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La bicicletta non nuoce alla fertilità né alla salute urinaria degli uomini. La conferma

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Published in: Salute & Benessere

Per arrivare ad affermare ciò un team di ricerca dell’Università della California, che ha visto pubblicati i propri risultati sul Journal of Urology, ha confrontato la salute sessuale e urinaria di un gruppo di ciclisti con quella di corridori e nuotatori, atleti che praticano sport in cui non viene specificatamente sollecitata la zona del corpo deputata a queste funzioni.

Sono stati presi a campione 2.774 ciclisti provenienti da Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda insieme a 539 nuotatori e 789 corridori. Si è analizzata e valutata la loro situazione utilizzando una serie di questionari che misuravano la loro salute sessuale e la funzione urinaria.

I ciclisti sono stati divisi in due gruppi in base a quanto andavano in bici: un gruppo a "bassa intensità" di ciclisti regolari e un gruppo ad "alta intensità" che pedalava in media per più di 25 miglia tre giorni alla settimana da due anni o più.

A tutti i partecipanti sono state poste una serie di domande relative alla salute sessuale, problemi alla prostata, infezioni del tratto urinario, intorpidimento genitale e piaghe dovute alla sella. Inoltre è stato chiesto loro quanto spesso andavano in bici, quale sella utilizzavano, l’altezza del manubrio e il tipo di pantaloncini che indossavano mentre pedalavano.

Dopo aver raccolto e confrontato i risultati si è visto che la salute sessuale e la funzione urinaria erano comparabili in tutti e tre i gruppi anche se alcuni ciclisti erano più inclini alla stenosi uretrale, un restringimento dell'uretra. Inoltre non vi era alcuna differenza statisticamente significativa tra i ciclisti ad alta intensità e persone che andavano in bicicletta con minor frequenza.

Si è anche scoperto che la posizione sulla bici influiva sulla probabilità o meno di andare incontro a problemi, ad esempio l'aumento del tempo in piedi mentre si pedalava e una maggiore altezza del manubrio erano associati a minori probabilità di piaghe e intorpidimento genitale.

Gli autori dello studio hanno dunque in sostanza contraddetto quanto riportato da ricerche precedenti che suggerivano come la funzione erettile potesse essere influenzata negativamente proprio dall’andare in bicicletta.

Ecco cosa ha dichiarato Benjamin Breyer del Dipartimento di Urologia dell'Università della California:

"Riteniamo che i risultati saranno incoraggianti per i ciclisti. Il ciclismo offre enormi benefici cardiovascolari e un basso impatto sulle articolazioni. Riteniamo che i benefici per la salute di cui godono i ciclisti che viaggiano in sicurezza superino di gran lunga i rischi per la salute"

In realtà già in passato erano comparse ricerche che scagionavano il ciclismo dagli eventuali problemi che potrebbe comportare alle “parti basse” degli uomini. Vi avevamo parlato dello studio condotto dall’University College di Londra in cui si era analizzato un campione di 5.300 ciclisti (tra i 16 e gli 88 anni) che trascorrevano ogni settimana dalle 3 alle 9 ore in bici. Anche in quell’occasione si era notato che chi trascorreva molte ore in bici non aveva più probabilità di sviluppare problemi di disfunzione erettile o infertilità rispetto ad altri.

La conclusione? Possiamo continuare ad andare in bicicletta tranquillamente dato che i benefici sono decisamente più probabili dei rischi. Ve ne ricordiamo alcuni:

Francesca Biagioli

La bicicletta non nuoce alla fertilità né alla salute urinaria degli uomini. La conferma

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Published in: Salute & Benessere

Per arrivare ad affermare ciò un team di ricerca dell’Università della California, che ha visto pubblicati i propri risultati sul Journal of Urology, ha confrontato la salute sessuale e urinaria di un gruppo di ciclisti con quella di corridori e nuotatori, atleti che praticano sport in cui non viene specificatamente sollecitata la zona del corpo deputata a queste funzioni.

Sono stati presi a campione 2.774 ciclisti provenienti da Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda insieme a 539 nuotatori e 789 corridori. Si è analizzata e valutata la loro situazione utilizzando una serie di questionari che misuravano la loro salute sessuale e la funzione urinaria.

I ciclisti sono stati divisi in due gruppi in base a quanto andavano in bici: un gruppo a "bassa intensità" di ciclisti regolari e un gruppo ad "alta intensità" che pedalava in media per più di 25 miglia tre giorni alla settimana da due anni o più.

A tutti i partecipanti sono state poste una serie di domande relative alla salute sessuale, problemi alla prostata, infezioni del tratto urinario, intorpidimento genitale e piaghe dovute alla sella. Inoltre è stato chiesto loro quanto spesso andavano in bici, quale sella utilizzavano, l’altezza del manubrio e il tipo di pantaloncini che indossavano mentre pedalavano.

Dopo aver raccolto e confrontato i risultati si è visto che la salute sessuale e la funzione urinaria erano comparabili in tutti e tre i gruppi anche se alcuni ciclisti erano più inclini alla stenosi uretrale, un restringimento dell'uretra. Inoltre non vi era alcuna differenza statisticamente significativa tra i ciclisti ad alta intensità e persone che andavano in bicicletta con minor frequenza.

Si è anche scoperto che la posizione sulla bici influiva sulla probabilità o meno di andare incontro a problemi, ad esempio l'aumento del tempo in piedi mentre si pedalava e una maggiore altezza del manubrio erano associati a minori probabilità di piaghe e intorpidimento genitale.

Gli autori dello studio hanno dunque in sostanza contraddetto quanto riportato da ricerche precedenti che suggerivano come la funzione erettile potesse essere influenzata negativamente proprio dall’andare in bicicletta.

Ecco cosa ha dichiarato Benjamin Breyer del Dipartimento di Urologia dell'Università della California:

"Riteniamo che i risultati saranno incoraggianti per i ciclisti. Il ciclismo offre enormi benefici cardiovascolari e un basso impatto sulle articolazioni. Riteniamo che i benefici per la salute di cui godono i ciclisti che viaggiano in sicurezza superino di gran lunga i rischi per la salute"

In realtà già in passato erano comparse ricerche che scagionavano il ciclismo dagli eventuali problemi che potrebbe comportare alle “parti basse” degli uomini. Vi avevamo parlato dello studio condotto dall’University College di Londra in cui si era analizzato un campione di 5.300 ciclisti (tra i 16 e gli 88 anni) che trascorrevano ogni settimana dalle 3 alle 9 ore in bici. Anche in quell’occasione si era notato che chi trascorreva molte ore in bici non aveva più probabilità di sviluppare problemi di disfunzione erettile o infertilità rispetto ad altri.

La conclusione? Possiamo continuare ad andare in bicicletta tranquillamente dato che i benefici sono decisamente più probabili dei rischi. Ve ne ricordiamo alcuni:

Francesca Biagioli

Bonus papà 2018: novità, requisiti e come richiedere il congedo

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Published in: Speciale bambini

Cos'è il bonus papà 2018 (obbligatorio e facoltativo)

Si tratta di un'agevolazione che riguarda il avoratore dipendente alla nascita di un nuovo figlio ma anche in cado di adozione e affidamento. Questo bonus dunque rientra nel nuovo congedo paternità INPS ma si distingue in due tipologie: il congedo di paternità obbligatorio e il congedo di. paternità facoltativo. Nel primo caso, dal 2018, il bonus papà è pari 4 giorni.

Secondo quanto spiega l'Inps, il congedo obbligatorio è fruibile dal padre entro il quinto mese di vita del bambino o dall’ingresso in famiglia/Italia in caso di adozioni o affidamenti nazionali/internazionali, sia durante il congedo di maternità della madre lavoratrice o successivamente purché entro i 5 mesi.

"Tale congedo si configura come un diritto autonomo e pertanto è aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al proprio congedo di maternità. Il congedo obbligatorio è riconosciuto anche al padre che fruisce del congedo di paternità ai sensi dell'articolo 28 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151".

I padri lavoratori dipendenti avranno dunque diritto a:

  • due giorni di congedo obbligatorio per gli eventi parto, adozione o affidamento, avvenuti fino al 31 dicembre 2017, anche non continuativi:
  • quattro giorni di congedo obbligatorio, di cui potranno usufruire anche in via non continuativa dal 1° gennaio 2018 e fino al 31 dicembre 2018.

Il congedo facoltativo del padre invece dipende dalla scelta della mamma lavoratrice di non fruire degli altrettanti giorni di congedo di maternità. Ciò significa che i giorni fruiti dal padre anticiperanno il termine finale del congedo di maternità della madre.

Tuttavia, il congedo facoltativo è fruibile anche contemporaneamente all'astensione della madre e deve essere utilizzato sempre entro cinque mesi dalla nascita, dall'affido o dall'adozioner, a prescindere dalla fine del periodo di astensione obbligatoria della mamma con rinuncia di uno o due giorni. Infine, il congedo facoltativo spetta anche se la mamma rinuncia al congedo di maternità pur avendone diritto.

Requisiti per accedere al bonus papà 2018

Per accedere al bonus papà 2018, si dovrà essere lavoratori dipendenti entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio o dall'adozione e affidamento avvenuti a partire dal 1° gennaio 2018.

A quanto ammonta il bonus papà 2018

Sia per i giorni di congedo obbligatorio che per quello facoltativo, il papà ha diritto a un'indennità giornaliera a carico dell'INPS pari al 100% della retribuzione.

Come presentare la domanda per il bonus papà 2018

Almeno 15 giorni prima, il papà dovrà comunicare al datore di lavoro le date in cui usufruirà del congedo. Se richiesto in concomitanza con la nascita, il preavviso si calcolerà sulla data presunta del parto.

Nei casi di pagamento a conguaglio, il padre dovrà comunicare in forma scritta al datore di lavoro le date di fruizione in modo da fruire dei giorni di congedo. Nei casi di pagamento diretto da parte di INPS, la domanda va presentata online sul sito dell'INPS.

LEGGI anche:

Infine, è possibile fare richiesta anche tramite contact center al numero 803-156 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile,  attraverso enti di patronato e intermediari dell'Istituto attraverso i servizi telematici.

Francesca Mancuso

Herpes B: le scimmie selvatiche della Florida potrebbero trasmettere il virus anche all'uomo

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Published in: Animali

Un gruppo di scienziati che ha studiato una popolazione di macachi rhesus nel Silver Springs State Park in Florida ha scoperto che alcune scimmie sono malate a causa del virus dell’Herpes B. Il problema è che questo è presente nella loro saliva e in altri fluidi corporei, i macachi si trasformano così in un potenziale rischio di diffusione della malattia anche al di là della loro specie.

Quello che preoccupa gli scienziati è un particolare tipo di Herpes, simian B virus (Macacine herpesvirus 1) ossia il virus herpes simplex endemico delle scimmie macaco. In realtà casi di contagio umano di questo virus da parte delle scimmie sono rari (circa 50 episodi documentati in tutto il mondo), tuttavia i ricercatori sostengono che il problema non sia stato studiato a fondo.

I risultati da loro ottenuti, pubblicati sulla rivista Centers for Disease Control and Prevention Emerging Infectious Diseases, hanno spinto ad avvertire l'agenzia per la fauna selvatica della Florida che le scimmie infette dovrebbero essere considerate un vero e proprio problema di salute pubblica.

In seguito a questa segnalazione, i funzionari della fauna selvatica dello stato si sono mobilitati per affrontare seriamente il problema. Non si sa bene come intendano intervenire ma è probabile che le scimmie infette verranno isolate o allontanate dal parco in modo da contribuire a ridurre la minaccia della trasmissione del virus. Il virus dell'herpes-B è infatti particolarmente pericoloso e si è mostrato fatale per 21 dei 50 casi umani noti per averlo contratto da morsi o graffi di macaco.

"L'infezione da virus Herpes B è estremamente rara nelle persone ma,, quando si verifica, può causare gravi danni cerebrali o morte se il paziente non viene trattato immediatamente", ha dichiarato in una nota il portavoce del Centers for Disease Control, Ian Branam.

Questi macachi, originari dell'Asia, sono una delle numerose specie di fauna non naturale della Florida. I loro contatti con il pubblico, compresa la scorsa estate quando le scimmie hanno inseguito una famiglia, li hanno resi noti e nel 2016 hanno causato due chiusure parziali del parco che li ospita. Le scimmie hanno vagato più volte anche fuori dal parco, molte infatti le foto che testimoniano le loro “passeggiate” nei dintorni.

La presenza del virus nell'urina, nelle feci e nella saliva delle scimmie presenta problemi soprattutto per i lavoratori del parco ma anche per i visitatori che potrebbero essere in pericolo se morsi o graffiati dalle scimmie.

Il Centers for Disease Control ha dichiarato che vi è sempre preoccupazione per la minaccia che le malattie come il virus dell'herpes B pongono alle persone, specialmente in ambienti in cui vi è una frequente interazione tra animali ed esseri umani. I ricercatori stimano che fino al 30% dei macachi selvatici della Florida stiano espellendo attivamente il virus. Occorre ora capire effettivamente quante scimmie sono malate e quanto la malattia si trasmetta facilmente.

Putroppo non sempre i macachi sono liberi e felici nei parchi, spesso proprio loro sono vittime della sperimentazione su animali. A questo proposito leggi anche:

Francesca Biagioli

Come guidi: arriva l'app che monitora quanto le nostre abitudini di guida siano sicure ed ecologiche

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Published in: App e Smartphone

Non sempre, infatti, conosciamo la cosiddetta eco-guida ossia i “trucchi” per essere degli “automobilisti green: prendersi cura regolarmente della propria auto, controllando motore, cambiando pneumatici e controllando il livello dell’olio, e mantenere una guida equilibrata – sappiate, infatti, che accelerazioni improvvise e guida aggressiva non fanno altro che aumentare il consumo di carburante – sono azioni che possono garantire non soltanto un migliore funzionamento del veicolo ma anche una riduzione delle emissioni inquinanti provenienti da esso.

Ma come si fa per essere sicuri che si guida bene? Ebbene, un software house lombarda K BRAND ha avuto la brillante idea di crear un’app - Come Guidi, pensata dal campione di Rally Maurizio Verini, per farci scoprire quali delle molte abitudini che abbiano al volante potrebbero essere inutilmente dispendiose o addirittura errate per la sicurezza.

Come Guidi monitora infatti lo stile di guida ogni volta che si alla guida e, attraverso semplici consigli e l’attribuzione di un punteggio, fa capire ome e dove puoi migliorare. Tramite l’App, inoltre, si possono controllare la posizione degli amici di Facebook e confrontarsi, grazie al Social Challenge, con altri guidatori. Ogni settimana sarà stilata una classifica dei migliori guidatori eco-responsabili d’Italia. Come Guidi confronta anche la velocità con il tipo di strada percorsa, misura l’accelerazione per evitare eccessive sollecitazioni al motore e alle gomme e memorizza le frenate per darti una guida più armoniosa e sicura.

Gli appassionati di motori potranno ottenere il massimo rendimento dalla propria vettura e diventare guidatori eco-responsabili. Per chi percorre molti chilometri sarà importante individuare il migliore stile di guida per risparmiare riducendo i consumi ed aumentare la sicurezza. Per chi invece ha più di un’auto si possono aggiungere al proprio profilo altri veicoli e confrontarne le prestazioni.

“Arrivo dal mondo delle corse - afferma Maurizio Verini - oggi sono titolare di Master Driving, società che eroga corsi di guida sicura e sportiva, conosco molto bene le auto e gli stili di guida dei guidatori 'comuni'. Da qui, anche considerando le preoccupazioni dei genitori nei confronti dei figli neopatentati e le ansie che ne derivano per le uscite del sabato sera, è nata l’idea: perché non creare un’App che consenta loro di monitorare il comportamento dei figli al volante e che permetta a chiunque di conoscere il proprio stile di guida aiutandolo a migliorare sicurezza e consumi? Un ulteriore evoluzione dell’App è la possibilità di essere utilizzata a livello azienda, con il fine di educare gli utilizzatori delle auto aziendali ad una guida eco-responsabile”

A chi si rivolge l'app Come guidi

L’App si rivolge in primis agli appassionati, a chi vuole migliorare il proprio stile di guida e a chi ha a cuore le tematiche ambientali, “Come Guidi” aiuta i “piloti” di oggi a diventare guidatori eco-responsabili. Degna di nota la funzione che permette agli utenti di collegarsi tra loro con l’obiettivo di confrontare i propri risultati. Questa caratteristica lascia spazio all’utilizzo dell’app sia a livello familiare (per i genitori che desiderano monitorare i progressi di guida dei propri figli neopatentati), sia a livello aziendale (per tutte le aziende che fanno dell’attenzione all’ambiente e alla sicurezza in auto dei propri collaboratori, una priorità).

Leggi anche:

L’App Come Guidi è scaricabile gratuitamente su Apple Store e Google Play.

Germana Carillo

Colatura di alici con istamina oltre i limiti. Tutti i lotti richiamati dal Ministero

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Published in: Allerte alimentari

Il Ministero della salute ha richiamato la colatura di alici e di alici di Cetara dei marchi Iasa, Sapori di Mare, Decò, Riunione Ind. Alimentari.

I lotti oggetto di richiamo sono quelli dal numero 01/2016 al 12/2017 contenuti nelle anfore di vetro da 100 ml.

Secondo quanto riferito dal Ministero, il richiamo è stato reso necessario dalla

“presenza di un tasso di istamina superiore ai limiti consentiti dalla legge”.

Per questo è stato disposto il ritiro in autocontrollo a scopo precauzionale. La colatura di alici oggetto di richiamo viene commercializzata nei supermercati Coop e Auchan.

L’istamina è una sostanza che si trova praticamente in tutti gli organismi vegetali o animali e agisce da mediatore chimico in alcune reazioni del nostro corpo. Tuttavia, alcuni cibi ne contengono di più a causa di alcuni trattamenti a cui vengono sottoposti, o ancora, se il pesce viene conservato male o per troppo a lungo può essere rischioso per la salute perché è troppo ricco di istamina. I più rischiosi in questo senso sono tonno, sgombro, sardine e aringhe in scatola. In molte occasioni, vi abbiamo segnalato allerte alimentari che riguardavano proprio livelli troppo alti di istamina in tonno o filetti di alici.

LEGGI anche:

Che fare? Se lo avete acquistato non consumatelo e riportatelo presso il punto vendita per ottenere un cambio o un rimborso. Per ulteriori informazioni contattare i numer 089566347 – 3407208017.

Francesca Mancuso

La Cina pianta 6 milioni di ettari di alberi, una foresta grande quanto l'Irlanda

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Published in: Ambiente

Qualche tempo fa, vi avevamo mostrato quello che è stato ribattezzato come il video dell’apocalisse: immagini drammatiche dell’inquinamento a Pechino, dove centinaia di cantieri e fabbriche stavano violando le misure anti-smog.

Di contorno oltre 10 mila autoveicoli, classificati come fortemente inquinanti, erano stati scoperti ad infrangere i blocchi del traffico. Un quadro, quindi, preoccupante che continua a spingere i pechinesi a riflettere su un eventuale trasferimento verso altre città più a sud del Paese, come dimostrano diversi sondaggi.

Alla luce di tutto ciò, il governo della Cina sta lavorando per aumentare la percentuale di foreste nel paese, passando così dal 21,7 al 23% entro il 2020, quindi al 26% entro il 2030. Il progetto di riforestazione vedrà una collaborazione con numerose aziende del settore green, per questo l’amministrazione ha lanciato una massiccia campagna. 

"Le aziende, le organizzazioni e tutti gli esperti sono i benvenuti. La cooperazione è inserita in un elenco prioritario e l’obiettivo è rendere sostenibile il nostro paese”, ha dichiarato Zhang Jianlong, a capo dell'amministrazione forestale.

Una misura urgente considerando quanto l’inquinamento influisce sulla vita e la salute dei cinesi. Qualche anno fa, a mostrarlo era stato un documentario "Smog Journeys", realizzato per Greenpeace da Jia Zhangke, uno dei registi cinesi più famosi al mondo, già vincitore in carriera del Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2006.

Il corto raccontava la vita di due famiglie cinesi, una di minatori, l'altra di designer di moda, rispettivamente della provincia di Hebei e di Pechino. Solo nel 2012 nella provincia di Hebei, che confina con l'area metropolitana di Pechino, erano stati consumati 313 milioni di tonnellate di carbone, e questa era stata la maggior causa di smog: delle 10 città cinesi con il peggior tasso di inquinamento da PM2.5, sette appartenevano alla provincia di Hebei.

Nel 2014, la Cina aveva dichiarato l’emergenza nazionale e da quel momento, aveva iniziato a investire per migliorare la salute dell’ambiente e sviluppare tecnologie pulite. 

Dell'inquinamento in Cina ne avevamo parlato qui:

Quest’anno gli alberi saranno piantati nella provincia nord-orientale di Hebei, nella provincia del Qinghai, nell'altopiano tibetano e nel deserto di Hunshandake nella regione autonoma settentrionale della Mongolia Interna. La Cina ha già speso 538 miliardi di yuan, circa 82miliardi di dollari per questa battaglia green.

Dominella Trunfio

Comuni Ciclabili 2018: come far candidare la tua città

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Published in: Bici

Un’iniziativa che ha già assegnato 30 bandiere gialle della ciclabilità italiana a località cui, sulla base di diversi parametri di valutazione, è stato attribuito un punteggio da 1 a 5, visibile con altrettanti bike-smile nella bandiera gialla Comuni Ciclabili 2018.

Che grado di ciclabilità dunque hanno i comuni italiani? Dall’inchiesta di Presa Diretta abbiamo visto che non stiamo messi benissimo: a Roma soltanto l’1% della popolazione usa la bici per spostarsi, nonostante i 200 chilometri di piste ciclabili già presenti, mentre sono le realtà decisamente più piccole – Pesaro e Bolzano per dirne alcune – ad aver investito molto di più sulla ciclabilità e sulla sicurezza dei cicloamatori.

È per questo motivo che con l’iniziativa Comuni Ciclabili vorrà valorizzare gli impegni verso lo sviluppo di una mobilità più sostenibile per le persone e l’ambiente e, soprattutto, incentivare a fare sempre meglio per agevolare la scelta della bicicletta come mezzo di trasporto in ogni ambito.

In questa ottica si inseriscono le nuove iniziative di Comuni Ciclabili per il 2018 a partire dalle “pagelle” online dei #comuniciclabili, che evidenziano ciò che ogni amministrazione ha già fatto in tema di mobilità ciclistica individuando anche tutte le aree di miglioramento.

I requisiti per iscriversi a Comuni Ciclabili 2018

I comuni che ambiscono a ricevere il riconoscimento devono possedere almeno due requisiti tra quelli richiesti nella candidatura: uno nell’area infrastrutture urbane (“ciclabili urbane” e/o “moderazione traffico e velocità”) e uno in almeno una delle altre tre aree di valutazione (“cicloturismo”, “governance” e “comunicazione & promozione”). 

“L’idea di fondo – spiega Alessandro Tursi, vicepresidente FIAB e responsabile del progetto – è quella di creare una vera e propria comunità italiana dei Comuni Ciclabili, riconoscibili verso l’esterno ma soprattutto attivi tra loro per momenti di confronto e di scambio di esperienze e best practice in tema di mobilità ciclistica. L’impostazione scientifica del progetto comporta per noi un lavoro particolarmente intenso, ma i risultati si vedono anche dalle sempre più numerose collaborazioni e partnership di alto profilo anche con il mondo scientifico, come quella con il Centro Ricerche Trasporti e Logistica (CTL), struttura di eccellenza a livello internazionale dell’Università La Sapienza di Roma”.

Il primo workshop per la condivisione delle buone pratiche sarà organizzato da FIAB a marzo, in occasione della consegna delle nuove bandiere gialle ai Comuni Ciclabili 2018 che avranno dato la loro adesione entro fine gennaio. Sempre entro marzo sarà presentata e pubblicata online la Guida italiana dei Comuni ciclabili 2018: uno strumento di visibilità verso cittadini e turisti per i territori con la bandiera gialla. 

Leggi anche:

Qui è possibile effettuare le iscrizioni.

Germana Carillo

Borse sotto gli occhi: cause e come eliminarle coi rimedi naturali

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Published in: Salute & Benessere

Quando notiamo un gonfiore sotto agli occhi, che può essere più o meno lieve o marcato, parliamo generalmente di borse da non confondere con le occhiaie. In entrambi i casi si tratta di inestetismi che interessano la zona del contorno occhi e fanno sì che la nostra espressione appaia stanca e stressata. C’è da sottolineare però che le cause e le caratteristiche dei due problemi sono molto differenti anche se non è raro che si presentino in contemporanea.

Mentre le occhiaie sono quegli aloni scuri che compaiono sotto agli occhi, le borse sono piuttosto dei rigonfiamenti. Sintomo tipico però, oltre al gonfiore, è la perdita di tonicità della pelle che per questo tende a cedere. 

Borse sotto gli occhi, cause e sintomi

Come abbiamo già detto, le borse sotto gli occhi sono un disturbo che può presentarsi ad ogni età, le giovani spesso le hanno in quanto sono stanche e seguono uno stile di vita scorretto mentre le donne adulte vanno incontro, con l’avanzare dell’età, ad un fisiologico cedimento dei tessuti che si trovano intorno alla zona oculare.

Le cause possono essere dunque varie e nella maggior parte dei casi non gravi:

  • Stile di vita scorretto: eccesso di alcool, fumo, scarsa idratazione, stanchezza, alimentazione sregolata
  • Ristagno di liquidi: spesso le borse sotto agli occhi sono causate o peggiorano a causa di un’edema che ne favorisce il gonfiore
  • Età che avanza: i tessuti e i muscoli che sostengono le palpebre iniziano a cedere un po’ a partire dalla mezza età
  • Sole e lampade: anche un’eccessiva esposizione al sole così come l’uso di lampade solari abbronzanti (a lungo andare) possono far comparire il problema
  • Predisposizione genetica: si è notato che questo problema in alcune persone è più accentuato in quanto vi è una predisposizione specifica
  • Allergie o congiuntivite: anche problemi allergici o congiuntivite spesso portano alla comparsa di borse, in questi casi è più che mai importante agire sulle cause per eliminare il sintomo
  • Patologie: solo in rari casi le borse sotto gli occhi possono essere spia di una patologia in corso ad esempio problemi ai reni, alla tiroide, al fegato o ipertensione.
  Borse sotto gli occhi, rimedi naturali

Diversi sono i sistemi per tentare di ridurre naturalmente le borse sotto gli occhi. Di base è importante utilizzare prodotti per l’igiene del viso e cosmetici privi di sostanze allergizzanti che possono favorire la comparsa del problema (accertatevi quindi sempre dell’INCI dei prodotti che utilizzate).

Per quanto riguarda i rimedi naturali ecco cosa provare in caso di borse:

Impacchi freddi

Per ridurre il gonfiore in alcuni casi potrebbe bastare fare degli impacchi freddi. Bagnate un asciugamano o una pezza di cotone con acqua fredda e poi tamponate gli occhi delicatamente per alcuni minuti.

Impacchi con erbe decongestionanti

Per decongestionare la zona perioculare è utile effettuare impacchi con erbe dal potere antinfiammatorio e che agiscono sul microcircolo come la camomilla, la betulla, la centella asiatica o l’eufrasia (pianta particolarmente benefica per gli occhi). Si possono preparare degli infusi poi farli raffreddare e infine procedere a degli impacchi da effettuare una o due volte al giorno per 15-20 minuti. In alternativa si possono utilizzare alcune gocce di tinture madre diluite in acqua.

Gel d’aloe vera

Anche il gel d’aloe vera usato con costanza può aiutare in caso di borse. Va applicato sul contorno occhi la mattina lasciandolo agire per tutta la giornata.

Cetriolo

Vi è poi il classico rimedio della nonna contro le borse e le occhiaie: il cetriolo! Questo ortaggio ha proprietà antinfiammatorie e lenitive e usarlo con costanza può aiutare ad eliminare il gonfiore. Tagliate una fetta e applicatela per 15 minuti un paio di volte al giorno.

Patate

Stesse proprietà ha anche la patata, un ingrediente che abbiamo sempre in casa. Si utilizza esattamente come il cetriolo. Qui maggiori info

Cuscino alto

Se le occhiaie sono dovute ad un accumulo di liquidi nella zona oculare potremmo tentare di favorire il drenaggio notturno dormendo su un cuscino più alto.

Alimentazione

Anche agire sull’alimentazione può essere importante. E’ bene aumentare il consumo di cibi freschi e ricchi d’acqua in modo tale da favorire l’eliminazione dei liquidi contemporaneamente riducendo gli alimenti ricchi di sale. Da abolire anche l’alcool.

Stile di vita

Curate in generale il vostro stile di vita: dormite quindi 7/8 ore a notte, fate attività fisica, smettete di fumare e non esagerate con il sole o con le lampade abbronzanti.

Contorno occhi fai da te contro le borse

Se volete cimentarvi nella realizzazione di un contorno occhi utile a combattere borse e occhiaie ma efficace anche come antirughe potete servirvi di pochi ingredienti: gel di Aloe, estratto di Rusco e caffeina.

Riguardo alla cura del vostro contorno occhi potrebbe interessarvi anche:

Voi quale rimedio naturale contro le borse trovate più efficace?

Francesca Biagioli

Ripara con ago e filo l'ala rotta della farfalla monarca. Il risultato è sorprendente

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Published in: Animali

 Tutti conoscono la farfalla monarca perché è l’unico insetto capace di compiere un viaggio lunghissimo: ogni inverno infatti, vola dalla California al Messico per quasi 5mila chilometri. 

Le farfalle nero e arancio possono vivere da 2 settimane a circa 5 mesi, ma purtroppo nella loro breve vita sono sempre più minacciate sia dagli agenti atmosferici che da incidenti di varia natura.

Ci sono però storie che hanno un lieto fine, come quella che ha coinvolto una farfalla monarca salvata da una morte certa da Romy McCloskey, una costumista e ricamatrice. La donna ha trovato l’insetto con un’ala spezzata e ha pensato di allestire una vera e propria sala operatoria casalinga con gli strumenti che normalmente usa per il ricamo.

Pinzette, forbicine, ago e filo, una gruccia e tanto altro.

  "Sono un costumista professionista e so ricamare a mano. Per salvare la farfalla monarca ho utilizzato anche uno stuzzicadenti, un bastoncino di cotone, polvere di talco. L’ala mancante è stata presa da una farfalla morta nel mio giardino qualche ora prima. Ho confrontato le parti, così come si fa in un trapianto e vedendole simili ho tentato il tutto per tutto”, dice Romy McCloskey.     Per saperne di più sulle meravigliose farfalle monarca leggete qui:   L'intervento è andato bene e come vediamo in questa immagine, la farfalla monarca è tornata a volare!   Una storia al limite del surreale che fa venire quasi da pensare che si tratti di Photoshop!   Dominella Trunfio Foto

Le case popolari diventano un Bosco Verticale a Eindhoven

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Published in: Bioedilizia e Bioarchitettura

A Milano è un esperimento ben riuscito e a Losanna altrettanto. Nella capitale della moda, il bosco verticale in un grattacielo è ormai una realtà consolidata da qualche anno, mentre nella città svizzera, la Tour de Cedres, ovvero la torre dei cedri grazie alle sue forme e ai colori cangianti è diventata un landmark nel paesaggio del lago Lemano. Ci sono poi Nanjing, Utrecht, Tirana e Parigi.

Per migliorare la qualità urbana e aumentare la biodiversità in città, adesso ci si sposa nei Paesi Bassi dove sorgerà il primo bosco verticale destinato al social housing e dunque rivolto a un’utenza popolare e in particolare a giovani coppie.

La torre ospiterà nei suoi 19 piani appartamenti con affitto calmierato, che nei balconi avranno centinaia di alberi e piante delle specie più varie.

“Il grattacielo di Eindhoven conferma la possibilità di unire le grandi sfide del cambiamento climatico con quelle del disagio abitativo. La forestazione urbana non è solo una necessità per migliorare l'ambiente delle città nel mondo, ma l’occasione per migliorare le condizioni di vita dei cittadini meno abbienti" dichiara Stefano Boeri.

125 unità abitative in tutto con appartamenti di meno di 50mq che avranno un albero, 20 cespugli e più di 4 mq di terrazzo. La Trudo Vertical Forest, questo il sui nome, sarà un grattacielo di 75 metri che ospiterà sulle facciate 125 alberi e 5.200 tra arbusti e piante.

L’obiettivo è sempre quello di creare in un ambiente metropolitano, un habitat verde per lo sviluppo della biodiversità, un vero e proprio ecosistema con oltre 70 specie vegetali differenti in grado di contrastare l’inquinamento atmosferico, grazie alla capacità degli alberi di assorbire oltre 50 tonnellate di anidride carbonica ogni anno.

Gli altri progetti:

Come sempre. la caratteristica degli edifici è quella di concepire la vegetazione e la natura vivente come elementi costitutivi e non più solo ornamentali, dell’architettura.

Dominella Trunfio

Foto: © The Big Picture

Tadashi Kawamata: l'artista che ricicla il legno per creare installazioni straordinarie

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Published in: Arte e Cultura

Da tempo molti artisti utilizzano il legno riciclato, tra i tanti ricordiamo Pablo Picasso, Georges Braque e ancora nel Novecento Michelangelo Pistoletto e alcuni scultori inglesi che proprio nella discarica trovavano i materiali per le loro installazioni.

Tra quelle di maggior rilievo c’è sicuramente quella di Tadashi Kawamata progettata l’estate scorsa appositamente per il chiostro della chiesa di Santa Caterina al Formiello di Napoli.

Si chiama “The Shower” ed è composta da tremila cassette di frutta recuperate al mercato grazie all’aiuto dei napoletani proprio alle porte della città, dove avveniva lo scambio delle merci. Una volta utilizzate, le cassette che contengono la frutta e la verdura vengono gettate via, sono quindi un tipo di materiale utile ma quanto mai precario, per questo anche l’installazione dell’artista è stata solo temporanea.

Foto Riccardo Piccirillo

Per realizzare l’opera, Kawamata ha chiesto aiuto ai ragazzi del quartiere perché secondo l’artista è importante interagire con gli altri per trovare l’armonia che serve per creare qualcosa che emozioni. Nelle sue installazioni ricorre spesso il tema della natura legata all’immaginario dei bambini.

Ci sono nidi, capanne, case sull’albero e tutti hanno in comune il fatto che sono lavori temporanei che si sposano all’ambiente circostante, modificando lo scenario solo per un periodo circoscritto, insomma un nuovo modo di intendere l’arte, che può essere fruita al sui interno.

Altri straordinarie opere di riciclo: 

Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo, come il Daegu Art Museum in Corea del sud, il Centre Pompidou di Parigi, la HKW a Berlino, la Art Tower Mito a Mito (Giappone), la Serpentine Gallery a Londra, la Art Pace Foundation for Contemporary Art a San Antonio e il MACBA a Barcellona.

Dominella Trunfio

Foto

Meditazione alla portata di tutti: come cominciare partendo da zero

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Che la si voglia intendere come una sorta di pillola-rilassante-anti-logorio (sigh!) o come una pratica di vita che aiuta a centrarsi, in connessione con il Sè e con il Tutto, la meditazione è davvero alla portata di tutti e si può “tradurre” in mille diversi modi: i più noti e “sezionati” dalla ricerca scientifica sono la mindfulness, lo yoga, la meditazione trascendentale, ma non sono i soli.

Soprattutto si può cominciare da soli, al di fuori di un modello “strutturato” (anche se poi, naturalmente, confrontarsi con qualcuno che ha esperienza pratica nella meditazione, in generale, se ci sono dei dubbi può aiutare).

Meditazione, primi passi: i libri da leggere

Un modo per cominciare a meditare può essere, ad esempio, dedicarsi a letture ispiranti per lo spirito. Non devono essere necessariamente testi impegnativi. Ad esempio si può cominciare da “Sulle orme del Buddha” di Paul Koppler (Edizioni il Punto d'Incontro), con la prefazione di Thich Nhat Hanh: questo bel libro offre una serie di racconti, semplici e profondi, del Dhammapada, il sublime canto della verità. Nelle storie di parla non solo dei più importanti discepoli del Buddha ma anche delle vicende di uomini e donne comuni che si recano dall'Illuminato per avere insegnamenti: quelli proposti uniscono sempre saggezza ad un pizzico di umorismo. 

Un altro avvincente punto di partenza sono gli insegnamenti del Maestro Peter Deunov (disponibili gratuitamente on line) o ancora i Pensieri Quotidiani di Omraam Michaël Aïvanhov.

Meditazione alla portata di tutti: come procedere?

In questo caso è importante riservarsi del tempo, dedicato espressamente, per non essere disturbati da altre persone o “faccende”; e poi: fare qualche respiro profondo, per lasciare andare eventuali tensioni o pensieri “a fior di pelle” e così poter entrare davvero nel testo che si ha davanti. Assaporandolo lentamente. Finita la lettura, si potrà quindi “sentire e risentire” come le parole appena lette risuonino "dentro", qual è l'insegnamento, cosa si è compreso e come si possa poi portare tutto questo nella propria vita, immaginando anche delle situazioni concrete di applicazione.

Un altro modo semplice e alla portata di tutti di meditare è in mezzo alla natura, guardando un tramonto o un paesaggio, ascoltando il canto degli uccellini che si spostano tra i rami degli alberi, osservando i fiori o i rami secchi caduti a terra. Anche in questo caso, due cose sono importanti: dedicarsi del tempo per “stare”, per immergersi in quello che si vede, che c'è intorno, che si sente e respirare, fare attenzione al proprio respiro, che non sia trattenuto ma fluido. Infine ascoltare il proprio cuore: notare se è contratto, resistente, oppure aperto (senza giudicare bello o brutto, positivo o negativo). Se c'è tensione, portare il proprio respiro, consapevolmente, in quella tensione. Quindi lasciarsi “contaminare” dalla bellezza della vita in tutte le sue forme, respirare; ascoltare quei pensieri o sussulti che salgono dal cuore, che arrivano – improvvisi – nella mente. E ringraziare, se stessi e quanto  circonda, per quel dono.

La verità, comunque, è che si può meditare in (quasi) qualunque situazione: che si stia mangiando o lavando i piatti, in piedi in stazione ad aspettare il treno oppure comodamente seduti sul divano, poco importa. Il punto è: riuscire ad essere presenti totalmente in quello che si fa, con il corpo e con la mente. Non è proprio banale ma si può tradurre così: respirazione fluida, avendo la consapevolezza del proprio corpo (ad esempio: dei movimenti che sta facendo dei punti di contatto dei piedi con la terra, del peso della manica del maglioncino sul polso), senza giudicare ma cercando comunque di sciogliere – attraverso il respiro – eventuali tensioni che si percepiscono; senza che la mente vaghi altrove, in altri pensieri, in altre situazioni.

Leggi anche: MEDITAZIONE: COSA SUCCEDE AL CORPO E ALLA MENTE PRATICANDOLA 10 MINUTI AL GIORNO

Per concludere: la meditazione è una pratica; più la si “frequenta” (non tanto per il tempo dedicato ma soprattutto per la regolarità con cui lo si fa) più si entra in confidenza con il suo linguaggio e tutte le sue possibili sfumature. Come ogni pratica, di per sé è “neutra”: al di là dei benefici indiscussi su corpo ed emozioni, può avvicinarci al nostro Sè autentico, nutrire il nostro spirito, aiutarci a vivere con più consapevolezza e con un atteggiamento di apertura e benevolenza nel mondo oppure può renderci più forti nell'ego, determinati e sicuri nel nostro agire solo per i nostri obiettivi, anche predatori. Dipende solo da noi.

Anna Maria Cebrelli

 

 

 

 

 

 

Cannelloni ricotta e spinaci: la ricetta passo passo

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Consigliamo di utilizzare spinaci freschi, di stagione e possibilmente biologici o comunque a km zero, e una farina poco raffinata per la besciamella. E' un piatto che può essere servito nelle grandi occasioni e che può essere preparato in anticipo e poi scaldato all'occorrenza. 

Ingredienti
  • 500 gr di spinaci già puliti
  • 500 ml di latte
  • 50 gr di farina di tipo 1
  • 50 gr di burro
  • noce moscata q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • 250 gr di ricotta
  • 1 uovo
  • 250 gr di sfoglia fresca all'uovo
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  • Tempo Preparazione:
    50 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    20 minuti
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i cannelloni ricotta e spinaci: procedimento

 

  • Lessare in pochissima acqua bollente gli spinaci, scolarli e farli raffreddare, una volta freddi strizzarli ben bene,
  • preparare nel frattempo la besciamella facendo sciogliere il burro in una pentola capiente, aggiungere quindi la farina, il sale, la noce moscata e il pepe e mescolare, quando si amalgameranno versare il latte e cuocere fino ad addensarla mescolando sempre di continuo,
  • a cottura ultimata coprire la besciamella con della pellicola alimentare a contatto.
  • Tagliuzzare finemente gli spinaci, metterli in una ciotola capiente, mescolarli con la ricotta e l'uovo e trasferire il tutto in una sac a poche.
  • Coprire ora il fondo di una teglia con metà della besciamella e
  • lessare una sfoglia alla volta in acqua bollente salata, scolarla togliendola dall'acqua possibilmente con una pinza e
  • metterla in un piatto, aprirla subito e farcire uno dei due lati più lunghi con la farcia di spinaci,
  • arrotolare la sfoglia su ste stessa e adagiarla neglia teglia in precedenza preparata,
  • continuare così fino a terminare gli ingredienti e coprire i cannelloni con la restante besciamella,
  • infornare e cuocere in forno caldo a 180° per circa quindici minuti e a seguire continuare la cottura con il grill per altri cinque minuti.
  • A cottura ultimata sfornare e servire i cannelloni ricotta e spinaci ancora caldi.

N.B.

Se non si dovesse avere a dispozione una sac a poche è possibile farcire la sfoglia utilizzando due cucchiaini, si consiglia comunque la sacca da pasticcere perchè con essa si ripartisce in parti uguali la farcitura.

 

Come conservare i cannelloni ricotta e spinaci:

I cannelloni ricotta e spinaci possono essere conservati in frigorifero per un paio di giorni purchè coperti da pellicola alimentare.

Potrebbero interessarti anche la ricetta vegan dei cannelloni o altre ricette con spinaci

Ilaria Zizza

Foldimate, la macchina che piega il bucato in 4 minuti (VIDEO)

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Published in: Gadget

Al salone della tecnologia, in corso a Las Vegas, la californiana Sunnyvale ha proposto una soluzione per farci risparmiare tempo dopo il bucato. Poco importa che si tratti di asciugamani, camicie o pantaloni.

FoldiMate sa riconoscerli, stirarli e piegarli meglio di come faremmo noi. Introdotta per la prima volta al CES dello scorso anno, la macchina ha fatto impazzire il mondo. Così, dopo aver ricevuto qualcosa come 8.000 richieste, adesso l'azienda ha davvero aperto i pre-ordini per la sua ultima versione, che dovrebbe essere disponibile alla fine del 2019 negli Usa e poi nel resto del mondo in base alla domanda, attraverso una partnership con il gruppo europeo di elettrodomestici BSH.

Grande quanto una lavatrice, Foldimate costerà circa $ 980 escluse tasse e spedizioni che dipendono dai vari paesi.

Sa piegare camicie, bluse abbottonate e pantaloni sia per bambini che fino alla taglia XXL per adulti. Rispetto al precedente, il nuovo modello in pre-ordine riesce a piegare asciugamani e federe, anche se le calze e gli indumenti intimi sono ancora rigorosamente esclusi dal menu.

Ecco come funziona:

Il precedente modello di FoldiMate presentava componenti aggiuntivi antipiega, che ora sono stati sacrificati per una migliore tecnologia di piegatura. In media, la macchina piega da 20 a 40 articoli in un tempo che va da 2 a 4 minuti.

Purtroppo però Foldimate non sa ancora stirare anche se la società ha detto che si tratta di una delle sfide future, che potrà essere aggiunta anche in base alle richieste dell'utenza.

LEGGI anche:

"Immagina di fare il tuo bucato in meno tempo di quello che impiegheresti per preparare una tazza di caffè" dice la società.

E tutto garantendo consumi elettrici esigui. Se siete tra quelli che impiegano davvero tanto tempo a piegare il bucato e siete disposti a spendere questa cifra, fateci un pensierino.

Francesca Mancuso

La dipendenza da videogiochi inserita dall'OMS nell'elenco dei disturbi mentali

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Lo ha annunciato la stessa Organizzazione sul proprio sito, in cui afferma che nella bozza della sua undicesima classificazione internazionale delle malattie includerà il "disturbo del gioco" nell’elenco di condizioni di salute mentale.

L’Oms definisce il disturbo come un modello di comportamento “persistente o ricorrente” di “gravità sufficiente a determinare una compromissione significativa in aree di funzionamento personali, familiari, sociali, educative, professionali o di altro tipo”.

Cos’è il gaming disorder

Il disordine mentale causato da dipendenza dai videogiochi è definito nella bozza dell’undicesima revisione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) come un modello di comportamento di gioco (“gioco digitale” o “videogioco”) caratterizzato da un controllo compromesso sul gioco, crescente priorità data al giocare su altre attività nella misura in cui il gioco ha la precedenza su altri interessi e attività quotidiane, e la continuazione o l’escalation dei giochi, nonostante l'insorgenza di conseguenze negative.

Affinché il disturbo da gioco sia diagnosticato, il modello di comportamento deve essere sufficientemente severo da risultare una compromissione significativa in ambito personale, familiare, sociale, educativo, lavorativo o di altre aree importanti del funzionamento e dovrebbe essere evidente per almeno 12 mesi.

Cos’è la classificazione internazionale delle malattie

La classificazione internazionale delle malattie (International Classification of Diseases - ICD) è uno standard di classificazione delle malattie e dei problemi correlati, stilata dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e rappresenta un valido strumento per gli studi statistici ed epidemiologici (Fonte).  

È quindi la base per l’identificazione delle tendenze e delle statistiche sanitarie a livello globale e lo standard internazionale per la segnalazione di malattie e condizioni di salute. Viene utilizzato dai medici di tutto il mondo per diagnosticare le condizioni e dai ricercatori per classificare le condizioni.

L’inclusione di un disturbo nell'ICD è una considerazione di cui i Paesi prendono atto quando pianificano strategie di salute pubblica e monitorano le tendenze dei disturbi.

Perché il disturbo da gioco è incluso nell'ICD-11?

La decisione di introdurre il disturbo del gioco nell’ICD-11 si basa sulla revisione delle prove disponibili e riflette il consenso di esperti di diverse discipline e regioni geografiche coinvolti nel processo di consultazioni tecniche intraprese dall’OMS nello sviluppo proprio dell’ICD-11 .

Va da sé che l’inclusione del disturbo del gioco nell’ICD-11 segue lo sviluppo di programmi di trattamento per le persone con condizioni di salute identiche a quelle caratteristiche dei disturbi del gioco in molte parti del mondo e si tradurrà in una maggiore attenzione dei professionisti della salute ai rischi di sviluppo di questo disturbo e, di conseguenza, le relative misure di prevenzione e trattamento.

Tutte le persone che si dedicano al gioco dovrebbero preoccuparsi dello sviluppo del disturbo da gioco?

Ovvio che no. L’Oms infatti avverte che il disturbo del gioco interessa solo una piccola parte delle persone che si dedicano al gioco digitale o ai videogiochi.

Di contro, sottolinea che le persone che spesso utilizzano videogames dovrebbero essere attente alla quantità di tempo ad essi dedicata, in particolare quando si cominciano ad escludere altre attività quotidiane, si verificano importanti cambiamenti di salute fisica e psicologica o se si cominciano a compromettere le relazioni sociali.

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Germana Carillo

Il pepe nero aiuta a bruciare i grassi. La conferma in uno studio indiano

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Published in: Alimentazione & Salute

A confermarlo è uno studio dei ricercatori della Sri Venkateswara University, in India, secondo i quali questa spezia sarebbe in grado di limitare gli effetti nocivi causati da una dieta ricca di grassi. In particolare, uno dei composti chimici del pepe nero, il “Piperonale”, riuscirebbe a “ridurre in modo significativo” gli effetti nocivi di un regime alimentare straviziato.

Il piperonale, potrebbe, in buona sostanza, contrastare alcuni dei geni associati al sovrappeso grave e lo scopo di questa indagine è stato proprio quello di studiare gli effetti anti-iperlipidemici e antiobesità dei piperonali.

Cos’è il pepe nero e proprietà

Il pepe nero (Piper nigrum) è una spezia ben nota, ricca di una varietà di composti bioattivi e ampiamente utilizzata in molte cucine in tutto il mondo. Nei sistemi di medicina tradizionale indiana, è usato per curare disturbi gastrici e respiratori.

Il pepe nero si ricava facendo sbollentare per pochi minuti i frutti acerbi della pianta nota come Piper nigrum in acqua calda e poi mettendoli ad essiccare al sole per alcuni giorni, in modo da rendere il loro aspetto e colore più scuri.

Usata senza esagerazioni, è una spezia che può offrire anche diversi vantaggi alla nostra salute. Il suo principio attivo, la “piperina”, è una sostanza in grado di stimolare il metabolismo e la termogenesi, aiutando quindi a bruciare più calorie. In più, il pepe nero ha importanti poteri digestivi e, secondo uno studio, se associato alla curcuma, è in grado di impedire la crescita delle cellule cancerogene del tumore al seno.

Infine, il pepe nero – sempre se assunto in quantità limitate – ha proprietà antisettiche, depurative, analgesiche ed espettoranti, aumenta la sudorazione e stimola la produzione di endorfine, per cui può essere considerato anche un antidepressivo naturale.

Pepe nero contro obesità

Lo studio dei ricercatori indiani ha confermato che il piperonale contenuto nel pepe nero introdotto in una dieta è in grado di aumentare la massa magra, la densità e la concentrazione minerale ossea e a ridurre i livelli di glucosio nel sangue. E ciò avrebbe portato a una drastica riduzione dell’obesità.

E secondo gli esperti, quella sostanza potrebbe aver contribuito a regolare alcuni dei geni associati all'obesità. “I nostri risultati - spiegano su Nutrition and Metabolism - dimostrano l’efficacia del piperonale come un potente agente anti-obesità, forniscono evidenze scientifiche al suo uso tradizionale e suggeriscono il possibile meccanismo di azione”.

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Detto ciò, potete usare il pepe nero come volete, ma con parsimonia. In cucina si presta davvero alle più svariate combinazioni: dalla pasta al formaggio, passando per il pesce, le verdure e anche il cioccolato e la frutta secca. In ogni caso, ricordatevi che il pepe nero è una spezia irritante soprattutto per le mucose, per cui meglio evitarne l’uso nel caso si soffra di ulcera, gastrite o di emorroidi. Ne va assunto con molta moderazione, inoltre, se si soffre di ipertensione, mentre non è consigliato ai bambini e agli anziani.

Germana Carillo

Scoperti in Nuova Zelanda i resti fossili di antichi pipistrelli giganti

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Published in: Animali

Il suo nome è Vulcanops jennyworthyae, un lontano parente del Mystacina robusta (pipistrelli scavatori o a coda corta) che si estinse milioni di anni fa.

Il nome è stato scelto in onore del membro del team Jenny Worthy che ha trovato i pipistrelli fossili e di Vulcano, il mitologico dio romano del fuoco e dei vulcani, in riferimento alla natura tettonica della Nuova Zelanda.

I denti e le ossa del pipistrello estinto sono stati recuperati da sedimenti risalenti da 19 a 16 milioni di anni vicino alla città di San Bathans a Central Otago, nell'Isola del Sud, la più grande delle due maggiori isole della Nuova Zelanda.

Il coautore dello studio, il professor Paul Scofield, del Canterbury Museum, spiega: "Questi pipistrelli, insieme a tartarughe terrestri e coccodrilli, mostrano che gruppi importanti di animali sono stati persi in Nuova Zelanda. I sopravvissuti iconici di questa fauna perduta - i Tuatara, i Moa, i Liwi, gli Acantisittidi e le rane leiopelmatidae - si sono evoluti in una comunità molto più complessa di quanto crediamo".

Questa variegata fauna viveva in un lago preistorico di Manuherikia di 5600 km quadrati che un tempo copriva gran parte della regione del Maniototo nell'Isola del Sud. All'inizio del Miocene, le temperature in Nuova Zelanda erano più calde di oggi e c'era abbondanza di foreste semitropicali.

Vulcanops fornisce nuove informazioni sulla diversità originale dei pipistrelli in Australasia. Il suo lignaggio si estinse qualche tempo dopo il primo Miocene, così come un certo numero di altri lignaggi presenti a San Bathans. Questi includono coccodrilli, tartarughe terrestri, palaelodidi simili a fenicotteri, piccioni, pappagalli, uccelli costieri. La maggior parte erano probabilmente specie adatte al caldo. Dopo il Miocene medio, il cambiamento climatico globale ha creato condizioni più fredde e secche in Nuova Zelanda, con cambiamenti significativi nella vegetazione e negli ambienti.

In Nuova Zelanda, solo due specie di pipistrelli oggi comprendono l'intera fauna dei mammiferi terrestri. I pipistrelli scavatori oggi si trovano solo lì, ma una volta vivevano anche in Australia. La loro particolare caratteristica è che essi non solo volano ma si muovono anche a quattro zampe, sul suolo della foresta e lungo i rami degli alberi, mentre si nutrono di cibo. A questo proposito, anche la loro dieta è varia. Si tratta infatti di creature onnivore, che mangiano sia animali che di piante.

"I pipistrelli scavatori della Nuova Zelanda sono anche rinomati per la loro dieta estremamente ampia. Mangiano insetti e altri invertebrati come weta e ragni, che catturano con l'ala o inseguono a piedi. Inoltre consumano regolarmente frutta, fiori e nettare," spiega il professor Hand, che direttore del PANGEA Research Center dell'UNSW.

Con un peso stimato di circa 40 grammi, il pipistrello fossile appena scoperto è il più grande pipistrello scavatore ancora conosciuto. Rappresenta anche il primo nuovo genere di pipistrello da aggiungere alla fauna della Nuova Zelanda in oltre 150 anni.

Insieme ad altre specie, i pipistrelli scavatori appartengono a una superfamiglia che un tempo attraversava le masse meridionali dell'Australia, della Nuova Zelanda, del Sud America e forse dell'Antartide.

Circa 50 milioni di anni fa, queste masse continentali erano collegate, ciò che rimaneva del supercontinente meridionale Gondwana. Le temperature globali erano fino a 12 gradi più alte di oggi, e l'Antartide era boscosa e priva di ghiaccio. Con la successiva frammentazione di Gondwana, il clima più fresco e l'aumento delle calotte glaciali in Antartide, i pipistrelli scavatori dell'Australasia rimasero isolati dai loro parenti sudamericani.

Tuttavia, la dieta varia di Vulcanops lo avvicina di più ai suoi simili sudamericani rispetto ai pipistrelli che oggi vivono in Nuova Zelanda.

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Lo studio, condotto da ricercatori australiani, neozelandesi, britannici e statunitensi, è stato pubblicato su Scientific Reports.

Francesca Mancuso

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