I frutti dell'Albero della Vita

di Edoardo Conte

Vi ricordate la storia della mela e di Eva che la raccolse e fece perdere il Paradiso a se stessa e Adamo? Ebbene, quella storia non raccontava tutta la verità; ma partiamo dall’inizio.

All’inizio Dio progettò il Piano evolutivo per il pianeta e tutte le sue creature compreso l’Umanità. Era ed è, poiché è sempre in atto, un Piano di Verità, Amore e Bellezza. Racchiuse quel Piano in una pianta: l’Albero della Vita, aspettando che l’Uomo si cibasse dei frutti a tempo debito. Noi sappiamo che il tempo giusto per cogliere i frutti dall’albero è quando sono maturi. Il fatto è che quell’Albero della Vita era ed è, poiché è tutt’ora vivente, un grande albero con una impalcatura di rami maestosa; tanto che, per cogliere i frutti di Verità, Amore e Bellezza, occorreva, come occorre ora, sapere arrampicarsi in alto.

Gli scalatori di piante che riescono a raggiungere i frutti maturi, ne gusteranno, ovviamente, tutto il sapore e godranno delle qualità zuccherine alla loro gradazione ottimale. In seguito, potranno distribuire una parte dei frutti raccolti, a coloro che saranno pronti a riceverli. Tuttavia, chi non si arrampicherà dovrà aspettare che quei frutti cadano a terra. Tutti noi sappiamo che quando i frutti cadono dalla pianta è per il fatto che iniziano il processo di marcescenza; cioè, invecchiano come tutte le forme viventi su questo pianeta, fino a morire per poi riciclarsi; ossia, iniziare un nuovo ciclo.

Quel che succede a coloro che raccolgono i frutti che stanno marcendo è che non gusteranno la qualità originale; bensì, si nutriranno di amaro; cioè, della qualità degradata di quel frutto. La verità originale, una volta in processo di marcescenza diventerà menzogna, così come l’Amore che, degradato, diventerà, dapprima, amore possessivo e poi, gelosia, invidia, rancore e, per ultimo, odio. La Bellezza, poi… sappiamo dove va a finire quando la cogliamo in età avanzata. Tutto sfiorisce e diventa brutto! 
Così è il ciclo vitale di ogni creazione e creatura su questo pianeta. La vita è ciclica e passa dal vigore della nascita, alla pienezza della maturità, per poi declinare nel degrado della vecchiaia e… concludere con la morte. Ciò vale per le qualità divine che entrano in manifestazione come frutti dell’Albero della Vita. Se le cogliamo quando sono mature ci daranno tutta la forza della loro genuinità. Se, invece, mangeremo quei frutti quando saranno marci ci nutriremo delle qualità opposte, che non saranno qualità ma note stonate e distorte delle qualità originali.

Da questa parabola cosa ne traiamo?
Che Dio vuole che cogliamo la mela quando è matura e non quando è marcia. Che se mangiamo la mela quando è marcia non possiamo prendercela con Dio ma con la nostra sordità e cecità nel cogliere i cicli vitali. Che ad ogni ciclo abbiamo l’opportunità di rimediare e cogliere i frutti a tempo debito. Che per cogliere i frutti maturi dobbiamo guardare verso l'alto e non in basso; cioè, dobbiamo sintonizzarci sulle alte frequenze dello Spirito. Che il Piano divino è buono e giusto; a noi la responsabilità di scegliere quando gustarlo. Infine, questa parabola dell’Albero della Vita ci insegna che anche un frutto marcio ha la sua utilità e può servire il Piano se sappiamo come fare, poiché all’interno del frutto possiamo sempre racogliere i semi e piantarli nel nostro giardino affinché cresca un nuovo albero e rinnovi i suoi frutti. In questo modo, potremo trasformare il marcio che è dentro di noi, cioè la nostra parte in ombra, in una rinnovata opportunità di crescita che ridoni luce e vigore ai frutti di Verità, Amore e Bellezza.

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