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Il collasso d'onda della coscienza

di Edoardo Conte

La coscienza umana è il mediatore per eccellenza. Essa si trova, infatti, nel punto di mezzo tra le dimensioni superiori, dette spirituali, come quelle dell’ispirazione, dell’idea e intuizione e quelle propriamente materiali quali quelle del pensiero razionale, delle emozioni e delle azioni.

In questa sua funzione di mediazione la coscienza si trova nella scomoda posizione di dover compiere scelte. Tormento ed estasi del suo libero arbitrio conquistato come diritto umano del Principio di Libertà. La scelta, potrebbe dirsi, essere la sua attività principale — che di fatto determina la dualità degli opposti — per mediare tra le opportunità causali spirituali e le probabilità, o apparenti casualità, della dimensione fenomenica; ossia, degli accadimenti. 

Se è vero che il caso non esiste, esso è, comunque, evocato dall’inconsapevole scelta della coscienza. Non sembri una contraddizione. La coscienza è, infatti, presa tra due poli o estremi entro cui oscilla nella “speranza” di trovare, prima o poi, il punto di equilibrio e sintesi. L’oscillazione è data dalla capacità o meno di riconoscersi come osservatrice delle possibilità. Osservatrice che, riconosciutasi tale, può compiere la scelta in base alla visione di ciò che è meglio, o coerente, in quel momento, ai fini dell’evoluzione. Sarà ciò che è meglio per l’intera Umanità, seppur nella contingenza della propria singola vita di relazione. In altri termini, la coscienza, risvegliatasi a se stessa, riuscirà a compiere la scelta migliore per il Bene comune in ogni quotidiana situazione in cui sarà consapevole della sua responsabilità nei confronti dell’ambiente e società in cui vive.

Dal punto di vista delle dimensioni sottili d’esistenza che iniziano ad essere esplorate dalla scienza dei quanti, la coscienza si trova nella posizione di poter determinare gli accadimenti tramite la propria aspettativa. La fisica quantistica ci dice, infatti, che l’osservatore influenza l’osservato mediante l’aspettativa sull’osservazione. Ciò è stato provato scientificamente dall’esperimento della “Doppia fenditura”. In tale esperimento, condotto sparando elettroni da un cannone elettronico attraverso due fenditure, si è dimostrato che quando l’osservatore osserva l’elettrone, esso è individuato come singola particella che lascia sullo schermo una traccia univoca; mentre quando l’osservatore non osserva, l’elettrone sparato in sequenza assieme ad altri elettroni, si spalma sullo schermo con lo schema tipico di interferenza d’onda; cioè non più come particella, bensì come intreccio di onde.

Che cosa significa tutto ciò ai fini della possibilità di scelta della coscienza?
La coscienza è, o dovrebbe essere, l’osservatore. Abbiamo scritto che essa si trova nella posizione mediana tra Spirito e materia. Quando si colloca in quella posizione ottimale che è fuori dal tempo, osserva gli accadimenti prima del loro impatto sullo schermo dell’apparenza, ossia, come se fossero elettroni, sparati dal cannone, ancora in viaggio verso lo schermo; e così vede la totalità dell’onda di probabilità. Tutte le possibilità coesistono. Sono lì, in quell’onda indifferenziata eppur tangibile. Ma quando focalizza lo sguardo in una direzione del mondo fenomenico, cioè sullo schermo, l’onda di probabilità collassa e si concretizza in una particella (elettrone) che è il prodotto di quel collasso e prende il nome di scelta. Nel momento in cui la scelta è fatta, tutte le probabilità esistenti nell’onda sono ridotte ad una sola. Questo è il tremendo e, al tempo stesso, ponderoso compito della coscienza! Essa si espande nello spazio-tempo entro la limitazione di una scelta alla volta. Per questo motivo è importante che quella scelta sia effettivamente la più consona o saggia, o congrua per l’evoluzione di sé e del tutto; pena la sofferenza umana.

Quel che, purtroppo, accade di norma è che la coscienza “scelga” in modo non consapevole; cioè non scelga o… chiuda gli occhi e, dunque, non guardi dove cadrà la probabilità. Così essa si sente, da un lato, sollevata dalla scelta e dall’altro, impotente contro la casualità del fato. A questo punto è d’obbligo una domanda. Come può la coscienza scegliere in modo coerente ed… oculato, cioè osservando l’onda di probabilità senza farla collassare casualmente?

Per rispondere a questa domanda bisogna comprendere in quale ambiente o spazio multidimensionale si muove, o potrebbe muoversi, la coscienza; poiché ha la facoltà di esplorare più dimensioni contemporaneamente.  Quando la coscienza di un essere umano si risveglia a se stessa, significa che si riconosce come esseità multidimensionale. Essa accede, allora, alle varie dimensioni in cui esiste fin dall'origine: da quelle spirituali, fuori dallo spazio-tempo, a quella materiale dentro la linearità del tempo. Così può scegliere dove collocarsi per vedere le possibilità prima di farle accadere, o di subirne la caduta. Ciò non equivale alla capacità di previsione di un giocatore di scacchi che è capace di osservare come evolverà una mossa nel tempo. La visione della coscienza nella multi-dimensione è più una sintonia di intenti col Proposito evolutivo che la pone nella funzione di co-creatice, piuttosto che una semplice escursione nel tempo. In ognuna delle dimensioni in cui esiste, essa coglie la qualità intrinseca di quel piano e la fa sua. Così attinge alle qualità di tutti i piani, o dimensioni d’esistenza, e ne trae capacità di scelta. Assimila, via via, le qualità dell’ispirazione, ideazione, intuito, e le riversa nella direzione più consona a costruire forme o, in altri termini, a collassare onde di probabilità in effetti armonici e coerenti.

Al centro del campo multidimensionale la Coscienza, che ha conquistato la “C” maiuscola, vede e osserva lo svolgersi delle probabilità potenziali come un flusso toroidale d’energia pronto a trasmutarsi in forza al Suo comando. Essa stessa imprime quella forza dando al flusso energetico intensità e direzione. Così determina la precipitazione di una specifica possibilità creativa come un giocatore di basket che, ancor prima di lanciare la palla, sa di aver fatto canestro. In quello stato la Coscienza non è più identificata nel proprio corpo, bensì nell’Anima cosciente che, pur se incarnata in un corpo, lo dirige dai Suoi piani secondo il Disegno divino.

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