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Il percorso della Fratellanza

Pensiero del giorno: Esperire la realtà

Quando il discepolo medita ritira la propria coscienza all’interno e la focalizza verso l’alto, venendo a conoscenza della realtà adombrante nel campo magnetico di consapevolezza tra Spirito e Materia. Egli vede la Verità nella presenza diretta del Piano Divino. Visione che è trasmessa dall’Anima alla coscienza sotto forma di intuizione. Così conosce la realtà quando la incarna, dandogli forma e proiettandola verso l’esterno nel proprio ambiente come esperienza. Egli plasma la forma in base al modello di perfezione che ha colto nell’area causale fuori dallo spazio-tempo, in ciò sperimentando, entro lo spazio-tempo, il risultato della precipitazione della realtà soggettiva nel mondo oggettivo. Questo processo lo porta a fare esperienza della realtà nell’apparenza. In altri termini, il discepolo cala la realtà entro la dimensione illusoria dell’apparenza via via innalzando la vibrazione vitale di quest’ultima fino a farla risorgere allo stato originale, in cui, redento il “peccato”, non vi è più distorsione della Verità Una.

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Pensiero del giorno: Collettività versus Fratellanza

“Collettivo” non significa fraterno, e una collettività non è ancora una fratellanza. Una collettività è un insieme di individui che possono anche non avere alcun legame tra loro. Una città, per esempio, è sicuramente una collettività, ma tutti gli abitanti che la compongono, si conoscono forse? Si apprezzano, si comprendono e lavorano coscientemente gli uni per gli altri con amore? No, i più vivono senza preoccuparsi dei legami che dovrebbero unirli, pertanto non formano ancora una fratellanza.
Una fratellanza è innanzitutto una collettività, certo, ma una collettività che possiede una coscienza allargata, luminosa. È una collettività i cui membri sono uniti fra loro, e non solo lavorano gli uni per gli altri, ma in più hanno come ideale quello di lavorare per il mondo intero. Una vera fratellanza è una collettività che possiede una coscienza universale.

Omraam Mikhael Aivanhov

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Pensiero del giorno: Giusto uso del tempo e della forma

Noi siamo Anime che si incarnano, ciclo dopo ciclo, entro la superficie riflettente dello spazio-tempo pur essendo pura esseità senza tempo né spazio. Questa è la nostra condizione, il nostro compito ed anche la prigione da cui liberarci. Ci identifichiamo con la forma e il suo tempo, ma alla fine, dobbiamo sfuggire all’illusione del tempo poiché non è reale e nemmeno naturale per quanto possa sembrarlo dal punto di vista della persona. Dobbiamo imparare a fare il giusto uso sia del tempo che della forma se vogliamo avanzare verso la completa liberazione. Farne il giusto uso significa rendere la forma sempre più corrispondente all’idea o Archetipo Divino che la sostiene, in modo da rivelarne il Proposito attraverso la sua bellezza e perfezione. Il nostro compito nel servire il Piano Divino è, dunque, quello di saper gestire e plasmare il tempo e la forma secondo la nota dell’Amore che ordina il creato, così riprendendo il nostro legittimo posto nello schema del Grande Disegno evolutivo.

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Pensiero del giorno: Sull'indulgenza

Anche se l’indulgenza è una qualità del cuore, ha in sé una buona parte di intelligenza. Soltanto la persona veramente intelligente può essere indulgente. Perché? Quando si capisce meglio che cos’è l’essere umano, quali sono i diversi fattori che costituiscono la sua natura profonda, l’influenza che le condizioni in cui vive e le difficoltà che incontra possono avere sul suo comportamento, non ci si può mostrare troppo severi nei suoi confronti anche se egli non sempre agisce correttamente. È giusto rimanere lucidi, perché una delle qualità dell’intelletto è proprio la lucidità, ma occorre essere anche più comprensivi.
Talvolta si è sorpresi dalla severità con cui alcune persone, di cui non si possono, tra l’altro, negare le qualità del cuore, si pronunciano sugli altri. Sono spietate. Ebbene, ciò avviene proprio perché mancano di intelligenza, la vera intelligenza, che consente una visione più ampia degli esseri e delle cose. Niente più della mancanza di indulgenza – che è una mancanza di comprensione – rivela una mancanza di intelligenza.

Omraam Mikhael Aivanhov

 

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Pensiero del giorno: Siamo responsabili degli effetti

Noi siamo responsabili degli effetti che provochiamo nell’ambiente. Quando siamo emissivi, cioè quando prendiamo l’iniziativa di comunicare qualche cosa a qualcuno, secondo una nostra intenzione, diventiamo causa di quella esternazione. Dato che ad ogni causa corrisponde un effetto, quell’effetto è sotto la nostra diretta responsabilità. L’effetto è la forma che assume quella determinata causa nel tempo e nello spazio.

Facciamo, dunque, attenzione all’effetto che produciamo sugli altri, poiché se non è quello desiderato, dobbiamo modificarlo andando a riconsiderare il movente originario che, evidentemente non era così chiaro e puro, altrimenti, l’effetto sarebbe stato quello voluto.

Se, ad esempio, vogliamo far ridere e invece facciamo piangere, significa che durante la comunicazione abbiamo perso l’intento motivante; oppure che, nostro malgrado, la motivazione inconscia era quella di far piangere. D'altro canto, il nostro intento comunicativo deve sempre tenere conto dell'interlocutore che abbiamo di fronte. Dobbiamo saper gestire la forma della comunicazione in modo che sortisca l'effetto desiderato. Dall’osservazione degli effetti che produciamo sugli altri possiamo ricavare le nostre vere motivazioni, e a nulla vale prendersela con l'altro. La responsabilità è solo nostra.

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Pensiero del giorno: Aspirazione e Grazia

Due soli poteri possono, mediante la loro congiunzione, compiere la grande e difficile opera scopo del nostro sforzo: un’aspirazione costante, ineluttabile, che chiama dal basso ed una grazia suprema che risponde dall’alto. Ma, la grazia suprema non potrà agire che nella luce e nella verità; non potrà farlo nelle condizioni imposte dalla menzogna e dall’ignoranza. Se dovesse sottomettersi a queste esigenze, incorrerebbe nel fallimento dei suoi stessi piani. Ecco le condizioni di luce e di verità, le sole accettabili dalla più alta forza per la propria discesa; ed è soltanto la più alta forza supermentale discendente dall’alto ed aprentesi il passaggio dal basso che può dirigere vittoriosamente la natura fisica ed annichilire le sue difficoltà. Occorre un dono di sé totale e sincero, un’apertura di sé rivolta esclusivamente verso il potere divino, un’ammissione costante ed integrale della verità che discende, un costante ed integrale rifiuto della menzogna, dei poteri e delle apparenze della mente, del vitale e del fisico che governano ancora la natura terrestre. Il dono di sé deve essere totale ed estendersi a tutte le parti dell’essere.
 
Sri Aurobindo

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Pensiero del giorno: Felicità e Gioia

La felicità è l’espressione sentimentale dell’appagamento del desiderio. L’apice della vetta, raggiunto il quale si discende velocemente verso la valle della tristezza agognando la felicità perduta. Così oscilla il pendolo della persona tra alti e bassi, picchi ed abissi.

Altro è la realizzazione della Gioia che è la manifestazione sentimentale del contatto interiore dell’Anima. A differenza del picco della felicità la Gioia è l’altopiano regolare e stabile della visione del Piano divino che illumina la mente e scalda il cuore.

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