Che cosa sono e come funzionano i principi attivi

di Edoardo Conte

Il principio attivo di un farmaco ha la proprietà di curare la persona affetta da un disturbo. Questo lo sappiamo tutti, eppure quando parliamo di principi attivi siamo in balia del mistero. Cosa saranno mai i principi attivi e perché agiscono sul nostro organismo curandolo? Allo stato attuale della medicina occidentale e orientale, dalla allopatica alla ayurvedica passando per l’omeopatica, ci sono milioni di farmaci ciascuno dei quali agisce in base ad uno dei principi attivi.

Va subito detto che il principio curativo non è il composto chimico del farmaco, bensì, ciò che rende una particolare molecola chimica vettore di benessere e, a volte, di guarigione. In altri termini, il principio è un proposito che viene veicolato per mezzo di una struttura molecolare. Pensiamo al carbonio. Che cosa lo rende il mattone dell’universo? Il fatto che abbia più possibilità di connessione di qualunque altra molecola. Tale caratteristica si estrinseca nella qualità del “collegare” specifica del Principio di Intelligenza. Intelligere significa, infatti, legare insieme. Il carbonio, quindi, è la struttura molecolare che veicola meglio di ogni altra il Principio d'Intelligenza. Veicola… ma non è. La materia, dunque, non è il principio; e il principio non è materia, ma è quel “quid” che, trasportato da una molecola di sostanza, produce nell’organismo un’attività atta a riequilibrare l’organismo stesso e riportarlo, nel migliore dei casi, allo stato di salute originario.

Ma se il principio non è materia, che cos’è?
È un’astrazione che è indirizzata primariamente in un pensiero dai piani immateriali dell’esistenza. Quei piani che Platone chiamava Iperuranio o mondo delle idee. Detto pensiero, a sua volta, è coinvolto in un processo di condensazione che lo concretizza in una forma per via della concentrazione di una moltitudine di menti che lo mantengono vitale mediante l'adesione spontanea a quel Principio. Tutti i principi attivi dei farmaci sono direttamente o indirettamente causati dai 7 Principi vitali che governano la vita, a cui diamo il nome di Archetipi divini. In tal modo ciascun principio curativo rispecchia un Principio o più combinazioni dei 7 Principi principianti che sono: Volontà, Amore, Intelligenza, Armonia, Conoscenza, Ideale e Ordine. Il principio attivo dell’aspirina veicolato mediante l’acido acetilsalicilico, deriva, ad esempio, dal Principio d’Armonia poiché ha la qualità di equilibrare la temperatura; e la Temperanza è virtù ricollegabile, per l’appunto, all’equilibrio ed armonia degli opposti.

Chiarito cos’è un principio, passiamo al concetto di attivazione. L’attivazione di un principio curativo avviene nel momento in cui l’intenzione del curatore si manifesta con un atto di volontà! Ciò significa che un principio resta latente fino a che la volontà di un pensatore, sia esso scienziato, medico o paziente, indirizza un pensiero di guarigione o anche un desiderio, risvegliando il principio e attivandolo sul piano della manifestazione materiale. È ovvio che la prima attivazione avvenga già nella fase della formulazione del farmaco; tuttavia, la motivazione successiva ne rafforza l’attività ad ogni passaggio. Quando il principio è attivato, trasporta, o infonde nei piani densi della materia, la sua propria energia potenziale trasformandola in forza curativa.

Il principio necessita, dunque, di un veicolo per svolgere la propria funzione, e di una motivazione per essere attivato. Necessita pure di concentrazione di pensiero ed emozione, attraverso una credenza o suggestione, per sprigionare tutta la sua forza.

Per quanto riguarda la medicina allopatica, l'agente di trasmissione è costituito dalla molecola chimica che trasporta la proprietà del principio fissandola nell’organismo; tuttavia, riguardo ad altre medicine o sitemi curativi che, apparentemente, sembrano non utilizzare materia, in che modo funziona la trasmissione del principio attivo entro l’organismo umano? La risposta è più semplice di quanto si creda.

Nel campo della medicina vibrazionale basata sul suono, la luce o l’emanazione pranica, il principio attivo è trasportato dall’onda vibratoria stessa che agisce sui livelli eterici della materia; ossia, sulla stessa essenza della vita. Tale medicina sarebbe la più efficace se non fosse per la scarsità di menti che la sostengono e la mantengono attraverso ciò che si chiama convinzione. Purtroppo i risultati sono ancora di gran lunga inferiori alla potenzialità della cura.

Diverso il discorso riguardo all’omeopatia. A differenza di quanto sostenuto dalla scienza ufficiale, la preparazione omeopatica di un rimedio non comporta l’assenza del principio attivo a causa dell’eccessiva diluizione della tintura madre. Diluizione che cancellerebbe ogni traccia della molecola originale. Si dimentica che, proprio per la notevole diluizione in acqua, il principio si fissa a quest’ultima e, dato che l’acqua ha la migliore memoria molecolare, il principio attivo veicola in modo molto più potente che se fosse contenuto nel prodotto d’origine. La memoria dell’acqua è ormai riconosciuta dalla scienza; basti pensare alla sperimentazione del ricercatore giapponese Masaru Emoto e ai suoi cristalli di ghiaccio che provano, con le differenti geometrie, la capacità della molecola H2O di adattarsi alle motivazioni più svariate: dall’Amore e Gratitudine, all’odio e disprezzo. Anche gli scienziati russi hanno documentato le proprietà segrete dell'acqua in un documentario di grande interesse.

Non stupisca, dunque, che la medicina omeopatica o altre medicine che applicano il sistema delle diluizioni di essenze vegetali, utilizzi l’acqua per trasportare il principio attivo scorporandolo dal vettore originario; e non si gridi all’effetto "placebo". Di tale effetto ancora poco si sa. Sotto quel nome si cela la più potente causa di trasformazione della materia; tanto potente da assumere, a volte, la sembianza di miracolo. Sia per effetto di profonda fede, che di suggestione emotiva o di pensiero focalizzato, i Principi governatori della vita trovano il modo di manifestarsi e plasmare le forme secondo il loro disegno. A noi l’arduo compito di sperimentarli comprendendone funzione, qualità ed effetto.

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