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Il percorso della Fratellanza

Pensiero del giorno: L'occhio del vortice

Passeggiando sulla spiaggia, come spesso mi accade in quel momento di meditazione dinamica, l’occhio dell’Anima si è soffermato sui cavalloni che rimbalzavano fragorosi verso la riva. Il cavallone non è altro che un vortice che si avvolge in senso orizzontale con moto a spirale. Il suo vorticare mi ha portato alla mente il surfista che lo cavalca cercando di sfuggire all’attrazione fatale seguendo la via di fuga verso l’esterno.

Ma in realtà, se il cavallone fosse la metafora del vortice della vita che avvolge l’Umanità con i suoi accadimenti, e noi fossimo i surfisti impegnati nel cavalcarlo, la via migliore, quella di minor resistenza, non sarebbe verso il bordo del cono ma in direzione del centro. È noto a tutti che nell’occhio del vortice ciclonico, il suo centro d’origine, vi è la perfetta quiete; il perfetto equilibrio. Non serve, dunque, sfuggire ai vortici della vita; bensì, lasciarsi prendere dal loro flusso vitale e, nella gioia come nella sofferenza, penetrarli e percorrerli fino al cuore centrale. Solo così i vortici diverranno nostri alleati riconoscendoci esperti cavalieri.

 

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Pensiero del giorno: Resistere qualche minuto

Ci sarà capitato di uscire in una giornata d'inverno in cui il vento sferzante gela le ossa e dopo alcuni minuti accorgerci di non sentire più l’aria pungente poiché Il corpo si è acclimatato e possiamo gustarci la passeggiata. Se avessimo ceduto al primo sentore di freddo saremmo rincasati subito perdendo il piacere di uscire.

Ebbene, quando stiamo per cadere nella trappola della reazione emotiva conflittuale, che come il vento gela qualsiasi tentativo di relazione, dobbiamo ricordarci di resistere per qualche minuto, in modo da non opporci alla sensazione fastidiosa e fare acclimatare il nostro corpo. Resistendo alla tentazione di reagire riusciamo, poi, a sentire che, tutto sommato, la condizione non è così insopportabile e percepiamo un senso di benessere che a volte sfocia nella gioia di non aver subito il condizionamento dell’umore meteorologico dell’altro. Il nostro corpo emotivo si adatta ad ogni situazione; basta tenerlo a freno nel momento in cui, come un cavallo pazzo, tende a scalpitare.

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Pensiero del giorno: La funzione del difetto

Un difetto indica nella persona un’area della coscienza che non è stata ancora sufficientemente illuminata dall’Anima. La Sua Luce non è potuta penetrare a causa dell’ignoranza riguardo la natura del difetto. In sé stesso esso contiene il germe della qualità opposta; germe che non ha ancora ricevuto acqua e luce per germogliare. L’Amore del Piano Divino è presente ma bloccato in uno stato latente. Ciò nonostante, il difetto induce la coscienza a portare l’attenzione in quella zona oscura, secondo la via di minor resistenza, poiché lì sta karmicamente celato un insegnamento utile per progredire nel perfezionamento della personalità. Una volta colta l'opportunità mediante l’indicazione, e fatta emergere la natura della prova, il difetto viene inondato dalla Luce animica che, attraverso il Suo potere salvifico, lo trasmuta nella qualità corrispondente, liberando il potenziale d'Amore imprigionato.

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Pensiero del giorno: I tre cervelli

L’essere umano agisce attraverso l’elaborato di tre cervelli. Il primo è ubicato nella pancia ed è il cervello ancestrale che discrimina mediante gli istinti. Il secondo è il cervello nel cuore che discrimina mediante l’intuito; ed il terzo è il cervello nella testa che ha la mera funzione esecutiva; ossia, indirizza alla mente e al corpo senziente gli impulsi ad agire in un modo piuttosto che in un altro. Quando prevale il cervello in pancia, che è quello più antico, agiremo per il nostro tornaconto personale, poiché quel cervello protegge le funzioni istintive di affermazione dell’Io. Quando, invece, prevale il cervello del Cuore saremo sotto l’influsso dell’inclusività che tutto accoglie e unisce. Alla coscienza la scelta di sintonizzarsi con l’uno o l’altro secondo l’intento che la guida.

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Pensiero del giorno: Prigionieri delle proprie strutture

Costruire edifici è forse l’attività più antica e nobile del mondo. Lo hanno testimoniato i maestri muratori edificando cattedrali che ancora oggi raccontano verità celate attraverso la simbologia delle loro proporzioni. Costruire è l’azione che segue la progettazione, e il progetto è frutto dell’immaginazione. L’immaginazione, dunque, spinge l’uomo a costruire strutture per le sue necessità: dal riparo per sé e la famiglia, al tempio dove ritrovarsi con Dio. Ma l’immaginazione quando è indirizzata verso il finito piuttosto che l'infinito, fa sì che l'uomo progetti strutture complesse che sfidano puranche le leggi della gravità e, tuttavia, tendono a cristallizzarsi velocemente, divenendo fortezze inespugnabili. Gli esempi sono tanti e variegati; dalla Torre di Babele al labirinto di Teseo; passando per le cattedrali nel deserto e le tante torri eburnee in cui ci imprigioniamo con l’illusione di esserci protetti.

L’errore è sempre lo stesso: credere che la struttura sia la meta, anziché il mezzo per giungervi. Così costruiamo strutture mentali, emotive e di cemento sempre più pesanti e tetre, e in tal modo perdiamo l’orizzonte, dimenticando che la leggerezza del mezzo ci faciliterebbe il cammino. Edifichiamo castelli faraonici per poi perderci nei corridoi laddove le trame di palazzo compiono i loro destini. Ci illudiamo di ordinare l’ambiente disegnando geometrie perfette che, al contrario, ci imprigionano in teoremi irrisolti in cui i cateti delle mete e l’ipotenusa del piano non trovano pace. Tanto varrebbe mantenere lo Spirito libero di spaziare sotto la volta del cielo e avere come certo riparo la propria coscienza, sapendo di non perdere mai la direzione volgendo lo sguardo alle stelle.

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Pensiero del giorno: Critica o sostegno?

Nel percorso di perfezionamento spirituale si presta molta attenzione a non emettere critiche e giudizi poiché ritenuti aspetti della personalità che ne impediscono l’avanzamento. In effetti criticare il comportamento o le idee di una persona nega la possibilità di scorgere un fine evolutivo per cui quella persona pensa e agisce. Dietro ai nostri comportamenti vi è sempre una lezione da apprendere tanto più sono negativi e creano conflittualità. Scorgere l’insegnamento che sottostà ad un comportamento ritenuto scorretto, fa sì che riusciamo a comprendere la persona senza criticarla. Il sostegno è il polo opposto della critica, infatti, produce un'onda cardiaca che impedisce alla mente di cogliere la dualità e, quindi, diventare separativa; onde per cui, se vogliamo eliminare la critica dal nostro repertorio personale dobbiamo addestrarci a trasmutarla in sostegno senza se e senza ma. Sosteniamo, dunque, le altre persone anche e soprattutto quando dal nostro punto di vista mostrano fragilità o agiscono in malo modo. Otterremo, così, due risultati in uno. In primo luogo aiuteremo gli altri a comprendere la propria situazione dal punto di vista energetico e, in second’ordine, sgombreremo i nostri pensieri e sentimenti dalla bassa vibrazione del giudizio negativo.

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