Feeds

Il super scaldabagno che riscalda l'acqua da 0 a 100mila gradi in un decimo di picosecondo

GreenMe -

Published in: Acqua

A riuscire in questa impresa è stato un team di scienziati guidati da Carl Caleman del Center for Free-electron Laser Science di DESY e della svedese Uppsala University. I ricercatori hanno trasformato un potente laser a raggi X nello “scaldabagno” più veloce del mondo, raggiungendo 100.000 gradi Celsius in meno di un decimo di picosecondo.

L'esperimento ha prodotto uno stato d'acqua “esotico”, dal quale i ricercatori sperano di saperne di più sulle caratteristiche del liquido più importante della Terra.

Gli scienziati hanno utilizzato il laser presso lo SLAC National Accelerator Laboratory, negli Stati Uniti, per produrre raggi X estremamente intensi e ultra-brevi in un getto d'acqua.

“Non è il solito modo di far bollire la tua acqua. Normalmente, quando riscaldi l'acqua, le molecole saranno semplicemente scosse più forte A livello molecolare, il calore è movimento. Ciò può essere ottenuto, ad esempio, tramite il trasferimento di calore da una stufa o direttamente con le microonde che fanno oscillare avanti e indietro le molecole d'acqua sempre più velocemente al passo con il campo elettromagnetico” spiega Caleman.

Il riscaldamento prodotto nel corso dello studio era diverso. I raggi X ad alta energia hanno perforato gli elettroni delle molecole d'acqua, distruggendo così l'equilibrio delle cariche elettriche. A quel punto, improvvisamente gli atomi sentono una forte forza repulsiva e iniziano a muoversi violentemente. In meno di 75 femtosecondi, ovvero 75 milionesimi di miliardesimo di secondo l'acqua passa da liquida a plasma. Quest'ultimo è considerato il quarto stato della materia, in cui gli elettroni sono rimossi dagli atomi, portando a una sorta di gas elettricamente carico.

“Ma mentre si trasforma da liquido a plasma, rimane ancora alla densità dell'acqua liquida, poiché gli atomi non hanno il tempo di muoversi significativamente”, ha detto il co-autore Olof Jönsson dell'Università di Uppsala.

Questo stato esotico dell'acqua non è nulla che possa essere trovato naturalmente sulla Terra. Ha caratteristiche simili a quelle del plasma del sole e del gigante gassoso Giove, ma ha una densità inferiore. Inoltre, è più caldo del nucleo della Terra.

“L'acqua è davvero un liquido strano, e se non fosse per le sue caratteristiche peculiari, molte cose sulla Terra non sarebbero così come sono, in particolare la vita” ha sottolineato Jönsson.

Questa è solo la prima parte dell'esperimento. In futuro, gli scienziati cercheranno di saperne di più sulle proprietà generali dell'acqua e delle molte anomalie, tra cui la conduttività termica e la densità, tutte importanti per la vita sulla Terra. Ma non solo. Anche se scalare questo tipo di tecnologia richiederà del tempo, pensare di riscaldare l'acqua ad altissime temperature in un battito di ciglia apre una vasta gamma di applicazioni in termini di risparmio energetico.

LEGGI anche:

Francesca Mancuso

Una porta da calcio per giocare in giardino tutto l'anno

GreenMe -

Published in: Sport & Tempo Libero

I piccoli calciatori di domani potrebbero divertirsi con gli amici e allenarsi, visto che anche le scuole-calcio per il periodo estivo interromperanno i loro corsi. Se anche i vostri bambini vivono di calcio (e come voi devono ancora digerire la mancata partecipazione dell'Italia ai mondiali di Russia 2018), acquistare una porta da calcio potrebbe farli felici.

Le porte da calcio ideali per giocare in giardino o al parco

Quando si improvvisa una partita, spesso ci si attrezza con zainetti o altro per delimitare i confini di una porta, ma non sarà mai come averne una vera e propria.

Le porte hanno solitamente i pali in acciaio leggero e la rete in poliestere. Esistono però anche delle alternative più leggere e pratiche da trasportare, adatte a qualunque terreno (parco, spiaggia, strada...) e facili da trasportare, visto che si aprono e si chiudono con un solo gesto.

A fornire dei buoni prodotti in termini di qualità e prezzo è Decathlon, con la linea Kipsta e in particolare con la gamma Classic Goal. Si tratta di porte stabili sull'erba, grazie ai picchetti di fissaggio, ma che possono essere utilizzate anche senza picchetti. Sono disponibili in tre formati (S, M e L) e adatte a qualunque terreno. La struttura, infatti, è in metallo e assicura una grande stabilità su tutte le superfici.

La Classic Goal taglia S ha dimensioni interne pari a 90x70x48 cm, mentre il formato L Classic Goal ha le dimensioni di una porta da pallamano (3x2 m).

La via di mezzo, adatta a ragazzi e adolescenti, è costituita dal modello Classic Goal formato M, che ha dimensione pari a 2x1,3x0,9m. Per un uso casalingo, questa è sicuramente la dimensione più indicata, perché è stata pensata e realizzata per giocare regolarmente a calcio su un campo in erba. È, quindi, particolarmente adatta al giardino di casa, ma anche per essere utilizzata al parco e garantisce una buona resistenza. È disponibile in due colori: grigio scuro/bianco e nero/rosso. È possibile utilizzarla anche su altre tipologie di terreno, oltre a quello in erba. I pali sono 100% in acciaio e la rete è 100% poliestere (PES).

Se, invece, si vuole portare sempre con sé una porta leggerissima, pieghevole e facile da aprire, vi consigliamo la porta The Kage. Ideata per improvvisare una partita di calcio tra amici o in famiglia su qualunque tipologia di terreno.... spiaggia inclusa!

Come scegliere i guanti e il pallone da calcio

Una volta scelta la porta, bisognerà armarsi anche di guanti e pallone! Per quanto riguarda i guanti, ne esistono varie tipologie in base alle esigenze e all'uso. Se si gioca occasionalmente e nel tempo libero, una buona soluzione potrebbe essere il modello FIRST di Decathlon, in lattice sintetico ad alta resistenza sul palmo della mano.

Se, invece, si gioca regolarmente in una squadra è meglio scegliere dei guanti che, oltre a essere resistenti, dovranno offrire una buona vestibilità, grazie ad una fascia a strappo (chiusura sul polso) e ad un polsino elastico, come i modelli F100 e F500. In questo modo si adatteranno meglio alla forma della mano. Inoltre, il palmo preformato in lattice di questi modelli garantisce una presa migliore sul pallone. Infine, per un utilizzo intensivo sono consigliati dei guanti che, come il modello F500 Protect, garantiscano la massima aderenza sul palmo e una presa ottimale sul pallone, grazie al lattice supersoft incollato con una schiuma confortevole.

Ultimo, ma non per importanza, il pallone. Per sceglierlo, bisognerà tener conto di vari aspetti. In primo luogo, esistono diverse taglie: per i bambini fino agli 8 anni si va dalla taglia 1 alla taglia 3. Si passa poi al pallone taglia 4, dagli 8 ai 12 anni, e al pallone taglia 5 per chi ha più di 12 anni. La taglia è indicata sul pallone stesso. In secondo luogo, bisognerà tener conto del tipo di utilizzo. Per giocare occasionalmente, per esempio, occorrerà un pallone resistente, cucito a macchina, che conservi la forma e la qualità del rimbalzo durante il gioco. Infine, occorrerà considerare anche il luogo e la tipologia di terreno in cui il pallone verrà usato, come erba, sabbia o altre superfici. Per giocare sulla sabbia, per esempio, servirà un pallone confortevole, più leggero e quindi meno traumatico per giocare a piedi nudi.

Due buone soluzioni della linea Kipsta di Decathlon sono il Pallone sunny 500 e il pallone F100 ibrido. Entrambi possono essere usati su tutte le superfici, grazie al rivestimento esterno in poliestere, ma il primo è più idoneo ad essere utilizzato in spiaggia, mentre il secondo è adatto a terreni erbosi.

__lxG__ = window.__lxG__ || {}; __lxG__.contentAlert = true;

Le isole Vanuatu bandiscono sacchetti di plastica, cannucce e polistirolo

GreenMe -

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Nelle isole al largo dell'Australia entrerà in vigore uno dei divieti più severi sulle materie plastiche del Pacifico e riguarderà le borse e contenitori da asporto, ma anche le cannucce e le scatole di polistirolo. L'unica eccezione riguarderà le materie plastiche che vengono utilizzate per contenere, avvolgere o trasportare carne o pesce.

Le Vanuatu sono uno stato insulare formato da circa 80 isole situate nel sud-ovest dell'Oceano Pacifico. Sono famose per le bellissime spiagge, le acque cristalline e le spettacolari scogliere. Tuttavia, l'inquinamento derivante dalle materie plastiche anche in questo angolo di paradiso è diventato un problema crescente. Nel 2015, durante la National Environment Week, la Vanuatu Environment Science Society ha organizzato un "Clean Up Your Environment Day" a livello nazionale, iniziativa che ha permesso di raccogliere qualcosa come 5.126 pezzi di rifiuti in quattro siti. L'oggetto più comune trovato? Sacchetti di plastica e involucri di plastica per alimenti.

Da lì, la decisione di fare davvero qualcosa per ripulire le isole. La messa al bando è frutto anche dell'iniziativa popolare. Circa 2000 persone lo scorso anno, hanno firmato una petizione a sostegno della legislazione per vietare i sacchetti di plastica monouso a Vanuatu.

Così, il primo ministro, Charlot Salwai, nel 2017 ha annunciato che il paese avrebbe vietato la plastica per proteggere l'ambiente e gli oceani A gennaio è stato dato il via libera ufficiale. Alle aziende e ai rivenditori sono stati dati 6 mesi per adeguarsi alle nuove regole e smaltire le forniture esistenti. A partire dal 1° luglio, sarà considerato reato produrre, vendere o regalare questi oggetti.

“Stiamo anche cercando di vietare tutti i coltelli di plastica, le forchette, le cannucce”, ha detto il ministro degli esteri di Vanuatu, Ralph Regenvanu.

Toney Tevi, capo degli affari marittimi e oceanici del ministero degli esteri di Vanuatu, ha spiegato:

“Siamo tutti d'accordo dopo la consultazione nazionale che Vanuatu debba essere pulita per le generazioni a venire [e] mantenere l'oceano libero dalla plastica era una delle maggiori preoccupazioni”.

Anche le isole Tremiti di recenti hanno dato vita a un'iniziativa simile, vietando le stoviglie di plastica e presto anche le bottiglie e il polistirolo.

Decisioni che dovrebbero essere prese come esempio.

LEGGI anche:

Francesca Mancuso

La street art che colora la città... con il punto a croce!

GreenMe -

Published in: Arredo Urbano

A primo acchito potrebbero sembrare dei murales, ma osservandoli da vicino si scopre che sono dei disegni realizzati con il punto a croce e ben lontani dalle cornici spray. Uno dei pionieri è l’artista Raquel Rodrigo con il progetto Arquicostura che ha come obiettivo quello di decorare alcuni quartieri di Madrid, la città in cui vive e in cui è in atto un vero e proprio movimento di guerrilla knitting che fa capo proprio alla street art a punto a croce. 

Ma le installazioni di Rodrigo sono anche a Valencia e vengono di solito realizzate su reti metalliche poi poggiate sui muri. Ci sono rose, ma anche altri fiori come quelli di ciliegio e di ibisco.

Ecco alcuni dei suoi lavori:

Intervención en Steam crane en @upfest, bristol #streetart #arquicostura #urbanart #bristol #artbristol #steamcrane #upfest #upfest2016 #raquelrodrigo #art #embroidery #crossstitch

Un post condiviso da Arquicostura Studio (@arquicosturastudio) in data: Lug 25, 2016 at 7:03 PDT

Floreciendo en el estudio. Paneles de flores de 3 metros preparados para salir a nuevos espacios interiores. . Foto:@lafuriadeleste . #arquicosturastudio #arquicostura #interiorismo #salonidelmobile #interiordesign #interiores #art #design

Un post condiviso da Arquicostura Studio (@arquicosturastudio) in data: Apr 19, 2018 at 7:23 PDT

Ma accanto alla street art di Rodrigo, c'è anche quella di Urban X Stitch, un duo di street art francese con sede a Lione, che realizza animali per dare colore alle città provate da inquinamento e smog. Pur non considerandosi dei veri e propri artisti, gli ideatori del progetto Urban X Stitch mirano ad arredare gli spazi in maniera creativa.

Ecco i loro lavori:

     

 Foto: Urban X Stitch

 Potrebbero interessarvi:

Dominella Trunfio

Moria di delfini in Gambia: colpa di una fabbrica cinese che avvelena il mare

GreenMe -

Published in: Animali

Il delfino è stato trovato una settimana dopo l'arresto di 6 giovani, per aver tentato di protestare contro le attività del Golden Lead. I ragazzi sono stati rilasciati su cauzione il 7 maggio.

Ma quella non è stata la fine del loro calvario. Il leader del gruppo, Sulayman Bojang, ha subito delle minacce. Gli è stato chiesto infatti di tacere sulle attività di Golden Lead.

“In altri paesi questi giovani sono visti come veri eroi. In Gambia sono ingabbiati come animali. I diritti umani e la libertà di parola sembrano essere solo un sogno nel nostro paese”.

Le foto strazianti del povero delfino sono state pubblicate su Twitter sabato da un'attivista che difende i diritti umani e degli animali, Farida Nabourema.

A dead dolphin was found on the beach of Gunjur in the #Gambia this Saturday morning. The pollution caused by Chinese company Golden Lead which drains its waste into the sea is disastrous. Some Gambian activists protesting against this were arrested last week. #Africansrising pic.twitter.com/Ma8GyqRn8S

— Farida Nabourema (@Farida_N) 12 maggio 2018

Il delfino infatti è stata solo l'ultima tragica morte di animali marini registrata negli ultimi tempi. E secondo associazioni e popolazione, la colpa sarebbe della Golden Lead, fabbrica cinese che lavora la farina di pesce. L'impianto è accusato di aver smaltito rifiuti tossici sospetti in mare attraverso le tubature, provocando diverse morie di pesci e mammiferi lungo la costa.

A maggio 2017, altri pesci sono stati trovati morti lungo nell'area. Allora, la causa venne attribuita ai rifiuti scaricati direttamente nell'oceano attraverso i tubi. Invece, è stato rivelato che in quell'occasione i pesci erano stati gettati in mare dai pescatori, a causa delle mancate vendite alla Golden Lead.

Circa due mesi fa, la Gambia National Environment Agency ha trascinato l'azienda cinese in tribunale per presunta violazione delle leggi ambientali del paese. La società ha fatto sapere che costruirà un impianto di trattamento, pur non avendo la minima intenzione di rimuovere le tubature che finiscono in mare. Ha accettato di pagare 25mila dollari per iniziare a trattare le acque reflue e finanziare i test sull'acqua inquinata.

L'ispettore ambientale senior della National Environment Agency Lamin Samateh ha dichiarato che l'azienda avrebbe dovuto installare un impianto di trattamento delle acque all'apertura, ma non lo aveva ancora fatto al momento dell'insediamento.

E a pagarne le conseguenze sono gli animali marini e la popolazione, costretta a veder avvelenare il mare e i suoi abitanti.

LEGGI anche:

Francesca Mancuso

Apre il primo BeeHotel di Roma, l'albergo per api solitarie

GreenMe -

Published in: Orto & Giardino

A realizzarlo sono i ragazzi dell'associazione Buono, con un'iniziativa che è parte del programma di Eureka! - Roma 2018 promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e in collaborazione con Siae.

E l'obiettivo è molto più grande: installare decine di BeeHotel in balconi, giardini e scuole di tutta la città per dare un rifugio a queste infaticabili (e innocue) impollinatrici, che hanno un ruolo fondamentale per il verde urbano e la biodiversità.

Cosa sono i Bee Hotel

I BeeHotel sono strutture esagonali in legno al cui interno sono disposte cannucce di carta, ciocchetti di legno e laniccia, tutti materiali che le api adattano per costruirsi un piccolo rifugio. Strutture che possono essere piazzate in qualsiasi ambiente all'aperto, dai parchi ai balconi, per accogliere insetti impollinatori che in città hanno grande difficoltà a trovare spazi adatti per vivere. Cosa aspettate a installarle? Le api hanno bisogno di noi!

Le api solitarie

Nonostante siano meno famose delle api da miele, le api solitarie rappresentano in realtà la grande maggioranza delle oltre 20.000 specie di api che esistono al mondo. Le api solitarie non vivono in colonie e non dovendo proteggere grandi quantità di miele hanno molto meno veleno e molto difficilmente arrivano a pungere.

“L'idea di costruire hotel per api solitarie ha un doppio scopo – spiega Carlo Taccari, presidente di Buono – da un lato offrire un riparo a questi incredibili insetti che aiutano a mantenere verdi le nostre città, dall'altro educare e sensibilizzare sull'importanza della biodiversità e la tutela dell'ambiente”.

Arriva il primo World Bee Day

L'inagurazione avverà il 20 maggio 2018, in occasione del primo World Bee Day, la giornata mondiale delle api, istituita pochi mesi fa dalle Nazioni Unite per ricordare a tutti l'importanza che questi insetti hanno per l'intera umanità. Per festeggiarla anche in Italia, l'associazione Buono organizza una giornata all'interno dell'Oasi LIPU di Castel di Guido con incontri, passeggiate naturalistiche e attività per ogni età per avvicinarsi al mondo delle api e della natura in generale.

Per maggiori informazioni clicca qui

Leggi anche:

Come (e perché) ospitare le api solitarie nel proprio giardino

Gli Hotel delle Api per salvare gli insetti impollinatori (FOTO)

Casette per api, farfalle e coccinelle, idee regalo per attrarre insetti utili nel giardino

Roberta Ragni

Come fermare un raffreddore... con una molecola

GreenMe -

Published in: Salute & Benessere

A scoprirlo è un nuovo studio dell’Imperial College London, secondo cui quella molecola sarebbe in grado di bloccare completamente più ceppi di virus del raffreddore, rendendo quindi possibile per il futuro anche la creazione di un farmaco specifico utile se somministrato all’inizio di un’infezione.

Se il più comune dei raffreddori trova la sua causa in una famiglia di virus con centinaia di varianti, ciò rende quasi impossibile la creazione di una sorta di immunità e altamente improbabile l'idea di vaccinarsi contro tutti loro. In più, si tratta di virus che si evolvono rapidamente, il che significa che possono rapidamente sviluppare resistenza ai farmaci. 

Per questo non riusciamo tanto a curare un raffreddore, quanto, piuttosto, a trattare i suoi sintomi dell'infezione, come naso che cola, mal di gola e febbre.

Ora, secondo il team di ricercatori inglesi, la molecola scoperta sarebbe capace di bloccare completamente più ceppi di virus del raffreddore, puntando alla cosiddetta N-miristoiltransferasi (Nmt), una proteina delle cellule umane, quella che i virus "sequestrano" per costruire il guscio proteico, o capside, che protegge il loro genoma. E, dal momento che tutti i ceppi hanno bisogno di questa stessa proteina umana per creare nuove copie di se stessi, la molecola potrebbe essere un jolly, cioè dovrebbe essere efficace contro tutti e, anzi, agire anche contro altri virus della stessa famiglia del raffreddore (come, per esempio, bocca-mani-piedi).

"Il comune raffreddore - spiega il ricercatore principale Ed Tate del Dipartimento di chimica dell'Imperial - è per la maggior parte delle persone un semplice inconveniente, ma può causare gravi complicazioni a chi soffre di disturbi quali ad esempio l'asma e la Bpco. Un farmaco come questo potrebbe essere estremamente utile se somministrato all'inizio dell'infezione e stiamo lavorando per creare una versione che possa essere inalata, in modo che arrivi rapidamente ai polmoni". 

Si tratterebbe, inoltre, di un medicinale che non avrebbe effetti collaterali tossici.

Per ora, i ricercatori hanno dimostrato che la nuova molecola ha completamente bloccato molti ceppi del virus del raffreddore senza colpire le cellule umane, ma saranno necessari altri studi per assicurarsi che effettivamente non sia tossica nell'organismo.

Leggi anche:

Germana Carillo

Nave da crociera in avaria a Venezia: tanta paura e aria irrespirabile

GreenMe -

Published in: Ambiente

In uscita dal capoluogo lagunare, la nave, trainata dai rimorchiatori, è stata costretta a rientrare al terminal della Stazione Marittima a causa di un guasto ai motori. “Odore acre e l'aria irrespirabile”, fumi, rumori. La popolazione si è trovata ad assistere per l'ennesima volta a tutto questo, a respirare aria malsana e a temere il peggio.

La Marella Discovery 2 della Tuj non è di certo una barchetta con le sue 40mila tonnellate, i suoi 264 metri di lunghezza e i 37 di larghezza. Una volta accortosi del problema, il comandante ha attivato la procedura di emergenza per rientrare, così la nave è stata ricondotta dai rimorchiatori in Marittima intorno alle 19.30.

Secondo quanto ha riferito il comitato No Grandi Navi a Venezia Today, “per oltre 30 minuti la nave Marella Discovery 2 è rimasta con i motori in avaria, ferma nel canale della Giudecca. Impressionante quando, con il vento, la poppa della nave si è avvicinata pericolosamente alla riva delle Zattere, puntando la prua verso la Giudecca e costringendo vaporetti e altre imbarcazioni a manovre eccezionali. D'urgenza è intervenuto un terzo rimorchiatore per riportare la nave in porto di poppa. Ciò che è accaduto dimostra che abbiamo ragione e che la violenza del passaggio delle grandi navi in laguna deve cessare”.

Quanto accaduto ha riacceso le polemiche, mai sopite, sulla presenza di navi di grandi dimensioni, come quelle da crociera, a Venezia.

In un tweet il comitato, che da anni lotta per fermare l'ingresso di questi inquinanti grattacieli del mare nella città lagunare, ha condiviso il video dell'avaria, chiedendo di fermare tutto questo:

#grandenave in #avaria nel canale della #Giudecca !!
Tre rimorchiatori che cercano di raddrizzarla e di poppa la riportano in marittima
Odore acre e aria irrespirabile
Basta!
Estromissione subito dalla #Laguna
Tutti in piazza a #Venezia il 10 giugno! #nograndinavi pic.twitter.com/1WLHCIL8zM

— NoGrandiNavi Venezia (@NoGrandiNaviVe) 14 maggio 2018

Per il 10 giugno, il comitato aveva già in programma una giornata di mobilitazione per tornare a chiedere l'estromissione delle navi da crociera da Venezia.

“Non dobbiamo aspettare il disastro, per prendere l'unica decisione sensata: allontanare le navi dalla città. È troppo delicata e fragile e queste navi sono troppo grandi, pericolose. Sono fatte per navigare in mare, non in mezzo alle città, e in mare devono restare”.

BREAKING - #grandenave in avaria in Canale della Giudecca - tre rimorchiatori tentano di riportarla in porto
ORA BASTA!
NON ASPETTIAMO IL DISASTRO!#GrandiNavi FUORI DALLA LAGUNA SUBITO!!#VENEZIA È TROPPO DELICATA PER QUESTI MOSTRI#10G Tutti in piazza pic.twitter.com/IRTy4SdD3r

— Tommaso Cacciari (@TommasoCacciari) 14 maggio 2018

Al momento, l'unica magra consolazione è racchiusa in un algoritmo che dal 1° luglio deciderà quali grandi navi da crociera potranno ormeggiare a Venezia. Introdotto da un'ordinanza della Capitaneria di porto, l'algoritmo metterà in relazione il combustibile usato dalle caldaie della nave, la forma dello scafo e lo spostamento d’acqua, l’onda generata, il dislocamento. Ciò permetterà di lasciare fuori dalla Laguna il 15% delle navi da crociera.

Intanto i colossi del mare continuano a fare il loro pesante ingresso a Venezia... E non sembra che al momento si sia vicini al loro addio alla città.

LEGGI anche:

Francesca Mancuso

Amazon tax per aiutare i senzatetto: Seattle leva alle multinazionali per dare ai poveri

GreenMe -

Published in: Costume & Società

L’obiettivo è raccogliere circa 50 milioni di dollari l’anno che andrebbero poi destinati ad alloggi e servizi vari per gli indigenti. Una bella sferzata di solidarietà? Certo, ma, manco a dirlo, Amazon, che ha sede proprio a Seattle, non ci sta e si dice “preoccupata”. Per non parlare della prima cittadina della città, Jenny Durkan, che ha espresso perplessità sulla misura e si è riservata il diritto di veto.

Secondo la proposta del consiglio comunale, circa il 60% del gettito fiscale andrà a nuovi progetti abitativi per i residenti a Seattle a basso e medio reddito, per combattere una crisi immobiliare attribuita in parte proprio a un boom economico locale che ha fatto lievitare i costi delle case a discapito della classe lavoratrice. Il resto andrebbe ai servizi per i senzatetto, compresi posti letto nei rifugi, nei campi e nei parcheggi notturni.

In pratica, la misura si applicherebbe alla maggior parte delle aziende che incassano almeno 20 milioni di dollari l’anno, imponendo una tassa di circa 14 centesimi per dipendente per ora lavorata all’interno della città - circa 275 dollari all’anno per ogni lavoratore.

Questa formula “head tax” è concepita per raccogliere tra i 45 milioni e i 49 milioni di dollari all’anno nel corso di cinque anni per costruire alloggi più economici e servizi di supporto per gli homeless.

La tassa, che segue un po’ la scia di altre proposte simili fatte a Denver e a Chicago (qui però la norma era passata e poi abrogata) colpirebbe anche multinazionali presenti a Seattle come Starbucks e la catena di grandi magazzini Nordstrom, così come i giganti della tecnologia californiana come Apple, Google e Facebook che hanno abbastanza presenza a Seattle da essere soggetti al nuovo prelievo. In totale, l’imposta dovrebbe essere sostenuta da circa 500 società, pari al 3% del settore privato della città, mentre le aziende sanitarie e le organizzazioni non profit sono esenti.

I sostenitori della Amazon tax snocciolano dati che mostrano come i prezzi medi delle case di Seattle siano saliti a più 820mila dollari e come l’area metropolitana di Seattle ospiti la terza più grande concentrazione di senzatetto degli States, quasi 12mila.

Di contro, Amazon e gli altri gruppi di magnati hanno profonde remore e il CEO Amazon Jeff Bezos parla di preoccupazione per il “futuro creato dall’approccio ostile e dalla retorica del consiglio comunale, che ci costringe a porci domande sulla nostra futura crescita nella città”. E Drew Herdener, vicepresidente di Amazon, rimarca come in realtà la crescita delle entrate della città abbia superato quella della popolazione: “La città non ha un problema di entrate, il problema è l'efficienza della spesa”.

Deluse e preoccupate, insomma, Amazon e 131 grandi compagnie del territorio, che parlano di un “approccio ostile”. Sbagliamo, o i conti non tornano?

Leggi anche:

Germana Carillo

Il lago indiano così inquinato che continua a incendiarsi da solo

GreenMe -

Published in: Asia

L’ultimo incendio risale al 19 gennaio ed è stato documentato dai media asiatici. Le fiamme sono state spente dopo 30 ore, ma il fumo è arrivato fino a dieci chilometri di distanza dal lago. Dopo due settimane è successa più o meno la stessa cosa. Nel 2017 si era verificata l’identica dinamica.

Ma perché il lago brucia?

La colpa sarebbe dello scarico illegale di rifiuti mescolato alle acque reflue non trattate nella Silicon Valley indiana che sta creando una crisi idrica che minaccia la salute dei residenti della zona e causa appunto l’incendio dei laghi cittadini. 

Un mix letale di fattori che va a creare un ambiente in cui è facilissimo che si inneschino le fiamme perché appunto rifiuti e liquami sia domestici che industriali, vengono quotidianamente riversati nel lago. Le fiamme e la schiuma bianca sono innescate proprio dal metano che si genera dai rifiuti che fermentano senza ossigeno nell’acqua del lago.

Foto

Siamo davanti a un vero e proprio disastro ambientale che non sembra avere una fine immediata. Le acque del Bellandur sono tossiche e gli impianti di depurazione non entreranno in funzione prima del 2020, ma non è neanche detto che siano sufficienti per risolvere il problema.

Foto

"La città nel suo complesso genera tra 1400 e 1600 milioni di litri al giorno di acque reflue non trattate. 20-30 milioni di litri al giorno vengono generati dagli appartamenti nelle vicinanze del lago Bellandur. Le persone scaricano rifiuti solidi, sott’acqua si crea così un ambiente anaerobico, ideale per prendere fuoco", spiegano dall’Energy and Wetlands Research Group dell'Indian Institute of Science (IISc).

Molto prima che iniziasse la sua lenta e dolorosa morte, il lago Bellandur faceva parte di un ingegnoso sistema di irrigazione ideato nel 1600 dai fondatori di Bangalore soprannominata la “città dei laghi". Attualmente però la città è una metropoli in crescita ed è necessario prendere dei provvedimenti prima che sia troppo tardi.

Ne avevamo parlato anche qui:

Dominella Trunfio

Foto: Aaditya Sood

Ritrovato in Minnesota cerbiatto con due teste

GreenMe -

Published in: Animali

Il cercatore di funghi ha trovato i cerbiatti a maggio 2016 vicino Freeburg, nel Minnesota, nel cuore della foresta a circa 1,5 km dal fiume Mississippi. I cerbiatti erano puliti, asciutti e sembravano essere morti recentemente. Così l'uomo chiamò il Dipartimento delle Risorse Naturali del Minnesota, dove lavorava il ricercatore Gino D'Angelo, che si è occupato dei due poveri cuccioli.

I gemelli siamesi non sono rari anche se la maggior parte non sopravvive dopo la nascita. Sono più comuni negli animali domestici, in particolare nei bovini e nelle pecore, ma molto meno nella fauna selvatica.

Per questo, la scoperta è ancora più importante. I ricercatori hanno esaminato gran parte della letteratura scientifica e hanno scoperto solo 19 casi confermati di gemelli siamesi nella fauna selvatica tra il 1671 e il 2006, di cui solo cinque appartenevano alla famiglia dei cervi.

I due cerbiatti siamesi sono i primi a essere venuti al mondo. Gli unici altri esempi di cerbiatti siamesi sono stati trovati ancora nell'utero materno. Lo ha confermato il dott. D'Angelo

“È incredibile ed estremamente raro. Non possiamo nemmeno stimarne la rarità: delle decine di milioni di cerbiatti che nascono ogni anno negli Stati Uniti, probabilmente ci sono anormalità che accadono in natura di cui non siamo nemmeno a conoscenza”.

I ricercatori non solo hanno condotto una necroscopia completa, ma hanno anche effettuato una tomografia computerizzata tridimensionale e una risonanza magnetica presso il laboratorio veterinario dell'Università del Minnesota.

I due piccoli avevano teste e colli completamente separati ma condividevano lo stesso corpo. Avevano la pelliccia, le teste e le gambe del tutto normali. Perché questi gemelli si siano uniti è un mistero. Anche negli umani non si conoscono i meccanismi.

“Pensiamo che sia una divisione innaturale delle cellule durante lo sviluppo iniziale dell'embrione” spiega il ricercatore. “La loro anatomia indica che i cerbiatti non sarebbero mai sopravvissuti. Eppure, sono stati trovati puliti e in una posizione naturale, suggerendo che la cerva ha cercato di prendersi cura di loro dopo il parto. L'istinto materno è molto forte”.

Una rara deformità della fauna selvatica, non per la loro mamma, che li ha accuditi con amore.

LEGGI anche:

Francesca Mancuso

Libri tattili: le favole che si toccano, per far uscire dall'isolamento i bambini sordo-ciechi

GreenMe -

Published in: Libri

Se il lupo di Cappuccetto Rosso ha un pelo lungo, le foglie che si trovano nel bosco saranno irte e appuntite… non così scontato per bambini sordo-ciechi che devono affidare proprio a libri di questo genere la loro esperienza di lettura.

Lo sa bene la Lega del Filo d’Oro che al Salone del Libro di Torino ha voluto far conoscere ai più l’eccezionale mondo delle favole tattili, uno dei modi che proprio l’Associazione utilizza nei percorsi riabilitativi dei bambini sordociechi e pluriminorati psicosensoriali.

Lo scopo dei libri tattili è far uscire dall’isolamento bambini che non vedono, non sentono e non parlano e spesso vivono una condizione molto complessa poiché associano al deficit sensoriale altre disabilità, come quella intellettiva, motoria, un disturbo nello sviluppo del linguaggio e dell’apprendimento.

“Attraverso la partecipazione al Salone del Libro, vogliamo far conoscere a sempre più persone la nostra attività quotidiana per la cura, la riabilitazione e l’assistenza dei bambini sordociechi - dice Rossano Bartoli Segretario Generale della Lega del Filo d’Oro. Le favole tattili sono utilizzate all’equipe multidisciplinare della Lega del Filo d’Oro per stimolare la comunicazione tramite gli oggetti. Questo si inserisce in un percorso riabilitativo personalizzato volto a restituire alle persone e ai bambini sordociechi una maggiore autonomia e renderli così partecipi della loro vita”.

Un approccio che ha fondamenta logiche: se è vero che sin da piccoli i bambini devono entrare in contatto con i libri, già dai primi mesi possono esplorare le immagini con gli occhi e con le mani. E per farlo sono perfetti i libri tattili, che, dunque, mettono d’accordo proprio tutti.

Leggi anche:

Germana Carillo

Addio a Inuka: l'orso polare nato in uno zoo... ai tropici (VIDEO)

GreenMe -

Published in: Animali

Debilitato, Inuka aveva smesso di nutrirsi perché le sue condizioni di salute erano peggiorate. Da tempo aveva delle infezioni alle orecchie e una forma grave di artrite. Il 26 dicembre aveva spento la sua 27esima candelina, diventando uno dei più anziani orsi polari cresciuti in cattività.

Ma secondo i veterinari non c’era più niente da fare per alleviare le sue sofferenze così qualche giorno fa, gli è stata praticata l’eutanasia nonostante associazioni e cittadini avessero chiesto di lasciarlo morire in maniera naturale.

Adesso Inuka non c’è più e rimane da chiedersi quanto l’essere nato e vissuto in cattività, abbia inciso sul suo stato di salute. Era nato nel 1990, da Nanook e Sheba, due orsi arrivati dal Canada e dalla Germania e la sua storia aveva immediatamente fatto il giro del mondo. 

Il problema principale è che i gestori dello zoo si vantavano dell’orso nato ai tropici, lo avevano reso un’attrazione, come un qualsiasi prodotto di marketing. Ma Inuka non era un oggetto, era un essere vivente che per tutta la vita è stato costretto a vivere in un ambiente innaturale.

Foto

Nel 2004 c’era stato addirittura il sospetto che i gestori dello zoo utilizzassero perossido di idrogeno per mantenere candida la pelliccia dell’orso. Gli animalisti avevano denunciato una sfumatura di verde sul manto, ma dallo zoo avevano risposto che si trattava di una crescita di alghe all’interno del mantello. 

Caldo estremo, spazio ristretto, sottoposto alla confusione dei visitatori e ai flash delle fotografie. Che vita è stata quella di Inuka? Probabilmente simile a quella di Arturo, l’orso più triste del mondo, dell’orso polare Pizza nel centro commerciale cinese e di Taps, l’orso cappuccino ucciso mentre tentava di scappare dalla cattività in cui era nato e probabilmente di tanti altri ancora. 

Foto

Tutti esempi che mostrano come il benessere animale venga messo da parte a favore del profitto. Inuka adesso ha smesso di soffrire, ma senza assaporare il gusto della libertà. L’unica buona notizia di tutta questa storia è che lo zoo di Singapore ha annunciato che la sua gabbia rimarrà vuota e quindi non ci sarà nessun orso polare al suo posto. E noi ce lo auguriamo.

Inuka in gabbia: il video straziante

Leggi anche:

 

Dominella Trunfio

Foto

8 consigli che ogni psicologo ti darebbe per combattere l'ansia

GreenMe -

Published in: Mente & Emozioni

I soggetti più a rischio: chi abita nei grandi centri urbani, soprattutto la popolazione femminile e i giovani. Ma di cosa si tratta esattamente e come affrontarla?

Ecco 8 cose che è importante sapere e che potresti imparare in un percorso dedicato di lavoro personale con uno psicologo.

{index}

I segnali che identificano uno stato ansioso

L'ansia è un meccanismo biologico importante perché segnala la presenza di un possibile pericolo. I sintomi possono essere fisici, psicologici e comportamentali; i più diffusi, rispettivamente, sono:

* tachicardia, vertigini, vampate di calore

* intensa preoccupazione che dura nel tempo, difficoltà a concentrarsi e a memorizzare, irritabilità, tendenza a difficoltà nell'addormentarsi

* agitazione motoria o, al contrario, immobilità; tendenza ad evitare di eseguire determinate attività

A volte sintomi fisici come tensione muscolare e spossatezza sono gli unici indicatori di uno stato ansioso: il corpo, infatti, può manifestare l'ansia prima del cervello.

Attenzione al livello!

Se si affacciano solo ogni tanto, bassi livelli di ansia sono in genere funzionali ad affrontare le situazioni e quindi andrebbero accolti e utilizzati proattivamente come stimolo (oltre che indicatore di un alert personalizzato) e non considerati patologici o da eliminare, subito, ricorrendo ad una pillola. Ma se diventano importanti e influiscono sulla propria qualità di vita oppure durano più di sei mesi è importante rivolgersi ad uno psicologo o uno psicoterapeuta (naturalmente si può decidere di lavorarci su anche prima).

Non confondiamola con la paura

L'ansia non è paura. Uno studio pubblicato nel 2016 sull’American Journal of Psychiatry da Joseph LeDoux e Daniel Pine, due noti neuroscienziati, sottolinea come paura e ansia dipendano da circuiti neuronali diversi. E' certamente vero che uno stato ansioso si può attivare in situazioni percepite come pericolose ma in buona parte questi vissuti sono correlati alla percezione dello stress: in determinati ambienti, vivendo in situazioni stressanti che perdurano nel tempo, molte persone tendono a sviluppare risposte ansiose. Diversi studi hanno dimostrato che alcune persone sono maggiormente predisposte per il loro corredo genetico o perchè vivono o sono cresciute in un ambiente familiare ansiogeno.

La prestazione e l'immagine di sè

Una forma particolare è l'ansia da prestazione: succede quando ci si sente chiamati a rispondere a livelli di visibilità, rendimento, produttività, a degli standard “di perfezione” che, se non raggiunti, possono mettere a rischio il posto, il rispetto, l'idea che gli altri hanno di noi o l'immagine che abbiamo di noi stessi. Allo stesso modo, un vissuto d'ansia può indicare che non si sta realizzando davvero se stessi ma, piuttosto, si stanno seguendo pressioni sociali, modelli esterni oppure, ancora, c'è un profondo e diffuso vissuto di scarsa autostima.

Dietro, a volte c'è la rabbia

L'ansia, a volte, è invece la parte visibile di un sentimento profondo di rabbia (che se espresso, socialmente, è meno accettabile e compreso): è una sorta di maschera che consente di abbassare, non dichiarare quello che si prova veramente perchè lo si teme. Quasi sempre questo “nascondimento” non viene fatto consapevolmente ma è una trasformazione che avviene a livello inconscio.

Il messaggio simbolico, la lettura psicosomatica

In ottica psicosomatica, l'ansia – sempre - parla di una grande ricchezza, di un potenziale che richiede di essere liberato, vissuto, riconosciuto: “Attraverso di essa, il cervello si fa carico di scuoterci alla radice per segnalarci che stiamo escludendo dalla nostra vita una parte essenziale di noi stessi, qualcosa che evidentemente non si può sopprimere senza ricadute: creatività, sessualità, sentimenti, libertà, desideri, modi di essere”, spiegano gli esperti di Riza. Naturalmente per poterlo fare, prima bisogna riconoscerla, accettarla.

Buone pratiche per affrontare, da soli, uno stato ansiogeno

L'ansia non è irrisolvibile. Se, naturalmente, è meglio prevenirla, nel momento in cui si presenta si possono adottare dei piccoli rimedi strategici; ad esempio:

* ascoltare e cercare di “entrare” in un brano di musica che piace molto

* respirare profondamente, portare la propria attenzione solo sul respiro e le sensazioni del corpo

* una bella passeggiata nella natura

* una corsa (o qualsiasi attività fisica che “costringa” l'attenzione su quello che si sta facendo)

e in generale, adottare stili di vita più corretti (adeguate ore di riposo, cibo sano e biologico, buone relazioni costruttive, tempo da dedicare alle proprie passioni e non solo al lavoro, confini di lavoro chiari), incluso il rapporto con la tecnologia: fondamentale, tra le altre cose, sconnettersi da pc, telefonino, non guardare la tv per almeno mezz'ora prima di andare a letto.

L'efficacia della mindfulness

La meditazione è assolutamente efficace contro i disturbi d'ansia. Numerosi studi, in particolare, hanno dimostrato l'efficacia della mindfulness. E' importante precisare che se non si ha già la consuetudine, cominciare a meditare proprio mentre si è in uno stato ansioso è piuttosto difficile. Meglio quindi iniziare, imparare questo tipo di attività quando si è in uno stato emotivo più sereno: praticare aumenta in ogni caso il benessere personale, l'autostima, la consapevolezza di sé. In un “terreno” fisico ed emozionale più centrato e consapevole, si sarà meno soggetti ad episodi ansiogeni e in ogni caso li si potrà affrontare e risolvere più facilmente.

Leggi anche:

 

Anna Maria Cebrelli

L'OMS vuole eliminare i grassi trans dai cibi entro il 2023

GreenMe -

Published in: Alimentazione & Salute

I produttori li usano spesso poiché i prodotti che li contengono hanno una durata di conservazione più lunga rispetto ad altri grassi. Ma si possono usare alternative più sane che non influenzano il gusto o il costo del cibo. Tre parole: assolutamente non necessari.

Trans, via dalle tavole di tutto il mondo

“L'Oms chiede ai governi di utilizzare il pacchetto di interventi REPLACE per eliminare gli acidi grassi trans derivati dalla produzione alimentare”, sono le parole del direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. "L'implementazione delle sei azioni strategiche nel pacchetto REPLACE contribuirà a raggiungere l'eliminazione dei grassi trans e rappresenta una grande vittoria nella lotta globale contro le malattie cardiovascolari”.

REPLACE infatti richiede la messa in campo di sei azioni strategiche per garantire l'eliminazione “rapida, completa e prolungata” di grassi trans industriali legati alla produzione industriale degli alimenti.

  1. Rivedere le fonti alimentari di grassi trans industriali e il paesaggio per il necessario cambiamento delle politiche.
  2. Promuovere la sostituzione di grassi trans prodotti industrialmente con grassi e oli più sani.
  3. Legiferare o mettere in atto azioni regolatorie per eliminare i grassi trans prodotti industrialmente.
  4. Valutare e monitorare il contenuto di grassi trans negli approvvigionamenti alimentari e le variazioni del consumo di grassi trans nella popolazione.
  5. Creare consapevolezza dell'impatto negativo sulla salute dei grassi trans nei politici, produttori, fornitori e nel pubblico.
  6. Applicare la conformità di politiche e regolamenti.

Diversi paesi, soprattutto ad alto reddito, hanno quasi del tutto eliminato i grassi trans prodotti industrialmente attraverso dei limiti imposti dalla legge sulla quantità che può essere contenuta nel cibo. Alcuni governi hanno introdotto divieti a livello nazionale su oli parzialmente idrogenati, la principale fonte di grassi trans industrializzati.

La Danimarca è stato il primo paese a imporre restrizioni sui grassi trans prodotti industrialmente, limitandone la massima concentrazione al 2% del prodotto. Leggi simili sono state adottate in Austria e Svizzera. Secondo l'Oms, insieme alla presenza di questi grassi, nel paese le morti per malattie cardiovascolari sono diminuite più rapidamente che in altri paesi OCSE.

I grassi trans

I grassi trans, o acidi grassi trans, sono una forma particolare di grassi insaturi. A differenza dei grassi saturi (quelli dei prodotti di origine animale) che non hanno doppi legami, i grassi insaturi hanno uno o più doppi legami nella loro struttura chimica.

Essi vengono prodotti dal processo di idrogenazione, ad esempi quello che permette di produrre le margarine a partire da grassi vegetali. A questi ultimi infatti vanno aggiunti atomi di idrogeno per renderli solidi a temperatura ambiente. Questo processo rende i grassi trans pericolosi per l’organismo, favorendo la presenza di colesterolo nel sangue.

I grassi trans, però, non sono solo legati alla produzione industriale  (oli parzialmente idrogenati) ma sono naturalmente presenti nei prodotti lattiero-caseari e nella carne dei ruminanti: sono pari a circa il 2-5% dei grassi presenti in latte e derivati ed il 3-9% nelle carni di manzo ed agnello e si formano quando i batteri presenti nello stomaco degli animali digeriscono l’erba.

Gli oli parzialmente idrogenati furono introdotti per la prima volta all'inizio del XX secolo come sostituti del burro, e divennero più popolari negli anni '50 fino agli anni '70 con la scoperta degli impatti negativi sulla salute degli acidi grassi saturi. Sono utilizzati principalmente per friggere e come ingredienti in prodotti da forno. Si trovano soprattutto nelle margarine, nei dolci confezionati, nelle farciture e nelle glasse per le torte, ma anche nei prodotti dei fast-food soprattutto nei fritti, in alcuni insaccati come i wurstel e in alcune merendine.

L'OMS raccomanda che l'assunzione totale di grassi trans sia limitata a meno dell'1% dell'apporto energetico totale, pari a 2,2 g al giorno con una dieta da 2.000 calorie. I grassi trans aumentano i livelli di colesterolo LDL, un biomarcatore legato al rischio di malattie cardiovascolari e al calo dei livelli di colesterolo HDL. Secondo l'Oms, le diete ad alto contenuto di grassi trans aumentano il rischio di malattie cardiache del 21% e i decessi del 28%.

Grassi Trans e olio di palma

La riduzione del contenuto di acidi grassi trans negli alimenti industriali, negli ultimi anni, però è sfociata nel maggiore utilizzo di stearine, le frazioni solide di oli vegetali come quelle di palma o di palmisto, al posto degli oli vegetali idrogenati.

“Per molto tempo, come ingrediente lipidico sono stati utilizzati gli acidi grassi idrogenati, cioè grassi vegetali sottoposti a processi chimici di idrogenazione al fine di renderli solidi e resistenti all'irrancidimento a temperatura ambiente (margarine). L'olio di palma ha trovato largo impiego nell'industria alimentare in sostituzione di tali ingredienti, considerati dannosi per la salute a causa dell'elevato contenuto di acidi grassi con isomeria trans (acidi grassi trans), cui è attribuito un incremento di rischio cardiovascolare” spiega il Ministero della salute.

Per approfondire: Olio di palma: fa male davvero?

L'eliminazione di grassi trans prodotti industrialmente dall'approvvigionamento alimentare globale è uno degli obiettivi del piano strategico dell'OMS, la bozza del 13 ° programma generale (GPW13) che guiderà il lavoro dell'OMS nel 2019-2023. il programma verrà discusso in occasione della 71a Assemblea mondiale della sanità che si terrà a Ginevra dal 21 al 26 maggio 2018. Come parte degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, la comunità globale si è impegnata a ridurre di un terzo le morti premature legate a malattie non trasmissibili entro il 2030. L'eliminazione globale dei grassi trans prodotti industrialmente può aiutare a raggiungere questo obiettivo.

"Perché i nostri figli dovrebbero avere un ingrediente così pericoloso nei loro alimenti?" chiede Tedros.

Fino al 1° giugno 2018, l'OMS porterà avanti una consultazione pubblica online per rivedere le bozze sulle linee guida aggiornate relative all'assunzione di acidi grassi saturi per adulti e bambini.

LEGGI anche:

Francesca Mancuso

Asparagi: 5 trucchi e 5 errori da non fare per cucinarli

GreenMe -

Published in: Cucina

Tenero e dal sapore inconfondibile, l’asparago è un dono prezioso della nostra terra. L’Italia è, infatti, uno dei maggiori produttori europei di questo pregiato ortaggio: portarlo a tavola significa scegliere un alimento locale e di stagione, oltre che ricchissimo di proprietà benefiche.

Gli asparagi sono un’importante fonte di vitamine (A,C,B), acido folico e sali minerali (calcio, fosforo e potassio). Antiossidanti e protettivi, sono tra i vegetali più efficaci per contrastare l’invecchiamento biologico.

Inoltre, contengono la cosiddetta asparagina, un diuretico naturale che permette al nostro organismo di eliminare il sodio in eccesso. Il cromo, invece, migliora l’attività dell’insulina che trasporta il glucosio dal sangue alle cellule. Ecco perché gli asparagi sono adatti anche a prevenire il diabete di tipo 2. Ma quante varietà ne esistono in
commercio?

Innanzitutto distinguiamo tra asparago coltivato (Asparagus officinalis) e asparago selvatico (Asparagus acutifolius), dal sapore più intenso e amarognolo. Il suo gusto deciso mobilita ogni anno migliaia di appassionati, pronti a scovarlo in aperta campagna o nei boschi più impervi. Gli imperatori romani inviavano spedizioni di navi alla sua ricerca e
perfino gli antichi Egizi ne andavano a caccia per usarlo come pianta curativa.

In Italia troviamo anche altre sfumature di asparago, dal sapore più delicato, ma ugualmente gustoso. L’asparago bianco di Bassano, Cimadolmo, Padova o ancora l’asparago rosa di Mezzago, in Lombardia, la cui coltivazione è stata ripresa nell’ultimo ventennio.

Ora che ne abbiamo viste di tutti i colori, scopriamo insieme 5 trucchi e 5 errori da evitare per cucinare questo buonissimo ortaggio!

Leggi anche: Asparagi: proprietà, valori nutrizionali, calorie, usi e varietà

5 trucchi per cucinare gli asparagi
  1. Il modo migliore per bollire gli asparagi è legarli insieme con uno spago e lessarli in acqua salata, mettendoli in verticale in una pentola alta. Abbiate cura di lasciare le punte fuori dall’acqua (i gambi hanno bisogno di una cottura
    più lunga). A cottura ultimata, tagliateli in piccoli pezzi, tenendo da parte le punte che potrete sbollentare alla fine insieme ad altri ingredienti.
  2. Il successo della ricetta dipende anche da una buona preparazione iniziale. È essenziale, quindi, lavare e pulire gli asparagi in modo corretto. Dovete recidere la base per 5/6 centimetri e spellare l’ortaggio. È preferibile tenere
    l’asparago a testa in giù e con la lama del coltello spellarlo nella parte inferiore.
  3. Per le preparazioni più impegnative, vi serviranno asparagi di buona qualità. Scegliete ortaggi che siano ben sodi, dal colore verde brillante. Ricordate che più il fusto è grande, migliore sarà il rendimento in cottura.
  4. Provateli crudi! Puliteli e teneteli in ammollo con acqua e bicarbonato, fate dei ricciolini con il pelapatate e uniteli a insalate fredde. Un filo di olio, un goccio di limone e il piatto è pronto!
  5. Cuocerli a vapore è un ottimo modo per conservare le proprietà benefiche dell’asparago e tutto il suo sapore. Se pensate di continuare la cottura in padella, toglieteli qualche minuto prima che siano completamente cotti.
5 errori da evitare per cucinare gli asparagi

1. Non cucinateli in troppa acqua: rischierebbero di perdere consistenza e principi nutritivi.

2. Non metteteli in padella insieme al risotto: gli asparagi si cuocerebbero poco e in modo non uniforme. Meglio bollirli da parte e aggiungerli al riso a metà cottura.

3. Non buttate gli scarti: anche la parte più dura è commestibile. Basterà cuocerla bene, frullarla e usarla come vellutata per arricchire risotti o crostini.

4. Non conservateli senza condimento: se non li consumate subito dopo la cottura, metteteli in frigo con un filo d’olio per evitare che si inumidiscano e prendano un cattivo sapore

5. Se li acquistate freschi, non aspettate troppo per cucinarli: rischierebbero di diventare davvero molto duri. In alternativa: lavate, asciugate e congelate!

LEGGI anche:

Anna Romano 

Pagine

Abbonamento a Il portale della Fratellanza aggregatore