Io incido i sentieri

di Edoardo Conte

Il motto esoterico dell’Italia è: “Io incido i sentieri” ad affermare che il proposito della nazione è quello di imprimere una via laddove il terreno ne sia privo. Incidere è una azione che rimanda alla chirurgia. Si incidono le ferite infette per sanarle e, con la fuoriuscita del sangue, promuovere una graduale guarigione. Immediata la metafora che rimanda al sacrificio, allo spargimento di sangue, come un salasso, necessario per rinnovare la vitalità e riproporre un nuovo equilibrio.

Il “risorgimento” italiano con le guerre di indipendenza bene assolse a questo compito incidendo il percorso che dal conflitto giunse all’armonia sintetizzando gli opposti e realizzando l’Unità d’Italia. Se analizziamo attentamente questo scopo scopriamo che l’attitudine principale di noi italiani è quella di lasciare il segno sia in senso positivo che negativo. È abbastanza facile verificare questa affermazione. Basti pensare ai tanti inventori, esploratori, scienziati, poeti e artisti che il Bel Paese annovera nella sua gloriosa storia. L’Italia è pioniere del nuovo e della Bellezza in senso lato. Questa caratteristica si riscontra anche nell’attuale situazione di crisi politico-economica che coinvolge l’intera umanità e in particolare i paesi della civiltà occidentale.

A ben vedere la crisi del sistema politico e sociale corrisponde alla crisi dei valori spirituali soppiantati da quelli materiali. Una crisi dell’ego personale che sta ad indicare lo sforzo di sintonizzarsi sui valori dell’Anima universale trasmutando le vecchie forme cristallizzate in nuove attività più rispondenti alla nota della fratellanza. In nessun altro paese la crisi è così accentuata dall’emersione delle contraddizioni e l'insostenibilità delle posizioni pregresse. Nemmeno la Grecia soffre delle nostre contraddizioni. La classe politica è allo sbando così come quella imprenditoriale. Le classi operaie e impiegatizie affannano nella ricerca di un benessere ormai non più raggiungibile. L’illusione dei beni materiali, dei facili arricchimenti e delle carriere di successo ha lasciato il passo alla delusione costante e alla mancanza di visione del futuro. L’esperienza del “deserto”, ossia, della spoliazione delle forme materiali si compie senza distinzione di classe. I super ricchi si guardano attorno attoniti, impauriti dal clima di instabilità. Da tanta disperazione che incide il tessuto vitale aprendo ferite sanguinanti non può che nascere la spinta per il rinnovamento sociale e spirituale. Solo coloro che non avranno paura di perdere, poiché non avranno più nulla da perdere, vinceranno la sfida.

La Nuova era avanza inesorabile e il Nuovo preme con forza per apparire e consolidarsi. Spetta a noi italiani rompere i vecchi schemi, trasmutare il sistema cristallizzato e dare il giro di volta per rinascere dalle nostre ceneri come la Fenice. Mai come ora l’Utopia della civiltà del dono e dell’amore fraterno esercita il potere di manifestarsi per incidere col segno rinnovatore i sentieri del mondo. Aprire un varco, come il vomere nel terreno incolto, per deporre il seme della fratellanza e rendere abbondante il raccolto. Incidere nuovi sentieri è, dunque, il nostro compito che, evidentemente e spesso inconsciamente, viene svolto non solo in Italia ma nel mondo intero. Fin dal tempo degli antichi romani noi Italiani costruiamo vie di comunicazione per unire Popoli e portare civiltà. Riflettiamo su questo compito e troviamo il nostro singolare modo di adempierlo laddove un ambiente o un luogo interiore ed esteriore sia privo di una traccia d’unione.

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