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No alle lezioni di caccia nelle scuole (PETIZIONE)

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Published in: Speciale bambini

Succede che nella scuola primaria di Gardone e Marcheno di Valtrompia in provincia di Brescia, da qualche settimana, i cacciatori fanno lezione in classe con animali impagliati e cani da caccia. Attraverso il volume ‘Il cacciatore in favola’, spiegano in poche parole come ci si deve comportare durante le battute e come sparare a un animale.

Il ciclo di conferenze è stato approvato dal consiglio d’Istituto con buona pace dei genitori e degli insegnanti, invece, differente è stata la reazione sul web dopo che Il Giorno di Brescia, ne ha dato riscontro sulla stampa locale. Mentre a Gardone secondo il sindaco Pierangelo Lancelotti nessuno ha battuto ciglio, in rete le associazioni animaliste si sono scatenate.

Nei mesi scorsi, come si legge nella petizione che riprende un articolo di Brescia oggi,  LAC, LIPU, LAV, Comitato Montichiari contro Green Hill, OIPA, SVA e Associazione vittime della caccia avevano scritto all'Ufficio scolastico provinciale, al ministero dell'Istruzione e agli istituti comprensivi della Valtrompia, per chiedere che questa operazione fosse fermata per via dei contenuti fortemente diseducativi, proponendo in alternativa altri interventi didattici di sensibilizzazione alla tutela della natura. 

La risposta? Un «no» fotocopia (il testo è identico) arrivato dall'Istituto comprensivo di Marcheno e da quello di Gardone  con la sottolineatura che le attività didattiche citate fanno parte ‘a pieno titolo del Piano triennale dell'offerta formativa’.

La pensano diversamente i promotori della petizione online e con loro oltre 70mila cittadini che l’hanno già firmata. Ci si chiede appunto cosa ci sia di formativo nel presentare in classe animali impagliati, forse specie protette, e nel fatto che in una scuola venga incentivata l’attività venatoria utilizzando lo strumento della favola. 

Può l’uccisione di animali per puro divertimento essere considerata un’attività educativa? In una società che sempre più spesso non ha rispetto per la natura, ricordiamo ad esempio, il massacro di tartarughe o ancora l’olio minerale sversato in un laghetto, che ha messo a rischio la vita di rospi, rane e pesci, trasmettere a bambini il culto della caccia, non sembra essere una brillante idea, anche se si tenta di nascondere la vicenda con un semplice ‘è tradizione’. 

Secondo il sindaco Lancelotti si sta strumentalizzando il tutto già nel parlare di lezioni di caccia.

“Nelle nostre zone si parla di ambiente e lo vogliamo fare anche a scuola. Non neghiamo che la caccia comprende anche l’uso delle armi ma in classe non entra alcun fucile. L’iniziativa è nata per spiegare ai ragazzi perché esistono i cacciatori. Nelle nostre famiglie è una passione, una tradizione. Il 70% delle medaglie olimpiche le abbiamo vinte con i nostri fucili”, dice

Petizione: NO alle lezioni di caccia nelle scuole

Nella petizione le dinamiche sono diverse e si legge:

"Ai Signori Ministro della Pubblica Istruzione e Assessori Regionali e Provinciali di questo Paese, chiedo di non autorizzare, né promuovere incontri sul tema della caccia nelle scuole. Qualsiasi alone di 'nobiltà' possa venire assegnato a questa 'pratica' è solo un'iniziativa ipocrita. Perché gli interlocutori sono menti plasmabili e l'inganno è dietro l'angolo: bambini e ragazzi minorenni ai quali si raccontano 'fiabe' dove i fucili non fanno male ma sono elementi culturali e consentono svago e divertimento!"

E conclude:

"Un genere di esperienza che lascerei comunque sempre e solo a persone maggiorenni, che hanno già raggiunto quella maturità che consenta loro di non confondere un fucile vero con quello dei videogame".

FIRMA QUI LA PETIZIONE

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Dominella Trunfio

La dieta ipocalorica rallenta l’invecchiamento. Lo studio che lo dimostra

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Published in: Dieta

Come avrete capito non si parla di una riduzione delle calorie introdotte con la dieta ai fini del dimagrimento ma di una ricerca condotta su adulti sani (non obesi) per valutare come reagisce il nostro corpo di fronte all’assunzione di un minor numero di calorie. Questo può avere dei vantaggi sulla salute e la longevità?

Prima erano state condotte  molte ricerche su diverse specie animali, adesso grazie all’ultimo studio parte del progetto CALERIE (Comprehensive Assessment of Long term Effects of Reducing Intake of Energy) e promosso dai National Institutes of Health degli Stati Uniti, si è finalmente sperimentata la riduzione calorica su campione umano.

I partecipanti, reclutati presso il Pennington Biomedical Research Center di Baton Rouge, in Louisiana,  erano 53 adulti sani (tra i 21 e i 50 anni). Questi sono stati divisi in due gruppi: 34 partecipavano al vero e proprio studio, gli altri 19 facevano parte del gruppo di controllo. I primi hanno visto ridurre il proprio apporto calorico giornaliero in media del 15% mentre il secondo gruppo non aveva subito alcun tipo di variazione.

Non a caso per lo studio è stato scelto il centro di Baton Rouge, questo infatti è dotato di camere metaboliche particolarmente sofisticate in grado di misurare l’ossigeno che utilizzano le persone che le occupano e l'anidride carbonica che rilasciano in cambio. Ciò è utile a capire, combinando anche i dati relativi all’azoto presente nell’urina, se la persona in un dato momento sta bruciando carboidrati, proteine o grassi.

I partecipanti sono stati monitorati per 2 anni e alla fine sottoposti a test e analisi sul metabolismo e relativi all’invecchiamento. Si è visto così che coloro che erano stati sottoposti alla dieta ipocalorica avevano rallentato il proprio metabolismo di base e, soprattutto durante il sonno, avevano migliorato l’utilizzo dell’energia. Inoltre avevano perso in media 9 chili ciascuno e mostravano meno segni di invecchiamento.

Gli scienziati si sono però interrogati sul fatto che non tutti riuscirebbero a seguire una tale restrizione calorica a lungo termine e dunque lo studio più che consigliare di abbassare l’introito giornaliero di calorie sta cercando di trovare sistemi diversi e più alla portata di tutti per contrastare i radicali liberi e rallentare l’invecchiamento cellulare. 

Come ha dichiarato Rozalyn Anderson che studia l'invecchiamento presso l'Università del Wisconsin-Madison:

"capire la biologia di come la limitazione calorica prolunghi la vita ci permetterà di trovare modi più semplici per intervenire”

L’autrice principale di questo studio, invece, Leanne Redman, vorrebbe ripetere l’esperimento utilizzando una restrizione calorica meno drastica unita però all’assunzione di alimenti antiossidanti per monitorare lo stress ossidativo. L’idea è anche quella di utilizzare un principio attivo come il resveratrolo, che imita gli aspetti chiave della restrizione calorica.

Che abbattere drasticamente le calorie possa favorire la salute e rallentare l'invecchiamento non è notizia proprio nuova. Vi ricordiamo, ad esempio, gli studi del ricercatore italiano Valter Longo di cui vi abbiamo parlato in diversi articoli.

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Francesca Biagioli

Gallette di farro: 7 modi e ricette per renderle più gustose

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Published in: vivi verde coop

Ecco alcune idee per servirle e ricette per utilizzarle con gusto, cercando di prediligere quelle di provenienza biologica per evitare tracce di pesticidi. Noi abbiamo utilizzato le gallette di farro vivi verde Coop che ben si presentano a questi usi originali.

Gallette di farro al cioccolato:

Una gustosa merenda alternativa sono le gallette di farro al cioccolato, basterà sciogliere a bagnomaria il cioccolato insieme ad un goccino d'olio di semi di girasole, quando il cioccolato sarà sciolto versarlo con l'ausilio di un cucchiaino su un lato della galletta e adagiarla su carta argentata, quindi decorare a piacere con nocciole in granella, bacche di goji o cocco disidratato in scaglie; quando il cioccolato si sarà solidificato le gallette potranno essere servite.

Gallette con crema di mascarpone e pomodori secchi

Da servire come antipasto o aperitivo, queste gallette diverranno sicuramente uno dei vostri piatti di battaglia; basterà mescolare il mascarpone con il sale e un po' d'erba cipollina tagliata a pezzettini e poi a seguire incoporare i pomodori secchi tagliati in piccoli pezzi. Spalmare quindi il composto sulla superficie delle gallette e servire subito.

Gallette con macedonia di frutta

Sbucciare la frutta e tagliarla a pezzettini, sbriciolare quindi grossolanamente le gallette ed aggiungerle alla frutta, la vostrà merenda sarà così più sfiziosa e completa.

Gallette in insalata

Prendere dei bei spinaci freschi dalle foglie piccoline, lavarli accuratamente e metterli in una ciotola capiente insieme a del grana vegetariano in scaglie, a dei pinoli e alle gallette spezzettate. Per non perdere la fragranza delle gallette si consiglia di condire con olio evo e sale solo poco prima di servire.

Barrette con gallette di farro

Sbriciolare le gallette e sciogliere a bagnomaria il cioccolato, quando il cioccolato si sarà sciolto aggiungere al suo interno le gallette sbriciolate e della frutta secca. Prendere un po' di composto e conferirgli una forma rettangolare, mettere a rassodare un foglio di carta argentata e servire solo quando il cioccolato si sarà nuovamente solidificato.

Tartine di gallette di farro

Aromatizzare la ricotta con del buon olio extra vergine d'oliva, del sale e con uno spicchio d'aglio e del basilico fresco pestati al mortaio; una volta preparato il condimento spalmarlo sulle gallette ed aggiungere delle olive di Gaeta per guarnire, servire subito.

Gallette di farro con yogurt

Un'ottima prima colazione è sicuramente composta da yogurt bianco e gallette spezzettate e per renderla ancora più completa ed appagante vi basterà aggiungere della frutta fresca come banane o kiwi e del cioccolato fondente extra.

post promosso da vivi verde Coop

LSEV: la prima auto di serie stampata in 3D è elettrica, economica e con meno plastica

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Published in: Auto

Sta per arrivare sui mercati LSEV, la prima auto al mondo prodotta in serie stampata in 3D. È elettrica, costerà meno di 10mila euro e ha un numero di componenti in plastica che da 2mila passa a meno di 60.

In esposizione al prossimo Salone dell’Auto di Pechino (al momento il primo prototipo è al China 3D Printing Cultural Museum di Shanghai), LSEV nasce da una collaborazione italo-cinese: XEV, con sede a Torino, e Polymaker, azienda cinese specializzata in stampa 3D.

Le auto tridimensionali stampate troveranno allora presto la loro strada e rivoluzioneranno l’industria automobilistica? Staremo a vedere. Vero è che la LSEV racchiude in sé l’esigenza dei più: il prezzo molto basso, il cui segreto, secondo quando dicono da Polymaker, sta nello stesso processo di stampa 3D.

Con la stampa tridimensionale, infatti, l’azienda sarebbe riuscita a ridurre il numero di componenti in plastica, che sono passati da 2.000 a 57: ciò rende molto più veloce ed economico stampare, ma anche più leggero il veicolo rispetto ad altri. Oltre al telaio, ai sedili e ai vetri, ogni parte visibile dell’auto è stata stampata in 3D.

Tutto ciò si tradurrebbe, secondo le due aziende, in una riduzione dei costi di investimento di circa il 70%, con una ripercussione positiva sul prezzo.

Com’è fatta la LSEV

La LSEV (Low Speed Electric Vehicle) è molto simile a una Smart, quindi con volumi ridotti e principalmente adatta alla mobilità urbana. Decisamente non sarà un’auto sportiva, insomma, soprattutto considerati i suoi circa 70 km orari.

Peserà più o meno 450 kg, sarà larga 1,3 metri e lunga 2,5 metri e avrà un’autonomia dichiarata di 150 km, che per una vettura di queste dimensioni non è male.

"Questa partnership strategica tra XEV e Polymaker porta a un cambiamento rivoluzionario nella produzione automobilistica - afferma Luo Xiaofan, co-fondatore e CEO di Polymaker. È possibile che cambiamenti simili, connessi alla tecnologia di stampa 3D, si verifichino molto presto in ogni aspetto della produzione".

La LSEV ha già ricevuto 7mila ordini, ma la produzione inizierà probabilmente solo nel 2019.

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Germana Carillo

Carta sostenibile senza abbattere alberi dalla... cacca

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Published in: Riciclo e Riuso

Lo sterco di alcuni animali si è rivelato un’ottima fonte di cellulosa per la produzione di carta e potrebbe essere un degno sostituto lì dove scarseggiano gli alberi. E’ questo il parere di alcuni scienziati che ritengono di aver trovato un metodo di produzione economico ed ecologico per la carta che offre tra l’altro il vantaggio di non sprecare proprio nulla.

La nuova idea è nata a Creta dove Alexander Bismarck, dell’Università di Vienna, ha notato delle capre che mangiavano erba secca nel piccolo villaggio dove era in vacanza. Ha pensato così che quel materiale di scarto, vegetale e parzialmente digerito, doveva per forza contenere cellulosa. 

Come ha dichiarato:

"Gli animali mangiano biomassa di basso grado contenente cellulosa, la masticano e la espongono agli enzimi e agli acidi nello stomaco e quindi producono letame. A seconda dell'animale, fino al 40% di quel letame è cellulosa, che è quindi facilmente accessibile”.

Di conseguenza, ha dedotto lo scienziato, molta meno energia e meno trattamenti chimici dovrebbero essere necessari per trasformare questo materiale, parzialmente digerito, in nanofibre di cellulosa rispetto invece ad iniziare dal legno grezzo.

Ha iniziato dunque a lavorare insieme al suo team, prima sul letame di capra e poi su sterco di cavallo, mucche e infine elefanti.

Non manca certo la materia prima, sottolineano i ricercatori, i parchi in Africa ospitano centinaia di elefanti che producono tonnellate di letame ogni giorno, ci sono poi gli allevamenti di bovini negli Stati Uniti e in Europa che anch'essi producono montagne di sterco.

Foto: Kathrin Weiland

Come si produce la carta dalla cacca

Il letame viene trattato con una soluzione di idrossido di sodio. Questo rimuove parzialmente la lignina, che può essere utilizzata successivamente come fertilizzante o combustibile, così come altre impurità presenti nel letame comprese le proteine e le cellule morte. Per rimuovere completamente la lignina e produrre pasta bianca per la produzione della carta, il materiale deve essere sbiancato poi con ipoclorito di sodio.

La cellulosa purificata richiede poca o nessuna macinatura per scomporla in nanofibre utili alla preparazione della carta, in contrasto con i metodi convenzionali.

Il progetto è stato presentato alla riunione nazionale ed esposizione della American Chemical Society (ACS), la più grande società scientifica del mondo, e i ricercatori sono convinti che la carta prodotta a partire dallo sterco si potrà utilizzare in molti modi ad esempio come rinforzo di altri composti, nei filtri per la pulizia delle acque reflue e non si esclude anche per scrivere.

I ricercatori stanno ora studiando se il processo possa essere reso ancora più sostenibile, producendo prima il biogas dal letame e poi estraendo le fibre di cellulosa dal residuo. 

Se ti interessano altri modi originali di produrre carta leggi anche:

Francesca Biagioli

Sversato olio nel lago: cercansi volontari per salvare rospi e pesci

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Published in: Animali

In queste ore sono in tanti coloro che si stanno mobilitando per salvare da una morte certa rospi, rane, tritoni e pesci che proprio in questo periodo dell'anno sono impegnati nella riproduzione della loro specie. Sul posto ci sono i Carabinieri e i volontari della Guardia Nazionale Ambientale che stanno cercando di ripulire la fauna da questa soluzione vischiosa che mette a serio rischio la loro vita. 

Si cercano volontari

C’è bisogno di aiuto per salvare gli animali e si cercano volontari anche per i prossimi giorni. Ecco cosa scrive la Guardia nazionale ambientale distaccamento di Brescia su Facebook:

"Per chi volesse aiutare, da lunedì 26 o nei giorni a seguire, CONTATTARE ESCLUSIVAMENTE il comune di Serle allo 0306910000 interno 7, ossia il parco dell'altopiano Cariadeghe o invii mail a altopianocariadeghe@gmail.com Sarà inizialmente necessaria manodopera per spostare i rospi salvati oggi in una zona che creeranno in mattinata, quindi secchi, guanti, scarponi e stivali..ci si sporcherà meno di oggi ma comunque ci sarà da fare".

Guardate che disastro:

Purtroppo non sono gli unici animali vittime di vandalismo:

 Dominella Trunfio

José Antonio Abreu, addio al maestro che ha salvato i bambini poveri con la musica (VIDEO)

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Published in: Costume & Società

Venezuelano e direttore d’orchestra, Abreu - nato il 7 maggio 1939 a Valera da una famiglia di origine italiana - ha fatto della sua vita una missione volta a trasformare “le diversità in speranza, ogni sfida in azione, i sogni in realtà” solo e soltanto attraverso la musica.

Fu per seguire questo nobilissimo fine che negli anni fondò ’70 “El Sistema”, un programma di educazione musicale che ha cambiato negli anni la vita di intere generazioni di bimbi.

Era il 1975 quando nacque questo progetto - Fundación del Estado para el Sistema Nacional de las Orquestas Juveniles e Infantiles de Venezuela, Fesnojiv (o in inglese: Foundation for the National Network of Youth and Children Orchestras of Venezuela), un metodo di insegnamento della musica ai più piccoli per la promozione sociale e intellettuale e per integrare i giovani attraverso l’insegnamento gratuito e collettivo della musica

Per il suo lavoro con El Sistema, José Antonio Abreu ha vinto numerosi premi tra cui, nel 1993, l’IMC-UNESCO International Music Prize per la classe istituzioni e, nel 2009, il TED Price.

Cos’è El Sistema

Un vero e proprio progetto pedagogico che mirò alla storia e sulla pratica della musica sinfonica. La musica fu allora vista, da Abreu e dagli altri undici giovani musicisti che lo affiancavano, come una sorta di “riscatto culturale”, di emancipazione tramite una vera orchestra intesa come comunità che unisce i ragazzi provenienti dalle classi socioeconomiche più povere.

Col motto “Play and fight”, il progetto de “El Sistema” ha ricevuto subito, nel 1976, aiuti pubblici dal governo venezuelano per creare quello che è stato definito in seguito “un sistema integrato di educazione musicale pubblica, diffusa e capillare”, che ha via via consentito ai bambini venezuelani di accedere gratuitamente alla musica per allontanarli e salvarli dalle derive dettate dalla miseria e dal degrado.

Con todo mi amor y eterna gratitud a nuestro padre y creador de El Sistema.

With devoted love and eternal gratitude to my mentor and father of El Sistema. pic.twitter.com/tPpA0oCRzm

— Gustavo Dudamel (@GustavoDudamel) 24 marzo 2018

Lo sforzo è stato quello di dare a ogni città un coro e un’orchestra e a ogni bambino uno strumento musicale da imparare a suonare.

El sistema ha ricevuto negli anni finanziamenti da ogni tipo di governo, ma con la presidenza di Hugo Chavez l’intero budget, più altri capitali per singoli progetti, fu coperto dallo stato. Ma non sono mancati i contrasti: a causa della vicinanza a Chavez e poi al successore Nicolas Maduro, sia Abreu sia Dudamel sono stati aspramente criticati dall'opposizione. Dudamel si è successivamente smarcato da Maduro, condannando "la violenza e la repressione" nelle manifestazioni in cui 125 persone sono state uccise tra aprile e luglio del 2017.

El Sistema, infine, ha partecipato a programmi di scambio e cooperazione con numerosi paesi fra cui la Spagna, alcune nazioni dell’America latina e con gli Stati Uniti e con artisti come Simon Rattle e Claudio Abbado, con il cui supporto si è cominciato anche a promuovere El Sistema in Italia, nel 2010.

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Germana Carillo

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La terra del Salento è avvelenata: quell'arsenico che fa ammalare di tumore

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Published in: Ambiente

Non a caso, la ricerca è stata idea dalla Lilt (lega italiana tumori) in collaborazione con l’Università del Salento e la Provincia con l’obiettivo di individuare la relazione tra genotossicità del suolo e il rischio cancro. 

Lo studio

Durante lo studio, gli scienziati hanno analizzato dei campioni di terra provenienti da 32 comuni pugliesi, per ognuno sono stati rilevati diversi valori come il pH, i metalli pesanti, la presenza di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), il carbonio organico, l’rH, le diossine (Pcdd, Pcdf e Pcb) e i pesticidi. 

Dopodiché sono stati effettuati test del micronuleo, le valutazioni della mortalità o della riproduttività dei lombrichi.Nelle aree interessate (clicca qui per sapere quali sono) è stata rilevata un’alta percentuale di arsenico, seguita da berillio e vanadio. Ma secondo i ricercatori, l’elevata presenza di arsenico (20 milligrammi per chilo) non sarebbe riconducibile all’utilizzo di pesticidi. 

“L’analisi delle diverse diossine, furani e PCB, pur rivelando valori ampiamente nei limiti di legge, sembrano svelare possibili sorgenti di contaminazione, meritevoli di approfondimento. Infine, i test di ecotossicologia, ed in particolare quelli di genotossicità dei suoli, pur escludendo gravi situazioni di contaminazione, hanno rivelato in alcune aree una possibile correlazione tra inquinamento ambientale e situazione epidemiologica della popolazione”, si legge nello studio.

Clicca qui per conoscere la legenda della mappa

Secondo quanto è emerso dai dati ottenuti dallo studio, dunque, non vi è una relazione tra la comparsa di tumori e la presenza di contaminanti del suolo, ma secondo gli scienziati è importante continuare a monitorare il suolo per individuare le cause dell’inquinamento.

Dall’altro lato, continua la ricerca per conoscere la causa dell’insorgere di alcuni tumori, come quello ai polmoni o ai genitali maschili o ancora al seno, che sono presenti nei cittadini salentini che abitano in determinate zone.

Ne avevamo già parlato qui:

Dominella Trunfio

Cosa accade al corpo eliminando il glutine senza essere celiaci

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Published in: Alimentazione & Salute

Un team di esperti dell'Università di Newcastle (UON) ha evidenziato i potenziali rischi di seguire una dieta priva di glutine, esortando la comunità a modificare drasticamente le proprie abitudini alimentari solo se vi è realmente una diagnosi di celiachia. Guidati dal dottor Michael Potter dell'Hunter Medical Research Institute, gli studiosi hanno valutato gli effetti negativi del passaggio ad una dieta priva di glutine senza una vera e propria necessità.

Lo studio, pubblicato sul Medical Journal of Australia, sostiene che seguire un regime alimentare “gluten free” oltre che pesare decisamente di più sul portafoglio, può andare ad influire negativamente sulla salute umana, ovviamente solo se non vi è presenza di celiachia.

Il problema è proprio che sono troppe le persone che ritengono di essere intolleranti o allergiche al glutine mentre solo una piccola percentuale (16%) vede davvero confermata la diagnosi con gli specifici test medici.

Ma quali sarebbero i rischi del seguire una dieta senza glutine anche se non si soffre di ipersensibilità verso questa proteina?

Come hanno dichiarato gli autori:

“Diversi studi hanno dimostrato che le diete prive di glutine potrebbero non fornire quantità adeguate di oligoelementi e vitamine come calcio e vitamina D. Una dieta priva di glutine può influenzare negativamente i fattori di rischio cardiovascolare come i livelli di colesterolo totale, l'aumento di peso che porta all'obesità, l'intolleranza al glucosio e la pressione sanguigna”.

I prodotti realizzati con farine senza glutine, infatti, utilizzano ad esempio la farina di riso, che è più povera di proteine e micronutrienti. Analizzando studi precedenti i ricercatori hanno notato proprio che era più probabile che le persone che seguivano una dieta di questo genere fossero carenti nei nutrienti chiave, compresi i folati e le altre vitamine del gruppo B.

Ma non è solo questo: molti produttori di alimenti senza glutine aggiungono maggiori quantità di olio, sale o altre sostanze agli alimenti nel tentativo di replicare il sapore e la consistenza del pane e della pasta normali. Utilizzando troppo questi prodotti, dunque, si è anche a maggior rischio obesità e diabete a causa del più alto carico glicemico dei cibi senza glutine. 

Come al solito, però, la ricerca ha preso in esame solo le diete senza glutine “moderne”, se così vogliamo chiamarle, ovvero quelle che si compongono di alimenti industriali forzatamente gluten free. Vi è la possibilità invece di seguire una dieta senza glutine decisamente più sana scegliendo una serie di cereali o pseudocereali naturalmente senza glutine come miglio, quinoa, amaranto, grano saraceno, ecc. e usando le loro farine per realizzare prodotti da forno e pasta fatta in casa.

Anche in questo caso vi sarebbero rischi per la salute? Probabilmente i risultati sarebbero ben diversi...

Sulla dieta senza glutine e gli alimenti gluten free leggi anche:

Francesca Biagioli

Mal di testa: 10 cause e fattori scatenanti che non ti aspetti

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Published in: Salute & Benessere

Può essere intenso o il classico “cerchio”, può essere un dolore da stress, da cervicale, da sinusite o da affaticamento: il mal di testa, la cefalea, l’emicrania, sono condizioni così debilitanti e fastidiose che si farebbe di tutto per porvi rimedio all’istante. Ma da cosa dipende il dolore alla testa e quali sono i metodi migliori per alleviarlo?

Si tratta di un problema che colpisce tante persone e che può in realtà essere provocato da differenti cause, così come può essere localizzato in diverse parti della testa o essere “uniforme” e spalmarsi su tutta la superficie del cranio. Quel che è certo è che si tratta di un dolore quasi sempre provocato da un fattore specifico, coma a dire: “nulla è lasciato al caso”.

In generale, è utile sapere che nei casi di attacchi cronici è bene rivolgersi a un esperto, che saprà valutare sintomi ed eventuali cure. Se, invece, ci si trova a battagliare con sporadici mal di testa possono essere d'aiuto, oltre ai classici rimedi naturali o ai cibi dal potere antinfiammatorio e antidolorifico, anche delle semplici tecniche da utilizzare al bisogno.

Intanto, l'Iss, l'Istituto Superiore di Sanità, ha individuato 10 specifici fattori meno conosciuti in grado di innescare un attacco di mal di testa.

I 10 fattori scatenanti del mal di testa

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Il week end

Avete lavorato senza sosta da lunedì a venerdì e sabato mattina vi siete risvegliati con un forte mal di testa? Benvenuta "cefalea da weekend", che si fa sentire esattamente durante il fine settimana, quando tensioni e impegni si allentano drasticamente. 

È questo, infatti, il caso in cui gli ormoni dello stress colano a picco e ciò può provocare il rilascio immediato dei neurotrasmettitori, i messaggeri chimici del cervello, che portano prima a una contrazione e poi alla dilatazione dei vasi sanguigni, con conseguente mal di testa.

Il consiglio degli esperti è, in questo caso, di non arrivare troppo nervosi e stressati al week end, ma di prevedere degli spazi tutti dedicati al relax, come qualche sessione di yoga durante la settimana, piuttosto che rimandarli al week end. Bisognorebbe, poi, evitare di dormire più a lungo, poiché il sonno protratto per oltre 8 ore può scatenare un attacco.

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La rabbia repressa 

La rabbia non fa mai bene, soprattutto quando siamo costretti a tenercela dentro! In questo caso, quanto male fa alla nostra povera testa? Quando si prova una certa collera nei confronti di qualcosa o di qualcuno, sono i muscoli del collo e del cranio a irrigidirsi e a provocare una sensazione molto simile a quella prodotta da una fascia stretta intorno alla testa.

Si parla, così, di “cefalea tensiva”, per evitare la quale sarebbe bene respirare profondamente e lentamente, inspirando con il naso ed espirando con la bocca. La respirazione profonda favorisce il rilassamento dei muscoli della testa e del collo e aiuta a ridurre la tensione.

Leggi anche: Come liberarsi dalla rabbia per vivere meglio

La postura scorretta

È ormai risaputo che una posizione scorretta del corpo è sinonimo di parecchi disturbi diffusi, in primis – soprattutto per coloro che stanno ora davanti al pc o al cellulare – al collo, con conseguente possibile comparsa di mal di testa. In genere, il dolore parte dalla nuca e può estendersi al viso, fino a colpire la fronte.

Quel che bisogna evitare, allora, è di tenere una posizione fissa a lungo: alzatevi di tanto in tanto e state sdeuti con la schiena dritta magari su una sedia provvista di supporto lombare. Se siete soliti usare molto il cellulare, munitevi di un auricolare, perché mantenere il telefonino fisso tra la testa e la spalla può causare un irrigidimento muscolare e mal di testa.

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Il profumo intenso

Le persone particolarmente sensibili agli odori possono risentire del profumo intenso di alcuni detergenti domestici, deodoranti per l’ambiente, ma anche di profumi personali. Spesso, infatti, questi prodotti contengono delle sostanze chimiche che attivano le cellule nervose del naso che vanno a stimolare l’area del cervello connessa con il mal di testa, che scatta indisturbato.

La soluzione è allora evitare profumazioni per casa, profumi forti, shampoo o bagno schiuma dalla profumazione intensa.

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Il tempo atmosferico

Un tasso di umidità alle stelle, il cielo grigio e cupo, ma anche gli sbalzi di temperatura e i temporali possono provocare il mal di testa se si è predisposti.

Gli esperti ritengono che le variazioni della pressione atmosferica, responsabili dei cambiamenti climatici, siano in grado di innescare cambiamenti chimici ed elettrici nel cervello che, irritando i nervi, provocano mal di testa.

Digrignare i denti

Se il bruxismo provoca la contrazione dei muscoli coinvolti nella masticazione va da sé che possa causare anche mal di testa.
In questo caso, un ortodontista potrà risolvere la questione con un un bite, che favorisce il rilassamento dei muscoli adibiti alla masticazione.

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Le luci intense

A molti le luci particolarmente forti, soprattutto se sfarfallanti, fanno innalzare i livelli di alcune sostanze chimiche del cervello che possono provocare un attacco di emicrania.

Quel che può essere utile è allora inforcare un paio di occhiali da sole non appena se ne senta l’esigenza. In ufficio, posizionate il pc lontano da finestre e fonti di luce che possano generare riflessi e riverberi sullo schermo, utilizzando lampade da tavolo per leggere i documenti sulla scrivania. Evitate, infine, le luci al neon, che tendono a tremolare.

Il cibo

Ci sono alcuni cibi come gli insaccati, gli hot dog, i formaggi fermentati e stagionati, il cioccolato, gli alimenti preconfezionati e il pesce affumicato, ma anche le bibite dietetiche, che includono delle sostanze chimiche che in alcuni soggetti possono provocare l'emicrania.

Se soffrite di mal di testa cronico, vi conviene compilare un diario del mal di testa, annotando il cibo assunto giorno per giorno, in modo tale da individuare più facilmente l'alimento responsabile dell'emicrania.

Leggi anche: I 10 migliori cibi per chi soffre di mal di testa

Mal di testa da sesso

Non è una scusa, ma sono molti coloro che soffrono di mal di testa durante il momento di massima eccitazione, ma anche nella fase dei preliminari o poco prima dell'orgasmo.

Si tratta di una forma provocata soprattutto dall’aumento della pressione nella muscolatura della testa e del collo.

Gelato

Il contatto di materiale freddo con il palato o con la parte posteriore della gola (gelati, ghiaccioli o bibite ghiacciate) si può essere colpiti da un dolore intenso e lancinante nella parte centrale della fronte: è il cosiddetto “mal di testa da gelato”.

In ogni caso si tratta di un disturbo che scompare spontaneamente in pochi minuti.

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Germana Carillo

 

Funghi ripieni in padella: ricetta vegan con patate e pistacchi

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Published in: Ricette

L'esecuzione della ricetta è molto semplice: la breve cottura in padella garantirà ai funghi di rimanere ben sodi con un ripieno umido e sfizioso. 

Vi consigliamo di utilizzare dei pistacchi di Bronte Dop, perché nostrani e ricchi di gusto; i funghi invece dovranno essere freschi, ben sodi e privi di grinze.

Ingredienti
  • 800 gr di funghi champignon
  • 160 gr di patate già lessate
  • 40 gr di pistacchi sgusciati e non salati
  • 20 gr di olio evo
  • 60 gr di pan grattato
  • prezzemolo q.b.
  • sale q.b.
  • olio evo aggiuntivo q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    20 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    10/15 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare i funghi ripieni in padella: procedimento
  • Spennellare i funghi per eliminare eventuali tracce di terriccio e con un movimento delicato e rotatorio staccare il gambo dal cappello,
  • pulire le patate e lavare il basilico e metterli insieme ai gambi, ai pistacchi, al sale e ai sessanta ml di olio evo in un robot da cucina,
  • tritare tutto formando una purea ed amalgarla a seguire con il pan grattato,
  • e con il composto appena prepararto farcire i funghi.
  • Mettere in una pentola capiente un po' d'olio, adagiare al suo interno i funghi ripieni ed inziare a cuocere,
    rosolare appena ed aggiungere un po' d'acqua e un paio di rametti di prezzemolo, coprire con un coperchio e cuocere a fuoco moderato per circa deci minuti,
  • a cottura ultimata i funghi ripieni potranno essere serviti anche subito.
Come consumare i funghi ripieni:

Qualora i funghi ripieni dovessero avanzare è possibile consumarli entro il giorno successivo avendo cura di riporli in frigorifero all'interno di contenitori ermetici.

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Ilaria Zizza

Grani antichi: l'Irpinia alla riscoperta della risciola

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Published in: Agricoltura

L’idea è semplice: piantare nuovamente grani autoctoni in terreni irpini sani, biologici, controllati e naturalmente fertili, affidarne la cura a giovani e appassionati agricoltori e lasciare che la natura faccia il resto. Una ventina di contadini delle colline dell’alta Irpinia hanno aderito al progetto “Comunità Risciola”,ideato dalla famiglia degli imprenditori Lo Conte, che ha come obiettivo quello di preservare la ricchezza e la tradizione dei grani antichi. 

“Noi, che lavoriamo la terra per ricavarne la materia prima migliore, sappiamo bene che se l’ambiente e la sua biodiversità non sono preservati, nessun prodotto può prosperare. Tutelare il territorio, la salubrità, i nostri giovani restituendo loro l’amore per un mestiere antico e nobile e la soddisfazione di veder germogliare semi scomparsi da tempo, c’è tutto questo dentro i piccoli semi che abbiamo piantato”, si legge sul sito internet. 

Abbiamo già parlato dei grani antichi che sono varietà del passato rimaste autentiche e originali, ovvero che non hanno subìto alcuna modificazione da parte dell’uomo per aumentarne la resa. Ci sono tanti motivi per consumarli, perché al di là del rispetto della biodiversità, hanno meno glutine, sono più leggeri e digeribili, evitano lo sviluppo di intolleranze.

 “Abbiamo deciso di cominciare dalla risciola, un chicco di frumento tenero autoctono, molto raro e prezioso, La sua coltivazione è stata abbandonata, infatti, per il culmo troppo alto, almeno un metro, causa di allettamento e problemi nella raccolta. Oggi, con la prima semina, abbiamo ridato vita a un seme ricco di storia e tradizione”. 

La Risciola

La risciola veniva coltivata già nel 1590, da antichi libri contabili si legge che veniva depositata in magazzini pubblici di Napoli affinché venisse distribuita ai poveri in caso di carestia. Ma non solo, una diffusa credenza vuole che nel giugno del 1889, per onorare la Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito, della pizzeria Brandi, creò la pizza margherita utilizzando la farina di grano risciola.

Coltivata sulle colline d’Irpinia fino agli anni ’60, viene sostituita da grani modificati con incroci genetici di nuovo genere, con caratteristiche più adatte alla moderna industria molitoria: con maggior contenuto di glutine e maggiori produzione in campo.Oggi, il Gruppo Lo Conte distribuisce gratuitamente a tutti gli iscritti alla comunità anche i semi e nel 2015 il raccolto è stato di due quintali. 

  “Abbiamo coinvolto giovani e vecchi agricoltori, per promuovere un dialogo tra metodi antichi e innovazione, e per offrire un’opportunità in più di lavoro. Dal campo al molino, poi, il percorso è breve, appena il tempo di godere del paesaggio”. 

E l’ambiente ringrazia, meno impatto con la riduzione dei gas nocivi e il controllo dell’emissione di Co2.

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Dominella Trunfio

Magnesio, meglio dei farmaci per ansia e depressione

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Published in: Salute & Benessere

Milioni di persone nel mondo soffrono oggi di depressione, una malattia moderna che ha molti effetti e risvolti negativi sulla vita sociale ed emotiva di chi ne è colpito e che può essere trattata in diverso modo. Uno studio pubblicato su Plos One mostra che una semplice integrazione con magnesio da banco può essere efficace (oltre che sicura) nel trattamento della depressione da lieve a moderata.

A capo della ricerca vi è Emily Tarleton, dell’University of Vermont's Clinical Research Center, che insieme ai suoi colleghi ha condotto uno studio clinico coinvolgendo 126 pazienti adulti degli Stati Uniti (età media 52 anni) che frequentavano ambulatori di cure primarie. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: al primo è stato consigliato di assumere compresse orali di magnesio da banco per il trattamento della depressione moderata (nello specifico si trattava di 248 mg di cloruro di magnesio da prendere ogni giorno per sei settimane), il secondo gruppo invece era quello di controllo e non riceveva alcun trattamento. 

Le valutazioni dell’andamento dei sintomi depressivi sono state condotte su tutti i partecipanti ogni due settimane. I risultati ottenuti hanno mostrato che il magnesio è sicuro ed efficace e paragonabile ai trattamenti farmacologici che vengono comunemente prescritti in questi casi. Infatti, analizzando i dati, in 112 partecipanti l’assunzione di magnesio aveva prodotto un miglioramento clinicamente significativo dei sintomi di depressione e ansia indipendentemente dall'età, dal sesso o da altri fattori.

L’integratore, tra l’altro, era stato ben tollerato dai partecipanti.

"Questo è il primo studio clinico randomizzato che esamina l'effetto dell'integrazione di magnesio sui sintomi della depressione negli adulti statunitensi. I risultati sono molto incoraggianti, data la grande necessità di ulteriori opzioni di trattamento per la depressione, e la nostra scoperta che l'integrazione di magnesio fornisce un approccio sicuro, veloce ed economico al controllo dei sintomi depressivi". ha dichiarato la dottoressa Tarleton.

C’è solo ora da capire se questi risultati sarebbero gli stessi anche in un campione di popolazione più ampia e diversificata. Occorrono dunque altri studi per confermare questa capacità del magnesio nei confronti della depressione. Nel frattempo, comunque, possiamo aumentare le dosi giornaliere di questo minerale mettendo in tavola più spesso cibi ricchi di magnesio o, su consiglio di un esperto, assumere un integratore di magnesio ai primi sintomi di ansia o depressione.

Ricordiamoci inoltre che i potenti benefici nutrizionali del magnesio porteranno vantaggi anche alla salute cardiovascolare, a quella dei reni, delle ossa e a tanto altro.

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Francesca Biagioli

Dennis, l'autobus che porta in tutta Italia i libri a chi non li ha

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Published in: Arte e Cultura

Sulla piattoforma Ulule è stata lanciata una campagna per trasformare un vecchio double decker inglese in una libreria itinerante che porti la lettura nei luoghi in cui mancano le librerie. L’autobus rosso è stato ribattezzato con il nome di Dennis e dopo anni di onorato servizio, è stato scelto da una coppia di librai trevigiani per diventare un pozzo di conoscenza dedicato ai lettori di tutte le età.

Sara e Simone qualche anno fa hanno creato una libreria diffusa, indipendente e itinerante. 

“Ci piace definirla ‘libreria senza libreria’. Essendo dei librai erranti, ci spostiamo sul territorio e collaboriamo con biblioteche, scuole, amministrazioni ed associazioni organizzando attività legate alla promozione della lettura come mostre-mercato del libro, letture animate, incontri con l'autore, rassegne letterarie e piccoli festival”, spiega Sara.  

Con Parole in Movimento, dunque, si vuole dare una casa a questi libri e portare l’autobus Dennis in giro per tutta Italia, coniugando l’amore per i libri con quello per i viaggi.Il viaggio di Dennis è partito da Londra l'autunno scorso e, dopo un lungo percorso per mare, è finalmente arrivato a Spresiano, piccolo paese nella provincia di Treviso.

Guarda il video:

Qui verrà allestito con tanti scaffali in legno, che saranno messi al posto dei sedili, e riempito di libri per poi cominciare a viaggiare: il piano inferiore sarà dedicato agli adulti, mentre quello superiore sarà interamente adibito per i bambini e i ragazzi.  

Per sostenere i costi della manutenzione meccanica e trasformare l’autobus in una libreria, Sara e Simone hanno lanciato una raccolta fondi online con l’obiettivo di raggiungere entro il 1 maggio 2018, 5mila euro. Per contribuire clicca qui.

Una bellissima idea che si va ad aggiungere a quelle di cui vi avevamo parlato, in tutto il mondo esistono iniziative simili, leggete qui:

Dominella Trunfio

Come evitare la dipendenza da smartphone

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Published in: Corsi

Lo smartphone è entrato nelle nostre vite in modo estremamente veloce: in soli 3 anni dalla sua invenzione nel 2007, l'iPhone ha raggiunto 50 milioni di utenti nel mondo, la radio come mezzo di comunicazione ha impiegato 40 anni per raggiungere lo stesso livello. Questi piccoli oggetti sono estremamente utili perché risolvono svariati problemi della nostra quotidianità e non possiamo più pensare di vivere senza, però dobbiamo imparare ad usarli in modo adeguato.

Il rischio altrimenti è di incappare nella nomofobia (che sta per NO MOre PHOne PhoBIA): la fobia di rimanere sconnessi dalla rete mobile. L'uso eccessivo del web e l'essere sempre connessi può anche avere una serie di ripercussioni sul nostro benessere emotivo e cognitivo: rischio di depressione, calo di attenzione, memoria e creatività sono alcuni dei rischi.

Ci sono una serie di meccanismi psicologici precisi che ci legano agli smartphone, nulla è casuale. Iniziare ad esserne consapevoli è il primo passo per definire delle strategie utili a non essere succubi del telefono. Oggigiorno non possiamo pensare di abbandonare il nostro smartphone e vivere completamente sconnessi però possiamo trovare un equilibrio sano che ci permetta di trarre tutti i benefici dalla tecnologia digitale, abbassandone i rischi.

Corso gratuito

Durata: 1 ora circa

Monica Bormetti è nata negli anni '80 nel cuore delle Alpi da papà italiano e mamma francese, ed è sempre stata curiosa e viaggiatrice. Ha vissuto in Italia, Nuova Zelanda, Parigi, Budapest e Malaga. Nel 2008 si è laureata in psicologia clinica all'Università di Padova e dal 2015 lavora nel marketing online per diverse start up. Nel 2016, durante un viaggio da sola in Indonesia, le si ruppe lo smartphone. Dopo una fase di panico e disorientamento ha apprezzato l'esperienza e da lì ha iniziato a studiare il rapporto tra tecnologia digitale ed essere umano.

Clicca qui per iscriverti al corso

Allergia al nichel: alimentazione e consigli utili

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Published in: Corsi

Il corso vuole porre l'attenzione su una patologia estremamente diffusa e comune: l'allergia al nichel; fortemente deleteria dal punto di vista alimentare e psicologico per il soggetto che ne soffre. Il Nichel è presente nella maggior parte degli alimenti che ogni giorno introduciamo e in molti oggetti con cui entriamo a contatto nella vita quotidiana ma in realtà pochi sanno come gestire al meglio questa condizione soprattutto dal punto di vista nutrizionale. Il corso, quindi, vuole essere una guida per tutti coloro che devono convivere con questa allergia e non sanno come comportarsi e, soprattutto, intende dare tutte le informazioni utili per conoscerla al meglio, imparare a conviverci e superarla. Impareremo cosa è il Nichel, a cosa serve, dove lo troviamo e quali sono le giuste regole da introdurre a tavola!

Corso gratuito

Durata: 1 ora circa

 Lucia D’Anzi, Dottore magistrale in biologia, specialista in biologia della nutrizione. Ha conseguito il Master di II livello in      “Dietetica e Nutrizione” presso la Facoltà Cattolica del Sacro Cuore, svolgendo una tesi sull’importanza della corretta alimentazione in età pediatrica per la prevenzione dell’obesità e delle malattie metaboliche.Lucia D’Anzi, Dottore magistrale in biologia, specialista in biologia della nutrizione. Ha conseguito il Master di II livello in “Dietetica e Nutrizione” presso la Facoltà Cattolica del Sacro Cuore, svolgendo una tesi sull’importanza della corretta alimentazione in età pediatrica per la prevenzione dell’obesità e delle malattie metaboliche.
Ha svolto progetti di educazione alimentare nelle scuole ed effettuato un tirocinio presso l’A.O.R.N. Cardarelli di Napoli, con il ruolo di biologa nel reparto di chirurgia bariatrica dell’obesità.
Attualmente libera professionista in uno studio privato come Biologa Nutrizionista, approcciandosi a diverse situazioni grazie ad aggiornamenti professionali in vari ambiti scientifici e nutrizionali.

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Turner: in mostra a Roma i capolavori del pittore romantico

GreenMe -

Published in: Arte e Cultura

Più di 90 opere d’arte, tra schizzi, studi, acquerelli, disegni e una selezione di oli mai giunti insieme in Italia, caratterizzano il percorso espositivo della grande mostra “TURNER. Opere della Tate” dedicata al celebre e rinomato maestro dell’acquerello che con la sua pittura ha influenzato più di una generazione di artisti.

Ricordiamo ad esempio, Claude Monet, Caspar David Friedrich, Vincent Van Gogh, Edgar Degas, Paul Klee, Franz Marc, Wassily Kandinsky, Gustav Klimt, Mark Rothko, James Turrell e Olafur Eliasson.Conosciute oggi come ‘Turner Bequest’, molte delle opere esposte provengono dallo studio personale dell’artista e sono state realizzate nel corso degli anni per il suo ‘proprio diletto’ secondo la bella espressione del critico John Ruskin. 

Ci sono ricordi di viaggi, emozioni e frammenti di paesaggi visti durante i suoi soggiorni all’estero. Era infatti abitudine dell’artista lavorare sei mesi all’aria aperta durante la bella stagione e solo in inverno chiudersi nel suo studio per riportare su tela i ricordi di ciò che aveva visto dal vivo.

Divisa in sei sezioni, la mostra invita il visitatore a scoprire cronologicamente l’evoluzione del linguaggio artistico del più grande pittore romantico.L’esposizione è curata da David Blayney Brown e nelle piccole sale attigue al Chiostro del Bramante si ripercorre la vita di Turner attraverso le sue opere, dal 1791 al 1945.

“Natura e romanticismo si fondono nella raffigurazione perfetta del sublime e nella contemplazione di una forza inarrestabile, quasi misteriosa, che andava rievocata per rispondere al bisogno dell’artista di ricercare un linguaggio in constante evoluzione che anticipasse i tempi e le mode artistiche”, scrivono i curatori.

Mostra Turner, orari e biglietti

Chiostro del Bramante, Roma

22 marzo - 26 agosto 2018

Orari: da lunedì a venerdì 10-20; sabato e domenica 10-21

Biglietti: Intero 14 euro. Ridotto 12 euro

Per maggiori informazioni clicca qui

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Dominella Trunfio

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