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Le magnifiche reazioni dei bimbi che vedono per la prima volta nitidamente mamma e papà

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Published in: Speciale bambini

Alcuni protestano e si divincolano quando si tenta di mettere sui loro nasini un paio di occhiali, altri invece aspettano curiosi. Ma le loro reazioni sono uniche.

Il non vedere bene di questi bimbi non è legato alla naturale visione “immatura” della nascita. Durante i primi mesi di vita, i neonati sono miopi e riescono a vedere chiaramente solo quello che sta a 20-25 cm di distanza dal loro viso. Col passare dei mesi, questa capacità si affina.

Purtroppo però alcuni bambini nascono con problemi di vista. Nel migliore dei casi, degli speciali occhiali possono aiutarli a vedere meglio.

E quando li indossano e i loro occhi si posano per la prima volta sul viso della mamma e del papà la loro reazione è davvero commovente. C'è chi sorride felice, sorpreso. C'è chi piange di gioia.

Abbiamo selezionato per voi una serie di video che non potranno non strapparvi un sorriso o una lacrima.

Questo video, pubblicato dalla CNN, mostra il visino paffuto di questa bimba aprirsi in una risata dopo aver indossato gli occhiali:

 Dolcissimo anche questo bimbo americano che dopo un po' di perplessità accetta di tenere gli occhiali:

E come resistere davanti a questo sorriso sdentato?

In questo video invece trovate un mix di reazioni da parte di diversi bambini che vedono per la prima volta il mondo intorno a loro:

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Uno più bello dell'altro, non credete?

Francesca Mancuso

Riso classico, stop inganni: la nuova etichetta e l'elenco delle varietà

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Published in: Altri alimenti

“Queste varietà di riso vengono infatti commercializzate in Italia miscelate anche ad altre appartenenti alla stessa classe merceologica, basata sulla lunghezza e larghezza, per ragioni di mercato industriale e risultava quindi fino ad ora non facile poter ottenere una confezione in purezza con solo riso Carnaroli, Arborio, Roma, Baldo, Ribe, Vialone Nano e S.Andrea”, spiega in una nota la Coldiretti.

Il cambiamento riguarda una normativa che risale al 1958: ora finalmente i consumatori avranno l’opportunità si di scegliere la qualità e la tipicità delle varietà più tradizionali in purezza a sostegno delle coltivazioni nazionali messe sotto assedio dalle importazioni incontrollate con la pubblicazione in Gazzetta della nuova riforma del mercato interno del riso che prevede necessario adeguamento debba completarsi entro il 7 dicembre 2017.

La riforma del mercato del riso valorizza così il nuovo raccolto made in Italy che è sano e di ottima qualità con una produzione nella media nei circa 230mila ettari seminati, in leggero calo rispetto all’anno precedente (-1,4%) in un mercato che continua ad essere difficile, con prezzi che persistono a rimanere sotto i costi di produzione.

“L’Italia si conferma di gran lunga il principale produttore europeo di riso nonostante la siccità e il maltempo che ha colpito a macchia di leopardo le risaie dalle quali nascono opportunità di lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera, senza dimenticare lo straordinario impatto sul paesaggio, sull’ ambiente e sulla biodiversità con 200 varietà, iscritte nel registro nazionale”, sottolinea la Coldiretti.

E’ importante per il consumatore conoscere da dove viene quel pacco di riso, perché uno su quattro contiene prodotto straniero proveniente spesso da Paesi dove non sono rispettati gli stessi standard ambientali, sociali e di sicurezza.

La metà del riso importato arriva infatti dall’Asia nel primo semestre del 2017 con un aumento del 12% delle importazioni dall’India che è il principale esportatore asiatico di riso in Italia seguito da Pakistan, Thailandia, Cambogia e Birmania, che è diventata uno dei principali fornitori dell’Italia secondo l’analisi della Coldiretti.

Adesso, con l’etichetta trasparente finisce l’inganno del riso importato e spacciato per Made in Italy.

Ecco le varietà di riso classico che d'ora in poi saranno pure al 100%: 1) Riso Carnaroli

Il riso Carnaroli è una varietà di riso superfino appartenente alla varietà japonica. Viene considerato il re dei risotti, molto pregiato viene prodotto principalmente in Piemonte nella zona del vercellese.
Il riso Carnaroli nasce nel 1945 dall’incrocio con la varietà di riso Vialone e Lencino, i suoi chicchi sono allungati e il colore è perlato. Leggermente dolce, non scuoce e ha una bassa tendenza a perdere umido.

2) Riso Arborio

Il riso Arborio è un riso superfino, cultivar della sottospecie japonica, che insieme alla indaca e alla javanica, costituisce la specie Oryza sativa, la pianta asiatica del riso. Originario del Piemonte, porta il nome della località in cui è stato scoperto per derivazione dalla pianta del Vialone e per la prima volta selezionato a partire dal 1946. I chicchi del riso Arborio sono molto grandi e tendono a rimanere al dente, però la superficie tende a sfarinarsi, ha una buona capacità di assorbire liquido e condimento.

3) Riso Roma

Il riso Roma ha chicchi lunghi, grossi e tondeggianti. E’ un riso molto apprezzato in cucina per ché è versatile in vista del fatto che è adatto a qualsiasi tipo di cottura, anche nelle minestre e gratinato in forno. Assorbe molto bene il condimento pur restando compatto, con i chicchi ben divisi. Cede inoltre molto amido in cottura, cosa che lo rende ideale per risotti ben mantecati e morbidi. Viene coltivato in molte terre del riso, dalla Lombardia al Piemonte, dal Delta del Po alla Sardegna.

4) Riso Baldo

Il riso è un tipo di riso molto versatile e tiene bene la cottura, ma va servito sempre al dente. Rilascia molto amido in cottura, il che lo rende ottimo per la manteca. Amatissimo per le insalate, la maggior parte della produzione del Baldo è nel Pavese, ma troviamo anche un’importante produzione nel ferrarese, anche tra le varietà con marchio IGP del Delta del Po, e nella Baraggia. I chicchi sono grandi, traslucidi e molto consistenti.

5) Riso Ribe

Di solito si trova in commercio come riso parboiled e viene considarato un riso “jolly” per moltissime preparazioni perché ha una cottura breve e uniforme e non scuoce. Perfetto per le insalate di riso e per piatti con molto condimenti. Ha una pasta molto compatta e chicchi lunghi e affusolati.

6) Riso Vialone nano

Il riso Vialone nano ha chicchi di media grandezza, semilunghi e tondeggianti. Le sue caratteristiche sono simili a quelle del Carnaroli, ma è più diffuso nel Nord-est italiano. Cuoce in circa 13 minuti ed è ideale per i risotti. Viene coltivato a Isola della Scala e in altri comuni della provincia di Verona ed è l’unico riso italiano con IGP.

Altre buonissime varietà di riso: 

 

7) Riso Sant’Andrea

È un riso indicato per minestre e minestroni oppure per dolci, ma per la sua ricchezza di amido si presta bene anche per risotti con mantecature. Viene coltivato in Baraggia nell’alto vercellese, dove gode della certificazione DOP, ma anche nella provincia pavese. I suoi chicchi sono lunghi grossi e corposi.

Dominella Trunfio

Cosa dicono le tue mani della tua salute?

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Published in: Salute & Benessere

Dovremmo davvero imparare ad ascoltare più attentamente i messaggi che ci invia quotidianamente il nostro corpo, in modo tale anche da saper cogliere le prime avvisaglie di potenziali disturbi. Per quanto riguarda le mani può capitare ad esempio di avere le dita, il palmo o addirittura tutto il braccio intorpidito. Una situazione che può essere temporanea, in seguito ad una fase di stanchezza o ad un sforzo, ma anche rivelarsi campanello d'allarme di problemi più gravi.

Vediamo adesso alcuni modi in cui le nostre mani possono comunicarci dei disagi più o meno gravi all’interno del corpo:

Mancanza di vitamine

Anche le mani possono accusare la mancanza di vitamine facendo comparire un generale formicolio o intorpidimento delle dita. Ricordiamo infatti che vitamine come la E, la B1, B6, B12 sono essenziali per il corretto funzionamento dei nervi. In questo caso è importante ripristinare tempestivamente l'equilibrio tra vitamine e minerali nel corpo. E’ buona cosa consultare uno specialista che sarà in grado di prescrivere il giusto dosaggio di queste sostanze.

Problemi alla colonna vertebrale

La comparsa di sintomi alla mano sinistra, in particolare alle dita anulare e mignolo, possono essere correlati a diversi problemi della colonna vertebrale, tra cui la presenza di un’ernia. Nella maggior parte dei casi si avverte fastidio al nervo o una circolazione rallentata in determinati punti della mano.

In tutti i casi di lesioni gravi non si dovrebbe mai procedere con esercizi e cure fai da te ma consultare sempre prima uno specialista. Per evitare la comparsa o trattare lievi problemi alla colonna vertebrale si consiglia invece di allungare frequentemente la schiena, praticare yoga, ginnastica o nuoto.

Fatica e stanchezza

Quando si solleva una borsa pesante o le buste della spesa tenendo il polso in una posizione scomoda, facciamo pressione sui nervi. Di conseguenza potremmo veder comparire formicolio alle dita della mano o tremori. Il disagio scompare di solito quando la persona torna alla normalità e può riposare le mani e il resto del corpo. Quando compare questo leggero intorpidimento dovuto all’utilizzo delle braccia o alla stanchezza si può procedere con un delicato massaggio per riattivare la circolazione e rilasssare i nervi.

Sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale può far avvertire del formicolio in particolare a 3 dita (pollice, indice e medio). Di frequente questo problema si manifesta in quelle persone che eseguono le stesse azioni con le mani in maniera ripetuta diverse volte al giorno. A causa di questo, i nervi alla base delle mani vengono pressati e di conseguenza scatenano un intorpidimento.
Per prevenire il problema si possono fare dei semplici esercizi muovendo le mani e riscaldando le articolazioni prima di compiere i soliti lavori.

Problemi di circolazione

Le mani possono formicolare e dar fastidio anche in seguito a cambiamenti improvvisi della pressione, a problemi di circolazione o alla presenza di vere e proprie malattie cardiovascolari in corso (ci sono patologie il cui primo sintomo si individua proprio in un intorpidimento del braccio destro).

Per migliorare la condizione dei vasi sanguigni delle estremità del nostro corpo è necessario fare attività fisica senza eccedere. Può essere una passeggiata a ritmi moderati o della ginnastica. Ovviamente se si hanno problemi più gravi di circolazione sanguigna si dovrebbe sempre chiedere consiglio al medico.

Diabete

Spesso uno dei primi sintomi del diabete è un formicolio nei piedi che poi sale sopra le gambe e passa in zone differenti del braccio e della mano sotto forma di formicolio parziale (di solito nella zona sinistra). Ciò è dovuto alla riduzione del flusso sanguigno in una certa area e ai danni alle terminazioni nervose.

Il diabete è una patologia di competenza medica a seconda della tipologia (1 o 2) va trattato in modo diverso.

Malattia di Buerger

Si tratta di una malattia frequente soprattutto nei fumatori. L’eccesso di nicotina nel corpo peggiora il flusso sanguigno e rende carenti di alcuni nutrienti. La conseguenza può essere quella di avvertire intorpidimento delle dita o di tutto il braccio.
Al momento non esistono trattamenti che garantiscano la sicura guarigione. Indubbiamente è bene sbarazzarsi del vizio del fumo e seguire alla lettera i consigli del proprio medico.

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Francesca Biagioli

Fonte e foto

Clothes for love: l'innovativa raccolta degli abiti usati che premia chi conferisce scarpe e vestiti

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Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Una vera e propria innovazione nel modo di raccogliere abiti e scarpe usati presentata da Eurven in occasione di Ecomondo2017 che si sta svolgendo a Rimini Fiera proprio in questi giorni (7 al 10 novembre). Il nuovo contenitore completamente digitalizzato, per la raccolta dei vestiti usati realizzato per il progetto Clothes For Love a cura dell’organizzazione umanitaria HUMANA People to People Italia e in collaborazione con Auchan Retail Italia, le principali Amministrazioni Comunicali lombarde e una ricca rete di partner locali.

Questi nuovi raccoglitori rossi e dalla forma a cuore sono stati progettati dall’Istituto Europeo di Design e completata dal progetto grafico di Re.rurban Studio, ad evidenziare la generosità che accompagna la donazione degli indumenti così come l’attenzione all’ambiente.

Il contenitore presenta un display touch screen digitale da cui il cittadino otterrà informazioni relative al conferimento dei vestiti, alla filiera di HUMANA, al progetto beneficiario e ai partner. Il vano d’inserimento non presenta la classica maniglia basculante ma un’apertura di più facile utilizzo ma soprattutto antintrusione e manomissione. All’interno la presenza di sensori volumetrici e un dispositivo di pesatura interna.

Quello che rende particolare il contenitore è inoltre il suo sistema incentivante: dopo la donazione, infatti, è possibile selezionare dal monitor un buono sconto, che viene stampato in tempo reale, per l’acquisto di prodotti sostenibili come alimentari bio, lampadine a basso consumo o prodotti e servizi di piccoli riparatori e botteghe aderenti. A questo buono se ne aggiunge un secondo di “benvenuto” da parte di HUMANA, come ulteriore riconoscimento al donatore; ma soprattutto, donando i propri indumenti i cittadini potranno supportare le attività d’inserimento scolastico di HUMANA nella zona di Chilangoma in Malawi.

Con il progetto Clothes for love, HUMANA People to People Italia vuole farsi ancora una volta promotore del cambiamento culturale che dobbiamo sforzarci di perseguire nel nostro Paese. È inoltre una testimonianza diretta di come l’applicazione delle nuove tecnologie possa contribuire alle finalità solidali ed essere un fattore di raccordo e dialogo con i cittadini che sempre più chiedono di essere coinvolti in prima persona nelle attività che investono la loro vita” sottolinea Karina Bolin, Presidente di HUMANA People to People Italia.

Ad ora, i contenitori Clothes For Love sono stati posizionati a Milano (presso il punto vendita Simply di Viale Corsica 21) e Vimodrone (presso il Centro Commerciale Auchan) e andranno in tour fino a fine gennaio 2018 nelle principali città lombarde.

E come sottolinea Carlo Alberto Baesso, General Manager di Eurven: “Rifiuto significa risorsa: ogni piccolo gesto virtuoso da parte dei cittadini va premiato e incentivato. In questo modo sarà più facile stimolarli a fare la raccolta differenziata e a prendersi cura ogni giorno dell’ambiente”.

Silvia Romano

La mitica Vespa diventa elettrica!

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Published in: Muoversi

Se ne parlava già durante la passata edizione, quando venne presentato in anteprima il progetto Vespa Elettrica, per proiettare l'iconica due ruote nel futuro della mobilità sostenibile.

“Il mondo della mobilità si trova di fronte a un cambio di scenario che propone sfide epocali legate ad ambiente, inquinamento e qualità della vita. La propulsione elettrica, nei suoi sviluppi più avanzati, è oggi la soluzione privilegiata per le esigenze di questa nuova mobilità” si legge sul sito ufficiale.

Quella che era considerata una sfida tecnologica e culturale oggi è diventata realtà. Senza dimenticare il passato soprattutto sotto il profilo dell'immagine e del design, la nuova Vespa elettrica ricorda il modello tradizionale ma il suo motore è di tutt'altra pasta.

Ricarica in 4 ore

Quest'ultimo è caratterizzato da una potenza continua di 2 kW e una di picco di 4 kW, con prestazioni superiori a quelle di un classico scooter di 50 cm3. La sua batteria si ricarica totalmente in appena 4 ore e garantisce un autonomia di 100 km. Ma tale cifra si raddoppia, arrivando a 200, nella versione X, che è dotata però di un generatore a benzina che caricare le batterie in movimento.

La ricarica della versione elettrica è semplice, basta estrarre il cavo che si trova sotto la sella e collegarlo a una normale presa elettrica a muro o in alternativa a una delle colonnine di ricarica.

Vespa Elettrica è anche smart

Grazie al sistema Vespa Multimedia Platform, è possibile gestire alcune funzioni direttamente collegando lo smartphone allo scooter. Un display a colori da 4,3 pollici situato sul manubrio permette di visualizzare informazioni sulla velocità e il livello di carica. Quando lo scooter è collegato all'applicazione, è possibile ricevere messaggi e chiamate. Vespa sta attualmente sviluppando un casco speciale dotato di altoparlante e microfono con Bluetooth per questo scopo.

Silenziosa e facile da guidare nei percorsi cittadini, la nuova Vespa elettrica sarà prodotta esclusivamente dallo stabilimento di Pontedera.

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Come fare per averla?

Secondo quanto reso noto, la Vespa si potrà avere pagando un canone mensile all'interno del quale saranno compresi alcuni servizi. Non prima però della primavera 2018, quando partiranno le prenotazioni.

Francesca Mancuso

Quanto sei stressato? Si capisce da come parli

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Published in: Salute & Benessere

Un’interessante correlazione tra linguaggio e stress è quella individuata da una ricerca opera della collaborazione tra Università della California e Università dell'Arizona che ha visto la sua pubblicazione sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Per valutare come cambia il nostro modo di parlare quando siamo sottoposti a stress, un team di esperti guidato da Matthias Mehl, psicologo di Tucson, esperto di stress e di come questo sia in grado di influire sul linguaggio, ha preso a campione 143 adulti a cui sono stati fatti indossare per due giorni dei registratori che si accendevano automaticamente ogni due minuti. Nel complesso i ricercatori hanno così raccolto oltre 22 mila brevi clip audio che hanno poi attentamente analizzato per trovare eventuali spie delle stress nel linguaggio. Queste sono state individuate soprattutto in aggettivi, pronomi e avverbi.

I risultati hanno evidenziato per prima cosa che, quando siamo molto stressati, parliamo di meno ma soprattutto che usiamo più avverbi del consueto. In particolare le parole “veramente” e “incredibilmente” ci aiuterebbero, a detta degli esperti, ad alleviare lo stress in quanto si tratterebbe di “intensificatori emotivi”.

Questi come ha dichiarato il professor Mehl:

“Di per sé non hanno alcun significato, ma chiariscono che cosa sta succedendo”

In sostanza noi scegliamo consapevolmente di pronunciare parole “significanti” ovvero nomi e verbi, mentre altre parole (come appunto gli avverbi) sembra che vengano:

"prodotte in modo più automatico e tradiscano un po' di più riguardo a quello che accade alla persona che parla".

Gli studiosi hanno inoltre notato che chi è stressato utilizza meno i pronomi plurali, ad esempio loro, privilegiando molto di più le forme singolari segno che tutta l'attenzione della persona è rivolta principalmente verso se stessa e molto meno sugli altri o sul mondo.

Sono stati poi valutati anche gli effetti dello stress sul cambio del linguaggio in relazione alla genetica analizzando i globuli bianchi di 50 geni che vengono influenzati appunto da condizioni come lo stress, l’ansia e la depressione. Dai dati ottenuti si è visto che l’uso di quegli stessi avverbi considerati “intensificatori emotivi” è in grado di prevedere alcuni cambiamenti sull’espressione genetica che indicano proprio la presenza di stress e una risposta dell’organismo a questa condizione.

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Per confermare i risultati e capire se davvero lo stress incide sul linguaggio o viceversa sono necessari ulteriori studi in merito. Questa scoperta però potrebbe aiutare ad identificare le persone che sono più a rischio di malattie legate alle condizioni di stress semplicemente tramite un colloquio, sapendo cosa andare a cercare nel loro modo di esprimersi.

Francesca Biagioli

Ritirati filetti di acciuga per presenza di istamina

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Published in: Allerte alimentari

Secondo quanto riportato sul sito ufficiale, i filetti di acciughe potrebbero contenere istamina oltre i limiti consentiti.

In particolare, il prodotto oggetto di richiamo è il formato da 80gr (peso sgocciolato 42 gr) commercializzato da ATHENA e importato da Sea Fish Spa - via Trento, 53 20021 Ospiate di Bollate (MI). Il numero di lotto è SK343A e la data di scadenza: 08/06/2018.

Va anche detto che tra gli alimenti, l'acciuga è uno dei pesci che contiene maggiori quantità di istamina.

L'istamina è una sostanza tossica che si forma dalla degradazione dell’istidina, un amminoacido abbondante nelle acciughe, negli sgombri e in altri pesci. Può indicare una cattiva conservazione, da cui può avere origine la sindrome sgombroide, un’intossicazione che provoca mal di testa, nausea, vomito, diarrea.

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Se avete acquistato questo prodotto e notate lo stesso lotto del richiamo, evitate di consumarlo e riportatelo presso il punto vendita in cui è stato acquistato per ottenere un cambio o un rimborso.

Francesca Mancuso

Più zucchero e meno nocciole, la Nutella cambia la ricetta e fa infuriare i consumatori

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Published in: Alimentazione & Salute

Ad accorgersi del cambiamento è stato per primo l'Hamburg Consumer Protection Center, un’associazione di consumatori tedesca che, evidentemente attentissima a tutti i particolari, ha notato un colore differente della crema, che nello specifico appariva meno scura e più brillante.

Ma cosa è cambiato effettivamente? Le modifiche in realtà sono “leggere”, se così si può dire, il problema è però che sono peggiorative a livello della qualità degli ingredienti di un prodotto già abbastanza discusso.

 

Nello specifico aumenta lo zucchero che dal 55,9% passa al 56,3% e il latte scremato in polvere che dal 7,5% arriva all'8,7%. Mai che aumentassero invece gli ingredienti più sani, ovvero cioccolata e nocciole! Nessuna variazione si registra per quanto riguarda l’utilizzo di olio di palma che la Nutella sembra non voler proprio mandare in pensione.

La nuova ricetta si compone dunque dei seguenti ingredienti: zucchero, olio di palma, nocciole (13%), latte scremato in polvere (8,7%) cacao magro (7,4%), emulsionanti: lecitine (soia), vanillina.

Mentre la nuova tabella nutrizionale è la seguente:

L’unico lato positivo del cambio di ricetta, se proprio vogliamo vederlo, è la diminuzione della quantità di grassi che da 31,8% passa ora a 30,9%.

Perché l’azienda di Alba avrebbe fatto queste modifiche? Tutto fa pensare che a parità di gusto ci siano dietro i soliti interessi economici, sicuramente zucchero e latte in polvere sono ingredienti più economici rispetto al cioccolato e soprattutto alle costosissime nocciole.

La Ferrero ha risposto che la ricetta della Nutella subisce periodicamente dei cambiamenti che lasciano però completamente inalterato il gusto del prodotto. La rassicurazione non è stata sufficiente a calmare il disappunto dei consumatori che si sono mostrati particolarmente indignati per il cambiamento e hanno lanciato su Twitter l’hashtag #boycottNutella.

#mainagioia #boycottNutella
La boicotto davvero se l'alterate ancora. pic.twitter.com/qExBwSXeAc

— Monica #Tuttiacasa (@MonycaMarini) 8 novembre 2017


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Noi continuiamo a suggerirvi di consumare delle alternative più salutari alla Nutella. Qui trovate il nostro confronto sulle creme spalmabili alla nocciola.

Francesca Biagioli

Freccia, il cane trafitto da un arpione. Pura malvagità (FOTO e VIDEO)

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Published in: Animali

Il polmone di sinistra completamente collassato trapassato da un’asta di acciaio, pneumotorace e versamento toracico destra e sinistra. Esofago distale perforato e fegato trapassato da parte a parte, emorragia toracica. La spiegano così si presentava ieri la situazione di Freccia gli angeli veterinari della clinica Duemari del capoluogo sardo.

Perché Fraccia sia stato colpito così duramente? Non si sa, e anche se ci fosse un “movente”, non avrebbe alcun senso. A portarlo alla clinica sono state alcune persone che lo hanno trovato mentre vagava dolorante a Nuoro.

L’arpione con cui è stato ferito è di quelli per i fucili da pesca, spesso usati e modificati dai bracconieri.

Quel che è certo oggi è che il cagnolino ha superato la notte, ma il quadro clinico resta molto critico.

I nuovi amici che ora affollano la pagina Facebook della clinica – già noto per aver salvato due anni fa Palla, il cane che era stato quasi soffocato da un nastro di plastica – auspicano che Freccia ce la farà.

Ora Freccia è in mani sicure. Speriamo solo che lo scellerato che gli ha sparato venga presto individuato e denunciato.

“Ne abbiamo viste tante - scrive una delle veterinarie - ma non potevamo immaginare di dover assistere a una scena di così grande malvagità”.

Germana Carillo

Fonte foto

Comedy Wildlife Photography Award: ecco le fotodi animali più divertenti del 2017

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Published in: Animali

Il premio, giunto alla sua terza edizione, sarà assegnato il 13 dicembre ma sono già state rese note le foto finaliste.

I soggetti sono i più disparati, elefanti marini e squali che sghignazzano, canguri che fanno arti marziali e pinguini in procinto di seguire la messa della domenica. Sono solo alcune delle immagini, scattate da fotografi di tutto il mondo.

Nonostante l'approccio umoristico, le foto non puntano solo a divertire. I fotografi Paul Joynson-Hicks e Tom Sullam hanno fondato il premio anche per focalizzare l'attenzione sugli sforzi di conservazione della fauna selvatica.

“Gli ultimi due anni ci sono state delle foto fantastiche. Vogliamo vedere ancora più animali fotografati. Uscite e scattate, dovunque voi siate. Vogliamo aumentare la consapevolezza della conservazione di tutti gli animali in tutto il mondo, quindi ovunque siate, fotografate!” spiegano.

Abbiamo selezionato 15 foto finaliste.

Ecco il canguro rosso che fa arti marziali

Foto: Andrey Giljov

Vi sono poi gli elefanti marini che intonano un canto...

Foto: George Cathcart

...e quelli che rimagono stupiti dalle ultime notizie di gossip!

Foto: George Cathcard

Flatulenze in volo... 

Foto: John Threlfall

 E illusioni ottiche...

Foto: Graeme Guy

Capita a tutti di avere una giornata storta...

Foto: Josef Friedhuber

...ma altri ridono a crepapelle!

Foto: Brian Valente

Aiutoooo!

Foto: Tibor Kercz

Ops, tamponamento o babywearing?

Foto: Daisy Gilardini

 Viva la vita!

Foto: Penny Palmer

Pinguini insolitamente religiosi

Foto: Carl Henry

 

Uuuuh che prurito!

Foto: Johnny Kaapa

Intanto sotto il mare c'è chi se la ride di gusto 

Foto: Eugene

E c'è invece chi usa le buche del golf per fare un bisognino

Foto: Douglas Croft

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Per vedere le altre foto finaliste clicca qui

Francesca Mancuso

Foto cover: Linda Oliver

Dieta dell’avocado: come funziona, cosa mangiare e controindicazioni

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Published in: Dieta

Quando pensiamo all’avocado ci vengono in mente subito paesi esotici, pensiamo quindi che questo sia per forza un prodotto che compie molti chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole. Per fortuna non è sempre così dato che esistono anche coltivazioni di avocado in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud. Dovremmo dunque approfittare più spesso di questo vantaggio utilizzando l'avocado ogni giorno o quasi alternandolo ad altri cibi ugualmente salutari.

Dieta dell’avocado, come funziona

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare (dato che si tratta di un frutto grasso), consumare avocado regolarmente in quantità moderate non fa prendere peso ma al contrario favorisce il dimagrimento.

Si consiglia dunque alle persone che vogliono buttare giù qualche chilo di consumare ogni giorno piccole porzioni di questo frutto, naturalmente associandolo ad una dieta sana e bilanciata nel complesso e alla giusta dose di attività fisica. Ricordiamo infatti che non esiste alcun alimento miracoloso di per sè ma l’avocado, così come altri alimenti e spezie, può essere semplicemente un alleato in più per le persone che vogliono dimagrire.

Consumato tutti i giorni, questo frutto favorisce l’assunzione dei nutrienti e migliora il metabolismo degli zuccheri inoltre è in grado di saziare e dunque diminuisce il senso di fame che si può avere tra un pasto e l’altro.

Le virtù di questo frutto sono molte altre: contiene grassi buoni, aiuta a tenere a bada il colesterolo cattivo, riduce la probabilità di soffrire di sindrome metabolica. Inoltre, grazie alla ricchezza in vitamina D, l’avocado potrebbe rivelarsi utile anche per prevenire l’osteoporosi. E' infine ricco di antiossidanti, rallenta dunque l’invecchiamento cellulare ed è antitumorale.

Secondo uno studio americano per godere al massimo dei benefici sarebbe bene consumare anche il seme e le bucce che ricoprono il frutto che di solito invece vengono gettati via o utilizzati per far crescere una nuova piantina di avocado.

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Dieta dell’avocado, cosa mangiare

Se si vuole provare a dimagrire con l’aiuto dell’avocado bisogna inserire questo frutto ogni giorno in una dose di circa 70 grammi.
I modi per integrarlo nella propria alimentazione sono molti: si può tagliare a pezzetti e aggiungere all’insalata che si dovrebbe consumare preferibilmente ad inizio pasto, oppure si può preparare la famosa salsina guacamole o ancora un sushi veg ad esempio con riso e zenzero,  un originale gaspacho di avocado e tanto altro.

Ricordatevi però che l’avocado è già ricco di grassi (anche se buoni) meglio quindi non associarlo ulteriormente ad altri alimenti grassi. In caso di insalata, ad esempio, evitate di aggiungere anche dell’olio extravergine di oliva come condimento.

Come già detto, l’avocado può solo dare una mano, bisogna quindi mangiare insieme ad esso dei cibi equilibrati come possono essere il riso integrale, la frutta e la verdura, proteine vegetali come il legumi, le carni magre e il pesce (per chi li mangia), ecc. Potete seguire ad esempio una dieta mediterranea in versione dimagrante oppure una dieta vegetariana che si è rivelata ugualmente valida per chi deve perdere peso.

Naturalmente è sempre meglio, soprattutto se si devono perdere molti chili, affidarsi ad un nutrizionista esperto che vi consiglierà un percorso ideato sulle vostre specifiche esigenze.

Dieta dell’avocado, controindicazioni

Non ci sono sostanziali controindicazioni ad un uso quotidiano dell’avocado, a meno che non si soffra di allergia a questo frutto (condizione peraltro molto rara). In alcuni casi si possono verificare però dei problemi digestivi ad esempio possono comparire crampi addominali, formazione eccessiva di gas e altro. In questo caso meglio evitare l’utilizzo di questo frutto.

Dieta dell’avocado, il parere dell’esperto

Abbiamo chiesto a Enrica Bovio, biologa nutrizionista e biologa molecolare, di darci un parere sulla dieta dell’avocado. Ecco cosa ci ha detto:

“Le linee guida in ambito di nutrizione raccomandano un incremento del consumo di frutta e verdura perché ricche di fibra, vitamine e minerali e con una densità energetica medio-bassa. L’avocado è un frutto di medie dimensioni, con una densità energetica media e la parte edibile è costituita per il 72% da acqua e per il 6,8% da fibre. La particolarità di questo frutto è data dal fatto che il suo contenuto in zuccheri è molto basso e presenta il 15% di lipidi (percentuale variabile a seconda della varietà di avocado) per la maggior parte acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. L’avocado contiene anche numerose vitamine, minerali e fitocomposti. Il buon contenuto di fibre, sia solubili che insolubili, aiuta a raggiungere il quantitativo giornaliero consigliato con notevoli benefici per l’apparato digerente. Il contenuto di lipidi è elevato per un frutto ma si tratta di lipidi di ottima qualità tra cui spiccano gli acidi grassi monoinsaturi, in particolare l’acido oleico che è lo stesso che caratterizza l’olio di oliva, il cui uso è altamente consigliato per una dieta sana. Tra i minerali presenti nel frutto, il potassio e il magnesio risultano importanti per il buon funzionamento del sistema circolatorio; l’avocado ha poi un contenuto significativo di vitamine A, C, E, K e vitamine del gruppo B, tutte necessarie per il corretto funzionamento del nostro organismo. Infine sono presenti numerosi fitocomposti come carotenoidi e fitosteroli che sembrano conferire altri potenziali effetti benefici”.

E’ stato dimostrato con certezza che mangiare quotidianamente avocado ha effetti benefici sulla salute?

Sono stati condotti numerosi studi scientifici che hanno valutato l’inserimento di porzioni di avocado all’interno di una dieta e sono stati evidenziati diversi effetti positivi del frutto, come la capacità di favorire la sazietà, di aiutare a mantenere il controllo del peso, di migliorare il profilo lipidico, di migliorare il metabolismo degli zuccheri.
I risultati sembrano incoraggianti ma vanno interpretati con cautela perché la maggior parte di queste ricerche ha delle casistiche ridotte, spesso la durata dello studio è limitata a un solo pasto o a poche settimane di dieta, i pazienti selezionati sono spesso obesi o sovrappeso e non sono considerati i pazienti normopeso. Per stimare l’apporto energetico e l’assunzione di determinate categorie di cibi, si utilizza spesso un questionario che prevede un ricordo degli alimenti consumati dal paziente nelle precedenti ventiquattro ore e i risultati del questionario potrebbero essere poco precisi in caso di dimenticanze da parte dell’intervistato. Infine studiare i benefici dati dall’assunzione di un singolo alimento per un tempo così breve risulta molto complesso per via dei fattori di confondimento presenti”.

Consiglieresti l’assunzione quotidiana di avocado? Ci sono controindicazioni?

“L’avocado è un ottimo frutto ricco di qualità ma non esistono alimenti magici, pertanto il suo utilizzo deve essere inserito all’interno di una dieta bilanciata, basata sul consumo di verdura, frutta, carni magre, cereali integrali, pesce, prodotti lattiero caseari poveri di grassi e legumi. Se si desidera mangiare l’avocado è necessario ricordare che è ricco di acidi grassi monoinsaturi e perciò l’assunzione di altri grassi deve essere limitata, ad esempio se si vuole accompagnare un’insalata con dell’avocado il condimento sarà dato prevalentemente da aceto o limone e sale, l’uso dell’olio dovrà essere ridotto. L’avocado è un alimento adatto a tutti ad eccezione dei soggetti allergici a questo frutto. Se desiderate intraprendere un percorso per migliorare la vostra alimentazione e il vostro stile di vita parlatene con i professionisti della nutrizione, medici e biologi, che sapranno sicuramente consigliarvi al meglio”.

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Francesca Biagioli

Non scuoterlo: la campagna per salvare i neonati dagli scossoni

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Published in: Speciale bambini

Le forze generate dal movimento compiuto dall’adulto sul neonato possono causare traumi fisici e neurologici e, nei casi più gravi, anche provocarne la morte. Basti pensare che solo negli Stati Uniti 30 bambini ogni 100mila nati all’anno subiscono gravi danni proprio a causa di questa vera e propria forma di maltrattamento.

La Campagna “Non scuoterlo!” di Terre des Hommes è nata con l’obiettivo di sensibilizzare e informare sulle conseguenze della sindrome del bambino scosso. La campagna – che comprende uno spot TV e il sito di informazione e sensibilizzazione nonscuoterlo.it – si inserisce in un progetto più ampio, avviato nel 2012, per prevenire le tante e diverse forme di abuso e violenza sui più piccoli. L’intera campagna si svolge sotto il patrocinio dell’Autorità Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Perché il bambino lo si scuote?

Il perché c’è ma non c’è una giustificazione. Si scuote perché può capitare che il bimbo pianga ininterrottamente. Chiunque abbia almeno un figlio, sa bene che ci sono certi giorni in cui il bebè è davvero inconsolabile, e le cause possono essere molteplici. Coliche, dentini, fame, un dolore.

Nei primi mesi di vita, il pianto del bambino segue i suoi naturali processi di crescita: il piccolo non ha altri mezzi se non farsi sentire con urla e lacrimoni! A volte può sembrare interminabile, ma non lo è, altre volte decisamente insopportabile, ma c’è di peggio…

Il fatto è che si arriva a un punto in cui il genitore o chi sta accudendo il neonato si senta davvero frustrato e impotente e pensa di far bene scuotendolo. Non fatelo! 

Non scuotere mai il tuo bambino from Terre des Hommes Italia on Vimeo.

Si tratta di una autentica violenza: dallo scuotimento a conseguenze gravissime, come disabilità e addirittura morte del bambino, è un attimo. La Shaken Baby Syndrome è una pura forma di maltrattamento, della quale, tra l’altro, non si può nemmeno avere una diagnosi tempestiva perché i bambini scossi spesso non mostrano lesioni esterne.

Quali sono le conseguenze di uno scuotimento?

Se un lattante è scosso con violenza, la testa e il cervello possono subire delle forze di accelerazione/decelerazione che provocano danni meccanici ai neuroni e alle fibre nervose, oltre che ai vasi sanguigni intracranici e agli occhi.

“Questo comporta un’alterazione immediata di coscienza e funzioni vitali, con difficoltà a respirare e rallentamento del battito. Se questa fase è superata e non sopraggiunge la morte del bambino, si manifestano gradualmente le emorragie cerebrali, spinali e retiniche (da rottura dei vasi) oltre che gli esiti delle sofferenza ipossica acuta del cervello con un grave edema cerebrale e, a distanza di diverse settimane, anche di atrofia del cervello, con la morte dei neuroni che hanno sofferto maggiormente nella fase acuta”, spiega Melissa Rosa Rizzotto, medico di comunità, Centro Regionale per la Diagnostica del Bambino Maltrattato di Padova.

E non solo: il movimento del cervello rispetto alla scatola cranica durante lo scuotimento può portare alla lacerazione di alcune vene a ponte tra le due strutture provocando emorragie danneggiano direttamente e indirettamente il cervello.

“Durante il periodo del Purple Crying – fino ai 18 mesi di vita – il pianto del bambino può essere prolungato e poco consolabile, non legato ad un particolare malessere e spesso si presenta di sera. Il picco solitamente è intorno al secondo mese di vita, per poi decrescere riducendosi notevolmente dopo il primo anno - dice Antonio Urbino, Direttore della S.C. di Pediatria d’Urgenza, Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino. Per questo è necessario che i genitori siano informati di questa criticità e adottino delle strategie corrette e informate per mantenere la serenità necessaria per prendersi cura del bambino e imparare a riconoscere i suoi bisogni”.

La Shaken Baby Syndrome è in Italia un fenomeno ancora poco conosciuto e non esiste un database nazionale che raccolga i casi individuati. È per questo che con la campagna Nonscuoterlo.it è possibile reperire informazioni su quali sono i segnali rivelatori di un bambino che ha subito lo scuotimento, come intervenire e a quali strutture ospedaliere rivolgersi, oltre a informazioni e consigli utili in caso di necessità.

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Per il resto, ricordatevi che un neonato non è un oggetto ma una persona. Ha bisogno solo di sentire la vostra voce e il vostro calore. Niente stress, che infonderete irrimediabilmente sul bimbo stesso. E se proprio sentite di non farcela e siete particolarmente stanchi, chiedete una mano a chi vi sta più vicino.

Germana Carillo

 

Come ti recupero i rifiuti urbani per trasformarli in bioplastiche

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Published in: Rifiuti & Riciclaggio

Selezionato come Showcase per la Bioeconomy Week che si terrà prossimamente in Belgio e coordinato da Mauro Majone, Res Urbis ha un solo scopo: valorizzare scarti urbani di origine organica mediante la trasformazione in bio-polimeri per la produzione di plastiche ecocompatibili.

Un po’ come i due fratelli californiani che hanno creato la PHA (polihydroxyalkanoate) utilizzando rifiuti alimentari, carta o cartone sporchi o sottoprodotti agricoli, anche gli atenei italiani che aderiscono al progetto (l’università di Bologna e la Ca Foscari di Venezia, insieme con 21 partner tra imprese, associazioni e amministrazioni pubbliche provenienti da 8 Paesi europei) mirano a promuovere l’economia circolare, con il duplice obiettivo di minimizzare i quantitativi di rifiuti da smaltire in discarica e di ottenere nuovi prodotti bio ed eco-compatibili usando gli stessi scarti come risorse rinnovabili alternative al petrolio.

“Ognuno dei 300 milioni di europei che vivono in aree urbane – spiega Mauro Majone – produce in media ogni giorno più di 100 grammi di sostanza organica di scarto, il cui recupero e valorizzazione è attualmente piuttosto limitato; questo rende evidente che il potenziale impatto applicativo di RES URBIS è molto elevato. Le ricadute ambientali, economico e occupazionali che possono derivare dalla messa a punto di tecnologie innovative che consentano la trasformazione di quest’enorme flusso di materiale organico in prodotti utili e con effettivo valore di mercato sono estremamente positive. Allo stesso tempo, il progetto punta a sviluppare tecnologie tali da consentirne l’integrazione con la riqualificazione di impianti tradizionali per la depurazione delle acque e/o il trattamento dei rifiuti”.

Un progetto importante, insomma, che non solo vuole valorizzare i vari scarti organici di origine urbana come i rifiuti municipali, ma anche i fanghi di depurazione delle acque reflue.

Quale applicazione per le bioplastiche che ne verranno? Gli studiosi pensano a soluzioni nei settori dell’imballaggio, come film biodegradabili e compositi, della produzione di beni di consumo durevole come i telai di computer, tablet e telefoni, oppure comeelementi per l’interior design come lampade e sedie.

Infine, tutto ciò che costituirà i flussi residui dal processo per la produzione delle bioplastiche verranno raccolti separatamente, verso la produzione di biogas (metano) e compost, per una valorizzazione di secondo livello.

“È evidente quindi la necessità di affrontare, oltre alle tematiche prettamente tecnologiche, quegli aspetti legati alla accettabilità sociale e del mercato per i nuovi prodotti, oltre che agli aspetti normativi dal momento che si parte da un rifiuto e si arriva d un prodotto da immettere sul mercato – conclude Davide Bolzonella, del dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona. Precedenti studi ci dicono peraltro che non si hanno problematiche di trascinamento di inquinanti o organismi patogeni dal rifiuto al prodotto finale, a conferma del fatto che l’approccio proposto può risultare vincente”.

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Il progetto è finanziato dalla Comunità Europea, all’interno del programma Horizon 2020, con 3 milioni di euro.

Germana Carillo

Stop alla plastica in mare: l'80% dei rifiuti arriva dai fiumi

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Published in: Ambiente

Nel Mediterraneo sono più di 700 le tonnellate di scarti in plastica che ogni giorno si versa: buste, bottiglie, cassette, flaconi. Di questi rifiuti, oltre l’80% che inquina il mare arriva dai corsi fluviali e deriva da attività che si svolgono sulla terraferma.

In Italia? Noi, con i nostri 90 mila chili giornalieri di plastica sversata a mare siamo al terzo posto come paese inquinante, dopo Turchia e Spagna. Ma come intervenire in modo incisivo sull’inquinamento da plastica in mare?

Partire dai fiumi può essere un’idea. Perché? Secondo uno studio di Nature pubblicato nel giugno 2017, tra 1,15 e 2,41 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica entrano attualmente nell'oceano ogni anno proprio dai corsi fluviali. I primi 20 fiumi inquinanti, soprattutto situati in Asia, rappresentano il 67% del totale globale. Nel fiume Po, il più grande inquinatore di plastica italiano, le concentrazioni campionate differivano per un ordine di grandezza tra l'inverno e la primavera, sottolineando la stagionalità della contaminazione di acqua dolce nei fiumi.

Ora Castalia, il Consorzio che da più di trent’anni opera, anche in convenzione con il Ministero dell’Ambiente, per la salvaguardia del mare, ha presentato anteprima a Ecomondo, la fiera della green economy in corso a Rimini, una tecnologia tutta made in Italy per porre una soluzione concreta.

Si tratta di un dispositivo di raccolta selettiva composto da una barriera in polietilene che intrappola e raccoglie la plastica galleggiante e semiaffondata che arriva dai fiumi. Il sistema di barriera è progettato per restare posizionato nel fiume per lungo tempo e per rimanere operativo anche durante i periodi di piogge ordinarie e, soprattutto, per non interferire con la flora e la fauna del fiume.

L’inquinamento da plastica, che secondo l’Unep, l’Agenzia ambientale delle Nazioni Unite, nel solo Mediterraneo raddoppierà entro il 2025, è una vera e propria emergenza, per l’elevato tempo di degradazione della plastica, perché i rifiuti di plastica in mare sono causa di mortalità di numerose specie animali, perché entra anche nella catena alimentare umana a causa del bioaccumulo di sostanze nocive prodotte dalla sua degradazione, perché genera danni agli habitat e agli ecosistemi marini.

“È uno strumento selettivo - spiegano i tecnici di Castalia - studiato proprio per ridurre l’input di macroplastiche trasportate dai fiumi al mare, senza essere invasivo e tenendo conto della stagionalità dei fiumi. Il sistema permette inoltre lo scorrimento libero delle acque senza alterarne la portata e la velocità, così come il passaggio di animali acquatici e dei detriti fluviali naturali, che afferiscono al mare alimentando le coste”.

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Ridurre i rifiuti di plastica a mare? Certo che si può. Ma non credete che il primo passo debba partire proprio da noi?

Germana Carillo

Venere e Giove mai così vicini: come ammirare la spettacolare congiunzione

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Published in: Universo

Venere e Giove saranno veramente molto vicini, ma anche molto bassi sull’orizzonte, quindi potrebbe non essere un’osservazione facilissima. L’incontro ravvicinato si verificherà al mattino presto, tra le luci dell’alba. Romantico scenario, romantica congiunzione.

Nella mappa la porzione di cielo interessata dal fenomeno, sull’orizzonte Sud-Sud Est, il 13 novembre alle 6 del mattino circa.

La congiunzione è osservabile vicino al limite tra le costellazioni della Vergine e della Bilancia.

L’Uai segnala anche un transito della Stazione Spaziale Internazionale vicino ai due pianeti intorno alle ore 6:38. Tra l’altro dovrebbe essere visibile anche Marte, ben più alto sull’orizzonte prima del sorgere del Sole.

A rendere il tutto ancora più spettacolare, la possibile osservazione di qualche stella cadente delle Tauridi Nord, il cui picco è la notte tra l’11 e il 12, ma che sono famose proprio per la loro eccezionale durata, che le porta ad essere visibili addirittura fino a dicembre.

Non possiamo escludere quindi che, girandoci verso Sud, non possiamo veramente esprimere anche qualche desiderio di prima mattina.

Buona visione!

Roberta De Carolis

Stop agli animali nei circhi: passata la legge in Italia

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Published in: Animali

 In futuro, anche in Italia non si potranno più utilizzare animali in circhi e spettacoli viaggianti, come già succede in oltre 50 Paesi di tutto il mondo. Sarà appunto un “graduale superamento” che è stato approvato con 265 voti favorevoli e 13 contrari.

Solo qualche giorno fa, avevamo parlato del caso India dove l'Autorità centrale zoologica (CZA) ha vietato i circhi con animali. Nella maggioranza dei Paesi europei, esistono già dei divieti parziali o totali sull’impiego degli animali nei circhi.

In Grecia, a Cipro e a Malta i circhi con animali sono completamente vietati. Alcuni divieti parziali, relativi agli animali selvatici, sono da poco presenti nei Paesi Bassi, in Norvegia e in Belgio. Ci sono poi paesi come Romania, Iran, Regno Unito e le città americane di Los Angeles e New York che hanno attuato delle tutele per gli animali.

Ora finalmente, la nuova legge italiana prevede il graduale superamento della presenza degli animali nei circhi e nelle attività dello spettacolo viaggiante.

"Dopo decenni di silenzio sul tema da parte di Governo e Parlamento, salutiamo positivamente la trasformazione in legge di questo impegno, un importante passo in avanti verso la tutela degli animali e il rilancio di uno spettacolo davvero umano" commenta la Lav.

La normativa relativa ai circhi è inserita nella Legge del Codice dello Spettacolo n.4652, il governo Governo in carica o il prossimo dopo le elezioni di marzo, sono tenuti a formulare, entro la fine del prossimo anno, un decreto legislativo.

Tutto sommato, il bicchiere è mezzo pieno grazie all’estensione non solo ai circhi, ma anche agli spettacoli viaggianti, comma che il mondo circense ha provato a far cancellare fino all’ultimo, senza riuscirci.

Adesso, le associazioni animaliste si impegnano per vigilare affinché avvenga realmente il superamento e la parola ‘graduale’, non diventi pretesto per lasciar tutto a tempo indeterminato.

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La risposta dei circensi

Non sono mancate negli ultimi mesi le proteste dei circensi che paventano 'la perdita di un volume d’affari di 15milioni di euro l'anno e migliaia di posti di lavoro'.

La legge, secondo i circensi, metterebbe a rischio l’arte degli spettacoli. Nei giorni scorsi l'Ente Nazionale Circhi aveva dichiarato in una nota:

"Sono meno di 2mila gli animali presenti attualmente nei circhi italiani. Studi scientifici spiegano che l'allontanamento dal circo dell'animale nato in cattività e vissuto a stretto contatto con l'uomo sarebbe disastroso a rischio il crollo fisico e psicologico dell'animale che in alcuni casi porta anche alla morte”.

Dominella Trunfio

Risotto con la verza

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Published in: Ricette

Il risotto con la verza potrà anche essere preparato in anticipo per poi essere mantecato prima di servirlo. Se seguite una dieta vegana, al momento della mantecatura, potrete modificare la ricetta sostituendo il burro con dell' olio extra vergine d'oliva.

Ingredienti
  • 1 Kg di cavolo verza
  • 300 gr di riso
  • 1 cucchiaio di burro chiarificato
  • olio evo q.b.
  • brodo vegetale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    50 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare il risotto con la verza: procedimento

 

  • Lavare la verza, eliminare le foglie più esterne e tagliarla grossolanamente,
  • metterela in una padella capiente con un filo d'olio,
  • rosolare, coprire appena con dell'acqua e farla cuocere a fuoco vivo, mescolando ogni tanto, fino a consumare l'acqua di cottura,
  • unire quindi il riso e dopo averlo tostato aggiungere un po' alla volta il brodo vegetale ben caldo,
  • cuocere quindi per il tempo indicato sulla confezione del riso avendo cura di aggiungere sempre un po' di brodo e di mescolare durante la cottura,
  • quando il riso sarà al dente mantecare con il burro
  • e a seguire impiattare e servire il risotto con la verza ancora caldo.

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Ilaria Zizza

Ecco come migliora la salute quando non si mangiano più cibi ogm

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Published in: Alimentazione & Salute

 

Un nuovo studio pubblicato sull’International Journal of Human Nutrition and Functional Medicine e condotto dall’ Institute for Responsible Technology, dimostra come la salute umana può migliorare notevolmente quando si fa il passaggio ad una dieta non ogm o quando semplicemente si riduce il consumo di cibi geneticamente modicati.

Cosa sono gli ogm? Sono Organismi Geneticamente Modificati, il cui Dna è stato variato tramite operazioni di ingegneria genetica. Oggi moltissimi alimenti lo sono: dal mais alla soia. Ciò porta con sé numerosi aspetti negativi: dall’insorgere di nuove allergie alla riduzione della biodiversità. Senza contare l’aumento dell’utilizzo dei pesticidi e la conseguente resistenza agli antibiotici.

Purtroppo ormai le multinazionali ne fanno largo uso: gli ogm sono perfetti all’esterno, crescono velocemente e permettono quindi maggiori guadagni.

Il tutto però andrebbe a discapito della salute umana. Per questo un gruppo di scienziati porta avanti da anni ricerche per capire come e perché gli ogm influiscono nella dieta umana.

I risultati dello studio

Questo nuovo esperimento ha coinvolto oltre 3mila persone americane che per un anno non hanno assunto o hanno limitato il consumo di organismi geneticamente modificati. Il risultato?

Tutti i volontari hanno avuto benefici, migliorando o facendo scomparire del tutto alcuni disturbi. Nello specifico: l’85% non ha avuto più problemi digestivi, il 60,4% di stanchezza o poca energia, il 54,6% ha migliorato il proprio aspetto in termini di sovrappeso e obesità.

Ancora, il 51,7% non si è sentito spossato mentalmente, il 48,1% ha migliorato la capacità di memoria e concentrazione, 51,1% ha attenuato problemi di umore, come ansia o depressione, il 33,2% ha smesso di soffrire di insonnia, il 30,4% di problemi ormonali.

Sul piano delle allergie (gli ogm sarebbero accusati di svilupparne troppe), ben il 50,2% dei volontari con una dieta senza ogm ha migliorato il proprio status di soggetto allergico o intollerante, il 42,2% la sensibilità al glutine, mentre il 46,6% alle allergie stagionali.

Benefici anche su dolori articolari (47,5%), altre condizioni della pelle (30,9%), dolore muscolo scheletrico (25,2%), malattia autoimmune(21,4%), eczema (20,8%) e infine, problemi cardiovascolari, compresa l'alta pressione sanguigna (19,8%).



"Questo conferma come una dieta senza ogm può migliorare l’esistenza degli individui”, ha dichiarato Jeffrey M. Smith, direttore esecutivo dell’Institute for Responsible Technology e autore dell'articolo.

Secondo lo studio, infatti, la maggior parte delle colture ogm ha visto inserire nel proprio Dna geni provenienti da batteri o virus. Attualmente 11 colture alimentari sono coltivate per il consumo commerciale. Le sei principali sono soia, mais, cotone, canola, barbabietole da zucchero e erba medica, tutti prodotti che arrivano nei nostri piatti e con i quali vengono alimentati gli animali.

“Il processo di modificazione genetica stessa danneggia il Dna, che può aggiungere allergeni, tossine e anti-nutrienti al cibo. Gli ogm sono resistenti agli erbicidi e contengono tracce di glifosato, su cui è aperto il dibattito sulla cancerogenicità”, si legge nello studio.

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L'articolo di Smith, quindi, parla di effetti collaterali e apre una finestra sul fatto che molti disturbi potrebbero essere direttamente collegati all’utilizzo di ogm.

Dominella Trunfio

Glitter: ecco perché non dovrebbero essere mai più usati

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Published in: Ambiente

Sono negli ombretti, nei rossetti, ma anche in tantissimi accessori per capelli e feste, la cosmesi li esalta promettendo che dopo averli indossati, non passeremo inosservate. Ciò che però non ci dicono le multinazionali è che i glitter, nonostante le loro minuscole dimensioni possono avere un impatto devastante non solo sulla salute umana, ma anche sull’ambiente.

Perché? Come tantissimi altri prodotti contengono microplastiche che dal nostro viso finiscono poi negli oceani, inquinando in maniera incredibile tutto l’ecosistema marino. Tantissimi organismi marini, tra cui pesci, tartarughe, uccelli marini, invertebrati, e zooplancton, ingeriscono i detriti di plastica.

Le ricerche dimostrano che ci sono di frammenti che galleggiano nel mare. Basti pensare che sono state trovate microplastiche nel tratto intestinale di un quarto del pesce e di un terzo dei frutti di mare venduti nei mercati americani e indonesiani.

Delle microplastiche abbiamo parlato tante volte e di come multinazionali del calibro di Procter & Gamble, Reckitt Benckiser, L’Oreal, Unilever e Johnson & Johnson per il momento, hanno rifiutato l’invito a collaborare alla svolta verso la sostenibilità.

Un recente studio mette ora sotto accusa i glitter che quando non servono più, vengono via con l'acqua che poi finisce nei mari e nei laghi, diventando un serio pericolo. Le microplastiche sono legate tra loro con il polietilene tereftalato (PET), una sostanza da tenere sotto controllo, perché secondo gli esperti, potrebbe compromettere il sistema endocrino e quindi avere degli effetti negativi per lo sviluppo riproduttivo, neurologico e immunitario.

Le ricerche dimostrano che le microplastiche hanno un impatto significativo sui tassi di riproduzione delle ostriche. Ma non finisce qui, perché c’è anche tutta la questione legata alla catena alimentare. Gli europei che mangiano molluschi possono consumare fino a 11mila microplastiche all'anno.

Ma quali sono le implicazioni a lungo termine dei glitter? I PET attirano e assorbono inquinanti e agenti patogeni organici persistenti, aggiungendo un livello supplementare di contaminazione. Quando i glitter vengono ingeriti dai molluschi, dalle lumache di mare, dai vermi marini e agenti patogeni che sono alla base della vita dell’ecosistema, queste piccole pillole avvelenate finiscono anche nei nostri piatti.

E delle microplastiche ne abbiamo parlato anche qui:

E’ da tempo che se ne parla e numerosi scienziati stanno facendo pressione sulle multinazionali affinché non vengano più usate microplastiche nei glitter e in generale, in cosmetici e prodotti sanitari. Importanti passi avanti sono stati fatti in Gran Bretagna e in Nuova Zelanda, ma per tutto il resto del mondo la situazione è stabile. E l’inquinamento da plastica dei nostri oceani ne è la prova lampante.

Insomma, dobbiamo dire addio per sempre ai glitter? Assolutamente no, perché in commercio esistono quelli biodegradabili che non intaccano l'ambiente nè la salute umana.

Dominella Trunfio

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