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Pugile americano con pantaloncini anti-immigrati sconfitto dal suo avversario messicano [VIDEO]

Sebbene i pugili abbiano tutte le buone ragioni per mettere il loro avversario al tappeto, Rod Salka ha dato al suo avversario un incentivo personale e politico quando è salito sul ring.

Per affrontare il pugile messicano Francisco Vargas, Rod Salka, boxer della Pennsylvania, indossava un paio di pantaloncini con disegnato un muro di mattoni con la scritta “America 1st” (prima l’America).

Il messicano ha tagliato subito corto, facendo cadere il suo avversario al sesto round. Tornato all’angolo del ring, Rod Salka ha preferito gettare la spugna, anche per le proteste provenienti dal pubblico.

Rod Salka wore “America 1st” and a wall pattern on his trunks against Mexican fighter Francisco Vargas, and ended up getting his ass kicked #boxing pic.twitter.com/CmNfIeU6X1

— Ryan Songalia (@ryansongalia) 13 aprile 2018

L’interminabile ricerca di costumi che diano spettacolo e di comportamenti stravaganti per generare interesse per questo sport sfocia a volte, purtroppo, in situazioni come queste: nel 2007 Floyd Mayweather, boxer americano, fu protagonista di un’esibizione altrettanto appariscente e insensibile contro Oscar De La Hoya, un ex pugile statunitense di origini messicane, vestendosi con un costume da mariachi da cartone animato.

Mayweather vinse quel match, ma con la perdita senza cerimonie di Rod Salka, coloro che cercheranno di trasformare un incontro di boxe in una guerra culturale forse si renderanno conto che dare al loro avversario un ulteriore incentivo del genere potrebbe non essere una buona strategia.

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Quei benefattori anonimi che ci fanno sentire meglio

«A volte le persone più generose desiderano rimanere nell’ombra, ma noi vogliamo pubblicamente ringraziare il misterioso benefattore. Troviamolo, perché la solidarietà va riconosciuta e… conosciuta». Una pennellata di auspicata gratitudine.

È l’appello lanciato via Facebook della cooperativa «Cambi d’arte» di San Pietro in Casale, in provincia di Bologna, per mettersi sulle tracce dell’eroe mascherato che ha saldato il conto – furtivamente e frettolosamente – di un pranzo di 20 ragazzi disabili incrociati casualmente in un ristorante nel Parco del Delta del Po. «Ci siano alzati, siamo andati alla cassa e ci hanno detto che tutto era saldato» – spiegano i responsabili del gruppo – «Non ci siamo accorti di nulla, ci è stato solo detto che uomo era arrivato, ci aveva guardato durante il pasto e aveva chiesto di poter pagare il conto. Senza dire nulla, senza lasciare il proprio nome, senza dire il perché». Un sassolino nel mare dell’indifferenza; un fatto straordinario, un colpo di fortuna, un abbraccio metaforico per esprimere affetto e vicinanza.

Tutto vero. Ma anche tutto non così fuori dall’ordinario. Basta cliccare «Benefattore anonimo» su Google o sbirciare tra gli archivi della cronaca ed ecco apparire l’Italia che non ti aspetti. C’è il «senza nome» che ha donato cento mila euro per restaurare l’antico istituto San Luigi ad Albizzate (Va), c’è la famiglia di Varzo che lontano dai riflettori ha staccato l’assegno per il restauro degli affreschi di Fermo Stella da Caravaggio, c’è chi – a condizione che non fosse pubblicizzata la cosa – ha messo soldi per salvare il basket femminile a Sesto San Giovanni o chi, a Brugherio, mantenendo ignota l’identità si è preso in carico le spese di un funerale di un uomo la cui famiglia non aveva risorse.

Piccoli tasselli di un puzzle infinito, esempi come mille altri. Un racconto a bassa voce di Paese che sa essere solidale. Di uomini e donne capaci di cogliere la sofferenza, le difficoltà, ma che non si fermano a guardare. Vanno oltre. Con azioni reali, concrete, efficaci. In cambio di nulla. Uomini e donne che non sono sponsor di nessuno, che non cercano visibilità, che non ostentano. Uomini e donne che preferiscono la discrezione all’ostentazione, seminatori di piccole gioie il cui raccolto sta nell’azione stessa. Benefattori anonimi. Per scelta, per timidezza, per eleganza, per timore, per senso di colpa o per i motivi psicologici più variegati.

E che forse diventa anche inutile tentare di andare a ricercare. Persone che nel dono ritrovano qualcosa di loro. Persone che sentono il bisogno, la necessità, di andare incontro all’altro senza per forza essere «qualcuno» per l’altro. Persone che – a volte programmando, a volte seguendo l’istinto – sentono l’urgenza di restituire alla comunità qualcosa di sé. Per sentirsi meglio e per far sentire meglio. Ed è un silenzio rumoroso. Festoso. Contagioso. Un silenzio che incide. Che lascia un segno. Un silenzio che cancella retorica e buonismo, che ci fa fare un po’ pace con il mondo. E, forse, ci fa sentire un po’ meno anonimi.

Articolo di Federico Taddia
tratto da La Stampa del 15 aprile 2018
licenza CC BY NC ND (alcuni diritti riservati)

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Torna dall’8 al 15 aprile la settimana faentina sull’educazione

Dopo il successo della prima edizione, svoltasi a Faenza nella primavera 2016, torna dall’8 al 15 aprile il Festival Comunità Educante“Per educare un fanciullo serve un intero villaggio”, recita un proverbio africano che racchiude lo spirito del Festival.

Gli organizzatori tengono a presentare i numeri della prima edizione che hanno fatto dell’iniziativa il più grande Festival sul tema dell’Educazione a livello nazionale: quasi 230 laboratori con le classi di ogni ordine e grado del territorio e oltre 130 eventi pubblici proposti alla cittadinanza durante la settimana, che hanno visto -complessivamente- la partecipazione di 9.000 persone.

Tutto questo attraverso molteplici linguaggi espressivi: workshop e laboratori per gli alunni delle scuole; attività di formazione rivolte a insegnanti, educatori e famiglie; spettacoli di musica, teatro e cinema sui temi trattati; mostre sui temi dell’educazione, nelle diverse articolazioni possibili; eventi ludici e creativi di piazza per tutti i bambini e le loro famiglie, affiancati da installazioni urbane creative e momenti di giocoleria, magia, giochi cooperativi e interculturali.

Una trentina gli enti, associazioni e organizzazioni che si occupano in diverso modo del tema dell’educazione sul territorio coinvolte nell’ideazione e progettazione della prima edizione attraverso un percorso partecipativo iniziato quasi un anno prima dell’evento.

Tutto questo con l’intento dichiarato di “portare l’intera comunità a riflettere e a mettersi in gioco sul tema dell’educazione, arricchire le competenze di tutti i soggetti coinvolti, mettere in rete le realtà esistenti e cercare nuove sinergie, proponendo l’idea di una città come comunità educante e inclusiva.”

La seconda edizione si annuncia, se possibile, ancora più ricca e partecipata! Risulta infatti quasi raddoppiato il numero degli Enti promotori, che ora sfiora quota 60.

Oltre ad importanti partner fra Enti e Reti educative nazionali quali Erasmus+, la Federazione dei Centri CEMEA, la Rete delle Città in Gioco GIONA, l’Associazione dei Comuni Virtuosi, e molte altre ancora. E a numerosi media partner fra i quali anche TV2000.

Si amplia il territorio al quale il Festival si rivolge, godendo ora del Patrocinio non soltanto del Comune di Faenza (che insieme alla Regione Emilia Romagna avevano sostenuto convintamente la prima edizione) ma dell’intera Unione dei Comuni della Romagna faentina.

Ed è ulteriormente arricchito il parterre degli ospiti di livello nazionale e internazionale che verranno a portare un proprio contributo al Festival! Solo per ricordarne qualcuno: lo scrittore e conduttore televisivo Carlo Lucarelli, il ventriloquo Dante Cigarini, il mago Walter Klinkon, l’ecologista vincitore del “Goldman Prize” Rossano Ercolini, attori e musicisti quali Roberto Kirtan Romagnoli e Michele La Paglia, autori come Cecilia Fabbri e Stefano Bordiglioni; ospiti internazionali come, Stephan Riegger dell’Università di Berlino e Stanislav Chernyshov, direttore della Scuola di Lingue Extra Class di San Pietroburgo e molti altri ancora.

Per scoprire il programma dell’evento visita il sito www.festivalcomunitaeducante.it

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La fiducia nell’informazione in calo. Partecipa al sondaggio!

Che impatto avranno nella tua giornata le notizie che leggerai oggi? Secondo un sondaggio del 2017 condotto dal Reuters Institute di Oxford, il 48% degli intervistati ha dichiarato di non seguire più le notizie perché hanno un impatto negativo sul loro umore, il 37% sostiene di non fidarsi più delle notizie, mentre il 28% sente di non poter fare nulla a proposito dei problemi di cui parlano le notizie…

Questo scenario è una delle conseguenze del modo di fare informazione oggi e che hanno danneggiato l’industria dell’informazione. Un’altra grave conseguenza è la perdita di credibilità verso la professione giornalistica, come abbiamo visto nel 37% delle risposte del campione dell’indagine Reuters, e confermata da un altro sondaggio che viene condotto ogni anno dall’Università di Aarhus in Danimarca sulla la fiducia del pubblico nelle diverse professioni: quella del giornalista è in fondo alla scala insieme ai tassisti, gli agenti immobiliari, i venditori di auto e i politici (fonte Constructive Institute).

E non è un problema solo nord-europeo. Anche negli Stai Uniti abbiamo lo stesso problema: secondo un sondaggio Gallup del 2015 sulla fiducia nelle istituzioni, gli Americani non sentono di poter confidare nel sistema dei media…

E tu cosa ne pensi? In collaborazione con l’Università degli Studi dell’Insubria stiamo conducendo un sondaggio simile per determinare il livello di fiducia nelle professioni, nelle istituzioni e nell’informazione in Italia. Se vuoi dire la tua puoi rispondere in modo totalmente anonimo a queste poche semplici domande a risposta multipla entro domani, 10 aprile. Ti basteranno meno di due minuti! I risultati saranno presto pubblicati sul nostro sito.

 

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Milano: l’area di Expo2015 diventerà Mind: innovazione, università, imprese

Il futuro di Milano ha un nome suggestivo: Mind. La mente, il cervello pulsante della nuova metropoli di scienza e conoscenza. O, traducendo l’acronimo, Milano Innovation District. È il nome deciso per la grande area ex Expo, il Parco della Scienza che ospiterà Human Technopole, il campus scientifico dell’Università Statale, un grande centro ospedaliero come il Galeazzi e gli uffici e i laboratori di una lunga serie di imprese private attive nei settori della ricerca scientifica, medica e farmaceutica, delle life sciences di cui proprio Milano è avanguardia europea…

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Martin Luther King, cinquant’anni dopo il sogno è ancora vivo

Il 4 aprile 1968 fu ucciso a Memphis il Reverendo Martin Luther King. Da allora il suo messaggio è diventato un simbolo della lotta per i diritti civili Il 4 aprile 1968 a Memphis, Tennessee, fu assassinato uno degli uomini-simbolo del ‘900: Martin Luther King. Leader del Movimento per i diritti civiliPremio Nobel per la Pace (1964) e icona della lotta non violenta, sapeva che la sua morte non avrebbe fermato la battaglia per l’uguaglianza dei diritti tra bianchi e neri…

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Obsolescenza? No grazie. Manuale di sopravvivenza per consumatori

“Uno spettro si aggira per il mondo”, potremmo dire parafrasando Karl Marx. In questo caso, però, lo spettro in questione non è affatto il comunismo, ma l’obsolescenza: termine tutt’altro che giovane, ma che in effetti ha iniziato a circolare e a moltiplicarsi in rete da poco. In economia industriale se ne parla per indicare una strategia messa a punto per determinare il ciclo vitale di un prodotto, così da renderne la cosiddetta ‘vita utile’ limitata a un periodo prestabilito. Che puntualmente dura sempre meno.

Detto in pillole (e spostando il focus sul consumatore), il mercato tende a sfornare prodotti che durano sempre meno, in modo da spingere il consumatore ad acquistarne costantemente di nuovi. Non si tratta di complottismo (questa è la brutta notizia), ma di una realtà documentata. Obsolescenza, o meglio: obsolescenza programmata se vogliamo essere precisi.

Questo tipo di strategia ha anche una data di nascita e una di battesimo. Nel 1924, la lobby dei principali produttori di lampadine – accorpati sotto l’insegna del cartello Phoebus – si riunì per limitare di comune accordo la durata delle lampadine a incandescenza a 1000 ore di esercizio (ai tempi, la durata era decisamente maggiore). Otto anni dopo, il termine obsolescenza pianificata venne utilizzato pubblicamente per la prima volta, quando Bernard London – mediatore immobiliare – propose che questa strategia venisse imposta per legge a tutte le imprese americane, in modo da risollevare i consumi nell’era della Grande Depressione. A 80 anni di distanza, la situazione non è cambiata, anzi: l’obsolescenza resiste e si è diffusa a macchia d’olio, trasformandosi in un vero e proprio modus operandi, complice la globalizzazione.

Eppure una buona notizia c’è: l’obsolescenza programmata esiste – non si può dire di no – ma è anche vero che se la conosci, la eviti. E il consumatore attuale, sempre più informato e consapevole (quel consumatore, tanto per intenderci, che quando acquista un prodotto legge l’etichetta più che farsi influenzare dalla pubblicità), ha tutti gli strumenti per poter mettere a punto una sua controstrategia. Scegliendo oculatamente il proprio acquisto, per esempio: evitando di seguire acriticamente il canto delle sirene della pubblicità e basandosi su altri canoni, come la possibilità di conoscere la durata effettiva dell’acquisto e la reperibilità dei ricambi.

Il discorso vale per molte tipologie di prodotti molto diversi tra loro, come gli elettrodomestici o le automobili. Molte aziende vendono ricambi, anche online, di elettrodomestici sia piccoli che grandi: in questo modo, è possibile non cedere all’acquisto di un prodotto nuovo ma riparare e riutilizzare l’elettrodomestico che già si ha. I ricambi, quindi, stanno pian pian rivoluzionando il mercato degli elettrodomestici e stimolando le aziende ad essere sempre più propense a fornire pratiche e veloci soluzioni. Ma la vera rivoluzione è la possibilità di acquistare i ricambi online!

Prima era necessario recarsi presso un negozio specializzato o addirittura presso il centro di assistenza più vicino per quel determinato marchio. Nel caso delle automobili era possibile recarsi dal proprio concessionario, dove sono disponibili solo i ricambi originali, o da uno sfasciacarrozze. E non è detto che fossero sempre disponibili dietro l’angolo. Oggi sono numerose le aziende che vendono online ricambi originali per elettrodomestici e addirittura anche ricambi per automobili, come TuttoAutoRicambi.it.

Insomma, il punto è proprio questo: i ricambi, la possibilità di reperirli e di riparare un prodotto, anziché scadere nella sindrome ossessivo-compulsiva che porta ad acquistare continuamente qualcosa di nuovo, riempendo le discariche e gli sfasciacarrozze di rottami (leggi “inquinamento”, anche se in questa direzione si è fatto molto). E, come si suol dire, “chi più spende meno spende”, ovvero: anche le vostre tasche vi ringrazieranno.

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Conosci il potere emotivo che i mass-media hanno sul tuo umore?

Sapevi che i mass-media sono al primo posto tra le cause di ansia e stress? Come ti senti dopo aver sfogliato un quotidiano o aver visto un tg? Quale impatto avranno sulla tua giornata le notizie che leggerai oggi? Dopo la tappa di Roma di lunedì scorso, prosegue il ciclo di eventi in cui l’Associazione Buone Notizie presenterà questo sconcertante scenario e nuove soluzioni per contrastarle. Durante il prossimo incontro, a Milano, giovedì 29 marzo, intitolato “Dalle buone notizie al Giornalismo Costruttivo”, Silvio Malvolti, ideatore di BuoneNotizie.it e presidente dell’omonima associazione, presenterà i dati sulla fiducia nella professione giornalistica e nelle notizie in generale, commentando l’impatto emotivo che hanno i mass-media sul nostro umore, con l’ausilio di studi e ricerche che mostrano le cause e le soluzioni alla diminuzione del consumo di news.

Il mondo dell’informazione è malato da tempo, perché

ha confuso il suo ruolo di strumento al servizio delle persone con l’inseguimento dell’audience

fino a distorcere gravemente il quadro della realtà in cui viviamo.

La buona notizia è che, finalmente, alcuni importanti editori all’estero se ne sono accorti e hanno capito come invertire questa situazione, agendo sui contenuti e sui giornalisti che li producono:

  • Perché i mass-media sono diventati la prima causa di ansia e stress costando al nostro sistema sanitario nazionale fino a 200 euro a testa?
  • Perché gli editori in Italia sono resistenti a innovare i loro modelli di business e come pensano di sopravvivere ancora se non faranno qualcosa?
  • Come hanno fatto il New York Times e la BBC a recuperare l’audience persa in 20 anni di cattiva informazione?
  • La professione di giornalista ha ancora la stessa credibilità di un tempo nella nostra società?

Verranno esaminate le cause, tramite un’analisi dettagliata supportata da dati, esempi e brevi video, e le soluzioni che potremo attuare fin da subito in Italia, cioè senza dover aspettare i prossimi 5 anni quando questi nuovi approcci avranno già consolidato il proprio successo all’estero, e il nostro Paese sarà costretto ancora una volta a copiare gli altri o a inseguire quando è ormai troppo tardi.

Verranno presentati inoltre:

  • i programmi formativi e gli strumenti che ogni giornalista o aspirante giornalista dovrebbe avere nella propria cassetta degli attrezzi per innovare la propria professione e acquisire le competenze dei colleghi oltralpe
  • gli eventi e le iniziative nazionali e internazionali che l’Associazione Buone Notizie intende organizzare per risvegliare l’attenzione del pubblico sul potere emotivo dei mass-media e divulgare l’approccio del giornalismo costruttivo
  • le modalità di adesione al progetto per diventare protagonista di questo importante cambiamento

L’evento si svolgerà giovedì 29 marzo alle 18:30, presso la Sala degli Arazzi del Museo d’Arte e Scienza di via Quintino Sella 4, nei pressi del Castello Sforzesco di Milano. Per accreditarti all’evento invia subito una e-mail a bn@buonenotizie.it.

Se nel frattempo vuoi approfondire questi temi, leggi questi editoriali.

L’evento è patrocinato da Tesori d’Italia.

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Dal carcere di Rebibbia al pub: al quartiere Appio apre “Vale la pena” e i detenuti servono la birra anti spreco

Dalla prigione al pub. In un sorso. È la sfida di “Vale la pena” locale che aprirà ad aprile nel quartiere Appio, in via Eurialo 22, coinvolgendo un gruppo di detenuti del carcere di Rebibbia in esecuzione penale esterna. Sarà un Pub&Shop in cui si potranno degustare i prodotti del birrificio nato grazie al progetto di inclusione sociale ideato e gestito da “Semi di Libertà Onlus” e in cui persone in regime detentivo vengono formate e inserite nella filiera della birra artigianale. Ma non solo: lo spazio sarà anche un negozio di economia carceraria dove sarà possibile comprare altre specialità “made in Rebibbia”, come i formaggi realizzati nella sezione femminile o il Caffè galeotto della torrefazione del penale.

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Dalle “buone notizie” al giornalismo costruttivo: BuoneNotizie.it riparte da qui

Partirà da Roma, lunedì 26 marzo, il ciclo di eventi con cui l’Associazione Buone Notizie presenterà il suo nuovo programma per il 2018. Durante l’evento verrà analizzato lo scenario sulla fiducia nella professione giornalistica e nelle notizie in generale, supportato da dati che mostrano le cause e le soluzioni alla diminuzione del consumo di news.

Il mondo dell’informazione è malato da tempo, perché ha confuso il suo ruolo di strumento democratico, al servizio delle persone, con l’inseguimento dell’audience, fino a distorcere gravemente i messaggi e le notizie che arrivano fino a noi.

La buona notizia è che, finalmente, importanti editori all’estero se ne sono accorti e hanno capito come uscire da questa situazione, agendo sui contenuti e sui giornalisti che li producono.

  • Come hanno fatto il New York Times e la BBC a recuperare l’audience persa in 20 anni di cattiva informazione?
  • Perché i mass-media sono diventati la prima causa di ansia e stress costando al nostro sistema sanitario nazionale fino a 200 euro a testa?
  • Perché gli editori italiani sono resistenti a innovare i loro modelli di business e come pensano di sopravvivere ancora se non faranno qualcosa?
  • La professione di giornalista ha ancora la stessa credibilità di un tempo nella nostra società?

Silvio Malvolti, fondatore di BuoneNotizie.it e presidente dell’omonima associazione, racconterà in maniera dettagliata questo scenario attraverso dati sorprendenti e video e le soluzioni che potremo attuare oggi in Italia, senza aspettare i prossimi 5 anni, ovvero quando questi nuovi approcci avranno già avuto successo all’estero, e l’Italia sarà costretta a copiare o a inseguire gli altri.

Verranno presentati inoltre:

  • gli strumenti e i programmi formativi dedicati ai giornalisti e agli aspiranti giornalisti per innovare la loro professione
  • gli eventi e le iniziative nazionali e internazionali che l’Associazione Buone Notizie intende organizzare per divulgare l’approccio del giornalismo costruttivo
  • le modalità di adesione al progetto per diventare protagonista di questo importante cambiamento

Per ricevere informazioni ed essere accreditati all’evento invia subito una e-mail a bn@buonenotizie.it.

Se vuoi approfondire questo argomento, leggi questi editoriali.

L’evento è patrocinato da Tesori d’Italia.

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21 marzo 1960: dal massacro di Sharpeville alla Giornata Mondiale contro le Discriminazioni Razziali

Sharpeville, Sudafrica, 21 marzo 1960: 300 poliziotti bianchi aprono il fuoco contro una folla di manifestanti contro l’apartheid uccidendone 69. Un massacro perpetrato per difendere l’inumano Urban Areas Act, legge imponeva ai sudafricani neri di ottenere uno speciale permesso, da esibire all’occorrenza, per entrare nelle aree riservate ai bianchi. Un pezzo terrificante di storia umana, difficile da dimenticare, che ha generato nelle istituzioni internazionali una presa di posizione univoca e collettiva. Il 1966, infatti, 6 anni dopo il massacro di Sharpeville, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì la Giornata Mondiale contro le Discriminazioni Razziali, occasione in cui, ogni anno, siamo chiamati a fare il punto sull’emarginazione e sul razzismo.

Un appuntamento che oggi, con la crescita esponenziale di forze politiche che fanno proprio della xenofobia uno degli elementi principali della loro dialettica, diventa non solo importante ma indispensabile.

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Perché la Danimarca domina la classifica del World Happiness Report anno dopo anno

Il  World Happiness Report 2018 ancora una volta classifica la Danimarca tra le prime tre più felici di 155 paesi intervistati – una distinzione che il paese ha guadagnato per sette anni consecutivi.

L’Italia si è classificata al 47° posto.

Il posto della Danimarca tra i paesi più felici del mondo è coerente con molte altre indagini nazionali sulla felicità (o, come gli psicologi chiamano, “benessere soggettivo”).

Agli scienziati piace studiare e discutere su come misurare le cose. Ma quando si tratta di felicità, sembra che sia emerso un consenso generale. A seconda della portata e dello scopo della ricerca, la felicità viene spesso misurata utilizzando indicatori oggettivi (dati su crimine, reddito, impegno civico e salute) e metodi soggettivi, come chiedere alle persone con quale frequenza provano emozioni positive e negative.

Perché i danesi potrebbero valutare le loro vite in modo più positivo?

Sì, i danesi hanno un governo stabile, bassi livelli di corruzione pubblica e accesso a un’istruzione e assistenza sanitaria di alta qualità. Il paese ha le tasse più alte del mondo, ma la grande maggioranza dei danesi paga felicemente: ritengono che tasse più elevate possano creare una società migliore.

Forse, cosa più importante, tuttavia, valutano un costrutto culturale chiamato “hygge” (pronunciato hʊɡə).

Il dizionario di Oxford ha aggiunto la parola nel giugno 2017 e si riferisce alle interazioni sociali di alta qualità. Hygge può essere usato come sostantivo, aggettivo o verbo (per ignorare se stessi), e gli eventi e i luoghi possono anche essere hyggelige (hygge-like).

Hygge viene talvolta tradotto come “accogliente”, ma una definizione migliore di hygge è “intimità intenzionale”, che può accadere quando si hanno esperienze condivise sicure, equilibrate e armoniose. Una tazza di caffè con un amico di fronte al caminetto potrebbe qualificarsi, così come un picnic estivo nel parco.

Una famiglia potrebbe avere una serata hygge che comporta giochi da tavolo e dolcetti, o gli amici potrebbero riunirsi per una cena informale con luci soffuse, buon cibo e divertimento easygoing. Gli spazi possono anche essere descritti come hyggelige (“La tua nuova casa è così hyggeligt”) e un modo comune di dire ad un host grazie dopo una cena è di dire che era hyggeligt (cioè, ci siamo divertiti). La maggior parte degli eventi sociali danesi dovrebbe essere hyggelige, quindi sarebbe una dura critica dire che una festa o una cena non era hyggelige.

La ricerca su hygge ha scoperto che in Danimarca è parte integrante del senso di benessere delle persone. Agisce come un tampone contro lo stress creando allo stesso tempo uno spazio per costruire il cameratismo. In un paese altamente individualizzato come la Danimarca, hygge può promuovere l’egualitarismo e rafforzare la fiducia.

Sarebbe giusto dire che hygge è pienamente integrato nella cultura e cultura culturale danese. Ma è anche diventato un po ‘un fenomeno globale: Amazon ora vende più di 900 libri su hygge e Instagram ha oltre 3 milioni di post con l’hashtag #hygge. I dati sulle tendenze di Google mostrano un grande salto nelle ricerche di hygge a partire da ottobre 2016.

La Danimarca non è l’unico paese che ha una parola per un concetto simile a hygge – i norvegesi hanno koselig, gli svedesi mysig, i gezelligheid olandesi e i gemütlichkeit tedeschi.

Negli Stati Uniti, che ha anche un alto valore sull’individualismo, non esiste un vero equivalente culturale di hygge. Il reddito è generalmente associato alla felicità; tuttavia, nonostante il PIL del paese sia in aumento e il tasso di disoccupazione sia in calo, i livelli di felicità negli Stati Uniti sono diminuiti costantemente.

Cosa sta succedendo?

La buona notizia è che la chiave della felicità non è connessa alle cose materiali.

La disuguaglianza dei redditi continua ad essere un problema. Ma c’è stata anche una marcata diminuzione della fiducia interpersonale e della fiducia verso istituzioni come il governo così come i media. Alla fine, più reddito disponibile non è una candela per avere qualcuno su cui contare in un momento di bisogno (qualcosa che il 95% dei danesi crede di avere).

Al suo centro, hygge si occupa di costruire l’intimità e la fiducia con gli altri. Gli americani potrebbero probabilmente usarne un po ‘di più nelle loro vite.

Articolo comparso originariamente su TheConversation.com e tradotto automaticamente 

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Un network di competenze la soluzione vincente per le PMI che vogliono comunicare efficacemente

Comunicare è oggi l’unico modo per essere visibili in un mondo affollato, anche quello digitale. Farlo in maniera efficace è ancora più importante per riuscire a distinguersi dal rumore di fondo. E in un sovraffollamento di informazioni e di notizie, anche le aziende devono reinventarsi abbandonando vecchi retaggi che appartengono ormai al passato.

In un mondo così competitivo non si può più pensare di scrivere il solito comunicato stampa autocelebrativo e pensare che interessi al pubblico, soprattutto in un’epoca dove gli algoritmi, come quello di Facebook, cambiano regole dall’oggi al domani in base a proprie strategie.

Creare valore per le imprese accompagnandole nelle sfide del digitale e, insieme, condividere il percorso verso una migliore competitività è l’obiettivo che si è posto il Freelance Network Italia, che ha scelto la prima edizione di Milano Digital Week per presentarsi al sistema delle imprese per offrire un approfondito quadro delle competenze che lo qualificano come innovativa “smart company”. Smart perché è veloce, snella, agile: una “company non-company” in cui i processi decisionali non seguono lunghi e snervanti iter autorizzativi per correggere la direzione presa, nel caso in cui si consideri esista un’alternativa più efficace. Smart perché la rete di chi ne fa parte comunica in tempo reale e include in questo flusso anche l’azienda, in modo che il dialogo sia costante e finalizzato a raggiungere gli obiettivi individuati e condivisi.

Oggi servono competenze diverse e specializzate. Gli oltre ottanta professionisti del digitale selezionati per far parte di Freelance Network Italia presidiano le seguenti aree: ufficio stampa e digital pr, blogging e Seo copywriting, brand journalism e tutte le forme per raccontare l’azienda, dalla grafica per il web, al photoeditor, al brand storyteller.

Freelance Network Italia parla i nuovi linguaggi della comunicazione visuale avvalendosi di professionalità come il mobile content creator, crede nel nuovo e originale utilizzo delle potenzialità dei podcast per le aziende, si muove con padronanza nell’area del business design e del marketing strategico.

La rete si rivolge alle Piccole e Medie Aziende per creare valore, e si avvale anche di figure come dottori commercialisti e avvocati per presidiare in modo ancora più puntuale ambiti che difficilmente un’agenzia di comunicazione riesce ad occupare.

Competenze diverse per risultati diversi. Il network di competenze è un’ottima soluzione anche per i membri che lo compongono, professionisti che insieme possono integrare diverse conoscenze per offrire alle aziende un valore aggiunto che altrimenti sarebbe difficile da reperire sul mercato, se non a prezzi di grandi agenzie chiavi in mano.

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Oggi si celebra la giornata mondiale della felicità

Il 20 marzo si celebra la Giornata internazionale della felicità, ma non tutti sanno perché. A istituirla il 28 giugno del 2012 fu l’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, motivo per cui vene festeggiata in tutti i Paesi membri.

Le motivazioni sono racchiuse nella risoluzione A/RES/66/281 che stabilisce: “L’Assemblea generale […] consapevole che la ricerca della felicità è uno scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali…

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I compiti a casa? Inutili, dannosi, discriminanti e malsani…

Se in Italia è in forte crescita il fronte di genitori e insegnanti contrari ai compiti a casa, nel resto d’Europa ci sono sul tema pareri contrastanti sui vantaggi o meno di questo nuovo approccio

In Francia ad esempio Macron li ha vietati anche alle medie dopo che per i più piccoli sono vietati da oltre sessanta anni, in Inghilterra invece i genitori della Philip Morant School and College di Colchester si sono scagliati contro la preside per la sua decisione di dichiarare la scuola “homework-free”.

Per i fautori dell’importanza dei compiti a casa, non studiare a casa, infatti, non solo non darebbe più autonomia ma non li aiuterebbe neanche nella preparazione agli esami né ad abituarli allo studio delle scuole superiori.

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Arnold Schwarzenegger sta portando le compagnie petrolifere in tribunale con una brillante causa

E’ certamente un’icona del cinema d’azione, ma la lotta per l’ambiente di Arnold Schwarzenegger potrebbe presto eclissare i suoi più grandi successi al botteghino. Durante il periodo in cui era governatore della California, Schwarzenegger richiedeva norme ambientali sempre più severe. Più recentemente, l’attore ha avviato una sfida vegana con il regista James Cameron per portare l’attenzione sui costi ambientali dell’industria della carne.

“L’inquinamento non è diverso dal problema del fumo”, ha detto Schwarzenegger nel podcast “Off Message” di Politico“Alla fine sono stati portati in tribunale e per questo hanno dovuto pagare centinaia di milioni di dollari”.

Nel corso di quella conversazione, Schwarzenegger ha fatto riferimento a documenti che dimostrano che, proprio come con le sigarette, le grandi compagnie petrolifere hanno saputo per decenni che i loro prodotti erano nocivi per l’ambiente. E ha detto di aver consultato un certo numero di studi legali per creare slancio dietro l’idea.

“Su ogni distributore di benzina, su ogni auto dovrebbe esserci un’etichetta di avvertimento, su ogni prodotto che ha combustibili fossili dovrebbe esserci un’etichetta di avvertenze”.

E ha ragione: i combustibili fossili sono terribili per noi e per l’ambiente. Non è solo l’inquinamento atmosferico. Ogni fase del processo di ottenimento e di raffinazione di combustibili fossili pone rischi molto reali per l’ambiente, per le persone e per la fauna selvatica. Quasi 100.000 tonnellate di metano sono state rilasciate nell’aria tra il 2015 e il 2016, e si stima che il carbone costi più di $ 100 milioni in costi sanitari all’anno negli Stati Uniti.

Schwarzenegger sa che il vero cambiamento avviene solo quando le persone vengono coinvolte. Ha in programma di ospitare una conferenza sull’ambiente a Vienna a maggio e spera che, perseguendo la sua potenziale causa contro le compagnie petrolifere, più persone si sentano ispirate a intraprendere azioni a sostegno dell’ambiente. Dopotutto, dice, sono in gioco delle vite.

“Se entri in una stanza e sai che stai per uccidere qualcuno, è un omicidio di primo grado”, ha detto. “Penso che con le compagnie petrolifere sia la stessa cosa”.

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La scuola deve insegnare a scrivere bene

Ultimamente quando si parla di scuola è per elencare le cose che non vanno: le basse retribuzioni, le nuove norme della Buona scuola, la cronaca di episodi di dissidi e violenze tra studenti, famiglie e professori. Raramente, molto raramente, si affrontano le questioni pedagogiche o anche semplicemente didattiche.

E invece c’è una buona notizia che viene dal ministero dell’istruzione, nonostante siamo alla fine di una legislatura. È uscito il documento orientativo per il compito scritto di italiano alle scuole medie, ed è un testo ottimamente pensato e scritto, utilissimo e bellissimo.

Sono undici pagine di linee guida, redatte da una commissione creata nel luglio 2017 e coordinata da Luca Serianni, a lungo professore – da poco in pensione – di storia della lingua italiana alla Sapienza di Roma, e composta da Massimo Palermo, ordinario di linguistica italiana all’università per stranieri di Siena, e da altri tre esperti: Nicoletta Frontani, docente di lettere in un liceo romano, Antonella Mastrogiovanni, collaboratrice dell’Invalsi, Carmela Palumbo, dirigente tecnica del ministero.

Ad aprile uscirà anche il documento orientativo gemello, sullo scritto d’italiano per le scuole superiori.

L’intervento sull’esame potrebbe modificare a cascata anche il resto della didattica dell’italiano.

Anche se il documento si occupa solo dell’esame finale di terza media, chiaramente si propone di ripensare radicalmente il modo in cui insegniamo a scrivere ai nostri studenti. E per questo è così prezioso.

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La neonata con un tumore in testa che ha commosso lo sceicco

L’emiro ha letto la sua storia sui giornali e da migliaia di chilometri di distanza ha deciso di finanziare le cure della bambina sostenendo la sua famiglia.

Quando i medici gli hanno riferito che la loro bimba appena nata doveva essere sottoposa a un delicatissimo intervento chirurgico altrimenti rischiava di morire a causa di una massa tumorale alla testa, i genitori erano disperati perché non avevano i mezzi economici  per curarla. Quando tutto sembrava essere perso, però, in loro aiuto è arrivato un inaspettato finanziatore: lo sceicco Humaid bin Rashid Al Nuaimi, membro del Consiglio Supremo degli Emirati Arabi Uniti e attuale emiro di Ajman, uno degli emirati della Federazione araba. È la storia della piccola Malak una bimba marocchina, nata con un raro tumore a forma di testa sul suo cranio.

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