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National Geographic, le 20 foto della Natura più belle del 2017

Published in: Natura & Biodiversità

La Natura è stata immortalata nella sua struggente e fragile bellezza, dai paesaggi montani ai fenicotteri rosa, raccontando anche la storia di alcune specie animali, costrette a fare i conti con le conseguenze delle azioni umane.

In tutto sono state 20 le foto vincitrici, suddivise in quattro categorie: wildlife, paesaggi, foto aeree e foto subacquee. A partecipare sono stati fotografi amatoriali da tutto il mondo. Il vincitore in assoluto si è aggiudicato 7500 dollari mentre gli altri 2.500.

Categoria wildlife

Il primo classificato, anche per la categoria Wildlife, è stato l'orango di Jayaprakash Joghee Bojan, che ha scattato la foto ad agosto nel Parco nazionale Tanjung Puting del Borneo.

 Il secondo classificato con la foto Mother's love è Alejandro Prieto con i Fenicotteri dei Caraibi fotografati nello Yucatan, in Messico.

Il terzo classificato è Bence Mate con White fighters. Due aironi cinerini "battibeccano" mentre un'aquila di mare li osserva. La foto è stata scattata a Pusztaszer, in Ungheria.

Menzione d'onore per la categoria wildlife alla foto "Macaque Maintenance" di Lance McMillan che immortala un macaco giapponese in posa relax presso le sorgenti termali di Jikogudani, sull'isola di Honshu, in Giappone.

La foto scelta dal pubblico per la categoria Wildlife è di Harry Collins e ritrate un allocco di Lapponia o grande gufo grigio, che sta per piombare sulla sua pred a Newport, negli Stati Uniti.

Categoria paesaggi

Il primo classificato per questa categoria è Firefall di Karim Iliya. Poco prima del crepuscolo a Kalapana, alle Hawai'i, la roccia fusa si muove sotto la lava provocando uno spruzzo infuocato.

Il secondo classificato è Yuhan Liao. Nella foto i raggi solari fanno risaltare i colori degli strati minerali del Dushanzi Grand Canyon, in Cina.

Al terzo posto la foto "Illuminate" di Mike Olbinski che durante un temporale estivo ha immortalato i fulmini sul South Rim del Grand Canyon, in Arizona.

Menzione d'onore per la categoria paesaggi a Cold and misty, di Gheorghe Popa che ha fotografrato la bellezza della foschia del mattino mentre offusca gli alberi morti del lago Cuejdel, una riserva naturale della Romania. 

La foto scelta dal pubblico è quella di Wojciech Kruczynski che ha immortalato la bellezza di un tramonto, di un faro e di un arcobaleno alle isole Faer Oer. 

Categoria  foto aeree

Il primo classificato per la categoria fotografia aerea è Todd Kennedy con Rock Pool, scattata a Sydney, in Australia. La foto ritrae l'Oceano Pacifico durante l'alta marea mentre sommerge una pozza naturale tra le rocce.

Al secondo posto Takahiro Bessho con From above, in cui gli abeti d'acqua coperti di neve inframezzano una strada di Takashima, in Giappone. 

Al terzo posto ancora le Hawaii, con la foto di Greg C. Dai fianchi del vulcano Kilauea la lava raggiunge l'Oceano Pacifico. Dopo l'eruzione all'inizio del 2016 la lava ha impiegato due mesi prima di arrivare al mare, percorrendo circa 10 chilometri.

La menzione d'onore per la categoria fotografia aerea va a Life after life, di Agathe Bernard, in cui i gabbiani migratori volano partendo da un cedro che si trova nel bel mezzo di un fiume glaciale in British Columbia, in Canada.

La foto scelta dal pubblico è Meandering Canyon, di David Swindler, e mostra il verde che appare timido sui bordi del fiume in un tortuoso canyon dello Utah.

Categoria foto subacquee

Al primo posto Fluorescent Anemone, di Jim Obester. Colori mozzafiato sotto il mare. Le luci stroboscopiche azzurre stimolano pigmenti fluorescenti nei tentacoli di un anemone a Hood Canal, Washington. 

Al secondo posto In Your Face, di Shane Gross in cui uno squalo Carcharhinus perezi osserva curioso la fotocamera azionata a distanza nei Jardines de la Reina, un'area marina protetta di Cuba.

Al terzo posto Flying fish in motion, di Michael O'Neill, in cui un pesce volante tenuto a galla dalla Corrente del Golfo nuota nel buio al largo di Palm Beach, in Florida.

Menzione d'onore a Predators on a Bait Ball, di Jennifer ONeil. Mentre si prepara ad attacare, un tarpone atlantico passa attraverso un branco di carangidae a forma di fiocco al largo di Bonaire, nel Mar dei Caraibi. 

Infine, la foto scelta dal pubblico è Drift, di Matthew Smith e ritrae una caravella portoghese mentre si avvicina a riva in una mattina d'estate, in Australia.

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Francesca Mancuso

Foto

Gli squali della Groenlandia vivono oltre 500 anni

Published in: Animali

Lo squalo della Groenlandia vive per molti secoli, secondo uno studio pubblicato ad agosto del 2016 sulla rivista Science. Molte delle notizie circolate hanno fatto riferimento proprio a questa ricerca.

Ma l'analisi degli scienziati su 28 femmine non ha individuato alcun esemplare vissuto oltre i 5 secoli. Ciò che è stato scoperto è comunque molto interessante. L'analisi del tessuto oculare ha suggerito che gli squali potrebbero potenzialmente vivere 512 anni. Tuttavia, i due più grandi squali esaminati avevano un età di 335 e 392 anni. La specie raggiunge la maturità a circa 150 anni di età.

Queste splendide creature, il cuo nome scientifico è Somniosus microcephalus, sono originarie dell'Artico e dell'Atlantico settentrionale. Possono raggiungere una lunghezza di 7 metri e pesare fino a 1.200 chilogrammi, secondo il Greenland Shark and Elasmobranch Education and Research Group (GEERG). Si tratta del più grande membro della famiglia Somniosidae e del secondo squalo carnivoro più grande dopo lo squalo bianco.

"Raggiunge dimensioni enormi e, nonostante il suo aspetto letargico, è un predatore capace di scatti molto veloci, e in certe condizioni può cacciare foche e persino mammiferi più grandi tra cui la balena beluga" spiegano gli scienziati.

È difficile osservare questi animali visto che l'ambiente in cui vivono è particolarmente ostile all'uomo. Le prime foto subacquee di un esemplare dal vivo sono state scattate nell'Artico nel 1995 e le prime immagini video di uno squalo nel suo ambiente naturale sono state riprese dall'attuale team di GEERG nel 2003 nell'estuario del San Lorenzo, tra Canada e Stati Uniti.

Durante lo studio, gli scienziati hanno utilizzato la datazione al radiocarbonio per misurare gli isotopi di carbonio assorbiti dal tessuto oculare degli squali della Groenlandia.Grazie al tessuto è stato calcolato che potenzialmente potrebbero sopravvivere fino a 512 anni, ma la durata media della vita più probabile era di 390 anni.

"È importante tenere a mente che c'è qualche incertezza in questa stima", ha detto Julius Nielsen, autore dello studio. "Ma anche la parte più bassa della fascia di età - almeno 272 anni - rende ancora gli squali della Groenlandia i vertebrati più longevi conosciuti dalla scienza".

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Ma per quanto possano vivere a lungo, gli squali della Groenlandia non si avvicinano neppure alla longevità dei polipi d'acqua dolce Idra. Questi invertebrati rigenerano continuamente le proprie cellule e si pensa possano vivere per sempre nelle giuste condizioni.

Francesca Mancuso

Teatri, concerti e piatti caldi: la magica tradizione del biglietto sospeso

Published in: Costume & Società

Così da Bologna a allo stesso capoluogo partenopeo fino a Torino, sbocciano attività, locali e iniziative volte a rendere partecipe anche chi non ha i mezzi per comprare da sé un biglietto.

Un vero e proprio “trend solidale” che dà al Belpaese un motivo di vanto e una iniziativa che speriamo ispiri sempre più locali in Italia!

Al teatro a Torino e a Napoli

Dai primi dicembre, lo spazio Tedacà Bellarte, di via Bellardi a Torino, promuove l’iniziativa “Chi ama teatro dona teatro”: gli spettatori che comprano per sé un biglietto o un abbonamento possono donare un biglietto teatrale a una persona che non se lo può permettere. La campagna è valida fino a gennaio 2018 per tutti gli spettacoli di “La dolce rivoluzione”, stagione del teatro Bellarte.

La donazione può essere fatta direttamente in teatro o con una raccolta fondi sul sito ufficiale

A Napoli per Natale c’è invece “Una poltrona per te”: con la stessa logica, il teatro Il Pozzo e il Pendolo in occasione del suo diciottesimo anno di attività darà l’occasione di donare biglietti a chi fa fatica ad arrivare a fine mese con il sostegno degli assessorati alla Cultura e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli. Si prenderà il via sabato 16 dicembre e l’iniziativa si protrarrà per tutto il periodo festivo.

Per informazioni: Il Pozzo e il Pendolo

Musica e concerti a Bologna

Il Binario69 della città bolognese (via de’ Carracci 69/7 - zona Bolognina) offre l’offerta libera sospesa: all’entrata, per le serate di musica a pagamento, si potrà scegliere di donare un ingresso intero o solo una parte a chi è in difficoltà.

Per informazioni: Binario69

Il piatto sospeso con un’App

Un piatto sospeso in digitale! Grazie a Just Eat, l’app per ordinare online cibo a domicilio, i ristoranti di Milano e Torino che attraverso il progetto Ristorante Solidale ogni mese donano le eccedenze alimentari, aderiscono alla nuova iniziativa del piatto sospeso "digitale".

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Dopo il caffè, arriva il 'pasto sospeso' per migranti e bisognosi

Fino al 17 dicembre, da 20 ristoranti solidali di Milano e Torino sarà possibile aggiungere al proprio ordine i piatti sospesi: pollo, hamburger, panini, sushi, pasta, riso, piadine e dolci. Just Eat, insieme a Ponyzero, e con il supporto di Caritas Ambrosiana e Caritas Diocesana Torino, li consegnerà a domicilio a chi ne ha più bisogno la sera del 20 dicembre, Giornata internazionale della Solidarietà Umana.

Germana Carillo

La cannabis terapeutica non comporta rischi per la salute, arriva la conferma dell’OMS

Published in: Salute & Benessere

La marijuana come trattamento praticabile per alleviare il dolore e in condizioni gravi come epilessia, Alzheimer e morbo di Parkinson è un argomento di discussione continuo che viene spesso rilanciato a livello internazionale. Sulla legalizzazione di questa sostanza, però, esistono ancora delle perplessità in quanto si è diffusa rapidamente in tutto il mondo ma i funzionari della sanità hanno più volte sottolineato che non vi erano abbastanza ricerche per escludere i possibili effetti negativi.

Adesso però, dopo mesi di discussioni e analisi sugli effetti dei cannabinoidi, il parere dell’OMS tanto atteso è finalmente arrivato ed è il seguente: il cannabidiolo (CBD), composto non psicoattivo della marijuana medica, non comporta rischi di dipendenza e non causa cambiamenti dell'umore o del comportamento. La notizia è molto importante considerando che vi sono ancora professionisti scettici sul reale rapporto rischi-benefici di questa sostanza.

L’OMS ritiene quindi che per il CBD non dovrebbe essere programmato un controllo internazionale ovvero non dovrebbe essere proibito produrlo e fornirlo per scopi specifici, come cure mediche e ricerca scientifica, dato che non sono state trovate prove di potenziali danni nell’utilizzo. Se l'OMS avesse sentenziato diversamente avrebbe invece disposto il divieto per i medici di prescrivere marijuana terapeutica a livello globale.

Come si legge nel rapporto del’OMS:

"Il CBD si è dimostrato un trattamento efficace dell'epilessia in diversi studi clinici [...] Esistono anche prove preliminari che il CBD può essere un trattamento utile per un certo numero di altre condizioni mediche. [...]. Le informazioni attuali non giustificano la programmazione del cannabidiolo”

Per quanto riguarda però definire se la sostanza è legale o meno, rimane valida la legislazione nazionale di ciascun paese (ad esempio negli Stati Uniti nonostante sia legalizzata per uso medico e ricreativo da molti stati, la cannabis rimane illegale a livello federale).

Nel frattempo anche in Italia la cannabis ad uso terapeutico sta prendendo sempre più piede nelle diverse regioni e ad ottobre di quest’anno il parlamento ha dato il suo parere favorevole al decreto legge che fissa i criteri per l'utilizzo e la coltivazione della cannabis terapeutica su tutto il territorio nazionale.

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L’OMS ricorda che ogni paese può decidere liberamente in merito alla legalità o meno di questa sostanza ma il suo parere autorevole potrebbe cambiare decisamente gli scenari in tutto il mondo e accelerare quel processo di riconoscimento che la cannabis sembra proprio meritare. E’ prevista tra l’altro una revisione più completa delle informazioni riguardo al CBD che dovrebbe essere pubblicata nel maggio 2018.

Francesca Biagioli

La rara sindrome della famiglia senese che non prova dolore

Published in: Salute & Benessere

L’originale famiglia, composta da una donna di 78 anni, le due figlie di mezza età e i 3 nipoti di 24, 21 e 16 anni, ha destato l’attenzione della scienza per la peculiarità di non percepire dolore neppure in circostanze molto serie, ad esempio in caso di fratture alle ossa o bruciature.

Ma perché gli scienziati hanno deciso di studiare le caratteristiche dei Marsili? La risposta è semplice, si pensa che questa famiglia custodisca un segreto genetico importante che possa aiutare le persone che  soffrono di dolore cronico, patologia che in Europa, in vari modi e intensità, colpisce circa il 30% della popolazione.

L’università di Siena ha così attivato una ricerca a livello internazionale (grazie alla collaborazione con la University College London) che ha ottenuto come risultato quello di scoprire una rarissima sindrome di cui sarebbe affetta tutta la famiglia, un problema che causerebbe come sintomo principale proprio l’insensibilità al dolore. Ad essere responsabile di ciò sarebbe un gene mutato, denominato ZFHX2, scoperto mappando i geni codificanti le proteine nel genoma di ciascun membro della famiglia (questo è stato possibile analizzando il DNA presente nei campioni di sangue dei Marsili).

La peculiare condizione che vive la famiglia Marsili fa sì che le persone non avvertano dolore in caso di bruciature o fratture, abbiano una scarsa termoregolazione ma, di contro, anche alte capacità motorie e cognitive. Conducono dunque una vita del tutto normale ma senza dolore.

Sostanzialmente tutto questo è possibile in quanto la famiglia ha una normale densità delle fibre nervose intraepidermiche, il che significa che i loro nervi sono tutti lì dove devono essere, semplicemente non lavorano come dovrebbero.

E’ proprio in questa rarità che gli scienziati vogliono trovare la chiave per sviluppare nuove cure contro il dolore cronico. Come ha dichiarato una delle autrici dello studio, Anna Maria Aloisi del Dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze dell’Università di Siena:

"Questa linea di ricerca apre la strada alla prima terapia genica per la lotta al dolore cronico. Quando sapremo con precisione come la mutazione genetica provoca l'insensibilità al dolore, e il ruolo degli altri geni coinvolti, potremo pensare di inibire l'espressione del gene ZFHX2 per creare delle nuove terapie, cosa che non è stata possibile con gli altri geni identificati finora".

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La sindrome, identificata per la prima volta nel 2008, è stata denominata 'Marsili syndrome', visto che questa è probabilmente l’unica famiglia attualmente conosciuta che ne è affetta.

I risultati ottenuti dal team di ricerca internazionale sono stati pubblicati sulla rivista Brain.

Francesca Biagioli

Polvere di antiche stelle nel suolo, scoperto in Scozia raro meteorite di 60 milioni di anni fa

Published in: Universo

Studiandole le rocce vulcaniche dell'isola, gli scienziati si sono imbattuti in un ritrovamento insperato e inaspettato: il solco finora sconosciuto lasciato da un meteorite. La scoperta apre nuovi interrogativi sull'impatto e sul possibile collegamento con l'attività vulcanica del Paleogene, il primo dei tre periodi in cui è suddiviso il Cenozoico.

Il sito in cui si trova il cratere è situato al confine di un bosco, nei presso di Loch Slapin. Gli scienziati Birkbeck University di Londra, guidati dal professore di geologia Simon Drake, hanno esaminato lo spesso strato alla base di un flusso di lava di 60 milioni di anni fa. Inizialmente pensavano che fosse il deposito vulcanico di un materiale noto come ignimbrite. Dopo averlo visto attraverso una microsonda elettronica, hanno scoperto che, di fatto, conteneva minerali rari provenienti dallo spazio.

Un altro degli autori dello studio, Andy Beard ha detto: "Quando abbiamo scoperto di cosa si trattava, siamo rimasti molto sorpresi, ed è stato un po' uno shock perché non ce lo aspettavamo".

Queste forme minerali - osbornite ricche di vanadio e niobio - non sono mai state portate sulla Terra, ma solo raccolte nella polvere spaziale da una precedente missione della NASA. L'osbornite è stata scoperta non fusa, il che significa che probabilmente è un pezzo originale del meteorite. La scoperta solleva interessanti domande sul fatto che lo stesso meteorite debba ancora essere presente nella regione nota come British British Paleogene Igneous Province (BPIP), sul luogo esatto in cui il meteorite si è schiatato e se l'impatto potrebbe aver scatenato l'effusione di lava vulcanica.

Un secondo sito, a 7 km di distanza, presenta uno strato di due metri di spessore di materiale espulso da un cratere, in cui si trova la stessa strana mineralogia.

L'isola di Skye da tempo è studiata da geologi e scienziati per questo il ritrovamento è stato una sorpresa. Secondo Drake, è possibile che il primo sito di ricerca sia stato poco studiato perché molto ripido e paludoso. Ciò potrebbe aver scoraggiato i ricercatori che in passato avevano tentato di saperne di più.

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Lo studio è stato pubblicato su Geology.

Francesca Mancuso

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Alga spirulina: cosa accade al corpo assumendola ogni giorno

Published in: Salute & Benessere

Sotto il nome di spirulina si nasconde una microalga verde-azzurra di acqua dolce considerata a tutti gli effetti un prezioso super food. Ciò è dovuto al fatto che l'alga spirulina contiene diversi principi attivi importanti per la nostra salute e per questo sempre più spesso, nell’ambito di terapie naturali o in fase di prevenzione, si consiglia di assumerla ciclicamente.

Cosa accade al corpo ogni volta che assumiamo alga spirulina

Sono davvero molti i cambiamenti che potremmo notare sul nostro organismo se assumiamo spirulina costantemente per un certo periodo e nelle giuste dosi. Ecco i benefici più importanti che si possono riscontrare:

  • Sistema immunitario più forte: questa alga stimola le naturali difese del nostro corpo e per questo c’è chi la assume in periodi particolarmente critici dell’anno (ad esempio in autunno-inverno per evitare il più possibile raffreddore e influenza).
  • Maggiore energia: grazie alla presenza di vitamine A, B, C, E e sali minerali importanti come ferro, calcio, magnesio e potassio, la spirulina è un vero e proprio integratore che fornisce il giusto carburante al nostro organismo per funzionare al meglio e sentirsi bene. Per questo è molto apprezzata anche dagli sportivi.
  • Anti-anemica: chi soffre di anemia può trarre beneficio da un’assunzione regolare di spirulina in quanto quest’alga è ricca di ferro tra l’altro facilmente assimilabile dall’organismo.
  • Integratore proteico: spesso si consiglia l’uso di spirulina a vegetariani o vegani in quanto è un’alga particolarmente ricca di amminoacidi. Un’assunzione giornaliera assicura dunque una maggiore probabilità di raggiungere il fabbisogno proteico necessario all’organismo.
  • Depura e disintossica: tra le caratteristiche più apprezzate di questa alga vi è la sua capacità di depurare. Utilizzarla quotidianamente, quindi, ci assicura anche un buon effetto disintossicante sul corpo.
  • Tiene a bada il colesterolo: grazie ai principi attivi contenuti, se usata nel modo giusto e con una certa costanza, è in grado di riportare nella norma i valori del colesterolo.
  • Migliora la pelle: la spirulina è ricca di sostanze antiossidanti che contrastano l’azione dei radicali liberi. Utilizzarla ogni giorno consente quindi di veder migliorata la salute delle propria pelle.
  • Ciclo mestruale più regolare: anche se si soffre di problemi legati al ciclo femminile, la spirulina può venire in aiuto visto che contribuisce a regolarizzarlo e ad alleviare eventuali dolori.
  • Alcalinizzante: secondo la teoria dei cibi acidi e di quelli alcalini, la spirulina va inserita in questi ultimi e dunque può aiutare a ristabilire l’equilibrio e la salute generale del corpo.
Tipologie di spirulina

La spirulina si trova comunemente in commercio sotto forma di polvere o integratore. A seconda dell’uso che se ne vuole fare è consigliabile una versione piuttosto che l’altra. Se ad esempio intendiamo aggiungerla alle nostre preparazioni culinarie possiamo scegliere la polvere mentre se cerchiamo un effetto più incisivo e forte è sicuramente consigliato assumerne dosi più alte attraverso un integratore.

Esistono poi prodotti alimentari già pronti addizionati con la spirulina ad esempio pasta, birra, piadine, barrette energetiche e altro. Si trovano nei negozi biologici o online.

Spirulina, quanta assumerne ogni giorno?

Per quanto riguarda gli integratori di spirulina, la dose che ci consiglia l’erborista Beatrice Ciarletti, è di 3 grammi al giorno. Questo sarebbe il quantitativo necessario per poter godere appieno di tutti i benefici di questa alga. Naturalmente la situazione può variare da caso a caso anche in base alle situazioni specifiche della persona che deve assumerla.

E’ bene dunque sempre chiedere il parere ad un esperto che potrà consigliare un consumo di spirulina che oscilla tra 1 grammo e 5 grammi (dose che sarebbe meglio non superare anche se c’è chi arriva a 10 grammi).

Per quanto riguarda il consumo alimentare si può indubbiamente aggiungere ogni giorno 1 o 2 cucchiaini di polvere alla propria dieta, una dose corrispondente a 1-3 grammi di alga.

Integratori di Spirulina

Un mezzo molto semplice per assumere spirulina è quello di scegliere integratori in compresse o capsule da assumere al bisogno per un periodo di tempo limitato.

Vi ricordiamo però che questi prodotti non sostituiscono una dieta sana e varia e che possono provocare anche effetti collaterali (in particolare se si soffre di alcune malattie) oppure andare ad interagire con terapie farmacologiche eventualmente in corso. Meglio quindi evitare il fai da te e rivolgersi sempre prima ad un esperto.

Spirulina, come inserirla nella dieta

Forse non avete mai pensato al fatto che la spirulina può essere aggiunta in polvere alle vostre ricette preferite, si tratta infatti di un ingrediente abbastanza versatile in cucina. Da non sottovalutare tra l’altro che questa alga donerà ai vostri piatti un colore verde molto caratteristico e scenografico.

Alcune ricette semplici in cui utilizzare questo ingrediente salutare sono ad esempio il gomasio alla spirulina, la pasta fresca alla spirulina (e perché no anche gli gnocchi), i taralli e per quanto riguarda i dolci si può preparare un gustoso gelato alla spirulina.

L’utilizzo più frequente in cucina di quest’alga è però quello di aggiungerla semplicemente a frullati ed estratti per potenziarne sapore e qualità nutrizionali o a verdure crude o cotte.

Controindicazioni della spirulina

In assenza di patologie, e consumata nelle giuste dosi, la spirulina non comporta particolari effetti collaterali o controindicazioni. In caso di sovradosaggio possono comparire però vomito, nausea, stitichezza o febbre. Una certa attenzione devono fare invece le persone affette da disfunzioni della tiroide (in particolare se si soffre di ipertiroidismo) o da malattie autoimmuni. In questi casi è più che mai importante valutare i rischi-benefici dell’assunzione di questa alga con il proprio medico.

Spirulina, curiosità

Una cosa che forse non sapete sulla spirulina è il motivo per cui si chiama così. Il nome fa riferimento al fatto che questa alga in natura assume una forma di spirale.

Altra piccola curiosità è che spesso la spirulina viene data agli astronauti in missione proprio per via della sua ricchezza in principi nutritivi.

Francesca Biagioli

Discarica abusiva vicino a una scuola in Toscana, l'intercettazione: 'che muoiano i bambini'

Published in: Rifiuti & Riciclaggio

 

Parole raccapriccianti e particolari aberranti quelli che emergono dall’inchiesta sui traffici di rifiuti in Toscana che ha portato all’arresto di sei persone che secondo la Dda di Firenze e i carabinieri forestali, avrebbero smaltito abusivamente oltre 200 tonnellate di rifiuti tossici, tra cui speciali e pericolosi.

Rifiuti provenienti da diverse regioni e certificato come ‘puliti’, da un gruppo di aziende compiacenti. Sono state emesse anche cinque misure interdittive nei confronti di funzionari, imprenditori e imprenditori accusati a vario titolo di traffico di rifiuti, truffa alla Regione e associazione a delinquere.

A lasciare esterrefatti sono le intercettazioni in cui uno degli indagati, parlando di una discarica vicino ad una scuola, tra le risate chiosa:

"Ci mancavano i bambini che vanno all'ospedale, che muoiano".

Aziende e discariche

Attualmente le aziende sequestrate sono due: la Lonzi srl e la Rari srl, entrambe di Livorno. Secondo gli inquirenti nei loro impianti, i rifiuti non venivano smaltiti per massimizzare i profitti e pagare una tassa più bassa. In questa storia la stessa Regione Toscana ci avrebbe rimesso quasi 4 milioni e mezzo di euro nel 2015-16, a fronte di un guadagno stimato in oltre 26 milioni per le aziende.

Per quanto riguarda le discariche, invece, parliamo della Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino, entrambe a partecipazione pubblica che attualmente non sono poste sotto sequestro, ma alcuni dei dipendenti della Rea sono stati raggiunti da misure interdittive. Le indagini dell'ex sostituto della Dda, Ettore Squillace Greco sono ancora in corso e sono una cinquantina gli indagati.

Il video delle intercettazioni: 

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In pieno stile criminale, una parte degli scarti tossici, almeno tre tir a settimana, arrivava nelle discariche del Livornese da una ditta di Prato, la Fbn srl, specializzata nel trattamento dei rifiuti. E il metodo utilizzato è sempre lo stesso: i tir entrano nelle ditte specializzate e ne escono subito dopo, senza che sia stato eseguito nessuno smaltimento.

Dominella Trunfio

Centrotavola di Natale commestibili: pizza ghirlanda

Published in: Lievito madre

Preparata con pasta madre, la pizza ghirlanda è fatta con farina di tipo 2 ed è aromatizzata con delle curcuma, che le dona inoltre anche un po' di colore; l'aggiunta di semi di lino nell'impasto la rende inoltre più appetibile e dona a questo lievitato anche una doppia consistenza.

Ingredienti
  • 120 gr di pasta madre
  • 200 gr di acqua
  • 400 gr di farina di tipo 2
  • 10 gr di olio evo
  • 20 gr di semi di lino
  • curcuma in polvere q.b.
  • 8 gr di sale 
  • farina aggiuntiva q.b.
  • olio evo aggiuntivo q.b.
  • pepe rosa in grani q.b.
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  • Tempo Preparazione:
    10 minuti
  • Tempo Cottura:
    20 minuti circa
  • Tempo Riposo:
    12 h circa di lievitazione
  • Dosi:
    per 4 persone
  • Difficoltà:
    bassa
  Come preparare la pizza ghirlanda: procedimento

 

  • Sciogliere la pasta madre nell'acqua, aggiungere quindi la farina ed iniziare ad impastare,
  • a seguire incorporare anche l'olio ed infine aggiungere il sale, la curcuma e i semi di lino,
  • continuare ad impastare e formare un panetto, coprire con della pellicola alimentare a contatto e lasciar lievitare fin quando l'impasto non raddoppierà il suo volume.
  • A lievitazione avvenuta trasferire il panetto su una spianatoia leggermente infarinata, sgonfiarlo con i polpastrelli dandogli una forma rettangolare e fare le pieghe, ripiegare quindi verso l'interno prima un lato e poi l'altro e poi anche la parte superiore ed inferiore,
  • tagliare quindi l'impasto in tre parti uguali,
  • far scorrere ognuna sul piano di lavoro formando tre lunghi cilindri di egual misura,
  • intrecciarli insieme avendo cura di non stringerli troppo e di fissarli insieme all'estremità,
  • chiudere ora la ghirlarda facendo toccare le due estremità e cercando di fissarle insime con un po' di pressione senza però rovinare l'intreccio,
  • spennellare in superficie con olio e decorare con il pepe rosa in grani.
  • Infornare e cuocere a 200° per circa venti minuti o comunque fino a doratura,
  • a cottura ultimata sfornare e far raffreddare la pizza ghirlanda su una gratella.
 

Ilaria Zizza

Equazione di Dirac: esiste davvero la formula dell'amore?

Published in: Mente & emozioni

Nel 1928, Paul Dirac ( poi Nobel per la Fisica nel ’33) ancora studente del St John’s college di Cambridge formula la sua equazione fatta di simboli e numeri:

(∂+m)ψ=0

Cosa significano? Non ne faremo un trattato lungo e probabilmente poco comprensibile ai più, diciamo che il concetto racchiuso nella sua equazione è che:

“Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma diventano un unico sistema”.

Con questa formula viene spiegato il fenomeno dell’entanglement quantistico che in un certo senso può essere interpretato come ciò che succede in amore. Quando due persone si conoscono e si amano, diventano una cosa sola.

Ma perché l'equazione dell’amore sarebbe sbagliata?

Secondo gli scienziati bisogna partire dalla formula, che è errata. Quella giusta sarebbe questa:

(i∂̸ – m) ψ = 0

Dove la massa (m) ha il segno negativo, la derivata (∂) è tagliata ed è necessario aggiungere come primo termine una quantità immaginaria (i). Ogni singolo simbolo ha un significato ben preciso, ed è questo che ha permesso a Dirac di racchiudere in una sola formula un sistema di quattro equazioni. 

La sua teoria unisce la meccanica quantistica, che descrive il comportamento degli oggetti molto piccoli e la teoria della relatività di Einstein, che descrive il comportamento degli oggetti in rapido movimento.

In pratica, così, l’equazione spiega come si comportano delle particelle microscopiche come gli elettroni quando viaggiano vicino alla velocità della luce, introducendo al tempo stesso sia lo spin dell’elettrone sia il suo magnetismo.

Il secondo errore è che il quantum entanglement ha senso solo per i sistemi microscopici. Se una particella a carica nulla decade producendo due particelle di carica opposta ciascuna delle due particelle non ha carica determinata sino a che qualcuno non la misura, dunque impossibile prima determinare l’influenza dell’una sull’altra.

Tornando all’equazione dell’amore, due persone che si amano rappresentano un sistema macroscopico e quindi non si può applicare ad essi il concetto di inseparabilità quantistica di Dirac. In più, l’equazione è valida solo per una particella libera di muoversi nello spazio intergalattico e che non interagisce con altri campi o particelle.

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Insomma, anche se gli scienziati smontano la teoria dell’amore dietro un’equazione, c’è chi continua a volerci credere e in fondo si sa, in amore tutto è permesso.

Dominella Trunfio

Fonte

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Bandiere tibetane: gettare semi al vento per far fiorire il cielo

Published in: Mente & emozioni

Le bandiere tibetane non sono, quindi, dei semplici pezzetti di stoffa ma simboli di preghiera che derivano da la Bön, ovvero l’antica religione tibetana e nepalese, diffusa ancor prima del buddismo.

Colori primari, ma anche testi e figure stampate di animali e non solo che anticamente venivano usati dallo sciamano Bonpo durante le cerimonie e se con il tempo, l’utilizzo di queste bandiere è stato drasticamente ridotto, effettivamente non si può dire che abbiano smesso di esistere.

Ancora oggi, infatti, le bandiere tibetane  vengono infilate su lunghe corde in cui sono stampati diversi mantra e vengono utilizzate per onorare i luoghi mediante la forza del vento che distribuisce in tutto il territorio le benedizioni contenute in esse. Queste bandiere sono costruite in modo che si possano consumare con il tempo: ciò sta simboleggiare il fatto che la vita non è eterna, che nulla è stabile e tutto può cambiare.

Bandiere tibetane, quali e come sono

Le bandiere tibetane conosciute anche come bandiere di preghiera possono essere orizzontali o verticali: le prime si chiamano lung-ta, le seconde darchor.

Le bandiere lung-ta

Lung-ta significa letteralmente 'cavalli del vento' e sono quelle bandiere rettangolari o quadrate che vengono annodate tra loro con una lunga corda. Di solito, sono di diversi colori con mantra che rappresentano la pace, l’armonia, la saggezza e la compassione, oltre che protezione contro le disgrazie.

Le bandiere lung-ta sono appese in orizzontale dall'alto verso il basso, si possono trovare ad esempio nei tempi o nelle cime della montagna. Secondo la tradizione buddhista, al centro di ogni bandiera deve essere raffigurato un cavallo, ovvero il “cavallo del vento” che trasporta sul dorso tre gioielli scintillanti che rappresentano la trinità buddista: il Buddha, Il Dharma, che corrisponde all'insegnamento e il Sanga, la comunità.

Le bandiere darchor

Al contrario le bandiere darchor sono attaccate in maniera verticale e sono legate alla figura del Dhvaja, lo stendardo della vittoria sul quale è raffigurato l'emblema di una divinità. I pezzi di stoffa svolgono pratiche spirituali attraverso il vento e si dice che la loro funzione sia quella di trasportare benedizioni attraverso il vento.

Bandiere tibetane, a cosa servono?

Come dicevamo, le bandiere di preghiera invocano la compassione, l’armonia, la pace, la saggezza, e forza e protezione contro i pericoli ed il male. Per questo motivo, chi ha avuto la fortuna di vedere l’Himalaya di sicuro le avrà trovate vibranti in aria. Nei quattro angoli ci sono le immagini di Garuda, del Drago, della Tigre e del Leone delle nevi.

Questi quattro animali sacri simboleggiano saggezza, forza, intelligenza e coraggio, non solo i mantra che sono riportati servono a superare gli ostacoli, allungare la vita e promuovere la pace.

Bandiere tibetane, i colori

Le bandiere tibetane sono di cinque differenti colori, che rappresentano i cinque elementi fondamentali, o le cinque dimensioni del Buddha. Ecco quali sono:
• Blu = Cielo
• Bianco = Aria
• Rosso = Fuoco
• Verde = Acqua
• Giallo = Terra

I cinque colori devono essere posizionati in questa sequenza: giallo, verde, rosso, bianco e blu da sinistra a destra, o dal basso verso l’alto. Il blu dovrebbe essere sempre l’ultimo colore in alto, perché rappresenta il cielo, mentre il giallo il primo in basso, proprio perché rappresenta la Terra.

In senso orizzontale, l’ordine più seguito è da destra a sinistra o viceversa, le aste possono essere di un unico colore o contenere tutti e cinque i colori della bandiera.

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Bandiere tibetane, quando appenderle

Le bandiere tibetane devono essere trattate con il massimo rispetto, non possono essere poggiate a terra e per eliminarle è necessario dargli fuoco proprio perché non possono essere gettate come si fa comunemente con altri oggetti. Il momento migliore per appenderle è al mattino oppure in una giornata ventosa, così che simboli e testi sacri possano essere trasportati dal vento. 

Potete anche acquistarle online.

Dominella Trunfio

Le 7 dinamiche dell'amore nella vita di coppia

Published in: Mente & emozioni

 

E' un campo sterminato di possibilità, l'amore. Anche nella vita di due persone che hanno scelto di stare insieme. Ma, per cominciare, si può far riferimento anche - “semplicemente” - a sette dinamiche importanti, dell'amore, individuate dalla psichiatra e psicoterapeuta Erica E. Poli: e, da soli o in insieme, con chi amiamo, lavorarci su.

1) Rispetto

Quando amiamo, veneriamo in qualche modo l'altro. Perché sia “sana” deve essere una sorta di sguardo accogliente e morbido, consapevole dei “pregi” come dei “difetti” dell'altra persona ma con il focus maggiormente sulla sua “bellezza”, sui doni che porta nella nostra vita, sul suo “valore”.

In termini più usuali potremmo parlare di stima ma il rispetto implica, anche, qualcosa di più: riguarda il fatto che senti e riconosci l'unicità di chi ami. Non è il frutto di una somma che alla fine dà un risultato che ti piace, in termini di bilancio, ma è qualcosa di più e più ampio. Ed è, anche, riconoscere che l'altro o l'altra non sono lì per caso: ci parla di noi, permette a noi di crescere.

Il rispetto è portato nel cuore, onorato nel silenzio e nei fatti.

2) Pazienza

Con il tempo e con il sole, maturano le nespole”: ricordo che, da piccola, una mia capo-scout rispondeva così, sorridendo, ogni volta che si sentiva chiedere – da noi piccoli impertinenti ficcanaso – quando si sarebbe sposata con un altro bel capo-scout. La pazienza è quella del seme nella terra, che affronta il gelo, e poi quando le temperature iniziano a crescere rompe la sua scorza, lascia uscire il primo getto e poi via via si sviluppa e cresce, senza fretta. Con pazienza. La stessa che ha il sole ogni giorno, illuminando la pelle e così anche il cuore di ognuno e aspettando che comprenda, lasciando che ognuno abbia i suoi tempi per arrivarci.

Nella vita di coppia non si tratta di diventare “crocerossini” o “crocerossine”, non è “portare pazienza” cioè una sorta di rassegnazione: tutt'altro. Non è pesante, uno sforzo, non nasce dall'illusione, dalla mancanza di voglia o capacità di affrontare una situazione spiacevole. E', invece, sapere dare il tempo che serve alle cose per manifestarsi, senza perdere l'amore. La pazienza è una forza stoica, che si proietta nella bellezza costruttiva del presente e in quella fruttifera del domani, che sa e sente arriverà, insieme.

3) Ardore

C'è una passione che non è sensuale, che non si limita alla fisicità e agli impulsi scatenati dagli ormoni, che non vive solo di pancia, ma è molto di più. Scrisse Raffaello: “Tanto ardo, che ne mar ne fiumi spegner potrian quel foco; ma non mi spiace perchè il mio ardor tanto di ben mi fece, che ardendo ogni ora più d'arder me consumi”.

Grazie all'amore (non sono, naturalmente!) possiamo riconnetterci e risentire, seppure solo in un ricordo – per quanto potente - l'ardore che muove le stelle, che determina il Creato e ogni cosa. E' l'ardore che esce dalle logiche limitate della sola mente e osa: ci mette insieme il cuore. E diventa, questo mix, un carburante e motivatore unico, che riaccende ogni parte – la migliore – di sé.

4) Complicità

Le coppie che funzionano sono anche complici. Le si riconosce dallo sguardo d'intesa che si scambiano, dalla solidarietà che esprimo l'uno per l'altro, dalle risate piene di significati che si scambiano. La complicità aggiunge ancora qualcosa di più alla sensazione di “casa”, che si avverte in compagnia della persona amata.

Essere complici. Conniventi nella bellezza e nell'amore come nelle difficoltà che si incontrano, singolarmente o come coppia. Avvolti nella stessa dimensione. Felici per ogni felicità dell'altro.

5) Intimità

Intimo, anche nell'accezione ordinaria, sta per “particolarmente vicino”. Chi è davvero “intimo” è così vicino da essere “dentro”, da riuscire a toccare l'essenza dell'altro. L'intimità può far paura proprio per questo: perchè fa “aprire” le porte più profonde, le condivide e quindi rende – potenzialmente, apparentemente – più vulnerabili.

Intimità significa, concretamente, dialogo, condivisione, vicinanza, percepirsi come uno parte dell'altro pur senza dipendenza o simbiosi. L'intimità crea lo spazio per esprimere i sentimenti più dolci, teneri o tristi, di vulnerabilità e paura. Permette di raccontare i propri segreti, quanto ci imbarazza, i pensieri più difficili.

6) Presente

La vita, l'amore, ogni cosa si volge ora. Adesso. Nel tempo presente. La relazione si costruisce giorno per giorno: certo, è importante far tesoro delle esperienze passate, avere una visione condivisa che guida e dei progetti per il futuro ma la sintesi è nel “qui ed ora”. Concretamente, reciprocamente. Senza altri vincoli che non l'amore condiviso e una progettualità che si costruisce passo dopo passo. Senza paura, senza resistenze. Con una fiducia consapevole e attiva.

7) Mistero

Spesso si finisce per dare per “scontata” la persona amata: pensiamo di conoscerla bene, o abbastanza bene; non ci sorprende più; sappiamo che sta con noi e lo prendiamo come un dato di fatto, consolidato. Che noia, che barba, che noia o, quantomeno, sappiamo di tornare a casa e trovare nel “piatto dell'amore” la solita buona rassicurante minestra. Tutto bene? Forse. Manca però un ingrediente utile: il mistero. La capacità di vedere che niente è mai uguale a se stesso. Anche la solita buona minestra in realtà è una minestra nuova: sentirne la lieve, quasi impercettibile sfumatura di gusto, fa la differenza.

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Metterci davanti al mistero della vita che non è mai uguale a se stessa, delle cose che non si possono davvero controllare, dell'apparente conformità che nasconde continui spostamenti – e tutto questo anche nella vita di coppia - può spaventare oppure regalare un tocco speciale di magia. Di attesa sospesa e apertura al nuovo. Si tratta di recuperare, consapevolmente, quell'aspetto del mistero che è fatto di silenzi, di cose implicite, non espressamente rivelate anche se non hanno necessità di essere tenute, strategicamente, nascoste. Un po' come nella fase dell'innamoramento: quando dell'altro poco è conosciuto e la curiosità e l'attrazione sono sempre presenti.

Anna Maria Cebrelli

Il villaggio che a Natale si illumina con migliaia di candele

Published in: Nord America

Nel 1639 vicino al Georgian Bay un nutrito gruppo di gesuiti fonda una cittadina con lo scopo di convertire il popolo indigeno di Huron Wendat al cattolicesimo. I racconti sanguinari della loro lotta sono nero su bianco in una raccolta di lettere inviata ai sacerdoti francesi dal titolo "The Jesuit Relations".

Un testo che tutt’oggi è una lettura obbligata per gli studenti canadesi e che parla anche di come la comunità sia riuscita in poco tempo ad essere autosufficiente, un idillio però durato poco a causa dei conflitti sanguinosi.

Dopo avergli dato fuoco, i gesuiti francesi ripartono e per oltre tre secoli, Sainte-Marie tra gli Uroni rimane abbandonata fino a quando gli archeologi non riportano alla luce gli antichi splendori e l’insediamento viene ricostruito in forma di museo nel XX secolo e tutt’oggi è un sito turistico molto apprezzato soprattutto nel periodo natalizio.

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A Natale, infatti, c’è il famoso evento First Light dove l’intero villaggio viene decorato con 5mila lanterne di vetro e ottone contenente candele bianche che di notte illuminano tutte le strade innevate.

Per l’occasione tutto il sito è in festa: i musicisti suonano canti tradizionali e brani natalizi ma non solo. Sainte-Marie tra gli Uroni si trasforma in una sorta di presepe vivente dove il fabbro lavora il ferro, i panettieri regalano dolcetti come i gingers nap.

Guardate che meraviglia: 

Altre bellissime feste di luci: 

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Ci sono gli artisti che scolpiscono il ghiaccio e le donne in costume tipico che sfilano per il villaggio. C’è anche la possibilità di soggiornare in una delle case rurali per assaporare la cucina tipica del Quebec e rivivere la magia antica davanti al camino.

Dominella Trunfio

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Qualità dell'ambiente urbano: le pagelle dell'Ispra alle città italiane

Published in: Città

Sono alcuni dei dati relativi alla qualità dell’aria emersi dalla XIII edizione del Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano a firma del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) dell’Ispra.

Dal report viene fuori che è Torino la città con il numero maggiore di superamenti giornalieri e che c’è una situazione ancora più critica per l’ozono. Nella stagione estiva del 2017, infatti, sono ben 84 le aree urbane che sono andate oltre l'obiettivo a lungo termine.

Il report ha raccolto i dati relativi a 119 aree urbane attraverso dieci aree tematiche: Fattori Sociali ed Economici, Suolo e territorio, Infrastrutture verdi, Acque, Qualità dell’aria, Rifiuti, Attività Industriali, Trasporti e mobilità, Esposizione all’Inquinamento Elettromagnetico ed acustico, Azioni e strumenti per la sostenibilità locale, descrive la qualità delle vita e dell’ambiente nelle città italiane.

Qualità dell'aria

Il report rileva lo stato della qualità dell’aria in 119 Comuni italiani nel 2016 e nei primi 6 mesi del 2017 descritto tramite i dati forniti dalle centraline di monitoraggio delle reti regionali e trasmessi dalle ARPA/APPA.

I dati del 2016 mostrano il mancato rispetto del valore limite giornaliero del Pm10 (con il termine "Pm10" si identificano le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 10µm. Si tratta di un inquinante alla cui costituzione contribuiscono più sostanze). Ebbene, l'anno scorso il valore limite giornaliero del PM10 è stato superato in 33 aree urbane, per la gran parte localizzate al Nord, anche se si registrano superamenti anche al Centro-Sud e in Sicilia. Il maggior numero di superamenti giornalieri (85) si è avuto a Frosinone. 

In più, nel 2016 il valore limite annuale per l’No2 (biossido di azoto, un inquinante a prevalente componente secondaria prodotto dell’ossidazione del monossido di azoto No in atmosfera) è stato superato in almeno una delle stazioni di monitoraggio di 21 aree urbane e si sono registrati più di 25 giorni di superamento dell’obiettivo a lungo termine per l’ozono in 38 aree urbane su 91 per le quali erano disponibili dati e il superamento del valore limite annuale per il PM2,5 (25 µg/m³) in 7 aree urbane tra 80.

Nei primi sei mesi del 2017 in 18 aree urbane sono stati registrati oltre 35 giorni di superamento della soglia di 50 µg/m³ per il PM10 e si sono registrati più di 25 giorni di superamento dell’obiettivo a lungo termine per l’ozono in 65 aree urbane su 96.

Consumo del suolo

Dei 119 comuni, 85 sono caratterizzati da frane, mentre 34 ricadono prevalentemente in aree di pianura. Complessivamente sono state censite 23.729 frane con una densità media sul territorio dei 119 comuni di 1,12 frane per chilometro quadrato (sia frane attive che non) .

Dal 1999 al 2016, nei comuni in esame sono in atto 384 interventi urgenti per la difesa del suolo già finanziati, per un ammontare complessivo delle risorse stanziate di circa 1 miliardo e 476 milioni di euro. Le città che hanno ricevuto i maggiori contributi statali per la messa in sicurezza e la riduzione del rischio idrogeologico sono Genova, Milano e Firenze, mentre, tra i comuni che hanno il maggior numero di interventi finanziati spiccano il comune di Lucca, Vibo Valentia e Terni.

Le più alte percentuali di suolo consumato rispetto alla superficie territoriale si raggiungono, al 2016, a Torino 65,7%, Napoli 62,5%, Milano 57,3% e Pescara 51,1%. Tra il 2012 e il 2016 è la città di Roma, con oltre 13 milioni di euro all’anno a sostenere i costi massimi più alti in termini di perdita di servizi ecosistemici, seguita da Milano con oltre 4 milioni di euro in un anno.

Acque

Il 90,4% delle acque di balneazione è classificato come eccellente e solo 1,8% come scarso. Su 82 Province, 50 detengono solo acque eccellenti, buone o sufficienti e, in particolare, 26 hanno tutte acque eccellenti.

La presenza della microalga potenzialmente tossica, Ostreopsis ovata, durante la stagione 2016, è stata riscontrata almeno una volta in 32 Province campione su 41, anche con episodi di fioriture, mentre il valore limite di abbondanza delle 10.000 cell/l è stato superato almeno una volta in 17 Province. In un caso è stato emesso il divieto di balneazione (Ancona) come misura di gestione a tutela della salute del bagnante.

Verde pubblico

Le percentuali di verde pubblico sulla superficie comunale sono scarse, con valori inferiori al 5% in 96 dei 119 città analizzate, compresi i 3 nuovi comuni inclusi per la prima volta nel campione di quest’anno, nei quali il verde pubblico non incide più del 2% sul territorio. Solo in 11 aree urbane, prevalentemente del Nord, la percentuale di verde pubblico raggiunge valori superiori al 10%; i più alti si riscontrano nei comuni dell’arco alpino, mentre a Giugliano in Campania si registra il valore minimo. In linea generale, le aree urbane “più verdi” sono quelle con una significativa presenza di aree protette: Messina, Venezia, Cagliari e L’Aquila. Diminuiscono le aree agricole, altro importante tassello dell’infrastruttura verde comunale: il trend della superficie agricola utilizzata negli ultimi 30 anni è negativo in ben 100 dei 119 comuni indagati, con valori percentuali compresi tra il -1,4% di Viterbo e il -83,7% di Cagliari.

Le installazioni AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) statali e regionali presenti nei 119 comuni, ammontano a 938 (comprese quelle non operative ma con autorizzazione vigente) e sono situate in particolare nelle città di Forlì, Cesena, Ravenna, Modena, Prato, Brescia, Venezia, Verona e Torino. In particolare, sono 46 le installazioni AIA statali concentrate soprattutto a Venezia (7), Ravenna (7 di cui 6 operative), Brindisi (5), Taranto (4), Ferrara e Mantova (3). In particolare, la presenza maggiore di centrali termiche si rileva a Venezia (4), di impianti chimici a Ravenna (4 di cui 3 operativi). L’unica acciaieria integrata sul territorio nazionale è nel comune di Taranto. Le installazioni AIA regionali sono invece 892 e vedono la città di Forlì con il maggior numero di impianti (pari a 58 di cui 44 operativi) seguita da Ravenna (50 di cui 46 operativi), Prato (47) e Cesena (45 di cui 36 operativi).

Imprese, auto e mobilità pedonale

Rimane stabile rispetto all’anno scorso il tasso di crescita delle imprese a livello provinciale, anche se il tasso di natalità del 6% è il più basso degli ultimi dieci anni, mentre quello di mortalità del 5,3% conferma il rallentamento delle cessazioni registrato negli ultimi due anni (5,4% nel 2015 e 5,6% nel 2014). Sono gli imprenditori under 35, quelli stranieri e le imprenditrici donne che hanno contribuito al saldo positivo con una crescita rispettivamente del 10,2%, del 4,1% e dell’1%.

Ancora alto il numero delle auto euro 0: anche se in calo rispetto al 2015 di quasi 640 mila vetture, il numero delle auto da euro 0 ad euro 2 rimane ancora troppo alto, quasi 10 milioni, sugli oltre 37 totali. Nel 2016, è Napoli a presentare la quota più alta (28,3%) di auto intestate a privati appartenenti alla classe euro 0, contro una media nazionale del 10,1%. Cambia di poco la composizione del parco per tipo di alimentazione rispetto all’anno precedente: Trieste, Como e Varese a continuano a detenere la quota più alta di auto alimentate a benzina, intorno al 70%, contro circa il 26-28% di autovetture a gasolio, mentre ad Isernia, Andria e Sanluri, circolano essenzialmente vetture a gasolio ( dal 50 al 54% circa). Dal 2012 al 2016 il parco auto alimentato a GPL a livello nazionale segna un piccolo aumento.

Secondo l’Oms, a un’insufficiente attività fisica è da associare in Europa circa 1 milione di decessi in un anno. Per questo motivo, si tenta di incentivare l'uso di bici o gli spostamenti a piedi, in modo da ridurre per gli adulti tutte le cause di mortalità di circa il 10%. Da questo presupposto è nato il focus del rapporto “Città a piedi”, quest’anno dedicato alla mobilità pedonale

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Incidenti

Nel 2016 si sono registrati più incidenti, ma meno vittime sulle strade: rispetto al 2015, nei 119 comuni, nonostante l’aumento degli incidenti (+0,5%) e dei feriti +(0,3%), il numero dei deceduti scende del 9,7%, a fronte di una diminuzione nazionale che supera il 4% . Il numero più alto di incidenti ogni mille auto circolanti si rileva a Genova, seguita da Firenze (13,4) e Bergamo (13). Il Comune con il valore più basso è quello di Aosta con 1,4 incidenti ogni mille auto circolanti. 

Germana Carillo

Ritirato pepe nero macinato per presenza di salmonella

Published in: Allerte alimentari

Il prodotto in questione è il pepe nero macinato di Cucina e sapori, commercializzato dal Consorzio Dias e prodotto dall’azienda Verka nello stabilimento di via Archimede 18, ad Arbizzano (Verona).

Il formato è quello da 35 gr e il lotto è caratterizzato dal n° EU17823, con data di scadenza 10/10/2020.

Questo tipo di salmonella, che provoca la salmonellosi, si trasmette principalmente per via oro-fecale. La principale via di contaminazione dell’uomo è legata al consumo di alimenti contaminati: in particolare pollo, tacchino e maiale, molluschi. uova e ovoprodotti, prodotti lattiero-caseari a base di latte crudo.

I disturbi

Possono essere di vario tipo e si presentano sia sotto forma di dolori addominali, nausea, vomito, diarrea e febbre fino a forme più gravi soprattutto nei bambini, anziani e nei soggetti immunodepressi. I sintomi si possono presentare tra le 12 e le 36 ore dall’ingestione degli alimenti contaminati e durano circa per una settimana.

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Se lo avete acquistato non consumatelo e riportatelo presso il punto vendita per ottenere un cambio o un rimborso.

Francesca Mancuso

10 bevande da tutto il mondo per scaldare l’inverno

Published in: Altri alimenti

Le tradizionali bevande calde di tutto il mondo si basano su ingredienti diversi che possono essere tè, latte, erbe e spezie tipiche del luogo, alcool o altro. C’è però un fine comune: quello di scaldare oltre che di deliziare il palato.

Vi presentiamo adesso 10 bevande calde che provengono da altrettante parti del mondo e che potete gustare quest’inverno facendole assaggiare ai vostri ospiti.

Bombardino

Partiamo con una bevanda italiana amata soprattutto da chi scia e frequenta l’alta montagna. Si tratta del Bombardino che si prepara generalmente con caffè, liquore all’uovo, whisky e panna montata e in inverno si gusta in versione calda. La ricetta può variare a seconda delle località in cui viene servita, tutte nel nord Italia e in Francia. Ma sapete perché si chiama così? Il nome deriva dal fatto che appena si assume questa bevanda si avverte una specie vampata di calore dovuta al drink alcolico (circa 30°) ma anche alla temperatura alta in cui viene servito. Qui una ricetta che potete provare. 

Glögg

Sebbene esistano versioni non alcoliche, il classico glögg è una bevanda a base di vino rosso che viene servita nei paesi scandinavi. Al vino si aggiungono anche whisky, brandy, rum o vodka per dare quel un tocco in più. L'alcool viene addolcito con zucchero e riscaldato, quindi vengono aggiunti bastoncini di cannella, cardamomo, chiodi di garofano e altre spezie oltre che frutta. Le spezie sono macerate per almeno un'ora e la maggior parte delle ricette richiede che rimangano nella bevanda anche quando viene conservata. Il Glögg viene sempre riscaldato prima di servirlo. Qui trovate una ricetta. 

Chai indiano

Il chai in stile indiano è molto noto a livello internazionale. Questa bevanda piccante e lattea è diventata ad esempio una popolare alternativa al più classico caffè negli Stati Uniti. Chai (che è la parola per definire il tè in molte lingue dell'Asia meridionale e centrale) è fatto usando un certo numero di spezie differenti. Le ricette tradizionali variano ma quasi sempre al tè nero forte vengono aggiunti ingredienti come cardamomo, cannella, noce moscata, anice stellato e chiodi di garofano. La bevanda viene poi quasi sempre addolcita. Qui trovate una ricetta. 

Yerba mate

Dello Yerba mate vi abbiamo parlato più volte per le sue caratteristiche. Si tratta di una bevanda comune in Argentina, Paraguay, Uruguay, Cile, Bolivia e parti del Brasile interno. Le foglie della pianta secche vengono posizionate in un contenitore scavato a cui si aggiunge l’acqua calda. La miscela non viene filtrata ma si sorseggia la bevanda attraverso una cannuccia di metallo. Oltre che a riscaldare, il mate è fortemente energizzante e viene consumato al posto del caffè. Qui come prepararlo al meglio. 

Salep

Il Salep è una bevanda turca che si prepara a partire dalle radici di diverse specie di orchidee i cui tuberi amidacei vengono trasformati in una farina piena di sostanze nutritive. Poiché sono necessari circa 1.000 fiori per produrre un chilogrammo di farina, l'esportazione di salep è strettamente controllata. Le versioni in polvere istantanee sono disponibili al di fuori della Turchia, anche se generalmente contengono poca farina e molti aromi artificiali. Da noi potrebbe essere dunque difficile trovare della buona farina di Salep che si può sostituire con farina di riso glutinoso disponibile nei supermercati asiatici. Qui trovate una ricetta. 

Tè alla menta marocchino

Il tè alla menta è la bevanda più popolare in Marocco, parte importante della vita sociale delle persone. Di solito è preparato versando il tè verde in un bicchiere pieno di foglie di menta fresca. Gli esperti nella preparazione di questa bevanda sanno come versare il tè in modo tale che si riesca a creare un sottile strato di schiuma sulla parte superiore della tazza. Qui trovate una ricetta marocchina di tè alla menta che potete sperimentare con i vostri ospiti quest'inverno. 

Tè tibetano al burro di yak

Il tè è una bevanda importante nelle comunità dell'Himalaya. Le foglie di tè nero sfuse sono combinate con altri ingredienti per aumentare il potere riscaldante della bevanda. Il burro (in particolare quello di yak, bue tibetano) e il sale sono spesso usati in Tibet, Nepal, Bhutan e nelle comunità buddiste dell'India settentrionale. Il tè al burro di yak è servito in quasi ogni occasione: è il drink del mattino e la bevanda che si offre comunemente agli ospiti. Le foglie di tè vengono spesso fatte bollire per 12 ore prima di essere abbinate al burro di yak. Qui una ricetta. 

Champurrado Foto: theflamingvegan

Il Champurrado è molto popolare in Messico, si tratta di una bevanda dalla consistenza densa e spumosa realizzata con farina di mais o pasta di mais che si scioglie insieme al cioccolato nel latte caldo mescolandola con una frusta (negli Stati Uniti esistono anche delle versioni istantanee). La bevanda si sorseggia a colazione o come spuntino pomeridiano e viene tradizionalmente addolcita con zucchero di canna non raffinato. Qui una ricetta da provare.

Glühwein Foto: bavariannews

Il Glühwein è un tipo di vin brulè simile al glögg ma in questo caso tipico di Germania e Austria. Anche se si possono usare vini dolci, i rossi secchi sono di solito la base di questa bevanda a cui vengono aggiunte spezie come cannella e anice, così come frutta e aromi come la vaniglia. Qui una ricetta da sperimentare. 

 

Latte speziato alla zucca

Si tratta di una bevanda calda, molto calorica e dolce, particolarmente amata dagli americani soprattutto nel periodo di Halloween ma che si può gustare sempre a patto che vi siano ancora disponibili le zucche. Per prepararla occorrono latte (anche vegetale) caffè, polpa di zucca e spezie varie. Qui trovate una ricetta. 

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Francesca Biagioli

Bruciato vivo, ecco come muore un bambino Rohingya

Published in: Speciale bambini

Dal 25 agosto al 24 settembre 2017 almeno 6.700 Rohingya sono morti a causa della violenza in Myanmar, nello Stato di Rakhine; su 9 mila decessi totali accertati, nel 71.7% dei casi la causa è legata direttamente alla violenza.

Colpiti da arma da fuoco, bruciati vivi nelle loro case, violentati, percossi e uccisi dall’esplosione delle mine: i bambini sono le prime vittime di questo orrore che va avanti ormai dal 25 agosto scorso quando l’esercito e la polizia del Myammar, oltre ad alcune milizie locali, hanno lanciato l’operazione di sgombero nello Stato di Rakhine in risposta agli attacchi dell’Esercito per la salvezza dei Rohingya dell'Arakan.

Da allora, più di 647.000 Rohingya sono fuggiti dal Myammar per trovare rifugio in Bangladesh, dove oggi vivono in campi sovraffollati e in scarse condizioni igieniche.

“Abbiamo incontrato e parlato con i sopravvissuti delle violenze in Myammar e ciò che abbiamo scoperto è sconcertante. È davvero alto il numero di persone che ha riferito di aver perso un componente della famiglia a causa della violenza, a volte nei modi più atroci”, afferma Sidney Wong, direttore medico di MSF in una nota stampa.

I dati raccolti sono il risultato di sei analisi retrospettive sulla mortalità condotte nei primi giorni di novembre in diverse aree dei campi profughi Rohingya a Cox's Bazar in Bangladesh, poco oltre il confine con il Myanmar.

“Chi riesce ad attraversare il confine racconta di essere stato vittima di violenza nelle ultime settimane. Sono inoltre davvero pochi gli organismi di aiuto indipendenti in grado di accedere nel distretto di Maungdaw, nello Stato di Rakhine, e per questo temiamo per il destino dei Rohingya che sono ancora lì”, continua Wong.

Una situazione che è stata documentata anche da Save the Children nel rapporto “Gli orrori che non dimenticherò mai” che contiene testimonianze di donne e bambini che hanno subito violenza sistematica, stupri e sgomberi forzati.

Le parole sono drammatiche:

“Alcuni soldati hanno preso me e altre due ragazzine e ci hanno portato in una casa. Mi hanno colpito in faccia con un fucile, mi hanno preso a calci sul petto e mi hanno pestato braccia e gambe. Poi sono stata stuprata da tre soldati. Hanno abusato di me per circa due ore e in alcuni momenti sono svenuta”, dice nel rapporto una ragazzina di 16 anni.

I soldati le hanno spezzato una costola.

“Mi faceva molto male e a stento riuscivo a respirare. Anche ora ho difficoltà respiratorie, ma non sono andata da un medico perché provo troppa vergogna”.

Hosan (nome di fantasia), 12 anni, è fuggito dal suo villaggio verso il Bangladesh dopo che i militari hanno cominciato ad aggredire le persone con i macete. Durante la fuga, Hosan si è fermato in un villaggio abbandonato nella speranza di trovare cibo e acqua.

“A un certo punto mi sono avvicinato a una cisterna e ho visto che dentro c’erano almeno 50 corpi senza vita che vi galleggiavano. Non riesco a togliermi dalla testa la vista di quei corpi gonfi né l’odore di bruciato delle case date alle fiamme. Sono orrori che non dimenticherò mai”.

Dal rapporto di Save the Children emerge anche la testimonianza di Rehema, una donna di 24 anni, che ha raccontato di aver assistito con i suoi occhi alla scena di una donna e del suo bambino bruciati vivi.

“Ho visto un soldato cospargere di benzina una donna incinta di molti mesi e subito dopo darla alle fiamme. Ricordo anche un altro soldato che ha strappato un bambino dalle braccia di sua madre e l’ha scaraventato nel fuoco. Si chiamava Sahab e non aveva nemmeno un anno. Non potrò mai dimenticare le sue grida”.

“Quasi ogni bambino con cui abbiamo parlato ha assistito a cose alle quali nessun minore al mondo dovrebbe essere esposto. Molti di loro sono profondamente traumatizzati da quello che hanno dovuto subire e ora stanno vivendo in un posto in cui nessun bambino dovrebbe vivere”, dichiara Helle Thorning-Schmidt, direttore generale di Save the Children International.

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Dominella Trunfio

Foto: Medici senza frontiere

Creati pannelli fotovoltaici low cost più efficienti del 15%

Published in: Energie rinnovabili

I pannelli della serie P del produttore di San Jose sono stati realizzati ispirandosi alle scandole, le piccole assicelle di legno con cui vengono ricoperti i tetti soprattutto nelle costruzioni di alta montagna.

In questo modo si massimizza l'esposizione diretta alla luce solare a vantaggio dell'efficienza. Molte delle funzionalità incorporate nei pannelli sono state create da Cogenra, produttore di pannelli solari con sede a Fremont, in California, acquisito da SunPower nel 2015.

Questo aumento di efficienza attraverso un cambio nella progettazione relativamente semplice ha fatto sì che anche le azioni di SunPower salissero del 12%. Di fatto, gli investitori hanno riconosciuto il potenziale di questi nuovi pannelli.

A differenza dei precedenti, i pannelli fotovoltaici utilizzano celle più economiche e meno efficienti ma compensano la perdita di efficienza attraverso il loro design a "scandole". Lo spazio tra le celle è stato ridotto al massimo permettendo di metterne un maggior numero su ciascun pannello. Quasi il 100% del pannello SunPower è coperto da celle solari.

Anche con le celle a bassa efficienza basate sul multi-silicio, il prodotto supera ancora il 17% di efficienza grazie alla riduzione dello spazio tra le celle. Secondo la società, l'aumento dell'efficienza può andare dal 5-17%, in base al tipo di cella utilizzata.

Ma non solo. I nuovi pannelli della serie P hanno anche un design che trasferisce nastri e bande di saldatura sul retro, lasciando ancora spazio per altre celle solari rivolte verso il sole. Questa innovazione può essere ottenuta a un prezzo di produzione molto più conveniente.

"I moduli della Serie Performance assicurano più energia rispetto ad un pannello tradizionale grazie alle migliori prestazioni in caso di ombreggiamento. L’esclusiva circuiteria parallela limita la perdita di potenza dovuta all’ombreggiamento alla sola area in ombra, diversamente da quanto accade nei pannelli tradizionali, in cui la perdita di potenza è ben più ampia dell’area in ombra" spiega Sunpower. "Il design della Serie Performance riduce al minimo lo spazio vuoto fra le celle fotovoltaiche, elimina le righe metalliche riflettenti sulle celle e diminuisce la resistenza elettrica fra celle, incrementando così il rendimento rispetto ai pannelli commerciali tradizionali".

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Francesca Mancuso

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Problemi al fegato: 10 segnali che il corpo ci dà da non sottovalutare

Published in: Salute & Benessere

Disturbi e disfunzioni del fegato possono dare segnali di diverso genere, alcuni più caratteristici e facili da riconoscere, altri decisamente più generici e che solo un medico può interpretare valutando la situazione del complesso. Nella maggior parte dei casi non c'è da allarmarsi ma è bene conoscere 10 possibili sintomi di problemi epatici da non sottovalutare:

1) Pelle e occhi gialli

Quando la pelle e la sclera (ossia la parte bianca degli occhi) assumono un colorito giallo la prima cosa da pensare è che vi sia qualche problema al fegato. Si tratta di una condizione nota come ittero, abbastanza comune nei neonati e meno frequente negli adulti. Se notate un cambiamento di colore simile rivolgetevi subito ad un medico che valuterà la'eventuale presenza di virus che hanno danneggiato il fegato (come quelli che causano l’epatite B e l’epatite C) o di altre patologie a carico di questo organo.

2) Urina molto scura

A meno che non vi sia uno stato di disidratazione molto forte o che si assumano determinati farmaci che cambiano il colore dell’urina, questa non dovrebbe essere troppo scura o prendere sfumature aranciate o marroni. Anche in questo caso meglio contattare un professionista per andare a fondo.

3) Prurito alla pelle

Uno dei sintomi caratteristici di un possibile danno epatico è un intenso prurito della pelle o una pelle molto secca. Questo accade in quanto il fegato sofferente non è in grado di abbattere i depositi di bile e il corpo cerca di espellerli tramite l'epidermide. Se soffrite di forti pruriti apparentemente immotivati rivolgetevi subito ad un medico. 

4) Comparsa di lividi

A tutti noi capita di veder comparire dei lividi in seguito ad una botta ma se questi sono molto frequenti, e non ci accorgiamo neppure di eventuali traumi, allora potremmo pensare che si tratti di un segnale di sofferenza epatica. Lividi e, nei casi più gravi, sanguinamento incontrollabile si verificano nei pazienti con malattie del fegato perché l'organo danneggiato non è in grado di produrre le sostanze necessarie alla coagulazione.

5) Stanchezza cronica

La stanchezza è uno di quei sintomi che compare come specchio di diverse malattie ma quando si tratta di qualcosa di legato al fegato è decisamente più forte. Si ritiene che ciò accada in quanto le persone che accusano problemi a quest’organo soffrono di malnutrizione e di anomalie ormonali, due situazioni che possono contribuire alla debolezza del corpo e all’affaticamento cronico.

6) Oscillazioni di peso

Se il peso si accumula o al contrario scende improvvisamente senza che si siano apportate modifiche importanti nello stile di vita o nella dieta, la causa di ciò potrebbe essere uno squilibrio del fegato. La perdita di peso può verificarsi in quanto l’organismo con un fegato in difficoltà ha problemi nel metabolizzare i nutrienti utili. Per quanto riguarda invece l’accumulo di chili, questo può essere dovuto ad un fegato che non riesce a lavorare bene la bile che, ricca di grassi, viene rimessa in circolo.

7) Febbre alta

La febbre alta può avere origine da molte cause differenti tra cui un fegato non in salute. In questo caso l'aumento della temperatura è dovuto al fatto che l’organo non funziona bene e aumentano alcune tossine nel sangue che inducono il corpo come reazione a far comparire la febbre per poterle combatterle meglio. 

8) Feci chiare o che tendono al giallo

Anche il colore delle feci può suggerire la presenza di un problema al fegato. Attenzione in particolare se queste appaiono per vari giorni di seguito più chiare del solito o tendenti al giallo. Ovviamente non sempre la nuova situazione riflette un problema a questo organo, potrebbe essere anche più semplicemente dovuta alla presenza di colite o ad altro. Informate comunque il vostro medico.

9) Nausea

La nausea è un sintomo abbastanza generico che può essere ricondotto anche al fegato. Può comparire soprattutto dopo i pasti ed essere accompagnato da vomito. Spesso la sua presenza è da imputare ad altro (ad esempio un’influenza intestinale) ma nel caso persista per molti giorni rivolgetevi al vostro medico di fiducia per approfondire.

10) Dolori addominali

In alcuni casi un fegato mal sano provoca dolori addominali in particolare nella zona delle costole. E’ possibile percepirli però come riflesso fino alla schiena e può contemporaneamente comparire anche del gonfiore addominale.

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Francesca Biagioli

Nel'Artico il ghiaccio si sta riducendo più rapidamente rispetto agli ultimi 1.500 anni

Published in: Ambiente

Emily Osborn e il team hanno studiato i dati contenuti in 45 diversi archivi con una varietà di registrazioni annuali riguardanti diversi aspetti, dai nuclei di ghiaccio agli anelli degli alberi che forniscono informazioni sulla temperatura superficiale del mare, quella dell'aria e l'estensione del ghiaccio marino artico.

Come negli anni precedenti, il documento ha messo in evidenza i cambiamenti che continuano a verificarsi nell'Artico. Dopo un caldo autunno nel 2016, la primavera e l'estate 2017 hanno avuto temperature dell'aria quasi nella media rispetto al periodo 1981-2010.

Queste temperature "relativamente fresche" hanno contribuito a un rimbalzo dell'estensione della copertura nevosa nell'Eurasia nei mesi di maggio e giugno e a un rallentamento della perdita di ghiaccio marino in estate. Prese da sole, le osservazioni fatte nella primavera e nell'estate 2017 potrebbero fornire informazioni incoraggianti ma inserite in un contesto più ampio sono preoccupanti.

Anche se in parte legata alla variabilità naturale stagionale, questa "nuova normalità" è caratterizzata da temperature dell'aria artica che si stanno riscaldando al doppio del tasso di aumento della temperatura globale.

Le paleo-ricostruzioni, che risalgono a milioni di anni fa, indicano che l'ampiezza e il ritmo del declino dei ghiacci nel 21° secolo e il riscaldamento degli oceani superficiali non hanno precedenti negli ultimi 1.500 anni e probabilmente molto più a lungo.

Un po' di numeri

A marzo 2017 i satelliti hanno registrato il minimo invernale del ghiaccio marino dal 1979 a oggi. La copertura di ghiaccio continua ad essere giovane e sottile. Il ghiaccio pluriannuale (presente da più di 1 anno) nel 2017 è stato solo il 21% della copertura rispetto al 45% del 1985.

Ad agosto 2017 i mari di Barents e Chukchi hanno fatto registrare temperature superficiali fino a 4° C in più rispetto alla media 1982-2010.

Brutte notizie anche dalla Groenlandia, dove la tendenza al ribasso della massa glaciale della calotta continua, raggiungendo il minimo dal 1996. Nel 2015, è aumentato il verde della Tundra in tutto l'Artico, dopo 3-4 anni di continue diminuzioni.

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Francesca Mancuso

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