come dimostrano i dati”.

Eppure i numeri resi noti dall'Ansa, appresi da esperti della Regione Puglia, raccontano un'altra storia, con una crescita più alta rispetto ai 2924 focolai di cui si è avuta notizia il 23 marzo scorso grazie a uno studio reso noto dall'Osservatorio fitosanitario Xylella.

Secondo i dati, gli ulivi colpiti sono il quadruplo rispetto ai 2 mesi precedenti, in crescita rispetto ai 2251 registrati il 7 marzo scorso. Secondo quanto riportato dall'Ansa, nell'ultimo anno di controlli e di monitoraggio della Xylella in Puglia, sono stati esaminati tra i 160 ed i 180 mila campioni. Sono state inoltre abbattute circa 800 piante infette nella zona di contenimento, ossia l'area che taglia in due la regione nel brindisino, dall'Adriatico allo Ionio, dove si eradicano i soli alberi infetti.

In generale, nell'ultimo biennio, a fronte di 325 mila campioni analizzati, è risultato infetto l'1% delle piante. Eppure, stando ai numeri dell'Osservatorio, a marzo i casi sono stati molto più numerosi.

Quali sono le aree con il maggior numero di piante infette? In assoluto gode di questo triste primato la zona tra Oria e Francavilla nel brindisino con oltre 300 ulivi colpiti dalla Xylella.

“Gli ultimi 7 focolai accertati sono quelli di Ostuni (4), Cisternino (2) e Ceglie messapica (1), che hanno portato alla riperimetrazione della zona cuscinetto (tra Fasano, Locorotondo e Cisternino) dove oltre agli alberi infetti si eradicano le piante ospiti entro i 100 metri dal focolaio. A Nord della zona cuscinetto risulta tutto indenne ed i controlli hanno oramai superato la provincia di Bari. La prossima campagna annuale di monitoraggio, che ha un costo tra i 3 ed 3,5 milioni di euro, partirà a breve ed interesserà nuovamente i 1800 km quadrati già due volte monitorati ettaro per ettaro”.

Intanto, questa mattina si è svolta una conferenza stampa indetta dal Comandante Carabinieri Forestali del Comando Puglia, Generale Giuseppe Silletti, nella quale è stata presentata la campagna di prevenzione e controllo della Xylella sul territorio pugliese, cui ha partecipato anche il direttore di Dipartimento regionale Agricoltura, Gianluca Nardone.

L'attività di informazione sarà curata dai Carabinieri forestali ed è volta ad aiutare gli agricoltori colpiti dalla batteriosi, sulla base delle linee guida di riferimento previste dalla Regione in conformità alle decisioni europee.

“L'attività di informazione delle forze dell'ordine consentirà, come auspichiamo, di ridurre al minimo l'impreparazione degli agricoltori che, agendo tempestivamente, potranno evitare completamente le sanzioni che si cumulerebbero ai già tanti danni provocati dalla Xylella. Serve la collaborazione di tutti: ciascuno è colpito nella sua quota dalla batteriosi, dagli effetti che questa ha sulla capacità produttiva delle aziende, e quindi sul reddito. Ma non bisogna dimenticare l'impegno verso la collettività che si esplica anche con lavori agricoli in quelle zone già colpite dalla batteriosi” ha detto l'assessore alle risorse agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia.

Dopo l'attività atività di informazione che fornirà le linee guida di riferimento sia per le aziende colpite dall’emergenza che per le aziende, dal 1° maggio inizierà un’azione repressiva della durata di 45 giorni contro chi non si sarà adeguato.

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Francesca Mancuso

L’isola che vive con l’energia rinnovabile senza fili di Tesla: a Stresa al via al progetto che la renderà autosufficiente

GreenMe -

Published in: Energie rinnovabili

Le isole, soprattutto quelle minori, in determinate posizioni geografiche e caratterizzate da una morfologia particolare, sono considerate vulnerabili ai cambiamenti climatici, soggette ad eventi naturali potenzialmente catastrofici come inondazioni, erosioni, etc.. D’altro canto, essendo territori per così dire “forzatamente limitati” in quanto circondati dalle acque, possono diventare dei “fari per l’innovazione tecnologica” ovvero offrirsi come luogo di sperimentazione di progetti potenzialmente replicabili altrove. A partire dall’energia.

Così nasce l’Isola delle Reti, che mira a rendere l’Isola dei Pescatori completamente autosufficiente energeticamente attraverso un sistema innovativo di produzione dell'energia, ricavata dal moto ondoso, quindi completamente rinnovabile, e distribuita senza fili. Il progetto è stato presentato il 23 marzo dal team di ReS On Network in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Stresa, che ha reso nota la notizia attraverso un comunicato disponibile sulla sua pagina Facebook.

Ma perché proprio l’Isola dei Pescatori? Secondo gli esperti del team, l’isola sposa a pieno la definizione di Infrastruttura Critica, in quanto, data la sua morfologia, è soggetta alle cosiddette “situazioni di crisi” (disastri naturali, erosioni...), e quindi si configura come ideale alla progettazione di attività legate alla prevenzione di queste situazioni.

L’autosufficienza energetica è proprio una delle misure preventive di cui questi territori hanno bisogno, poiché può minimizzare i problemi dovuti all’isolamento a sua volta causato da un disastro naturale. L’Isola delle Reti vuole proprio sviluppare tale sistema, creando un caso studio/pilota replicabile in futuro ad altre realtà simili.

Non è un sogno e non sarebbe la prima volta. “[…] sta già accadendo in altre grandi e piccole isole, che, oggi, dai Mari del Nord all’Oceano Pacifico, sono diventate un cantiere di innovazione energetica – scrive a questo proposito Marco Santarelli di ReS On Network - dimostrando come sia possibile puntare sulle rinnovabili per rispondere a tutti i fabbisogni energetici”.

Anche l’ottenimento di energia dal moto ondoso, parte del progetto, è una tecnologia nota ed è stato oggetto di precedenti sperimentazioni. Di certo ancora non è tutto perfetto, ma non si parte dal nulla e il progetto ha tutte le carte in regola per arrivare al successo.

L’autosufficienza energetica che punta alle rinnovabili è possibile. E i risultati potrebbero arrivare prima di quanto pensiamo.

Roberta De Carolis

Ritirato seggiolino bimbi Minnie Mouse: rischio lesioni per problemi di sicurezza

GreenMe -

Published in: Speciale bambini

L'allarme arriva dalla Francia dove Il Ministero de l'Économie, des Finances, de l'Action et des Comptes publics ha ritirato dal mercato alcuni lotti di seggiolini Minnie Mouse.

Secondo le autorità francesi, i seggiolini per auto Minnie del gruppo 0/1 (0 - 18 kg) potrebbero presentare problemi di tenuta alle cinghie e ciò potrebbe causare il distacco dell'imbracatura.

Di conseguenza, la sicurezza dei bambini non è garantita. Per questo il Ministero invita chi è in possesso di uno di questi seggiolini a verificare se coincide con uno dei lotti richiamati.

In caso di esito positivo, bisogna evitare di utilizzarli immediatamente in auto e restituirli presso l'ipermercato Carrefour in cui sono stati acquistati per ottenere il rimborso.

“Un difetto di cucitura sulle cinghie potrebbe causare il distacco dell'imbracatura. Il bambino non sarebbe più al sicuro sul sedile. Solo i prodotti acquistati dal 20 settembre 2017 e con i numeri di serie D9 2017 405875, D9 2017 405975 sono oggetto di questo richiamo. I numeri di serie si trovano sul retro del seggiolino nella parte inferiore” si legge nell'avviso francese.

E in Italia? Carrefour Italia non ha dato notizia di eventuali richiami simili. Tuttavia, i seggiolini sono acquistabili anche in vari store online. Per sicurezza, se si utilizza proprio uno di questi è meglio controllare il lotto.

La sicurezza in auto è fondamentale, soprattutto quando riguarda i bambini.

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Francesca Mancuso

Tecniche tibetane anti-stress per recuperare energia e calore interiore

GreenMe -

Published in: Salute & Benessere

Si tratta di due esercizi di base che i monaci principianti solitamente eseguono durante le loro pratiche di preparazione spirituale. Si basano su visualizzazioni, respiri e movimenti molto semplici in grado di rilassare il corpo, calmare le emozioni e combattere la tensione psichica. Noi possiamo dunque sperimentarle per eliminare lo stress.

Camminata contro lo stress

I tibetani chiamano "lung-gom" una pratica interessante che include certe posture, respiri energetici e lunghe passeggiate accompagnate da profonda meditazione. I professionisti di questa tecnica sono veri e propri atleti in grado di percorrere velocemente enormi distanze, senza nutrirsi o riposare.

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Noi possiamo sfruttare queste conoscenze praticando gli esercizi di respirazione e la camminata per superare stati di esaurimento acuto o cronico.

I momenti migliori per eseguire questa tecnica sono l’alba e il tramonto e andrebbe praticata per circa 40 minuti. Occorre avere a disposizione un’ampia area per camminare, meglio se boscosa o comunque immersa nella natura. Il terreno dovrebbe essere il più possibile pianeggiante.

Prima di iniziare bisogna sdraiarsi a terra a faccia in su ed eseguire tre serie di dieci respiri profondi portando aria nell’addome. Si continua poi con un’altra serie di 3 respiri portando l’aria al petto, ovvero contraendo l’addome. Dopo questa serie di respirazioni si continua inspirando ed espirando normalmente per 5 minuti.

Subito dopo bisogna rimanere per 10 minuti nella posizione del bambino: ovvero seduti sui talloni con la fronte a terra e le braccia distese su entrambi i lati del corpo continuando a respirare. A questo punto ci si alza dolcemente iniziando a passeggiare.

Durante la camminata bisogna concentrarsi su una bella immagine, un colore o il suono del mantra OM evitando di distrarsi o parlare.

Questo esercizio può essere ripetuto una o due volte alla settimana, per tre mesi.

Ravvivare il fuoco interno

Questa tecnica, nota come tummo, genera molto calore interno e si utilizza in Tibet soprattutto per difendersi dalle basse temperature. Consiste nel generare, attraverso la visualizzazione, una sfera luminosa e calda all’interno del corpo per distribuire poi quel calore in altre zone. 

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Per praticare il seguente esercizio è necessario essere a digiuno.

Bisogna sedersi comodamente a terra in postura meditativa con le gambe incrociate o in alternativa su una sedia con la pianta dei piedi appoggiata sul pavimento e la schiena dritta. Le mani sono sulle ginocchia con i palmi verso il basso.

Respira per 5 minuti in modo che l'aria penetri liberamente attraverso il naso. Visualizza il corpo e immagina che si tratti di un pallone che si gonfia e si svuota e che alla base della colonna vertebrale vi sia una fiamma a forma di mandorla. Mentre il torace accoglie l’aria che entra ed esce alimenterà il fuoco e l’interno apparirà più luminoso occupando tutto lo spazio all'interno del corpo.

Se l'esercizio viene eseguito correttamente si sperimenta un grande calore interno sprigionato in realtà grazie al potere della psiche. 

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Francesca Biagioli

Latte artificiale contaminato da batteri: ecco i lotti ritirati

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Published in: Allerte alimentari

Al suo interno infatti potrebbe esserci il batterio Cronobacter sakazakii. A darne notizia è il Rasff, il sistema europeo per la sicurezza alimentare, che ha richiamato il latte prodotto dall'azienda Metax da numerosi negozi di tutta la Germania ma anche da quelli di Austria, Danimarca, Francia, Italia, Svizzera e Slovenia.

Secondo il risultato di un controllo di routine sulle materie prime è emerso che in alcuni lotti la presenza del batterio non può essere esclusa con assoluta certezza.

Per i bambini con peso alla nascita inferiore a 2500 gr e neonati immunologicamente deboli, esiste il rischio di sviluppare -enterocolite, un'infiammazione dell'intestino tenue e il colon che può provocare gravi complicanze.

I lotti interessati sono i seguenti: Nephea Infant - N/8016-INF con data di scadenza 16/01/2019, N/8038-INF con scadenza 07/02/2019 e NepheaHD Infant - NHD/8061-INF con scadenza il 2/03/2019.

“Il richiamo è a scopo precauzionale per proteggere i bambino” si legge su Apotheke-adhoc.de.

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Francesca Mancuso

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