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Stop alle domeniche gratis nei musei, dopo l'estate si cambia registro

GreenMe -

Published in: Arte e Cultura

Domenica 5 agosto, oltre 480 tra musei,siti archeologici e monumenti in tutta Italia saranno gratis per una giornata dedicata alla scoperta del patrimonio culturale nazionale, ma potrebbe essere una delle ultime volte.

Secondo il ministro Bonisoli:

“L'iniziativa andava bene come lancio pubblicitario, ma proseguire significa andare in una direzione che non piace a nessuno, perché le domeniche gratuite non tengono conto né della stagionalità, né dell'afflusso nelle diverse aree geografiche”.

 E’ il decreto 27 giugno 2014, n. 94, in vigore dal 1° luglio 2014 a stabilire che ogni prima domenica del mese non si paga il biglietto per visitare monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali dello Stato.

Adesso il ministro precisa: "Se vogliono aprire i musei gratis una domenica non c'è niente di male ma se diventa obbligatorio farla, allora non va bene". Quindi si perde l’obbligatorietà, ma si lascia la discrezione ai direttori dei singoli musei di decidere in libertà.

Ma secondo Bonisoli, sarebbero stati proprio i direttori a chiederne il superamento. “Magari le gratuità aumenteranno, però in modo intelligente”.

Una decisione che come dicevamo ha portato con sé numerose polemiche. In primis quella dell’ex ministro Franceschini che nel 2014 aveva lanciato l’iniziativa.

"Bonisoli ci ripensi. Le cose giuste e che funzionano non hanno colore. Non faccia pagare un desiderio di discontinuità politica alla cultura e agli italiani", è l'appello dell’ex ministro.

Ed effettivamente i numeri parlano chiaro: circa 13,5 milioni di persone hanno usufruito dell'ingresso gratuito nei musei statali una domenica al mese, fino al luglio di quest'anno. La media è stata di 350 mila visitatori ogni domenica. Gli incassi nella passata gestione del dicastero sono comunque aumentati del 50%, a dimostrazione che gli ingressi gratuiti non hanno inciso negativamente sulle entrate.

Ma Bonisoli per adesso non fa marcia indietro ma chiosa: “Resta l'impegno del ministero per favorire l'accesso più ampio possibile ai musei, indipendentemente dalle condizioni economiche dei visitatori”.

Voi cosa ne pensate?

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Dominella Trunfio

Earth Overshoot Day: esaurite oggi le risorse del Pianeta per il 2018, cosa puoi fare tu

GreenMe -

Oggi 1 agosto è l’Earth Overshoot Day ovvero il giorno in cui abbiamo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno, la data in cui iniziamo ad accumulare un debito ecologico non semplicissimo da ripagare.

Overshoot Day, il giorno del sorpasso e ogni anno va sempre peggio. Nell'arco di circa 40 anni siamo passati dal 29 dicembre al primo agosto: nel 2000 l'Overshoot Day era arrivato a fine settembre, nel 2016 l'8 agosto e lo scorso anno il 2. Le stime indicano che quest’anno, per soddisfare il fabbisogno attuale di risorse naturali, stiamo sfruttando l’equivalente di 1,7 pianeti Terra.

Come si calcola?

L’Earth Overshoot Day è calcolato dal Global Footprint Network, Istituto internazionale di ricerca. In pratica per capire quanto sfruttiamo le risorse del Pianeta si calcola l’impronta ecologica ecological footprint, definita come l’area necessaria per fornire a ciascuno ciò di cui ha bisogno: il cibo, incluse le risorse ittiche, il legname e il cotone per il vestiario, lo spazio per la costruzione di strade e case, l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica.

La sintesi è che l’umanità utilizza risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare: il 1 agosto 2018 secondo gli esperti del Global Footprint Network avremo consumato le risorse naturali che il nostro Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Dal 2 agosto, staremo simbolicamente erodendo il capitale (naturale) del pianeta.

"In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto”, sottolinea Gianfranco Bologna, direttore Scientifico WWF Italia.

Perdita di biodiversità

Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra, quindi, continua a crescere. La valutazione del costo complessivo di questo degrado, causato dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Al 2014 più di 1.5 miliardi di ettari di ambienti naturali sono stati convertiti in aree coltivate.

“Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale. Secondo gli esperti si stima che, al 2050, questa quota potrebbe scendere al 10%, se non si agisce significativamente per invertire la tendenza attuale", chiosa Bologna.

Ecosistemi marini

Nemmeno gli ecosistemi marini sono esenti dall’impatto dell’azione umana. Lo studio The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness di Jones Kendall ed altri apparso sulla rivista scientifica “Current Biology” ha cercato di individuare lo stato della naturale integrità degli ecosistemi marini, tenendo conto dell’analisi, anche sinergica, di 15 fattori di pressione dovuti all’intervento umano. Ne risulta che, allo stato attuale, è possibile indicare che solo il 13.2% (che copre circa 55 milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo hanno una situazione di wilderness marina, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

Problema siccità

Nei prossimi trent’anni si stima che almeno 4 miliardi di persone vivranno in zone aride e i problemi del continuo degrado del suolo, con la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici, forzeranno a migrare una cifra molto varia, che potrebbe raggiungere fino ai 700 milioni di esseri umani. Le prospettive per le attività agricole sono preoccupanti: la combinazione del degrado del suolo e del cambiamento climatico potrebbe condurre entro il 2050 da una media del 10% fino al 50%, in alcune regioni, di riduzione della produzione agricola. Tutto ciò, spiega WWF, amplificato dalla crescita demografica: l’Africa ha oggi una popolazione umana che si aggira su 1.25 miliardi di abitanti e nel 2050 sarà raddoppiata, secondo la variante media di crescita prevista dall’ONU, raggiungendo quindi quasi 2.5 miliardi.

Cosa puoi fare tu

Ognuno di noi può contribuire a salvare il Pianeta attraverso delle scelte consapevoli. Il Global Footprint Network individua quattro campi d’azione raccolti nel #MoveThe Date.

Alimentazione

Si parte con l’alimentazione e la scelta di boicottare allevamenti intensivi che
oltre a produrre inquinamento, consumamo enormi quantità di acqua e suolo: se riducessimo alla metà il consumo di carne, l’Earth Overshoot Day potrebbe spostarsi avanti di cinque giorni, e di altri 11 se dimezzassimo gli sprechi alimentari.

Smart cities

C’è la necessità di smart cities con edifici compatti ed efficienti dal punto di vista energetico, un punto inserito nell’Agenda 2030 Per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Popolazione

Oggi siamo oltre 7 miliardi e mezzo e nel 2050, secondo le Nazioni Unite, saremmo ben oltre i 9 miliardi”. È inevitabile che una popolazione così grande richieda enormi risorse naturali, per cui il controllo della crescita demografica è un punto che non può essere evitato.

Consumo energetico

La carbon footprint, usata per stimare le emissioni di gas serra delle nostre attività, rappresenta il 60 per cento dell’impronta ecologica, e tagliare le emissioni potrebbe permetterci di ritardare l’Earth Overshoot Day di oltre tre mesi.

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Dominella Trunfio

 

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Published in: Ambiente

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Come si calcola?

L’Earth Overshoot Day è calcolato dal Global Footprint Network, Istituto internazionale di ricerca. In pratica per capire quanto sfruttiamo le risorse del Pianeta si calcola l’impronta ecologica ecological footprint, definita come l’area necessaria per fornire a ciascuno ciò di cui ha bisogno: il cibo, incluse le risorse ittiche, il legname e il cotone per il vestiario, lo spazio per la costruzione di strade e case, l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica.

La sintesi è che l’umanità utilizza risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare: il 1 agosto 2018 secondo gli esperti del Global Footprint Network avremo consumato le risorse naturali che il nostro Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Dal 2 agosto, staremo simbolicamente erodendo il capitale (naturale) del pianeta.

"In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto”, sottolinea Gianfranco Bologna, direttore Scientifico WWF Italia.

Perdita di biodiversità

Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra, quindi, continua a crescere. La valutazione del costo complessivo di questo degrado, causato dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Al 2014 più di 1.5 miliardi di ettari di ambienti naturali sono stati convertiti in aree coltivate.

“Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale. Secondo gli esperti si stima che, al 2050, questa quota potrebbe scendere al 10%, se non si agisce significativamente per invertire la tendenza attuale", chiosa Bologna.

Ecosistemi marini

Nemmeno gli ecosistemi marini sono esenti dall’impatto dell’azione umana. Lo studio The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness di Jones Kendall ed altri apparso sulla rivista scientifica “Current Biology” ha cercato di individuare lo stato della naturale integrità degli ecosistemi marini, tenendo conto dell’analisi, anche sinergica, di 15 fattori di pressione dovuti all’intervento umano. Ne risulta che, allo stato attuale, è possibile indicare che solo il 13.2% (che copre circa 55 milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo hanno una situazione di wilderness marina, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

Problema siccità

Nei prossimi trent’anni si stima che almeno 4 miliardi di persone vivranno in zone aride e i problemi del continuo degrado del suolo, con la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici, forzeranno a migrare una cifra molto varia, che potrebbe raggiungere fino ai 700 milioni di esseri umani. Le prospettive per le attività agricole sono preoccupanti: la combinazione del degrado del suolo e del cambiamento climatico potrebbe condurre entro il 2050 da una media del 10% fino al 50%, in alcune regioni, di riduzione della produzione agricola. Tutto ciò, spiega WWF, amplificato dalla crescita demografica: l’Africa ha oggi una popolazione umana che si aggira su 1.25 miliardi di abitanti e nel 2050 sarà raddoppiata, secondo la variante media di crescita prevista dall’ONU, raggiungendo quindi quasi 2.5 miliardi.

Cosa puoi fare tu

Ognuno di noi può contribuire a salvare il Pianeta attraverso delle scelte consapevoli. Il Global Footprint Network individua quattro campi d’azione raccolti nel #MoveThe Date.

Alimentazione

Si parte con l’alimentazione e la scelta di boicottare allevamenti intensivi che
oltre a produrre inquinamento, consumamo enormi quantità di acqua e suolo: se riducessimo alla metà il consumo di carne, l’Earth Overshoot Day potrebbe spostarsi avanti di cinque giorni, e di altri 11 se dimezzassimo gli sprechi alimentari.

Smart cities

C’è la necessità di smart cities con edifici compatti ed efficienti dal punto di vista energetico, un punto inserito nell’Agenda 2030 Per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Popolazione

Oggi siamo oltre 7 miliardi e mezzo e nel 2050, secondo le Nazioni Unite, saremmo ben oltre i 9 miliardi”. È inevitabile che una popolazione così grande richieda enormi risorse naturali, per cui il controllo della crescita demografica è un punto che non può essere evitato.

Consumo energetico

La carbon footprint, usata per stimare le emissioni di gas serra delle nostre attività, rappresenta il 60 per cento dell’impronta ecologica, e tagliare le emissioni potrebbe permetterci di ritardare l’Earth Overshoot Day di oltre tre mesi.

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Dominella Trunfio

 

Roman, il bimbo di 6 anni che ha salvato oltre mille cani dall'eutanasia

GreenMe -

Published in: Buone pratiche & Case-History

 Roman insieme alla mamma Jennifer ha creato il Project Freedom Ride, un ente di beneficenza che salva i cani dall'eutanasia e cerca loro una casa. L’idea è venuta dopo l’adozione del loro cane.

“Nel luglio del 2015 abbiamo adottato Moon da un rifugio del Texas, dove praticano la soppressione dei cani, ho preso a cuore la causa e ho cominciato a collaborare con altri volontari presso il rifugio locale”, spiega la donna. 

Dopo l’arrivo di Moon, sebbene piccolissimo Ronan decide di regalare i soldi ricevuti per il compleanno al rifugio. I genitori erano increduli, ma quel gesto ha cambiato la vita a tanti cani.

“Come genitori, ci sentivamo un po’ sciocchi perché non stavamo facendo niente per salvare i cani, nostro figlio, invece,ci stava insegnando qualcosa di unico”, continua.

Da qui nasce la voglia di mettersi in gioco, di salvare animali: la famiglia si trasferisce a Washington, ma continua ad aiutare i cani del Texas, uno fra gli stati che applica l'eutanasia ai cani che non vengono adottati in tempi brevi.

Roman assieme alla mamma realizza dei video per far conoscere le storie dei cani ospitati nel rifugio e riuscire così a metterli in contatto con potenziali famiglie per l’accoglienza. Il bambino presenta gli animali fisicamente e spiega perché dovrebbero essere adottati.

"Mi fa sentire felice salvare tutti questi cani, ma sono sicuro che anche loro lo siano", dice il piccolo Roman.

Project Freedom Ride è oggi partner di numerosi rifugi di soccorso in Texas che salvano cani randagi, abbandonati o destinati a essere soppressi e li aiuta a trovare nuove famiglie o a spostarsi nell’area del Pacifico, dove grazie a Roman e la sua famiglia possono vivere in sicurezza e tranquillità.

Ad oggi, in soli due anni dalla fondazione, sono stati salvati ben 1050 cani. Bravissimi!

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Dominella Trunfio

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