Innamoramento e amore

di Tommaso Errico

Perché ci innamoriamo? 

Il primo scopo è di natura biologica: è la procreazione.
Gli umani hanno normalmente paura di abbracciarsi, di toccarsi. Normalmente abbiamo paura di entrare in contatto profondo con gli altri, di essere nudi, abbiamo bisogno di ruoli e di maschere.
Troppo spesso reprimiamo le emozioni, troppo spesso viviamo la vita senza amore.

Ma la vita è amore, la Creazione intera è amore, e la vita non può perciò tollerare che ci allontaniamo completamente dall’Amore.
L’innamoramento è quella chiamata urgente, tumultuosa, che ci costringe a fare i conti con l’amore. Nonostante siamo distratti, nonostante ci sforziamo di essere riservati e distanti, improvvisamente ci innamoriamo. E’ come una febbre, un richiamo irresistibile. In inglese si dice “fall in love”, cadere nell’amore.
La Creazione vuole che gli esseri umani si riproducano e si amino. E’ perciò che, quando meno ce l’aspettiamo, nonostante tutte le nostre difese, ci innamoriamo, cadiamo in amore.

Il secondo scopo è di natura animica, psicologica. La Creazione vuole che entriamo in relazione profonda con l’altro, permettendoci così di trovarci di fronte ai nostri limiti, ai nostri difetti, per costringerci a crescere, a migliorare, ad aumentare la consapevolezza di noi stessi. L’innamoramento ci fa soffrire, ci fa mettere in discussione, ci brucia, ci sconvolge, permettendo così alla nostra anima di evolversi.

Il terzo scopo è il più profondo e importante, ed è di natura spirituale. Ci innamoriamo per imparare ad amare.
L’innamoramento, infatti, è molto diverso dall’Amore.
Quando ci innamoriamo abbiamo l’impressione di amare, ma ci sbagliamo. Se fossimo risvegliati, se vivessimo nell’amore non potremmo innamorarci.
Nell’innamoramento siamo nel tumulto, nella passione, nel “bisogno” dell’altro. Il bisogno dell’altro non ha niente a che fare con l’amore. Se abbiamo bisogno di questo ‘stimolante’ che è l’innamoramento, con tutto ciò che ne fa parte, la passione, la gelosia, la paura di perdere l’altro, significa che l’Amore ci chiama, ci vuole, ci brucia, proprio perché non stiamo nell’amore. L’amore ci rivolta come un guanto, ci spinge a comportamenti impulsivi, ci porta alle zuffe verbali, o perfino fisiche per alcuni, ci fa soffrire, ci impedisce di pensare ad altro che non sia la persona di cui siamo innamorati.
Coloro che agiscono così, credono di amare. Ma invece sono stati solo scossi dall’Amore, disturbati nel loro sonno, nella loro vita distratta fatta di preoccupazioni materiali, e della solitudine in cui si cade a causa della chiusura del cuore. Gli innamorati sono obbligati a rispondere alla chiamata dell’Amore, che li scuote e li sconvolge, che non gli dà tregua, perché la vita deve rendere conto all’Amore.

L’innamoramento è la via che la Creazione ha predisposto per costringerci ad imparare ad amare. Finché non avremo imparato ad amare continueremo ad innamorarci e a soffrire per quello che chiamiamo impropriamente amore. Come per la ruota della vita, che ci costringe sempre a rinascere, così l’innamoramento ci costringe a riprovarci ancora, e ancora, e ancora. Continueremo a innamorarci, a soffrire, ad innamorarci ancora, finché non impareremo ad amare. Quando avremo imparato ad amare, non ci innamoreremo più. Non avrà più senso innamorarci, non ne avremo più bisogno, perché vivremo nell’Amore.

L’Amore non può far soffrire. L’Amore può solo renderci felici, assolutamente liberi e felici. Ma per diventare felici dovremo arrenderci all’Amore. Dovremo smettere di cercare di manipolare l’altro, di aspettare il partner ideale, perfetto. Dovremo smettere di dare la colpa all’altro delle nostre paure, delle nostre insoddisfazioni. Dovremo smettere di essere gelosi. Dovremo smettere di aspettare chi ci darà l’amore e la felicità. Dovremo imparare ad aprire il cuore, a lasciare che l’Amore fluisca, che trabocchi dal cuore. L’Amore non viene dall’esterno. L’Amore è una fonte interiore. Quando avremo sofferto abbastanza ci arrenderemo all’amore e lasceremo che finalmente l’Amore sgorghi infinito dalla nostra sorgente interiore.

Quello che quando siamo innamorati scambiamo per amore, cioè le passioni, le vibrazioni intense, la gioia di incontrare l’amato, ma anche la paura di perderlo, i tormenti, le ansie e le gelosie degli innamorati, dovrebbe avere un altro nome, che nel vocabolario non c’è.
Non c’è perché la nostra cultura non è basata sulla conoscenza dell’Amore, ma è basata sulla confusione riguardo all’amore. 

L’amore degli innamorati viene dall’Amore, è una scossa che ci dà l’Amore, ma non è Amore, è ancora immaturità, confusione, ignoranza. 

Nell’esperienza dell’innamoramento possono nascere e crescere diversi sentimenti. Alcuni di questi ci avvicinano all’Amore, altri ce ne allontanano.
L’amicizia ci avvicina all’Amore. Lo sforzo di aprirsi, di essere nudi, ci avvicina all’Amore. L’affidamento all’amore ci avvicina all’Amore. Imparare a prendersi la responsabilità di se stessi di fronte all’amato ci avvicina all’Amore. Non scaricare sull’altro ansie e spazzatura interiore, ci avvicina all’Amore. Contemplare la bellezza dell’altro senza pensare di cambiare niente dell’altro, ci avvicina all’Amore. Stare nel presente ci avvicina all’Amore. Tutto ciò che di bello possiamo fare per noi stessi e per l’altro, ci avvia alla pratica dell’amorevolezza e ci apre all’Amore.

La gelosia ci allontana dall’Amore. La paura di perdere l’altro ci allontana dall’Amore.
Il tentativo di manipolare l’altro, di cambiarlo, ci allontana dall’Amore. Chiedere promesse di fedeltà e di amore eterno, ci allontana dall’Amore. Limitare la libertà dell’altro e sacrificare la nostra libertà in nome dell’amore, ci allontana dall’Amore. Pretendere che l’altro non abbia alcuna distanza, alcun segreto o riservatezza nei nostri confronti, ci allontana dall’Amore. Controllare l’altro, i suoi movimenti, interferire con i suoi affetti e le sue amicizie per limitare le sue possibilità di esprimere sentimenti di affetto ed amorevolezza verso gli altri, ci allontana dall’Amore.

E’ facile che l’innamoramento raggiunga il primo scopo per cui la Creazione l’ha previsto, quello biologico. Spesso da una storia d’amore-innamoramento, infatti, nasce uno o più figli. Lo scopo biologico è ben presto raggiunto da moltissimi umani.

Il secondo scopo, lo scopo animico, psicologico, non sempre si raggiunge in tempi brevi. A volte ci vuole un’intera vita. E purtroppo per alcuni umani lo scopo non si raggiunge, e per tutta la vita non si riesce a sviluppare la fiducia e la responsabilità neanche con l’esperienza dell’innamoramento. Molti umani continuano per tutta la vita a lamentarsi di non aver trovato la persona giusta, di essere stati sfortunati, e dopo essersi convinti che l’amore fa solo soffrire, chiudono completamente il cuore, e si tengono al riparo dai rischi dell’innamoramento. Per farlo possono ricorrere a vari espedienti. Possono identificarsi totalmente nel lavoro, oppure sacrificare completamente se stessi nella cura dei figli ostacolando anche la loro crescita, oppure possono dedicarsi a pratiche sessuali meccaniche, a volte ossessive o perverse, in modo da non sentire il richiamo dell’amore.
Fortunatamente però, molti umani recepiscono la lezione, e dall’esperienza dell’innamoramento traggono un aumento della loro consapevolezza, arrivano ad una migliore conoscenza di se stessi, imparano ad avere relazioni umane sempre migliori, basate sul rispetto, sull’aiuto e sulla cura dell’altro. 

Solo per alcuni umani, infine, per i più pronti, per i più desiderosi di migliorare, per i più capaci di mettere in discussione i propri schemi, le loro credenze, per i più coraggiosi,  l’innamoramento costituisce una via di perfezionamento spirituale. E’ la via di chi nell’esperienza amorosa lascerà che cresca l’amicizia, la cura, la responsabilità verso se stessi, la capacità di ringraziare, di celebrare, di aprirsi, la libertà di essere se stessi e di lasciare che l’altro sia se stesso. La via del perfezionamento spirituale si apre per coloro che nell’amore hanno saputo lasciar crescere l’amorevolezza.

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