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Povertà alimentare: 2,7 milioni di italiani senza cibo

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Ad avere problemi per nutrirsi sono oltre la metà dei 5 milioni di residenti che, secondo l’Istat, si trovano in una condizione di povertà assoluta. Sono quelli che lo scorso anno, hanno chiesto aiuto alle mense dei poveri o più spesso ai pacchi alimentari preferiti da pensionati, disoccupati, famiglie con bambini che per vergogna scelgono questa forma di aiuto piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli.

Sono 114mila quelli che si sono serviti delle mense dei poveri a fronte di 2,55 milioni che invece hanno accettato l’aiuto dei pacchi di cibo sulla base dei dati sugli aiuti alimentari distribuiti con i fondi Fead attraverso dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea).

Tra le categorie più deboli ci sono 455mila bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi 200mila anziani sopra i 65 anni e circa 100mila senza fissa dimora.

Contro la povertà, diverse sono le organizzazioni attive nella distribuzione degli alimenti, dalla Caritas Italiana al Banco Alimentare, dalla Croce Rossa Italiana alla Comunità di Sant’Egidio. Si contano 10.607 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 197 enti caritativi.

In generale, la povertà fa sì che gli italiani siano più attenti nell'acquistare e facciano più attenzione prima di gettare via un alimento. Si sta più attenti alle date di scadenza, si riducono gli sprechi e si ricorre più spesso alla family bag. Meno sprechi a tavola da parte degli italiani ma più che per motivi etici, alla base vi è la cosiddetta povertà a tavola.

Lo ha rivelato Coldiretti secondo cui quasi 3 italiani su 4 (71%) nel 2017 hanno diminuito o annullato gli sprechi alimentari in vari modi, facendo una spesa intelligente in cui si fa più attenzione alla scadenza degli alimenti, alla richiesta della family bag al ristorante fino alla spesa a km zero.

Secondo la Coldiretti, gli sprechi alimentari domestici sono pari al 54% del totale e sono superiori a quelli della ristorazione (21%), della distribuzione commerciale (15%), dell’agricoltura (8%) e della trasformazione (2%). In totale oltre 16 miliardi che finiscono nel bidone dei rifiuti ogni anno.

“Non si tratta quindi solo di un problema etico ma determinano anche - precisa la Coldiretti - effetti sul piano economico ed anche ambientale per l’impatto negativo sul dispendio energetico e sullo smaltimento dei rifiuti”.

Come ridurre gli sprechi a tavola

Per ridurre o ancora meglio azzerare la quantità di rifiuti da gettare, Coldiretti fornisce una serie di consigli:

  • leggere attentamente la scadenza sulle etichette
  • verificare ogni giorno la posizione degli alimenti in frigo in modo da conservarli al meglio
  • acquistare poco e spesso preferendo quantità adatte ai reali consumi
  • scegliere frutta e verdura con il giusto grado di maturazione
  • optare per la spesa a km zero che garantisce una maggiore freschezza e durata
  • riscoprire le ricette con gli avanzi
  • ricorrere alla family bag quando si mangia al ristorante, un diritto dei clienti sancito anche dall’entrata in vigore della legge 166/16 sugli sprechi alimentari.

Il presidente Roberto Moncalvo, ha commentato: “È necessario intervenire anche a livello strutturale per rompere questa spirale negativa aumentando il reddito disponibile di chi oggi vive sotto la soglia di povertà”.

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Francesca Mancuso

Ortica: ricette, come usarla in cucina e come conservarla

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L’ortica (Urtica dioica) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Urticacee. E’ originaria dell’Europa, Asia, Nord Africa e Nord America. Si presenta con un fusto eretto (30 – 250 cm), poco ramificato e ricoperto di tricomi. I tricomi sono peli contenenti una sostanza urticante o irritante che la pianta adotta a scopo difensivo.

L’irritazione da contatto causa la formazione di eritemi ed è associata a prurito e lieve intorpidimento locale che dura da pochi minuti ad alcune ore. Le foglie, anch’esse ricoperte dai tricomi, sono ovate, opposte, seghettate, acuminate e di colore verde scuro.

L’ortica è nota per le sue proprietà medicinali erboristiche, per la preparazione di pietanze e per il suo uso nel campo tessile (soprattutto in passato). Questa pianta contiene una quantità notevole di sali minerali (calcio, potassio, ferro e silicio), vitamine (A e C), proteine ed amminoacidi.

Contiene inoltre principi attivi curativi come flavonoidi (antiossidanti), acidi fenolici, tannini e polisaccaridi. Grazie a tali sostanze, l’ortica vanta proprietà:

  • antiossidanti,
  • antimicrobiche,
  • astringenti,
  • analgesiche,
  • depurative e diuretiche.

Oltre che per le straordinarie proprietà fitoterapiche, le ortiche si prestano benissimo per la preparazione di interessanti e gustose ricette.

Ricette a base di ortica {index} Risotto alle ortiche

Ottima la ricetta del risotto alle ortiche, semplice e a costo zero! Potete utilizzare sia l’ortica fresca sia quella essiccata. L'ortica essiccata è facilmente reperibile in erboristeria oppure online, mentre la pianta fresca è bene coglierla in luoghi lontani da strade trafficate e dall'inquinamento. Qui trovate la ricetta completa da seguire. 

Il decotto alle ortiche

Il decotto è una preparazione liquida che permette di sfruttare al massimo le proprietà delle erbe officinali impiegate. Può essere utilizzato per un uso interno (bevanda) oppure per uso esterno (impacchi, pediluvi, ecc.). I materiali utilizzati sono essenzialmente tre: colino, pentolino e tazza. Procedete aggiungendo le varie parti dell’ortica nel pentolino e ricopritele con dell’acqua. Portate il tutto ad ebollizione e lasciate sobollire per un periodo di tempo che va dai 5 ai 15 minuti. Una volta pronto, il decotto deve essere filtrato attraverso un colino e trasferito all'interno di una tazza.
Per seguire step by step la preparazione del decotto all’ortica cliccate qui!

Tisana all’ortica

La tisana all’ortica è un ottimo rimedio naturale per il benessere della prostata, dell’apparato genito-urinario, sistema vascolare, intestinale e renale. Viene utilizzata anche come tonico e ricostituente, sfruttando il suo contenuto di vitamine e sali minerali. Gli antiossidanti naturali presenti nell’ortica rendono la tisana un efficace rimedio contro l’invecchiamento cellulare. Della tisana all’ortica vengono sfruttate soprattutto le sue proprietà drenanti e depurative. Quando associata ad altre erbe officinali, come la betulla e la gramigna, l’effetto benefico è assicurato!

Zuppa di ortica

L’ortica è un’erba davvero versatile. Può essere utilizzata per preparare delle semplici ma efficaci bevande oppure per la creazione di zuppe e piatti originali. Aggiunta all'aglio può risultare un rimedio drenate e diuretico in questa zuppa facilissima da preparare e allo stesso tempo molto saporita. Se accompagnata da cereali come orzo o farro diventa un piatto nutriente e leggero. Qui potete trovare tutti i passaggi per preparare la zuppa di farro e ortiche

Crespelle con pesto di ortiche e noci

Un altro piatto delizioso sono le crespelle con il pesto alle ortiche e noci. Può sembrare un accostamento “bizzarro” ma vi assicuro che il risultato finale è davvero sorprendente. Mi raccomando, una volta lessate le ortiche, non buttate l’acqua di cottura ma conservatela per cucinare ottimi risotti e minestre.
Cosa aspetti? Sperimenta questa originalissima ricetta cliccando qui!

Frittata a base di ortica

La frittata alle ortiche è una ricetta gustosa e veramente molto facile da realizzare. Sarà sufficiente sfogliare l’ortica, bollirla, strizzarla e poi saltarla in padella. Una volta unita all’uovo e parmigiano, il piatto è pronto per essere servito come pietanza unica o come antipasto alternativo.
Leggi qui per conoscere dosi, ingredienti e fasi di preparazione.

Sformato di ortiche

Lo sformato a base di ortica è un piatto speciale che porta in tavola il sapore della terra e gli straordinari benefici di questa pianta. Accompagnato con delle verdure fresche di stagione, sarà una cenetta ideale e originale!
Qui trovate la ricetta completa da seguire.

Come conservare l’ortica?

Una volta raccolta (sempre con i guanti!) e pulita, l’ortica può essere conservata in frigorifero per un massimo di 2 giorni. Se invece non volete utilizzarla a pochissimi giorni dal raccolto dovete assolutamente procedere con l’essicazione. Con questa procedura, l’ortica manterrà nel tempo le sue proprietà senza andare incontro a decomposizione.
Dopo averla lavata, asciugate l’ortica utilizzando una centrifuga da insalata oppure della carta assorbente. Successivamente, sparpagliate le foglie sui vassoi dell’essicatore o su dei graticci (avendo cura di non sovrapporle). Sistematele poi al buio, in un luogo secco e ventilato. Se usate l’essicatore impostatelo a 40 °C per circa 12 - 18 ore. Terminata l’essicazione, conservatele al buio in scatole ermetiche o vasetti di vetro.

Un’altro metodo per essiccare l’ortica è “quello a mazzetti”. Appendetele con tutto lo stelo a testa in giù per qualche giorno, sempre al buio e in un luogo ventilato, fino a completa essiccazione.

Oltre che in cucina, l'ortica è anche ottima per l'orto. Da provare assolutamente il macerato di ortiche

Roberta Petruccini

Rifiuti speciali in aumento in Italia (ma anche il riciclo). Tutti i numeri dell'Ispra

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Published in: Rifiuti & Riciclaggio

In quest'ultimo caso infatti nel 2016 siamo riusciti a riciclarne il 65%. Sono queste alcune delle cifre fornite dall'ultimo rapporto dell'Ispra sui rifiuti speciali.

Dopo gli anni della crisi economica, spiega l'Istituto, la produzione di rifiuti speciali in Italia continua a crescere di anno in anno. Se nel 2016 è aumentata del 2% rispetto al 2015, lo ha fatto di ben 4,5 punti percentuali rispetto al 2014.

Per questo occorre lavorare ancora di più sulla prevenzione dei rifiuti speciali visto che l’Italia è lontana dall’obiettivo fissato dal Programma Nazionale di Prevenzione del 2013, secondo il quale entro il 2020 dovremmo riuscire a ridurre del 5% la produzione dei “non pericolosi” e del 10% dei rifiuti pericolosi, calcolati per unità di Pil al 2010.

Tipologie e quantità

I rifiuti speciali sono quelli generati da attività produttive, commerciali e di servizi. Come quantità sono oltre 4 volte superiori a quelli urbani (135 milioni di tonnellate nel 2016 contro 30 milioni di tonnellate). Nel 2016, sono aumentati soprattutto quelli classificati come “pericolosi”, con oltre 9,6 milioni di tonnellate rispetto al 2015 (+5,6%). Quelli “non pericolosi” sono arrivati a quota 125 milioni di tonnellate (+1,7%).

In termini di quantità, in testa troviamo i rifiuti speciali legati al settori delle costruzioni e delle demolizioni con oltre 54,8 milioni di tonnellate. Si tratta del 40,6% dei rifiuti speciali, seguiti da quelli prodotti dalle attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento (27,2%) e dal settore manifatturiero (20,7%).

A livello geografico, è la Lombardia la regione che produce più rifiuti speciali con 29,4 milioni di tonnellate, pari al 21,8% del totale nel 2016.

Per tutte le cifre e gli altri grafici sui rifiuti pericolosi e non pericolosi clicca qui

Rifiuti speciali esportati all'estero

Nel 2016 la quantità totale di rifiuti speciali esportata all’estero è rimasta stabile rispetto al 2015, con 3,1 milioni di tonnellate, di cui 2,1 milioni non pericolosi e 1 milione di tonnellate pericolosi. Vengono inviati principalmente in Germania.

I rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia nel 2016 sono stati 352 mila tonnellate, per il 93,5% formati da materiali da costruzione. Purtroppo, lo smaltimento prevalente per quest’ultima tipologia di rifiuti pericolosi rimane la discarica (85,5% del totale gestito), anche se ben 118 mila tonnellate vengono esportate in Germania.

Riciclo dei rifiuti non pericolosi

Una buona notizia c'è e riguarda il riciclo dei rifiuti non pericolosi, dove la principale attività è il recupero di materia (89,4 milioni di tonnellate) in cui prevalgono soprattutto le sostanze inorganiche (52,2 milioni di tonnellate).

“Il riciclaggio di qualità consente di reimmettere materiali nei cicli produttivi, riducendo al contempo il ricorso allo smaltimento, in particolare a quello in discarica. Per quest’ultimo si registra un aumento del 7,9% (887 mila tonnellate) rispetto al 2015, a fronte di una progressiva diminuzione del numero totale delle discariche operative, che passano da 392 nel 2014 a 350 nel 2016” spiega l'Ispra.

Per lo studio completo clicca qui

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Francesca Mancuso

Detersivi, insetticidi e disinfettanti: la Ue mette al bando quelli con Edc

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Published in: Detergenza

Ritenuti responsabili di alterare la normale funzionalità ormonale del nostro apparato endocrino, portando a una riduzione della fertilità e anche a diabete, obesità e malattie cardiovascolari, è ormai acclarato che gli interferenti endocrini siano da considerare tossici o cancerogeni.

Se la loro funzione è sostanzialmente quella di "uccidere" tossine, parassiti e batteri, è accertato di fatto che gli Edc siano tuttavia pericolosi per l’uomo e per gli animali (sono contenuti anche nei pesticidi). A darne una prima definizione fu l’Oms nel 2002, recepita poi più di dieci anni dopo in un parere scientifico dell’Efsa, l'Autorità Europea per la sicurezza alimentare.

Di Edc ce ne sono centinaia (possono essere presenti in natura, come i fitoestrogeni nella soia, o artificiali) e, solo per ricordarne alcuni, compaiono tra essi gli ftalati, il bisfenolo A, il disinfettante triclosano e i parabeni impiegati in creme e cosmetici e negli smalti per unghie.

Ora, però, arriva lo stop dell’Europa. Con il nuovo provvedimento, l’Ue detta i criteri da applicare per decretare se le sostanze contenute nei biocidi interferiscano o meno con il sistema endocrino. Rientrano nei biocidi:

  • i disinfettanti
  • i disinfestanti 
  • gli insetticidi 
  • i fungicidi 
  • i detergenti liquidi 
  • i detersivi per la lavatrice e per il bucato a mano 
  • gli ammorbidenti 
  • gli smacchiatori 
  • i saponi per i piatti, per lavastoviglie, per la pulizia della casa 

Prodotti che d’ora in poi dovranno essere sottoposti a valutazione in tutta l’Europa dall’Echa, l’Agenzia europea delle sostanze chimiche. Le aziende saranno così tenute a mettere in commercio solo articoli sicuri, attenendosi alle linee guida.

A noi, intanto, non rimane altro che leggere le etichette dei detersivi e anche dei cosmetici e informarci sui componenti.

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Germana Carillo

 

Uova contaminate: in Europa dopo il Fipronil è allarme per un altro antibiotico.

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Published in: Allerte alimentari

Il suo nome è, per l’appunto, Lasalocid e, a causa di una sua massiccia presenza, milioni di uova contaminate sarebbero state ritirate dai supermercati e dai magazzini in Germania, Paesi Bassi e Polonia.

Dopo il Fipronil, dunque, che l’anno scorso ha riempito le pagine dei giornali non lasciando l’Italia immune dalla questione contaminazione, ora è la volta di antibiotici che, sappiamo, sono largamente usati nei capi d’allevamento destinati alla produzione di carne. Ma ciò non dovrebbe accadere per le galline ovaiole.

Tuttavia, in Germania, Paesi Bassi e Polonia sono state rilevate milioni di uova contaminate dall’antibiotico Lasalocid. Nei giorni scorsi, il servizio veterinario polacco ha richiamato più di 4milioni di uova tutte infettate dal Lasalocid, adducendo il tutto a un “semplice errore”.

Speriamo solo che, come l’anno scorso, la situazione non precipiti e non lasci cadere anche il nostro Paese nella “paura” delle uova contaminate. In ogni caso, ricordate sempre di leggere le etichette anche al momento dell'acquisto delle uova.

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Germana Carillo

L'Antartide sta scomparendo: tremila miliardi di tonnellate di ghiacchio persi in 25 anni

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Published in: Ambiente

Sono i dati che arrivano da uno studio intitolato “Mass balance of the Antarctic Ice Sheet from 1992 to 2017”, apparso sulla rivista scientifica Nature, che prova l’accelerazione della fusione della calotta in Antartide, individuando in quella occidentale la parte più vulnerabile. Secondo le analisi, è qui, infatti, che più di 6.500 chilometri quadrati di calotta sono scomparsi nel corso degli ultimi 25 anni.

Non solo, quindi, gravi quantità di microplastiche e sostanze chimiche nei campioni di acqua e neve, l’Antartide chiede pietà anche per il surriscaldamento globale che sta dettando lentamente la sua stessa fine.

L’Antartico, infatti, che copre un’area di quasi 14 milioni di km quadrati e contiene 30 milioni di km cubi di ghiaccio, attualmente è ricoperto quasi interamente da ghiacciai perenni e conserva circa il 90% delle riserve di acqua dolce della Terra. Se dovesse sciogliersi per intero, il livello degli oceani crescerebbe rovinosamente di 60 metri.

Lo studio

La calotta glaciale è un importante indicatore del cambiamento climatico e dell’innalzamento del livello del mare. Per l’analisi apparsa su Nature, gli studiosi hanno combinato osservazioni satellitari del suo volume, del flusso e dell'attrazione gravitazionale con i suo bilancio di massa superficiale per mostrare che ha perso circa 3300 miliardi di tonnellate di ghiaccio tra il 1992 e il 2017, il che corrisponde ad un aumento del livello medio del mare di quasi 8 millimetri.

In questi 25 anni, lo scioglimento guidato dall’oceano ha provocato un aumento dei tassi di perdita di ghiaccio dall’Antartide occidentale, mentre il crollo della piattaforma di ghiaccio ha aumentato il tasso di perdita di ghiaccio dalla penisola antartica da 7 ± 13 miliardi a 33 ± 16 miliardi di tonnellate all’anno.

E non solo, l’analisi fornisce un ulteriore dato allarmante secondo cui negli ultimi cinque anni il processo di scioglimento della calotta ha subito una decisa accelerazione. Prima del 2012, infatti, la banchisa del Polo Sud perdeva circa 76 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno, poi il dato è cresciuto a 219 miliardi di tonnellate. Il che vuol dire che la fusione è tre volte più veloce rispetto a soltanto pochissimi anni fa.

Una scoperta che di certo non rassicura, che rappresenta una minaccia diretta soprattutto per le popolazioni che abitano in zone costiere e che pone ancora una volta la stretta urgenza di limitare il riscaldamento globale.

L’Accordo di Parigi sul clima, nel 2015, aveva chiesto alla comunità internazionale di limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di due gradi centigradi. Ma sembra questa una corsa contro il tempo cui nessuno deve più sottrarsi. 

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Germana Carillo

I bellissimi giardini zen giapponesi... mettono le ruote! (FOTO)

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Published in: Orto & Giardino

 I Kei Trucks sono appunto autocarri di misura contenuta che di solito vengono utilizzati come mezzi di trasporto di attrezzature agricole o di edilizia, ma una volta l’anno si trasformano grazie ai paesaggisti che creano giardini e angoli verdi davvero suggestivi per aggiudicarsi il titolo di miglior giardiniere!

Dai giardini giapponesi fino a quelli più moderni fatti di luci, giochi d’acqua e perfino piccoli ruscelli. L’evento è molto atteso, infatti, gli aspiranti al titolo arrivano da tutto il Giappone per trasformare i loro camion in deliziosi giardini.

Un'idea che non poteva non venire dalla patria dell'hanami e del bonsai, ma anche dei giardini zen che rappresentano la fusione ideale tra l'antica arte del giardinaggio nipponico e questa filosofia.  Infatti prendersene cura significa fondersi con lo spirito della natura.

Un giardino zen ha come scopo principale quello di trasmettere armonia e tranquillità a chiunque si trovi nelle sue vicinanze. E se è messo su ruote, la possibilità di coltivare la propria anima e la propria personalità, curando il giardino, arriva davvero a tutti.

Abbiamo selezionato quelli che ci sono piaciuti di più, magari possono essere di ispirazione per realizzare un giardino in uno spazio inusuale.

Guardate che meraviglia:

               

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Dominella Trunfio

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Violento terremoto 6.1 a Osaka, in Giappone: 'solo' 3 morti (FOTO E VIDEO)

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Scene di panico nella città giapponese che questa mattina si è svegliata nel caos. Erano le 07:58 ora locale (00:58 ora italiana) quando la forte scossa ha fatto tremare Osaka. Il sisma, localizzato a 15 km di profondità, ha ucciso Rina Miyake, una bambina di 9 anni, rimasta intrappolata da un muro danneggiato nella piscina della sua scuola a Takatsuki, a nord di Osaka. Le altre vittime sono Minoru Yasui, di 80 anni e Motochika Goto, 85 anni, schiacciati dai crolli.

Oltre 200 persone sono rimaste ferite nel terremoto la cui magnitudo è come sempre altalenante: 5.3 secondo l'Usgs Geological Survey; per l'agenzia meteorologica giapponese originariamente la magnitudo del terremoto era di 5,9, poi è stata innalzata a 6.1. L'epicentro del terremoto è stato localizzato nella parte settentrionale della prefettura. Non è stato emesso alcun allarme tsunami.

Osaka quake update: Japan Met Agency revises up to M6.1 at 10 am local time. The epicenter was 13 km deep. The strongest jolt felt in northern Osaka, followed by Kyoto.The Agency begins news conference by warning the public not to go near damaged areas.

— michiyo ishida (@MichiyoCNA) 18 giugno 2018

Il primo ministro Shinzo Abe ha detto che il governo “lavora unito, con la prima priorità nel salvare la vita delle persone".

Diverse strade hanno subito gravi danni e le condutture sono scoppiate, riversando acqua nelle strade della città di Takatsuki dove il sisma è stato avvertito di più.

I treni sono stati sospesi in tutta la prefettura di Osaka. Secondo l'ufficio della prefettura, le case a nord di Osaka sono prive di acqua e la fornitura di gas è stata ridotta a 108.000 famiglie. Circa 170.000 abitazioni hanno subito interruzioni di corrente.

Strong earthquake shakes Osaka in western Japan.#PrayForOsaka #earthquake #earthquakeosaka #osaka #japan #japan pic.twitter.com/EsFaq9kbbt

— Ridwan S (@Ridwan_Sugi) 18 giugno 2018

La Nuclear Regulation Authority ha fatto sapere di non aver rilevato alcun problema nelle sue centrali nucleari locali.

An earthquake magnitude 5.9, has struck #Japan - #Osaka area. The toll is 3 dead and over 100 injured. Usually earthquakes of this magnitude do not create problems in Japan but in this case there were several damages. #earthquake #temblor #地震 日本 pic.twitter.com/zoUtlraSeH

— Marco (WCN News) (@meteorologo777) 18 giugno 2018 Terremoto anche in Guatemala

Anche dall'altra parte del Pacifico, la terra trema. Un terremoto di magnitudo 5,6 ha colpito Guanagazapa nella provincia di Escuintla, in Guatemala, poco dopo le 8:30 del pomeriggio ora locale, circa 3 ore dopo il sisma di Osaka. Non ci sono segnalazioni di feriti o danni gravi.

Sia il Giappone che il Guatemala sono situati sull'anello di fuoco, un'area caratterizzata da un'intensa attività sismica e vulcanica su entrambi i lati dell'Oceano Pacifico. L'area di 40.000 chilometri si estende dal confine della placca del Pacifico fino alle placche di Cocos e Nazca che costeggiano l'altra sponda dell'Oceano.

Osaka come Amatrice

Il terremoto che ha colpito oggi Osaka ha avuto la stessa violenza di quello che nell'agosto del 2016 ha distrutto Amatrice e provocato centinaia di vittime in tutto il Centro Italia.

Ma i paragoni finiscono qui.

La protezione civile riporta che le vittime del terremoto del Centro Italia del 24 agosto 2016, con epicentro nel comune di Accumoli e ipocentro alla profondità di 8 km, furono 299, mentre furono estratte vive dalle macerie 238 persone (alcune delle quali sono decedute in seguito).

Di certo, i centri storici italiani hanno un'origine più antica rispetto alle moderne città giapponesi ma il triste bilancio delle vittime dovrebbe spingere a mettere in sicurezza al più presto le antiche e splendide città italiane.

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Francesca Mancuso

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L'Everest trasformato nella discarica di immondizia più alta del mondo

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Mentre fino a qualche decennio fa, l’Everest era una meta per pochi, da quando le spedizioni turistiche sono aumentate, ha raggiunto un nuovo primato: il monte è la discarica di immondizia più alta del mondo con un numero crescente di alpinisti che ne sono i diritti responsabili.

Nel maggio del ’53 Edmund Hillary e Tenzing Norgay raggiungevano per la prima volta gli 8.848 metri dell’Everest, un paesaggio meraviglioso e quasi fiabesco. A distanza di oltre sessant’anni non possiamo dire la stessa cosa e queste immagini ne sono la dimostrazione.

Tra la neve si vedono rifiuti di ogni tipo: bombole del gas, escrementi, attrezzature per l’arrampicata, il tutto abbandonato li proprio da chi in quel luogo cercava la bellezza. Sembra un paradosso ma negli ultimi anni la situazione è proprio peggiorata.

“È disgustoso, un pugno nell'occhio. La montagna trasporta tonnellate di rifiuti”, dice detto a AFP Pemba Dorje Sherpa, che ha raggiunto la vetta dell’Everest per ben 18 volte.

Photo of the litter in front of Mt. Everest pic.twitter.com/J1S3LtScNl

— Xavier Katana (@xavierkatana) 20 dicembre 2016

140,000 kg of trash in Mt. #Everest region - #litter problem is big in #mountains , @UN report shows way out: https://t.co/HqhBdFmanx pic.twitter.com/fRcZVGG9A6

— UNEnvironment Europe (@UNEnvironmentEu) 12 dicembre 2016

Lo scioglimento dei ghiacciai causato dal riscaldamento globale ha fatto riemergere rifiuti su rifiuti, pensate che dal 2008 le spedizioni di pulizia Eco-Everest hanno recuperato 15mila chili di spazzatura e che nel 2012 gli artisti nepalesi hanno addirittura prodotto sculture con 1,5 tonnellate.

Anche il governo del Nepal da tempo ha deciso di adottare la linea dura per limitare i danni: oltre che inviare ciclicamente squadre di pulizia, da tempo fa multe salate (fino a 3mila euro) per i trasgressori e non solo, vista la situazione gli alpinisti alla discesa hanno l’obbligo di portare con sé almeno otto chili di rifiuti per contribuire alla pulizia.

       

Secondo la Nepal Mountaineering Association comunque le bombole di ossigeno, le scale rotte, le lattine, i contenitori sono problemi meno gravi rispetto alle deiezioni umane che restano coperte dal ghiaccio in inverno. Oltre all’odore sgradevole, c’è il timore per la salute di coloro i quali bevono l’acqua portata a valle dalla fusione dei ghiacciai.

Purtroppo non solo l'Everest è sommerso dai rifiuti:

Dominella Trunfio

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Giornata della gastronomia sostenibile: ecco perché tornare alle origini

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Un’occasione volta a riconoscere la gastronomia come importante espressione di un popolo legata alla diversità naturale e culturale nelle diverse parti del mondo e ribadire che tutte le culture e tutte le civiltà contribuiscono e sono fattori determinanti nello sviluppo sostenibile, dal momento che la qualità e le caratteristiche specifiche del cibo legato all’origine, la sua diversità e l’accesso locale sono tutte questioni che riguardano sistemi alimentari sostenibili, oltre a diete sane e a una corposa riduzione dei rifiuti.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato soltanto il 21 dicembre 2016 la sua risoluzione A/RES/71/246 per designare la Giornata della gastronomia sostenibile: con l’adozione di questa risoluzione, di cui sono co-autori il Perù e 37 stati membri, la comunità internazionale ha designato proprio il 18 giugno come Giornata della gastronomia sostenibile.

Ciò significa che la gastronomia dovrà essere in tutto e per tutto accolta come imprescindibile manifestazione culturale in forte connessione alle diversità naturali del pianeta e, come tale, come elemento da salvaguardare in tutte le sue sfaccettature.

A tal proposito, gli Stati membri hanno convenuto che la gastronomia sostenibile ha la possibilità di svolgere un ruolo fondamentale grazie alle sue interconnessioni con le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile (ambientale, economica e sociale), nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, anche promuovendo lo sviluppo agricolo, la sicurezza alimentare, la nutrizione, la produzione alimentare sostenibile e la conservazione della biodiversità.

E non solo: una gastronomia sostenibile è anche probabilmente l'unico modo che abbiamo per combattere gli sprechi alimentari, comprare a km zero e limitare la mole dei rifiuti.

Approfittiamo, quindi, di questa giornata per ricordare che è ancora possibile riappropriarsi di un percorso che vada verso sistemi alimentari nutrienti e altamente sostenibili, che si basino sui prodotti alimentari legati al loro luogo di origine (registrati con un’etichetta di indicazione geografica IG), economicamente e socialmente anche più vantaggiosi per le aree rurali e capaci di promuovere uno sviluppo interamente compatibile con le esigenze di un territorio.

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Germana Carillo

Ritrovato nell'ambra il fossile della più antica rana della foresta pluviale

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Quello della Electrorana limoae è uno dei quattro fossili a fornire la prima prova diretta della presenza di rane nelle foreste tropicali. Inoltre, 

“È quasi impossibile trovare una rana fossile risalente a quel periodo di tempo viste le minuscole dimensioni”, ha detto David Blackburn, coautore dello studio per il Museo di Storia Naturale della Florida. “Ma ciò che è più eccitante è il suo contesto. Queste rane facevano parte di un ecosistema tropicale che, in qualche modo, potrebbe non essere stato così diverso da quello che troviamo oggi”.

Le rane vivono sulla Terra da almeno 200 milioni di anni, ma ammirare il periodo del loro massimo splendore è difficile. Spesso le rane piccole non tendono a conservarsi bene. Il repertorio di fossili di rospi spesso confonde, lasciando ipotizzare la presenza di specie più robuste vissute in ambienti aridi, anche se la maggior parte delle rane vive oggi nelle foreste tropicali.

I giacimenti di ambra del Myanmar settentrionale, nel sud-est asiatico, forniscono un record unico di antichi ecosistemi forestali, con testimonianze fossili di muschi, piante simili a bambù, ragni acquatici e altre splendide creature. La scoperta di Electrorana e degli altri fossili, le prime rane recuperate da questi depositi, contribuiscono ad aumentare la comprensione degli scienziati sulle rane nel periodo Cretaceo, dimostrando che esse abitavano le foreste umide e tropicali da almeno 99 milioni di anni.

Le rane conservate nell'ambra sono dunque una vera rarità. Gli altri esemplari sono stati trovati nella Repubblica Dominicana e in Messico e risalgono rispettivamente a circa 40 milioni e 25 milioni di anni fa.

Lunga poco meno di 2 cm, l'Electrorana ha mantenuto intatte le sue caratteristiche. Nell'ambra sono chiaramente visibili il cranio, gli arti anteriori, parte della spina dorsale, un arto posteriore parziale insieme a uno scarabeo non identificato. Gli altri fossili d'ambra contengono due zampe e l'impronta di una rana che probabilmente si è decomposta all'interno della resina.

Ma Electrorana solleva più domande che risposte, ha detto Blackburn. Molte caratteristiche utilizzate dagli erpetologi per studiare i dettagli della storia di una rana e determinare in che modo siano correlate ad altre rane mancavano o non erano ancora completamente sviluppate nel giovane esemplare.

Questo speciale ritrovamento però potrebbe aiutare a ricostruire le antiche relazioni evolutive, chiarendo in che modo l'Electrorana si inserisca nell'albero della vita della rana.

I risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports.

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Francesca Mancuso

La bellissima leggenda della grotta Zinzulusa del Salento

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Published in: Puglia

Grotta Zinzulusa: storia e origini

Un nome curioso che deriva dal dialetto popolare salentino dove gli zinzuli sono gli stracci. La leggenda vede nelle numerose stalattiti e stalagmiti proprio le sembianze di stracci di un abito logoro.

La grotta Zinzulusa è stata scoperta nel 1793 dal vescovo locale Antonio Francesco del Duca, ma è stata esplorata dopo gli anni Cinquanta per studiarne le origini e la conformazione.

Nata da un fenomeno carsico risalente al periodo preistorico, la grotta è caratteristica per via delle sue curiose forme create dall’erosione. Un esempio? I visitatori potranno ammirare sentinelle, cascate, un’aquila, un presepe. Bellissimi anche i dintorni, con coste dirupate, acque limpidissime e incantevoli insenature che sembrano scolpite a mano.

Un fenomeno che troviamo in molte sorgenti di acqua dolce che si mescolano con il mare e rendono l'acqua particolarmente fredda all'interno della grotta. Il colore è di un azzurro-verde intenso.

La grotta è lunga 160 metri ed è costituita da tre parti. La prima è la Conca, una caverna con base ellittica che si apre verso il tratto più lungo della Zinzulusa, detto Corridoio delle Meraviglie. Qui ci sono le formazioni stalattitiche e stalagmitiche che impreziosiscono le pareti e alcune, per la loro straordinaria somiglianza con alcuni oggetti, hanno dei nomi curiosi, come ad esempio, Prosciutto, Pulpito, Spada di Damocle.

Lungo il corridoio si trova un altro laghetto, chiamato Trabocchetto che porta al secondo tratto: la Cripta (conosciuta anche come Duomo), una caverna di dimensioni ridotte e ricca di colonne calcaree. Questa caverna è alta ben 25 metri ed è stata un tempo rifugio di centinaia di pipistrelli che l’hanno abitata per molti secoli. Infine si raggiunge il Cocito, un piccolo bacino chiuso che si è così trasformato in un sistema ipogeo subacqueo.

Nel mese di aprile erano stati apposti dalla guardia costiera di Otranto su disposizione del gip di Lecce, i sigilli ad una parte della grotta proprio perché tre punti di attracco in cemento e passaggi pedonali erano stati realizzati abusivamente all’interno della Zinzulusa.

Il sostituto procuratore Emilio Arnesano ha aperto un fascicolo per occupazione abusiva dello spazio demaniale e esecuzione di opere in assenza di autorizzazione in un’area sottoposta a molteplici vincoli paesaggistici. Questo dimostra come sia sempre necessario rimanere vigili nella tutela del nostro patrimonio, soprattutto perché molto spesso il turismo viene posto prima come ordine di importanza.

Leggi anche: Salento, 10 cose da non perdere assolutamente

Guardate che meraviglia (tutta da preservare):

La leggenda della Grotta Zinzulusa

La tradizione popolare narra che un tempo, vicino al luogo, vivesse il Barone di Castro, signore delle terre attorno al paese, un personaggio crudele e malvagio, nonché ricchissimo, il quale per la sua cattiveria lasciò morire la moglie di dolore e faceva vestire la povera figlioletta solo di stracci. La sua avarizia e cupidigia erano tali che, nonostante la grande quantità di denaro della quale era fornito, egli preferiva accumulare beni piuttosto che spendere qualche soldo per vestire la figlia.

La bambina, mancando delle cure e dell'amore paterno e materno, cresceva cupa e triste. Un giorno però una fata buona si presentò al cospetto della bimba, e le donò un vestito stupendo, stracciando quello vecchio e logoro che indossava. Gli stracci (in dialetto zinzuli) volarono insieme al vento fino ad adagiarsi sulle pareti della grotta, dove si pietrificarono. Da quel momento, la grotta, appunto perché le sue estremità erano ornate da quegli stracci di vestiti, venne chiamata Zinzulusa.

Il Barone invece venne scagliato dalla fata nel profondo delle acqua sottostanti alla grotta, e laddove egli si adagiò, scaturirono dal fondo marino delle acque infernali, creando il laghetto chiamato Cocito; secondo la leggenda, i crostacei che assistettero a tale avvenimento rimasero accecati per sempre. Invece la bambina si sposò con un principe ricco e buono, e la sua vita cambiò per sempre.

  Grotta Zinzulusa, come arrivare

E' possibile raggiungere la grotta Zinzulusa sia via terra, direttamente dal centro di Castro o via mare partendo con un’imbarcazione dal piccolo porticciolo di Castro Marina. Nel primo caso è necessario avere delle scarpe anti scivolo e una certa abilità nei movimenti. 

Grotta Zinzulusa, orari e biglietti

Dal 01/06/2018 al 30/09/2018 la grotta fa un orario continuato tutti i giorni dalle 09:30 alle 19:00. Il biglietto ha un costo di 6 euro. Per informazioni: chiamare lo 0836 943812 o mail a grottazinzulusa@interfree.it

Altre bellissime grotte:

Dominella Trunfio

Acqua San Benedetto contaminata: ritirata dal Ministero della salute, il lotto

GreenMe -

Published in: Allerte alimentari

Il lotto oggetto di richiamo infatti, secondo la nota del Ministero, contiene un'elevata prevalenza di xilene, trimetilbenzene, toluene ed etilbenzene.

Quella contaminata è l'acqua minerale naturale a marchio “San Benedetto” – Fonte Primavera, nel formato da 0,5 L PET Naturale, imbottigliata presso lo stabilimento Gran Guizza. Il lotto è il n° 23LB8137E, con data di scadenza 16/11/2019.

Una serie di campionamenti svolti dall’autorità sanitaria di competenza su alcune bottiglie prelevate presso un distributore automatico di bevande refrigerate hanno rilevato una non conformità dell'acqua, a causa del superamento dei limiti per contaminanti idrocarburici aromatici.

La società ha quindi disposto l'immediato ritiro di tutte le bottiglie di acqua minerale contraddistinte da quel numero di lotto.

San Benedetto ha sottolineato che il ritiro riguarda solo il lotto richiamato e sta collaborando con le Autorità competenti per accertare la causa della presenza di idrocarburi aromatici nell'acqua.

“Gli impianti ove la Fonte Primavera è captata e imbottigliata sono progettati, realizzati, collaudati e controllati in conformità agli standard di qualità più stringenti previsti dalle normative e adottati dal Gruppo San Benedetto” si è difeso il Gruppo tramite comunicato. “Si garantisce l’assoluta purezza per tutti i prodotti e i lotti non indicati nella comunicazione”.

Se di recente avete acquistato questo tipo di acqua, nel formato da 0,5 ml, evitate di consumarla e riportatela indietro per ottenere un cambio o un rimborso.

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Francesca Mancuso

Ciliegie sotto spirito fatte in case

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Published in: Ricette

Bastano due ingredienti per preparare le ciliegie sotto spirito che in questo modo, come le nonne insegnagno, mantengono tutte le loro proprietà nutritive. Per realizzare perfettamente questa conserva tradizionale, infatti, occorrerà preparare uno sciroppo di acqua e zucchero, che, una volta freddo, va versato nel barattolo pieno di ciliegie pulite e asciutte per poi aggiungere l'alcool fino a coprire il tutto; per aromatizzarle è possibile anche inserire all'interno del vasetto spezie quali cannella o chiodi di garofano.

Alternativa valida, saporita e ancor più rapida sono le ciliegie sotto grappa, dove basterà semplicemente inserire nel vasetto le ciliegie, dello zucchero di canna e la grappa; anche in questo caso è possibile aggiungere aromi come scorse di limone o chiodi di garofano. In alternativa alla grappa, seguendo sempre questo procedimento, è possibile utilizzare anche whisky, brandy, gin e vodka, l'importante è non usare liquori con gradazioni inferiori.

Per preparare le ciliegie sotto spirito è opportuno scegliere frutta ben soda e nostrana, (non importa la varietà), basta che non sia troppo matura o trattata. Questa andrà opportunamente lavata con acqua e bicarbonato e inserita in barattoli con chiusura ermetica in precedenza sanificati.

Ingredienti
  • 300 gr di ciliegie
  • 120 gr di acqua
  • 70 gr di zucchero di canna
  • alcool q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    30 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    -
  • Tempo Riposo:
    3 mesi
  • Dosi:
    per 1 barattolo di ciliegie sotto spirito
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare le ciliegie sotto spirito: procedimento

 

  • Sanificare il barattolo e mettere l'acqua e lo zucchero in un pentolino, far sciogliere lo zucchero a fuoco moderato, quindi spegnere e far raffreddare.
  • Mettere le ciliegie in ammollo in acqua e bicarbonato, sciacquarle e asciugarle,
  • tagliare quindi il picciolo riducendolo ad una grandezza di mezzo centimetro e
  • iniziare ad inserire le ciliegie nel vasetto sanificato, versare lo sciroppo e a seguire coprire con l'alcool; per le ciliegie sotto grappa invece inserire la frutta stratificandola con lo zucchero e coprire del tutto con la grappa,
  • prima di chiudere il barattolo è possibile inserire gli eventuali aromi;
  • chiudere quindi il vasetto ermeticamente e riporre in dispensa al buio per tre mesi prima di riaprilo.
Come conservare le ciliegie sotto spirito:

Le ciliegie sotto spirito dovranno essere riposte sempre al buio e dovranno essere consumate entro un'anno dalla loro preparazione.

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Ilaria Zizza

Le coraggiose donne di Kruščica, che lottano contro le dighe nel Cuore blu d'Europa (PETIZIONE)

GreenMe -

Published in: Buone pratiche & Case-History

Sono madri, mogli, figlie ma sono soprattutto donne coraggiose del villaggio di Kruščica che per 24 ore al giorno per 300 giorni hanno vigilato sul ponte di accesso al fiume per evitare la costruzione di una diga.

"Siamo felici che il tribunale abbia deciso di annullare il permesso ambientale. L'attenzione internazionale ha sicuramente aumentato la pressione e dato un contributo a questa decisione. Tuttavia, mentre celebriamo questa vittoria, rimaniamo vigili e continueremo a difendere il ponte poiché sappiamo che c'è ancora molta strada da fare per proteggere il nostro fiume e la nostra comunità dagli investitori delle dighe", spiega Tahira Mika Tibold, presidente della comunità locale di Kruščica.

Una prima vittoria è stata ottenuta, ma le donne di Kruščica chiedono adesso che il ministro Salkan Merdazani cancelli le due concessioni per la costruzione di dighe sul fiume che bagna il villaggio e porta lo stesso nome. Fino a quando questo non accadrà, promettono di continuare a presidiare il ponte nel caso in cui si decida di svolgere lavori di costruzione illegali.

 

ph. credits A. Burr@2018, Patagonia Inc

"Stiamo mandando un segnale molto chiaro al ministro e agli investitori che progettano centrali idroelettriche sul fiume Kruščica per porre fine alle concessioni e rinunciare a questo progetto, perché non ci arrenderemo e ora anche la giustizia è dalla nostra parte" dice Jelena Ivanic del Centro per l’Ambiente Bosnia & Herzegovina.

Negli ultimi anni, l’opinione pubblica e le mobilitazioni pacifiche hanno fatto tanto. Il cambiamento è possibile e può partire dalle persone. E’ cresciuta la consapevolezza che questo tipo di progetti avvantaggino solo uno stretto gruppo di individui, causando danni irreversibili alle comunità locali.

"Questa decisione mi conforta, le cose stanno finalmente andando nella giusta direzione. Abbiamo chiesto il permesso di partecipare all’udienza pubblica e questo è un passo importante per qualsiasi decisione futura, che vedrà una partecipazione adeguata e solida dei cittadini e degli ambientalisti ", chiarisce 'avvocato di Kruščica Bruno Božić.

Il racconto della lotta delle donne di Kruščica fa parte di un documentario, Blue Heart: tre storie di persone che combattono per proteggere gli ultimi fiumi selvaggi d'Europa dalla minaccia di 3mila dighe idroelettriche. Il documentario, prodotto da Patagonia, è stato presentato in anteprima a marzo 2018 e proiettato nelle sedi di tutta Europa, Giappone, Sud America e Australia.

ph. credits A. Burr@2018, Patagonia Inc

Oltre al film, è stata lanciata una petizione globale che chiede alle banche internazionali di smettere di investire nella distruzione del Cuore Blu d'Europa, nella penisola balcanica. La petizione ha finora ottenuto oltre 110mila firme.

FIRMA QUI LA PETIZIONE

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Dominella Trunfio

Cover:ph. credits A. Burr@2018, Patagonia Inc

 

Elettrosmog da 5G: parte la sperimentazione, saremo tutti cavie

Il Cambiamento - feed -

L'AgCom ha dato il via all'assegnazione delle frequenze per il 5G, il nuovo standard per la comunicazione mobile, più potente, più veloce e più impattante, quindi, sulla salute della popolazione. A nulla sono valsi gli appelli al principio di precauzione e alla prudenza: si parte con una sperimentazione di massa. L'allarme dell'associazione Isde-Medici per l'Ambiente.

Accontentarsi o essere felici?

Il Cambiamento - feed -

Tutti noi cerchiamo continuamente la felicità. Se ci chiedono cosa vogliamo, spesso la rispoata è: essere felici. Ma ci siamo mai chiesti se lo vogliamo veramente e se siamo in grado ci comprendere cosa ciò significhi? Siamo veramente pronti a sostenere "l'impegno" di essere felici?

Dieta Mediterranea: ritirato uno dei più importanti studi che ne evidenziano i benefici

GreenMe -

Published in: Alimentazione & Salute

Apparso per la prima volta nel 2013, lo studio era stato condotto dai ricercatori dell'Hospital Clinic di Barcellona, che dopo aver analizzato 7.447 persone di età compresa tra i 55 e gli 80 anni per 10 anni, tutti ad alto rischio di malattia cardiovascolare, avevano scoperto che la dieta mediterranea, grazie all'olio extravergine d'oliva e alla frutta secca, era in grado di ridurre del 30% il rischio di infarto del miocardio, di ictus e di malattie cardiovascolari.

La ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, era il culmine di PREDIMED, il più grande studio clinico randomizzato condotto in Spagna e uno dei più grandi del mondo.

Ma i problemi rilevati erano così importanti che i ricercatori hanno ritrattato il loro articolo originale e al suo posto hanno pubblicato una rianalisi dei dati nella stessa rivista il 13 giugno scorso, in cui hanno spiegato i problemi metodologici.

Le critiche allo studio

Gran parte della ricerca a sostegno della dieta mediterranea proviene da studi osservazionali, che si basano appunto sull'osservazione delle abitudini a tavola e misurano i risultati, senza intervenire.

Ma lo studio del 2013 era diverso visto che ai partecipanti era stato chiesto di seguire o una dieta mediterranea o una dieta a basso contenuto di grassi per quasi 5 anni. La randomizzazione in questo caso è importante, perché funziona per eliminare i fattori che i ricercatori non possono controllare.

Dopo la pubblicazione dello studio, i ricercatori hanno rilevato errori critici che hanno fatto sì che il loro processo di "randomizzazione" non fosse sempre casuale. In alcuni casi, i ricercatori avevano assegnato tutti i membri di una famiglia a una dieta, invece di assegnare casualmente ogni membro a una dieta diversa. Secondo i critici dunque, se le persone vengono assegnate casualmente a un gruppo o a un altro, i due gruppi potevano anche avere caratteristiche simili.

A causa di queste irregolarità, i ricercatori hanno ritirato il loro documento originale ed effettuato un'altra analisi cercando di utilizzare metodi statistici per tenere conto dei problemi causati dalla randomizzazione difettosa. Nonostante ciò, sono arrivati alla stessa conclusione: la dieta mediterranea era legata a una riduzione del 30% circa del rischio di infarto e ictus.

“I risultati delle nostre rianalisi erano simili a quelli che avevamo originariamente riportato. Inoltre, la rianalisi dei nostri dati non ha rivelato alcuna evidenza del fatto che determinati fattori di stile di vita o di trattamento potenzialmente correlati al rischio di malattia cardiovascolare abbiano distorto i risultati o abbiano fornito una spiegazione alternativa ai benefici osservati sulle malattie cardiovascolari grazie alla dieta mediterranea”.

Alla luce dei problemi con lo studio originale, i medici raccomandano ancora di seguire la dieta mediterranea per proteggere la salute del cuore?

È indubbio che la dieta mediterranea sia salutare. Lo studio in questione non è di certo l'unico ad averne dimostrato i benefici per la salute del cuore. Anche un'altra ricerca condotta dalla Harokopio University di Atene, effettuata su oltre 2.500 soggetti tra i 18 e gli 89 anni, ha confermato che una dieta ricca di frutta fresca, verdura, cereali (meglio se integrali), noci, fagioli, pesce e olio d'oliva, sia in grado di ridurre quasi della metà (47%) il rischio di malattie al cuore.

Inoltre, la dieta mediterranea ha mostrato di avere numerosi altri benefici. Assicura una grande quantità di antiossidanti e per questo viene considerata alleata della longevità, protegge il nostro organismo dallo stress ossidativo. Combatte il diabete e la sindrome metabolica, migliora le funzioni cerebrali prevenendo demenza e Alzheimer e riduce il rischio di tumore.

Sulla dieta mediterranea, leggi anche:

Francesca Mancuso

Street art: gli occhi che riflettono le anime delle città nei murales di My Dog Sighs

GreenMe -

Published in: Arte e Cultura

My Dog Sighs è un artista multidisciplinare che si dedica da 15 anni alla realizzazione di bellissimi murales e alla realizzazione di opere d’arte con materiali riciclati, qui potete vederne alcune. 

I protagonisti indiscussi dei suoi dipinti, che possiamo ammirare sugli edifici di vari paesi del mondo tra cui Giappone, Israele, Regno Unito e da quest’anno anche in Italia, sono gli occhi.

Occhi in cui l’artista riflette il mondo che lo circonda, tra figure nette e definitive e riflessi dai contorni più astratti.

Un’ascesa fenomenale quella che lo ha visto protagonista negli ultimi anni, non solo per il suo ovvio talento ma per la quantità di ore che dedica alla sua arte.
Il meritato successo di quest’artista però non nasce dal nulla, nasce nelle strade di Portsmouth, cresce nelle strade della sua città, spinto da una personale concezione dell'arte slegata dagli interessi economici, portavoce di un'idea di arte libera e fruibile da tutti, slegata da musei e luoghi preposti per convenzione ad esposizioni. 

My Dog Sighs è dell’opinione che tutti abbiamo diritto a un po' di bellezza, ed è per questo che ha iniziato e non ha mai smesso di condividere le sue opere sui muri di tutto il mondo.

 

 

Gli accenni di quel libero impeto artistico sono cominciati ad apparire casualmente sui muri di tutto il mondo più di un decennio fa, fino ad approdare anche a Roma, a marzo 2018, in occasione della seconda edizione di "Forgotten Project": un progetto urbano che punta i riflettori sugli edifici della città di Roma che, seppure situati in luoghi centrali, rischiano di essere dimenticati, che ha lo scopo di portare il cittadino alla riflessione attraverso l'arte. 

 

 

E attraverso le riflessioni di 540 occhi l'artista inglese ha scelto di raccontarci la storia dell'Ospedale Nuovo Regina Margherita nel quartiere di Trastevere, con un'opera intitolata I still remember how it was before, in cui ogni occhio racconta la storia della comunità e del luogo che si è preso cura di ognuno di loro.  In quegli innumerevoli occhi ha impresso le storie di chi in quei luoghi è entrato, ha transitato, è nato, è fuggito via...

 

Qui potete dare uno sguardo a tutta la sua gallery

Silvia Romano

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