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Il Sudafrica, tra le ombre del passato e il futuro che batte alle porte

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Non è semplice parlare del Sudafrica oggi. Farlo, significa affrontare un tema difficile e denso di chiaroscuri. La democrazia sudafricana è giovane: conta appena 25 anni ed emerge da una storia densa di ferite. Un passato duro a morire, che per certi aspetti fa ancora parte del presente. Ne abbiamo parlato con Titi Nxumalo, Console Generale del Sudafrica a Milano in occasione di una sfilata di abiti realizzati dalla giovane stilista sudafricana Onela Joni.

Onela, di cui abbiamo parlato in un recente articolo, è portavoce di un’imprenditoria giovanile dinamica, caratterizzata da un profilo mentale internazionale, ma allo stesso tempo dalla voglia di trasformare le proprie idee in un motore che contribuisca alla crescita del proprio paese d’origine.

Ciò che emerge è l’immagine di una realtà in movimento, difficile da decifrare per chi non faccia parte del contesto. Quali sono i problemi principali del Sudafrica, oggi? Su che binari scorre la transizione tra passato e modernità per quanto concerne settori come le energie rinnovabili e – per esempio – la moda? Quanto è realmente rappresentativo l’esempio di una giovane imprenditrice come Onela all’interno del contesto attuale? Abbiamo parlato di tutto questo con la Console, Titi Nxumalo:

 

A che livello risulta evidente il divario tra ricchi e poveri e cosa sta facendo il governo in merito?

In Sud Africa le differenze fra ricchi e poveri sono molto evidenti. È una cosa che abbiamo ereditato dal periodo dell’apartheid. Il governo, da parte sua, sta facendo molte cose: costruisce case, supporta gli studenti meno abbienti perché possano frequentare l’università. Detto per inciso, infatti, nelle università il numero  degli studenti di colore è aumentato e questo rappresenta un aspetto importante. Il supporto del governo riguarda anche la distribuzione di cibo nelle scuole. In linea di massima posso dire che il governo sta cercando di ridurre il gap tra i più ricchi e le classi meno abbienti cercando di convogliare un numero sempre maggiore di investimenti stranieri per dare una spinta a diversi settori, fra cui – in primis – l’ambito manifatturiero. Cosa che, in prospettiva, comporterà anche una crescita dell’occupazione. Attualmente il livello di disoccupazione giovanile è davvero alto. Rispetto ai giovani, spesso il governo si sta facendo garante per aiutarli nella realizzazione i loro progetti in termini di business. Davvero, la lista delle cose che il governo sta facendo in questo senso è lunghissima… ma ci vuole tempo.

Tempo, appunto: molte critiche si concentrano appunto su questo aspetto. All’indomani dell’avvento della democrazia, molti speravano che la transizione fosse più rapida.

Siamo giovani. Sono passati appena 25 anni dalla fine dell’apartheid. 25 anni non sono nulla. Se pensiamo alla situazione in cui sono alcune nazioni europee come la Svezia – per esempio – non possiamo tener conto del fatto che alle loro spalle hanno una storia molto più antica della nostra.

Parliamo di energie rinnovabili: cosa si sta facendo in Sudafrica per sviluppare questo settore? Da un punto di vista climatico il contesto di partenza dovrebbe essere favorevole…

In realtà il discorso andrebbe allargato. Non è solo nell’ambito delle energie rinnovabili che il Sudafrica sta facendo qualcosa. All’interno della nostra rete energetica, stiamo includendo diverse fonti. La nostra rete, per dirla in altri termini, non si concentra su un unico tipo di energia: le includiamo praticamente tutte perché lo sviluppo del settore manifatturiero necessita di una quantità di energia davvero notevole. Impossibile, quindi, concentrarsi solo sulle rinnovabili.

Abbiamo appena assistito a una sfilata delle creazioni di Onela Joni, giovane imprenditrice del settore moda. Che ruolo gioca questo settore all’interno dello sviluppo economico del Sudafrica?

Attualmente il contributo di quest’ambito non è particolarmente rilevante. Come spiegava Onela, la moda in Sudafrica è appena agli inizi. Oggi come oggi la nostra lotta si concentra su ambiti diversi: le disuguaglianze, la disoccupazione e un sacco di altre cose. Non dico che il Sud Africa stia trascurando la moda ma di certo, al momento, quest’ambito non rappresenta per noi una priorità. Tra le emergenze ci sono ancora troppe cose che rivestono un’importanza davvero primaria soprattutto nell’ottica di ridurre il divario tra ricchezza e povertà… se portiamo avanti il settore moda all’interno di un contesto in cui la maggioranza è povera, come farà la popolazione a comprare i vestiti? La moda costa. Detto ciò – lo sottolineo ancora – non stiamo affatto trascurando l’ambito. Quando iniziative come quella di Onela vengono sottoposte all’attenzione del governo, ricevono un supporto concreto. Il discorso, piuttosto, è un altro: quando manca il pane, è chiaro che non possiamo metterci a parlare di vestiti!

All’interno di un contesto in cui le esigenze primarie giocano ancora un ruolo di primo piano, possiamo parlare dell’emergere di una classe di giovani imprenditori?

Bè, avete appena visto una di loro! Come imprenditrice, Onela è venuta su in Italia. Il governo aiuta concretamente i giovani imprenditori: certo, il supporto può non essere abbastanza ma si tratta comunque di qualcosa. Un punto di partenza che conta: tieni presente l’alto tasso di disoccupazione giovanile. Se non ci sono altre opzioni, il governo finanzia i progetti che vengono presentati, in modo tale che la loro concretizzazione possa generare lavoro e impiego per altri giovani creando un circuito virtuoso.

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3 cose da non fare quando cerchi una badante

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Aumentano le badanti italiane e con loro la professionalizzazione.

Gli Italiani invecchiano: è una realtà di fatto. Le statistiche parlano chiaro, il nostro paese è il secondo più anziano al mondo dopo il Giappone. Da tre anni a questa parte la popolazione italiana sta diminuendo di circa 100.000 persone l’anno, con un parallelo forte incremento della componente anziana. Giusto per capirci attualmente si registrano 168,7 anziani ogni 100 giovani: il panorama demografico sta cambiando in direzione di un contesto molto diverso rispetto ad oggi. Una società caratterizzata da nuove problematiche ma anche dall’emergere di nuove soluzioni e di opportunità inedite.

In questo senso, molti dei nodi che ci troveremo ad affrontare incidono già sulla nostra realtà di tutti i giorni e ruotano intorno al tema della badante: una figura sempre più cruciale per le famiglie italiane. Sui problemi che sorgono ogni giorno a questo proposito, abbiamo intervistato Francesco Lorenti, CEO e founder di Assistenza Doc, rete che conta 36 centri di assistenza in tutta Italia rivolti al supporto di anziani, malati e disabili. Ciò che emerge nel corso dell’intervista, è un’ottica densa di chiaroscuri, all’interno della quale i problemi legati all’invecchiamento della popolazione sono letti in una prospettiva orientata a mettere in luce le soluzioni.

Ciò che Lorenti sottolinea in primis è un radicale cambiamento dell’identikit della badante tipo. Quello che emerge, infatti, è un totale ribaltamento di luoghi comuni che siamo abituati a dare per scontati: “La professione di badante è in crescita proprio perché la richiesta è cresciuta: nell’ultimo anno, tramite la nostra rete, abbiamo registrato un incremento del 6% al nord, mentre al sud e al centro del 9%” spiega Lorenti mettendo in evidenza come la professione sia in rapida espansione, mentre rispetto al profilo nazionale delle badanti sottolinea:“Non si tratta più solo di straniere che  non possono ambire ad altri lavori per mancanza di qualifiche. Dal 2013 a oggi la crescita delle badanti italiane è stata di circa il 26% ed è in continuo aumento. Chi si rivolge a me per trovare un impiego sono per la maggior parte donne divorziate con figli grandi. Ma iniziano ad arrivare molte richieste da parte di donne sposate il cui marito è rimasto senza lavoro e, complice anche l’età, fatica a trovare un nuovo impiego. Quindi entra in gioco la donna che si reinventa un lavoro in un settore in forte crescita”.

Insomma, stiamo parlando di personale che si specializza sempre di più, di una figura professionale che rappresenta sempre più spesso un’opportunità lavorativa per le stesse donne italiane e una soluzione sempre più affidabile per i pazienti. La badante diventa sempre più spesso OSS (Operatore Socio Sanitario): una figura inquadrata in un profilo preciso e dotata di competenze specifiche… il che non significa, ovviamente, che i problemi non ci siano. Non sempre la badante risulta affidabile: come fare in questo caso? Come si fa a evitare brutte sorprese? Quello che propone Lorenti è una sorta di pratico vademecum in tre punti.

  1. Meglio diffidare dei social network o degli annunci su giornali: contesti privi di filtri, gettonatissimi da personale non selezionato e privo di esperienza.
  2. Evitare il passaparola. I consigli degli amici possono andar bene per l’acquisto di un oggetto: per quanto riguarda la selezione di una persona a cui, di fatto, affideremo i nostri cari, la scelta va fatta necessariamente in base a criteri meno soggettivi.
  3. Non andare al risparmio. Diffidate di chi propone prezzi troppo bassi. Una badante non fa volontariato: è una professionista che vive del suo lavoro. La professionalità si paga (il giusto) così come l’affidabilità. Quello che all’inizio può sembrare un prezzo vantaggioso rischierà di diventare in seconda battuta la causa di un ulteriore esborso di denaro.

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Family day aziendale: cos’è e che tipo di cambiamenti riflette

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Family day aziendale: se ne sente parlare sempre più spesso, ma di che si tratta? La risposta va cercata in alcuni cambiamenti che hanno coinvolto i genitori italiani e il loro rapporto con i figli: se i bambini, oggi, hanno un peso numerico inferiore rispetto a ieri, pare che – d’altro canto – la prole assuma un’importanza sempre più di rilievo nella vita dei genitori. E la cosa in qualche modo finisce per riguardare anche le aziende.Vediamo come.

Appena un anno fa uno studio Doxa evidenziava un dato interessante: la spesa sborsata dalle famiglie italiane per bambini di età compresa tra i 3 e i 13 anni equivale a 3 miliardi di euro. Si tratta di una cifra sette volte superiore rispetto alla crescita del Pil e cinque volte superiore rispetto ai consumi delle famiglie. Insomma: i bambini contano e la crescita esponenziale dei consumi previsti dalle famiglie per i propri figli risulta più che esaustiva. Interessante anche la destinazione della spesa, limitata non solo all’acquisto di giocattoli ma dedicata anche a forme di intrattenimento di tipo diverso, come cinema e libri: gradualmente la prevalenza dell’oggetto lascia spazio all’esperienza.

È in questo senso, quindi, che il discorso si riconnette ai family day e agli eventi aziendali pensati per coinvolgere le famiglie e i bambini. Bambini in ufficio? Ammettiamolo, l’argomento è spinoso e richiama subito l’esigenza – generalmente disattesa – degli asili nei luoghi di lavoro. La legge 448/2001 non ha avuto le conseguenze sperate. Lo scopo prefissato dalla Ue nel 2002 era infatti quello di offrire un servizio in questo senso almeno al 33% dei bambini entro il 2010: obiettivo ancora molto lontano, soprattutto se si confronta la realtà italiana con quella di altri paesi europei, come quelli scandinavi. Lungi dal rispondere ad esigenze di questo tipo, i family day aziendali partono però da presupposti e domande condivise. All’interno di un quadro in cui i bambini sono numericamente di meno ma la vita degli adulti diventa sempre più “bambinocentrica”, come si colloca il rapporto tra famiglie con bambini e aziende?

Se l’adagio più diffuso è quello che vede casa-lavoro come due scatole chiuse, la prospettiva attuale sembra sensibilmente diversa e il passaggio va dalle scatole chiuse ai vasi comunicanti. In questo senso la creazione di un family day aziendale, eventi inclusivi – fondamentali per la costruzione di un nuova, più allargata tipologia di team building – sembra essere la chiave di un concetto innovativo, che invita a ripensare le relazioni tra aziende e famiglie in modo radicalmente diverso.  È per questo motivo che sempre più spesso le aziende si affidano ad esperti per la creazione di eventi aziendali inclusivi, all’interno dei quali le famiglie e i bambini dei dipendenti giocano un ruolo di primo piano. Fra gli esperti del settore Emanuele Davenia, founder di KIDS animazione ed event creator for kids, sul tema ha pubblicato il libro “Brand Experience for Kids – La strada del successo di un’azienda passa attraverso l’animazione per i bambini ossia a quella che si definisce più concretamente marketing experience” sostiene Davenia sottolineando l’importanza del fattore “esperienza”.

L’idea è quella di ribaltare le basi su cui sono tradizionalmente impostati i rapporti tra dipendenti e aziende, sciogliendo il nodo di quello che molti percepiscono come un aut aut tra carriera e vita privata. È in questo senso che va a innescarsi la ricerca di un rapporto di maggior familiarità con il brand,  un aspetto che le aziende più portate a sviluppare un approccio innovativo stanno iniziando a coltivare sempre più spesso.

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La lista della spesa “anti-crisi” che può aiutarci nei momenti difficili

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Oggi voglio parlarti di un principio di “ottimismo finanziario”, tanto semplice quanto efficace. Tutti noi conosciamo la famosa “lista della spesa”, e sappiamo a cosa serve! In questo articolo vorrei mostrarti un modo di usare il principio delle liste per gestire i momenti di crisi…

Mentre tutti sanno fare la classica lista della spesa quotidiana, che serve per comprare le cose al supermercato, in pochi hanno la buona abitudine di creare per se stessi e la propria famiglia una lista degli obiettivi d’acquisto annuale!

In effetti il principio è abbastanza simile a quello delle più comuni liste quotidiane, ma la prospettiva è molto più ampia. Non si tratta di elencare cibi e semplici prodotti di consumo, ma anche le altre voci di spesa che nel complesso andranno creare il nostro stile di vita.

Nella liste degli obiettivi di acquisto annuale, potrebbero esserci voci come l’assicurazione auto, una cifra da investire in un fondo pensione, una vacanza, una ristrutturazione di casa, un tot di cene al ristorante, un week-end romantico, la TV nuova, una donazione che vogliamo fare…

A cosa serve creare questa lista? Beh l’idea di fondo è che tu vuoi sapere quanta è la “ricchezza” che ti serve per finanziare il tuo tenore di vita desiderato.

Sai invece qual è l’errore n.1 di chi non è in grado di gestire la propria ricchezza? Spendere ogni mese senza rispettare gli obiettivi… o peggio senza averli nemmeno stabiliti!

Paradossalmente se non stabilisci un obiettivo è più facile non rispettarlo e ritrovarsi a spendere più del previsto, pur senza innalzare veramente la qualità del nostro stile di vita!

Abituarsi a fare un minimo di programmazione degli obiettivi d’acquisto, serve a gestire meglio i propri soldi perchè non si ragiona più con il “limitato” stipendio mensile, ma con la cifra a disposizione annualmente!

Superate le prime difficoltà a gestire questi numeri più grandi, ci accorgiamo presto che, soprattutto nei momenti di “crisi” come quelli che tanti stanno attraversando, ragionare con prospettiva annuale è molto meglio e permette di evitare degli sprechi “invisibili” con la classica prospettiva mensile.

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Un ottimista realista non nega la difficoltà del momento, ma sa assumersi la responsabilità e sa concentrarsi sul futuro per trovare delle soluzioni. Facile o difficile che sia… è quello che dovremmo fare tutti!

Sebastiano Todero

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La verità secondo Vasco

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In epoca di fake news il cantautore fiuta il tema.

Il rocker non è mai stato uno da certezze (nella foto Ansa, nel concerto a Roma l’11 giugno). Anzi, è uno che ha sempre coltivato il dubbio. Lo fa anche nella sua ultima canzone. È uscita oggi, si chiama «La verità», ma ci sono più punti di domanda che punti fermi. «Dov’è? Come si veste? Quanto costa? Che cos’è? Che faccia ha?», si chiede Vasco nel testo. «Queste sono le domande… tante… che la canzone fa. Naturalmente non dà risposte, unica cosa certa, si finisce sempre per sposare “una” verità», commenta Rossi in un messaggio indirizzato ai fan. Il brano parte come una classica ballad alla Vasco con chitarra acustica e un’atmosfera sospesa. «Si imbosca tra le nuvole/ Rimescola le regole/ Nessuno sa se viene o va». Pezzo sornione che poi cambia strada con il supporto di synth con un gusto anni Ottanta. Questi rubano spazio alle chitarre elettriche che a loro volta abbandonano le tendenze metal degli ultimi progetti. La verità, così ci racconta il ritornello, «arriva quando vuole», «non ha bisogno mai di scuse», a volte «è fatale» ma in fondo «la verità è che tutti possono sbagliare». La verità incrocia la sua strada con la libertà: «Si vietano gli alcolici/ proibizionismi isterici». Torna anche Raffaella Carrà con «Chi l’ha detto» inedito che anticipa l’album «Ogni volta che è Natale». Canzone natalizia, ma anche un occhio all’attualità: «C’è chi chiederà un lavoro fisso/ chi desidera solo le ferie/ chi si accontenta di quei quattro amici/ e chi un amico lo vorrebbe avere».

Leggi anche: Enrico Brignano dà un piccolo consiglio di sopravvivenza agli italiani

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Extremely Low Hepatitis C prevalence among HIV co-infected individuals in 4 countries in sub-Saharan Africa

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Title: Extremely Low Hepatitis C prevalence among HIV co-infected individuals in 4 countries in sub-Saharan Africa Authors: Loarec, A; Carnimeo, V; Molfino, L; Kizito, W; Muyindike, W; Andrieux-Meyer, I; Balkan, S; Nzomukunda, Y; Mwanga-Amumpaire, J; Ousley, J; Bygrave, H; Maman, D Abstract: : A multicentric, retrospective case-series analysis (facility-based) in five sites across Kenya, Malawi, Mozambique, and Uganda screened HIV-positive adults for hepatitis C virus (HCV) antibodies using Oraquick rapid testing and viral confirmation (in three sites). Results found substantially lower prevalence than previously reported for these countries compared with previous reports, suggesting that targeted integration of HCV screening in African HIV programs may be more impactful than routine screening.This is an open access article distributed under the terms of the Creative Commons Attribution-Non Commercial-No Derivatives License 4.0 (CCBY-NC-ND), where it is permissible to download and share the work provided it is properly cited. The work cannot be changed in any way or used commercially without permission from the journal. http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0.

Cambiamenti climatici: cosa stanno facendo le grandi città europee?

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Barcellona accoglie il secondo incontro internazionale della rete delle città che lottano contro i cambiamenti climatici. Interviene anche il sindaco di Milano.

Questa settimana si sono celebrate le giornate: “C40 Talks: Cities Getting the Job Done”, che sono servite a diffondere i piani di azione che alcune città stanno sviluppando per mitigare e per adattarsi ai cambiamenti climatici.

Marius Carol, direttore del quotidiano “La Vanguardia”, ha introdotto le giornate: “In questo momento storico in cui la popolazione è concentrata nelle città, queste devono occuparsi dei problemi delle persone. Le città […] devono farsi carico della lotta contro i grandi problemi che dilagano sul pianeta, come i cambiamenti climatici. Le città producono l’80% delle emissioni che generano i cambiamenti climatici, quindi anch’esse devono guidare le soluzioni. Molte delle città del pianeta stanno già riducendo le proprie emissioni e se non si impegnano maggiormente è perché gli stati non glielo permettono”.

La sindaca di Barcellona, Ada Colau, ha commentato: “Molte delle sfide che le città affrontano superano la dimensione locale, sono globali; per questo le città lavorano in rete e condividiamo soluzioni e risorse. Siamo la pista sulla quale atterrano i problemi globali, ma anche quelle che applicano le soluzioni”.

Tra meno di un mese la Polonia accoglierà la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2018, e mancano solo sei mesi alle elezioni del Parlamento Europeo. A fronte di questo calendario, Colau propone che le politiche climatiche facciano parte dei programmi elettorali.

“A Barcellona abbiamo da poco presentato il “Plano Clima” con misure quali la riduzione di emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto al 2005 e l’aumento del verde urbano di 1,6 kmq come misura di adattamento. Le città stanno lavorando in rete e vogliamo che gli stati siano all’altezza del compito di lasciare un mondo migliore alle nuove generazioni”, afferma la prima cittadina di Barcellona. “Gli Stati potrebbero sviluppare molte azioni se mettessero in campo coraggio e azione politica”.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha commentato che la sua città è molto attiva riguardo all’azione climatica, la gestione dei rifiuti, la mobilità e le politiche alimentari urbane. “Milano, trovandosi in una pianura con poco vento, ha grandi problemi di contaminazione atmosferica; per questo siamo lavorando sulla riduzione dei veicoli. 20 anni fa avevamo 70 auto ogni 1000 abitanti, ora ne abbiamo 51 e vogliamo ridurle.

Nel 2013 abbiamo attivato l’area “C”: si tratta di uno spazio nel centro della città dove si deve pagare per entrare con un veicolo privato e abbiamo ottenuto una riduzione del 40% del traffico. Ora stiamo per lanciare la zona “B”, che limita l’ingresso in città ai veicoli diesel. Questo avverrà dopo il febbraio 2019. Stiamo anche migliorando il sistema di trasporto pubblico con la costruzione di 5 linee metropolitane. La città sarà coperta e l’aeroporto sarà collegato al centro città in soli 14 minuti. Stiamo comprando autobus elettrici, promuovendo le biciclette e il car sharing. La mentalità dei giovani sta cambiando: non vogliono avere un’auto, ma condividerne l’uso.

Per quanto riguarda i rifiuti ricicliamo il 60%. Abbiamo un accordo con i ristoranti che donano gli avanzi di cibo ai bisognosi e così pagano meno tasse. Alla fine di ottobre avevamo una temperatura di 28 gradi e i cittadini di Milano stanno comprendendo che dobbiamo affrontare i cambiamenti climatici o la situazione diventerà critica”. “Ora è il momento di agire. Abbiamo un problema e non è un problema degli altri”.

Il sindaco di Atene Giorgios Kaminis ha affermato che anche in una situazione di crisi come quella di Atene è essenziale affrontare i cambiamenti climatici, in quanto colpisce soprattutto i più svantaggiati. Dal consiglio comunale è stata sviluppata un’applicazione per i telefoni cellulari per avvertire la popolazione delle ondate di calore affinché si rechi in luoghi freschi a cui ha accesso, o in aree verdi. Ci sono anche seri problemi di incendio. “Le città europee hanno due gravi problemi: i cambiamenti climatici e la migrazione e gli stati non stanno dando risposte, quindi noi dalle città dobbiamo agire perché siamo i più colpiti”, ha dichiarato Kaminis. E aggiunge: “Leggete i recenti annunci del Gruppo Intergovernativo di Esperti sui Cambiamenti Climatici (IPCC) sull’assunzione del rischio”.

Il sindaco di Berlino Michael Müller ha commentato che sono riusciti a ridurre le emissioni attraverso vari strumenti. Hanno sei società immobiliari metropolitane, una società pubblica che si dedica alle energie rinnovabili per l’edilizia abitativa e nell’ambito della mobilità stanno lavorando per introdurre l’auto elettrica, “anche se le grandi case automobilistiche del paese non l’hanno presa sul serio”, dice. L’ambiente e il clima rappresentano una questione trasversale e in ogni ministero di Berlino hanno bilanci applicati al cambiamento. “La politica ambientale non deve essere ridotta alle azioni dell’amministrazione, la cittadinanza dovrebbe vederne i risultati”.

La sindaca di Barcellona ha spiegato che il “Piano Clima” di Barcellona mette l’accento sulla giustizia climatica, dal momento che le grandi emissioni di gas si verificano nei paesi ricchi e il clima colpisce i paesi poveri e le popolazioni con meno risorse e più vulnerabili del pianeta anche all’interno delle nostre città.

 

Articolo di Pilar Paricio pubblicato originariamente su Pressenza e riprodotto su licenza CC BY 4.0

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I Medici per l'Ambiente: «O si cambia o si soccombe»

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Compatti nello stigmatizzare un "sistema" che non solo fa acqua da tutte le parti ma che si ostina anche a volersi autoperpetrare per non ledere interessi acquisiti. Ma così non si può andare avanti, lo rimarcano i medici dell'associazione Isde che hanno diffuso un documento chiarissimo, il cui senso è: «O si cambia o si soccombe».

Gomme invernali: 5 consigli per risparmiare e viaggiare sicuri

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Quando si guida uno degli aspetti fondamentali è avere cura della sicurezza della propria auto allo scopo di proteggere se stessi e gli altri. Le statistiche registrano un drastico calo di incidenti stradali e vittime della strada, sia nel nostro Paese che in tutta Europa. Merito delle politiche e degli obiettivi adottati a livello europeo, tra cui l’introduzione della patente a punti, del controllo della velocità con il Tutor, delle normative relative alla revisione dei veicoli e così via. Uno degli aspetti di cui puoi occuparti personalmente, di fondamentale importanza, è la manutenzione dalla tua auto e, con l’avvicinarsi della stagione fredda, della sostituzione delle gomme estive con le gomme invernali.

Sebbene la legge preveda la possibilità di tenere a bordo le catene da neve, in luogo del montaggio delle gomme invernali, accostarsi al bordo della strada per installare le catene può rappresentare un disagio per te e per gli altri automobilisti, e soprattutto un pericolo. Dall’altra parte, acquistare gli pneumatici invernali presso i negozi specializzati può avere un costo molto elevato. Una soluzione per evitare di spendere somme esagerate è acquistarli online, comparando i prezzi delle varie marche (l’assortimento è sempre vastissimo, dalle marche più economiche a quelle più prestigiose). Il risparmio può superare anche il 50% a parità di marca e misura rispetto ai punti vendita fisici e la consegna può essere fatta direttamente presso le officine convenzionate, normalmente ben distribuite su tutto il territorio nazionale, oppure presso il tuo domicilio senza costi aggiuntivi.

L’acquisto di pneumatici su internet comporta anche altri vantaggi: si può usufruire della consulenza degli esperti a cui si possono richiedere informazioni approfondite e avere consigli sui giusti pneumatici da acquistare per la propria auto in base alle proprie esigenze, o consultare le migliaia di recensioni degli utenti.

Le gomme invernali devono essere efficaci e garantire sicurezza non solo sulla neve, ma anche sulla strada bagnata e si differenziano dagli pneumatici estivi per la differente composizione della mescola e un disegno del battistrada che garantisce maggiore aderenza al suolo e un maggior controllo del veicolo quando l’asfalto ha una temperatura inferiore ai 7° ed è umido o bagnato.

Il codice della strada prevede l’uso obbligatorio delle gomme invernali dal 15 novembre al 15 aprile in tutta Italia. In alternativa è consentito avere a bordo le catene da neve. Il mancato rispetto di questa norma comporta non solo sanzioni pecuniarie, ma in caso di comportamento reiterato o guida pericolosa, anche la perdita di punti della patente.

Ecco infine 5 consigli per viaggiare sicuri anticipando l’inverno e prevenire il rischio di incidenti:

  1. sostituire per tempo gli pneumatici estivi con gomme invernali. Quando la temperatura esterna raggiunge i 7°C è il momento giusto. Non aspettate i primi fiocchi di neve per sostituire le gomme: i gommisti avranno lunghe code e non è detto che quando tocca voi troviate la vostra misura.
  2. Sostituite sempre tutti e quattro i pneumatici con lo stesso tipo.
  3. Misurate regolarmente la pressione delle gomme quando sono fredde (controllate anche la ruota di scorta).
  4. Quando guidate su strade bagnate, innevate o ghiacciate adattate la velocità alle condizioni stradali e al carico del veicolo, e aumentare le distanze di sicurezza.
  5. Evitate quanto più possibile manovre brusche con lo sterzo e i pedali e, se potete, fate un test di frenata con i vostri nuovi pneumatici in un tratto di strada completamente libera quando è bagnata o innevata, per vedere come si comporta la vostra auto con le nuove gomme e qual è la nuova distanza di arresto.

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Michelle Obama si racconta: “Becoming – la mia storia”

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L’autobiografia intima e appassionante della ex-first lady degli Stati Uniti che ha ispirato il mondo.

“Nella mia vita, finora, sono stata avvocato, dirigente di un ospedale e direttore di un ente non profit che aiuta i giovani a costruirsi una carriera. Sono stata una studentessa nera della working class in un costoso college frequentato in prevalenza da bianchi. Sono stata spesso l’unica donna e l’unica persona afroamericana presente nella stanza, in molte stanze diverse. Sono stata moglie, neo-mamma stressata, figlia lacerata dal dolore del lutto. E, fino a non molto tempo fa, sono stata la first lady degli Stati Uniti d’America, un lavoro che ufficialmente non è un lavoro, ma che mi ha offerto una tribuna che mai avrei immaginato. Mi ha stimolato e mi ha reso umile, mi ha tirato su il morale e abbattuto, a volte nella stessa circostanza”

Si intitola “Becoming – La mia storia” il nuovo libro di Michelle Obama, tradotto in 25 lingue e uscito contemporaneamente ieri in tutto il mondo.

Racconta della donna, della madre, della First Lady: un ritratto a tutto tondo, teso a mostrare la fragilità della condizione umana e la forza che l’amore può muovere.

L’incontro con Barack, la crescita delle figlie, il rapporto ambivalente con la politica. Tutto questo e molto altro. Edizione Garzanti.

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Riqualificare casa in modo green è una questione di….cuore

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Il patrimonio edilizio italiano ha un gran bisogno di una riqualificazione energetica. L’80% degli stabili residenziali oggetto di compravendita appartiene alle classi energetiche più scarse, ovvero E, F e G. Solo di quest’ultima ne fa parte il 56% del totale.

Il progetto Heart, che significa sì “cuore” ma è l’acronimo di Holistic energy and architectural Retrofit Toolkit e si propone di riqualificare in chiave green gli edifici, Foto Pixabay

Per portare le abitazioni energivore a una classe decisamente più virtuosa occorre operare in deep retrofit, ovvero interventi che vanno a riqualificare in modo profondo il costruito. Ma c’è modo e modo di realizzarli: per contare su risparmi non solo nei consumi ma anche nei tempi di realizzazione è nato il progetto europeo Heart, guidato dal Politecnico di Milano che intende operare in maniera olistica e integrata, contando sull’apporto della tecnologia più avanzata, per risparmiare fino all’80% dei consumi e veder realizzare l’intervento con tempi inferiori del 30% rispetto alle tempistiche tradizionali. Non solo: è pensato perché si possa rientrare nell’investimento entro 15 anni, ossia un tempo decisamente sostenibile.

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