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Tumore al pancreas: come il cannabidiolo triplica le possibilità di sopravvivenza

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Cancro al pancreas e cannabidiolo: la molecola della cannabis sarebbe in grado di triplicare la sopravvivenza di chi è affetto da uno dei tumori più aggressivi. Se coadiuvato con farmaci chemioterapici, infatti, il CBD potrebbe dare nuove speranze in ambito medico.

Secondo un nuovo studio della Queen Mary University di Londra, una determinata combinazione di farmaci sarebbe in grado di bloccare una proteina chiamata GPR55, rallentando la crescita delle cellule tumorali pancreatiche.

Si apre così un nuovo fronte sull’utilizzo terapeutico della cannabis. Il cannabidiolo è una delle componenti presenti nella pianta della Cannabis sativa, non è un composto psicoattivo come il THC o delta-9-tetraidrocannabinolo, che, invece è alla base degli effetti antidolorifici ed euforizzanti. Al contrario, il CBD è già noto nella sperimentazione scientifica come antiossidante e antinfiammatorio, ma anche efficace contro la schizofrenia, il disturbo d’ansia sociale e la depressione.

Negli esperimenti, gli studiosi hanno somministrato contemporaneamente CBD e un farmaco chemioterapico comune, la Gemcitabina, rilevando una sopravvivenza media di 56 giorni, contro i 23,5 giorni di sola chemioterapia.
Il CBD è già approvato per l’uso in clinica e in più i ricercatori aggiungono che il CBD è anche noto per migliorare gli effetti collaterali della chemioterapia, tra cui nausea, diarrea, vomito, il che significa che potrebbe anche dare una marcia in più alla qualità della vita dei pazienti sottoposti a chemio.

Anche se la ricerca al momento è sui topi, lascia ben sperare: secondo i ricercatori, se questi effetti si riproducono nell’uomo, il cannabidiolo potrebbe essere utilizzato nelle cliniche oncologiche anche immediatamente, senza dover aspettare che le autorità approvino un nuovo farmaco.

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Germana Carillo

Goat Yoga: cosa si nasconde dietro allo yoga con le capre

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Goat Yoga è la tendenza a fare determinati esercizi di meditazione in compagnia delle capre. Può sembrare rilassante e tenero, ma cosa nasconde realmente? 

Goat Yoga, ovvero l’arte di rilassarsi in compagnia delle caprette. Un autentico intrattenimento con animali che ha preso piede negli States. Ma una domanda sorge spontanea: non si tratta di sfruttamento? Lo yoga con le capre e con le bestiole in generale non nasconde una forma di violenza?

Insomma, se uno dei principi fondamentali dello yoga è lo “ahimsa”, ossia “non fare danni”, il ricorso alle capre potrebbe considerarsi un vero tipo di abuso se solo si considera, per esempio, che i cuccioli – quelli utilizzati per lo yoga – diventano rapidamente adulti e che quindi i centri, i cosiddetti “Petting zoos” (gli "zoo delle coccole") devono sostituirli spesso.

Si paventa, dunque, l’ombra degli allevamenti intensivi e un ciclo crudele di riproduzione, abbandono e uccisione sfrenato. Non male per una sessione di yoga...

Da dove vengono le caprette? Vengono sfruttate? Cosa succede dopo, quando non sono carine e abbastanza piccole da salire sulle spalle della gente? Vengono mandate al macello?

Una rapida ricerca su Google sullo “Goat Yoga” vi farà venir fuori una serie di fattorie, soprattutto a stelle e strisce, nelle quali sono pronti a invitarvi a venir mordicchiati dalle caprette, comodamente appollaiate sulla vostra schiena mentre vi date al karma, e una lista lunga così di benefici terapeutici e rilassanti.

In pochi, pochissimi, sono coloro che piuttosto fanno vedere l’altra faccia della medaglia. È dei mesi scorsi la notizia di un “Petting zoo” del Nuovo Galles del Sud, in Australia, sul quale attualmente penderebbero 10 copi di accusa per crudeltà e maltrattamenti dopo che alcuni dei suoi animali sono stati trovati disidratati e malnutriti e hanno sviluppato diarrea e infezioni.

Oltre a consentire l’abbandono e l’abuso che si verificano spesso nei petting zoo, l’utilizzo delle capre per lo yoga contribuisce anche a un ciclo di riproduzione e uccisione infinito e crudele. I cuccioli diventano rapidamente capre adulte, quindi per lo yoga vanno sostituite e, dato che in Australia esiste un piccolo mercato per la carne di capra, i maschi vengono spesso uccisi non appena diventano troppo grandi per essere utilizzati nei petting zoo mentre, se di razza utilizzata per il latte, le femmine finiscono nel settore lattiero-caseario dove saranno forzatamente impregnate più e più volte e i loro piccoli traumaticamente strappati dalle madri.

Fonte

La tendenza della Goat Yoga può sembrare carina, ma le capre sono animali intelligenti e curiosi, noti per essere pazienti, non sono oggetti per selfie. E come la mettiamo con le loro feci? Alcuni esperti hanno indicato anche che a mettersi supini su un prato con caprette tutt’attorno vuol dire mettersi in mezzo a un focolaio di agenti patogeni, tra cui E-coli e salmonella, dal momento che l’area che circonda la recinzione di un animale può essere piena di batteri.

Una sessione di yoga con caprette, insomma, non è poi così divertente e non è nemmeno etico, per cui se cercate qualcosa di appagante per corpo e mente che vi consenta di interagire con gli animali ma di non danneggiarli direttamente o indirettamente, avete mai pensato di fare volontariato per loro?

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Germana Carillo

Vodafone: multa di 800 mila euro per telemarketing aggressivo. Contattavano anche chi aveva negato il consenso

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Se dico no significa no e questo vale anche per la telefonate promozionali: il Garante della Privacy ha multato Vodafone per aver contattato con vari mezzi (chiamate, sms) anche chi aveva espressamente dichiarato di non voler essere raggiunto. La compagnia telefonica dovrà dunque pagare un’ammenda amministrativa di circa 800 mila euro. 

Milioni le telefonate e gli sms inviati illecitamente, segnalati da altrettanti utenti stanchi di essere disturbati senza il loro consenso. A seguito delle dovute indagini il Garante ha verificato la sussistenza delle proteste: ha quindi deciso la multa e ha vietato a Vodafone, che ora dovrà verificare le modalità con cui acquisisce il consenso dagli interessati, di proseguire le azioni di telemarketing senza la verifica esplicita del consenso.

Non solo: ha anche prescritto alla società di adottare immediatamente tutte le misure tecnico-organizzative volte a registrare al momento e in modo inequivocabile l’opposizione al trattamento, nonché a prevenire i contatti commerciali indesiderati.

“Grazie alle verifiche ispettive effettuate e alla documentazione richiesta alla società – si legge sul sito del Garante, che già era intervenuto a riguardo – l’Autorità ha potuto accertare che, nel corso dei 18 mesi presi in considerazione per l’indagine, sono state effettuate nell’interesse di Vodafone fino a 2 milioni di telefonate promozionali e inviati circa 22 milioni di sms senza un valido consenso degli interessati”.

Un’accusa piuttosto pesante, oltretutto “ad ampio raggio”. “Le anomalie e i trattamenti illeciti rilevati riguardano sia clienti attuali, sia quelli potenziali, sia quanti avevano cambiato compagnia – spiega infatti l’Autorità - Le offerte commerciali indesiderate venivano rivolte ad utenti che non avevano fornito il consenso al trattamento dei propri dati personali per finalità di marketing, ma anche a coloro che avevano espressamente chiesto di non essere più disturbati o di veder cancellati i propri contatti dai database di Vodafone e dei call center coinvolti”.

Sembra comunque che la compagnia avesse messo in campo una serie di misure per mettersi in regola. Ma nonostante questo l’Autorità ha deciso poi per la multa di 800 mila euro, ritenendo che le violazioni commesse fossero di maggiore gravità rispetto ad analoghi precedenti.

Infatti si parla di un elevatissimo numero di contatti realizzati in meno di due anni tra l’altro utilizzando banche dati di particolare rilevanza e dimensioni, e di molteplici canali di contatto (telefono fisso, mobile, sms) che hanno reso le campagne promozionali particolarmente invasive. A questo si aggiungono le dimensioni della compagnia, il cui impatto sui consumatori è tutt’altro che trascurabile.

La decisione è stata presa in virtù del ‘Trattamento di dati relativi a utenze telefoniche per finalità di marketingdell’8 marzo 2018.

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Roberta De Carolis

Ghiaccioli al cocomero fatti in casa senza zuccheri aggiunti

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Ghiaccioli al cocomero, ecco la ricetta per prepararli in casa senza zuccheri aggiunti. Rinfrescanti e anche belli da vedere, questi ghiaccioli fatti in casa sono la merenda perfetta da consumare in questi giorni di gran caldo.

La polpa dell' anguria, gustosa e zuccherina, è stata unita a dei kiwi in modo così da riproporre anche visivamente il grande frutto estivo. Aggiungendo uno strato di acqua e limone, potrete creare anche la parte bianca della buccia.

Per preparare i nostri ghiaccioli al cocomero vi occoreranno un robot da cucina, dei bicchierini di yogurt e dei bastoncini in legno.

Ingredienti
  • 500 gr di cocomero
  • 8 gr di succo di limone
  • 35 ml di succo di limone (opzionale)
  • 40 ml di acqua (opzionale)
  • 400 gr di kiwi
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  • Tempo Preparazione:
    120 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    tempo di congelamento
  • Dosi:
    per 6 ghiaccioli al cocomero
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i ghiaccioli al cocomero: procedimento
  • Privare il cocomero della buccia e dei semi interni, quindi tagliarlo a pezzi e tritarlo in un robot da cucina fino ad ottenere una purea grossolona, mescolarla agli 8 gr di succo di limone e
  • versarla nei bicchierini fino a 3/4 della loro capacità e riporre in freezer.
  • Quando la polpa del cocomero si sarà ghiacciata potrete aggiungere dell'acqua e limone versandone un po' in ogni bicchiere, tenendo presente però che dovrà rimanere lo spazio per la parte verde,
  • coprire quindi con della carta stagnola, infilare i bastoncini e riporre quindi in freezer per ghiacciare.
  • Quando i ghiaccioli saranno completamente ghiacciati, preparare i kiwi sbucciandoli e tritandoli nel mixer,
  • riprendere quindi i ghiaccioli e mettere la polpa in ogni bicchiere, coprire nuovamente con la carta argentata e riporre in frezeer fino a completo congelamento.
  • Una volta congelati i ghiaccioli al cococomero potranno essere serviti.

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Ilaria Zizza

Pinguini reali: la più grande colonia al mondo ha perso il 90% degli esemplari

GreenMe -

La Riserva naturale nazionale delle Terre australi e antartiche francesi è un luogo sconfinato che ospita la più grande colonia di pinguini reali del mondo ora in serio pericolo di estinzione. Ma ai ricercatori non è chiaro il motivo.

La più grande colonia mondiale di pinguini reali, ospitata nella Riserva naturale nazionale delle Terre australi e antartiche francesi, si è ridotta notevolmente. Utilizzando immagini satellitari ad alta risoluzione, alcuni ricercatori hanno rilevato una riduzione dell’88% delle dimensioni della colonia di pinguini, situata sull’isola di Cochons, nell’arcipelago di Îles Crozet. Le cause del collasso della colonia rimangono un mistero, ma non si escludono i fattori ambientali.

Conosciuta sin dagli anni ‘60, la colonia dei pinguini reali (Aptenodytes patagonicus) sull'Île aux Cochons, nell’Oceano Indiano meridionale, aveva la particolarità di essere la più grande colonia mondiale di pinguini reali e la seconda più grande colonia di tutti i pinguini. Tuttavia, a causa di un forte isolamento e della inaccessibilità dei luoghi, nessuna nuova stima delle sue dimensioni è stata fatta negli ultimi decenni.

L’ultima spedizione di scienziati risale, infatti, al 1982, ma ora il team del Centro di studi biologici di Chizé, in Francia, ha utilizzato in una nuova ricerca delle immagini satellitari ad alta risoluzione per misurare i cambiamenti delle dimensioni della colonia.
Negli anni ’80 la colonia contava ben 500mila coppie riproduttive e consisteva in oltre 2 milioni di pinguini. Per calcolare l'area occupata dalla colonia in momenti diversi tra il 1960 e il presente, i ricercatori hanno studiato i cambiamenti nei suoi contorni nel corso degli anni e hanno ahinoi scoperto che la colonia si è ridotta.

Le fotografie scattate da un elicottero durante la spedizione circumpolare antartica confermano che la popolazione di pinguini della colonia è praticamente precipitata, ma qual è il motivo di un simile disastro ecologico?

Ebbene, il primo pensiero va, manco a dirlo, ai fattori ambientali. I dati mostrano che il declino iniziò alla fine degli anni ‘90, in coincidenza con un grande evento climatico nell’Oceano Antartico, relativo a El Niño. Questo evento interessò, anche se temporaneamente, le capacità di procurarsi del cibo di un’altra colonia a 100 km da Île aux Cochons, facendola diminuire. Lo stesso processo, secondo gli studiosi, può essere responsabile del destino della colonia Île aux Cochons.

Le sue dimensioni possono anche essere soggette a effetti dipendenti dalla densità: cioè, più grande è la popolazione, più feroce è la competizione tra individui, rallentando così la crescita di tutti i membri del gruppo. Le ripercussioni della mancanza di cibo sono quindi amplificate e possono innescare un rapido e senza precedenti calo dei numeri, specialmente in seguito a eventi climatici gravi come quello della fine degli anni ’90.

Una malattia è un’altra ipotesi al vaglio: il cosiddetto “colera aviarie” sta attualmente devastando popolazioni di uccelli marini su altre isole dell’Oceano Indiano, come l’albatro dell'Île Amsterdam e i pinguini dell’isola di Marion.

Tuttavia, concludono gli esperti francesi, nessuna di queste possibilità sembra offrire una spiegazione plausibile e soddisfacente per un declino così importante come quello osservato su Île aux Cochons.

Staremo ad aspettare altri studi sul campo, intanto non ci resta che assistere a un altro ennesima perdita per il pianeta Terra.

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Germana Carillo
Photo credit

Kaos: il cane di Amatrice sarebbe morto per un infarto (e non per avvelenamento)

GreenMe -

Sarebbe morto per un infarto e non per avvelenamento, ma ancora è tutto da capire. Parliamo di Kaos il pastore tedesco di Amatrice che in questi giorni, ha commosso il popolo del web con la sua scomparsa.

 A dare la notizia della morte era stato il suo addestratore Fabiano Ettorre su Facebook, che scriveva:

“Ciao amico mio !!!!! Hai lasciato un vuoto incolmabile per mano di una persona meschina .. continua il tuo lavoro lassù continua a cercare dispersi, a salvare vite umane... Non provare odio per chi ti ha fatto ciò, anzi se un domani avrà bisogno aiutalo sii superiore e quanto ti guarderà negli occhi e vedrà che sei tu il suo Salvatore morirà lentamente da solo.... Kaos ne abbiamo. viste tante ... aiutati tanti e tanti non ci siamo riusciti... hai lavorato giorno e notte, quando è servito non ti sei mai risparmiato .. sei stato un amico fedele abbiamo condiviso e diviso casa.. divano .. tutto .. corri amico mio corri non ti fermare un giorno ci abbracceremo nuovamente”.

Ettore a più riprese parlava di avvelenamento, ma adesso la morte di Kaos si tinge di giallo perché come riporta il Messaggero il pastore tedesco sarebbe morto a causa di un infarto. A stabilirlo sono i primi risultati dell’autopsia anche se manca ancora l'ufficialità, con l'esito dell'esame tossicologico, che arriverà tra un paio di mesi.

La carcassa del cane è stata esaminata all'Istituto zooprofilattico di Teramo. Anche i carabinieri forestali di Assergi (L'Aquila), che per primi hanno ispezionato il giardino dove il cane è stato trovato privo di vita, non hanno trovato tracce di esche avvelenate, anche se l'ipotesi avvelenamento non può ancora essere esclusa.

"Vogliono mettere tutto a tacere - dice - Vedrete, diranno che è caduto dal balcone. Non ci credo a questa buffonata. Credo invece che vista la grande risonanza qualcuno tenterà di mettere a tacere la storia. Hanno sequestrato la salma di Kaos in un batter d'occhio e, poi, dopo 48 ore, è stato imposto il silenzio assoluto".

Ma chiosa:

"Quando l'ho visto riverso ho pensato subito all'avvelenamento, senza farmi condizionare dal dolore che stavo provando. Ci ho riflettuto con attenzione e razionalità. Su Facebook posso scrivere ciò che voglio, anche d'istinto o di rabbia, ma dopo ho sempre parlato di presunto avvelenamento per il 99 per cento delle possibilità".

Il mistero rimane, ma c’è chi mette anche in dubbio che Kaos sia stato un eroe durante il terremoto di Amatrice. Di certo per adesso c’è solo la sua morte.

Leggi anche:

Addio Kaos: avvelenato il cane eroe di Amatrice che aveva salvato molte vite dopo il sisma

Dominella Trunfio

Aria condizionata in auto: quanto carburante consuma? Trucchi per risparmiare

GreenMe -

Caldo, afa e viaggi in auto: alzi il dito chi non accende l’aria condizionata non appena mette piede nell’abitacolo. Finestrini chiusi e climatizzatore a go go per scongiurare la calura infernale di fuori. Ma vi siete mai chiesti quanto carburante in più faccia consumare l’aria condizionata in macchina e quale impatto ambientale possa avere?

Non tutti, infatti, sanno che è proprio il condizionatore il sistema che richiede il maggior consumo di energia per funzionare, con le dovute differenze tra auto tradizionali, auto ibride e auto elettriche e numerose altre variabili, come le dimensioni dell’abitacolo, la temperatura esterna e quella interna che si vuole ottenere, l’insolazione diretta e l’efficienza dello stesso sistema di condizionamento.

Una ricerca del National Renewable Energy Laboratory (NREL ) degli Stati Uniti ha fornito chiari dettagli in merito, calcolando che mediamente la potenza necessaria per l’aria condizionata in auto è paragonabile a quella richiesta per far procedere una macchina alla velocità di circa 56 km orari, parlando di un motore tradizionale, con 400 W che implicano una riduzione dell’efficienza pari a circa 0,4 km/L.

Secondo la ricerca, gli americani, che in media utilizzano la loro auto per circa 249 ore all’anno e consumano 235 litri di carburante solo per l’aria condizionata, potrebbero arrivare a un risparmio di circa 6 miliardi di dollari ogni anno se non azionassero l’aria condizionata.

Inoltre, gli studiosi aggiungono anche i 12,7 litri derivati dal peso dei componenti stessi. Consumi non irrilevanti, tanto che il nuovo regolamento statunitense (Supplemental Federal Test Procedure o SFTP) prevede l’uso dell’aria condizionata nei test di controllo delle emissioni.

Quanto agli altri tipi di autovetture, dalla NREL è stato calcolato un impatto maggiore sulle auto elettriche, tanto che un sistema di condizionamento al massimo (picco di 3mila W) è in grado di ridurre l’autonomia del 36%. Quando si utilizza invece un sistema sui 1000 W, la flessione del range è pari al 16%. Impatto è ancora maggiore per le auto ibride: con sistema di aria condizionata al massimo e richiesta di 3mila W si aumentano i consumi del 57%, mentre scendono al 16% se si parla di un condizionamento che impatta per 1000 W.

Va da sé, dunque, che è molto importante anche l’intensità e lo conferma un altro studio condotto da ricercatori di Singapore che attestano che, passando da 20°C a 24°C nell'abitacolo, si riducono i consumi del 22% (valori calcolati alle temperature di Singapore).

Come ridurre i consumi derivati dall'uso dell'aria condizionata?

Allo studio ci sono diversi fattori, tra cui anche il materiale con cui si realizzano i parabrezza, ma noi intanto possiamo già fare qualcosa:

  • quanto a un viaggio, se tempi, ferie e organizzazione familiare lo consentono, partite nelle tarde ore della giornata, verso sera, quando il sole è già verso il tramonto;
  • azionate il pulsante di ricircolo dell’aria, in modo da evitare di far uscire almeno in parte l’aria fredda
  • valutate se può essere sufficiente far entrare l’aria senza raffreddarla;
  • tenete i finestrini chiusi;
  • tenete a mente che l’efficienza del sistema di condizionamento diminuisce all’aumentare della velocità dell’automobile, poiché la maggior parte degli apparecchi è costruita per funzionare meglio a un basso numero di giri del motore;
  • alcuni studiosi propongono la possibilità di installare un deumidificatore che, soprattutto nei paesi tropicali, potrebbe migliorare l’efficienza dei condizionatori;

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Germana Carillo

Kaos: il cane di Amatrice sarebbe morto per un infarto (e non per avvelenamento)

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Published in: Cani, Gatti & co.

 A dare la notizia della morte era stato il suo addestratore Fabiano Ettorre su Facebook, che scriveva:

“Ciao amico mio !!!!! Hai lasciato un vuoto incolmabile per mano di una persona meschina .. continua il tuo lavoro lassù continua a cercare dispersi, a salvare vite umane... Non provare odio per chi ti ha fatto ciò, anzi se un domani avrà bisogno aiutalo sii superiore e quanto ti guarderà negli occhi e vedrà che sei tu il suo Salvatore morirà lentamente da solo.... Kaos ne abbiamo. viste tante ... aiutati tanti e tanti non ci siamo riusciti... hai lavorato giorno e notte, quando è servito non ti sei mai risparmiato .. sei stato un amico fedele abbiamo condiviso e diviso casa.. divano .. tutto .. corri amico mio corri non ti fermare un giorno ci abbracceremo nuovamente”.

Ettore a più riprese parlava di avvelenamento, ma adesso la morte di Kaos si tinge di giallo perché come riporta il Messaggero il pastore tedesco sarebbe morto a causa di un infarto. A stabilirlo sono i primi risultati dell’autopsia anche se manca ancora l'ufficialità, con l'esito dell'esame tossicologico, che arriverà tra un paio di mesi.

La carcassa del cane è stata esaminata all'Istituto zooprofilattico di Teramo. Anche i carabinieri forestali di Assergi (L'Aquila), che per primi hanno ispezionato il giardino dove il cane è stato trovato privo di vita, non hanno trovato tracce di esche avvelenate, anche se l'ipotesi avvelenamento non può ancora essere esclusa.

"Vogliono mettere tutto a tacere - dice - Vedrete, diranno che è caduto dal balcone. Non ci credo a questa buffonata. Credo invece che vista la grande risonanza qualcuno tenterà di mettere a tacere la storia. Hanno sequestrato la salma di Kaos in un batter d'occhio e, poi, dopo 48 ore, è stato imposto il silenzio assoluto".

Ma chiosa:

"Quando l'ho visto riverso ho pensato subito all'avvelenamento, senza farmi condizionare dal dolore che stavo provando. Ci ho riflettuto con attenzione e razionalità. Su Facebook posso scrivere ciò che voglio, anche d'istinto o di rabbia, ma dopo ho sempre parlato di presunto avvelenamento per il 99 per cento delle possibilità".

Il mistero rimane, ma c’è chi mette anche in dubbio che Kaos sia stato un eroe durante il terremoto di Amatrice. Di certo per adesso c’è solo la sua morte.

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Addio Kaos: avvelenato il cane eroe di Amatrice che aveva salvato molte vite dopo il sisma

Dominella Trunfio

Stop alle domeniche gratis nei musei, dopo l'estate si cambia registro

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Dopo l’estate, stop all’obbligo delle domeniche gratuite nei musei. Posizione chiara quella del ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli che non mette d’accordo proprio tutti. “Andava bene come lancio pubblicitario, ma adesso basta”.

Domenica 5 agosto, oltre 480 tra musei,siti archeologici e monumenti in tutta Italia saranno gratis per una giornata dedicata alla scoperta del patrimonio culturale nazionale, ma potrebbe essere una delle ultime volte.

Secondo il ministro Bonisoli:

“L'iniziativa andava bene come lancio pubblicitario, ma proseguire significa andare in una direzione che non piace a nessuno, perché le domeniche gratuite non tengono conto né della stagionalità, né dell'afflusso nelle diverse aree geografiche”.

 E’ il decreto 27 giugno 2014, n. 94, in vigore dal 1° luglio 2014 a stabilire che ogni prima domenica del mese non si paga il biglietto per visitare monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali dello Stato.

Adesso il ministro precisa: "Se vogliono aprire i musei gratis una domenica non c'è niente di male ma se diventa obbligatorio farla, allora non va bene". Quindi si perde l’obbligatorietà, ma si lascia la discrezione ai direttori dei singoli musei di decidere in libertà.

Ma secondo Bonisoli, sarebbero stati proprio i direttori a chiederne il superamento. “Magari le gratuità aumenteranno, però in modo intelligente”.

Una decisione che come dicevamo ha portato con sé numerose polemiche. In primis quella dell’ex ministro Franceschini che nel 2014 aveva lanciato l’iniziativa.

"Bonisoli ci ripensi. Le cose giuste e che funzionano non hanno colore. Non faccia pagare un desiderio di discontinuità politica alla cultura e agli italiani", è l'appello dell’ex ministro.

Ed effettivamente i numeri parlano chiaro: circa 13,5 milioni di persone hanno usufruito dell'ingresso gratuito nei musei statali una domenica al mese, fino al luglio di quest'anno. La media è stata di 350 mila visitatori ogni domenica. Gli incassi nella passata gestione del dicastero sono comunque aumentati del 50%, a dimostrazione che gli ingressi gratuiti non hanno inciso negativamente sulle entrate.

Ma Bonisoli per adesso non fa marcia indietro ma chiosa: “Resta l'impegno del ministero per favorire l'accesso più ampio possibile ai musei, indipendentemente dalle condizioni economiche dei visitatori”.

Voi cosa ne pensate?

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Mic, la carta che dà accesso gratuito ai musei civici di Roma per 1 anno

 

Dominella Trunfio

Pinguini reali: la più grande colonia al mondo ha perso il 90% degli esemplari

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Published in: Animali

Conosciuta sin dagli anni ‘60, la colonia dei pinguini reali (Aptenodytes patagonicus) sull'Île aux Cochons, nell’Oceano Indiano meridionale, aveva la particolarità di essere la più grande colonia mondiale di pinguini reali e la seconda più grande colonia di tutti i pinguini. Tuttavia, a causa di un forte isolamento e della inaccessibilità dei luoghi, nessuna nuova stima delle sue dimensioni è stata fatta negli ultimi decenni.

L’ultima spedizione di scienziati risale, infatti, al 1982, ma ora il team del Centro di studi biologici di Chizé, in Francia, ha utilizzato in una nuova ricerca delle immagini satellitari ad alta risoluzione per misurare i cambiamenti delle dimensioni della colonia.
Negli anni ’80 la colonia contava ben 500mila coppie riproduttive e consisteva in oltre 2 milioni di pinguini. Per calcolare l'area occupata dalla colonia in momenti diversi tra il 1960 e il presente, i ricercatori hanno studiato i cambiamenti nei suoi contorni nel corso degli anni e hanno ahinoi scoperto che la colonia si è ridotta.

Le fotografie scattate da un elicottero durante la spedizione circumpolare antartica confermano che la popolazione di pinguini della colonia è praticamente precipitata, ma qual è il motivo di un simile disastro ecologico?

Ebbene, il primo pensiero va, manco a dirlo, ai fattori ambientali. I dati mostrano che il declino iniziò alla fine degli anni ‘90, in coincidenza con un grande evento climatico nell’Oceano Antartico, relativo a El Niño. Questo evento interessò, anche se temporaneamente, le capacità di procurarsi del cibo di un’altra colonia a 100 km da Île aux Cochons, facendola diminuire. Lo stesso processo, secondo gli studiosi, può essere responsabile del destino della colonia Île aux Cochons.

Le sue dimensioni possono anche essere soggette a effetti dipendenti dalla densità: cioè, più grande è la popolazione, più feroce è la competizione tra individui, rallentando così la crescita di tutti i membri del gruppo. Le ripercussioni della mancanza di cibo sono quindi amplificate e possono innescare un rapido e senza precedenti calo dei numeri, specialmente in seguito a eventi climatici gravi come quello della fine degli anni ’90.

Una malattia è un’altra ipotesi al vaglio: il cosiddetto “colera aviarie” sta attualmente devastando popolazioni di uccelli marini su altre isole dell’Oceano Indiano, come l’albatro dell'Île Amsterdam e i pinguini dell’isola di Marion.

Tuttavia, concludono gli esperti francesi, nessuna di queste possibilità sembra offrire una spiegazione plausibile e soddisfacente per un declino così importante come quello osservato su Île aux Cochons.

Staremo ad aspettare altri studi sul campo, intanto non ci resta che assistere a un altro ennesima perdita per il pianeta Terra.

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Germana Carillo
Photo credit

Ghiaccioli al cocomero fatti in casa senza zuccheri aggiunti

GreenMe -

Published in: Ricette

La polpa dell' anguria, gustosa e zuccherina, è stata unita a dei kiwi in modo così da riproporre anche visivamente il grande frutto estivo. Aggiungendo uno strato di acqua e limone, potrete creare anche la parte bianca della buccia.

Per preparare i nostri ghiaccioli al cocomero vi occoreranno un robot da cucina, dei bicchierini di yogurt e dei bastoncini in legno.

Ingredienti
  • 500 gr di cocomero
  • 8 gr di succo di limone
  • 35 ml di succo di limone (opzionale)
  • 40 ml di acqua (opzionale)
  • 400 gr di kiwi
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  • Tempo Preparazione:
    120 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    tempo di congelamento
  • Dosi:
    per 6 ghiaccioli al cocomero
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare i ghiaccioli al cocomero: procedimento
  • Privare il cocomero della buccia e dei semi interni, quindi tagliarlo a pezzi e tritarlo in un robot da cucina fino ad ottenere una purea grossolona, mescolarla agli 8 gr di succo di limone e
  • versarla nei bicchierini fino a 3/4 della loro capacità e riporre in freezer.
  • Quando la polpa del cocomero si sarà ghiacciata potrete aggiungere dell'acqua e limone versandone un po' in ogni bicchiere, tenendo presente però che dovrà rimanere lo spazio per la parte verde,
  • coprire quindi con della carta stagnola, infilare i bastoncini e riporre quindi in freezer per ghiacciare.
  • Quando i ghiaccioli saranno completamente ghiacciati, preparare i kiwi sbucciandoli e tritandoli nel mixer,
  • riprendere quindi i ghiaccioli e mettere la polpa in ogni bicchiere, coprire nuovamente con la carta argentata e riporre in frezeer fino a completo congelamento.
  • Una volta congelati i ghiaccioli al cococomero potranno essere serviti.

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Ilaria Zizza

Aria condizionata in auto: quanto carburante consuma? Trucchi per risparmiare

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Published in: Auto

Non tutti, infatti, sanno che è proprio il condizionatore il sistema che richiede il maggior consumo di energia per funzionare, con le dovute differenze tra auto tradizionali, auto ibride e auto elettriche e numerose altre variabili, come le dimensioni dell’abitacolo, la temperatura esterna e quella interna che si vuole ottenere, l’insolazione diretta e l’efficienza dello stesso sistema di condizionamento.

Una ricerca del National Renewable Energy Laboratory (NREL ) degli Stati Uniti ha fornito chiari dettagli in merito, calcolando che mediamente la potenza necessaria per l’aria condizionata in auto è paragonabile a quella richiesta per far procedere una macchina alla velocità di circa 56 km orari, parlando di un motore tradizionale, con 400 W che implicano una riduzione dell’efficienza pari a circa 0,4 km/L.

Secondo la ricerca, gli americani, che in media utilizzano la loro auto per circa 249 ore all’anno e consumano 235 litri di carburante solo per l’aria condizionata, potrebbero arrivare a un risparmio di circa 6 miliardi di dollari ogni anno se non azionassero l’aria condizionata.

Inoltre, gli studiosi aggiungono anche i 12,7 litri derivati dal peso dei componenti stessi. Consumi non irrilevanti, tanto che il nuovo regolamento statunitense (Supplemental Federal Test Procedure o SFTP) prevede l’uso dell’aria condizionata nei test di controllo delle emissioni.

Quanto agli altri tipi di autovetture, dalla NREL è stato calcolato un impatto maggiore sulle auto elettriche, tanto che un sistema di condizionamento al massimo (picco di 3mila W) è in grado di ridurre l’autonomia del 36%. Quando si utilizza invece un sistema sui 1000 W, la flessione del range è pari al 16%. Impatto è ancora maggiore per le auto ibride: con sistema di aria condizionata al massimo e richiesta di 3mila W si aumentano i consumi del 57%, mentre scendono al 16% se si parla di un condizionamento che impatta per 1000 W.

Va da sé, dunque, che è molto importante anche l’intensità e lo conferma un altro studio condotto da ricercatori di Singapore che attestano che, passando da 20°C a 24°C nell'abitacolo, si riducono i consumi del 22% (valori calcolati alle temperature di Singapore).

Come ridurre i consumi derivati dall'uso dell'aria condizionata?

Allo studio ci sono diversi fattori, tra cui anche il materiale con cui si realizzano i parabrezza, ma noi intanto possiamo già fare qualcosa:

  • quanto a un viaggio, se tempi, ferie e organizzazione familiare lo consentono, partite nelle tarde ore della giornata, verso sera, quando il sole è già verso il tramonto;
  • azionate il pulsante di ricircolo dell’aria, in modo da evitare di far uscire almeno in parte l’aria fredda
  • valutate se può essere sufficiente far entrare l’aria senza raffreddarla;
  • tenete i finestrini chiusi;
  • tenete a mente che l’efficienza del sistema di condizionamento diminuisce all’aumentare della velocità dell’automobile, poiché la maggior parte degli apparecchi è costruita per funzionare meglio a un basso numero di giri del motore;
  • alcuni studiosi propongono la possibilità di installare un deumidificatore che, soprattutto nei paesi tropicali, potrebbe migliorare l’efficienza dei condizionatori;

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Germana Carillo

Roman, il bimbo di 6 anni che ha salvato oltre mille cani dall'eutanasia

GreenMe -

Ha solo sei anni, ma ha salvato oltre mille cani da una morte certa. Ecco la storia di Roman McConn e dei suoi tanti amici a quattro zampe che adesso hanno una casa.

 Roman insieme alla mamma Jennifer ha creato il Project Freedom Ride, un ente di beneficenza che salva i cani dall'eutanasia e cerca loro una casa. L’idea è venuta dopo l’adozione del loro cane.

“Nel luglio del 2015 abbiamo adottato Moon da un rifugio del Texas, dove praticano la soppressione dei cani, ho preso a cuore la causa e ho cominciato a collaborare con altri volontari presso il rifugio locale”, spiega la donna. 

Dopo l’arrivo di Moon, sebbene piccolissimo Ronan decide di regalare i soldi ricevuti per il compleanno al rifugio. I genitori erano increduli, ma quel gesto ha cambiato la vita a tanti cani.

“Come genitori, ci sentivamo un po’ sciocchi perché non stavamo facendo niente per salvare i cani, nostro figlio, invece,ci stava insegnando qualcosa di unico”, continua.

Da qui nasce la voglia di mettersi in gioco, di salvare animali: la famiglia si trasferisce a Washington, ma continua ad aiutare i cani del Texas, uno fra gli stati che applica l'eutanasia ai cani che non vengono adottati in tempi brevi.

Roman assieme alla mamma realizza dei video per far conoscere le storie dei cani ospitati nel rifugio e riuscire così a metterli in contatto con potenziali famiglie per l’accoglienza. Il bambino presenta gli animali fisicamente e spiega perché dovrebbero essere adottati.

"Mi fa sentire felice salvare tutti questi cani, ma sono sicuro che anche loro lo siano", dice il piccolo Roman.

Project Freedom Ride è oggi partner di numerosi rifugi di soccorso in Texas che salvano cani randagi, abbandonati o destinati a essere soppressi e li aiuta a trovare nuove famiglie o a spostarsi nell’area del Pacifico, dove grazie a Roman e la sua famiglia possono vivere in sicurezza e tranquillità.

Ad oggi, in soli due anni dalla fondazione, sono stati salvati ben 1050 cani. Bravissimi!

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Dominella Trunfio

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Stop alle domeniche gratis nei musei, dopo l'estate si cambia registro

GreenMe -

Published in: Arte e Cultura

Domenica 5 agosto, oltre 480 tra musei,siti archeologici e monumenti in tutta Italia saranno gratis per una giornata dedicata alla scoperta del patrimonio culturale nazionale, ma potrebbe essere una delle ultime volte.

Secondo il ministro Bonisoli:

“L'iniziativa andava bene come lancio pubblicitario, ma proseguire significa andare in una direzione che non piace a nessuno, perché le domeniche gratuite non tengono conto né della stagionalità, né dell'afflusso nelle diverse aree geografiche”.

 E’ il decreto 27 giugno 2014, n. 94, in vigore dal 1° luglio 2014 a stabilire che ogni prima domenica del mese non si paga il biglietto per visitare monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali dello Stato.

Adesso il ministro precisa: "Se vogliono aprire i musei gratis una domenica non c'è niente di male ma se diventa obbligatorio farla, allora non va bene". Quindi si perde l’obbligatorietà, ma si lascia la discrezione ai direttori dei singoli musei di decidere in libertà.

Ma secondo Bonisoli, sarebbero stati proprio i direttori a chiederne il superamento. “Magari le gratuità aumenteranno, però in modo intelligente”.

Una decisione che come dicevamo ha portato con sé numerose polemiche. In primis quella dell’ex ministro Franceschini che nel 2014 aveva lanciato l’iniziativa.

"Bonisoli ci ripensi. Le cose giuste e che funzionano non hanno colore. Non faccia pagare un desiderio di discontinuità politica alla cultura e agli italiani", è l'appello dell’ex ministro.

Ed effettivamente i numeri parlano chiaro: circa 13,5 milioni di persone hanno usufruito dell'ingresso gratuito nei musei statali una domenica al mese, fino al luglio di quest'anno. La media è stata di 350 mila visitatori ogni domenica. Gli incassi nella passata gestione del dicastero sono comunque aumentati del 50%, a dimostrazione che gli ingressi gratuiti non hanno inciso negativamente sulle entrate.

Ma Bonisoli per adesso non fa marcia indietro ma chiosa: “Resta l'impegno del ministero per favorire l'accesso più ampio possibile ai musei, indipendentemente dalle condizioni economiche dei visitatori”.

Voi cosa ne pensate?

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Mic, la carta che dà accesso gratuito ai musei civici di Roma per 1 anno

 

Dominella Trunfio

Earth Overshoot Day: esaurite oggi le risorse del Pianeta per il 2018, cosa puoi fare tu

GreenMe -

Oggi 1 agosto è l’Earth Overshoot Day ovvero il giorno in cui abbiamo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno, la data in cui iniziamo ad accumulare un debito ecologico non semplicissimo da ripagare.

Overshoot Day, il giorno del sorpasso e ogni anno va sempre peggio. Nell'arco di circa 40 anni siamo passati dal 29 dicembre al primo agosto: nel 2000 l'Overshoot Day era arrivato a fine settembre, nel 2016 l'8 agosto e lo scorso anno il 2. Le stime indicano che quest’anno, per soddisfare il fabbisogno attuale di risorse naturali, stiamo sfruttando l’equivalente di 1,7 pianeti Terra.

Come si calcola?

L’Earth Overshoot Day è calcolato dal Global Footprint Network, Istituto internazionale di ricerca. In pratica per capire quanto sfruttiamo le risorse del Pianeta si calcola l’impronta ecologica ecological footprint, definita come l’area necessaria per fornire a ciascuno ciò di cui ha bisogno: il cibo, incluse le risorse ittiche, il legname e il cotone per il vestiario, lo spazio per la costruzione di strade e case, l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica.

La sintesi è che l’umanità utilizza risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare: il 1 agosto 2018 secondo gli esperti del Global Footprint Network avremo consumato le risorse naturali che il nostro Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Dal 2 agosto, staremo simbolicamente erodendo il capitale (naturale) del pianeta.

"In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto”, sottolinea Gianfranco Bologna, direttore Scientifico WWF Italia.

Perdita di biodiversità

Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra, quindi, continua a crescere. La valutazione del costo complessivo di questo degrado, causato dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Al 2014 più di 1.5 miliardi di ettari di ambienti naturali sono stati convertiti in aree coltivate.

“Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale. Secondo gli esperti si stima che, al 2050, questa quota potrebbe scendere al 10%, se non si agisce significativamente per invertire la tendenza attuale", chiosa Bologna.

Ecosistemi marini

Nemmeno gli ecosistemi marini sono esenti dall’impatto dell’azione umana. Lo studio The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness di Jones Kendall ed altri apparso sulla rivista scientifica “Current Biology” ha cercato di individuare lo stato della naturale integrità degli ecosistemi marini, tenendo conto dell’analisi, anche sinergica, di 15 fattori di pressione dovuti all’intervento umano. Ne risulta che, allo stato attuale, è possibile indicare che solo il 13.2% (che copre circa 55 milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo hanno una situazione di wilderness marina, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

Problema siccità

Nei prossimi trent’anni si stima che almeno 4 miliardi di persone vivranno in zone aride e i problemi del continuo degrado del suolo, con la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici, forzeranno a migrare una cifra molto varia, che potrebbe raggiungere fino ai 700 milioni di esseri umani. Le prospettive per le attività agricole sono preoccupanti: la combinazione del degrado del suolo e del cambiamento climatico potrebbe condurre entro il 2050 da una media del 10% fino al 50%, in alcune regioni, di riduzione della produzione agricola. Tutto ciò, spiega WWF, amplificato dalla crescita demografica: l’Africa ha oggi una popolazione umana che si aggira su 1.25 miliardi di abitanti e nel 2050 sarà raddoppiata, secondo la variante media di crescita prevista dall’ONU, raggiungendo quindi quasi 2.5 miliardi.

Cosa puoi fare tu

Ognuno di noi può contribuire a salvare il Pianeta attraverso delle scelte consapevoli. Il Global Footprint Network individua quattro campi d’azione raccolti nel #MoveThe Date.

Alimentazione

Si parte con l’alimentazione e la scelta di boicottare allevamenti intensivi che
oltre a produrre inquinamento, consumamo enormi quantità di acqua e suolo: se riducessimo alla metà il consumo di carne, l’Earth Overshoot Day potrebbe spostarsi avanti di cinque giorni, e di altri 11 se dimezzassimo gli sprechi alimentari.

Smart cities

C’è la necessità di smart cities con edifici compatti ed efficienti dal punto di vista energetico, un punto inserito nell’Agenda 2030 Per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Popolazione

Oggi siamo oltre 7 miliardi e mezzo e nel 2050, secondo le Nazioni Unite, saremmo ben oltre i 9 miliardi”. È inevitabile che una popolazione così grande richieda enormi risorse naturali, per cui il controllo della crescita demografica è un punto che non può essere evitato.

Consumo energetico

La carbon footprint, usata per stimare le emissioni di gas serra delle nostre attività, rappresenta il 60 per cento dell’impronta ecologica, e tagliare le emissioni potrebbe permetterci di ritardare l’Earth Overshoot Day di oltre tre mesi.

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Dominella Trunfio

 

Earth Overshoot Day: esaurite oggi le risorse del Pianeta per il 2018, cosa puoi fare tu

GreenMe -

Published in: Ambiente

Overshoot Day, il giorno del sorpasso e ogni anno va sempre peggio. Nell'arco di circa 40 anni siamo passati dal 29 dicembre al primo agosto: nel 2000 l'Overshoot Day era arrivato a fine settembre, nel 2016 l'8 agosto e lo scorso anno il 2. Le stime indicano che quest’anno, per soddisfare il fabbisogno attuale di risorse naturali, stiamo sfruttando l’equivalente di 1,7 pianeti Terra.

Come si calcola?

L’Earth Overshoot Day è calcolato dal Global Footprint Network, Istituto internazionale di ricerca. In pratica per capire quanto sfruttiamo le risorse del Pianeta si calcola l’impronta ecologica ecological footprint, definita come l’area necessaria per fornire a ciascuno ciò di cui ha bisogno: il cibo, incluse le risorse ittiche, il legname e il cotone per il vestiario, lo spazio per la costruzione di strade e case, l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica.

La sintesi è che l’umanità utilizza risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare: il 1 agosto 2018 secondo gli esperti del Global Footprint Network avremo consumato le risorse naturali che il nostro Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Dal 2 agosto, staremo simbolicamente erodendo il capitale (naturale) del pianeta.

"In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto”, sottolinea Gianfranco Bologna, direttore Scientifico WWF Italia.

Perdita di biodiversità

Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra, quindi, continua a crescere. La valutazione del costo complessivo di questo degrado, causato dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Al 2014 più di 1.5 miliardi di ettari di ambienti naturali sono stati convertiti in aree coltivate.

“Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale. Secondo gli esperti si stima che, al 2050, questa quota potrebbe scendere al 10%, se non si agisce significativamente per invertire la tendenza attuale", chiosa Bologna.

Ecosistemi marini

Nemmeno gli ecosistemi marini sono esenti dall’impatto dell’azione umana. Lo studio The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness di Jones Kendall ed altri apparso sulla rivista scientifica “Current Biology” ha cercato di individuare lo stato della naturale integrità degli ecosistemi marini, tenendo conto dell’analisi, anche sinergica, di 15 fattori di pressione dovuti all’intervento umano. Ne risulta che, allo stato attuale, è possibile indicare che solo il 13.2% (che copre circa 55 milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo hanno una situazione di wilderness marina, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

Problema siccità

Nei prossimi trent’anni si stima che almeno 4 miliardi di persone vivranno in zone aride e i problemi del continuo degrado del suolo, con la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici, forzeranno a migrare una cifra molto varia, che potrebbe raggiungere fino ai 700 milioni di esseri umani. Le prospettive per le attività agricole sono preoccupanti: la combinazione del degrado del suolo e del cambiamento climatico potrebbe condurre entro il 2050 da una media del 10% fino al 50%, in alcune regioni, di riduzione della produzione agricola. Tutto ciò, spiega WWF, amplificato dalla crescita demografica: l’Africa ha oggi una popolazione umana che si aggira su 1.25 miliardi di abitanti e nel 2050 sarà raddoppiata, secondo la variante media di crescita prevista dall’ONU, raggiungendo quindi quasi 2.5 miliardi.

Cosa puoi fare tu

Ognuno di noi può contribuire a salvare il Pianeta attraverso delle scelte consapevoli. Il Global Footprint Network individua quattro campi d’azione raccolti nel #MoveThe Date.

Alimentazione

Si parte con l’alimentazione e la scelta di boicottare allevamenti intensivi che
oltre a produrre inquinamento, consumamo enormi quantità di acqua e suolo: se riducessimo alla metà il consumo di carne, l’Earth Overshoot Day potrebbe spostarsi avanti di cinque giorni, e di altri 11 se dimezzassimo gli sprechi alimentari.

Smart cities

C’è la necessità di smart cities con edifici compatti ed efficienti dal punto di vista energetico, un punto inserito nell’Agenda 2030 Per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Popolazione

Oggi siamo oltre 7 miliardi e mezzo e nel 2050, secondo le Nazioni Unite, saremmo ben oltre i 9 miliardi”. È inevitabile che una popolazione così grande richieda enormi risorse naturali, per cui il controllo della crescita demografica è un punto che non può essere evitato.

Consumo energetico

La carbon footprint, usata per stimare le emissioni di gas serra delle nostre attività, rappresenta il 60 per cento dell’impronta ecologica, e tagliare le emissioni potrebbe permetterci di ritardare l’Earth Overshoot Day di oltre tre mesi.

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Dominella Trunfio

 

Roman, il bimbo di 6 anni che ha salvato oltre mille cani dall'eutanasia

GreenMe -

Published in: Buone pratiche & Case-History

 Roman insieme alla mamma Jennifer ha creato il Project Freedom Ride, un ente di beneficenza che salva i cani dall'eutanasia e cerca loro una casa. L’idea è venuta dopo l’adozione del loro cane.

“Nel luglio del 2015 abbiamo adottato Moon da un rifugio del Texas, dove praticano la soppressione dei cani, ho preso a cuore la causa e ho cominciato a collaborare con altri volontari presso il rifugio locale”, spiega la donna. 

Dopo l’arrivo di Moon, sebbene piccolissimo Ronan decide di regalare i soldi ricevuti per il compleanno al rifugio. I genitori erano increduli, ma quel gesto ha cambiato la vita a tanti cani.

“Come genitori, ci sentivamo un po’ sciocchi perché non stavamo facendo niente per salvare i cani, nostro figlio, invece,ci stava insegnando qualcosa di unico”, continua.

Da qui nasce la voglia di mettersi in gioco, di salvare animali: la famiglia si trasferisce a Washington, ma continua ad aiutare i cani del Texas, uno fra gli stati che applica l'eutanasia ai cani che non vengono adottati in tempi brevi.

Roman assieme alla mamma realizza dei video per far conoscere le storie dei cani ospitati nel rifugio e riuscire così a metterli in contatto con potenziali famiglie per l’accoglienza. Il bambino presenta gli animali fisicamente e spiega perché dovrebbero essere adottati.

"Mi fa sentire felice salvare tutti questi cani, ma sono sicuro che anche loro lo siano", dice il piccolo Roman.

Project Freedom Ride è oggi partner di numerosi rifugi di soccorso in Texas che salvano cani randagi, abbandonati o destinati a essere soppressi e li aiuta a trovare nuove famiglie o a spostarsi nell’area del Pacifico, dove grazie a Roman e la sua famiglia possono vivere in sicurezza e tranquillità.

Ad oggi, in soli due anni dalla fondazione, sono stati salvati ben 1050 cani. Bravissimi!

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Dominella Trunfio

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Does the Structured Operational Research and Training Initiative (SORT IT) continue to influence health policy and/or practice?

Medici Senza Frontiere - feed -

Title: Does the Structured Operational Research and Training Initiative (SORT IT) continue to influence health policy and/or practice? Authors: Tripathy, JP; Kumar, AM; Guillerm, N; Berger, SD; Bissell, K; Reid, A; Zachariah, R; Ramsay, A; Harries, AD Abstract: The Structured Operational Research and Training Initiative (SORT IT) is a successful model of integrated operational research and capacity building with about 90% of participants completing the training and publishing in scientific journals.

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