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L'arte di lasciare andare per alleggerirsi la vita

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Published in: Mente & emozioni

E' una visione che, tra le altre cose, ritorna al valore delle cose: non certo quello monetario però. Piuttosto a quello vero; alla relazione che c'è e che serve, con gli oggetti, con la realtà. E' una dimensione più autentica e rispettosa che può partire dalle scelte della propria vita quotidiana. “Viviamo in un mondo oggettivamente pesante – spiega Rossella Panigatti, autrice del libro L'arte di lasciare andare, edito da Tea -: per ciò che ci accade direttamente, per la pressione a cui siamo sottoposti e in generale per tutto quello che succede, nel mondo reale come nel mondo virtuale, intorno a noi”. “Alleggerire” è il motto, l'obiettivo, l'orientamento, la visione che possiamo portare nella nostra vita. Meno calorie, meno oggetti, meno scarpe, meno... quello che volete voi. Si può cominciare da quello che risulta più facile, naturalmente (agevolando un'attitudine, un'abitudine che probabilmente ancora non è nostra e, sicuramente, viene e verrà quotidianamente messa in discussione, ridicolizzata, sminuita, sottovalutata da molti: in casa, al lavoro, tra gli amici): dal souvenir di poco valore di quel viaggio bellissimo, mai dimenticato; dalle foto delle elementari, dei primi amori; dalla coperta oramai rovinata ma che scalda per affetto. 

Dopo, una volta presa la mano, si potrà cominciare a pensare anche ad operazioni un tantino più impegnative: una casa che non corrisponde più alle proprie esigenze un lavoro che non dà soddisfazioni, una relazione che si trascina per abitudine. Cose così. Lasciare andare, buttare, fare spazio: non solo per dare al “nuovo” la possibilità di arrivare ma proprio per avere spazio, posto libero. Aria, respiro e così nuove possibilità di movimento. Il cambiamento. 

Leggi anche: 5 strategie pratiche per lasciare andare e vivere senza zavorre

Scegliere la leggerezza è come decidere di fare un trasloco, anche solo simbolico. Una volta presa la decisione, bisogna iniziare ad elaborare la perdita: lasciare andare qualcosa che è stato con noi, che ci ricorda la nostra vita, che ci ha accompagnato per un certo periodo, che è stato parte della nostra identità. Inizialmente il terreno potrebbe risultare un po' traballante o impervio. Il trucco, in questo caso, è tornare al proprio centro: nel cuore. Ascoltarsi oltre le parole, le emozioni e i pensieri che sussurrano la paura e la consuetudine.

Se ci guardiamo intorno, la natura ci insegna che è tempo. L'autunno è la stagione delle foglie a terra: gli alberi le hanno lasciate andare. Il tempo di stare insieme, della collaborazione reciproca è finito. Restano i tronchi, in piedi, essenziali, a mostrare i rami che si slanciano nel cielo. Anche gli animali selvatici si preparano all'essenzialità che dovranno affrontare nei giorni più freddi.

Potrebbe essere questo, anche per noi, un buon tempo per avvicinarci alla leggerezza del lasciare andare. Cominciare da lì, provare. E poi, magari, con i propri tempi e la propria visione (anche della leggerezza) proseguire. Una cosa è comunque certa: una crescita nella decrescita felice è un modo per rispettare se stessi, la Terra e anche per apprezzare di più, e per davvero, quello che si ha. Vale la pena di tentare.

Anna Maria Cebrelli

Centrale a carbone di Brindisi: impatti sanitari e ambientali devastanti

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Published in: Ambiente

Per le due associazioni, si tratta di una situazione drammatica sia per la salute che per l'ambiente. Secondo i dati forniti dal WWF, la centrale a carbone brindisina è quella che emette più sostanze inquinanti e CO2 (13,11 milioni di tonnellate nel solo 2015), ma fino al 2028 potrà continuare a operare. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che le associazioni ritengono illegittima è stata rilasciata il 3 luglio 2017 e permetterà all’impianto di funzionare fino al 2028.

Alla base del ricorso al Tar le associazioni portano ben quattro motivi. In primo luogo, l’Autorizzazione sarebbe stata rilasciata senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), dopo un primo dissenso del ministro della Salute e del Comune di Brindisi, superato a seguito dell’intervento del Consiglio dei ministri. Si tratta di una mancanza decennale, visto che da 24 anni la centrale Enel di Brindisi Sud opera senza essere mai stata sottoposta a valutazioni di impatto ambientale e sanitario di alcun tipo.

A seguire vi sono poi gli impatti sanitari devastanti e più volte ignorati. Secondo WWF e ClientEarth, i risultati di uno studio realizzato dall’Arpa Puglia e reso noto oltre un anno fa, a settembre del 2016, hanno dimostrato quella che in realtà sembra un'ovvietà ossia che a una maggiore esposizione alle poveri sottili e all’anidride solforosa di origine industriale, corrisponda un aumento della mortalità per tumore, di patologie cardiovascolari e respiratorie.

“Dietro questi fatti c’è la sofferenza di moltissime persone e di un’intera comunità” ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “La centrale di Brindisi è il simbolo della battaglia WWF per chiudere con il carbone, per la tutela della salute dei cittadini, del territorio e del clima globale. La storia di grande inquinamento che ha colpito una delle località più belle di Italia deve vedere la parola fine; ora deve iniziare il futuro del rilancio di un territorio naturalmente vocato allo sviluppo pulito e rinnovabile. Vorremmo da parte di tutti un impegno visibile e concreto a favore di un radicale e tempestivo cambio di rotta, ponendo fine alle produzioni inquinanti e risanando l’area”.

“Le emissioni industriali hanno contribuito a creare una situazione sanitaria critica nel territorio di Brindisi”, ha aggiunto Ugo Taddei, avvocato di ClientEarth, no profit europea specializzata in controversie legali nel campo della protezione dell’ambiente e della salute, con azioni avviate in tutta Europa. “È incredibile che un nuovo permesso sia stato concesso senza alcuna valutazione degli impatti sulla popolazione locale. Non esistono cittadini di serie A e serie B: abbiamo tutti diritto a vivere in un ambiente sano e pulito. Esiste un obbligo giuridico e morale di utilizzare le migliori tecniche disponibili per tutelare la salute e siamo intenzionati a farlo rispettare anche nella centrale di Brindisi”.

Il terzo punto del ricorso riguarda proprio le emissioni. Secondo le associazioni, per molte delle sostanze inquinanti non sono rispettati i parametri di legge per abbattere in modo più efficace gli inquinanti emessi dall'impianto.

Ultimo ma non per importanza il trattamento dei rifiuti. La nuova AIA infatti sarebbe gravemente carente in materia di smaltimento dei rifiuti.

“Eppure, secondo quanto contestato dalla magistratura penale in un recente atto di sequestro, i rifiuti pericolosi e non pericolosi prodotti dalla Centrale Enel Federico II di Brindisi sarebbero stati mischiati insieme, con un indebito profitto contestato dalla magistratura di circa mezzo miliardo di euro in cinque anni”.

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Anche se entro il 2025, l'Italia dovrebbe dire addio al carbone grazie alla nuova Strategia Energetica Nazionale, per il WWF e ClientEarth questa decisione dovrebbe diventare operativa il prima possibile.

Francesca Mancuso

Nasce l'Atlante dei Cammini: 40 percorsi per scoprire l'Italia a piedi (e non solo)

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Published in: Eco-Turismo

Un modo nuovo e originale per incentivare il turismo lento, quello dei viaggi a piedi e far conoscere le meraviglie del nostro Paese. Non a caso è la prima mappatura ufficiale dei cammini d’Italia.

Un contenitore di percorsi e itinerari pensato come una rete di mobilità slow che attualmente contiene oltre 40 cammini: ci sono quelli dedicati ai santi, come i cammini francescani, laureatani e benedettini, quelli dedicati ai briganti come il sentiero che attraversa l’Aspromonte, il cammino di Dante che attraversa i luoghi dove Dante visse in esilio e scrisse la Divina Commedia.

E ancora, il sentiero della Pace che ripercorre luoghi e memorie della Prima Guerra Mondiale, e ancora la Via Appia, la Via Francigena, la Via degli Dei, il cammino di San Vicinio, la Via degli Abati, il sentiero Liguria, la Via Romea Germanica, il Sentiero del Dürer, il cammino di San Benedetto e tanti altri.

Tutti racchiusi nel sito di Cammini di Italia che diventa così uno strumento che agevola viaggiatori e turisti che possono muoversi a piedi, in bicicletta e con altre forme di mobilità sostenibile, promuovendo quindi una modalità diversa di turismo.

“È un progetto pensato per quanti vogliono, e sono sempre di più, vivere il nostro Paese, andando al di là di una semplice vacanza. Per i visitatori che amano immergersi in quel patrimonio diffuso di arte, buon cibo, paesaggio e spiritualità che rappresentano l’essenza dell’Italia” ha sottolineato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini.

L’idea di realizzare un portale unico dedicato ai cammini è nata durante l’anno Nazionale dei Cammini 2016 proclamato con una direttiva del Mibact e che ha visto insieme impegnati Stato, Regioni, Comuni, Enti locali, pubblico e privato per valorizzare 6600 chilometri di cammini naturalistici, religiosi, culturali e spirituali che attraversano l’intero Paese, una fetta d’Italia poco conosciuta.

Nel portale ci sono le mappe con relative informazioni su distanza, segnaletica, snodi e tutte ciò che serve sapere prima di mettersi in viaggio. I cammini per essere inseriti devono rispettare undici criteri che vanno dalle infrastrutture presenti, ovvero segnaletica, percorsi fruibili in sicurezza, strade asfaltate etc fino ai servizi di alloggio e ristorazione, senza dimenticare vigilanza e manutenzione.
Dagli enti locali erano arrivate 113 proposte, ma solo 41 hanno per ora superato il vaglio.

Ecco i cammini che vi consigliamo:

I Cammini, quindi, si inseriscono nel più generale progetto, delineato dal Piano strategico 2017-2022, di un’Italia visitabile in maniera slow, lenta. Non solo itinerari, ma anche punti di ristoro, pernottamento e assistenza per camminatori e ciclisti (da qui l’iniziativa di recupero delle case cantoniere e dei beni demaniali inutilizzati) e di spazi dedicati all’artigianato, all’enogastronomia e alla più generale conoscenza dei territori che si attraversano.

Insomma non ci sono più scuse, le bellezze italiane ci aspettano.

Dominella Trunfio

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Vitamina D: tutte le conseguenza di una carenza

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Published in: Salute & Benessere

Un’eventuale carenza di questa vitamina, valutata attraverso uno specifico esame del sangue, è da tenere sotto controllo, soprattutto nei bambini e se superata una certa età.

Molti studi nel corso degli anni hanno dimostrato la sua importanza nella prevenzione di diverse malattie tra cui tumori e disturbi del sistema nervoso, ma anche nei confronti di alcune infezioni. La vitamina D è liposolubile, quindi si scioglie nei grassi, e, a differenza delle altre vitamine, si comporta come se fosse un ormone, agendo su diversi organi e tessuti.

Non tutti sanno che:

  • solo in minima parte riusciamo ad assicurarci il fabbisogno di vitamina D attraverso l’alimentazione e in maniera non sufficiente a raggiungere il fabbisogno. Si tratta per lo più di cibi di origine animale come pesce, latte e uova o dei cosiddetti “alimenti fortificati”, in cui quindi è indicata in etichetta la presenza di vitamina D addizionata. Tra gli alimenti di origine vegetale sono ricchi di vitamina D i funghi
  • per acquisire una buona dose di vitamina D abbiamo bisogno di esporci regolarmente al sole, ogni giorno per almeno 20-30 minuti. Alcuni fattori, però, possono ostacolare la produzione di questa sostanza, come l’uso di protezioni solari. Con questo non vi diciamo di non proteggervi dall’azione dannosa dei raggi ultravioletti, ma di continuare a utilizzare le creme protettive nelle ore più calde del giorno riservando almeno una mezz'ora di tempo ad un’esposizione senza crema, ma solo quando il sole è basso e non c’è più il rischio di scottature
  • fattori che inibiscono l’assorbimento di vitamina D sono anche l’obesità, l’inquinamento atmosferico e l’anzianità
  A cosa serve la vitamina D

Mettiti al sole che ti fa bene alle ossa! Le nonne lo dicono sempre, a volte senza nemmeno sapere che è proprio la vitamina D la dispensatrice di tutti i beni: fondamentale per la buona salute delle ossa (regola infatti il metabolismo del calcio sia per quanto l’assorbimento sia la fissazione del minerale nelle ossa), per la mineralizzazione dei denti e dunque è essenziale per la crescita nel caso dei più piccoli e per la salute del corpo quando si tratta di anziani.

La vitamina D si mostra utile anche nell’assorbimento a livello intestinale di altri minerali preziosi per il nostro organismo, come il fosforo, e nella regolazione del sistema nervoso. Una costante esposizione al sole con conseguente produzione di vitamina D aiuta anche nel caso in cui si soffra di depressione e serve anche al buon funzionamento del sistema muscolare, a rafforzare le difese immunitarie e ad agire come protezione contro alcuni tipi di tumori e malattie come l’Alzheimer.

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Cosa succede se c’è carenza di vitamina D

Molte possono essere le conseguenze di una carenza di vitamina D. Tutte, comunque, variano in base all'età e alle condizioni di saluute. Tra le conseguenze di una carenza:

  • rachitismo: è una delle conseguenze più gravi e note della carenza di vitamina D nei bambini, dovuta o a una carenza di vitamina D provocata dalla mancata esposizione alla luce del sole o da un apporto alimentare scarso. Negli adulti la carenza di questa vitamina può portare a deformazione ossee, inarcamenti anomali a livello degli arti inferiori e della colonna vertebrale
  • depressione: la vitamina D stimola la produzione di serotonina, l'ormone della felicità.
  • Alzheimer: uno studio mette in relazione la carenza di vitamina D all'aumento del rischio di ammalarsi di Alzheimer, con particolare riferimento alle popolazioni che vivono in zone del mondo poco soleggiate
  • rischi per il cuore: un altro studio evidenzia che bassi livelli di vitamina D potrebbero essere dannosi per il cuore
  • rischio sclerosi multipla per le donne: la carenza di vitamina D si associa anche a un rischio raddoppiato per le donne di ammalarsi di sclerosi multipla
  • malattie autoimmuni: cassi livelli di vitamina D potrebbero portare ad una maggiore incidenza di malattie autoimmuni, come l'artrite reumatoide, il Lupus e il diabete di tipo 1

Germana  Carillo

La grande muraglia verde: 8mila Km di alberi per salvare l'Africa

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Published in: Ambiente

La Grande Muraglia Verde è un progetto guidato dall'Africa con un'ambizione epica: sviluppare un enorme striscia di vegetazione che attraversa tutto il paese. Una volta completata, sarà la più grande struttura vivente sulla Terra e una nuova Meraviglia del Mondo.

Essa nasce nella regione del Sahel, al confine meridionale del deserto del Sahara, uno dei luoghi più poveri del pianeta. Il Sahel è tra le aree più a rischio per via degli effetti dei cambiamenti climatici e milioni di abitanti stanno già affrontando il loro impatto devastante. Le siccità persistenti, la mancanza di cibo, i conflitti per la scarsità di risorse naturali e la migrazione di massa verso l'Europa sono alcune delle conseguenze più note.

Eppure le popolazioni locali del Senegal in Occidente e Gibuti in Oriente stanno combattendo. Dalla nascita dell'iniziativa nel 2007, la speranza di una nuova vita è diventata più concreta, grazie anche a una maggiore sicurezza alimentare, posti di lavoro e stabilità.

Si tratta di una pionieristica iniziativa guidata dall’Unione Africana che sta operando per creare un vasto sistema (o mosaico) di paesaggi produttivi verdi tra il Nord Africa, il Sahel e il Corno d'Africa.

La Great Green Wall for the Sahara and Sahel Initiative coinvolge oggi più di 20 paesi della regione sahelo-sahariana, tra cui Algeria, Burkina Faso, Benin, Ciad, Capo Verde, Gibuti, Egitto, Etiopia, Libia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Gambia, Tunisia.

Un'idea che nasce oltre 60 anni fa, quando Richard St. Barbe Baker, nel 1952, durante una spedizione nel, propose di realizzare una "barriera verde" per contrastare l'avanzata del deserto. L'idea è stata poi riproposta nel 2002 al summit di N'Djamena (Ciad) in occasione della Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione e alla Siccità. È stata approvata dalla Conferenza dei capi di Stato e di Governo della Comunità degli stati del Sahel e del Sahara nel corso della loro settima sessione ordinaria tenutasi a Ouagadougou (Burkina Faso) nel 2005.

Più che la linea di alberi inizialmente immaginata, l'iniziativa punta a un mosaico di interventi volti anche allo sviluppo delle zone rurali rafforzando gli ecosistemi.

Il progetto è iniziato nel 2007 ma ci vorranno anni per portarlo a termine. La Grande Muraglia Verde sarà lunga 8.000 km, larga 15 km e coprirà 11 paesi. Il progetto prevede di piantare, tra gli altri anche delle acacie, alberi resistenti alla siccità, le cui radici conservano acqua nel suolo.

“La Grande Muraglia Verde non è solo per il Sahel. È un simbolo globale per l'umanità che supera la sua più grande minaccia, il nostro ambiente mutevole. Ci dimostra che se possiamo lavorare con la natura, anche in posti impegnativi come il Sahel, possiamo superare le avversità e costruire un mondo migliore per le generazioni future” si legge sul sito ufficiale.

Non solo lotta ai cambiamenti climatici. L'iniziativa sta trasformando la vita di milioni di persone fornendo terreni fertili, uno dei beni naturali più preziosi dell'umanità, sicurezza alimentare, posti di lavoro verdi, dando reddito reale alle famiglie, ponendo un freno all'emigrazione ma soprattutto è un simbolo di pace nei paesi in cui i conflitti continuano a minacciare la popolazione.

“Stiamo aumentando la resilienza al cambiamento climatico in una regione in cui le temperature dovrebbero salire più velocemente rispetto a qualsiasi altra parte della Terra”.

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La soluzione è sempre offerta da Madre Natura, basta solo ascoltarla.

Francesca Mancuso

Picasso: in mostra a Genova le opere da cui non si separava mai

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Published in: Arte e Cultura

Dal 10 novembre fino al 6 maggio 2018, il capoluogo ligure ospita una parte rilevante delle opere custodite finora nel museo parigino. La mostra che si chiama appunto 'Picasso - capolavori dal Museo Picasso di Parigi', è curata da Coline Zellal, conservatrice del patrimonio del Museo Picasso di Parigi e promossa da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Comune di Genova e Regione Liguria e organizzata da Mondomostre Skira in collaborazione con il Museo Picasso di Parigi.

L’esposizione, che si inserisce nell’ampio progetto "Picasso-Méditerranée", è allestita dall’architetto Corrado Anselmi e promette di raccontare il pittore come non lo si era mai visto, soprattutto perché queste sue opere, sono state tenute segrete.

Una mostra, dunque, che vuol documentare, attraverso più di 50 quadri di Picasso e numerose fotografie, non solo il percorso artistico del genio catalano, attraverso i diversi periodi e i vari stili dell’artista dall’inizio del Novecento fino agli anni Settanta, ma anche mostrare le opere più care.

Dagli studi preparatori per le “Demoiselles d’Avignon” fino alle opere tardive degli anni ’70, l’esposizione ripercorre oltre mezzo secolo di sperimentazioni e testimonia la straordinaria varietà che caratterizza la pittura di Picasso, la storia delle abitazioni dell’artista e delle vite incrociate di opere e abitanti.

Ci sono le rare fotografie dell’atelier del Bateau-Lavoir, i ritratti fotografici dei figli Claude e Paloma e gli autoritratti nel mas di Notre-Dame-de-Vie a Mougins e tanto altro. Il tutto per festeggiare i 100 anni dal viaggio di Picasso in Italia e rendere omaggio alla madre del pittore che era ligure.

“Dipingo come gli altri scrivono le loro autobiografie I miei quadri, finiti o no, sono le pagine del mio diario e, in quanto tali, sono validi. Il futuro sceglierà le pagine che preferirà. Non sta a me farlo” diceva Picasso.

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In un percorso da atelier in atelier, la mostra ripercorre il faccia a faccia che Picasso riassume, dieci anni prima di morire, in poche parole scribacchiate su un taccuino da disegno il 27 marzo 1963:

"La pittura è più forte di me, mi fa fare quello che lei vuole".

Dopo Genova, la mostra viaggerà nei Paesi del Mediterraneo, toccando oltre 60 musei di tutto il mondo.

Mostra Picasso Genova, orari e biglietti Orari

Lunedì: 11.30 - 19.30
Da Martedì a Giovedì: 09.30 - 19.30
Venerdì: 09.30 - 22.00
Sabato e Domenica: 09.30 - 19.30

Biglietti

Intero con audioguida: € 13,00
Ridotto con audioguida: € 11,00

Per conoscere tutte le altre tariffe e acquistare il biglietto online clicca qui

Dominella Trunfio

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Esplode la popolazione di meduse: le cause, i pericoli e le (discutibili) soluzioni

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Published in: Animali

Boom di meduse, le cause e i pericoli

Un mix pericoloso: riscaldamento globale e pesca intensiva stanno facendo proliferare le popolazioni di meduse. Dal momento che ci sono meno pesci per mangiarle, il loro numero è in costante aumento. E le conseguenze sono piuttosto preoccupanti sia per gli ecosistemi marini che per le attività umane.

Basti pensare che esse possono essere pericolose anche per le centrali nucleari perché possono bloccare l'acqua che raffredda i reattori così come gli allevamenti di pesci, dove migliaia di meduse si bloccano nelle reti, talvolta uccidendo centinaia di salmoni a causa della ridotta quantità di ossigeno.

Alcune specie sono velenose, e quindi è necessaria cautela quando ne troviamo alcune vicino a noi in mare o sulle spiagge. Il problema purtroppo non sembra accennare a migliorare anzi, peggiora perché i mari diventano più acidi e più caldi.

... e le discutibili soluzioni

Ma invece di pensare a come fare per prevenirne la diffusione, andando alla radice del problema, l'Unione Europea ha deciso di fermarle prima che raggiungano le nostre acque costiere, sfruttandole per vari scopi. Dal momento che la potenziale massa di queste fioriture in Europa è enorme, l'UE vuole trovare un modo per utilizzare le meduse.

Il progetto GoJelly, coordinato dal GEOMAR Helmholtz Center for Ocean Research, in Germania, vorrebbe utilizzare le meduse come materia prima per la produzione di filtri microplastici, fertilizzanti o alimenti per la pesca. L'Unione europea ha ora approvato un finanziamento di 6 milioni di euro.

Soluzioni che suscitano un sorriso amaro. É vero che ormai le meduse sono molto diffuse ma invece di pensare a come sfruttarle per fini commerciali si dovrebbe investire per ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici.

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Se ne sta discutendo proprio in questi giorni a Bonn, in occasione della Cop23. Limitare l'aumento globale delle temperature è l'unica strada da percorrere per salvare il Pianeta dalla catastrofe climatica e dalle sue conseguenze.

Francesca Mancuso

Basta antibiotici negli animali d'allevamento sani: le nuove linee guida OMS

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Published in: Alimentazione & Salute

Nel rapportoUse of medically important antimicrobials in food-producing animals” l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di smettere di utilizzare antibiotici in modo regolare per promuovere la crescita e prevenire la malattia negli animali sani.

Le nuove raccomandazioni dell’Oms – sviluppate in base a una revisione sistematica pubblicata su The Lancet che ha rilevato che gli interventi che limitano l’uso degli antibiotici negli animali utilizzati per produrre cibo (tutti animali terrestri e acquatici utilizzati per la produzione di alimenti) hanno ridotto i batteri resistenti agli antibiotici in questi animali fino al 39% - hanno lo scopo di contribuire a preservare l’efficacia degli antibiotici importanti per la medicina umana riducendo il loro uso inutile negli animali che producono cibo. In alcuni Paesi, circa l’80% del consumo totale di antibiotici di rilevanza medica è nel settore degli animali, in gran parte per la promozione della crescita negli animali sani.

L'eccessivo uso e l'uso improprio degli antibiotici negli animali e negli esseri umani contribuisce alla crescente minaccia della resistenza agli antibiotici. Alcuni tipi di batteri che causano infezioni gravi negli esseri umani hanno già sviluppato una resistenza alla maggior parte o a tutti i trattamenti disponibili. Non a caso Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, afferma che “la mancanza di antibiotici efficaci è una grave minaccia alla sicurezza, un focolaio improvviso e mortale. L’azione forte e sostenuta in tutti i settori è fondamentale se vogliamo bloccare la marea della resistenza antimicrobica e mantenere il mondo al sicuro”.

Risultato? Gli animali sani dovrebbero ricevere solo antibiotici per prevenire le malattie se e solo se queste sono stati diagnosticate in altri animali nello stesso gregge, allevamento o nella stessa popolazione di pesci. E non solo, laddove ce n’è la possibilità, gli animali malati devono essere sottoposti a dei test per definire qual è l’antibiotico più efficace e a minor rischio per curare la loro specifica infezione.

Gli antibiotici utilizzati negli animali dovrebbero essere selezionati tra quelli che l'Oms ha elencato come “a minor rischio” per la salute umana e non da quelli classificati come “a maggior rischio e criticità”.

Probabile e non impossibile? Vedremo la reazione degli allevatori e delle industrie. Intanto, secondo i dati diffusi a metà ottobre dall’Agenzia europea del farmaco, tra il 2010 e il 2015 le vendite di antibiotici veterinari si sono ridotte in media del 13,4% in 25 Paesi su 30 dell’Unione europea e dell’Area economica europea. I dati variano da Paese a Paese: a Cipro, in Italia e in Spagna le vendite di questi farmaci per gli animali allevati per la produzione di cibo sono le più copiose.

Insomma, prevenire la resistenza agli antibiotici si può. Noi nel nostro piccolo possiamo seguire alcune semplici norme, come:

  • Usare solo antibiotici quando prescritti da un medico
  • Non condividere o utilizzare antibiotici residui
  • Prevenire le infezioni lavando regolarmente le mani, preparando gli alimenti in modo igienico, evitando stretti contatti con i malati, praticando il sesso sicuro 
  • Cucinare seguendo le cinque chiavi dell'Oms al cibo più sicuro: tenere pulito, tenere separato e cotto, cuocere a fondo, conservare alimenti a temperature sicure, utilizzare acqua e materie prime sicure
  • Scegliere cibi che sono stati prodotti senza l'uso di antibiotici

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Germana Carillo

Il segreto oscuro del cioccolato: come sta uccidendo la foresta pluviale

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Published in: Altri alimenti

Ne avevamo parlato nel mese di settembre riprendendo la denuncia fatta da The Guardian, il giornale britannico secondo cui, il cacao utilizzato da multinazionali come Mars, Mondelez e Nestlé, sta mettendo seriamente a rischio la foresta pluviale della Costa d'Avorio.

Dopo l’inchiesta legata all’industria del cioccolato, i governi del Ghana e della Costa d'Avorio stanno adesso formulando dei piani per fermare immediatamente nuove deforestazioni.

Accanto alle denunce del quotidiano inglese ci sono anche quelle del gruppo ambientale Mighty Earth che ha pubblicato il Dark Secret Chocolate, una relazione che ha scoperto che "una grande quantità del cacao utilizzato nel cioccolato prodotto da Mars, Nestle, Hershey, Mondelez e altre compagnie di cioccolato è stata coltivata illegalmente".

Secondo gli ambientalisti funzionari ivoriani che avrebbero dovuto proteggere i parchi nazionali e i boschi protetti avrebbero accettato tangenti per permettere agli agricoltori di tagliare alberi per fare spazio alle coltivazioni di cacao.

Cacao poi acquistato da intermediari e venduti ai colossi tra cui Barry Callebaut e Cargill, società che vendono a Mars, Cadbury e Nestlé. Ma finalmente uno spiraglio si apre.

I governi sono già all’opera per sanzionare chi ha sbagliato e punire i funzionari corrotti. Non solo, ci sono controlli a tappeto per distruggere tutte le piantagioni illegali e ripiantare gli alberi nella foresta pluviale.

“L'azione intrapresa dai governi è molto promettente ma avrà successo solo se anche i produttori di cacao intraprenderanno delle misure di contrasto alle coltivazioni illegali”, ha detto la Mighty Earth.

"Il grande pericolo è che l’industria del cacao agisca contro i governi e non dia il proprio sostegno finanziario”, ha detto Etelle Higonnet, autore principale della relazione.
Non basta, quindi, un impegno formale a utilizzare solo cacao certificato e sostenibile, serve che Mars, Cadbury e Nestlé e tutte le altre multinazionali contribuiscano al risanamento dei piani boschivi e si assumano la responsabilità di ridare vita a zone completamente depauperate.

Il piano dei governi è proprio questo: quello di far sì che ognuno si assuma la responsabilità di un pezzo di foresta, soprattutto perché la decimazione degli alberi contribuisce in maniera notevole al verificarsi di disastri climatici.

Ad oggi, dunque, le intenzioni ci sono, ma non è chiaro chi pagherà per mettere in atto il piano del governo ivoriano. Senza dimenticare che bisognerà agire nel rispetto delle popolazioni che vivono nei dintorni e che, seppur sfruttati, vivono grazie alle piantagioni di cacao.

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Da un lato, quindi, c’è la questione ambientale, dall’altro quella umana: è necessario che si contribuisca alla rinascita della foresta, ma che si trovi la formula giusta per assicurare agli abitanti altre forme di sostentamento.

Dominella Trunfio

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Ecco come saranno le case su Marte: il MIT si ispira agli alberi

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Published in: Bioedilizia e Bioarchitettura

Il team ha sviluppato IL concept per il Mars City Design 2017, un concorso internazionale incentrato sulle città sostenibili su Marte da costruire nel prossimo secolo.

Il progetto urbano vincente si chiama Redwood Forest ed è basato su cupole che possono ospitare fino a 50 persone. Esse offrono spazi aperti e pubblici che contengono piante e acqua abbondante.

Al loro interno una struttura di strade ramificate “ad albero” garantisce gli spostamenti da una cupola all'altra tramite una rete di gallerie sotterranee, o radici, dalle quali è possibile accedere anche agli spazi privati.

Le radici offrono ai residenti anche protezione dalle radiazioni cosmiche, da eventuali impatti con piccioli meteoriti e dalle variazioni termiche estreme. Su Marte c'è una forte escursione termica dovuta anche al fatto che il pianeta ha un'atmosfera sottile (e quindi una bassa pressione atmosferica) e una bassa capacità di trattenere il calore del suolo. Inoltre, le temperature variano dai −140 °C degli inverni polari a 20 °C dell'estate.

Valentina Sumini e Caitlin Mueller hanno guidato la squadra interdisciplinare, che comprendeva nove studenti del MIT.

Sumini descrive il progetto e la metafora della foresta:

“Su Marte, la nostra città fisicamente e funzionalmente imiterà una foresta, utilizzando risorse marziane locali come ghiaccio e acqua, regolite (o terreno) e sole per garantire la vita”.

Ogni habitat ad albero incorpora un sistema strutturale ramificato e un involucro gonfiato, ancorato alle radici, che sono dei veri e propri tunnel. Inoltre, ogni cupola è unica e contribuisce a diversificare gli spazi urbani, come ha spiegato il team, che si è prefisso lo scopo di costruire un ambiente confortevole per gli abitanti utilizzando l'architettura incentrata sulla sostenibilità.

Tutta l'energia necessaria alle cupole e ai suoi abitanti verrà fornita dal sole e ogni “albero” sarà progettato come un ambiente ricco di acqua. Quest'ultima servirà non solo a soddisfare il fabbisogno degli abitanti ma proteggerà anche dalle radiazioni, aiuterà a gestire i picchi di calore e aiuterà le aziende agricole idroponiche a far crescere i vegetali.

I pannelli solari produrranno energia per dividere l'acqua accumulata per la produzione di carburante per i razzi, ossigeno e per la ricarica di celle a combustibile a idrogeno, necessarie per alimentare veicoli e per fornire energia di backup in caso di tempeste di polvere.

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Molte delle soluzioni del progetto potrebbero essere utili anche sulla Terra, dai veicoli elettrici che viaggiano nelle reti multilivello sotterranee agli habitat ad albero che, secondo i progettisti, potrebbero creare spazi di vita e di lavoro in ambienti difficili, come le alte latitudini, i deserti e in fondo del mare. L'agricoltura idroponica sotto le città potrebbe fornire pesce fresco, frutta e verdura con costi inferiori di produzione e trasporto.

Francesca Mancuso

Merendine alla marmellata light: la ricetta senza burro e grassi aggiunti

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Published in: Ricette

Da preparare con marmellate o confetture fatte in casa (o biologiche) possibilmente senza zucchero, le merendine alla marmellata light sono soffici e fragranti proprio grazie all'aggiunta della confettura nell'impasto che conferisce aroma e morbidezza per diversi giorni, oltre che un sapore sempre diverso a seconda del gusto di composta di frutta scelto.

Ingredienti per 12 merendine
  • 2 uova (95 gr scusciate)
  • 120 gr di farina di semola rimacinata
  • 100 gr di marmellata o confettura
  • 80 gr di zucchero di canna
  • 10 gr di lievito per dolci
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  • Tempo Preparazione:
    15 minuti crica
  • Tempo Cottura:
    20 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 12 merendine
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare le merendine alla marmellata light: procedimento

 

  • Sgusciare le uova in una terrina ed iniziare a lavorarle con la frusta a mano,
  • quando saranno spumose incorporare anche lo zucchero
  • e a seguire la farina e la marmellata,
  • in fine, continuando sempre a montare con la frusta, incorporare anche il lievito per dolci.
  • Versare il composto negli stampi per merendine riempendoli per tre/quarti della loro capacità,
  • infornare e cuocere in forno caldo a 180° per circa venti minuti,
  • a cottura ultimata sfornare,
  • sformare le merendine alla marmellata solo dopo averle fatte un po' raffreddare perchè sono molto morbide e fragili.


Come conservare le merendine alla marmellata:

Le merendine alla marmellata manteranno la loro fragranza per diversi giorni se riposte in appositi contenitori ermetici.

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Ilaria Zizza 

Never ending man: il documentario che racconta lo straordinario Miyazaki (Trailer)

GreenMe -

Published in: Arte e Cultura

Si chiama simbolicamente “Never ending man” ed è distribuito da Nexo Digital ma sarà al cinema solo il 14 novembre. Nel documentario il maestro indiscusso dell’animazione giapponese dice di essere stanco e di non farcela più.

Ma poi accade la magia. Scena dopo scena, si lascia condizionare da un’idea che gli è venuta sfogliando un vecchio blocchetto. E dopo aver detto: ‘Ci sono cose che vorrei ancora fare, ma so che non ce la farò’, si ributta ancora una volta nel suo mondo magico.

“Never ending man” è da un lato un documentario, dall’altro un’intervista, dove tutto ruota attorno a ‘smetto, non smetto’. Miyazaki parla di grafica, della rivoluzione dell’animazione e del suo addio alle scene dopo aver smantellato lo Studio Ghibli.

“Non è un’esagerazione dire che lo Studio esisteva solo per Hayao Miyazaki. E se lui smette di fare film, lo Studio smette di avere uno scopo”, si dice nel film.

“Quando abbiamo iniziato a girare continuava a ripetere di essere solo un vecchio pensionato. Ma poi ho visto riaccendersi la scintilla in lui”, spiega il regista Kaku Arakawa.

Nausicaä della Valle del vento, Il Mio Vicino Tototoro, La Città Incantata, Il castello errante di Howl, solo per citarne alcuni, sono alcuni dei capolavori diretti da Miyazaki che, nel settembre del 2013, annuncia improvvisamente il suo ritiro dal mondo del cinema. Nonostante questa decisione, Miyazaki non ha mai trattenuto il suo inarrestabile desiderio per la creazione e decide quindi, di esplorare nuove forme espressive e nuove tecnologie.

È stato così che un regista della TV giapponese NHK che, lo aveva seguito per oltre dieci anni, ha potuto documentare passo dopo passo il riavvicinamento del maestro al mondo dell’animazione, stavolta col supporto di giovani animatori. Un percorso difficile per Miyazaki che ha sempre lavorato a mano libera.

I meravigliosi capolavori di Miyazaki:

Un approccio intimo per un documentario che ritrae lo Studio Ghibli e Miyazaki all’età di 70 anni, nel tentativo di ritornare alla ribalta. Ancora una volta.

Per conoscere le proiezioni più vicine a te clicca qui

Dominella Trunfio

Tonsille gonfie: cause, sintomi e rimedi che funzionano davvero

GreenMe -

Published in: Salute & Benessere

Le tonsille sono ghiandole che si trovano su entrambi i lati in fondo alla gola e fungono da sentinelle per la difesa del nostro corpo. Producono infatti alcuni globuli bianchi atti a combattere le infezioni ma in alcuni casi anche loro stesse possono venire attaccate e infiammarsi.

Generalmente non ci accorgiamo della loro presenza a meno che le tonsille non siano infette, si arrossino e si gonfino. In quel caso si fanno sentire (eccome!) e compaiono una serie di fastidiosi sintomi.

Tonsille gonfie, sintomi

Le tonsille gonfie possono scatenare una serie di sintomi localizzati principalmente nella cavità orale ma anche diffusi. Nello specifico in caso di tonsillite potremmo veder comparire:

  • Tonsille infiammate: queste piccole ghiandole si arrossano e gonfiano creando difficoltà a deglutire, bruciori e problemi di afonia
  • Mal di gola: questo disturbo è spesso associato alle tonsille gonfie e in alcuni casi aggravato dalla presenza di placche che rendono ancora più difficile bere e mangiare.
  • Linfonodi ingrossati: a causa dell’infiammazione in corso i linfonodi della zona del collo possono gonfiarsi e diventare dolenti.
  • Febbre: in alcuni casi di infiammazione può comparire anche la febbre accompagnata da brividi e mal di testa.
  • Dolori addominali e mal di pancia: questi sintomi si riscontrano soprattutto nei bambini
  • Irritabilità e inappetenza: anche questi sintomi sono caratteristici dei più piccoli.
Tonsille gonfie, cause

Ma perché avviene tutto questo? Quali possono essere le cause delle tonsille gonfie? Generalmente il problema ha origine dalla presenza di microrganismi che hanno infettato la zona entrando da bocca o naso. In particolare si tratta di:

  • Virus: rinovirus, virus dell’influenza e parainfluenzari, enterovirus, adenovirus, virus del morbillo
  • Batteri: come gli streptococchi e gli stafilococchi

Nella maggior parte dei casi le tonsille gonfie sono dovute ad un’infezione virale e tendono a guarire nel giro di 3 o 4 giorni.
C’è da segnalare però che la tonsillite può essere anche un problema ricorrente o cronico. Nel primo caso l’infezione torna più volte in un anno, nel secondo invece ha una durata decisamente più lunga.

Tonsille gonfie, rimedi naturali

Ci sono diversi rimedi naturali che si possono sperimentare in caso tonsille gonfie per cercare di lenire i sintomi, disinfettare la zona e favorire la guargione:

Gargarismi con acqua e sale

Un modo semplice di trattare una tonsillite è effettuare gargarismi più volte al giorno con acqua e sale. In questo modo si contribuisce ad uccidere i batteri e disinfettare, allo stesso tempo il rimedio agisce eliminando i cattivi odori dalla bocca.

Succo di limone

Effettuare sciacqui con succo di limone ma anche berlo avendo cura di lasciarlo un po’ sulla zona delle tonsille prima di deglutire può essere un buon rimedio per sfiammare. Si possono utilizzare due cucchiai di succo fresco di limone mescolato con un po’ di acqua tiepida e se si gradisce si può aggiungere anche un cucchiaino di miele.

Masticare chiodi di garofano

I chiodi di garofano sono una spezia particolarmente alleata di denti e gengive ma utile anche in caso di tonsille gonfie viste le sue doti antisettiche e antibatteriche. Si può dunque masticare un chiodo di garofano per qualche minuto dandogli modo di espletare il suo effetto benefico nella cavità orale.

Propoli

La propoli è adatta in caso di tonsille gonfie e mal di gola. Si rivela particolarmente utile vista la sua capacità di creare una sorta di schermo dall’effetto antibatterico ma anche anestetizzante, aiuta dunque anche a lenire i fastidi dell’infiammazione.

Echinacea

Per aiutare il sistema immunitario a combattere l’infezione si può utilizzare una pianta come l’echinacea che sostiene le naturali difese del nostro organismo.

Zenzero

Una tisana tiepida allo zenzero o aggiungere dello zenzero grattugiato al succo di limone e acqua da bere o con cui fare sciacqui, può essere una buona idea per potenziare l’effetto naturale antinfiammatorio e antidolorifico degli altri rimedi scelti.

Idratare la gola

In caso di tonsille gonfie e irritazione la gola tende a seccarsi. E’ bene quindi mantenerla idratata bevendo molto, non solo acqua ma anche tisane, brodi e minestre tiepide.

Yogurt intero senza zucchero

Anche lo yogurt può svolgere un’azione antibatterica nei confronti delle tonsille. Si può dunque mangiare o lasciare un po’ agire in bocca, la freschezza di questo ingrediente regalerà inoltre sollievo al bruciore.

Dieta ricca di probiotici e vitamine

Come sempre anche una corretta alimentazione gioca la sua parte. In caso di tonsille gonfie si consiglia una dieta ricca di cibi probiotici, ovvero di batteri buoni, e vitamine.

Attenzione all’igiene orale

Per favorire la guarigione è importante anche fare particolare attenzione alla propria igiene orale. Lavarsi bene i denti, passare il filo interdentale e risciacquare la bocca con un collutorio naturale o effettuando gargarismi con acqua e sale sono ottimi sistemi per prendersi cura del proprio cavo orale nella sua complessità.

Nel caso nel giro di pochi giorni la situazione non sia migliorata, è evidente che si rende necessario l’aiuto di un medico che con grande probabilità prescriverà un antibiotico adatto alla situazione. Fortunatamente, solo in rari casi oggi si consiglia l’asportazione delle tonsille (tonsillectomia) mentre prima era una pratica decisamente più comune.

Francesca Biagioli

Tauridi: una pioggia di stelle cadenti illumina il cielo di novembre

GreenMe -

Published in: Universo

Originate dai resti della cometa Encke e da detriti asteroidali, le meteore sono così chiamate perché il radiante, ovvero il punto da dove partono, è nella costellazione del Toro. Lo sciame è in realtà composto di due parti, che originano la corrente Nord e la Sud. Le orbite sono infatti leggermente differenti, determinando due differenti picchi di attività. Quest’anno, comunque, saranno osservabili quasi esclusivamente le Nord.  

Il loro picco è previsto per il 12 del mese, quando la Luna sarà quasi assente (il 18 è prevista Luna Nuova), portando disturbo soltanto nelle ore che precedono l'alba (circa dalle 3h in poi). Ma il 7 e l’8 del mese potrebbe essere osservata la maggior frequenza delle Tauridi più luminose, poichè il 7 corrisponde al nodo orbitale originario della cometa. Vale dunque la pena affacciarsi dalla notte del 7 in poi (nella mappa il cielo dell’8 novembre alle 0.30 circa).

Come spiega l’UAI, le Tauridi Nord mostrano frequenze variabili di anno in anno, producendo talvolta meteore luminose e grossi bolidi. Il radiante, osservabile per tutta la notte già dalla fine del crepuscolo serale, culmina verso la mezzanotte a quasi 70° di altezza.

Questo mese, inoltre, lo sciame sembra irradiarsi da un’area a pochi gradi a sud ovest delle Pleiadi, che renderanno lo spettacolo ancora più affascinante.

Pronti i desideri?

Roberta De Carolis

Expandable Kids Clothing Will Save You Money and Help the Planet

Good News Network -

Thousands of tons of baby clothes end up in landfills every year as children get older and outgrow their former outfits – but this new material, which has been nominated as a Dyson Awards finalist, could change that. The Petit Pli is a kind of pleated children’s clothing that is

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Hans Rosling: “Non affidatevi ai mass-media per capire come va il mondo”

BuoneNotizie.it -

Hans Rosling, noto professore e statistico svedese, ospite in un programma della tv di stato danese, discute con un giornalista sul motivo per cui non ci si può affidare alle notizie diffuse dai mass-media per farsi un’idea di come va il mondo. E lo dimostra con dati e fatti che spiazzano letteralmente il conduttore…

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Le serre fotovoltaiche autosufficienti che lasciano filtrare la luce producendo cibo ed energia elettrica

GreenMe -

Published in: Energie rinnovabili

Perché mettere dei pannelli su una serra? Qual è il vantaggio visto che con la loro presenza impedirebbe alla luce di passare?

Soliculture, società di spin-off dell'Università di Santa Cruz, ha sviluppato una nuova tecnologia che consente alla luce del sole di passare attraverso dei pannelli colorati, pensati per favorire la fotosintesi e ridurre la quantità d'acqua richiesta. Quello della luce che non riusciva a filtrare è sempre stato il più grosso limite per lo sviluppo e la diffusione dei pannelli fotovoltaici sulle serre.

I pannelli LUMO di Soliculture sono sistemi “Wavelength-Selective Photovoltaic Systems” ossia in grado di selezionare la lunghezza d'onda (WSPV). Sono formati da diversi strati fotovoltaici incorporati su una superficie luminescente di color magenta e assorbono alcune delle lunghezze d'onda (blu e verde) della luce del sole, convertendo una parte della luce verde in luce rossa, con “la massima efficienza per la fotosintesi delle piante”.

La tecnologia che sta alla base è oggetto di ricerche approfondite da oltre 40 anni. Soliculture è la prima azienda a svilupparla e commercializzarla per installazioni di grandi dimensioni e ha collaborato con Solaria Corporation.

Nello specifico, il pannello LUMO contiene una bassa densità di strisce fotovoltaiche di silicio disposte su uno strato di vetro, permettendo così il passaggio della luce tra le strisce. Uno strato sottile di materiale luminescente viene fatto aderire alla parte posteriore del vetro, convertendo la luce verde in luce rossa. Lo spettro luminoso ottimizzato aumenta così la produzione di energia e facilita la crescita delle piante.

“I pannelli solari LUMO sono ideali per le aree di produzione della coltura della serra, dove è richiesta la massima trasmissione della luce” spiega il team.

La luce rossa garantisce la massima efficienza per la fotosintesi nelle piante visto che queste ultime assumono la luce nella parte blu e rossa dello spettro, non nel verde. Un altro vantaggio è il costo contenuto, pari a circa 65 centesimi al watt, 40% in meno rispetto ai pannelli fotovoltaici tradizionali.

Michael Loik, professore di studi ambientali dell'ateneo, ha recentemente pubblicato un articolo sulla rivista Earth's Future che esamina gli effetti sulla fisiologia vegetale dall'uso di WSPV.

Secondo Loik rappresentano una grossa mano d'aiuto per la decarbonizzazione del sistema alimentare. Tale tecnologia

“dovrebbe contribuire a facilitare lo sviluppo di serre intelligenti che massimizzano l'efficienza energetica e l'utilizzo dell'acqua durante la coltivazione del cibo”:

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Le serre, anche se sfruttano soprattutto la luce solare per coltivare le piante all'interno, usano anche molta energia elettrica per ventilatori, sensori e apparecchiature di controllo e luci. Con sistemi di questo tipo, potrebbero diventare autosufficienti.

Francesca Mancuso

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Puzzlewood: il bosco del Signore degli Anelli esiste davvero

GreenMe -

Published in: Gran Bretagna

La trilogia del celebre film basata sul romanzo classico di JRR Tolkien è stata girata quasi interamente in Nuova Zelanda, ma l’idea per il regno mitico della terra medievale viene proprio dalla patria dello scrittore, l'Inghilterra.

In particolare, Puzzlewood è un antico bosco che si trova a Coleford nella foresta di Dean a Gloucestershire. Questa foresta primordiale copre 14 ettari di rocce ricche di muschio, radici che spuntano dal terreno e ponti boschivi, con un labirinto di percorsi che si snodano attraverso le gole.

Un posto tanto bello, quanto suggestivo e a tratti spettrale che riproduce alla perfezione l’ambientazione de il Signore degli Anelli, ma anche dell’Hobbit. Oltre alla vegetazione, qui vivono tantissimi animali.

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Nei tempi romani qui c'era una miniera di ghisa, l'estrazione del minerale di ferro ha contribuito a modellare il terreno, dando vita a profondi labirinti di diverse dimensioni. Le grotte segrete vengono chiamate Scowles, mentre i sentieri Wildwood.

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Una volta che la miniera venne chiusa, la natura ha continuato a fare il proprio corso con muschio e alberi che hanno creato un paesaggio unico.

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Altri bellissimi luoghi da visitare:

 Tolkien però non è l'unico ad esserne rimasto affascinato. Alcuni dicono che la "Foresta Proibita" del mondo di Harry Potter presenta analogie simili alla geografia di Puzzlewood, sostenendo che l'autore JK Rowling potrebbe anche essere stato ispirato dalla foresta. Il bosco ha anche ospitato numerosi drammi televisivi tra cui Dr Who, Merlin e Atlantis.

Dominella Trunfio

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Vittoria! In India mai più animali al circo

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Published in: Animali

L'Autorità centrale zoologica (CZA) ha approvato, infatti, una orma che afferma che i circhi non sono più autorizzati a tenere sotto i loro tendoni animali selvatici ai fini di esibizione. La buona notizia arriva dopi un’indagine durata circa un anno, in cui gli investigatori hanno visto come elefanti, leoni etc vengono trattati.

“I risultati emersi hanno registrato animali tenuti in condizioni crudeli, spesso senza adeguati ripari o controlli veterinari, e sono stati torturati per “migliorarne” le prestazioni. Alcuni dei proprietari di circhi hanno anche addirittura presentato fotografie truccate per cercare di sostenere che gli animali sono tenuti bene”, spiegano dal CZA.

In tutti i casi, si è parlato di violazione dei diritti degli animali e crudeltà che come sappiamo, nello stato indiano sono punite dal 1960. Ma c’è un ma. Mentre scimmie, leoni, orsi e tigri non erano già usati per gli spettacoli dal 1998, la regola vale per il resto degli animali selvatici compresi gli elefanti che sono già stati spostati in centri di riabilitazione.

Più volte abbiamo parlato delle condizioni degli animali nei circhi: frustati, bastonati, incatenati, ma anche drogati e sedati. In questi giorni vi abbiamo dato notizia della tigre allo zoo che ha aggredito la guardiana: tutte situazioni che potrebbero essere benissimo evitate se solo agli animali venisse garantito il proprio benessere e quindi la libertà.

Nella maggioranza dei Paesi europei, esistono già dei divieti parziali o totali sull’impiego degli animali nei circhi. In Grecia, a Cipro e a Malta i circhi con animali sono completamente vietati. Alcuni divieti parziali, relativi agli animali selvatici, sono da poco presenti nei Paesi Bassi, in Norvegia e in Belgio. Ci sono poi paesi come Romania, Iran, Regno Unito e le città americane di Los Angeles e New York che hanno attuato delle tutele per gli animali.

E in Italia? Il disegno di legge 2287 bis è ancora all’esame al Senato, e prevede ‘una graduale eliminazione dell’utilizzo degli animali’ ed è frutto del ddl Cinema, che dovrebbe avere anche un Codice dello spettacolo per riordinare la disciplina tra cui appunto le attività circensi.

Sul circo potrebbero interessarvi:

Se la proposta dovesse essere approvata dalla sua entrata in vigore i circensi avrebbero 12 mesi di tempo per trasformare i loro spettacoli e farli diventare più sostenibili, come ad esempio il meraviglioso Cirque du Soleil.

Dominella Trunfio

Bosch: il Giardino dei sogni prende vita sul grande schermo (Trailer)

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Published in: Arte e Cultura

Definito come l’artista che più di ogni altro è riuscito a coniugare l’aspetto fantastico con quello demoniaco e ancora il mostruoso con il macabro, Bosch muore nell’agosto del 1516 e lascia in eredità il suo “Il Giardino delle Delizie Terrene”, da cui trae spunto il documentario ‘Il Giardino dei sogni’.

Nato a s-Hertogenbosch, nelle terre dei duchi di Borgogna, Bosch proviene da una famiglia originaria di Aquisgrana, sette secoli prima sede della corte di Carlo Magno, per questo motivo riesce a fondere la cultura esotica del Medioevo, con quelle che poi vengono definite come le nuove istanze del rinascimento fiammingo.

Una doppia anima protagonista di 'Bosch. Il giardino dei sogni', il film evento diretto da José Luís López Linares su uno dei dipinti più iconici al mondo, che è inserito nell’ambito del progetto della Grande Arte al Cinema.

Da anni, l’arte di Bosch è al centro di singolari interpretazioni e il pittore stesso è stato presentato come membro di una setta esoterica, come alchimista oppure come artista così raffinato da includere nelle sue opere messaggi complessi e giochi di parole visivi basati sui testi biblici e della tradizione.

Il documentario è corale grazie alla partecipazione di artisti, scrittori, filosofi, musicisti e scienziati del calibro di Salman Rushdie, Orhan Pamuk, Cees Nooteboom, Miquel Barceló e Ludovico Einaudi. E ancora drammaturgi, illustratori e ovviamente storici dell’arte come Pilar Silva e Xavier Salomon.

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La proiezione promette bene: colori brillanti, un’azione complessa, la fusione tra commedia e tragedia, e ancora un mix di intrigo, suspense, peccato, vita, morte e, forse, anche redenzione. Insomma un documentario dedicato ai misteri di un dipinto che non può non toccare nel profondo.

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Dominella Trunfio

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