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Ritirati sonagli in legno Mama Natura: pericolo soffocamento

Published in: Speciale bambini

Dato in omaggio in farmacia acquistando un dispositivo medico della Mama Natura, il sonaglio viene prodotto dalla Enter Products di Ningbo, in Cina, è importato in Italia dalla ditta Idea Group IGM di Padova ed è distribuito dalla Società Schwabe Pharma Italia, con sede a Bolzano.

Una donna ha segnalato ai Nas la rottura del giocattolo in mano al bambino. Per fortuna, i piccoli pezzi non sono stati ingeriti evitando il peggio.

Sono così scattati i controlli. Sono state eseguite dall’Istituto Superiore di Sanità le prove previste dalla norma UNI EN 71-1:2011, punto 8.2 UNI EN 71-1. Dopo le verifiche

“la ditta distributrice ha sospeso la distribuzione dell’articolo dal 20 aprile 2017, provveduto a corretta informazione per il ritiro comunicazione del 5 ottobre 2017” si legge sul sito del Ministero.

Il provvedimento volontario di sospensione delle vendite da parte della ditta è in vigore dal 22 settembre a seguito di comunicazione, azione dei NAS e Ministero della salute.

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Se avete ricevuto in omaggio questo prodotto fate attenzione ed evitate l'utilizzo da parte dei bambini.

Francesca Mancuso

Alla tavola della longevità: i segreti per vivere a lungo mangiando bene secondo Valter Longo

Published in: Alimentazione & Salute

Tutti noi vorremmo sapere come assicurarci una vita lunga e in salute. Secondo Longo, e non solo, la chiave sta in una corretta alimentazione come quella che seguono alcune popolazioni che si distinguono proprio per la loro longevità. 

Per cercare di conoscere i segreti dei centenari d’Italia, Longo ha fatto un viaggio in quelle che sono considerate le “zone blu” del nostro paese, ovvero quelle dove si vive più a lungo e vi è dunque un’alta concentrazione di centenari. Tra queste ci sono Trento, Genova, Siena, Castelluccio di Norcia, Maratea, Palermo e soprattutto Seulo, paese sardo dove vivono gli uomini più anziani del mondo.

Il ricercatore non si è limitato ad intervistare le persone che abitano in questi luoghi ma ha anche analizzato le loro abitudini alimentari e assaggiato i piatti tipici che consumano quasi quotidianamente. Cosa bisogna mangiare dunque per vivere a lungo? Longo ha riassunto così la questione in un’intervista all’Huffington Post:

“Pasta e carne una volta settimana e per il resto legumi e tante verdure di stagione. Unica concessione, dopo i 65/70 anni, il consumo, con moderazione, di uova, latte, formaggio o yogurt di capra o pecora”.

Ma è solo questo il segreto degli ultracentenari italiani? Niente affatto! Longo sottolinea che queste persone hanno sempre mangiato poco (e spesso i prodotti del loro orto), camminato e lavorato molto ma anche che sono di indole tranquilla e sorridente. Tornando all'alimentazione, confermato è anche il detto “colazione da re, pranzo da principe e cena da povero” ma importanti sono anche gli orari, la sera in particolare le persone molto longeve mangiano davvero presto, molto prima che faccia buio. Longo suggerisce a tutti di assumere il cibo nel corso di 12 ore per poi proseguire con le successive 12 ore di totale digiuno.

Sembra quindi che la longevità si costruisca come un puzzle in cui un posto d’onore ha l’alimentazione ma grande importanza assumono anche l’attività fisica, il patrimonio genetico e l’efficienza del servizio sanitario della zona in cui si vive. Rispetto a quest’ultimo punto, Longo fa notare che una buona longevità esiste non solo negli sperduti paesini del Sud Italia ma anche in città e paesi più importanti come ad esempio Monaco, San Marino o alcuni centri dell’Emilia e del Veneto dove a fare la differenza è appunto un sistema sanitario funzionante che si compone di strutture mediche d’eccellenza. Questo però da solo non basta se non si fa attenzione anche all’alimentazione.

Un esempio concreto è quello del Veneto: secondo i dati del ricercatore, in questa regione fino al 2011 le donne avevano aspettative di vita molto alte, scese poi negli anni successivi in quanto sono aumentate le malattie ed è cambiato lo stile alimentare (a favore di troppe proteine animali). Il sistema sanitario funzionante non riesce quindi ad arginare le abitudini alimentari sbagliate.

Alla tavola della longevità: il libro

Nel nuovo libro di Valter Longo troverete una serie di indicazioni per mangiare bene ma soprattutto una parte dedicata alle ricette della longevità semplici e compatibili con la dieta da lui consigliata. Non aspettatevi di trovare alimenti esotici come semi di chia, quinoa o soia, Longo su questo punto è molto chiaro: dobbiamo evitare di rivolgerci a paesi lontani per trovare i cibi adatti a noi, meglio riscoprire invece i sapori tradizionali e sani della nostra cucina. Dunque tutte le ricette si ispirano alla tradizione culinaria italiana.

Troverete poi, come già detto, i punti salienti e le informazioni più interessanti del viaggio dell’autore nelle zone blu d’Italia, quelle con alto tasso di longevità.

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Vi ricordiamo inoltre che, nonostante sia stato accusato più volte di voler lucrare sopra la sua dieta mima digiuno e il kit associato, in realtà Valter Longo ha donato tutti i proventi del precedente libro, di questo e del kit, alla ricerca scientifica e alla diffusione di una corretta alimentazione.

Francesca Biagioli

Wildlife Photographer of the Year 2017: le foto naturalistiche vincitrici

Published in: Natura & Biodiversità

A premiarla sono stati i giudici del Museo di Storia Naturale di Londra che hanno appena rivelato i vincitori della celebre competizione. Quest'anno a partecipare sono state circa 50mila immagini, scattate da fotografi provenienti da 92 paesi.

Ma è stato il giornalista e fotoreporter Brent Stirton ad aggiudicarsi il primo premio, con una foto che va oltre la semplice immagine e che denuncia il terribile destino cui vanno incontro i rinoceronti, cacciati dai bracconieri per il loro corno, spesso mutilati e uccisi. La foto vincitrice è stata scattata da Strirton in Sudafrica, nel parco Hluhluwe-Imfolozi.

I rinoceronti neri erano una delle specie più rinomate del mondo. Ma adesso sono seriamente in pericolo a causa del bracconaggio e del commercio illegale.

Il giudice della competizione Roz Kidman Cox ha detto:

“Aver raccontato in questo modo una scena così tragica, quasi maestosa nel suo potere scultoreo, merita il più alto premio. È anche un simbolo di uno dei crimini ambientali più crudeli”.

Michael Dixon, direttore del Museo di Storia Naturale, ha aggiunto:

“L'immagine di Brent mette in evidenza l'urgente necessità dell'umanità di proteggere il nostro pianeta e le specie con cui conviviamo”.

Ecco le altre foto vincitrici:

Young Wildlife Photographer of the year: categoria 15-17 anni

Daniël Nelson ha incontrato Caco nel parco nazionale Odzala nella Repubblica del Congo. Come i suoi simili, il gorilla è minacciato dalla caccia illegale, dalle malattie (in particolare dall'Ebola), dalla perdita di habitat e dall'impatto dei cambiamenti climatici.

Categoria 11-14 anni

Ashleigh Scully ha scattato la foto nel parco nazionale di Yellowstone. Questa volpe rossa americana cacciava accanto alla strada, camminando sulla neve.

Catetoria: under 10

La presa dei gabbiani di Ekaterina Bee, Italia. Come tutta la sua famiglia, Ekaterina di 5 anni e mezzo anni è affascinata dalla natura. Durante un viaggio in barca lungo la costa della Norvegia, la sua attenzione è stata attirata dai gabbiani che cacciavano le aringhe.

Categoria: Invertebrati

I bellissimi granchi di Justin Gilligan, Australia, si sono aggiudicati il premio per questa categoria. Alle loro spalle, un polpo sembra felice di fare il loro incontro.

Categoria: Ritratti di animali

Contemplazione. di Peter Delaney, Irlanda e Sudafrica. Peter aveva trascorso una lunga e difficile mattinata per cercare gli scimpanzè nel parco nazionale del Kibale, in Uganda. La sua ricerca è stata premiata.

Categoria: Uccelli

Scattata da Gerry Pearce, tra Regno Unito e Australia, la foto mostra un tacchino australiano maschio che stava costruendo il proprio nido.

Categoria: Anfibi e rettili

Il rituale antico, di Brian Skerry, USA. La tartaruga liuto ritratta in questa foto è la più grande tra le delle tartarughe marine esistenti. Il rifugio nazionale della fauna selvatica di Sandy Point, nelle Isole Vergini Americane, fornisce loro un habitat privilegiato per la nidificazione.

Categoria: Ambiente

Night Raider di Marcio Cabral, Brasile. Il fotografo si era accampato nella regione del Cerrado del Brasile, in attesa di catturare la luce bellissima emessa dalle termiti. Le larve, che vivono negli strati esterni dei tumuli con la loro caratteristica bioluminescenza, attirano le prede.

Categoria: Mammiferi

Il Gigante di Tony Wu, USA. Decine di balene nuotano ammassate al largo della costa nordorientale dello Sri Lanka.

Piante e funghi

Dorin Bofan, Romania, ha scattato questa foto a Hamnøy, nelle isole Lofoten, in Norvegia. La luce filtrata attraverso le nubi ha creato questo suggestivo gioco di colori sulle rocce e sulle betulle.

Categoria: Foto subacquee

La foto, scattata da Anthony Berberian, Francia, nella Polinesia francese, mostra una larva di aragoste, stretta a una medusa.

Categoria: Ambienti della Terra

Il mostro di ghiaccio di Laurent Ballesta, Francia. Laurent e il suo team di spedizione hanno lavorato alla base scientifica di Dumont d'Urville in Antartide. La foto mostra la parte sommersa di un piccolo iceberg.

Categoria: Bianco e nero

La foto è stata scattata da Eilo Elvinger, Lussemburgo, dalla nave ancorata fuori dalle isole Svalbard, e mostra degli orsi polari.

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Wildlife Photojournalist: Singola categoria di immagini

L'immagine scattata da Aaron "Bertie" Gekoski, Regno Unito sull'isola di Borneo, mostra tre generazioni di elefanti che attraversano le terrazze di ciò che resta di una piantagione di palme da olio.

Qui gli elefanti sono sempre più spesso relegati in piccole aree per far posto allo sfruttamento delle foreste e alle estrazioni di petrolio.

Francesca Mancuso

Foto

Zuppa di farro e fagioli

Published in: Ricette

Questa versione di zuppa di farro e fagioli deve la sua delicata sapidità anche alla zucca e agli spinaci, che possono essere sostituiti secondo i gusti con altre verdure autunnali come cavolfiori e broccoli. Una ricetta equilibrata e salutare ideale in grado di fornire tutte le proteine e l'energia necessaria per affrontare il cambio di stagione.

 

Ingredienti
  • 400 gr di baccelli di fagioli borlotti
  • 1 cipolla rossa
  • 450 gr di zucca
  • 400 gr di spinaci
  • 300 gr di farro
  • 1 foglia di alloro
  • acqua q.b.
  • sale q.b.
  • olio evo q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    40 minuti circa
  • Tempo Cottura:
    60 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    -
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
Come preparare la zuppa di farro e fagioli: procedimento  
  • Sgranare i fagioli e sciacquarli sotto l'acqua corrente.
  • Sbucciare la cipolla, tagliarla finemente ed unirla in una pentola capiente insieme all'olio.
  • Pulire la zucca eliminando la buccia, i semi ed i filamenti interni, quindi tagliarla a cubetti ed aggiungerla nella pentola,
  • recidere ora la base degli spinaci, lavarli accuratamente eliminando così eventuali residui di terra, e tagliarli finemente, quindi aggiungerli nella pentola,
  • rosalare per qualche minuto ed unire anche i fagioli,
  • coprire d'acqua, aggiungere la foglia d'alloro e cuocere mescolando ogni tanto.
  • Quando i fagioli saranno al dente sciacquare il farro sotto l'acqua corrente ed aggiungerlo agli ortaggi,
  • regolare di sale e portare a cottura mescolando ogni tanto.
  • Quando la zuppa di farro e fagioli sarà pronta potrà essere servita subito.

 

Un'idea in più:

La zuppa di farro e fagioli potrà essere servita insieme a dei crostini dei pane, prima di impiattarla si dovranno sistemare sul fondo del piatto i crostini per poi coprirli a seguire con la zuppa ben calda.

Come conservare la zuppa di farro e fagioli:

La zuppa di farro e fagioli, se riposta in appositi contenitori ermetici, potrà essere conservata in frigorifero per un paio di giorni.

 

 

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Ilaria Zizza

Sinestesia: cos’è, le cause e come si riconosce

Published in: Mente & emozioni

Sinestestia, cos’è e tipologie

La sinestesia è una condizione in cui il cervello è in grado di elaborare in una sola volta dati provenienti da diversi sensi. Questo avviene perché si verifica un’attivazione incrociata di aree del cervello vicine che producono un’esperienza di percezione simultanea. Ad esempio una persona sinestetica può avvertire dei suoni mentre contemporaneamente vede delle luci colorate o ancora numeri proiettati nello spazio circostante. La musica diventa di conseguenza un'esperienza non solo uditiva ma anche visiva mentre determinate parole possono essere dotate di un sapore e le lettere e i numeri vengono associati sempre a determinati colori. Difficile da immaginare per chi non prova queste sensazioni.

La parola "sinestesia" deriva dal greco e significa "percepire insieme". Sono stati segnalati oltre 60 tipi di sinestesia tra cui:

  • sinestesia grafema-colore: in cui lettere o numeri sembrano essere colorati sulla pagina scritta o visualizzati colorati nella mente. Questa è la tipologia di sinestesia più diffusa
  • sinestesia tattile: alla vista si associano sensazioni fisiche in alcune parti del corpo
  • sinestesia lessicale-gustativa: quando si leggono alcune parole si percepiscono specifici gusti
  • sinestesia musicale colorata: in cui si percepisce la musica come colori nell’aria
  • sinestesia concettuale: la persona percepisce concetti astratti, ad esempio operazioni matematiche o unità di tempo, come forme proiettate internamente o nello spazio circostante.

Gli aspetti di questa condizione non sono ancora del tutto compresi ma si pensa che la sinestesia sia genetica e più frequente nelle donne. Si tratta comunque di una eventualità rara che si manifesta, secondo l'American Psychological Association (APA), solo su 1 persona ogni 2000 circa. Prevalentemente si riscontra in artisti, scrittori e musicisti.

Sinestesia, cause

La sinestesia è stata studiata per la prima volta nell’800 ma la vera e propria condizione è stata analizzata a partire dal 1970. Da allora, molti neuroscienziati ne hanno approfondito le caratteristiche proponendo diverse teorie sulle possibili cause.

C'è ad esempio la ricerca di Simon Baron-Cohen, che studiando la sinestesia presso l'Università di Cambridge, ha suggerito che la condizione deriva da una sovrabbondanza di connessioni neurali. Di solito, a ciascuno dei sensi sono assegnati moduli separati nel cervello con limitata comunicazione incrociata. Nel cervello delle persone con sinestesia, invece, ci sarebbe più comunicazione tra le varie parti.

Peter Grossenbacher, uno psicologo dell'Università Naropa in Colorado, è convinto invece che il fenomeno psicologico si verifichi non per la conformazione del cervello ma perché alcune aree sensitive del cervello ricevono un feedback dalle aree multisensoriali. Solitamente le informazioni provenienti da aree multisensoriali restituiscono solo all'area che si occupa di uno specifico senso, nel caso delle persone sinestetiche invece questo non avviene e le percezioni si sovrappongono.

Un'altra teoria, proposta da Daphne Maurer psicologa della McMaster University in Ontario, è che ognuno di noi ha in realtà queste connessioni ma non tutti le utilizzano.

Un piccolo studio di 17 partecipanti pubblicato sul Journal of Neuroscience nel 2016 ha scoperto che le persone che soffrono di sinestesia possono avere associazioni mentali più forti tra suoni particolari e forme arrotondate o angolari. Mentre in un sondaggio condotto su 11mila studenti universitari si è visto che i bambini che sono cresciuti ascoltando e parlando due lingue a partire da un'età molto giovane hanno più probabilità di accusare i sintomi della sinestesia rispetto a coloro che non hanno parlato due lingue già a partire dalla giovane età.

Sinestesia, diagnosi

Non esiste in realtà alcun metodo ufficiale per diagnosticare la sinestesia. Ci sono comunque linee guida che sono state sviluppate dal principale ricercatore in questo campo il dottor Richard Cytowic.

Solitamente per individuare le persone con sintestesia si considera se:

  • vivono le loro percezioni in maniera involontaria
  • proiettano sensazioni al di fuori della mente, ad esempio vedono colori che galleggiano nell'aria nel momento in cui ascoltano alcuni suoni
  • hanno una percezione che è la stessa ogni volta
  • hanno una percezione generica, ad esempio in risposta ad un certo odore vedono una forma ma non qualcosa di più complesso
  • ricordano meglio la percezione sinestetica secondaria piuttosto che la percezione primaria
  • hanno reazioni emotive, ad esempio sensazioni piacevoli, legate alle loro percezioni

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Indubbiamente si tratta di una condizione affascinante di cui in realtà sappiamo davvero poco. Qualcuno di voi si riconosce nella descrizione di persone sinestetiche?

Francesca Biagioli

Fitwalking in gravidanza: camminare fa bene al pancione e al bebè. Tutti i consigli utili

Published in: Salute & Benessere

Lo sport in gravidanza insomma fa bene e, anzi, alcune donne hanno proprio il desiderio di continuare a praticare un’attività nei nove mesi per sentirsi più leggere e agili, contrastare l’inevitabile aumento peso (oltre al peso fisiologico, ovvio) e continuare a sorridere di gusto.

In particolare, un’attività specifica molto utile è il Fitwalking, la camminata come mezzo per allenare senza sforzi eccessivi tutte le fasce muscolari. Per le donne incinte è un ottimo strumento per continuare a fare sport e mantenersi in forma senza sforzi intensi.

In ogni caso, ricordatevi che è fondamentale rivolgervi al medico per valutare le condizioni di salute e verificare che non esistano controindicazioni (minaccia d’aborto o di parto prematuro, placenta previa o tutte le condizioni che richiedano riposo a letto)

Ecco alcuni consigli utili per gestire l’attività di Fitwalking in gravidanza:

  • costanza: se è vero che è sempre valido il consiglio di un’attività costante e regolare, lo è ancora di più in gravidanza, quando una camminata tutti i giorni non fa altro che bene
  • gradualità: soprattutto per coloro che sono poco allenate, è bene evitare di affrontare sessioni di cammino troppo stancanti. Nei primi due trimestri è possibile allenarsi anche un’ora al giorno. Nell’ultimo trimestre con l’aumentare del carico, meglio dividere l’esercizio in due camminate di 15/30 minuti ciascuna e privilegiare solo percorsi pianeggianti. Inoltre, è ovviamente meglio preferire aree verdi o con poco traffico che permettano una buona ossigenazione. 
  • evitate le ore più calde o più fredde della giornata per scongiurare un accumulo di stress fisico e nell’ultimo trimestre fatevi accompagnare da qualcuno, così da avere un aiuto in caso di bisogno 
  • camminate di buon passo, mantenendo un’andatura vigorosa e dinamica senza mai esagerare. Mantenete, inoltre, sempre una corretta postura (busto ben eretto così da conservare un buon equilibrio dei carichi sull’apparato muscolo-scheletrico e articolare)
  • abbigliamento e calzature: fibre naturali, come cotone o lino, e leggerezza sia in inverno che in estate. Le scarpe devono essere comode anche in previsione di eventuali gonfiori/edemi ai piedi e garantire una buona camminata. Ricordatevi che in gravidanza si va incontro ad un abbassamento dell’arco plantare e questo può portare ad un allungamento di mezzo numero, a volte di un numero intero. Quando si scelgono le scarpe da jogging bisogna tenerne conto
  • bere tanto! Non dimenticate mai una bottiglietta d’acqua
  • respirazione: un buon passo aiuta ad allenare la respirazione e la resistenza allo sforzo. Dedicatevi alla respirazione addominale, da privilegiare, eventualmente adottando tecniche di respirazione mutuate da discipline come lo yoga.

Di Fitwalking in gravidanza si parlerà anche in occasione del Walking Day 2017 in programma a Milano il 28 e il 29 ottobre, il primo evento italiano interamente dedicato al Walking, dove l’ex campione olimpico Maurizio Damilano esporrà tutti i benefici di questa attività durante la gestazione.

“La camminata in gravidanza ha l’obiettivo di favorire la salute e l’umore di mamma e bambino – commenta Maurizio Damilano - e il Fitwalking, attraverso una serie ben precisa di tecniche, è lo sport ideale sia in gravidanza che dopo il parto perché non è traumatico, allena tutte le fasce muscolari schiena compresa, è facilmente modulabile in base alle esigenze e, dopo il parto, con i debiti adattamenti, può essere praticato con il bambino. Il cammino va inoltre ad agire naturalmente sul pavimento pelvico con un’azione di rinforzo. I benefici a livello psico-fisico e lo scarico delle tensioni e dello stress provocate dall’attività fisica a passo di Fitwalking, aiutano nel dopo parto a prevenire e combattere i pericoli e problemi della depressione post partum”.

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Il 28 ottobre allo stand Natalben, alle 11 e alle 16, sono previste due lezione con istruttori di fitwalking per mamme in attesa/neo mamme.

Germana Carillo

Come mantecare il risotto senza usare il burro

Published in: Vegetariano & Vegano

Ci sono molte persone intolleranti al latte oppure che hanno scelto per motivi etici o ancora salutistici di evitare il consumo di latte, burro, formaggi, ecc. Quando si prepara un risotto è molto importante mantecarlo per bene, ovvero amalgamare insieme e legare gli ingredienti in modo tale da ottenere un composto cremoso. Di solito per fare questo si utilizzano sostanze grasse come burro o panna, ma è possibile preparare comunque un ottimo risotto in versione vegan se si conoscono alcuni “trucchi” per sostituire gli ingredienti di origine animale.

Ecco 10 alternative al burro per mantecare un risotto 100% vegetale:

Olio extravergine di oliva

Una sostanza grassa che può benissimo amalgamare un risotto e che spesso sottovalutiamo convinti che l’unica soluzione sia il burro è l’olio extravergine d’oliva, un prodotto sano e tipico della nostra tradizione. Una volta che il risotto è cotto aggiungete un cucchiaio o due (questo dipende dal quantitativo di riso che avete utilizzato) di olio mescolando energeticamente in modo tale che incorpori aria e possa formare una cremina.

Burro vegetale (meglio se fatto in casa)

Tra le possibili alternative al comune burro vi è il burro vegetale biologico che si trova disponibile nei negozi di alimentazione naturale. E’ realizzato a partire da oli vegetali addensati utilizzando la lecitina di soia (senza idrogenazione). Si può provare anche a realizzare in casa partendo dagli stessi ingredienti: oli vegetali (scegliete sempre quelli biologici), acqua e lecitina di soia. Qui trovate una ricetta. Si utilizza poi come il normale burro.

Farina di riso

La farina di riso è perfetta per una mantecatura completamente vegetale. Ne bastano 20 grammi ben sciolti in poca acqua calda da aggiungere a fine cottura mescolando in maniera veloce per ottenere una bella cremina.

Fagioli cannellini

I fagioli cannellini per la loro consistenza ma anche per il sapore delicato ben si prestano a mantecare il risotto. Potete usare quelli già pronti in barattolo di vetro, vanno però prima frullati e diluiti con un po’ d’acqua. Usate la cremina così ottenuta per amalgamare al meglio il vostro risotto. 

Crema di sesamo (tahin)

La crema ricavata dai semi di sesamo, conosciuta anche come tahin o tahina, è molto saporita e gustosa ma va aggiunta in dosi moderate per evitare che dia un sapore troppo forte al risotto. Non è quindi adatta proprio a tutte le preparazioni, se volete sperimentarla aggiungetene un cucchiaio a fine preparazione amalgamando per bene e se necessario aggiungetene ancora (facendo sempre attenzione al sapore). Il tahin si trova da acquistare già pronto nei negozi di alimentazione biologica ma si può preparare anche facilmente in casa a partire dai semi di sesamo.

Crema di mandorle

La crema di mandorle ha un sapore molto delicato e gustoso che ben si sposa con la maggior parte dei risotti. Si utilizza un po’ come il tahin a fine cottura nella dose di un cucchiaio o due, a seconda del quantitativo di riso utilizzato, e si gira energicamente per ottenere una perfetta mantecatura.

Patata

La patata è in grado di aiutare a mantecare un risotto visto il suo contenuto in amido. Se volete provare questo utilizzo alternativo prendete una patata, grattugiatela finemente e fatela soffriggere per poco tempo prima di aggiungere il riso da tostare. Procedete poi alla normale preparazione del risotto. In questo modo la patata avrà tempo di cuocersi e rilasciare l’amido che renderà cremoso il vostro primo piatto.

Avocado

La polpa di avocado ha una consistenza che ricorda quella del burro. Per utilizzarla per mantecare un risotto potete schiacciarla bene con una forchetta (l’avocado deve essere maturo) oppure frullarla con un goccio d’acqua. Aggiungetene quando basta al vostro riso e mescolatela per bene.

Panna vegetale

Nei negozi di prodotti naturali e biologici potete trovare diverse opzioni di panna vegetale (soia, avena, riso), adatte alla mantecatura del risotto. Si utilizzano anche in questo caso a fine cottura.

Miso bianco

Una mantecatura molto raffinata è quella che prevede l’utilizzo di miso bianco e un po’ d’olio. Il miso è un condimento di origine orientale molto saporito che va usato con parsimonia. Nella preparazione del risotto se si utilizza questo ingrediente c'è da considerare che è necessario diminuire la dose di sale o brodo vegetale. Si fa sciogliere il miso bianco insieme ad un po’ d’olio e si aggiunge a fine cottura girando energicamente fino a che non si forma la cremina.

Francesca Biagioli

Luna Giove Mercurio: come ammirare il tris di astri solcato dalle stelle cadenti

Published in: Universo

La Luna sarà un sottilissima falce crescente, appena all’1% di visibilità (il 19 del mese, infatti, abbiamo avuto il novilunio), e Giove e Mercurio saranno molto bassi sull’orizzonte, situazione che non rende molto semplice l’osservazione. Ma ci aiuteranno le condizioni meteo, previste ottime in quasi tutta Italia.

E non finisce qui. Tra il 18 e il 23 del mese abbiamo ottime probabilità di ammirare lo sciame delle Orionidi, stelle cadenti originate dai residui dei vecchi passaggi della cometa Halley (che sarà visibile solo nel 2061) e che in questo lasso di tempo avranno frequenza sempre superiore a 20-30 meteore/h.  

Il picco è in realtà previsto la notte del 21, ma già il 20, soprattutto dopo la mezzanotte, quando il radiante sarà più alto sull’orizzonte, la probabilità di esprimere desideri sarà piuttosto alta. E con un pizzico di fortuna, chissà, magari qualche stella passerà prima, proprio sul triangolo celeste del tramonto.

Nella mappa la porzione di cielo dove potremo ammirare il tris Luna-Giove-Mercurio, il 20 ottobre alle 18:30 circa: la costellazione più vicina è quella della Vergine, nell’orizzonte a ovest. Per qualche meteora sarà invece necessario invece volgere lo sguardo a est, ed esprimere desideri.

Buona visione!

Roberta De Carolis

La ragazza del Laos che crea cucchiai e gioielli con le bombe inesplose

Published in: Riciclo e Riuso

Il Laos è uno dei paesi più poveri del mondo, dove si vive con meno di 1,25 dollari al giorno. Il terreno non è coltivabile a causa di decine di milioni di bombe disseminate e inesplose, basti pensare che sono circa 20mila le persone morte o mutilate dagli ordini.

Secondo l'Autorità nazionale di regolamentazione per ordigni inesplosi (UXO), dal 1964 al 1973, gli americani hanno sganciato più di 270 milioni di bombe a grappolo sul Laos, un terzo delle quali non ha brillato. Bombardamenti che avevano lo scopo di distruggere le linee di approvvigionamento vietnamite.

Secondo alcune stime, sul piccolo paese asiatico di sette milioni di abitanti è caduta una bomba ogni otto minuti, per 24 ore al giorno, per nove anni consecutivi. Inoltre, le bombe erano a grappolo: ciascuna di queste dunque era composta da circa 200 sotto-munizioni.

Oggi queste armi di distruzione hanno una nuova vita e gli usi sono più svariati, dai pilastri per sorreggere le case, ai vasi di fiori per ornare i giardini e ancora cucchiaini e gioielli.

Bombe trasformate in cucchiai e gioielli

Da quando aveva otto anni La lok Phengparkdee raccoglie bombe inesplose e le trasforma in cucchiai. Oggi ha 24 anni e ha imparato il mestiere da suo padre che si è inventato questa attività nel 1978.

“In quegli anni le bombe erano ovunque, così mio padre ha pensato di farne una risorsa, ricavando il massimo da quello che c’era”, dice il ragazzo.

Come La lok, anche la trentasettenne Son Mia Seeonchan, ha acquisito una certa manualità nel fare questo lavoro: raccoglie le bombe, le disinnesca, poi le mette a fondere in una fornace costruita in casa e riutilizza il metallo per costruire cucchiai e altri utensili da cucina.

Foto: John Dennehy

“Utilizziamo le risorse che abbiamo, però spero che i miei figli siano l’ultima generazione a dover lavorare con le bombe”, dice la donna.

Foto: John Dennehy

Più o meno la stessa cosa succede con i gioielli, da tempo, infatti la disegnatrice Elisabeth Suda ha scoperto questa particolare abilità della popolazione laotiana, ovvero quella di trasformare gli ordini bellici in altro. Nel 2008 mentre si trovava nel sud est asiatico ha avuto l’intuizione: perché non creare gioielli dal metallo inesploso?

All’inizio si è dovuta scontrare con lo scetticismo degli abitanti convinti che mai nessuno avrebbe voluto una collana fatta dalle bombe, ma alla fine si sa che la tenacia aiuta sempre e oggi le creazioni della società Article22 sono una realtà consolidata.

E anche se oggi la sua gioielleria è di lusso, l’obiettivo di Suda è quello di continuare a contribuire allo sviluppo delle realtà con cui collabora per questo finanzia anche le organizzazioni internazionali che si occupano dei paesi più poveri al mondo.

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La realizzazione di gioielli è anche un messaggio positivo: da uno strumento di morte può nascere qualcosa di bello. Ci sono collane, orecchini, bracciali oggi esposti in oltre cento paesi al mondo, compreso il Museo d’arte contemporanea di New York. Un’esperienza replicata anche nel progetto Gioielli No War Factory.   “I nostri prodotti sono inizialmente realizzati a mano nei villaggi rurali del Laos ricavando l'alluminio dagli scarti degli ordigni. Ogni gioiello viene fuso e stampato con tecnica “a staffa” direttamente sul posto: ogni prodotto è un pezzo unico che viene importato in Italia e impreziosito con l’aggiunta di pietre e metalli pregiati da una artigiana gioielliere italiana ,di Viareggio”, spiegano da No War Factory.  

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Altri bellissimi gioielli nati dal riciclo:    Anche qui la filiera rispetta i lavoratori e parte del ricavato viene donato all’associazione di volontariato "Ink for Charity" che utilizza questi fondi per acquistare filtri in ceramica che servono alle famiglie dei villaggi rurali per potabilizzare l'acqua senza doverla bollire.    Dominella Trunfio Foto

Caffè all'aglio: la bizzarra bevanda che piace tanto ai giapponesi

Published in: Altri alimenti

Yokitomo Shimotai ha 74 anni ed è il papà del caffè all’aglio che da gennaio viene regolarmente venduto in Giappone. Chiariamolo subito, è stato ribattezzato così ma non contiene né caffè, né caffeina, solo che chi l’ha provato giura che il sapore sia proprio quello della famosa bevanda scura.

"Il mio caffè all’aglio è probabilmente il primo al mondo del suo genere e non contenendo caffeina si può bere in gravidanza o anche in orari in cui normalmente non berresti un caffè", dice Shimotai che è proprietario di un bar ad Aomori in Giappone.

Tutto è nato per mero errore. Mentre era nel suo locale, accidentalmente ha bruciato una bistecca che era stata aromatizzata con l’aglio. Shimotai ha tritato l’aglio scottato e l’ha mescolato con acqua calda (non chiedetevi perché). Quando l’ha bevuto dice di aver provato la stessa sensazione che dà il caffè e lo stesso gusto amarognolo.

Dopo esperimenti durati anni, ha raggiunto il suo obiettivo, quello di trasformare il suo errore in un prodotto commercializzato depositando il brevetto nel 2015 e ha aperto un laboratorio dove crea il suo caffè.

“Utilizzo un forno per arrostire l’aglio, poi lo raffreddo e lo trituro aggiungendo chiodi di garofano creando una miscela aromatizzata. Nessun rischio alito cattivo perché l’aglio è grigliato”, dice Shimotai.

Il mix viene poi messo in bustine (come quelle del tè), basta immergerle in acqua bollente ed ecco la bizzarra bevanda che viene venduta nel suo negozio. Non possiamo sapere se effettivamente il risultato è simile al caffè, ma c’è da dire che se così fosse di certo i benefici per la salute non tarderebbero ad arrivare.

Dell'aglio e delle sue proprietà ve ne avevamo parlato qui:

Come sappiamo l’aglio ha numerose proprietà benefiche ed è il più potente antibatterico naturale. E’ in grado di abbassare la pressione sanguigna e il colesterolo, ancora elimina le tossine e tonifica l’apparato circolatorio, senza dimenticare che addirittura gli vengono attribuite proprietà afrodisiache. Insomma, sembra proprio che questa originale bevanda possa contenere un vero e proprio elisir di giovinezza.

Dominella Trunfio

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Come affrontare e superare la stanchezza autunnale: rimedi per mente e corpo

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Le giornate che si accorciano, il clima che cambia, gli impegni che si intensificano sono solo alcuni dei motivi per cui l’autunno può essere una stagione “pesante” da affrontare, soprattutto nella sua parte iniziale quando ci dobbiamo ancora abituare al fatto che l’estate è finita.

Non dimentichiamoci poi che l’ultimo fine settimana di ottobre dobbiamo anche riassestarci sull’ora solare spostando indietro l’orologio. Questo comporta il vantaggio di non svegliarsi più di prima mattina con il buio ma di contro vediamo arrivare la sera davvero molto presto e questo fattore non aiuta di certo l’umore.

Per fronteggiare la situazione di stanchezza e malumore spesso si fa l’errore di servirsi di sostanze stimolanti come caffè, tè, ecc. in realtà questo potrebbe rivelarsi controproducente e creare altri effetti collaterali.

Cosa possiamo fare dunque per affrontare al meglio la stanchezza autunnale?

Alimentazione

Il cambio di stagione può avere ripercussioni anche sul nostro metabolismo e sulle capacità digestive, è per questo che spesso ci sentiamo molto stanchi proprio dopo aver consumato un pasto, soprattutto se troppo ricco di grassi. L'alimentazione in autunno, soprattutto se ci si sente un po' scarichi, deve essere nutriente ma anche leggera e sana.

E' bene evitare quindi il più possibile cibi raffinati, zuccheri e grassi saturi, prediligendo invece una dieta ricca di frutta e verdura e altri alimenti che contengono buone quantità di vitamine, sali minerali, antiossidanti e Omega 3, tutte sostanze che favoriscono il benessere del corpo ma che sostengono anche il lavoro del cervello. Importante poi mettere più spesso in tavola cibi ricchi in betacarotene (ad esempio la zucca, ortaggio autunnale per eccellenza) che aiutano a superare la sensazione di stanchezza ma anche alimenti che contengono fibre dato che queste aiutano la regolarità intestinale e avere un intestino in salute significa favorire il benessere di tutto il corpo.

Fondamentale come sempre iniziare la giornata con una buona prima colazione, un pasto "da re" che deve essere energetico ma anche sano. Provate ad esempio la Crema di Budwig, una colazione sostanziosa ma equilibrata che si realizza solitamente utilizzando banana, yogurt (anche vegetale), semi oleosi e frutta secca. Il pranzo come vuole la tradizione deve essere "da principe", ovvero nutriente ma poco elaborato mentre la cena "da povero" prevede porzioni un po' più ridotte e soprattutto l'assunzione di alimenti facilmente digeribili in modo tale da favorire un buon riposo.

L’autunno ci offre una serie di cibi ricchi di nutrienti utili a vivere al meglio anche questa stagione (sali minerali, vitamine, acidi grassi essenziali, ecc.). Possiamo considerarli dei veri e propri superfood che ci aiutano anche a limitare quella sensazione di stanchezza psicofisica che può arrivare a rendere difficili le nostre attività quotidiane.

I cibi che dovremmo mettere in tavola più spesso sono:

Avena

E’ un cereale molto completo in quanto a nutrienti e soprattutto contiene vitamina B1 fondamentale contro l’affaticamento e lo stress. Si tratta di un alimento ottimo anche per l’alto contenuto di fibre. Potete mangiarla a colazione, insieme a frutta o yogurt, ma anche a pranzo o a cena condita con olio e un po’ di verdure di stagione.

Frutta secca

In particolare le noci, ricche di minerali e vista anche la presenza di Omega 3, hanno un effetto energizzante su corpo e mente da non sottovalutare. Ci sono poi le mandorle, ottime in quanto contengono un minerale importante come il magnesio che aiuta il sistema nervoso ed è un alleato contro la stanchezza ma anche perfetto per fronteggiare ansia e depressione. La frutta secca si può utilizzare come spuntino di metà mattina o metà pomeriggio.

Riso integrale e pasta integrale

I carboidrati complessi forniscono energia in maniera graduale ed evitano quindi picchi glicemici e successivi crolli. Questo aiuta a mantenere il giusto livello energetico nel corso della giornata. A pranzo non fatevi mancare mai un piatto di riso integrale biologico, pasta integrale biologica o altri cereali (come la sopracitata avena) ma sempre di coltivazione bio.

Zucca e semi di zucca

L’autunno è la stagione della zucca di cui possiamo mangiare non solo la gustosa e dolce polpa arancione ma anche i preziosi semini. Questo ortaggio contiene molta vitamina C oltre che antiossidanti e betacarotene. I semi di zucca sono ricchi di vitamine, sali minerali (tra cui lo zinco) e acidi grassi, donano quindi quell’energia necessaria a combattere stanchezza e astenia. La zucca si può consumare in molti modi, i semi tostati si possono sgranocchiare così come sono oppure unirli ad insalatone o verdure di stagione cotte.

Uva

In autunno dovremmo tenere sempre in casa dei grappoli d’uva. Questo frutto è ricco di vitamina C, sostanza che aiuta a ridurre il cortisolo (ormone dello stress) e che sostiene il sistema immunitario nelle sue funzioni. E’ meglio mangiarla a stomaco vuoto per fare in modo che il corpo la assimili meglio ma soprattutto per evitare la comparsa di spiacevoli gonfiori intestinali o fermentazione.

Cioccolato fondente

Se consumato senza esagerare il cioccolato aiuta a fronteggiare la stanchezza. Si tratta infatti di una delle fonti alimentari più ricche di magnesio. Potete scegliere le tavolette di cioccolato fondente (almeno al 75%) oppure consumare le fave di cacao crude.

Melograno

Si tratta di un frutto ricchissimo in antiossidanti e sali minerali importanti come manganese, potassio, zinco, rame e fosforo. Tra l’altro la ricchezza d’acqua e il suo contenuto in potassio donano a questo frutto tipicamente autunnale doti depurative. Tutte i nutrienti di cui è ricco lo rendono un alimento ottimo per fronteggiare la stanchezza da cambio di stagione.

Castagne

Sono una fonte importante di sali minerali. 100 grammi di castagne (parte edibile) forniscono al nostro organismo 81 mg di fosforo, 30 mg di calcio, 0,9 mg di ferro e 395 mg di potassio. Si tratta di un alimento ad alto valore energetico, sono dunque perfette (quando di stagione) per recuperare le forze. Contengono tra l'altro fibre utili al benessere intestinale.

Germe di grano

L’assunzione di questo alimento che costituisce l’embrione del frumento viene consigliata in caso di affaticamento. Presenta infatti aminoacidi dall'elevato valore biologico, sali minerali tra cui calcio, ferro, potassio e zinco, vitamine del gruppo B, vitamina E, vitamina D e acido folico.

Sottolineiamo come sempre l’importanza di preferire il cibo locale, biologico e coltivato nel rispetto dell’ambiente.

Tisane

Anche in autunno è molto importante bere molto. Un modo per favorire l'idratazione del corpo allo stesso tempo migliorando le funzioni digestive, favorendo il relax o al contrario donando nuova energia è assumere tisane che, a seconda dei casi, possono essere consumate di mattina, dopo i pasti o la sera prima di andare a dormire.

Viste le temperature più fresche prendere l'abitudine di bere ogni giorno una tisana, è anche un'occasione per coccolarsi un po', piacevole soprattutto la sera prima di andare a dormire. In questo caso dovremmo scegliere ovviamente delle tisane rilassanti da prepare con un mix di erbe che favoriscono il riposo e allentano lo stress ad esempio il tiglio, la camomilla, la valeriana, la passiflora, la melissa o la malva.

Se invece avete bisogno di una tisana che sostituisca il caffè potete provare la Yerba Mate o il Ginseng (si trovano facilmente in erboristeria) che potete bere una o due volte al giorno, evitando magari di consumarle la sera prima di andare a dormire se avete problemi di insonnia.

In caso invece l'autunno vi abbia portato principalmente disturbi di tipo digestivo potete, subito dopo i pasti principali, sorseggiare una tisana al finocchio o anice, la classica tisana allo zenzero o ancora alla liquirizia o al carciofo (quest'ultima è particolarmente indicata se si vuole anche depurare e sostenere il lavoro del fegato).

Rimedi naturali

Possiamo sostenerci nel cambio di stagione per fronteggiare al meglio la stanchezza anche con alcuni rimedi naturali da assumere sotto forma di tisana, integratore in capsule o gocce.

Yerba Mate

L'erba mate, chiamata anche yerba mate o anche semplicemente matè, è una bevanda particolarmente apprezzata in Sud America. L'infuso che si realizza con questa erba è perfetto per recuperare energie e può essere dunque un valido sostegno in caso di stanchezza autunnale. Si rivela anche ottimo per facilitare la digestione, in questo caso il matè va bevuto dopo i pasti.

Ginseng

Il ginseng si ricava dalle radici della pianta Panax ginseng che vanta proprietà toniche e stimolanti per mente e corpo. Si tratta di un rimedio spesso consigliato per ridurre il senso di stanchezza, resistere più a lungo alla fatica ma anche aumentare il grado di concentrazione. Il ginseng si può assumere sotto forma di capsule oppure in infuso. Bisogna però fare attenzione in quanto può interagire con alcuni medicinali. Se si sta seguendo una cura farmacologica è bene sempre rivolgersi prima al proprio medico.

Guaranà

Anche il guaranà è noto per i suoi effetti energizzanti, ottimo perché a differenza del caffè che rilascia velocemente la sua sostanza stimolante (la caffeina), i principi attivi naturali di questa pianta vengono donati all’organismo in maniera più lenta regalando dunque un'energia più costante che tende a far scomparire il senso di stanchezza. Si trova sotto forma di estratto liquido, capsule, polvere o all’interno di integratori composti da più ingredienti. Anche questo rimedio non è sempre consigliato e ha delle controindicazioni. Chiedete consiglio al vostro medico o erborista di fiducia.

Maca

La Maca (Lepidium Meyenii), nota anche come ginseng peruviano, è una pianta che cresce spontanea al di sopra dei 3000 metri in Perù e Bolivia. Il rimedio che si ricava dalle sue radici ha grandi proprietà energizzanti dato che è composto da acqua, aminoacidi essenziali, fibre, vitamine e minerali tra cui ferro, fosforo, calcio, potassio, zinco e manganese. Si tratta quindi di un vero e proprio integratore che può essere utile anche nei periodi di stanchezza o cambio di stagione. Nel nostro paese si trova sotto forma di estratto secco o liquido e compresse. La polvere si scioglie facilmente in acqua ma può essere diluita anche in un succo di frutta o mescolata ai cibi. La dose consigliata è variabile e generalmente va dai 150 ai 300 mg di estratto secco (chiedete consiglio al vostro erborista di fiducia).

Spirulina 

La spirulina è una microalga verde-azzurra che si utilizza spesso come integratore naturale in caso di scarsa energia o carenze alimentari. Si tratta di un alimento completo, contiene infatti proteine, aminoacidi essenziali, minerali tra cui ferro, calcio, magnesio, potassio e selenio, vitamine (B, A, C ed E) e acidi grassi essenziali mono e polinsaturi. Insomma un concentrato di risorse che può tornare utile per fronteggiare la stanchezza autunnale e sostenere il sistema immunitario. La spirulina si può assumere in polvere o in fiocchi da aggiungere a estratti, bevande o cibi o sotto forma di integratore in compresse.

Polline

Il polline è tra gli integratori naturali più consigliati durante i cambi di stagione o quando sopraggiunge una grande stanchezza. E’ un prodotto naturale particolarmente ricco di vitamine ( A, gruppo B e C) sali minerali tra cui il selenio, aminoacidi (contiene tutti e 8 gli aminoacidi essenziali), enzimi e antiossidanti. Si tratta dunque di un tonico ricostituente che regala un surplus di energia e aiuta le difese immunitarie. Generalmente si consiglia di assumere polline ogni giorno per circa 20-30 giorni nella dose di un cucchiaino (o cucchiaio a seconda dei casi) la mattina a digiuno.

Pappa reale

Le api producono la pappa reale per nutrire la loro regina, l’ape più grande e forte dell’alveare. Potete immaginare dunque quanto questo composto sia ricco di sostanze benefiche. Si tratta in particolare di vitamine, soprattutto quelle del gruppo B, di sali minerali e oligoelementi tra cui calcio, fosforo, ferro, magnesio e zinco ma anche di enzimi e proteine che rendono questo rimedio un vero e proprio ricostituente naturale in caso di stanchezza. Non a caso viene spesso consigliata (anche ai bambini) durante i cambi di stagione perché è in grado di stimolare le difese immunitarie e perché aiuta a superare la spossatezza. Di solito si assume fresca nella dose di una puntina di cucchiaino ogni mattina a digiuno, esiste però anche sotto forma di flaconcini in estratto liquido.

Banksia Robur

Si tratta di un fiore australiano particolarmente indicato in caso ci si senta stanchi o privi di energia, spesso viene consigliato anche a chi soffre di stanchezza cronica. La Banksia della palude da cui si ricava l'essenza floreale risveglia la vitalità, aiuta ad allentare lo stress e favorisce la voglia di fare oltre che il buon umore. Si può assumere nella dose di 7 gocce mattina e sera da diluire in un po’ di acqua.

Consigli per affrontare al meglio il cambio dell'ora

Il cambio dell’ora avviene repentinamente nella notte dell’ultimo sabato del mese di ottobre. Apparentemente siamo avvantaggiati in quanto possiamo dormire un’ora in più dato che le lancette vengono spostate indietro. Nonostante ciò potremmo comunque accusare dei disagi che di solito tendono però a sparire nel giro di pochi giorni, il tempo che al nostro fisico occorre per adattarsi al cambiamento.

I problemi più frequenti sono mal di testa, spossatezza, sbalzi di umore e insonnia che possono comparire anche nei bambini.

Cosa fare per affrontare al meglio il cambio dell’ora? Ecco alcuni consigli:

  • Adattati un po’ prima: ovvero i giorni precedenti al cambio dell’ora inizia piano piano ad abituarti a i nuovi ritmi andando a dormire e svegliandoti (se puoi) ad un orario simile a quello dell'ora solare.
  • Bevi molto e mangia bene (soprattutto cibi ricchi di magnesio e triptofano, aminoacido che regola la produzione di melatonina)
  • Evita di assumere troppo caffè, thè o alcolici
  • Fai attività fisica (va bene sia una camminata che una breve corsa ogni giorno)
  • Pisolino pomeridiano: chi può permetterselo si rilassi con un sonnellino di circa 20 minuti, massimo mezz’ora per ricaricarsi al meglio.
Rafforzare il sistema immunitario

Il cambio di stagione, quindi anche il passaggio dall'estate all’autunno, è uno dei momenti migliori dell'anno per sostenere il nostro sistema immunitario in modo da rafforzare le difese in maniera naturale. Aumentate dunque le porzioni di frutta e verdura, continuate ad assumere succhi ed estratti freschi come facevate in estate, utilizzate cibi probiotici e integrate la vostra alimentazione con spezie e tuberi dal potere immunostimolante come curcuma, zenzero e aglio.

Riducete inoltre l’uso di zucchero e altri alimenti raffinati.

Se poi cercate dei veri e propri rimedi per rafforzare il vostro sistema immunitario potete assumere:

  • Echinacea: si può prendere sia in fase preventiva, appunto per sostenere le difese immunitarie (rendendo quindi più difficile l’attacco da parte di virus, batteri e altri microrganismi) che ai primi sintomi di raffreddore o influenza. Va bene ad esempio prepararsi una tisana all'echinacea da bere una o due volte al giorno (per ogni tazza di acqua bollente occorre 1 cucchiaino di echinacea essiccata da lasciar riposare per 5-10 minuti prima di berla). Esiste anche l’echinacea sotto forma di integratore in capsule, in questo caso chiedete consiglio all’erborista.
  • Astragalo: della pianta Astragalus membranaceus si utilizzano a scopo terapeutico le radici ricche di principi attivi e care soprattutto alla medicina tradizionale cinese in quanto dotate di grande capacità immunostimolante. Si utilizza quindi questo rimedio per prevenire e curare raffreddori e influenze ma anche altre malattie di tipo infettivo soprattutto quelle provocate da virus. Si usa generalmente sotto forma di estratto liquido (circa 30 gocce una volta al giorno) oppure in estratto secco (pastiglie o compresse in diversi dosaggi).
  • Uncaria Tomentosa: si tratta di una pianta dalla proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie che si utilizza spesso per rafforzare il sistema immunitario. I suoi principi attivi sono in grado infatti di incrementare l’attività dei globuli bianchi e di conseguenza la loro capacità di affrontare virus e batteri. Generalmente si assume in estratto liquido nella dose di 30-50 gocce una o più volte al giorno, mentre se si preferisce l’estratto secco bisogna seguire i consigli impressi sulla confezione o chiedere consiglio al proprio erborista.
  • Rosa canina: questo rimedio, adatto anche ai bambini, rafforza il sistema immunitario e ne migliora il funzionamento. Si può prendere anche ai primi sintomi di influenza, mal di gola o raffreddore per evitare che la situazione peggiori. E' disponibile sotto forma di tisana, basta acquistare le bacche essiccate in erboristeria (ne occorrono 2 cucchiaini ogni 250 ml d’acqua) o in estratto liquido o secco.
  • Succo d’aloe: anche del semplice succo d’aloe (importante però che sia puro al 100% e privo di aloina per evitare possibili effetti indesiderati) è un buon rimedio naturale per rafforzare le difese immunitarie. La presenza di un principio attivo come l’Acemannano, infatti, garantisce a questo prodotto effetti immunostimolanti (aiuta la produzione di interferone e stimola l’attività dei macrofagi). La dose generalmente consigliata è di 20 ml (un misurino) di aloe da bere  2/3 volte al giorno. 
Attività fisica

La stanchezza si può combattere anche muovendosi in maniera moderata ma regolarmente. Sono soprattutto le attività più “dolci” come una semplice passeggiata o alcune tecniche di yoga e respirazione che possono aiutare il nostro organismo e la nostra mente ad adattarsi alla nuova stagione.

Cercate quindi di fare:

  • Passeggiate all’aria aperta: ritagliatevi uno spazio per camminare circa 30-40 minuti al giorno nel corso della giornata quando c’è ancora luce. Anche quando fa freschino la nostra vita non deve diventare sedentaria.
  • Pilates o ginnastica dolce: frequentate delle lezioni di pilates o ginnastica dolce per distendere i muscoli, allentare la tensione, combattere la pigrizia ma contemporaneamente anche rilassare la mente.
  • Yoga ed esercizi di respirazione: anche la pratica yoga può aiutare a caricarci di energia per affrontare le giornate autunnali. Oltre ad alcuni esercizi, si può provare una semplice tecnica di respirazione che si basa sull’inspirare ed espirare aria esclusivamente dalla narice destra chiudendo quella sinistra. Qui come fare.
  • Saluto al sole: un buon modo per combattere la stanchezza è praticare ogni mattina il saluto al sole, un modo attivo per iniziare la giornata con la giusta carica di energia.
Cura della pelle in vista dell’inverno

Anche la pelle durante il cambio di stagione può “stancarsi” e stressarsi. In autunno e in inverno, quando le temperature iniziano a scendere ed è più frequente il vento, la pelle può essere messa a dura prova se non ci prendiamo cura al meglio delle sue esigenze.

La pelle rischia infatti di subire le conseguenze del cambio di clima e della variazione di umidità dell’aria. Come possiamo dunque prepararla ad affrontare il clima invernale?

  • Utilizzare creme idratanti più “corpose” oppure oli o creme vegetali naturali dal potere idratante (ad esempio l’olio di mandorle dolci, jojoba o il burro di karitè)
  • Indossare i guanti già dai primi freddi
  • Fare docce e bagni caldi più brevi per evitare che la pelle diventi poi troppo sensibile al freddo. Asciugarsi sempre bene e poi utilizzare una crema idratante
  • Bere molto per favorire l’idratazione della pelle
  • Alimentarsi correttamente per favorire la buona salute di tutto il corpo, pelle compresa 
  • Attenzione se si va in montagna (ricordatevi di mettere la protezione solare)
  • Proteggete le labbra spalmando burro di cacao ecologico o burro di karitè
  • Utilizzate ogni tanto degli scrub naturali per eliminare le cellule morte e favorire la rigenerazione della pelle
Decluttering e riordino

Per migliorare il nostro stato d’animo e di conseguenza lo stato psico-fisico non sottovalutiamo l’importanza di avere un certo ordine in casa. Questo comporta anche la capacità di capire cosa non ci serve più.

Il cambio di stagione potrebbe essere dunque il momento più adatto per fare un po’ di decluttering ovvero eliminare il superfluo dalla nostra casa e dai nostri armadi. Quello che avviene a livello materiale si ripercuote anche sulla sfera emotiva e permette di sentirci più ricchi di energia e di buonumore.

Potete iniziare il processo poco a poco, ad esempio dedicandovi ad una stanza alla volta oppure 15-30 minuti ogni giorno ma dandovi comunque un tempo massimo per concludere il tutto. Non resta che procurarvi degli scatoloni per inserire all’interno le cose che non vi servono più dividendole in: oggetti da conservare, oggetti da vendere, oggetti da regalare.

Per riordinare la vostra casa al meglio esiste anche il metodo giapponese di Marie Kondo pensato non solo per liberare gli spazi della casa ma anche e soprattutto per alleggerire la mente!

Buon autunno a tutti!

Francesca Biagioli

Le suggestive sculture in riva al mare di Sydney

Published in: Arte e Cultura

La 21esima edizione di Sculpture By The Sea non delude: oltre 100 opere di artisti provenienti da 31 paesi diversi che hanno creato le loro sculture e installazioni appositamente per la spiaggia che va da Tamarama a Bondi Beach. Ognuno con il proprio stile e il proprio tema per rivivere un’atmosfera davvero magica.

Anche quest’anno avevano fatto richiesta di esporre più di 500 artisti, dopo una selezione ne sono rimasti un centinaio. La rassegna di scultura sulla spiaggia inizia a Bondi Beach nel 1996 e nel 2005 un evento simile e legato all’originale è stato organizzato a Cottesloe Beach nell’Australia Occidentale. Mentre, nel 2009 si è tenuta anche la prima edizione della manifestazione fuori dall’Australia.

Tra i temi dell’edizione anche l’educazione, le relazioni e l’amicizia rappresentate con stili e materiali diversi; parallelamente durante la creazione sono stati organizzati dei laboratori per bambini con l’obiettivo di avvicinare i più piccoli all’arte.

Ecco le sculture più suggestive: Karl Meyer, 'Foci' (2017) Foto: C YEE Britt Mikkelsen, 'Ocean Lace' (2015) Foto: C YEE Stephen Marr, 'Under One Sky' (2017) Foto: JESSICA WYLD James Dive, 'What a Tasty Looking Burger' (2017) Foto: C YEE Elyssa Sykes-Smith, 'Stagnation' (2017) Foto: JESSICA WYLD Harrie Fasher, 'The Last Charge' (2017) Foto: JESSICA WYLD John Petrie, 'Space' (2017)  Foto: C YEE Winner, David Ball 'Orb' (2017) Foto: JESSICA WYLD Simon Hodgson, 'Melencolia' (2017) Foto: C YEE Lucy Barker, 'Sea Through' (2017) Foto: JESSICA WYLD Kathy Allam, 'Plastic Paradise' (2017) Foto: G CARR Sonia Payes, 'Littoral Echo' (2017) Foto: C YEE April Pine Foto: JESSICA WYLD Altre bellissime sculture: Denise Pepper, 'Leaden Hearts' (2017) Foto: JESSICA WYLD Dominella Trunfio  

Scoperte banane in grado di resistere al batterio killer

Published in: Agricoltura

Già un anno fa, vi avevamo parlato del pericolo che corre il frutto esotico per eccellenza, se tutti concordano nel fatto che le banane siano economiche e si trovano in tutto il mondo, in pochi sanno che nel giro un decennio, non potremo mangiarle più.

Le piante si trovano ad affrontare una malattia chiamata Panama Disease Tropical Race 4 (TR4) che ha origine in Asia meridionale e in Australia, ma che si è diffusa velocemente anche in Africa e Medio Oriente.

Succede che quando la TR4 raggiunge una piantagione, non c’è più niente da fare perché la malattia è contagiosa e difficile da arginare. I banani infetti vengono abbattuti e così le piantagioni decimate.

La malattia di Panama era stata studiata dai ricercatori dell’Università della California di Davis che ne avevano analizzato il genoma dei parassiti diventati negli ultimi anni, sono molto più aggressivi.

L’avanzata di questa e di altre malattie, quindi, stanno mettendo in ginocchio un’industria da 100 milioni di tonnellate l’anno. A peggiorare la situazione è il fatto che le banane Cavendish, quelle più comuni, derivano tutte da una stessa pianta originaria e sono fondamentalmente dei cloni con lo stesso genoma, il che rende più facile l’attacco da parte dei parassiti.

Adesso però gli esperti hanno scoperto una nuova specie di banana, la Musa Acuminata che sarebbe immune alla TR4. In questo senso, è stato intrapreso un progetto per individuare i geni che aiutano questa specie a resistere alla malattia per poi inserirli nella specie Cavendish.

Gli esperimenti hanno dato buoni risultati e la procedura potrebbe presto essere utilizzata per coltivare banane che resistono al batterio killer. Così facendo si potrebbe evitare che le Cavendish facciano la stessa sorte delle Gros Michel scomparse negli anni Cinquanta per un altro ceppo di malattie.

La banana è al quarto posto come alimento di base mondiale, con 140 milioni di tonnellate di frutti prodotti ogni anno nelle regioni subtropicali e tropicali.

Del fungo killer che distrugge le banane ne avevamo parlato qui:

Sembra esserci uno spiraglio di luce, ma l’obiettivo è ora quello di trovare un modo economico su scala globale per far sì che il progetto da esperimento si trasformi in realtà, senza ricorrere a coltivazioni intensive.

Dominella Trunfio

Orionidi: come e quando ammirare le stelle cadenti più belle d'autunno

Published in: Universo

Le Orionidi sono originate dalla cometa Halley: quella che osserveremo sarà vera “polvere di stelle”, ovvero i detriti lasciati dalla cometa durante il suo passaggio. Quest'ultima sarà di nuovo visibile solo nel 2061. Possiamo osservare lo sciame per lo stesso motivo ogni anno, quando l’orbita terrestre incontra la scia di polveri lasciata dalla cometa.

Le meteore sono in realtà attive tra i primi di ottobre e i primi di novembre, ma è tra il 18 e il 23 ottobre che la Terra nel suo moto incontra zone più o meno dense di frammenti, regalandoci una frequenza sempre superiore alle 20-30 meteore/h.

Il picco, quest’anno, sarà la notte tra il 21 e il 22, e la maggior parte delle stelle cadenti si dovrebbero avvistare dopo mezzanotte, quando il radiante (il punto da cui hanno origine) sarà più alto sull’orizzonte orientale (nella mappa il cielo del 22 ottobre alle 0.30 circa).

Il loro nome deriva proprio dal radiante, che si trova in una regione a Nord della seconda stella più luminosa della costellazione di Orione, particolarmente famosa anche perché formata da circa 130 stelle visibili a occhio nudo ed identificabile dall’allineamento di tre stelle che formano la cosiddetta Cintura di Orione.

Si tratta di uno degli sciami più importanti dell'autunno, con meteore giallo-verdi che corrono in cielo alla velocità di 66 km/s e quest’anno particolarmente visibile a causa dell’assenza della Luna. Il nostro satellite naturale il 19 ottobre ha raggiunto la sua fase di novilunio.

Spettacolo da non perdere.

Roberta De Carolis

Lo smog della Pianura Padana si vede dallo spazio: la foto shock di Paolo Nespoli

Published in: Ambiente

Dal suo punto di vista privilegiato, a 400 km di altezza, Nespoli ha twittato una foto della Pianura Padana ricoperta da uno stato grigio. La classica nebbia o è smog?

È quanto si è chiesto l'astronauta. E la domanda è legittima visto che si contano già tanti sforamenti dei limiti delle polveri sottili proprio in quelle aree.

E se anche la nebbia in Val Padana è celebre, è più probabile che la nube avvistata dallo spazio sia in realtà la cappa di smog che sta soffocando le città del Nord.

La Pianura Padana qualche ora fa... Nebbia o smog? #VITAmission #Italia pic.twitter.com/mGje7sFRbE

— Paolo Nespoli (@astro_paolo) 18 ottobre 2017

Gli ultimi bollettini dell'Arpa non sembrano lasciare dubbi. L'Arpa Lombardia proprio oggi ha fatto sapere che sono già 8 i giorni consecutivi di superamento della media provinciale di 50 microgrammi per metro cubo registrati dalle centraline nelle province di Milano, Monza, Mantova, Bergamo, Brescia, nove invece in quelle di Lodi e Cremona, 5 a Pavia, 2 a Varese e uno a Como e Lecco. La media provinciale di Milano si attesta su 90 μg/m³.

La situazione è destinata a rimanere tale fino a domenica, quando invece le condizioni meteo dovrebbero favorire almeno in parte le dispersione degli inquinanti.

In Emilia Romagna la situazione non è di certo più tranquilla. Secondo l'Arpa regionale, negli ultimi 4 giorni sono stati registrati valori elevati di PM10, sempre superiori ai 50 microgrammi/m3.

“Questa situazione è legata alla presenza di un promontorio di alta pressione sul Mediterraneo centrale, che ha portato venti deboli e scarso rimescolamento su tutta la Pianura Padana” spiega.

Sono in atto delle misure d'emergenza di primo livello nei seguenti comuni: Parma; Reggio Emilia; Modena, Carpi (Mo), Castelfranco Emilia (Mo), Formigine (Mo), Sassuolo (Mo); Bologna, Argelato (Bo), Calderara di Reno (Bo), Casalecchio di Reno (Bo), Castel Maggiore (Bo), Castenaso (Bo), Granarolo (Bo), Imola (Bo), Ozzano dell’Emilia (Bo), San Lazzaro di Savena (Bo), Zola Predosa (Bo); Ferrara e Cento (Fe); Forlì (Fc), Cesena (Fc); Rimini (Rn), Riccione (Rn).

Ciò significa che in questi comuni vi sarà il blocco della circolazione per i veicoli diesel fino all’euro 4 compreso, l’abbassamento del riscaldamento fino a un massimo di 19°C (+2 di tolleranza) e il divieto di utilizzo di generatori di calore a biomassa (legno, pellet, cippato, altro) per il riscaldamento domestico (in presenza di impianto alternativo) con classe di prestazione energetica ed emissiva inferiore a 3 stelle.

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Non solo splendidi panorami e aurore boreali. Purtroppo dallo spazio si vede anche il nostro smog.

Francesca Mancuso

Cannabis terapeutica, via libera della Camera. Ecco cosa prevede il ddl

Published in: Salute & Benessere

La coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico hanno sempre sollevato grandi discussioni: è per questo che, anche in Parlamento, ha raccolto parecchi dissensi.

La legge fissa i criteri uniformi per l'utilizzo e la coltivazione della cannabis terapeutica sul territorio nazionale. Garantisce a tutti i pazienti le stesse condizioni di accesso, promuove la ricerca scientifica sui possibili impieghi medici e sostiene lo sviluppo di tecniche di produzione e trasformazione per semplificare l’assunzione terapeutica della cannabis.

Cosa prevede la legge sull’uso terapeutico della cannabis
  • Il medico avrà la possibilità di prescrivere medicinali di origine vegetale a base di cannabis per la terapia del dolore e altri impieghi. La ricetta medica, non ripetibile, dovrà  riportare dose, posologia e modalità di assunzione e la durata del singolo trattamento, che non può superare i tre mesi.
  • I farmaci a base di cannabis prescritti dal medico per la terapia del dolore e altri impieghi autorizzati dal ministero della Salute saranno a carico del Servizio sanitario nazionale. Se prescritti per altri impieghi restano al di fuori del regime di rimborsabilità (in ogni caso vale l’aliquota Iva ridotta al 5%).
  • La coltivazione della cannabis e la sua preparazione e distribuzione nelle farmacie spettano allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Se necessario può essere autorizzata ad altri enti l’importazione e la coltivazione. Sono stanziate risorse per un milione e 700mila euro.
  • Alle regioni e alle province autonome spetta monitorare le prescrizioni, fornendo ogni anno all’Istituto superiore di sanità i dati aggregati per patologia, età e sesso dei pazienti sotto terapia di cannabis, e comunicare all’Organismo statale per la cannabis il fabbisogno necessario per l’anno successivo.
  • Infine, delle norme specifiche della legge prevedono campagne di informazione, aggiornamento periodico dei medici e del personale sanitario impegnato nella terapia del dolore e promozione della ricerca sull’uso appropriato dei medicinali a base di cannabis 

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Germana Carillo

Inchiostro per tatuaggi non sterile: il Ministero della salute ritira due lotti

Published in: Salute & Benessere

Non si tratta del primo richiamo di questo tipo da parte delle autorità, che di recente avevano ritirato altri tipi di inchiostro per la presenza di sostanze cancerogene. 

Questa volta invece l'inchiostro non è sterile e ciò potrebbe dare luogo a infezioni più o meno gravi.

Ecco i lotti e gli inchiostri richiamati in questi giorni dal Ministero della salute:

Sky Blue, nella boccetta da 30 ml, numero di lotto: 23/10/14. L'inchiostro è prodotto da Eternal Ink INC. in Michigan, USA ed è importato dalla Milano Tattoo Supply snc.

A seguito delle analisi eseguite presso l’Istituto Superiore di Sanità, è emerso che

“il prodotto non risulta conforme alla Risoluzione del Consiglio d’Europa RESAP(2008)1 per il controllo relativo alle caratteristiche di sterilità microbiologica e non ottemperano ai requisiti previsti dal D.l.vo 206/2005 Codice di Consumo”,

Il secondo lotto oggetto di richiamo da parte del Ministero è il Georgia Peach sempre del marchio Eternal Ink. In particolare è il lotto di inchiostro n° 27.06.14, colore arancione, nel formato da 30 ml.

Due allerte ancora più rilevanti alla luce della nuova ricerca che ha confermato che le sostanze presenti nell'inchiostro arrivano nel sangue.

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L'utilizzo di questi lotti è vietato per questioni di sicurezza. È inoltre consigliato di rivolgersi sempre a centri autorizzati e sicuri.

Francesca Mancuso

Baikal: il lago più profondo del mondo soffocato da inquinamento e alghe

Published in: Natura & Biodiversità

Sta subendo la più grave crisi di sempre e gli esperti dicono che un inquinamento così ad oggi non si era mai visto. Il lago Baikal che si trova in Russia ed è sito Unesco con i 1700 metri di profondità è sempre stato luogo turistico per le sue acque cristalline.

Sul problema inquinamento è intervenuto anche il presidente Putin specificando che preservare il bacino ‘è senza dubbio una priorità del governo russo’. Ma anche tutte le zone adiacenti sono vittime del degrado.

Infatti, proprio per questo motivo, qualche mese fa è stata aperta un’indagine sull’inquinamento illegale intorno al lago Baikal e la promessa del presidente russo è stata quella di affrontare al più presto i danni all’ambiente e bonificare i territori inquinati.

Attorno al lago vivono oltre 3600 specie vegetali e animali, negli ultimi anni però il turismo sfrenato ha contribuito alla distruzione dell’ecosistema. Diverse specie sono scomparse e il lago ghiacciato è sommerso da alghe, un fenomeno che per la prima volta si era verificato nel 2011.

Secondo gli esperti, si tratterebbe di alghe Spirogyra, la cui diffusione è dovuta anche allo sversamento di fosforo e prodotti inquinanti che mai dovrebbero raggiungere le acque di un lago. Le conseguenze sono ad esempio la diminuzione di una specie della famiglia di salmoni.

Un paio di anni, c’era stata la scomparsa delle spugne nell’area del lago Baikal tra Capo Tolsty e Listvyanka, e anche in quel caso una delle teorie ipotizzate dagli esperti era quella dell’impatto disastroso dei turisti e dell’inquinamento prodotto, con la conseguente crescita di alghe dannose e maleodoranti.

Purtroppo anche i laghi italiani sono inquinati:

E pensare che una legge speciale del 1999 prevede anche misure di prevenzione per il lago, norme che vengono evidentemente disattese. Dal 2012, il governo russo finanzia programmi di trattamento e pulizia, ma i risultati a quanto pare tardano ad arrivare, il tutto a discapito di un bellissimo lago che sta piano piano morendo.

Dominella Trunfio

Foto cover: Oleg Timoshkin/AFP/Getty Images

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Scoperta una causa della dislessia. Dipenderebbe dalla simmetria degli occhi

Published in: Salute & Benessere

Secondo il team di ricerca la dislessia sarebbe legata ad alcune anomalie dell’occhio, in particolare a delle piccole cellule recettoriali in grado di confondere il cervello e far comparire i sintomi legati a questo disturbo. Ricordiamo che le persone che soffrono di dislessia hanno difficoltà a leggere, fare la divisione in sillabe, scrivere e studiare la matematica nonostante siano dotate di una normale intelligenza.

Il piccolo studio, realizzato presso l'Università di Rennes e pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, ha preso in esame gli occhi di 30 dislessici e di 30 persone senza questo problema. Quello che si è notato sono delle differenze nella disposizione delle cellule della retina dove si trovano i coni (fotorecettori) responsabili della visione dei colori (esistono coni per il rosso, per il verde e per il blu). Nelle persone non dislessiche si è evidenziato che il punto senza cono blu in un occhio era rotondo e nell'altro occhio era oblungo o irregolare. Ma nelle persone dislessiche entrambi gli occhi avevano lo stesso punto a forma rotonda. Ciò comporterebbe che il cervello venga facilmente confuso dalla visione di “immagini specchio” uguali tra cui non riesce a decidere.

Non tutti sanno che gli esseri umani hanno non solo un braccio e una mano dominante (destra o sinistra, tranne rari casi) ma anche un occhio dominante. La ricerca ha sostanzialmente scoperto che la maggior parte dei dislessici aveva entrambi gli occhi dominanti piuttosto che uno solo e questo porterebbe ad una visione sfocata e alla confusione durante la lettura e la scrittura. 

Sarebbe questa correlazione con la vista a creare disagio facendo apparire le lettere in movimento o disposte nell’ordine sbagliato, la confusione può impedire anche di distinguere correttamente tra destra e sinistra.

Si sottolinea però che probabilmente questa è solo una delle possibili cause e non tutti i dislessici vedono l’origine del loro problema proprio nella vista. Il professor John Stein, esperto di dislessia e professore emerito in neuroscienze presso l'Università di Oxford, ha dichiarato che la ricerca è davvero interessante perché ha sottolineato l’importanza del dominio dell’occhio nella lettura ma che è improbabile che questa scoperta possa spiegare tutti i casi di dislessia.

Questa condizione, infatti, è ereditaria e colpisce il 10% della popolazione. Si pensa però che anche fattori ambientali possano in qualche modo essere responsabili della sua comparsa.

Gli scienziati si augurano che presto questa scoperta possa portare ad un potenziale trattamento che agisca proprio sulla vista per risolvere i sintomi legati a questo disturbo del neurosviluppo.

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Francesca Biagioli

La nuova marea nera nel Golfo del Messico di cui nessuno parla

Published in: Ambiente

 

La LLOG Exploration Co. ha riferito che tra l'11 e il 12 ottobre, da 7.950 a 9.350 barili di olio sono finiti nelle acque dalle infrastrutture sottomarine, circa 64 chilometri a sud-est di Venice, in Louisiana. Si tratta della più grande fuoriuscita degli ultimi sette anni.

Qualcosa come 1,5 milioni di litri di petrolio stanno mettendo a rischio l'ecosistema marino del Golfo, già provato da numerosi incidenti, primo tra tutti quello della BP.

All'origine del disastro, un guasto tecnico alle condutture a una delle più piccole pipeline utilizzate per collegare un pozzo alle strutture sottomarine vicine.

Le barriere disposte su entrambi i lati della frattura hanno bloccato in parte il rilascio di petrolio. Il sistema sottomarino colpito dal guasto è stato chiuso, riducendo così anche la presenza di greggio trasportato dalla piattaforma galleggiante Delta House.

La BSEE, l'agenzia federale che regola l'energia offshore e le attività estrattive, ha avviato un'indagine per determinare la causa o le cause dell'incidente, cercando di rilasciare anche delle raccomandazioni per impedire che simili eventi avvengano in futuro, come ha precisato Lars Herbst, a capo della BSEE per l'area del Golfo del Messico.

La piattaforma Delta House è attiva dall'aprile 2015 e una capacità massima di 100.000 barili al giorno di petrolio e 6 milioni di metri cubi di gas.

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Adesso sarà necessario capire fino a che punto si sia spinto il petrolio e quali siano i danni per l'ecosistema marino.

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Periodicamente ci troviamo a fare i conti con disastri di questo tipo, non solo nel Golfo del Messico ma anche nel Mediterraneo, com'è accaduto di recente in Grecia. Abbiamo davvero così bisogno del petrolio? È naturale chiederselo, ancor più se le alternative esistono e sono decisamente meno inquinanti.

Francesca Mancuso

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