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Xylella: il dispositivo italiano che individua velocemente il batterio sugli ulivi

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Published in: Agricoltura

Un gruppo di ricerca misto Università del Salento-Cnr Nanotec di Lecce ha infatti sviluppato un sistema basato su microsensori che segnala Xylella in tempi rapidissimi.

Attualmente dimostrare che un ulivo è infetto da Xylella significa effettuare delle procedure di laboratorio (essenzialmente due, chiamate Elisa e Pcr) con tempi relativamente lunghi. E mentre si attendono i risultati delle analisi, il batterio ha già attaccato altri ulivi vicini. Una corsa contro il tempo a totale vantaggio dell’epidemia.

Il dispositivo sviluppato dal gruppo di ricerca Università del Salento-Cnr Nanotec di Lecce ha invece dei tempi molto più brevi, e questo potrebbe permettere la circoscrizione degli alberi infetti, con eventuali abbattimenti, ma molto mirati, ostacolando la diffusione del batterio.

“I due metodi tradizionali sono stati confrontati con il nuovo test elaborato su biochip elettrochimici – spiega Serena Chiriacò, coautrice del lavoro - ottenendo risultati sovrapponibili a quelli dei test tradizionali, ma con vantaggi significativi in termini di costi e tempo impiegato per l’analisi”.

Il dispositivo è di fatto un biosensore innovativo in grado di effettuare l’analisi su piccoli volumi di campione, e le sue prestazioni sono competitive rispetto ai metodi diagnostici convenzionali. Oltre ad essere più rapida ed economica, l’apparecchiatura è portatile, in quanto misura pochi centimetri quadrati. Una volta industrializzata, promettono gli autori, la tecnologia proposta potrà fornire un metodo di analisi made in Salento, utile per attuare uno screening su larga scala.

Foto: Scientific Reports 

Ricordiamo che l’infezione è ormai diffusa in tutta la provincia di Lecce e in parte di quelle di Taranto e Brindisi, minacciando anche quella di Bari. Un disastro ecologico, oltre che economico, che l’Unione Europea guarda con molta preoccupazione, tanto da aver già imposto all’Italia abbattimenti, e, più recentemente, trattamenti con pesticidi vietati in agricoltura biologica e nocivi per le api.

“Lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche – commenta a questo proposito Andrea Luvisi, ricercatore dell’Università del Salento - rappresenta un’utile risorsa per le azioni di monitoraggio, attività imprescindibile per il contenimento dell’epidemia”.

Ci auguriamo che tecnologie come questa diventino presto realtà, in modo da frenare il ricorso a tecniche di contenimento distruttive e pericolose per l'ambiente.

Il lavoro è stato pubblicato su Scientific Reports, una rivista del gruppo Nature.

Per altre informazioni sulla vicenda Xylella leggi anche:

Roberta De Carolis

Bayer e Monsanto: via libera al colosso dell'agrochimica dagli Usa di Trump

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Published in: Agricoltura

Bayer ha ora ottenuto quasi tutte le autorizzazioni necessarie a chiudere la transazione. La fusione sembra dunque più vicina, mancano solo i pareri degli antitrust di Messico e Canada ormai dati per certi. Entro il 14 giugno le nozze dovrebbero essere celebrate, visto che fino a quella data Monsanto avrebbe teoricamente il diritto di fare un passo indietro e trovare un acquirente disposto a pagare di più di Bayer.

L'ostacolo Usa è stato superato. Il colosso tedesco dell'agrochimica ha ottenuto l'approvazione del Dipartimento alla giustizia di Washington dopo quasi 2 anni di revisione. Ma, per eliminare gli ostacoli normativi, Bayer ha accettato di vendere circa 9 miliardi di dollari di attività e beni agricoli al colosso chimico BASF, cosa che avverrà tra circa due mesi.

Le attività comprendono le aziende di sementi di canola, soia e semi di ortaggi di Bayer, così come il commercio di erbicidi Liberty, tutti prodotti che attualmente competono con quelli di Monsanto.

Il pacchetto è il più grande del suo genere negli Stati Uniti e può quindi dare un'idea degli enormi interessi economici alla base della fusione tra Bayer e Monsanto.

Una volta concluso l'accordo, tre colossi mondiali domineranno l'industria agricola mondiale, una prospettiva che non può non destare preoccupazione. Le due aziende potrebbero commercializzare circa un quarto dei fitofarmaci venduti a livello mondiale. Inoltre potrebbero avere un ruolo di primo piano nel settore statunitense dei semi di soia e di cereali. Per non parlare della diffusione di OGM, del maggiore impiego di pesticidi ed erbicidi, non ultimo il glifosato.

“La ricezione dell'approvazione del DOJ ci avvicina al nostro obiettivo di creare un'azienda leader nel settore agricolo”, sono le parole del CEO di Bayer Werner Baumann. “Vogliamo aiutare gli agricoltori di tutto il mondo a coltivare alimenti più nutrienti in modo più sostenibile”.

Anche l'Europa ha dato il proprio via libera alla fusione. Possiamo solo incrociare le dita e sperare che le conseguenze siano meno gravi rispetto a quanto ipotizzato.

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Francesca Mancuso

Plastic Radar: ecco come segnalare la plastica che invade le spiagge con lo smartphone

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Published in: Rifiuti & Riciclaggio

E' questa la nuova iniziativa di Greenpeace che ha appena lanciato Plastic Radar, un servizio per indicare la presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie del mare. È possibile partecipare in modo attivo semplicemente utilizzando Whatsapp inviando le segnalazioni al numero +39 342 3711267.

Attraverso il sito si potranno consultare i risultati e scoprire quali sono le tipologie di imballaggi più comuni nei mari della nostra Penisola, a quali categorie merceologiche appartengono, se sono in plastica usa e getta o multiuso e da quali mari italiani arriva il maggior numero di segnalazioni.

“Le spiagge e i fondali marini sono soffocati dalla plastica. Con questa iniziativa invitiamo tutti gli amanti del mare a non rassegnarsi a convivere con la presenza di rifiuti in plastica ma ad accendere i riflettori su questo grave inquinamento che rappresenta una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi”, dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Cosa aspettate allora? Ormai tutti abbiamo installata sul nostro telefono l’applicazione Whatsapp: una volta ritrovato un rifiuto in plastica sulle spiagge, sui fondali o sulla superficie dei mari italiani, lo possiamo segnalare al numero di Greenpeace.

Per effettuare una segnalazione sarà necessario scattare una foto del rifiuto e, se possibile, fare in modo che sia riconoscibile il marchio e il tipo di plastica di cui è costituito (guardate il video esplicativo sotto). Successivamente va inviata a Greenpeace, insieme alle coordinate geografiche del luogo dove è stato individuato il rifiuto. Ogni segnalazione viene elaborata da Greenpeace e i dati relativi a tipo di rifiuto e posizione saranno disponibili in forma aggregata - nell’arco di 24-48 ore - sul sito plasticradar.greenpeace.it.

"L’iniziativa, oltre a far luce sui rifiuti in plastica più presenti nei mari italiani, vuole individuare anche i principali marchi che, da anni, continuano a immettere sul mercato enormi quantitativi di plastica, principalmente usa e getta, non assumendosi alcuna responsabilità circa il suo corretto riciclo e recupero", spiega Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Nei mesi scorsi Greenpeace ha lanciato una petizione, sottoscritta da più di un milione di persone in tutto il mondo, in cui si chiede ai grandi marchi come Coca-Cola, Pepsi, Nestlé, Unilever, Procter & Gamble, McDonald’s e Starbucks di ridurre drasticamente l’utilizzo di contenitori e imballaggi in plastica monouso.

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Germana Carillo

Cheescake alle fragole: la ricetta senza cottura e addensanti

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Published in: Ricette

Come da tradizionale ricetta la nostra cheesecake ha una farcia preparata con formaggio spalmabile e panna; la glassa invece è preparata con frutta fresca e sciroppo d'agave e non ha bisono di alcun tipo di addensante, basterà cuocerla per qualche minuto ed attendere che si raffreddi un po' in frigorifero.

Questa torta, infatti, va preparata con molto anticipo in quanto necessita di un riposo di almeno dieci ore per permettere alla copertura a base di fragole di "tirare" senza utilizzare colla di pesce o altri tipi di gelatina.

Per chi segue una dieta cruelty free si consiglia la ricetta della cheescake alle fragole vegan.

Ingredienti
  • 180 gr di biscotti secchi
  • 100 gr di burro
  • 175 gr di formaggio spalmabile
  • 250 ml di panna fresca
  • 50 gr di zucchero di canna a velo
  • 200 gr di fragole già lavate
  • 100 ml di acqua
  • 6 gr di amido di mais
  • 20 gr di sciroppo di agave
  • fragole aggiuntive q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    60 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    10 ore 
  • Dosi:
    per 6 persone
  • Difficoltà:
    medio - bassa
Come preparare la cheesecake alle fragole: procedimento

 

  • Sbriciolare finemente i biscotti in un robot da cucina,
    sciogliere il burro e aggiungerlo ai biscotti ed amalgare azionando nuovamente le lame,
  • trasferire quindi il composto all'interno di un cerchio apribile posto in un vassoio, oppure in uno stampo con fondo estraibile in precedenza foderato con carta forno,
  • e schiacciare il tutto con una spatatola, riporre in frigorifero
  • e nel frattempo preparare la farcia amalgamando il formaggio spalmabile con lo zucchero di canna a velo,
  • in un'altra ciotola montare a neve la panna e
  • con dei movimenti circolari che vadano dal basso verso l'alto incorporare la panna montata al formaggio,
  • lavare accuratamaente delle fragole aggiuntive, tagliarle a fettine e adagiarle lungo tutto il perimentro del cerchio,
  • aggiungere quindi la farcia, livellarla con una spatola e riporre in frigorifero.
  • Sciogliere ora l'amido di mais nell'acqua,
  • frullare i duecento grammi di fragole con con lo sciroppo d'agave e versare la purea ottenuta nell'acqua inamidata,
  • porre sul fuoco e cuocere a fuoco lento mescolando di sovente fino a far dimezzare la quantità d'acqua, spegnere quindi il fuoco e far raffreddare,
  • quando la glassa sarà fredda versarla sulla cheesecake, livellarla delicatamente con un cucchiaio e riporre in frigorifero per almeno dieci ore.
  • Trascorse le ore di riposo la cheesecake alle fragole sarà pronta per essere servita.
Come conservare la cheesecake alle fragole:

La cheesecake alle fragole dovrà essere riposta sempre in frigorifero e dovrà essere consumata entro un paio di giorni.

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Ilaria Zizza

Biglietti gratis per Gardaland: occhio alla bufala che gira su WhatsApp

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Published in: App e Smartphone

Il messaggio che sta facendo il giro degli smartphone segue più o meno sempre lo stesso registro. Al pari di Adidas e Lancome il testo recita la parte del benefattore offrendo “5 biglietti gratuiti a 500 famiglie per festeggiare il suo 25° anniversario”.

Peccato che di anni il Gardaland ne abbia oltre la quarantina e che una volta cliccato sul link fornito non succeda assolutamente nulla. Anzi.

Pare ci sia all’indirizzo una sorta di questionario e che, una volta fornite le risposte, i rischi che gli utenti corrono sono molteplici ma sempre gli stessi: dal furto di dati sensibili all’attivazione di servizi a pagamento, per i quali è sempre difficile ottenere un rimborso, fino all’installazione di un malware che potrebbe pregiudicare l’utilizzo delle più comuni funzioni dello smartphone.

Il consiglio è allora quello di non cliccare sul link, di avvertire i mittenti e di non inoltrare ulteriormente il messaggio.

La smentita anche sulla pagina Facebook ufficiale del Parco: 

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Conto PayPal sospeso. La nuova truffa via email. Come difendersi dal phishing

Germana Carillo

Il devastante impatto ambientale della carne in un nuovo studio shock

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Published in: Vegetariano & Vegano

Il dossier conferma l'enorme impronta dell'allevamento del bestiame per l'industria alimentare. Un dato su tutti: la carne fornisce solo il 18% delle calorie e il 37% delle proteine ma occupa l'83% dei terreni agricoli, producendo il 60% delle emissioni di gas serra.

I ricercatori della Oxford University e di Agroscope hanno dato vita al più completo database sull'impatto ambientale, tenendo conto di una serie di fattori tra cui l'uso del suolo, le emissioni inquinanti alla base dei cambiamenti climatici, la necessità di acqua dolce, l'inquinamento idrico e l'inquinamento atmosferico.

La ricerca ha preso in esame quasi 40.000 aziende agricole e 1.600 trasformatori, ma anche i vari tipi di imballaggi e i rivenditori. Ciò ha permesso agli scienziati di valutare l'impatto ambientale di 40 alimenti che rappresentano il 90% di tutto ciò che viene mangiato nel mondo, tenendo conto anche delle diverse pratiche di produzione e delle aree geografiche (119 paesi).

Sono emerse grandi differenze anche riguardo allo stesso alimento. Ad esempio, i produttori di carne bovina ad alto impatto creano 105 kg di CO2 e utilizzano 370 mq di terreno per 100 grammi di proteine, da 12 a 50 volte in più rispetto ai produttori di carne bovina a basso impatto.

“Due cose che sembrano le stesse nei negozi possono avere impatti estremamente diversi sul pianeta. Spesso non lo sappiamo quando facciamo delle scelte su cosa mangiare” ha detto Joseph Poore del Dipartimento di Zoologia e della Scuola di Geografia e Ambiente di Oxford.

Secondo lo studio, senza il consumo di carne e latticini, l'uso di terreni agricoli globali potrebbe essere ridotto del 75%, un'area equivalente a Stati Uniti, Cina, Unione europea e Australia messi insieme. Inoltre, le diete a base vegetale riducono le emissioni alimentari fino al 73%. Questo taglio non riguarda solo le emissioni di gas serra, ma anche quelle acidificanti ed eutrofizzanti che degradano gli ecosistemi terrestri e acquatici. Anche i prelievi di acqua dolce, con un'alimentazione vegana, diminuiscono di un quarto.

“Forse la cosa più incredibile è che avremmo bisogno di 3,1 miliardi di ettari (76%) in meno di terreni agricoli” sostiene Joseph Poore.

Ad esempio, i fagioli, uno degli alimenti più a basso impatto, ma anche i piselli e altre proteine vegetali, danno luogo solo a 0,3 kg di CO2 equivalenti (compresi tutti i processi di lavorazione, imballaggio e trasporto) ma utilizzano solo un mq di terreno per 100 grammi di proteine.

L'acquacoltura, che si presume abbia emissioni relativamente basse, può emettere più metano e creare più gas serra perfino rispetto alle “inquinanti” mucche.

Il grafico che segue mostra l'impatto ambientale di 9 animali e 6 prodotti vegetali su un campione di circa 9.000 aziende agricole in tutto il mondo.

 

I ricercatori mostrano che possiamo sfruttare le informazioni per ipotizzare un secondo scenario. Ridurre il consumo di prodotti animali del 50% evitando i produttori con il più alto impatto, ad esempio, permetterebbe di tagliare del 73% le emissioni di gas serra.

Le nuove tecnologie possono essere d'aiuto, fornendo anche raccomandazioni su come l'impatto ambientale possa aumentare la produttività, ma con dei limiti. Nello specifico, i ricercatori hanno scoperto che la variabilità nel sistema alimentare non riesce a tradursi in prodotti animali con effetti inferiori rispetto agli equivalenti vegetali. Ad esempio, un litro di latte vaccino a basso impatto utilizza quasi due volte più terra e genera quasi il doppio delle emissioni di un litro di latte di soia.

Un'alimentazione priva di prodotti animali, quindi, offre maggiori benefici ambientali rispetto all'acquisto di carne o prodotti caseari anche sostenibili.

L'ennesima conferma che dimostra quanto il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari sia ben più dannoso per l'ambiente rispetto a quello di prodotti vegetali.

Lo studio è stato pubblicato su Science.

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Francesca Mancuso

Ecco i pioppi mangia-farmaci per depurare le acque reflue. La ricerca tutta italiana

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Published in: Acqua

All’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, infatti, sono state ottenute, con la collaborazione del Centro tedesco Helmoltz di Monaco, le prime piante capaci di “mangiare” farmaci, assorbendoli e accumulandoli nelle radici: si tratta proprio di pioppi che hanno acquisito questa proprietà sulla base di un processo di selezione tradizionale.

Descritti nella rivista Science of The Total Environment, i pioppi mangia-farmaci appartengono alla varietà Populus alba clone Villafranca, già conosciuti per la capacità di accumulare metalli pesanti e sostanze organiche estranee agli organismi (xenobiotici) presenti nel suolo e nelle acque.

Per la nuova ricerca, gli studiosi italiani hanno valutato la capacità del pioppo di assorbire, trasformare e accumulare nelle radici sostanze inquinanti di origine farmaceutica, come il principio attivo diclofenac comune a molti anti-anfiammatori non steroidei, molto presente nelle acque reflue urbane.

 

“Capire come le piante rispondono agli inquinanti organici xenobiotici ci può aiutare a contrastare l’inquinamento in modo naturale – dice Luca Sebastiani, direttore dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna. Nello stesso tempo ci permette di verificare se questi prodotti danneggiano le colture e, nel caso di specie commestibili, se si accumulano negli organi di cui l’uomo si nutre”.

Quello dell’inquinamento delle acque reflue provenienti da attività domestiche, agricole e industriali, che spesso vengono riversate in natura senza subire i necessari trattamenti, è un serio problema e, come se non bastasse, in quelle acque spesso si accumulano anche sostanze preoccupanti come i geni di resistenza agli antibiotici che potrebbero portare alla nascita di nuovi super batteri

Chissà se un “semplice” rimedio vegetale come quello dei pioppi mangia-farmaci non possa arginare un simile danno. Per ora gli studiosi sostengono che il prossimo passo potrà essere la sperimentazione in campo nelle aree di ulteriore depurazione biologica all’uscita dei tradizionali depuratori, ma si cercano finanziamenti.

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Germana Carillo

Trasporti gratis per tutti: l'Estonia è il primo paese del mondo a rendere gratuiti treni e bus

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Published in: Trasporti

Tra un mese esatto, gli abitanti potranno quindi spostarsi da una parte all'altra del paese senza mai mettere mano al portafogli. Una svolta storica, che dovrebbe essere presa come esempio da altri stati.

La decisione di rendere gratis i trasporti pubblici si inserisce in un piano ambizioso già in atto nella capitale, Tallinn, dove il trasporto pubblico su autobus, tram, filobus e treni della città è stato reso gratis per i residenti nel 2013.

Ora, il governo sta applicando lo stesso sistema a tutto il paese, anche se con alcune limitazioni. I viaggi gratuiti saranno disponibili per tutti gli estoni che decidono di usare gli autobus sul territorio nazionale ma rimarranno a pagamento i treni, anche se grazie agli aiuti di stato anche i biglietti per spostarsi su rotaia saranno più bassi.

Di fatto, con questa novità l'Estonia diventerà il più grande sistema nazionale di trasporto pubblico gratuito al mondo, mirato principalmente a dare alle persone a basso reddito maggiore mobilità per trovare lavoro. Ma non solo. L'impatto ambientale sarà importantissimo visto che meno auto in strada significa anche meno emissioni di carbonio e polveri sottili. I vantaggi ricadranno non solo sull'ambiente e le tasche dei cittadini ma anche sulla loro salute visto che vivranno in città meno inquinate e meno caotiche.

Allan Alaküla, portavoce ufficiale del progetto, ha confermato che la decisione è stata accolta con favore dai cittadini, soprattutto dei gruppi a basso reddito, molto contenti dei viaggi in autobus gratuiti:

“Il trasporto pubblico gratuito consentirà loro di cercare un nuovo posto di lavoro in un'area più ampia di quella in cui potrebbero accedere a piedi”.

Alaküla spiega che il trasporto pubblico gratuito ha il potenziale per ridurre la congestione e l'inquinamento sulle strade, se combinato con altre misure.

“Speriamo che dia alle persone un motivo in più per usare meno l'auto o non usarla per niente soprattutto nei giorni lavorativi. A Tallinn abbiamo adottato diverse misure per ridurre l'uso dell'automobile insieme al trasporto pubblico gratuito - corsie preferenziali per gli autobus, più piste ciclabili per incoraggiare il ciclismo, e abbiamo anche aumentato le tariffe per i parcheggi delle auto”.

Per coprire il costo delle mancate entrate dei biglietti, quest'anno il governo estone ha investito 13 milioni di euro di denaro pubblico. Un investimento importante che, siamo sicuri, darà i suoi frutti.

Anche Parigi e la Germania stanno valutando questa possibilità, anche se in entrambi i casi si tratta di leggi che attendono ancora di essere approvate.

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Francesca Mancuso

Girgenti in fiore: addobba scorci o balconi del centro di Agrigento e vinci

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Published in: Arredo Urbano

Vasi, terra, semi, fiori colorati e profumati: l’idea degli organizzatori è quella di incentivare la cura e l’addobbo, rendere rigogliosi gli angoli, gli scorci, i cortili, gli ingressi e le scale del centro storico di Agrigento, l’antica Girgenti.

Via libera, dunque, all’estro di tutti coloro che vorranno cimentarsi nell’abbellimento con piante e boccioli.

“Mettetevi in gioco, c'è tempo fino al 16 luglio per aderire. Il bando è stato reso pubblico nei giorni scorsi, completo di lista dei premi. Una pagina facebook anima l’evento e raccoglie le foto dei work in progress. Da qui si dispensano spunti, video tutorial utili per creare talee e arbusti, oltre piccole chicche e immagini per far crescere le vostre idee. Semplice e coinvolgente – spiega il direttore dell’Accademia Michelangelo Alfredo Prado – i fiori ingentiliscono, cosa pensiamo quando osserviamo un balcone fiorito? Immaginiamo subito le cure dispensate dal padrone di casa: avviene lo stesso per una città, sono gesti alla portata di tutti che però possono fare la differenza”.

La direzione dell’Accademia di belle Arti nominerà un’apposita Commissione di valutazione che visiterà i luoghi in concorso e realizzerà una documentazione fotografica.

 

La partecipazione è gratuita e le schede di adesione si possono ritirare presso la sede dell’Accademia Michelangelo in via Bac Bac 7, ad Agrigento.

I riconoscimenti sono stati pensati come incoraggiamenti ulteriori a continuare l’abbellimento. Il primo premio consiste in un buono di 500 euro da spendere presso un vivaio. Il secondo in uno di 300 e il terzo di 200 euro. La premiazione avverrà il 29 agosto 2018.

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Germana Carillo

Girgenti in fiore: 500 euro in palio per 

Pomodori ripieni di cous cous e zucchine

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Published in: Ricette

Da servire rigorosamente freddi, questi pomodori ripieni sono perfetti per chi segue una dieta cruelty free o per chi semplicemente vuole tenere sotto controllo le calorie, ma possono essere arricchiti anche con altri ingredienti, in base ai vostri gusti personali: potrete aggiungere, ad esempio, delle olive tagiasche o delle mandorle in granella.

Estremamente facile da preparare, l'unica accortezza che necessita questa ricetta è quella di svuotare con delicatezza i pomodori e di lasciarli per un po' di tempo a testa in giù in modo che perdano la loro acqua.

Ingredienti
  • 600 gr di zucchine
  • 1 cipolla rossa 
  • 300 gr di cous cous
  • 400 ml di acqua
  • 8 pomodori da insalata
  • olio evo q.b.
  • sale q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    50 minuti
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i pomodori ripieni di cous cous e zucchine: procedimento

 

  • Lavare accuratamente i pomodori, recidere la calotta superiore e svuotarli tenendo da parte la polpa estratta, metterli quindi a testa in giù per farli sgocciolare,
  • lavare ora le zucchine, recidere l'estremità e tagliarle a pezzettini di egual misura, sbucciare la cipolla e tagliarla finemente,
  • mettere in una padella capiente le zucchine, la cipolla e un filo d'olio e iniziare una dolce cottura, regolare di sale, mescolare ogni tanto e cuocere per circa dieci/quindici minuti.
  • In una pentola capiente tostare velocemente il cous cous con un paio di cucchiaio di olio, quindi spegnere il fornello, versare l'acqua e coprire con un coperchio,
  • dopo circa cinque minuti il cous cous sarà pronto, sgranarlo quindi con una forchetta e mescolarlo alle zucchine e alla polpa di pomodoro,
  • ripiempire con questo composto i pomodori e servire.
Come conservare i pomodori ripieni di cous cous e zucchine:

E' possibile conservare in frigorifero i pomodori ripieni di cous cous e zucchine in appositi contenitori ermetici e consumarli entro il giorno successivo.

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Ilaria Zizza

Una leonessa trove una volpe ferita, ma il finale vi sorprenderà

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Published in: Animali

A immortalare il momento è stato Graham Dyer, fotografo naturalista, che in quel momento si trovava proprio nella riserva. L'uomo ha assistito ad una scena straordinaria riuscendo a immortalarla con la sua macchina fotografica.

Un leone e una leonessa si avvicinano circospetti alla piccola volpe ferita. Il finale sembrava già scritto.

La volpe per difendersi da morte certa ha iniziato a ringhiare contro i leoni. Lo ha fatto per circa 5 minuti, ma poi è rimasta in silenzio, forse rassegnata.

“All'improvviso, tutti i leoni hanno sentito il richiamo lontano degli altri leoni del branco, che litigavano per il cibo. Si sono fermati per un istante e poi sono fuggiti rapidamente verso la direzione dei richiami” racconta il fotografo.

Salva, quasi per miracolo. Fortunata? Forse. Ci piacerebbe vedere una scena di empatia, ma i due leoni più probabilmente avevano già mangiato. È anche possibile che il richiamo dei loro simili avesse lasciato intuire altrove la presenza di un bottino più ricco.

 

Resta il fatto che la natura sa sempre stupirci, regalandoci emozioni e insegnamenti per la specie umana.

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Francesca Mancuso

La leggenda degli alberi sempreverdi che ci insegna ad essere generosi

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Published in: Mente & Emozioni

Gli alberi sempreverdi conservano le loro foglie durante l’inverno perché nonostante la scarsa luce riescono a compiere la fotosintesi clorofilliana.

In realtà le foglie che di solito sono di piccole dimensioni cadono, ma vengono sostituite velocemente da nuove.

Questi alberi quindi non saranno mai spogli e il perché ce lo svela una bellissima leggenda.

Leggenda degli alberi sempreverdi

Narra la leggenda che l’inverno era alle porte e un uccellino con un’ala spezzata cercava ospitalità tra gli alberi della foresta. Tutti gli uccelli erano volati a sud, ma lui era rimasto al gelo, la foresta sembrava un posto più caldo così decise di chiedere aiuto agli alberi.

Si rivolse alla betulla. “Bella betulla” disse “la mia ala è spezzata e i miei amici sono volati via. Posso vivere tra i tuoi rami fino al loro ritorno?”

“No davvero” rispose la betulla, spostando via le sue foglie. “Noi della grande foresta abbiamo i nostri uccelli da aiutare. Non posso fare nulla per te”.

“La betulla non è molto forte”, pensò l’uccellino “e forse non riusciva a reggermi facilmente. Chiederò alla quercia”. Quindi l’uccellino disse: “Grande quercia, tu che sei così forte, mi lascerai vivere tra i tuoi rami finché i miei amici ritorneranno, in primavera?”

“In primavera!” gridò la quercia. “E’ un sacco di tempo. Come faccio a sapere cosa farai in tutto quel tempo? Gli uccelli sono sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare, potresti anche mangiare le mie ghiande.”

“Forse il salice sarà gentile con me”, pensò l’uccellino, e disse: “Gentile salice, la mia ala è rotta, e non ho potuto volare a sud con gli altri uccelli. Posso vivere tra i tuoi rami fino alla primavera"?

Il salice non sembrava affatto gentile visto che rispose: “A dir la verità, io non ti conosco e noi salici non parliamo mai con gli sconosciuti. Probabilmente da qualche parte ci sono alberi che ospitano strani uccelli. Ma ora vattene”.

Il povero uccellino era disperato e non sapeva proprio cosa fare. Nonostante l’ala rotta cercava di volare, ma prima che si fosse allontanato udì una voce. “Uccellino, dove stai andando”?

“In realtà non lo so”, rispose l’uccellino tristemente. “Ho molto freddo”.

“Vieni qui, allora,” disse l’amichevole abete, perché era sua quella voce. ”Puoi vivere nel mio ramo più caldo per tutto l’inverno, se lo vorrai”.

“Davvero mi lascerai?” domandò l’uccellino speranzoso.

“Certo”, rispose l’abete. “Se i tuoi amici sono volati via, è tempo per gli alberi di aiutarti. Ecco il ramo in cui le mie foglie sono più fitte e più morbide”.

“I miei rami non sono molto spessi”, intervenne il pino, “ma io sono grande e forte, e posso proteggere te e l’abete dal vento del nord”.

“Anche io posso aiutare” disse il ginepro. “Ti posso dare frutti per tutto l’inverno, e tutti gli uccelli sanno che le bacche di ginepro sono buone”.

Così l’abete rosso diede una casa all'uccellino solitario, il pino gli diede protezione dal freddo vento del nord e il ginepro gli diede frutti di bosco da mangiare. Gli altri alberi guardavano e commentavano:

“Non vorrei avere strani uccelli tra i miei rami”, diceva la betulla.
“Non darei le mie ghiande a nessuno”, diceva la quercia.
“Non entrerei mai in contatto con gli sconosciuti”, diceva il salice.

La mattina dopo le loro belle foglie splendenti giacevano tutte a terra, perché il freddo vento del nord era arrivato nella notte, e aveva fatto cadere dall'albero ogni foglia che toccava.

“Posso toccare ogni foglia nella foresta?” aveva chiesto il vento.

“No”, aveva risposto il re Gelo. “Gli alberi che sono stati gentili con l’uccellino con l’ala spezzata possono tenere le loro foglie”.

Ed è per questo che le foglie di abete, pino e ginepro sono sempreverdi.

Cosa ci insegna la leggenda degli alberi sempreverdi?

La leggenda insegna il valore della generosità perché a volte, ciò che a noi non costa nulla, può rappresentare per gli altri un grande dono. L’abete, il pino e il ginepro hanno deciso di aiutare l’uccellino senza chiedere nulla in cambio. Ma alla gratitudine dell’uccellino che altrimenti sarebbe morto per il freddo, si è aggiunta la ricompensa del re Gelo, anche se gli alberi mai e poi avrebbero potuto immaginarlo.

Loro, infatti, hanno regalato un rifugio senza aspettarsi poi qualcosa. Nella nostra società è sempre più difficile essere generosi, ma dobbiamo impegnarci per esserlo nella vita quotidiana perché anche dei piccoli gesti possono cambiare il corso delle cose, senza dimenticare che possono portare dei benefici su di noi: le persone generose si sa sono più felici perché vivono in armonia e hanno molte persone cui vogliono bene.

Altre bellissime leggende:

Dominella Trunfio

 

Se porti gli occhiali sei più intelligente

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Published in: Mente & Emozioni

E non si tratta di una piccola ricerca ma di un'analisi che ha coinvolto oltre 300.000 persone di età compresa tra 16 e 102. Non capita tutti i giorni che la scienza abbia la possibilità di affrontare uno stereotipo frivolo, ma ogni tanto succede.

Si tratta infatti del più ampio studio del suo genere, durante il quale i ricercatori scozzesi hanno analizzato i dati cognitivi e genetici di 300.486 persone di tutte le età. Sono rimasti anch'essi sorpresi della loro scoperta ma i numeri parlano chiaro: le persone più intelligenti, in media, avevano più probabilità di avere geni che indicavano che avrebbero portato gli occhiali.

In realtà, questo non era l'obiettivo principale dello studio, che si è concentrato sulla funzione cognitiva generale, un tratto umano associato a molti aspetti della nostra vita. I ricercatori hanno combinato dati cognitivi e genetici dai consorzi CHARGE e COGENT e UK Biobank trovando 148 loci del genoma associati alla funzione cognitiva generale.

Il locus genico designa la posizione di un gene o di un'altra sequenza significativa all'interno di un cromosoma. In base a essi, si possono conoscere varianti associate a disturbi neurodegenerativi e dello sviluppo neurologico, malattie fisiche e psichiatriche.

Alcune persone hanno una funzione cognitiva superiore ad altre. Queste differenze individuali sono abbastanza persistenti nel corso della vita dalla tarda infanzia in poi. Gli scienziati hanno testato le correlazioni genetiche tra la funzione cognitiva generale e 52 tratti relativi alla salute.

Secondo il team di studio, c'è una probabilità del 28% in più che le persone con livelli cognitivi più alti abbiano bisogno di una qualche forma di correzione della vista. In altre parole, quasi un terzo delle persone con livelli cognitivi più alti avrà probabilmente bisogno di occhiali o lenti a contatto.

Tuttavia, valutare l'intelligenza semplicemente dal DNA può non essere sufficiente.

Lo studio è stato pubblicato su Nature.

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Francesca Mancuso

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Frutta e Verdura di Stagione: la spesa di Giugno

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Più leggera e nutriente rispetto a quella invernale, la frutta e verdura che consumiamo in questo periodo non solo gratifica il nostro palato per la sua dolcezza e freschezza, ma ci aiuta a mantenere il giusto livello di idratazione il nostro organismo, proprio grazie al suo elevato contenuto di acqua.

Vediamo allora cosa possiamo trovare sui banchi del mercato in questo mese giugno, in cui certamente non sarà troppo difficile rispettare la regola del “consumo di frutta e verdura solo di stagione”.

VERDURA Zucchine

Regine indiscusse di sfiziose ricette tipiche di questa stagione, le zucchine con il loro fiore ottimo per la preparazione di gustose frittelle ripiene, dal sapore leggero grazie all’elevato contenuto di acqua sono un’abbondante fonte di folato, potassio, e vitamine A e C. Dal bassissimo valore calorico, le zucchine contengono anche carotenoidi che garantiscono una forte azione antitumorale. Ma non basta, fatene una scorpacciata prima di esporvi al sole in quanto, questa verdura dalla forma un po’ allungata (anche se si può trovare anche in forma rotonda) vi garantiranno un’abbronzatura perfetta mantenendo però la vostra pelle sempre giovane. Volete un modo alternativo per cuocerle? Provate a farlo con il sole..

Melanzane

Dalla consistenza cremosa, la melanzana non può essere assolutamente consumata cruda in quanto, a causa della solanina in essa contenuta, è particolarmente tossica. La melanzana nonostante sia una verdura, e dunque povera di grassi, ha la caratteristica di assorbirli soprattutto se cucinata con l’olio, consentendo però allo stesso tempo la preparazione di piatti molti ricchi e saporiti. Una buona fonte di fibra e acido folico, la melanzana ha proprietà antiossidanti. Purtroppo però si danneggia facilmente quindi è buona regola maneggiarla con cura e tenerla in frigo al massimo per un paio di giorni.

Fagiolini

I fagiolini, ovvero i baccelli immaturi del fagiolo, hanno però proprietà molto diverse dai legumi, e proprio per queste caratteristiche sono molto più simili agli ortaggi. Infatti contengono pochissime calorie, pochi carboidrati e la stessa cosa vale per le proteine. Ricchi di sali minerali, fibre, Vitamina A e potassio sono consigliati a soggetti affetti da stitichezza. Grazie al loro sapore fresco sono ottimi se consumati a temperatura ambiente con olio, sale aglio e basilico. Nel cuocerli fate attenzione a non abusare con l’acqua, infatti potrebbero perdere tutte le loro proprietà nutrizionali

E ancora nel vostro cesto delle verdure per questo mese potreste mettere:

  • asparagi
  • cicoria
  • rucola
  • lattuga
  • ravanelli
  • rabarbaro
  • patate novelle
  • fave
  • barbabietole
  • carote
  • sedano
  • piselli
  FRUTTA Albicocche

Protagoniste della ricchissima macedonia di Giugno, le albicocche dalla consistenza fragrante e dal sapore molto dolce sono le alleate della tintarella. Dal facile deperimento, vanno consumate in pochissimo tempo dal momento dell’acquisto. Ricche di Vitamina B, C, PP, di carotenoidi e soprattutto di Vitamina A essenziale per la nostra pelle, capelli e unghie. Ma non solo, questo frutto dal vivo colore arancione ha un elevato contenuto di magnesio, ferro, calcio e potassio. Proprio per queste sue proprietà nutrizionali l’albicocca dovrebbe essere durante il periodo estivo,l’ingrediente principale di chi soffre di anemia. È un buon lassativo dunque attenzione a non abusarne di troppo mature.E per chi ha voglia di cimentarsi in cucina, che c’è di meglio per la prima colazione di un’ottima marmellata di albicocche fatta in casa?

Pesche

Dalle moltissime varietà gialla, bianca, con pelo o senza la pesca è un frutto particolarmente profumato, dolce, carnoso e molto rinfrescante grazie all’abbondante quantità d’ acqua in essa contenuta. Uno dei frutti per eccellenza estivi, la pesca ha un basso contenuto calorico e quindi può rientrare in qualsiasi dieta alimentare. Diuretiche, lassative e depurative le pesche hanno un buon contenuto di Vitamina A e C, ma come tutta la frutta è meglio consumarle a fine pasto per non rallentare la digestione. Sciroppate o trasformate in morbida confettura, le pesche possono esserci d’ aiuto per affrontare al meglio il prossimo inverno.

Per tutto il mese di Giugno possiamo ancora trovare

  • fragole
  • kiwi
  • pere
  • ciliegie
  • nespole

Gloria Mastrantonio

Come attirare i colibrì nel vostro giardino: la ricetta del nettare

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Published in: Orto & Giardino


Come sappiamo i colibrì sono super impollinatori, hanno piume colorate e una lingua lunga ed estroflettile che gli permette di succhiare sia il nettare che il polline, ma anche di cibarsi di ragni e insetti. Ed essendone ghiotti, avere dei colibrì che volano in giardino può essere un ottimo metodo per preservare le nostre piante. Il nettare è possibile farlo direttamente a casa e in questo articolo vi spieghiamo come.

Come fare il nettare per i colibrì

Il nettare per i colibrì è facilissimo da preparare perché è uno sciroppo miscelato con acqua e zucchero, vediamo nel dettaglio.

Ingredienti
  • zucchero
  • acqua (il rapporto è di 1 parte di zucchero in 4 parti di acqua)
  • Chiaramente ci servirà un alimentatore per colibrì per inserire il nostro nettare
Procedimento

Portate ad ebollizione l’acqua, dopo di che aggiungete lo zucchero e mescolate fino a quando non si sarà completamente sciolto. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare. Lo potete conservare in frigo in caso ce ne sia più del previsto e dilazionarlo pian piano. Sconsigliamo l’uso di coloranti che potrebbero essere nocivi per i colibrì.

L’alimentatore per colibrì

Gli alimentatori si possono acquistare sia online che nei negozi di accessori per animali, ne esistono di diversi tipi e forme, si possono appendere alla finestra o in giardino. Molti studi hanno provato che i colibrì sono attratti dal rosso, potete optare dunque per un alimentatore proprio di questo colore. Il nettare va cambiato ogni due giorni per mantenerlo fresco, ricordate poi di lavare l’alimentatore con aceto e acqua calda e poi sciacquarlo bene, solo così facendo terrete lontane le formiche (attirate dallo zucchero!).

Altri modi per attirare i colibrì in giardino

Oltre al nettare per attirare i colibrì in giardino si possono coltivare fiori tubolari dai colori vivaci, come l’ agapanto e le petunie. Inutile dirlo, vietato l’uso di pesticidi che potrebbero nuocere gravemente ai piccoli uccelli. Insomma siete pronti a provare?

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Dominella Trunfio

I meravigliosi mosaici della città di Venezia (FOTO)

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Published in: Arte e Cultura

Di Venezia si parla spesso: laguna, gondole, ponti, edifici storici, ma quante volte vi siete soffermati a guardare in giù? Quando Erras nel 2015 aveva visitato per la prima volta la città italiana era rimasto affascinato proprio dai mosaici e i pavimenti di molti palazzi storici, così ha deciso di dedicarsi a un nuovo progetto fotografico con l’obiettivo di dare lustro a queste magnifiche opere architettoniche.

Il suo progetto spegne le tre candeline, ma Sebastian Erras continua a trovare sempre luoghi nuovi e ogni volta rimane incantato da tanta varietà di colori, forme e intrecci perfetti. Il fotografo tedesco ha scattato anche a Parigi, Marrakech, Barcellona, Londra e altri paesi, ma giura che i mosaici di Venezia rimangono tra i suoi preferiti.

"Ero curioso di scoprire un nuovo lato di Venezia che probabilmente non è così conosciuto, dato che la gente di solito non presta attenzione ai pavimenti. Molti di questi sono nascosti nelle chiese e nei monumenti. Le persone che vivono lì mi hanno detto: Cammino qui ogni giorno e non ho mai notato i pavimenti. È un modo diverso di scoprire una città”, spiega Erras. 

Guardate che meraviglia:

                 

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 Dominella Trunfio

Mese di Giugno: semina, raccolto e lavori nell'orto

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Published in: Orto & Giardino

Con l'avvicinarsi di giornate più calde, sarà necessario dedicarsi maggiormente all'annaffiatura delle piante in vaso ed all'irrigazione dell'orto. Approfittate delle piogge di fine primavera per poter effettuare la raccolta dell'acqua piovana da utilizzare per ridurre i consumi idrici domestici.

Cosa seminare a giugno

Nel mese di giungo le temperature dovrebbero essere ormai stabili nella maggior parte delle regioni italiane. Per questo motivo sarà possibile effettuare diverse semine in piena terra, pensando ad esempio di dedicarsi alla semina di pomodori, piselli e fagioli da gustare ad estate inoltrata. Sarà possibile inoltre dedicarsi alla semina protetta degli ortaggi da raccogliere nei mesi successivi, con l'arrivo dell'autunno, come porri, cavoli, finocchi e zucche. Tra le erbe aromatiche, dedicatevi alla semina di camomilla, prezzemolo, basilico e salvia.

A giugno è possibile seminare:

Barbabietola
Basilico
Bietola da coste
Broccoli
Camomilla
Cardi
Carote
Cavolfiori
Cavoli
Cetrioli
Cicoria
Fagioli
Finocchi
Indivia
Lattuga
Lattughino da taglio
Meloni
Peperoni
Pomodori
Piselli
Porri
Prezzemolo
Ravanelli
Rucola selvatica
Rucola da orto
Scarola
Sedano
Zucca
Zucchine

Consigli per la semina e il trapianto

È giunto il momento di trapiantare quanto coltivato nei semenzai nel corso delle settimane precedenti, con trasferimento in vaso o in piena terra, a seconda dello spazio a disposizione per l'allestimento dell'orto. È possibile dunque dedicarsi al trapianto di piantine di fragole, pomodori, peperoni, zucchine, melanzane e peperoncino, oltre che delle erbe aromatiche, come basilico, prezzemolo, salvia, rosmarino.

È inoltre possibile iniziare la semina in semenzaio degli ortaggi da raccogliere nei mesi successivi, ricordando di non esporre i germogli alla luce del sole diretta, per evitare che essi si secchino. Prima di effettuare il trapianto, è consigliabile inumidire bene il pane di terra che contiene le radici della propria piantina ed inumidire anche la buca in cui essa verrà trasferita. In caso di trapianto in vaso, ricordate di cospargerne il fondo con palline di argilla espansa o cocci, in modo da permettere al terreno di trattenere maggiormente l'umidità e di mantenere al meglio la temperatura ideale per le piante.

Il raccolto del mese di giugno

Approfittiamo dell'arrivo del mese di giungo per gustare i nostri frutti ed i nostri ortaggi preferiti quando essi risultano di stagione, come le fragole, le pesche, i pomodori, le zucchine ed i peperoni. Un raccolto abbondante durante i mesi estivi sarà il pretesto ideale per dedicarsi alla preparazione di salse, conserve sott'olio o sott'aceto e confetture. Le erbe aromatiche potranno essere utilizzate per la preparazione di condimenti o potranno essere essiccate per un loro impiego successivo.

A giugno raccoglieremo:

Albicocche
Asparagi
Basilico
Carote
Cetrioli
Ciliegie
Fragole
Fagioli
Fagiolini
Fiori di zucca
Lamponi
Lattuga
Lattughino da taglio
Limoni
Melanzane
Meloni
Mirtilli
Nespole
Peperoncini
Peperoni
Pesche
Piselli
Pomodori
Prugne
Radicchio
Ravanelli
Rucola
Spinaci
Susine
Zucchine

Orto sul balcone di giugno

Per coloro che sul balcone o sul davanzale coltivano delle erbe aromatiche in vaso, sarà possibile raccogliere basilico, prezzemolo, salvia, rosmarino, origano, timo, maggiorana, salvia, menta, erba cipollina e acetosella. Gran parte delle piante aromatiche e balsamiche giungono al culmine della propria carica di elementi utili proprio nel mese di giugo. Possono dunque essere raccolte sia per il consumo da fresche che per l'essiccazione, da effettuare all'ombra su di un telo, all'interno di un sacchetto di carta o appendendo alcuni rametti legati con uno spago e capovolti.

A seconda di quanto seminato o trapiantato nei mesi precedenti, l'orto sul balcone potrà offrire per il raccolto, ad esempio: pomodorini, peperoncini, fagiolini, zucchine tonde, rucola, lattughino da taglio, prezzemolo, basilico, malva, camomilla ed altre erbe officinali ed aromatiche. Potreste dedicarvi alla semina di porri, ravanelli, sedano e aglio, da gustare nei mesi successivi. Dedicatevi alla semina in vaso della rucola e del lattughino da taglio.

I lavori nell'orto secondo il calendario lunare

Seguire un calendario lunare ed i consigli della tradizione contadina può essere utile per la programmazione delle semine e dei trapianti nell'orto. Le informazioni sono raccolte dal confronto di calendari lunari differenti e possono essere ritenute preziose per ottenere un miglior raccolto. La luna piena sarà il 28 giugno.

Luna crescente

Durante i giorni di luna crescente si consiglia di dedicarsi al trapianto degli ortaggi coltivati in vaso o in semenzaio. Il periodo migliore per dedicarsi al trapianto è costituito dalle ore serali, in quanto le radici non dovrebbero mai essere esposte alla luce diretta del sole. Durante la luna crescente occupatevi della semina o del trapianto di fagioli, piselli, lattuga, rucola, broccoli, pomodori, cetrioli. I giorni di luna crescente rappresentano il periodo ideale per la raccolta delle erbe aromatiche.

La luna sarà crescente dal 14 al 27 giugno 2018

Luna calante

Nei giorni di luna calante dedicatevi in particolar modo alla raccolta degli ortaggi ed alla potatura delle piante. Durante la fase di luna calante potrete effettuare la raccolta delle erbe aromatiche. Con la luna calante potrete dedicarvi inoltre alla semina protetta in semenzaio di porri, radicchio, sedano, cavolo cappuccio autunnale, bietola da coste, scarola e finocchi. Con la luna calante la tradizione contadina consiglia di effettuare annaffiature ed irrigazioni più abbondanti rispetto ai giorni di luna crescente. Con la luna calante, infine, si posizionano i sostegni adatti a sorreggere le piante rampicanti di pomodori, fagioli e piselli.

La luna sarà calante dall'1 al 12 e dal 29 al 30 giugno 2018.

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Marta Albè

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