Pensiero del giorno: Reddito di Cittadinanza

Del Reddito di cittadinanza se ne parla da tempo da più parti. Cavallo di battaglia dei pentastellati trova humus nei paesi nordici come la Finlandia ma anche Svizzera e Olanda ne sono attratte e sono prossime a sperimentarlo.

Quello che non viene compreso a livello europeo è che il reddito di cittadinanza non può essere collegato al sistema monetario vigente e nemmeno al mercato. L’idea del reddito di cittadinanza è alimentata dall’energia di quarto raggio dell’armonia e cooperazione che è altro rispetto all’energia di attività intelligente di terzo raggio che sostiene l’attuale sistema economico. Questo fattore dovrebbe dirigere le menti verso un altro tipo di soluzione. La fonte delle coperture economiche per far fronte alla mole di denaro che occorrerebbe per alimentare l’R. d. C. è da ricercare in un sistema alternativo a quello dell’Euro. Esistono già diversi esempi di monete complementari in tutta Europa, dallo Scec italiano al Vir svizzero per non parlare del Berliner che si adotta in Germania, che ben si presterebbero allo scopo, senza dimenticare il Bitcoin cripto moneta virtuale che sta circolando sull’intero pianeta pur non essendo supportata da nulla.

L’unico supporto plausibile è la fiducia di chi usa una valuta piuttosto che un’altra. I Bitcoin hanno proprietà intrinseche soggettivamente valutate dagli individui. Tale valutazione è dimostrata quando gli individui fanno scambi o cambiano valuta, liberamente. Basterebbe che gli stati sovrani scindessero le monete locali dal sistema Euro e le facessero diventare strumento di cooperazione non più legato al valore del mercato ma a quello della solidarietà. Le banche centrali nazionali potrebbero tornare a battere moneta non secondo il controvalore del debito o del PIL ma rispetto al valore della vita e di una esistenza dignitosa. Basterebbe associare l’emissione del Reddito di cittadinanza, meglio se Reddito di Solidarietà, al sostegno dei più bisognosi, da coloro che rasentano il tasso di povertà, alle persone che non hanno o hanno perso il lavoro, creando un circuito di servizi sociali e vendita di prodotti primari gestito direttamente dallo Stato. Prodotti venduti a prezzo calmierato e acquistabili solo con la moneta solidale. Si potrebbe partire dalla filiera del cibo creando cooperative di produzione e coinvolgendo aziende del commercio equo. Questo costituirebbe solo l’inizio di un processo di educazione sociale che dovrebbe necessariamente accompagnare l’R. d. S. per renderlo realmente efficace come risposta alle aberrazioni del mercato globale e alla necessità di equilibrare le enormi disparità di reddito e di tenore di vita.

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