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Ecco da dove viene la nostra propensione al benessere

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Uno studio della British Columbia University pubblicato su Nature scoprì “l’ormone del benessere”

Iniziamo con un esperimento facile e veloce. Provate a richiamare alla memoria almeno tre notizie, tra quelle che avete letto o sentito nel corso dell’ultima settimana, che vi hanno trasmesso un senso di benesserefelicità o gioia, riuscendo (anche solo per un attimo) a rendervi felici. Avete trenta secondi di tempo. Fatto?

Bene. Pensate ora a tre notizie che avete appreso nello stesso arco di tempo ma che, invece, hanno suscitato in voi sentimenti opposti come ansia, preoccupazione e tristezza.  Ancora una volta, trenta secondi. Finito?

Comparate ora le risposte (mentire non serve, nessuno vi giudicherà). Se avete avuto maggiori difficoltà a rammentare le buone notizie rispetto alle cattive, non preoccupatevi: è assolutamente normale.

Molti studi, infatti, dimostrano che le persone sono più naturalmente portate a ricordare del male ricevuto o appreso (ad esempio tramite la notizia di un efferato crimine, l’immoralità di alcuni atteggiamenti, il catastrofismo e così via). Questo capita perché il male tende a imprimere sulla nostra coscienza un marchio più netto di quanto faccia il bene, spesso identificato, soprattutto quando riferito all’agire umano, come normale adesione alle convenzioni sociali.

Raramente riconosciamo il bene come necessità di bontà e virtù innata nell’uomo. In altre parole, siamo – per convenzione – abituati a notare e a soffermarci maggiormente sugli atteggiamenti negativi che scorgiamo negli altri e a perdere di vista le infinite buone notizie che ci circondano. Ed è proprio per questo che, come sostiene Marco Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare, siamo convinti che “il male che gli uomini fanno, sopravvive loro; il bene, invece, viene quasi sempre seppellito con le loro ossa”.

È vero. Siamo culturalmente propensi al negativo. Siamo abituati fin dai tempi della scuola a essere giudicati in base agli errori che commettiamo (chi non ricorda con terrore la famigerata matita rossa che l’insegnante usava nelle verifiche?) anziché premiati e incoraggiati nella direzione delle nostre naturali e individuali attitudini.

Ma se Shakespeare avesse torto? E se fosse il bene a sopravvivere all’uomo? Se l’atteggiamento culturale cui siamo abituati fosse sbagliato? E se esporsi a ciò che è buono (da non confondere con buonista), etico, esemplare, giusto, straordinario provocasse in noi reazioni in grado di influenzare i nostri comportamenti e – perché no – renderci delle persone migliori?

È quanto sostiene uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università della British Columbia di Vancouver. Secondo i ricercatori canadesi, apprendere notizie di straordinario valore può stimolare pensieri, emozioni e addirittura provocare reazioni fisiche tali da lasciare, nelle persone che le apprendono, un’impronta duratura capace di influenzarne le azioni future.

Questo fenomeno, che in psicologia prende il nome di elevazione morale viene collegato all’esperienza estetica, che viviamo quando entriamo in contatto con un oggetto di raffinate fattezze. A differenza di quest’ultima però, l’elevazione morale può appunto provocare cambiamenti comportamentali e predisporci all’empatia e all’interazione sociale.

Sottoposti ad uno stimolo mediatico di straordinario valore, sviluppiamo pensieri ed emozioni positivi come commozione, ammirazione, affetto, e in alcuni casi anche amore nei confronti del soggetto protagonista dell’azione.

Sebbene queste reazioni siano state registrate nella quasi totalità di soggetti, non siamo tutti uguali e a fare un’ulteriore differenza è ciò che – sempre in psicologia – viene definita identità morale.

L’identità morale può essere considerata come l’indicatore del carattere morale di un individuo nel processo di auto determinazione del sé.  È insomma ciò che orienta le nostre scelte in senso morale o meno… ma questa è un’altra cosa.

Per quanto soggetti dotati di maggior identità morale siano più propensi a sperimentare l’elevazione morale, come dimostra lo studio condotto nel 2011 da Karl Aquino della British Columbia University di Vancouver e Brent McFerran dell’Università del Michigan, quasi tutti gli individui quando apprendono notizie di straordinario valore, sperimentano una – seppur breve e passeggera – propensione al miglioramento personale e una più positiva predisposizione nei confronti del genere umano.

Ancora più interessante è pensare che accanto a pensieri ed emozioni, l’elevazione morale produce nell’individuo particolari reazioni fisiche, quali – ad esempio – un diffuso senso di calore (principalmente riscontrato nella zona addominale) e una sensazione di “nodo alla gola”. Secondo Jennifer Silvers e Jonathan Haidt, due ricercatori dell’Università della Virginia, rivelarono nel 2008 in un loro studio (Moral Elevation can induce nursingche queste reazioni potrebbero essere causate dal rilascio di ossitocina (l’ormone responsabile dell’innamoramento), il cui aumento di quantità contenuta nel sangue è stato già in passato associato a stimoli esterni di fiducia, benessere, empatia, felicità e amore.

Più conosciuta come la droga delle coccole, l’ossitocina è una sostanza naturale che provoca sensazioni di appagamento, contentezza e combatte l’ansia. Questo ormone si trova grosso modo in egual misura negli uomini e nelle donne, anche se sono quest’ultime – grazie ad estrogeni e prolattina – ad avvertirne maggiormente gli effetti.

Il neuro-economista americano Paul Zak, è convinto che anche l’interazione umana che avviene attraverso i social media possa rilasciare consistenti quantità di ossitocina nel sangue, producendo effetti positivi che sarebbero alla base dei diffusi comportamenti benevoli e generosi degli argonauti della rete.

È quindi l’ormone a renderci positivi e ottimisti? È compito della scienza provare e confermare quelle che, ad oggi, risultano solo ipotesi.

 

Articolo pubblicato originariamente sul numero zero di BuoneNotizie MAG

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Più fiducia, più prosperità, più felicità. Parola di Paul Zak

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C’è una risposta chimica ai comportamenti? Paul Zak, direttore del Centro studi neuroeconomici della Claremont Graduate University, è impegnato da anni a scoprirlo. E’ stato lui lo scopritore dell’ossitocina, quella molecola prodotta naturalmente nella regione del cervello detta ipotalamo che sovrintende alla regolazione di una serie di processi fisiologici tra cui le emozioni. Per questo la ritroviamo presente e attiva quando mostriamo empatia verso gli altri, quando ci fidiamo del nostro prossimo, quando amiamo qualcuno. Nel suo libro La Molecola della Fiducia, oltre a presentare i dati delle sue ricerche, Zak sostiene che persone più empatiche tendono ad essere più felici, vivere più a lungo con conseguenti ricadute positive anche nel contesto professionale.  Non male vero?

 

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Typhoid fever outbreak in the Democratic Republic of Congo: Case control and ecological study

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Title: Typhoid fever outbreak in the Democratic Republic of Congo: Case control and ecological study Authors: Brainard, J; D’hondt, R; Ali, E; Van den Bergh, R; De Weggheleire, A; Baudot, Y; Patigny, F; Lambert, V; Zachariah, R; Maes, P; Kuma-Kuma Kenge, D; Hunter, PR Abstract: During 2011 a large outbreak of typhoid fever affected an estimated 1430 people in Kikwit, Democratic Republic of Congo. The outbreak started in military camps in the city but then spread to the general population. This paper reports the results of an ecological analysis and a case-control study undertaken to examine water and other possible transmission pathways. Attack rates were determined for health areas and risk ratios were estimated with respect to spatial exposures. Approximately 15 months after the outbreak, demographic, environmental and exposure data were collected for 320 cases and 640 controls residing in the worst affected areas, using a structured interview questionnaire. Unadjusted and adjusted odds ratios were estimated. Complete data were available for 956 respondents. Residents of areas with water supplied via gravity on the mains network were at much greater risk of disease acquisition (risk ratio = 6.20, 95%CI 3.39–11.35) than residents of areas not supplied by this mains network. In the case control study, typhoid was found to be associated with ever using tap water from the municipal supply (OR = 4.29, 95% CI 2.20–8.38). Visible urine or faeces in the latrine was also associated with increased risk of typhoid and having chosen a water source because it is protected was negatively associated. Knowledge that washing hands can prevent typhoid fever, and stated habit of handwashing habits before cooking or after toileting was associated with increased risk of disease. However, observed associations between handwashing or plate-sharing with disease risk could very likely be due to recall bias. This outbreak of typhoid fever was strongly associated with drinking water from the municipal drinking water supply, based on the descriptive and analytic epidemiology and the finding of high levels of faecal contamination of drinking water. Future outbreaks of potentially waterborne disease need an integrated response that includes epidemiology and environmental microbiology during early stages of the outbreak.

UN expert denounces killing of more Palestinian protesters, as ‘affront to human rights’

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As protests continue at the Gaza border fence against Israeli policies, so does the killing and wounding of Palestinian protesters, including children, by the Israeli security forces, said a UN independent human rights expert on Tuesday. With the death toll rising, the UN Special Rapporteur who monitors the human rights situation in the Palestinian territory, denounced the violence as an “ongoing affront to human rights and human dignity”.

La rivoluzione irreversibile della mobilità elettrica: dai trasporti pubblici ai veicoli privati, ecco cosa cambierà

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Conclusa con successo la 2a edizione di eMob, la Conferenza Nazionale della Mobilità Elettrica tenutasi a Milano dal 27 al 29 settembre, ecco le principali novità che rendono di fatto la mobilità a emissioni zero una rivoluzione inarrestabile. Durante la tre giorni che ha visto molti convegni in overbooking e il raduno di 130 auto elettriche (limitato per ragioni di spazio), oltre 2.500 persone hanno seguito i dibattiti tenuti da più di 100 relatori. 10mila i visitatori che hanno potuto scoprire le proposte già disponibili sul mercato per spostamenti con veicoli elettrici. Ma non si è trattato di un semplice evento fieristico, ma di un momento di confronto anche sulla legislazione per proseguire concretamente nell’attuazione di un cambiamento che di fatto è già iniziato.

I principali risultati. Una rassegna resa concreta dalla condivisione del Libro bianco della mobilità elettrica contenente i documenti unitari di azioni e indirizzi per la mobilità elettrica come la Carta Metropolitana della Mobilità Elettrica con i cinque punti programmatici (puoi scaricarla qui in versione integrale). Azioni che vanno dalla motivazione al cambiamento culturale dei cittadini allo sviluppo dello sharing con i mezzi a batterie, dallo sviluppo della rete di ricarica pubblica e privata fino all’elettrizzazione dei comparti della mobilità a maggiore percorrenza: taxi, veicoli del trasporto pubblico, della logistica o delle flotte aziendali. Un indirizzo di intenti reso concreto dalla definizione di proposte programmatiche di attuazione dei provvedimenti necessari per la diffusione dei mezzi elettrici. Proposte utili per tutte le amministrazioni e indispensabili per i Comuni minori privi di uffici tecnici attrezzati per seguire una normativa complessa. Linee guida che diventano pure un orientamento per il Governo per emanare la legislazione necessaria a raggiungere gli obiettivi internazionali per la riduzione del 35% delle emissioni di gas serra generati dai trasporti.

“Centinaia di relatori di istituzioni, aziende, associazioni e della società civile uniti per ideare soluzioni per una mobilità più sostenibile. Migliaia di appassionati e di semplici cittadini a convegni e aree espositive” – afferma Camillo Piazza, presidente di Class Onlus“E_mob ha confermato di essere una comunità in crescita accomunata dal desiderio di un cambiamento necessario per la salute e l’ambiente. Dalla volontà di vivere in città libere dallo smog per evitare gli 80.000 decessi prematuri causati ogni anno dall’inquinamento. E per dare il proprio contributo nell’attenuare i cambiamenti climatici al fine di rendere meno intensi e frequenti gli eventi estremi” – come il blocco del traffico scattato proprio in questi giorni nelle regioni del Nord Italia.

Una rivoluzione silenziosa, quella dei Comuni firmatari della Carta Metropolitana della Mobilità Elettrica. Un documento con le buone pratiche per favorire la mobilità elettrica, promosso da cinque grandi città (Milano, Bologna, Firenze, Torino e Varese) e sottoscritto da più di 100 Comuni con oltre 20.000 abitanti in rappresentanza di 15 milioni di cittadini. Una comunità che trasmette i propri saperi per creare infrastrutture di ricarica innovative, promuovere il trasporto pubblico pulito e il recupero e riutilizzo delle batterie a fine vita. La stessa comunità che facilita l’installazione di sistemi di accumulo di energia e di pannelli fotovoltaici domestici o condominiali per rifornimenti a zero emissioni. Perché la diffusione della mobilità elettrica è un bene per l’ambiente e per l’economia, personale e nazionale. Chi si muove in elettrico, con e-bike, moto o auto, ha un risparmio considerevole e il sistema Paese ne guadagna creando una filiera virtuosa e abbattendo i costi sanitari. Una serie di benefici che ci ha convinto a trasformare e_mob in un contenitore permanente e itinerante, con incontri in diverse città durante tutto l’anno per promuovere una modalità di spostamento rispettosa dell’ambiente e vantaggiosa per tutti.

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L’85% degli Italiani considera i prodotti sostenibili più innovativi e qualitativamente superiori

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L’analisi di IPSOS presentata al Salone della CSR e dell’innovazione sociale che apre il 2 ottobre all’Università Bocconi di Milano

Sostenibilità è uno dei termini oggi più usati e forse talvolta abusati. Ma cosa pensano veramente le persone di sostenibilità e responsabilità sociale d’impresa? IPSOS lo ha verificato per Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale, il più importante evento in Italia sulla corporate social responsibility al via domani, 2 ottobre, all’Università Bocconi di Milano.

In generale, sono il 72% gli italiani interessati alla sostenibilità, un numero in netta crescita rispetto al passato. Il 20% sono veri e propri sostenitori, persone che credono nella sostenibilità e nei suoi valori e agiscono di conseguenza, e il 50% sono aperti, mediamente informati e attitudinalmente predisposti ad attivare comportamenti sostenibili. C’è poi un 13% di scettici, persone discretamente informate ma con scarsa attitudine a comportamenti sostenibili anche perché temono che l’enfasi su questi temi nasconda solo finalità commerciali; e infine un 17% di indifferenti, decisamente poco interessati all’argomento.

“Prevale largamente nel campione un atteggiamento di grande adesione ai temi della sostenibilità – commenta Nando Pagnoncelli, Presidente di IPSOS –  anche se esiste una parte di scettici, preoccupati che la sostenibilità possa diventare un espediente di marketing, qualcosa di poco aderente alla realtà delle  imprese. Come si fa a recuperarli? Senz’altro attraverso terze parti come gli enti certificatori esterni, considerati efficaci dal 42% del campione, o le associazioni di consumatori, ambientaliste o umanitarie, considerate efficaci dal 35% delle persone. Ma è fondamentale – continua Pagnoncelli – una grandissima trasparenza da parte delle imprese: i diversi strumenti di comunicazione come i siti internet o  i bilanci di responsabilità sociale, per citare solo i più semplici, devono concorrere a rendere credibile l’impegno strategico verso la sostenibilità, che è  importante oggi e soprattutto per il futuro delle aziende italiane”.

“Consumare bene”: il contributo dei cittadini alla sostenibilità. Ma se le imprese hanno un ruolo importante nella realizzazione di uno sviluppo sostenibile, altrettanto cruciale è il comportamento dei cittadini. La ricerca realizzata per Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale ha indagato cosa spinge le persone ad acquistare prodotti sostenibili ed evidenzia che il vero punto di svolta sta nella qualità. L’85% degli italiani considera infatti i prodotti sostenibili più innovativi e qualitativamente superiori e il 77% delle persone basa le sue scelte di acquisto sulla qualità, che significa origine delle materie, sostenibilità del packaging, attenzione alla filiera e alla produzione.

Il desiderio di “consumare bene” è associato ad una crescente attenzione alla qualità e rappresenta il driver più pervasivo e duraturo nelle scelte verso prodotti sostenibili. Prodotti per i quali le persone sono disposte a spendere anche il 10% in più.

2 cittadini su 3 chiedono alle imprese responsabilità sociale. Il termine CSR, Corporate Social Responsibility, è meno conosciuto dalle persone rispetto a sostenibilità. Solo l’11% sa bene di cosa si tratta, mentre il 40% la conosce a grandi linee e il 29% ne ha sentito parlare. Tuttavia 2 cittadini su 3 ritengono che la CSR dovrebbe guidare tutte le scelte aziendali nel futuro. Un impegno che è anche sinonimo di successo per le imprese: per il 68% della popolazione mondiale le aziende che avranno successo saranno quelle che daranno un contributo positivo alla società e il 64% degli italiani considerano la CSR come un driver di successo aziendale.

Una correlazione, quella fra sostenibilità e risultati economici complessivi, che è già evidente anche nel nostro Paese: fra le medie imprese industriali italiane che hanno investito nel green nel 2016, il 58% ha aumentato il fatturato, il 41% ha incrementato l’occupazione e il 49% ha visto aumentare l’export (dati Unioncamere e Symbola, Greenitaly 2017).

Imprese sostenibili: fare bene e farlo sapere. La comunicazione è quindi fondamentale ma resta un fattore ancora critico dal momento che il 76% della popolazione ritiene difficile capire quali imprese siano veramente sostenibili.

“Sono sempre di più le imprese che inseriscono la sostenibilità nei loro piani strategici. In questi casi la CSR diventa motore di cambiamento anche nella relazione con i portatori d’interesse. Le organizzazioni che lo hanno capito adottano strategie di comunicazione dove trasparenza, innovazione, coerenza sono valori sempre più importanti. Purtroppo però ancora molte organizzazioni responsabili nei fatti non valorizzano in modo adeguato il loro impegno sociale e ambientale – spiega Rossella Sobrero del Gruppo Promotore del Salone della CSR e dell’innovazione sociale Il Salone serve anche a far conoscere i progetti e le esperienze di chi ha scelto la strada del cambiamento per rispondere a un mercato in rapida evoluzione. Grazie a 188 organizzazioni “protagoniste”, 87 eventi e 392 relatori il Salone offrirà anche quest’anno un programma ricco e articolato. L’obiettivo è individuare quali sono le principali “rotte” che le imprese hanno scelto nel loro percorso di innovazione. Il Salone è aperto a tutti – conclude Sobrero – e la partecipazione è libera e gratuita”.

In viaggio alla ricerca della sostenibilità. Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale si apre martedì 2 ottobre alla presenza di Gianmario Verona, Rettore dell’Università Bocconi, con un evento dedicato a “Le rotte della sostenibilità”. Il tema del viaggio alla ricerca della sostenibilità vedrà un confronto con alcuni ospiti inconsueti, personaggi che hanno fatto dell’innovazione una scelta di vita e che proporranno una riflessione sulla necessità di creare un circolo virtuoso tra esperti, imprese, organizzazioni non profit, giovani, cittadini.  Bruno Mastroianni, giornalista e social media manager, dialogherà con Alex Bellini, esploratore alla ricerca di rotte inconsuete e Annibale D’Elia, esploratore di talenti innovativi. Alex Bellini negli ultimi 17 anni ha esplorato gli ambienti più ostili del nostro pianeta e sta per realizzare il progetto 10 rivers 1 ocean con il quale nei prossimi 3 anni navigherà sui dieci fiumi più inquinati al mondo.

Saturnino al Salone 2018. Sempre il 2 ottobre al Salone interverrà Saturnino, musicista d’eccezione e collaboratore storico di Lorenzo Jovanotti, per presentare il progetto Bullyctionary: il primo dizionario online scritto con i ragazzi che raccoglie e monitora le parole più utilizzate dai bulli in rete, al quale si affiancano incontri in tutta Italia rivolti agli adulti, grazie alle Agenzie di Generali Italia. Un impegno capillare per informare, sensibilizzare ed educare i giovani e le loro famiglie sul cyberbullismo. Insieme ai presentatori sopra le righe, Federico e Davide dei Boiler di Zelig, Saturnino racconterà con musica e parole, durante l’evento al Salone della CSR e dell’innovazione sociale, come l’intelligenza delle parole può vincere sulla violenza del bullismo.

Un evento sostenibile al 100%. Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale ha adottato a partire dal 2014 un sistema di gestione conforme alla norma ISO 20121 che qualifica gli eventi sostenibili. Nel 2018 l’impegno è migliorare ulteriormente i risultati ottenuti negli anni precedenti. La verifica di conformità rispetto ai requisiti della ISO 20121 verrà effettuata da Bureau Veritas Italia. Proseguono le collaborazioni con altri importanti partner finalizzate a ridurre l’impatto ambientale del Salone: Rete Clima compensa le emissioni del sito www.csreinnovazionesociale.it,  CarbonSink quelle relative ai viaggi dei relatori, Dolomiti Energia offre le certificazioni 100% energia pulita e 100% CO2 free relative alla sede della manifestazione.

Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale è promosso da Università Bocconi, CSR Manager Network, Unioncamere, Fondazione Global Compact Network Italia, Fondazione Sodalitas, Koinètica.

Partner istituzionali della manifestazione sono Enel, Ferrovie dello Stato, Generali e Terna.

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Ti sveliamo il segreto del lunedì. Per iniziare bene la settimana

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Se per caso ti appassiona la letteratura sullo Sviluppo Personale e la psicologia applicata, sicuramente avrai sentito parlare o addirittura letto il libro di qualche anno fa The Secret. Dato l’enorme successo mondiale di questo libro, per altro molto discutibile e discusso, nel giro di pochi mesi dalla sua uscita, ormai nel lontano 2006, sono nati una miriade di titoli che parlano di segreti d’ogni genere: dal “Segreto della dieta perfetta” al “Segreto della marmitta catalitica”. Oggi dunque, con un po’ di ironia, ti voglio parlare del “Segreto del Lunedì” facendo un po’ il verso a tutti gli altri “segreti” svelati e rivelati che ci sono in giro!

Scherzi a parte, mi piace l’idea del “Segreto del lunedì”, anche perché appena lo scoprirai potrai applicarlo ogni lunedì a partire da oggi. Ma vediamo subito di che si tratta…

In natura, ogni cosa pare avere dei cicli: sequenze di eventi che si ripetono con regolarità e con una certa frequenza prevedibile. Gli esempi sono infiniti: il ciclo delle 4 stagioni, il ciclo stesso della vita, l’alternarsi di inspirazione ed espirazione, alimentazione e consumo… Anche la “natura umana” sembra seguire dei cicli: i cicli di guerra e pace, crescita e crisi economica, evoluzione e discesa dei governi, anonimato e fama delle persone… Insomma, tutto ha dei cicli, che entro certi limiti sono anche prevedibili, proprio perchè alternano momenti ricorrenti.

Perché ti parlo di tutto questo, in qualità di Amico Ottimista? Ancora un attimo di pazienza e ci arriviamo… Fino a pochi decenni fa, i ritmi di vita di ognuno di noi erano molto più lenti e prevedibili, la vita era più regolare e meno frenetica. Per certi versi si stava peggio, c’erano meno opportunità e più malattie e difficoltà… ma sicuramente c’era anche meno imprevedibilità e stress! Come esperto di Ottimismo Realistico devo dire che i “tempi moderni” sono sicuramente più carichi di opportunità, di ricchezza e abbondanza… questo è innegabile, ma bisogna anche dire che lo stress dei ritmi di vita odierni rischia di non farci godere appieno tutto quello che abbiamo e farci rimpiangere i tempi passati, scivolando in quella classica mentalità dei pessimisti che recita: “Si stava meglio quando si stava peggio!”

Insomma, la vita di oggi potenzialmente è migliore di quella di una volta, ma tanti non riescono a godersi questi “miglioramenti”, perché vivono stressati o ansiosi… per mille ragionevoli motivi!

Il lunedì è l’evento che  segna l’inizio di una nuova settimana per la maggior parte delle persone e che si ripete ogni 7 giorni, uno dei tanti cicli di cui parlavamo prima. Anche il primo del mese ha un significato simile e persino ogni inizio di giornata potrebbe averlo… ma di fatto siamo abituati a festeggiare solo il 1° dell’anno! Per qualche motivo, di tutti i cicli temporali che esistono, festeggiamo “seriamente” solo il capodanno e spesso anche in maniere mondana e per nulla simbolica!

Al contrario il lunedì mattina viene spesso visto come “simbolo negativo”, almeno da tutte le persone che non amano il loro lavoro e che lo vedono come l’inizio di un nuovo ciclo di sofferenza: la settimana di lavoro! Qual è dunque il “Segreto del lunedì” (dell’Ottimista)? Semplice ma “geniale”: creati un’abitudine positiva che svolgerai ogni lunedì!

Potrei dirti che non ha quasi importanza di che abitudine si tratta, ma basta che sia qualcosa che ti sintonizza su uno stato d’animo positivo, qualcosa che ti riconnette con le tue migliori intenzioni, qualcosa che ti rilassa e ti fa iniziare la settimana al meglio… qualcosa che puoi attendere con gioia e “allegra impazienza”. Qualcosa di semplice e facile da fare, qualcosa che dipenda da te fare e che tu non possa trovare “scuse” per non fare!

Potrebbe essere una “colazione speciale”, 10 minuti di ginnastica o di massaggio, la telefonata ad un amico che ti mette di buon umore o qualsiasi altra cosa che tu sai essere piacevole per te. L’ideale sarebbe qualcosa che non fai mai durante il resto della settimana e che diventa una esclusiva del lunedì: che sia la mattina, a pranzo o prima di dormire non importa, basta che sia di lunedì.

Nel giro di poche settimane la tua mente assocerà piacere al lunedì e questo porterà una “dose di ottimismo” alla tua vita, perché il lunedì si ripete con una frequenza tale da non inflazionarsi, ma anche da non disperdersi nell’arco di un mese o di un anno intero. La settimana è il ciclo di vita ideale ed è un delitto iniziarla in modo pessimista!

Il ciclo della settimana è perfetto e non a caso io ho scelto il lunedì come giorno per uscire con questa rubrica su Buone Notizie, e a questo punto posso anche “confessare” che scrivere questo articolo settimanale è diventato uno dei miei “Segreti del lunedì”.

Ebbene sì… come professionista dell’Ottimismo ne ho più di uno di questi riti, ma tu puoi iniziare con uno solo e va benissimo! Naturalmente puoi anche partecipare al mio “segreto” condividendo questi articoli su Facebook o lasciando un commento, un pensiero positivo ogni lunedì mattina, anche semplicemente per testimoniare che ci sei e che sei dalla parte delle Buone Notizie…

Sono certo che questa piccola abitudine potrà darti molti benefici: è allegra, è gratis ed è Ottimista!

A lunedì prossimo!

Sebastiano Todero

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UNGA meeting spotlights the ‘press behind bars’, as experts denounce record number of jailed journalists

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Regularly threatened, attacked and killed, journalists are also being imprisoned in record numbers around the world, an event on the sidelines of the UN General Assembly highlighted on Friday. These practices undermine not only the fundamental human rights of the reporters themselves, but also the public’s right to receive and impart information, rights experts warn.

Ecco perché lo stop al diesel non va letto come divieto ma come rivoluzione

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In Italia l’inquinamento miete vittime, più che altrove e se in Francia – puta caso – i decessi provocati dallo smog gravitano intorno ai 54.000 l’anno, il nostro paese – di contro – sfodera una cifra preoccupante: 91.000 morti circa. Un interessante rapporto presentato al Senato un anno fa dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile indicava le cause principali nelle famigerate polveri sottili, of course. Dato un po’ meno scontato, è invece la provenienza delle polveri in questione. La Pianura Padana (in testa quanto a mortalità da inquinamento) è funestata da polveri sottili prodotte per il 35% dall’agricoltura: o meglio, dall’interazione tra l’ammoniaca prodotta da fertilizzanti e deiezioni del bestiame con i nitrati e i solfati prodotti dalle automobili. Se si sposta la lente di ingrandimento sulle città, però, il dato che balza all’occhio è senz’altro il ruolo giocato dal diesel all’interno di questo quadro. Non solo a livello italiano, ma anche sul piano europeo come è emerso qualche anno fa con il Dieselgate: lo scandalo delle emissioni.

Non è un caso, quindi, che negli ultimi anni molte città europee abbiano dato il via a una vera e propria messa al bando del diesel. L’annuncio del sindaco di Milano – stop alle auto diesel fino a Euro 3 da lunedì a venerdì – va quindi considerato all’interno di un contesto allargato. Rispetto al diesel e alla mobilità in genere, le cose stanno cambiando e l’Italia è in ottima compagnia. La Norvegia – che in questo è avanti anni luce – ha spostato il discorso su un altro piano: la nuova frontiera, a Oslo, è addirittura lo stop alle auto di qualsiasi tipo in città mentre il bando alle auto con motori a gasolio è previsto a livello nazionale nel giro di soli sei anni. L’Olanda segue a ruota. Nel paese dei mulini a vento l’innovazione in chiave ecologica fa passi da gigante ed è già stato dato il via all’iter legislativo che vieta la vendita di auto a benzina e a gasolio. Per il 2035 è invece previsto il divieto di circolazione delle auto nelle principali città. Parigi mira a bandire i diesel nel giro di due anni mentre la messa al bando di tutte le auto a gasolio dovrebbe essere effettiva entro il 2040, anno in cui non potranno essere più acquistate auto a gasolio nemmeno a Londra.

Quella in atto, insomma, è una vera e propria rivoluzione che – come tutte le rivoluzioni – è fatta di una pars destruens ma anche di una spiccata pars construens. Ciò che emerge dal panorama italiano ed europeo, infatti, non è solo un universo fatto di divieti e (in questo caso possiamo dirlo fuor di metafora!) di bastoni tra le ruote. Il tramonto del diesel, infatti, si sviluppa contemporaneamente allo sviluppo della mobilità sostenibile e all’approfondimento in chiave costruttiva di questa tematica. Tornando a Milano, per esempio, non è un caso che la città che sta dando il via allo stop al diesel sia anche il punto di incontro e di discussione di E-mob 2018, la Conferenza Nazionale della mobilità Elettrica. Se è vero che il diesel marcia in direzione del viale del tramonto, è anche vero quindi che l’automobile non sembra affatto essere in procinto di estinguersi. Anzi. La mobilità sta cambiando: la diffusione capillare del car sharing, l’uso massiccio di mezzi pubblici di nuova generazione (basti pensare al programma Full Electric di ATM Milano), l’incremento delle vendite per quanto riguarda le auto elettriche, delineano un panorama in fase di rapido e vitale cambiamento. La rivoluzione procede non solo sulle due ma anche e soprattutto sulle quattro ruote. E viaggia veloce.

L'articolo Ecco perché lo stop al diesel non va letto come divieto ma come rivoluzione è tratto da BuoneNotizie.it.

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