La triangolazione della comunicazione

di Edoardo Conte

La connessione con le dimensioni sottili dello Spirito per ampliare la visione della realtà ed entrare in contatto con le verità superiori è un tema che ha affascinato l’essere umano fin dall’alba dei tempi. La meditazione è senza dubbio lo strumento principe per indagare in quelle dimensioni. Per comprendere meglio la struttura comunicativa della meditazione creativa occorre avere una chiara visione di come funziona la comunicazione in genere, e la geometria ci viene in aiuto.

Comunicare significa tendere all’uno; ossia, stabilire una connessione tra due o più entità che sono separate tra loro. La comunicazione è, dunque, strumento e veicolo di comunione. Per unire più punti dislocati nello spazio bisogna tracciare linee da un punto all’altro. L’intreccio di linee che uniscono tutti i punti determina una serie di triangoli e perciò vien detto triangolazione. Questo termine viene usato per l’appunto, nelle comunicazioni via radio e anche in quelle televisive dove e quando il segnale rimbalza da un ponte o ripetitore all’altro per compiere grandi distanze e sopperire alla curvatura terrestre che ne impedirebbe la ricezione, dato che le onde radio e tutte le onde emesse dagli odierni apparati di comunicazione, viaggiano nell’etere con moto rettilineo. Nell’antichità gli astronomi e astrologi, esplorando il cielo notturno, tracciarono linee virtuali per unire tra loro quelle stelle che, nel loro immaginario, andavano formando figure mitiche, disegnando così nella volta celeste un universo di costellazioni che ancora oggi comunicano l'arrivo di opportunità cicliche attraverso le qualità dei segni zodiacali. La triangolazione è usata anche per determinare la localizzazione di un oggetto o una persona sulla faccia della Terra; difatti ogni punto terrestre è identificabile esattamente attraverso coordinate di latitudine e longitudine.

Da queste considerazioni comprendiamo che se vogliamo connetterci con qualsivoglia punto o dimensione spazio-temporale, comprese quelle del pensiero, o ancor più in là, dei reami spirituali, dobbiamo necessariamente triangolare. Quando si effettua una triangolazione si inizia con l’unire due punti tra loro. Una volta stabilita la prima connessione, si uniscono di seguito altri punti così da formare una rete triangolare di punti focali che interagiscono tra loro. Non appaia, quindi, strano che la tecnica di meditazione creativa utilizzi linee di luce e punti focali per interfacciare la mente razionale dell’individuo con i piani spirituali dell’Anima e stabilisca, in questo modo, canali di comunicazione e flussi di trasmissione nei due sensi.

I primi punti che il meditante deve connettere con una linea di luce sono il centro del Cuore e il centro Intercigliare. Con tale connessione si stabilisce il primo allineamento tra il centro di sintonia dell’aspetto vita che nel Cuore dell’organismo umano trova il punto di ancoraggio, e il centro di integrazione della coscienza che risiede tra le sopracciglia come indicato anche nella tradizione spirituale orientale. Non a caso il “Bindi” induista colora di rosso quel punto tra i due occhi nel bel mezzo della fronte. La triangolazione prosegue congiungendo, poi, il centro detto della “Cavità” che è situato proprio nel mezzo del cervello nella regione del “Talamo” tra le ghiandole ipofisi e epifisi. Pare proprio che il nome non sia casuale dato che nel talamo nuziale si compie l’unione coniugale. L’analogia è evidente. Il centro della Cavità è infatti il luogo o meglio, il laboratorio alchemico dove la coscienza attua le alchimie e plasma gli elementi materiali e spirituali (femminile e maschile) per dar forma a pensieri — figli della loro unione — capaci di portare in espressione il Piano divino.

Per ottenere questo risultato la Cavità è, a sua volta, stazione di trasmissione e ricezione e quindi di triangolazione tra i punti focali della persona e quelli dell’Anima che è immaginata come una sfera di luce azzurro-bianca situata al di sopra del piano personale. Questa disposizione spaziale, pur non corrispondendo a verità, poiché l’Anima non ha collocazione nel tempo e nello spazio, consente al meditante di tracciare una connessione realmente stabile seppur sullo schermo virtuale della visione mentale. Ciò è importante ai fini del contatto reale con le dimensioni superiori. Per come è fatto il nostro cervello che non distingue un oggetto immaginato da un oggetto concreto — basti pensare all’effetto fisiologico che un’immagine femminile seducente ha sull’organismo maschile anche in assenza di una donna reale — la visualizzazione della linea di luce che raggiunge la sfera animica fa sì che si compia quel contatto nell’interiorità del meditante. Ciò che si immagina si concretizza nella mente e questo è quello che serve ai fini della meditazione. Collegando punti focali dislocati nell’immaginario virtuale, punti raffiguranti stati di realizzazione o entità spirituali, la coscienza ottiene, infine, una vera connessione. Questa è l’arte e scienza della triangolazione che unisce l’umano al Divino e crea un ponte stabile di comunicazione a due sensi.

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