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Moon Milk: cos’è e come preparare la bevanda ayurvedica contro stress e insonnia

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Published in: Salute & Benessere

Col latte vaccino o senza, per una versione adatta ai vegani, il Moon Milk consiste in una tisana a base di latte caldo, miele e una serie di spezie orientali, che, sappiamo bene, sono in grado di apportare all’organismo mille e uno benefici. Un mix di ingredienti naturali facile da preparare anche a casa che pare abbia un effetto sedativo, digestivo e calmante.

Nella pratica Ayurvedica, uno dei più antichi sistemi di guarigione naturale del mondo, proprio il latte caldo è un rimedio comune per l’insonnia. Ma questa ricetta contiene anche noce moscata (un aiuto naturale per il sonno) e ashwagandha, il cosiddetto ginseng indiano usato come rimedio naturale soprattutto in caso di stress, affaticamento, mancanza di energia e difficoltà di concentrazione.

Ecco perché bere questo prima di andare a nanna è meglio che contare le pecore.

Mix di super-food

In generale, il Moon Milk viene considerato una bevanda “adattogena“, ossia - esattamente come il Rooibos - capace grado di aiutare il corpo ad affrontare lo stress o uno sforzo, in questo caso grazie innanzitutto all’apporto del ginseng indiano. 

Ciò è possibile grazie all'azione dei singoli elementi e alle loro proprietà: l’ashwagandha è ricca di proprietà antiossidanti ed è una delle piante più calmanti del mondo, mentre la cannella, il pepe e il cardamomo stimolano la digestione e la circolazione del sangue e il miele invece calma i nervi e stimola la sonnolenza grazie al contenuto di triptofano.

Come si prepara il Moon Milk

 

Ingredienti

1 tazza di latte intero
½ cucchiaino di cannella in polvere
½ cucchiaino di curcuma macinata
¼ cucchiaino di ashwagandha macinato (o un altro adattogeno, come shatavari o astralagus)
2 pizzichi di cardamomo macinato
Un pizzico di zenzero macinato (opzionale)
Un pizzico di noce moscata
Pepe nero appena macinato
1 cucchiaino di olio di cocco vergine
1 cucchiaino di miele

Procedimento

Portate il latte a bollire lentamente in una piccola casseruola a fuoco medio-basso. Aggiungete la cannella, la curcuma, l’ashwagandha, il cardamomo, lo zenzero e, se la usate, la noce moscata. Mettete un pizzico di pepe e mescolate energicamente. Aggiungete l’olio di cocco, riducete la fiamma al minimo e continuate a almeno per 5-10 minuti (più a lungo si bolle, più “forte” è la tisana). Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare un po’, per poi mescolarvi il miele (evitate di cuocere il miele per non fargli perdere i suoi effetti sedativi). Versate in una tazza e bevete il Moon Milk caldo.

Versione “vegan” del Moon Milk

La versione più popolare del Moon Milk prevede l’utilizzo di latte vaccino, ma esistono anche moon milk alternativi con latte di mandorla o di cocco, oppure con latte di canapa o di anacardi (fate sempre attenzione a eventuali intolleranze).

Per chi è deciso a non consumare nemmeno il miele, può preparare in casa il miele di tarassaco come alternativa vegana seguendo questa preziosa ricetta.

E se proprio l'idea del Moon Milk non rientra tra i vostri gusti, ecco qui 10 ricette di tisane rilassanti contro stress e insonnia

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Germana Carillo

In Colombia nasce il più grande parco nazionale del mondo, per protegge la foresta Amazzonica

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Published in: Natura & Biodiversità

Adesso ricopre 4,3 milioni di ettari e diventa il parco nazionale più grande al mondo a protezione della foresta pluviale tropicale.

"Si tratta di un traguardo molto importante per l'Amazzonia e per la conservazione delle foreste a livello globale ma anche un passo decisivo per la protezione degli ecosistemi chiave in Colombia ", afferma Mary Lou Higgins, direttore del WWF-Colombia.

Chiribiquete, infatti, non solo ha un valore biologico, culturale, idrologico e archeologico, ma è anche di vitale importanza per i gruppi indigeni, alcuni dei quali sono ancora oggi sconosciuti o vivono in isolamento volontario. Il parco ospita migliaia di specie, decine delle quali a rischio estinzione, tra cui il tapiro di pianura, la lontra gigante, il formichiere gigante, la scimmia lanosa colombiana nonché il giaguaro.

 

 Ma non solo, custodisce anche il più antico e grande complesso di pittogrammi archeologici in America, con 50 murales monumentali e più di 70mila diverse rappresentazioni, alcune risalenti a oltre 20mila anni fa.

 

Negli ultimi anni il quadro non è stato roseo: la deforestazione, i cambiamenti climatici, l'espansione delle produzioni agricole, il taglio illegale, le colture e gli insediamenti abusivi sono una minaccia significativa. Secondo il WWF, il 66% della deforestazione del paese avviene nella regione amazzonica.

"L'Amazzonia è una delle 11 regioni al mondo a maggior rischio. Le stime mostrano che oltre un quarto dell'Amazzonia sarà perso entro il 2030 se continuerà l'attuale trend di deforestazione", afferma Alistair Monument, WWF Global Forest Practice Leader.

 

La gestione dell'area nei prossimi anni sarà supportata da Heritage Colombia, un'iniziativa creata da National Parks of Colombia.

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Dominella Trunfio

Foto: WWF

Farmaci per la pressione ritirati dall'Aifa: contengono una sostanza cancerogena

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L'Aifa ha disposto il ritiro di diversi lotti di farmaci a base del principio attivo valsartan. È stato infatti evidenziato un difetto di qualità. Per questo, a scopo precauzionale, sia l'Agenzia italiana che quelle europee hanno disposto l’immediato ritiro di tutte le confezioni interessate dalle farmacie e dalle catene distributive.

“La presenza di un’impurezza è stata riscontrata nel principio attivo valsartan prodotto dall’officina della Zhejiang Huahai Pharmaceuticals, nel sito di Chuannan, Duqiao, Linai (China) e attualmente risulta che l’impurezza sia presente solo nei prodotti fabbricati nel sito citato. L’impurezza è la N-nitrosodimetilamina (NDMA), classificata come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo, che sarebbe presente nei lotti di materia prima utilizzati per produrre i medicinali contenenti valsartan oggetto di ritiro” si legge sul sito dell'Agenzia Italiana del farmaco.

L'Aifa sta collaborando con l'Ema, l'Agenzia Europea per i Medicinali, per scoprire quale sia il grado di contaminazione dei prodotti coinvolti.

Cosa fare se si utilizzano questi farmaci?

 

Controllate se il farmaco è nella lista che trovate a seguire e non usatelo! In ogni caso, consiglia di parlare col proprio medico di famiglia per concordare un trattamento alternativo con altro medicinale a base di valsartan non interessato dal ritiro o con un farmaco diverso.

Il Valsartan è usato per trattare l'ipertensione e l'insufficienza cardiaca.

“Per i pazienti trattati con i medicinali riportati nell’elenco di cui sopra la terapia può essere sostituita con un altro valsartan o con altro antagonista del recettore dell'angiotensina II” spiega l'Aifa.

Il tuo farmaco è stato ritirato?

Per la lista completa di tutti i farmaci ritirati clicca qui

Foto e testo Francesca Mancuso

Gaeta: cosa vedere, cosa fare e le spiagge più belle

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Published in: Lazio

 Ciò che è certo è che Gaeta vanta origini antichissime e una storia lunga e variegata. Ci sono, infatti, resti romani, medievali, ma anche roccaforti borboniche e influenze moresche. Per millenni è stata un porto militare importantissimo, con una fortezza sottoposta ad assedi e successive occupazioni.

Di cose da fare e da vedere ce ne sono tantissime, ve ne segnaliamo alcune.

Gaeta: cosa vedere

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Borgo di Gaeta medievale

Non si sa con esattezza quando il Borgo di Gaeta incominciò a formarsi, con molta probabilità il primo nucleo si creò intorno ad un’opera di difesa detta “Castello”, ubicata alle pendici del colle “Cappuccini”. Ancora oggi quella zona viene chiamata “Borgo Vecchio” o “Ai castelli”. Intorno all’842 un’incursione saracena distrusse Formia, costringendo il vescovo ed i cittadini di quella località a trasferirsi a Gaeta, portando con se le reliquie di S. Erasmo, divenendone il protettore. 

Duomo di Gaeta

Il Duomo di Gaeta, dedicato a S. Maria Assunta in cielo è stato costruito nei secoli X-XI dove sorgeva una chiesa risalente forse al VII secolo (S. Maria del Parco). Probabilmente tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio di quello successivo, il vescovo di Formia si rifugiò nella fortezza di Gaeta e in quel momento fece nascondere in un pilastro della chiesa i resti di S. Erasmo, vescovo di Antiochia, morto a Formia il 2 giugno 303.

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I due Castelli

La fortezza di Gaeta è dominata da due Castelli: quello superiore nasce come Reggia di Alfonso d'Aragona; la parte inferiore è da sempre lo strumento di difesa della Città ed è stato dalla fine dell'800 al 1990 carcere militare, il famoso "ti mando a Gaeta".

  Grotta del Turco

La Grotta del Turco nel Santuario della Montagna Spaccata è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi di Gaeta, frequentato ogni anno da turisti che vengono colti dalla magia delle tre fenditure del promontorio. E’ un luogo che racchiude in sé un vero e proprio itinerario.

Leggi anche: Le suggestive leggende della Montagna Spaccata di Gaeta

Torri d'avvistamento

Le torri costiere del Meridione d'Italia costituivano il sistema difensivo, di avvistamento e di comunicazione lungo le coste. Furono costruite per arginare le frequenti incursioni saracene e corsare.

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Gaeta: cosa fare

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Passeggiata in via dell'Indipendenza

La via dell' Indipendenza è la storica strada di Gaeta. Un tempo, i pescatori ormeggiavano la loro imbarcazione nei pressi dell’abitazione, oggi è una via trafficata e piena di negozietti.

Escursione sul Monte Orlando

Il Monte Orlando è un luogo dai mille aspetti, avvolto da antiche leggende e dominato da intricati boschi di lecci che lasciano il posto, nel versante più soleggiato, a lunghe distese di macchia mediterranea e ginestre che, nelle stagioni più calde, ammantano d’oro il promontorio.

Mangiare la tiella di Gaeta

La tiella è composta da due sottili strati circolari di pasta, posti uno sull’altro. Il ripieno è di solito costituito da prodotti di terra o di mare, o da entrambi, secondo la fantasia della massaia. Va cotta al forno in teglie preferibilmente di rame. Non è semplice a farsi, perché una buona tiella deve risultare umida nel ripieno, e morbida e non inzuppata nella pasta esterna, che deve essere sottile. 

Sport estremo nella Montagna Spaccata

La Montagna Spaccata a Gaeta è una falesia probabilmente unica nel suo genere dove è possibile praticare l'arrampicata libera o l'ancoraggio. Tra il 2003 e il 2005 sono state individuate, salite ed attrezzate delle nuove vie in un settore compreso tra la via dei Camini e la Grotta del Turco. Solo per chi non soffre di vertigini!

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Gaeta: le spiagge più belle

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A Gaeta ci sono 7 spiagge diverse per conformazione e per ampiezza dell'arenile e della battigia.

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Spiaggia di Serapo

Spiaggia di sabbia finissima, detta anche semplicemente Serapo. E' la spiaggia principale del comune di Gaeta, adiacente al centro cittadino e vicinissima al borgo medievale, alle pendici del Parco Regionale di Monte Orlando. E' molto frequentata da turisti sia italiani che stranieri attratti dalla sua fine sabbia dorata.

Spiaggia di Fontania

La piccola spiaggia di Fontania, sulla costa meridionale della città di Gaeta, poco a Nord-Ovest dopo la spiaggia di Serapo (raggiungibile a piedi o nuotando), conserva ancora oggi i resti di una grandiosa villa romana del I secolo d.C. 

Spiaggia dei Quaranta Remi

Sul tratto di costa compreso fra la spiaggia di Fontania e la caletta precedente la spiaggetta dei Quaranta Remi si trova il Pozzo del Diavolo, che a Gaeta è conosciuto com'anche come Pozzo delle Chiavi, che si apre all'improvviso nella roccia e dopo un salto di 50 metri sprofonda nel mare. Il pozzo del Diavolo è una grande grotta che si sviluppa sia al di sopra della superficie del mare, con un ingresso in cui può penetrare una piccola barca, sia sott'acqua.

Spiaggia dell'Ariana

La spiaggia dell'Ariana è caratterizzata da sabbie sottili, un mare cristallino, dalla promiscuità con la macchia mediterranea,e dai cosiddetti "scogli dei tre cani". Si trova più distante dal centro urbano, esattamente lungo la litoranea (S.S. 213 Via Flacca). Ha sabbia dorata, ed è ideale per una giornata tranquilla, a ridosso delle collina è sempre riparata dal vento. Molto frequentata, ed affollamento in estate.

Spiaggia dell’Arenatua

Molti naturisti di Roma e del Lazio conoscono la spiaggia dell’Arenauta a Gaeta e la costa delle Scissure, nella baia tra Monte a Mare e Torre Scissure subito a nord della spiaggia dell'Ariana. Dalla strada Litoranea non si vede perché è protetta dalla roccia scoscesa. La sabbia fine e dorata e l'acqua trasparente rendono questo posto un vero angolo di paradiso. 

Spiaggia di San Vito

Qui è ancora possibile nuotare in acque limpide, esplorare grotte marine e calette isolate, distendersi al sole dell'esclusiva spiaggia riservata agli ospiti. Il fondale, ideale per nuotare e fare immersioni, degrada lentamente ed il mare antistante è spesso meta di velieri che vengono a trovare rifugio in questo angolo di paradiso. 

Spiaggia di Sant’Agostino

La baia di Sant'Agostino è rinomata fra gli scalatori che vi praticano il free climbing su una delle pareti rocciose di Monte Moneta. L'enorme parete domina la Piana di S. Agostino con i suoi leggendari strapiombi rossi riaperti all'arrampicata (escluso il periodo della nidificazione del falco pellegrino, periodo che va dal 25 febbraio al 15 aprile).

Le informazioni sono tratte da Gaetaturismo.it

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 Dominella Trunfio

Chi sono veramente i poveri in Italia?

Il Cambiamento - feed -

L’Istat ha diffuso dati secodo cui in Italia ci sono 5 milioni di poveri, ma suddivisi tra "assoluti" e "relativi". Ma che vuol dire poveri relativi e assoluti? O si è poveri o non lo si è. Dividere in due categorie la povertà ha l’obiettivo comunque di catalogare più persone possibili secondo il parametro dei soldi che possono spendere.

Etichette alimentari Ue: no al semaforo, l'Italia propone la batteria dello smartphone

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Published in: Altri alimenti

Non saranno dunque i colori a rappresentare i cubi “buoni” e quelli “cattivi”, nessun semaforo com'è accaduto in altri paesi europei.

A realizzare questo sistema di etichettatura “a batteria” è stato un gruppo di lavoro formato da nutrizionisti ed esperti di marketing, con la partecipazione delle associazioni di categoria e dei Ministeri dello Sviluppo economico, Salute, Agricoltura, Affari esteri e cooperazione internazionale.

A farlo sapere è stata l'Ansa che ha avuto modo di leggere il documento di accompagnamento. Precisa però l'Agenzia che non si tratta di una raccomandazione alle imprese nazionali come invece fatto dal governo francese con il nutri-score e da quello del Regno Unito con il semaforo, ma punta a essere un contributo al dibattito in Europa, sperando di concordare un sistema comune di etichetta comprensibile e non discriminatorio.

Come funziona l'etichetta “a batteria”

Un'icona a forma di batteria, simile a quella degli smartphone, indicherà la presenza di calorie, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale negli alimenti, per porzione. La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o di nutrienti contenuta in una singola porzione, permettendo così di capirlo visivamente.

È intuitivo anche pensare che per una dieta giornaliera equilibrata la somma di ciò che si mangia nell'arco della giornata non deve superare il 100% dell'importo giornaliero raccomandato.

Entro fine anno la Commissione europea dovrebbe formulare una proposta univoca poi ratificata dagli Stati membri.

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Francesca Mancuso

La leggenda di come i pappagalli divennero colorati (e cosa dice la scienza)

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Published in: Natura & Biodiversità

I pappagalli sono tantissimi e si differenziano per dimensioni, colori, caratteristiche del becco, delle zampe e per molti altri motivi. Ma quello che li accomuna è la straordinaria bellezza dei loro colori, particolarmente spettacolari anche rispetto ad altre specie di uccelli.

Una leggenda dice che però all’inizio erano bianchi come la neve e che questo non piaceva al pappagallo Felix, intenzionato a distinguersi dagli altri. Egli andò per questo da un imbianchino, che però aveva solo vernice bianca, quindi dal mago ranocchio, ma anche lui non fu di aiuto perché il manto colorato che propose all’uccello non era soffice come le sue piume.

Felix però, un po’ affranto, incontrò la sua amica Luna che gli diede una lettera preparata per lui sulla quale c’era scritto “Vai subito dal cartografo”. E il pappagallo così fece. Lì sì che trovò tutti i colori del mondo e si fece dipingere le piume. Ma la notizia poi si sparse in tutta Pappagallopoli (La città dei pappagalli) ed così tutti i pappagalli divennero colorati.

Romanticissima leggenda che vede nella Luna l’artefice di questo spettacolo che la natura ancora ci offre. La realtà scientifica è però un po’ diversa, e forse perde un po’ di romanticismo, ma non di bellezza. I ricercatori dell’Università di Otago, infatti, hanno scoperto che i pigmenti rossi e gialli delle piume dei pappagalli interagiscono con la luce in modi diversi, probabilmente perché le molecole del pigmento nelle penne rosse “comunicano” tra loro.

La maggior parte degli uccelli genera piume colorate usando due metodi ben noti: blu, verde e viola si ottengono quando la luce viene riflessa da strati microscopici nelle penne, mentre la maggior parte degli altri colori, compreso il rosso e il giallo, si formano quando la luce viene assorbita da pigmenti chimicamente diversi.

Ma i pappagalli sono insoliti perché le loro penne rosse e gialle contengono pigmenti chimicamente simili e questo mistero non era mai stato risolto. I ricercatori di Otago hanno quindi analizzato le loro piume con una tecnica di basata sul laser scoprendo un gruppo eterogeneo di componenti del pigmento che interagiscono l’uno con l’altro. In altre parole questi componenti sono di base in realtà arancioni e diventano rossi solo quando interagiscono tra di loro nella piuma.

Foto: Jonathan Barnsley 

“Abbiamo dimostrato che i pigmenti rossi hanno una varietà di cromofori (molecola, o parte di una molecola, che assorbe la luce visibile, N.d.R.) […] – spiega Jonathan Barnsley, autore principale del lavoro – Cromofori diversi possono generarsi quando le molecole interagiscono o comunicano con i loro più stretti vicini, modificando la loro interazione con la luce”.

E la scoperta non è solo una curiosità scientifica di per sé. La maggior parte degli uccelli, infatti, ha bisogno di trovare e mangiare cibi specifici per produrre i loro colori rosso e giallo, mentre i pappagalli possono farlo senza seguire una dieta speciale.

Secondo i ricercatori di Otago è possibile che siano in grado di sintetizzare i pigmenti utili ad una quantità enorme di colori. Questo meccanismo, se confermato, potrebbe essere significativo nell’evoluzione dei pappagalli e forse anche di altri animali.

Anche se il leggendario Felix non è mai esistito e anche se la Luna non ha aiutato sul serio questa straordinaria specie a colorarsi, la natura riesce a stupirci lo stesso e la scienza, spiegandoci come, non è meno “romantica”.

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Roberta De Carolis

Glifosato nel miele: la procura francese apre un'indagine dopo la denuncia degli apicoltori

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Published in: Agricoltura

All'origine della vicenda c'è Sylvère Obry, apicoltore di Aisne ed ex contadino di 78 anni che cura 90 alveari e ha l'abitudine di vendere il suo surplus al gruppo Famille Michaud Apiculteurs, uno dei principali distributori di miele della Francia col marchio Lune de Miel. Ma a febbraio, il gruppo gli ha rifiutato circa 900 chili di millefiori, a causa della presenza del glifosato.

Quello riscontrato nel miele da Famille Michaud Apiculteurs infatti era in concentrazioni superiori alla soglia limite imposta dall'azienda. Per questo, il 12 % dei lotti forniti in Francia sono stati rifiutati.

Secondo Famille Michaud Apiculteurs, “sostanze esogene tra cui il glifosato” vengono regolarmente rilevate nel miele, come nell'ultimo raccolto, ad esempio: il 12% dei lotti forniti in Francia aveva glifosato al di sopra ddi 10 ppb (parti per miliardo) e sette apicoltori dovuto ritirare indietro i propri prodotti:

“I mieli di Obry avevano una contaminazione di 16 ppb, un livello inferiore alla soglia massima di 50 ppb consentita dalle normative europee” ma comunque troppo alto per gli standard dell'azienda.

“Il miele è un caso speciale (...) perché è l'unico prodotto alimentare prodotto da un animale che sfugge a ogni controllo: l'ape si muove in un raggio di 3,5 km attorno all'alveare”, ha spiegato Vincent Michaud, CEO del gruppo.

A quel punto Obry ha chiesto aiuto al suo sindacato. L'Unione apiculturale di Aisne, riunendo 200 apicoltori, ha deciso il 6 giugno di presentare una denuncia contro Bayer presso la procura di Lione, dove si trova il quartier generale francese del colosso agrochimico tedesco.

È stata aperta un'indagine preliminare per “somministrazione di sostanze nocive” senza targetizzare specificamente Bayer.

“È una buona cosa per me, ma anche per tutti gli altri apicoltori che vivono lo stesso problema. Bisogna fare qualcosa, tanti alveari stanno cadendo”, ha detto Obry.

L'Unione nazionale degli apicoltori di Francia (UNAF) conferma. "Ciò dimostra che sfortunatamente c'è del glifosato ovunque in natura. Non si salva nessuno, neanche le api”.

L'erbicida più usato in Francia

Rappels en infographie sur le glyphosate après la découverte de l'herbicide dans du miel. Le parquet de Lyon a ouvert une enquête préliminaire pour "administration de substances nuisibles" https://t.co/pjiX1ZgFEi #AFP pic.twitter.com/iho4HnfM1j

— Agence France-Presse (@afpfr) 4 luglio 2018

Il glifosato, definito "potenzialmente cancerogeno" dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), è l'erbicida più utilizzato in Francia. Sviluppato da Monsanto, che lo commercializzava con il marchio Roundup, ora viene prodotto e venduto con molti altri marchi. La sua licenza è stata rinnovata nell'Unione europea per cinque anni a novembre.

Un incubo che non conosce la parola fine.

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Francesca Mancuso

Wikipedia torna visibile. Nel Parlamento Ue non passa la legge sul copyright

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Published in: Social & Web

La versione italiana della più grande enciclopedia virtuale al mondo è tornata online a mezzogiorno circa di oggi, dopo 2 giorni di stop. Il team di Wikipedia Italia aveva motivato la propria decisione di impedire di accedere ai contenuti spiegando che il Parlamento europeo in seduta plenaria oggi avrebbe dovuto occuparsi dell’approvazione della direttiva sul copyright. Quest'ultima, se promulgata, secondo il team di Wikipedia, limiterà la libertà di Internet.

Tentando di aprire una qualunque delle pagine in italiano, si veniva ricondotti a una schermata in cui Wikipedia motivava il perché della protesta:

“Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere”.

Perché oggi le pagine sono tornate visibili?

La plenaria del Parlamento europeo ha rinviato il voto a settembre. La direttiva che conteneva i contestati articoli 11 e 13 è stata respinta e verrà ridiscussa dopo l'estate. Riunito oggi in seduta plenaria, infatti, il Parlamento Ue ha votato contro l’avvio dei negoziati con Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva per la riforma del copyright, che si basa sul diritto d’autore in rete.

“Vogliamo poter continuare a offrire un’enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili. Chiediamo perciò a tutti i deputati del Parlamento europeo di respingere l’attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall’abolizione degli artt. 11 e 13, nonché l’estensione della libertà di panorama a tutta l’UE e la protezione del pubblico dominio” si leggeva sulla pagina di protesta di Wikipedia.

 

Per ingrandire la foto clicca qui

Gli articoli più controversi erano l'11 (Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale) e il 13 (Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti).

L'art. 13 imponeva a siti che ospitano materiale caricato dagli utenti di effettuare un filtraggio preventivo dei contenuti onde prevenire il copyviol, non dopo come avviene oggi, e tutto attraverso filtri automatici (upload filter). 

L'articolo 11, noto anche come “link tax”, prevedeva che la pubblicazione dei cosiddetti snippet (i ritagli di articolo che copia-incollano titolo e prime righe di un articolo, rimandando poi al link) sia vincolata a una licenza, in modo da gratificare economicamente il lavoro svolto da altri.

“Filtrare il contenuto in via preventiva consente di operare una vera e propria censura che, per proteggere il copyviol, autorizza, ma diciamo pure che incentiva il filtraggio di argomenti con una discrezionalità pressoché segreta: i filtri, anche ove li si volesse tenere visibili, sarebbero così tecnici e così annidati all'interno di un sito, da consentire "manovre" di censura in discreta tranquillità” dice Wikipedia.

Il web ha comunque bisogno di regole ma per la definizione è tutto rinviato a settembre.

Francesca Mancuso

Bella, il rinoceronte bianco ucciso per rubarle l'ultimo centimetro di corno

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Published in: Animali

Già, perché nel Kragga Kamma Game Park in Sudafrica dove lo staff del parco accudiva Bella, di ormai 20 anni, i chirurghi avevano rimosso apposta tutto il corno proprio per scongiurare una fine terribile. Che poi Bella ha comunque visto a causa dell’avidità dei cacciatori di frodo.

I veterinari, infatti, auspicavano che la rimozione del corno non attirasse più l’attenzione dei bracconieri, che comunque si sono accaniti su di lei.

La cosa più sconvolgente è che Bella era la madre di quattro rinoceronti e il più piccolo, Tank, di 16 mesi, è stato trovato mentre camminava per la riserva naturale, disperandosi per l’assenza della mamma. Lo staff lo ha preso mentre tentava di avvicinare un’altra madre rinoceronte con il suo piccolo e fortunatamente le sue condizioni sono buone.

Alesha Cantor, che gestisce il parco, ha dato la notizia su Facebook dicendo che “nessuno di noi si spiega l’accaduto: è surreale uccidere un animale per un solo centimetro di corno, è una perdita terribile”.

A conti fatti, il bracconaggio continua ad essere una delle cause principali della scomparsa di questi grandi mammiferi e nel mondo, anche in Italia, è ancora un’attività estremamente preoccupante.

Quanto ai rinoceronti, delle 30 specie originarie ne rimangono 5 che vivono in Asia e Africa. Quelli africani sono di due specie: il rinoceronte nero in grave pericolo di estinzione e il rinoceronte bianco, come Bella, che sta faticosamente sopravvivendo soprattutto nelle aree protette.

Secondo dati WWF, la “guerra dei corni” ha ucciso la metà dei rinoceronti durante gli anni ‘70 e oggi i cacciatori di frodo agiscono anche con elicotteri e armi automatiche. In soli 3 anni sono andati persi 1349 corni ed è questo il motivo principale della quasi estinzione di queste specie.

È di questi giorni la notizia della riproduzione in provetta dei rinoceronti bianchi per evitarne la scomparsa: sono stati infatti ottenuti in Italia i primi embrioni in “provetta salva-specie”, con l’obiettivo di creare una popolazione di rinoceronti con una ricca diversità genetica. Ma prima di procedere con le fecondazioni artificiali, non varrebbe la pena combattere con tutta la forza quello scempio frutto della crudeltà umana?

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Germana Carillo

 

Sudore: dagli scienziati un nuovo deodorante per combattere il cattivo odore

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Published in: Cosmesi

Se è vero che a dar di puzzo non è tanto il sudore in sé, che è inodore, quanto i batteri che sotto le ascelle cominciano a far festa metabolizzando certe molecole secrete dalla pelle in composti odorosi, due team di ricercatori delle Università di York e di Oxford hanno allora identificato in un nuovo studio la proteina di trasporto che consente ai batteri di riconoscere e inghiottire il sudore.

E hanno pensato: e se facessimo di questi soli batteri un possibile bersaglio per una generazione di deodoranti ad azione mirata?

Come “funziona” il sudore

Il sudore è composto da acqua e da alcuni tipi di molecole secreti dalle ghiandole sudoripare. Queste si distinguono in “eccentriche”, che si trovano nella cute di tutto il corpo e sono responsabili del sudore sostanzialmente inodore dovuto all’esercizio fisico, col quale l’organismo mantiene la corretta temperatura; e in “apocrine”, che sono invece localizzate nelle ascelle e nell’area dei genitali e con l’acqua producono molecole complesse inodori che però possono essere assimilate da batteri che le convertono in composti dal cattivo odore.

E soltanto poche specie batteriche nelle nostre ascelle sono effettivamente responsabili degli odori più sgradevoli. Una di queste è lo Staphylococus hominis, che inghiotte la molecola S-Cys-Gly-3M3SH secreta insieme al sudore e la converte nel tioalcolo 3-metil-3-solfanilesan-1-olo (3m3sh), conferendo la tipica puzza.

Ciò accade perché una particolare “proteina di trasporto” nella membrana cellulare è in grado di riconoscere composti specifici e di portarli all’interno del batterio. Qui, nel citoplasma, si realizza la trasformazione in 3m3sh.
Scoprire questo meccanismo che provoca l’odore di sudore, secondo gli autori dello studio, può porre le basi per lo sviluppo di nuovi tipi di prodotti che agiscano in maniera mirata, verso quel ristretto numero di microrganismi effettivamente responsabili del cattivo odore.

Già i deodoranti attuali che si trovano in commercio agiscono uccidendo buona parte dei batteri che vivono sull’epidermide. Quelli più comuni non sempre ci hanno convinto, ma quello che hanno in testa i ricercatori avrà una composizione migliore? Intanto “accontentiamoci” di fare la scelta giusta acquistando deodoranti bio e con un buon Inci o, perché no, cimentiamoci in un deodorante fai-da-te  per combattere i cattivi odori in modo naturale.

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Germana Carillo

Scoperto il più antico piede di bambino: ha 3 milioni di anni e rivela che già camminavamo

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Published in: Costume & Società

Lo rivela un nuovo studio, secondo cui per la prima volta è stato possibile sapere come camminava un bambino di 2 anni e mezzo, più di 3 milioni di anni fa.

Jeremy DeSilva, professore associato di antropologia al Dartmouth College, è una delle autorità più importanti del mondo ad essersi occupata dei piedi dei nostri antenati più antichi. Secondo lui, questo è il piede più completo di bambini mai scoperto.

Grande quanto un pollice umano, il piedino fa parte di uno scheletro quasi completo risalente a 3,32 milioni di anni e appartenente a una giovane femmina di Australopithecus afarensis scoperta nel 2002 nella regione di Dikika in Etiopia da Zeresenay (Zeray) Alemseged, professore dell'Università di Chicago e autore senior dello studio.

Situato in un momento critico della storia dell'essere umano, l'Australopithecus afarensis era più legato all'Ardipithecus ma non era ancora ai livelli dell'Homo erectus. Il piede di Dikika aumenta la ricchezza di conoscenze sull'evoluzione scheletrica degli ominidi.

Dato che il fossile del piccolo piede appartiene alla stessa specie di Lucy e si trovava nelle vicinanze, non sorprende che il bambino di Dikika si stato erroneamente etichettato "Lucy's baby" dalla stampa popolare, sebbene il piccolo risalisse a 200.000 anni prima di Lucy.

Nello studio dell'anatomia straordinariamente preservata del piede fossile, il team di ricerca ha cercato di ricostruire come sarebbe stata la vita anni fa per questo bambino e come i nostri antenati siano sopravvissuti. Hanno esaminato per cosa il piede è stato usato, come si è sviluppato e cosa ci dice sull'evoluzione umana. I reperti fossili indicano che questi antichi antenati erano abbastanza bravi a camminare su due gambe.

“Camminare su due gambe è un tratto distintivo degli essere umani, ma camminare male in un paesaggio pieno di predatori è una ricetta per l'estinzione”, ha spiegato DeSilva.

Secondo i ricercatori, a 2 anni e mezzo, la bambina di Dikika sapeva già camminare su due gambe, ma gli indizi forniti dal piede fossile dicono che trascorreva ancora molto tempo tra gli alberi, aggrappandosi alla mamma mentre cercava cibo.

Basandosi sulla struttura scheletrica del piede, in particolare sulla base dell'alluce, è emerso infatti che i bambini probabilmente trascorrevano più tempo sugli alberi. 

“Vivendo in Africa 3 milioni di anni fa senza fuoco, senza strutture e senza mezzi di difesa, era meglio stare sugli alberi dopo il tramonto del sole”, ha aggiunto DeSilva. “Questi risultati sono fondamentali per comprendere l'adattamento alimentare ed ecologico di queste specie”, ha osservato Alemseged.

La ricerca è stata pubblicata su Science Advances.

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Francesca Mancuso

Foto: Jeremy DeSilva

Fuochi d'artificio silenziosi grazie ai droni che si illuminano in cielo (VIDEO)

GreenMe -

Published in: Tecno

Solo pochi giorni fa a Torino, lo spettacolo in cielo ha fatto il tutto esaurito: per la prima volta i tradizionali fuochi d’artificio di San Giovanni sono stati sostituiti da droni che hanno creato suggestive coreografie luminose accompagnate dalla musica dei grandi classici. 

Figure colorate e soprattutto silenziose che sono uno spettacolo che non crea disagio proprio a nessuno. Vi abbiamo già parlato dei fuochi d’artificio silenziosi a misura di animali che evitano così stress e paura.

L’idea è di Intel, storico produttore statunitense di chip e processori che da qualche tempo ha abbracciato la filosofia droni e grazie allo Shooting Star è possibile librarli in cielo controllandoli da terra.

Lo spettacolo di Torino:

E' la prima volta in Italia, ma non in Europa, il primo volo in pubblico è stato, infatti, nell' ottobre 2016 in una piccola cittadina della Germania dove uno stormo di 500 droni luminosi si è alzato in volo all’unisono.

Lo spettacolo in Germania:

In Colorado, il 4 luglio, nella città di Aspen c’è stato uno spettacolo simile. Invece di mettere in pericolo gli animali soprattutto quelli selvatici, 50 droni sincronizzati con musica patriottica, hanno volato nel parco di Wagner.

Lo spettacolo in Colorado:

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Dominella Trunfio

 

I meravigliosi ulivi di Assisi e Spoleto sono il primo sito italiano patrimonio Fao

GreenMe -

Published in: Agricoltura

Il programma della FAO ha l’obiettivo di mettere in rilievo sistemi agricoli unici che le comunità rurali nel mondo hanno forgiato nel corso di generazioni, al fine di promuovere la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza sostenibili, gli ecosistemi resilienti e una ricca biodiversità, in contesti di incredibile bellezza.

Ad oggi sono 51 i siti nel mondo che hanno ricevuto questo riconoscimento e per il nostro Paese sono in fase di valutazione anche i vigneti di Soave, nel Veneto.

Complessivamente, l’Umbria con i suoi 27mila ettari di oliveto, che corrispondono a più di 7milioni di ulivi ottiene il suo olio in 250 frantoi. La fascia olivata tra Assisi e Spoleto è una delle aree italiane più importanti proprio per la produzione di olio di oliva e ha un territorio formato da una serie di terrazzamenti in pietra costruiti nei secoli sui costoni delle montagne e mantenuti fino al giorno d'oggi secondo la tradizione.

La coltivazione degli olivi, qui, infatti, risale ai tempi degli etruschi e man mano, nella storia, i terrazzamenti si sono evoluti, consentendo oggi un ottimo drenaggio delle falde acquifere e la produzione di un olio di alta qualità.

“Siamo estremamente lieti di accogliere gli ulivi di Assisi e di Spoleto nel programma GIAHS. Una decisione che riconosce l'importanza culturale, economica e ambientale di questa antica zona di produzione dell’olio”, afferma Yoshihide Endo, Coordinatore del progetto GIAHS della FAO.

Una buona opportunità per i territori italiani, insomma, e una marcia in più per la ripresa del nostro settore agricolo.

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Germana Carillo

Facebook sfida le fake news

BuoneNotizie.it -

Dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, Zuckerberg aggiorna l’algoritmo per selezionare le fonti dei media più attendibili

Le parole di Guy Verhofstadt all’udienza del 22 maggio di Mark Zuckerberg al Parlamento Europeo hanno rappresentato una call to action per il fondatore di Facebook. Alla domanda del capogruppo dei liberali e democratici europei, «Vuole essere ricordato come Steve Jobs e Bill Gates o come il creatore di un mostro digitale?», la risposta del giovane imprenditore è stata immediata e ha riguardato uno dei problemi emersi dallo scandalo: la diffusione di fake news.

Partiamo dai fatti. Cambridge Analytica, con la creazione di profili falsi, diffondeva notizie, molto spesso “bufale”, utilizzate per la campagna elettorale di Donald Trump del 2016, sfruttando le conoscenze ottenute dai dati raccolti di 87 milioni persone.

Già avviato da Gennaio negli USA, dal 2 luglio l’algoritmo di Zuckerberg garantisce anche in Italia una maggior diffusione di notizie affidabili, tramite un sondaggio posto a un campione di utenti. Le domande a cui dovranno rispondere anche alcuni utenti italiani selezionati saranno due: «Conosci questo sito?» e «Quanto lo ritieni affidabile?».  I post dei siti ritenuti attendibili verranno visualizzati per primi, con lo scopo di ridurre la diffusione di informazioni non corrette.

Ovviamente l’algoritmo di Facebook continuerà a dar maggior spazio ai post con maggiori condivisioni e link, ma inizia a esserci maggior sensibilità per quanto riguarda la condivisione di fatti e notizie vere.                                                                                                                                                     Il caso Cambridge Analytica è esploso in un periodo caratterizzato dalla post-verità, ovvero un contesto sociopolitico e culturale in cui l’argomentazione e le narrazioni si ritrovano a  essere scollegate dalla realtà e dai dati di fatto, con l’esclusivo obiettivo di creare consenso grazie a una percezione distorta della realtà da parte dei cittadini.

Le dure parole di Verhofstadt al parlamento europeo risultano alquanto significative, perché non accusa Mark Zuckerberg di aver creato un mostro, ma gli fa capire che ha la possibilità di entrare nell’olimpo della storia dell’informatica con Steve Jobs e Bill Gates.

Il problema non è Facebook, perché di fatto risulta essere solo un mezzo mediale e se oggi per alcuni sembra uno strumento di manipolazione politica, in realtà esso potrebbe essere un potenziale per le nostre democrazie: continuando l’ottica del world wide web, contribuisce alla diffusione e gli scambi di idee e opinioni in modo gratuito e facilmente accessibile, garantendo anche un contatto diretto fra politica e popolazione.                      

L’aggiornamento operato da Zuckerberg, nonostante Facebook mantenga tutti i suoi forti limiti, sicuramente intraprende una migliore direzione. Resta opportuno operare anche sull’altro fronte: educare i cittadini a un corretto rapporto con l’informazione, soprattutto se sono proprio questi a rispondere a questionari sull’affidabilità delle notizie.

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Tromba d'aria a Milano e tempesta di fulmini a Torino (VIDEO)

GreenMe -

Published in: Ambiente

È un'Italia meteorologicamente spaccata in due quella di questi giorni, con caldo africano al centro sud e piogge torrenziali al nord.

Ieri la Protezione civile aveva diramato un'allerta gialla su 5 regioni a causa di una perturbazione di origine atlantica

“L’avviso prevede dalla serata di oggi, mercoledì 4 luglio, precipitazioni diffuse, a prevalente carattere di rovescio o temporale, sul Piemonte, in estensione a Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento” aveva fatto sapere la Protezione Civile. Così è stato. L'allerta gialla è stata estesa anche alla giornata di oggi.

Milano, tromba d'aria e esondazioni

Ma questa notte intorno alle 3:10 è esondato il Seveso, rientrato circa tre ore dopo sotto i livelli di guardia. Il Comune ha fatto sapere che l'impennata è stata a Cesano Maderno nella corso della notte e l'acqua in circa mezz'ora è salita rapidamente oltre i livelli di guardia.

“Attualmente è in corso la fase di pulizia delle strade dal fango. Appena riaperto alla circolazione viale Sarca. Resta chiuso viale Fulvio Testi nelle due direzioni di marcia tra via Cà Granda e viale Marche. Ma la situazione dovrebbe rientrare alla normalità entro qualche ora. È però prevista una nuova perturbazione e l'allerta resta in corso”.

Inoltre, una violenta tromba d'aria ha colpito soprattutto l'area di Pozzo d'Adda, scoperchiando una palazzina e provocando danni ai tetti di varie abitazioni. Per ore i vigili del fuoco hanno lavorato per rimuovere i rami d'albero caduti sulle strade. Per fortuna non c'è stato alcun ferito.

I treni hanno subito vari disagi e il traffico ferroviario è stato sospeso questa notte sulla linea Luino - Gallarate per danni dovuti al maltempo e per uno smottamento fra Besozzo e Ternate-Varano Borghi.

E non è ancora finita visto che anche per oggi è previsto maltempo.

#Maltempo, dal pomeriggio di ieri numerose le richieste di soccorso giunte ai #vigilidelfuoco in #TrentinoAltoAdige, #Piemonte e #Lombardia. Quest’ultima la regione più colpita con oltre 150 interventi espletati per danni causati dalle forti piogge e dal vento #soccorsiquotidiani pic.twitter.com/dHIKw01Zi0

— Vigili del Fuoco (@emergenzavvf) 4 luglio 2018 A Torino tempesta di fulmini

Ieri un violento temporale si è abbattuto sulla città con forti raffiche di vento e una tempesta di fulmini. Sono state centinaia le chiamate ai vigili del fuoco per segnalare garage, cantine e piani terra allagati. Tra le zone più colpite, il quartiere Nizza Millefonti.

Allagato anche il sottopasso dell'ospedale Molinette e due automobilisti hanno dovuto lasciare le loro auto proseguendo a piedi. È la terza notte consecutiva di forti temporali sul Piemonte. Quello di lunedì ha provocato l'allagamento di un sottopasso, tra Rivarolo e Feletto in cui ha perso la vita un uomo, annegato con la sua auto.

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Francesca Mancuso

Foto cover Ansa

Come attirare le libellule nel nostro giardino (anche per salvarci dalle zanzare)

GreenMe -

Published in: Orto & Giardino

Le libellule sono insetti che, da un punto di vista tassonomico, appartengono all’ordine degli Odonata, vivono anche in Italia e sono amanti dell’acqua. Ecco come attirarle nel proprio giardino.

Costruisci un piccolo stagno

Non serve un giardino immenso, ma è fondamentale che ci sia uno spazio adeguato per creare l’habitat che tanto piace alle libellule,ovvero uno stagno che sia profondo almeno 60 centimetri, ma che abbia un diametro di almeno 5-6 metri per consentire alle ninfe delle libellule di difendersi dai possibili predatori, anche se nello stagno di casa vostra difficilmente ci saranno i procioni. Ma diverse profondità sono comunque necessarie per le piante acquatiche; i lati devono essere spioventi e lo stagno, utile ribadirlo, deve stare al sole perché le larve delle libellule hanno il sangue freddo e hanno bisogno di calore.

Metti pietre colorate ed erba sui lati

Le pietre colorate oltre che abbellire lo stagno, aiutano le libellule a godersi il sole, mentre l’erba circostante attira altri insetti utili per la catena alimentare. Posiziona anche dei bastoni di legno vicino al laghetto, che diventeranno un luogo utile per deporre le uova o per far riposare al sole le libellule.

Le piante: quali scegliere?

Come sappiamo anche le piante giocano un ruolo fondamentale per la sopravvivenza degli insetti. Le libellule non si nutrono dei componenti delle piante, ma spesso le usano come per depositare le uova. Per le piante in superficie vanno bene trifoglio fibrino, giunchi fioriti, code di cavallo e sparganium, mentre per le zone più profonde, consigliamo erba riccia e pianta cerato fili. Fai in modo che le piante galleggianti non coprano interamente il laghetto, perché ciò potrebbe bloccare l’ingresso dei raggi del sole all'interno dello stagno, dove ci sono le altre piante.

 

  Cosa non fare

I pesci non vanno assolutamente messi nello stagno perché finirebbero per mangiare tutte le larve delle libellule, non vanno piantate piante invasive, né va spruzzato pesticida che potrebbe uccidere gli insetti.

Certo la creazione di uno stagno porterà anche l’arrivo delle zanzare (ma anche senza, purtroppo, l'invasione estiva c'è lo stesso), ma il problema dovrebbe risolversi grazie alle splendide libellule che di questi insetti vanno ghiotte!

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Dominella Trunfio

Mic, la carta che dà accesso gratuito ai musei civici di Roma per 1 anno

GreenMe -

Published in: Arte e Cultura

L’iniziativa, voluta da Roma Capitale e realizzata da Zétema Progetto Cultura, coinvolgerà i Musei Capitolini, la Centrale Montemartini, i Mercati di Traiano e il Museo dei Fori Imperiali, il Museo di Roma in Palazzo Braschi, il Museo di Roma in Trastevere, il Museo dell’Ara Pacis, Musei di Villa Torlonia (Casino dei Principi, Casino Nobile, Casina delle Civette), Museo Civico di Zoologia, Galleria d’Arte Moderna.

“Una rivoluzione nell’approccio libero alla cultura”, dicono dal Campidoglio e un chiaro segno di un’apertura nei confronti di residenti e studenti.

Valida per 12 mesi dall’acquisto, con la MIC si potrà accedere gratis e illimitatamente alle collezioni permanenti, alle esposizioni temporanee programmate nel corso dell’anno (con l’esclusione delle mostre all’Ara Pacis e a Palazzo Braschi) e ad eventi, aperture straordinarie, visite guidate e attività didattiche normalmente incluse nel costo del biglietto di ingresso a ciascun museo.

Inoltre, offrirà ai suoi possessori agevolazioni per la visita ai Monumenti del Territorio, come il Foro di Cesare, il Ludus Magnus e il Fontanone del Gianicolo.

La carta è nominativa e dovrà essere sempre accompagnata sempre da un documento di riconoscimento.

Come acquistare la MIC

È necessario presentare un documento che attesti il possesso del requisito (ossia: residenza o domicilio temporaneo o iscrizione universitaria all’anno in corso), lasciare i propri dati e firmare la dichiarazione di consenso al trattamento dei dati personali. La persona che compila il modulo dovrà presentarsi fisicamente con un documento di riconoscimento presso uno dei punti di acquisto/ritiro della MIC.

La si può anche acquistare online al prezzo di € 5,00 + € 1,00, ma dovrà essere attivata e ritirata presso i Musei in Comune e i Tourist Infopoint.

I Musei in Comune gratuiti solo per i possessori della MIC card sono:

  • Musei Capitolini
  • Centrale Montemartini
  • Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali
  • Museo dell'Ara Pacis (esclusi gli spazi espositivi che prevedono bigliettazione separata)
  • Museo di Roma (esclusi gli spazi espositivi che prevedono bigliettazione separata)
  • Galleria d'Arte Moderna
  • Museo di Roma in Trastevere
  • Musei di Villa Torlonia (Casino dei Principi / Casino Nobile / Casina delle Civette)
  • Museo Civico di Zoologia

I possessori della MIC card hanno diritto all’ingresso gratuito ai siti storico artistici e archeologici della Sovrintendenza, previa verifica delle modalità di ingresso.

Resta invece a ingresso gratuito, a prescindere dal possesso della MIC, l’accesso a questi Musei in Comune:

  • Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco
  • Museo delle Mura
  • Museo di Casal de' Pazzi
  • Villa di Massenzio
  • Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina
  • Museo Napoleonico
  • Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
  • Casa Museo Alberto Moravia
  • Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese

Nei bookshop e nelle caffetterie dei Musei in Comune, inoltre, c'è uno sconto del sconto 10% per i possessori della MIC card.

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